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Posts Tagged ‘habemus papam’

Woytek: “Habemus Papam. Il gallo è morto”

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 settembre 2016

gallo-woytekRoma sabato 1° ottobre 2016 ore 16.30 Ex Cartiera Latina Sala Appia Via Appia Antica, 42 presentazione di Woytek “Habemus Papam. Il gallo è morto”. L’opera è costituita da una scultura in bronzo di cm. 250 raffigurante un Vescovo con in mano un gallo e da pannelli con disegni preparatori. “La tematica è quella del libero arbitrio in relazione all’intervento divino quale si presenta nel brano evangelico relativo al tradimento di Pietro: prima che il gallo canti mi rinnegherai tre volte”. (S. Severi).
L’evento, che si avvale del Patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania, dell’Ambasciata del Granducato di Lussemburgo, dell’Ambasciata della Repubblica di Polonia, è a cura di Stefania Severi e Maria Luisa Caldognetto e avrà luogo sabato 1° ottobre alle ore 16.30 unitamente ad una performance ideata dallo scultore stesso. La riflessione che l’installazione sollecita viene ulteriormente amplificata dalla lettura di testi connessi al tema e dall’esecuzione per la prima volta in Italia di brani musicali che il celebre musicista tedesco Timo Jouko Herrmann ha scritto espressamente per l’artista. (foto: gallo-woytek)

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Habemus Papam

Posted by fidest press agency su martedì, 15 novembre 2011

Habemus papam, Benedict XVI

Image via Wikipedia

Il fumo di satana e l’uomo di Dio Walter Martin – Fede & cultura – 2011 – pp. 382 – € 24,00 scontato 21,60 Un romanzo fatto di abile narrazione, di suspense, di sana teologia e di tanta buona dottrina cattolica. Per raccontare che cosa? L’eterna guerra che il Nemico muove contro la Chiesa, fino a portarla sulla soglia degli inferi senza riuscire a vincerla. Nulla di nuovo, perché questo è il motore della storia da duemila anni a questa parte. Ma c’è modo e modo di raccontarlo, e l’Autore di queste pagine è uno che sa farlo conquistando anche il lettore distratto. E, soprattutto, c’è modo e modo di esserne consapevoli, e l’Autore di queste pagine è uno che mostra di aver colto fin nelle sue pieghe più intime la crisi nella quale si dibatte la Chiesa. Habemus Papam è, insieme, una storia di grande coinvolgimento e un compendio inossidabile della fede cattolica.

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Habemus Papam di Nanni Moretti

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 aprile 2011

Habemus Papam, sconsigliato ai  minori CEI, è l’ultimo “capolavoro” cinematografico di Moretti, che esce, guarda caso, alla vigilia della beatificazione di Giovanni Paolo II, il Santo Wojtyla, che sembra, in parte, coincidere (a parere di chi scrive, abbastanza, maldestramente) con l’immagine del Papa  rinunciatario, protagonista del film morettiano (anche se, in realtà, Wojtyla ha fatto, in vita, esattamente, il contrario). Una figura, la sua, notevolmente confusa (probabilmente volutamente), che se da una parte ricorda il Pontefice polacco (vedi la passione per il teatro, la vaga somiglianza del personaggio, il suo accento e i modi) dall’altra sembra incarnare, in maniera molto sibillina, proprio i recenti dubbi, palesemente esternati, del suo successore sul soglio di Pietro (…forse troppo pericolosa una citazione più diretta?). Un tentativo, da parte del regista, quindi, di interpretare e di entrare nel mondo dello Spirito, senza sentirsene in realtà partecipe (questo è quello che si percepisce), evidenziando, prevalentemente, gli aspetti depressivi e degenerati (purtroppo, però, escludendo tutti gli altri), sicuramente presenti nel mondo contemporaneo, con particolare riferimento alla dimensione ecclesiastica e gerarchico-cardinalizia del Conclave. Una dimensione (si evince dall’opera) in cui il rimedio per la caduta e la decadenza umana non èla Divinità(con la sua Grazia discendente, il Verbo che si incarna e l’esperienza, attiva e creativa, della Fede) ma l’uomo con le sue “scienze esatte e positive”, psicanalisi, psichiatria, psicologia… (anche se nel film non si comprende, comunque, come agirle) che, come “ben sappiamo”, sono in grado di “porre rimedi certi a patologie e sconvolgimenti dell’essere”, come anche di compenetrare, esaustivamente, i misteri della vita e della morte… “Todo cambia” è il refrain della canzone, di Mercedes Sosa, più volte ripetuto nel film (che evoca un approccio ideologico e strizza, nel contempo, l’occhio alla martoriata Teologia della Liberazione), attraverso cui il regista sembra richiedere, all’attuale Chiesa di Roma, un cambiamento necessario di animo e costume ed un ritorno alla semplicità (praticamente una cronaca sotto gli occhi di tutti: ma dov’è l’Intuizione? E l’Arte con i suoi totali rimandi?): facile a dirsi. Un altro girotondo (sponsorizzato da noi) retorico, “purificatore” e morettizzatore (quella volta erala Sinistraadesso èla Chiesa?), senza un tondo e, soprattutto, senza un centro sostanziale e significativo che lo anima e sostiene, senza prospettive di metodo e reali proposte di campo: non sarebbe il primo, a cui assistiamo, e, forse,  neanche l’ultimo (caro Moretti)… verrebbe da pensare.

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