Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘grido’

Il grido del povero

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 novembre 2018

“Il grido del povero” è il messaggio di papa Francesco per la II giornata mondiale dei poveri che si celebra domenica prossima, 18 novembre. Celebrare non è la parola adatta, perché si tratta piuttosto di gridare sui tetti la condizione angosciata dei poveri che tutto il sistema di potere tende oggi ad occultare e rimuovere. E’ appunto al grido dei poveri che fa eco il messaggio del papa, pubblicato già il 13 giugno scorso ma che è bene ora riprendere in mano. Colpisce che nel riproporre la questione della povertà e nel promuovere un’azione, anche della Chiesa, per alleviarla, il papa non si rifugi in alcuna spiritualizzazione o mistica della povertà, ma la denunci come frutto di ingiustizia, avidità ed egoismo; il povero grida non solo perché è privo di mezzi, ma perché è scacciato, scartato, umiliato, naufrago, e addirittura fronteggiato, se si mette in marcia, da eserciti in armi. Perciò la risposta che è di Dio ma dovrebbe essere anche del mondo e della Chiesa, non è quella di arricchirlo, ma ancor più di liberarlo. Certo gli ci vuole un reddito (e un lavoro, una casa, gli strumenti per produrre beni e dignità) ma deve essere un reddito di liberazione perché la povertà, dice il papa, è una prigionia. E proprio questa sembra la novità più significativa di questo messaggio di Francesco, l’aver messo in contraddizione nella condizione del povero non la povertà e la ricchezza ma la prigionia e la liberazione.
Si è svolto a Camaldoli, dal 1 al 4 novembre scorso, il colloquio “Oggi la parola” sul tema “Abitare il futuro”. Questo futuro si è mostrato come un futuro tutto posseduto e determinato dalla tecnica, su un precipizio di ignoto che oggi è perfino impossibile immaginare. In gioco c’è infatti la produzione di robot che simulano l’uomo e vorrebbero essere più prestanti di lui, c’è l’intelligenza artificiale che si pretende più performante dell’umana, e un uomo “potenziato” oltre i suoi limiti, non solo per curarne le malattie ma per fargli battere ogni record in sempre nuove conquiste; e ciò non solo a valere per i viventi di oggi ma, attraverso l’ingegneria genetica tale da modificare anche le generazioni future. Di grande interesse le informazioni che sono state fornite, ma anche di grande ambivalenza e allarme le conclusioni che se ne possono trarre. Come diceva un documento del 2008 della Congregazione per la dottrina della fede, “Dignitas personae” c’è il rischio che tali manipolazioni, genetiche e cibernetiche, volte al potenziamento della specie umana, introducano “un indiretto stigma sociale nei confronti di coloro che non possiedono particolari doti” e che enfatizzino “doti apprezzate da determinate culture e società, che non costituiscono di per sé lo specifico umano”, ciò che contrasta “con la verità fondamentale dell’uguaglianza fra tutti gli essere umani, che si traduce nel principio di giustizia, la cui violazione, alla lunga, finirebbe per attentare alla convivenza pacifica tra gli individui”. La vera domanda è che idea ci sia di questo uomo che si vuole oltrepasssare.
Di questi materiali forniamo nel sito http://www.chiesadituttichiesadeipoveri.it una preziosa relazione di Daniela Turato sull'”enhancement” o potenziamento dell’umano, e un link a una riflessione del prof. Paolo Bettiolo che ha evocato una pagina dell’Apocalisse.
Nel contesto del colloquio c’è stata anche una relazione di Raniero La Valle sul camaldolese padre Benedetto Calati, basata su fonti inedite. Nella ricostruzione del suo itinerario e della sua testimonianza monastica è emersa forse la maggiore riserva che si può fare al progettato uomo artificiale: che esso è pensato né uomo né donna, neutro e asessuato, e perciò del tutto opposto all’uomo che, come risulta dal racconto della Genesi, Dio ha pensato come maschio e femmina, “due in una carne sola”.

Posted in Cronaca/News, Welfare/ Environment | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Grido d’allarme dei nomadi del Sahara

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 marzo 2010

La mancanza di pioggia e la conseguente carestia minaccia oltre dieci milioni di allevatori e contadini del deserto del Sahel. Particolarmente colpiti saranno 7,8 milioni di persone del Niger, due milioni di abitanti del Ciad, 500.000 Tuareg e altri nomadi del Mali nordorientale. Il culmine della catastrofe della carestia è attesa per giugno. I rappresentanti dell’organizzazione di allevatori Billital Maroobé si sono rivolti con un appello urgente ai presidenti africani che domani parteciperanno al vertice dei paesi del Sahel a N´Djamena (Ciad). Nella lettera aperta inviata ai politici, essi dichiarano che gli allevatori non sono più in grado di nutrire le mandrie e si vedono costretti a vendere gli animali a prezzi irrisori. Gli allevatori non solo hanno bisogno di aiuti alimentari, ma anche di un sostegno a lungo termine per il mantenimento del loro bestiame. I Tuareg, i Peulh, i Toubou, i Bella e molti altri gruppi etnici che da secoli sopravvivono nel deserto del Sahel sono ora gravemente minacciati dalla fame. Nonostante le difficili condizioni di vita, questi popoli hanno sempre saputo adattarsi ai cambiamenti naturali ma la velocità dei cambiamenti climatici e delle conseguenti condizioni di vita non permette loro di sviluppare adeguate strategie di adattamento. Il mancato raccolto costringe semi-nomadi e contadini a vendere il proprio bestiame per poter acquistare alimenti. Ma la macellazione in massa del bestiame e/o la moria degli animali per mancanza di pascoli mette in serio pericolo tutte quelle popolazioni per cui pecore, capre, mucche e cammelli rappresentano la base alimentare e da cui non ricavano solo carne, ma anche latte, burro e formaggi. Attualmente circa 50 milioni di nomadi e circa 200 milioni di semi-nomadi vivono dell’allevamento di bestiame nelle zone aride dell’Africa orientale e nordoccidentale, ma la mancanza di piogge crea crescenti problemi di rifornimento anche nelle zone settentrionali del Burkina Faso e della Nigeria. La carestia del 2005 aveva sterminato centinaia di migliaia di capi di bestiame in Niger e Mali, con conseguenze tragiche per circa 3 milioni di nomadi. L’attuale carestia colpisce non solo le popolazioni nomadi ma anche i contadini che lamentano una riduzione dei raccolti del 30% circa. Molti abbandonano la propria terra per cercare lavoro nei paesi vicini, dove la situazione però è altrettanto tragica.

Posted in Estero/world news, Welfare/ Environment | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »