Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 106

Posts Tagged ‘giustizia’

Riformare la giustizia per avere giustizia

Posted by fidest press agency su domenica, 9 febbraio 2020

<<“Per troppi decenni, persone oneste di questo Paese hanno ingoiato il boccone amaro della prescrizione, simbolo di uno Stato che si rassegna rispetto alla propria incapacità di dare una risposta di giustizia in tempi celeri garantendo i diritti di tutte le parti”. Sono parole di Alfonso Bonafede, che condivido, e che rappresentano anche uno stato d’animo. C’è chi vuole ridurre tutto alla “prescrizione”, alimentando uno scontro continuo all’interno della maggioranza, ma il tema non è questo. Il tema è la riforma della Giustizia a 360 gradi, su cui il Ministro sta lavorando intensamente e seriamente e su cui, anche in termini di risorse, come Governo siamo intervenuti e continueremo ad intervenire. Semplificazione, digitalizzazione, nuovo personale, riforma dei processi civili e penali. Lo Stato non si può arrendere, lo Stato deve garantire una giustizia giusta, in tempi certi. A questo continueremo a lavorare, con Alfonso, per portare risultati ai cittadini. Non sterili polemiche e tanto meno alibi>>.Così il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, su Facebook.

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Lodi, USB: no alle lacrime di coccodrillo, ferrovieri e utenti hanno diritto a sicurezza e giustizia

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 febbraio 2020

È dell’alba di stamane la sconvolgente notizia dell’incidente ferroviario occorso a un treno Frecciarossa sulla linea Alta Velocità nei pressi di Lodi, che è costato la vita ai due macchinisti e ha provocato decine di feriti tra i passeggeri. Sulla linea teatro dell’incidente si erano svolte attività di manutenzione durante la notte.Questo drammatico incidente si aggiunge alla sequela impressionante di incidenti che hanno funestato le attività ferroviarie negli ultimi mesi.È inaccettabile che queste cose accadano e continuino ad accadere nella più grande azienda italiana e nella più grande infrastruttura dell’intero Paese.Proprio per questo motivo, non bastano più le lacrime di coccodrillo e le parole di circostanza che vengono spese in occasioni del genere.USB da anni è protagonista di denunce, in tutte le sedi interessate, sulle condizioni della manutenzione della linea ferroviaria, sull’impiego esasperato del personale, sul depotenziamento degli enti preposti al controllo (ANSF) e sulla politica sempre più spudorata di appalti e subappalti nelle lavorazioni sensibili.Su queste iniziative abbiamo pagato prezzi di contestazioni disciplinari, denunce, discriminazioni e sanzioni pesantissime comminate a lavoratori e delegati sindacali da parte del Gruppo FSI.Per questo motivo, aspettiamo di avere un quadro più chiaro sulle dinamiche relative all’incidente dalle istituzioni interessate, dalle quali pretendiamo un’immediata convocazione, per una valutazione più completa e per intraprendere le adeguate iniziative a tutela di tutti i ferrovieri, avviando fin da subito le mobilitazioni dei lavoratori.
USB tutto esprime le proprie condoglianze e la propria vicinanza alle famiglie dei macchinisti morti e dei passeggeri feriti e all’intera categoria, ma ritiene che tutti i ferrovieri e tutti gli utenti abbiano diritto alla sicurezza, alla giustizia e che si faccia la chiarezza necessaria.Noi vogliamo un trasporto sicuro e che si fermi la deriva pericolosissima spinta dalla liberalizzazione, dalla privatizzazione e dal profitto.

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Giustizia: Cirielli contro Bonafede

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 gennaio 2020

“E’ sconcertante che il ministro Bonafede voglia continuare a mantenere l’impunità per i politici che hanno riportato condanne, seppur non definitive, per il reato di tentata concussione”. Così il Questore della Camera Edmondo Cirielli (FdI) commenta la risposta ricevuta dal sottosegretario all’Interno, Achille Variati, all’interrogazione da lui inviata, nei mesi scorsi, ai Ministeri di Giustizia e Interno per richiedere una modifica alla disciplina attualmente in vigore, in materia di sospensione delle cariche elettive per gli amministratori locali. L’esponente del Governo Pd-M5S, infatti, conferma che “il Ministero della Giustizia ha comunicato che, allo stato, non sono allo studio iniziative legislative volte alla modifica della normativa vigente”. Per il parlamentare di FdI “non è accettabile che tale sospensione (prevista dall’art.11 del decreto legislativo n.235 del 2012 e come sancito anche dalla Corte di Cassazione sulla base di sentenze antecedenti alla Legge Severino) non venga applicata nell’ipotesi per il grave reato di tentata concussione. Si tratta – denuncia Cirielli – di un grave vulnus in quanto la commissione di un reato tentato, soprattutto nel caso della tentata concussione, compromette l’imparzialità e la credibilità della P.A ed esprime un’elevata carica delinquenziale. Tale normativa giuridica, dunque, potrebbe continuare ad essere troppo favorevole a quei politici e amministratori corrotti e infedeli al buon andamento della P.A. Sarebbe opportuno che il ministro Bonafede, che in parlamento e sui giornali si vanta di essere il paladino della giustizia e della lotta alla corruzione, intervenga urgentemente sotto il profilo legislativo per estendere la sospensione delle cariche elettive anche ai casi riguardanti i più gravi delitti tentati contro la P.A. Altrimenti si corre il rischio di favorire chi, ad esempio, come l’attuale sindaco di Sarno Giuseppe Canfora, continua ad amministrare la sua città nonostante, lo scorso 27 settembre, sia stato condannato, in primo grado, a due anni di reclusione dalla prima sezione penale del tribunale di Salerno, per tentata concussione ai danni dell’ex presidente del Consorzio Asi. Guarda caso – conclude Cirielli – il primo cittadino è un esponente del Pd, alleato di governo di Bonafede e del M5S, che probabilmente saranno anche futuri alleati alle prossime regionali in Campania”.

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Giustizia: a Roma iniziativa su esecuzione penale esterna

Posted by fidest press agency su sabato, 25 gennaio 2020

Roma. ‘Fuori a metà – L’altra pena, fuori dalle mura’. La Funzione Pubblica Cgil promuove per mercoledì 29 gennaio a Roma presso la sede della Cgil nazionale in corso d’Italia 25 dalle ore 9.30 un appuntamento per mettere al centro il rilancio dell’esecuzione penale esterna, alla presenza, tra gli altri, del sottosegretario alla Giustizia, Andrea Giorgis, del segretario generale della Fp Cgil, Serena Sorrentino, e del segretario confederale della Cgil, Giuseppe Massafra.A introdurre i lavori della giornata, il segretario nazionale della Fp Cgil, Florindo Oliverio. Seguiranno gli interventi di Sonia Baldetti (Assistente sociale), Lucia Castellano (Dirigente generale esecuzione penale esterna), Gianmario Gazzi (Presidente del Consiglio nazionale dell’ordine degli assistenti sociali), Giuseppe Massafra (Segretario confederale Cgil), Giuseppe Merola (Poliziotto Penitenziario), Marco Patarnello (Magistrato di sorveglianza), Teresa Saetta (Assistente sociale), Gemma Tuccillo (Capo dipartimento per la giustizia minorile e di comunità). Ci saranno poi i saluti istituzionali del sottosegretario alla Giustizia, Andrea Giorgis, e la conclusione dei lavori affidata al segretario generale della Funzione Pubblica Cgil, Serena Sorrentino

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Carceri e riforma complessiva giustizia

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 gennaio 2020

“Meno carcere e più giustizia: il superamento definitivo delle criticità riscontrate dal Consiglio d’Europa nelle strutture di detenzione richiede una riforma complessiva del sistema giustizia, a partire dalla depenalizzazione dei reati minori e dalla revisione dei meccanismi di custodia preventiva, provvedimenti che inciderebbero in modo decisivo sul sovraffollamento cronico degli istituti” dichiarano Massimiliano Iervolino e Giulia Crivellini, Segretario e Tesoriera di Radicali Italiani.“Solo nell’ultimo mese i Radicali sul territorio hanno visitato le strutture di detenzione di San Vittore, Secondigliano, Poggioreale: troppe volte abbiamo rilevato inadeguate condizioni di detenzione per gli ospiti e di lavoro per la polizia penitenziaria, novità. Da anni attendiamo invano un intervento davvero risolutivo, che non può non passare per una riforma a tutto tondo della giustizia. La credibilità di uno Stato si basa sul rispetto della legalità e sulla capacità di garantire la dignità di ogni persona: i problemi che affliggono il sistema di detenzione italiano non possono più essere ignorati”.

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Giustizia: Perseguitati e persecutori

Posted by fidest press agency su martedì, 14 gennaio 2020

La giustizia in Italia ha toccato il fondo. I suoi limiti sono sotto gli occhi di tutti. E’ una giustizia che può essere imbrigliata come si vuole se si hanno gli ingredienti giusti e si adottano i suoi difetti per giustificare i propri. La mancanza è dei processi lunghi. L’anomalia è nei suoi tre gradi di giudizio. Il difetto sta nel legislatore che può cambiare a comando le leggi mentre si celebrano i processi depenalizzando il falso in bilancio, riducendo la prescrizione trasformando il legittimo impedimento in una farsa. Così questa giustizia ante litteram trasforma l’imputato in inquisitore e gli consente di prendersi beffa delle istituzioni trasformando le aule dei tribunali in tribune elettorali e per fare in modo che si proclami vittima e perseguitato. Ora che i processi “rischiano” di arrivare al loro naturale epilogo si trovano mille stratagemmi per umiliare non i giudici e i pubblici ministeri ma il sistema nel suo complesso. E questa farsa è destinata perpetuarsi perché la vittima-imputato ha da guadagnarci in termini elettorali riscuotendo negli ingenui elettori simpatie e complicità. Siamo noi come cittadini di questo paese che si chiama Italia a doverci vergognare che questa melina continui a rubare le prime pagine della carta stampata e dei media, più in generale, invece di parlare dei problemi reali del paese tra disoccupazione e miseria, ricchezza e povertà. Smettiamola una volta per sempre, diventiamo adulti. (Riccardo Alfonso)

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Giustizia: Perseguitati e persecutori

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 dicembre 2019

La giustizia in Italia ha toccato il fondo. I suoi limiti sono sotto gli occhi di tutti. E’ una giustizia che può essere imbrigliata come si vuole se si hanno gli ingredienti giusti e si adottano i suoi difetti per giustificare i propri. La mancanza è dei processi lunghi. L’anomalia è nei suoi tre gradi di giudizio. Il difetto sta nel legislatore che può cambiare a comando le leggi mentre si celebrano i processi depenalizzando il falso in bilancio, riducendo la prescrizione trasformando il legittimo impedimento in una farsa. Così questa giustizia ante litteram trasforma l’imputato in inquisitore e gli consente di prendersi beffa delle istituzioni trasformando le aule dei tribunali in tribune elettorali e per fare in modo che si proclami vittima e perseguitato. Ora che i processi “rischiano” di arrivare al loro naturale epilogo si trovano mille stratagemmi per umiliare non i giudici e i pubblici ministeri ma il sistema nel suo complesso. E questa farsa è destinata perpetuarsi perché la vittima-imputato ha da guadagnarci in termini elettorali riscuotendo negli ingenui elettori simpatie e complicità. Siamo noi come cittadini di questo paese che si chiama Italia a doverci vergognare che questa melina continui a rubare le prime pagine della carta stampata e dei media, più in generale, invece di parlare dei problemi reali del paese tra disoccupazione e miseria, ricchezza e povertà. Smettiamola una volta per sempre, diventiamo adulti. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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Difficile ottenere giustizia in Pakistan

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 dicembre 2019

«Non è che io non abbia paura per la mia vita, ma considero assistere i cristiani perseguitati come una missione ed un servizio reso a Dio e alla mia Chiesa. E non saranno delle minacce a fermarmi». Così dichiara ad Aiuto alla Chiesa che Soffre Tabassum Yousaf, avvocato dell’Alta Corte del Sindh, la provincia pachistana che ha come capoluogo Karachi. La giovane avvocatessa cattolica pachistana, 38 anni e madre di due figli, difende i genitori di Huma Younus, 14enne cristiana rapita e costretta a convertirsi all’Islam e a sposare il proprio aguzzino. Recentemente, il sequestratore di Huma, Abdul Jabbar, ha minacciato i genitori della ragazza e l’avvocato di accusarli di blasfemia. «Non è raro che ciò avvenga – spiega la Yousaf, che ha già seguito molti altri casi di conversioni e matrimoni forzati – Gli aggressori musulmani spesso minacciano genitori e avvocati, servendosi della legge anti-blasfemia. Dicono: “se non smettete di cercare vostra figlia, strappiamo delle pagine del Corano, le mettiamo davanti casa vostra e diciamo che avete profanato il libro sacro”».
Difficile ottenere giustizia in Pakistan, se si appartiene ad una minoranza religiosa. «Molti cristiani non sanno di avere dei diritti al pari dei musulmani. La povertà e la mancanza di educazione dei nostri fratelli nella fede permette ai fondamentalisti islamici di abusare dei loro poteri sociali, politici, economici e religiosi per perseguitare i cristiani. E la magistratura subisce una forte pressione da parte dei partiti politici, i quali non assicurano alle minoranze il giusto sostegno a livello giuridico».«Ecco perché è fondamentale – continua – che Aiuto alla Chiesa che Soffre si faccia carico delle spese legali. Questo ci consentirà di avvalerci del sostegno di un avvocato musulmano di grande esperienza con il quale, se necessario, porteremo il caso dinanzi alla Corte Suprema».La giovane avvocatessa difende pro bono numerosi cristiani e lavora a stretto contatto con l’arcidiocesi di Karachi guidata dal Cardinale Joseph Coutts e con la Commissione Giustizia e Pace diocesana. Inoltre collabora frequentemente con Aiuto alla Chiesa che Soffre, per tenere alta l’attenzione mediatica internazionale sulle gravi difficoltà vissute dai cristiani in Pakistan. «La liberazione di Asia Bibi è stata una vittoria, ma le condizioni dei cristiani in Pakistan non sono cambiate. Per questo non dobbiamo spegnere i riflettori su casi come quello di Huma. Soltanto così riusciremo a far intervenire le alte cariche politiche locali. E se vinceremo e riporteremo Huma a casa, una simile sentenza aiuterà molto anche le tante altre ragazze cristiane rapite e convertite con la forza all’Islam. Ma per farlo c’è bisogno della pressione internazionale, perché nonostante i nostri sforzi per attirare l’attenzione sul caso, in Pakistan tutto è fermo».

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Omotransfobia, legge incardinata in Commissione Giustizia alla Camera

Posted by fidest press agency su martedì, 29 ottobre 2019

“Accogliamo con grande soddisfazione la notizia dell’inizio dell’iter di approvazione della legge contro l’omotransfobia nella Commissione Giustizia di Montecitorio”. così Gabriele Piazzoni, segretario generale di Arcigay. Che prosegue: “Quella legge andrebbe a colmare una lacuna grave che si ripercuote direttamente sulla vita delle persone lgbti. Le discriminazioni e le violenze che colpiscono le persone in ragione del loro orientamento sessuale e della loro identità di genere riempiono un bollettino quasi quotidiano al quale non si può non prestare attenzione. Ed è altrettanto noto che la negazione dei diritti di quelle persone è in cima all’agenda politica delle destre e dei movimenti neofascisti in tutto il mondo, Italia compresa. Perciò è fondamentale che la politica metta in campo un provvedimento serio ed efficace, che ponga un argine concreto all’ondata d’odio da cui anche il nostro Paese è attraversato. In questa legislatura, tra Camera e Senato, sono diversi i progetti di legge contro l’omotransfobia depositati: l’auspicio è che il lavoro parlamentare si ponga l’obiettivo di costruire una sintesi trasversale tra gli aspetti migliori di ciascuna delle proposte in campo e che questo percorso si apra all’ascolto della comunità lgbti, per non replicare gli errori del passato, quando progetti di legge analoghi, a causa di compromessi di palazzo, vennero prima svuotati, per poi insabbiarsi e finire in un nulla di fatto. Impariamo allora dagli errori del passato – conclude Piazzoni – e proiettiamo questo percorso verso quello che deve essere, cioè la risposta efficace a un allarme sociale concreto.”

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Progetto “Servizio Interistituzionale Equipe di Orientamento”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 ottobre 2019

Palermo venerdì 11 ottobre 2019 alle ore 10.00 presso la Sala Padre Pino Puglisi del Centro di Giustizia Minorile si terrà la presentazione del progetto “Servizio Interistituzionale Equipe di Orientamento” nell’ambito del “Programma speciale per l’istruzione e la formazione negli Istituti Penitenziari e nei Servizi Minorili della Giustizia”.
L’Ufficio di Servizio Sociale per i Minorenni (U.S.S.M.) di Palermo, a seguito del protocollo sottoscritto in data 26.5.2016 tra il MIUR e il Ministero Giustizia “Programma speciale per l’istruzione e la formazione negli Istituti Penitenziari e nei Servizi Minorili della Giustizia”; in relazione alla particolarità dei contesti e dell’utenza; ritenendo l’istruzione e la formazione parti integranti nel processo di reinserimento sociale dei giovani sottoposti a procedimenti penali; al fine di stimolare, nei giovani in carico ai servizi, la capacità di assumere decisioni consapevoli circa le proprie azioni in rapporto a sé e al sistema sociale cui si appartiene nonché al fine di individuare le opportunità offerte dalla scuola e dall’ambiente sociale e di scoprire e valorizzare la cultura come risorsa per affrontare la vita e assegnarle significati, ha promosso un accordo di rete sottoscritto dallo stesso USSM, dall’Istituto Penale per i Minorenni (IPM) di Palermo, dall’Ufficio Scolastico Regionale per la Sicilia (USR), dal Centro Permanente Istruzione Adulti (CPIA) Palermo 1, dal Centro Permanente Istruzione Adulti (CPIA) Palermo 2, dal Comune di Palermo- Assessorato Politiche giovanili, Scuola, Lavoro Salute, dalla La linea della Palma-Agenzia per il Lavoro, dall’Associazione “Inventare Insieme (onlus)”, dall’Associazione Centro Studi Opera Don Calabria, da Al Azis Cooperativa Sociale Onlus, dalla UISP Unione Italiana Sport per tutti e dal CIRPE Centro Iniziative Ricerche Programmazione Economica. Nell’ambito di tale protocollo, nel rispetto delle finalità indicate le parti si impegnano a promuovere un sistema integrato di servizi per il lavoro, l’istruzione e formazione professionale in collaborazione tra loro e con tutti gli altri attori pubblici e privati del territorio ed a collaborare nella organizzazione ed erogazione di tali servizi per i giovani sottoposti a procedimento penale e/o a rischio di devianza. Le finalità dell’Accordo riguardano la sperimentazione di percorsi certificabili, modulari e flessibili in contenuti e durata, con possibilità di prosecuzione anche dopo l’uscita dal circuito penale, finalizzati sia a favorire l’acquisizione ed il recupero di abilità e competenze individuali, sia a sviluppare una politica dell’istruzione integrata con la formazione professionale e supportata dalla collaborazione con il mondo delle imprese, attraverso percorsi di apprendistato, stage e tirocini.
Le attività si dovranno realizzare attraverso metodi e strumenti innovativi e soluzioni organizzative basate sulla personalizzazione dell’iter rieducativo di ciascuno, partendo da un patto formativo individuale finalizzato all’acquisizione di competenze da spendere anche per il reinserimento nella vita sociale e lavorativa.

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Tragedia a Trieste, Paoloni (Sap): «Dolore per la morte dei colleghi»

Posted by fidest press agency su sabato, 5 ottobre 2019

«Esprimiamo il nostro profondo cordoglio alla famiglia dei due colleghi uccisi questo pomeriggio a Trieste. Siamo addolorati».
Esordisce così Stefano Paoloni, Segretario Generale del Sindacato Autonomo di Polizia (Sap), commentando quanto avvenuto a Trieste questo pomeriggio. «Siamo continuamente vittime di balordi. Questa è l’ennesima aggressione che contiamo dal 1° giugno, ma con un tragico epilogo che ci lascia sgomenti. Abbiamo bisogno di maggiori tutele mentre siamo in strada a rendere il nostro servizio alla comunità e servono pene severe per chi attenta alla nostra vita. La consapevolezza di restare impuniti – prosegue – alimenta condotte come questa che oggi ci porta a piangere due giovani colleghi, appena trentenni, un agente e un agente scelto, “colpevoli” di indossare una divisa. È da tempo che chiediamo a gran voce dotazioni idonee come il taser e come riconoscimento a quelli che sono i pericoli che ogni giorno fronteggiamo su strada. Non è accettabile – conclude – morire così e per mano di chi non ha rispetto per la vita e della legge». (n.r. In tutti questi misfatti notiamo un comune denominatore che è dettato dalle lungaggini degli iter processuali che danno la percezione nell’opinione pubblica di una giustizia che funziona male e come corollario l’idea che la delinquenza la faccia franca. Oggi, e lo possiamo notare in molti atteggiamenti delle persone, non abbiamo più la pazienza di attendere e vorremmo che talune situazioni si risolvessero in tempi brevi anche se sono nelle fattispecie complesse. Se ci limitiamo al caso degli immigrati ci appare assurdo ed intollerabile che un decreto di espulsione resta “sospeso” per mesi e in taluni casi per anni. Non ci appare concepibile che rilevata una falla nel sistema non si provveda in tempi brevissimi a ripararla. E così via. Da qui l’insofferenza, per il sistema e la sua burocrazia, diventa patologica e gravida di reazioni popolari anche anarchicheggianti.)

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Il senso della giustizia nel rispetto delle regole

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 settembre 2019

Appare di frequente nell’immaginario degli adulti, solitamente adusi a guardare il fuscello che si infila nell’occhio del nostro vicino e a non rilevare il tronco che si abbatte su di loro, la figura di giovani trasgressivi che non accettano d’essere limitati nei loro comportamenti anche se a condizionarli possono esservi delle regole di vita comune da dover rispettare. Anzi. Vi appare ovvio contravvenirle. Questo modo di fare spinge i giovani, a volte, ad essere nel loro anticonformismo tremendamente conformisti. Si va in discoteca per ballare ma vi si associa lo spinello, l’abuso di alcolici e via di questo passo. E’ una sorta di sfida con se stessi che i più forti superano ed i più deboli soccombono. Da adulti non ci rendiamo conto che dobbiamo prendere atto che, rispetto al passato, vi sono problemi che ce li troviamo oramai di fronte, costruiti, definiti, attivi, come dimostra l’esempio dei minori che entrano in rapporto con la giustizia. Prima, come osserva giustamente Gaetano De Leo nel “Manuale di Psicologia giuridica” (edizioni Led) curato insieme al collega universitario Assunto Quadrio, ci si soffermava maggiormente ad analizzare quale fosse il problema, chi e come lo avesse definito come tale. Quali implicazioni concettuali, metodologiche, sociali politiche ci fossero alla base delle definizioni di quel problema, ecc.” L’impressione è che la situazione ci sia sfuggita di mano offrendo ai giovani non un rapporto positivo della società ma piuttosto le sue negatività e frustrazioni. Un esempio può valere per tutti. Non consideriamo una vita degna d’essere vissuta se ogni giorno, per una modesta paga, dobbiamo affrontare lavori faticosi e stressanti. Il modello che invece opponiamo ai giovani è quello di chi riesce nella vita a guadagnare molto e a lavorare poco. I primi sono la maggioranza ed i secondi una ristretta minoranza. Ed i primi sempre e comunque restano in questa contesa dei frustrati che finiscono con il riverberare il loro disagio sociale tra i più giovani e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, purtroppo. (Riccardo Alfonso)

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Il giardino della giustizia a Roma

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 agosto 2019

Roma L’appalto per la riqualificazione del Giardino della Giustizia alla Romanina è stato già aggiudicato. I lavori, per un importo di 250mila euro, sono finalizzati alla definitiva sistemazione del parco, intitolato a 27 magistrati uccisi nell’esercizio del loro dovere e inaugurato lo scorso 7 novembre alla presenza della sindaca di Roma Virginia Raggi e del Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.Il progetto di riqualificazione prevede il completamento del giardino, interventi di potatura e manutenzione di tutti gli alberi, con una particolare cura per le 27 querce dedicate ai giudici vittime della criminalità, la sistemazione della pavimentazione e delle opere murarie esistenti.Il giardino, anche in risposta alle richieste dei cittadini, è stato realizzato nel quartiere della Romanina, una zona spesso citata nelle cronache per episodi di criminalità, per rimarcare la forte presenza delle istituzioni in difesa della legalità.

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Giustizia. Cgil Cisl Uil: Servono assunzioni, riqualificazione e maggiori risorse

Posted by fidest press agency su sabato, 29 giugno 2019

“Grande adesione allo sciopero della Giustizia, indetto da Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Pa. A incrociare le braccia le lavoratrici e i lavoratori dell’amministrazione giudiziaria, registrando in moltissimi uffici giudiziari del paese adesioni oltre il 70%”. Al centro della protesta, fanno sapere i sindacati, “le gravissime carenze di personale, che porteranno entro il 2021 a un drammatico vuoto di organico, con la metà del personale che andrà in pensione, e la mancata valorizzazione del personale, sempre più anziano, demotivato e pagato meno di tutti altri dipendenti pubblici”.Dietro le parole ‘Giustizia Anno Zero’ oggi le lavoratrici e i lavoratori della Giustizia hanno scioperato per mandare un messaggio chiaro al governo e al titolare del dicastero di via Arenula, Alfonso Bonafede: “Oggi in tanti – affermano Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Pa – hanno aderito allo sciopero per rivendicare dignità e rispetto. La Giustizia versa in condizioni drammatiche e con essa le lavoratrici e i lavoratori coinvolti. Rivendichiamo il diritto all’applicazione degli accordi, a partire dalla riqualificazione del personale per arrivare all’avvio di processi di innovazione e miglioramento organizzativo. Così come esigiamo un piano straordinario di assunzioni, il personale manca e in prospettiva ancora di più, mentre le assunzioni previste non basteranno a colmare i vuoti. Ora andremo avanti dopo questa straordinaria giornata di lotta. Lo faremo per le lavoratrici e i lavoratori, e lo faremo per i cittadini che meritano una giustizia celere ed efficace”, concludono.

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Giustizia allo sfascio

Posted by fidest press agency su sabato, 18 maggio 2019

Un’aria da incubo quella che si respira nei palazzi di giustizia italiani. Oltre agli uffici giudiziari semivuoti a causa della cronica carenza di personale, alle migliaia di fascicoli accantonati nelle cancellerie perché manca il personale per mettere in esecuzione i provvedimenti dei giudici, ci sono seri problemi per quanto riguarda le strutture giudiziarie.Un degrado strutturale che discende da anni di tagli sulla pubblica amministrazione che impediscono la manutenzione ordinaria e periodica, nonché la programmazione di interventi migliorativi sulle strutture.A questo si aggiunga che dal 2015 la responsabilità della manutenzione degli edifici giudiziari è passata dai Comuni in capo all’amministrazione giudiziaria.Peccato che a tutt’oggi manchi il personale qualificato, come ingegneri, architetti, geometri per fare fronte alle esigenze e alle emergenze della manutenzione.Per avere un quadro della drammaticità della situazione citiamo solo alcuni degli ultimi avvenimenti:
al tribunale di Roma che non è solo il più grande d’Europa ma anche il più martoriato, dopo l’amianto, i cedimenti dei soffitti, la presenza di topi, gli ascensori che si guastano in continuazione, ora è arrivata anche la legionella, con grave rischio di salute per gli operatori della Giustizia e per tutti coloro che frequentano i luoghi;
il palazzo di giustizia di Paola, a seguito di un black out, è completamente al buio da oltre tre giorni e ancora non si è trovata una soluzione;
il palazzo di giustizia di Bari dopo i cedimenti strutturali e le assicurazioni che entro novembre 2018 il problema sarebbe stato risolto, ancora non funziona a pieno;
gli uffici giudiziari di Siena, Treviso, Bari, Sassari, S. Maria C.V. e tanti altri, hanno ancora impianti di climatizzazione inefficienti se non addirittura inesistenti, con temperature da forno in estate e da gelo in inverno;
il palazzo di giustizia di S. Maria Capua Vetere non garantisce l’incolumità delle persone nel caso dovesse verificarsi un evento sismico.
Cosa dire poi delle inchieste che riguardano Gela, i crolli a Marsala, l’incidente di Milano occorso ad un avvocato, le cabine di alcuni ascensori della Cassazione precipitate, il certificato di prevenzione incendi e agibilità mancante in alcuni uffici?
È uno scenario di degrado e di abbandono degli edifici giudiziari ormai sotto gli occhi di tutti. Tranne di chi non vuole proprio vedere.
La USB P.I. – Giustizia da anni insiste con l’amministrazione affinché si doti di un piano di manutenzione capace di mettere in sicurezza tutti i palazzi di giustizia e di salvaguardare la salubrità dei lavoratori.Per fare ciò occorrono nuovi investimenti per potenziare la Direzione generale Risorse e Tecnologie del DOG, con a capo un esperto che abbia le competenze necessarie per governare la sicurezza degli uffici nonché assumere le figure qualificate da inviare negli uffici periferici.

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Mueller lascia al Congresso USA il giudizio sull’ostruzione alla giustizia di Trump

Posted by fidest press agency su domenica, 5 maggio 2019

By Domenico Maceri. “Ringrazio il brillante e rispettatissimo avvocato Alan Dershowitz per avere demolito le stupidissime asserzioni legali del ‘Giudice’ Andrew Napolitano”. Questa la reazione di Donald Trump per commentare le recenti prese di posizioni di due collaboratori della Fox News sul tema dell’ostruzione alla giustizia contenuto nel rapporto del procuratore speciale Robert Mueller sul Russiagate. La colpa di Napolitano è di aver dichiarato che il rapporto di Mueller specifica la colpevolezza del presidente per ostruzione alla giustizia, considerando i suoi comportamenti “illegali, indifendibili e condannabili”. Secondo Napolitano, esistono i presupposti per procedere all’impeachment. Napolitano ha poi fatto dichiarazioni che cercano di colmare il buco nei suoi rapporti con Trump, spiegando in un’intervista alla Fox Business Network che il presidente è un suo amico da trent’anni e lo sarà per altri trenta. Ha etichettato anche normale che il 45esimo presidente lo abbia attaccato personalmente per distrarre l’attenzione dal rapporto di Mueller.
Come ho già scritto in proposito, Mueller ha concluso le sue indagini senza però incriminare il presidente anche perchè vi è una direttiva del ministero di Giustizia dove è precisato che un presidente in carica non può essere incriminato. Nel merito, a questo riguardo, va precisato che non sono state trovate prove inconfutabili di cospirazione fra Trump e i russi nonostante la campagna “sistematica” russa di sconvolgere l’elezione americana del 2016. La stessa sorte non è toccata ad altri 34 soggetti, alcuni dei quali sono già in carcere o hanno in corso dei processi. Da aggiungere pure che Mueller ha indirizzato 14 inchieste ad altri procuratori, 12 delle quali sono finora segrete.
Nel merito Mueller ha spiegato che “un’accusa criminale contro un presidente in carica” inciderebbe negativamente sulle sue capacità di governare. Questo potrebbe spiegare il suo comportamento nelle indagini dirette su Trump. Si ricorda che il 45esimo presidente non è stato interrogato direttamente da Mueller ma si è limitato a rispondere a domande per iscritto che ovviamente sono state preparate con l’assistenza dei suoi legali. A parecchie di queste domande Trump ha risposto di non “ricordare”. Posssiamo supporre che la decisione di Mueller di non insistere sull’interrogatorio faccia a faccia con Trump va ricercata nel fatto che poteva attingere da altre fonti le informazione che reputava utili alle sue indagini anche se nel suo rapporto aveva sottolineato di ritenere “insufficienti” le argomentazioni addotte da Trump. Resta quindi irrisolta la domanda cardine sul perché un candidato presidenziale avesse accettato volentieri l’assistenza russa per la sua corsa alle presidenziali.
La storia ci dice che un procuratore speciale può interrogare un presidente in carica. George W. Bush e Bill Clinton si sono sottoposti a testimoniare in casi di accertata ostruzione. Il primo fu nel caso di Valerie Plame, l’agente della Cia la cui identità fu rivelata da alcuni funzionari del governo. Uno di questi responsabili, Lewis “Scooter” Libby, capo di Gabinetto del vice presidente Dick Cheney a quei tempi, fu condannato per aver mentito agli investigatori, ma alla fine fu graziato in parte da Bush e, in modo definitivo, da Donald Trump. Clinton dovette testimoniare davanti un gran giurì per le indagini di Whitewater, un’inchiesta su investimenti immobiliari della famiglia Clinton e di alcuni collaboratori del presidente.
Ma chi è Mueller? E’ una persona rispettabile e moralmente integra a dispetto degli attacchi ricevuti da Trump durante i 22 mesi di indagini. Secondo un sondaggio (53% favorevoli) gli americani hanno su di lui un’opinione positiva. Il fatto che non abbia incriminato il presidente non lo si deve, tuttavia, intendere come una decisione assunta dal procuratore speciale nel considerare l’inquisito al di sopra della legge. Infatti, il rapporto spiega che il “Congresso può applicare le leggi di ostruzione al presidente” seguendo il principio che “nessuno” ha completa immunità, nemmeno il presidente. Significa, in altre parole, che solo il Congresso ne ha la facoltà.
Mueller difatti, come hanno rilevato parecchi analisti e in particolar modo Laurence Tribe, esperto di diritto costituzionale della Harvard University, ha fornito al Congresso una road map per procedere nel giudicare il presidente. Spetta ora al congresso trarne le conclusioni”.
Ricordiamo ai nostri lettori che Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications. (La Fidest è grata al prof. Maceri per il suo autorevole intervento riguardo questa spinosa questione che vede un presidente Usa coinvolto in un’inchiesta così delicata e divisiva per l’opinione pubblica del suo paese come nel resto del mondo).

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Scandalo CumEX: indagini, giustizia e rafforzamento delle autorità fiscali

Posted by fidest press agency su sabato, 1 dicembre 2018

Bruxelles. Per i deputati europei, i controlli alle frontiere interne dello spazio Schengen dovrebbero essere limitati a un periodo massimo di un anno invece degli attuali due.La frode fiscale, che ha colpito almeno 11 Stati membri dell’UE, tra cui l’Italia, ed è costata ai contribuenti fino a 55 miliardi di euro, era già stata oggetto di un dibattito durante la sessione plenaria di ottobre ed è stata ora integrata da una risoluzione approvata per alzata di mano.
I deputati chiedono all’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati e all’Autorità bancaria europea di condurre un’indagine sui sistemi alla base della frode. Lo scopo è valutare le potenziali minacce per i mercati finanziari e stabilire i soggetti coinvolti in tali sistemi. Si dovrà inoltre indagare se vi siano state violazioni della legislazione nazionale o comunitaria e valutare le azioni intraprese dalle autorità nazionali di vigilanza.L’indagine dovrebbe inoltre individuare le carenze nel “coordinamento tra gli Stati membri che ha permesso a questi regimi di furto fiscale di continuare per anni, nonostante fossero stati individuati”. Inoltre, l’indagine dovrebbe anche presentare raccomandazioni per la riforma e le relative azioni.Infine, la risoluzione esorta le autorità nazionali a “porre fine all’impunità dei colletti bianchi” avviando indagini penali, imponendo sanzioni dissuasive e rendendo giustizia agli “autori e agli abilitatori, compresi non solo i consulenti fiscali, ma anche avvocati, contabili e banche”.
La risoluzione riconosce che la crisi del 2008 e i conseguenti tagli alla spesa pubblica non hanno risparmiato le autorità fiscali. Invita gli Stati membri a investire negli strumenti a disposizione delle autorità fiscali e a modernizzarli, nonché a fornire le risorse umane adeguate per migliorare la sorveglianza e per garantire una migliore condivisione delle informazioni.I deputati chiedono inoltre alla Commissione di proporre un quadro europeo per le indagini fiscali transfrontaliere, l’istituzione di un’unità di informazione finanziaria dell’UE e di un meccanismo di allarme rapido.
La frode fiscale cum-ex scoperta nel 2012 – che inizialmente si pensava avesse colpito solo la Germania – è ora stimata almeno dieci volte più costosa di quanto inizialmente previsto da un consorzio di giornalisti investigativi. Si ritiene che abbia colpito le tesorerie dei seguenti 11 Paesi dell’UE: Germania, Belgio, Belgio, Francia, Spagna, Italia, Paesi Bassi, Danimarca, Austria, Finlandia, Polonia, Repubblica ceca, Norvegia e Svizzera.La frode riguardava le banche che agevolavano l’acquisto e la rivendita di azioni di investitori stranieri nel giorno del pagamento dei dividendi. La rapidità con cui sono state effettuate queste operazioni e la mancanza di comunicazione tra le autorità ha fatto sì che le amministrazioni fiscali abbiano faticato a identificare i reali proprietari delle azioni. Ciò ha poi esposto le autorità a richieste fraudolente di rimborsi fiscali da parte di persone straniere che fingevano di aver pagato un’imposta sui dividendi che, queste ultime potevano recuperare, in quanto in possesso di una prova fittizia di aver pagato le imposte altrove. Spesso le autorità fiscali hanno rimborsato più volte un’imposta non pagata.

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Scuola: Il tema precariato in Corte di Giustizia Europea

Posted by fidest press agency su domenica, 30 settembre 2018

Sta giungendo a termine la madre di tutte le cause sul pubblico impiego, perché riguarda un equo risarcimento del danno perpetrato ai supplenti, attraverso un abuso di precariato che solo in Italia ha raggiunto dimensioni ciclopiche: la conclusione dell’avvocato generale è stata in queste ore fissata per il prossimo 6 dicembre e la sentenza finale tra marzo e aprile 2019. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, presente a Lussemburgo, ha detto che se la Corte europea darà ragione al sindacato, tantissimi docenti e Ata potrebbero ottenere non solo il riconoscimento degli scatti di anzianità, percependo in media oltre 15 mila euro di risarcimento, ma anche altri 15mila euro per essersi ritrovati precari oltre i termini consentiti. È chiaro che in caso di esito positivo, Anief riaprirà il contenzioso. Con lo Stato italiano che potenzialmente sarebbe chiamato a spendere fino a 9 miliardi di euro di risarcimenti complessivi.

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Progetto “Mi riscatto per Roma”

Posted by fidest press agency su martedì, 7 agosto 2018

Roma. È stato presentato questa mattina in Campidoglio il progetto “Mi riscatto per Roma”. Si è rinnovata la collaborazione tra Roma Capitale e Ministero della Giustizia per i progetti di reinserimento socio-lavorativo in “Lavori di pubblica utilità” che vede il coinvolgimento dei detenuti della Casa circondariale di Rebibbia.
“Siamo molto riconoscenti verso il Ministero della giustizia e l’Amministrazione Penitenziaria per questa collaborazione avviata ormai da molti mesi che ha dato risultati straordinari. Grazie al lavoro volontario dei detenuti, molto apprezzato dai cittadini, molte aree verdi sono state pulite e manutenute con interventi di pulizia e di sfalcio svolte sotto la supervisione del Servizio Giardini. Da Piazza Vittorio a Colle Oppio, da Villa Ada e Villa Sciarra alla pista ciclabile da Ponte Milvio a Castel Giubileo, sono state tantissime le aree verdi interessate da questa importante sinergia che ha messo insieme aspetti ecologici e sociali in una nuova dimensione di ecologia integrale. Un ringraziamento particolare è per la pulizia effettuata nell’area di Ponte Marconi dove l’area attrezzata Tiberis, la spiaggia di Roma, ha preso il posto di rifiuti e degrado. In questo momento, i volontari sono impegnati in una importante attività antincendio a tutela della riserva naturale di Castel Fusano, un vero e proprio polmone verde per la Capitale”, dichiara l’Assessora alla Sostenibilità Ambientale Pinuccia Montanari.
“In qualità di coordinatore dei progetti con i detenuti ho incontrato il DAP e Autostrade per l’Italia negli scorsi mesi per avviare una collaborazione sulla manutenzione stradale. Dopo il successo del progetto che vede gli stessi occuparsi del ripristino del decoro del verde cittadino, infatti, abbiamo ritenuto utile promuovere la collaborazione con i detenuti anche in altri ambiti. Autostrade per l’Italia si è dimostrata, da subito, interessata al progetto e disponibile ad attivare un corso di formazione per i lavoratori posti a misure restrittive, con reati minori e pene brevi quindi a basso tasso di pericolosità, oltre che a fornire materiali e indumenti per gli stessi. Tramite tale iniziativa che si andrà a sviluppare nei prossimi mesi, messa a punto a seguito di una Lettera di Intenti firmata da Roma Capitale, il DAP e Autostrade per l’Italia lo scorso 31 luglio, avvieremo così una collaborazione per piccoli interventi di manutenzione stradale come il rifacimento della segnaletica orizzontale, la pulizia di caditoie, la sistemazione di sedi stradali a basso scorrimento. L’intento è innanzitutto diminuire la possibilità di recidiva dei detenuti, dando loro le basi e la conoscenza per una futura mansione lavorativa evitando di delinquere nuovamente; si crea, inoltre, una sorta di espiazione della pena attraverso il lavoro gratuito, estinguendo il debito con la società; infine si ricreano le basi per l’integrazione sociale del reo, apprezzato dalla cittadinanza per il servizio reso, basti pensare come, in questi mesi, per la manutenzione del verde i cittadini abbiano mostrato stima e ammirazione nei confronti del detenuto. Si sviluppa così, grazie alla proficua collaborazione con il Dipartimento SIMU, una reciprocità di intenti tramite la resa di servizi gratuiti alla Città e allo stesso modo una nuova possibilità per il reo. Per queste motivazioni tale progetto rappresenta una collaborazione che promuoveremo in tutti i modi anche nel futuro”, dichiara l’Assessore allo Sport, Politiche Giovanili e Grandi Eventi Cittadini, con delega ai rapporti con il Garante dei diritti delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale,Daniele Frongia.”Prosegue il nostro impegno per consolidare il volontariato come elemento fondamentale per assicurare la partecipazione attiva e l’inclusione di tutti i soggetti, nessuno escluso. I lavori di pubblica utilità dei detenuti sono uno strumento che garantisce piena attuazione a quanto previsto dalla Costituzione, consentendo di costruire una nuova cultura civica e generando senso di appartenenza a una comunità che sia davvero coesa e solidale” commenta l’Assessora alla Persona, Scuola e Comunità Solidale Laura Baldassarre.

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Giustizia: Fp Cgil a Bonafede, serve piano assunzioni poliziotti penitenziari

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 luglio 2018

“Assunzioni di poliziotti penitenziari, tutela della sicurezza sui luoghi di lavoro e il contrasto al sovraffollamento carcerario. Queste in estrema sintesi le priorità indicate al ministro Bonafede e da affrontare con urgenza per migliorare le difficili condizioni lavorative in cui si trova ad operare il personale di Polizia Penitenziaria nelle carceri del nostro Paese”. Così la Fp Cgil al termine della riunione con il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede. Per la categoria della Cgil, “bisogna mettere in atto un imponente piano di assunzioni di Poliziotti Penitenziari che in breve tempo possa colmare la grave carenza di personale che si registra nel Corpo e fare il modo che il suddetto personale sia impiegato nelle carceri e non distolto in altri compiti di natura amministrativa”. Così come, prosegue la il sindacato, “è necessario modificare l’atteggiamento assunto dall’amministrazione penitenziaria in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro. Le carceri sono luoghi vetusti e insicuri, dove aumentano le aggressioni subite dai poliziotti e si registra un alto numero di suicidi. L’inerzia del Dap su questi temi non è più accettabile”. Inoltre, continua la Fp Cgil, “altro dato che ci preoccupa notevolmente è quello che registra un aumento costante della popolazione detenuta nelle carceri. Un fenomeno che va contrastato aumentando il ricorso a misure alternative alla detenzione. In questo senso abbiamo espresso grande preoccupazione per la decisione di azzerare la riforma dell’ordinamento penitenziario e per il destino di un sistema equilibrato di esecuzione penale, in carcere e fuori. Abbiamo infine chiesto al Ministro di aprire celermente il tavolo di confronto sulle code contrattuali, per affrontare materie di grande importanza per il personale del comparto sicurezza, quali l’adesione al fondo per la previdenza complementare e la tutela assicurativa obbligatoria in caso di infortunio sul lavoro”, conclude la Fp Cgil.

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