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Un violentissimo terremoto ha colpito un’area tra la Grecia e la Turchia

Posted by fidest press agency su sabato, 31 ottobre 2020

L’epicentro è in una zona del Mar Egeo compresa tra l’isola di Samos (Grecia) e la città di Smirne/Izmir (Turchia). Il terremoto ha causato anche uno tsunami, che ha inondato alcuni quartieri abitati a Samos e una zona residenziale della periferia di Smirne.A questa prima scossa ne solo seguite altre di assestamento nelle ore successive.È ancora presto per poter stimare vittime, feriti e danni, ma c’è molta preoccupazione. La gente cerca di lasciare la città per recarsi in campagna, mentre i volontari stanno scavando tra le macerie. La zona più gravemente danneggiata sembra essere la città di Smirne, con 4 milioni di abitanti. Il terremoto ha provocato feriti e danni anche nell’isola di Samos, in Grecia. La forte scossa ha fatto crollare una parete della chiesa della Panagia Theotokou a Karlovassi, una delle mete turistiche dell’isola. Si registrano danni anche alla rete stradale.Caritas Italiana è in contatto fin dai primi momenti successivi al terremoto sia con Caritas Grecia, sia con Caritas Turchia. Ha espresso vicinanza e solidarietà ed è pronta a sostenere gli interventi di risposta all’emergenza. Il vescovo di Smirne, S.E. Mons. Lorenzo Piretto conferma che il terremoto è stato molto violento. I direttori di Caritas Turchia e di Caritas Smirne testimoniano che la situazione è ancora molto caotica e le notizie che provengono dalle zone più colpite sono frammentarie.Caritas Grecia è già presente a Samos con progetti e iniziative a supporto dei migranti. Infatti Samos è, insieme a Lesbos e Kios, una delle principali isole di sbarco dei migranti che tentano l’attraversamento via mare dalla Turchia alla Grecia.In Turchia, nella città di Smirne è presente la Caritas diocesana di Smirne che opera da anni a supporto delle fasce più bisognose della popolazione turca e dei migranti presenti sul territorio.Le Caritas di Grecia e Turchia hanno allertato i loro operatori, volontari, partner, e sono in contatto con le autorità governative e con le varie realtà ecclesiali presenti nelle zone più colpite. Si sta monitorando la situazione, cercando intanto di organizzare i primi aiuti.È possibile sostenere gli interventi di aiuto tramite Caritas Italiana (Via Aurelia 796 – 00165 Roma), utilizzando il conto corrente postale n. 347013, o donazione on-line tramite il sito http://www.caritas.it,

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Mino approda in Grecia con UniCredit, SACE e SIMEST

Posted by fidest press agency su martedì, 29 settembre 2020

Esportare un laminatoio a freddo per alluminio di ultima generazione da installare in Grecia, vicino ad Atene. È l’obiettivo raggiunto da MINO, azienda attiva nel settore della progettazione e costruzione di laminatoi a freddo e a caldo per la lavorazione dei metalli non ferrosi, con il supporto di UniCredit e del Polo SACE SIMEST. La nuova commessa di MINO, il cui valore supera ampiamente i 20 milioni di euro, conferma la preminenza internazionale dell’azienda di Alessandria nel settore, molto specialistico, dei laminatoi ad alte prestazioni per alluminio.Attraverso l’intervento congiunto di SACE e UniCredit, MINO ha potuto associare alla propria offerta commerciale una proposta finanziaria, dando la possibilità al cliente greco di diluire il pagamento di una quota cospicua della fornitura complessiva su un arco temporale di 5 anni. A migliorare ulteriormente la competitività dell’offerta è intervenuto, quindi, il contributo export di SIMEST in conto interessi a fondo perduto, che ha consentito di ottimizzare i costi finanziari dell’operazione per l’azienda italiana.L’operazione, perfezionata durante la pandemia del Covid-19, è un importante attestato della reattività degli esportatori italiani come MINO e della continuità del supporto del sistema finanziario italiano al loro fianco. In un contesto di rallentamento del commercio globale è sempre più importante per gli esportatori associare alla qualità della loro offerta anche pacchetti finanziari competitivi.Il nuovo laminatoio a freddo MINO sarà installato nel sito produttivo che ElvalHalcor SA possiede a Oinofyta, a nord est di Atene. Il sito produttivo occupa un’area coperta di 174.000 m2 e realizza, a oggi, una produzione annua di 300mila tonnellate di alluminio, in un complesso industriale all’avanguardia ed efficientemente organizzato nel rispetto dei più elevati standard di sicurezza e tutela ambientale. Il nuovo laminatoio a freddo MINO, che sarà tra i più avanzati in Europa, permetterà al cliente greco d’incrementare la capacità produttiva di laminati a freddo di alluminio di ulteriori 150mila tonnellate annue, per applicazioni finali che spaziano dalle lattine per bibite, ai trasporti e all’ energia.MINO vanta un’esperienza trentennale nella progettazione e nella realizzazione di linee di laminazione a caldo e a freddo per alluminio e per leghe di rame, con un centro di progettazione e costruzione concentrato fra i due stabilimenti “storici” di Alessandria e Vicenza, nonché con le sue consociate estere di Winborne (UK) e Tianjin (Cina). Fondata nel lontano 1840, MINO Spa è un’azienda di proprietà della famiglia Pettazzi che oggi conta 220 dipendenti nel mondo, di cui 155 in Italia, distribuiti tra lo stabilimento di Alessandria e quello di Brendola (VI). Caratterizzata da una forte vocazione all’innovazione e all’internazionalizzazione, vanta una quota di export pari all’80% del proprio fatturato. I mercati esteri di riferimento della società sono Europa, Cina ed Usa, con una clientela costituita prevalentemente da aziende di grosse dimensioni, in alcuni casi quotate nelle Borse dei rispettivi Paesi di appartenenza.

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Gli Assistenti Alti Commissari dell’UNHCR in visita in Grecia

Posted by fidest press agency su domenica, 13 settembre 2020

La visita ha riguardato principalmente questioni inerenti ad accesso a territorio e procedure di asilo, condizioni di vita di rifugiati e richiedenti asilo sulla terraferma e sulle isole, gestione della risposta al COVID-19, protezione dei minori, alternative alla detenzione, integrazione dei rifugiati e trasferimento della gestione dei programmi di alloggio e di assistenza in denaro dall’UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati, allo Stato greco.“La Grecia e il suo popolo hanno mostrato solidarietà e compassione straordinarie nei confronti di migliaia di rifugiati e richiedenti asilo, malgrado tutte le sfide a cui il Paese ha dovuto far fronte, comprese una grave crisi economica e, ora, la pandemia da COVID-19”, ha dichiarato l’Assistente Alto Commissario dell’UNHCR per le operazioni, Raouf Mazou.“Ma ci sono criticità e questioni a cui è necessario rispondere, compresa l’urgente necessità di migliorare drasticamente le condizioni abitative e di ridurre il sovraffollamento all’interno delle strutture di accoglienza delle isole Egee, nonché di assicurare la piena inclusione di rifugiati e richiedenti asilo nelle attività di risposta al COVID-19”.Sono oltre un milione i rifugiati e i migranti arrivati in Europa attraverso la Grecia dal 2015. Sebbene, da allora, nell’arco degli ultimi cinque anni il numero di arrivi sia calato in modo significativo, continuano ad arrivare persone che necessitano di protezione.“Abbiamo tenuto scambi estremamente costruttivi e aperti con le autorità, anche in merito alla necessità di tutelare il diritto di cercare asilo e di indagare sulle testimonianze pervenuteci di respingimenti in mare e alle frontiere terrestri”, ha dichiarato l’Assistente Alto Commissario dell’UNHCR per la protezione, Gillian Triggs.“Rinnoviamo i nostri appelli alle autorità affinché assicurino accesso al territorio e contrastino ogni pratica di refoulement a beneficio di quanti necessitano di protezione e investano in soluzioni a lungo termine che aiutino i rifugiati a integrarsi nel Paese”.Oltre agli incontri tenuti coi funzionari di governo che guidano la risposta alla crisi di rifugiati, con le Ong e coi partner umanitari, gli Assistenti Alti Commissari hanno incontrato anche rifugiati e richiedenti asilo ad Atene e a Lesbo.Hanno tenuto consultazioni con rifugiati, comprese donne sopravvissute a violenza sessuale e di genere, e con minori non accompagnati, bisognosi di luoghi sicuri in cui vivere o di ricongiungersi ai propri familiari all’estero. Nel corso della visita, hanno incontrato anche le famiglie che partiranno per la Germania nell’ambito del progetto di ricollocamento supportato e finanziato dalla Commissione Europea.Inoltre, hanno ascoltato i motivi di preoccupazione espressi dalle famiglie a cui è stato concesso asilo in Grecia, ma che hanno abbandonato prematuramente i programmi di assistenza di base e di supporto per l’alloggio e che ora si ritrovano senza dimora ad Atene. Le famiglie hanno palesato agli Assistenti Alti Commissari i propri timori in relazione ai mezzi di sussistenza giornaliera e alle prospettive future, in assenza di supporto che permetta loro di divenire autosufficienti.
“Abbiamo proposto alle autorità greche misure concrete volte a sostenere il conseguimento dell’autonomia dei rifugiati e programmi di integrazione, e siamo pronti a garantire supporto. L’accesso effettivo alla protezione sociale e gli schemi di integrazione sono fondamentali e vanno a beneficio di rifugiati, comunità locali e società in generale”, ha dichiarato Gillian Triggs.Viste le sfide affrontate dalla Grecia, l’UNHCR si è appellata in più occasioni all’UE e agli Stati membri affinché intensifichino il loro sostegno e mostrino solidarietà, in particolare mediante il ricollocamento di richiedenti asilo vulnerabili. L’UNHCR è presente in Grecia dal 1952. Qui, lavora per supportare le autorità nazionali nella risposta alle esigenze di asilo e di accoglienza, nonché per sostenere l’inclusione di rifugiati e richiedenti asilo nei servizi sociali nazionali, e per promuoverne l’autonomia e l’integrazione socio-economica.Attualmente, l’Alto Commissariato lavora con le autorità per trasferire al Governo greco l’implementazione dei programmi di assegnazione degli alloggi su larga scala e di assistenza in denaro.

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L’UNHCR esorta la Grecia a indagare sui respingimenti in mare e alle frontiere terrestri con la Turchia

Posted by fidest press agency su martedì, 16 giugno 2020

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, esorta la Grecia a indagare sulle molteplici testimonianze di respingimenti alle frontiere marittime e terrestri effettuati dalle autorità greche, le quali avrebbero ricondotto migranti e richiedenti asilo in Turchia dopo che questi avevano raggiunto il territorio o le acque territoriali greche.L’UNHCR ha sollevato a più riprese i propri motivi di preoccupazione presso il Governo greco e ha esortato ad avviare con urgenza le indagini in merito a una serie di presunti incidenti riferiti dai media, molti dei quali corroborati da organizzazioni non governative e testimonianze dirette. Da marzo, la quantità di accuse è andata aumentando e le testimonianze indicano che diversi gruppi di persone potrebbero essere stati sommariamente ricondotti in Turchia dopo aver raggiunto il territorio greco.
I richiedenti asilo arrivati in Grecia via terra e via mare dall’inizio di marzo sono circa 3.000, una cifra in drastico calo rispetto a quelle dei mesi precedenti e degli anni passati. Eppure, il numero di respingimenti, in particolare in mare, sarebbe aumentato.
La Grecia ha il legittimo diritto di esercitare il controllo delle proprie frontiere e di gestire i flussi irregolari di persone, nel rispetto delle norme internazionali in materia di diritti umani e di protezione dei rifugiati. Controlli e prassi devono garantire il rispetto dei diritti dei richiedenti asilo, i quali non dovrebbero essere respinti alle frontiere.La Guardia Costiera greca ha mostrato dedizione e coraggio eccezionali nel salvare la vita di un numero infinito di rifugiati e migranti in mare. Tuttavia, le accuse attuali paventano che la Grecia avrebbe agito contro i propri obblighi internazionali col rischio di esporre le persone a grave pericolo. Quello di cercare e godere dell’asilo è un diritto fondamentale e a tutti i richiedenti dovrebbero essere garantiti accesso alle procedure per farne domanda e protezione dai respingimenti o dai ritorni informali forzati.La pandemia da coronavirus ha aggravato le difficoltà delle persone costrette a fuggire da guerre, conflitti e persecuzioni, ma a coloro che vivono questa condizione non si dovrebbero negare sicurezza e protezione, date le circostanze.
L’UNHCR ha rivolto ripetuti appelli agli Stati affinché gestiscano le restrizioni alle frontiere secondo modalità che garantiscano allo stesso tempo il rispetto delle norme internazionali in materia di diritti umani e di protezione dei rifugiati, per esempio con l’imposizione di periodi di quarantena e controlli sanitari. Considerata la necessità di ridurre i rischi di salute pubblica, l’UNHCR ha sostenuto gli sforzi profusi a tal fine e chiesto di allestire adeguati spazi supplementari da destinare all’osservanza di un periodo di quarantena della durata di 14 giorni.

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Sovraffollamento dei centri di accoglienza delle isole greche

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 dicembre 2019

Al termine di una missione di tre giorni sull’isola di Lesbo e ad Atene, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Filippo Grandi, ha esortato la Grecia a implementare misure urgenti per rispondere alle gravi condizioni di sovraffollamento delle isole egee e ha rimarcato la necessità della solidarietà degli Stati europei.Filippo Grandi ha esortato a garantire con urgenza migliori condizioni di vita; contrastare il sovraffollamento sulle isole; assicurare una procedura di asilo efficace e imparziale; e garantire la protezione dei 5.000 minori non accompagnati attualmente soggiornanti nel Paese, la maggior parte dei quali vive in condizioni precarie.A Lesbo, Filippo Grandi ha affermato di aver constatato condizioni “estremamente allarmanti” all’interno del centro di accoglienza di Moria che ora accoglie 16.000 richiedenti asilo, un numero sette volte superiore alla capacità della struttura.Filippo Grandi ha accolto con grande favore le misure previste dal Governo greco per attenuare l’impatto della situazione a Lesbo e sulle altre isole interessate, compreso l’impegno di trasferire 20.000 persone sulla terraferma. Ha esortato la Grecia ad agire in tempi brevi, dal momento che l’inverno è alle porte, e ad assicurare che sulla terraferma siano garantiti alloggi adeguati e accesso ai servizi.L’Alto Commissario, inoltre, ha accolto con soddisfazione le intenzioni manifestate dal Governo di accelerare le procedure di asilo. Tuttavia, ha messo in guardia rispetto al fatto che l’adozione di procedure più rapide per determinare lo status dei richiedenti non deve avvenire a scapito di tutele e standard giuridici, sottolineando come la maggioranza dei flussi in arrivo in Grecia quest’anno fosse composta da rifugiati, principalmente siriani e afghani.Filippo Grandi ha espresso il proprio sostegno ai piani del Primo Ministro greco di promulgare una nuova politica per proteggere i minori rifugiati e migranti non accompagnati in Grecia, e ha esortato la società civile a svolgere un ruolo attivo nell’implementazione della stessa.Oltre alle priorità più urgenti, Filippo Grandi ha sottolineato la necessità di adottare soluzioni a lungo termine che permettano ai rifugiati di integrarsi nella società greca grazie anche alla partecipazione attiva dei Comuni e delle organizzazioni non governative.
L’Alto Commissario, inoltre, ha espresso preoccupazione in merito al proliferare in tutta Europa di sentimenti di odio, linguaggio xenofobico, e ostilità nei confronti di rifugiati e richiedenti asilo. Filippo Grandi ha esortato l’Europa a sostenere gli sforzi profusi dalla Grecia per rafforzare il sistema di asilo del Paese, continuare a fornire risorse ed estendere le misure di solidarietà mettendo a disposizione posti ulteriori per il ricollocamento dei richiedenti asilo vulnerabili, in particolare dei minori non accompagnati.Infine, Filippo Grandi ha garantito che l’UNHCR continuerà a supportare la Grecia nella risposta alla crisi di rifugiati e ha esortato il Governo a ricorrere all’UNHCR tanto per richiedere risorse quanto per ricevere consulenza.

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La Grecia deve porre fine al pericoloso sovraffollamento dei centri di accoglienza delle isole

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 ottobre 2019

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, oggi rivolge un appello alla Grecia affinché trasferisca con urgenza migliaia di richiedenti asilo fuori dai centri di accoglienza pericolosamente sovraffollati delle isole egee. A settembre, 10.258 persone sono arrivate via mare, principalmente famiglie afgane e siriane – la cifra mensile più elevata dal 2016 – aggravando le condizioni umanitarie sulle isole che attualmente accolgono 30.000 richiedenti asilo.A Lesbo, Samo e Cos la situazione è critica. Il centro di accoglienza di Moria, a Lesbo, ospita già 12.600 persone, un numero cinque volte superiore alla propria capacità. In un insediamento informale nelle vicinanze, 100 persone sono costrette a condividere un solo bagno. Le tensioni restano alte a Moria, dove, domenica, in un incendio divampato in un container utilizzato per alloggiare le persone ha perso la vita una donna. Una rivolta lanciata in seguito per la frustrazione dai richiedenti asilo ha portato al verificarsi di scontri con le forze di polizia.A Samo, il centro di accoglienza di Vathy ospita 5.500 persone – una cifra otto volte superiore alla propria capacità. La maggior parte dorme in tende con accesso limitato a latrine, acqua potabile e cure mediche. Le condizioni sono andate deteriorandosi bruscamente anche a Cos, dove 3.000 persone condividono uno spazio destinato a sole 700.Tenere le persone sulle isole in tali condizioni inadeguate e insicure è disumano ed è necessario porvi fine. Il Governo greco ha dichiarato che le priorità, che l’UNHCR accoglie con favore, sono allentare la pressione sulle isole e proteggere i minori non accompagnati. L’UNHCR, inoltre, prende atto delle misure annunciate lunedì in occasione di una riunione di gabinetto straordinaria e volte ad accelerare e rafforzare le procedure di asilo e a gestire i flussi verso la Grecia. L’UNHCR resta in attesa di conoscere i dettagli per iscritto così da poter esprimere commenti a riguardo.Tuttavia, essendo necessario agire con urgenza, l’UNHCR esorta le autorità greche a dare priorità ai piani per il trasferimento degli oltre 5.000 richiedenti asilo già autorizzati a proseguire la propria procedura di asilo sulla terraferma. Contemporaneamente, è necessario mettere a disposizione nuovi posti in accoglienza per prevenire che ulteriori flussi dalle isole si riversino sulla Grecia continentale, dove la maggior parte delle strutture sono al completo. L’UNHCR continuerà a sostenere i trasferimenti verso la terraferma anche in ottobre, su richiesta del Governo.
Sono inoltre necessarie soluzioni a più lungo termine, fra cui assicurare sostegno ai rifugiati affinché diventino autonomi e possano integrarsi in Grecia.Il dramma dei minori non accompagnati, che nel complesso sono oltre 4.400, suscita particolare preoccupazione, considerato che solo uno su quattro vive in alloggi adeguati alla loro età.A Moria, circa 500 minori sono alloggiati in un enorme capannone insieme ad adulti coi quali non condividono alcun grado di parentela. A Samo, oltre una dozzina di bambine non accompagnate dormono a turno in un piccolo container, mentre altri bambini sono costretti a utilizzare le tettoie dei container. Date le condizioni estremamente rischiose e le situazioni potenzialmente violente a cui sono esposti i minori non accompagnati, l’UNHCR rivolge un appello agli Stati europei affinché in via prioritaria mettano a disposizione posti per il ricollocamento e velocizzino i trasferimenti dei minori che soddisfano i requisiti per il ricongiungimento coi propri familiari.L’UNHCR continua a lavorare con le autorità greche al fine di sviluppare le capacità necessarie per rispondere alle esigenze umanitarie. Gestiamo oltre 25.000 posti in appartamenti destinati ad alcuni dei richiedenti asilo e dei rifugiati più vulnerabili, nell’ambito del programma ESTIA finanziato dall’UE. Circa 75.000 persone ricevono mensilmente assistenza in denaro nell’ambito del medesimo progetto. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, col sostegno continuo dell’UE e di altri donatori, è pronto a espandere il proprio intervento tramite uno schema di assistenza finanziaria per il pagamento di alloggi che permetterebbe ai richiedenti asilo autorizzati di lasciare le isole e stabilirsi sulla terraferma. Quest’anno la Grecia è meta della maggior parte degli arrivi attraverso il Mediterraneo, circa 45.600 su 77.400 – più di quelli che hanno interessato Spagna, Italia, Malta e Cipro insieme.

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Comprare casa in Grecia

Posted by fidest press agency su sabato, 20 luglio 2019

La crisi economica che negli ultimi anni ha coinvolto la Grecia ha avuto importanti conseguenze anche sul mattone del Paese; in particolare, le ottime possibilità di investimento in un mercato in sofferenza hanno attratto acquirenti dall’estero, italiani compresi. Nonostante i prezzi siano ora in risalita in tutte le principali località, comprare casa in Grecia sembra rimanere un trend in costante aumento nel nostro Paese. Immobiliare.it, che ha analizzato le ricerche degli immobili greci presenti sul sito, e confrontato i numeri con quelli del gruppo Spitogatos.gr, ha registrato nell’ultimo anno un incremento delle ricerche immobiliari dall’Italia pari al 31,6%. Pur di accaparrarsi un immobile di prestigio in una delle zone più ambite del Mediterraneo si è disposti ad investire cifre considerevoli, tanto che il budget medio dei potenziali acquirenti italiani ammonta a circa 500mila euro. Per quanto riguarda le zone della Grecia più gettonate nelle ricerche dall’Italia, al primo posto dei desideri ci sono le isole Cicladi, molto amate per trascorrervi le vacanze. Al secondo posto si trovano le più vicine località della costa ionica, Corfù e Cefalonia in particolare. Al terzo gradino del podio c’è il Peloponneso, con un picco di preferenze concentrate a Messenia, Elafonisos e Methana.Nelle dieci mete più ambite dai potenziali acquirenti italiani, nel corso dell’ultimo anno, si è registrato un incremento medio dei prezzi al metro quadro superiore al 10%. Il costo richiesto ai nostri connazionali si aggira attorno ai 2.000 euro/mq. Ma la Grecia non è solo meta per paperoni: le occasioni di risparmio per chi cerca una casa sul mare ellenico non mancano e, puntando su località meno inflazionate dal turismo, come l’isola del Dodecaneso Karpathos o Messenia, nel Peloponneso, ci si possono assicurare costi medi inferiori ai 1.500 euro/mq.

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“Se l’Italia farà la fine della Grecia? No”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 novembre 2018

“Perché l’Italia è un paese solido e troppo grande perché possa uscire dall’Eurozona senza che questa crolli”. Lo ha detto a Un Giorno da Pecora, su Rai Radio1, Yanis Varoufakis, economista ed ex Ministro dell’Economia in Grecia, nel corso di un’intervista con Giorgio Lauro e Geppi Cucciari. Fa bene il governo italiano ad abbassare la manovra dello 0.2%? “No, secondo me dovrebbero fare altre cose, come eliminare i tagli fiscali ai ricchi, che non servono a nulla: dandogli più denaro questi non faranno che portarli a Lussemburgo come accade già oggi. E poi non dovrebbero abbassare il limite di età per le pensione più elevate, mentre per i lavoratori sì”. A Rai Radio1 Varoufakis ha poi concluso: “inoltre dovrebbero andare a Bruxelles e dire di voler aumentare il deficit di bilancio dal 2.4% al 3%, a patto che tutto questo vada investito per aver trasporti migliori e tecnologie verdi”. (fonte: Redazione UGDP)

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Grecia: aumentati di un terzo minorenni migranti e rifugiati

Posted by fidest press agency su domenica, 23 settembre 2018

Il numero di minorenni rifugiati e migranti arrivati sulle isole della Grecia tra gennaio e agosto è aumentato del 32% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Oltre 7.000 minorenni – in media più di 850 al mese – hanno intrapreso il pericoloso viaggio via mare, che nella maggior parte dei casi si è concluso in strutture sovraffollate e non sicure.Tenendo a riferimento gli anni precedenti, ci si aspetta che il numero di rifugiati e migranti che arriveranno via mare in Grecia aumenterà nei prossimi mesi.“Mentre il numero di minorenni rifugiati e migranti che arrivano sulle isole della Grecia continua ad aumentare, le condizioni presso i centri che li ospitano diventano sempre più spaventose e pericolose”, ha dichiarato Lucio Melandri, Coordinatore UNICEF per la Risposta alla crisi Rifugiati e Migranti in Grecia. “Tutti i rifugiati e i migranti che vivono in Centri di Accoglienza e Identificazione, soprattutto i minorenni, hanno bisogno di essere trasferiti sulla terraferma senza ulteriori ritardi in modo che vengano assicurati loro adeguati alloggi, protezione, cure mediche e altri servizi di base.” Circa l’80% dei 20.500 rifugiati e migranti che si trovano adesso sulle isole della Grecia, tra cui più di 5.000 minorenni, sono alloggiati in Centri di Accoglienza e Identificazione strapieni, in condizioni poco salubri.Secondo le normative greche, i rifugiati e migranti dovrebbero trascorrere un massimo di 25 giorni presso questi centri per completare le procedure di accoglienza. Nonostante l’enorme buona volontà e impegno, il personale e le autorità locali sovraccarichi di lavoro non sono riusciti a indirizzare i minorenni e le famiglie verso servizi appropriati. Alcuni bambini hanno vissuto per oltre un anno in queste strutture congestionate e mal equipaggiate.Il centro di Moria sull’isola di Lesbo, che ha la capacità di ospitare 3.100 persone, ne ospita circa 9.000, di cui più di 1.700 sono minorenni. Il Centro di Vathi, a Samos, costruito per 650 persone, ospita adesso 680 bambini, in totale i rifugiati e i migranti sono 4.000. Ogni giorno arrivano altri bambini e altre famiglie. I minorenni affrontano diversi rischi per la salute e la protezione, fra cui traumi psicologici. L’accesso alle strutture igienico-sanitarie di base non è adeguato. In alcuni casi c’è solo un bagno per 70 persone, fattore che causa conseguenti perdite di acque reflue e odori sgradevoli nei campi.Oltre all’immediato trasferimento dei rifugiati e dei migranti sulla terraferma in Grecia, sono urgentemente necessari altri impegni per il ricollocamento che diano priorità ai bambini e accelerino le procedure per il ricongiungimento familiare degli altri Stati Membri dell’Unione Europea.Da metà 2016 l’UNICEF sta supportando i minorenni rifugiati e migranti e le loro famiglie in Grecia. Questo lavoro comprende: assicurare a più di 60.000 minorenni rifugiati e migranti l’accesso a servizi vitali di protezione, che comprendono supporto psicosociale, accesso a cure mediche e istruzione. L’UNICEF sta lavorando con il Ministero della Salute per garantire 85.000 vaccini per proteggere da malattie i bambini rifugiati e migranti.L’UNICEF è pronto a rafforzare la sua collaborazione con le autorità per una migliore protezione dei bambini in Grecia.

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L’UNHCR esorta la Grecia a far fronte al sovraffollamento nei centri di accoglienza sulle isole dell’Egeo

Posted by fidest press agency su martedì, 4 settembre 2018

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) esorta il governo greco a risolvere la situazione nei Centri di accoglienza e identificazione (RIC) del Mar Egeo, comunemente noti come ‘hotspot’. I centri sono seriamente sovraffollati. Ciò significa che migliaia di richiedenti asilo e migranti, tra cui molti bambini, vivono in condizioni misere, inadeguate e in rapido deterioramento. Alcuni sono in questi centri da più di sei mesi.
L’UNHCR invita le autorità ad accelerare quanto più possibile le procedure di trasferimento delle persone idonee sulla terraferma; ad incrementare la capacità ricettiva per ospitarle; a migliorare rapidamente le condizioni nei centri di accoglienza e a offrire sistemazioni alternative ai più vulnerabili.La situazione sta raggiungendo un punto critico al RIC di Moria, sull’isola di Lesbo, dove più di 7.000 richiedenti asilo e migranti sono stipati in rifugi pensati per 2.000 persone soltanto. Un quarto di questi sono bambini.Si stima che 2.700 persone, principalmente famiglie siriane e irachene, risiedano nel centro di Vathy, a Samos, originariamente progettato per accoglierne meno di 700. Questo costringe molti a sistemarsi in tende inconsistenti e ripari di fortuna. Se la situazione non viene affrontata prima dell’arrivo dell’inverno rischia di diventare davvero preoccupante. Le persone che hanno bisogno di cure mediche sono costrette a fare la fila per ore prima di essere visitate.Nei centri di accoglienza sulle isole di Chios e Kos le persone ospitate sono ormai quasi il doppio rispetto alla capacità di accoglienza delle strutture.Simili livelli di sovraffollamento non si verificavano dal mese di marzo 2016, quando gli arrivi erano molto più numerosi. Tutti i RIC hanno un accesso limitato ai servizi. L’UNHCR è particolarmente preoccupato per le strutture sanitarie del tutto inadeguate, per il verificarsi di scontri tra le comunità frustrate, per l’aumento delle molestie sessuali e delle aggressioni e per la crescente necessità di cure mediche e psicosociali. Esprime tuttavia soddisfazione per l’ospitalità dimostrata dalle comunità locali ed è consapevole dell’impatto che questa situazione ha su di loro.I minori, compresi centinaia di bambini e bambine non accompagnati, sono particolarmente a rischio, così come decine di donne incinte, neonati, vittime di violenze sessuali e altre persone estremamente vulnerabili.
Più di 3.000 richiedenti asilo sulle isole hanno ricevuto l’autorizzazione a trasferirsi sulla terraferma, ma le operazioni sono state rallentate a causa della mancanza di sufficienti alloggi e strutture ricettive. Circa 800 richiedenti asilo sono stati trasferiti nel mese di agosto, tuttavia questo non riesce ad alleviare la pressione in quanto altre persone continuano ad arrivare sulle isole. Si calcola che nel mese di agosto la media degli arrivi giornalieri fosse di 114 persone, rispetto alle 83 di luglio. Più del 70% sono famiglie provenienti da Siria, Iraq e Afghanistan.Nonostante abbia ricevuto finanziamenti europei, il governo ha dovuto affrontare una serie di difficoltà nel rispettare l’impegno concordato di decongestionare i centri di accoglienza sulle isole. L’UNHCR esorta le autorità a intensificare gli sforzi per superare i ritardi amministrativi e logistici. Nel frattempo, occorre prendere in considerazione misure straordinarie, tra cui alloggi di emergenza o strutture alternative, e incoraggiare le autorità a lavorare a stretto contatto con la società civile e le organizzazioni non governative in settori specifici come l’assistenza sanitaria.L’UNHCR rimane pronto a sostenere le autorità greche nel consolidare le capacità e nel rafforzare la risposta operativa, così come nel trasferire le persone idonee sulla terraferma. Su richiesta del governo, l’UNHCR ha concordato in via eccezionale di continuare a sostenere il trasporto dei richiedenti asilo sulla terraferma nel mese di settembre, al fine di evitare ulteriori ritardi.

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Concerto di musiche della Grecia

Posted by fidest press agency su domenica, 8 aprile 2018

Napoli Mercoledì 11 aprile 2018, ore 21.00 AvaNposto Numero Zero. Napoli, Via Sedile di Porto 55 (Corso Umberto-Via Mezzocannone). Un tuffo nel Mediterraneo, in quella “Terra di Mezzo” fatta di mare, viaggi, storie, umanità e culture che si sono incontrate per millenni, tanto da creare un’unica identità mediterranea. Middle Earth (Μέση γη) è anche il nome del progetto artistico fondato dai musicisti Michalis Papadakis (violino e voce) e Vangelis Giannitsoudakis (lauto cretese) che mercoledì 11 aprile 2018, alle ore 21.00 si esibirà all’AvaNposto Numero Zero in un concerto acustico di musiche della Grecia e del Mediterraneo, il primo in Italia, per il quale i due artisti hanno fortemente voluto Napoli, città che sentono vicina alle loro radici. Nati e cresciuti a Kissamos, cittadina sulla costa nord-occidentale dell’isola di Creta permeata da una forte tradizione musicale, il duo ha maturato le prime esperienze agli inizi degli anni ’90 arrivando a collaborare con artisti connazionali e stranieri lavorando per il teatro, la televisione e il cinema indipendente, questi ultimi ambiti per i quali hanno composto diverse colonne sonore. Propongono un viaggio culturale nel quale l’Oriente e l’Occidente si incontrano, rigenerandosi con le contaminazioni moderne. Un itinerario lungo un percorso storico che comincia con i veneziani e gli ottomani che a Creta hanno lasciato, rispettivamente, il violino e il lauto, continua con le gesta narrate nel poema cavalleresco “Erotokritos”, scritto da Vincenzo Cornaro all’inizio del XVII e prosegue in Tracia e Macedonia per ballare al ritmo della Baiduska, una danza diffusa in tutti i Balcani per spingersi fino a Rodi e all’Asia Minore perseguendo una contaminazione fra generi che trasforma le sonorità meno note al pubblico occidentale e le ritmiche più complesse, rendendole familiari, mediterranee.
Appassionato di musica fin da bambino, Vangelis Giannitsoudakis (1982) inizia a quattordici anni a suonare il violino nella maniera orientale, ma dopo un anno lascia per dedicarsi a bouzouki, chitarra, synth e percussioni avvicinandosi, al tempo stesso alle sonorità greche, al rebetiko e alla musica occidentale, in particolare fusion e jazz. A diciassette anni compra il suo primo lauto cretese. Dal 2001 al 2008, lavora con numerosi gruppi diversi. Michalis Papadakis (1981) ha cominciato da bambino a studiare il violino tradizionale con il maestro Alifieris Stelios e l’acclamato violinista Michalis Kounelaki e il violino classico presso il Conservatorio di Kissamos e Selinou classificandosi, per due anni di seguito secondo al Concorso Nazionale per studenti nella categoria “musica tradizionale” e vincendo, nel 1999, il primo premio al concorso per giovani musicisti PAGKRITIO. Ha imparato a cantare da autodidatta e nel 2009 ha fondato la band Nostodia.Contributo associativo 12€. Ingresso riservato ai soci.

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Nuovo programma umanitario dell’UE per l’alloggio e l’integrazione dei rifugiati in Grecia

Posted by fidest press agency su domenica, 30 luglio 2017

cartina-grecia-centrale-atticaAthens. La Commissione europea ha annunciato oggi un nuovo pacchetto di progetti di sostegno di emergenza per un valore di 209 milioni di euro allo scopo di assistere i rifugiati in Grecia.Tra le iniziative rientra il programma faro “Sostegno d’emergenza per l’alloggio e l’integrazione” (ESTIA) che, aiutando i rifugiati e i loro familiari a prendere in affitto un alloggio in città e assistendoli con denaro contante, segna un’inversione di tendenza rispetto ai precedenti progetti umanitari che prevedevano soprattutto un sostegno per l’alloggio in campi e approvvigionamenti diretti.
Christos Stylianides, Commissario per gli Aiuti umanitari e la gestione delle crisi, ha dichiarato: “Oggi si apre un nuovo capitolo nella vita dei rifugiati in Grecia. Il nuovo finanziamento rappresenta una svolta determinante nelle nostre modalità di erogazione di aiuti volti a migliorare la vita della gente. I nuovi progetti mirano a far uscire i rifugiati dai campi per dar loro un vero e proprio alloggio e aiutarli a riprendere una vita più sicura e normale. Insieme ai partner del settore umanitario e alle autorità nazionali, siamo impegnati ad aiutare i rifugiati più vulnerabili e ad assolvere il nostro dovere umanitario nella transizione verso una risposta più efficace sotto il profilo dei costi.”Dimitris Avramopoulos, Commissario per la Migrazione, gli affari interni e la cittadinanza, ha dichiarato: “Europa uguale solidarietà: questo dimostra la decisione odierna. Dal primo giorno la Commissione è a fianco della Grecia, e insieme abbiamo fatto molta strada. I progetti avviati oggi sono soltanto una parte del più ampio sostegno che la Commissione offre al paese, ma anche alle persone bisognose di protezione. Fondi dell’UE per circa 1,3 miliardi di euro sono a disposizione della Grecia per la gestione della crisi migratoria.”La Commissione e l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) hanno annunciato l’introduzione dei contratti ESTIA. Il finanziamento deciso in data odierna viene ad aggiungersi ai & 192 milioni di euro impegnati nel quadro dello strumento di sostegno di emergenza dell’UE nel 2016 e rappresenta quindi più di un raddoppio del sostegno di emergenza erogato alla Grecia, che raggiunge così i & 401 milioni di euro. Complessivamente il sostegno che, attraverso vari tipi di finanziamento, l’Unione europea ha mobilitato a favore della Grecia per aiutarla a gestire la migrazione e le frontiere esterne è di oltre & 1,3 miliardi di euro (fino al 2020). Il programma ESTIA ha una dotazione di & 151 milioni di euro.

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Migrazione: mese record di ricollocazioni dall’Italia e dalla Grecia

Posted by fidest press agency su sabato, 29 luglio 2017

mediterraneoBruxelles. La Commissione ha adottato la quattordicesima relazione sui progressi compiuti in materia di ricollocazione dei richiedenti asilo all’interno dell’UE e di reinsediamento dei rifugiati provenienti da paesi terzi. Il livello record di ricollocazioni registrato a giugno (oltre 2 000 persone rilocalizzate dalla Grecia e quasi 1 000 dall’Italia) e il fatto che la quasi totalità degli Stati membri abbia assunto impegni e proceda a regolari ricollocazioni fanno sperare che entro settembre sarà possibile ricollocare tutte le persone ammissibili. Tuttavia, sono necessari maggiori sforzi per accelerare i trasferimenti dall’Italia, soprattutto alla luce dell’attuale situazione nel Mediterraneo centrale. Nel frattempo si continuano a registrare buoni progressi in materia di reinsediamento e la Commissione ha lanciato un nuovo sistema di impegni per il reinsediamento delle persone più vulnerabili da Libia, Egitto, Niger, Etiopia e Sudan, in parallelo ai reinsediamenti dalla Turchia.
Dimitris Avramopoulos, Commissario UE responsabile per la Migrazione, ha dichiarato: “I risultati conseguiti finora dimostrano chiaramente che, se esiste la volontà politica, il sistema di ricollocazione funziona. Ora c’è bisogno di un ultimo sforzo per realizzare il nostro comune obiettivo di ricollocare entro settembre la maggior parte di tutti i richiedenti asilo ammissibili presenti sul territorio greco e italiano. L’Italia in particolare è soggetta a enormi pressioni, per cui esorto tutti gli Stati membri a intensificare gli sforzi di ricollocazione da questo paese.
Il ritmo delle ricollocazioni ha continuato a crescere negli ultimi mesi: dal novembre 2016 vi sono stati oltre 1 000 trasferimenti al mese e nel giugno 2017 è stato raggiunto un nuovo record con più di 3 000 trasferimenti mensili. Al 24 luglio il numero totale di ricollocazioni era pari a 24 676 (16 803 dalla Grecia e 7 873 dall’Italia).
Occorre un impegno costante di fronte ai 4 800 candidati attualmente in attesa di ricollocazione dalla Grecia – che potrebbero salire a 6 800 – e ai continui arrivi di candidati ammissibili in Italia. L’Italia deve ancora completare con urgenza la registrazione nel regime delle persone ammissibili arrivate nel 2016 e nel primo semestre del 2017. Si tratta, in particolare, di eritrei, 25 000 dei quali sono giunti in Italia dall’inizio del 2016, ma di cui solo 10 000 sono stati registrati in vista di una ricollocazione. Come indicato dalla Commissione nel piano d’azione per sostenere l’Italia, le autorità italiane dovrebbero registrare rapidamente tutti gli eritrei attualmente presenti nel paese e centralizzare la procedura di ricollocazione presso appositi centri. L’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo (EASO) sostiene gli sforzi del paese con una campagna di sensibilizzazione online per l’identificazione di tutti i potenziali richiedenti. La Commissione accoglie inoltre con favore il recente annuncio di un aumento degli impegni mensili della Spagna e l’annunciata accelerazione del ritmo dei trasferimenti da parte della Germania.

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L’amara lezione del debito pubblico della Grecia

Posted by fidest press agency su martedì, 4 luglio 2017

cartina-grecia-centrale-atticaSette anni dopo l’inizio dei salvataggi finanziari, la Grecia sembra messa peggio di prima. Nel 2000 il mercato aveva smesso di finanziare il debito pubblico greco. Allora i Paesi della zona euro, con vari accordi bilaterali, concessero crediti per 52,9 miliardi.
Nel 2012 si comprese che non era sufficiente. L’European Financial Stability Facility (EFSF), la struttura europea per l’aiuto finanziario ai Paesi europei in difficoltà, appena creata, varò perciò un secondo programma di aiuti finanziari pari a 141,8 miliardi di euro. Neanche questo bastò. Nel 2015 l’European Stability Mechanism, il Meccanismo europeo di stabilità che è succeduto all’EFSF, ha varato un nuovo, il terzo, programma di salvataggio di 86 miliardi di euro in cambio di riforme strutturali, intese come politiche di massiccia austerità. Ogni mese, dopo avere controllato se i tagli al bilancio sono stati fatti e dopo che il governo greco dichiara la sua intenzione di continuare con simili politiche, si negozia con Atene il versamento di una parte del sostegno finanziario. Il prossimo luglio, per esempio, serviranno 7,3 miliardi per coprire i debiti e gli interessi in scadenza e per evitare il default dello Stato.
Di conseguenza, dei 340 miliardi di euro di debito pubblico greco, la metà è nelle mani dell’EFSF e dell’ESM.La colpa è soltanto di Atene? Sono state tutte valide le politiche di aiuto e di austerità imposte? Oppure il cosiddetto Meccanismo europeo di stabilità è stato la ricetta sbagliata? Si ricordi che alla fine del 2010 il debito pubblico greco era pari al 148% del Pil che era di circa 220 miliardi di euro. La disoccupazione era del 12,5% e il 27,6% dei greci viveva sotto la soglia di povertà. Gli ultimi dati dicono che il debito pubblico è salito al 183% del Pil, che nel frattempo si è ridotto a 186,5 miliardi di euro. La disoccupazione sarebbe intorno al 26% e la percentuale di poveri avrebbe raggiunto il 34,6% dell’intera popolazione. Dalla recessione iniziale, aggravata dal consolidamento fiscale e dalle politiche di austerità, si è arrivati alla depressione economica. Nel frattempo i contributi dell’Unione europea sono serviti soprattutto per pagare gli interessi sul debito dovuti alle banche e, in parte, a garantire il traballante sostegno sociale. Che cosa deve ancora succedere perché Bruxelles, Berlino e anche Atene capiscano che una tale politica fallimentare non può continuare? Da parte sua, il Fmi non dà risposte concrete, ma si limita soltanto a stimare che entro il 2060 il debito pubblico della Grecia potrebbe essere pari al 260% del Pil. L’assurdo, però, sta nel fatto che, nonostante il bilancio statale rimpicciolisca, l’austerità ha determinato un avanzo primario di circa 3,5 miliardi di euro! Se non si conta il pagamento del servizio sul debito, Atene avrebbe più entrate che uscite! In questo modo, secondo noi, la Grecia non può uscire dalla crisi, anzi, si sta scavando una fossa più profonda. Per finanziare il suo debito pubblico è costretta a pagare il 6% d’interesse, pari a circa 18 miliardi di euro l’anno. Ciò nonostante che il tasso d’interesse della Bce sia vicino a zero! E’ una vera e propria beffa.
Si rammenti inoltre che nel frattempo la Bce è intervenuta a sostegno delle banche europee, in primis di quelle tedesche e francesi, acquistando le obbligazioni del governo greco in loro possesso. Secondo il Financial Times, Francoforte avrebbe speso 40 miliardi di euro per comprare dalle banche titoli greci con un valore facciale di 55. Ha fatto un favore alle banche poiché sul mercato il prezzo di tali obbligazioni sarebbe stato molto inferiore. E’ una spirale senza fondo, ma non infinita nel tempo. Potrebbe essere “fermata” dall’eventuale default sovrano della Grecia, con inevitabili contagi sistemici per il resto dell’Europa, o, come auspicabile, dalla decisione europea di affrontare l’emergenza del debito e il rilancio dell’economia, ma senza imporre il fardello dell’austerità. Ci sembra inevitabile la cancellazione e/o il congelamento di parte del debito. Il resto dovrebbe essere ripagato attraverso l’aumento delle risorse derivanti dalle nuove politiche di sviluppo e non con gli avanzi primari di bilancio, come purtroppo accade oggi. La Grecia, come l’Italia, ha risorse importanti, a partire dal turismo e dalla cultura Necessita però, di sviluppare anche le sue manifatture, le nuove tecnologie, la ricerca. Al riguardo riteniamo molto importante per la Grecia, ma anche per l’Europa intera, la partecipazione fattiva alla realizzazione dei progetti e delle infrastrutture legate alla Nuova Via della Seta. Il porto del Pireo è stato già venduto a investitori cinesi che, sembra, vogliano trasformarlo in un importante hub.
Se, però, il Pireo fosse soltanto un porto di transito, sarebbe una svendita degli interessi greci e di quelli europei. Se diventasse, invece, la leva di uno sviluppo tecnologico e industriale allora potrebbe essere il volano di un’effettiva crescita dell’economia greca. L’Italia non può essere indifferente, deve attivarsi perché il nodo Grecia sia sciolto positivamente. E’ nell’interesse del nostro Paese, che è il fulcro naturale di tutte le politiche economiche e di sviluppo del Mediterraneo e anche dell’Africa.(Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Unicef: un anno dopo la dichiarazione UE-Turchia più rischi per i bambini rifugiati e migranti

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 marzo 2017

cartina-grecia-centrale-atticaSecondo l’UNICEF, un anno dopo la chiusura delle frontiere balcaniche e la dichiarazione UE-Turchia, che erano finalizzate a bloccare i flussi migratori di massa, i bambini rifugiati e migranti affrontano maggiori rischi di espulsione, detenzione, sfruttamento e privazione. Gli operatori dell’UNICEF in Grecia riferiscono di livelli profondi di sofferenze e frustrazione fra i bambini e le loro famiglie, e anche di un bambino di otto anni che ha tentato pratiche di autolesionismo. Nonostante il recente miglioramento delle condizioni di vita, nei rifugi alcuni bambini non accompagnati soffrono di stress psicosociale, con alti livelli di ansia, aggressività e violenza e dimostrando comportamenti ad alto rischio, come l’utilizzo di droghe e la prostituzione. La guerra, la distruzione, la morte dei propri cari e un viaggio pericoloso, inaspriti da misere condizioni di vita nei campi intorno alla Grecia o dalle lunghe procedure di registrazione e asilo, possono provocare disordini da stress post-traumatico.
Hawar, un ragazzo di 14 anni dall’Iraq, ha detto: “Qualche volta sto bene e altre volte no. Qualche giorno sono motivato e qualche altro sono emotivamente esausto. Mi sento intrappolato. Non voglio vedere niente e nessuno del campo. Dopo che esco per un po’, di solito mi sento meglio.”
Invece di arginare il flusso, la chiusura delle frontiere e la dichiarazione UE-Turchia hanno portato i bambini e le famiglie a prendere la situazione in mano e imbarcarsi in rotte ancora più pericolose e irregolari attraverso trafficanti, come l’UNICEF e i suoi partner avevano avvertito un anno fa. Anche nel 2017, circa 3.000 rifugiati e migranti – circa un terzo dei quali bambini – sono arrivati in Grecia nonostante la piena implementazione della dichiarazione UE-Turchia e i severi controlli di frontiera. Molti di loro continuano a passare di nascosto fra i confini in Bulgaria, nei Balcani occidentali e in Ungheria.
I bambini bloccati in Grecia e nei Balcani occidentali hanno già perso circa tre anni di scuola e attualmente affrontano diversi ostacoli, come una lingua e un sistema scolastico diversi e un altro anno ancora senza istruzione. L’UNICEF sta supportando la strategia del Ministero dell’Istruzione di integrare nelle scuole greche i bambini rifugiati e migranti bloccati. Tuttavia, solo 2.500 bambini, dei 15.000 in età scolastica, hanno beneficiato fino ad ora del programma nazionale in lingua greca.
Nonostante sforzi significativi – da parte dei governi e dei partner – circa la metà dei 2.100 bambini non accompagnati vivono ancora in condizioni al di sotto degli standard, fra cui circa 200 bambini non accompagnati in strutture con possibilità di spostamento limitato all’inizio di marzo (178 in centri di accoglienza e di identificazione nelle isole e 16 in “custodia cautelare” in celle della polizia).

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Grecia: discussione sul piano di salvataggio di 86 miliardi di euro

Posted by fidest press agency su domenica, 12 febbraio 2017

ateneBruxelles parlamento europeo. I deputati discuteranno il piano di salvataggio greco di 86 miliardi di euro e le tensioni fra il più grande debitore europeo e i suoi creditori, per tentare di superare le divergenze riguardo le politiche di bilancio e le riforme di Atene. All’inizio di questa settimana, uno dei creditori, il Fondo monetario internazionale, ha emesso una valutazione pessimistica sull’economia greca e sulla capacità di rimborsare i debiti senza una drastica ristrutturazione del debito stesso. Tale valutazione ha indotto Bruxelles e Atene ad accusare il Fondo monetario internazionale di essere “troppo pessimista”. Le Istituzioni dell’UE desiderano raggiungere un accordo sul piano di salvataggio prima che l’Eurogruppo si riunisca il 20 febbraio. Si tratta infatti di una delle ultime riunioni di ministri delle finanze europei prima delle elezioni nei Paesi Bassi e, più tardi nel corso dell’anno, in Francia e in Germania.

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Sanità: oggi Grecia, domani Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 gennaio 2017

sanitadi Helena Smith. L’austerità portata avanti da Alexis Tsipras ha trasformato gli ospedali in “zone a rischio”, dicono i medici, e molti temono che il peggio debba ancora arrivare.La crescita dei tassi di mortalità, l’aumento delle infezioni potenzialmente letali e la scarsità di personale e di apparecchiature mediche stanno paralizzando il sistema sanitario greco, mentre l’ostinato perseguimento dell’austerità colpisce la fasce più deboli della popolazione del paese.I dati e gli aneddoti, riportati da medici e sindacati, suggeriscono che il paese più problematico della Ue si trovi al collasso della sanità pubblica. “In nome di obiettivi fiscali molto duri, stanno morendo persone che altrimenti potrebbero sopravvivere”, ha detto Michalis Giannakos, capo della Federazione Panellenica dei Lavoratori degli Ospedali Pubblici. “I nostri ospedali stanno diventando zone a rischio“.I dati recentemente pubblicati dal Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie rivelano che circa il 10 percento dei pazienti ospedalizzati in Grecia sono a rischio di contrarre infezioni potenzialmente letali, e ci sono già 3.000 morti attribuiti a questo problema.Il tasso di incidenza è drammaticamente alto soprattutto nelle unità di terapia intensiva e nei reparti neonatali. Sebbene i dati si riferiscano ad epidemie avvenute tra il 2011 e il 2012 – essendo i dati disponibili più recenti – Giannakos dice che da allora il problema si è solo aggravato.Come anche altri medici che hanno lavorato nel sistema sanitario nazionale greco da quando è stato istituito, nel 1983, il capo del sindacato attribuisce la responsabilità di questa situazione alla mancanza di personale, all’inadeguatezza delle misure igieniche e all’assenza di prodotti per la pulizia. I tagli sono stati aggravati da un uso eccessivo di antibiotici, ha detto. Non c’è altro settore dell’economia greca che sia stato colpito in modo così duro. Sovradimensionato, spendaccione e corrotto, secondo molte persone il sistema sanitario era indicativo di tutto ciò che non funzionava nel paese e, di conseguenza, si riteneva che avesse assoluto bisogno di riforme.Riconoscendo le carenze, lo scorso mese il governo ha annunciato di avere un piano per assumere 8.000 tra medici e infermieri nel 2017.In base ai dati dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), dal 2009 a oggi la spesa pro capite per la sanità pubblica è stata tagliata di circa un terzo – cioè per un totale di oltre 5 miliardi di euro. Dal 2014 è scesa al 4,7 percento del PIL, dal 9,9 percento che era prima della crisi. I tagli hanno causato 25.000 licenziamenti di personale, e le forniture sono diventate così scarse che gli ospedali si trovano spesso senza medicine, guanti, garze e lenzuola.All’inizio di dicembre Giannakos, che è infermiere, ha guidato una marcia di protesta, che è partita dal sudicio edificio che ospita il ministero della sanità, ed è arrivata a destinazione davanti all’ufficio in stile neoclassico del primo ministro Alexis Tsipras. Di fronte al ministero i tecnici ospedalieri hanno posto dei blocchi di cemento a cui hanno appeso un cartellone con la scritta “Il ministero si è trasferito a Bruxelles“.Poche altre economie occidentali avanzate hanno messo in atto aggiustamenti fiscali pesanti come quelli greci. Nei sei anni da quando ha ricevuto il primo dei tre bailout (per evitare la bancarotta) a oggi, il paese ha attuato misure draconiane per stringere la cinghia in cambio di oltre 300 miliardi di euro di prestiti di emergenza. La perdita di oltre il 25 percento del prodotto nazionale – e una recessione che ha spinto sempre più persone a ricorrere all’assistenza sanitaria di base – ha aggravato gli effetti corrosivi dei tagli che, nel caso degli ospedali pubblici, sono stati spesso tanto profondi quanto indiscriminati.Le pressioni per soddisfare gli obiettivi di bilancio imposti dai creditori hanno fatto sì che nel solo 2016 la spesa in questo settore sia diminuita di 350 milioni di euro, e questo sotto l’amministrazione di Syriza, il partito di sinistra che un tempo si batteva contro l’austerità; così ha detto Giannakos citando i dati del governo.Più di 2,5 milioni di greci non hanno più alcuna copertura sanitaria. La carenza di pezzi di ricambio è tale che macchinari e altre complesse apparecchiature diagnostiche risultano sempre più difettosi. Nella maggior parte degli ospedali non vengono più fatti nemmeno i più basilari esami del sangue, perché i fondi per i laboratori sono ormai esauriti. I tagli agli stipendi hanno abbattuto ulteriormente il morale, già basso.
Piccoli atti di eroismo hanno contribuito a mantenere il piedi il sistema: medici e infermieri che lavorano fuori orario, donatori e filantropi che contribuiscono. (fonte: blog beppe grillo) (foto: sanità)

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UNICEF: in Grecia bloccati quasi 27.500 bambini rifugiati e migranti

Posted by fidest press agency su sabato, 27 agosto 2016

cartina-grecia-centrale-atticaIn Grecia ci sono quasi 27.500 i bambini migranti e rifugiati bloccati ed il numero continua ad aumentare. I minori non accompagnati sono almeno 2.250, ma solo un terzo vive in alloggi formali. Secondo l’UNICEF, con l’improvviso aumento degli arrivi, centinaia di bambini rifugiati e migranti sono bloccati in Grecia con gravi esigenze che riguardano l’istruzione e la protezione. Sono arrivate più persone nelle prime tre settimane di agosto che in tutto luglio 2016: 1.920 a luglio; 2.289 al 24 agosto. Questo nuovo afflusso arriva in un momento in cui la Grecia sta lottando per far fronte a un sistema di welfare in difficoltà a causa della crisi economica in atto, lasciando bambini rifugiati e migranti di fronte ad una doppia crisi. In totale, i bambini rappresentano circa il 40% della attuale popolazione bloccata. “In Grecia c’è una reale percezione che le famiglie di rifugiati siano sempre costrette ad una lunga attesa – aspettano che la loro richiesta di asilo sia giudicata, che sia presa una decisione in merito al loro trasferimento in altri paesi Europei, che i bambini possano ricevere una corretta istruzione e campi da gioco, che possano avere un alloggio adeguato, sono semplicemente in attesa di sapere quale sarà il loro futuro”, ha detto Laurent Chapuis, coordinatore UNICEF per la risposta alla crisi dei rifugiati e dei migranti in Grecia. Per i bambini questa attesa è un’eternità – molti provengono da paesi lacerati da conflitti come Siria, Afghanistan e Iraq hanno perso tutto, compreso l’accesso all’istruzione e anni di scolarizzazione e sono ancora una volta “sospesi”. “L’istruzione è uno dei più efficaci modi per proteggere i bambini da ogni forma di violenza”, ha aggiunto Chapuis. “Questo significa che tutti noi dobbiamo unire le forze per aumentare gli sforzi del governo per fare ritornare i bambini a scuola a settembre.”Recenti rapporti su abusi sessuali, violenza e abbandono sono un’indicazione delle condizioni di vita inadeguate e di meccanismi di protezione dell’infanzia indeboliti. Un welfare pubblico messo a dura prova ha anche aggravato i rischi per i bambini rifugiati e migranti. Nonostante i continui sforzi del governo e dei partner, rimane alto il bisogno di alloggi temporanei, servizi di protezione dell’infanzia e scolastici. Dare ai bambini un’istruzione è una priorità fondamentale per l’UNICEF e i suoi partner in Grecia, soprattutto alla luce delle recenti notizie di bambini a rischio. L’UNICEF ha sostenuto le attività ricreative e di apprendimento per i bambini rifugiati nel campo di Skaramangas, nei pressi di Atene, con l’ONG Piraeus Open School for Immigrants, oltre a fornire 11 aule container. I programmi di istruzione dell’UNICEF si stanno ampliando ad altri campi oltre Attica, per raggiungere almeno 5.000 bambini entro la fine dell’anno; prosegue il lavoro con il Ministero dell’Istruzione per aiutare a integrare i bambini rifugiati nel sistema di istruzione greco.

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Oltre 15.500 richiedenti asilo sono stati pre-registrati in Grecia continentale

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 luglio 2016

cartina-grecia-centrale-atticaL’8 giugno sono iniziate le operazioni di pre-registrazione su larga scala di richiedenti asilo in Grecia continentale, gestite dal Servizio di Asilo Greco con il sostegno dell’UNHCR. Fino ad ora, oltre 15.500 persone, ospitate in strutture aperte di accoglienza temporanea, hanno ricevuto i documenti di identificazione per richiedenti asilo, con validità di un anno. Questi documenti permettono loro di risiedere in Grecia legalmente e accedere ai servizi mentre la loro richiesta di asilo viene formalmente presentata. Queste procedure aiuteranno ad identificare le persone che sono eleggibili per il ricongiungimento familiare o il ricollocamento in un altro paese membro dell’UE. Inoltre, permetteranno di identificare le persone con bisogni specifici affinché possano essere riferite a organizzazioni adeguate e ricevere assistenza e supporto.Le operazioni di pre-registrazione cercano di rispondere ai bisogni di circa 49.000 persone che sono al momento presenti in Grecia continentale, affinché possano accedere alla protezione internazionale. Le procedure sono rivolte a coloro che sono entrati in Grecia tra il 1 Gennaio 2015 e il 20 Marzo 2016. Queste operazioni sono sostenute finanziariamente dalla Commissione Europea (Direzione Generale – Migrazione e Affari Interni) ed implementate con l’aiuto dell’UNHCR e dell’Ufficio Europeo di Sostegno per l’Asilo (EASO). In aggiunta, l’OIM fornisce informazione sui Programmi di Ritorno Volontario Assistito.L’UNHCR ha supportato queste operazioni guidando a livello tecnico nell’ideazione, pianificazione e preparazione, così come fornendo risorse materiali. L’UNHCR sostiene anche il processo di identificazione delle persone con bisogni specifici e facilita il loro accesso ad una assistenza adeguata. Fra le 15.500 persone pre-registrate fino ad ora, circa 680 minori non accompagnati o separati sono stati identificati e riferiti a EKKA, un’entità governativa specializzata che si occupa di minori non accompagnati o separati.
Alla fine di queste procedure, alle persone pre-registrate sarà dato appuntamento con il Servizio di Asilo per presentare la propria richiesta di asilo e accedere formalmente ai programmi di ricongiungimento familiare e di ricollocamento. Ai richiedenti asilo sarà notificata la data del loro appuntamento via SMS. Per questi appuntamenti sarà data priorità alle persone con bisogni specifici, inclusi i minori separati e non accompagnati.In seguito alla pre-registrazione, sarà necessario ampliare la capacità per finalizzare le registrazioni, esaminare le richieste di asilo e seguire i casi di ricongiungimento familiare e di ricollocamento. In questo l’UNHCR è pronto a supportare le autorità greche.
In considerazione del fatto che aumenta il numero di persone identificate come eleggibili per il ricollocamento, sono necessari una tempestiva implementazione dei programmi e un maggiore numero di posti a disposizione. Al 29 giugno 2016, solo 1.970 richiedenti asilo erano stati ricollocati dalla Grecia, rispetto all’obiettivo stabilito di 66.400.Sarebbe anche opportuno esplorare il reinsediamento per le persone che hanno legami familiari con persone al di fuori dell’UE.
Le operazioni stanno procedendo come previsto, con una capacità di gestione che è stata aumentata fino a circa 700 persone al giorno. La pre-registrazione dovrebbe essere completata entro inizio/metà agosto. Al momento la pre-registrazione sta avvenendo nelle regione dell’Attica e di Tessaloniki e nelle prossime settimane si sposterà in altre parti delle Grecia.

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Grecia: paradosso europeo. Dati e testimonianze Caritas

Posted by fidest press agency su martedì, 24 maggio 2016

cartina-grecia-centrale-atticaNel dossier, dal titolo “Paradosso Europeo: Impoverimento, indebitamento, iniquità. Ingiustizia”, si descrive brevemente, anche grazie a nuovi dati raccolti presso i centri di ascolto e nei servizi sociali offerti dalla Chiesa Cattolica in Grecia, attraverso la Caritas, lo stato di sofferenza in cui versa il popolo greco oramai da anni. Dagli ultimi dati raccolti da Caritas Hellas, in collaborazione con Caritas Italiana su un campione di 2.677 famiglie emerge chiaramente la gravità della situazione sociale di un paese in cui, fino a prima della crisi economica, la povertà era relegata quasi esclusivamente a categorie marginali, e marginalizzate, principalmente immigrati illegali e vittime di dipendenze. Alcuni dati esplicativi: l’86% delle richieste riguarda beni e servizi materiali e l’età media dei beneficiari è di 37,9 anni. Si tratta quindi nella maggior parte dei casi di nuclei familiari giovani, spesso con figli minorenni. Inoltre il 69,9% ha un domicilio: si tratta perciò di nuovi poveri, che un tempo avevano situazioni reddituali tali da consentirgli di sostenere le spese per l’abitazione.
Neppure il lavoro è un’assicurazione contro la povertà. Secondo i dati più recenti infatti i lavoratori poveri hanno raggiunto il 21,2 %. La crisi economica e le politiche di austerità hanno comportato costi sociali altissimi, falcidiando posti di lavoro, allargando le diseguaglianze, comprimendo i redditi verso il basso, dilatando la categoria di chi ha un’occupazione ma vive alle soglie della povertà.Caritas Italiana sta promuovendo sin dal 2012 progetti per la popolazione locale, sia con attività di sostegno al reddito che con attività di sviluppo di imprenditoria sociale, con la collaborazione di 16 Caritas diocesane italiane che si sono gemellate con le Caritas diocesane greche, per dare vita a progetti concreti di risposta alla crisi, che vedono le famiglie come principali beneficiari. Un impegno che si è andato rafforzando anche a seguito dell’Emergenza profughi (vedi rapporto di approfondimento) e che attualmente consiste nel sostegno a progetti per un totale di 870.000 euro.

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