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Posts Tagged ‘global health’

Global Healty Workplace Awards & Summit

Posted by fidest press agency su martedì, 10 luglio 2018

Bergamo 6 e il 7 settembre 2018 Global Center for Healthy Worplaces, l’ente di certificazione che per il 6° anno consecutivo organizza il Global Healty Workplace Awards & Summit. Alla due giorni del 6 e il 7 settembre 2018, parteciperanno i leader della salute globale per confrontarsi e premiare le imprese internazionali più virtuose, suddivise nelle categorie Piccole e Medie Imprese, Grandi Imprese e Imprese Multinazionali. Europa, Asia, America e Australia arrivano in finale con 6 aziende candidate. Per la categoria Piccole e Medie Imprese si contenderanno il premio AB May (USA) e VitaS (Belgio); per la categoria Grandi Imprese, l’Ospedale Alemão Oswaldo Cruz (Brasile) e la National Environment Agency di Singapore, e per la categoria Imprese Multinazionali, le australiane Lendlease e Flight Center Travel Group.I finalisti presenteranno il loro programma al Summit di Bergamo il 6 e 7 settembre 2018 per giocarsi la possibilità di ottenere il riconoscimento nella rispettiva categoria, come azienda con il miglior programma di promozione della salute sul lavoro in tutto il mondo. La giuria che sceglierà i vincitori di questa edizione è formata da: Stephen Bevan, Institute for Employment Studies UK, Alberto Jose Niituma Ogata, ABQV Brazil, Joseph A. Leutzinger, Health Improvement Solutions USA, Edieth Essie Clarke, M.Ed Sci Occupational Health, FZ Safety & Healty Centre of Ghana e dalla prof. Cordia Chu AM, Centre for Enviornment and Population Health, Griffith University Australia.

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Antibiotic resistance is one of the biggest threats to global health today

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 novembre 2016

antibioticiThese new WHO guidelines aim to support countries as they develop and execute their national AMR action plans, in the process of strengthening their health systems. They are the result of careful evaluation of the best available evidence combined with knowledge from international experts, and wisdom and lessons learned from country experiences. The guidelines cover eight areas of IPC and include 11 recommendations and three best practice statements. They include the following recommendations, which are specifically focused on addressing antimicrobial resistance (AMR):
• An IPC programme with a dedicated, trained team should be in place in each acute health care facility for the purpose of preventing health care-associated infection (HAI) and combating AMR through IPC good practices
• Stand-alone, active national IPC programmes with clearly defined objectives, functions and activities for the purpose of preventing HAI and combating AMR through IPC good practices should be established. National IPC programmes should be linked to other relevant national programmes and professional organizations.
• Evidence-based guidelines should be developed and implemented for the purpose of reducing HAI and AMR. Education and training of relevant health care workers on guideline recommendations and monitoring of adherence with guideline recommendations should be undertaken to achieve successful implementation
• At the facility level, IPC education should be in place for all health care workers by using team- and task-based strategies which are participatory and include bedside and simulation training to reduce the risk of HAI and AMR
• Facility-based HAI surveillance should be performed to guide IPC interventions and detect outbreaks, including AMR surveillance with timely feedback of results to health care workers and stakeholders and through national networks
• National HAI surveillance programmes and networks which include mechanisms for timely data feedback and with the potential to be used for benchmarking purposes should be established to reduce HAI and AMR
• At the facility level IPC activities should be implemented using multimodal strategies to improve practices and reduce HAI and AMR
• Regular monitoring/audit and timely feedback of health care practices should be undertaken according to IPC standards to prevent and control HAIs and AMR at the health care facility level. Feedback should be provided to all audited persons and relevant staff
• In order to reduce the risk of HAI and the spread of AMR, the following should be addressed: (1) bed occupancy should not exceed the standard capacity of the facility; (2) health care worker staffing levels should be adequately assigned according to patient workload.
The guidelines are the culmination of a year-long initiative, with the active support, collaboration and technical expertise of CDC, which brought together scientists, academics, policy-makers and patient representatives, to systematically consider the evidence and experiences on what makes good IPC programmes work. We believe that this is great step forward in ensuring every country and area can improve patient safety and quality of care!

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Influenza stagionale e A: le cifre del vice-ministro

Posted by fidest press agency su sabato, 7 novembre 2009

Abbiamo ascoltato più volte in questi giorni rassicurazioni da parte del vice ministro sulla benignità della pandemia influenzale da virus A/H1N1. Il vice-ministro ci ricorda continuamente che questa pandemia influenzale è dieci volte più benigna dell’influenza stagionale: Nella dichiarazione successiva il vice-ministro si corregge: venti volte più benigna, perché- dice Fazio- l’influenza stagionale porta a morte annualmente 5000 mila cittadini italiani, anzi 8000, addirittura 20.000 nel 2004. E’ evidente che l’ascoltatore attento resti interdetto. Sono realmente 5000 o 8000 i morti per influenza stagionale? Chi li ha calcolati? Esiste un registro in cui queste persone vengono elencate, nome per nome con una cartella clinica a disposizione di ogni medico che voglia documentarsi? Perché se non fosse così, perché fare allarmismo sui rischi dell’influenza stagionale? E se invece fosse veramente così, perché non si è fatto tutto il possibile negli anni scorsi per salvare la vita dei 5000-8000 anziani o malati cronici che, ci è detto , muoiono ogni anno?  Queste persone erano state vaccinate, avevano assunto antivirali? Se sì, perché non hanno funzionato? Se no,perché sono  stati loro somministrati? Dove vanno ricercate le responsabilità? Quanti sono in realtà i morti dell’influenza stagionale? Chi li ha contati? Esiste un registro che li riporta nome per nome? senza la certezza del numero di morti per influenza stagionale non si può fare alcun confronto con l’influenza pandemica Non vi è dubbio che in Italia manchi un buon sistema di sorveglianza epidemiologica. Il CCM istituito il 26 maggio 2004 con la legge 138 e con decreto del Ministro della Salute del 1 luglio 2004 ha deluso ampiamente le aspettative dei Governi e della comunità scientifica o per colpa di chi lo ha diretto fino ad ora o per limiti strutturali nel funzionamento dello stesso, ma uno Stato moderno non può prescindere dal conoscere e studiare i numeri, poiché l’epidemiologia è la base di ogni efficiente sistema di sanità pubblica. (Walter Pasini Direttore Centro Travel Medicine and Global Health)

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I limiti della epidemiologia italiana

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2009

Le dichiarazioni del vice-Ministro Ferruccio Fazio relativamente alla comparazione tra influenza stagionale ed influenza pandemica da virus A/H1N1 destano molta preoccupazione nella pubblica opinione per la loro imprecisione Il vice-ministro ci ricorda continuamente che questa pandemia influenzale è dieci volte più benigna dell’influenza stagionale: Nella dichiarazione successiva il vice-ministro si corregge: venti volte più benigna, perché- dice Fazio- l’influenza stagionale porta a morte annualmente 5000 mila cittadini italiani, anzi 8000, addirittura 20.000 nel 2004. E’ evidente che l’ascoltatore attento resti interdetto. Sono realmente 5000 o 8000 i morti per influenza stagionale? Chi li ha calcolati? Esiste un registro in cui queste persone vengono elencate, nome per nome con una cartella clinica a disposizione di ogni medico che voglia documentarsi? Perché se non fosse così, perché fare allarmismo sui rischi dell’influenza stagionale? E se invece fosse veramente così, perché non si è fatto tutto il possibile negli anni scorsi per salvare la vita dei 5000-8000 anziani o malati cronici che, ci viene detto , muoiono ogni anno?  Queste persone erano state vaccinate, avevano assunto antivirali? Se sì, perché non hanno funzionato? Se no,perché sono  stati loro somministrati? Dove vanno ricercate le responsabilità? Non vi è dubbio che in Italia manchi un buon sistema di sorveglianza epidemiologica. Il CCM istituito il 26 maggio 2004 con la legge 138 e con decreto del Ministro della Salute del 1 luglio 2004 ha deluso ampiamente le aspettative dei Governi e della comunità scientifica o per colpa di chi lo ha diretto fino ad ora o per limiti strutturali nel funzionamento dello stesso, ma uno Stato moderno non può prescindere dal conoscere e studiare i numeri, poiché l’epidemiologia è la base di ogni efficiente sistema di sanità pubblica. Un grande lavoro spetta ai medici di sanità pubblica italiani, agli epidemiologi, ai medici di sanità internazionale per fornire al nostro Stato le indicazioni su come svecchiare il sistema ed acquisire idee e programmi nuovi mediandoli da quelle organizzazioni che hanno grande esperienza e competenza. (Walter Pasini Direttore Centro Travel Medicine and Global Health)

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Febbre suina: Italia allerta rete di controllo

Posted by fidest press agency su martedì, 28 aprile 2009

Dall’Oms si invita intanto ad evitare viaggi nei due Paesi. Il ministero della Salute, del Lavoro e delle Politiche Sociali rende noto “che è stata allertata la rete di controllo Influnet del ministero stesso, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, e altre strutture per la sorveglianza del virus sul territorio”. “Si segnala che l’Italia – si legge in una nota – dispone di un preciso Piano concordato con gli altri Stati dell’Unione Europea di preparazione e risposta ad un’eventuale pandemia influenzale e di ampie scorte di farmaci antivirali da utilizzarsi in caso di necessità”. Intanto, riferisce il comunicato, “il sottosegretario Ferruccio Fazio in queste ore sta anche valutando l’opportunità di assumere iniziative relative a controlli alle frontiere”.   Walter Pasini, direttore del Centro di Global Health dell’Oms, raccomanda invece di evitare viaggi in Messico e di valutare, se il biglietto aereo è già in tasca, se partire alla volta degli Stati Uniti. “Se fosse confermato che la trasmissione del virus dell’influenza suina è avvenuta da uomo a uomo – spiega all’ADNKRONOS SALUTE Pasini – questo indicherebbe un salto di specie compiuto dal ceppo influenzale H1N1: il virus potrebbe quindi essere capace di infettare e propagarsi nell’uomo innescando il rischio di pandemia, non solo in Messico e Stati Uniti, ma anche in Europa”. Quanto all’Italia, le scorte di antivirali accumulate negli ultimi anni per mettersi al riparo dal pericolo di una possibile pandemia di influenza aviaria “sono assolutamente scarse – sostiene, diversamente dal ministero, Pasini – rispetto a quelle degli altri Paesi europei. Per di più – aggiunge – le scorte italiane sono composte dal principio attivo, ovvero dal farmaco in polvere. E’ necessario dunque trasformarlo in capsule al più presto per prepararci a qualsiasi evenienza”.  Rassicurazioni arrivano, intanto, dalla associazioni del settore agricolo per quanto riguarda la qualità della carne suina. Da una analisi della Coldiretti, sulla base dei dati Istat relativi al 2008, emerge che l’Italia non ha importato suini o carne di suino dal Messico. “Occorre evitare inutili allarmismi e adottare subito – sottolinea la Coldiretti – le misure già sperimentate con successo nel caso dell’influenza aviaria a partire dall’obbligo di indicare della provenienza sulle etichette della carne di maiale al pari di quanto è stato già fatto per quella di pollo e per quella bovina rispettivamente dopo le emergenze aviaria e mucca pazza”.  In Italia, assicura anche la Cia-Confederazione italiana agricoltori, “non c’è alcun pericolo”. Né dal Messico e né dagli Usa importiamo maiali. Oltretutto i nostri allevamenti “sono supercontrollati e i produttori operano da anni nell’ottica della sanità e della qualità”.

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