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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

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Dove c’è olio di palma ci sono sempre più grassi saturi?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 maggio 2017

olio di palmaLa risposta è no. A rivelarlo è l’ultimo studio realizzato dalla piattaforma Campagne Liberali, intitolato “Senza olio di palma, ma più saturi” che testa la composizione dei prodotti che hanno eliminato il palma dopo le pressioni mediatiche portate avanti da organizzazioni non governative e attivisti. Campagne Liberali è un’associazione di cittadini che difende la libertà di scelta e promuove il metodo scientifico e sperimentale.Lo studio – condotto selezionando un campione esemplificativo di 25 prodotti del mercato alimentare italiano destinati soprattutto a bambini e adolescenti – analizza le etichette e confronta le tabelle nutrizionali e la lista degli ingredienti, in particolare i grassi saturi e la tipologia di oli e grassi impiegati. Il risultato è il seguente: in molti dei prodotti che hanno sostituito l’olio di palma con altri ingredienti, la percentuale di grassi saturi è comunque superiore o simile rispetto ad altri prodotti analoghi che lo utilizzano.In un caso specifico, a fronte della sostituzione dell’olio di palma con altri oli vegetali, la presenza di grassi saturi è addirittura aumentata di 5 grammi rispetto alla precedente composizione del medesimo prodotto . In altri casi il vantaggio dei prodotti senza palma è assente o assolutamente poco significativa dal punto di vista nutrizionale, considerando anche la dieta giornaliera nel suo complesso e il profilo nutrizionale di questi prodotti dal punto di vista lipidico e calorico*. Oltretutto anche la normativa europea richiede che le riduzioni dei grassi e grassi saturi, affinché non si determini una comunicazione fuorviante al consumatore, possano essere comunicate solo se in percentuali significative rispetto alla media del mercato.Lo studio vuole aprire una riflessione sulle confezioni dei prodotti alimentari che riportano claim apparentemente salutisti, come il “senza olio di palma”. Secondo Campagne Liberali, questi claim sono spesso fuorvianti per il consumatore, come dimostra la ricerca: l’assenza di olio di palma, infatti, ben evidenziata sulle confezioni e nell’ambito di diverse campagne di comunicazione, è stata associata erroneamente a una salubrità maggiore dei prodotti. Tuttavia l’analisi delle tabelle nutrizionali dimostra che in casi importanti e noti ciò non corrisponde alla realtà. Soprattutto nei prodotti più gustosi ed attraenti per i giovani consumatori. “L’uso indiscriminato della pubblicità “senza olio di palma” – sostiene l’associazione Campagne Liberali – Cittadini liberi di scegliere – evidenziata sulle confezioni dei prodotti alimentari, nei siti web e nelle campagne di comunicazione sui media sta spesso fuorviando il cittadino consumatore e le sue scelte. Per questo abbiamo voluto analizzare le argomentazioni e i claim che hanno riguardato in questi mesi l’olio di palma. Il nostro metodo sperimentale ha voluto mettere in luce che certe accuse spesso risultano essere false e che le pubblicità sui prodotti spesso si rivelano ingannevoli, e ciò è ancora più grave quando si tratta di prodotti destinati per lo più ai bambini e alla fascia di età degli under 18″. (foto: olio di palma)

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Funzionalità della memoria

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 settembre 2014

memoriaGli Omega-3 (ω3) sono acidi grassi poli-insaturi essenziali, che possono essere introdotti nell’organismo soltanto attraverso un’alimentazione ricca di pesce ed di alcuni tipi di vegetali (ad esempio, semi di lino, colza, soia, noci, avena, mandorle, nocciole, mais, alghe, alcuni frutti come l’avocado). Costituendo la componente principale delle membrane neuronali (corrispondente a circa il 25% dei grassi cerebrali totali), gli ω3 sono necessari non solo per un normale sviluppo del cervello, ma anche per il mantenimento delle sue funzioni in età adulta. Tuttavia, con l’avvento della rivoluzione industriale la dieta si è sempre più arricchita di cibi elaborati, già pronti e a buon mercato (fast food). Di conseguenza, l’apporto dietetico dei grassi ω3 è drasticamente diminuito, a favore dei grassi saturi (contenuti nella carne, negli insaccati, nei formaggi, nel latte, burro, strutto, negli oli di cocco e di palma), dei grassi poli-insaturi ω6 (contenuti nei cereali, legumi, negli oli di semi) e di tipo trans (contenuti nella margarina o negli alimenti fritti in oli/grassi semi-idrogenati). Tale disequilibrio dietetico nell’apporto di acidi grassi ω3 aumenta il rischio di sviluppare malattie metaboliche e produce uno stato pro-infiammatorio cronico che con l’invecchiamento si associa ad un più elevato rischio di malattie cardio- e cerebrovascolari.Recenti studi epidemiologici e sperimentali hanno inoltre dimostrato una stretta correlazione tra bassi livelli di grassi ω3 ed incremento del declino cognitivo e di malattia di Alzheimer nella popolazione anziana. Considerando che l’età media della popolazione mondiale è in netto aumento, così come la crescita delle malattie neurodegenerative, sembra di grande attualità poter disporre di validi ausili dietetici per poter prevenire o quanto meno ritardare l’insorgenza di questi disordini. Un crescente numero di studi indica che un adeguato apporto di grassi ω3 è in grado di preservare le funzioni cognitive negli anziani.Tra i più recenti ed innovativi, uno studio sperimentale su animali di laboratorio condotto presso la Fondazione Santa Lucia di Roma (Cutuli et al., 2014)*, ha permesso di dimostrare che una supplementazione dietetica con acidi grassiω3 della durata di 2 mesi, iniziata quando gli animali erano già anziani, permetteva di migliorare la funzionalità dell’ippocampo, la struttura cerebrale deputata all’immagazzinamento della memoria e maggiormente colpita nei pazienti affetti da demenza.Il ripristino delle funzioni di memoria nei topi anziani alimentati con aggiunta di grassi ω3 si associava ad un aumento del volume dell’ippocampo, all’aumento della neurogenesi ippocampale e persino ad un aumento dell’arborizzazione dendritica dei neuroni ippocampali neo-formatisi (vedi Figura). Tali modificazioni erano accompagnate e sostenute da ulteriori effetti benefici, quali la riduzione dei livelli di neuro-infiammazione (aumento della reattività microgliale e riduzione dell’astrocitosi, dei livelli i lipofuscina e dell’apoptosi ippocampale), l’incremento dei livelli cerebrali di grassi ω3 e l’innalzamento dei livelli di acetil-carnitina.
I risultati ottenuti aprono nuove prospettive per la prevenzione del declino cognitivo durante l’invecchiamento nell’uomo, mediante un più mirato utilizzo dei grassi ω3 nella dieta dei soggetti anziani e dei pazienti in fasi precoci di demenza. (memoria)

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