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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

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Il grillo parlante

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 aprile 2012

Pinocchio by Enrico Mazzanti (1852-1910) - the...

Pinocchio by Enrico Mazzanti (1852-1910) - the first illustrator (1883) of Le avventure di Pinocchio. (Photo credit: Wikipedia)

E’ il personaggio immaginario del romanzo di Carlo Collodi. Si introduce nel racconto mostrandosi dotato di generosità, saggezza e intelligenza. Oggi dopo le varie versioni compresa quella di Disney lo catturiamo per farlo esordire in quella parte del mondo che soffre a fronte di altri che di quel dolore mostrano poca sensibilità e interesse.
E Collodi si è dovuto servire di un “non umano” per penetrare nei pensieri altrui ricercandovi la ragione smarrita, il senso del giusto, il valore della vita.
E quante volte oggi dobbiamo pensare a quel cittadino del mondo che si lascia sedurre dall’imbonitore di turno sacrificando la sua intelligenza sull’altare dell’opportunismo, della venalità, della superficialità, e chiederci cosa lo riduce a rendere inascoltata la voce che cerca di richiamarlo al giusto. Ma in questa società così protesa verso il possesso, come status symbol della propria identità, come si fa a richiamare l’attenzione sul valore dell’essere? Sembra trovarci nel bel mezzo di una corsa ciclistica dove si è attorniata da girini che ce la mettono tutta per superare gli altri e se qualcuno si ferma rischia d’essere travolto da questo gruppo di velocipedi.
Si ha quindi l’impressione che l’unico modo per non farsi male è quello di seguire la corrente, pur sapendo che il traguardo diventa una chimera per molti, perchè è semplicemente la fata Morgana dei nostri tempi. Eppure si corre e la schiera s’infittisce sempre di più. E’ una follia dei nostri tempi. Quando sarà possibile voltare pagina in sicurezza? Perché insieme non ci fermiamo e cerchiamo di prendere coscienza di cosa siamo diventati e porre un freno all’ansietà che ci pervade?
Forse dovremmo cominciare a ponderare meglio le cose della vita, ai valori reali che essa esprime, ai piccoli piaceri che certamente non ci assicurano benessere ma ci permettono tranquillità, riflessione, assennatezza. Per comprendere, finalmente, che mettere al mondo un nostro simile non significa molto se non gli permettiamo di vivere, senza correre, ma per guardare la propria esistenza con l’occhio del saggio. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Lo stato unitario affonda nella “monnezza” napoletana

Posted by fidest press agency su sabato, 2 luglio 2011

Quel “grillo parlante” che si chiama Gustavo Gesualdo alias Il Cittadino X in uno dei suoi ultimi scritti si sofferma sulla “monnezza napoletana” e si chiede, emblematicamente, perché da quando si è riacutizzata l’emergenza rifiuti a Napoli, il napoletano che siede al Quirinale, non emette più accorati appelli all’unità del paese, secondo lui, imprescindibile ed imperativo dogma valido erga omnes. E soggiunge: “Eppure io ho visto intere scolaresche obbligate ad imparare a memoria un inno nazionale che nessun bambino conosceva, lunghe file di alunni indottrinati che indossavano maglie con su stampato un cuore e la scritta Italia (starebbe per: io amo l’Italia …) percorrere le strade varesine, eppure io vedo tanti danari sprecati negli inutili festeggiamenti del 150° anno dall’unità”. E qui la riflessione amara: “Ma cosa festeggiano, e perchè obbligano i bambini ad imparare l’inno nazionale? Se nessuno lo ha insegnato loro, è forse perchè non frega nulla a nessuno della unità d’Italia. E allora, perchè usare la coercizione perchè lo imparino e lo ossequino? Perchè l’Italia non è un paese unito, ecco perchè. Perchè l’Italia è un paese mantenuto unito con la forza, ecco perchè. Perchè Napoli non è Verona, ecco perchè. Perchè la monnezza napoletana non la vuole nessuno, che non sia ideologicamente e pregiudizievolmente orientato. Mi chiedo sempre perchè un lombardo, un veneto, un piemontese differenzi e smaltisca i propri rifiuti ed un napoletano si rifiuti di differenziare e smaltire i propri.  Questa è l’icona dell’unità italiana: c’è chi è sotto la coercizione statale della legge e chi no. Ma i napoletani no, loro no. I napoletani sono esentati dal costruire un edificio secondo la prescrizione della legge, essi sono esentati dall’obbligo di smaltire i propri rifiuti, sono esentati dal rispetto della Legalità. Questa non è l’icona di una unità nazionale, ma ne rappresenta l’atto finale.  Siamo al capolinea di un sogno nazionalista per alcuni e di un incubo impossibile per altri. Questa unità del paese è ampiamente dimostrato che non esiste nei fatti. Festeggiarla in queste misere condizioni, amplifica solamente il sentimento di indignazione dei meridionali che non si riconoscono nella napoletanità e nel centralismo romano, ed irrita considerevolmente le popolazioni settentrionali, costrette ad una osservanza della legge che, rilevano, non è ugualmente applicata ed obbligatoria per tutti”. Eppure, aggiungiamo, non siamo tanto pessimisti. E’ vero che nella stagione delle vacche magre i partiti come la Lega ci vanno a nozze nello stimolare gli egoismi, i bassi sentimenti di quanti cercano di attribuire agli altri le proprie manchevolezze e il separatismo, in questa visione, la fa da padrona. Ma noi non ce la prendiamo con La Lega ma con coloro che pur di restare attaccati ad una poltrona sono anche disposti a vendersi il Paese pezzo dopo pezzo. E’ questa la sola cruda realtà. (Riccardo Alfonso ww.fidest.it)

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