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Il 2021 visto dall’universo delle piccole società globali

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 luglio 2021

A cura di Scott Woods, Portfolio Manager di Columbia Threadneedle Investments. Una delle gioie più grandi di investire nelle società più piccole è la possibilità di incrociare realtà interessanti di cui molti ignorano l’esistenza.Scopriamo costantemente nuovi concetti appassionanti, che analizziamo insieme ai nostri team regionali dedicati alle società di minori dimensioni, e ne abbiamo acquistate alcune nell’ultimo trimestre. JTOWER fornisce infrastrutture condivise di comunicazione mobile in Giappone alle varie reti mobili del paese. Dopo alcuni mesi di ricerca sulla società, abbiamo constatato con piacere che rispettava i nostri criteri di orientamento alla crescita di qualità nel lungo periodo. Una delle cose interessanti che abbiamo scoperto è che in Giappone non esistono aziende affermate di torri cellulari. Si tratta di aziende che si conformano bene alla nostra idea di vantaggio competitivo sostenibile grazie a barriere di ingresso relativamente elevate, un alto tasso di progresso tecnologico e relazioni integrate con la clientela. Queste sono le ragioni alla base delle nostre posizioni su Cellnex e INWIT in Europa. Ma in Giappone, sono gli operatori mobili che da sempre si occupano di costruire le loro torri per cercare di differenziarsi sul mercato in termini di copertura di rete mobile. Questo utilizzo del capitale non è particolarmente prudente e genera molte ridondanze.Con la diffusione del 5G, che richiede una maggiore densità di torri rispetto al 4G, il governo giapponese ha imposto una migliore efficienza nel segmento delle torri. L’attività tradizionale di JTOWER riguarda la fornitura di infrastrutture condivise per le comunicazioni mobili in grandi edifici, come le stazioni ferroviarie. Ma i grandi sviluppi settoriali in atto hanno spinto la società a cercare di potenziare la sua rete di torri, con il sostegno della società di telecomunicazioni NTT, che ha acquisito una partecipazione nel suo capitale azionario. I tempi non sono ancora maturi ma l’opportunità di creare una rete di torri principale in Giappone e di convertirla in un’elevata redditività del capitale nel tempo è estremamente interessante: calza a pennello con la nostra filosofia d’investimento.Un altro esempio è Simpson Manufacturing, che produce connettori strutturali usati nelle abitazioni con telaio in legno negli Stati Uniti. Abbiamo aperto questa posizione all’inizio del 2021 e, secondo noi, Simpson è una perla rara ancora in attesa di essere scoperta dal mercato: domina nel proprio segmento di nicchia – ha conquistato più del 70% della quota di mercato[1] – ma con una copertura analitica molto debole. I suoi prodotti sono decisivi per l’integrità strutturale di una casa e spesso sono approvati da agenzie di valutazione secondo il codice edilizio, il che rappresenta una rigorosa barriera all’ingresso.Altro elemento importante riguarda il costo di questi connettori: circa 1000 dollari USA, contro il costo medio complessivo della costruzione di un’abitazione, che si aggira sui 450.000 dollari. Un costruttore non ha un grande interesse a passare a qualcosa che potrebbe anche costare il 25% in meno ma che gli imporrebbe di modificare i progetti di costruzione pur continuando a garantire l’aderenza al codice edilizio, soprattutto se si parla di un elemento dal costo relativamente basso ma critico per l’integrità strutturale della casa in costruzione.Una combinazione di forte fedeltà al marchio (la società lavora a stretto contatto con architetti e ingegneri per assicurare che i suoi prodotti vengano specificamente integrati nei progetti di costruzione), focus progettuale e servizio al cliente ha consentito alla società di guadagnarsi una solida posizione competitiva in questa nicchia di mercato, che le è valsa un consistente potere di determinazione del prezzo. Una delle cose che cerco nelle aziende di elevata qualità è la capacità di aumentare i prezzi in contesti inflazionistici e di conservarli in tempi di deflazione: e questo è esattamente ciò che fa Simpson.In un portafoglio relativamente concentrato composto dalle idee migliori è inevitabile che alcune posizioni debbano essere vendute. A volte ciò avviene perché scorgiamo un deterioramento in termini di competitività della società, o per via della valutazione, o semplicemente perché la società è cresciuta oltre una soglia limite di 10 miliardi di dollari e ha raggiunto il suo target di prezzo. Nordson è un esempio di quest’ultimo caso. Abbiamo detenuto la società dal 2018. Nordson produce apparecchiature di erogazione di adesivi e, come Simpson, presentava una scarsa copertura analitica, dominava il suo segmento di nicchia e vantava una buona capacità di determinazione del prezzo. La società ha superato la soglia di 10 miliardi di dollari USA l’anno scorso e raggiunto il nostro target di prezzo nel 1° trimestre. A questo punto abbiamo deciso di vendere la posizione.Il 1° trimestre è stato un altro periodo frenetico in termini di accesso alle società. Il lavoro da casa ha fatto sì che molte più aziende proponessero riunioni, vista la semplicità e la convenienza di poterle tenere virtualmente senza la necessità di viaggiare. Ho presenziato a circa 50 meeting in varie aree geografiche e in vari settori, dai negozi finlandesi di cibo per animali ai raffinati marchi del vino. Uno degli incontri più interessanti è stato quella con il nuovo CEO di Ritchie Brothers Auctioneers, la grande società di vendita all’asta di attrezzature industriali di seconda mano nel mondo. Una sorta di Sotheby’s o Christie’s, solo con gli escavatori al posto dei quadri di Picasso. Da questa riunione ho appreso con interesse l’intenzione della società di migliorare il suo utilizzo dei dati. Chiaramente, dopo anni di attività di vendita di attrezzature industriali usate, la società ha creato un database impareggiabile, e ora sta cercando il modo di monetizzarlo.Nel 2° trimestre, non cambierà molto per noi. I mercati si sono un po’ agitati ultimamente, con l’ottimismo suscitato dalle riaperture e le aspettative di inflazione che hanno determinato rotazioni di stile e settoriali. Ma noi rimaniamo concentrati sul lungo periodo: deteniamo le 70-90 società con i vantaggi competitivi più consistenti e sostenibili che riusciamo a trovare.Il riferimento a specifiche azioni o obbligazioni non deve essere considerato una sollecitazione all’acquisto.

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Il nuovo report di Bitdefender rivela le principali minacce informatiche globali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 aprile 2021

Bitdefender, azienda leader nella cybersicurezza che protegge centinaia di milioni di endpoint e sistemi in tutto il mondo, pubblica oggi il Consumer Threat Landscape Report 2020 che dettaglia le principali minacce per la cybersecurity, la loro frequenza e quali sono state le tendenze del crimine informatico nel 2020. Il report si basa sull’analisi dei dati trimestrali e annuali derivanti dall’infrastruttura Global Protective Network (GPN) di Bitdefender, che esegue miliardi di operazioni al giorno su milioni di endpoint e utilizza algoritmi avanzati per identificare varie minacce e modelli di attacco. Qui di seguito i principali risultati presenti nel Consumer Threat Landscape Report 2020 di Bitdefender: Impennata di attacchi ransomware in tutto il mondo – Nel complesso, gli attacchi ransomware sono cresciuti di un sorprendente 485% nel 2020 rispetto al 2019. Gli attacchi nel primo e secondo trimestre del 2020 hanno rappresentato il 64% di tutti gli attacchi ovvero il 19% in più rispetto ai primi due trimestri del 2019. In italia il 66% nei primi due trimestri. I sistemi operativi proprietari pericolosi sono un pericolo per l’IoT – I dispositivi con sistemi operativi proprietari costituiscono il 34% di ciò che i consumatori possiedono e sono responsabili del 96% di tutte le vulnerabilità rilevate. Bitdefender ha osservato un incredibile aumento del 335% delle vulnerabilità delle Smart TV rispetto al 2019. Android è il veicolo preferito per diffondere malware e app dannose – Mentre gli utenti erano impegnati a destreggiarsi tra telelavoro, didattica a distanza, videoconferenze e cercavano informazioni su COVID-19, i criminali ne hanno approfittato ospitando siti fraudolenti per il download dell’ormai noto software Zoom e distribuire app cariche di malware con lo scopo di spiare gli utenti e rubare i loro dati personali. In particolare a inizio pandemia, nei primi due trimestri dell’anno in Italia si è riscontrato un aumento del 68%. In generale il 35% di tutto il malware Android rilevato proviene dalla famiglia Android.Trojan.Agent seguita da Android.Trojan.Downloader al 10% e Android.Trojan.Banker al 7%. I dispositivi Network-attached storage (NAS) sono i più colpiti in termini di vulnerabilità riscontrate – Il numero di vulnerabilità riscontrate nei dispositivi NAS è aumentato del 189% anno su anno dal 2019 al 2020. Anche se i dispositivi NAS potrebbero non essere tra i dispositivi più diffusi nelle abitazioni, contengono potenzialmente il maggior numero di vulnerabilità per cui non sono ancora disponibili patch per neutralizzarle. Le applicazioni potenzialmente indesiderate sono in aumento – Sebbene possano non essere dannose di per sé, potrebbero avere un impatto sull’esperienza dell’utente rallentando i sistemi, mostrando annunci inaspettati o addirittura installando software aggiuntivi. Bitdefender ha osservato un aumento del 320% delle applicazioni potenzialmente indesiderate segnalate nel 2020 rispetto all’anno precedente, ma i modelli di distribuzione trimestrale sono rimasti simili, suggerendo una crescita costante. In Italia è stato riscontrato un andamento costante rispetto al 2019. Il report esamina ulteriormente questi e altri risultati per paese, tra cui Australia, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Regno Unito, Romania, Spagna, Svezia e Stati Uniti, e prende in considerazione eventi chiave locali specifici, come le elezioni presidenziali del 2020 negli Stati Uniti.

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“I mercati emergenti globali acquistano slancio”

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 febbraio 2021

A cura di Dara White, Responsabile globale azioni mercati emergenti di Columbia Threadneedle Investments. Malgrado il suo notevole impatto su salute e benessere pubblici, la pandemia di Covid-19 non ha stravolto i poderosi trend strutturali che trainano la crescita nei mercati emergenti. Ci aspettiamo che tali tendenze acquistino ulteriore slancio nel nuovo anno e che i mercati emergenti si confermino i principali propulsori indiscussi della crescita economica globale.Il quadro macroeconomico in questo inizio di 2021 appare estremamente positivo. Alcune delle maggiori economie mondiali, Cina e Corea del Sud in testa, sono state tra le prime ad essere colpite dalla pandemia, ma le efficaci strategie di contenimento del virus hanno consentito loro di recuperare fortemente quota e di posizionarsi favorevolmente per proseguire tale ripresa. Più in generale, i mercati emergenti stanno beneficiando dell’ondata globale di tagli dei tassi d’interesse e iniezioni di liquidità. Inoltre, queste economie godono di un maggior margine di manovra rispetto ai paesi sviluppati per aumentare l’entità dell’accomodamento in ragione dei tassi d’interesse reali più elevati.Visto il contesto economico favorevole e la prospettiva di vaccini anti-Covid disponibili su larga scala nel corso del 2021, riteniamo che il principale trend di lungo termine che sostiene i mercati emergenti – la transizione da un modello di crescita basato sulle esportazioni ad uno incentrato sulla vivacità della domanda interna – si riaffermerà in maniera ancora più vigorosa.L’ascesa del ceto medio globale è la riprova più evidente di tale cambiamento strutturale. Lo scorso ottobre Brookings Institution, con sede a Washington, ha sottolineato come la Cina stia registrando l’espansione del ceto medio più veloce della storia, specificando che ciò sta avvenendo “in un momento in cui la classe media globale sta già ampliandosi a un ritmo senza precedenti, in parte grazie ad alcuni paesi limitrofi come l’India”. Il rapporto della Brookings stima che il ceto medio cinese conterà 1,2 miliardi di persone entro il 2027, rappresentando un quarto del totale mondiale. A titolo di raffronto, negli anni Cinquanta più del 90% del ceto medio mondiale viveva in Europa e in Nord America.Questa continua ascesa alimenterà una vivace domanda interna di beni e servizi, che verrà in gran parte soddisfatta da aziende nazionali in rapida espansione. Riteniamo che temi quali l’innovazione digitale, la penetrazione del commercio elettronico e dei pagamenti digitali, l’allargamento finanziario e lo sviluppo ambientale – tutti trend rinforzati dagli effetti della pandemia – si riveleranno fonti proficue di opportunità d’investimento nel 2021 e oltre.Al fine di cogliere tali opportunità continueremo a concentrarci sulle società dei mercati emergenti che si rivolgono ai consumatori nazionali. Individuiamo notevoli opportunità nei settori dei beni voluttuari, dell’informatica e dei servizi di comunicazione, dove il potenziale di crescita globale è molto promettente in quanto le imprese continuano a sviluppare prodotti e servizi in grado di soddisfare le mutevoli esigenze dei consumatori.Quello della sanità è un altro settore che ha registrato un’accelerazione durante la pandemia. Se pensiamo che la spesa sanitaria cinese è pari ad appena il 5% del PIL contro il 17% degli Stati Uniti, le potenzialità di questo settore risultano evidenti. La popolazione della Cina sta diventando più vecchia, più ricca e più malata. Le riforme rivoluzionarie hanno fatto da volano per le aziende del settore, e l’ingresso del paese nell’International Council for Harmonisation of Technical Requirements for Pharmaceuticals for Human Use (ICH) ha contribuito ad armonizzare le procedure cliniche cinesi e a renderle conformi agli standard internazionali. Di conseguenza, i tempi di approvazione e rimborso dei farmaci sono drasticamente diminuiti, il mercato è stato aperto e ciò ha sbloccato sia la domanda che la capacità produttiva. Non ci sorprenderebbe vedere il settore sanitario raddoppiare le sue dimensioni nei prossimi anni.
“Molti investitori mantengono il sottopeso sui Mercati Emergenti, ma le motivazioni per detenere questa asset class stanno diventando più forti – un numero crescente di società presentano i requisiti richiesti dal nostro stile d’investimento “quality growth” Altrove, il settore finanziario presenta sacche di crescita grazie all’innovazione digitale. In Brasile, ad esempio, i tassi d’interesse sui minimi storici stanno promuovendo gli investimenti azionari e creando nuove opportunità. Con la continuazione della deregolamentazione finanziaria, delle riforme strutturali e dell’adozione tecnologica, ci aspettiamo che aree quali le intermediazioni e i pagamenti digitali si rivelino le più promettenti sul fronte della crescita. Inoltre, benché la pandemia abbia rallentato l’agenda di riforme nei mercati emergenti, il trend di lungo termine rimane intatto. Brasile, Indonesia, India e Cina, ad esempio, stanno portando avanti importanti riforme.Molti investitori restano sottoesposti ai mercati emergenti, mentre i vantaggi di un’esposizione a questa classe di attivi diventano sempre più evidenti. Sta aumentando il numero di aziende che soddisfa i nostri criteri di investimento basati sulla “crescita di qualità”, dotate di team dirigenti solidi e favorevoli agli investitori, nonché della capacità di finanziare la propria crescita internamente, incrementando al contempo la redditività del capitale investito.Riteniamo che questa classe di attivi offra solidi vantaggi in termini di crescita e diversificazione e che il 2021 fornirà opportunità interessanti per incrementare l’esposizione.

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Prospettive globali per il 2021

Posted by fidest press agency su sabato, 12 dicembre 2020

A cura di Columbia Threadneedle Investments by Gene Tannuzzo Vice responsabile reddito fisso globale,Ricercare reddito negli strumenti di credito. La risposta aggressiva della Federal Reserve statunitense alla pandemia di coronavirus ha spinto i rendimenti dei titoli di debito rifugio vicino allo zero, rendendo i portafogli “a basso rischio” sempre più vulnerabili alla volatilità dei prezzi ascrivibile ai tassi d’interesse. A nostro avviso la Fed manterrà questo orientamento accomodante per diversi anni, il che potrebbe impedire un netto aumento dei rendimenti. Tuttavia, ciò non implica necessariamente un calo dei rendimenti, e il rischio appare asimmetrico dato che i bassi rendimenti non riescono a proteggere da un incremento anche solo modesto dei tassi. Di conseguenza, gli investitori dovrebbero considerare la possibilità di bilanciare il rischio di tasso d’interesse concentrandosi su aree del mercato obbligazionario maggiormente incentrate sul credito. Gli sforzi della Fed per spingere al ribasso i rendimenti dei titoli di Stato di alta qualità stimolano notevolmente la domanda di strumenti creditizi, in quanto obbligano gli investitori ad assumere posizionamenti più rischiosi al fine di generare reddito. Questa domanda, unita alle prospettive di un’ulteriore crescita economica, depone complessivamente a favore degli strumenti creditizi. Rimanere flessibili e continuare a diversificare. Dopo un sostanzioso rally durante il quale i prezzi hanno recuperato il 20% o più, attualmente nella maggior parte dei segmenti del reddito fisso la compensazione del rischio è inferiore alla media di lungo periodo. Anche in termini di valore relativo il quadro appare equo, a suggerire che un approccio diversificato all’allocazione settoriale può produrre risultati corretti per il rischio migliori di quelli ottenuti con un’allocazione più concentrata. Ravvisiamo l’opportunità di diversificare il rischio di credito ripartendolo tra debito societario, debito pubblico e debito al consumo, aree che hanno tutte registrato un notevole miglioramento dopo la fase acuta della crisi. Altrettanto importante è che gli investitori rimangano flessibili e pronti a ribilanciare i portafogli in caso di variazioni sul fronte del valore relativo. L’agilità sarà probabilmente un fattore chiave per massimizzare i rendimenti nel 2021, in quanto consentirà agli investitori di preservare l’equilibrio tra il reddito e la protezione del capitale. La selezione dei titoli dovrebbe rivelarsi un significativo driver di sovraperformance. Secondo il nostro scenario di riferimento, l’economia continuerà a recuperare terreno per tutto il 2021, anche se con una maggiore differenziazione tra i vincitori e i vinti della pandemia. Il cambiamento delle dinamiche della domanda e la prospettiva di una ripresa disomogenea influiranno sui settori e sugli emittenti in modi radicalmente diversi. Riteniamo che anziché essere passivamente esposti al rischio di mercato, gli investitori debbano concentrarsi sulla selezione dei titoli per evitare potenziali scenari negativi che possano ridurre notevolmente le opportunità di reddito e di rendimento totale.Un’efficace ricerca sul credito in grado di individuare le tendenze potenzialmente più durature (soprattutto quelle che si traducono in un calo permanente della domanda) costituisce uno strumento indispensabile nell’odierno contesto di bassi rendimenti. Nel 2021 la selezione dei titoli potrebbe rivelarsi lo strumento di gestione del rischio più valido nel reddito fisso.

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Le cinque sfide globali

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 ottobre 2020

Sono quelle su cui la Commissione europea ritiene che i Paesi membri da soli non ce la facciano sono: cambiamento climatico, alimentazione, acqua, connessività delle grandi aree metropolitane e cancro. Perché anche il cancro? In questo momento i Paesi dell’Unione Europea hanno meno del 10% della popolazione e il 25% della casistica mondiale. Con l’evoluzione demografica tra il 2030-2035 avremo meno del 10% della popolazione mondiale e il 50% della casistica. Si capisce, quindi, perché questa è una cosa che i singoli Stati o le singole regioni non possono affrontare da soli”. Lo ha detto Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute e presidente della Mission board for Cancer dell’Unione Europea (l’organismo che si occupa di strategie contro il cancro in Europa, ndr), intervenendo al convegno online dal titolo ‘Oncologia del territorio’, promosso dall’Osservatorio Sanità e Salute, in collaborazione con Cittadinanzattiva, e con il patrocinio di AIOM. Responsabile scientifico del convegno il professor Stefano Vella, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, e rappresentante italiano del Programma quadro europeo per la ricerca 2021-2027. “La Commissione europea ha quindi messo a disposizione le energie migliori per cercare di fare delle proposte- ha spiegato Ricciardi- Ho avuto l’onore di presiedere questo gruppo e di portare 13 proposte molto concrete, che saranno oggetto di un programma che verrà finanziato dalla Commissione a partire dall’anno prossimo e per i prossimi sette anni. Si tratta di un programma articolato sostanzialmente su quattro perni, il primo dei quali è quello della prevenzione. E ci ha stupito enormemente, parlando con i cittadini, che sono loro stessi ad essere assolutamente convinti della necessità di investire in prevenzione. Non ci sono soltanto pochi ‘visionari’ a dire che è meglio prevenire”. Adesso, secondo l’esperto, la responsabilità della Commissione europea è di “non far fallire questo programma”, ma sta “anche all’Italia impegnarsi e partecipare a questo sforzo, cercando di essere un pò più coordinata. Credo che questa possa essere una buona occasione”. In merito all’interruzione delle visite oncologiche a causa dell’emergenza sanitaria legata al Covid-19, Ricciardi ha portato come buon esempio quello del Cancer Center del Policlinico Gemelli di Roma, che “non ha mai smesso di funzionare- ha sottolineato- È stato uno dei pochi centri di igiene ospedaliera che ha fatto sì che i pazienti continuassero ad andare e ad essere curati in sicurezza anche a marzo o ad aprile. Quindi se ci sono la volontà e le capacità le cure si possono non interrompere”. Ricciardi ha infine esortato: “Diamoci una mossa tutti quanti affinché questo grande programma della Mission europea venga effettivamente applicato in Italia, però in tutte le regioni”, ha concluso. (fonte Agenzia Dire)

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“Prospettive globali sui Mercati Emergenti”

Posted by fidest press agency su domenica, 12 agosto 2018

A cura di Krishan Selva, Client portfolio manager, Mercati Emergenti di Columbia Threadneedle Investments. Per le azioni dei mercati emergenti sono stati sei mesi ricchi di avvenimenti. Nel 2017 questa classe di attivi ha messo a segno una performance annua tra le migliori del decennio. Gli investitori hanno pertanto inaugurato il 2018 con un atteggiamento positivo, sostenuto dall’apparente solidità dei mercati globali. L’iniziale euforia è però lentamente andata scemando alla luce della prospettiva di una guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina che ha penalizzato tutti i mercati globali. Di conseguenza, gli investitori mettono ora in discussione le stime di crescita in molte economie. Ne consegue che difficilmente l’eccellente performance dello scorso anno potrà ripetersi anche nel 2018. I primi sei mesi dell’anno sono stati contraddistinti dalla volatilità, che ha interessato sia l’economia globale nel suo insieme sia i mercati emergenti nello specifico. Tuttavia, c’è più di un elemento che fa ben sperare. Tradizionalmente, i mercati emergenti sono stati contagiati molto facilmente dalla volatilità dei mercati sviluppati. Si ritiene pertanto che, in caso di rallentamento dei mercati sviluppati, li seguirebbero a ruota anche quelli emergenti. Inoltre, in passato era opinione diffusa credere che se il dollaro USA si rafforza, i mercati emergenti subiscono un deflusso di capitali. A fronte di un incremento dei tassi d’interesse negli Stati Uniti, generalmente il denaro degli investitori tornava ad affluire nell’economia a stelle e strisce.
Tuttavia, i mercati emergenti hanno dato prova di una tenuta molto maggiore rispetto a quella che avrebbero esibito in condizioni analoghe 10 anni fa. In passato, le economie delle piazze emergenti facevano affidamento sul capitale di investitori esteri, mentre oggi sono autosufficienti. Ciò appare evidente dalla robustezza e profondità dei mercati obbligazionari locali, dai flussi di fondi nazionali, dal miglioramento dei saldi delle partite correnti e dagli ottimi dati sugli utili societari. L’aumento dei tassi d’interesse – e il conseguente apprezzamento del dollaro USA – non hanno innescato un esodo dai mercati emergenti. Ciò dimostra che le economie in via di sviluppo sono ora molto più solide.I mercati emergenti sono sostenuti anche dalle tendenze di lungo periodo. La massiccia produttività e la crescita della popolazione continueranno a tradursi in un rafforzamento dell’espansione economica. Le società beneficiano dell’incremento dei consumi interni. Per esempio, Alibaba, il colosso dell’e-commerce, vanta utili straordinariamente robusti. Se 10 anni fa i mercati fossero stati alle prese con timori di inflazione su scala globale, rallentamento della crescita mondiale, preoccupazioni relative al settore tecnologico (per quanto riguarda la riservatezza dei dati), una potenziale guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina e un rialzo dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve statunitense, sarebbe stato logico attendersi correzioni anche violente dei mercati emergenti. È invece rassicurante notare che, alla luce del rafforzamento delle nostre economie in questo stesso contesto, la correzione che ha interessato i mercati emergenti non è stata più marcata di quella verificatasi, ad esempio, in Europa. Eliminare i pregiudizi comportamentali ricopre un ruolo importante per noi investitori, che ci prefiggiamo inoltre di aiutare i nostri clienti a superare i loro preconcetti. A titolo esemplificativo, un’altra percezione comune è che le tecnologie siano più avanzate nei mercati sviluppati rispetto agli omologhi emergenti. Tutt’altro: in molte aree geografiche i mercati emergenti procedono a un ritmo molto più rapido.
WeChat, l’equivalente cinese di WhatsApp, ad esempio, vanta molte più funzioni dell’applicazione americana. WeChat Shake consente agli utenti che si sentono annoiati o soli di scuotere il cellulare e rilevare altre persone che stanno facendo lo stesso gesto nelle vicinanze per iniziare una chat con loro. WeChat Moments è invece una combinazione fra Twitter e Facebook, che permette agli utenti di condividere fotografie e aggiornamenti con gli amici. WeChat Pay, la funzione di pagamento dell’app, semplifica molti aspetti dei pagamenti online, dalla divisione fra amici di un conto al ristorante al pagamento di una bolletta.Se guardiamo al prosieguo del 2018, la volatilità macroeconomica appare destinata a perdurare. Qualora Donald Trump dovesse continuare ad applicare rigidi dazi doganali sulle importazioni nel tentativo di ridurre il disavanzo commerciale del paese, ciò avrà ripercussioni di enorme portata sui mercati globali. Il presidente statunitense ha inoltre minacciato di imporre tariffe anche all’industria automobilistica europea. Sono in corso discussioni dall’esito tuttora incerto con il Messico e altri paesi in merito alla rinegoziazione dell’Accordo nordamericano di libero scambio (North American Free Trade Agreement, NAFTA).Anche il settore lattiero-caseario del Canada è ora nel mirino di Trump. Se si continuerà a proseguire sulla strada del protezionismo commerciale, ciò sarà fonte di preoccupazione non soltanto per i mercati emergenti ma anche per quelli sviluppati.L’impatto della rinegoziazione dei trattati commerciali causerà un aumento della volatilità di mercato a breve termine. Su un orizzonte di più lungo periodo si prospettano cambiamenti di natura strutturale. Gli Stati Uniti perseguono una politica di protezionismo, rinunciando di conseguenza alla posizione di leader e arbitro del mondo libero che da tempo detenevano. Ciò sortirà effetti a più lungo termine sull’economia americana e su quella globale nel suo insieme.
Se, da un lato, gli Stati Uniti si sono ritirati dall’Accordo di Parigi, dall’altro lato la Cina si sta dimostrando più attenta all’ambiente. Infrastrutture, trasporti ed energia sono tutti settori che stanno beneficiando dell’iniziativa cinese ad ampio spettro “One Belt One Road”. Altre nazioni reagiscono ricalibrando i propri rapporti con Cina e Stati Uniti, come ad esempio le Filippine: mentre in passato erano strettamente allineate agli Stati Uniti, ora il paese appare maggiormente orientato verso la Cina.Per quanto concerne l’America Latina, man mano che avanzerà il ciclo elettorale si avrà anche maggiore chiarezza a livello politico. Tra i paesi dove di recente si sono svolte elezioni figurano Messico e Colombia, mentre in Brasile l’appuntamento alle urne è fissato per ottobre 2018. Nell’attuale fase di incertezza, per avere successo è fondamentale che gli investitori sappiano individuare società solide in fase di crescita e in grado di rimanere flessibili. Se gli Stati Uniti proseguiranno sulla strada del protezionismo, Europa e Asia potrebbero intensificare la collaborazione reciproca e promuovere una più libera circolazione delle merci tra i due continenti.Quali saranno le principali opportunità e sfide per gli investitori nella seconda metà del 2018?
Nella seconda metà dell’anno, la sfida primaria per gli investitori consisterà nel mantenere i nervi ben saldi dopo la volatilità del primo semestre. Sebbene i mercati emergenti abbiano accusato una flessione, i timori di conflitti commerciali risultano però ormai in gran parte scontati dal mercato. Anziché investire in un mercato ai massimi, adesso è invece il momento di mettersi alla ricerca di opportunità. In questo caso la via più difficile è allo stesso tempo quella potenzialmente più remunerativa.Come strategia per contrastare l’incertezza, abbiamo scelto per il nostro portafoglio di allontanarci dalle società cicliche e stiamo investendo in aziende meno esposte al tema del protezionismo commerciale che siano al contempo ben posizionate per trarre vantaggio dai consumi interni. Ricerchiamo, ad esempio, aziende che producono latticini e bevande.In termini fondamentali, la dinamica dei mercati emergenti resta intatta, con buoni risultati sul fronte delle aziende e degli utili. L’arretramento osservato è imputabile a timori di ordine macroeconomico, il che significa a nostro avviso che ci sono opportunità d’acquisto. Come sempre resterà essenziale selezionare gli investimenti in modo estremamente attivo.

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Le sfide globali tra cambiamenti climatici e risorse energetiche

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 febbraio 2016

Roma Lunedì 29 febbraio, alle ore 16.00, Piazza di San Marco 51 presso la Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI), si terrà l’incontro “Le sfide globali tra cambiamenti climatici e risorse energetiche: l’importanza geostrategica dell’Artico”. L’evento è promosso dalla SIOI in occasione del lancio del nuovo Master sullo “Sviluppo Sostenibile, Geopolitica delle Risorse e Studi Artici”, organizzato d’intesa con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, il Ministero dell’Ambiente ed il Centro per un Futuro Sostenibile.Alla conferenza interverranno il presidente della SIOI Franco Frattini, il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, l’Ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, John Phillips, il presidente del Centro per un Futuro Sostenibile, Francesco Rutelli e il Senior Arctic Official del Ministero degli Esteri, Rossella Franchini.

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Rapporto sui diritti globali

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 novembre 2015

Roma, martedì 17 novembre, ore 11.00 CGIL nazionale, Sala Simone Weil, Corso d’Italia 25 Il Rapporto è a cura di Associazione Società Informazione Onlus, promosso da Cgil con la partecipazione di ActionAid, Antigone, Arci, Cnca, Fondazione Basso-Sezione Internazionale, Forum Ambientalista, Gruppo Abele,Legambiente partecipano:
Danilo Barbi, segretario nazionale Cgil
Paola Bevere, presidente Antigone Lazio
Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci
Don Luigi Ciotti, fondatore e presidente Gruppo Abele
Marco De Ponte, segretario generale ActionAid Italia
Maurizio Gubbiotti, coordinatore nazionale Legambiente
Ciro Pesacane, segretario nazionale Forum Ambientalista
Sergio Segio, curatore del Rapporto, direttore di Associazione Società Informazione
Gianni Tognoni, Fondazione Basso – segretario generale Tribunale permanente dei popoli
Don Armando Zappolini, presidente Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza
Nel tempo della globalizzazione neoliberista e della crisi strutturale il mondo appare senza più rifugi: né dalle turbolenze dei mercati, come si vede dalle difficoltà crescenti che colpiscono anche la Cina e i BRICS; né dalla destabilizzazione geopolitica, come dimostrano il proliferare dei conflitti territoriali e la nuova guerra fredda che si intreccia agli scenari, vecchi e nuovi, propriamente bellici; né dalla “obsolescenza programmata” dei sistemi di welfare, a partire dal modello sociale europeo da tempo sotto attacco, e delle forme e strutture democratiche di governo; né, infine, dagli effetti delle guerre e delle diseguaglianze, che nel 2015 si sono tradotti in un vero e proprio esodo, di fronte al quale l’Europa e le sue istituzioni si sono mostrate in tutta la fragilità, divisione, impotenza e coazione a riproporre la strada fallimentare e disumana della Fortezza.
Un esodo che, a inizio novembre 2015, ha già prodotto, nel solo Mediterraneo, oltre 3400 vittime, tra le quali un numero crescente di bambini. Nel settembre scorso, l’immagine del piccolo bimbo Alan Kurdi, in fuga con la sua famiglia dalla guerra in Siria, annegato e riverso su una spiaggia turca, ha commosso il mondo solo per un breve istante. Tanti come lui sono morti dopo e continuano a morire senza lasciare traccia, senza destare scandalo e ripensamenti nelle politiche globali e nella chiusura delle frontiere.
Il numero delle persone sradicate, sfollati interni o rifugiati, è arrivato a 59 milioni e mezzo di persone; un numero cresciuto, solo nel 2014, di oltre 8 milioni, la cifra più elevata dalla Seconda guerra mondiale. La pressione migratoria che ha messo in questi mesi in difficoltà l’Europa è, peraltro, solo una piccola parte di quella dolente massa umana, giacché il peso principale viene sostenuto dai paesi cosiddetti in via di sviluppo, che accolgono ben l’86% dei 19 milioni e mezzo di rifugiati.
Eppure, il 2015 è stato l’anno dei nuovi muri, delle barriere di filo spinato erette nel cuore del continente europeo, a tentare di isolare il contagio dai dannati della terra, cui è dedicato uno dei Focus del Rapporto sui diritti globali 2015.
La “lotta di classe dall’alto” nell’ultimo anno, in diverse aree geografiche, ha preso la forma di una guerra contro i poveri e di un divorzio progressivo tra capitalismo globale e democrazia.
Secondo le statistiche europee, nell’Unione vi sono 122,6 milioni di persone a rischio di povertà ed esclusione, vale a dire quasi un europeo su quattro; all’inizio della crisi erano 116 milioni. Alcuni Stati membri hanno percentuali ancor più drammatiche, come la Bulgaria (48%), la Romania (40,4%), la Grecia (35,7%), l’Ungheria (33,5%); a fronte di percentuali tra il 15 e il 16% di Paesi come Svezia, Finlandia, Olanda e Repubblica Ceca. L’Italia registra il 28,4%, dato dunque superiore alla media europea, per un totale di 17 milioni e 330mila persone.
A fronte di questo drammatico ed eloquente quadro, nel quadriennio 2008-2012 – complessivamente, sebbene in modo molto differenziato tra i diversi Stati membri – l’Europa ha disinvestito nel welfare, in ossequio agli imperativi dell’austerità e del Fiscal compact, con un taglio sulla spesa sociale europea per un ammontare totale di circa 230 miliardi di euro.
Disinvestire nel welfare ha, tra gli altri, anche l’esito di distribuire i rischi di impoverimento in modo selettivo e diseguale, gravando soprattutto sui più deboli, e questo è uno dei meccanismi che porta a condizioni di povertà stabili, prolungate e difficilmente reversibili. Anziché essere contrastata, insomma, la crescente povertà – che riguarda sempre più anche chi possiede un lavoro e un reddito – viene perpetuata, diviene una condizione non transitoria, una sorta di buco nero sociale dove le povertà diventano a bassissima reversibilità, nel quale è sempre più facile scivolare e da cui è, e sarà, praticamente impossibile uscire.
Sempre più la povertà, specie se estrema, nelle risposte istituzionali, ma anche nel senso comune, è vista e trattata come crimine, anziché come situazione necessitante sostegno. Un processo, presente da tempo negli Stati Uniti, che sta andando avanti in modo deciso in tutta Europa, a livello legislativo, amministrativo, del governo delle città, mediatico. Alla criminalizzazione della povertà è dedicato un altro dei Focus del 13° Rapporto sui diritti globali.
Anche nell’ultimo anno, le politiche seguite non sono andate nel verso di sostenere le parti sociali più deboli e il lavoro e nel ridurre le diseguaglianze, ma, all’opposto, hanno premiato i responsabili della crisi stessa, vale a dire la grande finanza.
Dal 2007 le Banche centrali di tutto il mondo hanno aumentato la quantità di moneta da 35 mila miliardi di dollari a 59 mila miliardi. Un mare di liquidità che ha inebriato i mercati finanziari, ma non è “sgocciolato” a sostenere l’economia precaria delle famiglie e delle piccole imprese, mentre è continuata la sciagurata politica dell’austerity, oltre ogni evidenza dei suoi effetti devastanti e deprimenti e pur in presenza delle tardive perplessità del Fondo monetario. Una politica che, nel corso del 2015, ha manifestato appieno la propria valenza simbolica, disciplinante e intimidatoria nel caso della Grecia, il cui popolo e il cui legittimo governo sono stati piegati da un pesante e stringente ricatto, come viene ampiamente analizzato nel Focus del primo capitolo del nuovo Rapporto sui diritti globali.
Un anno di rialzi in borsa e di grande euforia finanziaria ha visto il contrappasso di un’altrettanto grande depressione economica e sociale. La crisi è così diventata strumento di governo e moltiplicatrice dell’instabilità. E di ingiustizia sociale. Come mostrano indiscutibilmente i numeri e studi internazionali. La ricchezza delle 80 persone più facoltose al mondo è raddoppiata in termini nominali tra il 2009 e il 2014, mentre la ricchezza del 50% più povero della popolazione nel 2014 è inferiore a quella posseduta nel 2009. Ottanta super-ricchi possiedono la medesima quantità di ricchezza del 50 per cento più povero della popolazione mondiale, 3 miliardi e mezzo di persone. E ancora: nel 2010 le 80 persone più ricche al mondo godevano (è il caso di dirlo) di una ricchezza netta di 1300 miliardi di dollari. Nel 2014 la loro ricchezza complessiva posseduta era salita a 1900 miliardi di dollari, dunque una crescita di 600 miliardi di dollari, quasi il 50 per cento in più in soli quattro anni.
Il titolo scelto per l’Expo 2015 ha posto il tema del cibo all’attenzione mondiale. Ma ha sostanzialmente eluso la riflessione e l’analisi sul modello attuale della produzione e consumo alimentare e sui rischi futuri, accentuati dai trattati commerciali in corso, orientati agli interessi delle grandi corporation e favoriti dal grande investimento che viene fatto per promuovere il lobbismo, a tutto danno della correttezza e trasparenza delle decisioni politiche e dei diritti di cittadini e consumatori. Basti dire che nel 2013, solo negli USA, il settore finanziario ha speso oltre 400 milioni di dollari per fare lobby, mentre nell’Unione Europea la cifra stimata è di 150 milioni di dollari.
Sulla questione alimentare, infatti, si confrontano, anzi si scontrano, due paradigmi: l’agricoltura delle multinazionali, che si appropriano di intere regioni mondiali e le avvelenano con uso intensivo di pesticidi e fertilizzanti, cercando di imporre ovunque anche gli Organismi Geneticamente Modificati, e quella dei piccoli contadini, che coltivano nel rispetto dell’ecosistema e delle biodiversità. L’agricoltura industriale, pur producendo solo il 30% del cibo consumato a livello mondiale, viceversa, è responsabile del 75% del danno biologico a carico del pianeta, compresa l’emissione, attraverso l’impiego di combustibili fossili, del 40 per cento dei gas serra, causa di quel riscaldamento climatico che sta devastando e desertificando i territori e pregiudicando il futuro del pianeta e delle prossime generazioni.
Anche quella per il cibo, e per l’acqua, insomma, è diventata una forma di guerra contro interi popoli e i poveri delle aree geografiche vittime di forme, vecchie e nuove, di colonialismo; come anche il cosiddetto land grabbing, il crescente fenomeno di accaparramento delle terre. Popoli e poveri la cui qualità di vita e la stessa sopravvivenza sono compromesse da logiche unicamente orientate al massimo profitto e alla speculazione finanziaria.
Logiche che, tuttavia, non riguardano e colpiscono più solo i Sud del mondo, ma gli stessi paesi industrializzati e, in primis, l’Europa, al centro ai grandi interessi soggiacenti al Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP), il Trattato commerciale di libero scambio le cui trattative segrete sono in corso tra Stati Uniti e Unione Europea, cui è dedicato un altro del Focus del Rapporto sui diritti globali 2015.

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Riforme strutturali globali

Posted by fidest press agency su sabato, 3 marzo 2012

La domanda che in primis ci poniamo è se il sistema capitalistico, nato con l’avvento della produzione industriale del XVI secolo, è oggi giunto al suo capolinea, oppure è in grado di reggere al meglio le sfide della nostra contemporaneità. A mio avviso Il capitalismo, a tutt’oggi, ha solo dimostrato d’avere una forte capacità di sopravvivenza attraverso l’adozione di accorgimenti tattici e tecniche camaleontiche per celare sotto una cortina fumogena i suoi insuccessi. Il primo serio colpo alla sua credibilità è stato inferto da Marx nel XIX secolo, ma non si è riusciti ad esserne conseguenti nella fattispecie pratica. Lo stesso tentativo marxista-leninista del 1917, dopo un settantennio di tensioni, di false partenze, di eccessive attese, di gravi errori ideologici ed economici si è spento, alla fine, nel nulla. Eppure esiste un’alternativa valida, a ben considerarla, se noi usciamo dalla logica degli interessi corporativi ed anche, se non soprattutto, dal diverso approccio culturale in cui non ci siamo riconosciuti. Tanto per cominciare possiamo dire che abbiamo perso la visione del nostro essere e del nostro divenire. Abbiamo alzato il tiro sul diritto alla vita, ma abbiamo, al tempo stesso, negato l’altro fondamentale e conseguente diritto a vivere. Due condizioni che non possono essere distinte tra loro poiché, come sta purtroppo accadendo, noi esaltiamo la natalità e poi permettiamo che milioni di bambini muoiano ogni anno di fame e per mancanza di assistenza sanitaria. Abbiamo, in sostanza, provocato una selezione della specie attribuendo a pochi privilegiati l’avere senza essere e agli altri, la stragrande maggioranza, l’essere senza avere. E vi abbiamo aggiunto una vergognosa e sadica cultura della sofferenza, della rassegnazione, della rinuncia come se da esse provenisse la salvezza di là della vita e con una logica che suona in questo modo: sulla terra vi sono i ricchi e i poveri. I primi stanno bene ora ma soffriranno dopo morti. I secondi soffrono da vivi ma si riscatteranno da morti. In tal modo diamo una continuità tra i due eventi e ciò rappresenta il massimo dell’ipocrisia e dell’inganno. Sono invece due momenti distinti e si maturano in realtà diverse. In ognuna di esse l’essere umano deve vivere per ciò che è e non per ciò che ha in termini di possesso e di ricchezza, in specie se a spese degli altri. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Forze globali e mercato lavoro

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 settembre 2010

Bergamo 27 settembre a partire dalle ore 16.00 con termine alle 18.30, presso la struttura Manpower Academy all’interno del parco scientifico tecnologico Kilometro Rosso – via Stezzano 87. Quale il futuro del mondo del lavoro investito dall’azione dei grandi cambiamenti demografici mondiali? Quali gli effetti dell’invecchiamento della popolazione, la mobilità e l’immigrazione sulla struttura della working age population? Come l’economia mondiale affronterà la mutata disponibilità di forza lavoro e quali le professionalità più coinvolte nel talent mismatch? Ma soprattutto, cosa accadrà in Italia?  L’ufficio studi di Manpower, in collaborazione con l’istituto Cambridge Econometrics, ha coinvolto oltre 35 mila aziende a livello internazionale per un’analisi approfondita delle prospettive del mercato del lavoro nel prossimo futuro. I risultati dello studio saranno presentati e discussi lunedì nel corso del convegno organizzato da Manpower presso la struttura di Kilometro Rosso, secondo di una serie di incontri sulle questioni di massima attualità dello scenario economico globale e nazionale.
In Europa la popolazione in età lavorativa diminuirà da 308,6 milioni nel 2006 a 302,5 milioni nel 2020 comportando una conseguente crescita del numero di posti di lavoro che non riusciranno a essere soddisfatti. Lo scenario prospettato dalla ricerca rivela infatti che entro il 2015 i posti di lavoro nel vecchio continente registreranno un incremento di oltre il 6% raggiungendo quota 223 milioni. Il trend di crescita individuato dall’indagine vede protagonisti il settore del Terziario e Servizi che vedrà aumentare il numero di nuove occupazioni di oltre il 30%, seguito dal comparto Hotels & Catering (+16%) e Sanità e Servizi Sociali (+10%).  Manpower è uno dei principali datori di lavoro privati al mondo e garantisce un’occupazione a 2 milioni di persone ogni anno. Con 21 miliardi di dollari di fatturato, la società si conferma leader nell’industria dei servizi per il lavoro e supporta le aziende nella gestione dell’intero ciclo occupazionale in ogni fase della loro attività. Opera in 82 Paesi e fornisce personale a oltre 400.000 aziende clienti. È presente in Italia dal 1994 e oggi opera come Agenzia per il Lavoro attraverso una rete di oltre 430 filiali e uno staff di 2.000 dipendenti.

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