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Global Green New Deal

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 settembre 2019

Secondo Mukhisa Kituyi, segretario generale dell’UNCTAD, “affinchè gli obbiettivi dell’Agenda 2030 siano portati a compimento è necessario ricostruire il multilateralismo intorno all’idea di un Global Green New Deal e, di conseguenza, ripensare radicalmente i sistemi di finanziamento”. Il rapporto propone una serie di riforme concrete per rendere la gestione del debito, i flussi di capitali e la gestione del sistema bancario in linea con gli obbiettivi di sviluppo:
L’utilizzo dei diritti speciali di prelievo (o special drawing rights) per sostenere la creazione di un fondo di protezione ambientale globale che possa fornire finanziamenti di emergenza senza restrizioni o condizioniltà.
Un programma di prestiti agevolati su scala globale connesso agli obbiettivi di sviluppo sostenibile a beneficio dei paesi in via di sviluppo. Tale programma dovrebbe combinare un meccanismo di rifinanziamento che consenta ai paesi partecipanti di contrarre prestiti a condizioni agevolate ad un meccanismo di prestito supplementare destinato a coprire parte delle esigenze finanziarie del settore pubblico fino al 2030.
Un fondo globale per lo sviluppo sostenibile costituito con capitali provenienti dai paesi donatori in modo da compensare il mancato raggiungimento dell’obbiettivo di esborso dello 0,7% del reddito nazionale lordo per l’assistenza allo sviluppo (le mancate donazioni accumulate dal 1990 si stimano essere superiori ai 3,5 trilioni di dollari). Tale fondo dovrebbe fornire le risorse necessarie al compimento degli obbiettivi di sviluppo ancora incompiuti.
Rinsaldare la cooperazione monetaria a livello regionale per rifinanziare e promuovere il commercio intra-regionale e sviluppare catene di valore intra-regionali. In tal senso occorre andare ben oltre gli accordi relativi allo scambio di riserve e puntare alla creazione di sistemi di pagamento regionali su larga scala.
Un quadro regolatorio inserito in un corpus di diritto internazionale che faciliti la ristrutturazione ordinata ed equa del debito sovrano al di là dei vincoli posti dal contratto originale.
La riduzione dei flussi finanziari illeciti e mirati all’elusione fiscale attraverso un sistema di tassazione unitario che si fondi sul principio che i profitti delle imprese multinazionali sono generati collettivamente a livello di gruppo aziendale. Tale sistema dovrebbe far uso di un’aliquota minima fra il 20% al 25% applicabile su scala globale a tutti gli utili delle multinazionali.
Trasformare i controlli di capitale in uno strumento di politica economica permanente e mantenere la gestione del conto capitale al di fuori degli accordi commerciali e di investimento multilaterli e bilaterali.
Creare un network fra le principali banche centrali per promuovere in maniera decisa il finanziamento di progetti volti alla tutela del clima e sotenere il progressivo sviluppo di una finanza “verde”.
Aumentare il capitale a disposizione delle banche di sviluppo e delle altre banche pubbliche. Indirizzare le risorse dei fondi sovrani d’investimento, le cui attività hanno ormai raggiunto i 7,9 trilioni di dollari, verso progetti di sviluppo, anche attraverso il sostegno alle banche di sviluppo. Coordinare le nuove banche di sviluppo gestite dalle economie emergenti nel Sud in mondo da rinsaldare i legami fra paesi in via di sviluppo.

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