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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

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“Attenti all’intolleranza al glutine non celiaca”

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 ottobre 2016

I gastroenterologi della SIGE lanciano l’allarme ‘intolleranza al glutine’ o meglio ‘sensibilità al glutine non celiaca’ (NCGS). Molti di quelli che si auto-diagnosticano una NCGS sono in realtà dei veri celiaci e come tali vanno inquadrati e seguiti da carolina-ciacciuno specialista. La cosiddetta intolleranza al glutine o ‘sensibilità al glutine non celiaca’ (NCGS), condizione dai contorni assai sfumati e poco definiti, è finita da qualche tempo sotto la luce dei riflettori ma il suo significato evolve continuamente. Si allarga sempre più ad esempio la rosa delle potenziali proteine alimentari ‘colpevoli’ di quei disturbi simili a quelli della sindrome dell’intestino irritabile (pancia gonfia, dolori addominali, diarrea alternata a stipsi), molto frequenti tra la popolazione generale, in particolare tra le donne.
Sintomi ai quali si accompagna spesso anche stanchezza, malessere generale, cefalea, difficoltà di concentrazione, eczemi, dolori articolari. Se finora l’indice è stato puntato solo contro il glutine, più di recente sul banco degli imputati sono comparse anche altre proteine del grano. “In un mondo sempre più dominato da mitologie dietetiche fomentate da una informazione ad alto flusso, di facile accesso ma non controllata e non sempre attendibile – sottolinea il professor Antonio Craxì, presidente della SIGE – il ruolo di una società scientifica é quello di fornire al pubblico la visione più aggiornata, comprensibile e nel contempo bilanciata su quanto la ricerca scientifica ma anche le mode del momento pongono all’attenzione di tutti.In questo senso la SIGE, che raccoglie il maggior numero dei clinici e dei ricercatori italiani attivi nel campo delle malattie digestive, si pone come interlocutore attento e consapevole dei bisogni di salute, ma anche delle incertezze che derivano da una informazione spesso improntata a soddisfare esigenze commerciali più che a sostenere il benessere individuale”. Le ultime in ordine di tempo, protagoniste anche di uno studio presentato di recente a Vienna alla UEG Week 2016, sono gli inibitori dell’amilasi-tripsina o ATI, che rappresentano il 4% appena di tutte le proteine del frumento. Secondo gli autori di questo studio, le ATI sarebbero in grado di ‘accendere’ l’infiammazione a livello dell’intestino, da dove si diffonderebbe ad una serie di tessuti quali linfonodi, reni, milza e addirittura al cervello. “Si tratta di osservazioni preliminari – afferma la professoressa Carolina Ciacci, ordinario di Gastroenterologia dell’Università di Salerno – che andranno valutate e validate attraverso studi clinici nell’uomo.
Le ATI sono piccoli frammenti di proteine antigeniche, contenute nel frumento insieme al glutine, che inducono una risposta immunologica nella quale si producono soprattutto citochine (molecole infiammatorie) e questo segna l’inizio di una microinfiammazione che non siamo ancora in grado di misurare ma che induce malessere. Questi pazienti non sono celiaci ed hanno sintomi gastrointestinali o talora molto vaghi come cefalea, difficoltà di concentrazione, senso di testa vuota anche a distanza di minuti dopo aver consumato cibi contenenti frumento. Anche per questo ci si sta orientando in tutto il mondo a parlare non più o non solo di ‘intolleranza al glutine’, ma di ‘intolleranza al grano’, proprio perché responsabili dei disturbi attribuiti al glutine potrebbero in realtà essere indotti da altre proteine del grano come le ATI.Disturbi ‘di moda’o problemi reali? In principio era la celiachia, patologia ben caratterizzata per la verità solo intorno agli anni ’50 ma della quale si sa ormai veramente tutto. Le stime dicono che interessa almeno un italiano su 100 (come in tutto il mondo occidentale), anche se i soggetti geneticamente predisposti a questa condizione sono circa il 30% della popolazione, cioè quasi una persona su tre.“La celiachia – spiega la professoressa Ciacci – è un’intolleranza al glutine, un complesso di proteine presenti nel grano e in altri cereali (orzo, segale, ecc) che attiva una risposta immunologica in persone geneticamente predisposte”. La predisposizione genetica è conferita dalla presenza dei geni HLA-DQ2 e/o HLA DQ8. Negli individui portatori dei geni predisponenti, il glutine può scatenare una reazione immunitaria con conseguente produzione di auto-anticorpi e di molecole infiammatorie (citochine) che vanno a danneggiare la mucosa intestinale (atrofia dei villi, infiltrazione della mucosa con cellule infiammatorie), alterando la permeabilità dell’intestino. La diagnosi si basa proprio su queste caratteristiche: presenza nel sangue (il prelievo va fatto mentre il soggetto segue una dieta contenete glutine) di elevati livelli di anticorpi (anti-transglutaminasi IgA e anti-endomisio); appiattimento dei villi intestinali rilevato alla biopsia della seconda porzione del duodeno effettuata durante una gastroscopia.
antonio-craxi“Nel sospetto clinico di celiachia e mentre il soggetto sta facendo una dieta contenente glutine – spiega la professoressa Ciacci – va effettuata la ricerca di anticorpi anti-transglutaminasi IgA nel sangue e il dosaggio delle immunoglobuline IgA totali. Se il test risulta positivo si fa un secondo prelievo per gli anticorpi anti-endomisio IgA. Per avere un’ulteriore certezza si possono fare anche i test genetici. La positività di questi esami in un bambino sintomatico è sufficiente per fare diagnosi di celiachia. Nell’adulto invece si deve necessariamente fare la biopsia dei villi della seconda porzione del duodeno per fare diagnosi di celiachia. Il 40% delle persone colpite da celiachia – continua la professoressa Ciacci – presentano i classici sintomi gastro-intestinali (diarrea, gonfiore, malassorbimento, perdita di peso, proteine e calcio basso nel sangue, astenia, facile affaticabilità). Il restante presenta una forma subclinica perché la sintomatologia, come sintomo riferito è molto vaga, mentre sono presenti dei segni di laboratorio come l’anemia da carenza di ferro, presente nell’80% di questi soggetti. Infine c’è circa un 10 % di soggetti ‘celiaci silenti’, completamente asintomatici nonostante la positività degli anticorpi anti-transglutaminasi e anti-endomisio e il danno a carico della mucosa del duodeno; questi pazienti vengono scoperti quando si fanno gli screening familiari.Quando ad una persona viene diagnosticata la celiachia, il servizio sanitario nazionale garantisce la gratuità di alcuni esami per questa condizione ai familiari di primo grado (il 10% dei familiari di un paziente con celiachia è teoricamente affetto da questa condizione). ”Va infine ricordato che nel 20-25% dei soggetti con celiachia è presente anche una tiroidite autoimmune, in particolare tra le donne, che va dunque ricercata col dosaggio degli ormoni tiroidei e degli anticorpi anti-tiroide”. La terapia della celiachia consiste nel seguire per tutta la vita una dieta priva di glutine. Sono attualmente allo studio, come possibili terapie della celiachia, un vaccino e alcuni enzimi da assumere insieme ai cibi contenenti glutine, che lo predigeriscono prima che arrivi al duodeno.La diagnosi di ‘sensibilità al glutine non celiaca’ (NCGS). Mentre per la celiachia i criteri diagnostici sono chiari e non lasciano adito a dubbi, molto più controversa è la diagnosi di ‘sensibilità al glutine non celiaca’ (NCGS), ormai una moda fuori controllo in alcuni paesi, come gli Stati Uniti. glutine“Quando non ci sono gli elementi per far diagnosi di celiachia – afferma la professoressa Ciacci – ma la persona riferisce che i suoi sintomi sono alleviati o scompaiono a dieta senza glutine, questa persona si auto-definisce – perché questa non è una diagnosi medica – ‘intollerante’ al glutine o affetto da ‘sensibilità al glutine di tipo non celiaco’ (o gluten sensitivity)”.
La terapia. Per la celiachia al momento l’unica terapia realmente efficace è la dieta priva di glutine (gluten free diet, o GFD), che rappresenta l’unico modo certificato per portare ad una progressiva normalizzazione degli anticorpi e dei danni della mucosa intestinale. Naturalmente ci sono molte linee di ricerca che stanno cercando di valutare la fattibilità e l’efficacia di trattamenti alternativi, vista l’evidente difficoltà del seguire un regime alimentare del tutti privo di glutine vita natural durante. La stessa terapia, ovvero una dieta priva di glutine, si applica ai pazienti con intolleranza al grano, anche se nel loro caso le proteine implicate possono essere diverse, come visto, dal glutine. Sul fronte della NCGS, non esistendo una diagnosi di certezza non è possibile dare indicazioni specifiche neppure nel campo della terapia. Molti di questi soggetti finiscono con l’adottare spontaneamente una GFD, che in alcuni contesti, come gli Stati Uniti, dove la moda della NCGS impazza, è stata adottata spontaneamente da un americano su 4 portando letteralmente a far esplodere il mercato dei prodotti gluten-free che lo scorso anno ha battuto cassa per 11,6 miliardi di dollari e presenta un trend di crescita inarrestabile. (craxi e ciacci)

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Giornata mondiale della celiachia

Posted by fidest press agency su martedì, 17 Maggio 2016

glutineDa lunedì 16 a venerdì 20 maggio, dalle 11:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00, 120 specialisti gastroenterologi, dietologi, dietisti, esperti in nutrizione, saranno a disposizione del pubblico, per fornire consulti telefonici gratuiti sui disordini legati al glutine e su come seguire senza problemi una dieta senza glutine. 5 giornate di consulti telefonici con 120 specialisti gastroenterologi, dietologi e dietisti. Finalmente una buona notizia per le mamme italiane. In occasione della giornata mondiale della celiachia, arriva la conferma, che, secondo gli esperti, non esiste nessun rischio aggiuntivo di celiachia ad introdurre il glutine nella dieta dei bambini tra i 4 e i 12 mesi di età. La certezza arriva dalle nuove linee guida recentemente pubblicate sul Journal of Pediatric Gastroenterology and Nutrition. Il rischio di incorrere nella malattia celiaca non è quindi legato all’introduzione del glutine in un momento preciso durante lo svezzamento. “L’unica differenza riguarda i bambini considerati “ad alto rischio” di celiachia, ovvero quelli che possiedono due coppie del gene HLA-DQ2 e che per questo hanno maggiori probabilità di ammalarsi – precisa il Professor Carlo Catassi, Università Politecnica delle Marche, Ancona, coordinatore del Comitato Scientifico del Dr. Schär Institute e coautore dello studio – In questi bimbi, è consigliabile aspettare fino al compimento dell’anno di vita prima di introdurre alimenti contenenti glutine».
La fotografia della celiachia in Italia, secondo gli ultimi dati disponibili[3], riporta 172.197 casi diagnosticati e un numero in crescita di circa il 15% rispetto ai numeri del 2012 quando erano 148.662. La malattia celiaca risulta interessare più le donne (121.964) che gli uomini (50.233) con un rapporto medio Maschi:Femmine di 1:2. La prevalenza della patologia è stimata all’1% della popolazione, e mantiene il rapporto che ad un caso diagnosticato corrispondono dai 3 ai 5 non diagnosticati, il cosiddetto “iceberg celiaco”. La maggior parte dei casi di celiachia, infatti, sono asintomatici, non mostrano alcun decorso tipico e restano a lungo non diagnosticati. Il lasso di tempo che intercorre tra il manifestarsi dei primi sintomi e la diagnosi della celiachia può estendersi fino a sette anni. Il ritardo diagnostico diventa un problema soprattutto nei bambini, perché la mancata diagnosi può comprometterne lo sviluppo, e nelle donne, dove gli “effetti collaterali” di una dieta che non sia priva di glutine pesano molto sulla fertilità.
Mese delle intolleranze al glutine ed esperto risponde. Favorire l’emersione della “base dell’iceberg”, accelerare il percorso di diagnosi e avviare screening genetici precoce sono alcuni degli obiettivi in cui la classe medica è impegnata. Da questi presupposti parte oggi la quinta edizione dell’Esperto Risponde, iniziativa d’informazione sui disordini glutine correlati, promossa da Schär, leader europeo nell’alimentazione senza glutine ed ADI Associazione Italiana di Dietetica e di Nutrizione Clinica, che ha lo scopo di fornire consigli utili a pazienti affetti da patologie riconducibili all’alimentazione senza glutine, evitare l’auto-diagnosi rafforzando la raccomandazione di consultare sempre il medico di riferimento in caso di sintomi ripetuti.
La celiachia è un’intolleranza permanente al glutine, proteina presente nel frumento, nell’orzo o nella segale, che provoca un attacco all’intestino tenue da parte del sistema immunitario. È una patologia in continua espansione a livello mondiale con un’incidenza che arriva fino all’1% della popolazione. Tuttavia a fronte di quest’espansione la celiachia è e rimane a tutt’oggi sotto-diagnosticata se si pensa che solo il 21% dei celiaci riceve una diagnosi adeguata.
La sensibilità al glutine non celiaca (SGNC) è un’entità clinica di recente inquadramento e necessita di una diagnosi di esclusione rispetto alla celiachia e all’allergia al grano. Esperienze internazionali dimostrano come la sensibilità al glutine non celiaca sia un problema di larga diffusione e confermano che la stima delle persone potenzialmente sensibili al glutine sia largamente superiore a quella dei potenziali celiaci ed allergici al grano.
Anche l’intestino irritabile è collegato al glutine? Si, lo studio italiano Glutox, recentemente pubblicato sulla rivista scientifica Nutrients, ha dimostrato che 1 paziente su 5 con diagnosi di intestino irritabile è in realtà sensibile al glutine. Gonfiore addominale, stanchezza generalizzata, mal di testa sono solo alcuni dei sintomi comuni a celiachia ed intestino irritabile, ma secondo gli esperti la diagnosi vera per un paziente su cinque, può essere sensibilità al glutine non celiaca. Anche in questo caso la dieta senza glutine è la terapia in grado di risolvere il problema.Per le due condizioni cliniche la terapia risolutiva è la dieta senza glutine, rigorosa ed a vita nel caso della celiachia, e temporanea da adottare sotto stretto consiglio del medico nel caso della sensibilità al glutine non celiaca. Per maggiori informazioni visitare il sito http://www.megliosenzaglutine.it

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Consensus internazionale definisce criteri diagnostici per la Sensibilità al Glutine Non Celiaca

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 luglio 2015

glutineLa Sensibilità al Glutine Non Celiaca è una sindrome, distinta dalla celiachia, caratterizzata da sintomi multi-sistemici intestinali ed extra-intestinali, collegati alla reazione del nostro organismo ai cibi contenenti glutine. Secondo l’ultima revisione degli studi, dal punto di vista epidemiologico, si stima che sia più frequente della celiachia (1% della popolazione) e che colpisca soprattutto le donne, rispetto agli uomini. In generale, l’insorgenza dei sintomi appare dopo poche ore o giorni rispetto all’assunzione di glutine. Per quanto riguarda la terapia, la risposta degli esperti è che questa sia rappresentata da una dieta senza glutine, esattamente come nel caso della celiachia. Quello su cui attualmente non ci sono ancora certezze precise sono, invece, le modalità con cui la dieta dovrebbe essere seguita dai pazienti. Uno degli elementi che è apparso chiaro fin da subito, infatti, è che la SGNC può presentarsi in molti casi come una sindrome transitoria, che non rende necessario un regime di dieta senza glutine, particolarmente rigido e sicuramente non a vita, come è invece necessario per la celiachia. “La diagnosi della Sensibilità al Glutine Non Celiaca – spiega il Professor Carlo Catassi, Università Politecnica delle Marche e coordinatore del Comitato Scientifico del Dr. Schär Institute – non dovrebbe essere solo una diagnosi di esclusione. Esiste nel mondo scientifico e nella classe medica in generale, la precisa necessità di definire procedure standardizzate e comparabili, che possano guidare gli operatori della salute alla conferma dei casi di sospetta SGNC. Questo perché è sempre necessario avere una diagnosi chiara e certa, prima di avviare il paziente alla dieta senza glutine. Proprio per raggiungere un consenso su come la diagnosi di SGNC debba essere confermata, oltre 30 esperti si sono riuniti lo scorso 6 e 7 di ottobre del 2014 a Salerno, sotto l’egida del Dr. Schär Institute. Il risultato del nostro dibattito è stato pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Nutrients con il titolo: “Diagnosis of Non-Celiac Gluten Sensitivity (NCGS): The Salerno Experts’ Criteria” Il nuovo protocollo diagnostico della SGNC: due fasi basate sull’EBM (Evidence Based Medicine) L’analisi e la comparazione di oltre 26 studi scientifici, che costituiscono le referenze del paper, hanno portato gli esperti a scrivere un protocollo diagnostico composto da 2 fasi, oltre alla semplice esclusione della celiachia e dell’allergia al grano tramite le analisi sierologiche:
1) Il riconoscimento certo, di un paziente davvero “responsivo” alla dieta senza glutine
2) La misurazione degli effetti della reintroduzione del glutine dopo un periodo di dieta gluten free
“Superata la necessaria esclusione di celiachia ed allergia al grano, si tratta quindi di avviare il paziente con sospetta Sensibilità al Glutine Non Celiaca verso un percorso in grado di testare le sue risposte e confermare la diagnosi – spiega il Dott. Luca Elli, responsabile del Centro per la Prevenzione e la Diagnosi della Malattia Celiachia del Policlinico di Milano e membro del Dr. Schär Institute – Per prima cosa, abbiamo quindi chiarito come per misurare i sintomi fosse necessaria una scala di valori condivisa, e l’abbiamo identificata in una versione leggermente modificata della “Gastrointestinal Symptom Rating Scale”, uno strumento costruito sulla base dell’esperienza clinica. Quindi, settata la base di partenza, abbiamo potuto porre le basi per chiarire chi sono i pazienti che, veramente, rispondono in modo positivo alla dieta senza glutine, sottoponendoli attraverso un tale regime controllato per 6 settimane. Se al termine del percorso il paziente dimostra una diminuzione dei suoi sintomi con un punteggio, pari o maggiore al 30% dei valori dichiarati in partenza, questo per noi è un paziente che ha altissime probabilità di essere affetto da sensibilità al glutine non celiaca.”Per fugare definitivamente i dubbi della comunità scientifica circa il reale peso dell’effetto placebo nel risolvere i disturbi dei pazienti con sensibilità al glutine, gli esperti hanno impostato un protocollo diagnostico tra i più rigorosi: il Double-Blind Placebo-Controlled Challenge con crossover. Questo modello consiste nel sottoporre i pazienti che hanno superato il primo step ad un periodo di somministrazione giornaliera per una settimana di una capsula che può contenere alternativamente 8 g di glutine oppure una sostanza inerte (placebo). Nessuno, né i medici, né i pazienti, sanno quali capsule stanno somministrando e assumendo, da ciò la definizione di “doppio cieco”. Alla fine del periodo-test, l’apertura dei codici e dei risultati darà la più che ragionevole certezza scientifica della diagnosi di sensibilità al glutine non celiaca.

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Sensibilità al glutine, diete inutili e costose

Posted by fidest press agency su sabato, 10 marzo 2012

Gli esperti richiamano l’attenzione sulla sempre più diffusa confusione che fanno i pazienti tra la sensibilità al glutine e la celiachia, confusione che genera, oltre a timori anche diete senza glutine fai-da-te, inutili e molto costose. Lo segnala Gino Roberto Corazza, direttore della clinica medica dell’Irccs San Matteo di Pavia, che sull’argomento ha pubblicato un lavoro sulla rivista Annals of internal medicine, in cui sostiene che la sensibilità al glutine ancora non ha alcun supporto scientifico anche se esistono stime secondo cui il 6% della popolazione mondiale ne soffre. «Non basta l’autodiagnosi per affermare che in Italia 6 su 100 soffrono di questa malattia» sottolinea Corazza «molti pazienti o presunti tali si autoprescrivono una dieta senza glutine e comprano prodotti molto più costosi dei normali alimenti. Un business milionario che in pochi mesi ha fatto registrare un boom nelle vendite in farmacia, al supermercato, nelle parafarmacie e nei negozi specializzati». E cita alcuni esempio: «Un kg di lasagne senza glutine costa 16 euro, i bucatini poco meno di 10,240 grammi di pizza 4,4 euro, 300 grammi di minibaguette 6,41 centesimi. Chi utilizza questa dieta» prosegue «senza controllo medico va incontro a rischi elevati, perché salta gli accertamenti diagnostici per verificare l’esistenza della celiachia». Per la sensibilità al glutine non esiste un test diagnostico. «L’unico mezzo a disposizione» conclude «è la rilevazione dei sintomi dopo una dieta con e senza glutine fatta all’insaputa del paziente». Secondo l’esperto questa nuova patologia va studiata, «ma neanche sopravvalutata. Il tam tam mediatico su questo argomento è stato massiccio nonostante l’assenza di argomenti scientifici.(fonte farmacista33)

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Diete senza glutine spesso inutili

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 febbraio 2012

Aula Magna of the University of Pavia (Pavia, ...

Image via Wikipedia

La cosiddetta “sensibilità” al glutine ancora non ha alcun supporto scientifico perciò, in assenza di una diagnosi di celiachia, un regime alimentare senza glutine sarebbe totalmente inutile. A suggerire un’esagerata diffusione delle diete senza glutine in assenza di patologie clinicamente diagnosticate, è un articolo pubblicato sugli Annals of internal medicine da due studiosi italiani dell’università di Pavia: Roberto Corazza e Antonio di Sabatino. Molti pazienti – ammettono gli esperti italiani – riportano una risoluzione dei sintomi denunciati prima di intraprendere diete senza glutine, quali dolori addominali, sonnolenza, gonfiore. «C’è un ammontare considerevole di attenzione sulla “sensibilità” al glutine in pazienti non celiaci» scrivono i due autori «in particolare nuovi gruppi di discussione appaiono praticamente giornalmente su Internet, ma molte delle tesi sostenute non hanno alcun sostegno scientifico». L’articolo invita a «far prevalere il senso comune sulla “sensibilità” in modo da evitare che una preoccupazione sui possibili effetti del glutine evolva nella convinzione che il glutine è un alimento tossico per la maggior parte della popolazione. E in modo da prevenire la possibilità che un potenziale problema di salute divenga un problema sociale». Ann Intern Med. 2012 Feb 21;156(4):309-11 (fonte farmacista33)

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La gluten sensitivity e la celiachia

Posted by fidest press agency su martedì, 15 marzo 2011

Un’importante studio internazionale realizzato dall’Università del Maryland School of Medicine di Baltimora in collaborazione con la Seconda Università degli Studi di Napoli è stato pubblicato dalla prestigiosa rivista scientifica BMC Medicine. La ricerca per la prima volta ha caratterizzato le differenze che esistono a livello molecolare e di risposta immunitaria fra due condizioni entrambe attivate dall’ingestione di glutine: la celiachia e la “Gluten Sensitivity”. Mentre nella celiachia si attiva un meccanismo di tipo autoimmune fortemente condizionato da una risposta adattativa del sistema immunitario la Gluten Sensitivity sembra coinvolgere maggiormente un meccanismo immunitario innato senza interessamento della funzione della barriera intestinale. «La Gluten Sensitivity è un’entità clinica osservata sempre più spesso negli ambulatori dello specialista – commenta il Professor Carlo Catassi, Professore Associato di Pediatria, Università Politecnica delle Marche, Ancona e coordinatore del Comitato Scientifico Dr. Schär. – Si tratta di un disturbo per il quale non esiste un nome in lingua italiana tanto è recente l’inquadramento clinico. Viene diagnosticato in pazienti per lo più adulti che presentano disturbi intestinali o a carico di altri apparati. Queste persone in passato venivano spesso etichettate come affette da disturbo funzionale o colon irritabile. Impressionanti sono le dimensioni del fenomeno, visto che dati recenti suggeriscono che la frequenza della Gluten Sensitivity si attesti intorno al 6% della popolazione mentre quella della celiachia, pur essendo assolutamente rilevante, è attorno all’1%. E’ singolare che ancora oggi per la celiachia – sottolinea Carlo Catassi – si parli con costanza di iceberg ad indicare che la maggioranza dei casi sono sommersi perché sfuggono alla diagnosi. In riferimento alla Gluten Sensitivity questo iceberg assume delle dimensioni ancora più macroscopiche. I casi di Gluten Sensitivity sfuggono quindi ad un inquadramento diagnostico ed alla possibilità di una cura efficace. In questo senso lo studio realizzato dal Professor Alessio Fasano dell’Università del Maryland in collaborazione con gli esperti napoletani, tra cui la Dott.ssa Anna Sapone prima firma del paper scientifico, va senza dubbio nella giusta direzione poiché identifica i primi marcatori molecolari che distinguono la Gluten Sensitivity dalla celiachia.»

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Niente glutine ma con educazione

Posted by fidest press agency su martedì, 25 gennaio 2011

Ha preso il via il 17 gennaio 2011 ed è aperto gratuitamente a tutte le scuole elementari della regione il progetto “In fuga dal glutine” promosso da AIC – Associazione Italiana Celiachia – Lazio.
Attraverso questo progetto gli insegnanti riceveranno informazioni precise e dettagliate da parte di esperti e avranno a disposizione strumenti per trasmettere agli alunni, con metodologia ludica, concetti nuovi ma quanto mai attuali: cosa è la celiachia, prima di tutto, ma, in senso più ampio, come gestire l’integrazione e l’educazione alla diversità – alimentare, culturale, etc. – intesa come risorsa e ricchezza. L’attività di AIC Lazio nelle scuole inizia nell’anno 1998, per ridurre il disagio dei bambini celiaci – ovvero intolleranti al glutine – che proprio a scuola vivono il primo “trauma”: una dieta che a casa è più facile da mantenere e capire di quanto non lo sia tra compagni di scuola, festicciole, tartine e pizzette a cui il bimbo celiaco deve dire di no. Ma deve poterlo fare senza frustrazione e con coscienza. Proprio su richiesta di AIC Lazio, il Comune di Roma riconosce il 1 settembre 1993 il diritto al pasto senza glutine nelle scuole. È il primo successo di una attività mirata all’integrazione scolastica, che oggi prosegue orientandosi direttamente agli insegnanti.
Cosa prevede il progetto “ In fuga dal glutine” che prende avvio con il 2011? Le scuole che ne faranno richiesta saranno sede di cicli di incontri con i docenti condotti da una dietista e da una psicologa, della durata di un’ora e mezza, allo scopo di presentare la celiachia – definizione, dati, numeri – le attività dell’Associazione, nonché le motivazioni e l’utilità della divulgazione. È previsto un incontro per ogni istituto interessato ma gli appuntamenti possono essere replicati su richiesta dei docenti. Verranno trattati i concetti base legati alla celiachia, dall’aspetto medico-scientifico a quello psicologico, con l’aiuto di vivaci e dinamiche slides. Gli incontri sono totalmente gratuiti per la scuola e costituiscono una delle molte attività realizzate ogni anno da AIC.

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Diagnosi della celiachia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 gennaio 2011

Per far conoscere a un pubblico vasto e non specializzato le grandi capacità scientifiche dei ricercatori dell’Ateneo, sulla Home Page dell’Università Politecnica delle Marche è presentato il “Lavoro scientifico della settimana” (www.univpm.it): una segnalazione in evidenza di alcuni tra i più significativi lavori pubblicati da prestigiose riviste scientifiche internazionali, frutto degli studi e delle ricerche in corso nei laboratori dell’Ateneo. Si tratta anche di un modo di “rendere conto” ai contribuenti di come vengono impiegate le (scarse) risorse pubbliche riservate alla ricerca e mostrare quanto siano infondate le generalizzate accuse di scarsa produttività scientifica rivolte alle Università. Questa settimana presentiamo la ricerca dal titolo “Diagnosi di celiachia: semplici regole funzionano meglio di complicati algoritmi”, che porta la firma del professor Carlo Catassi, docente di Pediatria Generale e Specialistica e consulente scientifico dell’Associazione Italiana Celiachia, con A. Fasano, ed è stata pubblicata sull’ultimo numero dell’American Journal of Medicine. Quello della celiachia, malattia rara che interessa l’1% della popolazione, è un problema in crescita, che comporta ricadute sociali rilevanti. L’intolleranza al glutine, malattia autoimmune, si associa infatti ad altre patologie autoimmuni, come il diabete e patologie della tiroide e non sempre viene diagnosticata tempestivamente, in quanto più spesso presenta una sintomatologia anomala, atipica, sfumata.  Il titolo “Diagnosi di celiachia: semplici regole funzionano meglio di complicati algoritmi” è significativo di un approccio illuminista. Questa la sintesi dei contenuti. La malattia celiaca è l’unica patologia autoimmune curabile, almeno quando venga fatta una diagnosi corretta e quindi avviata una dieta rigorosamente priva di glutine per tutta la vita. L’algoritmo diagnostico generalmente impiegato comprende uno screening iniziale con test sierologici, seguito da una biopsia intestinale di conferma che mostri il tipico danno immuno-mediato della celiachia. Il ruolo definitivo e indispensabile della biopsia intestinale, da sempre considerato il “gold standard” diagnostico, è stato di recente messo in discussione. In realtà, l’ampia variabilità dei riscontri associati alla celiachia suggerisce che è difficile concettualizzare il processo diagnostico in un algoritmo rigido che non tenga conto della complessità clinica di questa patologia. Pertanto viene suggerito un approccio quantitativo alla diagnosi che può essere definito come la regola del “4 criteri su 5”. La diagnosi di celiachia è confermata se almeno 4 dei 5 seguenti criteri sono soddisfatti: presenza di segni clinici tipici, positività della sierologia celiaca di classe A ad alto titolo, riscontro dei geni predisponenti HLA DQ2 e/o DQ8, evidenza di enteropatia celiaca e risposta favorevole alla dieta senza glutine.

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Convegno sulla celiachia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 settembre 2010

Ancona 24 settembre alle 9,15 nell’Aula Magna Montessori della Facoltà di Medicina e Chirurgia – Polo didattico di Torrette – dell’Università Politecnica delle Marche, si tiene con il coordinamento della prof. Gianna Ferretti, ricercatrice del Dipartimento di Biochimica, Biologia e Genetica, un convengo sulla celiachia. Si prevedono molti interventi di autorevoli docenti e ricercatori per tutta la giornata. Il convegno si chiude con l’intervento dei professori Bertoli e Fatati.
La celiachia è una intolleranza permanente al glutine, geneticamente predeterminata: nei soggetti affetti da questa patologia, l’introduzione di glutine, contenuto nel frumento, nella segale e nell’orzo, procura una enteropatia immuno-mediata associata a disturbi intestinali ed extraintestinali. In Europa circa l’1% della popolazione ne è affetta, e la disponibilità di esami ematochimici molto sensibili ha permesso di far affiorare, almeno in parte, l’Iceberg Celiaco che solo venti anni fa risultava sommerso quasi completamente. Da queste considerazioni nasce la giornata di studio “Celiachia e Nutrizione: dalla ricerca di base alla pratica clinica”, che vuole essere una occasione di informazione, formazione e aggiornamento su questo tema.

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Celiachia: il ruolo dello screening

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 aprile 2010

Dai 7 ai 10 anni: questo è il tempo medio per arrivare ad una diagnosi definitiva di celiachia, l’intolleranza permanente al glutine che determina un’infiammazione cronica e il progressivo danneggiamento della mucosa intestinale. In Italia ci sono circa 80 000 diagnosticati, ma è solo la punta di un iceberg. L’incidenza reale è di 1:100 – 1:150 abitanti, per cui, al di sotto dei numeri ufficiali, ci sono circa 500.000 pazienti che non hanno ancora ricevuto una diagnosi  I ritardi nella diagnosi sono spesso dovuti alla notevole variabilità delle manifestazioni cliniche e alla difficoltà dei medici – di famiglia e specialisti – ad associare sintomi talora vaghi ad una possibile celiachia. La comunità scientifica si interroga sulla migliore strategia di intervento per aumentare la diagnosi precoce e, di conseguenza, migliorare la qualità di vita di un gran numero di pazienti. Le metodologie più discusse riguardano la possibilità di eseguire  uno screening sierologico di massa in bambini di età prescolare o rimanere al cosiddetto “case finding”, ovvero la ricerca della celiachia sulla base di preesistenti sintomi sospetti. La celiachia è difficile individuazione in tempi brevi, a causa della vaghezza ed estrema varietà dei sintomi associati. Inoltre, se un tempo si riteneva che fosse una condizione gastrointestinale pediatrica, oggi sappiamo che è possibile riscontrarla in ogni età. Molti pazienti rimangono senza diagnosi per molto tempo, esponendosi a complicazioni di lungo periodo, come osteoporosi o infertilità. E’ presente in modo omogeneo in tutto il mondo. A differenza di altre patologie autoimmuni, la diagnosi precoce e l’adozione immediata di una dieta priva di glutine garantiscono alle persone celiache una vita normale, e permettono di prevenire complicazioni anche molto severe.
La celiachia è un’enteropatia permanente al glutine che determina una reazione immunitaria a livello dell’intestino, con conseguente infiammazione cronica e atrofia dei villi intestinali. Nel bambino i sintomi più comuni sono rappresentati da diarrea e arresto della crescita, mentre nell’adulto la malattia si può presentare sia con sintomi gastrointestinali quali la diarrea, anoressia, nausea, vomito, dolori addominali ricorrenti sia con sintomi extraintestinali che non sempre possono fare pensare in prima ipotesi alla malattia, come bassa statura, anemia da carenza di ferro, rachitismo, osteoporosi, ritardo puberale, stipsi, sindromi emorragiche, alopecia, astenia, cefalea.
Dr Schär, con i cinque marchi Schär, ds, Glutafin da oltre 25 anni offre esperienza e qualità nella produzione di alimenti senza glutine. L’impegno dell’azienda è permettere a tutti coloro che devono seguire una dieta senza glutine di non rinunciare al nutrimento e al gusto. Per questo la filosofia aziendale di Dr Schär è quella di ampliare costantemente il proprio ventaglio di offerta, dagli alimenti secchi a quelli surgelati, in modo da proporre soluzioni alimentari sempre più varie e gustose.

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