Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘guglielmo giannini’

Dall’uomo qualunque a M5S

Posted by fidest press agency su martedì, 19 marzo 2013

Esiste un precedente di movimento che volle proporsi all’attenzione degli italiani in chiave antipartitica. Si chiamò “Fronte dell’uomo qualunque” e partì nel 1944 con l’omonimo settimanale diretto dal suo fondatore Guglielmo Giannini. Il motto che lo ispirava era: ”non ci rompete più le scatole.” Ebbe una tiratura media di 800.000 copie. Si trasformò, subito dopo, in partito e nelle prime elezioni del 1946 raccolse il 5,3% dei consensi popolari con trenta deputati che parteciparono all’Assemblea costituente. Fu un movimento-partito che si sciolse come neve al sole e che chiuse la sua parabola politica nel 1953. Se vogliamo, sia pure in una stringata sintesi, spiegare la sua fine ingloriosa lo dobbiamo attribuire all’errore che Giannini commise alleandosi in modo scomposto ora con un partito ora con un altro. Per quanto non sia possibile fare un paragone con l’attuale movimento “antipartitico” di Grillo sia per ragioni storiche, sia per il suo bacino elettorale (proprietari terrieri ed elettorato prevalentemente meridionale) una ragione la trovo là dove il “qualunquismo” s’infranse quando intese ricercare un punto di riferimento con gli stessi partiti con i quali intendeva distinguersi. Dico tutto questo, tuttavia, per spiegare, ammesso che ce ne fosse bisogno, che oggi l’errore grave dei partiti tradizionali sta proprio nella loro incapacità di rispondere realisticamente alle attese della società civile e se non riescono a rinnovarsi al proprio interno occorre che dall’esterno qualcuno dia loro la sveglia e questa si chiama “consenso elettorale alternativo”. Ora sono proprio questi partiti ancorati al passato che credono d’imbrigliare il Movimento cinque stelle con la stessa tecnica dei loro “antenati” ovvero facendoli diventare una loro costola. E’ ciò che devono capire soprattutto gli eletti che oggi siedono sugli scranni parlamentari e il popolo che li ha votati e il consenso che tende ad ampliarsi intorno a loro. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

Posted in Confronti/Your opinions | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

I partiti in Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 29 luglio 2012

Bersani e Vergassola

Bersani e Vergassola (Photo credit: PD Cagliari)

L’Idv e i partiti dell’arco costituzionale sotto i raggi X. Nell’Italia del XXI secolo i partiti hanno assunto un significato particolare. Abbiamo, innanzitutto quelli a grande tradizione storico-culturale che ancora reggono la battuta e che vanno sotto il nome di PD già Ulivo e Margherita, di Rifondazione comunista e dei Comunisti italiani e che potremmo raggruppare nel simbolo chiamato “Arcobaleno” e di altre formazioni minori affini. Sull’altro versante regge la Fiamma tricolore tra quelli che si richiamano al fascismo e in forma più centrista la Destra nazionale e l’Udc ora Fli di Pierferdinando Casini, di Gianfranco Fini e Francesco Rutelli. Si sono poi aggiunti i partiti cosiddetti “padronali” che vanno dal Pdl già Forza Italia di Berlusconi a l’Idv di Di Pietro e tra i più piccoli il Partito pensionati di Carlo Fatuzzo. Se tralasciamo, per un momento, tutte le altre formazioni politiche e concentriamo la nostra attenzione sull’Idv (Italia dei valori) potremmo, come prima impressione paragonare tale movimento con quello dell’Uomo qualunque fondato 27 dicembre 1944 e diretto da Guglielmo Giannini. Lo scopo dell’ideatore era quello di dare voce alle opinioni dell’uomo della strada, contrario al regime dei partiti e ad ogni forma di statalizzazione. Se scremiamo quanto c’è di diverso tra l’opinione pubblica degli anni postbellici e l’attuale vi rileviamo diversi punti coincidenti. La stessa “alleanza” tra Grillo e Di Pietro e le rispettive esternazioni fanno, in qualche modo, il paio con il giornale di Giannini. Vi è anche un altro aspetto che ci fa riflettere. Di Pietro nelle ultime elezioni politiche si è avvicinato al 5% del consenso popolare e taluni politologi ritengono che possa aver raggiunto il massimo e che ora dobbiamo attenderci un suo inevitabile declino come lo è stato con l’exploit dell’Uomo qualunque. Ma Di Pietro che ha dalla sua “la furbizia contadina” già pensa ad invertire il pronostico entrando di prepotenza nel dibattito politico e proponendosi di continuo ai media avvalorando l’impressione che sia un “duro” sui principi e sui valori e che non accetti compromessi di alcun genere. Ha provato in due modi a raddoppiare virtualmente la consistenza del suo gruppetto di 42 parlamentari sia con la manifestazione popolare di Piazza Navona sia attivando un sito nel quale cerca di attrarre i tanti navigatori di internet dando spazio alle loro esternazioni. In questo modo si possono sentire più vicini alle istituzioni e poter fare, di conseguenza, un distinguo tra coloro che si rinserrano nelle loro campane di vetro del Palazzo e coloro che tengono la porta aperta anche se solo per l’accesso ad una delle sue anticamere. Oltre non si va. E’ la città proibita e resta tale. Ma i suoi avversari sono, sotto certi aspetti, più potenti. Il primo è Berlusconi e i suoi tentativi hanno una doppia funzione. La prima è quella di convincere Bersani e il Pd che se si vuole dialogare con il suo partito occorre isolare l’Idv e, in seconda battuta, pensa di convogliare la protesta su un terreno meno ostico come potrebbe essere il Fli. A sua volta Bersani alle prese con le tante anime del suo movimento ha bisogno di un raccordo che gli permetta di ridurre i distinguo sempre più insistenti e persino ostili che gli possono pervenire dalla sua stessa parte politica da Di Pietro alla sinistra diventata extraparlamentare. Tutti questi tatticismi sono, ovviamente, nella logica dei partiti che cercano una loro identità, di farsi una credibilità nei confronti dell’elettorato e di dimostrare che riescono meglio a interfacciarsi con l’opinione pubblica e a dare a essa la risposta giusta ai suoi bisogni. Fin qui l’immagine partito. Ma è sufficiente per cambiare il sistema paese e soprattutto nel contemperare la sua vocazione sociale e civile con le riforme che sappiano andare in difesa dei più deboli, in un’equa ridistribuzione delle risorse? Nutriamo in proposito forti dubbi. Oggi la partita che si gioca è di basso profilo. Si cerca da una parte d’addormentare l’opinione pubblica e, dall’altra, di distrarla su falsi problemi o con aperture riformiste solo verbali. Con questo andazzo il rischio maggiore può evidenziare una sfiducia diffusa per le istituzioni. In effetti il modello politico che si presenta rinnovato solo con un maquillage di facciata, ma con scarsi contenuti, non può reggere a lungo. Le riforme non possono attendere oltre ma nemmeno farle con la logica della “macelleria sociale” come si sta producendo Mario Monti con il solo fine di ingraziarsi la Merkel e il mondo finanziarfio e industriale tedesco ricacciando l’italia da paese industriale a società di consumi. Qui parliamo della filiera giustizia, del welfare, del lavoro, dell’assistenza sanitaria e previdenziale. Nel frattempo a subire il maggiore danno sono proprio quei partiti come Idv che proponendosi riformatori e non riuscendo nell’intento perdono, alla fine, la loro carica propulsiva. In parole povere diventano inutili e la prima avvisaglia l’abbiamo avuto con la sinistra arcobaleno. Che fare a questo punto? Credo che l’unica strada praticabile sia quella di unire le forze per una nuova costituente e per proporsi, tutti insieme, per un rinnovamento del sistema paese. Solo uniti si possono affrontare e tacitare i poteri forti, i clan del conservatorismo. Oggi hanno facile gioco mettendo sotto ricatto i partiti con l’arma del voto dato o tolto e che conduce all’impotenza, a non decidere e a lasciare le cose come sono. Alla fine le riforme non saranno perfette ma ci offriranno, per lo meno, la via di un cambiamento e la possibilità di migliorarle cammin facendo. Dobbiamo solo convincere i leader che questo è un passo obbligato se vogliamo salvare il salvabile e non rischiare di cadere nell’ingovernabilità o peggio. Riccardo Alfonso direttore del Centro studi della Fidest di educazione politica e sociale fidest@gmail.com)

Posted in Confronti/Your opinions | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Grillo l’uomo qualunque

Posted by fidest press agency su domenica, 30 ottobre 2011

Beppe Grillo, promotore di un forum di discussione e della nascita di un vero e proprio movimento politico nazionale, il Movimento cinque stelle, incomincia a preoccupare il mondo politico. La ragione sta nel fatto che la sua lista è riuscita a raccogliere, percentualente, i numeri sufficienti per disturbare gli equilibri politici soprattutto nei confronti del Pd che si è visto sfuggire il successo elettorale sia in Piemonte sia in Molise. Ciò, ovviamente, ha suscitato l’interesse e il compiacimento di Berlusconi ma non certo di Bersani. Taluni, a questo riguardo, si riallacciano a quello che considerano un precedente nel “Fronte dell’Uomo qualunque”, fondato nel 1944, da Guglielmo Giannini. E da qui fioccano i raffronti a partire dai due ideatori considerati, non a caso, due esperti di comunicazione e di spettacolo: Giannini commediografo e giornalista, Grillo attore comico. E sul tema della comunicazione non vi è dubbio che entrambi mostrano d’essere figli del loro tempo considerando i mezzi a disposizione, le tecnologie utilizzabili e l’uso che ne sanno fare. E il messaggio non è da meno. Nel 1944 si sta per uscire da una guerra “militare e civile” dove l’idea partito si scontra con i danni che ha provocato. Oggi la stessa idea partito esce svilita dagli usi e gli abusi di un potere che sta creando una conflittualità permanente tra generazioni, categorie sociali, contrasti di genere, demonizzazione delle istituzioni e che minano la stessa unità nazionale e il rapporto con la grande famiglia comunitaria. Allora si parlò di “qualunquismo” più per definirlo una brutta parola e non certo quanto intendeva in effetti esprimere: “una sfiducia nel sistema partitocratico e dallo scarso interesse che la politica mostrava verso i reali problemi della gente”. E dopo tanti anni questo rapporto incompreso tra la gente e la politica “del fare nell’interesse collettivo, nel rispetto della diversità, nella costante ricerca di un’equa ridistribuzione delle risorse” ritorna prepotentemente all’ordine del giorno dell’agenda politica e mostra tutta l’insofferenza di un popolo che è stanco di raggiri e di promesse mancate. E Grillo, come lo è stato Giannini, sanno che l’impresa è difficile perché non si tratta solo di raccogliere consensi ma di trasformarli in un’arma “dirompente” e che nel frattempo il rischio sta nel farsi “assorbire” dagli altri o dal farsi “triturare” da una “casta” che vive nella logica gattopardesdca del “tutto cambiare per nulla cambiare”. Oggi se Grillo, nella spinta volta alla ricerca di una politica “dal volto umano”, non riesce, da subito, nell’intento di diventare una forza elettoralmente consistente corre il serio rischio di finire come il fronte dell’Uomo qualunque di Giannini. Ed è un vero peccato che ciò accadesse. Perché oggi stiamo molto vicini alla consapevolezza che le buone intenzioni si misurano con i fatti e che i fatti si realizzano insieme e che sarebbe un’occasione irripetibile se riusciamo a coglierla nella sua interezza. Allora Giannini aveva per nemici, tra l’altro, le potenti lobby dei media, oggi Grillo ha per amici la rete che permette alla gente di superare la barriera del consenso pilotato e di ritrovarsi con le proprie idee e la possibilità di confrontarle in libertà. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

Posted in Confronti/Your opinions | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »