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Posts Tagged ‘guardia medica’

Consiglio Stato: Asl non può ridurre incarichi guardia medica, tocca a regione-sindacati

Posted by fidest press agency su martedì, 6 settembre 2016

consiglio di statoUn’azienda sanitaria locale da sola non può aumentare il rapporto ottimale. Può farlo la regione ma solo con l’accordo dei sindacati. Ciò vale per l’assistenza primaria quanto per la continuità assistenziale in base agli accordi nazionali vigenti dei medici di famiglia: pare orientarsi in tal senso il Consiglio di Stato. L’indirizzo risulta dall’Ordinanza con cui i giudici amministrativi di secondo grado hanno confermato la sentenza del Tar Lombardia con cui si impone all’azienda sanitaria di rispettare il rapporto di un medico di guardia ogni 5 mila residenti. La neonata Azienda di tutela sanitaria di Como aveva chiesto la sospensione di un provvedimento considerato poco sostenibile. La vicenda è raccontata dall’avvocato Antonio Puliatti del Sindacato Medici Italiani che ha patrocinato i medici, e riguarda i medici di guardia della zona di Cernobbio-Pognana-Menaggio. «Nel 2013 l’Ats – che era ancora Asl – aveva diminuito gli incarichi di continuità assistenziale; affermava che i medici erano troppi per il servizio e aveva modificato il rapporto ottimale da un medico a 5 mila come da convenzione a uno ogni 6 mila abitanti.
Gli incarichi erano stati conferiti in tutto a 102 medici mentre con il rapporto fissato a livello nazionale ne avrebbero avuto diritto in 119, (come minimo, perché parliamo di medici in servizio)», spiega Puliatti. «Come Smi abbiamo fatto ricorso e il Tar a primavera ci ha dato ragione: sia un punto di vista formale (non può essere l’Asl ma la Regione, per convenzione, a modificare il rapporto ottimale) sia dal punto di vista sostanziale. Infatti il rapporto ottimale non va calcolato rapportando a 5 mila abitanti un medico in organico, ma un medico effettivamente in servizio». Per spiegarla al profano in termini “calcistici”: nel primo caso si rapporta alla popolazione di un’Asl tutta la rosa di una squadra, titolari e panchinari, nel secondo solo i titolari; l’indirizzo dei giudici amministrativi va nella direzione di considerare che il rapporto di 1:5000 da rispettare è quello tra “titolari” impiegati effettivamente sul campo e il numero di residenti, ma nella squadra, cioè tra gli assunti in un servizio dove si ruota, bisogna poi prevedere i “sostituti” e dunque la convenzione nazionale di fatto prevede si vada anche un po’ sotto, tipo un medico di guardia ogni 4900 abitanti o meno. Ora per il Consiglio di Stato “non sono emersi elementi che inducano a ritenere prevalenti le esigenze dell’Ats Insubria di sospendere gli effetti della sentenza impugnata”; in attesa della sentenza definitiva di merito, l’orientamento dei giudici sembra chiaro. Per Puliatti, una vittoria aprirebbe la strada a nuove assunzioni di medici oggi con incarichi precari; anche in altre Regioni si è cercato di tagliare incarichi in continuità assistenziale, in Campania ad esempio sopprimendo postazioni di guardia medica, e il Tar ha dato ragione ai medici. Se si vuole agire sull’ottimale, innalzandolo per ragioni socio-geografiche, dev’essere la Regione a derogare alle regole, in quanto titolata dalla convenzione, ma deve farlo in accordo con i sindacati medici, non in contrasto con essi». Mauro Miserendino da Doctor33)

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Pratica delle certificazioni mediche online

Posted by fidest press agency su martedì, 8 marzo 2011

Lo Smi-Lazio esprime soddisfazione per l’approvazione di alcune proposte avanzate dal Sindacato Nazionale dei Medici Italiani (Smi), relative alla pratica delle certificazioni mediche online, stabilita dal decreto Brunetta, ed auspica che arrivi, quanto prima, il consenso unanime da parte delle Regioni. «Se verrà effettivamente data alle Regioni la possibilità di poter esentare dalla certificazione online interi servizi o specifiche attività assistenziali come 118, guardia medica o assistenza domiciliare – afferma Pina Onotri, sindacalista dello Smi-Lazio – O sarà concretamente riconosciuta al medico la discrezionalità nel decidere di ricorrere al certificato cartaceo per non ostacolare l’attività assistenziale, provvederemo a chiedere alla Regione Lazio l’esenzione della certificazione online per il servizio di Continuità Assistenziale (ex guardia medica), che versa in condizioni critiche, sia dal punto di vista strettamente organizzativo che contrattuale; con un sotto-organico pari a circa 500 unità. Inoltre, la carenza di ambulanze medicalizzate molto spesso costringe i medici di continuità assistenziale a salire sui mezzi sanitari e ad occuparsi di codici rossi e gialli; ovvero di prestazioni che non rientrano tra le loro competenze. Il sovraccarico di lavoro legato alla pratica delle certificazioni online è un lusso che il sistema già al collasso non può permettersi e che, se mal gestito – conclude Pina Onotri –  potrebbe mettere seriamente a repentaglio il ritmo di lavoro già serrato dei colleghi, provocando disagi all’utenza». La  nuova circolare  Brunetta, che sarà in distribuzione dopo il placet delle Regioni, si basa su cinque i punti salienti: 1) Riconosce la necessità che le Regioni forniscano, a tutti i medici, i fattori di produzione. 2) Stabilisce il principio che, prima di aprire procedimenti disciplinari gestiti nell’ambito dei contratti e delle convenzioni, si debbano definire gradualità e proporzionalità delle sanzioni, anche attraverso un adeguamento degli accordi collettivi. 3) La circolare interpreta il famigerato termine di “reiterazione” come sanzionato per violazione dell’obbligo di trasmissione, quindi l’irrogazione delle sanzioni più gravi come licenziamento o revoca del convenzionamento, non scatteranno in caso di ripetute violazioni dell’obbligo di trasmissione ma in caso di ripetute sanzioni.  4) Viene data alle Regioni la possibilità di poter esentare dalla certificazione online interi servizi o specifiche attività assistenziali (118, guardia medica o assistenza domiciliare). 5) Infine è riconosciuta al medico la discrezionalità nel decidere di ricorrere al certificato cartaceo per non ostacolare l’attività assistenziale.

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Aggressione a Roma alla guardia medica

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 marzo 2010

Roma. Il servizio di Continuità Assistenziale (ex guardia medica), “registra” un ennesimo episodio di aggressione. E’ accaduto  intorno alle 16 a Roma, nella postazione di via delle Pispole (Tor Bella Monaca) dove, Flora G., dottoressa di turno nella sede romana, si è dovuta barricare in una stanza della struttura sanitaria, per difendersi dalle minacce di morte da parte di un malvivente che ha fatto irruzione nella postazione. Tutto è iniziato telefonicamente. L’uomo, infatti, ha contattato in primis il servizio di Continuità Assistenziale che, com’è noto, viene filtrato dalla Centrale di Ascolto. E, proprio da un operatore della Centrale di Ascolto, Flora G. ha ricevuto la segnalazione della chiamata del paziente, che necessitava della prescrizione di un antibiotico. Come da prassi, la dottoressa ha quindi richiamato l’uomo, spiegandogli che avrebbe dovuto recarsi in ambulatorio per ritirare la ricetta medica. Un servizio che, invece, l’utente pretendeva direttamente a domicilio. Così, quando si è sentito negare la possibilità di ottenere la prescrizione direttamente a casa, è andato su tutte le furie, iniziando ad inveire contro la professionista. Una rabbia che, di lì a poco, lo ha spinto a recarsi direttamente nella postazione di Continuità Assistenziale dove, un collega di Flora G., di fronte al perpetrarsi delle minacce, ha cercato di tutelare l’incolumità della donna, impedendo all’aggressore di entrare nella struttura. Ma, vedendosi negare l’accesso, l’uomo ha finto un malore, inscenando uno svenimento. I medici sono quindi intervenuti, cercando di soccorrerlo, ma dandogli anche la possibilità di accedere nei locali. Una volta dentro, il malvivente si è scagliato nuovamente contro la dottoressa che è riuscita a rifugiarsi in una stanza della struttura, bloccando ulteriormente la porta con il peso di alcuni mobili. Solo allora Flora G. ha potuto chiamare i carabinieri, che sono intervenuti sul posto. La dottoressa è stata portata in ospedale per accertamenti e in stato di shock.
“Siamo arrabbiati e sconcertai di fronte all’ennesimo episodio di aggressione nei confronti dei medici di continuità assistenziale – dichiara Pina Onotri, segretario organizzativo del Sindacato dei Medici Italiani del Lazio (SMI) – E, in particolare, ai danni della collega, che non è nuova a questo tipo di esperienza, in quanto lavora in una delle zone più disagiate della Capitale.Con rammarico bisogna sottolineare che, nonostante lo Smi-Lazio abbia presentato un protocollo sulla sicurezza delle Guardie Mediche all’Assessorato delle Pari Opportunità del Comune di Roma, offrendo la più totale collaborazione, lo stesso documento è rimasto ‘lettera morta’.Dobbiamo aspettare il prossimo stupro o il prossimo omicidio affinchè qualcosa venga fatto?”

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Roma: interruzione dell’ex guardia medica

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 gennaio 2010

Si tratta del Poliambulatorio in via Canova che chiude il servizio notturno della Continuità Assistenziale. Gli esponenti del Sindacato Medici Italiani del Lazio esprimono la propria totale contrarietà, dichiarando di scendere in piazza in difesa del servizio sospeso. Una posizione corroborata anche dall’On. Stefano Pedica, senatore Italia dei Valori (IDV) e segretario regionale della Regione Lazio. «E’ una decisione che ci lascia decisamente sconcertati – afferma Paolo Marotta, sindacalista dello Smi-Lazio – Purtroppo si tratta di un ulteriore impoverimento di strutture sanitarie fondamentali per i cittadini. Basti pensare che, a seguito della chiusura dell’ospedale San Giacomo che gestiva centinaia di codici rossi, il Poliambulatorio di via Canova è l’unico punto di riferimento per l’utenza che non potrà più far riferimento sulla continuità assistenziale dalle ore 20 alle 8. Motivo per cui verranno ulteriormente ingolfati i pronto soccorso dei nosocomi attigui (Santo Spirito, Fatebenefratelli – Isola Tiberina, Umberto I e San Giovanni). Stesso discorso per il presidio territoriale del nuovo Regina Margherita, collocato addirittura oltre la cerchia dei suddetti ospedali. Per altro la decisione è stata presa senza consultare i sindacati di categoria e, ancora una volta, ci troviamo di fronte al fatto compiuto. Lo Smi-Lazio affiancherà, dunque, l’IDV nella persona dell’On. Stefano Pedica e tutte le altre sigle sindacali in un sit-in di protesta contro la chiusura del succitato servizio. Alla luce dei fatti riteniamo pressoché imminente lo smembramento di tutto il Poliambulatorio, visto che né la Asl di competenza, né la Regione Lazio hanno mai fatto nulla per far decollare, concretamente, il Centro sanitario. Nonostante tutte le sollecitazioni, infatti, nessuno ha provveduto ad illuminare adeguatamente nelle ore notturne la porta di accesso al servizio di continuità assistenziale, rendendo praticamente ‘invisibile’ la struttura all’utenza. Infine, è bene sottolineare, che si è ritenuto possibile fare a meno del servizio notturno della struttura di via Canova con la banale scusa della vicinanza dell’ospedale Regina Margherita, equidistante dal Policlinico Umberto I, che offre qualche servizio in più. Ma la realtà – conclude Paolo Marotta –  rispecchia il possibile smantellamento della sanità pubblica a vantaggio di ‘qualcuno’».

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Guardia medica e lavoro notturno

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 novembre 2009

Il lavoro dei medici addetti al servizio della continuità assistenziale (ex guardia medica) deve essere inserito tra quelli riconosciuti come usuranti. E’ la richiesta espressa dallo Smi-Lazio in una lettera inviata all’attenzione degli Europarlamentari dell’Italia dei Valori (IDV). Nella nota in questione il Sindacato Medici Italiani ha sottolineato, altresì, l’importanza della continuità sanitaria garantita dall’ex guardia medica nelle ore di inattività dei medici di famiglia; ovvero tutte le notti feriali, tutti i festivi e i weekend. “Sono circa 14mila gli operatori sanitari addetti al suddetto servizio che coprono, col loro servizio, il 65% delle ore  settimanali – dichiara Pina Onotri, portavoce della segreteria dello Smi-Lazio – Si tratta di lavoratori costantemente esposti a disagi e rischi di ogni genere, che svolgono il proprio mestiere prevalentemente nelle ore notturne. Eppure, nonostante le reiterate richieste al governo, la categoria non è mai stata inserita nell’elenco dei lavori usuranti stabilito dal D.gls 374/1993. Tale inserimento – evidenzia ancora la sindacalista – tutelerebbe i medici senza alcun costo per lo Stato, essendo tali professionisti assistiti da un loro ente previdenziale (Enpam). Considerato quanto detto finora – conclude Pina Onotri – chiediamo  che venga riconosciuto ai medici convenzionati lo status di lavoratore notturno che svolge attività usurante. Ringraziamo quindi l’ On. Stefano Pedica, senatore IDV e segretario regionale della Regione Lazio, per l’attenzione mostrata nei confronti dell’annosa e cristallizzata problematica, auspicando una concreta e risolutiva azione da parte delle autorità”.

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Proposte per il rilancio dell’ex guardia medica

Posted by fidest press agency su sabato, 2 Mag 2009

Si è svolta lo scorso 23 aprile la riunione straordinaria della Commissione nazionale per continuità assistenziale (ex guardia medica) e medicina dei servizi, organizzata dalla segreteria nazionale del Sindacato Medici Italiani (SMI). Un incontro degno di nota nel corso del quale sono stati stabiliti e raggiunti obiettivi fondamentali per il futuro del servizio medesimo. I lavori della Commissione si sono conclusi, infatti, con la produzione di un articolato che introduce tre importanti novità in merito alla normativa che regola il settore della continuità assistenziale. Il primo punto riguarda la tutela dei medici con doppio incarico (quota oraria e capitaria). In relazione all’attuale normativa che prevede la perdita del mandato della continuità assistenziale (e quindi dello stipendio) per gli operatori sanitari che superano il tetto massimo di 650 assistiti, lo Smi chiede che venga previsto il passaggio graduale dall’attività di medico di guardia a quella di medico di assistenza primaria. E che si tenga conto della reale proporzione tra numero di ore lavorate e pazienti in carico, in maniera tale da realizzare il ruolo unico del medico di medicina generale. Il secondo punto consiste nel riconoscimento della “condizione di lavoro usurante notturno” per la continuità assistenziale. Nel terzo punto il Sindacato Medici Italiani suggerisce, inoltre, che vengano applicate al lavoro dell’ex guardia medica le stesse tutele previste per la medicina dei servizi territoriali (gravidanza e/o malattia), nonchè il pagamento del ristoro psico-fisico. Nel contempo è stato proposto un adeguamento degli emolumenti dei medici impiegati nella medicina dei servizi territoriali a quelli della continuità assistenziale. «Siamo molto soddisfatti del lavoro della Commissione – ha dichiarato Pina Onotri dello Smi-Lazio – abbiamo riscontrato un’ampia convergenza di tutti i delegati regionali in merito ai  punti proposti. Il Sindacato ringrazia Paola Volponi, responsabile nazionale medicina di famiglia Smi e Anna Lampugnani, responsabile nazionale continuità assistenziale Smi per l’impegno che hanno deciso di portare avanti al tavolo delle trattative nazionali, accogliendo le richieste delle Regioni. A loro va il nostro augurio di buon lavoro».

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