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Governo a totale trazione salviniana

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 giugno 2018

Sarà per il dilettantismo degli alleati di maggioranza e l’inesistenza delle opposizioni, ma di colpo tutta la politica italiana sembra esaurirsi in quello che dice e fa Matteo Salvini. Può piacere o non piacere, può indurre o meno a trarne la conclusione che se così fosse della Repubblica ci sarebbe rimasto ben poco, ma è incontestabilmente un dato di fatto. Tuttavia, ci pare sia un film già visto. Tant’è che più d’uno ha già suggerito a Salvini di tenersi sulla scrivania e fors’anche sul comodino in camera da letto la fotografia di un altro Matteo, ma che di cognome fa Renzi, ritratto nel momento della massima euforia, subito dopo le trionfali elezioni europee del maggio 2014 che portarono il Pd al 40% dei voti espressi. Il consiglio – per taluni nutrito di un intento malevolo, per altri, come nel nostro caso, dispensato con sincero spirito costruttivo – intende ricordare al leader della Lega che l’allora segretario del Pd riuscì prima a compromettere quel patrimonio di consenso in soli 30 mesi (referendum costituzionale del dicembre 2016) e poi a disperderlo definitivamente in altri 15 mesi.Immaginiamo l’estroverso Salvini intento a fare tutti gli scongiuri padani che conosce, e lo capiamo. Tuttavia, lo esortiamo a riflettere e a fare comunque tesoro di quel clamoroso caso di meteora politica che è stato il renzismo. Perché forse può trarre utili insegnamenti su come evitare di ritrovarsi rapidamente dalle stelle – rappresentate dal ruolo di primazia che si è conquistato a danno dei suoi alleati, sia quelli di maggioranza (5stelle) che di opposizione (Forza Italia) – alle stalle, come è capitato a Renzi e ai Democratici.Se Salvini ci pensa bene, non è solo questione di iattanza – che pure ha mostrato, per esempio nei confronti del meno visibile Di Maio, cui ha destinato frasi apparentemente gentili ma in realtà cinicamente crudeli, tipo “mi fa tenerezza” – di arroganza del potere o voglia di strafare (difficile dichiarare guerra tutti i giorni a qualche entità straniera, i paesi si esauriscono in fretta), cioè i difetti mostrati con nitida evidenza dall’ex segretario del Pd. No, il rischio che il consenso di oggi diventi un boomerang domani risiede soprattutto in quel demoltiplicare istituzionale che il Matteo con la cravatta verde mostra di maneggiare con disinvoltura. Ci riferiamo alla progressiva disintermediazione tra rappresentanti e rappresentati che sono generate dalle moderne forme di comunicazione politica (e non solo), social media in testa, usate da Salvini più e meglio di quanto non facesse Renzi. Come ha giustamente notato Paolo Madron su Lettera 43, esse hanno finito per azzerare completamente qualunque gerarchia sociale e istituzionale. Generando un appiattimento che, oltre a delegittimare ogni elité fino al punto da esporla al più totale disprezzo da parte della pubblica opinione, ha trasformato chiunque ricopra un ruolo pubblico o, peggio, rappresenti una figura istituzionale, in un cittadino come un altro cui, di conseguenza, ci si sente in diritto di essere oggi complici e domani nemici che applicano sconti. La fine del principio di autorità, spacciato come una conquista di democrazia, il rovesciamento del rapporto tra eletto ed elettore, per cui non si conquistano i voti per le idee originali che si propongono ma per la capacità di “ascoltare il paese e i suoi bisogni”, sono tutti fenomeni che hanno prodotto e stanno producendo effetti tremendamente deleteri. Per esempio, è grazie a questo andazzo se oggi gli studenti posso mobbizzare gli insegnanti e i loro genitori si sentono in diritto di picchiarli. In questi giorni circola sulla Rete un video in cui si vede il presidente francese Emmanuel Macron redarguire con veemenza un giovane studente che durante una sua uscita pubblica lo aveva apostrofato dandogli del tu e chiamandolo con l’appellativo “Manu”. L’atteggiamento del giovanotto non sembrava aggressivo e l’intento non pareva malevolo. Semplicemente, il garçon si è sentito in diritto di “stare alla pari” con il Presidente della Repubblica, probabilmente in nome della versione transalpina di quel “uno uguale a uno” che circola dalle nostre parti. Ovviamente, noi ben comprendiamo la reazione di monsieur le Président, ma fatichiamo ad essergli solidali. Perché l’idea di quel giovane francese di essere al cospetto non di chi incarna la suprema istituzione del suo Paese, bensì di un amico, solo più noto di lui, cui può dare la massima confidenza, deriva dalla medesima frequentazione che i due, lo studente e Macron, fanno di quello che qualcuno ha efficacemente chiamato “bar di Twitter”. Dove è naturale che tra avventori ci si rivolga in quel modo. Insomma, viene da dire che “chi è causa del suo mal…”.Sia chiaro, qui non si vogliono demonizzare i social media, che pure noi usiamo (con molta moderazione). E sappiamo che già la televisione, nello stesso tempo artefice e vittima della mediocretizzazione della società, è da tempo passata dalla sacralizzazione dei divi alla loro trasformazione in gente comune, alla stessa stregua di quelli che partecipano ai talent show, nella più prosaica delle contiguità. Diciamo soltanto che tutto converge, nella società come nella politica, verso la totale disintermediazione, per cui è leader quello che più somiglia – nell’estetica come nel linguaggio e nei suoi contenuti – alla massa indistinta di coloro che dovranno votarlo. Ma così, le leadership sono per forza di cose destinate a durare poco. Anzi, più passa il tempo, e più il loro ciclo si accorcia. Perché tra amici è facile deludere, e tra pari ci si manda a quel paese.Salvini, con la sua ossessiva presenza sui social, l’uso di un linguaggio più che basico, la continua forzatura semplificativa che banalizza i problemi complessi, è un campione di questo sistema di destrutturazione della politica. Solo che fino a ieri era solo un capo partito, un peones. Oggi, invece, è ministro e vicepresidente del Consiglio, e per di più leader incontrastato della maggioranza di governo. La cosa fa una certa differenza. Tenerne conto non farebbe male, a lui e a noi. Certo, ci rendiamo conto, caro Salvini, che i nostri sono consigli non richiesti. Tuttavia vogliamo offrirglieli ugualmente. Perché ora e per ora è seduto al posto di guida del nostro paese, e su questa macchina – che da troppo tempo sbanda pericolosamente – ci siamo sopra tutti in egual misura. Rifletta, per esempio, sui danni – gravi – procurati dalla disintermediazione delle parti sociali e dei corpi intermedi diffusi nella società, promossa dall’altro Matteo. Renzi, nel farlo, si è sentito forte, perché saltando ogni forma di mediazione, parlava a tu per tu con la gente. E non ha badato al fatto che senza classe dirigente intorno, surrogata da famigli, non si va da nessuna parte. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: dal trionfo all’ignominia in meno di tre anni. Ancora: rifletta che se si vuole durare occorre generare e crescere delle élite intorno alle leadership politiche. I voti vanno e vengono, le tecnostrutture restano. Gli italiani non hanno bisogno di “avvocati del popolo”, ma di guide solide – plurime, che con gli uomini soli al comando abbiamo già dato – che sappiano indicare loro la strada perché hanno un’idea di paese, sanno dove si è e, di conseguenza, sanno dove occorre andare.(fonte: Enrico Cisnetto direttorewww.terzarepubblica.it)

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Referendum: grave boicottaggio del governo

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 giugno 2011

“Ormai è chiara la strategia del Governo: utilizzare tutti gli strumenti possibili per invalidare il referendum, non fa niente se si arriva a calpestare il diritto legittimo di 3,2 milioni di cittadini italiani, l’importante è che si pieghi alla volontà del Premier”. Lo dichiara Aldo Di Biagio, deputato Fli in una nota. “Mi disgusta – spiega – l’ipotesi di calcolare tutti i nostri connazionali ai fini del conseguimento del quorum malgrado le gravi lacune di gestione del voto che hanno portato migliaia di loro a non potersi esprimere”. “La nostra amministrazione ha preferito mandare i plichi per posta ordinaria – evidenzia – senza alcuna certezza di avvenuta ricezione e non si è neanche premurata di rettificare eventuali refusi o registrazioni errate di nominativi presso l’Aire, con la conseguenza che migliaia di connazionali non hanno avuto modo di votare”. “Con il conteggio “totale” il Governo l’avrebbe vinta, spodestando gli italiani nel mondo del loro diritto e appioppando sostanzialmente a loro la causa del mancato quorum – evidenzia – per questo da deputato eletto all’estero ritengo che al momento l’ipotesi meno invasiva sarebbe quella di non calcolare ai fini della definizione del quorum i nostri connazionali a cui non è stata concessa la possibilità di esprimere il loro voto, salvaguardando però quelle preferenze già espresse”. Di Biagio conclude: “a mio avviso si tratta di un atto di pragmatismo politico e di opportunità democratica per fronteggiare il boicottaggio di un Governo intenzionato a sopravvivere a fatica, ma sarà dura la nostra battaglia per riformare l’esercizio del voto oltre confine affinché la vergogna di questi giorni non debba più ripetersi”.

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Indignato e offeso dal governo dei parolai

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 febbraio 2011

Il Coordinatore nazionale dell’associazione Idea Legalità, organizzazione politica culturale contro il malaffare e la malapolitica vicina agli operatori della difesa e della sicurezza, si sfoga e non ha peli sulla lingua, sono totalmente indignato e offeso dall’attuale governo dichiara “Girolamo Foti” ci troviamo al cospetto di: “una classe politica chiacchierona, attaccata ai propri interessi, e alla poltrona. “Mi fanno ridere – soggiunge – certi “Politicanti” che dai loro scranni istituzionali parlano con arroganza di consensi. Ma quali consensi? Questi politicanti credono che gli italiani, l’Italia dei lavoratori statali, degli operatori della difesa e della sicurezza non si siano legati al dito i magri aumenti in busta paga del governo, il congelamento del contratto, il congelamento dei classi e scatti, gli assegni di funzione, le mancate promesse,il precariato, le grandi città del Sud abbandonate (ad esempio Palermo), l’insignificante comportamento di certe rappresentanze sudditi del governo .Ci avete preso proprio per dei rimbambiti?” E incalza: “Possiamo stare lì a vedere certi telegiornali e giornali asserviti al padrone di turno o sopportare le chiacchiere dei leghisti che dal loro immaginario Stato della Padania nel quale per altro non fanno nulla visto che le imprese diventano sempre più deboli?” E avverte:“Il paese e stanco e lo sono tutte le categorie sociali. Siamo stanchi di questa classe politica, di questo governo, dei venditori di fumo e dei politici in odor di mafia o con precedenti per corruzione, falso in bilancio e riciclaggio di denaro sporco. Non siamo più l’Italia dei grillini che gracidano ma è il paese intero fatto di imprenditori, di operai, militari, poliziotti, disoccupati, precari e giovani. Bene dice il Presidente Fini al Cavalier Berlusconi “ dimettiamoci entrambi” , facciamole pure queste elezioni. Avremo così almeno la possibilità di mandare in pensione molti pupazzi servi del potere che con arroganza si sentono i padroni del vapore”. “Mi congratulo con la presa di posizione del Presidente della Camera On. Gianfranco Fini – continua Foti   “E’ ora – conclude Foti  – che il paese si renda conto che per crescere bisogna riparlare di questione morale, fare pulizia in parlamento e ripartire da zero. Mi auguro che Fini continui e freni l’arroganza di certi politicanti a mio avviso incapaci tecnicamente per ricoprire certi ruoli istituzionali e sopratutto di bloccare il senatur.  Siamo stanchi di questo personaggio e dei suoi galoppini. Nel paese ci vuole gente nuova  , motivata, no di servi del potere,  per uscire da questo incubo che tutto il paese sta vivendo. Incominciamo con il restituire agli elettori la possibilità di scegliersi il proprio candidato sottraendolo all’arroganza dei partiti e dei padroncini di turno. Oggi auspichiamo un risveglio della società civile e una nuova consapevolezza attraverso la forza che può derivarne da una unità d’intenti e di movimenti presto andremo nelle maggiori piazze italiane per distribuire copie di tutti gli articoli della costituzione italiana , la carta scritta con il sangue dei partigiani italiani.

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