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Convegno Cosa ci ha lasciato Martin Lutero?

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 settembre 2017

Heiner BludauTrento 6 e 7 ottobre – presso il Centro Mariapoli in Strada di Cadine 33 nella frazione di Cadine – si svolgerà il convegno Cosa ci ha lasciato Martin Lutero? – Per una conclusione aperta del Quinto Centenario della Riforma, aperto a pastori, parroci, operatori pastorali, catechisti, insegnanti e a chiunque altro fosse interessato al tema.
La scelta di organizzare il convegno a Trento, cioè proprio nella città del Concilio, è evidentemente simbolica: voluta e promossa dalla CELI e dall’Ufficio per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della CEI, l’iniziativa ha infatti non solo l’obiettivo di concludere l’anno di celebrazioni del 500° anniversario della Riforma protestante ma, soprattutto, l’intenzione di guardare al futuro.
I lavori prenderanno spunto da quanto sottolineato nel capitolo IV di Guarire le memorie sulla Riforma, la Dichiarazione Comune per il 2017, formulata dalla Conferenza Episcopale Tedesca e dalla Chiesa Evangelica in Germania: “oggi evangelici e cattolici possono dire insieme che gli impulsi della Riforma, ma anche le critiche ad essa e le critiche alle critiche, hanno segnato profondamente la comprensione sia evangelica sia cattolica di ciò che è essenziale per il cristianesimo. Le confessioni oggi devono chiarire come considerano il rapporto tra le somiglianze sostanziali e le differenze confessionali. […]. Adempiere questo compito ci aiuterà a riportare la questione di Dio nel dialogo”.Con questo spirito, saranno tenuti i diversi interventi. Spesso “a due voci”.Ad iniziare da Martin Lutero tra oggi e domani. Cosa può e deve restare del pensiero di Lutero?: una riflessione teologica, cattolica e luterana, da parte di don Angelo Maffeis, Professore Ordinario della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale (Milano), e del Dr. Karl-Hinrich Manzke, Vescovo della Chiesa Evangelica Luterana dello Schaumburg-Lippe e responsabile della Federazione delle Chiese Evangeliche Luterane in Germania per le relazioni con la Chiesa cattolica.
O come la relazione Guarigione delle memorie: cosa significa? Come si fa? con la quale il Prof. Brunetto Salvarani, Docente di teologia della missione e del dialogo presso la Facoltà Teologica dell’Emilia Romagna, e il Pastore Heiner Bludau, Decano della Chiesa Evangelica Luterana in Italia, proveranno a individuare una linea comune.Ma il programma prevede non solo relazioni.
Saranno organizzati cinque gruppi di studio che ragioneranno rispettivamente su ognuno dei cinque imperativi ecumenici indicati nel documento “Dal conflitto alla comunione” (elaborato dalla Commissione luterana-cattolica nel 2013), con l’obiettivo di concretizzarli. E venerdì sera, in cattedrale, ci sarà una preghiera aperta alla cittadinanza, guidata dal Vescovo di Trento, Mons. Lauro Tisi, e dal Vescovo luterano Dr. Karl-Hinrich Manzke: sarà una preghiera di “guarigione della memoria” con una reciproca richiesta di perdono e un’invocazione comune della misericordia di Dio. (foto: Heiner Bludau)

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Giornate di “Sete di Pace: religioni e culture in dialogo”

Posted by fidest press agency su sabato, 24 settembre 2016

assisiAssisi. La Chiesa Evangelica Luterana in Italia (CELI), che riunisce le comunità luterane dell’intera penisola, rende noto un commento del Decano Heiner Bludau al termine della sua partecipazione, in rappresentanza della Federazione Luterana Mondiale (Lutheran World Federation, LWF), all’edizione 2016 dell’evento di Assisi, organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio e intitolato quest’anno ““Sete di Pace: religioni e culture in dialogo”. Nella città umbra, il Decano Bludau ha affiancato il Rev. Dr. Martin Junge, Segretario generale della LWF: l’evento di Assisi ha assunto per il mondo luterano un significato ulteriore perché si è svolto in prossimità dell’inizio di Luther 2017, l’anno di celebrazioni del 500° anniversario della Riforma che si caratterizzerà anch’esso per l’apertura verso fedi e culture diverse.
“La presenza ad Assisi mi ha consentito di apprezzare, ancora una volta, il valore non solo simbolico, anzi sostanziale, di iniziative come quella della Comunità di Sant’Egidio, sia dal punto di vista dell’ecumenismo che del dialogo interreligioso. Riflettere, confrontarsi, conoscersi o anche incontrarsi nuovamente con rappresentanti delle altre Chiese cristiane e di tante altre fedi religiose, è un’opportunità unica nella costruzione e nel consolidamento di un lungo ma comune e concreto percorso di Pace. Un’occasione di reciproca conoscenza che è giunta a 30 anni di distanza dalla Giornata mondiale di preghiera per la pace cui presero parte, proprio ad Assisi, i rappresentanti di tutte le grandi religioni mondiali e che oggi sembra, se possibile, ancora più importante alla luce della complicata fase storica che l’umanità sta attraversando – ha dichiarato il Decano Bludau – In tal senso, numerosi sono stati i momenti significativi cui ho avuto modo di partecipare ad Assisi. Cito quale esempio il dibattito sull’Iraq cui hanno partecipato esponenti dell’islam, sia sciita che sunnita, del cristianesimo e delle popolazioni curda e yazida. E porterò sempre con me il ricordo dell’incontro avuto con Audish Basa Rebwar, religioso della Chiesa caldea in Iraq. Un incontro che mi ha colpito anche a livello personale, anche in ragione delle mie origini, visto che sono nato a Baghdad.”Dall’evento di Assisi, il Decano ha infine tratto un’ulteriore convinzione.“Credo che, come CELI, il nostro impegno per la pace debba crescere ulteriormente. Con progetti concreti, come già facciamo ad esempio con la partecipazione, tramite la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, all’iniziativa dei Corridoi umanitari per accogliere, assistere e sostenere chi fugge dalle guerre e giunge in Europa alla ricerca di una speranza. Ma pure stimolando e facilitando, all’interno delle nostre comunità, un confronto sul significato della Pace che, non dimentichiamolo, è anche un tema biblico che meriterebbe probabilmente maggiore attenzione” conclude il Decano Bludau.
La Chiesa Evangelica Luterana in Italia, CELI, statutariamente bilingue, italiano e tedesco, è un ente ecclesiastico che attualmente raggruppa 7.000 luterani distribuiti in 15 comunità, dalla Sicilia all’Alto Adige. I suoi rapporti con la Repubblica Italiana sono regolati dalla legge n° 520 del 1995 (Intesa secondo l’art. 8 della Costituzione). La più antica comunità luterana in Italia è quella di Venezia, risalente alla Riforma attuata dal monaco agostiniano Martin Lutero nel 1517.Capace di evolvere con la società, oggi la CELI è fortemente impegnata non solo nella cura delle anime, ma anche in numerosi ambiti quali cultura, sanità, scuola, assistenza a poveri e immigrati, educazione ambientale, pari opportunità uomo-donna, difesa delle diversità e lotta alle discriminazioni, partecipazione al dibattito etico, religioso e politico.
Proprio per questo impegno, la Chiesa Luterana – una chiesa senza grandi patrimoni – riceve ogni anno la fiducia e il sostegno di tantissimi italiani che scelgono di destinarle l’otto per mille sulla dichiarazione dei redditi: così, nel 2014, sono state, più di 61.000 le firme a favore della CELI, cioè quasi 9 volte il numero dei luterani presenti in Italia.

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La legge sui diritti civili vista dai luterani

Posted by fidest press agency su domenica, 15 maggio 2016

Heiner BludauLa Chiesa Evangelica Luterana in Italia (CELI), che riunisce le comunità luterane dell’intera penisola, rende noto un commento del Decano Heiner Bludau relativo all’approvazione, da parte della Camera dei Deputati del Parlamento italiano, del DDL sulle Unioni Civili altrimenti noto come Legge Cirinnà. “Esprimo soddisfazione per l’approvazione della legge che finalmente riconosce e regolamenta le unioni civili perché, come luterano, lo ritengo un contributo fondamentale alla costruzione di una società che consente a tutti di vivere con pienezza i valori cristiani di fiducia, fedeltà e responsabilità – dichiara il Decano Bludau – Come già affermato in passato, credo infatti che il riconoscimento ufficiale delle comunioni di vita differenti dal matrimonio assicura a tutte le coppie di vivere un’unione in dignità e certezza di diritto. E questo non significa affatto svalutare il concetto di famiglia, anche quando l’unione viene celebrata in coppie dello stesso sesso. Per tanti, troppi secoli le chiese hanno discriminato le persone omosessuali: come CELI, riconosciamo da tempo questa colpa e accompagniamo tutti e indifferentemente nel proprio cammino di fede e di vita.” La dichiarazione del Decano Bludau esprime l’evoluzione della posizione della CELI che, attraverso una delibera del Sinodo già nel 2011, diede il via libera alla benedizione delle persone in unioni di vita non tradizionali, anche omosessuali, sancendo che è compito di una Chiesa l’accompagnamento di ogni tipo di coppia, purché viva la propria relazione responsabilmente, volontariamente e continuativamente. Con la benedizione e il sostegno di Dio, le persone possono sentirsi creature amate e accettate indipendentemente dal giudizio altrui e ricevere la forza di vivere serenamente il loro rapporto.Il Decano Bludau aggiunge: “Personalmente auspico ora che la tutela di tali diritti fondamentali, sancita ieri dal legislatore, sia presto seguita da analoghi provvedimenti di salvaguardia dei diritti dei bambini che crescono all’interno di queste famiglie, a partire dal riconoscimento della cosiddetta stepchild adoption.
Pur ribadendo la mia ferma contrarietà a pratiche di maternità surrogata, più note come utero in affitto, non si devono ignorare le esigenze di protezione di bambini comunque già nati o che verranno. Non appare giusto, ad esempio, che bambini che crescono affettivamente insieme all’interno di famiglie omogenitoriali siano fratelli in tutto ma non per la legge. O, peggio, che risultino palesemente svantaggiati, in caso di separazione o di morte di uno dei due partner.“ (foto: Heiner Bludau)

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