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Grecia: aumentati di un terzo minorenni migranti e rifugiati

Posted by fidest press agency su domenica, 23 settembre 2018

Il numero di minorenni rifugiati e migranti arrivati sulle isole della Grecia tra gennaio e agosto è aumentato del 32% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Oltre 7.000 minorenni – in media più di 850 al mese – hanno intrapreso il pericoloso viaggio via mare, che nella maggior parte dei casi si è concluso in strutture sovraffollate e non sicure.Tenendo a riferimento gli anni precedenti, ci si aspetta che il numero di rifugiati e migranti che arriveranno via mare in Grecia aumenterà nei prossimi mesi.“Mentre il numero di minorenni rifugiati e migranti che arrivano sulle isole della Grecia continua ad aumentare, le condizioni presso i centri che li ospitano diventano sempre più spaventose e pericolose”, ha dichiarato Lucio Melandri, Coordinatore UNICEF per la Risposta alla crisi Rifugiati e Migranti in Grecia. “Tutti i rifugiati e i migranti che vivono in Centri di Accoglienza e Identificazione, soprattutto i minorenni, hanno bisogno di essere trasferiti sulla terraferma senza ulteriori ritardi in modo che vengano assicurati loro adeguati alloggi, protezione, cure mediche e altri servizi di base.” Circa l’80% dei 20.500 rifugiati e migranti che si trovano adesso sulle isole della Grecia, tra cui più di 5.000 minorenni, sono alloggiati in Centri di Accoglienza e Identificazione strapieni, in condizioni poco salubri.Secondo le normative greche, i rifugiati e migranti dovrebbero trascorrere un massimo di 25 giorni presso questi centri per completare le procedure di accoglienza. Nonostante l’enorme buona volontà e impegno, il personale e le autorità locali sovraccarichi di lavoro non sono riusciti a indirizzare i minorenni e le famiglie verso servizi appropriati. Alcuni bambini hanno vissuto per oltre un anno in queste strutture congestionate e mal equipaggiate.Il centro di Moria sull’isola di Lesbo, che ha la capacità di ospitare 3.100 persone, ne ospita circa 9.000, di cui più di 1.700 sono minorenni. Il Centro di Vathi, a Samos, costruito per 650 persone, ospita adesso 680 bambini, in totale i rifugiati e i migranti sono 4.000. Ogni giorno arrivano altri bambini e altre famiglie. I minorenni affrontano diversi rischi per la salute e la protezione, fra cui traumi psicologici. L’accesso alle strutture igienico-sanitarie di base non è adeguato. In alcuni casi c’è solo un bagno per 70 persone, fattore che causa conseguenti perdite di acque reflue e odori sgradevoli nei campi.Oltre all’immediato trasferimento dei rifugiati e dei migranti sulla terraferma in Grecia, sono urgentemente necessari altri impegni per il ricollocamento che diano priorità ai bambini e accelerino le procedure per il ricongiungimento familiare degli altri Stati Membri dell’Unione Europea.Da metà 2016 l’UNICEF sta supportando i minorenni rifugiati e migranti e le loro famiglie in Grecia. Questo lavoro comprende: assicurare a più di 60.000 minorenni rifugiati e migranti l’accesso a servizi vitali di protezione, che comprendono supporto psicosociale, accesso a cure mediche e istruzione. L’UNICEF sta lavorando con il Ministero della Salute per garantire 85.000 vaccini per proteggere da malattie i bambini rifugiati e migranti.L’UNICEF è pronto a rafforzare la sua collaborazione con le autorità per una migliore protezione dei bambini in Grecia.

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L’UNHCR esorta la Grecia a far fronte al sovraffollamento nei centri di accoglienza sulle isole dell’Egeo

Posted by fidest press agency su martedì, 4 settembre 2018

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) esorta il governo greco a risolvere la situazione nei Centri di accoglienza e identificazione (RIC) del Mar Egeo, comunemente noti come ‘hotspot’. I centri sono seriamente sovraffollati. Ciò significa che migliaia di richiedenti asilo e migranti, tra cui molti bambini, vivono in condizioni misere, inadeguate e in rapido deterioramento. Alcuni sono in questi centri da più di sei mesi.
L’UNHCR invita le autorità ad accelerare quanto più possibile le procedure di trasferimento delle persone idonee sulla terraferma; ad incrementare la capacità ricettiva per ospitarle; a migliorare rapidamente le condizioni nei centri di accoglienza e a offrire sistemazioni alternative ai più vulnerabili.La situazione sta raggiungendo un punto critico al RIC di Moria, sull’isola di Lesbo, dove più di 7.000 richiedenti asilo e migranti sono stipati in rifugi pensati per 2.000 persone soltanto. Un quarto di questi sono bambini.Si stima che 2.700 persone, principalmente famiglie siriane e irachene, risiedano nel centro di Vathy, a Samos, originariamente progettato per accoglierne meno di 700. Questo costringe molti a sistemarsi in tende inconsistenti e ripari di fortuna. Se la situazione non viene affrontata prima dell’arrivo dell’inverno rischia di diventare davvero preoccupante. Le persone che hanno bisogno di cure mediche sono costrette a fare la fila per ore prima di essere visitate.Nei centri di accoglienza sulle isole di Chios e Kos le persone ospitate sono ormai quasi il doppio rispetto alla capacità di accoglienza delle strutture.Simili livelli di sovraffollamento non si verificavano dal mese di marzo 2016, quando gli arrivi erano molto più numerosi. Tutti i RIC hanno un accesso limitato ai servizi. L’UNHCR è particolarmente preoccupato per le strutture sanitarie del tutto inadeguate, per il verificarsi di scontri tra le comunità frustrate, per l’aumento delle molestie sessuali e delle aggressioni e per la crescente necessità di cure mediche e psicosociali. Esprime tuttavia soddisfazione per l’ospitalità dimostrata dalle comunità locali ed è consapevole dell’impatto che questa situazione ha su di loro.I minori, compresi centinaia di bambini e bambine non accompagnati, sono particolarmente a rischio, così come decine di donne incinte, neonati, vittime di violenze sessuali e altre persone estremamente vulnerabili.
Più di 3.000 richiedenti asilo sulle isole hanno ricevuto l’autorizzazione a trasferirsi sulla terraferma, ma le operazioni sono state rallentate a causa della mancanza di sufficienti alloggi e strutture ricettive. Circa 800 richiedenti asilo sono stati trasferiti nel mese di agosto, tuttavia questo non riesce ad alleviare la pressione in quanto altre persone continuano ad arrivare sulle isole. Si calcola che nel mese di agosto la media degli arrivi giornalieri fosse di 114 persone, rispetto alle 83 di luglio. Più del 70% sono famiglie provenienti da Siria, Iraq e Afghanistan.Nonostante abbia ricevuto finanziamenti europei, il governo ha dovuto affrontare una serie di difficoltà nel rispettare l’impegno concordato di decongestionare i centri di accoglienza sulle isole. L’UNHCR esorta le autorità a intensificare gli sforzi per superare i ritardi amministrativi e logistici. Nel frattempo, occorre prendere in considerazione misure straordinarie, tra cui alloggi di emergenza o strutture alternative, e incoraggiare le autorità a lavorare a stretto contatto con la società civile e le organizzazioni non governative in settori specifici come l’assistenza sanitaria.L’UNHCR rimane pronto a sostenere le autorità greche nel consolidare le capacità e nel rafforzare la risposta operativa, così come nel trasferire le persone idonee sulla terraferma. Su richiesta del governo, l’UNHCR ha concordato in via eccezionale di continuare a sostenere il trasporto dei richiedenti asilo sulla terraferma nel mese di settembre, al fine di evitare ulteriori ritardi.

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Concerto di musiche della Grecia

Posted by fidest press agency su domenica, 8 aprile 2018

Napoli Mercoledì 11 aprile 2018, ore 21.00 AvaNposto Numero Zero. Napoli, Via Sedile di Porto 55 (Corso Umberto-Via Mezzocannone). Un tuffo nel Mediterraneo, in quella “Terra di Mezzo” fatta di mare, viaggi, storie, umanità e culture che si sono incontrate per millenni, tanto da creare un’unica identità mediterranea. Middle Earth (Μέση γη) è anche il nome del progetto artistico fondato dai musicisti Michalis Papadakis (violino e voce) e Vangelis Giannitsoudakis (lauto cretese) che mercoledì 11 aprile 2018, alle ore 21.00 si esibirà all’AvaNposto Numero Zero in un concerto acustico di musiche della Grecia e del Mediterraneo, il primo in Italia, per il quale i due artisti hanno fortemente voluto Napoli, città che sentono vicina alle loro radici. Nati e cresciuti a Kissamos, cittadina sulla costa nord-occidentale dell’isola di Creta permeata da una forte tradizione musicale, il duo ha maturato le prime esperienze agli inizi degli anni ’90 arrivando a collaborare con artisti connazionali e stranieri lavorando per il teatro, la televisione e il cinema indipendente, questi ultimi ambiti per i quali hanno composto diverse colonne sonore. Propongono un viaggio culturale nel quale l’Oriente e l’Occidente si incontrano, rigenerandosi con le contaminazioni moderne. Un itinerario lungo un percorso storico che comincia con i veneziani e gli ottomani che a Creta hanno lasciato, rispettivamente, il violino e il lauto, continua con le gesta narrate nel poema cavalleresco “Erotokritos”, scritto da Vincenzo Cornaro all’inizio del XVII e prosegue in Tracia e Macedonia per ballare al ritmo della Baiduska, una danza diffusa in tutti i Balcani per spingersi fino a Rodi e all’Asia Minore perseguendo una contaminazione fra generi che trasforma le sonorità meno note al pubblico occidentale e le ritmiche più complesse, rendendole familiari, mediterranee.
Appassionato di musica fin da bambino, Vangelis Giannitsoudakis (1982) inizia a quattordici anni a suonare il violino nella maniera orientale, ma dopo un anno lascia per dedicarsi a bouzouki, chitarra, synth e percussioni avvicinandosi, al tempo stesso alle sonorità greche, al rebetiko e alla musica occidentale, in particolare fusion e jazz. A diciassette anni compra il suo primo lauto cretese. Dal 2001 al 2008, lavora con numerosi gruppi diversi. Michalis Papadakis (1981) ha cominciato da bambino a studiare il violino tradizionale con il maestro Alifieris Stelios e l’acclamato violinista Michalis Kounelaki e il violino classico presso il Conservatorio di Kissamos e Selinou classificandosi, per due anni di seguito secondo al Concorso Nazionale per studenti nella categoria “musica tradizionale” e vincendo, nel 1999, il primo premio al concorso per giovani musicisti PAGKRITIO. Ha imparato a cantare da autodidatta e nel 2009 ha fondato la band Nostodia.Contributo associativo 12€. Ingresso riservato ai soci.

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Nuovo programma umanitario dell’UE per l’alloggio e l’integrazione dei rifugiati in Grecia

Posted by fidest press agency su domenica, 30 luglio 2017

cartina-grecia-centrale-atticaAthens. La Commissione europea ha annunciato oggi un nuovo pacchetto di progetti di sostegno di emergenza per un valore di 209 milioni di euro allo scopo di assistere i rifugiati in Grecia.Tra le iniziative rientra il programma faro “Sostegno d’emergenza per l’alloggio e l’integrazione” (ESTIA) che, aiutando i rifugiati e i loro familiari a prendere in affitto un alloggio in città e assistendoli con denaro contante, segna un’inversione di tendenza rispetto ai precedenti progetti umanitari che prevedevano soprattutto un sostegno per l’alloggio in campi e approvvigionamenti diretti.
Christos Stylianides, Commissario per gli Aiuti umanitari e la gestione delle crisi, ha dichiarato: “Oggi si apre un nuovo capitolo nella vita dei rifugiati in Grecia. Il nuovo finanziamento rappresenta una svolta determinante nelle nostre modalità di erogazione di aiuti volti a migliorare la vita della gente. I nuovi progetti mirano a far uscire i rifugiati dai campi per dar loro un vero e proprio alloggio e aiutarli a riprendere una vita più sicura e normale. Insieme ai partner del settore umanitario e alle autorità nazionali, siamo impegnati ad aiutare i rifugiati più vulnerabili e ad assolvere il nostro dovere umanitario nella transizione verso una risposta più efficace sotto il profilo dei costi.”Dimitris Avramopoulos, Commissario per la Migrazione, gli affari interni e la cittadinanza, ha dichiarato: “Europa uguale solidarietà: questo dimostra la decisione odierna. Dal primo giorno la Commissione è a fianco della Grecia, e insieme abbiamo fatto molta strada. I progetti avviati oggi sono soltanto una parte del più ampio sostegno che la Commissione offre al paese, ma anche alle persone bisognose di protezione. Fondi dell’UE per circa 1,3 miliardi di euro sono a disposizione della Grecia per la gestione della crisi migratoria.”La Commissione e l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) hanno annunciato l’introduzione dei contratti ESTIA. Il finanziamento deciso in data odierna viene ad aggiungersi ai & 192 milioni di euro impegnati nel quadro dello strumento di sostegno di emergenza dell’UE nel 2016 e rappresenta quindi più di un raddoppio del sostegno di emergenza erogato alla Grecia, che raggiunge così i & 401 milioni di euro. Complessivamente il sostegno che, attraverso vari tipi di finanziamento, l’Unione europea ha mobilitato a favore della Grecia per aiutarla a gestire la migrazione e le frontiere esterne è di oltre & 1,3 miliardi di euro (fino al 2020). Il programma ESTIA ha una dotazione di & 151 milioni di euro.

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Migrazione: mese record di ricollocazioni dall’Italia e dalla Grecia

Posted by fidest press agency su sabato, 29 luglio 2017

mediterraneoBruxelles. La Commissione ha adottato la quattordicesima relazione sui progressi compiuti in materia di ricollocazione dei richiedenti asilo all’interno dell’UE e di reinsediamento dei rifugiati provenienti da paesi terzi. Il livello record di ricollocazioni registrato a giugno (oltre 2 000 persone rilocalizzate dalla Grecia e quasi 1 000 dall’Italia) e il fatto che la quasi totalità degli Stati membri abbia assunto impegni e proceda a regolari ricollocazioni fanno sperare che entro settembre sarà possibile ricollocare tutte le persone ammissibili. Tuttavia, sono necessari maggiori sforzi per accelerare i trasferimenti dall’Italia, soprattutto alla luce dell’attuale situazione nel Mediterraneo centrale. Nel frattempo si continuano a registrare buoni progressi in materia di reinsediamento e la Commissione ha lanciato un nuovo sistema di impegni per il reinsediamento delle persone più vulnerabili da Libia, Egitto, Niger, Etiopia e Sudan, in parallelo ai reinsediamenti dalla Turchia.
Dimitris Avramopoulos, Commissario UE responsabile per la Migrazione, ha dichiarato: “I risultati conseguiti finora dimostrano chiaramente che, se esiste la volontà politica, il sistema di ricollocazione funziona. Ora c’è bisogno di un ultimo sforzo per realizzare il nostro comune obiettivo di ricollocare entro settembre la maggior parte di tutti i richiedenti asilo ammissibili presenti sul territorio greco e italiano. L’Italia in particolare è soggetta a enormi pressioni, per cui esorto tutti gli Stati membri a intensificare gli sforzi di ricollocazione da questo paese.
Il ritmo delle ricollocazioni ha continuato a crescere negli ultimi mesi: dal novembre 2016 vi sono stati oltre 1 000 trasferimenti al mese e nel giugno 2017 è stato raggiunto un nuovo record con più di 3 000 trasferimenti mensili. Al 24 luglio il numero totale di ricollocazioni era pari a 24 676 (16 803 dalla Grecia e 7 873 dall’Italia).
Occorre un impegno costante di fronte ai 4 800 candidati attualmente in attesa di ricollocazione dalla Grecia – che potrebbero salire a 6 800 – e ai continui arrivi di candidati ammissibili in Italia. L’Italia deve ancora completare con urgenza la registrazione nel regime delle persone ammissibili arrivate nel 2016 e nel primo semestre del 2017. Si tratta, in particolare, di eritrei, 25 000 dei quali sono giunti in Italia dall’inizio del 2016, ma di cui solo 10 000 sono stati registrati in vista di una ricollocazione. Come indicato dalla Commissione nel piano d’azione per sostenere l’Italia, le autorità italiane dovrebbero registrare rapidamente tutti gli eritrei attualmente presenti nel paese e centralizzare la procedura di ricollocazione presso appositi centri. L’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo (EASO) sostiene gli sforzi del paese con una campagna di sensibilizzazione online per l’identificazione di tutti i potenziali richiedenti. La Commissione accoglie inoltre con favore il recente annuncio di un aumento degli impegni mensili della Spagna e l’annunciata accelerazione del ritmo dei trasferimenti da parte della Germania.

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L’amara lezione del debito pubblico della Grecia

Posted by fidest press agency su martedì, 4 luglio 2017

cartina-grecia-centrale-atticaSette anni dopo l’inizio dei salvataggi finanziari, la Grecia sembra messa peggio di prima. Nel 2000 il mercato aveva smesso di finanziare il debito pubblico greco. Allora i Paesi della zona euro, con vari accordi bilaterali, concessero crediti per 52,9 miliardi.
Nel 2012 si comprese che non era sufficiente. L’European Financial Stability Facility (EFSF), la struttura europea per l’aiuto finanziario ai Paesi europei in difficoltà, appena creata, varò perciò un secondo programma di aiuti finanziari pari a 141,8 miliardi di euro. Neanche questo bastò. Nel 2015 l’European Stability Mechanism, il Meccanismo europeo di stabilità che è succeduto all’EFSF, ha varato un nuovo, il terzo, programma di salvataggio di 86 miliardi di euro in cambio di riforme strutturali, intese come politiche di massiccia austerità. Ogni mese, dopo avere controllato se i tagli al bilancio sono stati fatti e dopo che il governo greco dichiara la sua intenzione di continuare con simili politiche, si negozia con Atene il versamento di una parte del sostegno finanziario. Il prossimo luglio, per esempio, serviranno 7,3 miliardi per coprire i debiti e gli interessi in scadenza e per evitare il default dello Stato.
Di conseguenza, dei 340 miliardi di euro di debito pubblico greco, la metà è nelle mani dell’EFSF e dell’ESM.La colpa è soltanto di Atene? Sono state tutte valide le politiche di aiuto e di austerità imposte? Oppure il cosiddetto Meccanismo europeo di stabilità è stato la ricetta sbagliata? Si ricordi che alla fine del 2010 il debito pubblico greco era pari al 148% del Pil che era di circa 220 miliardi di euro. La disoccupazione era del 12,5% e il 27,6% dei greci viveva sotto la soglia di povertà. Gli ultimi dati dicono che il debito pubblico è salito al 183% del Pil, che nel frattempo si è ridotto a 186,5 miliardi di euro. La disoccupazione sarebbe intorno al 26% e la percentuale di poveri avrebbe raggiunto il 34,6% dell’intera popolazione. Dalla recessione iniziale, aggravata dal consolidamento fiscale e dalle politiche di austerità, si è arrivati alla depressione economica. Nel frattempo i contributi dell’Unione europea sono serviti soprattutto per pagare gli interessi sul debito dovuti alle banche e, in parte, a garantire il traballante sostegno sociale. Che cosa deve ancora succedere perché Bruxelles, Berlino e anche Atene capiscano che una tale politica fallimentare non può continuare? Da parte sua, il Fmi non dà risposte concrete, ma si limita soltanto a stimare che entro il 2060 il debito pubblico della Grecia potrebbe essere pari al 260% del Pil. L’assurdo, però, sta nel fatto che, nonostante il bilancio statale rimpicciolisca, l’austerità ha determinato un avanzo primario di circa 3,5 miliardi di euro! Se non si conta il pagamento del servizio sul debito, Atene avrebbe più entrate che uscite! In questo modo, secondo noi, la Grecia non può uscire dalla crisi, anzi, si sta scavando una fossa più profonda. Per finanziare il suo debito pubblico è costretta a pagare il 6% d’interesse, pari a circa 18 miliardi di euro l’anno. Ciò nonostante che il tasso d’interesse della Bce sia vicino a zero! E’ una vera e propria beffa.
Si rammenti inoltre che nel frattempo la Bce è intervenuta a sostegno delle banche europee, in primis di quelle tedesche e francesi, acquistando le obbligazioni del governo greco in loro possesso. Secondo il Financial Times, Francoforte avrebbe speso 40 miliardi di euro per comprare dalle banche titoli greci con un valore facciale di 55. Ha fatto un favore alle banche poiché sul mercato il prezzo di tali obbligazioni sarebbe stato molto inferiore. E’ una spirale senza fondo, ma non infinita nel tempo. Potrebbe essere “fermata” dall’eventuale default sovrano della Grecia, con inevitabili contagi sistemici per il resto dell’Europa, o, come auspicabile, dalla decisione europea di affrontare l’emergenza del debito e il rilancio dell’economia, ma senza imporre il fardello dell’austerità. Ci sembra inevitabile la cancellazione e/o il congelamento di parte del debito. Il resto dovrebbe essere ripagato attraverso l’aumento delle risorse derivanti dalle nuove politiche di sviluppo e non con gli avanzi primari di bilancio, come purtroppo accade oggi. La Grecia, come l’Italia, ha risorse importanti, a partire dal turismo e dalla cultura Necessita però, di sviluppare anche le sue manifatture, le nuove tecnologie, la ricerca. Al riguardo riteniamo molto importante per la Grecia, ma anche per l’Europa intera, la partecipazione fattiva alla realizzazione dei progetti e delle infrastrutture legate alla Nuova Via della Seta. Il porto del Pireo è stato già venduto a investitori cinesi che, sembra, vogliano trasformarlo in un importante hub.
Se, però, il Pireo fosse soltanto un porto di transito, sarebbe una svendita degli interessi greci e di quelli europei. Se diventasse, invece, la leva di uno sviluppo tecnologico e industriale allora potrebbe essere il volano di un’effettiva crescita dell’economia greca. L’Italia non può essere indifferente, deve attivarsi perché il nodo Grecia sia sciolto positivamente. E’ nell’interesse del nostro Paese, che è il fulcro naturale di tutte le politiche economiche e di sviluppo del Mediterraneo e anche dell’Africa.(Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Unicef: un anno dopo la dichiarazione UE-Turchia più rischi per i bambini rifugiati e migranti

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 marzo 2017

cartina-grecia-centrale-atticaSecondo l’UNICEF, un anno dopo la chiusura delle frontiere balcaniche e la dichiarazione UE-Turchia, che erano finalizzate a bloccare i flussi migratori di massa, i bambini rifugiati e migranti affrontano maggiori rischi di espulsione, detenzione, sfruttamento e privazione. Gli operatori dell’UNICEF in Grecia riferiscono di livelli profondi di sofferenze e frustrazione fra i bambini e le loro famiglie, e anche di un bambino di otto anni che ha tentato pratiche di autolesionismo. Nonostante il recente miglioramento delle condizioni di vita, nei rifugi alcuni bambini non accompagnati soffrono di stress psicosociale, con alti livelli di ansia, aggressività e violenza e dimostrando comportamenti ad alto rischio, come l’utilizzo di droghe e la prostituzione. La guerra, la distruzione, la morte dei propri cari e un viaggio pericoloso, inaspriti da misere condizioni di vita nei campi intorno alla Grecia o dalle lunghe procedure di registrazione e asilo, possono provocare disordini da stress post-traumatico.
Hawar, un ragazzo di 14 anni dall’Iraq, ha detto: “Qualche volta sto bene e altre volte no. Qualche giorno sono motivato e qualche altro sono emotivamente esausto. Mi sento intrappolato. Non voglio vedere niente e nessuno del campo. Dopo che esco per un po’, di solito mi sento meglio.”
Invece di arginare il flusso, la chiusura delle frontiere e la dichiarazione UE-Turchia hanno portato i bambini e le famiglie a prendere la situazione in mano e imbarcarsi in rotte ancora più pericolose e irregolari attraverso trafficanti, come l’UNICEF e i suoi partner avevano avvertito un anno fa. Anche nel 2017, circa 3.000 rifugiati e migranti – circa un terzo dei quali bambini – sono arrivati in Grecia nonostante la piena implementazione della dichiarazione UE-Turchia e i severi controlli di frontiera. Molti di loro continuano a passare di nascosto fra i confini in Bulgaria, nei Balcani occidentali e in Ungheria.
I bambini bloccati in Grecia e nei Balcani occidentali hanno già perso circa tre anni di scuola e attualmente affrontano diversi ostacoli, come una lingua e un sistema scolastico diversi e un altro anno ancora senza istruzione. L’UNICEF sta supportando la strategia del Ministero dell’Istruzione di integrare nelle scuole greche i bambini rifugiati e migranti bloccati. Tuttavia, solo 2.500 bambini, dei 15.000 in età scolastica, hanno beneficiato fino ad ora del programma nazionale in lingua greca.
Nonostante sforzi significativi – da parte dei governi e dei partner – circa la metà dei 2.100 bambini non accompagnati vivono ancora in condizioni al di sotto degli standard, fra cui circa 200 bambini non accompagnati in strutture con possibilità di spostamento limitato all’inizio di marzo (178 in centri di accoglienza e di identificazione nelle isole e 16 in “custodia cautelare” in celle della polizia).

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Grecia: discussione sul piano di salvataggio di 86 miliardi di euro

Posted by fidest press agency su domenica, 12 febbraio 2017

ateneBruxelles parlamento europeo. I deputati discuteranno il piano di salvataggio greco di 86 miliardi di euro e le tensioni fra il più grande debitore europeo e i suoi creditori, per tentare di superare le divergenze riguardo le politiche di bilancio e le riforme di Atene. All’inizio di questa settimana, uno dei creditori, il Fondo monetario internazionale, ha emesso una valutazione pessimistica sull’economia greca e sulla capacità di rimborsare i debiti senza una drastica ristrutturazione del debito stesso. Tale valutazione ha indotto Bruxelles e Atene ad accusare il Fondo monetario internazionale di essere “troppo pessimista”. Le Istituzioni dell’UE desiderano raggiungere un accordo sul piano di salvataggio prima che l’Eurogruppo si riunisca il 20 febbraio. Si tratta infatti di una delle ultime riunioni di ministri delle finanze europei prima delle elezioni nei Paesi Bassi e, più tardi nel corso dell’anno, in Francia e in Germania.

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Sanità: oggi Grecia, domani Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 gennaio 2017

sanitadi Helena Smith. L’austerità portata avanti da Alexis Tsipras ha trasformato gli ospedali in “zone a rischio”, dicono i medici, e molti temono che il peggio debba ancora arrivare.La crescita dei tassi di mortalità, l’aumento delle infezioni potenzialmente letali e la scarsità di personale e di apparecchiature mediche stanno paralizzando il sistema sanitario greco, mentre l’ostinato perseguimento dell’austerità colpisce la fasce più deboli della popolazione del paese.I dati e gli aneddoti, riportati da medici e sindacati, suggeriscono che il paese più problematico della Ue si trovi al collasso della sanità pubblica. “In nome di obiettivi fiscali molto duri, stanno morendo persone che altrimenti potrebbero sopravvivere”, ha detto Michalis Giannakos, capo della Federazione Panellenica dei Lavoratori degli Ospedali Pubblici. “I nostri ospedali stanno diventando zone a rischio“.I dati recentemente pubblicati dal Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie rivelano che circa il 10 percento dei pazienti ospedalizzati in Grecia sono a rischio di contrarre infezioni potenzialmente letali, e ci sono già 3.000 morti attribuiti a questo problema.Il tasso di incidenza è drammaticamente alto soprattutto nelle unità di terapia intensiva e nei reparti neonatali. Sebbene i dati si riferiscano ad epidemie avvenute tra il 2011 e il 2012 – essendo i dati disponibili più recenti – Giannakos dice che da allora il problema si è solo aggravato.Come anche altri medici che hanno lavorato nel sistema sanitario nazionale greco da quando è stato istituito, nel 1983, il capo del sindacato attribuisce la responsabilità di questa situazione alla mancanza di personale, all’inadeguatezza delle misure igieniche e all’assenza di prodotti per la pulizia. I tagli sono stati aggravati da un uso eccessivo di antibiotici, ha detto. Non c’è altro settore dell’economia greca che sia stato colpito in modo così duro. Sovradimensionato, spendaccione e corrotto, secondo molte persone il sistema sanitario era indicativo di tutto ciò che non funzionava nel paese e, di conseguenza, si riteneva che avesse assoluto bisogno di riforme.Riconoscendo le carenze, lo scorso mese il governo ha annunciato di avere un piano per assumere 8.000 tra medici e infermieri nel 2017.In base ai dati dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), dal 2009 a oggi la spesa pro capite per la sanità pubblica è stata tagliata di circa un terzo – cioè per un totale di oltre 5 miliardi di euro. Dal 2014 è scesa al 4,7 percento del PIL, dal 9,9 percento che era prima della crisi. I tagli hanno causato 25.000 licenziamenti di personale, e le forniture sono diventate così scarse che gli ospedali si trovano spesso senza medicine, guanti, garze e lenzuola.All’inizio di dicembre Giannakos, che è infermiere, ha guidato una marcia di protesta, che è partita dal sudicio edificio che ospita il ministero della sanità, ed è arrivata a destinazione davanti all’ufficio in stile neoclassico del primo ministro Alexis Tsipras. Di fronte al ministero i tecnici ospedalieri hanno posto dei blocchi di cemento a cui hanno appeso un cartellone con la scritta “Il ministero si è trasferito a Bruxelles“.Poche altre economie occidentali avanzate hanno messo in atto aggiustamenti fiscali pesanti come quelli greci. Nei sei anni da quando ha ricevuto il primo dei tre bailout (per evitare la bancarotta) a oggi, il paese ha attuato misure draconiane per stringere la cinghia in cambio di oltre 300 miliardi di euro di prestiti di emergenza. La perdita di oltre il 25 percento del prodotto nazionale – e una recessione che ha spinto sempre più persone a ricorrere all’assistenza sanitaria di base – ha aggravato gli effetti corrosivi dei tagli che, nel caso degli ospedali pubblici, sono stati spesso tanto profondi quanto indiscriminati.Le pressioni per soddisfare gli obiettivi di bilancio imposti dai creditori hanno fatto sì che nel solo 2016 la spesa in questo settore sia diminuita di 350 milioni di euro, e questo sotto l’amministrazione di Syriza, il partito di sinistra che un tempo si batteva contro l’austerità; così ha detto Giannakos citando i dati del governo.Più di 2,5 milioni di greci non hanno più alcuna copertura sanitaria. La carenza di pezzi di ricambio è tale che macchinari e altre complesse apparecchiature diagnostiche risultano sempre più difettosi. Nella maggior parte degli ospedali non vengono più fatti nemmeno i più basilari esami del sangue, perché i fondi per i laboratori sono ormai esauriti. I tagli agli stipendi hanno abbattuto ulteriormente il morale, già basso.
Piccoli atti di eroismo hanno contribuito a mantenere il piedi il sistema: medici e infermieri che lavorano fuori orario, donatori e filantropi che contribuiscono. (fonte: blog beppe grillo) (foto: sanità)

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UNICEF: in Grecia bloccati quasi 27.500 bambini rifugiati e migranti

Posted by fidest press agency su sabato, 27 agosto 2016

cartina-grecia-centrale-atticaIn Grecia ci sono quasi 27.500 i bambini migranti e rifugiati bloccati ed il numero continua ad aumentare. I minori non accompagnati sono almeno 2.250, ma solo un terzo vive in alloggi formali. Secondo l’UNICEF, con l’improvviso aumento degli arrivi, centinaia di bambini rifugiati e migranti sono bloccati in Grecia con gravi esigenze che riguardano l’istruzione e la protezione. Sono arrivate più persone nelle prime tre settimane di agosto che in tutto luglio 2016: 1.920 a luglio; 2.289 al 24 agosto. Questo nuovo afflusso arriva in un momento in cui la Grecia sta lottando per far fronte a un sistema di welfare in difficoltà a causa della crisi economica in atto, lasciando bambini rifugiati e migranti di fronte ad una doppia crisi. In totale, i bambini rappresentano circa il 40% della attuale popolazione bloccata. “In Grecia c’è una reale percezione che le famiglie di rifugiati siano sempre costrette ad una lunga attesa – aspettano che la loro richiesta di asilo sia giudicata, che sia presa una decisione in merito al loro trasferimento in altri paesi Europei, che i bambini possano ricevere una corretta istruzione e campi da gioco, che possano avere un alloggio adeguato, sono semplicemente in attesa di sapere quale sarà il loro futuro”, ha detto Laurent Chapuis, coordinatore UNICEF per la risposta alla crisi dei rifugiati e dei migranti in Grecia. Per i bambini questa attesa è un’eternità – molti provengono da paesi lacerati da conflitti come Siria, Afghanistan e Iraq hanno perso tutto, compreso l’accesso all’istruzione e anni di scolarizzazione e sono ancora una volta “sospesi”. “L’istruzione è uno dei più efficaci modi per proteggere i bambini da ogni forma di violenza”, ha aggiunto Chapuis. “Questo significa che tutti noi dobbiamo unire le forze per aumentare gli sforzi del governo per fare ritornare i bambini a scuola a settembre.”Recenti rapporti su abusi sessuali, violenza e abbandono sono un’indicazione delle condizioni di vita inadeguate e di meccanismi di protezione dell’infanzia indeboliti. Un welfare pubblico messo a dura prova ha anche aggravato i rischi per i bambini rifugiati e migranti. Nonostante i continui sforzi del governo e dei partner, rimane alto il bisogno di alloggi temporanei, servizi di protezione dell’infanzia e scolastici. Dare ai bambini un’istruzione è una priorità fondamentale per l’UNICEF e i suoi partner in Grecia, soprattutto alla luce delle recenti notizie di bambini a rischio. L’UNICEF ha sostenuto le attività ricreative e di apprendimento per i bambini rifugiati nel campo di Skaramangas, nei pressi di Atene, con l’ONG Piraeus Open School for Immigrants, oltre a fornire 11 aule container. I programmi di istruzione dell’UNICEF si stanno ampliando ad altri campi oltre Attica, per raggiungere almeno 5.000 bambini entro la fine dell’anno; prosegue il lavoro con il Ministero dell’Istruzione per aiutare a integrare i bambini rifugiati nel sistema di istruzione greco.

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Oltre 15.500 richiedenti asilo sono stati pre-registrati in Grecia continentale

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 luglio 2016

cartina-grecia-centrale-atticaL’8 giugno sono iniziate le operazioni di pre-registrazione su larga scala di richiedenti asilo in Grecia continentale, gestite dal Servizio di Asilo Greco con il sostegno dell’UNHCR. Fino ad ora, oltre 15.500 persone, ospitate in strutture aperte di accoglienza temporanea, hanno ricevuto i documenti di identificazione per richiedenti asilo, con validità di un anno. Questi documenti permettono loro di risiedere in Grecia legalmente e accedere ai servizi mentre la loro richiesta di asilo viene formalmente presentata. Queste procedure aiuteranno ad identificare le persone che sono eleggibili per il ricongiungimento familiare o il ricollocamento in un altro paese membro dell’UE. Inoltre, permetteranno di identificare le persone con bisogni specifici affinché possano essere riferite a organizzazioni adeguate e ricevere assistenza e supporto.Le operazioni di pre-registrazione cercano di rispondere ai bisogni di circa 49.000 persone che sono al momento presenti in Grecia continentale, affinché possano accedere alla protezione internazionale. Le procedure sono rivolte a coloro che sono entrati in Grecia tra il 1 Gennaio 2015 e il 20 Marzo 2016. Queste operazioni sono sostenute finanziariamente dalla Commissione Europea (Direzione Generale – Migrazione e Affari Interni) ed implementate con l’aiuto dell’UNHCR e dell’Ufficio Europeo di Sostegno per l’Asilo (EASO). In aggiunta, l’OIM fornisce informazione sui Programmi di Ritorno Volontario Assistito.L’UNHCR ha supportato queste operazioni guidando a livello tecnico nell’ideazione, pianificazione e preparazione, così come fornendo risorse materiali. L’UNHCR sostiene anche il processo di identificazione delle persone con bisogni specifici e facilita il loro accesso ad una assistenza adeguata. Fra le 15.500 persone pre-registrate fino ad ora, circa 680 minori non accompagnati o separati sono stati identificati e riferiti a EKKA, un’entità governativa specializzata che si occupa di minori non accompagnati o separati.
Alla fine di queste procedure, alle persone pre-registrate sarà dato appuntamento con il Servizio di Asilo per presentare la propria richiesta di asilo e accedere formalmente ai programmi di ricongiungimento familiare e di ricollocamento. Ai richiedenti asilo sarà notificata la data del loro appuntamento via SMS. Per questi appuntamenti sarà data priorità alle persone con bisogni specifici, inclusi i minori separati e non accompagnati.In seguito alla pre-registrazione, sarà necessario ampliare la capacità per finalizzare le registrazioni, esaminare le richieste di asilo e seguire i casi di ricongiungimento familiare e di ricollocamento. In questo l’UNHCR è pronto a supportare le autorità greche.
In considerazione del fatto che aumenta il numero di persone identificate come eleggibili per il ricollocamento, sono necessari una tempestiva implementazione dei programmi e un maggiore numero di posti a disposizione. Al 29 giugno 2016, solo 1.970 richiedenti asilo erano stati ricollocati dalla Grecia, rispetto all’obiettivo stabilito di 66.400.Sarebbe anche opportuno esplorare il reinsediamento per le persone che hanno legami familiari con persone al di fuori dell’UE.
Le operazioni stanno procedendo come previsto, con una capacità di gestione che è stata aumentata fino a circa 700 persone al giorno. La pre-registrazione dovrebbe essere completata entro inizio/metà agosto. Al momento la pre-registrazione sta avvenendo nelle regione dell’Attica e di Tessaloniki e nelle prossime settimane si sposterà in altre parti delle Grecia.

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Grecia: paradosso europeo. Dati e testimonianze Caritas

Posted by fidest press agency su martedì, 24 maggio 2016

cartina-grecia-centrale-atticaNel dossier, dal titolo “Paradosso Europeo: Impoverimento, indebitamento, iniquità. Ingiustizia”, si descrive brevemente, anche grazie a nuovi dati raccolti presso i centri di ascolto e nei servizi sociali offerti dalla Chiesa Cattolica in Grecia, attraverso la Caritas, lo stato di sofferenza in cui versa il popolo greco oramai da anni. Dagli ultimi dati raccolti da Caritas Hellas, in collaborazione con Caritas Italiana su un campione di 2.677 famiglie emerge chiaramente la gravità della situazione sociale di un paese in cui, fino a prima della crisi economica, la povertà era relegata quasi esclusivamente a categorie marginali, e marginalizzate, principalmente immigrati illegali e vittime di dipendenze. Alcuni dati esplicativi: l’86% delle richieste riguarda beni e servizi materiali e l’età media dei beneficiari è di 37,9 anni. Si tratta quindi nella maggior parte dei casi di nuclei familiari giovani, spesso con figli minorenni. Inoltre il 69,9% ha un domicilio: si tratta perciò di nuovi poveri, che un tempo avevano situazioni reddituali tali da consentirgli di sostenere le spese per l’abitazione.
Neppure il lavoro è un’assicurazione contro la povertà. Secondo i dati più recenti infatti i lavoratori poveri hanno raggiunto il 21,2 %. La crisi economica e le politiche di austerità hanno comportato costi sociali altissimi, falcidiando posti di lavoro, allargando le diseguaglianze, comprimendo i redditi verso il basso, dilatando la categoria di chi ha un’occupazione ma vive alle soglie della povertà.Caritas Italiana sta promuovendo sin dal 2012 progetti per la popolazione locale, sia con attività di sostegno al reddito che con attività di sviluppo di imprenditoria sociale, con la collaborazione di 16 Caritas diocesane italiane che si sono gemellate con le Caritas diocesane greche, per dare vita a progetti concreti di risposta alla crisi, che vedono le famiglie come principali beneficiari. Un impegno che si è andato rafforzando anche a seguito dell’Emergenza profughi (vedi rapporto di approfondimento) e che attualmente consiste nel sostegno a progetti per un totale di 870.000 euro.

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Grecia: dibattito sui negoziati sul programma di assistenza finanziaria

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 maggio 2016

cartina-grecia-centrale-atticaStrasburgo Parlamento europeo Dibattito: martedì 10 maggio, ore 15. Il Parlamento discuterà lo stato dei negoziati sul programma di aggiustamento economico greco martedì alle 15 con il vicepresidente della Commissione europea e Commissario per l’euro e il dialogo sociale, Valdis Dombrovskis, e il Commissario per gli affari economici e monetari, Pierre Moscovici. I deputati che compongono il gruppo di lavoro sull’assistenza finanziaria del Parlamento si erano recati recentemente in Grecia per una missione esplorativa.
La Grecia e i suoi creditori stanno cercando di portare a termine la prima revisione dell’attuale programma di aggiustamento economico (il terzo, che prevede assistenza finanziaria alla Grecia fino a un massimo di 86 miliardi per il periodo 2015-2018). Dovranno raggiungere un’intesa sulle riforme necessarie affinché i fondi siano stanziati.
Il 21 gennaio 2016 la Conferenza dei presidenti del Parlamento europeo ha approvato una serie di misure per rafforzare il controllo parlamentare dei programmi di assistenza finanziaria a livello comunitario. In particolare, le misure concordate includono la creazione di un gruppo di lavoro sull’assistenza finanziaria all’interno della commissione parlamentare per i problemi economici e monetari e alcune missioni esplorative nei Paesi aderenti al programma.

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Rapporto UNICEF: in Grecia in povertà il 25,3% dei bambini

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 aprile 2016

unicefIl nuovo rapporto annuale UNICEF “La condizione dell’infanzia in Grecia 2016 – I bambini a rischio” conferma il drammatico peggioramento delle condizioni di vita dei bambini in Grecia: la povertà infantile è aumentata – tra il 1995 e il 2015- del 6,3% cioè, in termini assoluti, 122.340 bambini in più si sono confrontati con il rischio di povertà.
Nel 2014 la povertà infantile era al 25,3% con un totale di 424.000 bambini che vivevano in povertà, un aumento di 3 punti percentuali rispetto al 2010 (22,3%). La spesa mensile media per i consumi, a prezzi costanti, per una famiglia con due bambini è stata nel 2014 di 1.551 €, mentre nel 2010 era di 2.359 €. Nel 2015 la grave deprivazione materiale nelle famiglie con bambini era al 26,8%. Il livello di deprivazione materiale riflette la debolezza economica nell’acquistare beni ritenuti opportuni o necessari per una vita soddisfacente. Questo indicatore distingue le persone che non possono permettersi l’acquisto di un determinato bene o servizio da quelle che non vogliono o non ne hanno bisogno. La grave deprivazione materiale è intesa come l’incapacità oggettiva delle famiglie di potersi permettere almeno quattro tra nove beni e servizi (quali: affitto, elettricità, acqua, riscaldamento, carne, vacanze, TV, auto, telefono). Il livello di grave deprivazione materiale è peggiorato in modo drammatico per tutte le tipologie familiari dopo gli anni critici 2010 e 2011, raggiungendo il 36,6% nel 2015 tra i genitori single e il 31,3% tra le famiglie numerose (per le quali l’indennità speciale prevista in precedenza è stata sostituita con un sussidio di sicurezza sociale, concesso dopo un rigoroso controllo del reddito). Sulla base dell’analisi dei dati EUROSTAT, il PIL è diminuito di ¼ dal 2008 fino ad oggi, la disoccupazione è aumentata drammaticamente al 27% (al 50% tra i giovani) e una persona su cinque vive in condizioni di grave deprivazione materiale.
Il Comitato Greco per l’UNICEF ha presentato il rapporto annuale “La condizione dell’infanzia in Grecia 2016 – I bambini a rischio”, elaborato insieme ad un team scientifico guidato dall’Università Democritea di Tracia, che elenca i dati più recenti sul benessere dei bambini oggi in Grecia.
Il rapporto presenta un’indagine teorica ed empirica sulla condizione istituzionale e socio-economica e sulla protezione dei bambini in Grecia, attraverso una prospettiva storica e comparativa.
Dal punto di vista della prospettiva storica, viene analizzato il periodo 1995-2015 basata sui dati di EUROSTAT e ELSTAT.

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Oltre 22.000 bambini migranti e rifugiati bloccati in Grecia

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 aprile 2016

ateneDall’entrata in vigore dell’accordo UE-Turchia (lo scorso mese) oltre 22.000 bambini migranti e rifugiati sono rimasti bloccati in Grecia e devono far fronte ad un futuro incerto, quando non persino a forme di detenzione. I bambini non accompagnati o separati sono la categoria più a rischio e rappresentano circa il 10% della popolazione migratoria minorile presente attualmente in Grecia: se ne stimano circa 2.000, ma non tutti sono registrati. Fra gennaio e metà marzo di quest’anno, in Grecia sono stati registrati 1.156 minorenni non accompagnati, con un incremento del 300% rispetto al medesimo periodo del 2015.
Mentre prosegue il processo di rinvio dei migranti e dei rifugiati dalle isole greche verso la Turchia, in applicazione del recente accordo tra Unione Europea e Turchia, l’UNICEF ricorda il dovere degli Stati di prendersi cura e proteggere tutti i bambini e di offrire loro una possibilità equa e piena di essere ascoltati al momento di prendere decisioni sul loro futuro.
L’UNICEF plaude alla nuova norma entrata in vigore in Grecia lo scorso 4 aprile, che esenta dalle cosiddette “procedure frontaliere straordinarie” o rinvii una serie di categorie particolarmente vulnerabili: i minorenni non accompagnati o separati dagli adulti, quelli con disabilità, le vittime di traumi, le donne in gravidanza e quelle che hanno partorito da poco. Tuttavia, occorre fare molto di più.
L’UNICEF chiede che siano messi in atto procedimenti per determinare il superiore interesse per ciascun minorenne e che siano soddisfatti i bisogni basilari di tutti i bambini: un alloggio adeguato, assistenza medica e protezione da sfruttamento o tratta, in linea con quanto prevedono il diritto internazionale e le norme europee.I bambini hanno ragioni specifiche per avere diritto alla tutela internazionale: è il caso ad esempio di quelli che fuggono dall’arruolamento o da matrimoni forzati. La Commissione Europea ha preso l’impegno che i rinvii verso la Turchia saranno effettuati in accordo con il diritto internazionale e con le normative UE. «Qualsiasi decisione su ogni minorenne, che sia un neonato o un adolescente, con o senza famiglia, dev’essere guidata dal principio del superiore interesse del bambino» afferma Marie-Pierre Poirier, Coordinatore UNICEF per la crisi di migranti e rifugiati in Europa. «Bisogna che questi bambini siano ascoltati. Una decisione sbrigativa di rimandarli indietro può significare gettarli nuovamente in uno scenario di terrore e violenze.»La capacità delle strutture greche di accogliere e tutelare i minorenni non accompagnati è al limite del collasso. In mancanza di alloggi adeguati, molti di essi sono ospitati in centri di “custodia protettiva temporanea”, di fatto centri di detenzione, in ambienti chiusi all’interno di posti di polizia, e per periodi non brevi.
«Siamo preoccupati per le notizie di minorenni che vengono reclusi a causa del loro status di migranti. Fuggire da una guerra e cercare di sopravvivere non può mai essere considerato un reato» ribadisce Marie-Pierre Poirier. Nel corso di questa settimana, i partner dell’UNICEF hanno monitorato al porto di Dikili, nella provincia turca di Izmil, i primi rinvii provenienti dalle isole greche. L’UNICEF continuerà ad offrire assistenza umanitaria, cooperando strettamente con le autorità turche. Attualmente la Turchia ospita oltre 2,7 milioni di rifugiati siriani. L’UNICEF è impegnato ad aiutare i bambini e le famiglie siriane rifugiate all’estero fin dal 2012. Nel solo 2015 l’UNICEF, collaborando con governi e società civile di diversi paesi, ha garantito istruzione, protezione e servizi di base per oltre 400.000 bambini siriani rifugiati.

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Si aprono nuove possibilità commerciali tra la Grecia e Trieste

Posted by fidest press agency su sabato, 5 marzo 2016

triesteSi rafforzano le possibilità di collaborazione economica tra Trieste e la Grecia. Ieri una delegazione guidata da Marina Kedros Pappas, Console generale onorario di Grecia a Trieste e Marco Della Puppa, segretario generale della Camera di Commercio Italo-Ellenica di Salonicco e composta da 12 imprenditori ellenici è stata infatti ricevuta dal presidente della Camera di commercio di Trieste, Antonio Paoletti.Una visita importante data la presenza a Trieste da ben tre secoli di una ricca comunità greca, che oggi è composta da circa 600 persone, perfettamente integrate che sono una parte importante della città. La presenza della delegazione è avvenuta inoltre in un momento decisamente propizio dato che per la prima volta alcune aziende greche parteciperanno a Olio Capitale, il Salone degli oli extra vergini tipici e di qualità organizzato da Aries, che prende il via domani alla stazione Marittima. . Una notizia accolta con grande interesse dalla delegazione, che ha sottolineato la volontà di far partecipare un’imbarcazione greca alla prossima edizione della Barcolana, magari abbinando questa presenza d uno stand con prodotti tipici ellenici, organizzando nel contempo incontri B2B con le aziende locali.

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Flusso migranti dalla Grecia

Posted by fidest press agency su domenica, 25 ottobre 2015

balcaniIn Grecia, il numero di arrivi via mare dall’inizio dell’anno ha superato il mezzo milione, dopo che nella giornata di ieri sono giunte sulle isole del Mar Egeo quasi 8mila persone, portando il totale a circa 502.500. Il numero totale di arrivi in Europa attraverso il Mediterraneo ha finora superato le 643mila unità. Il picco di arrivi in Grecia va ad aumentare ulteriormente la pressione sulla capacità di accoglienza delle isole. Molti dei rifugiati e dei migranti cercano disperatamente di proseguire il loro viaggio verso altre destinazioni, nel timore che i confini davanti a loro si potrebbero chiudersi di nuovo. Questa mattina c’erano più di 27.500 persone sulle isole, in attesa di registrazione o di essere trasferite sulla terraferma. Nella giornata di domenica e di ieri è stato necessario far intervenire unità supplementari di Polizia per gestire la situazione di caos che si è generata.In questo contesto, come in altre parti d’Europa, è di primaria importanza che siano garantite condizioni di accoglienza adeguate. Se questo requisito essenziale non viene soddisfatto, potrebbe essere compromesso il funzionamento ed il successo dell’intero programma di ricollocamento, che l’Europa ha deciso a settembre.
Dopo le scene caotiche e avvilenti degli ultimi giorni, sono stati riaperti i confini lungo le rotte balcaniche. Al confine serbo con la Croazia, circa 3mila persone sono rimaste bloccate, in attesa, in condizioni di incertezza da domenica fino al tardo pomeriggio di lunedì, senza riparo sotto la pioggia e con un’assistenza minima a disposizione. Il personale dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) e delle organizzazioni partner hanno dato tutto il sostegno che potevano, dato il poco preavviso con cui sono state allertate, tra cui cibo, acqua e coperte. Ma molte persone, tra cui anziani, donne incinte e diverse persone con disabilità fisiche, sono rimasti bagnati per ore e si sono segnalati diversi casi di ipotermia. Una situazione simile si è verificata anche al confine tra Croazia e Slovenia.Anche se in alcuni luoghi le condizioni continuano ad essere difficili e ritardi nelle procedure vanno accumulandosi, gli spostamenti sono ripresi, tanto che nella sola giornata di ieri sono arrivate in Austria 4.300 persone che erano partite dalla Slovenia. Nel contempo, in Austria e in Germania, decine di migliaia di rifugiati e immigrati dormono in tende e rifugi temporanei a causa della mancanza di alloggi.
Rispetto a quanto sta accadendo nell’Egeo, l’UNHCR esprime cordoglio per le recenti tragedie che hanno provocato ulteriori morti in mare tra le persone che cercano di passare dalla Turchia alla Grecia. Diciannove persone sono morte negli ultimi nove giorni in cinque episodi distinti, quasi la metà dei quali avvenuti durante il fine settimana. Tra le persone che hanno perso la vita, ci sono anche neonati e bambini. I rifugiati incontrati dall’UNHCR durante il fine settimana hanno riferito che i trafficanti stanno offrendo tariffe scontate a chi accetta di viaggiare con il maltempo e che stanno stipando sempre più persone a bordo delle imbarcazioni.
Almeno 123 persone sono morte o scomparse nelle acque territoriali greche dall’inizio dell’anno (complessivamente almeno 3.135 persone sono morte nel Mediterraneo nel corso del 2015 fino ad oggi). L’UNHCR è preoccupato che questo numero possa crescere ulteriormente dal momento che le persone cercano di affrettarsi per imbarcarsi prima dell’inizio dell’inverno e per evitare nuove chiusure nei valichi di frontiera. L’UNHCR auspica che le operazioni di ricerca e soccorso siano ulteriormente rafforzate per ridurre il rischio di ulteriori perdite.Per affrontare l’attuale situazione in Europa ed evitare movimenti secondari irregolari, sono necessarie diverse misure di stabilizzazione nei paesi di primo asilo e in tutti i paesi in cui avvengono movimenti secondari. Tali misure comprendono un forte sostegno ai paesi che ospitano il gran numero dei rifugiati siriani, iracheni e afghani, una campagna informativa sui pericoli del viaggio in mare e lo sviluppo di percorsi legali per cercare protezione in Europa. Nei paesi interessati da movimenti secondari in Europa devono essere compiuti sforzi significativi affinché si sviluppino sistemi validi di accoglienza e solide capacità di registrazione in modo che il programma di ricollocamento possa funzionare.

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Perché la Grecia deve restare nell’Euro

Posted by fidest press agency su sabato, 24 ottobre 2015

ateneRoma sabato 24 ottobre alle ore 11:00 alla Link Campus University (via Nomentana, 335) – partecipano anche Antonio Tajani, vice presidente vicario del Parlamento Europeo, David Sassoli, vice presidente del Parlamento Europeo, Themistoklis Demiris, ambasciatore della Grecia in Italia, Vincenzo Scotti, presidente Link Campus University e Luigi Paganetto, presidente Fondazione Economia Università di Roma Tor Vergata.
Modera il giornalista Dimitri Deliolanes. “La crisi greca ha costituito la piú grave minaccia all´Europa dalla fine della Seconda guerra mondiale. Il piano di Schauble era chiaro: cacciare Atene dalla zona Euro. In una drammatica notte di luglio, in un intreccio di telefonate tra Bruxelles, Roma, Berlino, Parigi e Atene, si é deciso il destino della Grecia, il destino di tutti noi”. Questo uno dei passaggi chiave della crisi Greca raccontati da Gianni Pittella, leader dei Socialisti e Democratici al Parlamento europeo, nel suo ultimo libro scritto con Thomas Fazi e intitolato ‘La notte dell’Europa.
Scritto con Thomas Fazi, il libro ricostruisce la crisi greca attraverso gli occhi di uno dei protagonisti della trattativa, Gianni Pittella, passando per il ruolo giocato dalla Commissione europea, dalla Germania e dallo stesso Alexis Tsipras, fino al compito decisivo di Matteo Renzi. Ad arricchire il volume, l’analisi di Fazi sulle origini della crisi in Grecia, sui problemi strutturali del Paese fin dall’ingresso nell’euro e sugli effetti negativi che ha avuto il sistema finanziario europeo e le misure di austerità imposte.

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Grecia: 400 mila ultimi arrivi quest’anno via mare

Posted by fidest press agency su domenica, 4 ottobre 2015

ateneNonostante i forti venti autunnali che hanno condizionato le traversate via mare dalla Turchia nei giorni scorsi, gli arrivi di rifugiati e migranti in Grecia continuano a aumentare e stanno per raggiungere quota 400.000. Questo significa che la Grecia rimane di gran lunga il paese che ha ricevuto il maggior numero di arrivi via mare nel Mediterraneo, seguita dall’Italia, con 131.000 arrivi nel 2015.Con questi nuovi arrivi dalla Grecia, sono ormai 530,000 i rifugiati e migranti che hanno attraversato il Mediterraneo nel 2015. Nel solo mese di settembre, 168,000 persone hanno intrapreso questa traversata, il dato mensile più alto di quest’anno, cinque volte superiore al totale registrato a settembre del 2014.Tali numeri sottolineano la necessità di implementare rapidamente il programma di ricollocamento, affiancandolo alla creazione di adeguate strutture per l’accoglienza, assistenza, registrazione e screening delle persone in arrivo via mare. Tali interventi sono necessari per stabilizzare la situazione di crisi.
Sono circa 396,500 le persone entrate via mare in Grecia da gennaio ad oggi, più di 153,000 nel solo mese di settembre. Gli arrivi via mare nell’intero 2014 sono stati circa 43,500. Il 97% delle persone arrivate in Grecia proviene dai primi 10 paesi al mondo per numero di rifugiati, principalmente da Siria (70 per cento), Afghanistan (18 per cento) ed Iraq (4 per cento).Questa settimana c’è stato un sensibile calo nel numero di arrivi via mare, dovuto al peggioramento delle condizioni meteo. Il 25 settembre, ad esempio, ci sono stati 6.600 arrivi mentre il giorno successivo il numero degli arrivi è sceso a circa 2.200. La media di circa 5,000 arrivi quotidiani registrata recentemente è scesa a circa 3,300 negli ultimi cinque giorni ed a 1.500 ieri. Ad ogni modo, un miglioramento nelle condizioni del tempo, potrebbe portare ad un nuovo incremento del numero di arrivi via mare.Attualmente, il tempo freddo e ventoso ha reso il viaggio dalla Turchia alla Grecia ancora più pericoloso. Ieri (giovedì), ci sono state almeno due operazioni di salvataggio al largo di Lesbo mentre mercoledì 283 persone sono state tratte in salvo in quattro diverse operazioni di soccorso a Lesbo. Sfortunatamente, una donna e un ragazzo sono morti, facendo salire a 102 il bilancio totale di persone morte o disperse nelle acque greche quest’anno. In tutto, sono quasi 3,000 le persone morte o disperse quest’anno nelle acque del Mediterraneo.Il ritmo e la dimensione dei flussi di persone in arrivo in Grecia continuano a esercitare un’enorme pressione sul governo e su molte comunità. Anche se le autorità hanno lavorato per migliorare le strutture di accoglienza e registrazione e le operazioni nelle isole, ci sono ancora numerosi ostacoli. Al di là questi sforzi, il processo di registrazione dovrebbe essere potenziato e pienamente coerente con le norme UE sugli arrivi. Nonostante ci siano quotidianamente traghetti che trasportano tra i 3.000 e le 6.000 rifugiati e migranti dalle isole ad Atene, altre persone continuano ad arrivare e i porti dell’isola possono ancora essere affollati, in alcuni casi, da 10-14.000 persone in attesa di trasferimento.L’UNHCR teme che le carenze nella capacità di accoglienza in Grecia possano seriamente mettere a rischio il programma di ricollocamento concordato dal Consiglio Europeo, dal momento che i rifugiati idonei non hanno un luogo dove andare in attesa del trasferimento. Se questa situazione non verrà immediatamente affrontata, i movimenti secondari verso i paesi vicini saranno destinati a continuare. Da parte sua, l’UNHCR continua a rafforzare la sua presenza in Grecia, e attualmente conta circa 120 membri dello staff in tutto il paese. L’Agenzia sta fornendo supporto e collaborazione ad autorità locali, ONG e governo centrale per aumentare l’efficacia degli interventi di risposta; supportare le procedure di registrazione; fornire informazioni ai rifugiati; identificare e segnalare le persone con bisogni specifici e fornire supporto per migliorare le condizioni di accoglienza. L’UNHCR sta inoltre fornendo assistenza umanitaria di base.

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Immigrati: Situazione al confine tra Grecia e Macedonia

Posted by fidest press agency su sabato, 22 agosto 2015

macedoniaL’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per I Rifugiati (UNHCR) ha espresso oggi preoccupazione per la situazione sempre più precaria al confine tra Grecia e Macedonia, dove è stata usata la forza per impedire alle persone di attraversare la frontiera. L’Alto Commissario ONU per i Rifugiati António Guterres ha parlato della situazione con Nikola Poposki, Ministro degli Affari Esteri della Macedonia, ed ha ricevuto assicurazioni sul fatto che in futuro i confini non verranno chiusi. “L’UNHCR esprime particolare preoccupazione per le migliaia di rifugiati e migranti vulnerabili, in particolare donne e bambini, che si trovano ora ammassati nella parte greca del confine in condizioni che continuano a peggiorare” ha affermato l’Agenzia in un comunicato.L’Agenzia, comprendendo le pressioni che sta affrontando la Macedonia e le legittime preoccupazioni sulla sicurezza, fa appello al Governo per mettere in atto meccanismi che consentano di garantire una gestione ordinata delle frontiere senza trascurare le esigenze di protezione.In particolare, l’Agenzia ha detto di aver incoraggiato il governo a lavorare con l’UNHCR per realizzare adeguate capacità di accoglienza nel paese, così come una procedura organizzata per la registrazione e l’identificazione.
“L’UNHCR sta anche facendo appello alle autorità greche per rafforzare le modalità di registrazione e di accoglienza per le persone bisognose di protezione internazionale, per fornire assistenza urgente alle persone bloccate nella parte greca e per aiutarle a trasferirsi verso strutture di accoglienza lontane dal confine,” aggiunge il comunicato.L’UNHCR ha detto di essere pronta a fornire assistenza ad entrambi i governi per affrontare tali gravosi impegni.”Reiteriamo i precedenti appelli all’Unione Europea affinché intensifichi il sostegno ai paesi interessati e coinvolti nel flusso dei rifugiati nell’Europa sud-orientale, anche attraverso una robusta attuazione dell’Agenda UE sulla migrazione e l’aumento delle alternative legali per l’ingresso in Europa” riporta la nota.L’UNHCR ha inoltre invitato l’Europa ad agire insieme per rispondere a questa crisi crescente e aiutare i paesi maggiormente interessati, come Grecia, Macedonia e Serbia.

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