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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

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Buste paga gonfiate

Posted by fidest press agency su sabato, 22 gennaio 2011

È un fenomeno tristemente noto e diffuso a livello nazionale quello dei datori di lavoro che obbligano i propri dipendenti a sottoscrivere buste paga “gonfiate”. Da oggi, però secondo Giovanni D’Agata, Componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”con la sentenza n. 1284/11 della seconda sezione penale della Cassazione i datori che si comportano in tal modo sono passibili di condanna per il reato di estorsione di cui all’articolo 629 del codice penale, se minacciando il licenziamento, impongono la firma di buste-paga superiori alla prestazione lavorativa effettivamente espletata.  I giudici hanno precisato che integra tale fattispecie delittuosa anche nel caso in cui i lavoratori non si siano fatti intimidire e si siano rivolti ai sindacati e al giudice del lavoro, purché la condotta del datore tenda a coartare la volontà altrui mediante la paura.
Sulla scorta della consolidato principio giurisprudenziale (Cass. 36642/07, 16656/10, 656/09, 48868/09) secondo il quale: “integra il reato di estorsione la condotta del datore di lavoro che, approfittando della situazione del mercato di lavoro a lui favorevole per la prevalenza dell’offerta sulla domanda, costringa i lavoratori, con la minaccia larvata di licenziamento, ad accettare la corresponsione di trattamenti retributivi deteriori e non adeguati alle prestazioni effettuate, e più in generale condizioni di lavoro contrarie alle leggi ed ai contratti collettivi” i giudici di piazza Cavour hanno ribadito quanto sostenuto dalla Corte d’Appello di Catanzaro che nel confermare la sentenza di condanna di un datore di lavoro da parte del Tribunale di Castrovillari aveva ritenuto che “per configurarsi il reato di estorsione è sufficiente che la minaccia sia tale da incutere una coercizione dell’altrui volontà ed a nulla rileva che si verifichi un’effettiva intimidazione del soggetto passivo” escludendosi che manchi l’elemento materiale della minaccia e lo stato di soggezione del lavoratore laddove di fronte alla condotta datoriale i lavoratori si siano comunque rivolti alle organizzazioni sindacali e al giudice del lavoro.

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Bollette telefoniche gonfiate

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 gennaio 2010

E’ bene ricordare che i numeri speciali a pagamento (899, 894, 895 e similari) utilizzati da maghi ed ‘esperti’ in previsioni del lotto, oltre che da servizi di chat erotiche, sono disattivati in automatico solo dai telefoni fissi, mentre sono liberamente contattabili dai cellulari. Infatti, l’ultima delibera dell’Agcom che ha reso definitivo il blocco e’ relativa alle sole utenze di telefonia fissa. Per bloccare tali numerazioni da telefonia mobile occorre una specifica richiesta dell’utente al proprio gestore. Le societa’ che vendono i loro servizi attraverso queste numerazioni questo lo sanno, e infatti in pubblicità o nelle trasmissioni televisive inseriscono la dizione “da cellulare” accanto alle numerazioni a pagamento. Ne è esempio la trasmissione, in onda su Canale Italia, Quiz-mania denunciata all’Antitrust per condotta commerciale scorretta che miete addebiti consistenti proprio ad utenti di cellulari, soprattutto anziani.Vista la situazione e presupponendo tempi lunghi prima di un intervento delle autorita’ competenti per sanare questa falla, consigliano di procedere con la richiesta di disabilitazione direttamente al gestore, utilizzando un modulo pubblicato sul nostro sito Internet. Analogo discorso vale per le numerazioni inizianti per 4 (48xxx, ecc.), componibili prevalentemente da cellulari utilizzati per servizi in abbonamento, che spesso vengono attivati in modo truffaldino. Anche questi sono disattivabili solo a cura dell’utente. Intervento che consigliamo vivamente ai genitori sui telefonini di bambini e adolescenti, e ai parenti sui cellulari di persone anziane. Se ci fate caso, le pubblicità televisive sono indirizzate proprio a queste fasce di telespettatori. Negli spot, loghi e suonerie sono pubblicizzate con musichette che attraggono i minorenni, nei quiz televisivi, invece, si chiede di indovinare il nome del cantante di canzoni molto note ad un pubblico anziano (da chi cantava “la pappa al pomodoro” ad altri successi Anni 60). (Domenico Murrone, responsabile Aduc Telecomunicazioni http://tlc.aduc.it)

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