Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘green’

Green deal: compromesso sulla nuova Pac

Posted by fidest press agency su martedì, 29 giugno 2021

E’ stato finalmente raggiunto, ma l’attesa per l’accordo, troppe volte rinviato, non è stata ben ripagata – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. Per superare lo stallo tra Parlamento europeo e Consiglio si è scelto di perseguire una via di mezzo, che in questa circostanza non ha nulla di virtuoso, ma suona piuttosto come una rinuncia a realizzare quel Green Deal su cui Governi e istituzioni europee hanno speso tante parole.Hanno prevalso ancora una volta le forze della conservazione e le pressioni dell’agroindustria, che sono riuscite a tarpare le ali alla riforma prima ancora che prendesse il volo – continua Tiso. Il compromesso finale, ad esempio, fissa la quota degli ecoschemi al 25%, con un periodo di transizione di due anni e un tetto minimo del 20%. Una soluzione al ribasso rispetto alle richiesta della Commissione, che chiedeva una quota del 30%.Ma la delusione più grande viene probabilmente dal tetto ai pagamenti, il cosiddetto capping, che resta a tutto vantaggio delle grandi aziende agricole. Queste ultime erano già destinatarie dell’80% dei sussidi complessivi della Pac, a scapito delle piccole e medie, più sostenibili, che continueranno così ad avere un ruolo di secondo piano.Resta da capire se qualcosa potrà cambiare da oggi alla riunione dei ministri dell’Agricoltura in programma lunedì e martedì. Ma l’esito più probabile sembra la sconfitta dell’ambiente e della transizione verde dell’agricoltura.

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Cia, bene apertura Ue a “genome editing” indispensabile per transizione green

Posted by fidest press agency su sabato, 1 maggio 2021

Le nuove biotecnologie agrarie non hanno nulla a che vedere con gli Ogm e sono un importante passo in avanti dell’ingegneria genetica. Cia-Agricoltori Italiani commenta con favore il risultato storico dello studio della Commissione Ue sulle nuove tecniche di modificazione del genoma –genome editing-, che porteranno a nuovo quadro giuridico indispensabile alla transizione green del settore agricolo, come definito dalla strategia Farm to Fork.Con un appoggio rigorosamente scientifico, lo studio ribalta le conclusioni della Corte di Giustizia Europea del luglio 2018, che equiparavano le varietà ottenute con le più innovative tecnologie di miglioramento genetico agli Ogm tradizionali. La sentenza vincolava, dunque, le nuove biotecnologie alla legislazione obsoleta che norma gli Organismi geneticamente modificati, impedendo, di fatto, al settore rurale di affrontare con tempestività le sfide del mercato globale e di realizzare gli obiettivi di sostenibilità tracciati dal Green Deal. “Il genome editing –dichiara il presidente Cia, Dino Scanavino- non presuppone inserimento di Dna estraneo mediante geni provenienti da altre specie. Si opera, infatti, internamente al Dna della pianta, che rimane immutato e assicura la continuità delle caratteristiche dei nostri prodotti, garantendo anche l’aumento delle rese, insieme alla riduzione dell’impatto dei prodotti chimici e al risparmio di risorse idriche”.Le nuove biotecnologie premiate nel 2020 col Nobel della chimica, arrivano, infatti, a perfezionare il corredo genetico delle piante in maniera simile a quanto avviene in natura, ma con maggior precisione e rapidità, oltre ad avere il vantaggio di essere poco costose e di potersi facilmente adattare alle tante tipicità dei nostri territori.“L’agricoltura non può fare a meno del miglioramento genetico, che ha da sempre accompagnato la sua storia mediante le tecniche tradizionali di incrocio e innovazione varietale –ha spiegato Scanavino-. Oggi abbiamo bisogno di ulteriore miglioramento per adattare le nostre colture a un contesto ambientale trasformato dal cambiamento climatico e minacciato dalla Xylella e dai patogeni fungini che attaccano la vite”. “Un ultimo aspetto, riguarda la gestione di queste innovazioni –conclude Scanavino-. Non possiamo permetterci che il miglioramento genetico sia gestito solo da multinazionali lontane dalle esigenze reali del mondo agricolo. Dobbiamo, dunque, promuovere tutti gli strumenti che possano sviluppare nuove relazioni tra pubblico e privato e interazioni più strette tra mondo dell’impresa e mondo della ricerca”

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Le imprese green affrontano meglio la crisi

Posted by fidest press agency su domenica, 25 aprile 2021

(AJ-Com.Net) In Italia mezzo milione di imprese —pur avendo il core business in attività tradizionali— hanno puntato negli ultimi 5 anni sulla Green Economy e sulla sostenibilità. E sono proprio queste imprese che hanno investito in prodotti e tecnologie green a riuscire a reagire meglio alla pandemia: il 16% di queste aziende è riuscito addirittura ad aumentare il fatturato, contro il 9% delle imprese non green. A metterlo in evidenza è Ener2Crowd.com, la prima piattaforma italiana di lending crowdfunding ambientale ed energetico.Nel 2021 Ener2Crowd.com ha inoltre avviato una serie di partnership di successo con attori di primissimo livello impegnati ad educare i giovani sui temi dell’innovazione e della sostenibilità ambientale, a produrre e distribuire energia 100% green o —solo per fare alcuni esempi— a realizzare un marketplace globale ecosostenibile. Fatto è che l’Italia —osservano gli analisti di Ener2Crowd.com— è ormai una «superpotenza dell’economia circolare». Il nostro Paese ha infatti una percentuale di riciclo pari all’80% sulla totalità dei rifiuti: il doppio rispetto alla media europea. Ed un numero sempre maggiore di imprese stanno avviando una «riconversione verde», insistendo sull’efficientamento energetico e sulle rinnovabili.D’altra parte Mario Draghi nelle sue dichiarazioni programmatiche in Parlamento è stato chiaro fin dall’inizio in merito alle responsabilità europee verso le nuove generazioni: «vogliamo lasciare un buon pianeta, non solo una buona moneta» ha detto il premier in tale occasione.La top-5 italiana include Enel, Leonardo, Pirelli, Snam e Terna, le quali sono tutte include nella categoria Impact Award, che aggrega 2 valutazioni di sostenibilità a livello globale: la A-List dell’organizzazione senza scopo di lucro CDP (www.cdp.net) che gestisce il sistema di divulgazione nell’ambito della gestione degli impatti ambientali di aziende, città, stati e regioni ed il Corporate Sustainability Assessment (CSA) in ambito ESG – Environmental, Social and Governance di Standard and Poor’s (www.spglobal.com/esg/csa/), tra le prime 3 agenzie di rating al mondo.L’Italia ha dunque scalato la classifica della sostenibilità mondiale collocandosi al quarto posto con ben 5 aziende in graduatoria, preceduta solo dalla Spagna che è prima con 7 aziende e da Stati Uniti e Taiwan entrambi i Paesi con 6 aziende nel ranking.Si va dunque verso una transizione ecologica a 360 gradi che riguarda imprese di ogni dimensione interessate a ricostruire una società in cui vengano realizzate riforme benefiche per l’ambiente, a vantaggio di tutti. E questo cambiamento di rotta non solo consentirà di costruire le basi per un futuro migliore per le generazioni dei nostri figli e dei nostri nipoti ma consentirà anche di fermare il ciclo della bassa crescita italiana in un momento in cui il COVID-19 ha messo l’intera umanità davanti ad un problema di portata gigantesca, mostrando tutta la debolezza del nostro sistema-mondo nel cercare di affrontarlo.«Le aziende italiane hanno capito che l’impegno nella sostenibilità ambientale non è solo un’operazione di comunicazione e marketing ma è soprattutto la parte essenziale di una strategia produttiva lungimirante che guarda ad un mercato globale di consumatori sempre più sensibili ai temi ambientali e agli investimenti sostenibili» commenta Niccolò Sovico.

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Mutui green: in Italia 174.000 euro la richiesta media

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 marzo 2021

Il mercato dei mutui “green” inizia a prendere forma anche in Italia; secondo l’analisi di Facile.it e Mutui.it, nel corso degli scorsi nove mesi quasi 3 richiedenti su 100 hanno presentato domanda per ottenere un finanziamento “verde” per l’acquisto della casa.La percentuale può sembrare bassa, ma non lo è affatto se si considera che questa tipologia di finanziamento è destinata principalmente all’acquisto di immobili ad alta efficienza energetica (classi energetiche A o B) e in Italia appena il 10% delle unità abitative rientra in questa categoria. Dall’analisi di oltre 75.000 richieste di finanziamento raccolte da maggio 2020 a febbraio 2021 Facile.it e Mutui.it hanno potuto stabilire che chi ha chiesto un mutuo green ha cercato di ottenere, in media, 174.151 euro, vale a dire il 32% in più rispetto all’importo medio normalmente richiesto agli istituti di credito per l’acquisto di una casa; le regioni con la percentuale maggiore di domande di mutuo verde sul totale richieste sono il Trentino-Alto Adige, il Veneto e la Valle d’Aosta.

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Crédit Agricole Italia lancia la prima emissione italiana di Green Covered Bond

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 marzo 2021

Prima emissione italiana di Obbligazioni Bancarie Garantite (OBG) in formato Green da parte di Crédit Agricole Italia, che fortifica il proprio impegno in ambito ambientale. L’emissione di complessivi 500 milioni di euro con durata di 12 anni, ha un tasso mid swap maggiorato di 9 punti base, lo spread più basso mai registrato da una OBG italiana e una cedola annua lorda pari allo 0,125%.L’operazione è diretta a finanziare o rifinanziare mutui ipotecari residenziali selezionati secondo criteri di sostenibilità ed erogati per l’acquisto di immobili ad elevata efficienza energetica, conformi alle best practice in tema Environmental Sustainability tra cui immobili residenziali con certificazione energetica di classe A, B e C, e immobili di recente costruzione (dal 2016), secondo il principio del miglior 15% degli edifici più efficienti dal punto di vista energetico nel Paese.L’emissione, curata da Crédit Agricole CIB, con joint bookrunners IMI-Intesa SanPaolo, Natixis, Unicredit Bank, Raiffeisen Bank International AG, si inserisce all’interno del Green Bond Framework del Gruppo Crédit Agricole e nell’ambito del programma Covered Bond di Crédit Agricole Italia da 16 miliardi.

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La svolta nel tessile si chiama green

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 gennaio 2021

Dall’economia circolare nascono sempre più prodotti attenti all’ambiente con lavorazioni “a impatto zero”. E anche nell’anno dell’emergenza sanitaria, l’attenzione ai temi ecologici non è calata: nel 2020 la Tessitura Fibre Artificiali A. Lazzati di San Vittore Olona (MI) ha registrato una richiesta crescente per i prodotti “eco-friendly”. Ovvero, filati di poliestere e nylon interamente ottenuti da processi di recupero, ma anche finissaggi senza il ricorso a sostanze chimiche inquinanti: processi che sono il frutto di un lungo percorso di ricerca che pone oggi la Tessitura tra le realtà più innovative del tessile italiano. La continua ricerca di soluzioni green ha permesso alla tessitura di San Vittore Olona di produrre tessuti in poliestere e nylon 100% riciclato post-consumer. «Il poliestere è ottenuto da un processo di recupero delle bottiglie in plastica, mentre il nylon deriva dal recupero di reti da pesca e tappeti non più utilizzati», spiega Vercesi. «In entrambi i casi siamo riusciti a sviluppare tessuti interamente sostenibili, certificati e di alta qualità. Questi tessuti trovano facilmente impiego nel settore sportivo e fashion, ma soprattutto contribuiscono a ridurre sensibilmente l’impatto ambientale dovuto alla loro produzione ex-novo». Non a caso sono molte le firme dell’alta moda che hanno iniziato a adottare questa nuova filosofia di pensiero, per tale ragione il mondo del riciclato è ritenuto possa rappresentare il trend futuro per il settore tessile.
È anche possibile ritrovare questa “spinta green” verso i finissaggi utilizzati per aggiungere l’idrorepellenza nei tessuti. «La soluzione C-zero prevede l’impiego di una resina particolare che non utilizza sostanze chimiche perfluoroalchiliche come PFOS e PFOA, sostanze particolarmente inquinanti e già oggetto di restrizioni da parte dell’Unione Europea. Con questo finissaggio non vengono alterate le caratteristiche del tessuto e, allo stesso tempo, anche in fase di lavaggio non c’è pericolo di rilascio di tossine dannose per l’ambiente», aggiunge Vercesi.
In un momento di particolare crisi economica, dettata dalla pandemia, la via d’uscita che il gruppo Lazzati vede è sicuramente la svolta green delle produzioni, in un contesto in cui si dovrà fare sempre più i conti con l’ambiente e con scelte che dovranno in ogni caso tenerlo in considerazione.

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Master per diventare professionista del green

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 dicembre 2020

Perugia. Il crescente interesse verso le questioni ambientali e di gestione del verde urbano degli ultimi anni, rende necessaria la creazione e la formazione di nuove figure professionali supportate e ricercate anche dalle nuove politiche comunitarie. Per questo motivo Asso.Impre.Di.A. (Associazione Nazionale Imprese di Difesa e Tutela Ambientale), DICA (Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale) e la prestigiosa Università degli Studi di Perugia hanno lanciato il Master di primo livello in “Management delle opere di tutela ambientale del verde” con l’intento di formare una nuova figura professionale: il manager multifunzionale responsabile nell’ambito dei processi di realizzazione e manutenzione del verde e di opere di tutela ambientale. La figura del manager sarà specializzata in botanica applicata all’allestimento e gestione delle infrastrutture verdi, meccanizzazione e contabilità dei cantieri e sicurezza sul lavoro, allestimento e gestione del cantiere, interventi di ingegneria naturalistica, analisi del progetto piani e tecniche di realizzazione ed anche in gestione degli appalti pubblici. Tutte le discipline impartite durante il master avranno una particolare attenzione nei confronti delle nuove normative ambientali e permetteranno agli iscritti di concludere il loro percorso formativo con uno stage professionale presso imprese edili o amministrazioni pubbliche. Sono inoltre previste borse di studio per gli allievi più meritevoli alla prova di selezione. Tutte le domande di partecipazioni dovranno essere presentate entro e non oltre l’8 gennaio 2021 seguendo le indicazioni pubblicate sul sito dell’Università di Perugia.

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“Fixed Income – Oltre i green bond”

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2020

A cura di Stéphane Rüegg, Senior Client Portfolio Manager, Eric Borremans, Senior Sustainability Analyst. Il mercato dei green bond, le cosiddette “obbligazioni verdi”, è in pieno sviluppo. Ed è destinato a ingrandirsi, dato che sempre più società, governi e multinazionali cercano di raccogliere fondi per realizzare progetti ecocompatibili e che gli investitori sono attratti da questi attivi. Per esempio, oltre il 30% del Recovery Plan da 750 miliardi di euro lanciato dall’Unione Europea è stato destinato a progetti “verdi”. Ma come per ogni nuovo tipo di investimento, i green bond nascondono molte potenziali trappole – non ultimo perché molti di loro non sono verdi come vogliono far credere. Di norma, i green bond vengono emessi per finanziare progetti specifici che contribuiscono a ridurre le emissioni di gas serra, come le infrastrutture per l’energia rinnovabile, o che aiutano Paesi e aziende ad adattarsi al cambiamento climatico, ad esempio proteggendo le aree costiere dall’innalzamento del livello dei mari. Vengono emessi con disposizioni che regolano l’utilizzo delle risorse raccolte e tendono ad assumere il rating dell’emittente.Fanno parte dell’universo degli investimenti ESG, ossia legati alle tematiche ambientali, sociali e di governance – strategie di investimento la cui crescente popolarità è stata premiata negli ultimi tempi da ottimi rendimenti, soprattutto durante la pandemia di COVID-19. Ed è bene che sia così. Gli investimenti legati all’ambiente e al clima assumeranno un’importanza sempre maggiore nel corso dei prossimi anni.Gli studiosi della Oxford University ritengono che un cambiamento climatico incontrollato potrebbe costare all’economia globale circa il 30% del PIL potenziale pro-capite entro il 2100. Si stima che, per limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi centigradi dai livelli pre-industriali, serviranno investimenti da 1600 a 3800 miliardi di dollari ogni anno fino al 2050.Può sembrare un dato poco realistico, ma il denaro c’è. Ad esempio, nel 2015, i finanziamenti globali per i combustibili fossili ammontavano a 5000 miliardi di dollari. Quello stesso anno, lo stanziamento totale per il clima è stato di solo 481 miliardi di dollari. Con la diffusione degli investimenti ESG, i green bond guadagneranno importanza.
Gli Stati Uniti e l’Europa finora hanno dominato il mercato: l’Europa da sola ha rappresentato il 45% delle emissioni globali nel 2019. Un dato che forse non stupisce, considerato il livello di maturità dei mercati finanziari della regione e l’importanza che gli europei attribuiscono all’ambiente. Ma altri Paesi sono entrati in gioco. Le società cinesi, innanzitutto le banche, sono già grandi emittenti e nel 2019 hanno contato per circa 30 miliardi di dollari.
E come dimostra il Recovery Plan dell’UE da 750 miliardi di euro, che presenta una forte attenzione all’ambiente, il mercato dei green bond potrebbe crescere a un ritmo ancora maggiore nel mondo post-COVID. Ma gli emittenti sovrani e legati agli stati sovrani potrebbero finire in seconda fila rispetto al settore privato, che di recente ha scoperto i vantaggi della finanza green. Nel complesso, le istituzioni finanziarie e le aziende hanno rappresentato emissioni pari a circa 142 miliardi di dollari in green bond nel 2019, con le emissioni corporate cresciute da sole del 90% rispetto all’anno precedente.
Nonostante tutte le zone grigie nei green bond, le cose stanno migliorando. Parte del miglioramento proviene dalle migliori prassi, parte dagli enti di settore, e parte dai legislatori.Attraverso il loro organo di settore, la International Capital Market Association, le banche d’investimento e altri soggetti dei mercati finanziari hanno dato vita ai Principi sui Green Bond; una serie di linee guida volontarie volte a promuovere criteri di trasparenza, divulgazione e rendicontazione per i green bond, ma che non specificano, tuttavia, quali tipi di investimento siano ammissibili in questa categoria. Un codice di settore volontario stabilisce quali titoli sono ammissibili tra i green bond – la Climate Bonds Initiative ha definito la gamma di attività ammissibili. Questi, a loro volta, vengono verificati da una parte terza approvata dal Climate Bonds Standard and Certification Scheme. Il carattere “verde” delle obbligazioni può essere verificato anche da agenzie esterne indipendenti come Sustainalytics. Il fornitore di dati Refinitiv ha recentemente lanciato le prime classifiche per la finanza sostenibile, che aiuteranno a individuare i titoli migliori della categoria.Infine, anche le agenzie governative vengono coinvolte. L’UE ha aperto la strada con l’approvazione della legge sulla tassonomia verde, che stabilisce il primo “elenco verde” ufficiale al mondo che classifica le attività sostenibili dal punto di vista ambientale e che è fondamentale per gettare le basi per un’Unione “climate neutral” entro il 2050. Questa legge è anche fondamentale per la creazione di una norma europea sui green bond, che è già in fase di studio e che potrebbe lanciare una sfida all’intero settore: secondo una stima meno di un quinto dell’MSCI Green Bond rispetterebbe il requisito delle norme europee sui green bond.Nel frattempo, il Recovery Fund da 750 miliardi di euro di recente approvato dall’UE potrebbe innescare un cambio di passo nella disponibilità dei green bond a basso rischio, secondo le ricerche di settore. Circa un terzo del fondo potrebbe essere rappresentato da spesa “verde”.Ma quantificare gli aspetti spesso qualitativi di queste operazioni è una sfida, e il settore è ancora agli inizi. Le agenzie che valutano le società in base ai criteri ESG possono fornire valutazioni ampiamente diverse, in base all’importanza che attribuiscono ai diversi fattori, come il settore di appartenenza, la regione di attività e le intenzioni del management.Considerate tutte le complessità della materia, agli investitori si raccomanda un approccio attento e analitico. Alcuni green bond sono più green di altri. Alcune obbligazioni societarie comuni emesse da società green saranno più “green” di quelle green. E a volte, la capacità di finanziamento comune delle società attive in settori poco puliti sarà diretta verso investimenti di valore ambientale – soprattutto se l’azienda intende cambiare radicalmente la natura delle sue attività. Raggiungere l’equilibrio tra le credenziali ambientali e i fattori sociali richiede anche un’ampia visione del mercato. Nessun singolo green bond deve essere valutato al di fuori del contesto della strategia dell’azienda emittente verso un modello di business più sostenibile ed ecologico. (abstract)

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“Green New Deal”

Posted by fidest press agency su martedì, 14 luglio 2020

E’ il grande tema della ricostruzione post pandemia a cui è dedicato il nuovo libro di Giuseppe Sabella (allievo di Giulio Giorello) “Ripartenza verde. Industria e globalizzazione ai tempi del covid”, da oggi in libreria. Ripartenza verde è l’immagine della ricostruzione post covid e della politica di rilancio della produzione sempre più proiettata verso l’intelligenza artificiale e la transizione ecologica ed energetica. Verde è anche il motore digitale che rende l’industria più produttiva e sostenibile. E più giovane. Digitale è infatti sinonimo di giovane. I giovani sono i veri portatori di innovazione e sono coloro che conoscono
meglio le nuove tecnologie. Questa società vecchia ha un bisogno enorme di giovani e di nuova linfa: oggi ha la grande occasione di allargare lo spazio che ha loro riservato, non solo perché è giusto ma anche perché ne ha bisogno. L’industria è il principale responsabile della crisi ambientale ma è, allo stesso tempo, il principale attore che può ripristinare un equilibrio
nel pianeta, sia per le potenti risorse di cui dispone, sia per la capacità che da sempre esprime per interagire, anche in modo virtuoso, con l’ambiente esterno. Perché possiamo a ragione dire queste cose? Perché il digitale, il nuovo motore, ha introdotto un nuovo modello produttivo, oltretutto soggetto a evoluzione potente e velocissima, basato sul minor consumo di risorse. Sta a noi proseguire su questa strada, sfruttando anche le potenti innovazioni combinatorie tra tecnologia e fonti energetiche alternative che ci daranno sorprese inimmaginabili. Ancora una volta il driver del cambiamento non è l’ideologia ma l’imprevedibile evoluzione di scienza e tecnica (è ciò che l’autore, allievo di Giulio Giorello, ha appreso da lui in anni di studio, amicizia e collaborazione). L’ambientalismo ha infatti spesso prestato il fianco a derive antindustriali e della decrescita. E, contrariamente alla narrazione dominante, sostenibilità e velocità della trasformazione ci inducono a pensare che – superata la turbolenza planetaria – l’era digitale sarà migliore dell’era industriale. È oggi del tutto evidente che ciò che ha reso la Cina il più importante baricentro, e non soltanto la fabbrica del mondo, ha avuto inizio con la delocalizzazione di attività manifatturiere. Anche per questo le produzioni stanno rientrando e la pandemia sta accelerando la riorganizzazione delle catene del valore.
L’industria è il soggetto della globalizzazione e all’inizio di questo nuovo corso – più orientato alla regionalizzazione dell’economia – si è finalmente compreso, anche in Europa, che non c’è futuro senza innovazione e senza una nuova centralità della produzione. È la sfida del Green New Deal, occasione decisiva per l’Italia. La crisi che attraversa oggi il mondo avanzato è in parte dovuta alla pandemia, per altri versi anche alla debolezza di risposte che sono seguite alla contrazione del 2008. Difatti, oltre le politiche monetarie si è fatto poco altro. In questi anni, l’Europa – come gli usa del resto – ha recuperato parte delle sue attività produttive sparse per il mondo, in Cina in particolare, ma non è riuscita a impostare un piano programmatico
per la crescita dell’industria e dell’economia. È lo sforzo di oggi, del Recovery plan e del Green New Deal. È evidente che in questo momento l’economia è in contrazione e che impresa e lavoro vano sostenuti. Ma è questo il momento per progettare il
futuro. Il domani non può essere il recupero del passato, il domani è soprattutto il nuovo. E il nuovo, per Europa e Italia, è il Green New Deal e la modernizzazione delle produzioni. In questo spazio vi sono, anche, la speranze per l’industria italiana e per la nostra economia. Se sapremo inserirci in modo virtuoso nella trasformazione dell’industria, torneremo ad essere un Paese che produce ricchezza. A differenza degli anni che sono seguiti alla crisi del 2008, questa volta le risorse non dovrebbero mancare. Ma il punto è che non sono sufficienti: bisogna investirle nel modo giusto e proiettare il Paese verso
il futuro.

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Garantire la Green New Deal nel Lazio

Posted by fidest press agency su sabato, 30 maggio 2020

“Abbiamo inviato una lettera al Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti con la proposta di un Green New Deal della mobilità nel Lazio. Il Paese e la regione non possono permettersi di ripartire dal cemento: per coerenza con le aspirazioni green espresse da Zingaretti, è arrivato il momento di scegliere la sostenibilità”.Così, in una nota, gli esponenti di Europa Verde Francesco Alemanni e Filiberto Zaratti e i co-portavoce del Lazio, Nando Bonessio e Laura Russo.“Nel programma della Regione, – proseguono, – l’84% delle risorse è destinato a nuove autostrade: come Europa Verde, riteniamo che i tempi siano maturi per un ribaltamento del solito schema, portando a destinare il 60% delle risorse al trasporto su ferro e il restante alla manutenzione e messa in sicurezza di strade urbane e grandi arterie regionali già esistenti”. “È per noi fondamentale elaborare un piano strategico per il trasporto su ferro e per favorire la mobilità sostenibile, soprattutto elettrica, – concludono Alemanni, Zaratti, Bonessio e Russo, – pur non dimenticando la necessità di procedere alla verifica dei viadotti e delle gallerie e intervenire per il ripristino dei fondi carrabili spesso ridotti a veri percorsi bellici, come nel caso della SS 148 Pontina”.

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La nuova strategia per il Green New Deal agricolo

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 maggio 2020

E’ stata presentata a Bruxelles fissa obiettivi ambiziosi, ma per raggiungerli è necessario un radicale cambiamento della Pac – dichiara il presidente nazionale Confeuro Andrea Michele Tiso. L’attuale Politica agricola comune europea, votata verso l’agricoltura intensiva e industriale, non è adeguata a sostenere una transizione sostenibile del settore primario. L’Europa deve per questo impegnarsi a garantire il reddito agricolo, mettendo a disposizione risorse sufficienti per le produzioni biologiche e agroecologiche.
Le nuove linee guida della Commissione europea prevedono, tra le altre misure, la riduzione del 50% dell’utilizzo dei fitofarmaci e l’aumento del 25% dei terreni coltivati a biologico per un migliore equilibrio tra natura e sistemi alimentari. Crediamo che sia un bene puntare in alto, ma bisognerà anche fornire agli operatori agricoli gli strumenti legislativi e le risorse finanziarie indispensabili per raggiungere tali traguardi – spiega Tiso.Analizzando da vicino le proposte della Commissione si scorgono diverse luci, ma anche qualche ombra. La nuova strategia apre infatti la strada all’utilizzo delle cosiddette new breeding techniques, le nuove biotecnologie come genome editing e cisgenesi, attualmente bloccate dalla sentenza della Corte europea di giustizia che le ha equiparate agli Ogm. Queste tecnologie, secondo Bruxelles, diventano strumenti decisivi in favore della biodiversità e della sicurezza alimentare. Dispiace constatare che la Ue non abbia avuto il coraggio di una imprimere svolta completa, dando il consenso all’utilizzo di tecnologie i cui rischi non sono stati ancora attentamente valutati.

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A Green Recovery Stimulus for a post-COVID-19 Europe

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 maggio 2020

While assessing the full impact of the COVID-19 pandemic would be premature, it is already clear that this is the worst economic shock European economies have faced since World War II. The road to recovery will likely be long and bumpy. The European Commission’s Spring 2020 Economic Forecast projects the EU economy to contract by 7.4% in 2020, while the EU-wide
unemployment rate is expected to increase from 6.7% in 2019 to 9% in 2020, particularly affecting southern EU
Member States.The roadmap to recovery adopted by the European Council on 21 April calls for an “unprecedented investment effort” for a “more resilient, sustainable and fair Europe”2. In order to deliver on this mandate, the EU’s Recovery Fund, which the European Commission is about to unveil, should thus be both massive in size and scope as well as boldly transformative in its content. This is also in line with the resolution adopted by the European Parliament. Before the crisis, and following the European Parliament elections last year, the European Union embarked on a new five-year strategic roadmap in which the decarbonisation and digitalisation of our economies have been prioritised. Pre-crisis tense debates about the economic and social costs of ecological benefits will no doubt be re-ignited as the recovery package will be debated among European institutions and the public at large. After the adoption of adequate, immediate rescue measures, we now turn to the recovery phase. Echoing calls for a green recovery5, this paper6 argues that a European Parliament. 2020. “EU: Parliament adopts resolution on coordinated action to combat Coronavirus”, OneTrust, April.
The Jacques Delors Centre in Berlin and the Jacques Delors Institute in Paris have been publishing on immediate rescue
measures in response to the COVID-19 crisis, cf. Eisl A. 2020. Including the Launch of the European alliance for a Green
Recovery led by MEP Pascal Canfin, and the University of Oxford’s analysis of how green fiscal recovery packages can act
to decouple economic growth from GHG emissions, co-authored i.a. by Nicholas Stern and Joseph Stiglitz; recent blog post by
Geneviève Pons.The production of this paper was led by Europe Jacques Delors(Brussels), with the contribution of the Jacques Delors Institute (Paris) on sections 2.1, 2.2. and 2.3 dealing with the energy, mobility and innovation dimensions of this paper.
very large green investment plan delivers the necessary economic stimulus and builds resilience to future shocks.
Delivering on such an ambitious and transformative mandate can only happen under some specific conditions which need to be explicitly acknowledged.

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Prodotti green e attenzione all’ambiente

Posted by fidest press agency su sabato, 16 maggio 2020

Come sono cambiati (e come continueranno a cambiare) i consumi nell’epoca del Covid19? “Gli italiani trascorrono molto più tempo di prima chiusi in casa e questo li porta a prediligere acquisti che fanno bene alla loro salute e all’ambiente: dagli alimenti bio ai detersivi naturali, dai prodotti per l’igiene personale agli ingredienti base per cucinare”. A rivelarlo è Angela Lombardo, imprenditrice e consulente strategico per il negozio fisico nella provincia di Roma, già store manager e general manager di Eataly, partner della rete ‘Stile Naturale’. Lombardo ha passato in rassegna diversi studi e indagini che si focalizzano sulle abitudini dei consumatori romani, italiani e internazionali durante la fase del lockdown. “Partiamo anzitutto da un dato contenuto in uno studio dell’agenzia Mark Up risalente al periodo antecedente l’emergenza. Già nei mesi passati, prima del diffondersi del Coronavirus, il 57% dei consumatori diceva di essere disposto a cambiare le proprie abitudini per contribuire a ridurre l’impatto ambientale. Una tendenza trasversale che si riscontrava un po’ in tutte le fasce di età, dai Millenials agli anziani. Il 77% degli intervistati, inoltre, aggiungeva di essere pronto a spendere di più per prodotti che fanno bene alla propria salute e all’ambiente”. Un trend che, secondo la Lombardo, è stato accelerato dall’avvento dell’epidemia. “Se ci pensiamo è naturale: la gente, anche a livello inconscio, sa che è meglio non ammalarsi per non dover andare in ospedale, quindi presta grandissima attenzione alla cura di sé. Allo stesso tempo si è costretti a rimanere per tantissimo tempo in spazi chiusi: ecco allora che diventa importante ricorrere a quei prodotti che garantiscono la salubrità degli ambienti e riducono l’inquinamento indoor”. “In questo caso – aggiunge Lombardo – sono significativi i dati raccolti da GDO News, punto di riferimento in Italia per l’analisi della grande distribuzione organizzata, tra il 6 e il 12 aprile. Degno di nota l’incremento del comparto ‘prevenzione e salute’: detergenti e superfici (+37%), guanti (+97%), sapone per le mani solido e liquido (+52,1%), candeggina (+46,6%)”. Un andamento confermato anche dalle aziende del settore, come Verdevero (https://www.verdevero.it/), specializzata nella produzione e vendita di detersivi ecologici a ridottissimo impatto ambientale, che ha registrato un incremento del 40% rispetto al periodo pre-Covid19 e un +60% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In crescita anche la domanda di trattamenti anti-muffa, come quelli dell’azienda ‘Bastamuffa’ (https://bastamuffa.com) che a marzo ed aprile è andata incontro a un +20%. Abitudine più sane tra le mura domestiche ma anche a tavola, dove spopolano i cibi biologici e dalla tracciabilità controllata. “Le persone hanno più tempo per studiare, informarsi e comprendere le caratteristiche di quello che mangiano. Un’analisi effettuata da Assobio in collaborazione con Nielsen rivela infatti che le vendite biologiche nella grande distribuzione sono aumentate del 19,6%, mentre un vero e proprio boom è stato registrato dall’ortofrutta con un +24,8%. Accanto a tutto questo c’è anche il riaffermarsi dei piccoli supermercati bio di quartiere o vicinato anche a Roma e Provincia”.

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Il Natale dell’eCommerce è green

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 dicembre 2019

L’economia delle feste diventa sempre più green grazie a eBay. Il celebre marketplace contribuisce infatti a rendere il commercio sostenibile attraverso #eBayDonaPerTe, l’iniziativa di regifting che consente di “rimettere in circolo” i regali e gli oggetti che non si usano più, promuovendo il riuso e andando così a ridurre l’impatto sull’ambiente.Quest’anno, inoltre, il regifting sarà ancora più green: per ogni oggetto messo in vendita tra il 27 dicembre e il 6 gennaio con l’hashtag #eBayDonaPerTe nel titolo dell’inserzione,eBay si impegna, per ogni articolo venduto entro il 30 gennaio, a donare 1 euro a Mosaico Verde, campagna nazionale promossa da Legambiente e AzzeroCO2 e patrocinata da Kyoto Club. La campagna si propone di coinvolgere aziende, enti pubblici e cittadini in un progetto di sostenibilità ambientale con l’obiettivo di piantare 300.000 nuovi alberi e tutelare 30.000 ettari di boschi in Italia. La campagna può vantare il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, oltre che dell’ANCI, di alcune delle amministrazioni delle maggiori città italiane e di importanti associazioni.Secondo una ricerca, le feste passate hanno lasciato nelle case degli italiani oltre 66,6 milioni di regali ricevuti non graditi e quasi 2,8 milioni di italiani dichiara di mettere in vendita abitualmente i regali di Natale non apprezzati. Questa tendenza sta così contribuendo ad alimentare un’economia più sostenibile: l’acquisto di un oggetto di seconda mano permette infatti di impattare sull’ambiente fino a 2,5 volte in meno rispetto ad un oggetto nuovo. eBay si pone sempre più come traino per questo trend: tramite la piattaforma, nel 2018 il mercato C2C per le due sole categorie moda e tech ha infatti contribuito a ridurre le emissioni di 12.709 tonnellate di Co2

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European Entrepreneurial Region label 2021 will reward green and sustainable entrepreneurship

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 dicembre 2019

The successful European Entrepreneurial Region (EER) scheme, which celebrated its 10th anniversary this year, has been modernised and renewed for upcoming five years. Each of the annual calls for applications between 2021 and 2025 will have a lead theme, which is linked with the EU policy agenda and relevant to regional and local level. The EER 2021 label will be dedicated to promoting entrepreneurship for a green and sustainable future and will be open for applications from EU regions and cities until 31 March 2020.Markku Markkula, First Vice-President of the European Committee of the Regions, announced the new EER award cycle at the European Commission’s SME Assembly 2019 in Helsinki. Speaking at the annual European Enterprise Promotion Award ceremony on 26 November, Mr Markkula said, “Regions and cities can best deliver on the new European Commission’s political priorities by leveraging entrepreneurship and SMEs, mobilizing resources for research and innovation, investing in education and skills and promoting internal and external collaboration and knowledge transfer.””To address the most pressing economic and societal challenges of our times, we also need to mobilise EU regions’ and cities’ efforts in driving forward the 2030 Agenda for Sustainable Development. Therefore, promoting entrepreneurship for a green and sustainable future is the lead theme for the EER 2021 campaign. This way we are encouraging EU regions and cities to mobilise resources and propose initiatives supporting the sustainability shift of their economies”, First Vice-President Markkula concluded.The Commission for Economic Policy (ECON), which is one of the six thematic commissions at the European Committee of the Regions, organised a seminar at the SME Assembly 2019 in partnership with Helsinki-Uusimaa Regional Council. Invited speakers, among them CoR rapporteurs on the industrial policy (Jeannette Baljeu, NL/RE) and SME policy (Tadeusz Truskolaski, PL/EA), highlighted that the upcoming European Commission’s new SME and industrial strategy should contribute to strengthening and connecting regional entrepreneurial eco-systems across Europe, while addressing the challenges of industrial renewal and sustainability.

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1st Green Choice in Ridesharing

Posted by fidest press agency su domenica, 27 ottobre 2019

Facedrive Inc. (TSXV: FD), (“Facedrive”) the first Canadian peer-to-peer, eco-friendly ridesharing network, announces its official expansion into the Kitchener, Waterloo and Cambridge region (“KWC”) on October 25th, 2019. Facedrive offers residents and visitors a safe and easy way to get around the city only with a few taps on their mobile device. Unlike others, Facedrive is not just another rideshare – it is 100% Canadian and is also eco-friendly, focussing on vehicle emissions reduction. Customers can request rides in electric, hybrid and gas-powered vehicles through the Facedrive app.Facedrive is now creating opportunities for local talent, by offering drivers easy registration and a partnership model where drivers keep 85% to 90% of the rideshare fare for all completed rides. Drivers are covered by insurance, keep 100% of the tip and have access to LIVE Canadian support.Riders concerned about rising global temperatures can reduce the carbon footprint in the environment by activating Facedrive’s initiative of planting trees locally, with every ride fare. Kitchener, Waterloo and Cambridge riders can also count on Facedrive to avoid surge pricing, unlike its competitors.Chairman of Facedrive, Sayan Navaratnam, adds, “We continue to offer fair pricing and ethical business practices to riders and new drivers. Our commitment to safety is paramount, and we employ an extensive driver screening process ensuring that all our drivers are well qualified and well trained before they start driving with the company. For riders, our app is easy to use. Just download, and a few taps will get you a ride in minutes, and as a bonus, you’ll be helping the KWC environment.”

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Green new deal: l’Italia è coerente con questo obiettivo?

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 ottobre 2019

Roma 16 ottobre – Giornata mondiale dell’alimentazione – alle ore 11.30 presso la Sala stampa della Camera dei Deputati, rappresentanti di giovani, contadini, organizzazioni sindacali, produttori, donne e indigeni di tutto il mondo, insieme agli studenti dei Fridays for future, presenteranno ai giornalisti e ai membri del Parlamento e delle commissioni competenti le loro richieste e le loro proposte per sfamare il pianeta combattendo i cambiamenti climatici.Come ogni anno alla FAO, proprio in quella settimana, la società civile prenderà parte alle riunioni del Comitato per la sicurezza alimentare mondiale (CFS).Quest’anno il tema centrale sarà i sistemi alimentari e la nutrizione, l’agroecologia come paradigma migliore, secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, per affrontare allo stesso tempo la crescita della popolazione mondiale, la crescita del numero degli affamati e la crisi climatica nel pianeta. Un modello equilibrato e biodiverso, che, associato ai mercati territoriali ed al commercio locale/regionale mette al riparo i sistemi di produzione agroalimentare da quegli impatti negativi delle politiche commerciali che, di recente, hanno colpito duramente anche i pochi prodotti “vincenti” dell’export italiano, che tanto pesano in termini sociali e ambientali sul nostro Paese.
Non ci può essere alcun Green New Deal, in Europa come in Italia, senza una transizione dall’agricoltura industriale intensiva all’agroecologia, ed un ripensamento dei nostri sistemi alimentari. Ma questo dibattito in Italia è assente, mentre occorrerebbero misure urgenti per promuovere sistemi di produzione di piccola scala, il ricambio generazionale ed una semplificazione amministrativa che permetta loro l’accesso ai mercati. Mentre i giovani, nel nostro Paese come nel resto del mondo, prendono parola e manifestano per il loro futuro.L’evento, realizzato nell’ambito del progetto Nuove narrazioni per la Cooperazione, sarà anche l’occasione per presentare il nuovo rapporto “La Cooperazione italiana e la Coerenza delle politiche per lo Sviluppo sostenibile” dedicato ad alcune iniziative urgenti per assicurare la coerenza delle politiche italiane a livello nazionale e internazionale in tema di lotta ai cambiamenti climatici e agroecologia.

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Terza edizione dei Green Carpet Fashion Awards

Posted by fidest press agency su martedì, 27 agosto 2019

Venezia. Domani all’Hotel Belmond Cipriani di Venezia Carlo Capasa, Presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana e il fondatore e Direttore Creativo di Eco-Age Livia Firth si riuniranno insieme a Rupert Everett, Colin Firth, Derek Blasberg, Iman Abdulmajid e Pierpaolo Piccioli per annunciare la terza edizione dei Green Carpet Fashion Awards, che si terrà il 22 settembre al Teatro alla Scala di Milano. Durante l’evento, l’Associazione dei Gondolieri Veneziani con i suoi 433 gondolieri verrà premiata con l’ Eco-Stewardship Award.
Infatti, con la collaborazione della Woolmark Company e della rinomata casa di moda veneziana Emilio Ceccato, nel 2018, i gondolieri hanno indossato la lana merino australiana, un tessuto versatile 100% naturale e rinnovabile. I gondolieri, dopo quasi 100 anni, hanno così indossato di nuovo questo tessuto di fibra naturale davanti a 26/30 milioni di visitatori l’anno. All’ esclusivo pranzo all’ Hotel Belmond Cipriani, i gondolieri con le loro iconiche uniformi saluteranno gli ospiti per celebrare l’annuncio del premio.

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Il Green New Deal per l’Europa lancia la sua campagna per mitigare la crisi climatica e contrastare la disuguaglianza crescente

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 luglio 2019

Ispirato al “New Deal” di Franklin D. Roosevelt, questo piano richiede alla Banca di Investimento Europea di impiegare ogni anno il 5% del PIL dell’Unione Europea a favore della transizione ecologica, spingendo le risorse europee inutilizzate verso i servizi pubblici, facendo in modo che questa non pesi sulle spalle dei lavoratori e delle lavoratrici. Si tratta di una cifra pari approssimativamente a 500 miliardi di Euro ogni anno; gli investimenti che verranno fatti saranno diretti tramite un’agenzia pubblica trasversale che coinvolgerà autorità regionali e municipali, le cui decisioni saranno, inoltre, supportate da assemblee di cittadini. Questo è l’unico modo di assicurare che questi fondi pubblici siano spesi dove più necessario. Questa è la chiave per sbloccare il pieno potenziale delle nostre democrazie in modo duraturo. Il gruppo italiano chiede ai nuovi europarlamentari italiani di appoggiare questa proposta, impegnandosi a creare milioni di nuovi posti di lavoro lavoro sostenibili e migliorando allo stesso tempo salute, infrastrutture e qualità della vita. L’Europa sta naufragando tra le due più grosse crisi che abbia mai affrontato: quella socio-economica e quella ecologico-climatica. Decenni di tagli alla spesa pubblica hanno svuotato i servizi sociali essenziali, deprezzato le infrastrutture di base e impoverito i cittadini europei. L’austerità per di più impedisce ai singoli governi di contrastare il collasso climatico-ecologico. Il Green New Deal per l’Europa rompe questo circolo vizioso ridefinendo nuovi imperativi politici, utilizzando nuove metriche economiche, re-indirizzando le attuali risorse europee attraverso le comunità di tutto il continente. E’ giunta l’ora di agire insieme per un’Italia ed un’Europa più equa e più verde.
Il gruppo che si è costituito in Italia è formato da molte persone provenienti da ambiti diversi dell’attivismo, della politica e della scienza. Stanno già contattando tutti gli Europarlamentari, chiedendogli di dichiarare come loro priorità assoluta l’approvazione di un Green New Deal per l’Europa. Successivamente, intendono lanciare una serie di consultazioni popolari per ascoltare le priorità delle persone attraverso il continente e supplementare gli input dati dagli esperti in materia.

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Philips issues inaugural Green Innovation Bond

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 maggio 2019

Amsterdam, the Netherlands – Royal Philips (NYSE: PHG, AEX: PHIA) (NYSE: PHG, AEX: PHIA), a global leader in health technology, today announced the successful pricing of its issuance of EUR 750 million 0.500% Green Innovation Bonds due 2026. This inaugural Green Innovation Bond was created by Philips in collaboration with Rabobank as Sustainability Structuring Advisor. The transaction was further supported by the Joint Lead Managers ABN AMRO, BNP Paribas, Deutsche Bank, HSBC, ING, Mizuho Securities, MUFG, Rabobank and UBS Investment Bank.As part of Philips’ commitment to make the world healthier and more sustainable through innovation, the company has a comprehensive sustainability strategy that includes its products, solutions and business models, energy consumption, supply chains and financial instruments.In 2017, Philips was one of the first companies to develop a Revolving Credit Facility with an interest rate linked to its sustainability performance. As a next step, together with Rabobank, the company has now developed the Philips Green & Sustainability Innovation Bond Framework, under which it can issue Green and/or Sustainability Innovation Bonds as a means to finance its sustainability activities. Today’s issuance is the first bond issued under this framework.

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