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Lo stato unitario affonda nella “monnezza” napoletana

Posted by fidest press agency su sabato, 2 luglio 2011

Quel “grillo parlante” che si chiama Gustavo Gesualdo alias Il Cittadino X in uno dei suoi ultimi scritti si sofferma sulla “monnezza napoletana” e si chiede, emblematicamente, perché da quando si è riacutizzata l’emergenza rifiuti a Napoli, il napoletano che siede al Quirinale, non emette più accorati appelli all’unità del paese, secondo lui, imprescindibile ed imperativo dogma valido erga omnes. E soggiunge: “Eppure io ho visto intere scolaresche obbligate ad imparare a memoria un inno nazionale che nessun bambino conosceva, lunghe file di alunni indottrinati che indossavano maglie con su stampato un cuore e la scritta Italia (starebbe per: io amo l’Italia …) percorrere le strade varesine, eppure io vedo tanti danari sprecati negli inutili festeggiamenti del 150° anno dall’unità”. E qui la riflessione amara: “Ma cosa festeggiano, e perchè obbligano i bambini ad imparare l’inno nazionale? Se nessuno lo ha insegnato loro, è forse perchè non frega nulla a nessuno della unità d’Italia. E allora, perchè usare la coercizione perchè lo imparino e lo ossequino? Perchè l’Italia non è un paese unito, ecco perchè. Perchè l’Italia è un paese mantenuto unito con la forza, ecco perchè. Perchè Napoli non è Verona, ecco perchè. Perchè la monnezza napoletana non la vuole nessuno, che non sia ideologicamente e pregiudizievolmente orientato. Mi chiedo sempre perchè un lombardo, un veneto, un piemontese differenzi e smaltisca i propri rifiuti ed un napoletano si rifiuti di differenziare e smaltire i propri.  Questa è l’icona dell’unità italiana: c’è chi è sotto la coercizione statale della legge e chi no. Ma i napoletani no, loro no. I napoletani sono esentati dal costruire un edificio secondo la prescrizione della legge, essi sono esentati dall’obbligo di smaltire i propri rifiuti, sono esentati dal rispetto della Legalità. Questa non è l’icona di una unità nazionale, ma ne rappresenta l’atto finale.  Siamo al capolinea di un sogno nazionalista per alcuni e di un incubo impossibile per altri. Questa unità del paese è ampiamente dimostrato che non esiste nei fatti. Festeggiarla in queste misere condizioni, amplifica solamente il sentimento di indignazione dei meridionali che non si riconoscono nella napoletanità e nel centralismo romano, ed irrita considerevolmente le popolazioni settentrionali, costrette ad una osservanza della legge che, rilevano, non è ugualmente applicata ed obbligatoria per tutti”. Eppure, aggiungiamo, non siamo tanto pessimisti. E’ vero che nella stagione delle vacche magre i partiti come la Lega ci vanno a nozze nello stimolare gli egoismi, i bassi sentimenti di quanti cercano di attribuire agli altri le proprie manchevolezze e il separatismo, in questa visione, la fa da padrona. Ma noi non ce la prendiamo con La Lega ma con coloro che pur di restare attaccati ad una poltrona sono anche disposti a vendersi il Paese pezzo dopo pezzo. E’ questa la sola cruda realtà. (Riccardo Alfonso ww.fidest.it)

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