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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 312

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“Fixed Income – Oltre i green bond”

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2020

A cura di Stéphane Rüegg, Senior Client Portfolio Manager, Eric Borremans, Senior Sustainability Analyst. Il mercato dei green bond, le cosiddette “obbligazioni verdi”, è in pieno sviluppo. Ed è destinato a ingrandirsi, dato che sempre più società, governi e multinazionali cercano di raccogliere fondi per realizzare progetti ecocompatibili e che gli investitori sono attratti da questi attivi. Per esempio, oltre il 30% del Recovery Plan da 750 miliardi di euro lanciato dall’Unione Europea è stato destinato a progetti “verdi”. Ma come per ogni nuovo tipo di investimento, i green bond nascondono molte potenziali trappole – non ultimo perché molti di loro non sono verdi come vogliono far credere. Di norma, i green bond vengono emessi per finanziare progetti specifici che contribuiscono a ridurre le emissioni di gas serra, come le infrastrutture per l’energia rinnovabile, o che aiutano Paesi e aziende ad adattarsi al cambiamento climatico, ad esempio proteggendo le aree costiere dall’innalzamento del livello dei mari. Vengono emessi con disposizioni che regolano l’utilizzo delle risorse raccolte e tendono ad assumere il rating dell’emittente.Fanno parte dell’universo degli investimenti ESG, ossia legati alle tematiche ambientali, sociali e di governance – strategie di investimento la cui crescente popolarità è stata premiata negli ultimi tempi da ottimi rendimenti, soprattutto durante la pandemia di COVID-19. Ed è bene che sia così. Gli investimenti legati all’ambiente e al clima assumeranno un’importanza sempre maggiore nel corso dei prossimi anni.Gli studiosi della Oxford University ritengono che un cambiamento climatico incontrollato potrebbe costare all’economia globale circa il 30% del PIL potenziale pro-capite entro il 2100. Si stima che, per limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi centigradi dai livelli pre-industriali, serviranno investimenti da 1600 a 3800 miliardi di dollari ogni anno fino al 2050.Può sembrare un dato poco realistico, ma il denaro c’è. Ad esempio, nel 2015, i finanziamenti globali per i combustibili fossili ammontavano a 5000 miliardi di dollari. Quello stesso anno, lo stanziamento totale per il clima è stato di solo 481 miliardi di dollari. Con la diffusione degli investimenti ESG, i green bond guadagneranno importanza.
Gli Stati Uniti e l’Europa finora hanno dominato il mercato: l’Europa da sola ha rappresentato il 45% delle emissioni globali nel 2019. Un dato che forse non stupisce, considerato il livello di maturità dei mercati finanziari della regione e l’importanza che gli europei attribuiscono all’ambiente. Ma altri Paesi sono entrati in gioco. Le società cinesi, innanzitutto le banche, sono già grandi emittenti e nel 2019 hanno contato per circa 30 miliardi di dollari.
E come dimostra il Recovery Plan dell’UE da 750 miliardi di euro, che presenta una forte attenzione all’ambiente, il mercato dei green bond potrebbe crescere a un ritmo ancora maggiore nel mondo post-COVID. Ma gli emittenti sovrani e legati agli stati sovrani potrebbero finire in seconda fila rispetto al settore privato, che di recente ha scoperto i vantaggi della finanza green. Nel complesso, le istituzioni finanziarie e le aziende hanno rappresentato emissioni pari a circa 142 miliardi di dollari in green bond nel 2019, con le emissioni corporate cresciute da sole del 90% rispetto all’anno precedente.
Nonostante tutte le zone grigie nei green bond, le cose stanno migliorando. Parte del miglioramento proviene dalle migliori prassi, parte dagli enti di settore, e parte dai legislatori.Attraverso il loro organo di settore, la International Capital Market Association, le banche d’investimento e altri soggetti dei mercati finanziari hanno dato vita ai Principi sui Green Bond; una serie di linee guida volontarie volte a promuovere criteri di trasparenza, divulgazione e rendicontazione per i green bond, ma che non specificano, tuttavia, quali tipi di investimento siano ammissibili in questa categoria. Un codice di settore volontario stabilisce quali titoli sono ammissibili tra i green bond – la Climate Bonds Initiative ha definito la gamma di attività ammissibili. Questi, a loro volta, vengono verificati da una parte terza approvata dal Climate Bonds Standard and Certification Scheme. Il carattere “verde” delle obbligazioni può essere verificato anche da agenzie esterne indipendenti come Sustainalytics. Il fornitore di dati Refinitiv ha recentemente lanciato le prime classifiche per la finanza sostenibile, che aiuteranno a individuare i titoli migliori della categoria.Infine, anche le agenzie governative vengono coinvolte. L’UE ha aperto la strada con l’approvazione della legge sulla tassonomia verde, che stabilisce il primo “elenco verde” ufficiale al mondo che classifica le attività sostenibili dal punto di vista ambientale e che è fondamentale per gettare le basi per un’Unione “climate neutral” entro il 2050. Questa legge è anche fondamentale per la creazione di una norma europea sui green bond, che è già in fase di studio e che potrebbe lanciare una sfida all’intero settore: secondo una stima meno di un quinto dell’MSCI Green Bond rispetterebbe il requisito delle norme europee sui green bond.Nel frattempo, il Recovery Fund da 750 miliardi di euro di recente approvato dall’UE potrebbe innescare un cambio di passo nella disponibilità dei green bond a basso rischio, secondo le ricerche di settore. Circa un terzo del fondo potrebbe essere rappresentato da spesa “verde”.Ma quantificare gli aspetti spesso qualitativi di queste operazioni è una sfida, e il settore è ancora agli inizi. Le agenzie che valutano le società in base ai criteri ESG possono fornire valutazioni ampiamente diverse, in base all’importanza che attribuiscono ai diversi fattori, come il settore di appartenenza, la regione di attività e le intenzioni del management.Considerate tutte le complessità della materia, agli investitori si raccomanda un approccio attento e analitico. Alcuni green bond sono più green di altri. Alcune obbligazioni societarie comuni emesse da società green saranno più “green” di quelle green. E a volte, la capacità di finanziamento comune delle società attive in settori poco puliti sarà diretta verso investimenti di valore ambientale – soprattutto se l’azienda intende cambiare radicalmente la natura delle sue attività. Raggiungere l’equilibrio tra le credenziali ambientali e i fattori sociali richiede anche un’ampia visione del mercato. Nessun singolo green bond deve essere valutato al di fuori del contesto della strategia dell’azienda emittente verso un modello di business più sostenibile ed ecologico. (abstract)

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“Green New Deal”

Posted by fidest press agency su martedì, 14 luglio 2020

E’ il grande tema della ricostruzione post pandemia a cui è dedicato il nuovo libro di Giuseppe Sabella (allievo di Giulio Giorello) “Ripartenza verde. Industria e globalizzazione ai tempi del covid”, da oggi in libreria. Ripartenza verde è l’immagine della ricostruzione post covid e della politica di rilancio della produzione sempre più proiettata verso l’intelligenza artificiale e la transizione ecologica ed energetica. Verde è anche il motore digitale che rende l’industria più produttiva e sostenibile. E più giovane. Digitale è infatti sinonimo di giovane. I giovani sono i veri portatori di innovazione e sono coloro che conoscono
meglio le nuove tecnologie. Questa società vecchia ha un bisogno enorme di giovani e di nuova linfa: oggi ha la grande occasione di allargare lo spazio che ha loro riservato, non solo perché è giusto ma anche perché ne ha bisogno. L’industria è il principale responsabile della crisi ambientale ma è, allo stesso tempo, il principale attore che può ripristinare un equilibrio
nel pianeta, sia per le potenti risorse di cui dispone, sia per la capacità che da sempre esprime per interagire, anche in modo virtuoso, con l’ambiente esterno. Perché possiamo a ragione dire queste cose? Perché il digitale, il nuovo motore, ha introdotto un nuovo modello produttivo, oltretutto soggetto a evoluzione potente e velocissima, basato sul minor consumo di risorse. Sta a noi proseguire su questa strada, sfruttando anche le potenti innovazioni combinatorie tra tecnologia e fonti energetiche alternative che ci daranno sorprese inimmaginabili. Ancora una volta il driver del cambiamento non è l’ideologia ma l’imprevedibile evoluzione di scienza e tecnica (è ciò che l’autore, allievo di Giulio Giorello, ha appreso da lui in anni di studio, amicizia e collaborazione). L’ambientalismo ha infatti spesso prestato il fianco a derive antindustriali e della decrescita. E, contrariamente alla narrazione dominante, sostenibilità e velocità della trasformazione ci inducono a pensare che – superata la turbolenza planetaria – l’era digitale sarà migliore dell’era industriale. È oggi del tutto evidente che ciò che ha reso la Cina il più importante baricentro, e non soltanto la fabbrica del mondo, ha avuto inizio con la delocalizzazione di attività manifatturiere. Anche per questo le produzioni stanno rientrando e la pandemia sta accelerando la riorganizzazione delle catene del valore.
L’industria è il soggetto della globalizzazione e all’inizio di questo nuovo corso – più orientato alla regionalizzazione dell’economia – si è finalmente compreso, anche in Europa, che non c’è futuro senza innovazione e senza una nuova centralità della produzione. È la sfida del Green New Deal, occasione decisiva per l’Italia. La crisi che attraversa oggi il mondo avanzato è in parte dovuta alla pandemia, per altri versi anche alla debolezza di risposte che sono seguite alla contrazione del 2008. Difatti, oltre le politiche monetarie si è fatto poco altro. In questi anni, l’Europa – come gli usa del resto – ha recuperato parte delle sue attività produttive sparse per il mondo, in Cina in particolare, ma non è riuscita a impostare un piano programmatico
per la crescita dell’industria e dell’economia. È lo sforzo di oggi, del Recovery plan e del Green New Deal. È evidente che in questo momento l’economia è in contrazione e che impresa e lavoro vano sostenuti. Ma è questo il momento per progettare il
futuro. Il domani non può essere il recupero del passato, il domani è soprattutto il nuovo. E il nuovo, per Europa e Italia, è il Green New Deal e la modernizzazione delle produzioni. In questo spazio vi sono, anche, la speranze per l’industria italiana e per la nostra economia. Se sapremo inserirci in modo virtuoso nella trasformazione dell’industria, torneremo ad essere un Paese che produce ricchezza. A differenza degli anni che sono seguiti alla crisi del 2008, questa volta le risorse non dovrebbero mancare. Ma il punto è che non sono sufficienti: bisogna investirle nel modo giusto e proiettare il Paese verso
il futuro.

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Garantire la Green New Deal nel Lazio

Posted by fidest press agency su sabato, 30 maggio 2020

“Abbiamo inviato una lettera al Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti con la proposta di un Green New Deal della mobilità nel Lazio. Il Paese e la regione non possono permettersi di ripartire dal cemento: per coerenza con le aspirazioni green espresse da Zingaretti, è arrivato il momento di scegliere la sostenibilità”.Così, in una nota, gli esponenti di Europa Verde Francesco Alemanni e Filiberto Zaratti e i co-portavoce del Lazio, Nando Bonessio e Laura Russo.“Nel programma della Regione, – proseguono, – l’84% delle risorse è destinato a nuove autostrade: come Europa Verde, riteniamo che i tempi siano maturi per un ribaltamento del solito schema, portando a destinare il 60% delle risorse al trasporto su ferro e il restante alla manutenzione e messa in sicurezza di strade urbane e grandi arterie regionali già esistenti”. “È per noi fondamentale elaborare un piano strategico per il trasporto su ferro e per favorire la mobilità sostenibile, soprattutto elettrica, – concludono Alemanni, Zaratti, Bonessio e Russo, – pur non dimenticando la necessità di procedere alla verifica dei viadotti e delle gallerie e intervenire per il ripristino dei fondi carrabili spesso ridotti a veri percorsi bellici, come nel caso della SS 148 Pontina”.

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La nuova strategia per il Green New Deal agricolo

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 maggio 2020

E’ stata presentata a Bruxelles fissa obiettivi ambiziosi, ma per raggiungerli è necessario un radicale cambiamento della Pac – dichiara il presidente nazionale Confeuro Andrea Michele Tiso. L’attuale Politica agricola comune europea, votata verso l’agricoltura intensiva e industriale, non è adeguata a sostenere una transizione sostenibile del settore primario. L’Europa deve per questo impegnarsi a garantire il reddito agricolo, mettendo a disposizione risorse sufficienti per le produzioni biologiche e agroecologiche.
Le nuove linee guida della Commissione europea prevedono, tra le altre misure, la riduzione del 50% dell’utilizzo dei fitofarmaci e l’aumento del 25% dei terreni coltivati a biologico per un migliore equilibrio tra natura e sistemi alimentari. Crediamo che sia un bene puntare in alto, ma bisognerà anche fornire agli operatori agricoli gli strumenti legislativi e le risorse finanziarie indispensabili per raggiungere tali traguardi – spiega Tiso.Analizzando da vicino le proposte della Commissione si scorgono diverse luci, ma anche qualche ombra. La nuova strategia apre infatti la strada all’utilizzo delle cosiddette new breeding techniques, le nuove biotecnologie come genome editing e cisgenesi, attualmente bloccate dalla sentenza della Corte europea di giustizia che le ha equiparate agli Ogm. Queste tecnologie, secondo Bruxelles, diventano strumenti decisivi in favore della biodiversità e della sicurezza alimentare. Dispiace constatare che la Ue non abbia avuto il coraggio di una imprimere svolta completa, dando il consenso all’utilizzo di tecnologie i cui rischi non sono stati ancora attentamente valutati.

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A Green Recovery Stimulus for a post-COVID-19 Europe

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 maggio 2020

While assessing the full impact of the COVID-19 pandemic would be premature, it is already clear that this is the worst economic shock European economies have faced since World War II. The road to recovery will likely be long and bumpy. The European Commission’s Spring 2020 Economic Forecast projects the EU economy to contract by 7.4% in 2020, while the EU-wide
unemployment rate is expected to increase from 6.7% in 2019 to 9% in 2020, particularly affecting southern EU
Member States.The roadmap to recovery adopted by the European Council on 21 April calls for an “unprecedented investment effort” for a “more resilient, sustainable and fair Europe”2. In order to deliver on this mandate, the EU’s Recovery Fund, which the European Commission is about to unveil, should thus be both massive in size and scope as well as boldly transformative in its content. This is also in line with the resolution adopted by the European Parliament. Before the crisis, and following the European Parliament elections last year, the European Union embarked on a new five-year strategic roadmap in which the decarbonisation and digitalisation of our economies have been prioritised. Pre-crisis tense debates about the economic and social costs of ecological benefits will no doubt be re-ignited as the recovery package will be debated among European institutions and the public at large. After the adoption of adequate, immediate rescue measures, we now turn to the recovery phase. Echoing calls for a green recovery5, this paper6 argues that a European Parliament. 2020. “EU: Parliament adopts resolution on coordinated action to combat Coronavirus”, OneTrust, April.
The Jacques Delors Centre in Berlin and the Jacques Delors Institute in Paris have been publishing on immediate rescue
measures in response to the COVID-19 crisis, cf. Eisl A. 2020. Including the Launch of the European alliance for a Green
Recovery led by MEP Pascal Canfin, and the University of Oxford’s analysis of how green fiscal recovery packages can act
to decouple economic growth from GHG emissions, co-authored i.a. by Nicholas Stern and Joseph Stiglitz; recent blog post by
Geneviève Pons.The production of this paper was led by Europe Jacques Delors(Brussels), with the contribution of the Jacques Delors Institute (Paris) on sections 2.1, 2.2. and 2.3 dealing with the energy, mobility and innovation dimensions of this paper.
very large green investment plan delivers the necessary economic stimulus and builds resilience to future shocks.
Delivering on such an ambitious and transformative mandate can only happen under some specific conditions which need to be explicitly acknowledged.

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Prodotti green e attenzione all’ambiente

Posted by fidest press agency su sabato, 16 maggio 2020

Come sono cambiati (e come continueranno a cambiare) i consumi nell’epoca del Covid19? “Gli italiani trascorrono molto più tempo di prima chiusi in casa e questo li porta a prediligere acquisti che fanno bene alla loro salute e all’ambiente: dagli alimenti bio ai detersivi naturali, dai prodotti per l’igiene personale agli ingredienti base per cucinare”. A rivelarlo è Angela Lombardo, imprenditrice e consulente strategico per il negozio fisico nella provincia di Roma, già store manager e general manager di Eataly, partner della rete ‘Stile Naturale’. Lombardo ha passato in rassegna diversi studi e indagini che si focalizzano sulle abitudini dei consumatori romani, italiani e internazionali durante la fase del lockdown. “Partiamo anzitutto da un dato contenuto in uno studio dell’agenzia Mark Up risalente al periodo antecedente l’emergenza. Già nei mesi passati, prima del diffondersi del Coronavirus, il 57% dei consumatori diceva di essere disposto a cambiare le proprie abitudini per contribuire a ridurre l’impatto ambientale. Una tendenza trasversale che si riscontrava un po’ in tutte le fasce di età, dai Millenials agli anziani. Il 77% degli intervistati, inoltre, aggiungeva di essere pronto a spendere di più per prodotti che fanno bene alla propria salute e all’ambiente”. Un trend che, secondo la Lombardo, è stato accelerato dall’avvento dell’epidemia. “Se ci pensiamo è naturale: la gente, anche a livello inconscio, sa che è meglio non ammalarsi per non dover andare in ospedale, quindi presta grandissima attenzione alla cura di sé. Allo stesso tempo si è costretti a rimanere per tantissimo tempo in spazi chiusi: ecco allora che diventa importante ricorrere a quei prodotti che garantiscono la salubrità degli ambienti e riducono l’inquinamento indoor”. “In questo caso – aggiunge Lombardo – sono significativi i dati raccolti da GDO News, punto di riferimento in Italia per l’analisi della grande distribuzione organizzata, tra il 6 e il 12 aprile. Degno di nota l’incremento del comparto ‘prevenzione e salute’: detergenti e superfici (+37%), guanti (+97%), sapone per le mani solido e liquido (+52,1%), candeggina (+46,6%)”. Un andamento confermato anche dalle aziende del settore, come Verdevero (https://www.verdevero.it/), specializzata nella produzione e vendita di detersivi ecologici a ridottissimo impatto ambientale, che ha registrato un incremento del 40% rispetto al periodo pre-Covid19 e un +60% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In crescita anche la domanda di trattamenti anti-muffa, come quelli dell’azienda ‘Bastamuffa’ (https://bastamuffa.com) che a marzo ed aprile è andata incontro a un +20%. Abitudine più sane tra le mura domestiche ma anche a tavola, dove spopolano i cibi biologici e dalla tracciabilità controllata. “Le persone hanno più tempo per studiare, informarsi e comprendere le caratteristiche di quello che mangiano. Un’analisi effettuata da Assobio in collaborazione con Nielsen rivela infatti che le vendite biologiche nella grande distribuzione sono aumentate del 19,6%, mentre un vero e proprio boom è stato registrato dall’ortofrutta con un +24,8%. Accanto a tutto questo c’è anche il riaffermarsi dei piccoli supermercati bio di quartiere o vicinato anche a Roma e Provincia”.

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Il Natale dell’eCommerce è green

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 dicembre 2019

L’economia delle feste diventa sempre più green grazie a eBay. Il celebre marketplace contribuisce infatti a rendere il commercio sostenibile attraverso #eBayDonaPerTe, l’iniziativa di regifting che consente di “rimettere in circolo” i regali e gli oggetti che non si usano più, promuovendo il riuso e andando così a ridurre l’impatto sull’ambiente.Quest’anno, inoltre, il regifting sarà ancora più green: per ogni oggetto messo in vendita tra il 27 dicembre e il 6 gennaio con l’hashtag #eBayDonaPerTe nel titolo dell’inserzione,eBay si impegna, per ogni articolo venduto entro il 30 gennaio, a donare 1 euro a Mosaico Verde, campagna nazionale promossa da Legambiente e AzzeroCO2 e patrocinata da Kyoto Club. La campagna si propone di coinvolgere aziende, enti pubblici e cittadini in un progetto di sostenibilità ambientale con l’obiettivo di piantare 300.000 nuovi alberi e tutelare 30.000 ettari di boschi in Italia. La campagna può vantare il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, oltre che dell’ANCI, di alcune delle amministrazioni delle maggiori città italiane e di importanti associazioni.Secondo una ricerca, le feste passate hanno lasciato nelle case degli italiani oltre 66,6 milioni di regali ricevuti non graditi e quasi 2,8 milioni di italiani dichiara di mettere in vendita abitualmente i regali di Natale non apprezzati. Questa tendenza sta così contribuendo ad alimentare un’economia più sostenibile: l’acquisto di un oggetto di seconda mano permette infatti di impattare sull’ambiente fino a 2,5 volte in meno rispetto ad un oggetto nuovo. eBay si pone sempre più come traino per questo trend: tramite la piattaforma, nel 2018 il mercato C2C per le due sole categorie moda e tech ha infatti contribuito a ridurre le emissioni di 12.709 tonnellate di Co2

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European Entrepreneurial Region label 2021 will reward green and sustainable entrepreneurship

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 dicembre 2019

The successful European Entrepreneurial Region (EER) scheme, which celebrated its 10th anniversary this year, has been modernised and renewed for upcoming five years. Each of the annual calls for applications between 2021 and 2025 will have a lead theme, which is linked with the EU policy agenda and relevant to regional and local level. The EER 2021 label will be dedicated to promoting entrepreneurship for a green and sustainable future and will be open for applications from EU regions and cities until 31 March 2020.Markku Markkula, First Vice-President of the European Committee of the Regions, announced the new EER award cycle at the European Commission’s SME Assembly 2019 in Helsinki. Speaking at the annual European Enterprise Promotion Award ceremony on 26 November, Mr Markkula said, “Regions and cities can best deliver on the new European Commission’s political priorities by leveraging entrepreneurship and SMEs, mobilizing resources for research and innovation, investing in education and skills and promoting internal and external collaboration and knowledge transfer.””To address the most pressing economic and societal challenges of our times, we also need to mobilise EU regions’ and cities’ efforts in driving forward the 2030 Agenda for Sustainable Development. Therefore, promoting entrepreneurship for a green and sustainable future is the lead theme for the EER 2021 campaign. This way we are encouraging EU regions and cities to mobilise resources and propose initiatives supporting the sustainability shift of their economies”, First Vice-President Markkula concluded.The Commission for Economic Policy (ECON), which is one of the six thematic commissions at the European Committee of the Regions, organised a seminar at the SME Assembly 2019 in partnership with Helsinki-Uusimaa Regional Council. Invited speakers, among them CoR rapporteurs on the industrial policy (Jeannette Baljeu, NL/RE) and SME policy (Tadeusz Truskolaski, PL/EA), highlighted that the upcoming European Commission’s new SME and industrial strategy should contribute to strengthening and connecting regional entrepreneurial eco-systems across Europe, while addressing the challenges of industrial renewal and sustainability.

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1st Green Choice in Ridesharing

Posted by fidest press agency su domenica, 27 ottobre 2019

Facedrive Inc. (TSXV: FD), (“Facedrive”) the first Canadian peer-to-peer, eco-friendly ridesharing network, announces its official expansion into the Kitchener, Waterloo and Cambridge region (“KWC”) on October 25th, 2019. Facedrive offers residents and visitors a safe and easy way to get around the city only with a few taps on their mobile device. Unlike others, Facedrive is not just another rideshare – it is 100% Canadian and is also eco-friendly, focussing on vehicle emissions reduction. Customers can request rides in electric, hybrid and gas-powered vehicles through the Facedrive app.Facedrive is now creating opportunities for local talent, by offering drivers easy registration and a partnership model where drivers keep 85% to 90% of the rideshare fare for all completed rides. Drivers are covered by insurance, keep 100% of the tip and have access to LIVE Canadian support.Riders concerned about rising global temperatures can reduce the carbon footprint in the environment by activating Facedrive’s initiative of planting trees locally, with every ride fare. Kitchener, Waterloo and Cambridge riders can also count on Facedrive to avoid surge pricing, unlike its competitors.Chairman of Facedrive, Sayan Navaratnam, adds, “We continue to offer fair pricing and ethical business practices to riders and new drivers. Our commitment to safety is paramount, and we employ an extensive driver screening process ensuring that all our drivers are well qualified and well trained before they start driving with the company. For riders, our app is easy to use. Just download, and a few taps will get you a ride in minutes, and as a bonus, you’ll be helping the KWC environment.”

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Green new deal: l’Italia è coerente con questo obiettivo?

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 ottobre 2019

Roma 16 ottobre – Giornata mondiale dell’alimentazione – alle ore 11.30 presso la Sala stampa della Camera dei Deputati, rappresentanti di giovani, contadini, organizzazioni sindacali, produttori, donne e indigeni di tutto il mondo, insieme agli studenti dei Fridays for future, presenteranno ai giornalisti e ai membri del Parlamento e delle commissioni competenti le loro richieste e le loro proposte per sfamare il pianeta combattendo i cambiamenti climatici.Come ogni anno alla FAO, proprio in quella settimana, la società civile prenderà parte alle riunioni del Comitato per la sicurezza alimentare mondiale (CFS).Quest’anno il tema centrale sarà i sistemi alimentari e la nutrizione, l’agroecologia come paradigma migliore, secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, per affrontare allo stesso tempo la crescita della popolazione mondiale, la crescita del numero degli affamati e la crisi climatica nel pianeta. Un modello equilibrato e biodiverso, che, associato ai mercati territoriali ed al commercio locale/regionale mette al riparo i sistemi di produzione agroalimentare da quegli impatti negativi delle politiche commerciali che, di recente, hanno colpito duramente anche i pochi prodotti “vincenti” dell’export italiano, che tanto pesano in termini sociali e ambientali sul nostro Paese.
Non ci può essere alcun Green New Deal, in Europa come in Italia, senza una transizione dall’agricoltura industriale intensiva all’agroecologia, ed un ripensamento dei nostri sistemi alimentari. Ma questo dibattito in Italia è assente, mentre occorrerebbero misure urgenti per promuovere sistemi di produzione di piccola scala, il ricambio generazionale ed una semplificazione amministrativa che permetta loro l’accesso ai mercati. Mentre i giovani, nel nostro Paese come nel resto del mondo, prendono parola e manifestano per il loro futuro.L’evento, realizzato nell’ambito del progetto Nuove narrazioni per la Cooperazione, sarà anche l’occasione per presentare il nuovo rapporto “La Cooperazione italiana e la Coerenza delle politiche per lo Sviluppo sostenibile” dedicato ad alcune iniziative urgenti per assicurare la coerenza delle politiche italiane a livello nazionale e internazionale in tema di lotta ai cambiamenti climatici e agroecologia.

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Terza edizione dei Green Carpet Fashion Awards

Posted by fidest press agency su martedì, 27 agosto 2019

Venezia. Domani all’Hotel Belmond Cipriani di Venezia Carlo Capasa, Presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana e il fondatore e Direttore Creativo di Eco-Age Livia Firth si riuniranno insieme a Rupert Everett, Colin Firth, Derek Blasberg, Iman Abdulmajid e Pierpaolo Piccioli per annunciare la terza edizione dei Green Carpet Fashion Awards, che si terrà il 22 settembre al Teatro alla Scala di Milano. Durante l’evento, l’Associazione dei Gondolieri Veneziani con i suoi 433 gondolieri verrà premiata con l’ Eco-Stewardship Award.
Infatti, con la collaborazione della Woolmark Company e della rinomata casa di moda veneziana Emilio Ceccato, nel 2018, i gondolieri hanno indossato la lana merino australiana, un tessuto versatile 100% naturale e rinnovabile. I gondolieri, dopo quasi 100 anni, hanno così indossato di nuovo questo tessuto di fibra naturale davanti a 26/30 milioni di visitatori l’anno. All’ esclusivo pranzo all’ Hotel Belmond Cipriani, i gondolieri con le loro iconiche uniformi saluteranno gli ospiti per celebrare l’annuncio del premio.

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Il Green New Deal per l’Europa lancia la sua campagna per mitigare la crisi climatica e contrastare la disuguaglianza crescente

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 luglio 2019

Ispirato al “New Deal” di Franklin D. Roosevelt, questo piano richiede alla Banca di Investimento Europea di impiegare ogni anno il 5% del PIL dell’Unione Europea a favore della transizione ecologica, spingendo le risorse europee inutilizzate verso i servizi pubblici, facendo in modo che questa non pesi sulle spalle dei lavoratori e delle lavoratrici. Si tratta di una cifra pari approssimativamente a 500 miliardi di Euro ogni anno; gli investimenti che verranno fatti saranno diretti tramite un’agenzia pubblica trasversale che coinvolgerà autorità regionali e municipali, le cui decisioni saranno, inoltre, supportate da assemblee di cittadini. Questo è l’unico modo di assicurare che questi fondi pubblici siano spesi dove più necessario. Questa è la chiave per sbloccare il pieno potenziale delle nostre democrazie in modo duraturo. Il gruppo italiano chiede ai nuovi europarlamentari italiani di appoggiare questa proposta, impegnandosi a creare milioni di nuovi posti di lavoro lavoro sostenibili e migliorando allo stesso tempo salute, infrastrutture e qualità della vita. L’Europa sta naufragando tra le due più grosse crisi che abbia mai affrontato: quella socio-economica e quella ecologico-climatica. Decenni di tagli alla spesa pubblica hanno svuotato i servizi sociali essenziali, deprezzato le infrastrutture di base e impoverito i cittadini europei. L’austerità per di più impedisce ai singoli governi di contrastare il collasso climatico-ecologico. Il Green New Deal per l’Europa rompe questo circolo vizioso ridefinendo nuovi imperativi politici, utilizzando nuove metriche economiche, re-indirizzando le attuali risorse europee attraverso le comunità di tutto il continente. E’ giunta l’ora di agire insieme per un’Italia ed un’Europa più equa e più verde.
Il gruppo che si è costituito in Italia è formato da molte persone provenienti da ambiti diversi dell’attivismo, della politica e della scienza. Stanno già contattando tutti gli Europarlamentari, chiedendogli di dichiarare come loro priorità assoluta l’approvazione di un Green New Deal per l’Europa. Successivamente, intendono lanciare una serie di consultazioni popolari per ascoltare le priorità delle persone attraverso il continente e supplementare gli input dati dagli esperti in materia.

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Philips issues inaugural Green Innovation Bond

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 maggio 2019

Amsterdam, the Netherlands – Royal Philips (NYSE: PHG, AEX: PHIA) (NYSE: PHG, AEX: PHIA), a global leader in health technology, today announced the successful pricing of its issuance of EUR 750 million 0.500% Green Innovation Bonds due 2026. This inaugural Green Innovation Bond was created by Philips in collaboration with Rabobank as Sustainability Structuring Advisor. The transaction was further supported by the Joint Lead Managers ABN AMRO, BNP Paribas, Deutsche Bank, HSBC, ING, Mizuho Securities, MUFG, Rabobank and UBS Investment Bank.As part of Philips’ commitment to make the world healthier and more sustainable through innovation, the company has a comprehensive sustainability strategy that includes its products, solutions and business models, energy consumption, supply chains and financial instruments.In 2017, Philips was one of the first companies to develop a Revolving Credit Facility with an interest rate linked to its sustainability performance. As a next step, together with Rabobank, the company has now developed the Philips Green & Sustainability Innovation Bond Framework, under which it can issue Green and/or Sustainability Innovation Bonds as a means to finance its sustainability activities. Today’s issuance is the first bond issued under this framework.

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‘Made Green in Italy’: In arrivo prodotti col nuovo marchio

Posted by fidest press agency su sabato, 16 giugno 2018

A breve dovrebbero arrivare sul mercato prodotti con il nuovo marchio “Made Green in Italy” che certifica, oltre all’origine italiana, anche il rispetto di determinati standard di produzione a basso impatto ambientale. La nuova certificazione riguarda tutti i prodotti, alimentari e non, nonché servizi. Il marchio è del Ministero dell’Ambiente, rilasciato su domanda dei produttori dopo la verifica dei requisiti necessari. Un decreto ministeriale che entra in vigore il 13 giugno ha fissato le modalità di presentazione delle domande di rilascio delle licenze di utilizzo che hanno durata triennale. Quali requisiti per l’ottenimento di questo marchio, e quindi le “garanzie” per il consumatore? Non ci sono disposizioni specifiche, anche considerando che sono coinvolti TUTTI i prodotti e servizi già dotati del marchio “made in Italy” e che quindi le caratteristiche “ecologiche” possono essere diverse ed anche regolate dalle stesse aziende produttrici nell’ottica di rendere i propri prodotti più competitivi.In termini generali i prodotti devono presentare prestazioni ambientali pari o superiori al parametro di riferimento seguendo il metodo europeo PEF (product environmental footprint) di valutazione della cosiddetta “impronta ambientale” definita con i criteri stabiliti dalla Raccomandazione 2013/179/Ue.L’impronta ambientale è valutata sulla base delle prestazioni ambientali di un prodotto analizzato lungo tutto il suo ciclo di vita, e calcolata principalmente al fine di ridurre gli impatti ambientali considerando TUTTE le attività della catena di produzione e fornitura, dall’estrazione delle materie prime fino alla gestione del fine-vita.Nella pratica la valutazione riguarda gli impatti sull’ambiente che può avere l’estrazione di una materia prima, il suo trasporto, la sua lavorazione (e le sostanze necessarie, le emissioni sull’ambiente, etc.), nonché tutto il processo produttivo fino alla distribuzione per la vendita, e alla gestione del prodotto a fine vita, diventato rifiuto da smaltire.L’iter prevede alcuni passaggi “burocratici”. Prima di tutto dovranno essere definite delle “regole di categoria” per classi di prodotto, su iniziativa di soggetti pubblici o privati, per esempio un gruppo di aziende produttrici. Fatto questo e ottenuto il riconoscimento del ministero, potranno essere chieste le realtive licenze per l’uso del marchio.Per il consumatore, sulla base degli stretti e dettagliati criteri delle normative che regolano il rilascio del marchio, c’e’ solo da affidarsi confidando che la scelta di acquistare il prodotto abbia una conseguenza positiva sull’ambiente. Come tutte le altre e diverse disposizioni di legge che si sono poste questo obiettivo, una valutazione non potrà che essere successiva e non sui propositi. Di certo si tratta di un aspetto importante, molto più della certificazione di origine italiana. (Rita Sabelli, responsabile Aduc aggiornamento normativo)

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Roma tre è l’università più green del Lazio

Posted by fidest press agency su sabato, 31 dicembre 2016

roma-treL’Università degli Studi Roma Tre è l’unico ateneo “green” di Roma e del Lazio secondo il GreenMetric Ranking of World Universities 2016. L’ateneo romano, che partecipa per la prima volta alla valutazione, si attesta a metà della classifica mondiale, che comprende 516 istituti, conquistando la 255^ posizione.Il GreenMetric Ranking, classifica redatta dall’Università dell’Indonesia, ogni anno passa in rassegna gli atenei di tutto il mondo, valutando insegnamenti sostenibili, efficienza energetica, edilizia, didattica e mobilità. Si tratta di un “contest-ranking”, poiché sono gli atenei stessi a inviare la propria adesione per comparare i loro sforzi nella direzione della sostenibilità ambientale nelle loro gestioni. Gli istituti vengono valutati attraverso un sondaggio online che punta particolare attenzione al cambiamento climatico, allo spreco di acqua ed energia, al riciclaggio dei rifiuti e alla mobilità “green”.«Siamo davvero orgogliosi di questo risultato: è la prima volta che Roma Tre partecipa al contest e subito arriva a metà classifica», è il commento del rettore Mario Panizza. «Quest’anno i nostri sforzi nella direzione della sostenibilità sono stati molteplic,: dall’organizzazione del “Forum della sostenibilità” che ha coinvolto gli atenei romani, all’avvio del car-sharing elettrico per i nostri studenti, docenti e dipendenti; dal protocollo d’intesa con la Fao per lo sviluppo sostenibile, all’attenzione data nei nostri insegnamenti alla rigenerazione urbana e all’edilizia sostenibile; dalle buone “prassi sostenibili” all’interno dell’ateneo, alla promozione di servizi al cittadino nei nostri spazi, come la Casa dell’acqua e la biglietteria di Trenitalia. Il buon posizionamento di Roma Tre in questo autorevole ranking attesta che l’impegno per la sostenibilità dell’ateneo non è presente solo nella didattica e nella diffusione del sapere, ma è anche un conseguimento reale, tangibile».

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Palazzo Pitagora, un ambizioso progetto di restyling edilizio green

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 ottobre 2016

palazzo-pitagoraRoma – Parioli – Nel prestigioso ed iconico quartiere Parioli nasce Palazzo Pitagora, un ambizioso progetto di restyling edilizio green capace di far competere Roma con le più grandi capitali mondiali in termini di vivibilità smart, efficienza energetica ed eco-sostenibilità. L’intervento è opera dell’architetto romano Renato Guidi, fondatore della Bioedil Progetti, realtà italiana di prestigio nella progettazione edilizia e nell’architettura di qualità. Il progetto, che verrà ultimato nel primo semestre 2017, prevede la realizzazione di due prestigiosi edifici di elevate finiture per un totale di 35 appartamenti, ciascuno improntato da una forte vocazione ecologica e dotato delle più avanzate tecnologie green per garantire un’alta classe energetica (classe energetica A), una riduzione efficace delle emissioni di CO2 ed un abbattimento dei consumi energetici.La proprietà dell’immobile è di Torre Re Fund III, fondo gestito da Torre Sgr SpA, società dedicata alla promozione, all’istituzione e alla gestione di fondi comuni di investimento immobiliari. Promotore e global advisor dell’operazione è Redbrick Investment Group, gruppo di investimento e sviluppo immobiliare, specialista nell’individuazione e gestione di progetti di investimento immobiliare complessi, mentre la commercializzazione delle residenze è affidata a Coldwell Banker, network globale immobiliare. L’investimento prevede la costruzione di un asset dal valore finale complessivo di 50 milioni di palazzo-pitagora1euro.“Palazzo Pitagora è al momento uno dei più importanti interventi di recupero in una zona così prestigiosa come i Parioli. L’obiettivo è quello di elevare lo stile e il prestigio oltre ogni aspettativa, anche per un quartiere che del lusso e dell’unicità ha fatto un vero e proprio “must” nel panorama immobiliare – spiega Valerio Pugliese, fund manager di Torre Re Fund III – Progettato ispirandosi agli edifici sostenibili più all’avanguardia delle principali città europee ed internazionali, il nuovo ed esclusivo complesso residenziale è il frutto di un importante intervento di restyling edilizio sostenibile guidato da un team di professionisti internazionali”. Il progetto ha profondamente trasformato la struttura originale del vecchio palazzo postmoderno in piazza Pitagora, ad angolo con via Antonio Bertoloni, e ha dato vita ad un elegante complesso la cui facciata classica, in perfetta armonia con lo stile che contraddistingue il quartiere che lo accoglie, cela al suo interno un’anima profondamente moderna e tecno-ecologica. Infatti, tutti gli appartamenti della nuova residenza sono progettati per essere a basso impatto ambientale, garantendo una importante riduzione delle emissioni di CO2 e dei consumi energetici rispetto alle abitazioni di tipo tradizionale. Ciascuna unità abitativa è certificata con elevata classe energetica e prevede la presenza di pannelli solari di ultima generazione e di una centrale termica autonoma. (foto: palazzo pitagora)

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“Passa al Green” è l’impegno di Epson per un futuro più sostenibile

Posted by fidest press agency su sabato, 4 giugno 2016

Minoru UsuiMinoru Usui, Presidente di Epson, ha dichiarato: “Come azienda, le nostre ambizioni di promuovere la sostenibilità vanno oltre lo sviluppo di una tecnologia che riduce l’impatto ambientale dei nostri prodotti. Come si può vedere dalla ricerca, un futuro sostenibile può essere raggiunto solo quando c’è una precisa strategia di business a sostegno di ciò. L’obiettivo di Epson è favorire un cambiamento radicale nel comportamento e nel modo di fare business delle persone fornendo prodotti, servizi e funzioni che consentano di avere uffici efficienti e un futuro migliore e più sostenibile.” Nonostante la pressione dei costi e della sostenibilità, la ricerca ha rivelato che solo il 23% delle imprese europee sfrutta appieno il potenziale della tecnologia ad alta efficienza energetica disponibile. Sono state rilevate forti differenze di opinione tra le grandi imprese e le PMI, con il 74% delle grandi imprese che considera la sostenibilità una priorità assoluta, rispetto a solo il 33% delle PMI. Sorprendentemente, solo la metà (53%) delle società europee ha dichiarato che la sostenibilità è molto importante nel complesso.E’ più probabile che le imprese più grandi (39%) implementino soluzioni IT ad alta efficienza energetica rispetto alle PMI (8%), che ne percepiscono il costo come principale ostacolo.Rob Clark, Senior Vice President di Epson Europe ha detto: “Passare da laser a getto d’inchiostro, per esempio, può aiutare le aziende a raggiungere un risparmio energetico fino al 96%, una riduzione delle emissioni di CO2 del 92% e una riduzione del 95% nei rifiuti, con conseguente maggiore efficienza dei costi, ma anche energetica. Oltre la metà degli intervistati (56%) afferma che prevede di effettuare il passaggio alle getto d’inchiostro nel corso dei prossimi 12 mesi.” “Il meglio deve ancora venire”, ha aggiunto Minoru Usui, “continueremo a perfezionare le nostre tecnologie sulle nostre quattro aree di innovazione (getto d’inchiostro, comunicazione visiva, dispositivi indossabili e robotica) per aumentare il valore fornito ai nostri clienti e far crescere il nostro contributo a migliorare l’ambiente che ci circonda. I nostri obiettivi sono ambiziosi, ma la portata delle sfide ambientali che la società deve affrontare richiedono risposte forti e vogliamo continuare ad essere capaci di fare la differenza. E’ nostro dovere, come produttore.”
Epson è pronta per la sua prossima fase di crescita e, di conseguenza, ha stabilito una nuova visione aziendale che delinea il percorso che seguirà nel corso del prossimo decennio: un business plan di medio periodo per il primo passo verso il raggiungimento della propria visione. La Epson 25 Corporate Vision considerando i cambiamenti del contesto economico e i grandi trend globali, descrive gli obiettivi della società per il 2025. L’innovazione si svilupperà in quattro aree: tecnologia getto d’inchiostro, comunicazione visiva, dispositivi indossabili e robotica. Rob Clark, Senior Vice President di Epson Europe, ha ribadito l’impegno della società che vuole rinforzarsi sul mercato europeo con investimenti per 50 milioni di euro (principalmente focalizzati su infrastrutture, informatica, marketing e aumento di dipendenti), parte di un piano globale di crescita da 2 miliardi di euro, rivolto a migliorare e far crescere la struttura commerciale europea, con un incremento del 10% dei dipendenti. Se guardiamo oltre, gli investimenti in regioni chiave come l’Europa, il Medio Oriente e l’Africa, saranno fondamentali per sostenere la crescita nei mercati business nel medio-lungo termine. (foto: Minoru Usui)

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Malpensa sempre più green

Posted by fidest press agency su domenica, 25 ottobre 2015

malpensaMilano. Da anni SEA è impegnata in una strategia di sviluppo sostenibile dei propri aeroporti. Sono tanti i progetti che vanno in questa direzione e oggi SEA presenta l’ultima iniziativa che vede l’introduzione di 21 automobili elettriche: 11 Peugeot iOn e 10 Citroen C-Zero per operazioni sul sedime aeroportuale di Milano Malpensa.
Le vetture sono entrate in servizio, con un contratto a noleggio con la Società ARVAL, lo scorso novembre e hanno percorso, fino ad oggi, un totale di 50.904 km, con una percorrenza media di 2.424 km a vettura. SEA ha installato 6 colonnine per la ricarica posizionate in diversi siti del sedime che si aggiungono alle possibilità di approvvigionamento energetico presso le officine e le aree di manutenzione dell’aeroporto. La percorrenza media delle auto elettriche è di circa 90-100 km con una ricarica completa.Questo progetto fa parte di un impegno più ampio nato negli scorsi anni quando ancora SEA Handling faceva parte del Gruppo che ha portato a un progressivo incremento dei veicoli operativi a trazione elettrica e che ci permette oggi di avere nei due aeroporti milanesi 372 veicoli elettrici (circa il 27% dei mezzi), in particolare trattorini per il traino convogli bagagli e nastri mobili per il carico/scarico.
Il prossimo obiettivo, la cui realizzazione è attualmente in fase di studio, sarà l’utilizzo degli autobus elettrici per il trasporto interpista dei passeggeri (Cobus) che fanno parte del parco mezzi SEA.Tema particolarmente sensibile nell’ambito dei progetti a favore dell’ambiente è il sostegno verso lo sviluppo di una mobilità “green” nei trasporti da e verso l’aeroporto in quanto la quota di emissioni di CO2 attribuibile alle attività aeroportuali è limitata al 3%, mentre il traffico aereo e il traffico veicolare pesano rispettivamente per il 23% e il 74% (dati WSP Environment and Energy).
A disposizione dei passeggeri in entrambi gli scali sono presenti le automobili elettriche E-Vai (Gruppo Ferrovie Nord) già dal 2012.
Anche a Milano Malpensa è in fase di studio la realizzazione di colonnine di ricarica gratuita e posti riservati per auto elettriche private, come a Linate.Rimanendo in tema di abbattimento degli impatti prodotti dal traffico veicolare, è in fase di realizzazione il collegamento ferroviario T1-T2, che consentirà il raggiungimento diretto del terminal 2 di Malpensa da Milano.Fuori dall’ambito mobilità, ma sempre per massimizzare il contenimento delle emissioni di CO2, SEA ha inoltre realizzato nei propri scali una serie di interventi a tutto campo:
· miglioramenti tecnologici per l’illuminazione, quali la sostituzione con lampade a basso consumo e a LED, sia interne sia dell’illuminazione dei piazzali e della viabilità esterna;
· miglioramenti gestionali, quali lo spegnimento delle luci nelle ore notturne presso i luoghi non frequentati;
· modifica del sistema automatico di accensione delle luci notturne dei piazzali;
· spegnimento notturno della pista di volo non utilizzata per lo scenario anti-rumore o per attività di manutenzione;
· informatizzazione e introduzione di misuratori per la suddivisione e analisi dei consumi energetici;
· ottimizzazione e regolazione della temperatura nei terminal in base all’affollamento dei locali per utilizzare solo l’energia realmente necessaria.
Con questi interventi si riesce a ottenere un risparmio energetico annuo pari a circa 13.188 MWh (-7,4%, dato 2014 su 2009) nonostante il completamento del terminal 1 di Milano Malpensa che ne ha aumentato di un terzo la superficie.Anche attraverso gli investimenti in infrastrutture SEA ha fatto degli aeroporti di Milano un esempio d’eccellenza per la sostenibilità ambientale. Da luglio 2010 a Milano Malpensa è attiva una nuova procedura di rifornimento carburante attraverso “pipeline” site in piazzale. Ciò ha permesso di ridurre gli spostamenti dei mezzi a favore della riduzione di CO2, in linea con le best practices in Europa, garantendo massima sicurezza e maggiore velocità nell’operazione di rifornimento.ACI Europe (l’Associazione internazionale degli aeroporti europei) riconosce agli scali di Milano Linate e Milano Malpensa il livello di “neutralità” per aver raggiunto il top di efficienza nella riduzione delle emissioni di CO2 a livello europeo. (photo: malpensa)

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Obama’s ‘Green’ Initiatives: It Pays (BIG) to Be an Obama Bundler

Posted by fidest press agency su martedì, 13 dicembre 2011

Official photographic portrait of US President...

From http://www.BigGovernment.com By Peter Schweizer. President Obama’s 2012 reelection campaign is promising to raise enormous sums of money, by some estimates and unprecedented $1 billion. The Finance Chair for the 2012 campaign, Matthew Barzun, is reactivating the 2008 financial network of campaign bundlers to meet that goal. In my new book, Throw Them All Out, I expose the scandal that is outrageous and typical: those who are raising money for Obama received large amounts of taxpayer-funded energy stimulus money from the Obama Administration. It offers a new form of “recycling” when it comes to campaign dollars that is unprecedented.
Consider the sweetheart deals and contracts that have come the way of some of President Obama’s biggest fundraisers:
Financier David Shaw has raised $1.08 million for Obama’s reelection so far. Shaw’s firm D.E. Shaw is heavily invested in two wind projects that received taxpayer money: $115 million for First Wind, and $117 million for Kahuku Wind.
Financier John Rogers is a board Exelon board member has raised $1.2 million, and Frank Clark, an executive Exelon, has raised $153,000 thus far. Exelon has been approved for $646 million in Department of Energy loan guarantees for a project called AV Solar Ranch One. They also received a $200 million Department of Energy cash grant through a company they own called Peco Energy for smart-grid work.
Financier Steve Westly has raised $302,000 so far. Westly has held large investment stakes in numerous companies that have received stimulus grants, including Amyris Biotechnologies ($24 million), Tesla Motors ($465 million), as well as Edeniqu and Recyclebank.
Bruce Heyman of Goldman Sachs, who has had three energy projects approved for taxpayer money Cogentrix ($90 million), First Solar ($4.7 million), and U.S. Geothermal ($96.8 million) has already raised $366,884 for the Obama 2012 reelection campaign.
Daniel Weiss of the Angelino Group has raised $39,000 so far. Weiss’ firm is a major equity holder in Powerspan, we received a $100 million cash grant for smart grid projects.
Steve Spinner has raised $31,900 to this point. Spinner is a green energy investor who worked at the Department of Energy as a “strategic advisor” to the loan program.
Other recipients of energy stimulus money have continued cutting checks. Ian Cumming of Leucadia, which has had several large projects approved, has given $10,000 so far to Obama for America and the Obama Victory Fund 2012.
Others are not serving as campaign bundlers, but are rainmakers on an entirely different level. Financier John Doerr has held a series of held a private pow-wow bringing together big financiers to meet with President Obama, including a February 17, 2011 dinner at his home with the late Steve Jobs, Zuckerberg of Facebook, and John Chambers of Cisco Systems. Doerr and his firm have investments in sixteen green energy companies that have received taxpayer grants and loans. The cronyism continues, and only outrage from the American people can stop it.

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L’italiano “green” che vuole bene all’Africa

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 dicembre 2010

Quasi 900mila ettari di aree coltivabili, un posto di lavoro fisso per circa 600 persone che diverranno 150mila quando la produzione entrerà a pieno regime tra Senegal, Guinea, Etiopia e Kenya. E poi ancora pozzi d’acqua potabile, scuole, case, presidi sanitari, ospedali. E un futuro in cui credere. Basterebbe questo per fare di Luciano Orlandi, classe 1946, il nuovo Enrico Mattei. Uomo attaccato ai valori di una volta, si direbbe: quelli del lavoro, ma anche del futuro. Perché, per usare una frase del fondatore dell’Eni, «mio padre diceva che è brutto essere poveri, perché non si può studiare, e senza studiare non si può fare strada». Come Mattei, anche Orlandi -originario di Turbigo (Novara)- s’interessa di energia. Energia pulita, quella prodotta con l’olio vegetale. Ma ancora più etica. Perché lui, quando ha scoperto «per caso» che in Africa spuntava autoctona la jatropha, una pianta non commestibile dall’uomo, ha aguzzato l’ingegno: produrre biocarburanti aiutando i paesi più poveri e rispettando la direttiva della Fao “no food for fuel”, ossia nessuna coltura alimentare per produrre energia. La storia di Orlandi inizia nei primi anni ’80. S’interessa all’emergente settore delle energie rinnovabili. Fonda, assieme alla Jenbacher (oggi del gruppo General Electric), una società che produce impianti di cogenerazione e si mette a realizzarli un po’ in tutta Italia. Poi, la società viene venduta alla Asea Brown Boveri, più nota come ABB. Poi l’esperienza politica lo assorbe totalmente. Nel 1992/1993, sotto il mantello delle inchieste di Tangentopoli ci finisce anche lui, all’epoca sindaco di Galliate (Novara). Ne esce assolto con formula piena (perché il fatto non sussiste), ma preferisce ritirarsi a vita privata. Poi, nel 1999, proprio non ce la fa a stare con le mani in mano: «Sono fatto così. Non ci riesco a non fare nulla. Anche se ne avevo le possibilità». Uomo dell’energia, uomo di energia. Alla fine degli anni ’90 fonda la Nuove Iniziative Industriali, con sede a Galliate e inizia a produrre energia idroelettrica. La svolta arriva nel 2005 quando si reca in Senegal assieme a una delegazione del Comune di Galliate. Il piccolo Comune piemontese, infatti, nell’ambito di un progetto di cooperazione internazionale aveva donato circa 400mila euro per una serie di interventi. Tra questi fondi, 25mila furono donati da Orlandi per la realizzazione di un pozzo d’acqua. «Quando siamo arrivati abbiamo visto che alcuni mezzi che erano stati donati erano completamente inutilizzati. Chiedemmo il perché. Ci risposero che non potevano usarli in quanto da loro la benzina e il gasolio costano uno stipendio mensile di un lavoratore». Da qui la domanda: a cosa serve dare una mano a qualcuno se poi non si hanno gli strumenti perché questa mano funzioni? Orlandi nota che nonostante il caldo e la siccità, una pianticella cresce rigogliosa. È la jatropha, un arbusto perenne che necessita di pochissimi litri d’acqua ad ettaro per poter crescere. Non è commestibile e, dunque, in Senegal nessuno si sogna di coltivarla. Ma il biocombustibile sta facendo passi da gigante.
Orlandi prima vola in India, a Jaipur, dove all’università studia nel dettaglio le proprietà di questa pianticella. Poi apre canali preferenziali con le istituzioni senegalesi, parla con le comunità, si reca nei villaggi. Spiega e illustra il progetto: coltivare jatropha, aiutare le popolazioni. Nel 2006, l’idea si è concretizzata e in Senegal iniziano a essere seminati i primi 100mila ettari di coltivazioni. Intanto il mercato si allarga. E, assieme ad alcuni soci, la Nuove Iniziative Industriali acquisisce terreni anche in Guinea, Etiopia, Kenya. «Oggi abbiamo circa 900mila ettari di terreni coltivati. Non siamo ancora a regime, ma ci arriveremo tra tre/quattro anni. Oggi lavorano nelle piantagioni circa 600 persone che, tra tre anni, quando si passerà anche alla spremitura dei semi, diventeranno circa 150mila». Già, perché il nuovo Enrico Mattei non si è accaparrato dei terreni e basta. Gli altri lo fanno, i cinesi, i giapponesi. Lui no. Ha messo in campo quelli che si chiamano “progetti di compensazione”. Non solo strutture essenziali per una vita meno difficile (acqua potabile, pozzi, case, ospedali), ma anche professionalità: «Tra i filari della jatropha insegniamo ai contadini locali come si piantano le patate e il mais. Le patate del Senegal sono gustosissime». E poi competenze agrarie e industriali perché il processo di produzione porterà alla realizzazione anche degli impianti di spremitura (oggi avviene in Italia) in modo da avere il totale processo di produzione dell’olio combustibile in loco. Intanto, però, dall’olio prodotto dalle piante dell’Africa si generano elettricità e calore per aziende del calibro di Cerruti, Ermenegildo Zegna, per le cliniche del gruppo San Rossore di Pisa, per gli stabilimenti della Sinterama, leader mondiale del filato sintetico. E tutto grazie a una pianta. E ad un uomo. (Stefano Morelli)

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