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Quotidiano di informazione – Anno 30 n°158

Posts Tagged ‘guerre’

L’uso perverso delle guerre e delle rivoluzioni e il male “oscuro” delle democrazie

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 maggio 2018

La “rivoluzione” va interpretata in due modi: attraverso la legge e chi cerca una strada più breve e immediata con l’uso della violenza e delle armi. Il primo è il frutto della ragione e dell’intelligenza e può fare dei martiri solitari e il secondo della barbarie generando degli eroi aguzzini. Se ci collochiamo temporalmente a partire dalla rivoluzione francese per finire ai giorni nostri dobbiamo prendere atto che la modernità ci ha offerto una forma di organizzazione politica passando da un potere unitario alla sovranità di molti con una pluralità di idee, di interessi e dalla percezione di una realtà che per Georges Burdeau significa “costruire l’unità a partire dal molteplice”. Posta in questi termini la questione dovremmo capire il perché una democrazia rappresentativa ad un certo punto del suo percorso non riesca più a cogliere, nella loro pienezza, i bisogni emergenti della società nell’ambito di una visione nell’interesse generale. Una ragione potremmo riscontrarla nell’incapacità di chi ci governa nel discernere i limiti dei vantaggi di parte nel perseguire il bene comune. In altri termini una certa corrente politica subisce il fascino del prestigio e dei privilegi ascrivibili a una classe dominante e ai suoi interessi corporativi e nonostante siano minoritari riesce, in qualche modo, a confondere le carte sul piano elettorale ottenendo più consensi del dovuto. A questo punto si instaura un circolo vizioso dove si annida il tentativo di chi tende nel dare una risposta attaccandosi al populismo e a tutti i fondamentali che possono far leva sui sentimenti e sulle emozioni di un popolo. Queste due distinte posizioni, che non sempre rispecchiano una scelta di campo maggioritario, in termini elettoralistici, a causa di una propaganda disinformante, rendono un pessimo servizio alle istituzioni democratiche a partire da quelle più rappresentative: parlamento, governo, organi di garanzia. E’ quanto sta accadendo oggi in Italia e il tentativo di Lega e Pentastellati di formare un governo con i sapori di “populismo” inevitabilmente genera reazioni di chi teme di perdere i privilegi acquisiti e non trova di meglio che scatenare veleni e calunnie di ogni genere per screditare l’avversario e suscitare dubbi e timori nell’elettorato che ha osato votare in favore degli attuali vincenti. In questo modo non facciamo un servizio alla democrazia ma l’affossiamo. (Riccardo Alfonso)

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“Strade di Pace-Paths of Peace”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 settembre 2017

OsnabrückDa Münster e Osnabrück in Germania dal 10 al 12 settembre 2017 si terrà l’incontro internazionale nello “spirito di Assisi”. Sarà il primo grande evento per la pace del 2017, dopo che, nelle ultime settimane, si è assistito ad una recrudescenza del terrorismo, con gli attentati in Catalogna e in Burkina Faso. “Un’occasione – ha spiegato il presidente di Sant’Egidio Marco Impagliazzo – per lanciare un forte messaggio al mondo. Si deve fare di più – e con urgenza – contro la violenza e per la pace. Un impegno che vede le religioni svolgere un ruolo delicato e importante: possono anche essere manipolate, ma se indirizzate verso il dialogo restituiscono un’anima a Paesi e continenti in crisi e divisi al loro interno”. Se ne parlerà per tre giorni in Germania, cuore di un’Europa che, in crisi di solidarietà, deve ritrovare nella costruzione della pace il suo fondamento. Oltre alla presenza di centinaia di autorevoli rappresentanti delle religioni (cristiani, ebrei, musulmani, buddisti e di altre religioni asiatiche), di autorità istituzionali e del mondo della cultura, è prevista una larga partecipazione popolare, con numerosi giovani da tutta Europa, a sostegno dell’incontro, promosso, come ogni anno, dalla Comunità di Sant’Egidio, dopo la storica giornata di Preghiera per la Pace di Assisi voluta da Giovanni Paolo II nel 1986. All’incontro “Strade di Pace” interverranno la Cancelliera Angela Merkel, il grande Imam di Al-Azhar Al-Tayyeb (massima autorità dell’Islam sunnita, che ha recentemente accolto Papa Francesco al Cairo), il presidente del Niger Mahamadou Issoufou (Capo di Stato di un Paese dove passa il grande flusso dei migranti diretti verso il Nord e strategico per il contrasto al terrorismo), il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, il Patriarca greco ortodosso di Antiochia e di tutto l’Oriente (da Damasco) Giovanni X, il Direttore del Gran Rabbinato di Israele Moshe Dagan, il cardinale Ernest Simoni dall’Albania, padre José Alejandro Solalinde dal Messico (simbolo della lotta al narco-traffico), il cardinale Dieudonné Nzapalainga (Repubblica Centrafricana), il rappresentante dei Rohingya dalla Birmania, Al-Haj U Aye Lwin; il Grande Imam della moschea di Lahore (Pakistan) Muhammad Abdul Khabir Azad, Jeffrey D. Sachs della Columbia University (USA), Parfait Onanga-Anyanga, rappresentante speciale delle Nazioni Unite per la Repubblica Centrafricana, il viceministro degli Esteri Mario Giro, i presidente della commissione Esteri del Senato, Pier Ferdinando Casini, il cardinale salvadoregno Rosa Chavez e numerosi rappresentanti delle religioni orientali.
Tra i temi dei numerosi panel in programma, oltre alla pace e al dialogo interreligioso, la non violenza, il disarmo, le migrazioni, il diritto alla salute, la corruzione e la giustizia sociale. Previsti anche focus su alcuni Paesi come Iraq e Tunisia, con l’intervento di alcuni testimoni.

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Sud Sudan, tra conflitto e carestia

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 marzo 2017

sud sudanLa Presidenza della CEI ha destinato un milione di euro, dai fondi dell’8xmille, per fornire assistenza agli sfollati e alle vittime del conflitto che da anni insanguina il Sud Sudan. La somma – come si legge nel comunicato della CEI – attraverso Caritas Italiana, sosterrà interventi di carattere sanitario e nutrizionale di Medici con l’Africa CUAMM, l’ospedale comboniano di Wau e progetti di riabilitazione socio economica della Caritas locale.La Repubblica del Sud Sudan, indipendente dal 2011, vive una delle crisi umanitarie più gravi del continente africano, schiacciata dal conflitto iniziato nel 2013, dalle violenze perpetrate sulla popolazione da parte delle milizie in lotta e dalla carestia. Almeno 270.000 bambini soffrono per malnutrizione acuta.
Caritas Italiana è da anni impegnata accanto alla Chiesa locale a sostegno dei più vulnerabili (vai alla scheda Paese), in collegamento con le rete internazionale. Partecipa inoltre al processo di formazione del personale e di sviluppo organizzativo della Caritas Sud Sudan.
S.E. Mons.Erkolano Lodu Tombe, vescovo di Yei e Presidente di Caritas Sud Sudan sarà a Roma il prossimo 21 marzo per partecipare ad un incontro internazionale, parlare di questi temi e rilanciare il messaggio/appello dei Vescovi cattolici.

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Emergenza guerre

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 agosto 2015

TiranaTirana dal 6 all’8 settembre migliaia di persone per discutere con i leader religiosi e gli esperti delle istituzioni internazionali di sviluppo, ambiente, diseguaglianze sociali e lanciare proposte concrete per fermare i conflitti. Su proposta della Comunità di Sant’Egidio, insieme alle Chiese cattolica e ortodossa di Albania, le grandi religioni mondiali hanno preso l’iniziativa di un Incontro Internazionale, “LA PACE E’ SEMPRE POSSIBILE – Religioni e Culture in dialogo”, che si svolgerà a Tirana. Un grande evento nello “spirito di Assisi” – la prima Preghiera per la Pace voluta da Giovanni Paolo II nel 1986 nella città di San Francesco – che avrà quest’anno un carattere speciale, non solo per l’attuale scenario di guerre e conflitti di diversa origine, ma anche per la crescita di un nuovo soggetto rappresentato dalla forza pacifica delle religioni che si contrappone alla violenza con proposte concrete e realizzabili. E’ atteso, nell’assemblea inaugurale, un importante messaggio di Papa Francesco. Ma per tre giorni, in decine di tavole rotonde, si alterneranno i più importanti leader religiosi di Europa e Mediterraneo, Asia e Africa, insieme ad esponenti della cultura e delle istituzioni: a questi ultimi verrà lanciato un forte appello perché si realizzino immediate tregue umanitarie e venga avviato con urgenza il complesso, ma al tempo stesso indispensabile, lavoro di costruzione della pace. Saranno interpellate tutte le istituzioni internazionali ma in particolare l’Europa che si trova di fronte ad un bivio: chiudere le sue porte e invecchiare tristemente oppure accettare le nuove sfide di fronte a cui si trova, come quelle della pace, dell’accoglienza e dell’integrazione.Ma l’evento avrà anche un carattere popolare: ogni giorno si allarga il numero di coloro che – da ogni parte di Europa e non solo – si uniranno, all’inizio di settembre, come pellegrini di pace per assistere all’incontro nella capitale albanese.
Perché proprio l’Albania? Perché per costruire la pace occorre partire dalle periferie. Papa Francesco, un anno fa, cominciò da qui a visitare l’Europa. E oggi proprio questo piccolo Paese, che ospita la più forte presenza musulmana del vecchio continente, è diventato un modello di coabitazione tra le religioni e le culture, un interessante laboratorio dove per tre giorni saranno affrontati argomenti che riguardano la pace come: lo sviluppo sostenibile, le emergenze ambientali (che riguardano il pianeta in generale, ma anche la vivibilità di tante periferie delle megalopoli mondiali) e le diseguaglianze sociali. Tanti saranno i testimoni dei Paesi in conflitto, come Siria, Iraq, Nigeria, Mindanao (Filippine) e Libia, perché tutti ascoltino le loro voci e contribuiscano alla costruzione della pace.

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In Yemen 365 bambini uccisi e 484 feriti a causa del conflitto

Posted by fidest press agency su martedì, 28 luglio 2015

YemenIl Direttore Regionale dell’UNICEF Peter Salama ha appena concluso una missione sul campo di tre giorni in Yemen, durante la quale ha visto con i propri occhi l’impatto che il brutale conflitto nel paese ha sulle vite dei bambini. Secondo i nuovi dati dell’UNICEF, con l’intensificarsi del conflitto a fine marzo, 365 bambini sono stati uccisi e altri 484 sono stati feriti. Oltre alle conseguenze del conflitto, milioni di bambini devono affrontare anche un aumento del rischio di contrarre malattie infettive prevenibili, curabili e potenzialmente mortali, come il morbillo, la malaria, la diarrea e la polmonite. Inoltre, più di 1 milione di bambini sono a rischio di malnutrizione acuta. Salama ha parlato prima della fine di una tregua di cinque giorni fissata dalla coalizione per consentire la distribuzione di aiuti umanitari nel paese.“Questi dati mostrano quanto i bambini dello Yemen continuino ad essere vittime innocenti di spaventose violenze. E’ completamente inaccettabile. Dato che la fine del conflitto non sembra essere vicina, la sicurezza e il benessere dei bambini dovrebbero venire prima e andare al di là di qualsiasi riflessione militare e politica” – ha dichiarato Salama. “Tragico, come solo le morti e il ferimento dei bambini possono essere, l’impatto indiretto delle violenze potrebbe causare nel lungo periodo un numero ancora più alto di morti di bambini e potrebbe avere conseguenze su un’ intera generazione. Il conflitto ha aggravato anche la condizione di miseria in cui i bambini vivono nelle regioni più povere del paese”, ha aggiunto. L’UNICEF chiede a tutte le parti in conflitto di:
– Rispettare le leggi umanitarie internazionali;
– Non utilizzare come obiettivi la popolazione e le infrastrutture civili comprese le scuole, le strutture sanitarie e idriche;
– Garantire alle agenzie umanitarie un accesso sicuro e adeguato per raggiungere tutti i bambini nel paese, ovunque essi si trovino;
Inoltre, l’UNICEF chiede a tutti i partner di lavorare insieme per trovare il modo di ampliare i programmi per la sopravvivenza e altri settori, per le donne e i bambini dello Yemen; e ai donatori internazionali di dare rapidamente il proprio supporto per i programmi umanitari in Yemen, in un momento così difficile.
L’UNICEF sta ampliando i suoi programmi per: la sopravvivenza dei bambini e delle madri, la nutrizione, l’acqua e i servizi igienico sanitari, l’istruzione e la protezione. L’UNICEF ha in Yemen uno staff di oltre 130 persone, che sono rimaste per tutta la durata del conflitto, e porta avanti le sue operazioni in ogni area del paese.

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La privatizzazione della Guerra: Un analisi delle companies militari e di sicurezza

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 aprile 2012

Iraq

Iraq (Photo credit: The U.S. Army)

Il dibattito sopra le PMSCs (Private Military and Security Companies), o piu comunuemente chiamate agenzie di sicurezza mercenarie, é sempre piu acceso soprattuto a seguito dei fatti relativi alla “primavera araba”, alla pirateria somala fino alle gravi violenze perpetrate in Iraq dai contractors, di cui si teme un aumento in questa nuova fase di ritito delle truppe USA. Generalmente apprezzate per la loro efficenza, rapida mobilitazione e relativamente basso costo, le PMSCs stanno ora mostrando sempre di piú il loro lato oscuro, connotato da violazioni dei diritti umani, impunitá della loro sorprusi e alti profitti privi di un sistema di accountability, al quale si aggiunge una riflessione etico-politica sull’erosione del monopolio statale delle operazioni di difesa e sicurezza nazionali. Il gruppo di lavoro ONU sull’attivitá mercenaria ha affermato che “Una serie di incidenti molto gravi stanno portando ad un negativo impatto delle loro attivitá, maggiormente rispetto alla violazione dei diritti umani…Soprattutto l’Iraq é stato teatro delle piú gravi azioni controverse delle PMSCs“. Alla luce di tale scenario, l’organizzazione spagnola Nova-Institute for Active Non-violence ha da poco pubblicato un’interessante e approfondita ricerca intitolata “The Privatization of Warfare, Violence and Private Military and Security Companies. A factual and legal approach to human rights abuses by PMSC in Iraq”. La pubblicazione fa luce sull’intero fenomeno, analizzando le attivitá, la dimensione legale e l’impatto delle PMSC su diritti umani, in particolar modo nel contesto Iracheno. A tal fine, nella ricerca é inclusa una lista di 116 PMSCs, riportandone le origini, le leadership, i profitti e clienti che si sono serviti di tale companies. Il fine ultimo della ricerca é di far chiarezza su tali attivitá e promuovere una maggior regolamentazione del settore.(fonte:Centro Studi Difesa Civile (CSDC)

 

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La belle époque

Posted by fidest press agency su domenica, 8 gennaio 2012

guerrieri

Image by portobeseno via Flickr

Editoriale Fidest.Non è molto che ci siamo lasciati alle spalle il XX secolo. Condivido le parole di Elio Guerriero allorché a questo riguardo annotava: “Poche epoche della storia sono state segnate dal dramma come il secolo XX.” Un inizio “sfavillante” con “l’ottimismo dell’esposizione universale e gli spensierati balli di corte.” Ma durarono solo circa tre lustri prima che il rombo del cannone diede il via al primo conflitto mondiale che, in quattro anni di guerra, provocò distruzioni e morti. Eppure si pensava ad un caso unico, il più drammatico ed anche irripetibile. Questo giudizio fu fallace. Il peggio doveva ancora venire e spuntò puntuale nel 1939 con una guerra che oltre ad essere globale lasciò negli europei una traccia indelebile sulla barbarie umana. E ancora è Guerrieri a ricordarcelo: “L’Europa consuma una sorta di suicidio collettivo; sulle cui macerie si ergono le dittature atee e paganeggianti, oppressive e sterminatrici. Lo shoah, lo sterminio di massa di popoli e razze, solo per breve tempo lasciò spazio alla riflessione e ai tentativi di ricostruzione. I conflitti non sparirono dal continente, ma vennero de localizzati in Africa, in Asia, in altri continenti. Un bilancio così amaro non può tuttavia misconoscere che è stato anche il secolo in cui il desiderio di Dio ha travagliato cuori e menti, si è scavato strade e pensieri nuovi, originali, inattesi.” Ora che siamo entrati a pieno titolo nel XXI secolo, avendo superato il primo decennio ci accorgiamo che molte ferite del passato continuano a lacerare le nostre carni e a lasciarci doloranti. Non sembriamo ancora maturi per quel salto di qualità che il pensiero della fede, il pragmatismo delle genti, la ragione dei saggi ci inducono a perseguire di là degli egoismi di parte e delle partigianerie di classe che ci fanno ripiegare sui nostri egoismi, sula logica dell’homo homini lupus in luogo dell’homo homini amicus che è un valore di gran lunga più appagante e risolutore per capire ciò che siamo e ciò che la stessa ragione ci porta a concludere nella nostra esperienza terrena. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Manovra e armi: il male oscuro

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 agosto 2011

In tutta la discussione nazionale in atto sulla manovra finanziaria, che ci costerà 20 miliardi di euro nel 2012 e 25 miliardi nel 2013, quello che più mi lascia esterrefatto è il totale silenzio di destra e sinistra, dei media e dei vescovi italiani sul nostro bilancio della Difesa. E’ mai possibile che in questo paese nel 2010 abbiamo speso per la difesa ben 27 miliardi di euro? Sono dati ufficiali questi, rilasciati lo scorso maggio dall’autorevole Istituto Internazionale con sede a Stoccolma(SIPRI). Se avessimo un orologio tarato su questi dati, vedremmo che in Italia spendiamo oltre 50.000 euro al minuto, 3 milioni all’ora e 76 milioni al giorno. Ma neanche se fossimo invasi dagli UFO, spenderemmo tanti soldi a difenderci!! E’ mai possibile che a nessun politico sia venuto in mente di tagliare queste assurde spese militari per ottenere i fondi necessari per la manovra invece di farli pagare ai cittadini? Ma ai 27 miliardi del Bilancio Difesa 2010, dobbiamo aggiungere la decisione del governo, approvata dal Parlamento, di spendere nei prossimi anni, altri 17 miliardi di euro per acquistare i 131 cacciabombardieri F 35. Se sommiamo questi soldi, vediamo che corrispondono alla manovra del 2012 e 2013. Potremmo recuperare buona parte dei soldi per la manovra, semplicemente tagliando le spese militari. A questo dovrebbe spingerci la nostra Costituzione che afferma :”L’Italia ripudia la guerra come strumento per risolvere le controversie internazionali…”(art.11) Ed invece siamo coinvolti in ben due guerre di aggressione, in Afghanistan e in Libia. La guerra in Iraq (con la partecipazione anche dell’Italia), le guerre in Afghanistan e in Libia fanno parte delle cosiddette “ guerre al terrorismo”, costate solo agli USA oltre 4.000 miliardi di dollari (dati dell’Istituto di Studi Internazionali della Brown University di New York). Questi soldi sono stati presi in buona parte in prestito da banche o da organismi internazionali. Il governo USA ha dovuto sborsare 200 miliardi di dollari in dieci anni per pagare gli interessi di quel prestito. Non potrebbe essere, forse, anche questo alla base del crollo delle borse? La corsa alle armi è insostenibile, oltre che essere un investimento in morte: le armi uccidono soprattutto civili. Per questo mi meraviglia molto il silenzio dei nostri vescovi, delle nostre comunità cristiane, dei nostri cristiani impegnati in politica. Il Vangelo di Gesù è la buona novella della pace: è Gesù che ha inventato la via della nonviolenza attiva. Oggi nessuna guerra è giusta ,né in Iraq, né in Afghanistan, né in Libia. E le folle somme spese in armi sono pane tolto ai poveri, amava dire Paolo VI. E da cristiani come possiamo accettare che il governo italiano spenda 27 miliardi di euro in armi, mentre taglia 8 miliardi alla scuola e ai servizi sociali? Ma perché i nostri pastori non alzano la voce e non gridano che questa è la strada verso la morte? E come cittadini in questo momento di crisi, perché non gridiamo che non possiamo accettare una guerra in Afghanistan che ci costa 2 milioni di euro al giorno? Perché non ci facciamo vivi con i nostri parlamentari perché votino contro queste missioni? La guerra in Libia ci è costata 700 milioni di euro! Come cittadini vogliamo sapere che tipo di pressione fanno le industrie militari sul Parlamento per ottenere commesse di armi e di sistemi d’armi. Noi vogliamo sapere quanto lucrano su queste guerre aziende come la Fin-Meccanica, l’Iveco-Fiat, la Oto-Melara, l’Alenia Aeronautica. Ma anche quanto lucrano la banche in tutto questo. E come cittadini chiediamo di sapere quanto va in tangenti ai partiti, al governo sulla vendita di armi all’estero (Ricordiamo che nel 2009 abbiamo esportato armi per un valore di quasi 5 miliardi di euro). E’ un autunno drammatico questo, carico di gravi domande. Il 25 settembre abbiamo la 50° Marcia Perugia-Assisi iniziata da Aldo Capitini per promuovere la nonviolenza attiva. Come la celebreremo? Deve essere una marcia che contesta un’Italia che spende 27 miliardi di euro per la Difesa. E il 27 ottobre sempre ad Assisi, la città di S. Francesco, uomo di pace, si ritroveranno insieme al Papa, i leader delle grandi religioni del mondo. Ci aspettiamo un grido forte di condanna di tutte le guerre e un invito al disarmo. Mettiamo da parte le nostre divisioni, ricompattiamoci, scendiamo per strada per urlare il nostro no alle spese militari, agli enormi investimenti in armi, in morte. Che vinca la Vita! (Alex Zanotelli)

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Contro tutte le guerre

Posted by fidest press agency su domenica, 12 giugno 2011

The nautic italian flag

Image by Chiara Marra via Flickr

“I Ministri La Russa e Frattini lo scorso 6 maggio sostenevano convintamente che i bombardamenti effettuati dai nostri aerei dell’Aeronautica e della Marina militare sarebbero cessati in tre o 4 settimane e invece è passato più di un mese senza alcun risultato positivo e dopo 11 settimane quella che doveva essere una guerra-lampo si rivela una guerra che non solo è destinata a durare ancora e chissà fino a quando, ma le cui conseguenze cominciano a pesare visibilmente sulle tasche degli italiani e su quelle degli stessi militari della marina e dell’aeronautica, come abbiamo già denunciato con le interrogazioni rivolte al ministro della difesa presentate dal deputato radicale Maurizio Turco, cofondatore del Pdm. L’iniziale previsione di spesa di 700 milioni di euro per i primi tre mesi di campagna militare non era stata preventivata nel già anoressico bilancio della Difesa ed è destinata a crescere a dismisura se l’Italia continuerà a partecipare attivamente ora che la Nato l’ha prorogata di altri tre mesi. L’Italia è stata trascinata in una guerra pianificata e decisa a tavolino da altri, non per scopi umanitari ma per squallidi interessi economici che hanno trovato negli esponenti di un Governo debole e irresponsabile, quale è quello italiano, un soggetto facilmente manovrabile. Invece di spendere soldi per le bombe si spendano per finanziare adeguatamente la macchina dell’assistenza e dell’integrazione. Sicuramente gli Italiani sopporteranno meglio il sacrificio economico.” Lo dichiara Luca Marco Comellini – Segretario del Partito per la tutela dei Diritti di Militari e Forze di polizia (Pdm).

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Esistono le guerre giuste?

Posted by fidest press agency su domenica, 6 marzo 2011

Part of Urakami Cathedral that remained standi...

Image via Wikipedia

Di Giuseppe Casarrubea  Con il libro “Guerre solo ingiuste. La legittimazione dei conflitti e l’America dal Vietnam all’Afghanistan”, uscito per i tipi di Mimesis Eterotopie, Carlo Ruta pone una questione centrale nell’era della globalizzazione. Non riguarda, in astratto, i conflitti e la loro natura, le questioni più o meno plausibili che essi sollevano, ma l’analisi critica della teoria di Michael Walzer in una sua opera ormai classica, “Guerra giusta e ingiusta”. Una lettura critica da parte di un intellettuale americano che ha come campo di osservazione l’istituzionalizzazione delle logiche di dominio di un Paese democratico come l’America. La questione iniziale che Ruta affronta, prende lo spunto dalla necessità di sapere se la dottrina del filosofo politico “sia stata in grado di intercettare, dopo il Vietnam, le istanze dell’America ufficiale”. Ma non solo di questo si tratta. Traspare, già dal titolo, una contestazione di fondo che ha radici umanistiche e legalitarie lontane nel tempo. Ragioni di ordine sottilmente psicologico che hanno fatto le vicende umane dall’epoca dei patriarchi del Vecchio testamento, dai padri della Chiesa ai nostri giorni. Costantino vinse le sue guerre nel segno della Croce e l’Europa conquistò il Nuovo mondo allo stesso modo commettendo atroci stermini. Stando alle stesse logiche, già alla fine della seconda guerra mondiale, gli Usa hanno avviato un allargamento del loro orizzonte politico, imponendolo a modelli di cultura diversi, utilizzando parametri ideologici. La guerra è stata soprattuto uno scontro della democrazia contro i modelli di dittatura comunista. Il caso del Vietnam è solo un punto di partenza nell’analisi di Walzer, preso in esame da Ruta. Divergente rispetto al comune sentire dell’opinione pubblica che avverte la guerra come “una caduta morale” e comincia a parlare di “guerra sporca”.Scrive il nostro autore: “Walzer argomenta che la guerra giusta è possibile a determinate condizioni e che la convenzione bellica, lungi dall’essere un inutile orpello, può costituire un espediente razionale per imbrigliare i conflitti fra Stati, allo scopo di ricondurli il più possibile a una dimensione morale”. E’ un tema, questo, che sollecita diversi altri filoni di lettura. In generale, scrive Ruta, gli Stati nella storia hanno sempre potuto giustificare le proprie aggressioni sostenendo i propri diritti e giustificando la guerra con i torti degli altri., fino all’accettazione dell’attacco preventivo, necessario a eliminare la minaccia dell’aggressione. Materia, questa, che trova le sue prime argomentazioni teoriche nella diffusa cultura del giusnaturalismo di epoca secentesca (Ugo Grozio) prima ancora che l’illuminismo desse nuove basi alla nozione del diritto internazionale. L’analisi di Ruta è scrupolosa e certosina, probabilmente sollecitata da ragioni umanitarie e dai disastri che si aprono continuamente nel mondo a causa dello scarso potere di dialogo tra i popoli e spesso per l’insufficienza o i ritardi di intervento delle stesse Nazioni unite di fronte a conflitti imprevisti, o cronicizzati. Essa prende in esame una sorta di manuale dei profili giuridici della guerra, smontandone le ragioni più dottrinarie finalizzate a legittimarla laddove questa è sempre un male estremo e irreparabile.Secondo Walzer le “risposte militari” (ad esempio quelle di Truman contro i giapponesi a Hiroshima e Nagasaki), “furono inopportune e terroristiche, computabili quindi come crimini”, in assenza di una assoluta necessità a fare uso delle bombe atomiche. “Nella mutata situazione geopolitica, la dottrina di Walzer fa scuola del resto ben oltre i confini dell’establishment. […] Norberto Bobbio giustifica la guerra all’Iraq del 1991, ritenendola una articolazione della legittima difesa del Kuwait, e, seppure con dei distinguo, quella portata dalla Nato alla Serbia di Milosevic a fine decennio. In definitiva è giusta per il filosofo torinese la guerra che viene combattuta in difesa di valori umani universali, che sia finalizzata comunque a una pace positiva retta sulla giustizia”. Dal canto suo, Jürgen Habermas, fatto proprio il medesimo paradigma, sostiene che la democrazia in determinate emergenze si possa imporre coattivamente. Suggerisce quindi la formazione di forze armate neutrali di pronto intervento, una sorta di polizia internazionale, capace di valutazioni imparziali e misurate.” Necessità, questa, dettata dall’insorgenza del terrorismo internazionale, dopo l’attentato alle Torri gemelle, l’11 settembre 2001. Anche il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite autorizza attacchi preventivi, quando ciò si rende necessario. Le logiche aggressive della guerra inducono così a trattare l’intervento militare sotto ben altri profili. Come quando – rileva Ruta – gli Usa, tra il 1950 e il 1953 intervennero contro la Corea del Nord, ponendosi come obiettivo “la totale distruzione del regime nord-coreano.Da qui la domanda che percorre tutto il libro di Ruta: è ammissibile una guerra giusta? Quella, insomma che Walzer definisce nei limiti dell’”estrema ratio”? La risposta è il dubbio. O meglio la soggettività della coscienza di chi è preposto ad intervenire. Ma la risposta più  saggia è una sola: le guerre sono sempre ingiuste. E per un fatto semplicissimo: sono il risultato dell’incapacità degli uomini a risolvere a monte i problemi posti dai conflitti. (in sintesi)

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Altro gruppo ostaggi africani

Posted by fidest press agency su martedì, 1 marzo 2011

Il Gruppo EveryOne e l’Agenzia Habeshia hanno avuto notizia poche ore fa che un gruppo di 30 migranti nel nord del Sinai egiziano è caduto nelle mani di alcuni trafficanti, dei beduini Rashaida che per la loro liberazione chiedono ai familiari 20.000 dollari complessivi. Anche stavolta i migranti, per la maggior parte di nazionalità eritrea, erano diretti in Israele.  “Abbiamo subito stabilito, insieme a don Mussie Zerai dell’Agenzia Habeshia, un contatto diretto con gli ostaggi via telefono. L’altro ieri mattina uno di loro è morto, ucciso dalle torture e dalle vessazioni dei predoni” spiegano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti di EveryOne. “Quest’oggi, dall’altro capo del telefono, si odono lamenti e urla dei migranti, picchiati a sangue dai trafficanti mentre questi intimano di pagare il riscatto, altrimenti li uccideranno”. EveryOne e Habeshia hanno subito attivato i contatti con l’Alto Commissario ONU per i Rifugiati, con l’Alto Commissario ONU per i Diritti Umani e con lo Special Procedure Branch delle Nazioni Unite. “Purtroppo a oggi non abbiamo avuto risposte soddisfacenti da parte di questi organismi,” proseguono Malini, Pegoraro e Picciau, “e così dalla Commissione europea e dal Parlamento UE, con rarissime eccezioni quali gli on. Rui Tavares, Farage e Watson. Tuttavia, è fondamentale sollecitare la politica internazionale per mettere fine a una carneficina che perdura, nell’impunità e nell’indifferenza più assoluta, da troppo tempo. Per tentare di ottenere maggiore attenzione da parte delle autorità locali e internazionali abbiamo chiesto alle emittenti televisive arabe al-Arabya e Al Jazeera di trasmettere il nostro messaggio, diretto alle comunità beduine stanziate nel Sinai del Nord, affinché si adoperino con estrema urgenza per chiedere ai capi beduini Rashaida, Sawarqa e al-Tarabin di interrompere l’inumana tratta di migranti e con essa la violenza, le torture e la privazione di dignità a centinaia di innocenti, che intendono solo ricominciare la propria vita senza subire ulteriori persecuzioni, fuggendo da realtà devastate da guerre e carestie”.

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Le guerre non si vincono solo sul fronte

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 gennaio 2011

Ci riferiamo ai numerosi segnali che ci pervengono dal mondo dell’informazione dove sono ben noti gli effetti dei cosiddetti “messaggi subliminali”. Essi non sono percepibili dalla coscienza dell’individuo cui sono diretti, ma proprio per questo si rivelano molto efficaci. La possibilità di condizionare il comportamento umano attraverso i messaggi subliminali (computer, televisione ecc.) è nota da tempo. Viene di solito utilizzato a scopo pubblicitario anche se per la sua subdola capacità di penetrazione, in alcuni Stati il suo uso è stato proibito per legge. Tale logica trasmissiva individua nel computer il tramite ideale per trasmettere siffatti “messaggi” in quanto costituisce uno strumento capace di favorire un contatto diretto e specifico con il singolo operatore che lavora al “videoterminale”. Le caratteristiche tecniche del mezzo consentono persino una messa a punto graduata e personalizzata a seconda della sensibilità dell’individuo che dovrà essere il bersaglio della stimolazione. Si può in questo modo indurre una persona al suicidio, farla diventare un soggetto pericoloso, spingerla a tradire il proprio Paese e a rivelare un segreto industriale ad una società concorrente e via dicendo. Se poi componiamo questa miscela affidandola a mani e a menti poco raccomandabili ci troviamo nel bel mezzo di una gestione del terrore difficile da controllare in quanto può albergare in chiunque e soprattutto in persone al di sopra di ogni sospetto e che pure ricoprono posti di responsabilità e controllano apparecchiature delicate e capaci di provocare immani stragi.  Tutto ciò può accadere anche in territori tradizionalmente tranquilli. La ragione si spiega nella realtà  dei  paesi industrialmente sviluppati. Infatti proprio in queste comunità, dove si cerca di rendere sempre più organizzata ed efficiente la vita collettiva, esistono delle aree di emarginazione e delle sacche di povertà alquanto estese. La loro condizione presenta un potenziale d’aggressività molto elevato. Ci basta poco per farlo esplodere. Se ad un certo  punto in quei agglomerati vi mescoliamo i transfughi provenienti dai paesi che hanno scelto alla base del loro riscatto la lotta armata, la miscela diventa davvero esplosiva. E la scintilla che accende la miccia brucia lungo la somma delle amarezze e delle avversità che si abbattono su chi si sente intrappolato e privo di una speranza di rivalsa e soffocato da una società consumistica che ci stimola a chiedere tutto e subito senza inutili attese. Il che si traduce in  una voglia di coinvolgere strati sempre più vasti di popolazione estendendo la propria “longa manus” nel malessere politico ed istituzionale che si avverte nelle piazze di molti paesi industrializzati e rende, nel complesso, il quadro inquietante per le sue intolleranze razziali, per la crisi dei “valori” e per la tendenza a rapportare il progresso umano attuale e in proiezione, in un futuro non molto lontano, allo sviluppo e alla proliferazione delle macchine. Ed è proprio alla base del nostro attuale malessere, per quanto può apparirci strano, che l’attuale conflittualità dell’uomo si gioca sul piano dell’evoluzione scientifica e tecnologica. Il prezzo da pagare sarà proprio quello di “scartare”, in prima battuta, l’uomo improduttivo o, per meglio dire, gli effetti negativi dei suoi “eccessi di produttività.” Ed è facile, a questo punto, trasferire sui più deboli le nostre pretese di assicurarci un posto sicuro nella società ovvero quella comunità che ci permette di considerarci uomini e donne di successo, dei privilegiati.  E le prime vittime diventano gli anziani, i disabili, gli emarginati, vedasi i barboni e i disoccupati, e gli immigrati perché sprovvisti dell’istruzione necessaria per essere agevolmente assorbiti in un sistema ad alto sviluppo tecnologico. Ed i genocidi che si perpetuano nel mondo a scapito di tribù o clan o etnie sono la conseguenza di questo nostro voler selezionare la specie e ridimensionarne il numero puntando più verso le affinità ad alto contenuto qualitativo in luogo delle opzioni quantitative dettate dalla logica dei tempi passati dove il numero creava ricchezza e potere.
Infatti se analizziamo il corso storico della presenza umana sulla terra ci accorgiamo che ai tempi di Cristo la popolazione mondiale non superava i 200 milioni di abitanti. Nel 1500 avevamo raggiunto il mezzo miliardo. Diventammo un miliardo nel 1950 ed ora ci avviamo a distanza di 50 anni a    quintuplicarci. Se non si interviene drasticamente nel 2050 arriveremo a quota 9 miliardi. Nel contempo al proprio interno si verifica un sensibile “mutamento demografico” in quanto nei paesi industrializzati il tasso di fertilità è molto basso mentre è il triplo se non il quadruplo nelle altre aree del  Pianeta. (dal libro di Riccardo Alfonso “L’ultima frontiera” Edizioni fidest)

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G20 e le guerre monetarie

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 novembre 2010

Seoul  La CRBM chiede con forza al G20 di affrontare alla radice il problema di come risolvere gli squilibri dell’economia mondiale e coordinare le politiche monetarie. Per far fronte alla gravità della crisi economica e sociale che viviamo, è necessaria una reintroduzione del controllo dei capitali in tutti i Paesi, seguendo il modello di successo di Cina, Corea del Sud e India, e l’applicazione di una tassa sulle transazioni finanziarie. Soltanto in questo modo si porrà un freno alla speculazione finanziaria che continua indisturbata e si eviterà che la liquidità foraggiata dai piani di stimolo all’economia aumenti i fenomeni speculativi sulle commodity e sulle valute. Allo stesso tempo la società civile internazionale chiede che il G20 lavori per la creazione di un nuovo sistema monetario internazionale che soppianti il dollaro come moneta di riserva internazionale e stabilizzi i tassi di cambio, a vantaggio di tutti. Soltanto così si ridurranno strutturalmente i deficit commerciali e gli accumuli eccessivi di riserve di alcuni Paesi che spingono poi altri all’indebitamento. Alla vigilia del vertice a sorpresa il governo italiano ha richiesto ai partner del G20 di prendere misure urgenti per prevenire la speculazione sulle commodity agricole ed energetiche regolamentando il mercato dei prodotti derivati. “Se davvero il governo ci tiene a porre un freno a questa speculazione che penalizza i Paesi poveri e i consumatori da noi, perché allora si oppone ferocemente alla tassa sulle transazioni finanziarie che andrebbe nella stessa direzione e garantirebbe anche un gettito per il nostro Stato?” ha dichiarato da Seoul Antonio Tricarico, coordinatore della CRBM. “Dal momento che gran parte dei soggetti che speculano operano tramite i paradisi fiscali, perché il governo non chiede che questo tema sia discusso nuovamente e risolto davvero, non come fatto in maniera inadeguata al G20 di Londra? Dalle risposte a queste domande si giudicherà la credibilità dell’estemporanea azione del governo” ha concluso Tricarico.

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Cerimonia per i caduti di tutte le guerre

Posted by fidest press agency su sabato, 6 novembre 2010

Ariccia celebra i propri caduti di tutte le guerre domenica 7 novembre presso il monumento dei caduti al Parco della Rimembranza. La giornata organizzata dall’associazione dei Combattenti e Reduci vuole rendere omaggio a tutti coloro che hanno dato la propria vita per l’Italia e la sua Unità in questi conflitti e per ribadire il no alla follia e all’atrocità di ogni conflitto armato.
La giornata si aprirà alle 9,00 con la banda musicale “Città di Ariccia” che percorrerà le vie cittadine al suono degli Inni patriottici e alle 9,45 ci sarà il raduno della città in p.zza San Nicola e sfilata verso il Parco della Rimembranza dove alle 10,00 ci sarà l’alzabandiera e la deposizione della corona d’alloro da parte delle autorità e dell’associazione. Seguirà poi la ss. Messa  in suffragio di tutti i caduti e delle vittime innocenti del terrorismo officiata dal parroco mons. Aldo Anfuso e la lettura della preghiera per i caduti. Il saluto del presidente dell’associazione Combattenti e Reduci introdurrà la commemorazione tenuta dal Sindaco di Ariccia Emilio Cianfanelli al quale seguirà l’intervento del rappresentante dell’Associazione Nazionale Artiglieri d’Italia. Alla cerimonia parteciperanno gli artiglieri di Latina insieme al delegato regionale Col. Antonio Sarchioto.
Alle 11,30, poi, ci sarà la premiazione degli alunni della scuola media statale di Ariccia vincitori del concorso indetto dall’Associazione Combattenti e Reduci, il cui primo premio è stato assegnato quest’anno a Paola Scarano, sul tema “Il nostro Paese sta celebrando i 150 anni della sua Unità mentre il clima internazionale è sempre più dominato dalla globalizzazione, che tende a porre in secondo piano l’identità nazionale dei diversi popoli. Alla luce di questa affermazione appare legittimo ricercare, ed evidenziare, le ragioni per cui, ancora oggi, ci possiamo sentire fieri di essere italiani”. La mattinata si concluderà con il tradizionale “rancio sociale”.

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Afghanistan: abbiamo delle guerre giuste?

Posted by fidest press agency su domenica, 10 ottobre 2010

Lettera al direttore. Trentaquattro sino ad oggi (sino ad oggi) i militari italiani uccisi in Afghanistan. Ho guardato con attenzione tutti i cognomi, per appurare se vi fosse tra loro il figlio o il nipote di qualche nostro uomo politico, al fine di esprimergli il mio dolore per la perdita, ma anche per rimproverarlo, qualora avesse qualche responsabilità riguardo alla permanenza dei nostri soldati in quel Paese. Infatti, non avrebbe avuto alcun diritto di mettere a repentaglio la vita di un suo parente anche per la più giusta delle cause; così come lo Stato non ha alcun diritto di mettere a repentaglio la vita dei soldati sia pure per la più giusta delle cause. Mi dispiace per il Presidente della Repubblica, e per il ministro La Russa, e per tutti coloro che sostengono la necessità della presenza nei nostri militari in Afghanistan, ma la necessità di mettere a repentaglio la vita dei soldati, sussiste solo e unicamente qualora si tratti di difendere la patria. Lo Stato non può permettersi di essere altruista e generoso sulla pelle dei nostri giovani. Credo poi sia superfluo rilevare che la giustezza della nostra guerra in Afghanistan è relativa alla giustezza della guerra americana in quel Paese. Quando Obama deciderà di ritirare i marines, anche il governo italiano deciderà il ritiro delle truppe. (Miriam Della Croce)

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Le guerre di religione

Posted by fidest press agency su martedì, 24 agosto 2010

Per quanto si facciano grandi sforzi per scongiurarle queste guerre, o se vagliamo accanite battaglie, si svolgono comunque in po’ in tutte le parti del mondo. Sono, per lo più, il retaggio di antiche lotte e la voglia di un primato che sa dell’esclusivo. La mia religione è più vera e giusta delle altre. La tua è blasfema, la tua merita l’annientamento, i tuoi proseliti o si convertono alla mia fede o vengono uccisi o torturati. Si è poi aggiunto a tutto ciò l’elemento “colonialista” che ha visto non pochi “missionari” al seguito di trafficanti o di plenipotenziari dei vari governi che hanno trasformato in colonie intere comunità e persino continenti, pensiamo all’Africa, dobbiamo concludere che la pretesa dell’evangelizzazione ha posto in primo luogo la necessità di stabilire un primato fideistico a danno delle religioni locali e tradizionali. E questo è stato un grave errore in quanto il riscatto dei popoli asserviti che si sono sottratti al giogo colonialista è stato  associato anche a quella religione che ha accompagnato i “conquistatori”. E il ritorno alla fede antica, e persino al suo radicalismo è stato un motivo di forte riscatto culturale ed anche civile alla ricerca di un proprio ordine sebbene alla fine si è rivelato peggiore del male che si intendeva esorcizzare. Ed è davvero la peggiore delle calamità quella di associare una religione ad un qualcosa che non le appartiene in linea di principio. La fede è deve restare un qualcosa di trascendentale. Un valore assoluto. Un principio irrinunciabile che irradia amore e non odio, unità e non divisione, voglia di crescere insieme senza distinzioni di sorta. E la guerra, qualsivoglia guerra, non appartiene “assolutissimamente” a qualsivoglia lessico e meno che mai ad una religione.

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“Guerre a tappeto”

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 marzo 2010

Roma 5 marzo 2010 dalle ore 20:00 al Tuma’s Bar Book Store in via dei Sabelli, 17, nel quartiere San Lorenzo di Roma, l’associazione CooperAction Onlus, presenterà “Guerre a Tappeto la storia dell’Afghanistan nelle trame dei tappeti di guerra”, di Edoardo Marino, edito da GB EditoriA.   La pubblicazione si inserisce tra le attività della campagna di sensibilizzazione “Calpesta la guerra” che promuove la Pace e il rispetto dei Diritti Umani con l’intento di raccogliere fondi per realizzare progetti di sviluppo in Afghanistan coinvolgendo le fasce estremamente vulnerabili -donne e bambini- e, in Italia, facilitando l’integrazione dei rifugiati con corsi e laboratori di formazione professionale per un inserimento lavorativo legale nel nostro paese.  Per l’occasione sarà allestita un’esposizione di 15 tappeti di guerra afgani per ripercorrere l’ultimo trentennio di conflitti in Afghanistan e per denunciare lo sfruttamento dei minori, che rimarrà aperta al pubblico fino a domenica 14 marzo 2010.

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Afghanistan: presenza militare italiana

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 settembre 2009

Editoriale fidest. Gli scenari delle guerre combattute non guardano tanto per il sottile le vittime civili oltre a quelle militari che lasciano sul campo e l’Italia, che ha scelto di inviare le sue truppe, non può esimersi da questa logica. Il primo choc nazionale lo abbiamo avuto con la strage di Nassiriya del 12 novembre 2003, in cui morirono 19 italiani e oggi i sei sulle strade di Kabul in Afghanistan. Ma non sono le sole. Altri morti e altri feriti li abbiamo avuti sia in Irak sia altrove. E’ ragionevole pensare, a questo punto, che se vogliamo essere rispettosi della costituzione italiana che rifiuta ogni forma di guerra, per quanto possa essere camuffata o camuffabile in missione di pace dobbiamo fare un serio ripensamento su tale genere di partecipazione. Non dimentico, infatti, quanto ebbe a dichiarare Gustavo Selva di (AN): “Abbiamo dovuto mascherare Antica Babilonia (in Irak) come operazione umanitaria perché altrimenti dal Colle non sarebbe mai arrivato il via libera” (Libero, 23 gennaio 2005). Ora mi chiedo: dobbiamo pensare dell’Afghanistan alla stessa stregua? Mi auguro di no. Qui non parliamo di ingegneria politica, di stratagemmi, di “raggiri” per giustificare un intervento che ha un costo in vite umane perché non solo sarebbe crudele ma anche di una gravità senza precedenti se si pensa che tali marchingegni verrebbero architettati da governi e parlamenti nazionali in uno stato a democrazia compiuta. Ora il mio timore, leggendo i vari comunicati che mi pervengono dalle diverse parti politiche, è proprio questo. Davanti alle vittime, ai loro familiari, agli italiani che stanno vivendo tali momenti tristi è impensabile che possa elevarsi una voce “autorevole” che esprima la inutilità di una presenza militare in Afghanistan perché sarebbe per lo meno offensivo per chi oggi piange la dipartita così cruenta di un proprio caro. Ma l’interrogativo resta, di là delle dichiarazioni che sostengono la continuità del nostro mandato nell’area, e con esso il rischio di altre morti e altri feriti. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Bambini e giovani colpiti dai conflitti armati

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 giugno 2009

Roma, 23 giugno 2009 Campidoglio (Sala Protomoteca e Sala Gonzaga) Incontro internazionale “Bambini e giovani colpiti dai conflitti armati: ascoltare, capire, agire” promosso da Ministero degli Affari Esteri e Comune di Roma,  in collaborazione con: Ufficio del Rappresentante Speciale del Segretario Generale ONU per i Bambini nei Conflitti Armati, UNICEF, Save the Children, UN Department for Peacekeeping Operations, Network dei bambini e giovan  colpiti da conflitti armati (NYPAW) Negli  ultimi  decenni  i  bambini  sono  stati  sempre  più  coinvolti nei conflitti  in corso in tutto il mondo, sfruttati nelle guerre degli adulti come facchini, servitori, schiavi sessuali e anche come soldati. L’incontro internazionale  di  Roma  affronterà in particolare il problema dei bambini soldato  e  la  necessità di costruire un ambiente protettivo per i bambini durante  i  conflitti.  Verranno  esaminate  le  “buone  pratiche”  per  il reinserimento  sociale,  con  testimonianze  di ragazzi e ragazze che hanno subito  le  conseguenze  delle  guerre,  di  esperti di agenzie ONU, ONG, e autorità italiane. Alle  ore  10  verrà  inaugurata,  in  Piazza  del Campidoglio,  la mostra fotografica “Bambini di guerra: l’infanzia spezzata”. Dalle ore 10,15 alle 12, in Sala della Protomoteca (piazza del Campidoglio) si  terrà  la  prima  sessione dell’incontro “Bambini e giovani colpiti dai conflitti  armati:  ascoltare, capire, agire”. Interverranno fra gli altri, dopo  il  saluto  del Sindaco di Roma Giovanni Alemanno, Grace Akallo e Kon Kelei  del  Network  dei bambini e giovani colpiti dai conflitti armati, il Ministro  degli  Affari  Esteri Franco Frattini, il Rappresentante Speciale del  Segretario  Generale  ONU  per  i bambini nei conflitti armati Radhika Coomaraswami,   il   vice  Direttore  UNICEF  Hilde  Frafjord  Johnson,  il Segretario Generale dell’International Save the Children Alliance Charlotte Petri   Gornitzka,   l’Ambasciatore   d’Italia   presso  le  Nazioni  Unite Giuliomaria  Terzi  di  Sant’Agata,  l’Ambasciatore  di  Francia  in Italia Jean-Marc de la Sablière. Alle  12,  in Sala della Protomoteca, i relatori risponderanno alle domande della stampa. Nel  pomeriggio i lavori proseguiranno dalle ore 14 nella Sala Gonzaga (via della  Consolazione,  4)  con  sessioni sulla partecipazione dei ragazzi ai processi  di  pace e alle iniziative di giustizia e riconciliazione e sugli impegni  delle  istituzioni  e  della società civile italiana per i bambini colpiti  da  conflitti  armati.  Interverranno,  tra  gli altri: Elisabetta Belloni,   Direttore   Generale,   Direzione  Cooperazione  allo  Sviluppo, Ministero degli Affari Esteri, Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children Italia e Vincenzo Spadafora, Presidente dell’UNICEF Italia.

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