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Posts Tagged ‘globalizzazione’

Letture su società e politica nell’età della globalizzazione

Posted by fidest press agency su martedì, 24 settembre 2019

E’ il nuovo saggio di Francesco Giacomantonio. Dalla metà degli anni Novanta del xx secolo sino ai giorni più recenti si può ormai individuare la transizione cruciale dei processi di globalizzazione, spesso non agevoli da decifrare univocamente. Numerosi studiosi nell’ambito delle discipline sociologiche, filosofiche, politiche hanno prodotto una mole enorme di analisi legate all’età globale e in questo volume sono raccolte 90 recensioni di altrettanti testi, usciti lungo tutti questi anni, equamente suddivise in sei precise sezioni tematiche. Trovano così spazio le prospettive di autori come Bauman, Beck, Giddens, Habermas, Žižek, Touraine, Derrida, Morin, Galimberti, Sartori, e di maestri i cui contributi sono costantemente ripresi come Marx, Simmel, Husserl, Heidegger, Arendt, Weber, Foucault, la Scuola di Francoforte ecc., a cui si accompagnano molti volumi di critici italiani e non solo. Tutte letture che toccano concetti chiave del dibattito contemporaneo: immaginari socio-politici, individualizzazione, identità, modernità, democrazia, potere, globalizzazione, Europa, biopolitica. Ne risulta un utile e interessante strumento di consultazione e confronto, che si indirizza a laureandi, dottorandi, ricercatori, studiosi, e a quanti vogliano avvicinarsi a questi temi, sia per avere una preliminare mappatura, sia per cominciare a delineare possibili visioni d’insieme.Una biblioteca essenziale su società e politica nell’età globale. Francesco Giacomantonio Ph.D. in Filosofie e teorie sociali contemporanee, è autore dei libri: Il discorso sociologico della tarda modernità, Il melangolo, 2007, Minima cura. Lunario del filosofo sociale, Aracne, 2008, Introduzione al pensiero politico di Habermas, Mimesis, 2010, Sociologia e sociosofia, Asterios, 2012, (con D’Alessandro, R.) Nostalgie francofortesi. Ripensando Horkheimer, Adorno, Marcuse e Habermas, Mimesis, 2013, Sociologia dell’agire politico. Bauman, Habermas, Žižek, Studium, 2014, (con D’Alessandro, R.) Post-strutturalismo e politica-Foucault, Deleuze, Derrida, Morlacchi, 2015, (con Pellitteri, M.) Shooting star-Sociologia mediatica e filosofia politica di Atlas ufo robot, Mario Luzi Editore, 2017, Il lungo addio della filosofia politica contemporanea, goWare, 2018 e ha diretto e curato La filosofia politica nell’età globale (1970-2010), Mimesis, 2013. Collabora con varie riviste accademiche.

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Tech war USA-Cina: verso la fine della globalizzazione?

Posted by fidest press agency su martedì, 30 luglio 2019

By Sahil Mahtani, Strategist di Investec AM. Dopo 40 anni di coesistenza, Cina e Stati Uniti sono oggi rivali in molti settori. Le questioni commerciali costituiscono solo una parte di un generalizzato riallineamento dei rapporti tra i due Paesi – una delle relazioni più significative del XXI° secolo. Nel lungo periodo sarà difficile ostacolare l’ascesa delle industrie tecnologiche cinesi. Il successo in Cina delle grandi piattaforme tecnologiche indica che la nazione può già competere con l’Occidente su questo fronte. Fondamentalmente la tecnologia sta diventando in modo rapido uno dei principali settori di competizione. Ci sono anche altre dimensioni, tra le quali includiamo l’economia, l’ideologia e la sicurezza, ma la tecnologia è il principale campo di battaglia.Se è vero che Cina e Stati Uniti sono coinvolte in una guerra tecnologica, quali potrebbero essere le implicazioni per gli investitori? Qui analizziamo quattro temi chiave tenendo presente sia la prospettiva cinese, sia quella americana e considerando contemporaneamente le ripercussioni sugli investimenti.
Settori cinesi vulnerabili: semiconduttori, telecomunicazioni, industria aerospaziale e biotecnologie. Un grande punto di debolezza per la Cina è costituito dal fatto che nella fabbricazione di semiconduttori non vengono prodotti chip di fascia alta (al momento, perché sta investendo molto per rimediare a questo). Di conseguenza, molte imprese tecnologiche cinesi fanno affidamento su fornitori stranieri per i componenti cruciali, esponendoli agli embarghi statunitensi. Tuttavia, è possibile che un divieto totale delle esportazioni di chip verso la Cina impatti in modo consistente sulla produzione delle principali aziende statunitensi. Nonostante la recente escalation, alla fine saranno più probabili misure mirate, dando alla Cina il tempo di costruire una propria base di produzione. Gli analisti sono dell’opinione che il Paese sia indietro di 10 anni nella progettazione di chip di fascia alta del tipo utilizzato negli interruttori e router Huawei. Tuttavia, come dimostra l’esempio della Samsung nella Corea del Sud, è possibile raggiungere il predominio tecnologico abbastanza rapidamente, pur partendo da un livello basso. Guardando alle telecomunicazioni, i tentativi degli Stati Uniti di incoraggiare i governi ad inserire nella lista nera le aziende tecnologiche cinesi potrebbero danneggiare, tra gli altri, il settore delle telecomunicazioni cinese. Di fatto, l’Australia e il Giappone hanno vietato a Huawei di fornire la tecnologia mobile 5G. Al momento, altri stati sembrano meno inclini a fare altrettanto, come nel caso della Malesia.Negli ultimi anni le aziende cinesi del settore aerospaziale hanno investito in compagnie occidentali per acquisire tecnologie. Tuttavia, a meno che le relazioni tra Stati Uniti e Cina non migliorino, i futuri accordi potrebbero essere bloccati per motivi di sicurezza nazionale. Per entrare nel mercato globale, le industrie aerospaziali cinesi hanno bisogno di ottenere certificazioni di sicurezza internazionale e questo potrebbe rappresentare per loro un potenziale ostacolo. Le agenzie europee e statunitensi controllano tale processo.Infine, potrebbero esservi tre ostacoli per le industrie biotecnologiche e farmaceutiche cinesi: restrizioni statunitensi riguardo i visti di lavoro e gli scambi culturali; incapacità da parte delle compagnie cinesi di dare in appalto le attività di ricerca biotecnologica agli Stati Uniti; rifiuto delle approvazioni regolamentari statunitensi, considerate come il punto di riferimento globale.
Ci sono poche probabilità che una guerra tecnologica prolungata tra Stati Uniti e Cina non incida sugli affari americani. Per la maggior parte delle compagnie statunitensi, la Cina ha giocato un ruolo chiave nella definizione della loro strategia di espansione. Il target più esposto è il rivale di Huawei per gli smartphone, ossia Apple, il quale ottiene circa un quinto delle sue entrate dalla Cina, oltre a produrre i suoi iPhone lì. Secondo alcune stime, un divieto nei confronti di Apple in Cina ridurrebbe i guadagni fino al 30%. 57 aziende dello S&P 500 ottengono più del 10% delle loro vendite dalla Cina e la lista è dominata dalla frontiera tecnologica dell’economia statunitense, includendo aziende come Qualcomm, Texas Instruments, Nvidia, Apple, e Microsoft. Nel mercato dei semiconduttori, la media è circa del 40%. Sono incluse anche le società di consumo che hanno puntato fortemente sulla Cina, tra cui Tiffany’s, McDonalds, Starbucks, e Nike.
Forse il più grande rischio della disputa tra Stati Uniti e Cina è l’evoluzione nel lungo termine delle compagnie cinesi e la possibilità che queste eclissino quelle statunitensi. Un po’ ironicamente, la Cina potrebbe finalmente mettere in atto riforme istituzionali come la protezione della proprietà intellettuale e il rafforzamento dei finanziamenti del settore privato che daranno una protezione alle sue imprese. È possibile che la business community statunitense sottovaluti la dimensione e la portata del mercato interno cinese come fonte endogena di innovazione. Il consensus fino a pochi anni fa riteneva che i sistemi autoritari e l’innovazione di alto livello fossero reciprocamente incompatibili, ma l’ascesa dei giganti tecnologici cinesi è un’ovvia smentita di quella opinione.
La domanda chiave da porsi è: come si pone la guerra tecnologica rispetto alla controversia commerciale in corso?I mercati dovranno probabilmente affrontare dispute tecnologiche e commerciali per molti anni, perché sia gli Stati Uniti sia la Cina vogliono raggiungere la supremazia tecnologica ma questo potrebbe rivelarsi fondamentalmente incompatibile.In conclusione, il 2019 può essere visto come l’anno in cui la globalizzazione affermatasi negli ultimi 30 anni inizia a vacillare, a un costo importante. Questo rappresenterà certamente una sfida per i rendimenti degli azionisti, visto che i margini elevati sono sotto pressione a causa della controversia commerciale.Nella misura in cui l’attuale disputa spinga la Cina a realizzare riforme istituzionali programmate in un approccio a lungo termine e volte a promuovere il proprio settore tecnologico, si potrebbe considerare il 2019 come l’inizio di una separazione di lungo termine: un’economia globale a due facce, ogni blocco esistente e funzionante senza l’altro e ciascuno dei quali ruota nella propria orbita.
Il progetto INFINITECH, che comincerà il primo ottobre 2019 e proseguirà fino a dicembre 2022, ha ricevuto finanziamenti dal programma quadro 2014-2020 per la ricerca e l’innovazione Horizon 2020 della Commissione Europea.

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Riforma del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione

Posted by fidest press agency su sabato, 19 gennaio 2019

Strasburgo. Abbassata la soglia per permettere a più aziende di accedere ai finanziamenti. Il PE ha approvato la riforma del Fondo UE di adeguamento alla globalizzazione per sostenere anche i lavoratori licenziati a causa dei cambiamenti tecnologici o ambientali.
I deputati hanno cambiato il nome del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEAG) in Fondo europeo per la transizione (FET) e ne hanno ampliato il campo di applicazione per poter affrontare gli effetti negativi non solo della globalizzazione, ma anche delle transizioni tecnologiche, come la digitalizzazione e l’automazione, nonché della transizione verso un’economia efficiente sotto il profilo delle risorse.Il Parlamento ha anche abbassato la soglia per poter accedere ai finanziamenti, portandola a 200 o più licenziamenti, requisito necessario per un’impresa UE per presentare una domanda al FET.Il testo legislativo, che chiude la prima lettura del Parlamento, è stato adottato con 570 voti favorevoli, 103 voti contrari e 14 astensioni.

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Riforma del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione

Posted by fidest press agency su sabato, 12 gennaio 2019

Strasburgo Dibattito: martedì 15 gennaio Votazione: mercoledì 16 gennaio. La commissione parlamentare per l’occupazione propone che il Fondo affronti non solo gli effetti negativi della globalizzazione, ma anche quelli della transizione tecnologica, come la digitalizzazione e l’automazione, e della transizione verso un’economia sostenibile.Inoltre, i deputati intendono abbassare la soglia di ammissibilità, fissandola a 200 posti di lavoro persi. Il Parlamento vuole anche cambiare il nome del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione in “Fondo europeo per la transizione” (FET).

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La bomba demografica e le logiche della globalizzazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 giugno 2018

La popolazione mondiale sta avvicinandosi a grandi passi ai sette miliardi e si prevede che nel 2050 toccherà i nove. Siamo in tanti, sicuramente troppi anche perché stiamo entrando alla grande nel mondo tecnologico e ciò presuppone che l’utilizzo delle risorse umane sarà gradualmente ma inesorabilmente ridimensionato al ribasso. Con un cinismo tipico di alcune categorie di persone che si considerano al passo con i tempi nuovi, e ne cavalcano le sue doti evolutive con una certa presunzione, esistono degli “scarti di magazzino” che vanno messi a parcheggiare in attesa di smaltirli in qualche modo ma non certo in meglio. E’ una tendenza che mostra già i suoi tratti distintivi se pensiamo alle periferie delle grandi città dove abbiamo emarginato milioni di esseri umani deprivandoli del loro futuro e si cerca d’imbrigliare i milioni di migranti che vagolano tra un continente o una nazione e l’altra creando dei campi profughi dove si pensa di ibernarli in attesa che malattie e quanto altro compiano il loro corso eliminandoli fisicamente.
Qualcuno ci fa notare, con una logica espositiva agghiacciante, che la selezione della specie passa proprio dall’eliminazione fisica dei soggetti più deboli con le pandemie, il non accesso ai farmaci salvavita, le carestie, le guerre tribali, xenofobe, religiose e la diffusioni di armi di distruzione di massa. In tutto questo bailamme se non riusciamo a cogliere in tempo i mutamenti in atto e il modo come si stanno sviluppando si rischia di vanificare le stesse logiche della globalizzazione delle merci, delle attività imprenditoriali e finanziarie. In altri termini o si parte con costi uniformi nelle loro varie componenti (lavoro, materie prime, cicli produttivi) o s’impone la necessità di spostarli in aree di maggiore convenienza in termini di profitti. E Trump negli Usa applicando i dazi ha ben individuato il rischio per il suo paese d’essere svuotato delle sue produzioni creando disoccupazione e instabilità politica. Lo stesso discorso varrebbe per l’Italia nei confronti degli altri partner europei. Logica vorrebbe che le imprese che lasciano l’Italia per approdare in lidi economicamente più convenienti e fanno poi rientrare le merci che producono altrove a prezzi più competitivi potendo pagare di meno la manodopera e gli oneri contributivi e fiscali, pagassero un dazio per pareggiare i conti. Lo stesso si potrebbe dire per gli emigranti economici considerato che il loro lavoro all’estero potrebbe valere, in termini retributivi sette o otto volte di più oltre alle maggiori tutele previdenziali e assistenziali e al proprio tenore di vita. (Riccardo Alfonso)

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Crescita demografica ed evoluzione tecnologica

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 gennaio 2018

VulnusSe è come ho previsto nel mio libro Vulnus di trovarmi in una società di umani la cui popolazione complessiva sulla terra non è superiore a trecento milioni di abitanti devo capire come oggi si possa arrivare a una contrazione così netta dagli attuali sette miliardi di abitanti e con una previsione di crescita che nei prossimi venti anni raggiungerà i nove miliardi.
Nel citato racconto la storia di questo personaggio che ho chiamato Vulnus inizia nel 3100 d.C. e in un suo flash back ricorda la sua vita pregressa che si era conclusa nel 2017. Cosa gli successe?
A suo dire l’improvvisa perdita di contatto fu dovuta a un’esplosione atomica. Devo arguire che il fuoco nucleare, le armi batteriologiche e chimiche saranno gli strumenti validi per abbassare il nostro livello di natività? Può darsi. E’ fantascienza? Forse. Ma chi può dirlo di sicuro?
E mentre ci lambicchiamo nel pensare alle possibili soluzioni vi è anche da considerare l’aspetto che potrà avere l’uomo e la donna del futuro, come vestono, ci cibano ecc.
Molto probabilmente avranno occhi, capelli e carnagione “mediterranei”, parleranno inglese, vivranno in città e mangeranno prevalentemente pillole biologiche. Culturalmente si potranno definire democratici capitalisti occidentali e seguiranno una religione monoteista – se non saranno atei.
Secondo Mark Pagel, saggista e docente di Biologia evolutiva dell’Università di Reading (GB) e membro della Royal Society, è questa la tendenza che ci attende, seguendo un processo inarrestabile e sempre più rapido di globalizzazione e di omogeneizzazione linguistica, culturale e genetica.
«Se volete mantenere una diversità linguistica, in particolare – ha rimarcato rispondendo ad alcune domande del pubblico, che hanno evidenziato la specificità del friulano – dovete lavorare sodo, perché queste sono le tendenze che nel mondo stanno avvenendo spontaneamente». E allora ecco emergere l’esperienza della lingua gallese, confrontabile con l’esperienza del friulano. «Anche in Galles hanno introdotto lo studio obbligatorio del gallese per i bambini delle scuole, altrimenti la lingua locale sarebbe destinata a sparire in una ventina d’anni».
Pagel ha evidenziato come la globalizzazione sia un fenomeno spontaneo, che sempre è esistito («Probabilmente il Mediterraneo può definirsi il primo Internet della storia»), da che gli uomini hanno cominciato a scambiarsi conoscenze e merci. E la globalizzazione è un processo che tende alla prosperità e alla ingegnosità tecnologica: tutti vogliono vivere con queste due condizioni, che possono esistere solo grazie alla globalizzazione. Nel mondo ci sono 7 mila lingue parlate, ognuna delle quali strettamente legata alla cultura più “intima” di una popolo. «Ma sono 10 le lingue parlate dal 50% della popolazione mondiale, alcune delle quali sono lingue ponte, con cui ci si esprime per capirsi – ha rimarcato –. Anche questo processo sta portando a una omogeneizzazione linguistica.
Le persone stanno tendendo verso le “lingue di maggioranza”, grazie alle quali il 90% della popolazione mondiale riesce a scambiarsi informazioni». Un fenomeno che fa il paio con l’omogeneizzazione culturale. «Il mondo si sta urbanizzando sempre più rapidamente. Nell’800 solo il 4% della popolazione viveva nelle città – ha ricordato il docente –. Nel 2006 siamo arrivati al 50%. Le proiezioni dicono che nel 2050 il 75% delle persone vivrà in città». Sono le città i luoghi in cui si cerca lavoro, in cui si cerca creatività, benessere, sicurezza. E non ci sono solo le città a uniformare il mondo: ci sono le unioni politiche (come l’Ue o l’Asean), ci sono le unioni monetarie, i trattati economici, le democrazie che gradualmente stanno cercando di sostituirsi ai regimi autoritari, le diete, sempre più a base di omogeneizzati e in pillole. Tutto uniforma. E questa è la tendenza che porta la globalizzazione. Ci piaccia o no, però, è la globalizzazione che permette alle comunità di prosperare. «Più una società è isolata, meno è prospera», ha detto Pagel, e anche la tecnologia moderna dipende dalla globalizzazione, ossia dallo scambio di informazioni, idee, materiali e beni.
Di converso, la globalizzazione rende il mondo più competitivo: le nuove imprese, per esempio, si estinguono molto più rapidamente delle vecchie imprese, nate in altri contesti economici. I giovani d’oggi sono la “generazione dipendente” (in senso familiare), ossia il 50% dei giovani vive più a lungo in famiglia, segno di una crescente difficoltà e competitività della vita.
L’ultimo processo descritto da Pagel nella sua prefigurazione di scenario, quello probabilmente più lungo in termini di tempo, è l’omogeneizzazione genetica, che comunque risponde a tutte le altre condizioni. La popolazione del mondo si sta muovendo ovunque e se le persone si mescolano, si mescolano anche i geni. In America, nel 2010, già il 10% dei matrimoni erano matrimoni “interraziali”. Questa è una tendenza globale che tenderà a uniformare dunque anche i caratteri della popolazione mondiale. Da qui l’identikit dell’uomo del futuro. … Salvo imprevisti!
D’altra parte l’essere umano per sentirsi parte importante di un disegno unitario e non solo una pedina tra le tante e pianificata per contare poco o nulla non ha bisogno di moltiplicarsi bensì di ridurre sensibilmente la sua presenza sulla terra. Questa convinzione non poteva essere espressa al tempo in cui la forza di un popolo, la sua egemonia si manifestavano in ragione del numero degli abitanti, degli eserciti che si mettevano in campo, della sua espansione produttiva.
Oggi già lo rileviamo nelle distorsioni provocate dall’aumento delle produzioni industriali che mostrano chiaramente di aver raggiunto la saturazione poichè palesano d’avere sempre meno mercato essendo diminuito il potere d’acquisto delle popolazioni e nello stesso tempo si riducono le opportunità lavorative con l’introduzione prima delle macchine e poi di tecnologie sempre più sofisticate.
E se partiamo dal presupposto che il ciclo della vita umana è tutto orientato all’idea che vada in gran parte riempito da un’attività lavorativa, come la mettiamo oggi che la disoccupazione mondiale o la sottoccupazione raggiungono se non superano un miliardo di persone?
Oggi vi sono delle megalopoli che contano ben 20 milioni di abitanti. Sono equivalenti a un terzo dei residenti in Italia concentrati in un’area inferiore alla più piccola delle regioni italiane. E’ una mostruosità sotto tutti i punti di vista e che ha fatalmente delle ricadute sulla salute dei suoi abitanti, sul lavoro, sulla disoccupazione e altro ancora. (redazione Fidest) (Vulnus si può trovare su Amazon)

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La Commissione interviene per aiutare le regioni a costruire economie resilienti nell’era della globalizzazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 luglio 2017

european commissionBruxelles. La globalizzazione ha portato enormi benefici alle economie del mondo meno sviluppate e molte opportunità agli europei. Tuttavia, mentre i vantaggi sono ben distribuiti, spesso così non è per i costi, come ha evidenziato il documento di riflessione della Commissione sulla gestione della globalizzazione. Per raccogliere la sfida della modernizzazione economica, l’Europa deve favorire l’emancipazione delle regioni e aiutarle a creare valore, integrando cioè l’innovazione, la digitalizzazione, la decarbonizzazione e lo sviluppo delle competenze delle persone.
La Commissione propone un nuovo insieme di iniziative per aiutare ulteriormente le regioni europee a investire nei loro settori di nicchia competitivamente forti (“specializzazione intelligente”) e generare l’innovazione, la resilienza e la crescita necessarie.
Jyrki Katainen, Vicepresidente della Commissione responsabile per l’Occupazione, la crescita, gli investimenti e la competitività, ha dichiarato: “Per raccogliere i frutti della globalizzazione dobbiamo creare contesti favorevoli dove i progressi compiuti nel commercio e nella tecnologia possano concretizzarsi. Le strategie di investimento e di innovazione a gestione e proprietà locali sono fondamentali per affrontare questa sfida ed emancipare le nostre regioni.”
La Commissaria per la Politica regionale Corina Crețu ha affermato: “Siamo entrati nell’era ‘glocale’, come ha detto il Presidente Juncker, nella quale l’impatto delle sfide globali si fa sentire anzitutto a livello locale. Le nostre economie attraversano un momento di profondo cambiamento; un processo che non possiamo invertire. Possiamo invece aiutare le nostre regioni a dotarsi di strumenti adeguati a una crescita solida e duratura – ecco cosa fa la specializzazione intelligente.” La specializzazione intelligente è stata introdotta nel 2014 in tutti i programmi di politica regionale e ha portato i risultati previsti. La Commissione intende prendere spunto da questa esperienza positiva con due progetti pilota: Sostegno mirato alle sfide specifiche che le regioni affrontano nella transizione industriale: su richiesta, alcune regioni possono lavorare in collaborazione con gruppi di esperti della Commissione per rafforzare la capacità d’innovazione, eliminare gli ostacoli agli investimenti, fornire ai cittadini le giuste competenze e prepararsi al cambiamento industriale e sociale, sulla base delle loro strategie di specializzazione. Partenariati interregionali in materia di innovazione sostenuti dai fondi dell’UE: ispirato al successo dell’iniziativa Vanguard, il progetto ha come obiettivo di individuare ed espandere progetti interregionali bancabili che possono creare catene del valore europee in settori prioritari come i big data, la bioeconomia, l’efficienza delle risorse, la mobilità interconnessa o la fabbricazione avanzata.
Parallelamente la Commissione intensificherà gli sforzi per aiutare gli Stati membri ad affrontare le rimanenti strozzature che rallentano la crescita e creare un ambiente favorevole alle imprese.Sarà prestata particolare attenzione alla qualità e alla trasparenza della ricerca pubblica, alla cooperazione tra imprese e università e all’allineamento delle competenze disponibili a livello locale alle esigenze del mercato, il tutto con l’aiuto delle strutture di sostegno della Commissione.
La Commissione cercherà anche di facilitare ulteriormente le sinergie e le combinazioni tra i vari programmi e strumenti UE di innovazione, crescita e competitività esistenti.
Prossime tappe. Gli inviti a manifestare interesse per le iniziative regionali pilota sulla transizione industriale saranno lanciati nell’autunno di quest’anno. I partenariati interregionali saranno costituiti durante il 2017 e realizzati durante il 2018.
L’esperienza acquisita finora con gli attuali programmi della politica di coesione e le azioni e le soluzioni strategiche presentate in questa comunicazione offriranno un utile contributo all’elaborazione del prossimo quadro di bilancio, nel contesto della riflessione in corso sul futuro delle finanze dell’UE. La Commissione esaminerà la possibilità di un più forte collegamento tra gli strumenti dell’UE esistenti con l’obiettivo comune di rispondere alle nuove sfide industriali. La specializzazione intelligente potrebbe essere ampliata e resa uno strumento completo che aiuti tutte le regioni a trarre beneficio dai cambiamenti portati dalla globalizzazione.
Contesto Introdotta come prerequisito per garantire l’efficacia degli investimenti della politica di coesione nella ricerca e nell’innovazione, la specializzazione intelligente ha fatto sì che tutte le regioni elaborassero strategie di investimento basate sulle proprie potenzialità concorrenziali – dalle specialità agroalimentari e il turismo alle nanotecnologie e l’industria aerospaziale. Nell’ambito di tali strategie le imprese locali ricevono sostegno finanziario per sviluppare prodotti innovativi ed espandersi al di là dei mercati locali. Le strategie hanno consentito di instaurare migliori sinergie tra il settore scientifico e le imprese e un migliore coordinamento a tutti i livelli dell’amministrazione locale.

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I deputati vogliono proteggere i cittadini dagli effetti negativi della globalizzazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 Mag 2017

bruxelles-1Bruxelles Durante il dibattito di martedì con il Vicepresidente della Commissione Jyrki Katainen, i deputati hanno evidenziato che la globalizzazione rappresenta la sfida più grande per i cittadini dell’UE, accogliendo con favore la recente valutazione degli effetti della globalizzazione presentata dalla Commissione.Per molti deputati la globalizzazione crea un’enorme pressione sui posti di lavoro, sui salari e sugli standard, alimentando al contempo il populismo. Hanno quindi richiesto una migliore protezione per l’industria e per i lavoratori dell’UE e di avere un ruolo di guida nel dibattito globale per la promozione di un equo commercio globale. “Dobbiamo essere registi, non governatori”, hanno detto.Altri deputati hanno chiesto un piano d’azione per evitare che il sistema di protezione sociale sia nel tempo ridotto e chiesto una migliore redistribuzione verso i cittadini, da parte degli Stati membri, dei benefici della globalizzazione.Alcuni deputati hanno ritenuto che la forma attuale della globalizzazione sia un vicolo cieco e che il libero scambio abbia gravemente compromesso la democrazia, i diritti sociali e l’ambiente. “Il solo commercio” non aiuterà gli europei, hanno detto. Altri deputati hanno infine chiesto un sistema fiscale equo che non permetta alle grandi compagnie di poter evitare il pagamento delle tasse dovute.Il Vicepresidente della Commissione Jyrki Katainen ha dichiarato che il commercio mondiale ha rafforzato la crescita economica dell’UE, ma che i benefici non sono né automatici né distribuiti in modo uniforme. L’UE deve spingere per nuove regole per creare condizioni eque e affrontare l’evasione fiscale, le sovvenzioni statali o il dumping sociale. Gli strumenti efficaci di difesa commerciale e un tribunale multilaterale d’investimento potrebbero anche contribuire a questo processo. Sul fronte interno, Katainen ha suggerito che robuste politiche sociali, d’istruzione e di formazione potrebbero aiutare a proteggere i cittadini e dargli maggiori poteri.

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Il futuro dell’Europa: affrontare la globalizzazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 Mag 2017

europa-comunitariaLa globalizzazione può creare ricchezza e lavoro, ma ha in sé anche un potenziale negativo. L’Unione europea ha sempre cercato di sfruttare le opportunità e allo stesso tempo di mitigare gli effetti negativi della globalizzazione stabilendo regole e collaborando con altri paesi. Ecco le recenti attività del Parlamento in materia.
L’Unione europea è il più grande attore nel mercato globale e usa la sua influenza non solo per imporre alti standard alle importazioni ma anche per promuovere i valori europei all’estero. I deputati europei sfruttano questa posizione proponendo emendamenti agli accordi UE. Nelle recenti negoziazioni per il trattato Ceta, la pressione da parte del parlamento ha ottenuto che la problematica risoluzione delle controversie investitore-Stato fosse sostituita dal sistema giurisdizionale per gli investimenti al fine di incoraggiare la trasparenza e assicurare un controllo governativo sulla scelta degli arbitri.I deputati europei promuovono misure per combattere la concorrenza sleale proveniente dall’esterno, come hanno fatto ad esempio quando hanno richiesto che ci fosse una strategia europea in seguito a un’impennata delle importazioni di forniture ferroviarie a basso costo. Per proteggere l’impiego in Europa il Parlamento sta insistendo a favore di un accordo in tempi brevi sulla modernizzazione degli strumenti di difesa commerciale. Si tratta sempre di trovare il giusto equilibrio, come nel caso della Cina.Per impedire che il commercio di minerali finanzi guerre e violazioni dei diritti umani, i membri del Parlamento hanno adottato a marzo una bozza di regolamento che impone un controllo dei fornitori di quasi tutte le importazioni europee di stagno, tungsteno, tantalio e oro. I grandi produttori dovranno anche dimostrare come intendono verificare che i loro fornitori rispettino le regole. Il Parlamento ha anche aggiornato le regole europee per impedire il commercio di beni e servizi che potrebbero contribuire a torture e esecuzioni, includendo un bando sulla commercializzazione e il transito di materiale usato per il trattamento crudele, inumano e degradante di persone fuori dall’Unione Europea.Il Parlamento, adottando risoluzioni di propria iniziativa, spesso insiste affinché la commissione prepari nuove leggi. Ad esempio in aprile i deputati europei hanno richiesto regole che impongano all’industria tessile e dell’abbigliamento di rispettare i diritti dei lavoratori. Nello stesso mese i deputati hanno anche chiesto un sistema di certificazione unico per l’olio di palma che entra nel mercato europeo. Questo sistema ha lo scopo di contrastare gli effetti della produzione non sostenibile dell’olio di palma, come la deforestazione e il degrado dell’habitat.I membri del Parlamento sono anche consapevoli di quanto la globalizzazione influisca sull’occupazione: ad esempio sostengono iniziative per rafforzare i diritti dei lavoratori. Il Parlamento sta lavorando per la protezione delle persone in nuove forme di impiego create dall’economia digitale. Il Parlamento sostiene anche il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione, che aiuta i lavoratori che sono stati licenziati a trovare nuovi lavori. Ad esempio il comitato del bilancio approverà l’11 maggio un aiuto di 2.6 milioni di euro per aiutare 821 lavoratori della ex-Nokia in Finlandia.Questi sono solo alcuni degli esempi di quello che il Parlamento ha fatto in tema di globalizzazione nei mesi scorsi. Questi esempi ci aiutano a comprendere i diversi modi in cui i deputati lavorano affinché globalizzazione sia un vantaggio per gli europei.La Commissione pubblicherà cinque documenti di riflessione da questa settimana fino alla fine di giugno per lanciare un dibattito sul futuro dell’integrazione europea. Ogni documento è dedicato a un tema specifico: la dimensione sociale dell’Europa, la globalizzazione, l’unione economica e monetaria, la difesa e le finanze. I documenti contengono idee e scenari su come potrebbe essere l’Europa nel 2025. L’iniziativa terminerà a metà settembre con il discorso annuale sullo stato dell’Unione del Presidente Jean-Claude Juncker.

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Il debito pubblico italiano e la globalizzazione senza regole

Posted by fidest press agency su sabato, 18 marzo 2017

pilIl debito pubblico italiano è sempre al centro di tutte le discussioni relative al ruolo dell’Italia nell’Unione europea. Anche se siamo stati tra i fondatori dell’Unione, più di un governo europeo ci vorrebbe relegati nel secondo o addirittura nel terzo girone. Gli ultimi dati indicano che il rapporto del debito pubblico italiano rispetto al pil è intorno al 133%. Di conseguenza, tutti si sentono autorizzati a chiedere riforme strutturali, rientri veloci, tagli ed austerità, fino a sollecitare forti sanzioni finanziarie per il mancato rispetto dei parametri di Maastricht. L’andamento del nostro debito pubblico nei decenni passati è sempre stato in aumento per una serie di motivi negativi, politici ed amministrativi, che ancora oggi necessitano di essere affrontati e corretti.Noi, però, dobbiamo anche evidenziare come la speculazione finanziaria internazionale, esplosa in alcuni momenti cruciali della nostra storia, ha inferto delle tremende accelerazioni nella crescita del debito pubblico, portandolo così fuori dai normali canali istituzionali.Il primo grande attacco speculativo contro la lira avvenne nel 1992. Era parte del più vasto attacco contro il Sistema Monetario Europeo. Lo Sme doveva preparare con maggior attenzione e con una velocità moderata, il processo di cooperazione e di unione europea, anche nel campo monetario e finanziario. Come è noto, in Italia l’attacco speculativo era combinato con la pressione internazionale verso la privatizzazione delle imprese a partecipazione statale. Ovviamente non vi fu solo la spinta internazionale… Alla fine, con la massiccia svalutazione della lira, vi fu una vera e propria svendita delle aziende pubbliche.
L’effetto sul debito pubblico fu devastante. Il rapporto debito/pil , che era di 105,4% nel 1992, salì al 115,6% nel 1993 fino a raggiungere 121,8% nel 1994.
Sotto la pressione dei mercati i tassi di interesse sui titoli di stato salirono notevolmente, aggravando ulteriormente l’andamento del debito pubblico.
Fu necessario un enorme sforzo, sia per la ripresa economica che per i tagli della spesa pubblica, per ridimensionare i tassi. Anche l’entrata nell’euro incise nel rapporto debito/pil che scese intorno al 103% nel 2004 e nel 2007/8.
Poi la crisi finanziaria globale, partita dagli Usa, investì tutto il mondo, in primis l’Europa, colpendo tutti i settori economici, bancari e commerciali provocando pesanti crolli nelle produzioni ed enormi salvataggi pubblici delle banche a rischio bancarotta.
In Italia il rapporto debito/pil schizzò dal 103,6% del 2007 al 116,0% del 2009.
L’altra impennata più recente si è registrata nel 2011 a seguito dell’attacco speculativo contro l’Italia, che portò lo spread ad oltre 500 punti (5%)sopra il tasso di interesse del Bund decennale tedesco, con effetti pesanti per gli interessi dei titoli di stato italiani. Come noto, la crisi determinò anche mutamenti negli assetti di governo. Per fortuna l’attacco si fermò nel preciso momento in cui Mario Draghi, presidente della Bce, dichiarò che avrebbe utilizzato tutti i mezzi necessari nella difesa dell’euro. Il famoso “whatever it takes”. Ma il rapporto debito/ pil, che nel 2011 era del 120,7%, schizzò al 127,0% l’anno successivo. Si stima che le grande banche internazionali, in particolare quelle europee, nel pieno di quelle turbolenze finanziarie abbiano venduto non meno di 200 miliardi di euro di titoli di Stato italiano. E’ difficile dare una valutazione precisa, ma non si è lontani dalla verità se si afferma che siano state coinvolte anche certe banche tedesche e francesi, quelle stesse che in precedenza erano state salvate dai rispettivi governi. E’ da ipocriti affermare in Europa o in Italia che la speculazione attacca chi se lo merita, per una endogena debolezza economica di cui si è i soli responsabili. Si dimentica che un’economia più debole deve anche fare degli sforzi enormi per recuperare le perdite generate da una crisi a volte provocata da altri.
I dati e le stesse discussioni ci dicono che c’è ancora molto da fare. Nelle sedi europee non servono né l’ottimismo di maniera né la classica voce grossa. In quelle sedi non solo bisogna evidenziare che il nostro Paese, a seguito dei ripetuti attacchi speculativi, ha subito un aggravamento del rapporto debito/pil non inferiore al 30%, ma soprattutto far comprendere che è il momento di decidere che gli investimenti non possono essere sottoposti ad un irrazionale principio di austerità che, anziché lenire, aggrava i malanni di un Paese. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Ramondi economista)

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Tornano all’Università di Parma le “Lezioni aperte sulla globalizzazione”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 febbraio 2017

parma universitàParma dal 13 febbraio al 30 marzo, otto incontri organizzati all’interno del corso di Sociologia della Comunicazione (prof.ssa Vincenza Pellegrino) e aperti a tutti gli interessati. Gli incontri del primo ciclo si svolgeranno nell’Aula B (primo piano) del Palazzo centrale dell’Università di Parma, dalle ore 16.30 alle 19. Il via il 13 febbraio con “Cercare di salvarsi. Come interpretare le migrazioni forzate contemporanee: le instabilità neocoloniali, le rotte di fughe, le città dell’attesa, i nuovi muri e gli (im)possibili attraversamenti”. Secondo incontro il 20 febbraio: “Spostarsi in Europa nell’era Dublino. Come interpretare “l’andirivieni” migratorio tra politiche locali e desideri soggettivi”. Terzo appuntamento il 6 marzo con “Protestare insieme. Come interpretare i movimenti di protesta: il caso Lampedusa in Berlin e la co-costruzione di uno spazio pubblico per l’asilo”. Il ciclo si chiuderà il 20 marzo con “Nonostante tutto, rifarsi una vita e rigenerare la cittadinanza. Come interpretare le politiche dell’accoglienza alla luce di alcune sperimentazioni di accoglienza e con-cittadinanza”
Gli incontri del primo ciclo si svolgeranno nell’Aula B (primo piano) del Palazzo centrale dell’Università di Parma, dalle ore 16.30 alle 19. Il via il 13 febbraio con “Cercare di salvarsi. Come interpretare le migrazioni forzate contemporanee: le instabilità neocoloniali, le rotte di fughe, le città dell’attesa, i nuovi muri e gli (im)possibili attraversamenti”. Secondo incontro il 20 febbraio: “Spostarsi in Europa nell’era Dublino. Come interpretare “l’andirivieni” migratorio tra politiche locali e desideri soggettivi”. Terzo appuntamento il 6 marzo con “Protestare insieme. Come interpretare i movimenti di protesta: il caso Lampedusa in Berlin e la co-costruzione di uno spazio pubblico per l’asilo”. Il ciclo si chiuderà il 20 marzo con “Nonostante tutto, rifarsi una vita e rigenerare la cittadinanza. Come interpretare le politiche dell’accoglienza alla luce di alcune sperimentazioni di accoglienza e con-cittadinanza”
Il secondo ciclo si aprirà invece il 15 febbraio dalle ore 14.45 alle 17 nell’Aula dei Filosofi dell’Università di Parma (Palazzo centrale, via Università 12), con “Assia Djebar, Leila Sebbar e la forza del plurilinguismo”. Secondo incontro il 23 febbraio dalle ore 15.30 alle 17 al Museo d’Arte Cinese ed Etnografico dei Missionari Saveriani (v.le S.Martino 8 – Parma) con “Try-me. La soggettività femminile interculturale. Partecipazione, politica, coraggio di sé: donne allo specchio”. Terzo appuntamento il 13 marzo dalle ore 16.30 alle 18 con “Intercultura e stili di maternità (in luogo ancora da definire). Ultimo incontro il 30 marzo dalle ore 15.30 alle 17, nell’Aula B (primo piano) del Palazzo centrale dell’Università (via Università 12), con “I femminismi mediterranei e l’agency femminile che cambia, a partire dalla voce di Fatima Mernissi”
Il secondo ciclo si aprirà invece il 15 febbraio dalle ore 14.45 alle 17 nell’Aula dei Filosofi dell’Università di Parma (Palazzo centrale, via Università 12), con “Assia Djebar, Leila Sebbar e la forza del plurilinguismo”. Secondo incontro il 23 febbraio dalle ore 15.30 alle 17 al Museo d’Arte Cinese ed Etnografico dei Missionari Saveriani (v.le S.Martino 8 – Parma) con “Try-me. La soggettività femminile interculturale. Partecipazione, politica, coraggio di sé: donne allo specchio”. Terzo appuntamento il 13 marzo dalle ore 16.30 alle 18 con “Intercultura e stili di maternità (in luogo ancora da definire). Ultimo incontro il 30 marzo dalle ore 15.30 alle 17, nell’Aula B (primo piano) del Palazzo centrale dell’Università (via Università 12), con “I femminismi mediterranei e l’agency femminile che cambia, a partire dalla voce di Fatima Mernissi”
L’obiettivo specifico delle lezioni aperte è quello di coinvolgere nei corsi universitari – a fianco di ricercatori e scienziati sociali – persone che abbiano esperienza diretta dei fenomeni sociali analizzati: in questo ciclo di seminari, infatti, tra i docenti ci saranno anche richiedenti asilo e donne delle associazioni interculturali del territorio.
Le lezioni aperte non sono riservate ai soli studenti: tutti gli interessati sono invitati a partecipare. L’iscrizione non è obbligatoria ma gradita e permette anche di ricevere i materiali presentati negli incontri.

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Globalizzazione e diritti fondamentali, a 40 anni dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dei Popoli

Posted by fidest press agency su domenica, 3 luglio 2016

Roma 4 – 5 luglio 2016 Programma 4 luglio Camera dei Deputati Nuova aula del palazzo dei gruppi parlamentari Via di Campo Marzio 78
Ore 9:00 – 9:30 – Registrazione delle persone partecipanti
Ore 9.30 Saluto introduttivo della Presidente della Camera dei deputati Laura Boldrini (in attesa conferma)
Ore 9:45 -10.15 – Apertura dei lavori Elena Paciotti, Presidente della Fondazione Lelio e Lisli Basso ISSOCO
Salvatore Senese, già Presidente del Tribunale Permanente dei Popoli
Fabio Porta, Presidente Comitato permanente italiani nel mondo e promozione del sistema-paese della Camera dei deputati
Ore 10:30- 13:00- Prima sessione A quaranta anni dalla Dichiarazione di Algeri. Quadro di riferimento generale
Dalla Dichiarazione di Algeri agli scenari del tempo presente Philippe Texier, magistrato, vice-presidente del Tribunale Permanente dei Popoli
I diritti dei popoli nell’era della globalizzazione Luigi Ferrajoli, teorico del diritto, Università Roma3 Diritto internazionale e accordi commerciali Alfred-Maurice de Zayas, esperto indipendente per la promozione di un ordine internazionale democratico ed equo delle Nazioni Unite
Limiti del diritto internazionale: l’esperienza della Corte Penale Internazionale
Flavia Lattanzi, docente di diritto internazionale, già giudice ad litem al Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda e al Tribunale Penale Internazionale per l’ex-Jugoslavia.
lumsa universitàDibattito e interlocuzione con il pubblico Modera Pietro Veronese, giornalista
ore 14:30 – 17:30 – Seconda Sessione I popoli come soggetti di diritto Impunità, giustizia transizionale e diritto dal basso
Javier Giraldo Moreno, gesuita, componente del Centro de Investigación y Educación Popular (Cinep), ColombiaMemorie resistenti e diritto dei popoli alla parola Carlos Beristain, medico, esperto di violenza e diritti umani, Università Pedro Arrupe, Bilbao
I migranti, nuovo popolo della globalizzazione Fulvio Vassallo Paleologo, giurista, Università di Palermo
Diritti di genere: la negazione del salario vitale come violenza Mary E. John, Centre for Women Development Studies, India
La lotta per la dignità delle minoranze e dei popoli indigeni Mrinal Kanti Tripura, direttore Maleya Foundation, Bangladesh
Modera Anna Maria Giordano, Radio 3 Mondo, RAI
Programma 5 luglio LUMSA – Sala convegni Giubileo Via di Porta Castello, 44
Ore 9:00 – 9:30 – Registrazione delle persone partecipanti
Ore 9:30 – 11:30 – Terza Sessione Le sfide per i diritti dei popoli
Finanziarizzazione dell’economia: quale spazio per la democrazia? Roberto Schiattarella, economista, Università di Camerino
Diritti dei popoli e ambiente Antoni Pigrau Solé, professore di Diritto all’Università Rovira y Virgili di Tarragona
Crimini contro i popoli nel diritto penale internazionale Daniel Feierstein, sociologo, Università Tres de Febrero e Università di Buenos Aires
Europa dei diritti: retorica o futuro? Luciana Castellina, giornalista e scrittrice
Interventi dal pubblico e dibattito 11:30 – 12:00 Coffee break
ore 12:00 – 13:30 – Quarta sessione Strategie e azioni di promozione dei diritti dei popoliLa sovranità dei popoli: piattaforme e reti sociali come resistenza e promozione dei diritti
Brid Brennan, Transnational Institute, Amsterdam I media e i diritti: alto tasso d’informazione, basso tasso di verità
Luis Badilla, giornalista e direttore de Il sismografo
Il ruolo del Tribunale Permanente dei Popoli Gianni Tognoni, segretario generale del Tribunale Permanente dei Popoli
Modera Nicoletta Dentico, Fondazione Lelio e Lisli Basso ISSOCO
Ore 13:30 – 14:00 – Sessione finale Il futuro dei diritti dei popoli Franco Ippolito, presidente del Tribunale Permanente dei Popoli

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Analisi sul presente e il futuro del modello economico e politico mondiale basato sulla globalizzazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 giugno 2016

copertina“Il modello politico, economico e sociale detto della ‘globalizzazione’ ha dominato gli ultimi decenni, contribuendo a raddoppiare la ricchezza nel mondo, a far uscire dalla povertà estrema un miliardo e mezzo di persone e ad ampliare la sfera dei diritti su scala, appunto, globale. Ma adesso, nel 2016, la grande questione della nostra epoca è: il sistema della ‘globalizzazione neoliberista’, per usare la definizione cara ai suoi detrattori, regge ancora o è sotto attacco proprio perché arrivato al capolinea?”. Così apre il proprio editoriale Christian Rocca nel nuovo numero di IL, mensile del Sole 24 Ore dedicato alle Idee e al Lifestyle, in edicola con il quotidiano da venerdì 17 giugno, che nella storia di copertina cerca di rispondere alla domanda “Che cosa c’è dopo la globalizzazione?”. “A fronte di una sempre più diffusa critica al sistema, evidenziata dai consensi fino a poco tempo fa impensabili per Trump e Grillo, per la destra nazionalista e la sinistra radicale, con questo numero di IL – aggiunge Christian Rocca – torniamo a ragionare sul punto: ok, per effetto della grande redistribuzione della ricchezza di questi anni, dal Nord al Sud del mondo, la classe media occidentale cresce meno di quella asiatica, anche se resta più ricca, e aumentano le diseguaglianze interne e tutto quanto, ma – di grazia – qual è l’alternativa alla globalizzazione?” Tra scenari possibili, la mappa degli accordi bilaterali e internazionali, l’analisi dell’aumento di viaggiatori e connessioni, la storia di copertina dedica quattro pagine al “Global report” di Guido De Franceschi e Davide Mottes che con numeri e infografiche spiegano “35 anni (su 36) con il segno +”. Se è infatti vero che mentre la popolazione mondiale è aumentata a tassi costanti, la linea della crescita del Prodotto interno lordo è più frastagliata e, 2009 a parte, il Pil mondiale è comunque sempre cresciuto rispetto all’anno precedente. (copertina)

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Presentazione del saggio di Orazio Parisotto

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 ottobre 2015

Roma 06 Novembre 2015 ore 10 Sala delle Bandiere” Ufficio per l’Italia del Parlamento Europeo Via IV Novembre 149 Presentazione del saggio di Orazio Parisotto Fondatore e Presidente Onorario di Unipax:“Per un Nuovo Umanesimo alla luce del processo di unificazione europea” Diversi sono gli strumenti per poter partecipare attivamente alle varie proposte di sostegno e di mobilitazione, dall’adesione al Manifesto della Rivoluzione Globale attraverso il sito di Unipax, alla firma della Maxi Petizione in 10 punti rivolta ai Capi di Stato e di Governo affinché si avvii un processo di democratizzazione delle Istituzioni Internazionali, che sarà pubblicata sulla piattaforma http://www.change.org
Nel Progetto sono state già coinvolte decine di migliaia di associazioni di tutti i continenti impegnate per la civile convivenza e la pace (vedi la World Directory consultabile sul sito) con l’ambizione di proporre per la prima volta un nuovo modello per organizzare la nostra società nell’era della globalizzazione del 21° secolo, sollevando i problemi ma al tempo stesso indicando anche delle possibili soluzioni, delle vie di uscita dalle emergenze planetarie.“La sfida fondamentale per l’uomo d’oggi” afferma Parisotto “è saper passare da una società economico centrica e stato centrica ad una società umano centrica e bio centrica con una governance internazionale democratica ad alta intensità etica”.A tale riguardo significative sono le espressioni del Segretario di Stato Vaticano S.Em. Cardinale Pietro Parolin che lo ha definito :”Lavoro titanico, ricco di interessanti spunti e di indicazioni concrete volte all’avvio di una società più giusta e più solidale.”
Alla presentazione ufficiale del saggio e del progetto del 06 novembre sono previsti gli interventi di Cedric Boniolo, Presidente di Unipax, di Gianpaolo Meneghini Direttore dell’Ufficio per l’Italia del Parlamento Europeo, di Gerardo Pelosi giornalista inviato speciale del Sole 24 ore, di Italo Cucci Direttore editoriale Agenzia di Stampa Italpress, di Claudio Tessarolo giornalista e scrittore e di Franco Malerba, primo astronauta italiano (che interverrà con un suo videomessaggio)
Orazio Parisotto autore del saggio e coordinatore del Progetto ne illustrerà i contenuti e le modalità operative.
Anche l’artista Maurizio D’Agostini http://www.mauriziodagostini.com ha voluto dare il suo personale contributo disegnando l’incisione sulla copertina del libro che vuole rappresentare l’immagine del Nuovo Umanesimo: il titolo dell’incisione “Verso la meta” è volutamente profetico e segna idealmente un percorso virtuoso da intraprendere tutti insieme per tentare di risolvere gli squilibri del pianeta.
Dopo Roma è in programma un tour di presentazione del progetto nelle principali città italiane. Nei prossimi mesi saremo poi a Bruxelles e a New York.

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Prodi: Luci ed ombre della globalizzazione

Posted by fidest press agency su martedì, 8 settembre 2015

romano prodiTIRANA – In un intervento al Panel su “La gratuità e il mercato globale” all’Incontro internazionale “La pace è sempre possibile” organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio a Tirana, l’ex presidente della Commissione Europea Romano Prodi ha detto: “Non condanno la globalizzazione senza la quale un miliardo di persone non sarebbe arrivato ad una vita decente”. Tuttavia “con la globalizzazione è aumentata la disuguaglianza, perché da quando si è avuta l’affermazione del modello Reagan -Thatcher per il quale chi mette le imposte perde le elezioni, prima sono state colpite le classi più basse e ora la classe media”. Successivamente Prodi ha sostenuto che “quando il Papa dice che il mondo è troppo regolato dal ‘dinero’, descrive una realtà globale. Noi dobbiamo correggere la realtà, e deve essere lo Stato a regolare il mercato in modo che l’aiuto reciproco vada nella giusta direzione”. Prodi ha parlato anche della questione dei rifugiati, e ha ricordato che “la gratuità viene esaltata quando si vive in un clima di giustizia sociale. Sui rifugiati era tutto fermo. Poi un governante (Angela Merkel, n.d.r.) dà un messaggio politico e si sblocca tutto, perché tutto era dominato dalla paura”.
Nello stesso Panel il Vescovo di Frosinone Mons. Ambrogio Sperafico ha sostenuto che “la logica del dono sembra scalzata dalla logica della finanza e del denaro; il mercato sembra ingovernabile. Una società così non può che vivere di paura e addossare le nostre paure agli elementi di disturbo, come è accaduto con i profughi”. “La dittatura del materialismo – ha aggiunto Mons. Sperafico – si avverte anche in Africa e in Asia, in Paesi poveri nei quali si sviluppa una teologia della prosperità. Per questa mentalità e per questa teologia la vita è un’opportunità da cogliere ed il gratuito qualcosa che non conta. Invece la cultura del gratuito reintroduce l’umano nel cuore della vita degli uomini, emancipa dalla solitudine delle proprie sofferense e ricrea quell’umanesimo di cui abbiamo bisogno ed un nuovo antropocentrismo in dialogo col mondo e non più centrato sull’io”.

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35,5 milioni di euro per lavoratori licenziati in Italia, Francia, Polonia e Grecia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 dicembre 2014

lavoratoriCirca 6000 lavoratori europei licenziati da Air France, Fiat Auto Polonia, Whirlpool e dal rivenditore greco Odyssefs Fokas riceveranno fondi europei per 35,5 milioni di euro per facilitare la ricerca o la creazione di nuovi posti di lavoro in seguito al voto favorevole del Parlamento di martedì. Le richieste di sostegno al Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) dovrebbero essere state definitivamente approvate dal Consiglio nella giornata di oggi.

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Le vie del servizio civile

Posted by fidest press agency su domenica, 1 aprile 2012

Agente della Polizia Civile

Agente della Polizia Civile (Photo credit: Wikipedia)

Roma, mercoledì 4 aprile 2012, ore 17, via Liberiana 17, nell’ambito degli incontri di “Leggere tra le righe – ciclo di presentazioni, approfondimenti e dibattiti su e intorno ai libri”, organizzati dal Centro di documentazione sul volontariato e il terzo settore, presentazione del libro, pubblicato per i tipi della Gangemi Editore, “Le vie del servizio Civile – Gioventù e virtù civiche tra Europa unita e processo di globalizzazione” di Raffaella M. De Cicco.
Nel 150° anniversario dell’unità d’Italia ed al 10° dalla nascita del Servizio Civile Nazionale Raffaele M. De Cicco si interroga se quest’ultimo, quale istituto finalizzato alla difesa della Patria, abbia ancora un ruolo da giocare nella società pervasa dalla globalizzazione, oppure se le virtù civiche appartengano ad un mondo che non esiste più. Attraverso la ricostruzione della via italiana al servizio civile, ancorata alle tappe del processo di modernizzazione del paese, l’autore fornisce una risposta positiva ed originale al quesito iniziale attraverso la definizione di un nuovo paradigma e di una nuova missione dell’istituto. Dai risultati di una ricerca comparata sui servizi civili in cinque paesi europei l’autore trae lo spunto per ipotizzare un servizio civile europeo, distinto ed autonomo da quelli nazionali, al quale assegnare una finalità precisa individuata in questa fase storica nella rivitalizzazione dell’idea del processo di unione e, quindi, nella costruzione di una vera cittadinanza europea, comprensiva anche dei diritti culturali, nel quadro di una società multietnica e multiculturale.Alla presenza dell’autore discuteranno di Servizio Civile quale strumento di costruzione di cittadinanza:
FEDERICO FAUTTILLI, direttore Ufficio Nazionale del Servizio Civile;
FRANCESCO TUFARELLI, capo Gabinetto Ministro Affari Europei;
ELENA MARTA, autrice del libro Costruire cittadinanza, L’esperienza del Servizio civile Nazionale Italiano.
PRIMO DI BLASIO, presidente Conferenza Nazionale Servizio Civile;
SILVIA CONFORTI, rappresentante dei volontari in servizio civile;
modera: LUCA LIVERANI, giornalista di Avvenire

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The Economist: speciale dedicato all’Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 giugno 2011

The Economist pubblica uno speciale dedicato all’Italia, il quale analizza le ragioni della mancata crescita del Paese negli ultimi 20 anni e si chiede se questa situazione possa cambiare a breve, in modo particolare con la prossima uscita di scena di Silvio Berlusconi dal ruolo di primo ministro. Quest’anno ricorre il 150esimo anniversario dell’unità d’Italia, un evento a cui molti fanno risalire gli attuali problemi del Paese. Secondo l’analisi di The Economist, invece, questi problemi non sarebbero tanto da imputare a fattori storici quanto all’attuale situazione. In particolare, l’Italia ha difficoltà nell’affrontare grandi questioni tra cui l’impatto della globalizzazione e dell’immigrazione in un Paese caratterizzato da un severo protezionismo, gli effetti della gerontocrazia istituzionalizzata che rende difficile per i giovani costruirsi una carriera e il mancato rinnovamento delle istituzioni che risentono dei conflitti di interesse che coinvolgono magistratura, politica, media e imprese. Il risultato è che l’Italia ha avuto il più basso tasso di crescita di tutti gli altri Paesi del mondo occidentale. Tra il 2000 e il 2010, il PIL italiano è cresciuto in media dello 0,25% all’anno – un dato allarmante, migliore solo rispetto a quello di Haiti e dello Zimbawe. Nonostante l’Italia abbia saputo evitare il peggio durante la recente crisi finanziaria globale, non ci sono segnali di una possibile inversione di tendenza rispetto alla crescita zero. Scritto da John Prideaux di The Economist, il report sottolinea che, nonostante i problemi, l’Italia non è affatto un Paese in crisi. E’ ancora un Paese civilizzato, ricco, senza conflitti, con molti elementi apprezzabili, e non solo per la bellezza dei suoi paesaggi e delle sue città. Tuttavia, con Berlusconi che ipotizza di dimettersi nel 2013 dopo circa due decenni al potere, è ragionevole chiedersi se le cose possano cambiare per il meglio. Il report analizza anche le numerose mancanze dell’attuale primo ministro nel suo lungo periodo al potere, in modo particolare l’ulteriore indebolimento delle istituzioni italiane e l’eccessiva tolleranza nei confronti dei conflitti di interesse. Sicuramente il successore di Berlusconi potrebbe introdurre alcuni semplici e immediati miglioramenti con poco sforzo. Il report sottolinea la necessità di cambiare la legislazione del lavoro che favorisce gli anziani e l’urgenza di richiamare migliaia di giovani di talento che sono emigrati e che potrebbero avere un impatto positivo per il Paese. Tuttavia, The Economist trae la conclusione che, nonostante questi cambiamenti siano possibili, è poco probabile che l’Italia cambi. Nonostante la bassa crescita, tale è la sua forza economica che l’attuale situazione potrebbe protrarsi quasi per sempre, il Paese diventerebbe poco a poco più povero e più vecchio, riuscendo però comunque a mantenere uno standard confortevole. (www.economist.com)
With a growing global circulation (worldwide: 1,473,939*) and a reputation for insightful analysis and opinion on every aspect of world events,The Economist is one of the most widely recognised and well-read current affairs publications. The paper has sections about each region of the world, plus science and technology, books and arts, and the weekly obituary. The website (www.economist.com), with its 5.9m unique readers, is also accessible through devices including the iPhone and iPad.

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Davide Romano: “Uno spettro s’avanza”

Posted by fidest press agency su domenica, 6 marzo 2011

…Globalizzazione, mafie, diritti e nuova cittadinanza”, Presentazione di Paolo Ferrero, Prefazione di Daniele Gallo, Edizioni Ex Libris, pp. 128, euro 8 Presentazione di Paolo Ferrero, segretario nazionale Prc – Federazione della sinistra. Il valore particolare di questo agile volume di Davide Romano sta proprio nella capacità di sintesi di cui l’autore fa mostra nell’affrontare presso a poco tutti i problemi fondamentali della nostra epoca: una capacità di sintesi che rende molto efficace la descrizione, la diagnosi e l’indicazione delle possibili soluzioni delle numerose difficoltà che la società e la politica si trovano oggi a fronteggiare. I processi di globalizzazione e di nuova territorializzazione, e la conseguente crisi degli Stati nazionali, sono posti lucidamente alla base della necessità di ripensare la democrazia sia nel rapporto paritetico tra grandi aggregati sovranazionali (Europa, Nordamerica, America latina…) che nella ridefinizione della cittàcome nuovo luogo della  partecipazione civile.. La doppia sfida delle nuove (e diffusissime) povertà e della sostenibilità ambientale del presente modello di sviluppo, viene efficacemente presentata come la matrice della drammatica urgenza dei nostri problemi. La diffusione globale e locale dell’«economia criminale», e quindi delle mafie, viene giustamente enfatizzata come cifra di uno sviluppo economico del tutto sregolato che, esaltato dalla guerra permanente, fa sì che la politica divenga diretta rappresentante del crimine (andando quindi ben oltre il classico rapporto di “scambio politico”) e giunge a creare, in particolare nelle zone di più acuto conflitto, dei veri e propri “stati-mafia”. Insomma: tutte o quasi le nostre questioni essenziali sono tratteggiate da Romano in modo da renderne immediatamente percepibili, e quasi tangibili, le dimensioni e la gravità.

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Globalizzazione e impatto sulla business education

Posted by fidest press agency su martedì, 24 agosto 2010

I decani delle Business School confrontano i diversi modelli educativi e gli effetti della globalizzazione. La business education è stata declinata nel mondo attraverso numerosi e differenti modelli, rappresentativi di profonde differenze culturali, economiche e sociali. L’impatto della globalizzazione – che spesso è sinonimo di “standardizzazione” – ha influito anche sull’evoluzione dei modelli educativi delle business school internazionali? E se sì, in che modo? Questi i temi discussi alle tavole rotonde che hanno riunito i decani delle maggiori business schools europee, asiatiche, americane e sud americane. Sedici fra decani, membri di facoltà, giornalisti della business education, consulenti dell’educazione e professionisiti hanno preso parte alla tavola rotonda in Francia. Paul Danos ha sottolineato come l’implementazione degli accordi di Bologna stia spingendo ad una convergenza dei sistemi educativi dei differenti paesi, e dall’altro lato, come questa convergenza orienti le esigenze di mercato in termini di esperienza, qualità del corpo docente e finanziamento delle scuole.  Altro punto cruciale al centro dei dibattiti è stato la “diversità”: i sistemi di business education di ciascun paese posseggono tratti unici se confrontati con altri modelli nazionali e l’impatto della globalizzazione su ciascuno di essi è differente. In modo particolare, in Europa ed in Cina, i decani rilevano come le istituzioni politiche internazionali e le organizzazioni non governative si stiano interessando alla business education attraverso gli standards e le accreditazioni. Infine, hanno constatato che le dinamiche del mercato stanno avvicinando progressivamente le business schools ai partner non accademici, le imprese, dando crescente rilievo all’importanza del corpo docente e alla ricerca.

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