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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

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FNOPI: ha ragione il ministro Grillo, la sanità ha già dato

Posted by fidest press agency su sabato, 8 giugno 2019

“Bene il chiarimento del ministro della Salute Giulia Grillo: altri tagli il Servizio sanitario nazionale non li può sopportare. La sanità ha già dato tutto quello che poteva. Se si continuasse a tagliare il Servizio sanitario nazionale (Ssn), come abbiamo spesso sottolineato anche assieme alle altre professioni sociosanitarie, il rischio è quello di un suo smantellamento e la perdita di quei requisiti fondamentali di civiltà per l’assistenza che sono l’uguaglianza, la solidarietà, l’universalismo e l’equità”.
Questo il commento di Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI), alle dichiarazioni del ministero della Salute, Giulia Grillo, dopo le notizie circolate ieri sull’eventualità di possibili tagli alle somme del fondo sanitario nazionale per il 2020 e il 2021 per colpa di una clausola nel Patto per la salute che subordina il livello di finanziamento del Ssn alle esigenze della finanza pubblica e non della salute.“Negli anni passati per ragioni di risparmio sono stati sottratti al Ssn moltissime risorse utilizzandolo come un vero e proprio bancomat delle casse pubbliche. A farne le spese – continua Mangiacavalli – sono stati i cittadini, i servizi sempre più in affanno, ma anche il personale che ormai sopporta carenze anche in aumento con Quota 100, che renderanno presto ingestibile l’assistenza e allungheranno le liste di attesa oltre misura. Le Regioni senza risorse non possono programmare e non possono nemmeno investire in un sistema che per migliorare, erogare servizi di qualità e ridurre ticket e ricorso al privato ha bisogno di risorse e di nuovi modelli di programmazione e gestione sempre più vicini alle persone e ai loro bisogni”.
Il ministro ha anche dichiarato che per difendere il Ssn proporrà nei prossimi giorni un ‘momento di partecipazione con i protagonisti del sistema salute’: “Lo abbiamo già dichiarato e lo ribadiamo con forza – aggiunge la presidente FNOPI -: siamo dalla parte del Servizio sanitario nazionale e di chi lo difende. La sanità pubblica va difesa a tutti i costi e vanno contrastate le disuguaglianze tra cittadini e la perdita di efficienza e qualità dei servizi. Gli infermieri, che rappresentano circa il 45% del capitale umano del Ssn, ci sono e sono pronti a sostenere una politica che non si faccia piegare dai bisogni dell’economia e davvero faccia gli interessi dell’assistenza e degli assistiti”.

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Dall’uomo qualunque a M5S

Posted by fidest press agency su martedì, 27 marzo 2018

Esiste un precedente di movimento che volle proporsi all’attenzione degli italiani in chiave antipartitica. Si chiamò “Fronte dell’uomo qualunque” e partì nel 1944 con l’omonimo settimanale diretto dal suo fondatore Guglielmo Giannini. Il motto che lo ispirava era: ”non ci rompete più le scatole.” Ebbe una tiratura media di 800.000 copie. Si trasformò, subito dopo, in partito e nelle prime elezioni del 1946 raccolse il 5,3% dei consensi popolari con trenta deputati che parteciparono all’Assemblea costituente. Fu un movimento-partito che si sciolse come neve al sole e che chiuse la sua parabola politica nel 1953. Se vogliamo, sia pure in una stringata sintesi, spiegare la sua fine ingloriosa lo dobbiamo attribuire all’errore che Giannini commise alleandosi in modo scomposto ora con un partito ora con un altro. Per quanto non sia possibile fare un paragone con l’attuale movimento “antipartitico” di Grillo sia per ragioni storiche, sia per il suo bacino elettorale (proprietari terrieri ed elettorato prevalentemente meridionale) una ragione la trovo là dove il “qualunquismo” s’infranse quando intese ricercare un punto di riferimento con gli stessi partiti con i quali intendeva distinguersi. Dico tutto questo, tuttavia, per spiegare, ammesso che ce ne fosse bisogno, che oggi l’errore grave dei partiti tradizionali sta proprio nella loro incapacità di rispondere realisticamente alle attese della società civile e se non riescono a rinnovarsi al proprio interno occorre che dall’esterno qualcuno dia loro la sveglia e questa si chiama “consenso elettorale alternativo”. Ora sono proprio questi partiti ancorati al passato che credono d’imbrigliare il Movimento cinque stelle con la stessa tecnica dei loro “antenati” ovvero facendoli diventare una loro costola. E’ ciò che devono capire soprattutto gli eletti che oggi siedono sugli scranni parlamentari e il popolo che li ha votati e il consenso che continua ad ampliarsi intorno a loro. (Riccardo Alfonso)

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Gli iscritti, i fan e gli elettori di 5 stelle sono un grande popolo

Posted by fidest press agency su domenica, 11 febbraio 2018

Sentono l’orgoglio dell’appartenenza. E’, tuttavia, qualcosa che li fa diversi di chi in passato aderiva a una qualche ideologia e ne faceva una sua ragione di vita e cercava di trasmetterla agli altri. Non vi è la passione acritica, tutt’altro. Basta leggere le e-mail che mandano a Grillo e ai loro leader per capire i loro umori sono a volte contraddittori e persino esagerati. Ma ciò che fa la differenza, a mio avviso, è la consapevolezza che le loro idee si stanno indirizzando verso un nuovo modo di concepire i rapporti di forza tra chi è e chi ha. I partiti che pure hanno un loro primato storico e che hanno conferito un contributo importante per la nostra crescita politica oggi necessariamente devono cedere il passo a una nuova scelta di campo. E i fatti lo dimostrano. Chi sono Renzi e Berlusconi se non i diretti discendenti di una casta che si richiama al mondo degli affari, del capitalismo, del potere per il potere? E chi oggi può contrastarli con più efficacia? Quel popolo che è stato sospinto ai margini della società, umiliato da chi ha in mano la ricchezza, da chi ha e considera quella stragrande parte dell’umanità che lavora per una modesta paga, che elemosina un lavoro per sopravvivere, solo dei servitori da rabbonire all’occorrenza e da sfruttare a loro piacimento. Chi non ha ancora raggiunta la consapevolezza di questo mutamento epocale rischia seriamente di compromettere il futuro dei propri figli e nipoti. In un certo senso ritorniamo a una lezione magistrale della storia allorché ci ricorda il tempo dei patrizi e dei plebei dell’antica Roma. Solo nel momento in cui i plebei presero coscienza della loro forza fu loro riconosciuto il ruolo importante che svolgevano per dare a Roma il suo primato mondiale. (Riccardo Alfonso direttore centro studi politici e sociali della Fidest)

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Il M5S e il suo “male oscuro”

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 dicembre 2017

luigi di maioNon trascorre giorno che i media non provino “piacere” a raccontare la cosiddetta debacle del movimento e a volerci dimostrare che quel 25% preso alle politiche dello scorso febbraio è stato un exploit difficilmente ripetibile e già lo danno intorno al 18-22% per le prossime scadenze elettorali.
La verità è ben altra. Il vero successo-insuccesso del Movimento lo dobbiamo proprio a quel 25%. Poco è stato per un reale cambiamento del Paese tanto per non trovarsi sotto il fuoco di fila dei denigratori interni ed esterni. Già in tempi non sospetti di “plageria” sostenni che il M5S avrebbe avuto il suo momento magico se gli italiani avessero capito che la parabola berlusconiana doveva concludersi e che la vera rivoluzione sarebbe venuta proprio dal web e dalle piazze di Grillo ma a condizione che avesse raggiunto il 35-40% dei consensi.
Non tutti, ovviamente, gli italiani hanno capito e ci ritroviamo di nuovo con il revival berlusconiano, con le ambiguità del Pd e gli “inciuci” istituzionali d’alto bordo.
Ora uno sbocco è possibile se i due gruppi parlamentari del movimento saranno capaci di “fare, saper fare e far sapere” attraverso i vari canali della comunicazione. Sino a oggi è apparso nell’immaginario collettivo solo un semplice desiderio d’esprimersi ignorando l’importanza d’informare, di far parlare i fatti oltre gli annunci. In pratica sono state sottovalutate le regole della comunicazione a tutto campo. Manca una competenza che non può essere bypassata dall’urgenza attraverso le sole picconate di Grillo e i colpi di spillo di Di Maio. Se vuole riprendere l’iniziativa il movimento deve riprendersi gli spazi che aveva e aprirsi ad altri. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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La politica degli scontenti

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 ottobre 2017

beppe_grillo-fonte-wikipediaHo litigato di brutto con il macellaio dopo l’acquisto di una fettina di carne di vitello. Non certo per quello che costa, oramai ci sono abituato, anche se non accetto le speculazioni di mercato che fanno surrettiziamente lievitare i prezzi. La materia del contendere è stato il ruolo di Grillo e del suo movimento. Il macellaio insisteva nel dire che Grillo l’ha deluso perché non ha cercato di allearsi con il Pd per una nuova maggioranza di governo e con l’aggravante che ha permesso, in tal modo, di rilanciare Berlusconi e dargli nuove opportunità per ricattare il Paese.
Il motivo del mio palese malumore si è improvvisamente scaricato su uno dei tanti che ha avuto la sventura, probabilmente in modo inconsapevole, d’interferire dialetticamente sul mio pensiero. Già un anno fa sostenevo che se volevamo offrire al Movimento5stelle il ruolo necessario per governare il paese e fare piazza pulita degli “inciuciari” di professione ma occorreva che gli italiani lo votassero almeno al 43%. L’aver raggiunto, invece, il 25% è stata una “disgrazia” per Grillo perché al buon risultato in termini assoluti vi corrispondeva l’impossibilità d’essere un protagonista della storia politica italiana. Ora sono consapevole che se la prossima risposta elettorale ruoterà intorno al 20-25% e persino al 35% il movimento potrà solo vivacchiare e finire nel vortice di quelle cadute d’immagine decisamente irreversibile. Perché sarebbe due volte beffeggiato con questa nuova legge elettorale che favorisce le coalizioni. Ma per uscire da questa spirale perversa occorre, a mio avviso, fare un altro avanzamento. Sta bene la rete, stanno bene i comizi in piazza, ma starebbero altrettanto bene i rapporti diretti con categorie di cittadini, ad esempio i pensionati. Perché proprio costoro? Per il semplice motivo che sono le persone che più delle altre si vedono per strada, fanno capannello a gruppetti di 3-4, occupano le panchine dei giardini, vanno a fare la spesa e sono diventati, in pratica, il passaparola ideale per un confronto dialettico. E anche perché sono gli interlocutori ideali con i giovani. Li seguono e li aiutano di più dei loro genitori spesso distratti dal lavoro. (Riccardo Alfonso)

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M5S e le sue due anime

Posted by fidest press agency su domenica, 8 ottobre 2017

grillo1In questi giorni si stanno intensificando gli inviti al movimento perché assecondi la formazione del prossimo governo alleandosi con gli altri partiti considerato che con l’attuale legge elettorale nessun partito è in grado di assicurare una maggioranza certa. Il dibattito pare abbia coinvolto anche gli iscritti e i simpatizzanti e per quello che ci è dato di sapere attraverso una serie di e-mail inviate sul blog di Grillo. Credo, a questo riguardo, sia importante una precisazione. Grillo non è un fanatico moralista che vuole disfarsi dei signori della politica che da anni immemorabili si sono crogiolati con i loro inciuci. Ne avrebbe buon diritto, ovviamente. Il suo obiettivo è di mettere gli elettori italiani davanti alle loro responsabilità. Se ancora si vota Forza Italia di Berlusconi e il Pd di Renzi questo significa che l’animo conciliante degli italiani si traduce in una forma di masochismo poiché finiamo di farci male da soli. Occorre che il sistema imploda ed evidenzi le rispettive responsabilità e si faccia piazza pulita di un sistema partitico, padronale o delle primarie che sia, che è andato in corto circuito ma stranamente a dirsi è proprio il popolo degli elettori a non accorgersene. D’altra parte non giriamoci tanto intorno. Pd e Forza Italia si sarebbero di certo messi d’accordo se non ci fosse stata nel mezzo la forza elettorale indicativa del M5S. D’altra parte è poco credibile l’appello di fare il governo in fretta perché la casa brucia come se non lo sapessero da almeno dieci anni a questa parte. E quelli che avrebbero dovuto cambiare le cose dov’erano? A cercare oggi, come in passato, ancora una volta di spartirsi le poltrone. (Riccardo Alfonso)

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Il grillo parlante

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 agosto 2017

grilloE’ il personaggio immaginario del romanzo di Carlo Collodi. Si introduce nel racconto mostrandosi dotato di generosità, saggezza e intelligenza. Oggi dopo le varie versioni compresa quella di Disney lo catturiamo per farlo esordire in quella parte del mondo che soffre a fronte di altri che di quel dolore mostra poca sensibilità e interesse.
E Collodi si è dovuto servire di un “non umano” per penetrare nei pensieri altrui ricercandovi la ragione smarrita, il senso del giusto, il valore della vita.
E quante volte oggi dobbiamo pensare a quell’italiano che si lascia sedurre dall’imbonitore di turno sacrificando la sua intelligenza sull’altare dell’opportunismo, della venalità, della superficialità, e chiederci cosa lo riduce a rendere inascoltata la voce che cerca di richiamarlo al giusto. Ma in questa società così protesa verso il possesso, come status symbol della propria identità, come si fa a richiamare l’attenzione sul valore dell’essere? Sembra trovarci nel bel mezzo di una corsa ciclistica dove si è attorniata da girini che ce la mettono tutta per superare gli altri e se qualcuno si ferma rischia d’essere travolto da questo gruppo di velocipedi.
Si ha quindi l’impressione che l’unico modo per non farsi male è quello di seguire la corrente, pur sapendo che il traguardo diventa una chimera per molti, perchè è semplicemente la fata Morgana dei nostri tempi. Eppure si corre e la schiera s’infittisce sempre di più. E’ una follia dei nostri tempi. Quando sarà possibile voltare pagina in sicurezza? Perché insieme non ci fermiamo e cerchiamo di prendere coscienza di cosa siamo diventati e porre un freno all’ansietà che ci pervade?
Forse dovremmo cominciare a ponderare meglio le cose della vita, ai valori reali che essa esprime, ai piccoli piaceri che certamente non ci assicurano benessere ma ci permettono tranquillità, riflessione, assennatezza. Per comprendere, finalmente, che mettere al mondo un nostro simile non significa molto se non gli permettiamo di vivere, senza correre, ma per guardare la propria esistenza con l’occhio del saggio. (Riccardo Alfonso)

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La “guerra” dei rifiuti a Roma

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 maggio 2017

zingarettiL’accanimento del Pd contro il M5S,suo unico avversario(viste le manovre di Renzi con B,che si tirerebbe dietro Salvini e FI) portano a questa domenica dove si sferrerà un attacco propagandistico contro Roma,col tentativo di dimostrare l’inefficienza della sindaca Raggi in materia di rifiuti. L’attacco dovrebbe portare a turbe di renzioti in maglietta gialla spediti “a ripulire Roma” e si unisce a tenaglia con le manovre dall’alto del Pres. Pd di Regione Zingaretti, sordo alle richieste della Raggi di predisporre altre discariche, dopo la chiusura di Malagrotta. A latere c’è il tentativo del solito imprenditore alla Caltagirone di costruire un nuovo inceneritore,che la Raggi rifiuta per il bene dei romani e che,comunque,non ci sarebbe prima di 2 anni,mentre intanto i rifiuti incombono e il Pd se ne serve per farsi propaganda. Quelle speculazioni che al Pd non sono riuscite con le Olimpiadi tornano con questo nuovo inceneritore che aggraverebbe ancora di più l’aria respirata dai Romani con rischi cancerogeni Su queste querele da basso impero si erge l’enorme responsabilità del Governo Renzi/Gentiloni che una volta di più rifiuta il Piano generale nazionale serio e moderno sui rifiuti richiesto dall’Ue per salvaguardare il Paese da rischi ambientali. Già nel 2012 l’Ue ha vietato l’incenerimento a vantaggio del riciclaggio.I rifiuti devono diventare una risorsa.
Malgrado ciò,per favorire gli interessi di qualcuno,il Governo insiste con la Raggi per la costruzione di un nuovo inceneritori Nel testo che detta le linee guida del 7° programma sull’Ambiente si ordinano chiaramente “obiettivi di prevenzione,riutilizzo e riciclaggio più ambiziosi,tra cui una netta riduzione della produzione di rifiuti,un divieto di incenerimento dei rifiuti che possono essere riciclati o compostati” Ma è chiaro che manca del tutto un volontà centrale,per cui questa pagliacciata delle magliette gialle rischia di diventare un gigantesco boomerang contro un Governo inefficiente e servo delle lobbyes. (fonte: blog grillo)

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Votazione online: il gruppo politico europeo del MoVimento 5 Stelle

Posted by fidest press agency su domenica, 8 gennaio 2017

parlaeurop_fdsScrive Beppe Grillo ai componenti del movimento: Siamo entrati nel Parlamento europeo con le elezioni del 25 maggio 2014. Dopo una consultazione online tra gli iscritti, abbiamo dato vita al gruppo EFDD (Europe of Freedom and Direct Democracy) insieme agli inglesi di Ukip e altre delegazioni minori. Con loro abbiamo condiviso i valori della democrazia diretta e abbiamo capito che nessun gruppo politico che siede al Parlamento europeo, è caratterizzato da una totale convergenza di vedute tra le varie componenti. Far parte di un gruppo politico significa avere diritto di parola durante le sessioni plenarie del Parlamento, essere rappresentati all’interno della Conferenza dei Presidenti, avere la possibilità di seguire l’iter legislativo come autori di regolamenti europei, ottenere fondi da spendere sul territorio, per le numerose attività d’informazione e formazione, rivolte ai cittadini italiani ed europei. Rifiutare di appartenere a un gruppo politico significa confluire nel raggruppamento dei Non Iscritti e perdere ognuna di queste opportunità. Significa occupare una poltrona con le mani legate: significa non poter lavorare.I recenti avvenimenti europei, come la Brexit, ci portano a ripensare alla natura del gruppo EFDD. Con lo straordinario successo del Leave, Ukip ha raggiunto il suo obiettivo politico: uscire dall’Unione europea. Parliamo di fatti concreti: Farage ha già abbandonato la leadership del suo partito e gli eurodeputati inglesi abbandoneranno il Parlamento europeo nella prossima legislatura. Fino ad allora, i colleghi inglesi saranno impegnati a valorizzare le scelte che determineranno il futuro politico del Regno Unito.Abbiamo studiato le percentuali di voto condiviso con Ukip e le atre delegazioni minori: la cifra non supera il 20%. Molto poco. Rimanere in EFDD equivale ad affrontare i prossimi due anni e mezzo senza un obiettivo politico comune, insieme a una delegazione che non avrà interesse a portare a casa risultati concreti. Ci ritroviamo nelle condizioni di rimanere in Parlamento con le prerogative derivanti dall’appartenenza a un gruppo politico, ma senza la possibilità di fare il massimo per realizzare il programma del MoVimento 5 Stelle in Europa. Non nascondiamo anche un certo disagio rispetto all’utilizzo improprio di capitali delle Fondazioni (a cui noi abbiamo parlamento europeorinunciato e continueremo a rinunciare) da parte di alcuni colleghi di EFDD, in riferimento alle notizie pubblicate e da cui prendiamo le dovute distanze.Oggi abbiamo, per la seconda volta in tempi ravvicinati, l’opportunità di scegliere se e come dare un futuro al MoVimento 5 Stelle in Europa. Come sempre accade, a metà di una legislatura (dopo due anni e mezzo dall’inizio della stessa) si aprono i negoziati tra gruppi politici. Anche noi ne abbiamo valutati alcuni e tra quelli che ci interessavano, gli unici ad aprire il dialogo con noi sono stati gli eurodeputati di ALDE (Alliance of Liberals and Democrats of Europe). Abbiamo fatto un tentativo di dialogo anche con il gruppo dei VERDI, che ha rifiutato la nostra richiesta di confronto. Ci è stato comunicato che un eventuale ingresso del MoVimento 5 Stelle nel gruppo dei VERDI avrebbe infatti “sbilanciato” gli equilibri del gruppo stesso.Le condizioni politiche alla base dei negoziati con ALDE sono molto chiare:
– condivisione dei valori di democrazia diretta, trasparenza, libertà, onestà;
– totale e indiscutibile autonomia di voto;
– partecipazione dei cittadini nella vita politica delle Istituzioni europee;
– schieramento compatto nelle battaglie comuni come la semplificazione dell’apparato burocratico europeo, la risoluzione dell’emergenza immigrazione con un sistema di ricollocamento permanente, la promozione della green economy e lo sviluppo del settore digitale e tecnologico con maggiori possibilità occupazionali.
Il MoVimento 5 Stelle manterrebbe la sua piena autonomia con l’opportunità di dare vita a una nuova identità europea, che chiameremo DDM (Direct Democracy Movement) un progetto ambizioso che apre a un futuro in cui sempre più realtà europee condivideranno il valore della democrazia diretta.
ALDE conta 68 eurodeputati e con la presenza del MoVimento 5 Stelle diventerebbe la terza forza politica al Parlamento europeo. Questo significa acquisire un peso specifico di notevole importanza nelle scelte che si prendono. Significa in molti casi rappresentare l’ago della bilancia: con il nostro voto potremo fare la differenza e incidere sul risultato di molte decisioni importanti per contrastare l’establishment europeo. Non rinneghiamo le scelte del passato che ci hanno portato dove siamo oggi. Vogliamo affrontare nuove sfide con maggiore determinazione.
L’adesione al gruppo EFD, poi diventato EFDD, era stata successiva a una votazione online degli iscritti al MoVimento 5 Stelle. Oggi, alla luce delle considerazioni esposte vi chiediamo nuovamente cosa deve fare la nostra delegazione in Parlamento Europeo, le scelte possibili sono tre:
– Confluire nel gruppo politico ALDE
– Confluire nel raggruppamento dei Non Iscritti
– Rimanere nel gruppo politico EFDD

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Si fa strada l’economia circolare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 novembre 2016

bilancio_dicittProprio mentre gli Stati Uniti sembrano fare un passo indietro sul fronte della sostenibilità dopo l’elezione di Trump alla Casa Bianca, il M5s ribadisce l’importanza vitale dell’economia circolare per il nostro futuro. Ma di cosa si tratta?In sostanza parliamo di processi di riciclo, riparazione e riuso che allungano la vita dei prodotti, aumentano appunto il tempo di circolazione dei beni nel sistema, mettono un freno al cosiddetto “consumismo terminale”.
L’economia circolare preserva le risorse e le materie prime del pianeta, accresce il potere d’acquisto dei cittadini e abbatte la produzione dei rifiuti.Serve una rivoluzione culturale e industriale? Certo. Ma lo stato ha delle leve a disposizione per incoraggiare il cambiamento. Ecco che in nome di un consumo critico e intelligente, il M5s propone in legge di bilancio di ridurre al 10% l’iva sulle prestazioni di riparazione e restauro di un ampio ventaglio di beni.
Inoltre, abbassiamo le tasse sugli immobili che ospitano le attività strumentali al recupero dei prodotti: in pratica, rendiamo l’Imu e la tari deducibili al 40% ai fini delle imposte sui redditi e sull’Irap. Vogliamo bene al nostro paese e al nostro pianeta. Ecco perché scommettiamo su un paradigma di progresso diverso da quello che ci impongono i potentati finanziari, basato ancora su parametri stupidi come il Pil o sugli zerovirgola dei saldi di bilancio. E’ il nostro bilanciodicittadinanza, perché il benessere dei cittadini viene prima di tutto. (fonte blog di Grillo)

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Cinque stelle al microscopio

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 maggio 2016

Duomo_e_Battistero_di_ParmaPaura della contaminazione, sindrome del traditore. Come dimostra il caso Pizzarotti, ultima di una lunga serie di epurazioni di parlamentari e amministratori locali, il movimento 5 stelle è ossessionato dal desiderio di tutelare la sua (presunta) verginità morale. Avendo intercettato il consenso esclusivamente su una parola d’ordine, efficace ma che può facilmente diventare un pericoloso boomerang – “noi siamo onesti, voi siete ladri” – i pentastellati temono non solo che qualche episodio di natura giudiziaria possa incrinare la loro immagine di redentori della pubblica morale intenti a cacciare i peccatori dal tempio, ma anche che al loro interno si possano formare spazi di dissenso, che naturalmente loro bollano come frazionismi frutto di intollerabili ambizioni personali.
Il sindaco di Parma non è stato sospeso per l’avviso di garanzia – peraltro figlio della deriva giustizialista, che ormai rende impossibile fare l’amministratore pubblico in Italia, per cui ogni atto amministrativo è per definizione da impugnare e, complice l’obbligatorietà dell’azione penale, da indagare – ma perché fin dalla sua nomina aveva dimostrato di voler rappresentare l’intera città e rispondere direttamente ai cittadini, evitando il collo di bottiglia strettissimo della Ditta (questa sì, altro che quella di Bersani) Grillo&Casaleggio. Se fosse stato per l’indagine non si capirebbe il diverso trattamento riservato al sindaco di Livorno, se fosse per non aver reso pubblico l’avviso di garanzia non si capirebbe perché la stessa sorte di Pizzarotti non sia toccata a Fabio Fucci, sindaco di Pomezia, accusato nel 2013 per via di una denuncia presentata nei suoi confronti da un’agenzia di pompe funebri, posizione archiviata nell’aprile 2016 nel più assoluto silenzio. Questi hanno una tripla morale: non solo un avviso di garanzia che li colpisce è diverso da quello che colpisce gli altri partiti, ma c’è avviso e avviso anche per loro.
Inoltre al sindaco di Parma è costata cara una recente intervista al Corriere della Sera contro il peso dei Casaleggio nel Movimento, nella quale, oltre a chiarire che non intendeva chiedere il permesso per esprimere quella sua opinione, attaccava a viso aperto i giustizialisti pentastellati schiacciati sulle posizioni delle procure, invitandoli a smetterla con l’opposizione pregiudiziale a tutto e a tutti per rendersi conto che nell’amministrazione della cosa pubblica bisogna “sporcarsi le mani”. D’altra parte, a suo tempo i maggiorenti del movimento lo avevano già accusato di non avere chiuso un inceneritore per rispettare la legge. E sarebbe bastato quell’episodio per capire che alla prima occasione lo avrebbero freddato come veri killer. Lo pensa anche il professor Paolo Becchi, prima vicinissimo ai grillini e poi da un po’ di tempo loro implacabile fustigatore, secondo cui Pizzarotti ha subìto un regolamento di conti in una guerra per bande interna ai 5stelle.Il tema vero, dunque, è quello di come funziona la vita di un partito (non vogliono che li si chiami così, ma lo sono) che con tutta probabilità si accinge nelle prossime amministrative a conseguire un risultato elettorale e politico di grandissimo rilievo, ponendo una seria ipoteca, se Renzi non avrà il coraggio e la furbizia di cambiare radicalmente l’Italicum, anche sulle elezioni politiche prossime venture. Domanda: distrutta la forma partito classica, come si fa a selezionare la classe dirigente? Come si filtra chi si avvicina? La risposta sta proprio nella modalità militare con cui la Grillo&Casaleggio ha gestito le espulsioni: per evitare di fare la fine del partito di Di Pietro o della Lega di Bossi, ma anche, almeno in parte, del Pd vecchio e nuovo, si sono inventati un centralismo monarchico assoluto, padronale come e più di quello di Berlusconi in Forza Italia, basato su regole non scritte e quindi del tutto discrezionali.
Ezio Mauro, prima ancora che esplodesse il caso Parma, aveva suggerito ai grillini di sfuggire allo spirito “dell’Apocalisse”, che li induce a sentirsi tra “i superstiti”. Anche perché è matematico: una volta distrutto tutto e tutti, toccherebbe inevitabilmente a loro. È successo agli ex comunisti e ai fascisti usciti indenni dalla stagione di Tangentopoli, è successo ai leghisti, i prossimi non potranno che essere coloro che urlavano “onestà” al funerale di Casaleggio. E non perché tutti siano corrotti, ma perché se basta un avviso di garanzia per considerare qualcuno colpevole, allora la ruota giustizialista non può risparmiare nessuno. E il fatto che 14 amministrazioni locali grilline su 17 siano alle prese con la giustizia la dice lunga più di qualunque discorso. Chi di giustizialismo ferisce, di giustizialismo perisce.Naturalmente, non abbiamo nessuna intenzione di gioire delle disgrazie grilline – della serie, finalmente hanno beccato anche loro – né tantomeno di specularci sopra in vista del voto amministrativo. In materia non esiste il “mal comune mezzo gaudio”, semmai il “doppio disastro”. Anzi, come ha scritto efficacemente Davide Giacalone, speriamo che il dolore del trauma provato dai pentastellati sia educativo e li induca a ragionare e cambiare idea. Che è cosa nobile, se non si tratta di trasformismo di gente che passa da innocentista a colpevolista, a seconda della convenienza, senza mai essere garantista. Per questo ci aspettiamo che almeno i due candidati che hanno chance di affermarsi nelle grandi città – Virginia Raggi a Roma, che si è già detta contraria all’uso degli avvisi di garanzia come “manganelli”, e Chiara Appendino a Torino – dicano una parola rassicurante circa la loro autonomia da un partito di proprietà privata (per di più con successione dinastica) del duo Grillo&Casaleggio. Quanto a Pizzarotti ci permettiamo di suggerire non solo di evitare la tentazione di dimettersi da sindaco, ma anche di fare la scelta politica di porsi come punto di riferimento dei dissidenti, mettendosi alla guida di chi ritiene intollerabile che un non meglio identificato “staff” possa decidere la sorte di militanti, amministratori e parlamentari. (Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it)

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Grillo senza carne e senza pesce

Posted by fidest press agency su martedì, 30 settembre 2014

Beppe_Grillo fonte wikipediaNelle elezioni politiche del 2012 vi è stato il grande exploit del Movimento Cinque Stelle che è diventato il secondo partito del Paese. In seguito è stato numericamente ridimensionato ma di poco. La sua caratteristica è stata quella di fare un’opposizione senza compromessi forse memore degli errori commessi dall’Uomo qualunque di Giannini che per essersi alleato con i partiti tradizionali perse il consenso del suo elettorato. Questa volta, però, i suoi avversari sono riusciti a trovare l’antidoto anzitempo per condizionarlo numericamente già a livello parlamentare con i diversi transfughi. Non solo. E’ stato persino classificato dai media “un’opposizione che non conta” preferendo quella di Forza Italia e della Lega di Salvini.
A questo punto s’impone, a mio avviso, un cambio di strategia perché la protesta che ha cavalcato Grillo è una bestia famelica che si accontenta di un boccone subito e non di un lauto pasto tra qualche anno. Ma strano a dirsi è proprio Renzi, con i suoi atteggiamenti e con le sue equivoche alleanze di questi giorni ad offrire al M5S la possibilità di rimontare la china a condizione, però, che sappia cogliere l’occasione. In pratica deve far sentire forte la presenza dei suoi gruppi parlamentari, del loro impegno in commissione, della loro attività in aula non solo via web o con il blog di Grillo ma anche con i metodi tradizionali come quello di un quotidiano parlamentare, come ha fatto Brunetta per FI, e con il tenere conferenze stampa giornaliere sia presso la sala stampa parlamentare sia presso quella estera, in inglese. In altri termini l’opinione pubblica deve convincersi che il M5S è vivo e vegeto ed è capace di dire la sua su tutti i problemi del paese e di saperne indicare le soluzioni e d’essere pronto, se necessario, a governare. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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Massimo Cacciari e Grillo

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 maggio 2014

1800-Cacciari&Giorello04 Massimo Cacciari a La Zanzara su Radio 24: “Grillo? Se supera o raggiunge il Pd Renzi è finito, scompare”. “Tra Grillo e Berlusconi sceglierei Grillo”. “Di Renzi non me ne può fregare di meno”. “Politici miserabili, capisco perché gente vota Grillo”. “Casaleggio? Roba vecchia di trent’anni fa” “Se il Pd dovesse perdere con Grillo e anche se ci fosse una situazione di pareggio con il Movimento Cinque Stelle, è chiaro che Renzi scomparirebbe dalla scena”. Lo dice l’ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari a La Zanzara su Radio 24. “Mi auguro non sia così – dice Cacciari – ma non per Renzi, di cui non me ne può fregare di meno, ma per il Paese. Per adesso non c’è alternativa politica al governo Renzi. E Grillo sarebbe un’avventura. Le avventure possono essere belle quando si è giovani, forti e sani. Ma per un organismo scassato come il nostro sarebbe letale”. “Se Grillo – ripete Cacciari – arriva vicino o supera il Pd si aprirebbe una crisi enorme e difficilmente governabile anche da un genio della politica come Giorgio Napolitano. Napolitano dovrebbe rimandare Renzi alle Camere. E poi apriti cielo. Se Grillo supera Renzi, quest’ultimo è finito”.  “Grillo – dice Cacciari – non ha torto nel denunciare i guasti, le giustizie, i casini e la miseria delle forze politiche tradizionali, sennò non si capirebbe perché la gente lo segue. Alcuni saranno anche disperati, ma altri non ne possono più di chiacchiere, promesse, di un ceto politico che più miserabile non sarebbe immaginabile. Non puoi mica pensare che improvvisamente il 27% degli italiani vada dietro ad un comico come i sorci dietro al pifferaio magico”. Se dovesse scegliere tra Berlusconi e Grillo chi voterebbe, chiedono i conduttori?: “Francamente non andrei a votare, sarebbe come il dilemma di Bertoldo: scegliere a quale albero impiccarsi. Berlusconi per 20 anni non ha fatto nulla per evitare disastri. Dall’altra parte ci sarebbe l’avventura. Se costretto probabilmente sceglierei Grillo. Almeno proviamo una follia nuova. Quelle già provate nauseano”. “Ho visto Casaleggio in tv – dice ancora Cacciari – e mi sembrano rimasticature di vecchi guru dell’informatica di 30 anni fa. Discorsi vecchi, che più vecchi non si può. Ma il Movimento è Grillo, non Casaleggio”.

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Le primarie le fa Grillo

Posted by fidest press agency su martedì, 8 maggio 2012

Beppe Grillo in Viareggio Italiano: Beppe Gril...

Beppe Grillo in Viareggio Italiano: Beppe Grillo a Viareggio (Photo credit: Wikipedia)

Il successo della lista Grillo, il movimento a 5 stelle, è indiscusso. Se si cerca la ricetta, con molta probabilità, possiamo dire che è individuabile nella scelta dei candidati e la loro assonanza con quanto Grillo afferma, oramai da anni in tutte le piazze d’Italia. Qualcuno ha associato Grillo e il suo movimento a quanto è accaduto in Italia con la nascita nel febbraio del 1946 del Fronte dell’Uomo qualunque di Guglielmo Giannini. Il suo scopo era quello di dare voce al pensiero popolare e alla avversione al regime dei partiti. Per quanto non si possono fare delle analogie per il semplice motivo che diverse sono le situazioni e il back ground culturale che anima i due movimenti c’è, comunque, qualcosa che li accomuna. Giannini anima il suo movimento con una forma di umorismo, o meglio di satira, piuttosto pesante e Grillo, sotto questo aspetto, non è da meno. Allora non vi era la corruzione, come oggi appare, ma è comune la diffidenza per un modo di fare politica che è contro quella frangia di cittadini che vedono la politica con l’occhio dell’onestà e del servizio nell’interesse generale del paese. Grillo ha un sole nemico comune a Giannini: il rischio di farsi inglobare dalle logiche partitiche. Il suo 5% o il 20% del suo candidato a Parma mostrano una spinta propulsiva senza freni inibitori. E’ persino facile, a questo punto, per i suoi detrattori considerarlo un fuoco fatuo, una scintilla improvvisa che, non essendo generata da una catasta di legna che brucia, può perdere la sua continuità nel tempo.

Noi avevamo auspicato un crollo dei partiti maggiori (Pd, Pdl, Fli e Lega) per il semplice motivo che la gente è stanca di vedere i soliti volti, i soliti intrighi, i soliti inciuci e non se la sente di identificarsi con una classe politica che è sorretta dal voto popolare e che nonostante ciò tradisce sistematicamente il suo mandato.
Se, si dice, vogliamo interfacciare la politica con la volontà popolare, ci tocca essere conseguenti eleggendo uomini e donne che siano in grado d’essere buoni interpreti di questo mandato. Ed è ciò che sta facendo Grillo e come ha detto lui a Palermo “con gran fatica” e non perché non vi sia in Italia una maggioranza di galantuomini o di semplici lavoratori modesti e senza pretese, ma per semplice motivo che sono per lo più persone schive dalle luci della ribalta.
E noi oggi, nell’interesse del Paese, facciamo gli scongiuri a profeti di sciagure che in politica si identificano in coloro che propendono per la conservazione dell’attuale andazzo e diciamo in coro con Grillo: “Questo e’ solo l’inizio. Ci vediamo in Parlamento!”. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

 

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“Alessandro Di Carlo show”

Posted by fidest press agency su martedì, 3 agosto 2010

Roma, 3 agosto Via di San Gregorio – Parco del Celio spettacolo con “Alessandro Di Carlo show”. C’è chi lo ha definito il nuovo Beppe Grillo, lui ama definirsi “cronista comico”: è Alessandro Di Carlo, che dopo i successi a “Geo&Geo” e “Convenscion” sarà “All’Ombra del Colosseo” Un’esibizione che fa ridere ma anche riflettere perché offre una panoramica sui problemi della società contemporanea: dalla famiglia, alla televisione, alla guerra, il tutto con il piglio agguerrito e combattivo tipico del miglior Grillo. Un cronista comico che denuncia con verve tutta capitolina le ingiustizie della società e si schiera dalla parte dei deboli, dei dimenticati. L’umorismo di Di Carlo è, infatti, romano al 100%, disincantato e cattivo quanto basta. “Perché il Romano quando fa una battuta dà una pugnalata”, come afferma lo stesso Di Carlo durante uno dei suoi show. Lo spettacolo avrà anche una parte autobiografica che svelerà il lato umano del comico.  Volto televisivo affermatosi in trasmissioni quali “Geo&Geo”, “Bulldozer”, “Convenscion” e “Facciamo Cabaret”, Alessandro di Carlo nelle esibizioni live dà il meglio di sé, trascinando il pubblico con la sua instancabile grinta. “Alessandro di Carlo show” andrà in scena martedì 3 agosto alle 21 e 45.  La prossima data di Di Carlo in “All’Ombra del Colosseo” è il 21 agosto.

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