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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 175

Posts Tagged ‘giustizia’

Giustizia: Riforma del codice penale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 maggio 2017

corte europea giustizia“Secondo nostra Carta tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge e hanno diritto a un giusto processo la cui durata deve essere ragionevole. Per queste ragioni riscontriamo un tasso di incostituzionalità piuttosto elevato nel provvedimento in discussione che, come tutti i provvedimenti in materia di giustizia posti all’attenzione del Parlamento nel corso di questa legislatura, è il prodotto di spinte ideologiche ancora troppo radicate in certa sinistra”. Lo ha detto l’onorevole di Forza Italia, Gabriella Giammanco, intervenendo nell’Aula di Montecitorio nel corso della discussione generale sul pdl di modifica del codice penale.
Nello specifico l’esponente azzurra ha evidenziato come “riformare due importanti settori come l’ordinamento penitenziario e la disciplina in materia di intercettazioni telefoniche con lo strumento della delega al governo non sembra rappresentare il modus operandi più adatto a procedere. La discrezionalità del governo, in questi casi – ha proseguito -, risulterebbe particolarmente accentuata rispetto all’esigenza di rimodulazione di discipline caratterizzate da un estremo grado di delicatezza e per questo necessiterebbe di ulteriori elaborazioni e riflessioni in un’ottica di maggiore condivisione e collaborazione istituzionale”.Per quanto riguarda le intercettazioni, ha sottolineato Giammanco, “Forza Italia ha proposto un emendamento che risponde alla fondamentale esigenza di garantire la funzione difensiva e quindi conseguente non conoscibilità del contenuto delle comunicazioni fra l’assistito e il proprio difensore, dovendosi pertanto garantire, al di là dei divieti di verbalizzazione e dei rimedi sanzionatori della inutilizzabilità, l’originaria interdizione dell’ascolto e la esclusione di ogni possibile filtro volto alla ricognizione dei relativi contenuti da parte della Polizia Giudiziaria e del Pubblico Ministero. Sotto tale aspetto, ci auguriamo che esso possa essere accolto”.Pertanto, secondo Giammanco “l’Aula dovrebbe riesaminare nuovamente il testo, nell’ottica della più ampia promozione del dibattito parlamentare tra le varie forze politiche. La speranza, insomma – ha concluso – , è non finire travolti da voto di fiducia che chiuderebbe la partita, mettendo fine a qualsiasi dibattito”.

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Giustizia: Lacrime amare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 aprile 2017

tribunale-milanoUn tempo, quando due persone litigavano, una delle due minacciava l’altra dicendo: ti faccio causa. Oggi si dice: fammi causa. Frase alla quale si aggiunge una risatina. E’ la fotografia dello stato della giustizia nel nostro Paese. Alcuni numeri servono per chiarire e spiegare. Ci sono 3.800.000 processi civili, 3.230.000 penali, piu’ un milione contro ignoti. Insomma, più di 8 milioni di procedimenti in corso che intasano i tribunali e che hanno come conseguenza 132.000 processi prescritti dei quali il 60% annullati prima di arrivare al dibattimento. Un’amnistia nascosta! Allungare i termini di prescrizione, come ha fatto di recente una legge approvata dal Parlamento? E’ come curare la polmonite con l’aspirina. Lacrime amare per la giustizia. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Giustizia e intercettazioni: Lacrime sulla defunta civiltà giuridica

Posted by fidest press agency su sabato, 15 aprile 2017

corte europea giustiziaLacrime sulla civiltà giuridica scrive su un quotidiano, Carlo Nordio, ex magistrato, a proposito di giustizia e intercettazioni. La considerazione nasce dal caso delle intercettazioni nelle quali sono coinvolti Tiziano Renzi (il babbo del segretario del PD, Matteo Renzi)), Italo Bocchino (ex deputato) e Alfredo Romeo (imprenditore). Nel verbale di trascrizione di un colloquio telefonico si e’ scambiato un nome per un altro coinvolgendo erroneamente Tiziano Renzi. A tutti i cittadini potrebbe accadere ed è motivo per non stare tranquilli, afferma Nordio, che conclude “se qualcuno non interviene per riformare radicalmente la disciplina delle intercettazioni, tutti noi, se abbiamo ancora lacrime, dobbiamo prepararci a spargerle. Lacrime sulla defunta civiltà giuridica.”
Da oltre un quarto di secoli assistiamo a processi mediatici nei quali il sospetto, l’insinuazione e l’allusione sono gli elementi portanti, sicchè un avviso di garanzia giudiziaria (che è a garanzia dell’indagato) si tramuta in condanna e si allestisce la carretta per la conduzione al patibolo del cittadino, tra le urla dei webeti e dei forcaioli che reclamano la testa del malcapitato di turno: basta leggere i commenti di alcuni siti di giornali per rendersene conto. In un Paese dove la legalità è un optional ed è uso alle sommosse più che alle rivoluzioni (soprattutto quelle di testa), l’affermazione del diritto rimane, comunque, la nostra principale battaglia. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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“E’ tempo di giustizia in Palestina. Le responsabilità dell’Europa”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 marzo 2017

la sapienzaRoma 23 MARZO, Università La Sapienza, Fac. di Mineralogia Aula LUCCHESI h. 15 – 18 All’ incontro interverranno:
– Mahmoud Zawhare, palestinese, coordinamento della resistenza popolare non violenta
– Michel Warshawski, israeliano, Alternative Information Center
– Pierre Galand, da Bruxelles, coordinatore del Tribunale Russell sulla Palestina
Nella successiva tavola rotonda coordinata da Luisa Morgantini interverranno i parlamentari:
– Filippo Fossati, PD
– Marietta Tidei, PD
– Manlio Di Stefano, M5S (da confermare)
– Brando Bonifei, S&D PE (intervento scritto)
– Eleonora Forenza, GUE, PE
Verrà presentata la campagna europea “Justice for Palestine. End European complicity”
Arci, AssopacePalestina, Cultura è Libertà, Ebrei contro l’occupazione, Fiom, Gazzella onlus, Oltre il mare, Rete romana di solidarietà con il popolo palestinese, Rete della Pace, Transform!

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Dopo il polverone giudiziario sulla Consip nulla è cambiato

Posted by fidest press agency su martedì, 7 marzo 2017

pier-carlo-padoanIl presidente dei deputati di Forza Italia, Renato Brunetta, ha presentato un’interrogazione – che sarà discussa domani durante il question time a Montecitorio – al ministro dell’Economia e delle finanze, Pier Carlo Padoan, in merito alla gestione da parte del Mef della vicenda Consip.“Nella vicenda Consip – scrive il capogruppo azzurro alla Camera – diventano centrali le dichiarazioni dell’amministratore delegato, Luigi Marroni, nominato a giugno 2015, sentito dai magistrati come testimone. Marroni ha raccontato di un vero e proprio ‘ricatto’ subito, di pressanti ‘richieste di intervento’ – provenienti da un ‘livello istituzionale altissimo’ – sulle Commissioni di gara per favorire una specifica società, di ‘incontri’ riservati, di ‘aspettative ben precise’ sull’assegnazione di gare d’appalto indette dalla Consip, del valore di centinaia di milioni di euro. Marroni, tuttavia, nonostante si sia dichiarato ‘molto turbato’ dalle pressioni ricevute, non ha né sospeso, né revocato la procedura per l’appalto su cui avrebbe subito ricatti; nei verbali risulta persino che Marroni abbia dichiarato di aver fatto rimuovere le microspie piazzate dai carabinieri del Noe nel suo ufficio, senza rendere alcuna formale segnalazione o denuncia sia delle pressioni, sia delle microspie rimosse, ne’ all’interno della struttura aziendale, ne’ all’autorità giudiziaria.Tali gravi omissioni hanno riguardato anche il Mef, azionista unico di Consip, con ciò determinando precise violazioni di obblighi da Statuto e Codice etico, non essendosi attenuto alla prescrizione che impone di ‘operare nei rapporti con i terzi con imparzialità, trasparenza e correttezza, evitando di instaurare relazioni che siano frutto di sollecitazioni esterne o che possano generare un conflitto di interesse’.
A fronte di tali comportamenti sconcertanti – per i quali già si profilano risvolti di responsabilità sociale dell’amministratore, nonché erariale e per danno all’immagine – nessun intervento è stato adottato dal socio unico di Consip nei confronti degli amministratori interessati, mentre si apprende che il ministro avrebbe già riconfermato la fiducia all’Ad, nonostante questi gli abbia offerto la propria disponibilità a lasciare l’incarico”.Il presidente Brunetta chiede di sapere se Padoan “sia stato informato tempestivamente, a norma di Statuto, delle gravi compromissioni dell’azione amministrativa in corso presso Consip, e in caso contrario, quali iniziative intenda adottare tenuto conto della violazione di espressi obblighi da Statuto e Codice etico, non essendo state fornite al Mef, agli organi societari e agli inquirenti le informazioni sulle pressioni che l’Ad di Consip ha riferito (solo ora) di avere ricevuto, e per quali ragioni il ministro avrebbe rinnovato la fiducia all’Ad, anziché convocare l’assemblea per sollevarlo dall’incarico, sostituire tutto il Consiglio d’amministrazione e adottare i provvedimenti richiesti in tale situazione”.

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Giustizia, magistrati e candidabilità

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 marzo 2017

corte europea giustiziaDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “Le reazioni scomposte del Partito democratico ad un mio legittimo intervento politico in merito al provvedimento in materia di incandidabilità dei magistrati – approvato quasi all’unanimità dal Senato nel marzo 2014, e che giace nelle Commissioni Affari costituzionali e Giustizia alla Camera da oltre due anni e mezzo – è sintomatico dello stato confusionale nel quale versa il Partito democratico, chiaramente, su questo tema, preso ‘con il sorcio in bocca’. In difesa dell’onorevole-magistrato Donatella Ferranti è accorso dapprima un nervosetto e disinformato Ettore Rosato; subito dopo, in batteria, il capogruppo Pd in Commissione Giustizia, Walter Verini, che addirittura afferma che la proposta in oggetto ‘non è mai stata una priorità per Forza Italia’. Immagino che Verini non abbia avuto modo di leggere la mia agenzia, in cui ricordavo le 25 lettere indirizzate alla capigruppo, dove il provvedimento sui magistrati era segnalato come priorità del gruppo che presiedo. Ad ogni modo, se è vero, come dice Verini, che ‘il Pd è pronto ad approvare la norma non appena il provvedimento sarà calendarizzato in Aula’, deve spiegarci come mai, nonostante la presenza del provvedimento nel programma dei lavori d’Aula nei mesi di marzo 2015, maggio 2015, settembre 2015, novembre 2015, settembre 2016, dicembre 2016 e marzo 2017, le Commissioni (a maggioranza Pd) non sono mai state pronte a portare il testo in Assemblea, e l’ultima seduta in cui è stato esaminato il provvedimento risale al 16 dicembre 2015, più di un anno fa.A questo punto mi chiedo: non si può fare una critica al Pd senza sollevare tanto nervosismo? Io sono intervenuto con pura finalità politica, senza demagogia né intenti punitivi, quando ho visto un deputato magistrato, la Ferranti, attaccare un altro magistrato, Emiliano, dello stesso partito in quel modo. Ma, evidentemente, tra i dem ci sono troppe code di paglia pronte a prender fuoco…”.

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Giustizia, Marotta (Ap): “Bene ddl fallimenti, effetti anche su economia”

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 febbraio 2017

giustizia“Dopo oltre dieci anni è stata approvata una riforma organica sulle crisi di impresa, che sicuramente porterà i suoi effetti anche sul piano dell’economia del nostro Paese. Viene quindi modificata l’attuale legge fallimentare, ormai datata, con cui si dà la possibilità al sistema di prevenire l’insolvenza e, allo stesso tempo, viene dato un ruolo attivo all’imprenditore in difficoltà economiche nel caso in cui la crisi non sia esclusivamente dovuta a sue precise responsabilità”. E’ quanto dichiara il capogruppo di Area popolare in commissione Giustizia alla Camera, Nino Marotta, intervenuto in Aula in dichiarazione di voto sulla pdl sulle crisi di impresa.
“L’attuale normativa inoltre crea i presupposti, in maniera determinante, affinché la massa dei creditori possa essere soddisfatta in tempi veloci, con ciò prevenendo possibili crisi di altri imprenditori”.

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Giustizia e inaugurazioni. Prepariamoci al mantra incurabile. E quindi?

Posted by fidest press agency su sabato, 28 gennaio 2017

giustiziaInaugurazione anno giudiziario. Come tutti gli anni. Prima quello nazionale e poi quelli dei distretti delle corti d’Appello. Prepariamoci a leggere di tutto e di piu’ su uno dei poteri del nostro sistema statuale e costituzionale, quello giudiziario. Un potere che dovrebbe essere indipendente e, in quanto tale, fare da bilanciamento e garanzia agli altri due poteri (esecutivo e legislativo)… sulla carta, anche quella con la “C” maiuscola.
Intanto arrivano i primi dati della Cassazione: 107 mila processi civili pendenti, mentre quelli penali sono in leggero calo. Sugli altri dati -Tribunali a vari livelli, Appello- sono cifre da capogiro facilmente reperibili sui siti istituzionali e non solo.
Caratteristica diffusa: la maggior parte dei procedimenti giudiziari che arrivano a conclusione e’ perche’… scatta la prescrizione. Cioe’: nulla di fatto. Tarantella di rito: chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto. E meno male che la prescrizione c’e’, altrimenti saremmo in piena guerra civile.
Un mantra incurabile? Saremo riempiti di dati, numeri, lamentele, dichiarazioni di lotta, con corollario di avvocati e magistrati che parteciperanno e non parteciperanno per significare il proprio disappunto. Ci saranno i magistrati che parleranno dicendo cose che i vari interpreti ci tradurranno come segnale per il potere esecutivo e/o legislativo (alla faccia della divisione dei poteri). Ma il giorno dopo, quasi tutti se ne saranno dimenticati. E quindi continueremo come prima con -caratteristica inamovibile- la schifezza umana e giuridica dello strumento di coercizione di questo potere: le carceri, sovraffollate e scuole del crimine di ogni livello. In buona compagnia col resto del mondo, per carita’, e anche meglio in molti casi…. ma aver “compagni al duol” e’ quello che ci basta e ci consola e ci serve? Ma io, “piccolo” cittadino, “piccolo” utente di questo servizio dello Stato, che devo fare? Quando il vicino di casa mi fa un sopruso o quando un commerciante mi frega o quando lo Stato mi vomita addosso la sua arroganza e inefficienza? Farmi giustizia da me? Non e’ proprio il caso, visto che poi sarebbe un metodo che mi si ritorcerebbe contro. Sopportare? Sono stufo! Prevenire? Sarebbe auspicabile, ma chi mi da’ gli strumenti per farlo, visto che dovrebbe darmeli quello stesso Stato che spesso e’ mia controparte?
Intanto mi posso organizzare per una riduzione del danno. Per fortuna sono in diversi che in questo concerto possono essere un mio punto di riferimento in proposito. Diversi a cui pero’ devo prestare attenzione, perche’ alcuni di questi sono pagati o emanazione diretta proprio delle mie controparti (private o pubbliche che siano), e non e’ il massimo di affidabilita’ e credibilita’.
E quindi? Devo stare sempre sul “chi va la’”, anche per leggere una bolletta della luce. Al momento (…) non siamo in grado di dare altre indicazioni e consigli. Siamo legalitari pur se non istituzionali, e proprio per questo non vogliamo “buttar via il bambino con l’acqua sporca”… sperando che nel frattempo il bimbo non sia gia’ annegato o non sia stato sufficientemente istruito per nuotare dentro quest’acqua. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Giustizia e l’intervento del ministro Orlando

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 gennaio 2017

orlando ministro“Fratelli d’Italia ritiene insoddisfacente l’intervento del ministro Andrea Orlando sull’amministrazione della giustizia, pur avendo nel passato apprezzato alcuni piccoli passi avanti compiuti nel settore organizzativo”. È quanto ha affermato Edmondo Cirielli, deputato di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale, in dichiarazione di voto.
“Dopo cinque anni di governo in cui il Pd di fatto governa – ha aggiunto – lei pensa che in Italia i più deboli non sono sopraffatti dai più forti? Pensa che le vittime dei reati vedono effettivamente puniti i delinquenti e sono sostenute dallo Stato, e nel complesso facendo in modo che ci sia sicurezza? Pensa davvero che ci sia più Giustizia e più sicurezza? È proprio convinto che il diritto civile anche con le riforme messe in campo permetta al più povero di difendersi contro il più ricco?”
“Anche sul tema delle carceri – ha sottolineato – va fatta una riflessione. È evidente che la civiltà di una Nazione si misura dalla tenuta del sistema carcerario. Sappiamo bene qual è la situazione delle nostre carceri. La verità è che non si appostano le risorse finanziarie necessarie. Non si fa nulla per sostenere gli organici e le misure alternative servono soltanto a far uscire i detenuti anticipatamente. Non c’è reale rieducazione e reinserimento nella società”.
“Sull’immigrazione clandestina – ha concluso – si possono prevedere ed accelerare delle procedure per espulsioni. Perché in questi tre anni non lo avete fatto? Ora promettete di fare un sistema amministrativo per velocizzare le espulsioni ma intanto volete cancellare il reato di immigrazione clandestina. È un segnale sbagliato”.

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“Giustizia e carceri secondo papa Francesco”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 gennaio 2017

carcerePatrizio Gonnella e Marco Ruotolo hanno curato il libro, appena uscito, dal titolo “Giustizia e carceri secondo papa Francesco” (edito da Jaca Book, prezzo 14 euro) per commentare il discorso del Santo Padre alla delegazione dell’Associazione Internazionale di Diritto Penale. Fra i vari importanti contributi di persone autorevoli c’è anche quello modesto di un ergastolano, in carcere da un quarto di secolo, condannato e maledetto dalla giustizia ad essere cattivo e colpevole per sempre: il mio. Mentre lo scrivevo, chiuso nella mia cella, immaginavo di parlare con lui. Questo è un dialogo inedito fra il mio cuore e quello di Papa Francesco. E adesso ho pensato, per promuovere questo libro, di renderlo pubblico con la raccomandazione di leggere questo libro e di farlo leggere a tutti quelli che la pensano diversamente da voi. Papa Francesco: Viviamo in tempi nei quali, tanto da alcuni settori della politica come da parte di alcuni mezzi di comunicazione, si incita talvolta alla violenza e alla vendetta, pubblica e privata. Un uomo ombra: Penso di non conoscere a fondo l’amore di Dio, ma conosco bene l’odio degli uomini che mi tengono prigioniero come un animale in gabbia.Papa Francesco: La cautela nell’applicazione della pena dev’essere il principio che regge i sistemi penali, e la piena vigenza e operatività del principio pro homine deve garantire che gli Stati non vengano abilitati, giuridicamente o in via di fatto, a subordinare il rispetto della dignità della persona umana a qualsiasi altra finalità, anche quando si riesca a raggiungere una qualche sorta di utilità sociale.
Un uomo ombra: Il carcere è l’inferno, una terra di nessuno dove spesso sei da solo contro tutti. Un luogo pieno di conflitti, di odio, silenzi, delatori, sofferenza e ingiustizia, ma anche di tanta umanità, forse molto di più di quella che c’è fuori o che un giorno potrai trovare in paradiso. E quando un detenuto si suicida, è un po’ come se morissi anch’io. Molti dicono che togliersi la vita è una scelta sbagliata, ma io non sarò sicuro fin quando non ci proverò. Spesso in carcere ci si toglie la vita solo per smettere di soffrire perché per molti la vita in carcere è peggiore della morte. Papa Francesco, presto, se non l’hanno già fatto, i nostri politici, governanti e le persone con la fedina penale pulita che vanno a messa alla domenica ingannando Dio e se stessi, si dimenticheranno delle tue umane e illuminate parole, del tuo bellissimo intervento, ma non le dimenticheranno mai gli uomini ombra e i detenuti di tutto il mondo.(abstract) (Carmelo Musumeci)

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Torrigiani-Firenze: E ora la ‘giustizia del nulla’

Posted by fidest press agency su martedì, 20 dicembre 2016

buche firenzeSembra quasi un film dell’assurdo, ma e’ la realta’. Dopo il crollo di lungarno Torrigiani a Firenze e l’apertura di un’indagine da parte della Procura, il tutto e’ finito con “nessun colpevole”, con tanto di Autorita’ Idrica” che fa da cantore alla giustizia del nulla. Si’, chiamiamola cosi’: giustizia del nulla. Sono quelle sentenze che prendono in considerazione un avvenimento che ha creato problemi e che, siccome sono un po’ tutti responsabili, e’ bene concludere che responsabile non e’ nessuno. Perche’ per lungarno Torrigiani a Firenze, abbiamo registrato tutto e di piu’, con il Comune in prima linea che aveva minacciato fuoco e fiamme contro i responsabili (presunta Publiacqua, la societa’ con capitale dello stesso Comune che gestisce l’acquedotto, in manifesta situazione di conflitti di interesse, visto che l’organismo che la controlla e’ dello stesso Comune)…. E poi? Plof!! Impossibile la manutenzione della rete idrica cittadina, tenuto conto della vetusta’ dei tubi, e poi lo smottamento del terreno della collina… una sorta di maledizione di un qualche dio che -notoriamente- le amministrazioni e gli addetti ai lavori non sono in grado di prevedere e controllare. No, non stiamo prendendo per i fondelli con una storia fantastica ma stiamo semplicemente registrando sentenza e reazioni di coloro che sono coinvolti. Immaginiamo che a Palazzo Vecchio e all’Anconella, nella sede di Publiacqua, si staranno sfregando le mani mentre si scambiano i regali di Natale che si sono reciprocamene dati coi soldi di noi contribuenti. Si’, lo mettiamo anche noi sul canzonatorio, come reazione umana a tanta canzonatura di chi -con faccia di tolla incredibile- non ha avuto timori nell’esprimere le proprie opinioni su una sorta di istituzionalizzazione del fato, del caso, dell’imprevedibile, della maledizione, e chi piu’ ne ha piu’ ne metta.
E’ come se in ospedale, davanti ad un malato terminale, ci dicessero che lo fanno schiantare perche’ non hanno i soldi per le macchine. Eutanasia? Si’, ma come quello che un tempo era chiamato “divorzio all’italiana”, cioe’ ti ammazzo, non ti faccio scegliere se e come morire. Ok, non avevate previsto, non avete i soldi, non volete rendervi impopolari nel caricare i costi sulle bollette perche’ non volete rinunciare a chissa’ quali andazzi e privilegi senza i quali non fareste il vostro servizio, ma -per carita’- fate atto di umilta’, scusatevi e procedete perche’ cose del genere non accadano piu’. Invece no! Meglio istituzionalizzare le proprie incapacita’, le proprie mancanza di professionalita’, le proprie arroganze, i propri privilegi.
Per scrivere questo non ci sentiamo neanche tanto irriverenti, perche’ irriverenti lo sono lor signori verso tutti noi cittadini nel trattarci come degli idioti che possano credere quello che stanno dicendo, e sui cui modelleranno le loro politiche amministrative.
Ecco, anche questa e’ Firenze. Leggete e fatene tesoro, amministratori di altre citta’. Da oggi avete degli spunti meravigliosi di buon diritto, quello dei forti e degli arroganti. Chiediamo scusa a tutti, ma noi siamo rimasti al 2+2=4, siamo persone semplici e abbiamo intenzione di continuare ad esserlo. Di fronte a chi stravolge le logiche del senso semplice delle frasi e dei concetti e dell’amministrazione, ci sentiamo indignati, ed altrettanta indignazione speriamo di infondere a tutti coloro che -danneggiati o meno nel caso specifico di lungarno Torrigiani- invitiamo ad un largo e rumoroso sdegno, con la giustizia (ammesso che funzioni), con i comportamenti civici e umani. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Giustizia Roma e Milano: Mantenere la posizione

Posted by fidest press agency su sabato, 17 dicembre 2016

giuseppe-salavirginia raggiDue notizie bomba arrivano da Roma e Milano, la Capitale d’Italia e la Capitale morale. A Roma è stato arrestato Raffaele Marra, uno dei piu’ stretti collaboratori della sindaca penta stellata Virginia Raggi, a Milano ha avuto un avviso di garanzia il sindaco Giuseppe Sala, che si e’ autosospeso. Ora, ogni parte politica tirera’ l’acqua al proprio mulino, in particolare gli esponenti dei due maggiori partiti (parti politiche) PD e Movimento5stelle. Si dira’ che le responsabilita’ sono oggettive (politiche), altri diranno che sono soggettive, qualcuno gridera’ al complotto, altri chiederanno le dimissioni, ecc. Nessuno rivendica un pilastro fondamentale della nostra convivenza, vale a dire il diritto, cioe’ l’insieme delle norme che ci siamo dati e che hanno come punto di riferimento la Costituzione (confermata con una netta maggioranza nel referendum del 4 dicembre scorso). All’art. 27, la nostra Costituzione sancisce che un cittadino non e’ considerato colpevole fino a sentenza definitiva. Di conseguenza, qualsiasi cittadino, indagato o imputato, e’ innocente fino a prova del contrario. E’ questa la “postazione” da mantenere. Fino all’ultimo.
Se questa fosse stata la posizione delle forze politiche, partiti o movimenti, oggi non assisteremmo alle tristi, scontate ed interessate rappresentazioni. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Giustizia: al via la svolta digitale

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 dicembre 2016

giustizia europeaRoma martedì 6 dicembre, a Roma, con inizio alle ore 15, presso la Biblioteca della Camera dei deputati (Sala del Refettorio) in via del Seminario 76 convegno su “Il complesso sistema della giustizia digitale e il nuovo codice dell’amministrazione digitale (CAD)”.
L’incontro, promosso dall’associazione Italian Digital Revolution in collaborazione con la fondazione “I Sud del mondo” onlus e con il patrocinio di Formez PA, Consiglio nazionale forense e Agenzia per l’Italia Digitale, rappresenta il terzo appuntamento annuale dell’AIDR e si propone di analizzare un’altra pagina della rivoluzione tecnologica in corso aprendo un dialogo tra diversi attori della informatizzazione della giustizia civile e penale. Una riflessione tra gli operatori del diritto, magistrati, avvocati e altri su un tema di grande attualità, volta ad arricchire il dibattito e ad evidenziare prerogative e soluzioni affinché vi sia un effettivo sostegno dell’innovazione nel sistema giudiziario. E in questo delicato contesto, che ha bisogno anzitutto di azioni comuni, emerge l’esigenza di trovare una sinergia multidisciplinare che porti non solo alla tanto agognata dematerializzazione ma anche al superamento delle perplessità manifestate più volte da alcuni giuristi.
Il convegno, moderato dal giornalista Arturo Diaconale, componente del consiglio di amministrazione della Rai, sarà aperto dai saluti dell’assessore per la Roma Semplice, Flavia Marzano, e del presidente di Italian Digital Revolution, Mauro Nicastri. Previsti gli interventi di Ileana Fedele, magistrato di Cassazione; Alberto Liguori, procuratore capo della Repubblica di Terni; Pasquale Liccardo, direttore generale dei sistemi informativi del ministero della Giustizia; Luigi Consoli, segretario generale del Tar del Lazio; degli avvocati Sergio Alberto Codella (giuslavorista), Francesco Orsomarso (civilista) e Alberto Tucci (penalista); di Simone Rossi, esperto in organizzazione giudiziaria di Agenda Digitale Giustizia e dei parlamentari Nunzia De Girolamo (FI), Sebastiano Barbanti (PD), Mattia Fantinati (M5S), Giuseppe Galati (ALA) e Gianpiero D’Alia (AP). Chiuderà i lavori il sottosegretario alla Giustizia Federica Chiavaroli.

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La giustizia non è un costo ma una risorsa

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 ottobre 2016

corte europea giustizia“Condivido le parole di Piercamillo Davigo, presidente dell’Anm: la giustizia non è un costo, ma una risorsa. Purtroppo, però, Renzi e il ministro Orlando, preoccupati di liberare delinquenti con gli svuotacarceri e impegnati in finte riforme sempre a costo zero, non sembrano rendersene conto e continuano a non mettere un euro per il settore”. È quanto dichiara Edmondo Cirielli, deputato di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale, responsabile del Dipartimento Giustizia del partito.
“Il bando per mille cancellieri è evidentemente insufficiente – aggiunge – e ormai si va verso una paralisi dell’intera macchina giudiziaria. Renzi e Orlando si sveglino, ricevano l’Anm e comincino ad investire. Altrimenti davvero al mattino si farà fatica ad aprire gli uffici giudiziari, con conseguenze facili da immaginare”.

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“Politica dica no a dittatura avvisi di garanzia”

Posted by fidest press agency su sabato, 17 settembre 2016

tribunale“Condividiamo totalmente le parole del procuratore generale di Roma Salvi il quale, in una intervista odierna, ha ravvisato la necessità che la politica si liberi ‘dalla dittatura degli avvisi di garanzia’. Un intervento che sicuramente contribuirà a far scendere la tensione tra politica e magistratura ed evitare la tentazione di alcuni magistrati di occupare gli spazi lasciati vuoti per la debolezza della politica. La distinzione di fondo deve essere tra contestazioni e fatti che hanno una rilevanza politica nell’attività posta in essere da chi amministra la cosa pubblica e comportamenti che non hanno alcuna rilevanza sul piano dell’attività pubblica. In buona sostanza, il cosiddetto avviso di garanzia in sé e per sé non può rappresentare, senza accurate indagini sui capi di accusa, la morte politica di un amministratore”. E’ quanto dichiara il deputato di Area popolare Gianni Sammarco.

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La giustizia italiana alle corde

Posted by fidest press agency su domenica, 10 luglio 2016

corte europea giustiziaE’ oramai sotto gli occhi di tutti la sempre maggior influenza che il diritto comunitario e sovranazionale esercita nel nostro ordinamento. Anche il microcosmo del diritto penale, che fino a poco tempo fa sembrava immune da influenze “esterne”, deve fare i conti con le norme dei trattati internazionali e con l’interpretazione che ne danno le corti europee. Nel bene e nel male. Tra i casi più eclatanti degli ultimi tempi vi è quello della sentenza Taricco, con cui la Corte di Giustizia Europea ha giudicato incompatibile con gli obblighi europei di tutela penale la disciplina italiana della prescrizione, imponendo ai giudici di disapplicarla per alcune specifiche fattispecie di reato (gravi frodi in materia di Iva) e facendo così vacillare secolari certezze della penalistica italiana. A bacchettare lo Stato italiano sulla prescrizione era già intervenuta – questa volta, però, dalla parte della vittima del reato e con effetti meno dirompenti
perché limitati ad una condanna pecuniaria allo Stato inadempiente – la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo, che aveva condannato l’Italia per avere lasciato prescrivere i delitti commessi dai responsabili delle nostre forze dell’ordine in occasione dei fatti della scuola Diaz in occasione del G8 di Genova del 2001.
Del resto non vi è da stupirsi. La giustizia italiana tutta, non soltanto penale, sembra vegetare in uno stato di perenne imbambolamento, incapace di reagire alle macroscopiche inefficienze che le affliggono e che finiscono per riverberarsi, come sempre accade, sull’utente del servizio, che sia vittima o imputato.
Ben vengano, dunque, tutte quelle “aperture” verso la normativa sovranazionale che portano ad aumentare le garanzie del cittadino, come la recente pronuncia n. 27620 della Sezioni Unite della Cassazione che ha imposto dei paletti alla reformatio in peius (il ribaltamento di un’assoluzione) in appello, facendo leva su una corretta applicazione dei principi contenuti nella Convenzione europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, che costituiscono parametro interpretativo delle norme processuali interne, ed, in particolare dell’art. 6, par. 3, lett. d), relativo al diritto dell’imputato di esaminare o fare esaminare i testimoni a carico e ottenere la convocazione e l’esame dei testimoni a discarico.
I giudici di legittimità hanno infatti stabilito che il giudice di appello non può condannare l’imputato precedentemente assolto sulla base di una diversa valutazione di testimonianze ritenute decisive, se non procede a riassumere tali testimonianze davanti a sé. Questo perché, in un processo improntato ai principi di oralità, immediatezza e contraddittorio, non può dirsi rispettato il canone di giudizio “al di là di ogni ragionevole dubbio” se il giudice di appello, nel condannare l’imputato, omette di risentire direttamente il testimone decisivo, perché la percezione diretta della prova dichiarativa è insostituibile ed è il presupposto di una valutazione della prova che possa dirsi logica, razionale e completa e che, solo così, può fondare una sentenza di condanna.
(Adriano Saldarelli, legale Aduc)

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Riforma della prescrizione: i processi si allungheranno?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 maggio 2016

corte europea giustiziaPochi mesi fa è approdato al Senato un disegno di legge in cui è contenuta la riforma della prescrizione penale.Il tema è stato oggetto di numerosi dibattiti che si sono susseguiti da dieci anni a questa parte.L’ultima riforma strutturale in materia, attuata con la legge ex-Cirielli, fu al centro di dure polemiche poiché tacciata di essere una legge scritta nell’interesse di pochi, ma che avrebbe avuto ricadute in molti processi.Da un punto di vista non politico, ma tecnico, non mancarono apprezzamenti per una norma che, fatte salve alcune ipotesi come la recidiva, semplificava di molto la applicazione in concreto dell’istituto.
Oggi, per ragioni del tutto differenti, il dibattito è nuovamente aperto e molto vivo.D’altra parte ci sarebbe da stupirsi del contrario, visto che la prescrizione riflette molteplici interessi: quello della collettività alla conclusione del processo penale prima che l’utilità repressiva cada nell’oblio e quello dell’imputato ad ottenere una decisione prima che invecchi nel patimento dell’attesa dell’esito del processo.La vituperata prescrizione garantisce, a ben vedere, che la durata estenuante del processo penale non diventi di per sé una pena, dovendosi ritenere che ogni persona sia innocente fino alla condanna definitiva, ancorché accusata di gravi delitti.In ogni caso, non si deve mai incorrere nell’errore di ritenere che la durata del processo debba coincidere con quella della prescrizione del reato: quest’ultima deve rappresentare unicamente il termine oltre il quale non si può andare.
Rischiando di semplificare eccessivamente si segnala che la normativa della prescrizione penale prevede che l’imputato debba essere prosciolto laddove non si riesca a celebrare il processo entro un termine pari alla pena massima prevista per il reato per cui si procede.Così, se si procede, ad esempio, per violenza sessuale, il processo dovrà essere celebrato entro dieci anni dal fatto.
Se invece si procede per delitti meno gravi, la cui pena massima è inferiore a sei anni di reclusione, la prescrizione non potrà essere comunque inferiore a sei anni.Se non si procede per un delitto, ma per una contravvenzione, il tempo perché maturi la prescrizione è di quattro anni.Sono poi previsti degli atti che interrompono la prescrizione fra i quali la richiesta di rinvio a giudizio. Nel caso di interruzione del termine necessario per prescrivere, questo inizierà a decorrere nuovamente, ma è previsto comunque un tetto massimo pari al normale tempo necessario a prescrivere, con l’aggiunta di un quarto dello stesso termine.
Così, ad esempio, il termine per prescrivere il reato di violenza sessuale, dopo l’interruzione, diventerà di dodici anni e mezzo, mentre il termine per i reati meno gravi di cui si è detto, sarà di sette anni e mezzo per i delitti e di cinque anni per le contravvenzioni.Sono anche previsti dei casi in cui il decorso della prescrizione viene sospeso, come nella ipotesi in cui l’imputato, o un suo difensore, faccia valere un legittimo impedimento (si pensi al classico esempio della malattia che impedisce la partecipazione al processo).In questi casi il decorso del termine della prescrizione è sospeso e inizia a decorrere nuovamente dal momento in cui cessa l’impedimento (tornando al nostro esempio, dal momento in cui l’imputato è nuovamente in uno stato di salute tale da consentirgli di partecipare al processo).La riforma andrebbe a toccare proprio la norma che disciplina i casi di sospensione con la finalità di garantire la ragionevole durata del processo ed al contempo tutelare l’imputato dall’esposizione al procedimento penale senza un limite ragionevole (come risulta dalla analisi tecnico-normativa del DL n. 2798).Sostanzialmente, per garantire la ragionevole durata del processo, tutelata per espressa previsione dalla nostra Costituzione, il legislatore intende, fra le altrecose, aumentare i tempi di prescrizione prevedendo dei nuovi casi di sospensione.Sono previsti, in automatico, due anni di sospensione del termine necessario a prescrivere il reato dopo la sentenza di condanna emessa in primo grado ed un ulteriore anno di sospensione dopo il secondo grado.Con questa modifica vi sarebbe dunque un aumento complessivo di tre anni del termine prescrittivo in tutti i casi, a prescindere dalla gravità dei fatti per cui si procede, se la prescrizione non sia maturata nella fase delle indagini preliminari, dell’udienza preliminare e del primo grado.Pare veramente difficile capire il senso logico di una riforma che, ponendosi l’obiettivo di ridurre i tempi del processo, allunga il termine finale entro cui questo deve essere celebrato, senza contestualmente individuare, isolare e risolvere i veri problemi fisiologici del processo che ne determinano la lunga durata.Peraltro il Ministero di Giustizia (www.giustizia.it) ha nella sua disponibilità le statistiche dei procedimenti finiti con la prescrizione: il 55% di questi è finito nel nulla già nella fase delle indagini e solo nel 16% dei casi la prescrizione è maturata dopo il primo grado (dati relativi al 2013). Non viene poi considerato l’altissimo numero di sentenze di riforma che intervengono grazie alle Corti di Appello: ancora una volta si deve ricordare che l’imputato, anche se condannato in primo grado, deve essere considerato innocente fino alla sentenza definitiva (si pensi che solo la Corte di Appello di Roma, in un anno, ha ribaltato la sentenza di condanna in primo grado in 292 casi, assolvendo gli imputati. L’aumento dei termini di prescrizione rischia di trasformare questo istituto in uno strumento che allontana ancora di più nel tempo l’esito del dibattimento, finendo per lasciare all’oblio, non il disvalore del fatto, ma la sentenza definitiva. (Fabio Clauser, legale, consulente Aduc)

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Giustizia e incompatibilità magistrati

Posted by fidest press agency su martedì, 10 maggio 2016

tribunale“Con riferimento al dibattito di questi giorni sulla libertà dei magistrati di poter esprimere le proprie idee anche con posizioni politiche, vorrei ricordare quanto stabilito dalla Corte Costituzionale poco tempo fa. Anche se legata al trattamento economico, tale decisione deve avere una interpretazione estensiva. Infatti la Corte ha deciso che, per la loro particolare posizione, i magistrati non devono essere costretti a negoziare con il governo. Ma proprio per questo (non gruppo di pressione a difesa dei loro interessi) essi devono astenersi da rapporti che possano stabilire legami, o dare il segno esterno di legami in conflitto con la loro funzione imparziale ed indipendente. Perciò ci auguriamo che il Consiglio Superiore della Magistratura voglia affrontare il problema e definirlo in maniera chiara ed inequivocabile, fissando regole precise sulla partecipazione, in generale, dei magistrati alla vita pubblica; sui conflitti di interesse, sulle incompatibilità, sugli obblighi ad astenersi, sulle incandidabilità, sugli incarichi esterni. Solo alla luce di tale normativa, da attuarsi nel minor tempo possibile, potremo rendere un servizio alla magistratura ed ai cittadini e fare in modo che l’alta funzione imparziale del magistrato, sia veramente inattaccabile.” Lo dichiara in una nota il Capogruppo di Area popolare (Ncd-Udc) in Commissione Giustizia, Nino Marotta.

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Giustizia e procedure europee. Giudici pace violano diritti cittadini

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 aprile 2016

giustiziaMolti giudici di pace italiani ignorano l’esistenza del procedimento europeo per le controversie transfrontaliere sotto ai 2.000 euro, previsto dal Regolamento UE 861/2007. Celere e agevole per il cittadino che può effettuarlo senza assistenza legale, richiede la sola compilazione di moduli standard da inviare con raccomandata al giudice di pace italiano, che poi dovrebbe farsi carico di ogni ulteriore adempimento. Senza questo Regolamento, se si volesse ad esempio fare causa ad una compagnia aerea come Ryanair perché ci ha cancellato un volo, ci dovremmo rivolgere al giudice irlandese, magari avvalendosi di un legale irlandese.
Perché si diffondesse questo nuovo strumento di giustizia europea, il Regolamento impone anche l’obbligo agli Stati di informarne il cittadino e fornire ausilio alla compilazione dei moduli previsti.
A distanza di sette anni dall’entrata in vigore del Regolamento, la sua applicazione in Italia è ancora una chimera. Ci sono giunte numerose segnalazioni di cittadini che si sono rivolti al giudice di pace, ricevendo un secco: vai dall’avvocato, o peggio ancora, non ne sappiamo nulla ecc…Del resto, la situazione informativa sui siti istituzionali del Ministero di Giustizia e sui siti dei Giudici di Pace è eloquente: il procedimento non appare mai, neppure mediante il link ai siti istituzionali europei. I moduli non sono messi a disposizione dell’utenza né tanto meno vi è alcun aiuto alla compilazione.
Le nostre richieste di intervento al Ministero giustizia sono state ad oggi ignorate, con la conseguenza che prima o poi l’Italia sarà soggetta all’ennesima sanzione per infrazione del diritto europeo.
Anche il Giudice di Pace di Firenze non rispettava il Regolamento, pur essendo tra i pochi Uffici italiani ad averne dato una quantomeno parziale e tempestiva attuazione. Fino ad oggi, infatti, i giudici fiorentini imponevano al cittadino di effettuare le notifiche alla controparte, peraltro non indicandone le necessarie modalità e tempistiche di legge ed esponendolo quindi al rischio di perdere la causa. Su segnalazione dell’Aduc, il coordinatore dei giudici di pace di Firenze, dott.sa Manila Peccantini, ci ha comunicato che da qui in avanti l’ufficio fiorentino applicherà a pieno la normativa europea. Da oggi, almeno per chi si rivolgera’ ai giudici fiorentini, sarà più semplice e rapido ottenere giustizia.
Chiediamo nuovamente al Ministro Orlando di voler intervenire affinché tutti i giudici di pace italiani seguano l’esempio fiorentino e comincino così a rispettare la legge italiana e il diritto europeo, oltre che i diritti dei suoi cittadini. (fonte Aduc)

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“Misericordia è giustizia”

Posted by fidest press agency su sabato, 23 aprile 2016

lateranenseRoma mercoledì 27 aprile, ore 9 – 13.30 Aula Pio IX – Pontificia Università Lateranense Piazza San Giovanni in Laterano, 4 convegno promosso dalla Caritas di Roma e dalla Pontificia Università Lateranense – Area Internazionale di Ricerca ‘Caritas in Veritate’. Il seminario ha l’obiettivo di approfondire il divario tra le fasce sociali e quanto tale situazione renda sempre meno accessibili le forme di tutela dei diritti delle persone meno abbienti.
La crisi economica e la costante erosione di forme di sostegno al reddito delle famiglie negli ultimi anni hanno seriamente minato alcuni diritti dei cittadini, tra questi – come evidenzia la realtà dei Tribunali in Italia – vi è la tutela in sede giudiziaria.
Caposaldo di questa riflessione è la situazione dell’istituto del Gratuito Patrocinio, provocati dal titolo “Misericordia è Giustizia”.
All’incontro interverranno: Flavio Felice, docente della Pontificia Università Lateranense; Francesco Marsico, responsabile Area nazionale di Caritas Italiana; Gianni Ballarani, docente della Pontificia Università Lateranense; Raffaele Piccirillo, direttore Generale della Giustizia Penale presso la Direzione Generale della Giustizia Penale del Dipartimento per gli Affari di Giustizia del Ministero della Giustizia; Mario Scialla, Consiglio dell’Ordine degli Avvocati; monsignor Enrico Feroci, direttore Caritas di Roma, i volontari del Nucleo Assistenza Legale della Caritas (NALC), il vescovo Enrico Dal Covolo, Rettore Magnifico dell’Università Lateranense.

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