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Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 299

Posts Tagged ‘giustizia’

Progetto “Mi riscatto per Roma”

Posted by fidest press agency su martedì, 7 agosto 2018

Roma. È stato presentato questa mattina in Campidoglio il progetto “Mi riscatto per Roma”. Si è rinnovata la collaborazione tra Roma Capitale e Ministero della Giustizia per i progetti di reinserimento socio-lavorativo in “Lavori di pubblica utilità” che vede il coinvolgimento dei detenuti della Casa circondariale di Rebibbia.
“Siamo molto riconoscenti verso il Ministero della giustizia e l’Amministrazione Penitenziaria per questa collaborazione avviata ormai da molti mesi che ha dato risultati straordinari. Grazie al lavoro volontario dei detenuti, molto apprezzato dai cittadini, molte aree verdi sono state pulite e manutenute con interventi di pulizia e di sfalcio svolte sotto la supervisione del Servizio Giardini. Da Piazza Vittorio a Colle Oppio, da Villa Ada e Villa Sciarra alla pista ciclabile da Ponte Milvio a Castel Giubileo, sono state tantissime le aree verdi interessate da questa importante sinergia che ha messo insieme aspetti ecologici e sociali in una nuova dimensione di ecologia integrale. Un ringraziamento particolare è per la pulizia effettuata nell’area di Ponte Marconi dove l’area attrezzata Tiberis, la spiaggia di Roma, ha preso il posto di rifiuti e degrado. In questo momento, i volontari sono impegnati in una importante attività antincendio a tutela della riserva naturale di Castel Fusano, un vero e proprio polmone verde per la Capitale”, dichiara l’Assessora alla Sostenibilità Ambientale Pinuccia Montanari.
“In qualità di coordinatore dei progetti con i detenuti ho incontrato il DAP e Autostrade per l’Italia negli scorsi mesi per avviare una collaborazione sulla manutenzione stradale. Dopo il successo del progetto che vede gli stessi occuparsi del ripristino del decoro del verde cittadino, infatti, abbiamo ritenuto utile promuovere la collaborazione con i detenuti anche in altri ambiti. Autostrade per l’Italia si è dimostrata, da subito, interessata al progetto e disponibile ad attivare un corso di formazione per i lavoratori posti a misure restrittive, con reati minori e pene brevi quindi a basso tasso di pericolosità, oltre che a fornire materiali e indumenti per gli stessi. Tramite tale iniziativa che si andrà a sviluppare nei prossimi mesi, messa a punto a seguito di una Lettera di Intenti firmata da Roma Capitale, il DAP e Autostrade per l’Italia lo scorso 31 luglio, avvieremo così una collaborazione per piccoli interventi di manutenzione stradale come il rifacimento della segnaletica orizzontale, la pulizia di caditoie, la sistemazione di sedi stradali a basso scorrimento. L’intento è innanzitutto diminuire la possibilità di recidiva dei detenuti, dando loro le basi e la conoscenza per una futura mansione lavorativa evitando di delinquere nuovamente; si crea, inoltre, una sorta di espiazione della pena attraverso il lavoro gratuito, estinguendo il debito con la società; infine si ricreano le basi per l’integrazione sociale del reo, apprezzato dalla cittadinanza per il servizio reso, basti pensare come, in questi mesi, per la manutenzione del verde i cittadini abbiano mostrato stima e ammirazione nei confronti del detenuto. Si sviluppa così, grazie alla proficua collaborazione con il Dipartimento SIMU, una reciprocità di intenti tramite la resa di servizi gratuiti alla Città e allo stesso modo una nuova possibilità per il reo. Per queste motivazioni tale progetto rappresenta una collaborazione che promuoveremo in tutti i modi anche nel futuro”, dichiara l’Assessore allo Sport, Politiche Giovanili e Grandi Eventi Cittadini, con delega ai rapporti con il Garante dei diritti delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale,Daniele Frongia.”Prosegue il nostro impegno per consolidare il volontariato come elemento fondamentale per assicurare la partecipazione attiva e l’inclusione di tutti i soggetti, nessuno escluso. I lavori di pubblica utilità dei detenuti sono uno strumento che garantisce piena attuazione a quanto previsto dalla Costituzione, consentendo di costruire una nuova cultura civica e generando senso di appartenenza a una comunità che sia davvero coesa e solidale” commenta l’Assessora alla Persona, Scuola e Comunità Solidale Laura Baldassarre.

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Giustizia: Fp Cgil a Bonafede, serve piano assunzioni poliziotti penitenziari

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 luglio 2018

“Assunzioni di poliziotti penitenziari, tutela della sicurezza sui luoghi di lavoro e il contrasto al sovraffollamento carcerario. Queste in estrema sintesi le priorità indicate al ministro Bonafede e da affrontare con urgenza per migliorare le difficili condizioni lavorative in cui si trova ad operare il personale di Polizia Penitenziaria nelle carceri del nostro Paese”. Così la Fp Cgil al termine della riunione con il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede. Per la categoria della Cgil, “bisogna mettere in atto un imponente piano di assunzioni di Poliziotti Penitenziari che in breve tempo possa colmare la grave carenza di personale che si registra nel Corpo e fare il modo che il suddetto personale sia impiegato nelle carceri e non distolto in altri compiti di natura amministrativa”. Così come, prosegue la il sindacato, “è necessario modificare l’atteggiamento assunto dall’amministrazione penitenziaria in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro. Le carceri sono luoghi vetusti e insicuri, dove aumentano le aggressioni subite dai poliziotti e si registra un alto numero di suicidi. L’inerzia del Dap su questi temi non è più accettabile”. Inoltre, continua la Fp Cgil, “altro dato che ci preoccupa notevolmente è quello che registra un aumento costante della popolazione detenuta nelle carceri. Un fenomeno che va contrastato aumentando il ricorso a misure alternative alla detenzione. In questo senso abbiamo espresso grande preoccupazione per la decisione di azzerare la riforma dell’ordinamento penitenziario e per il destino di un sistema equilibrato di esecuzione penale, in carcere e fuori. Abbiamo infine chiesto al Ministro di aprire celermente il tavolo di confronto sulle code contrattuali, per affrontare materie di grande importanza per il personale del comparto sicurezza, quali l’adesione al fondo per la previdenza complementare e la tutela assicurativa obbligatoria in caso di infortunio sul lavoro”, conclude la Fp Cgil.

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Riforma totale del sistema della giustizia minorile

Posted by fidest press agency su sabato, 7 luglio 2018

“Sulla giustizia minorile c’è un’omertà che dev’essere eliminata. Per questo, come associazione Verità Altre, e in sinergia con altre realtà associative a livello nazionale, siamo costretti a chiedere un incontro con le Alte Autorità dello Stato e i ministri competenti affinché ci sia una riforma totale del sistema della giustizia minorile. Oggi sono giunte all’associazione le grida disperate di una madre che stiamo seguendo e la comunicazione di un’altra associazione che ci ha informati che un altro minore di due anni che è stato violentemente strappato alla madre. Si tratta di un fenomeno nazionale di cui nessuno parla, chiuso nel recinto del silenzio e della pratica degli incontri protetti vietati per legge. Su questo silenzio lucrano molte realtà coinvolte nell’assistenza, per modo di dire, ai minori affidati a case famiglia, sotto la protezione di assistenti sociali, e di altre figure professionali altrimenti prive di occupazione. Stiamo scrivendo una lettera a tutti i parlamentari affinché si possa fare un incontro istituzionale per scardinare un sistema drammatico che lede i genitori, spesso una delle due parti è la donna, e a volte si trasforma in tragedie vere con figli uccisi e una giustizia che dimostra tutta la sua incapacità nell’affrontare situazioni di emergenza vera. Al centro della sofferenza ci sono i bambini che vengono separati dai genitori con ferite che durano tutta la vita. E’ urgente intervenire affinché non si distrugga il futuro di questi bambini, il cui presente è avvolto nella disperazione nel generale silenzio”. È quanto dichiara il presidente dell’associazione Verità Altre, avv. Carlo Priolo che ha predisposto una lettera ai presidenti e vicepresidenti di Camera e Senato sulla situazione in cui versa la giustizia minorile, e su un caso drammatico che sta avvenendo in questi giorni nell’assenza totale delle autorità competenti. Alcuni numeri: sono 40mila i bambini nelle case famiglia, 20mila gli affidamenti senza ragione, 250mila i genitori, partenti, amici espropriati dall’affetto dei figli, 3 miliardi di euro che vengono versati annualmente alle case famiglia.

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“70 volte 7” – XI Assemblea Nazionale della Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 giugno 2018

Roma, 8 giugno 2018 – Palazzo Valentini – Aula consigliare “Giorgio Fregosi” – Via IV Novembre 119/a Programma Partecipano:
– Santi Consolo, Capo del Dipartimento Amministrazione penitenziaria.
– Mauro Palma, Presidente dell’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale
Ore 9,45 Apertura dei lavori- Ornella Favero Presidente CNVG
Prima sessione Cosa fare perché sia sufficiente dare una seconda possibilità
Il volontariato va ben oltre la scelta di dare a chi commette reati una seconda possibilità nella disperata speranza di non buttare via nessuno, come dice sempre Agnese Moro. Di recente sono nate molte polemiche sulla recidiva e in tanti sono convinti che è il carcere cattivo che ci rende più sicuri, ma in realtà il carcere cattivo è un invito a tornare a commettere reati. Un carcere come quello di Bollate crea le condizioni, coinvolgendo la società esterna, perché non si debba per settanta volte sette cercare di recuperare le persone ma basti un solo tentativo, però ben fatto.
Interventi di: Massimo Parisi direttore della Casa di reclusione di Milano – Bollate
Seconda sessione Raccontare a una società spaventata che più “apertura” del carcere crea più sicurezza. La riforma mancata dell’Ordinamento Penitenziario, che toglieva un po’ di ostacoli ai percorsi di reinserimento delle persone detenute, è stata bloccata facendo credere alla gente che “svuotava le carceri” e moltiplicava i rischi per la società. La realtà è bene diversa, per questo ne parliamo con chi fa il Magistrato di sorveglianza e quella riforma la conosce bene così come chi si occupa direttamente di detenuti e trattamento sa che non può essere solo una risposta punitiva quella che crea sicurezza.Interventi di: Fabio Gianfilippi magistrato di Sorveglianza a Spoleto, è stato membro della Commissione per la riforma dell’Ordinamento penitenziario
Terza sessione. Il Volontariato “interroga” i garanti. In questi anni i garanti delle persone private della libertà personale sono diventati una presenza importante nelle carceri, e il Volontariato si è abituato a ricorrere al loro intervento, a segnalare situazioni difficili. Oggi i tempi non sono facili neppure per la presenza e le attività dei volontari stessi. E se fosse giunto il momento di pensare a una competenza nuova per i Garanti, come garantire l’ingresso e la presenza in carcere del Volontariato? Interventi di: Gabriella Stramaccioni, Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Roma – Roma Capitale, Interventi di: Stefano Anastasia Garante dei diritti delle persone private della libertà personale Regione Lazio e regione Umbria
Quarta sessione Come prendersi cura dei ragazzi più disastrati. Ma quante possibilità si devono dare ai ragazzi che finiscono al carcere minorile? E se poi quei ragazzi vengono da zone disastrate, con genitori che hanno conosciuto a loro volta la galera, e sognano magari di diventare dei piccoli boss? E come ci si pone di fronte alle ricadute e ai tradimenti della fiducia? Interventi di: Gianluca Guida, direttore dell’Istituto penale di Nisida. Interventi di: Ettore Cannavera, volontario nell’Istituto penale minorile di Quartucciu, dove per anni è stato cappellano, fondatore della Comunità La Collina (Serdiana)
Quinta sessione Vittime e carnefici: quando il Volontariato sa farli dialogare Il Volontariato che si occupa di pene e carceri è sempre stato accusato di stare “dalla parte dei cattivi”, in realtà sono proprio i Volontari che in questi anni hanno aperto il confronto con molte vittime, le hanno fatte incontrare con le persone detenute, hanno iniziato un dialogo profondo e utile a tutti. Ma i ruoli non sono mai definiti, quando parliamo di storie così complesse: è successo anche che una vittima, che ha rischiato di essere un “carnefice”, e che un “carnefice”, oggi siano diventati un punto di riferimento reciproco, e insieme studino per diventare mediatori.
Interventi di: Giorgio Bazzega, figlio del maresciallo dei Servizi di Sicurezza Sergio Bazzega, ucciso dal brigatista rosso Walter Alasia il 15 dicembre 1976. Interventi di: Lorenzo Sciacca, redattore di Ristretti Orizzonti, prima dentro il carcere, ora in libertà
Sesta sessione Quando il Volontariato contribuisce ad “aprire dei silenzi” Il Volontariato è da sempre impegnato a far ritrovare la voce a chi l’ha persa, a dare spazio alle sue parole e mettere al centro della sua attività le testimonianze. Qualche volta può farsi aiutare da poeti.
Interventi di: Stefano Raimondi poeta e critico letterario, laureato in Filosofia (Milano). Ha numerose pubblicazioni al suo attivo, fra cui Soltanto vive. E’ tra i fondatori della rivista filosofica Materiali di estetica, ha svolto laboratori di poesia all’interno della C.R di Opera.
Settima sessione Il Volontariato che non ama la parola “fallimento” I volontari che si occupano di situazioni complesse come quelle delle persone detenute non possono permettersi di fare bilanci, né di calcolare i percorsi di reinserimento che hanno avuto successo e quelli che sono stati “fallimentari”. I volontari devono continuare a investire sulle persone, ad aiutarle anche quando cadono. Uno degli strumenti che più aiuta a dare un senso a vite frantumate è la scrittura Andrea Carraro, scrittore. Dal suo romanzo più noto Il branco, è nato il film omonimo diretto da Marco Risi. L’ultimo suo romanzo, Sacrificio, è la storia di un padre che tenta in tutti i modi di salvare la propria figli tossicodipendente. Uno dei temi chiave del libro è quello del fallimento in ogni senso, come padre come marito e come uomo cristiano, un uomo schiacciato dai sensi di colpa. Conclusioni Ornella Favero Presidente CNVG

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Si parlerà di giustizia

Posted by fidest press agency su domenica, 8 aprile 2018

Parma martedì 10 aprile nell’Aula Magna dell’Università di Parma. Alle ore 15 è infatti in programma la presentazione del volume di Annalisa Chirico Fino a prova contraria – Tra gogna e impunità, l’Italia della giustizia sommaria (Marsilio editori), appuntamento organizzato dall’Università di Parma con la Camera Penale di Parma.
All’incontro, moderato da Paolo Ferrandi della Gazzetta di Parma, oltre all’autrice Annalisa Chirico interverranno Alberto Cadoppi, Professore Ordinario di Diritto penale all’Università di Parma, Fabio Cassibba, Professore Associato di Procedura penale all’Università di Parma, Pio Massa, Presidente del Tribunale di Parma, Valentina Tuccari, Presidente della Camera Penale di Parma.
Da qualche decennio è in corso un processo all’apparenza irreversibile: la trasformazione del nostro paese in una repubblica giudiziaria, dove giustizia e politica si intrecciano, si confondono, si equivalgono. Il giusto processo somiglia sempre più a una santa inquisizione in un sistema dai tempi pachidermici che lascia la vittima senza risposte e il colpevole impunito. Annalisa Chirico descrive le origini di tali storture mettendone a fuoco i pericoli e le ricadute sulla libertà dei cittadini e sulla competitività del paese. Al grido di «resistenza costituzionale», certe frange giudiziarie hanno condotto mille crociate in barba al principio della separazione dei poteri. Oggi impazza il «populismo penale», cavallo di battaglia di quanti, nell’agone politico, alimentano la falsa credenza del giudiziario come lavacro per la società intera. Il magistrato assume di volta in volta il ruolo dell’imprenditore, del sindacalista, dello scienziato, addirittura del legislatore, in una «giudicatura» che infligge il colpo di grazia al primato della politica. http://www.marsilioeditori.it
Annalisa Chirico scrive per “Il Foglio” e per “Panorama”. Dottoressa di ricerca in Political Theory alla Luiss Guido Carli di Roma, ha un master in European Studies. Ha lavorato al Parlamento Europeo e condotto campagne per la libertà di scelta, contro gli eccessi del sistema giudiziario e carcerario, per un femminismo libertario e moderno. Dal 2016 presiede il movimento Fino a prova contraria.

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Giustizia: Fp Cgil, agitazione personale, 26 marzo giornata mobilitazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 marzo 2018

Stato di agitazione e presìdi in tutte le sedi giudiziarie del paese lunedì 26 marzo. A promuoverlo è la Fp Cgil Nazionale per rivendicare quanto pattuito col dicastero della Giustizia, “a partire dall’accordo per la valorizzazione firmato con il Ministro Orlando e che registra gravi ritardi nella sua applicazione, ed è ora ad un punto di stallo”. A tutto ciò, prosegue la Funzione Pubblica Cgil, “si aggiunga che le assunzioni e gli scorrimenti della graduatoria di assistente giudiziario, da noi fortemente sollecitati, stanno partendo in un clima di conflittualità tra lavoratori, a causa delle scelte errate dell’Amministrazione per quanto riguarda l’assegnazione delle sedi”. Il Ministro Orlando, sottolinea la Fp Cgil, “deve dimostrare adesso, mantenendo gli impegni presi con i lavoratori e con i cittadini, di voler concludere il lavoro iniziato, dando avvio alle procedure concordate e aprendo una interlocuzione con le organizzazioni sindacali per risolvere le questioni pendenti. Non vorremmo dover ricordare Orlando come il Ministro che, come altri predecessori, non ha tenuto fede agli accordi”. Per queste ragioni lunedì 26 marzo sarà giornata di mobilitazione con presìdi davanti alle sedi giudiziarie del paese dalle ore 10 alle ore 12.

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Diritto, giustizia e pietà

Posted by fidest press agency su domenica, 18 marzo 2018

Scrive Mattia Feltri, su La Stampa, di un fatto verificatosi ai primi del ‘900: un contadino abruzzese vide suo figlio, Ignazio Silone ancora bambino, ridere di un uomo che era portato via da due carabinieri. Il padre redarguì il figlio ammonendolo e ricordandogli che non si può ridere di un carcerato perché non può difendersi, perché può essere innocente e perché è un infelice.In quella frase di un contadino abruzzese, di più di un secolo fa, è raccolto il concetto di diritto, di giustizia e la pietà. Beninteso, non siamo buonisti, né abbiamo la tendenza a giustificare tutto. Quando qualcuno afferma che la colpa di un fatto compiuto da una persona, è da attribuire alla società, agli amici, ai colleghi, ai genitori, alla scuola, o altra causa esterna, ricordiamo che esiste sempre la responsabilità individuale.Vero è che la derisione, l’insulto, la villania, il dileggio fanno parte della comunicazione moderna. Si è già condannati prima delle sentenze, per partito preso, perché si è alla ricerca del capro espiatorio o dell’untore di turno. I media sono pieni di questi aspetti perchè aumentano le vendite e gli ascolti, cioè gli incassi per gli editori, che webeti, telebeti, facebeti, twittebeti non riescono a comprendere. Mala tempora currunt sed peiora parantur (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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La giustizia che non si vuole riformare

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 febbraio 2018

Quante volte abbiamo sentito dai nostri politici che è loro intenzione portare avanti una seria riforma della giustizia? Tante, tantissime sino al punto di aver perso il conto delle volte che questa fatidica parola è stata pronunciata. Qualcuno ingenuamente potrebbe chiedersi e chiedere perché non si riesce nell’intento? A costoro potremmo addurre non una ma decine di ragioni ma per contenere la risposta al nocciolo potremmo dire che fa comodo soprattutto a chi si prende beffa della giustizia e può fare i suoi comodi certo che nella mala parata vi sarà, alla fine del percorso processuale, nei suoi vari gradi di giudizio, una provvidenziale prescrizione per decorso dei termini. In questo modo abbiamo due cammini giudiziari dove il primo non riesce a colpire i super dotati di poteri politici e clientelari e l’altro che fa scendere la sua mannaia sul povero Cristo che è finito sotto i suoi ingranaggi per aver rubato un tozzo di pane per fame. Il primo avrà nella peggiore delle ipotesi un processo lungo fino alla prescrizione e l’altro sarà condannato per direttissima. Si aggiunge poi alla beffa lo scorno quando un solerte poliziotto che arresta un borseggiatore in flagranza di reato lo porta in commissariato per le misure di competenza. Il solito ingenuo mi dirà: sarà processato per direttissima e condannato con tanto di pena, ed invece no. Si prendono i suoi estremi e viene rilasciato nel giro di poche ore. Così è probabile che lo stesso poliziotto se lo rivedrà in giro per continuare a commettere lo stesso reato, se non peggio.
Oggi sta diventando molto rischioso persistere con questo andazzo perché la gente è arcistufa di una giustizia ad orologeria e finisce con il prendersela proprio con chi nella filiera giustizia è il più esposto, ovvero il poliziotto. Dove abbiamo imparato che la giustizia è una cosa seria? Probabilmente sul pianeta Marte. Ma la giustizia, per chi lo avesse dimenticato è davvero una cosa seria, anzi serissima e allora perché non la facciamo funzionare? Qui non si tratta di ledere i diritti della difesa e i doveri dei magistrati tra giustizialismo e garantismo ma significa semplicemente che quando nella convivenza civile si stabiliscono delle regole o si rispettano sino in fondo, senza sconti partigiani, o si dichiara forfè e si scade nell’anarchia. Cosa vogliamo fare? (Riccardo Alfonso)

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Giustizia: Il Pd ha fallito tutti gli obiettivi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 febbraio 2018

corte europea giustizia“L’obiettivo del MoVimento 5 Stelle, che condivido, è che il processo civile va reso celere e meno costoso, e soprattutto meglio orientato sul suo reale ruolo: assegnare i torti e le ragioni alle parti, senza inutili dispersioni di tempi e sforzi (economici e non) come sinora avvenuto.
C’è già il rito del lavoro (per le liti sui rapporti di lavoro) che funziona bene, ma solo con i giudici del lavoro e per quel tipo di controversie. Bisogna poi puntare sul processo sommario di cognizione, ma senza esagerare in una generalizzazione a tutte le liti, che potrebbe rivelarsi controproducente. Bisogna eliminare i troppi e i lunghi rinvii ed incidere sulle fasi conclusive del processo in cui ci sono inutili dilazioni di tempo.
I giudizi di impugnazione in appello e in Cassazione, poi, dovrebbero essere liberati da quei filtri che oggi irrigidiscono le condizioni per l’accesso. Andrebbe rivisto il sistema fiscale, sia introducendo regole che possano indurre ad evitare chi non ha validi argomenti a suo favore ad arroccarsi colposamente su una difesa pretestuosa, sia eliminando alcune regole, quali ad esempio la solidarietà sulla imposta di registro per sostituirla con una responsabilità pro quota e con imposta fissata dal giudice in sentenza. Nell’appello, infine, dovrebbero tornare ammissibili – come era fino a poco fa – le prove ritenute indispensabili dal giudicante. Il giudizio di cassazione dovrebbe accelerare i suoi tempi, sia incidendo sulla pubblica udienza (da rendere accessibile se entrambe le parti lo chiedono), sia imponendo una motivazione nei casi in cui il processo non si concluda lì, ma necessiti del giudizio di rinvio per la sua decisione nel merito (il quale d’altra parte andrebbe contingentato in termini di tempo, non più di nove mesi). Questi sarebbero dovuti essere gli obiettivi del Governo e del PD, obiettivi chiaramente falliti”. Così in una nota Claudio Consolo, candidato al Senato nel Collegio uninominale Roma 1.

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Calano i reati perché manca la fiducia nel sistema giudiziario

Posted by fidest press agency su sabato, 20 gennaio 2018

furti-in-casa“Le statistiche del ministero dell’Interno non tengono conto dei reati commessi e non denunciati per sfiducia nel sistema giudiziario e per la cronica incertezza della pena. I roghi tossici di Roma, Napoli, Milano, Torino, rientrano nella statistica del ministero? La risposta è no. Le migliaia di segnalazioni non corrispondono a formali denunce e restano fuori dal conteggio ufficiale del ministero dell’ Interni. Così come la gran parte di borseggi, accattonaggi, rovistaggi, taccheggi, abusivismo commerciale, occupazioni, furti di beni non assicurati il tutto ingigantito dalla depenalizzazione di innumerevoli reati che rappresentano una delinquenza abituale e diffusa… Non possono essere conteggiati. Spesso le stesse forze dell’ordine sono costrette, per carenza di uomini e mezzi, a intervenire solo sui fenomeni di criminalità organizzata. La libertà senza sicurezza non è vera libertà e i primi a pagare un prezzo salato per l’insicurezza sono le persone socialmente ed economicamente più fragili. Dunque, occorre guardare al problema e risolverlo piuttosto che costringere gli italiani a vivere nella paura come fa la sinistra, trincerata su un irresponsabile atteggiamento di minimizzazione”.È quanto ha dichiarato il capogruppo di fratelli d’Italia Fabio Rampelli intervenendo ad Agorà.

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Il detenuto ristretto in una cella inferiore ai tre metri quadri dev’essere risarcito dal Ministero di Giustizia

Posted by fidest press agency su sabato, 9 dicembre 2017

carcereIl detenuto ha diritto all’indennizzo da parte del Ministero della Giustizia se lo spazio minimo vitale in cella è inferiore ai tre metri quadri. E per determinarlo in cella detentiva collettiva occorre far riferimento alla superficie della camera detentiva fruibile dal singolo detenuto ed idonea al movimento e, pertanto, occorre detrarre dalla complessiva superficie della cella non solo lo spazio destinato ai servizi igienici e quello occupato dagli arredi fissi ma anche lo spazio occupato dal letto a castello, costituendo quest’ultimo una struttura tendenzialmente fissa e comunque non facilmente amovibile. A stabilire questi principi, la significativa ordinanza 29323/17 della Cassazione civile pubblicata il 7 dicembre. Nella fattispecie, i giudici della dalla terza sezione civile hanno accolto il ricorso di un detenuto avverso il decreto del tribunale di Torino, che aveva agito per chiedere la condanna del ministero della Giustizia ad oltre 23 mila euro per essere stato ristretto in un più istituti di detenzione piemontesi in celle comuni dalle minuscole dimensioni. Con il primo motivo il ricorrente aveva lamentato che il Tribunale di Torino non avesse scomputato dalla superficie complessiva della cella l’ingombro del letto e ha sostenuto che ciò avrebbe determinato una notevole riduzione del computo dei giorni trascorsi negli istituti di pena di Torino e Asti in condizioni inumane e degradanti. La Suprema Corte ha ritenuto valida tale doglianza e ha ricordato che lo stesso collegio, in sede penale, ha più volte affermato che, «ai fini della determinazione dello spazio individuale minimo inframurario, pari o superiore a tre metri quadrati, da assicurare a ogni detenuto affinché lo Stato non incorra nella violazione del divieto di trattamenti inumani o degradanti, in base all’articolo 3 della Convenzione dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, così come interpretato dalla conforme giurisprudenza della Corte Edu in data 8 gennaio 2013 nel caso Torreggiani», il giudice deve detrarre dalla superficie lorda della cella l’area occupata dagli arredi. Ora, in tale prospettiva, si considera un ingombro anche il letto a castello, struttura «dal peso ordinariamente consistente, non amovibile, né fruibile per l’estrinsecazione della libertà di movimento nel corso della permanenza nella camera detentiva e, quindi, idonea a restringere, per la sua quota di incidenza, lo spazio vitale minimo all’interno della cella». Per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, si tratta di una decisione che rende giustizia in materia di condizioni di detenzioni, che in Italia continuano ad essere purtroppo permanentemente inumane e degradanti in molteplici istituti carcerari sul territorio nazionale, così non garantendo il rispetto della funzione della pena che non è solo quella della sanzione, ma nel suo requisito costituzionalmente essenziale e primario è quella della rieducazione e riabilitazione del condannato. Per tali ragioni, continueremo ancora più convintamente ad agire per la tutela di tutti i detenuti che lamentano situazioni analoghe.

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Convegno sulla giustizia

Posted by fidest press agency su sabato, 28 ottobre 2017

giustiziaNella città di Cosenza, si terrà giorno 18 Novembre 2017, alle ore 15,30, presso Italiana Hotels con sede in Via Panebianco 452, un convegno sulla Giustizia: Opinioni ed esperienze sul campo . Coordina i lavori Avv. Maximiliano Granata, Presidente Associazione Legalità Democratica . Relatori Avv. Giuseppe Lipera , noto penalista , difensore di Bruno Contrada, Avv. Giancarlo Pittelli, avvocato e politico italiano, già componente della commissione Giustizia alla Camera dei Deputati, Avv. Marcello Manna, noto penalista e Sindaco di Rende, Avv. Roberto Le Pera, segretario Camera Penale di Cosenza. Sono previsti gli interventi dell’ On. Saverio Zavettieri, politico e sindacalista italiano e Gianfranco Bonofiglio, giornalista, autore del libro La città oscura, Cosenza e il suo racconto criminale. Sarà letto nel convegno, intervento dell’Avv. Mauro Mellini, avvocato e politico italiano, già componente del Consiglio Superiore della Magistratura.

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Voglia di pace, di libertà, di giustizia

Posted by fidest press agency su domenica, 15 ottobre 2017

corte europea giustiziaIl profondo senso della sofferenza al cospetto di una morte ingiusta, prematura, strappata agli affetti più cari rappresenta il dramma umano più grande ma anche più inspiegabile. E’ un dolore che a volte non ha lacrime perché riesce a restare all’interno e forse è ancora più angoscioso perché è stordimento, è rabbia, è impotenza. Vi sono, tuttavia, circostanze ancora più assurde come il morire per la pace, la libertà e la giustizia. Termini che hanno attraversato l’intera storia dell’umanità, hanno avuto i loro martiri e hanno lasciato un segno della capacità di soffrire, in una sfida estrema per dare ai valori un significato indelebile nella storia dell’umanità. Quei valori che noi respiriamo, sentiamo, gustiamo perché sappiamo che sono figli della ragione, della giustizia e della libertà. Oggi piangiamo questa progenie che ha pagato con la vita un ideale e vorremmo che fossero gli ultimi perché dovremmo imparare che non si deve morire per valori condivisi, per ideali che tutti noi dovremmo riconoscere e rispettare e osservare. Non vi possono essere passioni più grandi e più nobili nel cammino dell’umanità verso la costruzione di una società evoluta, affrancata dal bisogno, ricca di contenuti volti alla ricerca del bene e del rispetto per il nostro simile, per la natura. Questi martiri nati da una fede che li accomuna e che ci accomuna stanno lì immoti a indicarci una strada che non abbiamo saputo percorrere, che abbiamo resa insicura oscurati dalle nostre passioni, dall’odio che ci ha accecati, da un’ideologia aberrante e persino da una religiosità negatrice dei suoi valori più nobili. Tutte le volte che ci tocca salire su questo sacrario si accende in tutti noi una luce, quella della speranza per un mondo migliore. La speranza ha bisogno di chi lo alimenti con esempi, con la voglia di mutamenti, di crescita civile e spirituale. Cerchiamo d’imparare da questo dolore per segnare la nostra esistenza con un impegno più attivo, più presente, più responsabile e più attento e partecipato affinché parole come libertà, giustizia e pace, non siano solo espressioni retoriche, ma sappiano esserci compagne fedeli per la vita e che sappiano indicarci la buona spiga dalla gramigna e avere la forza e la determinazione d’estirpare il male per lasciare che il bene trionfi. Sarà il giorno in cui non parleremo più di pace, di giustizia e di libertà poiché esse sono diventate un patrimonio di tutti e tutti sapranno rispettarle. E sarà anche il giorno in cui nessuno morirà per esse. (Riccardo Alfonso)

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Giustizia e politica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 agosto 2017

corte europea giustiziaLa crisi politica italiana degli anni Novanta sarebbe stata, probabilmente, ben più dolorosa e gravida di peggiori conseguenze se non fosse iniziata la stagione di mani pulite. Ad essa dobbiamo dire grazie se ci ha fatto dimenticare o accettare tale crisi dandole quella fiducia che si meritava. Ma la circostanza è stata di breve durata. Il perché lo sappiamo bene. La giustizia dei principi e della legalità ha finito con lo scontrarsi, inevitabilmente, con le grosse inefficienze del sistema giudiziario, sintetizzate dalle prescrizioni incombenti e dall’arretrato pauroso. Ad aggravare il tutto vi sono gli errori commessi dalla magistratura, tra gli inevitabili e quelli evitabili, che per motivi di “casta” non sempre è disposta a riconoscere. Vi si aggiunge la logica della contrapposizione che parte della politica e trasborda, a volte, negli altri poteri dello Stato. E’ una “modalità comportamentale” che coglie oramai ogni pretesto e finisce con il creare un intreccio perverso fra la dimensione tecnica dei problemi giudiziari ed il loro substrato politico. Alla fine i problemi invece di essere portati a soluzione si complicano ancora di più. E’ una spirale che va spezzata per abbassare le tensioni ancora forti fra giustizia e politica e lo si può fare in un solo modo rispettando le reciproche competenze e nel tenere alta la cultura della legalità. La verità è che non siamo riusciti a trovare per quel seme del passato, nel nostro presente ed ancor più per il nostro futuro il terreno fertile per farlo germinare. (Riccardo Alfonso direttore Centro studi sociali e politici della Fidest da “Lezioni di politica”)

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Diritto e il rovescio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 luglio 2017

diritto e il rovescio(Italian Edition) Kindle Edition. Il diritto nasce dal fatto e non dall’idea. Le figure o strutture giuridiche appartengono al mondo dell’azione divenendo elemento di esperienza comune, strumento di comunicazione sociale dell’essere umano. Il diritto perché morfologia dell’azione è un elemento naturale dell’esperienza umana. Il soggetto è considerato in rapporto a un ordinamento giuridico in quanto struttura ordinata delle azioni umane di una data società.E’ un insieme di poteri e doveri riconosciuti e garantiti dall’ordinamento giuridico. Merita quindi rispetto, condivisione e ordinato evolversi nel contesto sociale, nell’elemento della spazialità. Oggi, in Italia, non è facile, comprendere in pieno il suo significato, la sua portata, la sua validità se non restituiamo al diritto la capacità che gli è propria nel rispondere con efficacia e tempestività alla domanda di giustizia che emerge dalle istanze sociali, nel farsi arbitro super partes dai contrapposti interessi. Il tema ricorrente di questo lavoro sta proprio nel richiamare, attraverso le sue regole, la certezza dell’azione, la tempestività dell’intervento e le garanzie che da esse promanano e si riflettono nell’azione stessa, nel suo linguaggio che è intelligenza priva di passioni, in altre parole sottomissione dell’emozionalità alla ragionevolezza. (foto: diritto e rovescio)

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Banche: Si chiede trasparenza, verità e giustizia. I ritardi inspiegabili

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 luglio 2017

quirinaleRoma. Dichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “Con tutto il rispetto che si deve all’ufficio stampa del Quirinale, ricordiamo a noi stessi che, da Costituzione, la decorrenza dei trenta giorni per la promulgazione di una legge ha inizio dall’approvazione della stessa da parte del Parlamento e non dalla data nella quale il provvedimento arriva agli uffici del Colle. La legge sull’istituzione della Commissione parlamentare bicamerale d’inchiesta sul sistema bancario italiano è stata approvata definitivamente il 21 giugno, trasmessa lo stesso giorno dalla Camera dei deputati alla Presidenza del Consiglio, e francamente non compete al sottoscritto occuparsi di quando la stessa sia arrivata al Quirinale, cosa tra l’altro irrilevante per la nostra Carta.L’ufficio stampa del Quirinale ci informa che la legge in questione non è stata esaminata nei giorni tra il 26 giugno e il 3 luglio ‘quando il presidente della Repubblica si trovava in visita di Stato in Canada’. Forse che gli uffici del Quirinale non lavorano ai numerosi dossier in esame quando il presidente Mattarella non si trova a Roma? Vengono per caso sospese tutte le attività del Colle? Conosciamo la rettitudine e la lodevole scrupolosità del presidente Sergio Mattarella e infatti non ci ha sorpreso la solerzia e l’immediatezza con la quale lo scorso 25 giugno, poche ore dopo l’approvazione da parte del Consiglio dei ministri del decreto sul salvataggio delle banche venete, ha firmato, nonostante la notevole complessità tecnico-giuridica, il provvedimento del governo, pubblicato in Gazzetta il giorno stesso. Ma la stessa solerzia e la stessa lodevole e scrupolosa immediatezza ce la saremmo aspettata anche in relazione alla legge che istituisce la Commissione d’inchiesta sul sistema bancario italiano, che seppur delicata dal punto di vista politico, si presenta tecnicamente assai meno complessa.Al di là delle legittime prerogative del Quirinale e di questi burocratici fraintendimenti, nel Paese c’è un grande allarme sociale in relazione alle banche e alla crisi del nostro sistema creditizio. I cittadini chiedono trasparenza, verità e giustizia. Il Parlamento, con ritardo, ha dimostrato di voler dare risposte. Siamo intimamente certi che lo stesso obiettivo sia condiviso dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.Ad ogni modo auspichiamo che la legge in questione venga promulgata ad horas, che la Commissione parlamentare d’inchiesta venga istituita nel più breve tempo possibile, e che si lavori sin dal mese di agosto per far sì che il suo operato non sia vanificato dalla scadenza naturale della legislatura”.

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Magistratura onoraria: La commissione giustizia della camera nega l’audizione

Posted by fidest press agency su martedì, 30 maggio 2017

corte europea giustizia«Solidarietà di Fratelli d’Italia al Procuratore Spataro e alla magistratura onoraria per l’ennesima mortificazione inflitta dal Pd e dalla maggioranza che, attraverso il presidente della Commissione Giustizia della Camera Donatella Ferranti, ha chiuso la porta in faccia a 97 Procuratori della Repubblica che chiedevano un’audizione per scongiurare i disastrosi esiti del decreto legislativo sulla riorganizzazione della magistratura onoraria. Il braccio di ferro con la magistratura sta producendo da mesi, nell’irresponsabile disinteresse del Governo, la paralisi della giustizia italiana che non può essere riformata prendendo a calci la magistratura onoraria e sbattendo in faccia la porta alle Procure. Per Fratelli d’Italia bisogna partire dalla valorizzazione di una categoria composta da persone qualificate e competenti formate dallo Stato: per questo continueremo la nostra battaglia per una riforma della magistratura che soddisfi le esigenze di giustizia del popolo italiano».
Lo scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Giustizia: Riforma del codice penale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 maggio 2017

corte europea giustizia“Secondo nostra Carta tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge e hanno diritto a un giusto processo la cui durata deve essere ragionevole. Per queste ragioni riscontriamo un tasso di incostituzionalità piuttosto elevato nel provvedimento in discussione che, come tutti i provvedimenti in materia di giustizia posti all’attenzione del Parlamento nel corso di questa legislatura, è il prodotto di spinte ideologiche ancora troppo radicate in certa sinistra”. Lo ha detto l’onorevole di Forza Italia, Gabriella Giammanco, intervenendo nell’Aula di Montecitorio nel corso della discussione generale sul pdl di modifica del codice penale.
Nello specifico l’esponente azzurra ha evidenziato come “riformare due importanti settori come l’ordinamento penitenziario e la disciplina in materia di intercettazioni telefoniche con lo strumento della delega al governo non sembra rappresentare il modus operandi più adatto a procedere. La discrezionalità del governo, in questi casi – ha proseguito -, risulterebbe particolarmente accentuata rispetto all’esigenza di rimodulazione di discipline caratterizzate da un estremo grado di delicatezza e per questo necessiterebbe di ulteriori elaborazioni e riflessioni in un’ottica di maggiore condivisione e collaborazione istituzionale”.Per quanto riguarda le intercettazioni, ha sottolineato Giammanco, “Forza Italia ha proposto un emendamento che risponde alla fondamentale esigenza di garantire la funzione difensiva e quindi conseguente non conoscibilità del contenuto delle comunicazioni fra l’assistito e il proprio difensore, dovendosi pertanto garantire, al di là dei divieti di verbalizzazione e dei rimedi sanzionatori della inutilizzabilità, l’originaria interdizione dell’ascolto e la esclusione di ogni possibile filtro volto alla ricognizione dei relativi contenuti da parte della Polizia Giudiziaria e del Pubblico Ministero. Sotto tale aspetto, ci auguriamo che esso possa essere accolto”.Pertanto, secondo Giammanco “l’Aula dovrebbe riesaminare nuovamente il testo, nell’ottica della più ampia promozione del dibattito parlamentare tra le varie forze politiche. La speranza, insomma – ha concluso – , è non finire travolti da voto di fiducia che chiuderebbe la partita, mettendo fine a qualsiasi dibattito”.

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Giustizia: Lacrime amare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 aprile 2017

tribunale-milanoUn tempo, quando due persone litigavano, una delle due minacciava l’altra dicendo: ti faccio causa. Oggi si dice: fammi causa. Frase alla quale si aggiunge una risatina. E’ la fotografia dello stato della giustizia nel nostro Paese. Alcuni numeri servono per chiarire e spiegare. Ci sono 3.800.000 processi civili, 3.230.000 penali, piu’ un milione contro ignoti. Insomma, più di 8 milioni di procedimenti in corso che intasano i tribunali e che hanno come conseguenza 132.000 processi prescritti dei quali il 60% annullati prima di arrivare al dibattimento. Un’amnistia nascosta! Allungare i termini di prescrizione, come ha fatto di recente una legge approvata dal Parlamento? E’ come curare la polmonite con l’aspirina. Lacrime amare per la giustizia. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Giustizia e intercettazioni: Lacrime sulla defunta civiltà giuridica

Posted by fidest press agency su sabato, 15 aprile 2017

corte europea giustiziaLacrime sulla civiltà giuridica scrive su un quotidiano, Carlo Nordio, ex magistrato, a proposito di giustizia e intercettazioni. La considerazione nasce dal caso delle intercettazioni nelle quali sono coinvolti Tiziano Renzi (il babbo del segretario del PD, Matteo Renzi)), Italo Bocchino (ex deputato) e Alfredo Romeo (imprenditore). Nel verbale di trascrizione di un colloquio telefonico si e’ scambiato un nome per un altro coinvolgendo erroneamente Tiziano Renzi. A tutti i cittadini potrebbe accadere ed è motivo per non stare tranquilli, afferma Nordio, che conclude “se qualcuno non interviene per riformare radicalmente la disciplina delle intercettazioni, tutti noi, se abbiamo ancora lacrime, dobbiamo prepararci a spargerle. Lacrime sulla defunta civiltà giuridica.”
Da oltre un quarto di secoli assistiamo a processi mediatici nei quali il sospetto, l’insinuazione e l’allusione sono gli elementi portanti, sicchè un avviso di garanzia giudiziaria (che è a garanzia dell’indagato) si tramuta in condanna e si allestisce la carretta per la conduzione al patibolo del cittadino, tra le urla dei webeti e dei forcaioli che reclamano la testa del malcapitato di turno: basta leggere i commenti di alcuni siti di giornali per rendersene conto. In un Paese dove la legalità è un optional ed è uso alle sommosse più che alle rivoluzioni (soprattutto quelle di testa), l’affermazione del diritto rimane, comunque, la nostra principale battaglia. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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