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Green deal: stop pesticidi

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 aprile 2021

C’è tempo fino al 12 aprile prossimo, per partecipare alla consultazione pubblica indetta dalla Commissione Europea sulla revisione della Direttiva UE Pesticidi (2009/128/EC), la normativa europea che fissa le regole per un utilizzo sostenibile dei prodotti fitosanitari ed impone agli Stati membri la redazione di Piani di Azione nazionali per la sua attuazione. Quello dell’Italia è ormai scaduto dal febbraio 2018 ed è urgente un suo aggiornamento. Si tratta di un’occasione imperdibile per far sentire da parte dei cittadini, direttamente alla Commissione Europea, la propria opinione in merito alle regole europee sull’uso dei pesticidi. Per questo è importantissimo che il maggior numero possibile di Associazioni e singoli cittadini si attivino per partecipare. Farlo è molto semplice.L’Alleanza per l’ICE “Salviamo Api e Agricoltori” ha creato uno strumento agile e funzionale per facilitare la partecipazione del comune cittadino, non addetto ai lavori ma interessato a fare sentire la propria voce per chiedere l’eliminazione dei pesticidi dai campi alla tavola. Si tratta di un sito web che permette alle Associazioni e singoli cittadini di partecipare alla consultazione della Commissione Europea con facilità, fornendo istruzioni e suggerimenti. Da QUESTO SITO basta cliccare su “Partecipa alla consultazione pubblica: “Uso sostenibile dei pesticidi – revisione delle norme dell’UE” e seguire i prompt.La Direttiva UE 2009/128/EC sull’uso sostenibile dei pesticidi (nota anche come Direttiva SUD) mira a proteggere la salute umana e l’ambiente dai possibili rischi e impatti dei pesticidi, rendendo obbligatorio per gli Stati membri ridurre la loro dipendenza dai prodotti chimici di sintesi utilizzati in agricoltura e per la manutenzione del verde pubblico e privato. Diverse valutazioni, anche da parte della stessa Commissione Europea, hanno dimostrato che gli Stati membri non hanno fissato alcun obiettivo di riduzione dei pesticidi come richiesto dalla Direttiva e sono in gran parte inadempienti. Eppure la Commissione Europea fino ad oggi non ha aperto procedure d’infrazione contro nessun Stato membro per la mancanza di attuazione di questa Direttiva, a differenza di altre normative europee per la tutela dell’ambiente. La Direttiva UE 2009/128/EC non ha dato risultati tangibili ma le alternative ai pesticidi esistono e sono già utilizzate con successo in diversi paesi dell’UE. Non solo è possibile costruire gradualmente un modello agricolo esente da pesticidi dannosi, ma è ormai di fatto una necessità se vogliamo raggiungere gli obiettivi del Green Deal europeo, arrestare la perdita della biodiversità e tutelare la salute dei cittadini e residenti nei territori rurali. Insieme all’Iniziativa dei Cittadini Europei “Salviamo Api e Agricoltori”, con la raccolta di 1 milione di firme, superando il quorum in almeno 7 Paesi europei, questa consultazione pubblica sulla riforma della Direttiva UE Pesticidi è molto importante per rafforzare gli obiettivi delle Strategie UE Farm to Fork e Biodiversità 2030, oggi sotto attacco da parte delle potenti lobby dell’agrochimica e delle corporazioni agricole.Gli obiettivi della partecipazione alla consultazione della Commissione Europea per la revisione della Direttiva UE Pesticidi, coincidono in parte con la petizione ICE “Salviamo le Api e Agricoltori”: Trasformare l’obiettivo del 50% di riduzione dell’uso di pesticidi fissato dalla strategia “Farm to Fork” e l’ambizione del Green Deal europeo in una norma vincolante per gli Stati membri. Costringere gli Stati membri a elaborare Piani d’Azione Nazionali con obiettivi concreti per ridurre significativamente l’uso di pesticidi nei prossimi anni, tutelare i cittadini residenti nelle aree rurali e l’agricoltura biologica dalle contaminazioni accidentali e risolvere I conflitti d’interesse tra coloro che forniscono assistenza tecnica agli agricoltori e vendono pesticidi.

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La strategia dell’UE, la politica agricola comune e gli obiettivi del Green Deal

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 dicembre 2020

La pandemia di COVID-19 ha evidenziato le profonde interrelazioni tra salute pubblica, ecosistemi e sistemi alimentari. In un parere elaborato da Guido Milana (IT/PSE) e adottato nella sessione plenaria del Comitato europeo delle regioni (CdR), i leader locali e regionali accolgono con favore la strategia “dal produttore al consumatore”, ma chiedono di porre maggiormente l’accento sulle filiere corte e sulle forme di produzione a livello territoriale, basate sul benessere degli animali, sul rispetto dell’ambiente e sulla qualità nutrizionale.La strategia “dal produttore al consumatore” per un’alimentazione sostenibile è un pilastro sia del Green Deal europeo (una delle iniziative faro dell’UE) che del piano di ripresa dell’Unione. La strategia, che è stata presentata dalla Commissione europea lo scorso 20 maggio, riguarderà ogni fase della filiera alimentare, dalla produzione al consumo, e punterà a creare nell’UE un sistema alimentare sostenibile che salvaguardi la sicurezza alimentare, proteggendo al contempo la salute delle persone e l’ambiente. Con il parere sul tema Dal produttore al consumatore (dai campi alla tavola): la dimensione locale e regionale – elaborato da Guido Milana (IT/PSE), consigliere comunale di Olevano Romano (Roma) ed ex membro del Parlamento europeo – il CdR sottolinea che è essenziale che la politica agricola comune (PAC) e la politica comune della pesca (PCP) per il periodo successivo al 2020 siano pienamente in linea con gli obiettivi sia della strategia “dal produttore al consumatore” che della strategia dell’UE sulla biodiversità per il 2030. Il CdR appoggia la strategia “dal produttore al consumatore” e gli obiettivi proposti dalla Commissione per la riduzione dei pesticidi, dei fertilizzanti chimici e degli antimicrobici, oltre che per il potenziamento dell’agricoltura biologica. Il CdR chiede altresì una valutazione d’impatto approfondita degli obiettivi quantificati e un monitoraggio dei progressi compiuti.Le regioni e le città possono fungere da protagonisti nella transizione verso un sistema alimentare più sostenibile. Poiché il loro ruolo è questo, devono essere coinvolte nell’attuazione e nel monitoraggio della strategia. Per tenere conto in misura maggiore delle loro esigenze, gli enti regionali dovrebbero poter continuare a svolgere la funzione di autorità di gestione e dovrebbero essere coinvolti nella definizione dei regimi ecologici a livello sia europeo che nazionale.

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Green Deal: indirizzare gli investimenti dell’Unione verso attività sostenibili

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 novembre 2020

Investimenti pubblici e privati complementari per colmare il divario in termini di investimenti verdi. Venerdì, il Parlamento ha approvato le proprie proposte sul finanziamento della transizione verso le attività economiche sostenibili e neutre in termini di emissioni di carbonio.In una risoluzione non vincolante sul piano di investimenti per un’Europa sostenibile (SEIP) e per il finanziamento del Green Deal, i deputati hanno sottolineato che uno degli obiettivi del SEIP dovrebbe essere di garantire la transizione dalle attività economiche non sostenibili a quelle sostenibili. Ribadiscono che la transizione verde dovrebbe essere incentrata sulla riduzione delle disparità esistenti tra gli Stati membri, che si sono potenzialmente aggravate, e sulla promozione della competitività, e che dovrebbe generare posti di lavoro sostenibili e di qualità.Gli investimenti pubblici dovranno rispettare il principio del “non arrecare un danno significativo” che si applica agli obiettivi sia sociali che economici. Solo i programmi nazionali e regionali che presentano il maggior potenziale in termini di raggiungimento di questi obiettivi dovrebbero ricevere investimenti pubblici. A tal fine, i deputati pongono l’accento sull’importanza di indicatori di sostenibilità armonizzati e su un metodo per misurarne l’impatto. Se un investimento deve rispettare i criteri della transizione verde, occorre anche tenere conto di quanto stabilito dal regolamento in materia di tassonomia.I deputati accolgono con favore il fatto che il Piano dell’UE per la ripresa post COVID-19 e i successivi piani nazionali per la ripresa e la resilienza siano stati concepiti al fine di indirizzare l’UE sulla strada della neutralità climatica entro il 2050, come sancito dalla legge europea sul clima, compresi gli obiettivi intermedi per il 2030, e assicurare la transizione verso un’economia circolare e climaticamente neutra.Chiedono poi l’eliminazione graduale degli investimenti pubblici e privati in attività economiche inquinanti e dannose, nei casi in cui siano disponibili alternative economicamente praticabili. Nel contempo, i deputati rispettano il diritto degli Stati membri di scegliere il proprio mix energetico e sottolineano che la transizione verso la neutralità climatica deve preservare condizioni di parità per le imprese dell’UE e la loro competitività, in particolare in caso di concorrenza sleale da parte di paesi terzi.I deputati mettono in dubbio che il SEIP sia in grado di permettere la mobilitazione di mille miliardi di euro entro il 2030, viste le prospettive economiche negative a seguito della crisi del COVID-19 e chiedono di essere informati su come il nuovo bilancio a lungo termine dell’UE (QFP) possa contribuire al raggiungimento degli obiettivi del SEIP. Sono preoccupati per il fatto che al termine del prossimo periodo del QFP potrebbe presentarsi una carenza di investimenti verdi e chiedono dei piani per colmare tale carenza, tramite investimenti pubblici e privati.Infine, gli investimenti pubblici e privati devono completarsi a vicenda e il settore privato non dovrebbe essere escluso. I deputati accolgono con favore la decisione della Banca europea per gli investimenti di destinare il 50 % delle sue operazioni all’azione per il clima e alla sostenibilità ambientale a partire dal 2025. Suggeriscono l’utilizzo di un approccio dal basso verso l’alto e un’azione, da parte della BEI, per la promozione di un dialogo tra il settore pubblico e quello privato, nonché per il coordinamento con le varie parti interessate.

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Spreco alimentare: Svolta con Green Deal

Posted by fidest press agency su domenica, 4 ottobre 2020

Di fronte all’avanzare di malnutrizione e cambiamenti climatici, l’emergenza Covid pur con le sue grandi criticità, è emersa sin da subito come una sfida cruciale a tutela della sicurezza alimentare globale. Allo stesso tempo, nel piccolo delle buone pratiche indotte dal lockdown alla vita domestica, si è rivelata un’occasione importante contro lo spreco di cibo, incoraggiando lo sviluppo sostenibile che ci si attende da tempo. E’ quanto afferma Cia-Agricoltori Italiani in occasione della prima Giornata internazionale della Consapevolezza sugli Sprechi e le Perdite Alimentari, con l’auspicio che l’iniziativa fissata per oggi dall’Onu, contribuisca a tracciare un percorso puntuale verso gli Obiettivi dell’Agenda 2030 grazie anche agli input del Green Deal Ue.Per Cia, dunque, è arrivato il momento di capitalizzare i risultati raggiunti, puntando per esempio su quel 41% degli italiani che risulta aver ridotto lo spreco di cibo durante la quarantena, senza dimenticare le importanti risorse stanziate dal Governo negli ultimi mesi, proprio per la lotta contro lo spreco, per il recupero delle eccedenze e gli aiuti alimentari.Inoltre, sottolinea Cia, occorre una svolta anche a livello europeo, tenuto conto che ogni anno circa il 14% della produzione globale di cibo non raggiunge gli scaffali con perdite che hanno un costo stimato annuo di 400 miliardi di dollari. L’opportunità di cambiare le cose arriva ora dal Next Generation Ue e dalla strategia Farm to Fork che prevede un sistema alimentare sostenibile per garantire la sicurezza e l’accesso a cibi sani e che, entro il 2030, verrà arricchita con “obiettivi legalmente vincolanti per ridurre lo spreco alimentare in Ue”. Infine, secondo Cia, è fondamentale recuperare efficienza nell’utilizzo delle risorse e dare sempre più impulso alla legge nazionale anti-spreco 166/2016. Molto, in tal senso, può fare il mondo agricolo e le sue imprese che svolgono un ruolo centrale durante la fase di produzione. Allo stesso tempo però, il problema non coinvolge solo i consumatori finali con il 66% degli italiani sempre più coscienti della connessione tra spreco alimentare, salute dell’ambiente e dell’uomo, ma anche tutti gli altri attori del processo produttivo, dalla trasformazione alla distribuzione e, quindi, anche gli equilibri e le relazioni che li riguardano. E’ necessario tenerne conto, conclude Cia, nell’ambito della transizione verde Ue e nella definizione del Recovery Plan italiano perché si concretizzi una reale innovazione e trasformazione digitale in agricoltura.

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L’Italia deve giocare da protagonista la partita del Green Deal

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 agosto 2020

Lo deve far valere con il suo peso politico ed economico sul tavolo europeo – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. Questa fase di ripartenza è un’occasione unica: Il nostro Paese ha tutte le carte in regola per far sì che il rilancio dell’agricoltura e degli altri settori produttivi avvenga su basi completamente nuove.La ministra delle Politiche agricole Teresa Bellanova ha fissato obiettivi chiari nella Strategia nazionale per il Sistema Agricolo: lotta al dissesto idrogeologico e tutela di suolo, acqua e foreste; tracciabilità dei cibi; sostenibilità integrale e sicurezza nei controlli – continua Tiso. Lo stesso Governo, in questi mesi, ha riconosciuto che lo sviluppo sostenibile e il contrasto alla crisi climatica passano dal settore primario.Crediamo che promuovere un Green New Deal significhi soprattutto investire i nuovi fondi europei per sostenere le realtà che già operano con profitto sul nostro territorio. Alla politica spetta il compito di riconoscere questa ricchezza, prendendo una direzione precisa, e introdurre le innovazioni tecnologiche che permettono di migliorare la produttività nel pieno rispetto dell’ambiente. Al Governo italiano chiediamo pertanto di valorizzare le imprese che utilizzano metodi agroecologici, prevedendo meccanismi premianti, e di promuovere una graduale transizione verde delle imprese ancora legate ai vecchi modelli produttivi agroindustriali.

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Il Green Deal europeo a livello locale

Posted by fidest press agency su martedì, 23 giugno 2020

È giunto il momento di investire insieme e accelerare la transizione verso un’economia pulita, sostenibile e neutra in termini di emissioni di carbonio. Attraverso il pacchetto per la ripresa dell’UE e il Green Deal europeo, dobbiamo responsabilizzare e finanziare le città e le regioni per costruire la resilienza e garantire la ripresa dalla crisi della Covid-19. Questo è il messaggio principale scaturito dalla prima riunione del gruppo di lavoro Green Deal europeo a livello locale. Il gruppo di lavoro inizia la sua attività dopo che la Commissione europea ha presentato un nuovo strumento per la ripresa, con una dotazione di 750 miliardi di EUR, e ha rafforzato gli elementi legati al clima nel bilancio a lungo termine di 1 100 miliardi di EUR proposto per il periodo 2021-2027. Lo strumento necessita adesso l’approvazione degli Stati membri dell’UE e del Parlamento europeo.Juan Espadas (ES/PSE), Sindaco di Siviglia e presidente del gruppo di lavoro, ha affermato: ” Il mondo sta affrontando la peggiore recessione a memoria d’uomo, ma non dobbiamo dimenticare che la sfida climatica non è venuta meno . Il Green Deal europeo è lo strumento migliore per affrontare contemporaneamente entrambe le crisi. Esso offre l’occasione di investire in trasporti pubblici puliti, energie rinnovabili, alloggi dotati di isolamento termico a prezzi accessibili, un’agricoltura sostenibile e la protezione della biodiversità. È una rivoluzione da accogliere con favore, ma non può essere realizzata senza il pieno coinvolgimento delle città e delle regioni e il sostegno europeo. In qualità di presidente del gruppo di lavoro, desidero fare in modo che le nostre richieste vengano trasmesse in modo chiaro e forte.”Rivolgendosi ai membri del gruppo di lavoro, Diederik Samsom , capo di gabinetto del commissario Frans Timmermans, vicepresidente esecutivo della Commissione europea responsabile del Green Deal europeo, ha affermato: “Siamo impegnati a far sì che il Green Deal raggiunga il livello locale. La crisi della Covid-19 ci impone di adattarci a una nuova realtà, ma anche di mettere in una posizione prioritaria e di accelerare l’attuazione degli elementi del Green Deal che contribuiscono alla crescita e all’occupazione, ad esempio “l’ondata di ristrutturazioni”, l’economia circolare e l’ecologizzazione delle nostre città e dei trasporti urbani. Nessuna transizione potrà avere successo se non avrà un solido ancoraggio nelle città e nelle regioni europee. Dobbiamo lavorare insieme per produrre risultati per i cittadini europei.”
Il gruppo di lavoro Green Deal a livello locale ha l’obiettivo di garantire che tanto il Green Deal europeo quanto la strategia di ripresa dell’UE si traducano effettivamente in progetti concreti e finanziamenti diretti per gli enti locali e regionali. Il gruppo di lavoro ha tre obiettivi specifici:
riunire i punti di vista delle città e delle regioni presenti nel CdR sulle numerose iniziative politiche del Green Deal europeo, e far sì che la loro voce sia ascoltata;
facilitare la collaborazione delle istituzioni dell’UE al fine di porre le città e le regioni al centro delle politiche volte a promuovere la neutralità in termini di emissioni di carbonio;
illustrare le sfide che gli enti locali e regionali affrontano nell’attuare la transizione verde a livello locale e mettere in evidenza i loro risultati e le loro migliori pratiche, in modo da facilitarne la riproduzione in tutta l’Unione europea.
Tra le attuali priorità del gruppo di lavoro figurano la Legge europea sul clima e il Patto per il clima , il Fondo per una transizione giusta , Una nuova strategia industriale per l’Europa , aria e acqua pulite , idrogeno , il nuovo piano d’azione per l’economia circolare , la diversità biologica e le foreste .
Il gruppo di lavoro è composto da 13 membri di tutte e sei le commissioni e di tutti i sei gruppi politici del CdR.

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Green Deal europeo: le piccole comunità possono fare una grande differenza

Posted by fidest press agency su domenica, 16 febbraio 2020

Le politiche ambientali a livello subcomunale sono fondamentali per l’adattamento agli effetti devastanti del riscaldamento globale. Sebbene sia a livello delle grandi capitali europee che vengono oggi discussi grandi piani industriali e strategie di investimento globali per decarbonizzare l’economia mondiale, sono state le piccole comunità costiere a subire i danni maggiori dalla tempesta Gloria che si è abbattuta sul Mediterraneo. Le comunità subcomunali sono esposte in prima linea agli effetti dei cambiamenti climatici e, al tempo stesso, svolgono un ruolo essenziale nell’attuazione di misure di adattamento al riscaldamento globale. Mentre il Green Deal diventa la massima priorità dell’UE, il Comitato europeo delle regioni chiede maggiori finanziamenti e programmi su misura per gli enti di livello subcomunale, comprese le isole, le comunità scarsamente popolate, i villaggi e i distretti. Il Comitato europeo delle regioni (CdR) ha adottato il parere sul tema Verso quartieri e piccole comunità sostenibili – Le politiche ambientali al livello subcomunale, elaborato dal relatore Gaetano Armao (IT/PPE), vicepresidente e assessore all’Economia della Regione siciliana, nonché presidente del gruppo interregionale Regioni insulari del CdR. Il relatore Armao ha osservato che “in quanto assemblea degli enti locali e regionali dell’UE, è nostro dovere farci portavoce delle esigenze delle comunità a livello subcomunale e sostenere iniziative che le rendano più prospere e sostenibili . Che si tratti di piccole isole, di distretti urbani o di zone montane scarsamente abitate, occorre creare meccanismi su misura per affrontare le specifiche sfide ambientali cui queste comunità sono attualmente confrontate. Dobbiamo iniziare semplificando e razionalizzando le norme di ammissibilità per incoraggiare la loro partecipazione diretta ai programmi ambientali dell’UE.” I membri ricordano che gli enti subcomunali hanno scarso controllo sulle decisioni riguardanti aspetti fondamentali della transizione ecologica, quali i trasporti, i rifiuti, la gestione delle acque o la qualità dell’aria, e concordano sul fatto che tali enti devono essere presi in considerazione nei pareri del CdR. Il CdR invita la Commissione europea a valutare la proposta di lanciare una Giornata europea dei villaggi e dei quartieri sostenibili per promuovere e incoraggiare il loro impegno diretto nel percorso dell’Europa verso la neutralità climatica.Il CdR chiede l’adozione di misure e meccanismi in grado di massimizzare l’impatto positivo delle politiche ambientali dell’UE a livello subcomunale. I membri propongono di lanciare specifici inviti a manifestare interesse e programmi di lavoro intesi ad accelerare la transizione verso le energie rinnovabili e a rafforzare il ruolo dei nuovi sistemi partecipativi e delle dinamiche comunitarie per promuovere lo sviluppo sostenibile a livello locale. L’UE sostiene attualmente le strategie di sviluppo a livello subcomunale attraverso iniziative specifiche come i gruppi locali di azione Leader. In Europa si riscontra una grande diversità di forme istituzionali a livello subcomunale, e molteplici sono i termini utilizzati per indicarle. Frazioni, quartieri, distretti, circoscrizioni, sezioni, villaggi, parrocchie e borghi: sono solo alcune delle denominazioni che definiscono oggi questo tipo di comunità. Dai distretti urbani densamente popolati alle piccole isole e ai villaggi di montagna, le comunità subcomunali si trovano ad affrontare sfide ambientali specifiche, e spesso non dispongono delle capacità e delle risorse necessarie per superarle.I membri chiedono che nelle politiche ambientali dell’UE si tenga conto delle esigenze di ogni tipo di comunità, in linea con il parere del CdR Verso un 8º programma d’azione in materia di ambiente. L’Assemblea dei rappresentanti locali e regionali dell’UE si impegna a portare avanti un dialogo con la Commissione europea, anche nel quadro della piattaforma tecnica per la cooperazione ambientale , al fine di garantire che le piccole comunità al livello subcomunale siano adeguatamente tenute in considerazione nell’attuazione di specifiche politiche ambientali dell’UE. Quest’impegno potrebbe basarsi sugli sforzi già compiuti per fornire documenti di orientamento e strumenti.Il parere adottato è collegato a uno studio che presenta una panoramica del ruolo svolto sul piano ambientale da comunità subcomunali di tutti gli Stati membri.

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European Green Deal

Posted by fidest press agency su martedì, 11 febbraio 2020

After peace, the single market and the euro, the European Green Deal has the potential to become the defining mission of the European Union. Its success would strengthen the relevance and the legitimacy of the EU. It would show all Europeans, especially the youngest generation, that the EU is an essential part of the solution to the challenges of the 21st century. To make the Green Deal a European success, the EU needs a coalition, a narrative and flagships that pave the way for the hard policy decisions to come. This paper has been written by Thomas Pellerin-Carlin, Director of the Jacques Delors Energy Centre of the Jacques Delors Institute and Jean-Arnold Vinois, Adviser Energy Union at the Jacques Delors Institute.

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Emergenza climatica: i leader locali e regionali chiedono un Green Deal per il Mediterraneo

Posted by fidest press agency su sabato, 25 gennaio 2020

Barcellona accoglie le celebrazioni per il decennale dell’Assemblea regionale e locale euromediterranea e ritiene che il riscaldamento globale sia un catalizzatore per una cooperazione più approfondita nel Mediterraneo.
Con la tempesta Gloria come ospite inatteso, l’Assemblea regionale e locale euromediterranea (ARLEM) ha festeggiato i dieci anni di vita a Barcellona, la città in cui aveva tenuto la sua prima riunione. La capitale della Catalogna ha accolto oltre 100 rappresentanti di enti locali e regionali delle tre sponde del Mediterraneo, con la questione dei cambiamenti climatici in cima all’agenda dell’incontro. È noto che la regione catalana è particolarmente esposta alle conseguenze del riscaldamento globale.
L’Assemblea ha adottato anche una relazione intitolata L’integrazione euromediterranea: il ruolo degli enti locali e regionali a cura del relatore Jihad Khair , sindaco di Beit Sahour nei territori palestinesi, il quale ha dichiarato: ” Gli enti locali e regionali hanno dimostrato di avere un ruolo centrale nel promuovere l’integrazione regionale nell’area mediterranea, perciò dobbiamo proseguire i nostri sforzi in questa stessa direzione . Il quadro comune in cui si inscrive la nostra azione è l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite con i suoi obiettivi di sviluppo sostenibile, che potranno essere conseguiti soltanto con la partecipazione attiva degli enti locali e regionali. Due ambiti prioritari devono guidare la nostra cooperazione: la migrazione e i cambiamenti climatici. Insieme riusciremo molto meglio a compiere dei passi avanti .” L’11 a sessione plenaria dell’ARLEM è stata inaugurata dalla sindaca di Barcellona Ada Colau e dal membro del CdR Alfred Bosch i Pascual , assessore per gli Affari esteri, le relazioni istituzionali e la trasparenza della regione Catalogna.Nel corso della plenaria Musa Hadid , sindaco di Ramallah e presidente dell’Associazione degli enti locali palestinesi (APLA), è stato nominato copresidente dell’ARLEM in rappresentanza dei membri di paesi non appartenenti all’UE. ” Vorrei ringraziare i colleghi per l’opportunità che mi offrono di occupare la copresidenza della rete ARLEM. Dobbiamo continuare a rafforzare la nostra cooperazione in modo da superare le numerose sfide che ci attendono.” I membri dell’ARLEM hanno inoltre designato Lizy Delaricha , sindaca di Ganei Tikval (Israele), come relatrice di una relazione sulla digitalizzazione delle piccole imprese che sarà adottata prossimamente.Agnès Rampal , consigliera comunale di Nizza e presidente della commissione euromediterranea della regione PACA (Provenza-Alpi-Costa Azzurra), è stata nominata relatrice di una relazione sul tema Il ruolo dell’agricoltura nei territori sensibili sotto il profilo climatico , documento che Rampal considera un contributo fondamentale alla concezione di un Green Deal per il Mediterraneo.Il Premio dell’ARLEM per l’imprenditorialità locale giovanile nel Mediterraneo , giunto alla sua seconda edizione, è stato assegnato a Rima Dates , un’azienda algerina specializzata in prodotti a base di datteri, quali sciroppi, aceto di datteri o datteri farciti di noci, nocciole e cioccolato. I criteri di selezione per l’assegnazione del riconoscimento dell’ARLEM sono: l’impatto sulla creazione di occupazione, l’impatto sulla comunità locale, il valore innovativo, il rispetto dei diritti sociali dei lavoratori e il sostegno o l’agevolazione alla realizzazione del progetto da parte di enti locali o regionali. Quaranta progetti presentati da dieci paesi si erano candidati per il premio ARLEM 2020.

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Manovra Green New Deal

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 gennaio 2020

Roma – “La nostra economia sulla green economy è forte, il problema è che forse lo raccontiamo troppo poco e pensiamo sempre alla tragedia. Dobbiamo raccontare quali sono le occasione e le opportunità di un sistema produttivo, che forse ha bisogno di avere nuovi stimoli. 100 miliardi europei, più i 4,5 miliardi che abbiamo messo come Italia sono un grosso stimolo. Un Governo che intraprende questa strada e la segue insieme all’Europa, attraverso la pianificazione di riconversione delle aziende, questo significa se fatto bene, nuovi posti di lavoro e far sviluppare i territori”. Lo ha detto il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, intervenendo a Radio Anch’io su Radio 1 RAI.

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Green Deal: Parlamento dà suo supporto e spinge per obiettivi più ambiziosi

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 gennaio 2020

Ieri il Parlamento europeo ha adottato la sua posizione sul Green Deal europeo, così come presentato dal Presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, nel corso di un dibattito in Plenaria a dicembre. I deputati hanno accolto con favore il Green Deal e sono pronti a sostenere il piano di investimenti sostenibili. Chiedono anche un meccanismo di transizione adeguatamente finanziato per tutte le regioni dell’UE.Il Parlamento chiede una normativa ambiziosa in materia di clima e di portare al 55%, rispetto ai livelli del 1990, l’obiettivo dell’UE per il 2030 in materia di riduzione delle emissioni interne di GES (invece che “tra il 50% e il 55%”, come proposto dalla Commissione). Inoltre esorta la Commissione a presentare quanto prima una proposta in tal senso, onde consentire all’Unione di adottare tale obiettivo con largo anticipo rispetto alla COP26 di novembre. Infine, i deputati auspicano l’introduzione di obiettivi intermedi dell’UE per il 2040.Per prevenire il trasferimento delle emissioni di CO2, data la persistenza di diversi gradi di ambizione in campo climatico su scala mondiale, i deputati chiedono alla Commissione di lavorare a un meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere compatibile con l’OMC.I deputati sottolineano che modificheranno qualsiasi proposta legislativa per raggiungere gli obiettivi del Green Deal. Chiedono inoltre obiettivi più elevati per l’efficienza energetica, l’energia rinnovabile, inclusi, per quest’ultima, obiettivi nazionali vincolanti per ogni Stato membro, e una revisione di altre normative UE nel campo del clima e dell’energia entro giugno 2021. La risoluzione è stata adottata con 482 voti favorevoli, 136 contrari e 95 astensioni.

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Green deal europeo: prime reazioni dei deputati

Posted by fidest press agency su domenica, 15 dicembre 2019

I deputati europei hanno discusso il Green Deal europeo e la tabella di marcia verso un continente climaticamente neutrale con Ursula von der Leyen e Frans Timmermans. Dopo la recente dichiarazione del Parlamento europeo sull’emergenza climatica, la Presidente della Commissione von der Leyen ha presentato, mercoledì in Plenaria a Bruxelles, le proposte dell’Esecutivo UE per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.I leader dei gruppi politici del Parlamento hanno esposto le loro opinioni su come garantire che la futura “legge europea sul clima” sia finanziata e attuata in maniera economicamente e socialmente equilibrata. A conclusione del dibattito di due ore, il Commissario responsabile del Green Deal, il vicepresidente esecutivo Frans Timmermans, ha risposto ad alcune delle domande più urgenti dei deputati, in particolare sulle modalità di finanziamento della transizione energetica negli Stati membri centrali e orientali e su come garantire che le industrie europee e dei paesi terzi possano competere secondo regole simili.

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Local and regional leaders set out vision to deliver European Green Deal

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 dicembre 2019

The European Committee of the Regions (CoR) has set out its demands for the European Green Deal, which it believes must be met to reach climate neutrality by 2050. From energy to mobility, agriculture, biodiversity, digitalisation and the circular economy, the Committee argues that the Green Deal needs a clear action plan with measurable objectives, targeted actions, and appropriate funding, prepared together with local and regional authorities – if Europe is to respond to the climate emergency.In a debate with Frans Timmermans, the newly appointed European Commission Executive Vice-President for the European Green Deal, the CoR called on the EU to keep global warming below 1.5°C by setting out an ambitious legislative and financial package that supports all regions and cities in delivering transitions, putting sustainability at the heart of all the policy-making. The resolution adopted in Brussels shortly before the European Commission unveils plans for the Green Deal on 11 December, calls on the EU to enshrine into law a commitment to being carbon-neutral by 2050, upgrading its energy, climate and environmental objectives and offer sufficient funding to support regions and cities. Karl-Heinz Lambertz, President of the European Committee of the Regions, said: “We can no longer close our eyes to the climate emergency. The European Green Deal is the last opportunity for Europe to be credible, uphold its international obligations and offer a clear path to carbon-neutrality by 2050. The EU must green all its policies and investments, ensuring a just transition that supports every region and city. Local and regional governments must be a fully-fledged partner and player, backed with real investment. The current EU budget proposals, including cuts to cohesion policy, will undermine regions’ and cities’ efforts to accelerate climate action. Time is running out, we must not dither and we must act together. If the green transition does not start in our cities and regions, it will not happen at all.”Frans Timmermans, the European Commission Executive Vice-President, warned of inaction and said: “All levels of government will have to play their role if we want to succeed in shaping our collective future: this is not something that national governments can do alone. Cities and regions have a huge role to play in the fundamental transformation that the Green Deal is to drive in our society. From emissions-free transport to biodiversity protection, from energy efficiency in buildings to greening our cities and reforestation, we need every single one of you. We won’t reach the objectives of the Green Deal without local and regional authorities.”
During the plenary debate, a group of young elected politicians presented their demands for Europe to Executive Vice-President Timmermans and President Lambertz. A representative of the ‘Young Elected Politician (YEPs) United 4 Climate’ programme, Marina Grech, a local city councillor in Qormi, Malta, said, “We, young leaders, work hard in our local communities to make a liveable and sustainable future for ourselves and our children. United, we come together across parties and across European countries. If I, as 19 years old can take action and if I can stand here today to make our voice heard, so can you.”

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Green Deal, economically correct, politically correct. Ha ragione Greta Thunberg?

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 settembre 2019

L’intervento della Thunberg all’ONU ha segnato una ulteriore svolta nella battaglia contro il cambiamento climatico. La sincerità e la franchezza al governo? Vedremo.
Certamente si tratta di un metodo, ben noto quanto per niente usato in ambito politico ed economico: il problema c’è, esiste, è riconosciuto, ci sarebbe una soluzione, ma ci si continua a girare intorno con palliativi che non prendono in considerazione che la non-soluzione immediata aggrava comunque la situazione di base da cui si parte… riduzione del 50% delle emissioni entro il xxx? Bene… ma il problema che quando saremo arrivati ad xxx quel 50% sarà molto meno e così via…
Alcuni sostengono che questa è la politica. Sarà… ma sembra che se continua ad essere così, continueremo a farci male. Altri sostengono che questo sarebbe estremismo (tutto e subito) rispetto a moderatismo o riformismo con cui si otterrebbero le stesse cose, ma più dilatate nel tempo e senza traumi per le “specie” resistenti. Roba vecchia, decrepita, usata solo per giustificare il proprio conservatorismo economico, culturale e sociale che non si vuole venga intaccato per due motivi: pigrizia e privilegi acquisiti e consolidati. Il mondo è diverso: informazione e comunicazione a 360 gradi hanno rivoluzionato tutto distruggendo (con ancora alcune resistenze -1) i privilegi dei detentori dei meccanismi di costruzione di quel potere che ci ha dominato grossomodo fino alla fine degli anni 80 del secolo scorso.
Fatta questa premessa ci preme rilevare come il “correct” è un altro di quei modi di essere e di agire che nuoce ad economia e politica, nonché a tutte le forme di vita.
Facciamo due piccoli esempi tipici del mondo dei consumi: farmaci e sigarette.
Nella “orgia” di “green deal” il governo in carica sta cercando di metterci dentro diverse cose come bibite e merendine, voli aerei, gestione contante, etc. Al di là del merito o demerito di queste iniziative (2) ci sono alcune notevoli omissioni che, a nostro avviso sono tali proprio in virtù del “correct”: farmaci e sigarette.
Farmaci: economically correct. Perché dobbiamo continuare a comprarne confezioni che in buona parte poi buttiamo perché non utilizzati entro la scadenza o perché hanno assolto alla loro funzione sanitaria? Non sarebbe meglio si acquistassero solo quelli che ci servono, cioè farmaci sfusi? Risparmio garantito sotto diversi aspetti: acquisto in sé, rifiuti, stoccaggio domestico, pericoli di uso improprio, confezioni e materiali per la loro fabbricazione, etc… Eppure.. non succede. Economically correct? Sicuro: per case produttrici e farmacie. Risvolti su economia domestica e generale, nonché salute: enormi.
Sigarette: politically ed economically correct. Perché dobbiamo continuare a comprare pacchetti che il fatto stesso che ufficialmente sono di 20 pezzi rappresentano un incentivo al consumo? Non sarebbe meglio acquistare le singole sigarette? Le norme hanno anche abolito i pacchetti da 10 perché, per il fatto che costavano meno, sarebbero stati un incentivo al consumo per i giovani, ma siamo sicuri che l’effetto desiderato sia quello raggiunto (3)? Sembra di no. Risparmi garantiti sotto diversi aspetti: acquisto dei prodotti, rifiuti delle confezioni, salute. Qui si tratterebbe di rimettere in discussione tutte le politiche seguite fino ad oggi. Eppure… non succede. Economically correct? Sicuro: per le tasse dello Stato e per i produttori. Politically correct? Sicuro: impensabile rimettere in discussioni le dissuasioni usate fino ad oggi, anche se i risultati, una volta che si è stabilizzata una riduzione, ripuntano verso l’alto; ripensare il tutto costa, in soldi e
politiche, per cui… si prende tempo. E a noi sembra proprio che le sigarette vendute sfuse avrebbero un alto impatto di riduzione del danno.
Ora, dal particolare torniamo al generale, e viceversa. Sono giusti gli approcci che stiamo seguendo? (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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