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Posts Tagged ‘giustizia’

Giustizia. Balboni (FdI): riforma Cartabia su processo civile peggiore di quella Bonafede

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 settembre 2021

“La riforma del processo civile proposta dal ministro Cartabia è addirittura peggiorativa del testo Bonafede. Gli emendamenti presentati dal governo in Commissione giustizia introducono un sistema ferreo di preclusioni e decadenze mesi prima dell’udienza di comparizione con conseguenze molto gravi a carico delle parti. Fratelli d’Italia non crede che la celerità del processo possa ottenersi a scapito dei diritti che si devono far valere in giudizio. Il rispetto del principio del contraddittorio può essere garantito soltanto attraverso il confronto con il giudice in udienza alla presenza delle parti e non con memorie da depositare mesi prima, che avviliscono il processo a uno scambio astratto di atti tra attore e convenuto. E ancor più inaccettabile è che a fronte di questa drastica compressione dei diritti delle parti non sia previsto alcun rimedio alla prassi diffusissima in molti Tribunali di rinvii abnormi, anche di anni, spesso privi di una vera giustificazione. Per questo ci batteremo in Commissione ed in aula con i nostri emendamenti per impedire questo ennesimo arretramento della nostra civiltà giuridica nel campo della tutela dei diritti e del processo civile”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Alberto Balboni, vicepresidente della Commissione Giustizia.

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Una legge sulla Giustizia fatta dalla politica e non dalla magistratura

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 agosto 2021

“Chi disprezza compra”. E come se comprerebbero, Travaglio e tutti gli assatanati dalle manette e dalle chiavi buttate dopo avere chiuso i cancelli delle celle. Ci starebbero ad avere segnato un punto come quello di Draghi e della ministra Cartabia, che loro chiamano “riformetta” quando devono fare bella figura. Oppure “schiforma” quando sono fuori controllo e parlano come mangiano. Per capire che cosa sono riusciti a portare a casa il presidente banchiere e la Guardasigilli presidente emerita della Corte Costituzionale, basti pensare che per la prima volta, su un provvedimento di questa natura, la classe politica ha deciso indipendentemente dalla Magistratura organizzata. Addirittura, nonostante la sua manifesta contrarietà. Non succedeva da trenta anni. Se in altre circostanze ci fosse stato lo stesso coraggio, la storia italiana sarebbe stata diversa. La pratica democratica non sarebbe caduta così in basso e nemmeno il prestigio della classe politica.L’attenzione dei giornali e dei partiti si è concentrata a torto tutta sulla questione della prescrizione. E’ più facile, così, tirare la coperta tutta dalla propria parte: per dimostrare, se si è giustizialisti, che la legge Cartabia lascia praterie libere all’impunità di corrotti e mafiosi; oppure, al contrario, che continueranno i processi infiniti come spada di Damocle eternamente sospesa sul capo degli imputati. In realtà la improcedibilità viene graduata, in Appello e in Cassazione a seconda della gravità dei reati e la complessità delle indagini e, addirittura escludendo i reati più gravi, quelli imprescrittibili e sanzionati con l’ergastolo.Inoltre (ed è la parte più importante della legge, anche se quasi ignorata dal dibattito fra le parti interessate a scatenare una guerra incivile) la legge si preoccupa di vari altri aspetti assai rilevanti per la velocità dei processi e per le persone coinvolte. Ci sarà un regime transitorio per consentire agli uffici giudiziari di organizzarsi, con l’assunzione di 20mila assistenti e addetti amministrativi. Deposito degli atti e notifiche potranno arrivare per via telematica. E, sempre allo scopo di snellire i processi, sono previsti il contenimento dei tempi delle indagini, si potrà chiedere il rinvio a giudizio solo se gli elementi acquisiti consentano una «ragionevole previsione di condanna», altrimenti scatterà il non luogo a procedere. E la durata massima delle indagini sarà in proporzione alla gravità del reato. E ancora: il diritto all’oblio per gli indagati prosciolti, l’incremento delle pene alternative alle affollatissime carceri.Certo, non è la panacea. Ma nemmeno acqua fresca. E che ciò sia stato possibile, significa che il clima è cambiato. Qualcuno ha avuto il coraggio di dimostrare che non è obbligatorio restare nelle mani dei mozzaorecchi e dei loro trombettieri mediatici, nemmeno se si legifera in tema di giustizia. Sembra certo che il Parlamento non modificherà il testo del governo, peraltro definito dopo ampie consultazioni con le forze politiche. Del resto quasi a ciascuno è toccato il suo, per fare bella figura con i propri elettori: a Salvini il modo di interpretare il ruolo abituale di Capitan Fracassa; alla Meloni di dire, come sempre, il suo no a prescindere; a Berlusconi di ribadire il suo garantismo; ai 5 Stelle di promettere sfracelli senza poi mantenere la promessa; e al PD di apparire, ancora una volta una sorta di spalla del trio Conte-Grillo-Di Maio. Contenti loro! Nicola Cariglia, direttore Pensalibero, consulente Aduc

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Pino Masciari (IdV): La riforma Cartabia sulla giustizia manda a picco il processo penale!

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 agosto 2021

Gli appelli dei magistrati come il Procuratore Nazionale Antimafia e del Procuratore Gratteri meritano ascolto.“Loro parlano di sicurezza nazionale in pericolo, incentivo a delinquere, pericolo per la democrazia”. Per i reati di mafia e di terrorismo che prevedono l’ergastolo la mancata definizione del giudizio di Appello entro il termine di due anni (dalla sentenza di primo grado), e del giudizio di Cassazione entro il termine di un anno (dalla sentenza di secondo grado), costituiscono cause di improcedibilità dell’azione penale.Per tutti gli altri reati altrettanto gravi quali concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione, concussione, bancarotta fraudolenta, peculato, evasione fiscale, prostituzione, spaccio di droga, ecc.,cosa succederà? Con questa riforma, trascorsi i due anni sarà tutto vanificato…. Come si può motivare il cittadino ad avere fiducia nella giustizia? Come può un imprenditore, commerciante, amministratore, vittima, denunciare quando è la stessa procedura a consentire a priori l’imputato a farla franca? La giustizia è un caposaldo della società democratica. Va bene riformare i tempi affinché siano più celeri, purché sia mantenuta la certezza della pena ed l’accesso ai tre gradi di giudizio.La necessità per il nostro paese è di avere una giustizia giusta e affidabile, decisa ma soprattutto veloce ed inesorabile, questa deve essere la priorità per tutti.

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La Corte di Giustizia UE è chiamata ad esprimersi se avevano diritto alla card da 500 euro l’anno dal 2016

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 luglio 2021

“Sarà esaminato dalla Corte di Giustizia Europea il tema della card annuale dei docenti da 500 euro da assegnare al personale precario”: ad annunciarlo è Marcello Pacifico, presidente dell’Anief. Durante una video-intervista all’agenzia Teleborsa, il sindacalista ha ricordato che da anni il sindacato, prima con la sentenza Mascolo poi con quelle Rossato e Motter, fa appello alla Corte Europea basandosi sul principio di tutelare tutti i precari della scuola italiana. Stavolta, in attesa della sentenza della Corte di Giustizia europea, l’organizzazione sindacale invita quindi i docenti precari a produrre domanda per ottenere il bonus da 500 euro previsto dal 2016 per il personale di ruolo. Potenzialmente, il ricorso potrebbe riguardare fino a 250mila precari, chiamati ogni anno a portare avanti la scuola: se, come si sta verificando in sede giudiziaria, hanno diritto a questo prezioso strumento che consente di svolgere attività formative, lo Stato sarebbe costretto ad assegnare le somme sottratte. “Grazie alla pronuncia del Tribunale di Vercelli – ha spiegato Pacifico – per l’ennesima volta torneremo dinanzi al Tribunale di Lussemburgo per discutere di una norma italiana, la Legge 107/15, che prevede questo bonus solo per il personale di ruolo. E’ importante quindi inviare subito una diffida per interrompere i termini di prescrizione, essendo il bonus stato previsto a partire dall’anno scolastico 2016-17″, afferma il leader del sindacato, aggiungendo: “sono soldi che si perdono: 500 euro ogni anno per cinque anni per un cifra di 2.500 euro”. “Il problema vero – continua il presidente Anief – è rivendicare i diritti dei precari, anche se siamo in estate, anche se siamo tutti in vacanza. Non bisogna ricorrere. Basta inviare una lettera di interruzione. Se la Corte Europea ci darà ragione, finalmente riusciremo a dare 2.500 euro a ogni precario che in questi ultimi anni è stato sfruttato dallo Stato, senza neanche avere gli strumenti per poter fare la Dad ed utilizzare la card per l’acquisto degli strumenti informatici”. Alla luce di questo, conclude Pacifico, “è quindi importante interrompere i termini di prescrizione perché è un diritto che deve essere rivendicato da tutti i precari della scuola”. Il sindacato ricorda che la discriminazione è diventata assurdità con l’esplosione della pandemia da Covid19: i 250mila docenti precari privati della carta di aggiornamento si sono trovati a connettersi e a formarsi a proprie spese, dalle proprie abitazioni. Senza alcun supporto da parte dello Stato. Anief ha sostenuto – già all’indomani lo dall’approvazione della norma sulla formazione obbligatoria prevista dalla riforma Buona Scuola voluta dal Pd allora guidato da Matteo Renzi, che il bonus annuale andava assegnato anche ai supplenti, almeno a quelli annuali: per questo motivo, ha messo a loro disposizione un modello di diffida per poter interrompere i termini di prescrizione e richiedere l’erogazione di questo assegno comprensivo degli arretrati dal 2016.

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Governo. Giustizia: se 12 anni vi sembrano pochi. Cartabia e lo Stato di diritto

Posted by fidest press agency su domenica, 25 luglio 2021

Ci vogliono 12 anni prima che il reato di corruzione cada in prescrizione. Vi sembrano pochi? E’ quando prevede la legge e se condannati in primo grado, i tempi possono durare all’infinito. Si immagini un cittadino che viene accusato di corruzione e che attende 12 anni per avere la sentenza o che deve aspettare una vita, se condannato, per essere magari assolto nei gradi successivi. La vita, i rapporti familiari, quelli sociali, l’attività lavorativa verranno letteralmente sconvolti. Il “fine processo mai” è stato voluto dal governo Conte1, ministro della Giustizia il cinque stellato Alfonso Bonafede, senza però riformare il sistema giudiziario, così come promesso.Vi sembra, ancora, poca cosa che il 60% dei processi va in prescrizione senza che sia iniziato il processo vero e proprio? L’imputato e l’avvocato difensore non c’entrano nulla, non toccano palla, come si dice, perché i tempi sono tutti interni alle procedure della amministrazione giudiziaria.Ora, il governo Draghi propone un termine alla durata dei processi: oltre un certo limite non si può procedere. Sono gli elementi base di una giustizia giusta, elaborati dalla ministra Cartabia, docente universitaria e già presidente della Corte Costituzionale, il massimo organo di giustizia del nostro Paese.Abbiamo sentito dei pericoli che la riforma Cartabia produrrebbe: processi che scomparirebbero. Non sappiamo come abbiano ricavato tali numeri, che arriverebbero alla cifra astronomica di mezzo milione, ma suggeriamo agli addetti di fare i processi più che parlarne. D’altronde, l’Italia non è in pericolo, visto che ha un tasso di omicidi basso, lo 0,6% per 100 mila abitanti, rispetto alle percentuale più alte di altri Paesi europei. Afferma, la ministra Cartabia: “Ogni processo che si estingue è una sconfitta dello Stato. Ma ogni processo che dura oltre la ragionevole durata è un danno tanto per le vittime in attesa di risposte quanto per gli imputati, lasciati per anni in un limbo che, il più delle volte, condiziona l’intera esistenza.” Ecco, mi sembra che stiamo passando dalla caverna del diritto allo Stato di diritto. Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Giustizia: “Italia merita riforma vera”

Posted by fidest press agency su sabato, 24 luglio 2021

“Da anni attendiamo una riforma della giustizia puntuale e organica, cosa che non è accaduta nemmeno con l’ex ministro Bonafede durante i governi Conte. Immaginare una nuova riforma attenendosi alle sole indicazioni dell’Europa sarebbe riduttivo. Certo, è necessario velocizzare i processi ma oltre alla semplificazione bisogna intervenire per evitare qualunque deriva di impunità, soprattutto rispetto alla criminalità organizzata. Una riforma seria che – anche alla luce della vicenda Palamara dove abbiamo assistito ad una spartizione delle procure da parte del Pd – preveda la sconfitta delle correnti. Una giustizia con un sistema di gestione terzo e imparziale nell’interesse dei cittadini e della comunità. L’Italia merita una riforma vera e profonda che intervenga anche su questi fattori, da cui dipende la selezione meritocratica della magistratura oltre che la velocizzazione dei processi”. E’ quanto ha dichiarato Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi, intervenendo alla trasmissione ‘Start’ su SkyTg24.

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Necessaria una modifica alla riforma della giustizia

Posted by fidest press agency su martedì, 13 luglio 2021

Le associazioni Codici – Centro per i Diritti del Cittadino, Adiconsum, Altroconsumo, Asso-Consum, Assoutenti, Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi, Casa del Consumatore, Codacons, Confconsumatori, Ctcu Bolzano e Movimento Consumatori, da sempre impegnate nella tutela dei cittadini, utenti e consumatori, esprimono la loro preoccupazione per le modifiche previste dal DDL Lattanzi, in particolare per quanto riguarda l’esclusione della società civile dalla tutela legale.”Siamo consapevoli che il nodo principale della riforma si muove sul dibattito della prescrizione – dichiarano Ivano Giacomelli (Segretario Nazionale di Codici), Danilo Galvagni (Vicepresidente di Adiconsum), Luisa Crisigiovanni (Segretario Generale di Altroconsumo), Ettore Salvatori (Presidente di Asso-Consum), Furio Truzzi (Presidente di Assoutenti), Alessia Stabile (Presidente Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi), Giovanni Ferrari (Presidente di Casa del Consumatore), Marco Ramadori (Presidente di Codacons), Mara Colla (Presidente di Confconsumatori), Gunde Bauhofer (Direttrice di CTCU Bolzano), Alessandro Mostaccio (Segretario Generale di Movimento Consumatori) –, ma il risultato prodotto dalla Commissione Lattanzi, di cui si discute ormai da settimane, avrebbe conseguenze gravissime per le persone che si rivolgono alle associazioni rappresentative degli interessi collettivi lesi da reato. Il riferimento specifico è ad un passaggio contenuto nell’Articolo 1-Bis, che di fatto impedisce alle associazioni rappresentative degli interessi collettivi lesi da reato di costituirsi parte civile nei procedimenti penali. Come la storia recente insegna, non si tratta di un dettaglio, ma di una questione cruciale. Non bisogna sottovalutare, infatti, quello che sta accadendo nei processi criminali. Le persone offese non si costituiscono parte civile perché hanno paura. È un allarme che merita attenzione e la proposta avanzata dalla Commissione Lattanzi va nella direzione sbagliata, perché non rischia di allontanare la società civile dalle aule di giustizia, ma ne impedisce addirittura l’accesso. Quella che si profila è pertanto una situazione preoccupante. È grazie alle associazioni che la società civile viene rappresentata nei Tribunali ed è chiaro, quindi, che estrometterle dai processi provocherebbe un danno gravissimo alla partecipazione sociale e alla democrazia. Questa riforma nasce sotto il segno della necessità di accorciare i tempi della giustizia, garantendo finalmente tempi brevi e certi ai cittadini, troppo spesso costretti ad affrontare un lungo ed estenuante iter, come richiesto dall’Europa. Una corsa ad ostacoli dovuta non certamente alla costituzione come parte civile delle associazioni, la cui presenza in aula è anzi sinonimo di tutela dei diritti dei cittadini e spesso di corretto svolgimento del processo, oltre che un contributo prezioso per fare luce sulle vicende oggetto del processo. È per queste ragioni che abbiamo deciso di promuovere una campagna di sensibilizzazione per evitare che, dietro il paravento della necessaria riforma della Giustizia, venga impedito alla società civile di essere partecipe nei processi, a partire da quelli delicatissimi nei confronti della criminalità organizzata. La giurisprudenza ha già da tempo elaborato i canoni per qualificare e ammettere le associazioni effettivamente impegnate sulla vicenda oggetto di reato, per tale ragione non si comprende la scelta di estrometterle dal processo. Non è certo una soluzione ai problemi del sistema giustizia, anzi è un modo per affossarlo allontanando ancora di più i cittadini. Alla luce di questo, chiediamo la modifica della riforma nell’articolo in cui di fatto viene negata alle associazioni la possibilità di costituirsi parte civile, garantendo invece la possibilità alla società civile di continuare a difendere in aula, come fatto finora, i diritti delle persone deboli, a partire dai processi che riguardano la criminalità organizzata”.

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Riforma giustizia

Posted by fidest press agency su martedì, 29 giugno 2021

La proposta di riforma del processo penale presentata dalla Commissione Lattanzi nega i fondamentali diritti dei consumatori e delle vittime di reati.”Siamo rimasti stupefatti e attoniti nello scoprire che la Commissione di studio presieduta del prof. Giorgio Lattanzi voglia impedire alle associazioni di consumatori, piuttosto che a quelle ambientaliste, di costituirsi parte civile nei procedimenti penali. Un passo indietro nella civiltà giuridica senza precedenti, a dir poco anacronistico. Riformare la giustizia non può equivalere a negarla. I tempi della giustizia vanno accorciati ma certo non a scapito dei sacrosanti diritti delle parti offese” afferma l’avv. Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Dai fallimenti bancari ai reati ambientali, grazie alla costituzioni di parte civile, i consumatori in questi anni non solo hanno potuto rappresentare i loro diritti nell’ambito processuale, ma hanno contribuito a far emergere la verità, a far luce su vicende che, danneggiando i risparmiatori e gli utenti, hanno colpito il Paese. Un esempio per tutti, i crack bancari dove, nei processi attualmente in corso, i nostri legali stanno provando ad accendere un faro anche sugli organi di controllo e su chi, dovendo vigilare, ha invece autorizzato aumenti di capitale per banche ormai fallite, riversando sui piccoli risparmiatori le perdite” prosegue Dona.”A questo va aggiunto che nella riforma ci si dimentica delle conciliazioni paritetiche, fondamentale strumento di deflazione della giustizia. Ci appelliamo al ministro della Giustizia Marta Cartabia perché ponga rimedio a questo scempio, a quella che più che una riforma appare come una controriforma che mira a restaurare i privilegi di pochi a danno dei soggetti più deboli e indifesi, come i consumatori” conclude Dona.

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Referendum giustizia. Come gli utenti spiegano la loro legittimità ad un sindacato di magistrati

Posted by fidest press agency su martedì, 22 giugno 2021

“Valutazione di gradimento della magistratura” per formalizzare la scarsa fiducia che sembra ci sia nei confronti della magistratura”, e per questo l’Associazione nazionale magistrati (Anm) deve fermamente reagire. Questo il pensiero del presidente del sindacato dei magistrati nei confronti della prossima campagna referendaria per alcune riforme. Tristezza e preoccupazione. Il sindacato di alcuni amministratori di un potere dello Stato si mobilita contro la possibilità che cambino leggi che, evidentemente, per loro vanno bene come sono. E che, aggiungiamo noi semplici utenti dei loro servizi… leggi intorno alle quali alcuni magistrati hanno consolidato l’esercizio del loro potere. Come parte in gioco, invece di contestare i singoli quesiti entrando nel merito degli stessi e accettando che ognuno possa usare le leggi per quello che sono, anche per cambiare ciò che loro vogliono rimanga immobile, all’Anm scatta l’accusa della delegittimazione del fatto in sé, che si raccolgano le firme per dei referendum. Tristezza e preoccupazione. Anche per quando, sul banco degli imputati, ci dovesse capitare di essere da loro giudicati. E’ proprio anche grazie a questa levata arrogante di scudi che la raccolta firme per i referendum è importante. Non per contrapporsi a questo sindacato, ma per spiegare loro che così funziona la democrazia. Che i referendum servono anche a loro che sono “solo” un potere dello Stato, servitori di questo Stato e non lo Stato assoluto. Stato fatto da tutti, anche quelli per cui sarebbe un bene cambiare: 1) Elezioni del Csm; 2) responsabilità diretta dei magistrati; 3) equa valutazione dei magistrati; 4) separazione delle carriere dei magistrati; 5) limiti agli abusi della custodia cautelare; 6) abolizione del decreto Severino. Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Giustizia razziale: risarcimenti per i discendenti degli schiavi?

Posted by fidest press agency su martedì, 15 giugno 2021

By Domenico Maceri. Il consiglio di amministrazione della Washington and Lee University ha deciso di non eliminare “Lee” dal nome dell’ateneo convertendo semplicemente a “Washington University”. L’università ha riconosciuto però che il nome Lee “può essere doloroso per coloro che continuano a soffrire del razzismo”. Gli studenti e i professori dell’università, sita in Virginia, avevano votato per il cambiamento perché il nome del generale confederato Robert E. Lee suggerisce legittimità alla schiavitù. Ricorda anche il tentativo di secessione dagli Stati Uniti facendo di Lee un “traditore” alla patria. Non merita dunque di essere celebrato, specialmente per l’angoscia che continua a causare agli afro-americani. Se Lee e il Sud avessero vinto la Guerra Civile la macchia della schiavitù sarebbe continuata molto più a lungo. I ricordi della schiavitù continuano ad avere effetti negativi sugli afro-americani e negli ultimi tempi si è cominciato a parlare di risarcimento per gli eredi degli schiavi i quali hanno sofferto effetti traumatici dal punto di vista psicologico e umano ma persino in termini economici. Anche quando gruppi di afro-americani sono riusciti ad avere successo economicamente in non pochi casi i loro beni sono stati distrutti. Ce lo ha ricordato il presidente Joe Biden nel suo recente discorso per l’eccidio avvenuto a Tulsa, Oklahoma, nel 1921. La sezione di questa città chiamata Greenwood era popolata da una fiorente comunità di afro-americani che per il suo successo era stata denominata Black Wall Street. In quell’anno, però, a causa di conflitti tra afro-americani e bianchi, Greenwood fu rasa al suolo, causando la morte a più di 300 dei suoi residenti e si calcola che più di 10 mila persone rimasero senza tetto. Dopo l’eccidio i sopravvissuti fecero richiesta di risarcimento alle compagnie di assicurazione senza però ottenere compensi.L’amministrazione di Biden sta lavorando su programmi che aiuterebbero gli afro-americani a comprare case ma ciò non sarebbe sufficiente per colmare le perdite storiche subite né il divario di ricchezza esistente. Secondo alcuni studi, il patrimonio di una famiglia afro-americana equivale solo al dieci percento di quello di una famiglia bianca. Il professore William Darity della Duke University, autore di un libro sulle riparazioni, ha chiarito in un’intervista al programma televisivo di sinistra Democracy Now che la famiglia afro-americana media ha un patrimonio di 840 mila dollari meno di una famiglia bianca. L’assistenza proposta da Biden aiuterebbe ma solo in parte poiché il possesso casa equivale solo al 25 percento del patrimonio totale di una famiglia tipica. Risarcire gli eredi degli afro-americani economicamente per i danni subiti nel corso della storia, secondo Darity, costerebbe 11 mila miliardi di dollari, cifra altissima e difficilmente giustificabile per gli elettori.Ciononostante l’idea di risarcire gli afro-americani per i danni subiti dai loro antenati continua ad aumentare in accettabilità. In un sondaggio del 2000 solo il 4 percento degli americani bianchi era favorevole ai risarcimenti. In un altro sondaggio del 2018, però, la cifra era salita al 16 percento e in uno più recente è arrivata al 30 percento. Ovviamente la maggioranza degli americani non vede il risarcimento necessario per danni subiti da generazioni precedenti. Si guarda al passato con occhi egoisti dal punto di vista psicologico, ricordando gli eroi e le glorie che riflettono l’America come se tutti gli americani attuali avessero partecipato agli eventi memorabili. Quando poi si ricordano le tragedie non si vuole assumere responsabilità per le malefatte degli antenati. Il fatto che le cose stiano migliorando va però visto con ottimismo. Ricompense monetarie per correggere o almeno minimizzare azioni abominevoli degli antenati sono già state messe in atto. In America i giapponesi americani internati fra il 1941 e 1944, vittime di discriminazione, hanno ricevuto 20 mila dollari di compensi, anche se non tutti sono stati coperti dalla legge del 1988. Il concetto di riparazione del governo per vittime di attacchi terroristici si è persino verificato anche se i responsabili venivano dal di fuori. Le famiglie di vittime degli attacchi dell’undici settembre 2001 hanno ricevuto compensi finanziari che non possono coprire le perdite dei loro cari ma hanno diminuito i loro disagi finanziari. Anche gli individui presi in ostaggio dagli iraniani fra il 1979 e il 1981 hanno ricevuto compensi. In questo caso si tratta di 10 mila dollari per ognuno dei 444 giorni di cattività, quindi un totale di 4,4 milioni di dollari a ciascuno dei 52 individui affettati.Altri Paesi come la Germania e la Francia hanno anche riconosciuto le loro responsabilità per eventi tragici. Riparazioni economiche sono state fatte dal governo tedesco a vittime dell’olocausto. La Germania ha anche riconosciuto i massacri tedeschi fra il 1904-1908 nell’attuale Namibia, Africa Sudovest, ed ha stanziato un miliardo di dollari per progetti a beneficio delle comunità dove risiedono gli eredi delle vittime. La Francia di Emmanuel Macron ha riconosciuto e chiesto scusa per la complicità negli eccidi in Ruanda nel 1994 in cui 800 mila persone persero la vita.Risarcimenti per i 40 milioni di eredi degli schiavi americani è ovviamente una situazione molto più complessa ma ha attirato l’interesse della politica. Nel 2019 un disegno di legge è stato introdotto alla Camera per creare una commissione che esplori possibili compensi ai discendenti degli schiavi. Il giornalista e scrittore Ta-Nehisi Coates ha anche scritto nelle pagine della nota rivista Atlantic che questi risarcimenti sono più che legittimi. Coates cita le penalizzazioni subite da afro-americani per le violenze avvenute nella schiavitù dei loro antenati. La situazione di povertà delle famiglie afro-americane, per Coates, è dovuta in gran parte alla discriminazione e al lavoro gratis contribuito dal 1619 fino alla Guerra Civile. Ma anche con la liberazione le leggi discriminatorie specialmente nel Sud del Paese hanno continuato ad aggravare la situazione svantaggiata degli afro-americani.La conclusione della Guerra Civile nel 1865 eliminò la schiavitù ma poco a poco il governo federale cedette e negli Stati del sud occorse un ritorno graduale ai tempi prima del conflitto. La discriminazione contro gli afro-americani continuò con violenza di vari tipi, linciaggi, e leggi segregazioniste sancite anche dalla Corte Suprema americana. Queste politiche contro gli afro-americani si sono ampliate in tempi successivi anche negli Stati del Nord dove non pochi afro-americani si trasferirono. In un certo senso dunque il “systemic racism” (razzismo sistemico) si espanse in tutto il Paese come ci dimostrano le continue morti di afro-americani in scontri con la polizia.Il presidente Biden nel suo discorso a Tulsa ha riconosciuto che nonostante tanti progressi l’America ha molta strada da fare per garantire pieni diritti a tutti i cittadini. Riparazioni finanziarie agli eredi degli schiavi non risolverebbero questi problemi ma confermerebbero ingiustizie avvenute nella storia americana tracciando un percorso per una società più giusta non solo per il nostro Paese ma anche come modello per il resto del mondo. Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California.

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Referendum Giustizia. Perché sono importanti anche per i consumatori

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 giugno 2021

L’Iniziativa riguarda anche i cittadini consumatori, che ogni giorno devono lottare e resistere per affermare i propri diritti, di fronte alle istituzioni e ai privati. Il motivo principale per gli abusi che i consumatori subiscono è il mancato funzionamento della giustizia. I profittatori pubblici e privati lo sanno bene, soprattutto per le ingiustizie legate a piccole somme: fruire della giustizia (e spesso anche dei sistemi extragiudiziali) quasi sempre viene a costare più di quanto viene rivendicato. Questo scoraggia il ricorso da parte dei consumatori e moltiplica gli illeciti e le truffe dei profittatori.E’ chiaro che questi referendum, raccolte le firme, tenute le consultazioni e vinte le stesse, non sono automaticamente un toccasana. Rappresentano il primo fondamentale passo verso una giustizia per il cittadino, invertendo l’attuale trend in cui il cittadino è solo suddito.Aduc si mobilita accanto ai promotori, mettendo anche le sue strutture e sedi a disposizione per coloro che volessero firmare.Sono sei i referendum promossi dalla Lega e dal Partito Radicale: 1) Elezioni del Csm; 2) responsabilità diretta dei magistrati; 3)equa valutazione dei magistrati; 4) separazione delle carriere dei magistrati; 5) limiti agli abusi della custodia cautelare; 6) abolizione del decreto Severino.Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Giustizia: Equo processo

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 Maggio 2021

“Meno «show» dei rappresentanti della magistratura, maggiore parità tra accusa e difesa, meno soggezione degli indagati da parte delle Procure, l’inaccettabile lunghezza dei processi e la mancata divisione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici. Sono questi i «vecchi mali della giustizia italiana» secondo la Corte Europea di Giustizia che, segnalati anche nella direttiva (UE) 2016/343 del Parlamento europeo e del Consiglio del 9 marzo 2016 (Rafforzamento di alcuni aspetti della presunzione di innocenza e del diritto di presenziare al processo nei procedimenti penali) sono al centro dell’interrogazione indirizzata al ministro della giustizia, Marta Cartabia, presentata dal senatore di Fratelli d’Italia, Claudio Barbaro.Una direttiva europea che, come si legge nel testo, «tarda ad essere recepita, nonostante siano passati 5 anni dalla sua entrata in vigore; all’art. 11, la direttiva prevede che entro il 1° aprile 2020, e successivamente ogni tre anni, gli Stati membri trasmettono alla Commissione i dati disponibili relativi al modo in cui sono stati attuati i diritti sanciti e prescritti dalla medesima fonte comunitaria».I comportamenti che mancano di garanzie nei confronti degli imputati non vanno solo a violare la Direttiva ma coprono un arco di diritto che a partire dall’art.27 della Costituzione («l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva») toccano gli artt. 47 e 48 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, l’art. 6 della CEDU, l’art. 14 del Patto internazionale sui diritti civili e politici e l’art. 11 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.Il sen. Barbaro chiede, quindi, al Ministro un maggiore impegno nel monitoraggio dei dati richiesti dalla Direttiva UE 2016/343 e «se intenda adoperare gli strumenti a sua disposizione, compresi quelli ispettivi e di controllo, al fine di verificare ed eventualmente censurare comportamenti contrari all’articolo 27 della Costituzione, anche trasmettendone le risultanze agli organi competenti, in particolar modo per quanto concerne le esternazioni di alcuni pubblici ministeri in materia di presunzione di innocenza degli imputati».

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Riforma giustizia: le proposte che lasciano perplessi

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 Maggio 2021

Sulle proposte che circolano e che potrebbero essere inserite nella riforma della giustizia penale, c’è quella di estendere l’utilizzo dei riti alternativi per sgravare i carichi processuali. In proposito intervengono l’avvocato Elisabetta Aldrovandi, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Sostegno Vittime, e Barbara Benedettelli, giornalista e attivista per le vittime di reato: “Questi emendamenti prevedono di aumentare lo sconto di pena automatico dato dal rito abbreviato (che se chiesto dall’imputato va concesso) dal 30% al 50% per i reati puniti con pena massima fino a 5 anni, e quella di allargare la possibilità del patteggiamento (concesso all’imputato se il PM è favorevole) anche ai reati per cui si prevede una pena finale non superiore a 8 anni, con uno sconto anche qui del 50% della pena.” “Ciò comporterà”, precisa Aldrovandi “che molti reati gravi avranno più possibilità di essere puniti con pene sospese o misure alternative che, di fatto, significano nessuna pena, o comunque una pena che vedrà modificata, se non azzerata, la sua funzione afflittiva, retributiva e riabilitativa. Dall’altra parte”, prosegue l’avvocato, “si cercherà di valorizzare la parte riparativa della condanna, subordinando l’archiviazione del procedimento penale al risarcimento danni o a un’azione riparatoria da parte dell’imputato, avvilendo ancora di più il ruolo della vittima in ambito processuale, già ora considerata, a tutti gli effetti, una parte eventuale del processo, il quale si può svolgere anche in assenza di una sua partecipazione formale. Ma a un anziano truffato piuttosto che a una persona massacrata di botte o a una vittima di stalking o maltrattamenti in famiglia, giusto per citare qualche esempio, chi penserà? Se queste richieste saranno approvate e diventeranno legge, assisteremo a contro riforme inaccettabili e a un’involuzione giuridica e processuale, dopo anni di battaglie per le vittime e a piccoli grandi passi raggiunti, come il divieto del rito abbreviato per i reati puniti con l’ergastolo.” “Trovo inaccettabile”, interviene Benedettelli “che una società arrivata al lockdown e al coprifuoco – misure tipiche delle guerre, che comprimono al limite della legittimità le libertà personali – per tutelare la vita e la salute da un virus, possa pensare di ridurre la portata delle pene, dunque di ‘quel sensibile motivo che impedisce di commettere illeciti’ per dirla con Beccaria, per reati da gravi a gravissimi che ove commessi comportano una lesione della salute psicofisica delle persone. Reati che, se non opportunamente puniti, possono portare i rei a superare i limiti fino ad uccidere, come ben dimostra quanto accaduto dopo l’ultimo indulto.” “Per questo”, chiosano Aldrovandi e Benedettelli “invitiamo tutte le forze politiche, soprattutto quelle che in passato hanno sostenuto importanti sfide per le vittime, a essere unite e coese nel contrastare queste proposte. Perché una vittima non vuole vendetta, ma semplicemente giustizia. E regalare sconti di pena a pioggia o mortificare ancor più il ruolo della vittima non è degno di uno Stato di diritto”.

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Recovery: Sulla giustizia risorse irrisorie

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 aprile 2021

Il Recovery investe risorse insufficienti, per non dire irrisorie, nel settore della giustizia, e non c’è riforma che tenga senza investire sulla riorganizzazione e sugli organici, soprattutto dei magistrati”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia Alberto Balboni, vicepresidente della commissione Giustizia.”L’inefficienza della giustizia – osserva Balboni – costa all’Italia il 2,5 per cento del Pil e 130mila posti di lavoro. Serve mettere mano a tutto, dalla magistratura onoraria alla riforma del Csm come a quella del processo civile e penale, quest’ultimo che spesso rappresenta la vera pena per innocenti e colpevoli indifferentemente e che nello scorso anno è costato allo Stato la somma di 46 milioni di risarcimenti per errori e ingiusta detenzione. Sull’ergastolo ostativo occorre avere il coraggio di riformare la Costituzione per impedire che vengano rimessi in libertà pericolosi mafiosi e persino che ha sciolto i bambini nell’acido”.”Serve anche la riforma della responsabilità civile dei magistrati, un privilegio medioevale indegno di una democrazia moderna, come serve porre fine alle porte girevoli fra politica e magistratura: chi si candida non può tornare a fare il giudice. Se Draghi sarà in grado di garantire queste riforme ci troverà al suo fianco – conclude Balboni”.

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Sgomitate per i vaccini e operatori di Giustizia. Come distruggere lo Stato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 marzo 2021

La Giunta Esecutiva Centrale dell’Associazione Nazionale Magistrati ha invitato “i dirigenti degli uffici giudiziari ad adottare, a tutela della salute, energiche misure organizzative al fine di rallentare immediatamente tutte le attivita’ dei rispettivi uffici, senza escludere, nei casi piu’ estremi, anche la sospensione dell’attivita’ giudiziaria non urgente”. L’invito dell’Anm nasce dalla decisione del governo di non prevedere una riduzione dei ritmi dell’attivita’ giudiziaria alla luce della pandemia e di non prevedere piu’ i lavoratori del comparto giustizia tra le priorita’ per le vaccinazioni . Un potere dello Stato che sciopera contro uno degli altri poteri. Problematico e, nel contempo, sfascista, proprio da parte di chi dovrebbe invece garantire solidità allo Stato.A parte le numerose battute che si potrebbero fare del tipo “rallentare la giustizia? E chi se ne accorgerebbe…” …. il problema è più drammatico di quanto potrebbe sembrare, anche in considerazione che a chiunque si chieda sulle priorità vaccinali, tolti sanitari, anziani, forze dell’ordine e scuole, a nessuno verrebbe in mente la giustizia.Per capire, vista la pandemia, è come se i lavoratori dei supermercati (servizio essenziale in pandemia come e forse più della giustizia) facessero le stesse minacce. Anche se all’Anm sono dotti per definizione e al supermercato il contrario, cosa dovrebbe fare l’Autorità esecutiva? Forse per i supermercati manderebbe l’esercito…. Cosa difficile e non auspicabile per la giustizia. Ma questi dell’Anm sono stati espliciti e se dovesse accadere la crisi coinvolgerebbe lo Stato tutto e la nazione (noi utenti dei servizi dello Stato). Per evitare il braccio di ferro l’Esecutivo dovrebbe desistere e vaccinare dal giardiniere del tribunale al più alto togato? Noi ovviamente non abbiamo una risposta. Da sudditi, potremo solo trarne le conseguenze qualunque sia la decisione che venga presa, confermando la sfiducia che già c’è verso lo Stato. In questo caso la responsabilità è dell’Associazione nazionale Magistrati.Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Una pagina molto importante nella storia della giustizia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 marzo 2021

Grazie al Ministro Cartabia si segnerà una pagina molto importante nella storia della giustizia. La direttiva europea sulla massima tutela per l’imputato del 2016 entrerà a pieno titolo nella legislazione nazionale! Un passo avanti sulla strada dello stato di diritto con il riconoscimento sostanziale della presunzione d’innocenza, principio costituzionale contenuto all’interno dell’art. 27 comma 2 : “L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”. Avanti tutta! (n.r. Un aspetto altrettanto importante è il pretendere che l’iter processuale richieda tempi brevi. Non si possono attendere, come oggi accade normalmente, anche più di dieci anni prima che una sentenza diventi definitiva. Questo andazzo provoca, tra l’altro, una sfiducia nei confronti della giustizia facendole perdere credibilità e rispetto. Le ricadute, per altro, non riguardano solo l’ambito giudiziario ma coinvolgono nel suo articolato l’intera società e le istituzioni che le rappresentano dalla politica all’economia, dal sociale all’ordinamento scolastico.)

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Governo. Bonafede, la relazione sullo stato della giustizia e l’abolizione della prescrizione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 gennaio 2021

Dobbiamo evitare che i colpevoli siano agevolati dai tempi lunghi dei processi e quindi siano assolti per decorrenza dei tempi. Così il M5S propose, e il governo Conte 1 (M5S-Lega) approvò, la legge sulla abolizione della prescrizione dopo il primo grado di giudizio.Sarà utile? No. E’ utile solo a soffiare fumo sugli occhi dei creduloni di turno.La prescrizione significa che un reato non è più perseguibile dopo un determinato periodo. Dopo quanto tempo scattava la prescrizione?Vediamo, prendendo ad esempio alcuni reati:
a) Corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio: 15 anni;
b) Rapina: 25 anni;
c) Furto in abitazione: 12 anni;
d) Inquinamento ambientale: 25 anni.
La domanda, che qualsiasi persona di buon senso pone, è la seguente: sono sufficienti 25 anni per svolgere un processo a una persona accusata di rapina? E 12 anni per corruzione e 25 anni per inquinamento ambientale?
La risposta è semplice: sì, sono più che sufficienti e, se in tale periodo non si arriva a sentenza definitiva, significa che c’è un problema che riguarda l’amministrazione giudiziaria.Invece, il governo Conte 1, con l’abolizione della prescrizione, non ha posto limite alla durata di un processo. Insomma, fine processo mai. Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, depositerà una relazione al Parlamento sullo stato della giustizia. Se fosse un ministro della Giustizia dovrebbe annunciare la cancellazione della legge sulla abolizione della prescrizione. Purtroppo, abbiamo un Bonafede e un premier che, subito dopo il crollo del ponte Morandi, aveva dichiarato che non si potevano attendere i tempi della giustizia. Già, ma con l’abolizione della prescrizione i tempi della giustizia li ha dilatati all’infinito. Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Giustizia-lumaca. Funzionamento e affidabilità a livello zero. Prospettive?

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 gennaio 2021

E’ di ieri la sentenza di Cassazione sulla strage di Viareggio: 11 anni di procedimenti, ora torna in Appello. Le informazioni in materia sono abbondanti. Colpisce non che ci sia un reo o meno, ma la prescrizione delle accuse di omicidio colposo. La prescrizione, tipico risultato dei processi-lumaca, è la legittima impossibilità di giudicare. Che è bene ci sia e che (al contrario del ministro di Giustizia) non deve essere merce di scambio per far finta che non esistano i processi-lumaca. Notizie di questi giorni: – dopo 14 anni, per un genitore di Torino (oggi 80enne) accusato di violenza sessuale, il processo è ancora in corso. – a Napoli dopo 31 anni, lo Stato ha risarcito per una trasfusione sbagliata una signora che, 37 anni all’epoca, oggi di anni ne ha 68. 26 anni per la sentenza, 5 anni per costringere lo Stato a pagare. Attualità e due notizie di questi giorni che non ci devono far dimenticare le tante vicende simili non note. E’ questa la giustizia di un Paese civile? Non ci rende affidabili: – per gli amministrati, rei o innocenti o desiderosi di giustizia che siano; – per gli investitori che se finiscono in un giudizio, civile o penale, devono rinunciare, e se non capitolano andare oltre confine. Come mai il capitolo giustizia è stato assente dai discorsi di fine anno del presidente Mattarella, così come è praticamente assente dai “ricoveri” e recuperi di qualche tipo? In questi giorni, 100 anni fa, nasceva Leonardo Sciascia, uno dei massimi denunciatori del sistema giustizia. Quando era in vita – scrittore, politico e deputato – quasi tutti lo emarginavano. Oggi viene decantato anche da chi all’epoca lo denigrava. E’ un fenomeno del passato o un esempio vivo da cui trarre lezione e passare ai fatti? Vincenzo Donvito, presidente Aduc,

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Giustizia: Perseguitati e persecutori

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 gennaio 2021

La giustizia in Italia ha toccato il fondo. I suoi limiti sono sotto gli occhi di tutti. E’ una giustizia che può essere imbrigliata come si vuole se si hanno gli ingredienti giusti e si adottano i suoi difetti per giustificare i propri. L’anomalia è nella lungaggine dei suoi tre gradi di giudizio. Il difetto sta nel legislatore che può cambiare a comando le leggi mentre si celebrano i processi depenalizzando il falso in bilancio, riducendo la prescrizione trasformando il legittimo impedimento in una farsa. Così questa giustizia ante litteram trasforma l’imputato in inquisitore e gli consente di prendersi beffa delle istituzioni trasformando le aule dei tribunali in tribune elettorali e per fare in modo che si proclami vittima e perseguitato. E questa farsa è destinata perpetuarsi perché la vittima-imputato ha da guadagnarci in termini elettorali riscuotendo negli ingenui elettori simpatie e complicità. Siamo noi come cittadini di questo paese che si chiama Italia a doverci vergognare che questa melina continui a rubare le prime pagine della carta stampata e dei media, più in generale, invece di parlare dei problemi reali del paese tra disoccupazione e miseria, ricchezza e povertà. Smettiamola una volta per sempre, diventiamo adulti. (Riccardo Alfonso)

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Scuola: Intesa ministeri Istruzione e Giustizia

Posted by fidest press agency su domenica, 13 dicembre 2020

L’istruzione va portata avanti sempre e comunque. Anche negli istituti di pena. Un importante accordo tra i ministeri dell’Istruzione e della Giustizia, e che potrebbe allargarsi ad “altri soggetti Istituzionali”, è stato parte dalla volontà di dare un’espressione attuativa al decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 76, che ha come protagonisti i “soggetti ristretti nelle strutture penitenziarie italiane e quelli sottoposti a provvedimenti penali non detentivi da parte dell’Autorità giudiziaria minorile”. Le parti coinvolte concordano nell’attuazione di percorsi formativi “certificabili, modulari e flessibili in contenuti e durata, con possibilità di prosecuzione anche dopo l’uscita dal circuito detentivo e finalizzati a favorire il raggiungimento dei titoli di studio previsti dagli ordinamenti vigenti; l’acquisizione ed il recupero di abilità e competenze individuali; lo sviluppo di una politica dell’istruzione integrata con la formazione professionale e supportata dalla collaborazione con le Regioni ed il mondo delle imprese”. La collaborazione intra-ministeriale prevede che le attività si realizzino “attraverso metodi e strumenti innovativi e soluzioni organizzative basate sulla personalizzazione del percorso rieducativo di ciascuno, partendo da un patto formativo individuale”, facendo “particolare attenzione ai soggetti con disturbi dell’apprendimento”, che sia “finalizzato all’acquisizione di competenze da spendere anche per il reinserimento nella vita sociale e lavorativa, e potranno prevedere”. La personalizzazione dei percorsi prevede, laddove necessario, anche “attività di sostegno e accompagnamento attraverso attività di tutoraggio”. La formazione avverrà utilizzando, laddove possibile, le “tecnologie dell’informazione e della comunicazione, sia” realizzando “percorsi di formazione a distanza (FAD)”: l’avvio di forme di didattica a distanza serviranno pure a colmare “il divario digitale dei soggetti in esecuzione pena detentiva e non detentiva, in considerazione del fatto che la conoscenza in campo digitale è ormai indispensabile per ogni tipo di attività lavorativa, di istruzione/formazione, economica ed associativo/relazionale”. L’accordo prevede anche percorsi di formazione e aggiornamento professionale del personale, l’allestimento di laboratori didattici e potenziamento delle biblioteche.

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