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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

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WJC appeals for pan-European stand against neo-Nazi gatherings planned for Hitler’s birthday

Posted by fidest press agency su sabato, 20 aprile 2019

NEW YORK – As neo-Nazis and extremists prepare to gather in Sofia and elsewhere in Europe this weekend on the date of Adolf Hitler’s 130th birthday, the World Jewish Congress is calling on governments across the continent to condemn and oppose neo-Nazi movements. In addition to the conference of fascists who refer to themselves as European nationalists in Sofia, other planned events include meetings in various locations across France, a hiking trip and picnic in Ukraine, a rock concert in Italy and another two conventions in separate locations in Germany.The WJC, under the leadership of President Ronald S. Lauder, has embarked on a widespread social media campaign to raise awareness about the proliferation of neo-Nazi gatherings across Europe, with an array of informational and visual content, calling on users everywhere to share employing the hashtags #NazisOut and #NazisRaus (a current anti-fascist slogan being used in Europe). The content will be posted on the World Jewish Congress’ Twitter page, http://www.twitter.com/worldjewishcong, throughout the weekend, highlighting the connection between pre-WWII era Nazi gatherings and contemporary neo-Nazi movements.
WJC CEO and Executive Vice President Robert Singer appealed directly to Bulgarian Interior Minister Mladen Marinov ahead the Bulgarian National Union’s three-day conference in Sofia, urging him to speak out against the extremist gathering. “Bulgaria should not be seen as a legitimate meeting place for those seeking to promote such hateful and destructive politics,” Singer wrote.In his letter, Singer expressed his gratitude to the Bulgarian government for the productive and warm relationship developed in recent years and noted that the WJC was deeply encouraged by the government’s efforts to combat antisemitism and promote tolerance in Bulgaria as part of its “long tradition of being a bastion of ethnic and cultural diversity and tolerance.”. That said, Singer wrote, “we are strongly opposed to the pan-European neo-Nazi conference scheduled to take place under the auspices of an extremist Bulgarian political movement. We urge you do to strongly denounce this event, as well as to do all in your power to prevent this odious meeting from occurring, in keeping with the Bulgarian values of tolerance. The spirit of this conference is part and parcel with the inciting and violent nature of the annual [neo-Nazi] Lukov march and should be met with the same condemnation and denunciation.”

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La pace desiderata dai tedeschi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 agosto 2018

Una pace che fu desiderata, durante gli anni di guerra, non solo dagli italiani ma da una parte dei tedeschi se pensiamo a tanti tentativi per spezzare il corso degli eventi drammatici con un delitto “eccellente.” Ancora sussulti di battaglie e di congiure quando il 20 luglio del 1944 alle 12,42 un ordigno esplose nel bunker (la lagebaracke della wolfsschanze = tana del lupo) di Hitler mentre era in riunione con alcuni alti ufficiali. Molti morirono ma Hitler rimase solo lievemente ferito. Mussolini arrivato a Rastenburg, verso le quattro del pomeriggio di quel fatidico giorno, si vide venire incontro un Hitler allucinato e seppe direttamente da lui cosa era successo.
Sia Shirer, sia Wheeler-Bennet, i due massimi storiografi della caduta del terzo Reich, descrivono il Duce prima sbigottito, poi convinto di scorgere nello scampato pericolo del Fuhrer, un segno della provvidenza la quale stava dalla loro parte. In privato, ad Anfuso, lasciò capire come in fondo non gli dispiacesse la faccenda: anche i tedeschi, questo popolo senza “traditori”, avevano avuto il loro 25 luglio. Venne così alla luce il terzo attentato al Fuhrer. Tutti e tre gli eventi puntavano alla realizzazione di un solo risultato.
Nei progetti delle alte gerarchie militari tedesche tali tentativi, se fossero andati a buon segno, avrebbero potuto portare l’Europa alla pace. In quest’ultima circostanza la bomba fu piazzata dal colonnello Klaus Philip Schenk, conte di Stauffenberg, trentasettenne e con uno splendido passato militare. Egli non era nuovo a queste iniziative e già altre due volte ci aveva provato, ma in entrambe Hitler si era sottratto, per un puro caso, e all’ultimo momento.
La reazione nazista non si fece attendere. Nel processo “lampo” celebrato il 7 agosto dello stesso anno ci furono otto condanne a morte eseguite con l’impiccagione dei colpevoli ai ganci da macellaio e strozzati con corde di violino. In aula erano stati costretti a presentarsi senza cinture e bretelle in modo da doversi reggere i calzoni con le mani, rendendosi ridicoli. Difficile, in questa circostanza, sapere quanti fossero, nel complesso, le vittime della brutale reazione nazista all’attentato. Si parla, comunque, di 16/20mila uccisioni. Ultimi a morire furono quelli che sembravano ormai salvi, dimenticati nei campi di sterminio come Canaris, assassinato il 9 aprile del 1945, un mese prima della resa tedesca.
Tra il settembre del 1943 e il gennaio del 1944 fallirono almeno una mezza dozzina d’attentati contro Hitler. Ricordiamo, ad esempio, quello del 13 marzo del 1943 a-lorché il generale Schlabrendorff, con uno stratagemma, riuscì a piazzare una bomba ad orologeria sull’aereo in cui viaggiava il Fuhrer. Ma l’ingranaggio non funzionò. Ci riprovò nel novembre del 1943 il capitano Axel Von dem Bossche con un gesto da “kamikaze” portandosi in tasca del pastrano due bombe a mano e deciso di lanciarsi addosso al dittatore. Per sua sfortuna l’incontro fu rinviato sine die. Lo stesso tentativo avvenne nel febbraio successivo per opera del tenente Heinrich von Kleist e nuovamente fallì. Questi episodi non furono casuali. C’era stato a Monaco il movimento studentesco della “rosa bianca” finito il 18 aprile del 1943 con la barbara decapitazione, con la scure, dei fratelli Hans e Sophie Scholl e di altri martiri.
Tra le file della stessa Luftwaffe vi era una centrale di spionaggio denominata “Orchestra rossa” a favore dei sovietici e diretta dall’aristocratico conte Harold Schulze-Boysen. C’erano gli intellettuali del circolo di Kreisau, fautori non di attentati ma di resistenza passiva ai nazisti e capeggiati da un nome illustre della nobiltà tedesca: il conte Helmuth von Moltke. C’erano i politici come l’ex sindaco di Lipsia Carl Goerdeler e altri e c’era persino il capo dello spionaggio ammiraglio Canaris con i suoi agenti e pure due religiosi protestanti. Lo stato maggiore, scrive Silvio Bertoldi, in questo fermentare d’inquietudini, era stato il primo a opporsi ai nazisti in ordine di tempo.
Lo Stato Maggiore doveva vendicare tra l’altro, alcuni dei suoi capi più rappresentativi, caduti sotto i colpi di Hitler: dal generale Kurt von Schleicher, cancelliere del Reich al generale Kurt von Bredow, e più tardi, al capo di stato maggiore Werner von Blomberg, tolto di mezzo per avere sposato una ragazza di piccola virtù, per finire al generale Wilheim Fritsch, capo di stato maggiore dell’esercito, ignobilmente ricattato con la falsa accusa di intrattenere rapporti omosessuali. (Riccardo Alfonso)

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Casa natale di Hitler: farne una Pinacoteca della Shoah

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 novembre 2009

Il Gruppo EveryOne propone al governo dello Stato di Israele di acquistare la casa in cui nacque Adolf Hitler – messa in vendita nei giorni scorsi dalla proprietà – per farne una Pinacoteca dell’Olocausto, nel luogo-simbolo in cui ebbe origine “la banalità del male” ed ebbero inizio i germi dello sterminio. “La nostra organizzazione è pronta a donare allo Stato di Israele,” dichiarano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti dell’organizzazione antirazzista, “circa 200 quadri realizzati da pittori ebrei scomparsi nei lager o sopravvissuti alla Shoah, una collezione di inestimabile valore creata negli anni dai nostri esperti dell’Olocausto, dopo meticolose ricerche in tutto il mondo sulle tracce degli artisti assassinati dai nazisti o entrando in contatto con i sopravvissuti”. Il costo della casa, che si trova nella cittadina austriaca di Braunau am Inn, è di circa 2 milioni di euro: un costo che potrà essere ammortizzato rapidamente attraverso biglietti di ingresso, pubblicazioni, documentari, opere audiovisive, film e sponsorizzazioni. “Riteniamo di grande importanza che la cultura della Memoria e della tolleranza razziale,” concludono gli attivisti, “possa sostituire la cultura dell’odio e del male, in un luogo che è emblematico almeno come Auschwitz, offrendo frutti di pace e uguaglianza alle generazioni future”. I fondatori e leader del Gruppo EveryOne, che sono artisti e uomini di cultura, oltre che attivisti per i Diritti Umani, hanno realizzato diverse opere e iniziative per la Memoria dell’Olocausto: il documentario sostenuto dal Museo Yad Vashem di Gerusalemme “In viaggio con Anne Frank”, che ricostruisce la vicenda della giovane vittima dell’odio razziale; i libri “Le 100 Anne Frank”, “Poesie dell’Olocausto” e  “Insegnare l’Olocausto”; l’opera teatrale “Anne in the sky”, con la regista israeliana Angelica Calò; i cortometraggi “Binario 21” e “Grune Rose”. Alcune delle opere d’arte che il Gruppo EveryOne intende donare al progetto sono state esposte con grande successo di pubblico durante il Giorno della Memoria 2009 in provincia di Milano.

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