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Francesca Rosso: Non più, non ancora (Golem)

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 aprile 2019

Torino Lunedì 8 aprile, ore 21 Circolo dei lettori, via Bogino, 9 Francesca Rosso Non più, non ancora (Golem) Con Luca Ferrua. Attraverso la storia di Chiara, suora che entra in crisi, Francesca Rosso racconta, con ironia e tenerezza, quella parte di noi che vive di paure e desideri con la speranza e il timore che diventino realtà. Chiara è una donna in bilico, sospesa fra non più e non ancora. È una suora, ha 48 anni, di cui 25 passati a insegnare italiano alle superiori. Un evento la manda in crisi non con la fede ma con l’istituzione: il velo, le regole, tutto le sembra troppo stretto. Così parte per il Brasile in cerca di se stessa. La vita da laica non è facile: tutto è da imparare, dalla gestione del denaro a cosa fare quando arriva una scintilla di innamoramento. Soprattutto se arriva Diego, un uomo non del tutto risolto. Chiara si sente a metà di un fiume che sta attraversando: ha lasciato una sponda conosciuta e l’altra riva è troppo lontana sia per andare avanti sia per tornare indietro. È proprio lì, in quel tempo e luogo sospeso, tutto può succedere. Fra personaggi bizzarri, natura generosa e analfabetismi affettivi, Chiara cercherà la sua vocazione. Dubbi, slanci e fughe intessono una trama leggera e profonda che mescola colori, sapori e sensazioni seguendo la musica del cuore.

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“La leggenda del Golem e della Praga ebraica”

Posted by fidest press agency su martedì, 13 marzo 2018

Firenze Mercoledì 14 Marzo 2018, ore 17:00 Via de’ Cerretani n.56/r, “La leggenda del Golem e della Praga ebraica” presentata da Tomáš Jelínek.
Il Golem Josef fu creato da Rabbi Löw per vegliare sulla pace degli ebrei. Realizzato con l’argilla, è diventato la leggenda della misteriosa Praga. Il Golem di Praga, infatti, è conosciuto in tutto il mondo: nella capitale ceca si raccontano leggende che sono un misto tra vera mistica ebraica e magia e che caratterizzano Praga e tutta la Repubblica Ceca. Sappiamo che la mistica ebraica è famosa per le sue conoscenze molto particolari: si dice addirittura che ben cinquecento anni fa, sia stato realizzato un essere obbediente. Una ‘leggenda metropolitana’ ma tutt’altro che banale; la storia del Golem fa parte della più antica tradizione cabalistica ebraica.Tomáš Jelínek è nato nel 1956 a Česká Lípa in Cecoslovacchia, nella zona nord della Boemia, conosciuta come Sudeti. La sua famiglia discende originariamente da Munkatch, città che nel tempo ha visto cambiare ripetutamente la sua bandiera di appartenenza a seguito degli eventi epocali dell’Est Europa: dal disfacimento dell’Impero Austro-Ungarico, fino alla annessione all’Unione Sovietica e poi, dopo la fine della seconda guerra mondiale, all’odierna Ucraina. Ha conseguito l’esame di maturità presso la Scuola Superiore della Comunicazione e della Sicurezza sulle Ferrovie e in seguito si è laureato presso l’Accademia delle Arti Musicali a Praga con una tesi sulla Educazione Creativa. Successivamente ha lavorato presso teatri professionali della Cecoslovacchia a Plzen e a Liberec fino al 1981, anno della sua emigrazione in Italia. In Italia ha continuato ad esercitare la professione di teatrante, principalmente come burattinaio, e ha presentato i suoi spettacoli in Europa, Nord Africa e Israele dove ha ricevuto per le sue attività anche importanti riconoscimenti presso vari festival del settore. Iscritto alla Comunità Ebraica di Firenze, ha cominciato a lavorare come “mashgiach kashruth” dopo i previsti corsi tenuti presso la Ortodox Union. Questa attività lo ha portato alla gestione della mensa rituale ebraica “RUTH’S” a Firenze. Il ciclo di incontri culturali è promosso dalla Fondazione Romualdo Del Bianco® in collaborazione con il Centro Congressi al Duomo e con le associazioni culturali della città nell’ambito di Life Beyond Tourism® per contribuire a una migliore conoscenza di culture diverse. Durante “I Mercoledì al Caffè” viene servito un aperitivo al costo di 5 euro. Per presentare un libro, condividere le letture preferite con gli amici, presentare un progetto creativo o un artista, raccontare i propri viaggi o far conoscere le tradizioni del proprio paese.

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Crisi europea: finirà come l’Argentina?

Posted by fidest press agency su martedì, 13 dicembre 2011

Professor Joseph Stiglitz at Columbia Universi...

Image via Wikipedia

La via imboccata è quella giusta o si stanno commettendo nuovi errori? Il titolo del pezzo non scaturisce da una paura che in questo periodo un po’ tutti avvertiamo, e che non osiamo esternare in pubblico, ma dall’analisi, libera e schietta, fatta da un economista Usa, Joseph Stiglitz, premio Nobel per l’economia, nel corso di un’intervista pubblicata su un importante quotidiano argentino “Pagina 12” (del 10/12) di cui daremo ampi brani. Io ci ho messo soltanto un punto interrogativo, poiché mi terrorizza il solo riferimento a quella esperienza che per qualche giorno ho vissuto. Infatti, è un interrogativo da incubo che intimamente un po’ tutti inquieta, al quale nessuno dei responsabili vuole dare una risposta convincente e pubblica. Non sappiamo bene cosa stia effettivamente bollendo nelle cucine dei “mercati”, nella mente di taluni chefs di queste strane entità, senza volto e senza nomi, che continuano ad imporre le loro ricette e i loro uomini a Stati e a continenti interi. Ovviamente, sto parlando di grandi opzioni, di scelte strutturali non delle quisquilie cui ricorrono le varie “compagnie di giro” per tenere aperto il baraccone degli scandaletti a buon mercato e deviare l’attenzione dell’opinione pubblica dai veri malanni che affliggono l’Italia e l’Europa. Altra domanda drammatica. La via imboccata è quella giusta o si stanno commettendo nuovi errori che, questa volta, potrebbero risultare esiziali? Per i nostri “decisori” nazionali ed europei la strada e le scelte adottate sono le uniche possibili. Gli altoparlanti di stampa e media s’incaricano, senza verificare, approfondire, senza sentire tutte le campane, di confermarle, amplificarle e di propinarle come oro colato a un’opinione pubblica frastornata e inquieta. I mercati: un Golem insaziabile, senza volto e senza nome Per Joseph Stiglitz, invece, c’è poco da stare tranquilli poiché “lo schema che la Germania sta imponendo al resto dell’Europa porta alla stessa esperienza che l’Argentina ha vissuto sotto la guida del Fondo monetario internazionale (Fmi)”… “l’incapacità dei governi europei è evidente: invece di trarre insegnamento dagli errori compiuti in precedenza, li stanno ripetendo”. Ovviamente, l’economista Usa, parlando dell’Argentina, si riferisce ai governi neo liberisti degli anni ’90 guidati da Carlos Menem e dal FMI che portarono il Paese all’insolvenza (default). Oggi, grazie ai governi della sinistra peronista guidati prima da Nestor Kirchner e oggi da Cristina Fernadez (insediatasi ieri per il suo secondo mandato consecutivo), l’Argentina non solo ha saldato il debito col FMI e rifiutato la sua pelosa assistenza, ma ha varato politiche di sviluppo e d’inclusione sociale che, in pochi anni, l’hanno vista passare dall’insolvenza a una crescita del 7% nel 2010, (seconda solo alla Cina). Ora, qui, non si desidera esaltare il punto di vista di un premio Nobel, ma soltanto ascoltarlo, valutarlo e, quanto meno, farlo conoscere al pubblico. Temo che in Italia nessuno abbia un tale interesse poiché contrasta con i comportamenti e le direttive dei “mercati” ossia di questo Golem insaziabile che sovrasta l’Europa e il mondo. Secondo Gustav Meyrink, il Golem era una mostruosa creazione alchemica di un ebreo praghese, animata da una irrefrenabile voglia di crescita e di annessione. Sulla fronte aveva scritta la parola “Ameth” ossia verità. Era mostruoso e potente il Golem, ma aveva un punto debole: per dissolverlo bastava togliere la “A” (aleph), restava “meth” cioè morte. Ogni riferimento alle “A” delle società americane di rating è puramente casuale. Per quanto anche loro quando tolgono le “ A” e conducono gli Stati alla rovina, alla morte. La crisi: colpa dei “costi della politica” o dei costi delle politiche speculative? E così vediamo “grandi” giornali e canali televisivi, economisti di grido, personalità politiche e di governo, opinion leader e comici di turno, ecc, tutti a sgolarsi per inculcare nelle menti atterrite della gente che la crisi italiana è principalmente dovuta ai “costi della politica”. E, quindi, dagli alla politica, al politico, al deputato, a chiunque è stato eletto in un organo istituzionale di questa Repubblica democratica, fondata sulla sovranità del popolo e non sugli interessi dei mercati, dei mercanti e dei loro lacchè in divisa d’ordinanza.
Ma quanto diavolo costa la politica italiana? Forse di più delle spese militari, dell’evasione fiscale (275 miliardi/anno dice Istat), dei finanziamenti pubblici all’editoria, dell’anarchia del mercato delle professioni, delle banche, delle assicurazioni che pretendono di essere libere quando vanno in attivo, mentre quando vanno ( o fingono) in perdita bussano a quattrini alle casse dello Stato?
La politica costa molto meno e lo sanno benissimo i fustigatori a senso unico. Con ciò non si vuole negare l’esigenza (che da tempo proponiamo) di una riforma del sistema di finanziamento pubblico dei partiti, dell’abolizione dell’attuale legge elettorale (porcata) introducendo le preferenze e riducendo il numero dei parlamentari, della soppressione delle province, ecc. Riformare la politica, per recuperare la sovranità e i poteri delle istituzioni democratiche Se questo veramente si vuole, si può fare subito dopo l’approvazione della manovra finanziaria. Chi lo impedisce? L’altro giorno, in Sicilia è stata approvata, all’unanimità, una legge che riduce del 30% il numero dei deputati regionali, da 90 a 70 E’ un buon segnale per il resto del Paese. Ma pare che queste riforme non le voglia nessuno. Forse perché verrebbe a mancare la materia dello scandalo e bisognerebbe spostare i fari dei grandi giornali e televisioni sui reconditi interessi di chi sta dietro questa campagna qualunquistica che, in realtà, mira a delegittimare il Parlamento e il sistema della democrazia rappresentativa. Insomma, dopo avere spostato a loro favore quote enormi del Pil nazionale (leggi della ricchezza degli italiani), questi signori si vogliono prendersi il governo, il Parlamento e quant’altro non possono controllare con i loro giochi di borsa. Spero di sbagliarmi, ma questa è gente che sa il fatto suo e certo non intraprende una campagna simile solo per far vendere qualche copia in più ai loro giornali.
C’è un obiettivo nascosto? E qual è?
Difficile dirlo, tuttavia è chiarissimo che si punta a demolire il ruolo, insostituibile, degli organi parlamentari costituzionali senza, per altro, dire che cosa si vuole fare, dopo. Gli uomini della concentrazione mediatica e finanziaria sanno benissimo che “il costo della politica” non è il problema principale. Lo stanno ingigantendo ad arte, per usarlo come un separè per non far vedere alla gente cosa stanno combinando i loro committenti nel boudoir dell’alta finanza.
Andate a guardare, per favore. Altro che “casta” (dei politici!) Vi troverete di fronte uno scenario variegato, fantasmagorico, una bolgia di caste vere, palesi e occulte, cui attingere per far fare le ossa a generazioni di giornalisti d’inchiesta. Una colossale, deviante mistificazione per favorire il disegno dei “poteri forti” Prima o poi la verità verrà fuori. La gente comincia a capire che trattasi di una colossale mistificazione. Taluni la subiscono in assenza di una politica e di un’ informazione alternative, altri la rifiutano, la contestano e mirano al giusto obiettivo.Come hanno fatto, nei giorni scorsi, i movimenti degli studenti italiani (non quelli degli “indignati” telecomandati) che hanno indirizzato la loro protesta contro le banche e i poteri forti. E qui mi fermo perché desidero riprendere il punto di vista di Joseph Stiglitz che in Italia nessuno ha ripreso perché si teme potrebbe turbare il clima di “pensiero unico” dominante. Avverto che probabilmente la traduzione non sarà perfetta (si fa quel che si può); chi lo desidera può leggere il testo originale sul sito del quotidiano. Alla domanda circa il ruolo giocato dalla Banca centrale europea (Bce), il Nobel risponde senza molto tergiversare: “La BCE non è democratica. Può decidere politiche che non sono in linea con quanto chiedono i cittadini. Fondamentalmente, rappresenta gli interessi delle banche, non regola il sistema finanziario in maniera adeguata e ha un’attitudine di stimolo ai CDS (Credit Default Swaps) che sono strumenti molto dannosi. Questo dimostra anche che le banche centrali non sono indipendenti…” A proposito dei governi tecnocratici di Monti in Italia e di Papademus in Grecia dice:
“Il principale problema è quello di avere creato un contesto economico a partire dal quale la democrazia è rimasta subordinata ai mercati finanziari. E questo la Merkel lo sa bene. La gente vota, però si sente ricattata. Si dovrebbe riformulare il quadro economico, affinché le conseguenze di non seguire i mercati non siano tanto severe”. E’ la Grecia a finanziare le banche tedesche, non viceversa Richiesto di un parere sullo strano ruolo trainante assunto da Francia e Germania e sulle loro “idee errate” circa la crisi europea, così risponde Stiglitz:
“E’ chiaro che stanno ponendo l’interesse delle banche sopra quelli della gente. Questo è molto più chiaro nel caso della BCE, però non credo che sia lo stesso per Sarkozy e Merkel…Credo stiano proteggendo le banche poiché temono che se le banche dovessero crollare, l’economia crollerà. Per questo dico che hanno una visione errata, quantunque non creda che stiano ponendo gli interessi dei greci o degli spagnoli in capo all’agenda. Questo è l’altro problema: manca la solidarietà. Essi dicono che non sono una “unione di trasferimento di denaro”. Di fatto, lo sono, però il trasferimento del denaro va dalla Grecia alla Germania.” Sono cose che, specie nelle alte regioni del lucro, tutti conoscono: è la povera Grecia che finanzia le potenti banche tedesche. Tutto è andato a meraviglia fino a quando non s’intravide il pericolo dell’insolvenza (default). Com’è noto, l’insolvenza è il terrore degli strozzini, degli usurai i quali hanno tutto l’interesse di far sopravvivere la loro vittima fino a quando ci sarà qualcosa da spremere. Se ci fate caso, anche le banche più esposte (poche quelle italiane) si sono comportate come i soggetti prima citati: terrorizzate dal pericolo d’insolvenza di alcuni Paesi loro debitori, hanno preteso dai rispettivi governi di fare carte false pur di salvare… non i Paesi debitori, ma le banche creditrici. Insomma, il Nobel ci offre tantissima materia per un’ utile riflessione, per capire meglio come stanno andando veramente le cose e per correggere eventuali scelte sbagliate. Ovviamente, se dovesse ritornare la voglia d’informare correttamente i cittadini vi sarebbero altri autori da prendere in considerazione. E’ tempo che si operi alla luce del sole, si ritorni in Parlamento e fra i cittadini che non servono solo a pagare la bolletta. (Agostino Spataro)

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Christian Leperino: Human Escape

Posted by fidest press agency su martedì, 26 ottobre 2010

Napoli fino al 20/11/2010 via dei Mille 60, PAN Palazzo delle Arti Napoli a cura di Mario Franco e di Maurizio Siniscalco  Dopo il grande successo ottenuto in Brasile, presso il Mac (Museo di Arte Contemporanea) di Niteroi, arriva a Napoli “Human Escape” di Christian Leperino. Quarta iniziativa dell’Associazione Arteas di Maurizio Siniscalco Christian, la mostra di Leperino, giovane artista che lavora su temi ispirati al degrado urbano delle città industriali e sulla rivisitazione di antichi miti, come il Golem, conferma quel gemellaggio tra Napoli e Rio siglato tra Nicola Oddati, assessore alla cultura della città di Napoli e presidente del “Forum delle culture”, Maurizio Siniscalco, presidente dell’associazione Arteas con il museo MAC di Niteroi e Rubens Piovano, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura a Rio. L’allestimento presenta 14 grandi tele rappresentanti scorci di città deserte e fatiscenti, come scampate ad un disastro nucleare, ed una scultura sullo stesso tema. Christian Leperino ha anche eseguito venticinque piccole tele di personaggi ritratti nelle loro espressioni violente o sognanti ottenuti da foto che lui stesso ha scattato in raduni “rave” che si svolgono nei capannoni abbandonati dell’area periferica ex industriale di Napoli e le ha integrate con altre tele, dipinte durante la sua permanenza a Rio, con i volti della città brasiliana, a testimonianza di come il volto dell’uomo sia lo specchio dell’ambiente che lo circonda. Leperino ha inteso cosi’ trovare la somiglianza tra le città di Napoli e di Rio nei volti dei loro abitanti. (Christian Leperino)

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