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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Posts Tagged ‘grasso’

Dieci regole per combattere la cellulite

Posted by fidest press agency su domenica, 17 maggio 2020

Patrizia Gilardino, chirurgo estetico, indica il decalogo per rimettersi in forma anche da casa dopo settimane di quarantena. «Non servono eccessi, ci vuole regolarità» Innanzitutto, fare movimento. «Non occorre essere degli atleti professionisti e neppure passare tutta la giornata a fare ginnastica, ma dedicare almeno mezzora ogni giorno a fare esercizio fisico è sicuramente un buon punto di partenza per rassodare la nostra massa muscolare e combattere i piccoli accumuli di grasso».
Secondo, per favorire la circolazione e combattere il ristagno dei liquidi, spesso all’origine della cellulite, fare una breve camminata oppure, sfruttando le agevolazioni, una bella pedalata in bicicletta. L’importante è non rimanere seduti tutto il giorno.
Terzo, seguire una dieta varia e composta da prodotti freschi. «La nostra dieta mediterranea è un ottimo punto di riferimento; inoltre, con la bella stagione aumenta anche la disponibilità di frutta e verdura fresche», prosegue la specialista.
Quarto, sempre guardando alla tavola, «meglio evitare cibi confezionati e quelli che contengono grassi saturi e zuccheri o farine raffinati», prosegue.
Quinto, tra gli stili di vita corretti una voce a parte riguarda i vizi: «No al fumo perché, oltre a danneggiare la nostra salute, compromette anche la circolazione non permettendo che tutto il nostro corpo sia ossigenato come dovrebbe».
Sesto, ad un bicchiere di vino, soprattutto se buono, è difficile rinunciare. «Ma ricordiamoci che l’abuso di alcol fa male. Meglio ridurre al minimo il ricorso ai superalcolici».
Settimo, «bere molta acqua, meglio se naturale: il classico consiglio è di berne almeno due litri al giorno», continua. «Inoltre, meglio limitare il ricorso a bibite gassate e zuccherate; limitare anche, se non si praticano sport a livello agonistico, anche il ricorso ad integratori».
Ottavo, tra i trattamenti di medicina estetica prediligere quelli drenanti. «È il caso, ad esempio, della mesoterapia che permette di smaltire tutti i liquidi che si sono stagnati e quindi di rimuovere gli elementi tossici che, depositandosi nel tessuto, causano infiammazioni ed inestetismi».
Nono, nelle situazioni un po’ più compromesse, orientarsi versi i trattamenti più naturali. Ad esempio, «la carbossiterapia permette di agire in profondità sfruttando le proprietà benefiche dell’anidride carbonica che è un potente vasodilatatore capace di attivare il microcircolo in alcune particolari zone del corpo».
Decimo, «evitare il fai da te e non esiste una soluzione che va bene ed è efficace per tutti. Ogni percorso terapeutico deriva da una specifica visita medica; ed è il medico che indica la strada da percorrere», conclude Gilardino. «In queste settimane di limitazioni però, possiamo da soli fare un po’ più di attenzione a cosa mettiamo in tavola e sforzarci di fare qualche camminata. Una volta riaperti gli studi medici, il percorso potrà essere affinato con una dieta mirata e focalizzato sulle specifiche esigenze della paziente con i trattamenti più adeguati».
Patrizia Gilardino – profilo professionale. Laureata in Medicina e Chirurgia all’Università degli Studi di Milano nel 1988, Patrizia Gilardino si è specializzata nella Scuola di Chirurgia Plastica Ricostruttiva dell’Università degli Studi di Milano nel 1993. Iscritta all’Ordine dei Medici di Milano dal 1989, ha lavorato fino al 2003 all’Unità Funzionale di Chirurgia Plastica dell’Ospedale Multimedica di Sesto San Giovanni. Esercita la libera professione al Poliambulatorio della Guardia di Finanza di Milano, al Centro Dermatologico Europeo, nel proprio studio di via Colonna a Milano e nello studio di via Colombo 44 a Piacenza. È membro della Società di verifica e controllo di qualità e della Società americana di chirurgia plastica. È socio Sicpre (Società italiana di chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica) ed è iscritta all’Associazione Italiana Chirurgia Plastica Estetica (Aicpe) http://www.gilardinochirurgiaestetica.eu.

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Grasso, Serracchiani e le parole che fanno male

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 dicembre 2017

pietro grasso“Non condivido nulla di quello che ha detto quando ha giustificato la sua uscita dal PD, credo che debba molto al Partito Democratico e credo anche che avrebbe dovuto rispettare di più, non tanto me o altri dirigenti, facciamo politica e a volte facciamo confronti anche aspri, ma i tanti militanti del Partito Democratico”. Lo afferma Debora Serracchiani, Presidente Friuli Venezia Giulia, da Luca Telese e Oscar Giannino ai microfoni di 24Mattino su Radio 24. Sono in particolare le parole con cui il Presidente Grasso avrebbe giustificato la sua uscita dal PD ad aver infastidito la Serracchiani che su Radio 24 spiega: “ Dire ‘Non c’è più il partito democratico. Il partito democratico è un’altra cosa’, io avrei utilizzato parole diverse, ma siamo diversi” (n.r. Comprendiamo che alla Serracchiani certe verità le fanno male (veritas odium parit) ma deve farsene una ragione. Renzi ha impresso una svolta al partito che ha di fatto escluso gran parte di quella componente che si rifà alla sinistra italiana e che in precedenza, sia pure con una dialettica interna serrata, conviveva con l’altra anima centrista. D’altra parte se puntualizziamo il fatto che Grasso non ha “giustificato” come afferma la Serracchiani, la sua uscita dal PD ma lo ha “spiegato” e ciò vuol dire che si tratta di un lessema non da poco.)

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Troppo grasso sul girovita aumenta lo spessore dei ventricoli

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 settembre 2016

cardiology congress-2016Roma.“La diagnosi di sindrome metabolica sulla base della misura del giro vita è importante per predire le malattie cardiovascolari” – spiega Leonardo Bolognese – Direttore Cardiologia ospedale di Arezzo – “allo stesso tempo la pressione sanguigna è associata ad una maggiore massa ventricolare sinistra che predice in maniera indipendente i disturbi di cuore”.
“Lo studio giapponese presentato all’ESC dal Dipartimento di Cardiologia del Women Medical University” – aggiunge Franco Romeo – Direttore Cardiologia Policlinico Tor Vergata di Roma – “aveva lo scopo di indentificare danni d’organo maggiori come predittori dell’ipertrofia ventricolare in soggetti sani. Sono stati quindi arruolati 1056 partecipanti sani (senza diabete, malattie renali croniche od altre condizioni cardiache) e sottoposti ad una serie di esami tra cui una ecocardiografia transtoracica.
Un indice maggiore di 51g/m2.7 era valutato come indicatore di alterazione del ventricolo sinistro (LVM) e le analisi di regressione statistica che hanno preso in esame la massa del ventricolo con sei fattori di rischio cardiovascolare tra cui la presenza o meno di obesità (Waist circumference >85 negli uomini e >90 nelle donne)”.
Su un totale di 1010 adulti di età media 62.8 anni (621 maschi) è stata riscontrata una ipertrofia ventricolare nel 20,7% dei soggetti sani e nel 33% degli obesi. L’aumento della massa del ventricolo è stata poi correlata ad età, pressione sistolica e diastolica e WC, risultati predittori indipendenti di sofferenza del muscolo cardiaco. I soggetti obesi in particolare presentano un rischio 3.3 volte superiore rispetto ai soggetti normopeso.
“Un problema se pensiamo che il 10% della popolazione è sovrappeso e che l’ipertrofia del ventricolo sinistro è una condizione in cui il muscolo diventa meno elastico. Condizione che inizialmente non dà sintomi ma può manifestarsi con difficoltà respiratorie, dolore toracico, vertigini e capogiri: effetti della difficoltà che il ha il cuore a pompare il sangue” spiega Michele Gulizia – Direttore Cardiologia Ospedale Garibaldi di Catania – “questa condizione è presente in una percentuale variabile tra il 15 e il 55% (a seconda degli studi) degli ipertesi e determina una mortalità a dieci anni di circa il 24%. Questo significa che uno su 4 non ha una prospettiva di sopravvivenza a lungo termine. Si tratta di quell’ampio range di morti definite evitabili che possono essere contrastate con azioni di screening, prevenzione e monitoraggio”.

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Il grasso pesa sul cuore

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 agosto 2016

obesoL’epidemia di obesità nei bambini e negli adolescenti ha reso necessario prestare sempre maggiore attenzione all’influenza dell’eccesso di grasso sia sulla struttura che sulla funzione del cuore. Lo studio ‘ORIGIN’ aveva lo scopo di valutare la frequenza e l’incidenza di anomalie cardiovascolari in una coorte di bambini in età prescolare aumentati di peso negli ultimi 12 mesi.
Lo studio è stato condotto dagli specialisti dell’ospedale Bambin Gesù di Roma insieme all’università di Tor Vergata, alla Sapienza e alla Federazione Italiana di Medici Pediatri tra marzo 2013 e marzo 2014 nella città di Roma. 13 pediatri di famiglia hanno arruolato bambini sani di età compresa tra 2 e 6 anni durante visite di routine per un totale di oltre 5.700 bambini selezionati tra quelli il cui indice di massa corporea era transitato da normale a sovrappeso o obeso nei precedenti 12 mesi, coerentemente con la classificazione dell’International Obesity Task Force, il campione finale comprendeva 155 bambini: 18 di peso normale (pari all’11,6%), 70 sovrappeso (45,2%) e 67 obesi (43,2%).
I piccoli volontari sono stati sottoposti a valutazioni cliniche di laboratorio e indagini ad ultrasuoni e i risultati dell’analisi statistica hanno mostrato che gli obesi avevano una più alta massa del ventricolo sinistro rispetto ai pari sovrappeso; oltre ad un valore più alto nel diametro di eiezione ventricolare sinistro.
Sempre nei bambini obesi sono stati riscontrati valori più alti di grasso intorno all’epicardio rispetto al gruppo dei sovrappeso e dei normopeso. Questa ricerca ha dimostrato che effetti anabolici precoci dell’obesità sia sulla massa cardiaca che sulla dimensione delle camere del cuore e ha confermato il grasso eccessivo come un fattore di rischio indipendente anche in virtù del fatto che durante la crescita il cuore va incontro ad adattamenti strutturali che possono avere conseguenze nell’età adulta.
“L’attenzione al peso durante l’attività evolutiva e come fattore di rischio cardio-metabolico è una priorità di salute pubblica” afferma Michele Gulizia – Direttore Cardiologia Ospedale Garibaldi di Catania – che introduce i risultati di uno studio condotto nell’ospedale tedesco di Nuremberg: “I ricercatori hanno misurato il BMI (indice di massa corporea), la circonferenza addominale, il rapporto altezza-bacino, pressione sanguigna e lipidi a digiuno in 10.841 ragazzi di età compresa tra i 3 e i 18 anni classificati secondo il BMI in normopeso, sovrappeso e tre classi di obesità calcolate sul 95° percentile.
La prevalenza di obesità addominale e del rapporto altezza-bacino era 2,5% o 3,8% nei soggetti con peso normale, 38% o 40,8% nei ragazzi sovrappeso, nell’80% o 80,7% nei soggetti appartenenti al gruppo dell’obesità di classe 1 circa il 100% nelle classi 2 e 3.
La prevalenza di ipertensione raddoppiava dai normopeso ai sovrappeso aumentando ulteriormente quando si passava ad osservare i gruppi di obesi di classe 1 e 2 (che nei maschi aumentava rispettivamente del 19,4% e del 20,3% e nelle femmine del 23,6% e del 37,5%). Progressione lineare anche per il passaggio 2 alla 3 di obesità che nei maschi raggiungeva il 62,5% e nelle femmine il 71,4%. Paragonati ai soggetti normopeso quelli con i kili in più mostravano valori significativamente più elevati del profilo lipidico, con una prevalenza di dislipidemia più alta in entrambi i sessi: negli obesi di classe 3 il 100% e il 90% dei maschi aveva bassi valori di HDL-C”.
“I valori ematici analizzati in questo importante studio anche per il numero di soggetti osservati mostra un alto rischio cardiovascolare per gli stessi fattori che affliggono gli adulti: dal grasso addominale, passando per l’ipertensione e la dislipidemia. Nel recente congresso dell’American Heart Association è stato sottolineato come l’obesità infantile sia aumentata del 300% negli ultimi 30 anni” – aggiunge Franco Romeo – Direttore Cardiologia Policlinico Tor Vergata di Roma –, del congresso e una interessante ricerca del professor Li Yuan Jing ha sottoposto ad imaging cardiaco 20 bambini obesi e 20 sani di età medi di 8 anni mostrando un aumento del 27% della massa del ventricolo sinistro ed un inspessimento del miocardio nel 12% degli obesi. Nonostante nessuno presentasse ancora segni o sintomi conclamati di sofferenza cardiaca, queste condizioni sono prodromiche di patologie età adulta”.

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Tutto quello che c’è da sapere sul trapianto di grasso

Posted by fidest press agency su sabato, 11 giugno 2016

gandolfiFino a 15 anni fa si buttava, oggi è tanto prezioso da essere conservato in banca. È il grasso aspirato dai chirurghi plastici durante la liposuzione e utilizzato per il lipofilling, ossia l’impianto di tessuto adiposo nello stesso paziente per ridare volume al viso o al corpo o, grazie alle cellule staminali in esso contenute, per rigenerare i tessuti. Con 28.500 interventi nel 2014, il trapianto di grasso autologo è l’intervento di chirurgia plastica più in crescita (+20% in un anno, dati Aicpe). Inoltre negli ultimi 5 anni sono aumentati esponenzialmente gli articoli scientifici dedicati all’argomento. Nell’ultimo congresso organizzato dall’Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica (Aicpe), ci sono stati molti interventi su questo tema con i maggiori esperti internazionali.«Negli ultimi anni il trapianto di grasso ha fatto grandi passi in avanti. Oggi sono molto più chiare che in passato le basi biologiche che rendono efficace questa metodica» dice il presidente di Aicpe, Eugenio Gandolfi.Due sono gli ambiti di ricerca principali: il primo riguarda la tecnica da utilizzare per l’impianto, il secondo l’utilizzo delle cellule staminali che contiene.
La novità più sostanziale riguarda la conoscenza e l’uso delle cellule staminali: il tessuto adiposo ha il vantaggio di averne in quantità decisamente più alta rispetto ad altri tessuti utilizzati per la loro selezione, come il midollo osseo. «Gli studi hanno dimostrato che le cellule staminali hanno un’enorme capacità di rigenerazione dei tessuti, da quelli cicatriziali a quelli invecchiati, che hanno in alcuni ambiti capacità o potere terapeutico – prosegue -. Sembra ormai certo che, nell’ambito della chirurgia plastica, il volume di grasso che “attecchisce” è superiore se il numero di staminali presenti nel tessuto trasferito è più alto. Da qui nascono gli studi attuali, che mirano ad arricchire i prelievi di grasso di cellule staminali. E qui entrano in gioco le banche delle staminali del grasso, che stanno nascendo per conservare il materiale non utilizzato».Quali gli utilizzi del trapianto di grasso? Non c’è zona del corpo in cui non si possa trapiantare il grasso. Queste sono comunque le più gettonate:
– Viso. Con il grasso si pone rimedio alla perdita di volume del volto, palpebra e sopracciglia incluse
– Cute. Il trapianto di grasso contribuisce, grazie alle cellule staminali, a un miglioramento complessivo della qualità della pelle
– Corpo. È un’alternativa alle protesi di silicone per seno e glutei
– Rimodellamento corporeo. Trasferire grasso significa prelevare prima con la liposcultura. Non bisogna dimenticare infatti che il trapianto di grasso prevede sempre la riduzione di adipe nelle zone dove è più in eccesso, di solito fianchi e addome
– Cicatrici. Il trapianto di grasso serve per riempirle e diminuirne la visibilità (foto gandolfi)

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Il grasso della liposuzione si mette in banca

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 gennaio 2011

Mettere in banca le preziose cellule staminali contenute nel grasso aspirato durante la liposuzione per utilizzarle un domani per ringiovanire o per migliorare il proprio corpo. E’ la nuova frontiera della medicina estetica e consiste nella conservazione delle cellule mesenchiali presenti nel grasso aspirato durante la liposuzione, che in questo modo non viene buttato o utilizzato subito per un lipofilling, ma viene messo al sicuro in una banca in Belgio per essere utilizzato in un prossimo futuro.
«Il lipofilling, ossia l’innesto del proprio grasso come trattamento anti-age nel viso o per rimodellare il corpo, ad esempio seno, gambe e addome, è ormai una realtà consolidata nella medicina estetica, in quanto si tratta di una soluzione naturale, atossica e senza il rischio di rigetto» afferma Alessandro Gennai, chirurgo plastico di Bologna socio dell’Eafps (European academy of facial plastic surgery) che esegue questo trattamento da anni. Fino a oggi, tuttavia, era necessario eseguire il prelievo dei tessuti adiposi e l’innesto durante lo stesso intervento, in quanto il grasso non poteva essere conservato e in alternativa andava buttato.  Una delle più importanti banche europee di crioconservazione di tessuto adiposo è Cryo-Lip, che fa parte della multinazionale Cryo Save, nata per la conservazione delle cellule staminali: «La conservazione delle staminali del grasso è una novità assoluta del 2010, resa possibile grazie ai progressi fatti nel campo della raccolta e lavorazione della preziosa miscela ricca di staminali» afferma Stefano Davanzo responsabile di Cryo Lip Italia. In Italia è stata introdotta da fine settembre, ed è stato il secondo paese in Europa a praticarla tre mesi dopo la Spagna. Oggi è diffusa anche negli Stati Uniti, Grecia, Bulgaria, Ungheria, Cipro e Paesi Bassi. «La tecnica di crioconservazione prevede di raccogliere, lavorare e conservare la miscela ricca di staminali adulte provenienti dalla liposuzione grazie a una nuova procedura di crioconservazione specifica per i tessuti adiposi – prosegue Davanzo -. Il grasso viene congelato a 196 gradi sotto zero in vapori di azoto libero e si può riutilizzare almeno per i 20 anni successivi per eventuali ritocchi, senza quindi ricorrere a nuovi prelievi, risparmiando tempi e costi». Se è vero che l’utilizzo del grasso congelato, nella stragrande maggioranza dei casi, è per motivi estetici, il materiale assicura comunque la possibilità di curare alcune patologie, senza poi considerare le frontiere della chirurgia rigenerativa.
«Per ora siamo nella prima fase del progetto, quella informativa dei medici – aggiunge Davanzo -. A differenza della raccolta delle staminali del cordone ombelicale, dove il medico ha un ruolo marginale in quanto è quasi sempre la paziente che decide e porta avanti il progetto con la struttura scelta, con Cryo Lip il chirurgo plastico è decisivo. E’ lui che propone il servizio , effettua prelievo e, nel 99% dei casi, inietta il tessuto. Per questo l’informativa è rivolta a medici selezionati, che devono avere una vasta esperienza, ma anche voglia di innovazione e motivazione».
Alessandro Gennai – Profilo professionale. Laureato con lode nel 1988 in Medicina e Chirurgia all’Università degli studi di Modena, Alessandro Gennai ha frequentato la Scuola Internazionale di Medicina Estetica alla Fondazione Fatebenefratelli di Roma e la specializzazione in Chirurgia Generale al Policlinico Universitario di Modena, per poi proseguire gli studi all’estero (Los Angeles, Chicago, Spagna, Brasile e Argentina). In particolare è stato negli Stati Uniti, dove ha appreso, primo fra gli italiani, la tecnica del lifting endoscopico dal suo “padre fondatore”, Nicanor Isse. Gennai è socio della Eafps, European Academy of Facial Plastic Surgery. Lo studio si trova in via delle Lame a Bologna (www.gennaichirurgia.it).

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