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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Posts Tagged ‘giustizia’

La giustizia è un tema centrale per la democrazia

Posted by fidest press agency su domenica, 23 agosto 2020

di Nunzio Raimondi. Non ne posso davvero più di ascoltare lunghe litanie sulla Magistratura! Sono oltre trent’anni che difendo i magistrati dai mille sospetti che i cittadini avanzano su di loro. Ed io a ripetere: “smettetela di dire queste cose! La magistratura nella sua stragrande maggioranza è sana”. E giù loro a dirmene di tutti i colori: interessi personali e familiari, pressioni politiche, malcostume diffuso, corruzioni, concussioni… Sembra non esserci più un palmo di netto!
Ma ora il fenomeno ha raggiunto davvero il limite di guardia. Credetemi, non so più che dire a tutti quelli che chiedono il controllo della magistratura su ogni sorta di nefandezza ed in moltissimi settori della società. Il mondo delle idee forti, dei valori per i quali al mattino ti svegli e vai a fare il tuo dovere, si scontra con una realtà immutabile e sembra di combattere contro un muro di gomma!L’ordine giudiziario deve essere profondamente riformato dalle sue radici. È di pochi giorni fa la notizia che finalmente, dopo un “combattimento” durato quasi trent’anni, un candidato al concorso in magistratura dell’anno 1992, bocciato agli scritti con tre compiti perfetti, è riuscito ad ottenere, dopo non so più quante sentenze a lui favorevoli, le copie di tutti i compiti dei candidati al suo concorso.
Per scoprire cosa? Che ogni sottocommissione aveva impiegato tre minuti (tre minuti!) per leggere, correggere e discutere collegialmente ogni compito di ciascun candidato, che i compiti dei promossi presentavano evidenti segni di riconoscimento e grossolani errori di diritto. Mentre altri compiti perfetti erano stati scartati a prescindere. Non se n’è fatto nulla, naturalmente. Ma rimane un problema che, unito a quel che si apprende (e che tutti hanno sempre saputo) circa le nomine del CSM, offre un quadro realistico di una Magistratura con la quale l’Avvocatura italiana si confronta quotidianamente. Fatte le debite distinzioni, fra inchieste su magistrati corrotti, quelli fatti oggetto di pressioni politiche ed il carrierismo dell’antimafia, c’è poco da stare allegri. Insomma il Parlamento, espropriato di tutto, dovrebbe riprendersi il primato che gli spetta, che è poi il primato della sovranità popolare (non populista) utilizzando gli strumenti che la Carta soltanto al Parlamento appresta per produrre un’autentica metanoia.
Si dirà: non ci sono i numeri per una battaglia delle opposizioni (che tradizionalmente non riescono a gestire le Commissioni d’inchiesta se non con tempi biblici, incompatibili con i tempi di una Legislatura oramai avanzata) e poi la politica, come dimostrano le ultime inchieste, è fortemente compromessa con questo sistema. Per questo motivo l’”operazione pulizia” dovrebbe essere bipartisan e non perché occorre reagire ad una magistratura che ha da tempo asfaltato pure la politica (ora perfino “Attila” riconosce che la sentenza che condannò B. fu pilotata…), ma perché senza una messa a nudo del sistema infetto (ora pure alcuni irriducibili, caduti da cavallo sulla via di Damasco,sembrano essersi convertiti alla separazione delle carriere…) non si può ricostruire la credibilità dell’Ordine, oramai penosamente deturpata.
Dicevano i latini: ubi pus, ibi evacua. Ecco questa materia purulenta va evacuata: chi ha goduto di queste posizioni, mettendo a rischio la democrazia, deve essere messo alla porta. Solo così la ferita pian piano si rimarginerà. Perché soltanto il bisturi di una Commissione Parlamentare d’Inchiesta può restituire alla democrazia un Ordine giudiziario veramente rinnovato ed al Paese una fiducia nella giustizia, altrimenti definitivamente perduta. (abstract) (fonte: On. Mario Tassone)

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Mario Tassone: la riforma della giustizia

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 agosto 2020

Si riprende la scena la riforma del Consiglio Superiore della Magistratura da tempo auspicata. Ci sono state nel passato delle modifiche (ministri Castelli e Mastella) che non hanno raggiunto effetti apprezzabili. Ora se ne avverte l’urgenza dopo la vicenda Palamara che non può essere derubricata a episodio ma è la spia di un malessere profondo. Tutto questo è stato da tempo rilevato. Il Parlamento ha mostrato debolezza nei confronti di un ordinamento, non organo costituzionale. Con tangentopoli la politica si è arresa allo strapotere delle procure lasciando che il percorso della espansione della democrazia e delle libertà fosse interrotto e alterato. I cittadini hanno applaudito anche quando lo “Stato di diritto” e le istituzioni di democrazia rappresentativa venivano umiliati. Per interesse veniva e viene fatto un “unicum” tra i responsabili di comportamenti illegali e le istituzioni depositari della sovranità popolare. La riforma del CSM è urgente. Una riforma vera e non gli aggiustamenti tecnici-amministrativi del Ministro della giustizia. Come si fa a proporre la elezione per sorteggio dei membri del CSM e per sorteggio la designazione dei componenti le commissioni come quella disciplinare sempre del CSM? Il problema vero è che senza una “rivisitazione” complessiva dell’ordinamento giudiziario ogni tentativo di riformare il CSM è destinato ad essere un “diversivo”. Le questioni vera, a mio avviso, non è la separazione delle carriere tra inquirenti e magistrati giudicanti, ma il superamento dei due “status” diversi. Infatti gli inquirenti promuovono l’azione penale ma non giudicano. Quindi non possono far parte dell’ordinamento dei giudici ma per essi va studiato un ordinamento proprio e un ordine di autogoverno. L’accusa e la difesa non possono essere squilibrate. Inoltre nel CSM non possono fare parte più gli eletti del Parlamento. Così si va verso la pienezza dell’indipendenza (non dalla legge come è stato più volte inteso con comportamenti “consequenziali”) della magistratura giudicante. Va, poi, regolato il funzionamento dell’organismo degli inquirenti che non è un CSM. Un’ultima considerazione. Da più parti si chiede chiarezza per i concorsi in magistratura. C’è chi propone come l’avv. Raimondi, ottimo professionista, una commissione parlamentare di inchiesta per valutare le criticità dei concorsi e apportare le necessarie correzioni. La selezione dei magistrati e la trasparenza dei concorsi è vitale: condizione Imprescindibile di una riforma della giustizia altrimenti continua lo spettacolo che non diverte ma uccide il Paese!

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La giustizia che non si vuole riformare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 agosto 2020

Quante volte abbiamo sentito dai nostri politici che è loro intenzione portare avanti una seria riforma della giustizia? Tante, tantissime sino al punto di aver perso il conto delle volte che questa fatidica parola è stata pronunciata. Qualcuno ingenuamente potrebbe chiedersi e chiedere perché non si riesce nell’intento? A costoro potremmo addurre non una ma decine di ragioni ma per contenere la risposta al nocciolo potremmo dire che fa comodo soprattutto a chi si prende beffa della giustizia e può fare i suoi comodi certo che nella mala parata vi sarà, alla fine del percorso processuale, nei suoi vari gradi di giudizio, una provvidenziale prescrizione per decorso dei termini. In questo modo abbiamo due cammini giudiziari dove il primo non riesce a colpire i super dotati di poteri politici e clientelari e l’altro che fa scendere la sua mannaia sul povero Cristo che è finito sotto i suoi ingranaggi per aver rubato un tozzo di pane per fame. Il primo avrà nella peggiore delle ipotesi un processo lungo fino alla prescrizione e l’altro sarà condannato per direttissima. Si aggiunge poi alla beffa lo scorno quando un solerte poliziotto che arresta un borseggiatore in flagranza di reato lo porta in commissariato per le misure di competenza. Il solito ingenuo mi dirà: sarà processato per direttissima e condannato con tanto di pena, ed invece no. Si prendono i suoi estremi e viene rilasciato nel giro di poche ore. Così è probabile che lo stesso poliziotto se lo rivedrà in giro per continuare a commettere lo stesso reato, se non peggio.
Oggi sta diventando molto rischioso persistere con questo andazzo perché la gente è arcistufa di una giustizia ad orologeria e finisce con il prendersela proprio con chi nella filiera giustizia è il più esposto, ovvero il poliziotto. Dove abbiamo imparato che la giustizia è una cosa seria? Probabilmente sul pianeta Marte. Ma la giustizia, per chi lo avesse dimenticato è davvero una cosa seria, anzi serissima e allora perché non la facciamo funzionare? Qui non si tratta di ledere i diritti della difesa e i doveri dei magistrati tra giustizialismo e garantismo ma significa semplicemente che quando nella convivenza civile si stabiliscono delle regole o si rispettano sino in fondo, senza sconti partigiani, o si dichiara forfè e si scade nell’anarchia. Cosa vogliamo fare? (Riccardo Alfonso)

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Giustizia o ingiustizia. E’ urgente investire nell’amministrazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 agosto 2020

Siamo messi proprio male con la giustizia. Il problema principale è che lo Stato dovrebbe investire nella amministrazione della giustizia per garantire che i cittadini possano fruire di questo strumento. Sembra una riforma semplice, ma probabilmente noi utenti della giustizia parliamo una lingua diversa da quella dei decisori e di chi ci governa: a noi interessano garantismo, tempi rapidi, economicità.
Il primo. Garantismo. Fa parte di una lotta eterna dove, al momento, visto anche il ministro della Giustizia in carica, hanno la meglio i giustizialisti. Tant’è che il partito del ministro in carica (M5S), grazie a questa impostazione, è anche riuscito a diventare maggioranza nel Paese. Non solo ma, incredibile e pur vero, ha stretto alleanza con quelli che dicono di essere garantisti (PD)… come? Semplicemente (miracoli della politica) facendo a questi ultimi continuare a dire che sono garantisti ma di fatto accodandoli alle loro riforme giustizialiste (ultima quella sull’allungamento dei tempi della prescrizione).
Tempi rapidi. Un velo pietoso è bene che sia steso. Un riferimento: si provi a fare un ricorso in appello, quando sarà comunicata la data della prima udienza, si capirà perchè, mediamente, ogni legale di buon senso fa di tutto per consigliare il suo cliente a risolvere tutto prima, magari anche avendo ragione, e nonostante questo, adeguandosi ad un accordo extragiudiziale.
Altro esempio: i tempi dei ricorsi degli immigrati contro decisioni ritenute ingiuste nei confronti del loro status di soggiorno: situazioni che ritengono interventi molto veloci ma che di fatto favoriscono il permanere dello status di illegalità dei ricorrenti in attesa delle udienze.Altro esempio: cause civili per questioni di separazione con figli. Questi ultimi rimangono ostaggi delle attese giudiziali in situazione di disagio che, chi ha o meno un figlio, è facile comprendere possa essere molto incidente sulla vita del minore.
Economicità. I contributi unificati sono la pena. Un solo esempio dalla nostra esperienza, e su quei ricorsi che si fanno in genere senza avvocato: se si riceve una multa considerata ingiusta, per esempio di 80 euro, conviene pagare subito con lo sconto del 30% (concepito proprio per stimolare a pagare subito) oppure fare ricorso pagando un contributo unificato di 43 euro? Domanda pleonastica, considerato il fatto che oltre ai soldi si deve mettere in conto la compilazione del ricorso (magari dando un contributo all’associazione di consumatori a cui si è chiesta consulenza), prendersi una mattinata libera per il giorno dell’udienza… 2+2 fa 4… rimane solo l’azione per motivi di principio. E’ evidente che, senza voler togliere i necessari contributi economici perché la giustizia possa funzionare, che per tante questioni (quella da noi citata ne è una) ci vorrebbero metodi diversi di giustizia, non di semplice conciliazione. Infine, se a qualcuno è capitato di dover
fare un ricorso al Tribunale amministrativo regionale (TAR), che è il solo strumento per rivalersi giudizialmente contro l’amministrazione locale, sa che l’onere economico per farlo è l’elemento essenziale che scoraggia (contributi unificati e costi degli avvocati amministrativisti).
Tutti e tre gli aspetti che abbiamo sollevato sono connessi, in generale, alle maggioranze politiche, quindi spetta agli elettori decidere. Ma, a parte la questione garantismo/giustizialismo, le questioni di tempi ed economicità potrebbero essere affrontate da qualunque maggioranza. Crediamo infatti che nessun legislatore o esecutivo non possa non avere a cuore una riforma della giustizia in questi termini. E allora, perché non si procede? Annuiamo già le risposte del tipo “la cosa non è tanto semplice rispetto a come voi avete posto il problema”… tipica risposta “politichese”. Noi poniamo il problema da utenti del servizio giustizia, ne siamo vittime e, spesso, utenti mancati. Che si fa? By Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Libertà, giustizia, democrazia sono solo parole?

Posted by fidest press agency su sabato, 18 luglio 2020

Quante volte mi sono imbattuto con queste parole e mi sono chiesto quanta saggezza e lungimiranza possa aver avuto chi assiso nel suo scranno le ha evocate e instillate in noi con la forza della sua autorevolezza? Mi sono anche chiesto se la nuda terra e il solco tracciato siano stati in grado di accogliere questi semi di saggezza antica e di farli germinare e trasformarli in fiorenti spighe di grano e in pari tempo annichilire la gramigna che avrebbe potuto insidiarne la crescita?  Mi concentro su ciò che offre lo spettacolo della distesa di un campo dove l’occhio si perde al cospetto di questo rigoglio di una natura che si manifesta in tutta la sua bellezza e fecondità. E poi mi sovvengono le parole di Plutarco sulla libertà. Per lui è “il maggiore dei beni per un uomo ma che per un uomo savio è un dono più pericoloso da fare a un popolo stolto.” E rifletto pensando alla “circolarità della forma” che dalla esteriorità riporta alla interiorità. Come il campo prima di accogliere il seme vada scelto con cura, concimato, atteso il tempo giusto così l’essere umano, destinatario di queste parole, deve riuscire a metterle a frutto nella pratica di vita. Ma noi, mi chiedo, siamo davvero pronti nel saper pilotare tali scelte verso la più alta gerarchia dei fini? E il dubbio, a questo punto, s’insinua in me. Perché vedo i tanti che si imbevono in queste parole ma ne fanno scempio nell’ombra. Perché predicano in malafede. Perché chi li ascolta non sa cosa farsene di parole di cui crede servano solo per ammannire gli stolti e non si accorge che lo stolto è proprio lui. Sono parole facili da esprimere ma ardue da praticare perché non sempre in noi è presente la consapevolezza e la lungimiranza del saggio. È qui che si misura la grandezza di un popolo. Impariamo a farne pratica di vita e a rispettarle per quello che vogliono insegnarci e soprattutto che non c’è posto per gli stolti. (Riccardo Alfonso)

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Quanto male si fa in nome della giustizia o della sicurezza sociale?

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 maggio 2020

In più di un quarto di secolo di carcere, qualche volta ho pensato che i “buoni” sono peggio dei cattivi. Solo che la loro cattiveria non la chiamano crudeltà, ma la chiamano giustizia. Credo che molti confondano la giustizia con la vendetta, ma spesso questa non solo è inutile ma è veramente una maligna spirale di odio. Sul ritorno in carcere di alcuni boss mafiosi rottamati, in disuso, anziani e malati, ho letto in rete dei commenti di persone contente di questa decisione. Non capisco cosa ci sia da essere contenti se la legge li aveva messi fuori, ma forse il mio senso di giustizia è diverso da quello della gente comune, perché penso che i morti non chiedano vendetta, credo piuttosto che questa la vogliano i vivi. Dopo tanti anni lo spirito di vendetta è ingiustificato nei confronti di persone che nel mondo criminale non contano più nulla. In questi giorni abbiamo visto che l’attenzione politica e mediatica si è concentrata su vecchi dinosauri condannati per la mafia del passato, invece di cercare i nuovi spavaldi mafiosi del presente. Si è persino criticato l’operato della magistratura di sorveglianza, che ha solo rispettato la legge e la Costituzione.A chi farà comodo che questi vecchi boss muoiano in carcere? Non lo so. Penso che forse farà comodo ad alcuni politici, o ai nuovi boss che da anni hanno preso il loro posto. Credo che la vendetta non renda migliore né chi la prova né chi la subisce. E inoltre si fa un favore alla cultura mafiosa. Perché la legittima. E così sembra che la mafia vinca sempre anche quando perde, perché la vendetta moltiplica il male, anche quando viene giustificata in nome della giustizia. Ovviamente se uno commette un reato deve pagare per la gravità di quel reato commesso, ma certo non si deve arrivare alla vendetta o alle condanne esemplari perché non servono a niente (accanirsi contro uno non purifica la società dalla delinquenza).
Nelle carceri andrebbero garantiti i diritti fondamentali delle persone e salvaguardata la dignità, altrimenti, se insegnano durezza, avremo in cambio solo persone aride. Se le carceri sono solo luoghi di frustrazione e tortura, è certo che non faranno diventare le persone migliori. Credo che far morire in carcere un ex boss, vecchio e malato, anche se ben curato, ma lontano dai familiari, sia una sconfitta per la giustizia e per le vittime stesse e, come se non bastasse, sia un favore alla mafia, perché in certi ambienti cancerogeni molti di questi mafiosi una volta defunti passeranno da eroi.
In tutti i casi penso che quello che debba far inorridire non sia tanto la notizia che alcuni boss siano usciti per motivi di salute ma, soprattutto, il fatto che siano stati messi alla gogna mediatica quei magistrati che hanno rispettato una legge dello Stato. (by Carmelo Musumeci)

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La giustizia ai tempi del Covid-19

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 maggio 2020

«L’emergenza Covid-19 ha dato evidenza alle potenzialità di una parte del nostro Paese che spesso sono soffocate dalla presenza di una minoranza, perché di minoranza si tratta, rappresentata dalla criminalità. Mai come in questa vicenda mi sono sentito fiero delle mie radici. Ho sempre pensato che il nostro Paese sia unitario. Qualcuno, invece, ha iniziato a pensare all’unitarietà dell’Italia quando si è subodorata la possibilità che potessero esserci nuove prospettive di tipo commerciale ed economico». Lo ha dichiarato il Procuratore Capo presso la Procura della Repubblica di Salerno, Giuseppe Borrelli, che è intervenuto al talk #GiffoniAUnMetroDaTe condotto dal direttore di Giffoni Opportunity, Claudio Gubitosi, con la partecipazione di due giffoners, Elena Manco, 19 anni, e Pietro Rapuano, 21 anni, entrambi studenti di Giurisprudenza, che hanno sottoposto al Procuratore domande e sollecitato spunti di riflessione. Un confronto che il procuratore ha molto apprezzato: «Sono onorato di partecipare ad un gruppo di lavoro come questo – ha spiegato –in un contesto tanto apprezzato come Giffoni, una delle poche realtà in Italia note positivamente».Il mondo della giustizia ai tempi del coronavirus, cos’è successo? Come si sono riorganizzati gli uffici giudiziari e quale effetto resterà di questa fase sul sistema giudiziario? «Quello che è successo – ha spiegato il procuratore capo di Salerno – ha cambiato il modo di rapportarci nella quotidianità. La Procura è stata la cartina di tornasole di questi cambiamenti avvenuti, molti dei quali in termini negativi, perché il momento che abbiamo vissuto e che stiamo vivendo è drammatico. Ci sono stati, però, anche aspetti positivi. La prima cosa che ho fatto è stata quella di allontanare i dipendenti ed i collaboratori dagli uffici quanto più possibile. Ho dovuto razionalizzare l’impiego del personale amministrativo, parliamo di circa cento dipendenti. Abbiamo creato presìdi che assicurassero i servizi essenziali. Questo ha comportato di fatto un blocco dell’attività giudiziaria. La telematica moderna, però, ci ha consentito di fare nel giro di un mese e mezzo più passi in avanti di quanti se ne siano fatti in anni di lavoro. Tanti gli sbarramenti che sono stati superati. Pensate ad esempio che qualche giorno fa ho fatto un interrogatorio in video-conferenza. Tutto quello che sta succedendo anche nella nostra organizzazione di lavoro è stata la conferma che, come italiani, diamo il meglio di noi in condizioni di emergenza».Con il ritorno alla normalità questi cambiamenti cederanno il passo all’organizzazione tradizionale del lavoro? «Sarebbe positivo che qualcosa di questa fase rimanesse perché la tecnologia oggi offre strumenti che sono utili se non si ci sono, però, estremizzazioni – è l’augurio del dottor Borrelli – Se utilizzassimo quanto di positivo è emerso in questo periodo, potremmo determinare un buon cambiamento del sistema».A cambiare anche le tipologie di reati che in questa fase sono stati commessi con la gente sempre a casa e le abitudini completamente stravolte dal lockdown: «Sono aumentati i crimini informatici, come era immaginabile – ha illustrato il Procuratore Capo di Salerno – su questo abbiamo un grosso ritardo. Il fenomeno ha assunto proporzioni gigantesche e non esiste una preparazione specifica al contrasto. Abbiamo reparti specializzati come la Polizia Postale o alcuni nuclei della Guardia di Finanza, ma la loro consistenza numerica è molto limitata. Il web offre numerosissime possibilità di diventare vittime di reati. Si pensi alle truffe online ad esempio. A questo si aggiungano i tentativi di adescamento, il fenomeno della pedo-pornografia. C’è una vasta gamma di reati in questo senso cui si è aggiunto l’utilizzo dei social e il fenomeno delle fake news. E’ una realtà pericolosa che non ha rilievo penale ma che ha un suo evidente peso nella misura in cui condiziona gli orientamenti delle persone. In questo senso ci dovremmo attrezzare anche con interventi normativi nuovi. Il fenomeno è complesso perché si corre il rischio di determinare limitazioni di diritti garantiti costituzionalmente come il diritto alla libera manifestazione del pensiero».

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Ministro Giustizia sblocchi risorse per avvocati d’ufficio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 aprile 2020

“Gli avvocati da tempo non ricevono i compensi che hanno maturato e per altro già deliberati dai magistrati per l’espletamento delle difese di ufficio. Ciò è la conseguenza del mancato trasferimento dei fondi alle autorità giudiziarie da parte del Ministero della Giustizia. Per questo ho presentato un’interrogazione per sapere dal ministro Bonafede quando intende sbloccare questa grave situazione, che merita la massima urgenza”. A dirlo il senatore di Fratelli d’Italia, Nicola Calandrini, capogruppo in Commissione Bilancio.”I fondi per liquidare le parcelle degli avvocati di ufficio infatti, continua il senatore Calandrini, stando a quanto si apprende dalla corrispondenza tra Consiglio nazionale forense e Corte di Appello di Roma, sarebbero esauriti. Questa grave criticità si somma allo stallo dell’intero settore giudiziario dovuto alle disposizioni di contenimento del contagio da Covid-19, che impediscono agli avvocati di esercitare la loro attività professionale. Come se non bastasse, gli avvocati non hanno ancora visto ricevuto l’esiguo bonus da 600 euro da parte della cassa forense. Per supportare questa categoria così ingiustamente penalizzata ho proposto anche al ministro competente di inserire già nel prossimo ‘decreto aprile’ apposite forme di compensazione orizzontale per i crediti già determinati dall’autorità giudiziaria per compensi da difese d’ufficio non ancora corrisposti, con qualsiasi forma di tassazione diretta o indiretta statale, quali IMU, Irpef, Iva”.”Resta tuttavia necessario che le risorse necessarie per il pagamento dei compensi arrivino quanto prima. Mi attendo una risposta che possa dare sostegno agli avvocati, che oggi sono nelle condizioni di non poter lavorare e di non avere altre forme di sostegno economico, neppure quelle già maturate” conclude il senatore Calandrini.

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Condominio. Per la Corte europea di Giustizia può essere considerato un consumatore

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 aprile 2020

La Corte di Giustizia Europea ammette l’orientamento della Corte di Cassazione: sì, il condominio in Italia può essere considerato un consumatore. Per la Corte di Giustizia il condominio, in Italia è un consumatore. Chiamata a rispondere su una pregiudiziale posta dal Tribunale di Milano, la Corte di Giustizia sezione I (con la sentenza del 2 aprile 2020 causa C-329) ha risposto, in estrema sintesi, che sì, il condominio può qualificarsi come consumatore secondo l’interpretazione compiuta dalla Corte di Cassazione. Questo, nonostante la definizione di consumatore contenuta nella direttiva n.93/313/CEE porti a conclusioni contrarie. Ciò in quanto la risposta della Corte di Giustizia presuppone un’interpretazione delle norme nel loro complesso.La controversia su cui doveva decidere il Tribunale di Milano riguardava la richiesta di interessi di mora rivolta ad un condominio, sempre di Milano, da parte di una società di fornitura di energia termica.La questione attiene all’interpretazione dell’art. 1 par. 1 e dell’art. 2 lett. b, della Direttiva 93/13/CEE del Consiglio del 5 aprile 1993, riguardante le clausole abusive nei contratti stipulati con il consumatore. In particolare, il giudice italiano si chiede se il condominio possa ritenersi un consumatore alla luce della definizione contenuta nella direttiva europea, che richiede che si tratti di persona fisica. Infatti, nel sistema giuridico italiano, il condominio non è considerato né persona fisica né persona giuridica.
Il giudice milanese è conscio del fatto che la giurisprudenza italiana di Legittimità da un lato riconosce ai condomìnii, pur non essendo persone giuridiche, la “qualità di soggetto giuridico autonomo” e dall’altro, le norme a tutela del consumatore vengono applicate ai contratti sottoscritti (con il professionista) dai condòmini tramite l’amministratore, laddove il condomìnio è definito come un ente di gestione sfornito di personalità distinta da quella dei suoi partecipanti”, sulla base del fatto che l’amministratore agisce per conto dei condòmini, i quali sono da considerarsi come consumatori. Il giudice si chiede però se tale orientamento possa armonizzarsi con le norme europee, le quali appunto richiedono che il consumatore sia una persona fisica. Al tempo stesso egli è ben consapevole del fatto che con l’esclusione del condomìnio dalla nozione di consumatore si sfornirebbero di tutela dei soggetti giuridici ove esista una situazione di inferiorità tale da giustificare l’applicazione delle norme poste a tutela del consumatore. Il giudice ricorda che la Corte di Giustizia ha già affermato tale esclusione in altra sentenza (del 22 2001, C-541/1999 e C-542/1999 EU:C:2001:625).In conclusione il giudice si chiede se la tutela possa essere riconosciuta anche a soggetti che non rientrano tra le persone fisiche (e le persone giuridiche), che però agiscano per fini diversi da quelli professionali e versino in condizioni di inferiorità rispetto al professionista, sia sotto l’aspetto delle trattative che sotto quello del potere di informazione.
Nozione di consumatore e autonomia degli Stati membri
In effetti, osserva la Corte, secondo le previsione normativa europea la nozione di consumatore richiede che il soggetto interessato sia una persona fisica e che abbia agito per motivi non professionali. E ricorda di avere già in passato escluso dalla nozione le persone non fisiche e che nella fattispecie e che ha altresì a mente che il condomìnio nel sistema italiano, come osserva il giudice del rinvio, non è né persona fisica né persona giuridica.
Osserva poi che la nozione di proprietà non è armonizzata tra gli Stati europei e che i trattati lasciano impregiudicato il regime di proprietà esistente nell’ambito degli stessi. Dunque ciascuno Stato attualmente è libero di disciplinare il regime giuridico del condomìnio, qualificandolo o no come persona giuridica.Dunque, il condomìnio italiano non soddisfa la prima condizione, non essendo persona fisica; caso diverso è quello, continua la Corte, dove i singoli condòmini stipulino il contratto con il professionista (come nel giudizio ha deciso la stessa Corte con la sentenza del 5 dicembre 2019 C-708/17 e C-725/17, EU:C:2019:1049).
Bisogna quindi vedere se l’orientamento della Corte interna di Legittimità, che interpreta le norme europee sulla tutela dei consumatori come dirette anche al condomìnio, contrasti con la ratio del sistema di tutela di dette norme.
In proposito ricorda la Corte che (secondo il Trattato sul funzionamento dell’UE, TFUE) gli Stati possono introdurre o mantenere norme di tutela dei consumatori più severe, purché rispettino i trattati. Che la direttiva 93/13 si propone di armonizzare in maniera parziale e minima le norme in materia di clausole abusive, lasciando ai singoli Stati la possibilità di emettere disposizioni più severe ma compatibili con il trattato per offrire un livello maggiore per il consumatore. Inoltre, sempre la Corte rammenta che secondo la direttiva 2011/83 sui diritti dei consumatori, gli Stati possono estendere, in conformità con il diritto dell’Unione, le dette norme anche ad ambiti non ricompresi nella direttiva e che quindi è possibile l’applicazione del concetto di consumatore anche alle persone fisiche e giuridiche che non rientrano nell’ambito previsto dalla direttiva 93/13.
La Corte di Cassazione ha esteso la nozione di consumatore del diritto europeo al condomìnio. Ebbene, osserva la Corte di Giustizia, tale orientamento è volto ad una tutela rafforzata del consumatore ed è dunque in linea con l’obiettivo di tutela dei consumatori perseguito dalla direttiva. Dunque le norme in questione (l’articolo 1, paragrafo 1, e l’articolo 2, lettera b), della direttiva 93/13) non ostano a siffatto orientamento giurisprudenziale. È possibile infatti un’interpretazione più estesa del concetto di consumatore se è funzionale ad una più rafforzata tutela e sempre in conformità con le previsioni dei trattati. (Valentina A. Papanice, legale, consulente Aduc)

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Coronavirus e giustizia: sarà tutto come prima? No, sarà peggio

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 aprile 2020

Con il decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23, pubblicato in pari data sulla Gazzetta Ufficiale, sono state introdotte “Misure urgenti in materia di accesso al credito e di adempimenti fiscali per le imprese, di poteri speciali nei settori strategici, nonche’ interventi in materia di salute e lavoro, di proroga di termini amministrativi e processuali”. Tra le varie misure attinenti all’accesso al credito e agli adempimenti fiscali per le imprese, vi è in fondo un trafiletto, quasi inserito lì per caso e un po’ nascosto, relativo alla proroga all’11 maggio del termine del rinvio d’ufficio delle udienze e alla sospensione del decorso dei termini per il compimento di qualsiasi atto dei procedimenti civili e penali. Ebbene sì, procedimenti civili e penali… e quelli amministrativi? E quelli innanzi al Corecom, all’Arera, all’Abf, all’Acf? I primi ripartiranno dal 16 aprile e i secondi non si sono mai fermati. E allora, come mai una simile discriminazione? Non ci è dato saperlo. Quello che possiamo commentare, con riguardo al settore civile, è che con questo nuovo decreto viene sancito e dichiarato a chiare lettere il totale FALLIMENTO del processo civile telematico, tanto sbandierato e inneggiato come la nuova frontiera e innovazione del processo 2.0, un processo partito anni fa e che ad oggi ci dimostra, in un contesto dove poteva fare per la prima volta la sua entrata trionfale, il suo totale insuccesso.Una sconfitta che non si spiega, se non con discutibili e dubbie scelte politiche, dal momento che da anni i depositi per i processi civili si fanno in telematico e quindi non si capisce perchè sospendere i termini procedurali e processuali; le udienze civili sono per la gran parte meramente procedurali e non richiedono la presenza delle parti né la discussione dei legali e pertanto ben potrebbero essere svolte utilizzando le piattaforme online che già esistono.Inoltre, se posso andare alla posta a spedire una raccomandata, perchè non posso recarmi dall’ufficiale giudiziario a notificare un atto con le giuste cautele e misure di distanziamento sociale? Per il nostro ministro la salute degli utenti del tribunale vale più di quella degli utenti della posta? E vale più la salute degli utenti del tribunale rispetto a coloro che sono detenuti in carcere o che vi lavorano?Ebbene, questo processo telematico, per cui da anni si fanno sperimentazioni, convegni e seminari, per cui ci siamo dotati di chiavette usb e di piattaforme online per lo svolgimento delle udienze, ad oggi in un momento in cui finalmente avremmo potuto testare questo nuova modalità operativa, emerge in tutta la sua inutilità costata milioni di euro ai cittadini. Inutilità dichiarata dagli stessi organi rappresentativi delle istituzioni.Se non lo usiamo in questo contesto quando dovremo aspettare di vederlo operativo?La soluzione è fermiamo il comparto giustizia, comparto essenziale per il vivere civile, fino addirittura all’11 maggio. E perchè poi l’11 maggio? Si vocifera di riaprire alcune attività dopo Pasqua, mentre il settore giustizia, forse uno dei primi che doveva essere riaperto o meglio non avrebbe mai dovuto chiudere, addirittura lo si posticipa a questa data 11 maggio… calcolata su cosa?E perchè invece per i procedimenti innanzi al Corecom, all’Arera, all’Abf e all’Acf , si stanno correntemente svolgendo? Forse perchè si svolgono in maniera telematica?Ebbene, il nostro Ministro della Giustizia ci dice di aver preso questa decisione dopo aver parlato con l’Associazione Nazionale Magistrati (e gli avvocati? Questi sconosciuti…) e di averlo fatto per proteggere la nostra salute..Ma mi faccia il pacere! Intanto, non ci sarebbe stato bisogno della presenza fisica di avvocati e magistrati per la gran parte delle controversie civili, per le quali sarebbe bastato far usare quegli strumenti che già ci sono da anni, come appunto il processo telematico con il quale noi avvocati facciamo i depositi telematici degli atti giudiziari ed i portali per le udienze online, udienze che per il civile -processo non orale come il penale ma scritto- si sostanziano spesso in udienze di rinvio e/o meramente procedurali. Ma non solo. Questo blocco del fondamentale comparto giustizia significherà non solo il collasso quantomeno degli studi piccoli e medi, ma il collasso dell’intero sistema economico nazionale, con il propagarsi a catena di inadempimenti di ogni genere. Eh già… perchè dire che “è tutto sospeso fino all’11 maggio” equivale a dire, in un Paese come il nostro, che “se è tutto bloccato, io fino all’11 maggio non pago quel debito, non pago quell’azienda, non adempio a quella obbligazione, tanto nessuno può farmi un recupero crediti” e questo vorrà dire inadempimenti a cascata che paralizzeranno il nostro sistema finanziario, per cui -quando tutto questo sarà finito- chi secondo voi sarà a farne le spese? I cittadini, le aziende, i contribuenti. La mancanza della certezza di una tutela e di rimedi per un periodo così immotivatamente prolungato spingerà inevitabilmente ad un blocco dei più disparati pagamenti, contratti e obbligazioni, con ulteriori ripercussioni sul sistema economico ed al totale annullamento dei diritti dei cittadini, i quali anche in questo periodo devono comunque essere tutelati. E ancora. La sospensione di quasi due mesi di attività giudiziaria, ha iniziato a produrre rinvii di un anno..eh sì.. perchè due mesi di calendario nel nostro sistema giudiziario equivalgono ad anni di rinvio e quindi accumulo di processi, ritardi, lungaggini, insomma tutto quello che si voleva evitare quando anni fa è stato pensato ed istituito il c.d. “processo telematico”! E’ quantomeno imbarazzante, dopo gli sforzi richiesti agli utenti dei tribunali, la cui salute sta tanto a cuore alle nostre istituzioni, il totale mancato ricorso agli strumenti da remoto che già abbiamo ed è per questo che si chiede di intervenire con urgenza affinchè tutti i tribunali si adeguino quanto prima. Non è forse questa l’opportunità da cogliere per ripensare ad una riforma in tal senso che dia veramente utilità a strumenti che ci sono sia sulla carta che nella pratica ma che per qualche inspiegabile ragione non vengono poi fatti usare? Non sarebbe stata questa un’occasione per mettere davvero alla prova la riforma telematica del sistema giudiziario civilistico? Beh.. ai nostri occhi è stata un’occasione persa in cui, di nuovo, è solo emersa l’incompiutezza di un progetto che poteva davvero dimostrarsi grandioso ed efficace proprio in una situazione come questa, incompiutezza non dovuta però all’impossibilità di utilizzare gli strumenti tecnici a nostra disposizione (che funzionano bene) ma dovuta a scelte che si sono limitate a statuire una paralisi del sistema giudiziario, dei diritti dei cittadini, del sistema economico, un caos che sta infine producendo una tacita autoregolamentazione, con alcune Corti che dispongono in un senso, altre in un altro, e non mancano quelle che rimangono in silenzio. Con buona pace dei tempi certi della giustizia, della tutela degli interessi dei cittadini e della certezza di un diritto che non si si sa più qual è. Senza contare infine l’annientamento di una gran fetta della categoria degli avvocati, spazzati via da questo ingiustificabile blocco, che, seppur ignorati dalle istituzioni, non ascoltati, spesso capro espiatorio per le lamentele della collettività, lo ricordiamo sono espressione della democrazia, unico mezzo con il quale chiunque possa dar voce alle ingiustizie e forse un domani, quando ci saranno meno avvocati a cui chiedere aiuto e pronti a dare tutti loro stessi per aiutare il prossimo, ci si renderà davvero conto del valore intrinseco di una professione che, per l’ennesima volta, è stata bistrattata da quello stesso sistema che invece si è sempre voluto tutelare e proteggere. (Smeralda Cappetti, legale, consulente Aduc)

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C’è emergenza giustizia

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 aprile 2020

“L’ emergenza coronavirus non rappresenta solamente un’emergenza sanitaria, ma anche economica e sociale che ha portato numerosi settori del nostro Paese in una posizione di stallo. Tra questi non va dimenticato il settore della giustizia che, secondo alcune indiscrezioni, vedrà prorogato fino al mese di maggio la sospensione di tutte le attività giudiziarie con un inevitabile ingolfamento delle stesse alla loro ripresa anche in considerazione dell’elevato numero di magistrati che, nelle more, raggiungeranno i limiti pensionistici ed il contestuale blocco dei concorsi. Sarebbe, quindi auspicabile un intervento normativo immediato che deroghi al 30 giugno del 2021 il limite massimo per il collocamento in quiescenza dei magistrati, per chi logicamente fosse disponibile a tale prolungamento mediante un’apposita istanza, al fine di consentire un’immediata ripresa delle attività giudiziarie tale da non dilatare ulteriormente i tempi processuali e consentire, così, ai tirocinanti vincitori dell’ultimo concorso di concludere il loro iter per l’immissione in ruolo”. Lo dichiara la senatrice di Fratelli d’Italia, Giovanna Petrenga.

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Riformare la giustizia per avere giustizia

Posted by fidest press agency su domenica, 9 febbraio 2020

<<“Per troppi decenni, persone oneste di questo Paese hanno ingoiato il boccone amaro della prescrizione, simbolo di uno Stato che si rassegna rispetto alla propria incapacità di dare una risposta di giustizia in tempi celeri garantendo i diritti di tutte le parti”. Sono parole di Alfonso Bonafede, che condivido, e che rappresentano anche uno stato d’animo. C’è chi vuole ridurre tutto alla “prescrizione”, alimentando uno scontro continuo all’interno della maggioranza, ma il tema non è questo. Il tema è la riforma della Giustizia a 360 gradi, su cui il Ministro sta lavorando intensamente e seriamente e su cui, anche in termini di risorse, come Governo siamo intervenuti e continueremo ad intervenire. Semplificazione, digitalizzazione, nuovo personale, riforma dei processi civili e penali. Lo Stato non si può arrendere, lo Stato deve garantire una giustizia giusta, in tempi certi. A questo continueremo a lavorare, con Alfonso, per portare risultati ai cittadini. Non sterili polemiche e tanto meno alibi>>.Così il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, su Facebook.

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Lodi, USB: no alle lacrime di coccodrillo, ferrovieri e utenti hanno diritto a sicurezza e giustizia

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 febbraio 2020

È dell’alba di stamane la sconvolgente notizia dell’incidente ferroviario occorso a un treno Frecciarossa sulla linea Alta Velocità nei pressi di Lodi, che è costato la vita ai due macchinisti e ha provocato decine di feriti tra i passeggeri. Sulla linea teatro dell’incidente si erano svolte attività di manutenzione durante la notte.Questo drammatico incidente si aggiunge alla sequela impressionante di incidenti che hanno funestato le attività ferroviarie negli ultimi mesi.È inaccettabile che queste cose accadano e continuino ad accadere nella più grande azienda italiana e nella più grande infrastruttura dell’intero Paese.Proprio per questo motivo, non bastano più le lacrime di coccodrillo e le parole di circostanza che vengono spese in occasioni del genere.USB da anni è protagonista di denunce, in tutte le sedi interessate, sulle condizioni della manutenzione della linea ferroviaria, sull’impiego esasperato del personale, sul depotenziamento degli enti preposti al controllo (ANSF) e sulla politica sempre più spudorata di appalti e subappalti nelle lavorazioni sensibili.Su queste iniziative abbiamo pagato prezzi di contestazioni disciplinari, denunce, discriminazioni e sanzioni pesantissime comminate a lavoratori e delegati sindacali da parte del Gruppo FSI.Per questo motivo, aspettiamo di avere un quadro più chiaro sulle dinamiche relative all’incidente dalle istituzioni interessate, dalle quali pretendiamo un’immediata convocazione, per una valutazione più completa e per intraprendere le adeguate iniziative a tutela di tutti i ferrovieri, avviando fin da subito le mobilitazioni dei lavoratori.
USB tutto esprime le proprie condoglianze e la propria vicinanza alle famiglie dei macchinisti morti e dei passeggeri feriti e all’intera categoria, ma ritiene che tutti i ferrovieri e tutti gli utenti abbiano diritto alla sicurezza, alla giustizia e che si faccia la chiarezza necessaria.Noi vogliamo un trasporto sicuro e che si fermi la deriva pericolosissima spinta dalla liberalizzazione, dalla privatizzazione e dal profitto.

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Giustizia: Cirielli contro Bonafede

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 gennaio 2020

“E’ sconcertante che il ministro Bonafede voglia continuare a mantenere l’impunità per i politici che hanno riportato condanne, seppur non definitive, per il reato di tentata concussione”. Così il Questore della Camera Edmondo Cirielli (FdI) commenta la risposta ricevuta dal sottosegretario all’Interno, Achille Variati, all’interrogazione da lui inviata, nei mesi scorsi, ai Ministeri di Giustizia e Interno per richiedere una modifica alla disciplina attualmente in vigore, in materia di sospensione delle cariche elettive per gli amministratori locali. L’esponente del Governo Pd-M5S, infatti, conferma che “il Ministero della Giustizia ha comunicato che, allo stato, non sono allo studio iniziative legislative volte alla modifica della normativa vigente”. Per il parlamentare di FdI “non è accettabile che tale sospensione (prevista dall’art.11 del decreto legislativo n.235 del 2012 e come sancito anche dalla Corte di Cassazione sulla base di sentenze antecedenti alla Legge Severino) non venga applicata nell’ipotesi per il grave reato di tentata concussione. Si tratta – denuncia Cirielli – di un grave vulnus in quanto la commissione di un reato tentato, soprattutto nel caso della tentata concussione, compromette l’imparzialità e la credibilità della P.A ed esprime un’elevata carica delinquenziale. Tale normativa giuridica, dunque, potrebbe continuare ad essere troppo favorevole a quei politici e amministratori corrotti e infedeli al buon andamento della P.A. Sarebbe opportuno che il ministro Bonafede, che in parlamento e sui giornali si vanta di essere il paladino della giustizia e della lotta alla corruzione, intervenga urgentemente sotto il profilo legislativo per estendere la sospensione delle cariche elettive anche ai casi riguardanti i più gravi delitti tentati contro la P.A. Altrimenti si corre il rischio di favorire chi, ad esempio, come l’attuale sindaco di Sarno Giuseppe Canfora, continua ad amministrare la sua città nonostante, lo scorso 27 settembre, sia stato condannato, in primo grado, a due anni di reclusione dalla prima sezione penale del tribunale di Salerno, per tentata concussione ai danni dell’ex presidente del Consorzio Asi. Guarda caso – conclude Cirielli – il primo cittadino è un esponente del Pd, alleato di governo di Bonafede e del M5S, che probabilmente saranno anche futuri alleati alle prossime regionali in Campania”.

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Giustizia: a Roma iniziativa su esecuzione penale esterna

Posted by fidest press agency su sabato, 25 gennaio 2020

Roma. ‘Fuori a metà – L’altra pena, fuori dalle mura’. La Funzione Pubblica Cgil promuove per mercoledì 29 gennaio a Roma presso la sede della Cgil nazionale in corso d’Italia 25 dalle ore 9.30 un appuntamento per mettere al centro il rilancio dell’esecuzione penale esterna, alla presenza, tra gli altri, del sottosegretario alla Giustizia, Andrea Giorgis, del segretario generale della Fp Cgil, Serena Sorrentino, e del segretario confederale della Cgil, Giuseppe Massafra.A introdurre i lavori della giornata, il segretario nazionale della Fp Cgil, Florindo Oliverio. Seguiranno gli interventi di Sonia Baldetti (Assistente sociale), Lucia Castellano (Dirigente generale esecuzione penale esterna), Gianmario Gazzi (Presidente del Consiglio nazionale dell’ordine degli assistenti sociali), Giuseppe Massafra (Segretario confederale Cgil), Giuseppe Merola (Poliziotto Penitenziario), Marco Patarnello (Magistrato di sorveglianza), Teresa Saetta (Assistente sociale), Gemma Tuccillo (Capo dipartimento per la giustizia minorile e di comunità). Ci saranno poi i saluti istituzionali del sottosegretario alla Giustizia, Andrea Giorgis, e la conclusione dei lavori affidata al segretario generale della Funzione Pubblica Cgil, Serena Sorrentino

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Carceri e riforma complessiva giustizia

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 gennaio 2020

“Meno carcere e più giustizia: il superamento definitivo delle criticità riscontrate dal Consiglio d’Europa nelle strutture di detenzione richiede una riforma complessiva del sistema giustizia, a partire dalla depenalizzazione dei reati minori e dalla revisione dei meccanismi di custodia preventiva, provvedimenti che inciderebbero in modo decisivo sul sovraffollamento cronico degli istituti” dichiarano Massimiliano Iervolino e Giulia Crivellini, Segretario e Tesoriera di Radicali Italiani.“Solo nell’ultimo mese i Radicali sul territorio hanno visitato le strutture di detenzione di San Vittore, Secondigliano, Poggioreale: troppe volte abbiamo rilevato inadeguate condizioni di detenzione per gli ospiti e di lavoro per la polizia penitenziaria, novità. Da anni attendiamo invano un intervento davvero risolutivo, che non può non passare per una riforma a tutto tondo della giustizia. La credibilità di uno Stato si basa sul rispetto della legalità e sulla capacità di garantire la dignità di ogni persona: i problemi che affliggono il sistema di detenzione italiano non possono più essere ignorati”.

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Giustizia: Perseguitati e persecutori

Posted by fidest press agency su martedì, 14 gennaio 2020

La giustizia in Italia ha toccato il fondo. I suoi limiti sono sotto gli occhi di tutti. E’ una giustizia che può essere imbrigliata come si vuole se si hanno gli ingredienti giusti e si adottano i suoi difetti per giustificare i propri. La mancanza è dei processi lunghi. L’anomalia è nei suoi tre gradi di giudizio. Il difetto sta nel legislatore che può cambiare a comando le leggi mentre si celebrano i processi depenalizzando il falso in bilancio, riducendo la prescrizione trasformando il legittimo impedimento in una farsa. Così questa giustizia ante litteram trasforma l’imputato in inquisitore e gli consente di prendersi beffa delle istituzioni trasformando le aule dei tribunali in tribune elettorali e per fare in modo che si proclami vittima e perseguitato. Ora che i processi “rischiano” di arrivare al loro naturale epilogo si trovano mille stratagemmi per umiliare non i giudici e i pubblici ministeri ma il sistema nel suo complesso. E questa farsa è destinata perpetuarsi perché la vittima-imputato ha da guadagnarci in termini elettorali riscuotendo negli ingenui elettori simpatie e complicità. Siamo noi come cittadini di questo paese che si chiama Italia a doverci vergognare che questa melina continui a rubare le prime pagine della carta stampata e dei media, più in generale, invece di parlare dei problemi reali del paese tra disoccupazione e miseria, ricchezza e povertà. Smettiamola una volta per sempre, diventiamo adulti. (Riccardo Alfonso)

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Giustizia: Perseguitati e persecutori

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 dicembre 2019

La giustizia in Italia ha toccato il fondo. I suoi limiti sono sotto gli occhi di tutti. E’ una giustizia che può essere imbrigliata come si vuole se si hanno gli ingredienti giusti e si adottano i suoi difetti per giustificare i propri. La mancanza è dei processi lunghi. L’anomalia è nei suoi tre gradi di giudizio. Il difetto sta nel legislatore che può cambiare a comando le leggi mentre si celebrano i processi depenalizzando il falso in bilancio, riducendo la prescrizione trasformando il legittimo impedimento in una farsa. Così questa giustizia ante litteram trasforma l’imputato in inquisitore e gli consente di prendersi beffa delle istituzioni trasformando le aule dei tribunali in tribune elettorali e per fare in modo che si proclami vittima e perseguitato. Ora che i processi “rischiano” di arrivare al loro naturale epilogo si trovano mille stratagemmi per umiliare non i giudici e i pubblici ministeri ma il sistema nel suo complesso. E questa farsa è destinata perpetuarsi perché la vittima-imputato ha da guadagnarci in termini elettorali riscuotendo negli ingenui elettori simpatie e complicità. Siamo noi come cittadini di questo paese che si chiama Italia a doverci vergognare che questa melina continui a rubare le prime pagine della carta stampata e dei media, più in generale, invece di parlare dei problemi reali del paese tra disoccupazione e miseria, ricchezza e povertà. Smettiamola una volta per sempre, diventiamo adulti. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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Difficile ottenere giustizia in Pakistan

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 dicembre 2019

«Non è che io non abbia paura per la mia vita, ma considero assistere i cristiani perseguitati come una missione ed un servizio reso a Dio e alla mia Chiesa. E non saranno delle minacce a fermarmi». Così dichiara ad Aiuto alla Chiesa che Soffre Tabassum Yousaf, avvocato dell’Alta Corte del Sindh, la provincia pachistana che ha come capoluogo Karachi. La giovane avvocatessa cattolica pachistana, 38 anni e madre di due figli, difende i genitori di Huma Younus, 14enne cristiana rapita e costretta a convertirsi all’Islam e a sposare il proprio aguzzino. Recentemente, il sequestratore di Huma, Abdul Jabbar, ha minacciato i genitori della ragazza e l’avvocato di accusarli di blasfemia. «Non è raro che ciò avvenga – spiega la Yousaf, che ha già seguito molti altri casi di conversioni e matrimoni forzati – Gli aggressori musulmani spesso minacciano genitori e avvocati, servendosi della legge anti-blasfemia. Dicono: “se non smettete di cercare vostra figlia, strappiamo delle pagine del Corano, le mettiamo davanti casa vostra e diciamo che avete profanato il libro sacro”».
Difficile ottenere giustizia in Pakistan, se si appartiene ad una minoranza religiosa. «Molti cristiani non sanno di avere dei diritti al pari dei musulmani. La povertà e la mancanza di educazione dei nostri fratelli nella fede permette ai fondamentalisti islamici di abusare dei loro poteri sociali, politici, economici e religiosi per perseguitare i cristiani. E la magistratura subisce una forte pressione da parte dei partiti politici, i quali non assicurano alle minoranze il giusto sostegno a livello giuridico».«Ecco perché è fondamentale – continua – che Aiuto alla Chiesa che Soffre si faccia carico delle spese legali. Questo ci consentirà di avvalerci del sostegno di un avvocato musulmano di grande esperienza con il quale, se necessario, porteremo il caso dinanzi alla Corte Suprema».La giovane avvocatessa difende pro bono numerosi cristiani e lavora a stretto contatto con l’arcidiocesi di Karachi guidata dal Cardinale Joseph Coutts e con la Commissione Giustizia e Pace diocesana. Inoltre collabora frequentemente con Aiuto alla Chiesa che Soffre, per tenere alta l’attenzione mediatica internazionale sulle gravi difficoltà vissute dai cristiani in Pakistan. «La liberazione di Asia Bibi è stata una vittoria, ma le condizioni dei cristiani in Pakistan non sono cambiate. Per questo non dobbiamo spegnere i riflettori su casi come quello di Huma. Soltanto così riusciremo a far intervenire le alte cariche politiche locali. E se vinceremo e riporteremo Huma a casa, una simile sentenza aiuterà molto anche le tante altre ragazze cristiane rapite e convertite con la forza all’Islam. Ma per farlo c’è bisogno della pressione internazionale, perché nonostante i nostri sforzi per attirare l’attenzione sul caso, in Pakistan tutto è fermo».

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Omotransfobia, legge incardinata in Commissione Giustizia alla Camera

Posted by fidest press agency su martedì, 29 ottobre 2019

“Accogliamo con grande soddisfazione la notizia dell’inizio dell’iter di approvazione della legge contro l’omotransfobia nella Commissione Giustizia di Montecitorio”. così Gabriele Piazzoni, segretario generale di Arcigay. Che prosegue: “Quella legge andrebbe a colmare una lacuna grave che si ripercuote direttamente sulla vita delle persone lgbti. Le discriminazioni e le violenze che colpiscono le persone in ragione del loro orientamento sessuale e della loro identità di genere riempiono un bollettino quasi quotidiano al quale non si può non prestare attenzione. Ed è altrettanto noto che la negazione dei diritti di quelle persone è in cima all’agenda politica delle destre e dei movimenti neofascisti in tutto il mondo, Italia compresa. Perciò è fondamentale che la politica metta in campo un provvedimento serio ed efficace, che ponga un argine concreto all’ondata d’odio da cui anche il nostro Paese è attraversato. In questa legislatura, tra Camera e Senato, sono diversi i progetti di legge contro l’omotransfobia depositati: l’auspicio è che il lavoro parlamentare si ponga l’obiettivo di costruire una sintesi trasversale tra gli aspetti migliori di ciascuna delle proposte in campo e che questo percorso si apra all’ascolto della comunità lgbti, per non replicare gli errori del passato, quando progetti di legge analoghi, a causa di compromessi di palazzo, vennero prima svuotati, per poi insabbiarsi e finire in un nulla di fatto. Impariamo allora dagli errori del passato – conclude Piazzoni – e proiettiamo questo percorso verso quello che deve essere, cioè la risposta efficace a un allarme sociale concreto.”

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