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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Posts Tagged ‘grano duro’

Fondi per gli accordi di filiera sul grano duro

Posted by fidest press agency su sabato, 28 marzo 2020

Altri 30 milioni di euro per gli anni 2020, 2021 e 2022 oltre ai residui di stanziamento relativi all’esercizio finanziario 2019 e pari a ulteriori 10 milioni di euro che si aggiungono ai fondi già previsti per il triennio precedente. È il contributo che il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali destina ai coltivatori di frumento duro che stipulano contratti di filiera con gli operatori della trasformazione e della commercializzazione dei prodotti cerealicoli e lattiero-caseari attraverso un decreto che sarà approvato dalla Conferenza Stato-Regioni nella riunione in videoconferenza di giovedì 26 marzo.“Incentivare questi contratti ci permette di rafforzare tutta la filiera – dichiara il Sottosegretario alle Politiche Agricole, Giuseppe L’Abbate – Se da un lato diamo una certezza economica ai produttori, che con questo decreto incentiviamo ulteriormente alla stipula, dall’altro miglioriamo la qualità del frumento duro italiano, anche attraverso l’utilizzo di sementi certificate, dando un valore aggiunto all’imprese agroalimentari di trasformazione – prosegue L’Abbate – Stiamo lavorando per accelerare i pagamenti degli scorsi anni sia attraverso procedure di Agea, l’ente incaricato per espletarli, sia attraverso modifiche normative per semplificare l’iter. Lo strumento dei contratti di filiera è il futuro del comparto agroalimentare italiano – conclude il Sottosegretario alle Politiche Agricole – e, pertanto, non dobbiamo far sì che i malumori nell’incasso dell’incentivo possano minarne la concreta realizzazione”.L’importo massimo del contribuito è fissato a 100 euro l’ettaro per una superficie coltivata a grano duro nel limite di 50 ettari a beneficiario ed è concesso nel regime degli aiuti “de minimis” del settore agricolo, ovvero entro un valore massimo di 20.000 euro nell’arco di tre esercizi finanziari.

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Pubblicato su “Nature Genetics” il genoma del frumento duro

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 aprile 2019

Il genoma studiato contiene 66.000 geni e la sua analisi ha consentito di identificare decine di migliaia di marcatori molecolari che potranno essere utilizzati per la selezione di varietà migliorate. Un lavoro fondamentale, che costituirà un riferimento per tutta la futura attività di miglioramento genetico e per l’identificazione e la tutela delle diverse tipologie di frumento attraverso tecniche di tracciabilità molecolare.Il frumento duro, la materia prima della pasta, icona del “Made in Italy” alimentare, è stato selezionato dall’uomo a partire dal farro alcune migliaia di anni fa in Mesopotamia, ma si è diffuso in Italia alla fine del dell’impero romano ed oggi viene coltivato in tutti i continenti. Nel bacino del Mediterraneo è la principale fonte di reddito per molti piccoli agricoltori nelle aree marginali dell’Africa settentrionale e del Medio Oriente, ma deve fare i conti con i preoccupanti cambiamenti climatici in atto e con una forte pressione demografica in grado di provocare tensioni sociali e flussi migratori. Solo una efficace azione di miglioramento genetico potrà consentire di selezionare varietà più produttive ed ecosostenibili in grado di garantire un reddito adeguato in regioni così a rischio.Nel corso del lavoro, le conoscenze sul genoma sono state utilizzate per comprendere il processo evolutivo che ha portato dal farro selvatico (il progenitore del farro coltivato) al moderno frumento duro e per isolare un nuovo gene capace di limitare l’accumulo di cadmio nei semi, un chiaro esempio di come lo studio dei genomi consente la scoperta di fattori che aumentano ulteriormente la salubrità e la qualità del frumento duro e della pasta.
Lo studio è firmato da oltre 60 autori di 7 diversi paesi coordinati da Luigi Cattivelli del CREA insieme ad un team internazionale costituito da Curtis Pozniak dell’Università di Saskatchewan (Canada), Aldo Ceriotti e Luciano Milanesi del CNR, Roberto Tuberosa dell’Università di Bologna e Klaus Mayer dell’Helmholtz Zentrum München (Germania). Inoltre, tra le altre istituzioni partecipanti vi è un ulteriore contributo italiano rappresentato dall’Università di Bari.
Il lavoro ha beneficiato di diversi finanziamenti, tra cui un importante contributo del progetto Bandiera MIUR InterOmics, coordinato da Luciano Milanesi. Tutti i risultati delle annotazioni del genoma sono consultabili presso il sito http://www.interomics.eu/durum-wheat-genome e nella banca dati scientifica GrainGenes. Il lavoro pubblicato in Nature Genetics dal titolo “Durum wheat genome highlights past domestication signatures and future improvement targets” è disponibile a questo link: http://dx.doi.org/10.1038/s41588-019-0381-3

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Seminare senza arare per salvare ambiente e grano duro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 ottobre 2016

agricolturaL’impegno per la produzione di un grano di qualità ha un impatto diretto sulla dieta mediterranea che l’Unesco ha riconosciuto come uno dei patrimoni culturali immateriali dell’umanità. L’importanza del lavoro svolto da Semina Diretta 2.0 si inserisce quindi in un contesto globale». Così il segretario generale della Commissione nazionale per l’Unesco, Enrico Vicenti, ha salutato il primo GraNotill Day, convegno nazionale su semina diretta e coltivazione del grano duro patrocinato dal ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali (ieri nella sala dell’Istituto di S. Maria in Aquiro del Senato della Repubblica). Un evento organizzato da Semina Diretta 2.0, associazione impegnata nella tutela dell’ambiente attraverso la promozione della coltivazione cerealicola senza aratura.
Poco praticata in Italia, la semina diretta è una tecnica di agricoltura conservativa che consiste nel non lavorare il terreno, preservando così la sostanza organica e l’ecosistema presente negli strati superficiali del suolo e riducendo sensibilmente le emissioni di CO2. Tutti benefici acclarati, tanto che nel mondo sono circa 130 milioni gli ettari coltivati con questa tecnica: più o meno il 9% della superficie agricola utilizzata. «Queste superfici sono però concentrate prevalentemente nel continente americano – spiega il professor Dario Giambalvo, docente di scienze agrarie all’Università di Palermo e membro del comitato scientifico di Semina Diretta 2.0 – . In Europa la diffusione è contenuta e in Italia rappresenta meno dell’1% del suolo coltivato». Come mai? «Mentalità, tradizione o spesso pregiudizi. Ma anche mancanza di politiche che ne promuovano la diffusione e la frammentazione delle aziende che la praticano. Senza contare che alcuni agricoltori non hanno avuto i risultati sperati dal primo anno. La semina diretta richiede meno lavoro e da risultati equivalenti, tuttavia è necessario applicarla correttamente».
Dello stesso avviso il professor Rodolfo Santilocchi, docente di Agronomia all’Università Politecnica delle Marche, anche lui membro del comitato di Semina diretta 2.0. Santilocchi ha impostato una prova di non lavorazione nel ’93, la prima in Italia, favorendo la diffusione della pratica nella sua regione: «Nelle marche ci sono ora circa 200 seminatrici, gli agricoltori risparmiano dai 250 a 350 euro a ettaro e, in media, 100 kg di gasolio, impiegando meno acciaio e meno gomma».
Ma i vantaggi economici, anche sommati agli evidenti benefici per l’ambiente, non sembrano essere sufficienti per una più ampia diffusione di questa pratica agricola. In buona parte questo è dovuto «alla carenza di informazioni e alla difficoltà di accesso alle stesse – ha spiegato il professor Francesco Zecca dell’Università la Sapienza di Roma –. C’è poi la frammentazione legislativa dovuta alla mancanza di un coordinamento nazionale della semina diretta». Sulla stessa lunghezza d’onda Patrizia Marcellini, coordinatrice del settore Grandi Colture dell’alleanza delle Cooperative Agroalimentari: « L’Italia non può avere venti agricolture diverse. I contributi devono essere armonizzati secondo linee generali e nazionali». Senza contare che la tecnica, pur essendo «un valido aiuto per l’azienda agricola, non basterà a risolvere i problemi se però non si interviene anche sulla filiera», come fatto presente dal dott. Pierdomenico Ceccaroni, della federazione nazionale cereali alimentari di Confagricoltura.
Condizioni queste che non possono essere superate semplicemente con incentivi statali: «Lo sviluppo della semina diretta, al di là di finanziamenti pubblici che dovranno tener conto dei punti deboli della catena, passa attraverso due concetti – spiega Luca Bianchi, capo del Dipartimento delle politiche per la qualità agroalimentare del ministero delle Politiche agricole – una certificazione della tecnica in azienda e un’accettazione dei suoi vantaggi presso il consumatore. Crediamo comunque nei benefici che la tecnica può offrire ad agricoltura ed ambiente, può essere una grossa opportunità».

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Ribassi grano duro

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 febbraio 2015

agricolturaDopo i rialzi osservati nella prima parte dell’attuale campagna, tornano a scendere i prezzi all’ingrosso del frumento duro nazionale. E’ quanto emerge dall’analisi della Borsa Merci Telematica che evidenzia come a gennaio le quotazioni del frumento duro fino abbiano ceduto l’1,3% su base mensile, attestandosi su un valore medio di 383 €/t. Un andamento che ha trovato ampia conferma nelle prime rilevazioni di febbraio, che hanno mostrato un’accentuazione della fase di ribasso. Il confronto anno su anno si è mantenuto comunque ampiamente positivo, pari a +39,7%. A gennaio si è rilevata invece una dinamica congiunturale positiva sia per il frumento tenero panificabile (+1,8%) che per il mais secco (+1,2%), riconducibile in entrambi i casi ai rialzi registrati nelle prime rilevazioni dopo le festività natalizie. Su base annua, al contrario, il confronto continua ad essere negativo per tutti e due i prodotti cerealicoli, sebbene più accentuato per i prezzi all’ingrosso del mais (-17,8%) rispetto al frumento tenero (-5,6%).

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Grano duro: accordo S.I.S. De Cecco

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 aprile 2012

Un lavoro di collaborazione e di ricerca comune per incrementare la qualità della produzione nazionale di frumento duro destinata al pastificio De Cecco. È l’obiettivo dell’accordo siglato a fine gennaio tra SIS (Società Italiana Sementi), prima società nazionale nel comparto delle sementi di cereali a paglia, e De Cecco, azienda leader nel settore delle paste di semola di alta qualità.
L’accordo è stato sottoscritto dal direttore generale di SIS, Claudio Mattioli, e dal presidente di De Cecco, Filippo Antonio De Cecco, ed è stato il frutto dell’ attento e puntuale lavoro scientifico di Stefano Ravaglia, responsabile ricerca e sviluppo di SIS, e di Tullio Di Primio, responsabile qualità di De Cecco. L’intenzione è di arrivare ad individuare, attraverso un accurato lavoro di screening dei materiali messi a disposizione da SIS, alcuni genotipi di frumento duro innovativi, sia per le caratteristiche di attitudine alla pastificazione, sia per l’adattabilità alla coltivazione nel territorio italiano e più specificamente nel Centro-Sud Italia.
L’intesa prevede di conseguenza di avviare una specifica sperimentazione di campo e laboratorio per valutare le potenzialità produttive, l’adattabilità e le caratteristiche merceologiche e tecnologiche di linee di frumento avanzate di cui SIS già dispone. E in seguito di incrementarne il numero, attraverso l’impiego di mezzi e dotazioni che consentano l’ accelerazione dei tempi di ottenimento di linee già fissate. Grazie poi all’esperienza acquisita nell’ambito di altri progetti di filiera, verrà allestita una serie di iniziative all’interno dei bacini di approvvigionamento della De Cecco, allo scopo di migliorare le conoscenze per la coltivazione in pieno campo e fornire informazioni sulla gestione agronomica più adeguata alle peculiarità dei nuovi materiali nei diversi comprensori “Questo accordo – ha commentato il presidente di SIS, Gabriele Cristofori – rappresenta un importante risultato per tutto il mondo agricolo ed è l’ ulteriore affermazione per SIS che, scelta da un’azienda come De Cecco, indiscusso leader per qualità ed immagine, ha visto riaffermato il proprio ruolo di capofila del mondo sementiero a livello nazionale” “Siamo fieri dell’ accordo raggiunto con SIS – ha poi dichiarato il presidente di De Cecco, Filippo Antonio De Cecco – perché riteniamo di riuscire a raggiungere il nostro obiettivo che è quello di utilizzare grano duro italiano di eccellente qualità in un’ottica di ulteriore incremento del nostro ruolo di interpreti della qualità e tipicità della pasta italiana nel mondo”.

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Succo di arance

Posted by fidest press agency su sabato, 14 maggio 2011

Siamo tutti convinti che quando beviamo un succo di arance queste provengano dal sud Italia. Non e’ proprio così. La maggior parte del succo di arance che si beve in Europa, circa l’80%, proviene dal Brasile e dagli Stati Uniti (USA). Il succo d’arancia è solitamente esportato in forma liofilizzata e viene addizionato con l’acqua nel luogo di destinazione. Un altro colpo alla italianità di un prodotto che si riteneva specificatamente tale, così come l’olio di oliva e il grano duro con il quale si fa la pasta. Il motivo è semplice: le varietà americane sono più adatte alla produzione industriale di succhi, quelle italiane per il consumo tal quale. Ci sono anche succhi di frutta italiani ma la dizione “made in Italy” non è obbligatoria ma si può sempre aggiungere.
Consigliamo di bere una spremuta fatta sul momento o di mangiare arance: contengono piu’ flavonoidi (antiossidanti) dei succhi “industriali” senza polpa. C’e’, inoltre, il problema del gusto: una spremuta fresca ci sembra piu’ gustosa. Ma è un problema, per l’appunto, di gusti. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Apertura Mulino Moro di Bottonera 2009

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 aprile 2009

In occasione delle feste pasquali riapre i battenti al pubblico il Mulino di Bottonera, meravigliosa testimonianza di archeologia industriale. L’apertura del Museo è prevista, con il patrocinio della Comunità Montana,  per sabato 11 aprile. La fabbrica, realizzata per la lavorazione del grano tenero e del grano duro fondata dal Signor Carlo Moro nel 1867, rivestì per molto tempo un ruolo fondamentale nell’economia della Valle ed oggi rappresenta l’unica testimonianza dell’esistenza di un’area industriale in Valchiavenna e l’ultimo esempio di tecnologia industriale aperta al pubblico in tutta Italia. “Il Mulino della Bottonera” – strutturato su tre piani ed organizzato secondo un complesso gioco di pulegge, nastri e macine – operava ininterrottamente 24 ore su 24, producendo farina per pasta e pane; il tutto, sfruttando l’energia idraulica prodotta dal fiume Mera. L’edificio cessò l’attività negli anni Sessanta. In accordo con l’Amministrazione Provinciale, nel 1997 la Comunità Montana della Valchiavenna decise di acquistare questo reperto industriale per ristrutturarlo. Il merito del restauro della struttura va attribuito ai volontari dell’OVVA, l’Organizzazione Volontari dalla Valchiavenna Anziani, che con circa nove mila ore di lavoro gratuito hanno recuperato in modo perfetto questa importante risorsa. (foto mulino)

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