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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

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Gaza: Perché Israele non ha reagito ai bombardamenti di Hamas con un’operazione militare

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 novembre 2018

By Ugo Volli. Tutti sappiamo che nei giorni scorsi ci sono stati una serie di gravi incidenti a Gaza e dintorni. Una missione segreta, forse di raccolta di informazioni ma di cui non conosciamo l’obbiettivo e lo svolgimento, è stata scoperta e ha subito un’imboscata. Un tenente colonnello israeliano particolarmente stimato è stato ucciso e un altro ufficiale ferito. Nell’operazione di salvataggio la squadra dei terroristi che li aveva assaliti è stata distrutta, con sette morti dalla loro parte, fra cui un alto dirigente militare di Hamas; un’altra dozzina è stata ferita. In rappresaglia a queste perdite i terroristi hanno spedito quasi cinquecento fra razzi e colpi di mortaio su obiettivi civili Israele, uccidendo una persona (il caso ha voluto che fosse un lavoratore arabo di Hebron, che dormiva in una casa di Ashkelon e ferendone in diversa misura parecchie altre. Iron Dome ha abbattuto quasi tutti (ma non tutti) i razzi che apparivano diretti su luoghi abitati. L’aviazione israeliana ha risposto distruggendo una settantina di obiettivi militari e uccidendo una dozzina di terroristi. Dopo un giorno l’incidente è finito: Hamas ha chiesto il cessate il fuoco e il gabinetto di guerra israeliano ha deciso di non procedere con l’operazione di terra che era pronta. Gli abitanti delle comunità intorno a Gaza hanno protestato, e giustamente perché la loro vita è spesso resa difficilissima dagli attacchi missilistici e dai palloni molotov dei terroristi. Meno giustamente l’opposizione di sinistra (che rivendica l’eredità dei governi di Peres che ha consegnato quasi tutta Gaza all’Autorità Palestinese e di Sharon che ha sgomberato gli ebrei da quel che restava) ha attaccato il governo come incapace di difendere il paese. Ma questo sta nella dialettica democratica e saranno gli elettori a decidere chi ha ragione. All’estero e anche in Italia ci sono stati alcuni generali da salotto che senza alcun diritto politico o morale e soprattutto senza alcuna competenza hanno predicato l’occupazione di Gaza o la sua “distruzione”, dando dell’imbelle a Netanyahu.
In realtà il problema di Gaza non è risolvibile, può solo essere delimitato. Cerchiamo di guardare le cose dal punto di vista freddo di chi deve prendere le decisioni per Israele. A Gaza vi è un milione e mezzo di persone che non c’è modo di fare magicamente scomparire. Buona parte fra loro appoggiano i terroristi, che sono forti di parecchie decine di migliaia di uomini armati e hanno usato tutte le loro risorse per preparare tunnel e bunker di difesa, fortemente minati. Questi e i loro centri comando, le loro fabbriche e i loro depositi di armi, sono accuratamente sistemati vicino o sotto case d’abitazione, ospedali, scuole. Naturalmente non è possibile, per ragioni etiche e anche politiche, pensare di “spianare la striscia” con bombardamenti, come scrivono alcuni stupidi o provocatori. Né Hiroshima né Dresda possono essere esempi per l’esercito israeliano. Chi fosse così pazzo da tentarlo, provocherebbe la distruzione morale e probabilmente anche politica di Israele.
L’esercito israeliano può però conquistare sul terreno quest’incubo militare, ma a prezzo di molte decine o centinaia di morti suoi, e di migliaia o decine di migliaia di morti arabi, in buona parte civili. Ci sarebbe un prezzo politico altissimo da pagare, non solo sulle piazze occidentali ma anche nelle relazioni fondamentali che Israele sta costruendo con gli stati arabi contro l’Iran, che è il vero nemico pericoloso. Questa è la ragione per cui l’Iran sta finanziando Hamas esattamente per risucchiare Israele in un’operazione del genere.Una volta conquistata Gaza, bisognerebbe decidere che farne. Tenerla occupata, senza avere eliminato tutti i terroristi fino all’ultimo (il che è impossibile), ci sarebbe un’emorragia continua di morti e feriti nell’esercito, a causa di attentati. Inoltre dovrebbero stare qui truppe che servono a difendere il Nord, richiedendo richiami massicci di riservisti, con i problemi conseguenti. Lasciarla vorrebbe dire restituirla a Hamas, che ha radici profonde nella striscia e quadri anche all’estero; o darla alla Jihad islamica, che è espressione diretta dell’Iran, o consegnarla a Fatah, cioè ad Abbas, ammesso che volesse e sapesse tenerla; ma non bisogna farsi illusioni, il movimento non ha meno propensione al terrorismo di Hamas. Più probabilmente ne uscirebbe una specie di anarchia, in cui le bande terroriste competerebbero fra loro sulla capacità di infliggere danni a Israele. Si potrebbe infine fare un’operazione limitata come le precedenti, l’ingresso di qualche chilometro nel territorio di Gaza, con distruzione di risorse e organizzazione terroriste. Ma il risultato sarebbe solo provvisorio come nei casi precedenti. Al prezzo di qualche decina di morti fra i soldati israeliani e di qualche centinaia o migliaia di terroristi (ma anche di civili), e di costi politici notevoli, si restaurerebbe per un po’ di tempo la calma. Purtroppo se c’è una cosa che a Hamas non manca sono i ricambi militari, dato il lavaggio del cervello che ha inflitto alla popolazione. Le perdite, come è accaduto in passato, sarebbero presto ripianate.Guardiamo ora l’altro lato della bilancia, sempre con la lucidità al limite del cinismo che occorre in questi casi. Hamas ha usato 500 missili in un paio di giorni, ottenendo un morto e qualche ferito. Di fatto non ha danneggiato Israele se non nel morale degli abitanti vicino alla Striscia, costretti a subire un logorante bombardamento nei rifugi. Ma sul piano militare non è accaduto nulla di significativo. Anzi, si è dimostrata con chiarezza l’impotenza del terrorismo dei missili. Hamas avrebbe potuto continuare una settimana o un mese, senza fare davvero male allo stato ebraico. Anche il tentativo di concentrare nel tempo e nello spazio il bombardamento non ha avuto esiti: ci sono stati 80 missili lanciati in un’ora su un territorio limitato, e Iron Dome ha retto. Si può dire che questa occasione abbia dimostrato che l’arma dei razzi, almeno di quelli a corto raggio di Hamas, è spuntata. (Per quelli molto più sofisticati di Hezbollah e dell’Iran il discorso potrebbe essere diverso.) Come del resto non sono decisivi i loro tunnel e gli assalti in massa alla frontiera. Hamas è nell’angolo, può gridare vittoria quanto vuole, sul piano militare, come su quello politico è perdente.
In nome della “deterrenza” bisognava fare un’operazione di rappresaglia e entrare a Gaza, come Hamas ha in sostanza invitato a fare? No, era una trappola. Così ha valutato l’esercito israeliano e così ha deciso il gabinetto di guerra e Netanyahu. Israele è interessato alla calma, non vuole avere perdite inutili, non vuole offrire il fianco alla propaganda antisemita, sa che la guerra vera è quella del Nord, con Iran, Hezbollah, Siria (e dietro, almeno in parte la Russia). Ha scelto una linea razionale, non emotiva. Non si è fatto tentare dalla logica di “punire” Hamas per le sue provocazioni, ma ha badato al calcolo dei propri interessi. Non ha consentito che si lacerasse la trama del dialogo con i paesi sunniti. Non ha dato armi propagandistiche ai boicottatori. Non ha mostrato debolezza, ma lucidità.

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La tensione tra Israele e Hamas è risalita nelle ultime ore

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 novembre 2018

Dopo l’intermediazione egiziana della settimana scorsa che sembrava aver sancito un’intesa tra le parti, la situazione è precipitata tra domenica e questa notte, tanto che il premier Benjamin Netanyahu è tornato prematuramente in patria dal suo viaggio ufficiale a Parigi.
Nello spazio di poche ore circa 400 missili sono stati lanciati da Hamas verso Israele, accusata dal gruppo terroristico di un’azione avvenuta domenica al confine, in cui sono rimaste uccise un israeliano e sette palestinesi, fra cui un importante comandante militare del gruppo radicale.I centinaia di missili sparati da Hamas hanno fatto suonare le sirene al sud di Israele, la cui popolazione ha avuto 15” per mettersi in salvo. L’episodio più grave è stato quando un missile ha colpito un autobus in territorio israeliano ferendo una persona: dal mezzo erano usciti da pochissimo tempo 50 israeliani. Secondo le stime dell’esercito israeliano, il lancio di razzi di Hamas è stato il più alto di sempre, almeno in uno spazio di tempo così limitato. Esercito che ha reagito colpendo alcuni edifici di Hamas a Gaza. Gli attacchi, però, non sono arrivati all’improvviso: un piccolo missile è stato esplodere sull’obiettivo prima di colpire veramente l’obiettivo per dare il tempo ai civili di allontanarsi e salvare la propria vita.

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Perché nessuno si indigna per i disastri ecologici provocati da Hamas?

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 luglio 2018

Se c’è un valore condiviso nella nostra società, a l di là delle divergenze politiche sociali, nazionali, è quello della natura. Tutti, più o meno, ci rendiamo conto che l’aumento del numero degli esseri umani e delle risorse che consumano mette a rischio il pianeta, che in particolare fauna e flora sono a rischio e che se non stiamo attenti rischiamo di lasciare ai nostri discendenti una Terra difficile da abitare e più povera di quella che abbiamo ricevuto. E’ necessario curare l’ambiente, combattere la desertificazione, ripiantare i boschi, proteggere gli animali, evitare di inquinare con fumi, rifiuti, residui industriali.Fin qui, credo, tutti saranno d’accordo, anche se magari sulla gravità dei mali e sui rimedi da adottare ci può essere discussione. Ma allora saremo anche tutti d’accordo che bisogna lodare i comportamenti ecologici dei vari stati e movimenti e condannare quelli che invece abusano delle risorse, le sprecano o le rovinano per scopi politici. Per esempio, bisogna guardare a Israele e a Hamas.Israele è un miracolo ecologico. Tutte le testimonianze e le immagini che ci sono rimaste dicono che la terra di Israele, prima della costituzione dei primi rinnovati insediamenti ebraici, un secolo e mezzo fa, era uno dei luoghi più desolati della costa mediterranea: paludoso e malarico sulla costa, desertico all’interno, quasi totalmente privo di alberi e di popolazione. Oggi chi è stato anche solo per un breve viaggio turistico in Israele ne riporta il sentimento di un territorio verde, con campi ordinati e boschi ombrosi, pieno di verde anche dove la natura è di per sé molto aspra, come nella valle del Giordano o nel Negev. In una regione devastata da una carestia che dura ormai da sei anni, Israele ne ha limitato moltissimo i danni, grazie all’uso di tecnologie innovative come i grandi desalinizzatori, l’irrigazione a goccia, il riciclo intensivo delle acque usate. Bisogna aggiungere che Israele ha tanta attenzione e amore per la sua fauna selvatica, da essere diventato la tappa più importante del Mediterraneo per gli uccelli migratori e da aver recuperato una popolazione di animali selvatici del Medio Oriente altrove quasi distrutta, come antilopi, avvoltoi, caprioli e cani del deserto, che non è difficile vedere anche nei parchi delle grandi città.
Hamas invece dell’ecologia non ha alcuna cura, anzi evidentemente la disprezza. Nonostante tutti gli aiuti internazionali ricevuti ha scelto di non istallare depuratori e di lasciare che le acque di scarico di Gaza fluiscano senza controllo in mare, ottenendo con ciò non solo di inquinare alcune delle più belle spiagge israeliane del sud, ma anche il suo territorio. Di recente, per orchestrare la lugubre scenografia degli assalti di massa che ha organizzato contro la frontiera israeliana, ha fatto bruciare migliaia di pneumatici provocando un inquinamento inaudito dell’aria, del suolo e della falda, infinitamente peggiore di quello delle zone industriali più arretrate. Sempre in questa occasione, ha scoperto una nuova arma terroristica e cioè gli aquiloni e i palloni a elio con carichi incendiari che hanno messo a fuoco migliaia di ettari di campi e di riserve naturali in Israele. L’odio per la natura è arrivato al punto di usare come veicolo incendiario un povero falco selvatico, condannato così a morte atroce. (Ugo Volli)

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Gaza. Meotti: la colpa di quei morti è di Hamas

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 maggio 2018

Roma 21 maggio, alle 17,30, presso il Centro Studi Americani di via Caetani 32 si discuterà del libro di Giulio Meotti «Israele. L’ultimo stato europeo» e seguirà il commento sugli fatti di Gaza. All’evento, moderato da Barbara Pontecorvo, prenderanno parte Angelino Alfano, Emanuele Fiano, Enrico Mentana, Stefano Parisi e Ofer Sachs.
Per Giulio Meotti «È grave il bilancio di morti e feriti palestinesi oggi al confine fra Gaza e Israele. Lo stato ebraico, che nelle stesse ore è impegnato a Gerusalemme a celebrare lo spostamento lì dell’ambasciata americana e il riconoscimento di quella città come capitale, a Gaza sta difendendo il suo confine riconosciuto dalla comunità internazionale. La responsabilità degli scontri ricade infatti su Hamas, il movimento terrorista che vuole distruggere Israele e governa la Striscia di Gaza. Qualsiasi altro paese difenderebbe i propri confini e le proprie case da manifestazioni con 50.000 persone che vuole abbatterli. I tragici scontri di Gaza illuminano la condizione unica in cui si trova Israele fin dalla sua nascita 70 anni fa, ovvero quella di una democrazia minacciata nel suo diritto a esistere e a difendersi.»Questo il commento a poche ore dalla notizia degli ultimi scontri in M.O. di Giulio Meotti, giornalista de «Il Foglio» e autore per Rubbettino del libro in uscita in libreria “Israele. L’ultimo stato europeo” nel quale l’autore definisce lo stato israeliano come un avamposto della democrazia, del diritto e della cultura occidentale, che il fondamentalismo islamico vuole spazzare via e che l’Occidente dovrebbe avere a cuore. Perché un piccolo paese assediato nelle sedi internazionali e sui campi di battaglia è tra i più felici del mondo? Il segreto di Israele risiede in un modello culturale opposto a quello oggi in voga in un Occidente dominato dal relativismo, dal pacifismo e dal politicamente corretto. A 70 anni dalla nascita, Israele è una delle più antiche democrazie al mondo che ha eccelso in tutti i campi dello scibile umano e uno dei più straordinari successi della società aperta. Mentre raccoglieva i Premi Nobel, compiva scoperte scientifiche, riempiva le sale da concerto e stampava il più alto numero di libri pro capite, Israele si difendeva con le unghie e con i denti. È la grande storia della “villa nella giungla”. L’Occidente è quello che è grazie alle sue radici bibliche e illuministiche. Se l’elemento ebraico di quelle radici è rovesciato e Israele è perso, allora anche l’Occidente è perso. Per questo come va per la stato ebraico, andrà per tutti noi. Israele è la frontiera felice della cività occidentale.

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Hamas benedice l’attentato di Tel Aviv

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 giugno 2016

attentatoHamas inneggia ai cugini Muhammad e Khalid Muhamra, gli “eroi” che la sera di mercoledì hanno fatto strage dal centro commerciale di Sarona, nel cuore di Tel Aviv. Il capo di Hamas, Ismail Haniyeh, ha twittato la sua gioia per l’attentato di ieri sera al centro commerciale Sarona di Tel Aviv proclamando “onore e gloria” agli attentatori, da lui definiti “eroi”. I mass-media a Gaza hanno riferito di fuochi d’artificio per festeggiare la strage.
In un comunicato ufficiale su Twitter, Hamas ha poi dichiarato: “L’eroica operazione di mercoledì sera è il primo dei segnali per il mese sacro e la prima delle sorprese che attendono il nemico sionista durante il mese del Ramadan”. L’Fplp (Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina) ha affermato che l’attentato è motivo di orgoglio per i palestinesi ed è una sfida diretta al nuovo ministro della difesa israeliano Avigdor Lieberman. Per il portavoce di Hamas Hussam Badran essere riusciti a colpire nella zona blindata accanto al ministero della Difesa indica «il fallimento delle misure di sicurezza dell’occupazione». Dopo il massacro, si sono visti fuochi d’artificio in alcuni campi nei territori contesi anche se il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese Abu Mazen ha ufficialmente condannato (come sempre…) le «violenze sui civili», dimenticandosi delle sue continue invocazioni al terrorismo lanciate negli ultimi mesi. L’attacco, il più sanguinoso da quando è iniziata la nuova ondata di violenze, lo scorso ottobre, segna un salto di qualità nella cosiddetta “Intifada dei coltelli”. Dietro c’è un piano ambizioso e su larga scala. Gli assalitori, originari di Yatta, vicino ad Hebron, sono entrati illegalmente in Israele e non hanno precedenti. Per aggirare il blocco totale all’arrivo di armi nei Territori, hanno usato fucili automatici artigianali, fatti in casa su imitazione della mitraglietta svedese Carl Gustav. Sono arrivati in abiti eleganti e hanno finto di essere clienti in un ristorante prima di cominciare a sparare.
(Fonte: Ansa.it, La Stampa, Israele.net, Progetto Dreyfus, 9 Giugno 2016) Nella foto in alto: le quattro vittime la cui vita è stata spezzata nell’attentato terroristico.

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United Nations leaves Israel alone in the face of an existential threat, says WJC

Posted by fidest press agency su martedì, 15 luglio 2014

GazastripNEW YORK – The World Jewish Congress on Sunday criticized the United Nations Security Council and senior UN officials for failing to recognize Israel’s right to self-defense under the UN Charter against armed attacks against its territory and population. “It is once again troubling and shameful to see how the UN and many other governments are failing to grasp the fact that Israel is responding to an armed aggression launched against its territory by Hamas, which controls the Gaza Strip,” said WJC President Ronald S. Lauder in response to Saturday’s Security Council statement and comments by UN Human Rights Commissioner Navi Pillay which questioned the legality of Israel’s action in the Gaza Strip and suggested that Israel was deliberately killing civilians in Gaza.Lauder welcomed the Canadian government’s rejection of Pillay’s comments, which Foreign Minister John Baird had said was an “uncalled-for criticism of Israel”. The WJC president declared: “Canada has once again proven to be a real friend and one of the Jewish state’s closest allies. To put Hamas – a recognized terror organization – and the State of Israel on the same level and then to blame Israel for causing the death of civilians that Hamas deliberately uses as human shields is a way of saying that Hamas’ actions are justified.“Contrary to what Mrs. Pillay claims, the Israel military is taken extraordinary steps to prevent civilian casualties whereas Hamas is cynically seeking as many civilian casualties as possible. It is time for the UN and its leading officials to show some moral backbone, to uphold the principles enshrined in the UN Charter, and to hold Israel to the same standards than any other country battling this sort of existential threat,” he added.A few days ago, Lauder wrote a letter to UN ambassadors, EU foreign ministers, and others, telling them: “If it were your cities under attack, we know you would agree that a sovereign government has a duty to defend its citizens.”The WJC president also criticized the UN Security Council statement on the conflict, saying: “Once again, the council failed to name the cause of this conflict, or to condemn Hamas’ actions. The UN, instead of defending the values on which the organization was founded seven decades ago, continues to blame Israel for everything and is silent on terror groups such as Hamas.”

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WJC President Lauder condemns Palestinian unity accord

Posted by fidest press agency su domenica, 27 aprile 2014

palestinaNEW YORK – World Jewish Congress President Ronald S. Lauder today condemned the reconciliation deal announced by Palestinian factions Fatah and Hamas, which could lead to a unity government between the Palestinian Authority in the West Bank, which is led by Mahmoud Abbas, and the Hamas government in Gaza. “After many months of negotiations between Israel and the Palestinian Authority, we finally see the PA’s true colors: Mahmoud Abbas has decided that he would rather reconcile with the terrorist organization Hamas than make peace with Israel,” Lauder said. “All of the time and political capital expended by Secretary of State John Kerry and President Obama, all of the terrorist murderers released by Israel, all of this has been wasted on what was essentially a subterfuge. Abbas has now shown the world that he never seriously considered a two-state solution nor the acceptance of Israel as a Jewish State.”Lauder continued: “Instead of a peace treaty and the possibility of advancing his people out of the squalor they have lived in for more than 60 years, we have unity of Fatah and Hamas – two Palestinian entities that would rather destroy Israel and kill Jews than live in peace. This is one more dark chapter in an  old book that is filled with blood, terror, poverty and very little hope. And in the end, it’s hardly just Israel that will suffer, but the Palestinian people as well.”

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Cerchiamo la verità sulla morte di Arrigoni

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 aprile 2011

Vittorio Arrigoni è stato ucciso da militanti di Hamas. Fonti locali affermano che i due guerriglieri arrestati fanno parte dell’organizzazione armata palestinese. In un primo momento, il Movimento di resistenza islamico ha cercato di attribuire il crimine a una propria “cellula impazzita”, arrestando due salafiti palestinesi, ma senza comunicare i loro nomi. Li ha condannati a morte. Ieri abbiamo chiesto intervento urgente ad autorità italiane, Commissione Ue e Nazioni Unite, per evitare che una frettolosa esecuzione ponesse fine alla questione. Purtroppo, al di là della propaganda, a Gaza City circolano armi, droghe pesanti e tanto denaro, proveniente anche dai traffici di esseri umani. Abu Khaled, il trafficante che detiene i prigionieri eritrei a Rafah, è un militante di Hamas ed è un notabile nei Territori, tanto che controlla una rete di tunnel e rilascia interviste sui quotidiani britannici, a nome del Movimento di resistenza islamico. Vittorio Arrigoni viveva da tre anni a contatto con questi individui e sapeva tante cose; sicuramente rappresentava un pericolo per qualcuno ed era testimone scomodo di affari loschi, rapimenti, omicidi, torture, stupri, estorsioni. Noi vogliamo la verità e ci stiamo opponendo all’impiccagione subitanea dei presunti assassini, dei quali deve essere dimostrata la colpevolezza e devono essere chiariti i moventi. Oggi Hamas cerca di coinvolgere Israele: una nuova tattica per confondere l’opinione pubblica, visto che a Gaza il Mossad non è nemmeno riuscito a rintracciare il caporale Shalit. E’ importante che le autorità internazionali incontrino e ascoltino i guerriglieri arrestati e che si risalga ai veri esecutori dell’attivista. Le ideologie estremiste non aiutano, anche in considerazione del fatto che il crimine si è consumato in una zona al centro di altri gravi reati nonché di una vera e propria rete criminale. Oggi più che mai, serve obiettività. (fonte Gruppo EveryOne)

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Report: Hamas torturing 250 Eritreans in Egypt

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 dicembre 2010

Tel Aviv. Approximately 250 Eritrean refugees have been held captive and tortured for the past month by Hamas in northern Sinai, human rights organization EveryOne reported. The Italian-based organization sent an urgent plea to the Egyptian government last Thursday, claiming that the refugees, who were making their way to Israel to seek asylum, were captured by human traffickers. The issue of illegal refugees infiltrating through the Egyptian border has been dominating the news in Israel in recent months, but it appears that many meet a dreadful fate even before reaching the Jewish state. The humanitarian aid group reported that the refugees in question encountered Hamas operatives along the route, who promised to smuggle them into Israel for a payment of $2,000. Instead, they were placed in a detention facility on the outskirts of Rafah, an Egyptian town on the Gaza border, demanding their families in Eritrea pay a $10,000 ransom for their release.
According to Roberto Malini, who heads EveryOne, the NGO is able to communicate with the Eritreans, some of whom arrived in Italy a few months ago but were sent back to Libya, where they were held for three months. During their stay in Italy they were given cell phones so that they can keep the humanitarian aid group updated along the journey. The captors let the prisoners use the phones to request money from their families. The refugees were thus able to relate the poor conditions in which they were being held, and describe their location – a house located near a government building, surrounded by a fruit orchard – and even send photographs of the detention facility.
According to refugees who survived similar journeys and reached Israel, once the ransom is paid, the traffickers escort the prisoners to certain points along the border. Those who are unable to gather the funds will meet a bitter end.EveryOne officials claim that despite their repeated efforts to inform the Egyptian authorities of the dire situation, no action has been taken to remedy it, primarily because terrorist groups are behind the atrocities.

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Alemanno: agenda

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 luglio 2009

Roma. Primo luglio Ore 10.30: Sala Petrassi – Auditorium Parco della Musica, viale de Coubertin   Il sindaco, Gianni ALEMANNO, interviene all’Assemblea annuale 2009 dell’ACER, Associazione Costruttori Edili di Roma e Provincia. Ore 13: Sala delle Bandiere, Campidoglio  Il sindaco, Gianni ALEMANNO, e il ministro per la Pubblica amministrazione e l’innovazione, Renato BRUNETTA, firmano il protocollo d’intesa per l’innovazione dei processi e dei servizi del Comune di Roma. Ore 20.30: Aula Giulio Cesare, Campidoglio Il sindaco, Gianni ALEMANNO, consegna ufficialmente ai genitori di Gilad SHALIT la cittadinanza onoraria – votata il 25 giugno dal Consiglio Comunale – al soldato israeliano, da tre anni ostaggio di Hamas.

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