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Posts Tagged ‘gravidanza’

Riposo in gravidanza? Un mito da sfatare

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 Maggio 2021

“In Italia molti medici tendono ancora a prescrivere il riposo in gravidanza, secondo una tendenza ormai superata”. Ha affermato Daniela Galliano, medico chirurgo, specializzata in Ginecologia, Ostetricia e Medicina della Riproduzione, Responsabile del Centro PMA di IVI Roma. “Premesso che ogni gravidanza è diversa e rappresenta un caso a sé, è importante far presente che, nella maggior parte dei casi, il riposo può essere nocivo. La sedentarietà può determinare un aumento di peso, rischioso tanto per la madre quanto per il feto. Al contrario, uno stile di vita attivo, combinato a un’alimentazione sana e bilanciata, mantiene alto il metabolismo, migliora l’umore e protegge il sistema cardiocircolatorio”.“Chiaramente – ha specificato la dott.ssa Galliano – l’approccio all’attività fisica in gravidanza deve essere calibrato in maniera personale. Atlete professioniste o donne molto allenate potranno continuare la loro routine, allentando il ritmo con il procedere della gravidanza ed eliminando le attività pericolose o traumatiche. Mentre, per coloro che non hanno mai praticato sport, è consigliabile iniziare in maniera soft, camminando all’aria aperta e magari frequentando corsi di pilates o yoga ideati appositamente per le donne in gravidanza”.“In più, – ha continuato la Responsabile del Centro PMA IVI di Roma – è opportuno tener presente che durante i 9 mesi della gestazione il corpo subisce cambiamenti importanti, e rapportare ad essi l’attività fisica. In generale, per prevenire dolori lombari è bene rafforzare i muscoli addominali e il pavimento pelvico. Inoltre, dato che il crescere del pancione e del seno determinano una compressione del diaframma e uno squilibrio anteriore del peso corporeo, è consigliabile la ginnastica posturale per mantenere una postura corretta.Per minimizzare i problemi fisici legati alla gravidanza e arrivare pronte al momento del parto, può essere utile, alle donne non abituate allo sport, frequentare un corso di ginnastica preparto. Tali corsi sono ideati per preparare le donne al momento della nascita sia da un punto di vista fisico, rafforzando i muscoli addominali per gestire meglio la spinta, lavorando sull’apertura delle anche e sulla respirazione, ma anche a livello psicologico, per allentare le tensioni legate al parto”. “Infine, – ha continuato la Dott.ssa Galliano – è da tener presente che l’attività fisica è un toccasana non solo per le donne incinte, ma anche per coloro che cercano una gravidanza. In particolare, l’allenamento all’aperto è estremamente benefico per l’organismo. Diversi studi hanno dimostrato che il tempo all’aria aperta ha una funzione antidepressiva, allevia le infiammazioni, abbassa la pressione, aumenta le capacità mentali. Ne consegue che in un allenamento outdoor i benefici sono amplificati rispetto alla tradizionale palestra. All’esterno si avrà una maggiore ossigenazione, vantaggiosa tanto per l’apparato respiratorio quando per i muscoli; si farà il pieno di vitamina D, essenziale per l’assorbimento di calcio, fosforo e per il sistema immunitario. In più, all’aperto migliorano le prestazioni cardiovascolari e si determina un maggior dispendio di energie, dato dall’imprevedibilità dell’ambiente rispetto a quello ben conosciuto della palestra. Da ultimo, non va dimenticato che, secondo la cromoterapia, la vista del verde è rilassante e benefica per l’equilibrio da un punto di vista psichico ed emotivo”.

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Vaccino Covid-19: suggerimenti utili in gravidanza e allattamento

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 marzo 2021

I vaccini Covid-19 sono ormai realtà, e le donne in gravidanza e allattamento hanno molte domande su rischi e benefici. A rispondere ci provano i Centers for Disease Prevention and Control (Cdc), l’American College of Obstetricians and Gynecologists (Acog), la Society for Maternal-Fetal Medicine e l’Acip, il Comitato consultivo indipendente sulle pratiche di immunizzazione, concordando sul fatto che i vaccini a mRNA dovrebbero essere offerti anche in gravidanza e allattamento.Dato che tali vaccini non contengono particelle virali e che in poche ore o giorni le particelle di mRNA del vaccino vengono eliminate, è improbabile che queste raggiungano o attraversino la placenta. Non solo: l’immunità generata da una gestante vaccinata, ma soprattutto da una puerpera in allattamento, aiuta a mantenere il bambino al sicuro dopo la nascita. E gli eventi avversi? «Un effetto a breve termine, entro uno o due giorni dal vaccino, è la febbre che si manifesta nell’1-3% dei casi dopo la prima dose e nel 15-17% dopo la seconda» afferma Lisa Hollier del Baylor College of Medicine di Houston, Texas, esperta dell’Acog, spiegando che il rialzo termico, generalmente contenuto, può essere gestito con il paracetamolo, sicuro in gravidanza, e che raramente febbri alte e prolungate eventualmente sviluppate dalle gestanti possono portare a difetti alla nascita.Di seguito ecco gli altri consigli degli esperti: vaccinarsi appena possibile in presenza di fattori di rischio per gravi complicazioni da Covid-19 come ipertensione o obesità e/o potenziali esposizioni a Covid-19 dovute al lavoro, alla famiglia o alla comunità; vaccinarsi dopo il parto se la gravidanza è l’unico fattore di rischio per una malattia grave e se è possibile limitare le interazioni con le persone usando misure protettive (mascherina, igiene delle mani e distanziamento sociale); limitare l’esposizione al Covid-19 rinviando la vaccinazione al secondo trimestre, periodo in cui il rischio naturale di aborto spontaneo è basso. L’ultimo suggerimento è per le indecise: rinunciare al vaccino a mRNA e attendere un prodotto tradizionale simile all’antinfluenzale o ai vaccini Tdap (tetano, difterite, pertosse). Infine, le tempistiche: l’antinfluenzale e il Tdap sono raccomandati di routine in gravidanza, e se la donna sceglie di ricevere il vaccino Covid-19 durante la gestazione o nel post-partum, gli esperti dei Cdc consigliano di programmarlo almeno 14 giorni prima o 14 giorni dopo qualsiasi altra vaccinazione. (Fonte: ginecologia33)

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Gravidanze e diabete ma senza stress

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 ottobre 2020

Come superare un motivo di stress per tutte quelle donne con diabete che stanno per diventare mamme? La soluzione oggi per tutte le gravidanze complicate dal diabete nelle sue varie forme (complessivamente circa il 12-15% di tutte le gravidanze) viene dalla tecnologia grazie al 1° dispositivo approvato per le donne in gravidanza in grado di monitorare in continuo la glicemia. Un sistema semplice, accurato che senza bisogno di calibrazioni ha ricevuto il marchio CE per uso in gravidanza, e che aiuta a stabilizzare il controllo materno e a ridurre i rischi per il bambino quali la macrosomia neonatale e altre complicanze.Se ne è discusso nel corso nella 14ma edizione dell’appuntamento che ha visto riuniti clinici internazionali e nazionali per discutere gli ultimi aggiornamenti sulla gestione del diabete in gravidanza (Roma, ”14th One day on hyperglycemia in pregnancy”).

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COVID-19 e gravidanza: quale migliore prevenzione?

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 settembre 2020

Il Covid non ha fermato le nascite in Italia e in questi mesi le future mamme, positive al SARS-CoV-2 e non, sono state messe nelle condizioni di sentirsi al sicuro e protette per vivere il ‘lieto evento’ con serenità. Eppure, sono ancora molti i dubbi e i timori delle coppie che hanno appena iniziato una gravidanza o che hanno il desiderio di “mettere in cantiere” un figlio.A dare rassicurazioni e indicazioni per la prevenzione è la Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO), a partire dai dati dei lavori a cui ha contribuito il Prof. Enrico Ferrazzi, Professore ordinario di ginecologia del Policlinico di Milano-Mangiagalli, realizzato alla luce dell’esperienza lombarda e dei principali studi scientifici pubblicati in tutto il mondo. Il messaggio è univoco: l’arma per affrontare con successo la gravidanza e il parto si chiama prevenzione.La prima buona notizia è che la gravidanza non rappresenta fattore di rischio per l’insorgenza di complicanze da Covid-19, anzi la possibile gravità dell’infezione da SARS-CoV-2 sembra essere addirittura inferiore alle complicanze materne causate dalla ‘comune’ influenza (Ferrazzi, British Journal Obstet Gynecol, 2020). A confermarlo è uno studio inglese (Docherty, British Medical Journal, 2020) su 16mila casi di adulti ospedalizzati nel Regno Unito, dei quali solo 55 sono risultati essere donne in gravidanza. Numeri simili sono stati osservati in Lombardia nella fase più acuta della pandemia: su 1700 pazienti ricoverati in terapia intensiva solo 12 erano donne in età fertile (Grasselli, JAMA, 2020). In Italia nessuna donna gravida è deceduta per complicanze da Covid-19, anche nelle regioni più colpite dalla pandemia.Non vanno tuttavia trascurati alcuni fattori di rischio per le gestanti, in primis l’obesità, che facilita l’aggressività del virus, raddoppiando il rischio di ricoveri per sintomi materni gravi e di parto prematuro (Intercovid19), ma anche il diabete, l’ipertensione e la presenza di altre malattie croniche pregresse. Per queste donne la prevenzione assume una valenza fondamentale e, nel caso si cerchi una gravidanza, sarebbe prudente rimandarla almeno oltre la stagione fredda.Dato confortante è anche quello relativo alla trasmissione verticale, da madre a feto, del virus SARS-COV-2 che è risultata un evento raro, circa 1 caso su 50 in uno studio internazionale su 700 gestanti ricoverate per Covid-19 (Intercovid-19, submitted, 2020). Dato confermato da un recente studio condotto dagli Spedali Civili di Brescia, che conferma, altresì, che i bambini nati a termine che risultano positivi al Covid non hanno di regola complicanze aggiuntive dovute al virus e che l’infezione tende ad evolvere verso la rapida guarigione sia della madre, sia del bambino.Il fatto che la gravidanza non sia di per sé un fattore di rischio non vuol dire che le donne non debbano prestare la dovuta attenzione. A tal proposito, gli esperti raccomandano di attenersi in maniera rigorosa alle misure di prevenzione primaria che prevedono l’igiene frequente e accurata delle mani, il rispetto della distanza di sicurezza, l’attenzione a evitare il contatto con soggetti malati o sospetti.Infine, sottolineano i ginecologi, è opportuno evidenziare come il percorso della nascita non sia sostanzialmente cambiato durante la pandemia, merito di una prudente ed efficiente organizzazione della rete dei Punti Nascita, soprattutto nelle regioni più esposte al virus, che ha consentito l’attivazione di percorsi ben definiti per tutelare la gravidanza, garantire un parto sicuro a tutte le donne e assicurare il massimo grado di sicurezza al personale sanitario.Da qui il monito dei ginecologi alle istituzioni sanitarie regionali di continuare a garantire i normali percorsi di assistenza alla gravidanza, al travaglio e al parto, assicurando, presso le strutture territoriali e ambulatoriali, l’accesso protetto per l’esecuzione degli esami di routine, e presso gli ospedali percorsi completamente separati (Pronto Soccorso, sale parto, sale operatorie e puerperio) per tutelare sia le gestanti non infette dal virus, sia le gestanti positive, mettendo loro a disposizione le grandi strutture ospedaliere poli-specialistiche in grado di fornire tutte le cure eventualmente necessarie.

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“Alcol, sostanze psicoattive e gravidanza: un’alleanza tra cultura, tutela e diritti”

Posted by fidest press agency su martedì, 10 settembre 2019

Roma Lunedì 23 settembre 2019, Ore 9 – 13 Sala dell’Istituto Santa Maria in Aquiro Piazza Capranica 72. Il termine FASD (Sindrome Feto Alcolica e Disturbi correlati) descrive lo spettro di effetti che si possono manifestare in una persona esposta all’alcol in fase prenatale. Le conseguenze dell’uso di alcol durante la gravidanza comprendono un continuum di danni che includono disabilità e problemi di tipo fisico, mentale, comportamentale e/o di apprendimento, con implicazioni che possono durare tutta la vita. Diversi studi compiuti all’estero hanno dimostrato che la prevalenza della FASD è più elevata nei bambini e negli adolescenti in situazione di adozione, affidamento e tutela sociale. La maggior parte dei bambini adottati affetti da FASD proviene dall’Est Europeo, in particolare Russia, Polonia, Ucraina, Bielorussia, dove l’etilismo rappresenta tutt’ora un grave problema medico e sociale.
In occasione della Giornata Internazionale della Consapevolezza sulla FASD, che si celebra il 9 settembre, AIDEFAD – aps e CAMMINO in collaborazione con Mamme Matte, organizzano un incontro per affrontare le problematiche che la «nuova famiglia» può incontrare quando adotta un bambino che presenta problemi legati all’utilizzo dell’alcol da parte dei genitori biologici. L’obiettivo è quello di mettere in luce una situazione ancora poco conosciuta in ambito socio-sanitario e proporre un modello normativo in grado di garantire, al minore adottato e ai genitori, un’adeguata assistenza.

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IVI: miti e falsi miti della gravidanza

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 settembre 2019

La gravidanza non è una malattia, ma uno stato di benessere. È quello che ripetono le donne in attesa di diventare mamme, che si vedono subissate dai consigli su cosa fare e cosa non fare durante i mesi che precedono la nascita del proprio figlio.Per fare chiarezza sul tema, l’Istituto Valenciano di Infertilità (IVI) fornisce utili indicazioni su cosa si possa fare e cosa non si possa fare durante i 9 mesi, con l’augurio a tutte le future mamme di vivere al meglio questo periodo così “speciale”.“Partendo da un argomento fondamentale come l’alimentazione – dichiara la Dottoressa Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma – è bene sapere che non è vero che la donna in gravidanza debba mangiare per due, perché il feto assorbe quello di cui ha bisogno dalle riserve materne. Deve invece stare attenta a non ingrassare eccessivamente per evitare le complicanze che ne derivano, come la gestosi. Inoltre, deve fare attenzione ad alcuni alimenti per evitare il contagio di malattie pericolose per il bambino, come il pesce crudo, così come deve lavare accuratamente frutta e verdura con amuchina o bicarbonato prima di consumarla”. Gli altri consigli della Dottoressa Galliano sono:
Bere molta acqua: è vero che fa bene perché in questo modo si favorisce la lotta alla ritenzione idrica, così come è vero il divieto assoluto di bere vino e alcolici che possono nuocere allo sviluppo del feto. Sempre in tema di vizi, non è vero che si possono fumare fino a 5 sigarette al giorno ma vige, invece, il divieto assoluto di fumo.
Non si può praticare nessuna attività sportiva: falso. Lo sport moderato è assolutamente consigliato perché aiuta a non ingrassare, a preparare il fisico al parto oltre che a non soffrire di mal di schiena, ma niente sforzi eccessivi. Yoga, pilates, nuoto e camminate tra le attività più consigliate. Se l’attività fisica viene praticata all’aria aperta, si favorisce anche l’assorbimento di vitamina D, importantissima per madre e figlio.
Niente più sesso per tutelare la salute del bambino: se la gravidanza procede normalmente non serve fare certe rinunce ma, al contrario, la vita intima fa bene alla coppia che si trova ad attraversare un nuovo periodo della vita pieno di cambiamenti. In caso di parto cesareo programmato o gestazione problematica, invece, bisogna fare attenzione nelle ultime settimane di gravidanza perché il sesso in questo periodo può favorire le contrazioni. È consigliato, quindi, consultare il proprio ginecologo.
Divieto assoluto di sauna, perché potrebbe comportare una vasodilatazione e quindi un calo della pressione con conseguenti giramenti di testa o svenimenti; meglio l’idromassaggio, assicurando che il gettito (getto?) dell’acqua non sia troppo forte e caldo.
Bando alle medicine: non è vero per tutte. In gravidanza bisogna fare molta attenzione ai farmaci ma molte si possono assumere senza rischio; basta consultare il medico che escluderà quelle che possono provocare seri problemi e malformazioni al feto.
Come la mettiamo con i capelli? E’ vero che i capelli in gravidanza sono più belli perchè l’aumento della produzione di ormoni femminili estrogeni li rendono più numerosi e spessi ma non è vero che si debba rinunciare alla tintura ai capelli: possono essere utilizzati coloranti vegetali e senza ammoniaca.

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Le proteine e i radicali liberi prodotti dall’embrione consentono di prevedere la gravidanza

Posted by fidest press agency su martedì, 25 giugno 2019

Nel corso del 35º Congresso ESHRE, che quest’anno si è tenuto a Vienna, IVI ha presentato due studi relativi all’analisi del mezzo di coltura degli embrioni, basato sull’analisi dell’ambiente circostante, con il fine conoscere al meglio la qualità degli embrioni e, quindi, aumentare le probabilità di successo che la paziente può avere durante il trattamento.Nel primo dei due studi, dal titolo “Protein profile of euploid single embryo transfer reveals differential patterns among them”, sviluppato da IVI Valencia tra settembre 2017 e marzo 2018, su un campione di 81 cicli preparati per il trasferimento di un unico embrione (Single blastocyst transfer – SET), sono state analizzate le proteine secrete dall’embrione nel mezzo di coltura.“L’importanza di questo studio – ha commentato il Dottor Marcos Meseguer, principale ricercatore dello studio e Direttore della Ricerca di IVI Valencia – risiede nel fatto che si tratta di embrioni che sono già stati testati geneticamente con risultato euploide. Ha un valore maggiore perché, nonostante siano embrioni selezionati geneticamente, non tutti riescono ad impiantare in utero, e dunque l’idea è quella di migliorare il processo di selezione grazie all’analisi delle proteine. In questo studio abbiamo fatto ricorso all’aiuto, in parte, dell’Intelligenza Artificiale legata alle immagini che otteniamo attraverso due incubatrici, l’Embryoscope ed il Geri, attraverso un metodo che combina le immagini con il metodo di selezione delle proteine“.“Confermiamo una secrezione significativamente elevata di IL-6 e IL-8 negli embrioni in crescita, evidenziando il potenziale di queste molecole durante lo sviluppo degli stessi embrioni. La maggior parte delle concentrazioni di proteine ha mostrato un modello di valori più alti nelle blastocisti in fase di hatching (“hatched blastocysts”)”, ha aggiunto il Dottor Meseguer.
La seconda delle due ricerche, dal titolo “High culture media oxidative profile as a biomarker of good quality embryos: a non-invasive tool to select the embryo to transfer”, si basa sullo studio del mezzo di coltura con sviluppo embrionale multiplo, in situazioni nelle quali si presentano tra i 10 e i 12 embrioni nella stessa goccia. L’obiettivo è quello di analizzare se il profilo ossidativo possa essere un valido biomarcatore per determinare la qualità degli embrioni.Il lavoro presentato, sviluppato anche a IVI Valencia, tra maggio 2017 e dicembre 2018, ha analizzato un campione di 683 embrioni su un totale di 174 cicli realizzati mediante la Fecondazione in Vitro (FIVET).

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Ecografia nella fase avanzata della gravidanza porta benefici. Ecco quali

Posted by fidest press agency su martedì, 7 Maggio 2019

Offrire un esame ecografico universale alla trentaseiesima settimana di gestazione eviterebbe la mancata diagnosi di una presentazione podalica al momento del travaglio, farebbe diminuire l’incidenza di taglio cesareo in emergenza e migliorerebbe la salute di madri e bambini, secondo uno studio pubblicato su PLOS Medicine. «La presentazione podalica non diagnosticata aumenta il rischio di morbilità e mortalità perinatale. Nella pratica corrente, la presentazione fetale viene valutata per mezzo della palpazione dell’addome materno, ma la sensibilità di questo approccio varia molto in base a chi lo mette in pratica» afferma David Wastlund della University of Cambridge, Regno Unito, primo autore dello studio. «Usando abitualmente lo screening ecografico, la presentazione podalica non diagnosticata in travaglio potrebbe essere evitata, riducendo il rischio di morbilità e mortalità sia per la madre che per il bambino» aggiunge.
Per valutare questo approccio, i ricercatori hanno sottoposto a screening ecografico a 36 settimane di gestazione 3.879 donne alla prima gravidanza in Inghilterra. Un totale di 179 donne (4,6%) ha ricevuto una diagnosi di presentazione podalica e in oltre la metà di questi casi (55%) non vi era alcun sospetto precedente che il bambino si presentasse in tale posizione. Scoprendolo prima del travaglio però le donne hanno potuto optare per un tentativo di versione cefalica esterna oppure per un cesareo pianificato. Nessuna delle donne ha scelto di tentare un parto vaginale con presentazione podalica, notoriamente associato a un aumentato rischio di complicazioni, in particolare nelle primipare. In base alle stime degli autori, in tutto il Regno Unito l’ecografia di routine potrebbe prevenire 15.000 presentazioni podaliche non diagnosticate, oltre 4.000 cesarei in emergenza e da sette a otto morti neonatali all’anno. «Ancora non possiamo dire se i miglioramenti di salute siano sufficienti a giustificare la spesa dello screening ecografico, principalmente a causa del costo dell’esame» spiegano i ricercatori. Secondo gli esperti, se fosse possibile ottenere una scansione ecografica per meno di 12,90 sterline, il servizio sanitario nazionale inglese potrebbe addirittura avere un risparmio sui costi. Questo potrebbe essere possibile istruendo le ostetriche su come eseguire l’ecografia utilizzando attrezzature portatili economiche. PLoS Med. 2019. doi: 10.1371/journal.pmed.1002778 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30990808 by doctor33)

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Gravidanza ed esercizio fisico: dubbi e consigli

Posted by fidest press agency su sabato, 23 giugno 2018

Oggi fare sport è diventato imprescindibile: a qualsiasi età l’attività fisica è fondamentale, per il corpo e per la mente. Ma cosa succede quando una donna rimane incinta? Deve smettere di svolgere attività fisica o deve regolarla per migliorare il proprio stato di salute durante la gravidanza? “Fare esercizio fisico in maniera moderata durante la gravidanza è del tutto raccomandato, salvo nei casi in cui, essendo presente un rischio per il bambino o per la futura madre, il ginecologo consigli riposo alla paziente. Mantenere il corpo attivo aiuterà la donna a stare meglio fisicamente e, dunque, a sopportare meglio i fastidi caratteristici dei primi mesi della gravidanza. Lo sport può aiutare la futura mamma anche a conciliare meglio il sonno, a mantenere il peso corretto che le è stato indicato e, soprattutto, a conservare il tono muscolare del corpo che sarà poi pronto al momento del parto”, commenta la Dottoressa Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.
“E’ importante, questo sì, moderare l’intensità dell’attività fisica, soprattutto quando la gravidanza prosegue. Il miglior consiglio è che la paziente continui a praticare l’esercizio a cui il corpo è ormai abituato come routine. Se la donna ha l’abitudine di uscire a correre o fare spinning o uno sport simile di elevata intensità, non deve smettere di farlo, ma sempre sotto il controllo ed i consigli del proprio medico. Nel terzo trimestre della gravidanza è consigliabile che sia d’accordo con il proprio ginecologo per capire se sia conveniente mantenere la propria routine sportiva o se debba ridurla in maniera significativa. E’ inoltre molto importante, e più ancora se la donna è incinta, prendersi cura dell’idratazione, stare attenta a non fare sport durante le ore più calde del giorno, soprattutto se fatto all’aria aperta, e mangiare in maniera corretta prima e dopo aver fatto sport”, aggiunge la Dottoressa Galliano.Quali sono gli sport più raccomandati prima del parto?
· Yoga e pilates: eccetto quando si tratta di fare esercizi durante i quali viene premuto il ventre, yoga e pilates sono fondamentali per aiutare a prevenire il mal di schiena e mantenere una postura idonea. Inoltre, favoriscono il rilassamento.
· Esercizio in acqua: è una forma ideale di esercizio, poiché ridurre il peso in acqua significherà fare meno fatica nello svolgere determinati esercizi e diminuirà il rischio di subire un infortunio. Nuotare, praticare nuoto sincronizzato in maniera lieve o fare acquagym possono, oltre a rilassare, mantenere le donne in forma durante tutta la gravidanza, così come possono aumentare il buon tono muscolare della schiena e aiutare a migliorare la postura.
· Camminare: molte volte, quando camminiamo lo facciamo automaticamente, per necessità, e non ci rendiamo conto di quanto sia importante ogni singolo passo. Per le donne incinte è fondamentale camminare dall’inizio alla fine della gestazione, dato che si tratta di un esercizio aerobico di basso impatto che aiuta a prevenire problemi di circolazione, previene il gonfiore nelle gambe e nei piedi, la stitichezza e, infine, favorisce il controllo del peso.https://ivitalia.it/http://www.rmanj.com/

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Malattie genetiche e gravidanza

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 settembre 2017

maternitaÈ stata una presa di posizione quasi contestuale. A distanza di circa un mese e mezzo, Italia e Svizzera si sono trovate a sostenere la stessa linea: «L’analisi genetica preimpianto – PGD – rappresenta un importante strumento per evitare che i genitori possano trasmettere ai figli le malattie genetiche di cui loro stessi sono portatori», afferma Giuditta Filippini, direttrice del laboratorio di genetica del centro per la fertilità ProCrea di Lugano, tra i centri con la maggiore esperienza a livello internazionale sulle diagnosi genetiche preimpianto e struttura che vanta uno dei pochi laboratori tra Svizzera e Italia ad aver accreditato secondo la norma internazionale 15189 il processo di analisi per l’intera diagnosi preimpianto delle malattie monogeniche.«Davanti a malattie per le quali non ci sono cure, occorre percorrere la strada della prevenzione cercando di evitare che possano essere trasmesse dai genitori ai figli», sottolinea Michael Jemec, direttore medico di ProCrea. «In questo senso, l’importanza della diagnosi preimpianto è stata riconosciuta sia dall’Italia, con il pronunciamento del Tribunale di Milano del luglio scorso che, confermando l’ordinanza di metà aprile, ha ribadito che se una coppia è affetta da una malattia genetica grave, tale da poter portare ad un aborto terapeutico da parte della donna, la coppia ha diritto di ottenere la PGD, sia dalla Svizzera che dal primo settembre ha visto l’entrata in vigore della revisione della legge sulla medicina della procreazione assistita dove si introduce la diagnosi preimpianto, solo se richiesto da una coppia portatrice di una grave malattia genetica ereditaria o da una coppia che non può avere figli naturalmente». Ma cos’è la diagnosi genetica preimpianto? La PGD è una diagnosi che permette di identificare la presenza di malattie genetiche o di alterazioni cromosomiche in fasi molto precoci di sviluppo. Può intervenire già a livello dell’ovocita, andando ad analizzare i cosiddetti globuli polari in coppie a elevato rischio riproduttivo, prima che gli embrioni da essi derivati siano impiantati nell’utero, oppure pochi giorni dopo la fecondazione. Spiega il direttore medico di ProCrea: «La PGD sui globuli polari di fatto non va ad interessare l’embrione. È però questa una diagnosi che può fare solamente una valutazione del materiale genetico proveniente dal ramo materno; quindi non si possono vagliare le eventuali malattie genetiche del papà». Più approfondita la diagnosi fatta sull’embrione Continua Jemec: «In questo caso la tecnica prevede l’analisi delle cellule del trofoectoderma della blastocisti, ovvero le cellule che andranno a formare la placenta. Con questo tipo di diagnosi è possibile analizzare il materiale genetico proveniente sia dalla mamma sia dal papà. La biopsia viene effettuata già al quinto giorno dopo la fecondazione dell’ovocita, quando si è formato un conglomerato di cellule che ha un diametro poco più grande di un decimo di millimetro».L’obiettivo di questa tecnica è duplice, conclude Jemec: «Impedire la trasmissione di patologie ereditarie e, al contempo, evitare l’eventuale ricorso all’aborto terapeutico».

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Nuove linee guida italiane per prevenzione di complicanze della gravidanza

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 settembre 2017

linee guidaUn documento stilato dai rappresentanti del Ministero della Salute, del CNPN (Comitato Nazionale Percorso Nascita), dell’Istituto Superiore di Sanità e delle Società Scientifiche di settore presso AGENAS propone le linee di indirizzo clinico-organizzative per la prevenzione delle complicanze legate alla gravidanza destinate a chi si trova davanti a una gravidanza o a un parto a rischio. Lo scopo della stesura non è quello di essere semplicemente una linea guida, ma quello di ridurre la probabilità di errori decisionali di tipo prevalentemente organizzativo attraverso l’analisi di cinque patologie tra le più frequenti e importanti durante la gravidanza: emorragia postpartum, sepsi, ipertensione, influenza e obesità. «Azzerare il verificarsi di eventi avversi laddove prevenibili e prevedibili, individuando tempestivamente situazioni di allarme di condizioni a maggior rischio di complicanze per la mamma e il bambino, garantendo così il trasferimento nel setting assistenziale più appropriato nell’ambito del percorso gravidanza e parto: sono le direttrici delle linee di indirizzo, elaborate da AGENAS su mandato del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin in seguito ai gravi eventi avvenuti tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016» dichiara Francesco Bevere, Direttore Generale dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, che poi prosegue: «Uno strumento facilmente consultabile dai professionisti sanitari, fortemente voluto dal mondo clinico, il cui apporto è stato determinante nell’individuare e rafforzare eventuali aspetti della sicurezza dell’organizzazione e delle cure ritenuti più vulnerabili e per tracciare percorsi condivisibili, omogenei e replicabili in tutte le aziende sanitarie». Il documento è costruito sulla base di singoli quesiti che si concentrano sugli scenari di sicurezza per pazienti e operatori visti come più vulnerabili, a cui vengono fornite risposte attraverso raccomandazioni. Le linee operative comprendono otto quesiti relativi all’emorragia postpartum con 34 raccomandazioni, due quesiti relativi alla sepsi con quattro raccomandazioni, nove quesiti sull’ipertensione con 24 raccomandazioni, tre quesiti relativi all’influenza con 15 raccomandazioni e 14 quesiti relativi all’obesità con 26 raccomandazioni. (fonte: doctor33) (foto: linee guida)

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Gravidanza a rischio, le nuove linee guida per la prevenzione delle complicanze

Posted by fidest press agency su martedì, 8 agosto 2017

GravidanzaIn presenza di una gravidanza o di un parto a rischio, ecco cosa fare, quando, dove e come comunicarlo. Sono le indicazioni illustrate nelle Linee di indirizzo clinico-organizzative per la prevenzione delle complicanze legate alla gravidanza, elaborato dal Tavolo tecnico istituito presso AGENAS e composto da rappresentanti del Ministero della Salute, del CNPN (Comitato Nazionale Percorso Nascita), dell’Istituto Superiore di Sanità e delle Società Scientifiche di settore.
La finalità del documento che analizza cinque patologie tra le più frequenti e importanti durante la gravidanza (Emorragia Post Partum, Sepsi, Ipertensione, Influenza e Obesità) è quello di ridurre la probabilità di errori decisionali di tipo prevalentemente organizzativo, realizzando uno strumento di supporto decisionale a disposizione dei professionisti per migliorare i contesti organizzativi e clinico-assistenziali del percorso nascita. Come identificare le donne a rischio di Emorragia Post partum durante il travaglio e il parto? E’ questo il primo dei quesiti che spiega come un precedente taglio cesareo possa rappresentare un fattore di rischio, in tal caso si raccomanda la necessità di un’ecografia per valutare la sede di impianto del sacco gestazionale come previsto dalla linea guida SIEOG, 2015 da effettuarsi in occasione dell’ecografia ostetrica del primo trimestre in Ambulatorio, Consultori familiari, Pronto soccorso. Attraverso un referto scritto in cui siano accuratamente descritti la localizzazione dell’impianto del sacco gestazionale, i rilievi sospetti o patologici, che devono costituire un motivo di approfondimento diagnostico (dei quali è opportuno allegare la documentazione fotografica) ed eventuali indicazioni per controlli successivi o esami di approfondimento. E ancora, informando la donna di quanto rilevato e riportato nel referto scritto, nonché in caso di diagnosi di scar pregnancy offrire un counseling alla donna per informarla dei rischi legati alla prosecuzione della gravidanza. Il documento è costruito sulla base di singoli Quesiti, a cui vengono fornite risposte attraverso Raccomandazioni, focalizzati sugli aspetti ritenuti più vulnerabili riguardo la sicurezza dei pazienti e degli stessi operatori sanitari. Il contenuto delle Linee di Indirizzo è rappresentato da Tabelle di sintesi agevolmente fruibili nella pratica clinica e organizzativa che analizzano le possibili criticità nelle fasi della gravidanza, del parto e post partum e in alcuni casi anche preconcezionale. Ad ogni Quesito corrispondono risposte sotto forma di Raccomandazioni che fanno esclusivo riferimento a Linee Guida nazionali e internazionali emanate da istituzioni pubbliche e comunque ad evidenze scientifiche fortemente consolidate.
Nel dettaglio, il documento comprende 8 Quesiti relativi all’Emorragia Post Partum con 34 Raccomandazioni correlate, 2 Quesiti relativi alla Sepsi con 4 Raccomandazioni, 9 Quesiti per l’Ipertensione con 24 Raccomandazioni, 3 Quesiti relativi all’Influenza con 15 Raccomandazioni e 14 Quesiti relativi all’Obesità con 26 Raccomandazioni.«Azzerare il verificarsi di eventi avversi, laddove prevenibili e prevedibili, individuando tempestivamente situazioni di alert di condizioni a maggior rischio di complicanze per la mamma e il bambino, garantendo così il trasferimento nel setting assistenziale più appropriato nell’ambito del percorso gravidanza e parto: sono le direttrici delle linee di indirizzo, elaborate da Agenas su mandato del Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, in seguito ai gravi eventi, avvenuti tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016» dichiara Francesco Bevere, Direttore Generale dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali. «Uno strumento facilmente consultabile dai professionisti sanitari, fortemente voluto dal mondo clinico, il cui apporto è stato determinante nell’individuare e rafforzare eventuali aspetti della sicurezza dell’organizzazione e delle cure ritenuti più vulnerabili e per tracciare percorsi condivisibili, omogenei e replicabili in tutte le aziende sanitarie» prosegue Bevere. (fonte: Doctor33)

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La gravidanza ha un profondo impatto sulla tiroide e le sue funzioni

Posted by fidest press agency su martedì, 11 luglio 2017

maternitaDurante i nove mesi di gestazione aumenta la richiesta di iodio e di ormoni tiroidei di circa il 50% in relazione alle modifiche fisiologiche del metabolismo dello iodio e degli ormoni tiroidei correlate allo stato gestazionale e alla richiesta di ormoni tiroidei da parte del feto in crescita. Per far fronte a tali esigenze e’ necessario che la quantita’ di iodio presente nella dieta sia ottimale e la ghiandola tiroidea sia efficiente. Nelle aree caratterizzate da un insufficiente apporto di iodio, le cosiddette aree di endemia gozzigena, la gravidanza puo’ slatentizzare un ipotiroidismo con importanti conseguenze non solo per la madre ma anche e soprattutto per il feto. Pertanto, in gravidanza e’ importante saper riconoscere precocemente le donne con ridotta riserva tiroidea e mettere in atto le misure di correzione dell’ipotiroidismo materno che consistono nell’aumentare l’introito di iodio ed eventualmente somministrare l’ormone tiroideo. “Ciononostante la tiroide è ancora trascurata dai controlli in gravidanza” sottolinea Andrea Giustina Full Endocrinology Professor all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano durante i lavori del Congresso CUEM di Milano “a causa della aumentata richiesta di ormoni tiroidei da parte feto, è necessario un aumentato apporto di iodio alimentare. E’ il messaggio che dobbiamo sostenere proprio in occasione del Congresso: nelle aree di carenza da lieve a moderata, la quantità di iodio utilizzato dalla ghiandola tiroidea diminuisce gradualmente ma inesorabilmente dal primo al terzo trimestre, a causa di un’aumentata escrezione renale. Infatti in gravidanza il fabbisogno di iodio aumenta dai canonici 150 microgrammi al di’ a 250 microgrammi al di’. Lo stesso fabbisogno e’ richiesto dalla donna durante l’allattamento per compensare le perdite renali e soddisfare le aumentate esigenze materne e neonatali”. Perché è così importante per madre, feto e neonato? “Una carenza severa di iodio è stata associata con un aumento della prevalenza di gozzo nella madre e” risponde il Prof Giustina “Livelli normali di ormoni tiroidei sono essenziali per la crescita dei neuroni, la mielinizzazione delle vie nervose e numerosi cambiamenti strutturali del cervello fetale. E’ importante ricordare che lo sviluppo neurologico fetale inizia intorno alla ottava settimana di gestazione, mentre fino alla 12 settimana di gestazione il feto non e’ in grado di produrre autonomamente gli ormoni tiroidei; pertanto, in questa fase lo sviluppo neurologico fetale dipende completamente dal rifornimento di ormoni tiroidei materni. Quando la carenza di iodio e’ persistente, anche la ghiandola tiroidea fetale avrà difficoltà a produrre una quantità adeguata di ormoni tiroidei e le conseguenze neurologiche possono essere anche severe configurandosi quello che in passato veniva descritto come “cretinismo endemico” vale a dire il severo deficit intellettivo conseguente all’ipotiroidismo congenito associato al severo deficit di iodio. Queste forme oggi sono per fortuna molto meno frequenti, ma studi clinici hanno suggerito che un ipotiroidismo materno-fetale anche lieve può comportare un difetto intellettivo del bambino durante l’età scolare”. Proprio la carenza di iodio è la principale causa di deficit intellettivi prevenibili nel mondo e può essere corretta con un intervento efficace e a basso costo come la iodazione del sale da cucina eseguita in maniera universale. Il sale iodato contiene circa 33 mg di iodio per Kg di sale, e pertanto assumendo una quantità di sale di 5-7,5 mg al di’ viene garantito il fabbisogno di 100-150 microgrammi di iodio giornalieri. Come detto, in gravidanza il fabbisogno aumenta ma vi e’ anche spesso la necessità di ridurre l’introito di sale per controllare e prevenire eventuali episodi di ipertensione arteriosa o di ritenzione idrica. Pertanto, il sale iodato da solo non consente di garantire il fabbisogno di iodio nella donna in gravidanza ed integratori arricchiti di iodio sono spesso necessari. Come comportarsi se la donna ha disturbi della tiroide prima di rimanere incinta? Tra il 50 e il 85% delle donne in trattamento per ipotiroidismo hanno bisogno di un aggiustamento della levo-tiroxina durante la gravidanza in modo da mantenere uno stato di eutiroidismo (la situazione in cui la tiroide presenta valori ormonali ottimali). Numerose ricerche hanno stabilito che sia necessario aggiustare la terapia aumentando il dosaggio quotidiano di levo-tiroxina del 25-30%, già a partire dal sospetto della gravidanza. La misurazione dei valori dell’ormone tireotropo (TSH), consente di identificare le donne con ipotiroidismo e di modularne la terapia sostitutiva. Il TSH e’ l’ormone che regola la funzione tiroidea e risponde in maniera inversa alle variazioni degli ormoni tiroidei. Pertanto, un aumento del TSH e’ indice di una ridotta funzione tiroidea. Va ricordato tuttavia, che in gravidanza i valori di TSH sono fisiologicamente più bassi e pertanto anche aumenti ormonali modesti possono rappresentare una spia di un ipotiroidismo incipiente. Un normale introito di iodio ed una normale funzione tiroidea rappresentano la conditio sine qua non per garantire un normale sviluppo neurologico del bambino sin dalle prime settimane di vita intra-uterina. Pertanto, la valutazione della funzione tiroidea ad inizio gravidanza e’ una buona pratica clinica che va perseguita soprattutto nelle aree di endemia gozzigena e nelle donne con fattori di rischio individuali per patologie tiroidee.

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Gravidanza: le analisi preimpianto del globulo polare aiutano a non trasmettere malattie genetiche

Posted by fidest press agency su domenica, 2 luglio 2017

gravidanzaLe analisi genetiche preimpianto sono un valido strumento per i casi di maternità in età avanzata e per prevenire le malattie genetiche trasmissibili per via materna. Il centro per la fertilità ProCrea di Lugano presenta al 33esimo congresso Eshre – European Society of Human Reproduction and Embryology – in programma a Ginevra dal 2 al 5 luglio, due lavori che si sono focalizzati sul globulo polare. Del resto, ProCrea è tra i centri con la maggiore esperienza a livello mondiale sulle analisi dei globuli polari.«Parliamo di analisi che hanno come vantaggio quello di non andare a toccare in alcun modo l’embrione. Anzi, il globulo polare, essendo un cosiddetto “prodotto di scarto”, non ha nessuna funzione e non sarà parte dell’embrione», spiega Giuditta Filippini, direttore di ProcreaLab il laboratorio di genetica molecolare del centro ProCrea. «La diagnosi genetica preimpianto (PGD) permette di prevenire la trasmissione di una malattia genetica di origine materna al figlio in quanto verifica se la mutazione familiare materna è presente oppure no nell’ovocita che genererà l’embrione; lo screening sui globuli polari (PGS) consente invece di individuare l’ovocita senza alterazioni cromosomiche, quello che ha una maggiore possibilità di portare ad una gravidanza».Filippini presenta al congresso Eshre uno studio condotto sulla gravidanza nelle donne in età avanzata, «quando per età avanzata intendiamo dai 36-38 anni in avanti», precisa. È ormai assodato nel mondo scientifico che l’età sia il maggior ostacolo alla gravidanza. «L’orologio biologico femminile incide in modo determinante sulla capacità riproduttiva perché uno dei fattori che impedisce la gravidanza è la composizione cromosomica “non normale” degli ovociti prodotti. Numerosi studi dimostrano che nelle donne di età superiore ai 36 anni gli embrioni aneuploidi – ovvero con un numero di cromosomi anormale – vanno dal 63% fino a oltre l’80%, invalidando la possibilità di rimanere incinta». Attraverso una tecnica molto sensibile detta Array-CGH, lo screening preimpianto analizza tutti i cromosomi sia per quanto riguarda il loro numero, sia per eventuali anomalie più sottili all’interno di essi. «Facendo così è possibile individuare l’ovocita con i parametri normali, quello che ha una maggiore probabilità di dare origine ad una gravidanza», aggiunge la direttrice di ProcreaLab. «I risultati che abbiamo ottenuto nello studio sono significativi, con tassi di gravidanza decisamente elevati rispetto al gruppo di controllo».L’analisi del globulo polare è utile anche nella prevenzione delle malattie genetiche di origine materna. Al congresso Eshre, Marina Bellavia, specialista in medicina della riproduzione del centro ProCrea presenta due casi relativi alla Sindrome dell’X Fragile e alla malattia di Gaucher. La prima è responsabile del ritardo mentale ereditario, la seconda del funzionamento alterato di milza, fegato e midollo osseo che, nelle forme più gravi, può arrivare a manifestazioni neurologiche. «I casi analizzati riguardano due donne, rispettivamente di 35 e 37 anni, con elevate probabilità di trasmettere ai loro figli queste malattie genetiche», spiega Bellavia. «Con la PGD siamo riusciti a individuare gli embrioni senza la mutazione. E dall’impianto di questi, sono nati due splendidi bambini». (foto: filippini_bellavia)

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Antitiroidei in gravidanza e rischio di malformazioni congenite

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 luglio 2016

gravidanzaÈ stato di recente pubblicato un ampio studio che ha riguardato una popolazione di più di due milioni di persone in Danimarca; di queste, circa 30mila avevano fatto uso di antitiroidei (ATD) e poco più di 2mila ne aveva fatto uso in gravidanza. «Gli ATD – quali metimazolo (MMI) e propiltiouracile (PTU) – somministrati durante la gestazione possono associarsi a effetti collaterali (epatite, agranulocitosi) e malformazioni congenite» ricorda Roberto Negro, Endocrinologia dell’Ospedale Fazzi a Lecce. «Si stima che la frequenza di questi effetti collaterali sia relativamente bassa, sebbene manchino studi di popolazione molto ampi in grado di stabilirne con esattezza l’entità». Di qui l’interesse dello studio danese.
«L’incidenza di agranulocitosi è risultata dello 0,16% e quella di epatite severa dello 0,03%» riferisce Negro. «In termini assoluti, l’agranulocitosi è stata 2 volte più frequente nei pazienti trattati con MMI che in quelli trattati con PTU». Va però tenuto conto che l’uso di MMI è circa 5 volte superiore a quello di PTU, puntualizza l’endocrinologo, il quale riporta anche come non si sia rilevata alcuna differenza significativa tra MMI e PTU nell’induzione di epatite severa che, al pari dell’agranulocitosi, nell’83% dei casi è insorta entro i primi 3 mesi di trattamento. L’uso di ATD in gravidanza si è associato a un tasso di malformazioni congenite del 3,4%: un effetto collaterale che è quindi risultato quello di gran lunga più frequentemente associato all’assunzione di questi farmaci. Rapportando questi risultati a una popolazione di 5 milioni di abitanti su un follow-up di 10 anni, si sono osservati, associati all’uso di ATD, 44 casi di malformazioni congenite, 41 di agranulocitosi e 11 di epatopatia, ricapitola lo specialista. Dunque «l’epatopatia è l’evento più raro» evidenzia Negro. Visto il ridotto numero di casi, prosegue, non si è potuta individuare una differenza statisticamente significativa tra impiego di MMI e PTU: se però l’uso di MMI è per lo più associato a epatite colestatica, quello di PTU può indurre necrosi epatocellulare potenzialmente fatale. In base a queste evidenze, commenta lo specialista, si potrebbe quindi ridiscutere la pratica secondo cui in un paziente intollerante a MMI per ipertransaminasemia viene sostituita la terapia con PTU. Molto più frequente come evento collaterale è risultata l’agranulocitosi, associata in misura maggiore all’uso di PTU. Circa l’uso di ATD in gravidanza, associato al più elevato numero di eventi collaterali, «l’assunzione di PTU non esclude la possibilità di malformazioni congenite, che appaiono essere meno severe rispetto a quelle associate all’uso di MMI» afferma Negro. «Si preferisce quindi l’uso di PTU soprattutto nel primo trimestre, considerato che il rischio di epatite fulminante e agranulocitosi sono di gran lunga inferiori a quello di sindromi malformative». Va comunque sottolineata la necessità assoluta di mantenere la gestante in condizione di eutiroidismo, conclude Negro. (fonte:doctor33) (foto: gravidanza)

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Gravidanza e integrazione iodica

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 marzo 2015

Garofalo“La maggior parte del nostro Paese è a carenza iodica e sono circa 6 milioni, più del 10%, gli italiani affetti da gozzo che rappresenta la manifestazione più visibile di questa carenza, introduce Piernicola Garofalo, Presidente Associazione Medici Endocrinologi (AME) Onlus. La carenza di questo microelemento è responsabile di disordini di impatto notevole, talora drammatici, dal punto di vista socio-sanitario: oltre al gozzo, l’ipotiroidismo congenito, un aumentato rischio di aborto, difficoltà nella procreazione, mortalità perinatale, malformazioni congenite e cretinismo endemico. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha indicato la carenza iodica tra le prime dieci emergenze della salute pubblica ma, nonostante i programmi nazionali, siamo ben lontani dagli obiettivi indicati dall’OMS. I risultati fin ora raggiunti, per quanto nella corretta direzione, suggeriscono la necessità di strategie diverse e parallele. Ed è di questo che si parlerà domani a Bari al convegno “I disordini da carenza iodica e le sfide alimentari del terzo millennio” con il contributo di Vincenzo Russo, Membro del Comitato Scientifico delle Università per EXPO Milano 2015. “L’Expo sarà, infatti, l’occasione per discutere non solo dei temi più importanti dell’alimentazione ma anche per introdurre argomenti di cui poco si parla benché fortemente connessi con il benessere e la salute, chirisce Russo”.“I dati rilevati dall’Osservatorio Nazionale per il Monitoraggio della Iodioprofilassi in Italia (OSNAMI) afferma Mauro Cignarelli, Osservatorio Regionale Prevenzione Gozzo (Puglia), mostrano che il programma nazionale di iodioprofilassi necessita ancora di un’ampia azione di sensibilizzazione della popolazione: la vendita di sale iodato è salita dal 27% del 2003 al 53,5% del 2011, ma si è ancora ben lontani dal target del 90% indicato dall’OMS. Gli approcci tradizionali, basati esclusivamente sull’intervento legislativo, sembrano non essere efficaci nel garantire il raggiungimento degli obiettivi di controllo dei disordini da carenza iodica. L’impiego di integratori di solo iodio è raccomandato nei casi in cui la carenza sia importante e, ad esempio, in chi deve assumere una ridotta quantità di sale o in caso di particolari patologie, oltre che in gravidanza”.“Per sperimentare un approccio alternativo, spiega Daniela Agrimi, Ambulatorio di Endocrinologia, ASLBR, nel corso del 2013 e del 2014 è stato condotto un progetto pilota, sul territorio della ASL di Brindisi, finalizzato alla prevenzione attiva delle malattie tiroidee: è stato proposto un modello di rete denominato ‘Sportello Diffuso pro-tiroide IODOINFORMA’ basato sulla collaborazione dell’organizzazione di volontariato Gruppo Aiuto Tiroide (GAT) con la Croce Rossa Italiana (CRI) e il Centro Servizi per il Volontariato (CSV) Poiesis di Brindisi ed è stata realizzata con il supporto logistico della rete ospedaliera e distrettuale dell’ASL. Sono state promosse attività individuali come counselling endocrinologico e attività di comunità come laboratori didattici sul tema della prevenzione come stile di vita con l’obiettivo principale di richiamare l’attenzione sull’importanza di utilizzare quotidianamente poco sale ma iodato. I risultati del progetto sono incoraggianti, infatti, chi ha partecipato al progetto ha dichiarato di fare uso di sale iodato nel 77,37% dei casi mentre la media della popolazione non coinvolta nel progetto mostrava un consumo del 44,67%”.“Ma la strategia vincente per combattere le malattie tiroidee da carenza iodica è rappresentato dal settore agroalimentare, spiega Gianluca Nardone, Presidente D.A.Re Puglia (Distretto Tecnologico Agroalimentare). Nel 2011 il consumo di sale iodato destinato all’industria alimentare era infatti meno del 7%, ma oggi si è compreso che aumentando questo dato si potrebbe avere una diminuzione significativa della carenza iodica. Alcuni nostri associati utilizzano già il sale iodato nella preparazione degli alimenti, anche grazie a nuovi processi che permettono di produrre sale iodato il cui contenuto di iodio non viene alterato dalla cottura. Ma la svolta potrebbe essere rappresentata dall’utilizzo di sale iodato per l’allevamento del bestiame. ll segreto per il raggiungimento di una buona iodioprofilassi è la moltiplicazione delle fonti di approvvigionamento”.“Il ruolo dello iodio diventa vitale in particolare nel periodo della gravidanza, chiarisce Roberto Negro, UO Endocrinologia, Presidio Ospedaliero “Vito Fazzi” di Lecce, poiché una normale concentrazione di ormone tiroideo materno, che si può ottenere grazie ad un adeguato apporto di iodio, è necessaria soprattutto nel primo trimestre al fine di assicurare un normale sviluppo del sistema nervoso del feto. In gravidanza la produzione di ormone tiroideo materno è aumentata di circa il 50% per sopperire alla mancanza di tiroide del feto, che la svilupperà solo intorno alla 12^ settimana; questo aumento deve essere sostenuto da un parallelo aumento dell’introito di iodio giornaliero da parte della gestante”. L’esistenza di integratori di solo iodio in dosaggi diversificati è un’evoluzione per andare incontro alle diverse necessità di mamma e bambino. L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di attuare una supplementazione iodica con integratori iniziando ben prima della gravidanza.

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Smagliature in gravidanza

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 settembre 2014

smagliature in gravidanza“Le smagliature sono l’inestetismo più temuto dalle donne in gravidanze. Un problema che colpisce oltre il 50% delle italiane che stanno per far nascere un figlio. E che può causare problemi alla qualità della vita delle persone, soprattutto quando lasciano cicatrici, con danni permanenti. Bene quindi ha fatto il ministro della salute Beatrice Lorenzin a comunicare alle donne italiane, nel suo spazio su un noto settimanale, la necessità e i vantaggi di una prevenzione attiva nei confronti delle smagliature, attività che anche noi ginecologi svolgiamo quotidianamente nei nostri ambulatori – lo afferma il presidente nazionale della SIGO (Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia) prof. Paolo Scollo -. Soprattutto perché la prevenzione si realizza abolendo il fumo e l’alcool, seguendo un’alimentazione corretta e soprattutto praticando un’attività fisica costante e quotidiana. Stili di vita corretti che a tutte le permettono alla donna di vivere in benessere. Ma che soprattutto in gravidanza permetteranno al nascituro una vita sana e serena”. “Purtroppo – aggiunge Scollo -, lo conferma la nostra attività quotidiana, troppe donne continuano a fumare e a consumare alcolici in gravidanza, dimenticando quanti danni possono causare al feto e a loro stesse! L’intervento del ministro, inoltre, è ancora più centrato soprattutto quando dice che, ovviamente, si possono usare anche creme per gestire al meglio l’insorgere delle smagliature, ma solo dopo consiglio del proprio medico che saprà consigliarvi quella più adatta a voi. Un utile richiamo al fatto che in questi mesi così delicati per la vita della donna (e del feto) è importante mantenere un rapporto molto stretto col proprio ginecologo”.

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Social Egg Freezing

Posted by fidest press agency su martedì, 9 settembre 2014

hotel forum romaRoma Venerdì 19 Settembre 2014 dalle ore 9:30 Hotel Forum Via Tor de’ Conti, 25-30 (a due passi da Via dei Fori Imperiali), una tecnica ancora poco conosciuta e ancor meno praticata in Italia, ma da tempo impiegata in altri paesi europei e in Usa: permette il congelamento degli ovociti per “bloccare” l’orologio biologico della donna, proteggendone la fertilità. Si tratta di una tecnologia originariamente utilizzata per preservare la fertilità nelle pazienti che per motivi di salute rischiavano di perdere la possibilità di concepimento, e oggi impiegata per permettere anche alla donna sana di conservare i propri ovociti in attesa che le condizioni, in questo caso, sociali, economiche ed emotive, le possano consentire di progettare e portare a termine una gravidanza consapevole e realizzare quindi il proprio desiderio di maternità. Una vera e propria rivoluzione – di cui si discuterà a Roma il 19 settembre in occasione del convegno dal titolo “Social Freezing in a Freezing Society” promosso dal Nike Medical Center di Roma, diretto dalla Dottoressa Maria Giuseppina Picconeri – ginecologa e specialista in medicina della riproduzione – con il patrocinio della Facoltà di Medicina e Odontoiatria dell’Università La Sapienza di Roma. Sullo sfondo di una società moderna, appunto sempre più “congelata”, in cui l’età della donna alla sua prima gravidanza va sempre più alzandosi, a confrontarsi sul tema saranno ginecologi, esperti di medicina della riproduzione e antropologi, il cui obiettivo sarà quello di cercare di comprendere le ragioni sociali di tale innalzamento e di rendere note le potenzialità di una tecnica che si preannuncia rivoluzionaria e in grado di permetterci di affermare che passare dalla preservazione della fertilità, alla prevenzione dell’infertilità è oggi possibile. Durante l’evento di Roma verrà inoltre proiettato, in anteprima, il video vincitore del concorso realizzato nell’ambito della campagna di informazione STOP INFERTILITY, promosso dal Nike Medical Center in collaborazione con gli studenti della RUFA – Rome University of Fine Arts – ai quali è stato chiesto di interpretare il tema del convegno.

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Pillole per gravidanze indesiderate

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 novembre 2011

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Image by cortocircuito via Flickr

Dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale del decreto di approvazione della contraccezione di emergenza a distanza di cinque giorni dal rapporto a rischio di gravidanza, sale a quattro il numero di farmaci con azione anticoncezionale o abortiva disponibili in Italia. La pillola abortiva Ru486, o mifepristone, è in commercio dall’aprile 2010 ed è in grado di interrompere la gravidanza già iniziata con l’attecchimento dell’ovulo fecondato. L’aborto farmacologico prevede l’assunzione di due farmaci, mifepristone in combinazione con prostaglandina, e può essere eseguito entro un certo periodo di tempo, calcolato in settimane. Per la contraccezione postcoitale ci sono due diversi tipi di pillole. La cosiddetta pillola del giorno dopo è il levonorgestrel che agisce bloccando l’ovulazione e impedisce l’eventuale annidamento nell’utero dell’uovo che potrebbe essere fecondato. Approvato dal ministero della Sanità nel 2000, levonorgestrel può essere assunto entro 72 ore dal rapporto a rischio. L’altra pillola è quella più recente, in commercio da pochi giorni in Italia che va assunta entro 120 ore (5 giorni) da un rapporto a rischio. Il farmaco è inserito in fascia C e la sua prescrizione del medicinale è subordinata alla presentazione di un test di gravidanza negativo. Per ultima, ma la prima a essere approvata, è la tradizionale pillola anticoncezionale: arrivò in Italia nel 1964, ma poteva essere venduta solo come regolatore del ciclo mestruale e solo alle donne sposate. Solo dal 10 marzo del 1971 verrà venduta ufficialmente come contraccettivo, grazie a una sentenza della Corte Costituzionale che abroga l’articolo del codice penale che vietava la propaganda e l’utilizzo di qualsiasi mezzo contraccettivo. (fonte farmacista33)

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Ginecologi: no a test gravidanza per pillola 5 giorni dopo

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 luglio 2011

Circa 9 ginecologi italiani su 10 si dicono contrari all’obbligatorietà del test di gravidanza per accedere alla contraccezione d’emergenza dei 5 giorni dopo, definita in vece dal Consiglio superiore di sanità, che ha approvato il farmaco il 15 giugno scorso. La restrizione, secondo i ginecologi, non risponderebbe a tempi compatibili con la tempestività d’uso della contraccezione d’emergenza. Inoltre, solo il 15,7% delle donne accetterebbe il test senza obiezioni, e, dice il 32% dei ginecologi contattati, pensa che le donne potrebbero rinunciare a questa opportunità. I dati emergono da una ricerca svolta da Datanalysis per conto dell’Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna su oltre 300 ginecologi italiani di Asl e Ospedali. «Penso di potere esprimere a nome della comunità scientifica italiana l’imbarazzo, a fronte delle posizioni assunte dagli organismi regolatori mondiali» dichiara Rossella Nappi, ginecologa all’Università di Pavia «nel caso in cui venisse applicata una restrizione d’accesso generalizzata alla contraccezione d’emergenza». Il farmaco già approvato in Europa è acquistabile in vari Paesi europei ed anche negli Stati Uniti dove, contrariamente all’Italia, non sono stati posti limiti all’accesso alla prescrizione. Emilio Arisi, presidente della Società medica italiana della contraccezione, sottolinea che la pillola dei 5 giorni dopo «non va assolutamente confusa con la pillola abortiva RU486».(fonte farmacista33)

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