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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘greggio’

La guerra sul greggio non aiuta i mercati

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 marzo 2020

Con il mondo e i mercati concentrati sul coronavirus, neppure i produttori di petrolio sono riusciti a trovare un accordo. Venerdì si sono interrotti i negoziati tra l’Opec e la Russia sul taglio della produzione. L’Arabia Saudita ha risposto tagliando il costo del barile, muovendo la prima mossa di quella che si configura come una guerra dei prezzi. Il prezzo del greggio è caduto del 25%-30%, aggiungendo un nuovo motivo di preoccupazione per i mercati.La guerra dei prezzi è raramente una buona idea. I Sauditi stanno ripercorrendo una strategia che hanno tentato in passato con scarso successo. L’idea di fondo è spingere fuori dal mercato i produttori che hanno difficoltà ad abbassare i costi (specialmente gli Stati Uniti). L’ultima volta che ci avevano provato il sistema del credito aveva contribuito a tenere i produttori a galla. Probabilmente la convinzione è che questa volta sarà diverso. Da un punto di vista strategico, la mossa potrebbe anche essere letta come un tentativo aggressivo per convincere tutti i produttori – inclusa la Russia – a tagliare l’offerta.Ovviamente in una condizione di mercato straordinaria, come quella in cui ci troviamo, l’effetto di questo tipo di notizie è molto maggiore del solito. Il mercato del petrolio sta vivendo sia uno shock della domanda sia dell’offerta (con l’aumento tattico della produzione saudita) e le conseguenze sul prezzo sono quelle che vediamo in questi giorni. Si tratta di un taglio che ha delle conseguenze importanti sull’economia. Il petrolio rappresenta per molti settori una voce di costo rilevante o una fonte notevole di ricavi. Quando il prezzo si muove così tanto, si verifica un impatto che può essere positivo o negativo a seconda del comparto, rimescolando le carte e creando ulteriore incertezza.Il prezzo inferiore del barile è una buona notizia per molti, specialmente attraverso costi di trasporto più bassi, l’effetto di questo beneficio sarà però parzialmente vanificato da una domanda che resta congelata, almeno per le prossime settimane. Le aspettative di inflazione cadranno ancora più in basso di quanto già siano. Se molte famiglie saranno contente di pagare meno, la situazione per la politica diventa più complessa, in un contesto dove si teme più la deflazione che l’inflazione e la politica monetaria ha sparato molte cartucce: il riferimento ovvio è al taglio di 50 punti base del tasso messo in atto dalla Fed, su cui già pesavano critiche per il tempismo troppo precoce.La reazione di mercato è molto marcata. L’indice VIX ha raggiunto un nuovo picco. I ‘porti sicuri’ continuano invece a crescere. Il contesto è molto polarizzato: il rischio paga, gli asset difensivi crescono. Non c’è spazio per le sfumature. Riteniamo che la volatilità continuerà nelle prossime settimane. Riteniamo che la volatilità possa andare avanti nelle prossime settimane, ma continuiamo a ritenere che situazioni di questo tipo possano rientrare anche nel breve termine: si tratta di uno scenario base che mettiamo in discussione ogni giorno in una situazione che resta fluida. Crediamo che a un certo punto ci sarà spazio per aumentare l’esposizione azionaria (il posizionamento di Moneyfarm di partenza era relativamente conservativo), ma questo momento non è ancora arrivato. Il presente scenario può essere complesso per gli investitori e il nostro consiglio resta sempre lo stesso: focalizzarsi sul lungo termine e lavorare per massimizzare i ritorni in ottica lungimirante.

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Golfo Messico: marea nera

Posted by fidest press agency su sabato, 13 novembre 2010

I recenti disastri ambientali nel Golfo del Messico e nel porto di Dalian in Cina hanno evidenziato la gravità degli effetti di una fuoriuscita di petrolio greggio di incredibile vastità e le difficoltà che derivano nel fronteggiare un evento di questa portata. Con effetti sulla popolazione locale in termini di malattie respiratorie, patologie della pelle e di aumento statistico di tumori e aborti, le catastrofi in mare rappresentano un vero e proprio problema per le sorti dell’uomo e di numerosi animali. Il petrolio, infatti,  essendo più leggero dell’acqua, forma in superficie uno strato compatto che porta il soffocamento della vita nell’ecosistema acquatico oltre che la tendenza a formare depositi bituminosi su tutto ciò che incontra. Attualmente la soluzione che viene utilizzata è quella di prodotti disperdenti che abbassano la tensione superficiale dello stato oleoso e disperdere le macchie in piccole particelle. Queste miscele però contengono solventi e derivati di idrocarburi, come il butossietanolo, dannosissimo  per l’uomo, per la riproduzione e per l’ambiente. Un eminente esperto di biologia marina quale Richard Charter scrive: “I solventi hanno componenti chimiche tossiche che possono rivelarsi per certi versi peggiori del petrolio”. Disperdere il petrolio è considerato uno dei modi migliori di proteggere gli uccelli ed evitare che l’olio si depositi, ma i solventi contengono tossine capaci di uccidere i pesci e di conseguenza tutto l’ecosistema dell’area. Può capitare però che nel mondo, in Italia, ci sia un ricercatore, un’azienda a vocazione ambientalista che sia riuscita dopo 40 anni di studio ad inventare una soluzione composta da estratti vegetali capaci di disperdere il petrolio solubilizzando il manto oleoso. In questo modo, grazie al moto delle onde e alla vastità dell’oceano, quella che era una chiazza circoscritta diventa un inquinante disperso in concentrazione minima, così riducendo al minimo l’impatto ambientale. Questo prodotto si chiama Maggiordomo Ecoremover. Nato dall’esperienza dei prodotti de “Il Maggiordomo”, l’Ecoremover è un innovativo prodotto disinquinante presentato come rimedio ai danni provocati all’ecosistema dalla fuoriuscita del petrolio in mare perché emulsiona e disgrega senza essere infiammabile. Adatto per dissolvere petrolio, greggio, graffiti, gasolio, oli, catrame, solventi, vernici, inchiostri e colle, il prodotto si differenzia da quelli della stessa famiglia per l’aspetto della sicurezza per l’uomo e per l’ambiente, poiché la soluzione è biodegradabile e ipoallergenica così come in linea con la normativa Europea 67/548/EEC e succ. Questo significa che può essere utilizzato come detergente sicuro e rispettoso del ph della pelle degli uomini e degli animali, che attualmente a causa della mancanza di un prodotto sicuro ed efficace non vengono più ripuliti dal petrolio. Disponibile sugli scaffali dei supermercati italiani, il Maggiordomo Ecoremover non richiede particolare stoccaggio e l’utilizzo di guanti ed altri dispositivi. La miscela formata da estratti vegetali non è pericolosa ai sensi del Regolamento CE 1272/2008. L’azienda che lo produce dagli inizi di settembre ha aperto le sue porte a tutti coloro, associazioni ambientaliste e giornalisti in special modo, che vogliono provare il prodotto per testarne la veridicità e l’efficacia oltre a rendersi disponibili a fornire un campione del prodotto per eventuali prove.

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La dipendenza energetica europea

Posted by fidest press agency su martedì, 1 settembre 2009

La Commissione delle comunità europee già nel 2000 con il Libro verde “verso una strategia europea di sicurezza dell’approvvigionamento energetico” si era fatta carico di questo problema. Sta a noi constatare, dopo 5 anni, quanto poco, in tal senso, sia stato fatto. Non solo. La previsione di aumento dal 50 al 70% del peso delle importazioni nel fabbisogno energetico da qui al 2030 formulate dall’Agenzia Internazionale dell’energia lo stanno a dimostrare. Nello stesso periodo si prevede che le importazioni di petrolio della sola Cina saranno equivalenti alle attuali importazioni statunitensi. Se poi vi aggiungiamo le recenti dichiarazioni del Ministro saudita del petrolio secondo il quale le quotazioni del greggio non andranno al di sotto dei 40-50 dollari a barile le difficoltà europee si renderanno sempre maggiori nel settore dell’energia. Noi stiamo scontando una mancata politica comune dell’energia e ciò ci espone ad un ulteriore rischio di competitività in uno scenario internazionale che vede il Nord America saldamente leader dello sviluppo della tecnologia e l’Asia molto competitiva dal lato del fattore lavoro. Se poi facciamo, nello specifico, i conti in casa nostra ci rendiamo conto d’essere il Paese in Europa che ha la più bassa intensità energetica. Per questo motivo l’industria italiana ha spazi di manovra molto limitati per ottenere ulteriori risparmi. Pensiamo al protocollo di Kyoto. Ogni ulteriore riduzione del gas serra il suo costo è molto più costoso rispetto ad altri paesi europei che pur avevano un gap tecnologico nella produzione di energia e che sembrano oggi avere impegni più severi ma che in realtà perseguono con minori sforzi lo stesso obiettivo per cui l’Italia si è impegnata. Tale onere amplifica la vulnerabilità di un Paese come il nostro che dipende nella quasi totalità dalle importazioni di energia e che detiene fra i Paesi europei il più alto tasso di dipendenza dal petrolio. Questo aspetto ci impone la necessità di ricercare soluzioni nel breve periodo, sull’esempio dell’esperienza dei nostri partners europei che oggi perseguono singolarmente la soddisfazione delle esigenze dei propri cittadini attraverso politiche energetiche nazionali che suppliscono alla mancanza di una politica energetica europea. L’Italia manca un ritardo su questo fronte e la situazione attuale ve3de aziende e utenti accomunati dalla insoddisfazione per l’attuale stato delle cose.

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