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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 53

Posts Tagged ‘governance’

Nuova governance AequaRoma pienamente operativa

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 luglio 2017

andrea-mazzillo-assessore-bilancioRoma “Il Consiglio d’amministrazione di AequaRoma ha proceduto alla nomina del Direttore generale, ingegner Diego De Iorio. La nuova governance della società è dunque pienamente operativa ed è già impegnata nel potenziamento delle attività di controllo e accertamento delle entrate capitoline, nonché sul progetto di internalizzazione della gestione del Patrimonio che la Giunta le assegnerà a partire da settembre. Rivolgo pertanto i miei migliori auguri di buon lavoro al Presidente e Amministratore Delegato Paolo Valle, ai consiglieri Federica Trovato e Filippo Varazi e al nuovo Dg”.È quanto dichiara l’assessore al Bilancio e Patrimonio di Roma Capitale, Andrea Mazzillo.
“La nostra Amministrazione sta implementando un sistema nuovo di gestione e valorizzazione complessiva del Patrimonio capitolino – aggiunge Mazzillo – e sarà fondamentale il contributo di tutte le società partecipate del Campidoglio che operano in questo ambito: non solo di AequaRoma, quindi, ma anche di Risorse per Roma che conserverà le sue funzioni di supporto alle attività di alienazione e presidio degli immobili comunali, di pianificazione, progettazione e trasformazione del territorio. Gli assessori Massimo Colomban e Luca Montuori, con i quali lavoriamo in piena sintonia, avranno il compito di proporre alla Sindaca i nomi per i componenti del nuovo Cda anche per questa azienda capitolina e sono certo che sapranno individuare le migliori figure possibili per rafforzarne la mission e l’operatività”.

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Il Gruppo Ferrero annuncia una nuova governance

Posted by fidest press agency su sabato, 1 aprile 2017

ferreroGiovanni Ferrero, imprenditore e CEO del Gruppo Ferrero, assumerà il ruolo di Executive Chairman a partire dal 1 settembre 2017. Come tale, guiderà il Gruppo concentrandosi sullo sviluppo di strategie, indirizzi di business e innovazione di lungo termine, assicurando la continuità della cultura e dei valori aziendali. Giovanni Ferrero definirà nuovi percorsi di sviluppo supportando la crescita e la globalizzazione di Ferrero, guidando le funzioni strategiche e i Board/Comitati del Gruppo.Al fine di garantire gli obiettivi di business, Giovanni Ferrero ha deciso di affidare a un manager il ruolo di Chief Executive Officer (CEO). In tale ruolo, il CEO guiderà tutte le attività volte al raggiungimento dei risultati di breve e medio termine. Lapo Civiletti, stimato manager Ferrero con una consolidata esperienza caratterizzata da eccellenti risultati, assumerà il ruolo di CEO a partire dal 1 settembre 2017.”Sono certo che Lapo Civiletti garantirà la continuità nel raggiungimento dei risultati di business e supporterà in modo efficace il Gruppo nei propri piani di crescita”, ha detto Giovanni Ferrero. “È stato scelto per il suo business acumen, per la sua visione e per il suo orientamento ai risultati, oltre che per la sua capacità di valorizzare la cultura e promuovere i valori Ferrero”.
“Questo è un momento di fondamentale importanza e siamo pronti a cogliere le nuove opportunità che si presenteranno per il Gruppo”, commenta Lapo Civiletti. “Mi impegnerò a perseguire la direzione strategica indicata dal dottor Ferrero, con il supporto di un Leadership Team di grande talento e in collaborazione con tutti i miei colleghi nel mondo.”Il Gruppo è da sempre impegnato a investire sulle proprie persone, valorizzandone il talento, la leadership e le competenze. La nuova governance consentirà, inoltre, a Ferrero di sviluppare il proprio business e di rafforzare la propria capacità competitiva sui mercati globali.Inoltre, l’Executive Chairman presiederà i Board/Comitati del Gruppo con l’obiettivo di indirizzare i temi di natura strategica, di governance e di maggiore rilievo per lo sviluppo dell’azienda: Group Leadership Team, Audit Committee, Advisory Board, Product Committee, Appointment e Remuneration Committee, Business Innovation Committee, Operations Committee.
“Sono sicuro che con la nuova governance supporteremo la crescita della nostra Azienda, rimanendo fedeli alle nostre radici. Si tratta di un passo fondamentale che fa leva sul “meglio dei nostri mondi”: la qualità delle nostre persone, la nostra eccellenza manageriale e la nostra imprenditorialità distintiva, combinazione perfetta per il successo”, ha concluso Giovanni Ferrero. Ferrero ha iniziato la sua storia nella piccola città di Alba in Piemonte, Italia, nel 1946. Oggi, con un fatturato consolidato di oltre 10 miliardi di euro, Ferrero è tra i leader di mercato del settore dolciario e il terzo gruppo a livello mondiale nel mercato del chocolate confectionery. Il Gruppo Ferrero è presente con più di 41.000 persone in 53 Paesi; dispone di 22 stabilimenti di produzione in tutto il mondo, di cui 3 parte del Progetto Imprenditoriale Michele Ferrero in Africa e in Asia. Inoltre, all’inizio del 2015, il Gruppo ha creato la Ferrero Hazelnut Company (HCo) che include 6 aziende agricole e 8 impianti di produzione. I prodotti Ferrero sono presenti e venduti in più di 170 paesi, sono diventati parte della memoria collettiva e dei costumi di molti di questi, dove sono veramente amati di generazione in generazione e spesso considerati icone culturali.
Inoltre, Ferrero ha la responsabilità sociale nel suo DNA. Freschezza del prodotto e altissima qualità, accurata selezione delle migliori materie prime, pratiche agricole sostenibili e continua ricerca ed innovazione sono alcuni degli elementi chiave del successo di Ferrero. Infine, Ferrero continua ad investire nelle comunità locali grazie alla Fondazione Ferrero, al Progetto Imprenditoriale Michele Ferrero e al programma Kinder+Sport. (foto: ferrero)

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Nuovo direttore generale Ama

Posted by fidest press agency su sabato, 20 agosto 2016

campidoglioRoma.  La Giunta di Roma Capitale ha completato il nuovo modello di governance di Roma avviato con la nomina dell’A.U. nella persona del dott. Alessandro Solidoro. Oggi arriva anche il nuovo Direttore Generale, l’Ing. Stefano Bina, che ha la fiducia della Giunta tutta e la cui nomina, in attesa di gara pubblica, costituisce tassello fondamentale per il raggiungimento dell’obiettivo “rifiuti zero” dell’Amministrazione Raggi.
Nato nel 1963, laureato in Ingegneria idraulica sanitaria ambientale presso l’Università degli Studi di Pavia, Stefano Bina è un progettista di impiantistiche per la gestione dei rifiuti su base nazionale e un profondo conoscitore del ciclo industriale relativo alla gestione dei rifiuti.

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Sanità: Cambiare la governance della spesa richiede un cambiamento radicale e non misure contabili

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 giugno 2016

Ministero salute“Mai come in questo momento è evidente che la sopravvivenza del Servizio sanitario universalistico è affidata alla capacità di compiere scelte capaci di generare effetti sul lungo termine e che non sono più sufficienti le misure di contenimento della spesa ormai riproposte in troppe occasioni. Se si mantiene la tendenza attuale, dice il rapporto GIMBE, di qui al 2025 si concretizzerà la scomparsa del nostro SSN, minato soprattutto da una spreco stimato in poco meno di 25 miliardi per il 2015, sprechi che sono determinati in larga misura dal sovra utilizzo di beni e prestazioni, ma anche da frodi, mancanza di coordinamento. Di fronte a questo quadro non si può continuare a ricorrere a misure contabili di corto respiro. Esistono fattori destinati a durare nel tempo, a cominciare dall’innovazione farmacologica, che vanno affrontati con una risposta di lungo periodo: stimando i fabbisogni e valutando le prestazioni sulla base del loro valore” dice il presidente di Assogenerici Enrique Häusermann. A questa conclusione convergono sia il rapporto presentato dal GIMBE sia l’audizione alla Commissione Sanità del Senato del Presidente dell’AIFA Mario Melazzini. “E se si pone l’accento sul valore di ciò che il Servizio sanitario acquista, è arduo non considerare che equivalenti e biosimilari ottimizzano il valore dell’investimento pubblico in salute” prosegue Häusermann. “Eppure ancora vi sono rilevanti barriere nel mercato italiano”. Assogenerici, poi, prende atto con soddisfazione della dichiarazione del presidente Melazzini sull’inefficacia del sistema del pay-back: “Un meccanismo che finisce con il penalizzare proprio un comparto, il nostro, che contribuisce da anni a contenere la spesa farmaceutica. E’ ormai inevitabile, come dichiarato da Melazzini, che tutto il sistema del rimborso da parte del SSN, in particolare per i medicinali a più alto costo, venga incardinato su concetti come il pagamento in base ai risultati o la condivisione del rischio. E’ vero: occorre una linea politica precisa e occorre che si riprenda a investire in sanità, ma scegliendo oculatamente su che cosa investire. Gli strumenti per farlo non mancano, ma non è più possibile rimandare ulteriormente una seria riforma di tutta la governance” conclude il presidente di Assogenerici.

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Riforma della governance degli investimenti diretti esteri

Posted by fidest press agency su sabato, 7 maggio 2016

AbbVieCampoverde di Aprilia. “Stiamo lavorando per migliorare l’attrattività del Paese, tramite la riforma della governance degli investimenti diretti esteri e con azioni come, per esempio, la nuova legislazione sul lavoro, dove il Jobs Act mira a garantire maggiore flessibilità nel mercato, il miglioramento dei tempi della giustizia, con “tribunali dedicati” alle controversie che coinvolgono gli investitori stranieri e nuove misure fiscali come il super-ammortamento – credito d’imposta del 140% per gli investimenti in macchinari, affidando all’ICE i compiti operativi per l’assistenza alle imprese.” È quanto ha osservato il Sottosegretario allo Sviluppo Economico, Ivan Scalfarotto intervenendo all’incontro “Eccellenza produttiva e sviluppo industriale. Le sfide per la crescita dei territori”, organizzato dall’azienda biofarmaceutica AbbVie, a cui ha partecipato anche il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, in occasione della visita al sito produttivo di Campoverde di Aprilia (LT).
Il 2016 si è aperto all’insegna di un marcato rallentamento dell’economia globale. Pare dunque prioritario rafforzare le azioni di stimolo alla domanda interna e alla produttività attraverso interventi diretti all’innovazione, internazionalizzazione e attrazione degli investimenti esteri, così da porre le basi per una crescita duratura, capace di incrementare competitività, redditi e consumi. Il dibattito odierno offre l’occasione di un confronto a tutto campo su politiche nazionali e regionali di stimolo all’economia partendo dal contributo significativo che può venire da una realtà industriale di eccellenza che opera in un comparto estremamente dinamico, il farmaceutico, capace di dare un apporto decisivo alla ripresa mettendo a segno ottimi risultati. Secondo per produzione in Europa, con una forte componente di nuovi farmaci, si tratta del comparto che ha mostrato la maggiore crescita nel periodo 2010-15, trainato da un export che supera il 70% del fatturato. Secondo gli ultimi dati Farmindustria, nel 2015 rispetto all’anno precedente si evidenzia un incremento per la produzione del 5%, per l’occupazione dell’1%, e per l’export del 4%.
AbbVie1I farmaci contribuiscono quindi alla salute del Paese, ma anche a quella delle sue finanze e dell’economia. Basti considerare ad esempio le ricadute dirette e in termini di indotto.“Investire in Italia ed esportare nel mondo” esordisce con queste parole nel suo intervento l’amministratore delegato di Abbvie Italia, Fabrizio Greco, per sintetizzare l’impegno dell’azienda biofarmaceutica globale e sottolinea “Secondo le ultime elaborazioni Farmindustria nel 2015 il contributo diretto di AbbVie e del suo indotto in Italia raggiunge i 560 milioni di euro, complessivamente in termini di investimenti, stipendi, imposte dirette e Iva. Un dato che mostra quanto sia importante assicurare condizioni favorevoli per l’attrazione degli investimenti. Il mantenimento di queste condizioni di successo è fortemente legato alla necessità di creare un contesto favorevole all’innovazione, elemento caratterizzante l’industria farmaceutica in generale ed AbbVie in particolare”. Conclude quindi Fabrizio Greco. “È necessario poter contare su regole certe, omogenee e stabili nel tempo in tutto il Paese, regole che sostengano l’innovazione e favoriscano lo sviluppo e l’accesso ai nuovi farmaci per rispondere alle esigenze di cura dei pazienti affetti da patologie gravi. Questo è possibile solo con il contributo di tutti i decisori istituzionali coinvolti al fine di realizzare una programmazione efficace, al passo con le trasformazioni in atto, in grado di rispondere alle sfide presenti e future”.
L’industria farmaceutica in Italia è costituita per il 40% da imprese italiane e per il 60% da aziende globali a capitale estero. Tra le imprese a capitale straniero, il comparto è il 1° settore manifatturiero per investimenti ed export (Farmindustria su dati Istat). Settore chiave, dunque, in termini di attrazione degli investimenti esteri e di sviluppo dell’export. AbbVie è un caso emblematico nell’industria farmaceutica in Italia, dove detiene il secondo posto tra le imprese straniere per vendite estere e il quarto per addetti in ricerca e produzione (dati 2014 elaborati di recente dal Centro Studi Farmindustria).
Di recente AbbVie ha annunciato un investimento di 60 milioni di dollari per lo stabilimento di Campoverde entro il 2017. Determinante nella scelta è stato l’apprezzamento per gli alti livelli qualitativi del polo produttivo italiano. “Per un settore internazionalizzato come la farmaceutica, la crescita dipende dalla capacità di essere competitivi”sottolinea Francesco Tatangelo, direttore dello stabilimento AbbVie. E aggiunge “Un dato per tutti: negli ultimi tre anni AbbVie Italia ha incrementato le proprie vendite all’estero di più del 25%, oltre 4 volte il risultato medio dell’industria manifatturiera nazionale (elaborazioni Farmindustria). Proprio grazie agli elevati standard raggiunti, siamo riusciti infatti a portare in Italia produzioni importanti destinate a tutto il mondo, come uno dei principi attivi che compongono il trattamento innovativo di AbbVie per l’Epatite C. E ora per questa nuova linea di assemblaggio e confezionamento siamo stati in grado di convogliare nel nostro paese circa un quarto dell’investimento globale destinato da AbbVie allo sviluppo dei propri siti produttivi nel mondo”. Presente in Italia dal 1963 lo stabililmento di Campoverde presenta peraltro, grazie ai costanti investimenti, anche elevati standard in termini di efficienza energetica e riduzione dell’impatto ambientale. L’azienda in Italia opera in uno dei cluster farmaceutici più dinamici, quello laziale, il primo per esportazione. Tra l’altro a primeggiare quanto a export è proprio il distretto di Latina, seguito da quello di Frosinone. (foto: AbbVie)

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Europol: MEPs endorse new powers to step up EU police counter-terrorism drive

Posted by fidest press agency su sabato, 30 aprile 2016

europolThe EU police agency Europol will soon be able to step up efforts to fight terrorism, cybercrime and other criminal offences and respond faster, thanks to new governance rules endorsed by Civil Liberties Committee MEPs on Thursday. The new powers come with strong data protection safeguards and democratic oversight.
The draft rules, agreed by Parliament and Council in November last year and approved by 40 votes to 3, with 2 abstentions by the Civil Liberties Committee on Thursday, will enhance Europol’s mandate to ensure that it is fully equipped to counter the rise in cross-border crimes and terrorist threats, in particular by making it easier for Europol to set up specialised units to respond immediately to emerging threats.
Read more about the new rules on Europol in the press release on the agreement reached with Council.
The Civil Liberties Committee vote paves the way for the final approval of the new rules by Parliament as a whole in Strasbourg early in May. The new rules will take effect on 1 April 2017.

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CIGI secures rank amongst top think tanks worldwide

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 febbraio 2016

Waterloo, OntarioWaterloo, Ontario The Centre for International Governance Innovation (CIGI), a world leading think tank with recognized impact on some of the world’s most pressing issues, is pleased to report on its latest standings amongst the world’s best think tanks, reflecting it’s growing reach in key areas of global governance.The 2015 Global Go To Think Tank Index Report, officially released on January 29, 2016, ranks CIGI
38th among Top Think Tanks Worldwide, an increase of five positions since the previous year;
30th, up from 38 in 2014, among top non-US think tanks worldwide; and
5th, up two spots, among top think tanks in Mexico and Canada.
CIGI was also listed as one of the top think tanks internationally to watch in 2016 and best independent think tanks internationally.
In a year in which it embarked on a “digital first” strategic approach to global information sharing and engagement, CIGI received 36th for Best Use of Social Networks and 31st for Think Tanks with the Best Use of the Internet in the global think tank rankings.CIGI also established itself in a number of new categories. In categories of research, CIGI garnered several notable distinctions that highlights its growing impact in key areas of global governance, with the following rankings:
36th among Top International Development Think Tanks
38th among Top Science and Technology Think Tanks
66th among Top International Economics Think Tanks
66th among Top International Economics Think Tanks
88th among Top Defense and National Security
83rd among Top Environment Policy Think Tanks
87th among Top Foreign Policy and International Affairs Think Tanks
Additionally, CIGI was ranked 12th for Best Policy Study-Report Produced by a Think Tank 2015 for its report on “The Impact of the Dark Web on Internet Governance”. The CIGI report is available online at: https://www.cigionline.org/sites/default/files/gcig_paper_no6.pdf
In areas reflecting corporate and operational excellence, CIGI captured positions in several categories:
18th for Best Institutional Collaboration Involving Two or More Think Tanks
21st for Best Quality Assurance and Integrity Policies and Procedures
30th for Top Transparency and Good Governance Think Tanks
Produced by the Think Tanks and Civil Societies Program (TTCSP) at the Lauder Institute of the University of Pennsylvania, the Global Go To Think Tanks Report is a comprehensive ranking of the world’s top think tanks. The TTCSP conducts research on the role policy institutes play in governments and in civil societies around the world.
The Centre for International Governance Innovation (CIGI) is an independent, non-partisan think tank on international governance. Led by experienced practitioners and distinguished academics, CIGI supports research, forms networks, advances policy debate and generates ideas for multilateral governance improvements. Conducting an active agenda of research, events and publications, CIGI’s interdisciplinary work includes collaboration with policy, business and academic communities around the world. CIGI was founded in 2001 by Jim Balsillie, then co-CEO of Research In Motion (BlackBerry), and collaborates with and gratefully acknowledges support from a number of strategic partners, in particular the Government of Canada and the Government of Ontario.

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il prof. Zamperetti nominato consulente della Commissione Finanza della Camera

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 novembre 2015

zamparettiNei giorni scorsi il professor Giorgio Maria Zamperetti, Ordinario di diritto commerciale nel Dipartimento di Diritto Economia e Culture dell’Università degli Studi dell’Insubria, è stato nominato consulente esperto della VI Commissione permanente – Finanze della Camera dei Deputati per lo svolgimento di attività di studio, ricerca e analisi con particolare riferimento alle tematiche in materia di commercio elettronico, Corporate Governance e tutela del risparmio.“Si tratta di aree particolarmente significative e sensibili nel panorama del diritto commerciale che hanno ricadute dirette sulla vita di tutti i cittadini” – commenta il professor Zamperetti – “e sono lieto che una così prestigiosa sede istituzionale abbia pensato al contributo che la nostra Università può dare attraverso chi da anni approfondisce questi temi nella ricerca di soluzioni ragionate per il bene comune. È un compito impegnativo ma estremamente stimolante e cercherò di fare del mio meglio”.Il professor Zamperetti, presente all’Università degli Studi dell’Insubria fin dalla sua costituzione, ha fondato nel 2004 ADINT – Associazione per il Diritto delle Nuove Tecnologie, diretta a realizzare ricerca interdisciplinare nel settore del diritto delle nuove tecnologie e si occupa inoltre da molti anni di governo societario in relazione ai delicati problemi di tutela dei risparmiatori che la continua evoluzione dei mercati finanziari fa sorgere, specie dopo le crisi a livello globale iniziate nel 2007/2008. (foto zamparetti)

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Internet Governance Forum 2015

Posted by fidest press agency su sabato, 14 novembre 2015

Joint Declaration from European Commission Vice-President Andrus Ansip and Members of the european parliament. Joint Declaration signed by European Commission Vice-President Andrus Ansip and Members of the European Parliament Carlos Zorrinho, David Borrelli, Sabine Verheyen, Julie Ward, Therese Comodini-Cachia, Michal Boni, Josef Weidenholzer, Eva Kaili, Marietje Schaake and Julia Reda.
The internet is a common good for humanity and ensuring its good governance will help bring its benefits to all people in the world.We have been discussing all aspects of internet governance during the global Internet Governance Forum (IGF) this November including its future as addressed in the context of the upcoming UN review of the outcomes of the “World Summit on Information Society” (WSIS+10 review). We believe Europe has much to contribute to ensure a shared governance of the internet is based on clear, fair, inclusive and transparent rules.Our European stakeholders have been working very hard to timely finalise and implement key reforms in the way some of the internet’s core technical functions are managed (IANA transition and ICANN accountability). In João Pessoa we have argued strongly for:improved internet access all over the world; An open and independent internet as a global, common resource, together with non-discriminatory access to knowledge ; the need to find solutions related to cybersecurity and cybercrimes, ranging from: (i) solutions to improve the security of critical infrastructures; (ii) giving the appropriate tools for secure communication to individuals and small businesses;
The EU delegation recognised that fundamental freedoms and human rights must be protected both online and offline and stressed the economic and social importance of online rights for privacy and of users’ control of their personal data.In light of the ongoing work on the Digital Single Market strategy in Europe, which underlines the importance of the digital economy and of internet access for citizens and companies, we restate our belief that a sustainable and inclusive governance of the Internet is fundamental to ensuring this strategy is successful and is essential to the world as a whole.The EU delegation recalled its support for the development of the Global Internet Policy Observatory (GIPO) to build capacity and share knowledge around the world of Internet policy and governance.

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After the Greek psychodrama, what improvements for the EMU?

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 ottobre 2015

Pierre MoscoviciPierre Moscovici, European Commissionner for Economic and Financial Affairs, Taxation and Customs, takes a stand on the future of the EMU after the Greek crisis in this Tribune reproducing the speech he delivered in a conference organised in Paris by the Jacques Delors Institute and the MACIF, on the 24 September 2015.After having underlined that Jacques Delors “needs people to pick up the beacon that he lit and to follow in his footsteps”, Pierre Moscovici came back on the Greek crisis and the lessons that should be drawn from it, in two parts:
1. What the crisis revealed about European governance
2. The necessity for a profound reform of EMU governance
He concludes by stressing the need to “finally give the single currency the political and democratic architecture that it so sorely needs”.
Pierre Moscovici, Commissaire européen aux Affaires économiques et financières, à la Fiscalité et à l’Union douanière prend position sur l’avenir de l’UEM après la crise grecque dans cette tribune reproduisant le discours qu’il a prononcé à l’occasion de la conférence organisée par l’Institut Jacques Delors et la MACIF à Paris le 24 septembre 2015.Après avoir souligné que Jacques Delors “a plus que jamais besoin d’une postérité”, Pierre Moscovici est revenu sur la crise grecque et les leçons à en tirer, en deux temps:
1. Ce que la crise grecque a dévoilé de la gouvernance européenne
2. La nécessité d’une profonde réforme de la gouvernance de l’UEM
Il conclut son propos en soulignant la nécessité de “donner enfin à la monnaie unique, l’architecture politique et démocratique dont elle a tant besoin”. (Photo: Pierre Moscovici)

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EU discusses international ocean governance with North Atlantic partners

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 luglio 2015

north atlantic oceanWhat is the right framework for the governance of our oceans in the 21st century? What are the challenges ahead and how are North Atlantic fisheries partners responding to those challenges? These are some of the questions that Commissioner Karmenu Vella will raise at the 20th North Atlantic Fisheries Ministers Conference in Malta (16 & 17 July, 2015). “Today I am inviting you to join me in a discussion, not only about fisheries, but also about how we can best manage our oceans and our ocean economy – a sustainable ‘blue economy’. The Atlantic Ocean does not belong to any one of us. It is a shared asset. It is a single ecological system that links the continent of Europe with the Americas and with Africa. Our responsibility is to help build an international system that helps us manage that asset,” Mr Vella will tell his North Atlantic counterparts.Answers will help shape the Commission’s response to its ongoing public consultation on international ocean governance.Participants will also use the meeting to discuss fisheries, in particular how to manage shared fisheries in the North Atlantic.The North Atlantic Fisheries Ministers Conference (NAFMC) brings together, for informal discussions, ministers of fisheries from the major fishing parties in the North Atlantic, namely the EU, Canada, the Faroe Islands, Greenland, Iceland, Norway and the Russian Federation. It has been held every year since 1995. This year’s event is hosted by the EU, with Commissioner Vella representing EU member states.

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Commissioner Vella calls for a ‘true global ocean governance project’

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 luglio 2015

ireland“It is time that we expand our vision for a blue economy by doing what we can to ensure good international ocean governance” said Karmenu Vella, European Commissioner for Environment, Maritime Affairs and Fisheries addressing the participants of the ‘Harnessing Our Ocean Wealth’ conference in Ireland on 10th July. Ireland was a key stop in the Commissioner’s ongoing ‘listening tour’ on international ocean governance.
Stressing the need to create a ‘true global ocean governance project’, Mr Vella said that the EU could not shy away from taking a major role in this debate: “Our oceans are a global resource. But many tell me that the current international ocean governance framework is not effective enough. Europe has a firm place in global fisheries and it has a large maritime economy. The size of our exclusive economic zone alone gives us the responsibility to play a global role. So I believe that the European Union should lead this project by engaging with our international organisations and partners.”In June, the Commission therefore launched a public consultation on international ocean governance. Commissioner Vella is also undertaking a ‘listening tour’, to broaden the scope of the exercise and gather suggestions and ideas from partners around the globe. The tour kicked off at the World Ocean Summit in Portugal in June and is set to continue with discussions among the EU’s North Atlantic partners in Malta this week.Based on the results of both the consultation and the listening tour, the Commission will consider follow-up action early next year to indicate how the EU thinks our oceans can best be managed – and how we think the EU can contribute.

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Building the Blue Growth agenda: Commission asks public its views on EU’s role in shaping international ocean governance

Posted by fidest press agency su sabato, 27 giugno 2015

commissione europeaThe Commission has launched a public consultation on what the EU can do to improve international governance of oceans and seas to the benefit of sustainable blue growth. Speaking at the World Ocean Summit in Portugal earlier this month, Commissioner Karmenu Vella said: “If our oceans are not healthy, our economy falls ill. Global maritime challenges require global solutions. I am committed to work intensively to define Europe’s role in international ocean governance, for a sustainable blue economy and blue growth”.
As the use of marine resources continues to increase around the globe, the existing international ocean governance framework could be ineffective in addressing resulting maritime challenges, particularly in the 60 per cent of the oceans that are beyond national jurisdictions. The consultation therefore asks European and international stakeholders – international organisations, state actors, NGOs, business, the research community, academia and civil society – for their views on the best path of action and the EU’s role. The consultation is available in all EU languages and in an on-line survey format (English only). It will run until 15th September 2015.To complement the consultation, Commissioner Vella will also be meeting personally with stakeholders and international partners to gather their views and discuss possible ways forward. The listening tour will kick off with a visit to Cork, Ireland in early July.

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“La solidarietà non dovrebbe rimpiazzare le indispensabili decisioni nazionali”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 gennaio 2015

commissione europeaLa commissione affari economici e monetari del Parlamento ha ospitato il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble e il suo omologo italiano Pier Carlo Padoan in un dibattito apposito sulla revisione del quadro di governance economica. Schäuble, interrogato martedì mattina dai membri della commissione affari economici e monetari riguardo la sua posizione sulla maggiore flessibilità e sulla condivisione del rischio all’interno del patto di stabilità e crescita, ha dichiarato che il suo paese vuole giocare secondo le regole, che non c’è la necessità di cambiare la legislazione europea e che la solidarietà dell’UE non dovrebbe sostituire le importanti decisioni nei paesi che stanno attraversando difficoltà economiche”Nell’incontro di ieri in ECOFIN, il commissario Dombrovskis ha affermato che la ‘condivisione del rischio’ e la ‘condivisione di sovranità’ sono due concetti legati tra loro. Condividere i rischi richiederebbe delle modifiche al trattato e al diritto comunitario primario (…) Vedo una crescente richiesta da parte degli Stati membri di aderire al quadro giuridico attualmente in vigore. Cambiare il regolamento richiederebbe un enorme sforzo per coinvolgere le persone in Germania, e anche negli altri Stati membri”, ha proseguito Schäuble, aggiungendo che non considera la flessibilità in quanto tale una cosa negativa, “ma solo se danneggia la fiducia e se implica che le norme concordate non vengano rispettate”.Schäuble ha aggiunto che la Germania è obbligata a rispettare il diritto primario “come è scritto nella nostra Costituzione”. Il ministro ha definito l’attuale quadro intergovernativo di governance economica “una soluzione di ripiego”. “So che le istituzioni europee non sono soddisfatte di ciò, ma dobbiamo convivere con questo”. Schäuble ha riconosciuto la necessità di maggiore solidarietà nella zona euro e ha messo in guardia dallo “scaricabarile” nei confronti dei cattivi attori in gioco, aggiungendo inoltre che nei paesi in difficoltà nei mercati finanziari “dobbiamo affrontare le cause di questi problemi. La solidarietà non può rimpiazzare le indispensabili decisioni degli Stati membri”, ha sottolineato.Il ministro delle finanze italiano nonché presidente uscente dell’ECOFIN Pier Carlo Padoan ha tratto alcune lezioni dal passato. “In primo luogo, per aumentare il proprio impatto, un’efficace governance economica richiede la giusta combinazione di politiche. Nonostante molto sia stato fatto grazie a una migliore coordinazione dei programmi di bilancio nazionali, c’è ancora molto da fare”, ha detto Padoan. Ha poi aggiunto che gli effetti di ricaduta di politica economica di uno stato membro su un altro – positivi e negativi – hanno bisogno di un esame più attento, che i tempi delle riforme hanno bisogno di più attenzione, che le politiche nazionali ed europee necessitano di un miglior coordinamento e che la responsabilità nazionale dei programmi di riforma deve essere rafforzata “in modo da iniettare fiducia all’economia”.Riguardo la flessibilità, Padoan ha affermato che “gli strumenti politici devono essere meglio integrati. Le riforme strutturali possono avere un impatto diverso, a seconda di come si evolve il contesto macroeconomico”. Si è poi opposto alle critiche mosse contro le misure intraprese dall’Italia per portare il proprio deficit ad una dimensione accettabile: “Ci siamo spostati dalla parte correttiva a quella preventiva. Il nostro deficit è adesso sotto il 3%. E il debito è stato affrontato con una sana politica fiscale e con riforme strutturali”.Schäuble non è d’accordo con le critiche della GUE secondo le quali la Banca centrale europea sta oltrepassando il proprio mandato insistendo sul programma di riforme in Grecia: “Le richieste fatte alla Grecia sono in linea con il mandato della BCE. Sono pienamente legittime. Il popolo greco sta soffrendo maggiormente rispetto ai popoli di altri paesi europei. E non a causa delle richieste di Bruxelles o della BCE, ma del fallimento dell’élite politica greca negli ultimi decenni”. A sostegno del programma di supporto europeo per la Grecia, ha illustrato i dati riguardanti la crescita superiore alla media e quelli sulla riduzione del debito.

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Rai: Missioni, indipendenza e governance

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 ottobre 2014

Anna-Maria-TarantolaRoma Martedì 14 ottobre con inizio alle ore 9 il primo appuntamento nella Sala Convegni dell’Università Gregoriana Qual è la mission del Servizio Pubblico? Come trovare le risorse economiche? Come garantirne l’indipendenza? Quali contenuti di qualità offrire nel nuovo contesto multimediale per assolvere al meglio la missione di Servizio Pubblico? Quali tecnologie? Sono questi i temi che saranno affrontati nei tre convegni organizzati dalla Rai e ai quali la Presidente Anna Maria Tarantola e il Direttore Generale Luigi Gubitosi hanno chiamato a confrontarsi i rappresentanti dei principali servizi pubblici europei, le nuove Istituzioni della UE e quelle italiane.Questo il programma del convegno del 14 ottobre che si terrà presso il Centro Congressi – Auditorium Loyola piazza della Pilotta, 4 Roma:
Ore 9:40 – 10:40 INTRODUZIONE DEI LAVORI Anna Maria Tarantola – Presidente Rai
9:40 – 10:40 I PANEL
MISSIONE PER IL SERVIZIO PUBBLICO RADIOTELEVISIVO Moderatore : Aldo Grasso – Corriere della Sera Discussant:
Anna Maria Tarantola – Presidente Rai, Jean-Paul Philippot – Presidente EBU Martin Schulz – Presidente del Parlamento Europeo (intervento video)
Giuliano Amato – Giudice Corte Costituzionale
Ore 10.40 – 13:00 II PANEL INDIPENDENZA E GOVERNANCE
10:40 – 12:00 FOCUS SU: INDIPENDENZA
Moderatore: Marcello Sorgi – La Stampa
Discussant: Rémy Pflimlin – PDG France Télévisions, Ulrich Wilhelm – DG ARD – Bayerischer Rundfunk
Maarten van Aalderen – Presidente Associazione Stampa Estera in Italia
Silvia Costa – Presidente Commissione per la Cultura e l’Istruzione al PE
12:10 – 13:15 FOCUS SU: GOVERNANCE Moderatore : Giovanni Valentini – La Repubblica
Discussant:Enzo Cheli – Costituzionalista, Gianni Pittella – Capogruppo dell’Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al PE
Luigi Arturo Bianchi – Docente Università Bocconi, Antonio Tajani – Vicepresidente Vicario del PE
Ore 14.40 – 15:30 III PANEL
FONTI DI FINANZIAMENTO
Moderatore: Roberto Napoletano – Direttore Sole 24 ore
Discussant:Franco Bassanini – Presidente della Cassa Depositi e Prestiti Ingrid Deltenre – DG EBU Viviane Reding – Membro del PE
Ore 15:30 – 16:30 INTERVENTI ISTITUZIONI
Marcello Cardani – Presidente dell’AgCom
Roberto Fico – Presidente della Commissione Parlamentare per l’Indirizzo Generale e la
Vigilanza dei Servizi Radiotelevisivi
Antonello Giacomelli – Sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico con delega
alle Comunicazioni
Ore 16:30 CONCLUSIONI Luigi Gubitosi – Direttore Generale Rai

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Le false innovazioni in sanità

Posted by fidest press agency su martedì, 9 settembre 2014

Nino Cartabellotta«La sostenibilità del nostro SSN» afferma il Presidente Nino Cartabellotta «è continuamente minata dalla proliferazione incontrollata di tecnologie sanitarie spalleggiata dalle crescenti aspettative di cittadini e pazienti, oggi regrediti al ruolo di consumatori di servizi e prestazioni sanitarie. Di fronte all’espansione di un “mercato della salute” continuamente invaso da innumerevoli false innovazioni, non è più differibile una governance istituzionale delle tecnologie sanitarie attraverso una sistematica attività di Health Technology Assessment (HTA)». «Nell’ultimo ventennio in Italia» continua Cartabellotta «diversi fattori hanno reso il SSN un acquirente disinformato di tecnologie sanitarie: la limitata cultura dell’HTA, enfatizzata sino al 2007 dall’assenza di un’agenzia nazionale; lo scarso coinvolgimento degli stakeholders; l’input all’acquisizione di tecnologie proveniente dal mondo clinico in maniera autoreferenziale e spesso condizionato da conflitti d’interesse; l’estremo turn over delle tecnologie sanitarie, mantenuto dall’industria per sostenere il mercato; il filtro “a maglie larghe” delle autorità regolatorie spesso incapaci di arginare il mercato delle false innovazioni; le autonomie regionali che hanno impedito l’attuazione di una forte politica nazionale di HTA». «Anche se con notevole ritardo rispetto ad altri paesi, l’HTA è divenuta anche in Italia oggetto di crescente interesse e acceso dibattito in ambito sanitario, per le sue potenzialità di indirizzare le decisioni di politica sanitaria» conclude il Presidente. «In questa direzione, è di grande rilevanza che un documento di programmazione sanitaria quale il Patto per la Salute 2014-2016 abbia identificato nell’HTA lo strumento per la governance di dispositivi medici (articolo 26) e farmaci (articolo 27)».
Per tutti gli stakeholders impegnati in attività di HTA, la Fondazione GIMBE ha realizzato la traduzione italiana di una checklist finalizzata a uniformare la metodologia di conduzione degli HTA report e a consentire agli utilizzatori di valutarne qualità e affidabilità. La checklist è stata realizzata dall’INAHTA (International Network of Agencies of Health Technology Assessment), il network internazionale che coordina l’attività di 53 agenzie, di cui tre italiane (Age.Na.S, Agenzia Sociale e Sanitaria Emilia Romagna, Unità di Valutazione delle Tecnologie del Policlinico Gemelli).

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Call for experts: structured dialogue under ESI Funds (deadline 05/08)

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 luglio 2014

Call for experts: structured dialogue under ESI Funds (deadline 05/08)The European Commission is looking for organisations to join the recently established structured dialogue group of experts on the European Structural and Investment Funds (ESIF).
The group of experts will bring together umbrEuropean Commissionella organisations representing their partners at EU level and having a specific interest in the European Structural and Investment Funds. It will: support the work of the Commission as regards the development of cohesion policy, the policy of rural development, the Common Fisheries Policy and the integrated maritime policy in different areas of expertise,
assist the Commission on questions relating to the implementation of support from the ESI Funds, monitor the evolution of policy in the field of partnership and multi-level governance, exchange experience and good practice in this field.

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La vecchia politica

Posted by fidest press agency su domenica, 22 gennaio 2012

Prof. Mario_Monti

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Non è un caso che Silvio Berlusconi abbia sentito il bisogno di tornare sulla scena politica dopo un lungo silenzio con un giudizio lapidario sul governo Monti, “la cura non ha dato alcun frutto”, e con un warning, “ci aspettiamo di essere richiamati”, lanciato al Quirinale ma anche agli italiani. Sull’altro fronte, Bersani è più cauto ma non manca di sottolineare i limiti dell’azione del governo. Non sappiamo se tutto questo sia il preludio di una riapertura del dossier “elezioni anticipate”, o la partenza lunga della campagna elettorale del 2013. Di sicuro è un campanello d’allarme per Mario Monti, ed è bene che come tale suoni alle orecchie del governo. Perché non c’è dubbio che la sua azione vada ritarata, sia in sede nazionale che europea. Società Aperta si è dichiarata favorevole al governo Monti fin dall’inizio, ha respinto al mittente le infondate accuse di illegittimità o di scarsa legittimità democratica ad esso rivolte, ha difeso il Capo dello Stato che dell’operazione di chiusura dell’esperienza Berlusconi e di nascita di un governo cosiddetto tecnico è stato l’assoluto protagonista. Per questo le preoccupazioni che intendiamo esprimere oggi non possono essere scambiate per critiche distruttive e preconcette. Ma non possiamo non dire che altre sono le strade che occorrerebbe battere. Questo è un governo nato sull’onda di una drammatica emergenza finanziaria, allorquando per l’Italia, completamente isolata in Europa, si cominciava a temere la deriva greca verso il default. E come baluardo a quella eventualità deve continuare a comportarsi. Sia perché quel pericolo non è scongiurato – per motivi prevalentemente europei, ma ciò ne diminuisce, anzi, l’incombenza su di noi – sia perché è utile al cammino di un governo privo di una propria base parlamentare la reiterazione del monito “chiunque ci metta i bastoni tra le ruote si assume la responsabilità davanti agli italiani di esporli al pericolo”. Era dunque legittimo attendersi una forte manovra economica che avesse la capacità sia di ridurre il principale motivo di debolezza che ci espone alla pressione dei mercati, l’eccesso di debito, sia di mettere in condizioni il sistema economico di rilanciarsi. Fronteggiando e minimizzando la recessione. Così non è stato. La “fase uno” si è tradotta in un intervento sul deficit che, a parte il buon intervento sulle pensioni, non risolve i nostri problemi di finanza pubblica così non risolsero tutti i tagli precedenti (575 miliardi negli ultimi 12 anni). E ora la “fase due” si riduce ad un intervento, utile ma relativamente marginale, sulle liberalizzazioni. Ma perché il governo dell’emergenza finanziaria, nato per evitarci il default, dovrebbe occuparsi di taxi e farmacie? Sia chiaro, è perfettamente legittimo che questo governo si occupi di liberalizzazioni, e sano per l’economia (asfittica) del Paese che esse si facciano. Ma ci si chiede se le questioni oggetto dei provvedimenti contenuti nel decreto, al di là che essi siano giusti o sbagliati nel merito, stiano o meno ai primi posti nella lista delle cose da fare. E se si considera che non c’è ancora all’ordine del giorno nulla che riguardi il tema cruciale della riduzione del debito – da cui dipende la nostra salvezza, sia per evitare la disfatta dell’euro sia, ancor più, nel caso che crolli tutto e si debba tornare alle monete nazionali – è difficile considerare prioritarie le liberalizzazioni, quale che esse siano. Mettiamola così: tanto la manovra per l’azzeramento del deficit, quanto le liberalizzazioni sono misure necessarie ma insufficienti. Nel primo caso, perché è il nostro problema è il debito, non il deficit, e nel secondo perché gli effetti delle liberalizzazioni non possono che essere lenti e a medio termine, mentre noi abbiamo bisogno di uscire dalla recessione al più presto. Occorre dunque far cassa mettendo in gioco patrimonio pubblico e privato, e con essa sia ridurre il debito sotto il 100% del pil sia fare investimenti in conto capitale per il rilancio dell’economia. Insomma, la priorità è la politica industriale. Magari partendo dalla tutela di quello (poco e sempre meno) che ci è rimasto. E invece sui nodi cruciali degli assetti del capitalismo non si è visto ancora nulla.Ma a preoccupare è anche un’altra questione: l’atteggiamento sull’Europa. In un’intervista al giornale tedesco Die Welt, il nostro presidente del consiglio sostiene un po’ arditamente che “non c’è nessuna crisi dell’euro” e che la situazione difficile che stiamo vivendo “non è la conseguenza di un difetto del modello europeo”, per poi trarre la conclusione che “non avremo mai gli Stati Uniti d’Europa, anche perché non ne abbiamo bisogno” e che l’Unione Europea basta e avanza. Non c’è bisogno di vedere nelle parole di Monti un tradimento dell’aspirazione unitaria dei padri fondatori dell’idea stessa di Europa per essere contrari, basta stare sul più banale terreno del pragmatismo per capire che il ragionamento di Monti inciampa. E che rischia di indurre l’Italia a commettere un errore esiziale.Ma partiamo dalla valutazione iniziale: la crisi non è europea. Ciò è vero se ci si riferisce alla crisi finanziaria scoppiata nell’estate del 2007 (mutui subprime), poi diventata nel 2008 crisi del sistema bancario (caso Lehman) e quindi recessione (2009). Quel disastro è nato negli Stati Uniti, ha colpe quasi esclusivamente americane e sulle sue cause ben poco rimedio è stato posto sia dall’amministrazione Obama sia dai vari vertici G8 e G20 che si sono succeduti. Ma è altrettanto vero che i timori dei mercati circa la non finanziabilità del debito denominato in euro nascono dal congenito difetto dell’eurosistema, quello di avere una moneta unica ma 17 economie diverse regolate da altrettanti stati sovrani. Certo, questa era la condizione dell’euro fin dal suo concepimento nel 2002 dopo un decennio di incubazione. Ma fintanto che le cose andavano bene, del problema si occupava solo qualche economista rompiscatole. Poi con la crisi e l’esplosione del debito, a metterlo in risalto ci ha pensato la speculazione. Che ha cominciato dalla Grecia, poi ha messo nel mirino Irlanda e Portogallo, quindi Spagna ma soprattutto Italia, ma avendo sempre come obiettivo l’euro. Ora, se la speculazione finanziaria internazionale scommette sulla tenuta dell’eurosistema, è difficile negare l’esistenza di una crisi. La quale c’è non fosse altro per l’esistenza stessa della pressione speculativa. E quando questa dura due anni e si fa così arrembante da costringere la Bce a emettere warning quotidiani e i leader europei a riunirsi in continui vertici d’emergenza, dire che il problema è americano appare un tantino fuori luogo.Ma la cosa più importante è che se si parte da una diagnosi sbagliata, non si può che arrivare ad una terapia sbagliata. E dire che di un governo federale sul modello degli Usa non c’è bisogno perché vanno bene gli strumenti di governance che l’Unione Europea si è data significa non aver capito quale risposta i mercati pretendono per togliere la pistola della speculazione dalla tempia dell’eurosistema. Il che rende questa operazione di trasferimento di sovranità dagli stati nazionali ad un governo europeo centrale direttamente eletto dai cittadini non un’utopia spinelliana, ma una ben più materiale necessità.Forse le parole di Monti hanno fatto piacere alla Merkel, ma certo non aiutano la formazione di una consapevolezza, prima, e di una volontà, poi, di quale sia il drammatico problema dell’Europa oggi e di come si possa risolverlo prima che sia troppo tardi. In tutti i casi, sarebbe bene che l’Italia finisca di distrarsi – presa com’è tra il risentimento collettivo verso il comandante Schettino e quello corporativo di taxisti e altre categorie – e cominci a discutere di un tema fondamentale per il nostro presente e per il nostro futuro come quello della moneta che abbiamo in tasca. Altrimenti, come ci hanno ricordato Berlusconi e Bersani, il “vecchio” torna a bussare alla porta…. (fonte redazione Terza repubblica)

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Assicurazioni auto e liberalizzazioni

Posted by fidest press agency su domenica, 15 gennaio 2012

Italiano: Piazzale Cordusio a Milano. Il palaz...

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L’assicurazione della propria automobile crea seri problemi agli italiani. Il costo medio nel nostro Paese e’ di 407 euro, in Europa e’ di 230 (1). Alcune compagnie chiedevano addirittura 8.500 euro. Come mai? Possibile che non si riesca a livellare i “premi” (chissa’ perche’ si chiamano cosi’) italiani a quelli comunitari? Perche’ il mercato delle imprese assicuratrice e’ ingessato? Le assicurazioni dicono che ci sono clienti troppo rischiosi, specialmente nel Mezzogiorno. Insomma, i costi sarebbero alti perche’ i virtuosi pagano per i furbi. Secondo l’Isvap la media delle frodi e’ del 2-3%, pressoché a livello europeo, ma abbiamo la maggior percentuale di lesioni personali, per intenderci, il famoso colpo di frusta. Per risolvere il problema delle frodi le assicurazioni dovrebbero aggiornare i propri sistemi di liquidazione dei sinistri. Ma e’ il sistema concorrenziale delle assicurazioni che non funzione. Poche sono le agenzie plurimandatarie ma, soprattutto moltissime sono le imprese assicuratrici con amministratori in comune tra loro. Tali imprese rappresentavano l’87 per cento dell’attivo totale del settore! (2). Insomma se la suonano e se la cantano. Ecco un argomento da porre all’attenzione del presidente Monti: la governance delle assicurazioni.
(1) Cea, Statistics n° 38, The European Motor Insurance Market, February 2010.
(2) Agcm: Indagine conoscitiva sulla corporate governance di banche e assicurazioni, 2008. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Roma: migliora servizio anagrafico

Posted by fidest press agency su domenica, 11 dicembre 2011

English: Cordonata, Roma

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«Gli estratti di stato civile diventano digitali. Per ottenere i documenti relativi a nascita, matrimonio o morte, da gennaio prossimo, basteranno 72 ore invece che 20/40 giorni come accade oggi». Lo comunica, in una nota, l’assessore ai Servizi tecnologi e Reti informatiche, Enrico Cavallari. «Una volta richiesto l’estratto desiderato presso lo sportello anagrafico del proprio municipio di appartenenza, fino ad ora l’utente ha atteso mediamente oltre un mese per ottenerlo in quanto l’operatore municipale doveva recarsi personalmente presso l’anagrafe centrale di via Petroselli per verificare la corrispondenza del documento da emettere con l’originale dell’atto e chiederne l’eventuale aggiornamento. Inoltre, il registro in questione poteva risultare temporaneamente indisponibile a causa di altra lavorazione, costringendo l’impiegato a ritornare presso l’anagrafe allungando così ulteriormente i tempi» spiega Cavallari. «Grazie al nuovo procedimento digitale, il giorno successivo alla richiesta il registro contenente l’atto viene prelevato dall’archivio dell’anagrafe centrale. Il documento viene scansionato e memorizzato nel sistema: subito dopo lo stesso sistema invia in automatico un messaggio di posta elettronica all’operatore del municipio e al richiedente avvisandoli che tutto è pronto per il rilascio. L’ufficiale di stato civile municipale visualizza l’originale dell’atto dalla sua postazione decentrata di lavoro e ne stampa la copia che viene consegnata al richiedente nel giro di tre giorni» prosegue Cavallari. «Il nuovo servizio di digitalizzazione degli estratti di stato civile si aggiunge al processo di snellimento amministrativo, in atto da tre anni, che sta trasformando il Campidoglio in un’amministrazione sempre più fruibile e a portata di cittadino attraverso l’erogazione dei servizi via Internet, il portale istituzionale sempre più orientato alla multicanalità, la dematerializzazione dei flussi cartacei e la conseguente informatizzazione delle procedure amministrative – aggiunge Cavallari – Grazie al servizio di certificazioni anagrafiche online attivo da marzo 2010, ad esempio, a fronte di 1.700.000 certificati cartacei rilasciati annualmente presso i 113 sportelli anagrafici di Roma Capitale, l’amministrazione rilascia via web 16 certificati anagrafici (nascita, residenza, stato di famiglia,…) in formato elettronico che si richiedono direttamente da casa (previa registrazione al portale http://www.comune.roma.it) accedendo dal proprio personal computer. Il timbro e la firma (entrambi digitali), apposti su ogni certificato, rendono i documenti autentici. Per innovazione tecnologica Roma si attesta sempre più capitale della governance».

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