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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 30

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Alfio Caruso: Salvate gli italiani. Mussolini contro Hitler Berlino 1944

Posted by fidest press agency su martedì, 24 settembre 2019

Nel luglio ’44, sul treno verso Rastenburg, dove il 20 luglio avrà l’ultimo incontro con Hitler appena sopravvissuto all’attentato di von Stauffenberg, Mussolini spiegò al generale Morera, comandante della missione militare italiana a Berlino, che il suo compito più impellente sarebbe stato salvare i 700 mila connazionali presenti in Germania, fascisti o antifascisti che fossero, e rimandarli a casa sani. Ad aiutare Morera fu un gruppetto di diplomatici dell’ambasciata i cui uomini di punta furono il ventisettenne consigliere d’ambasciata Giangaleazzo Bettoni e il delegato della Croce Rossa Armando Foppiani. Battendosi in nome di un’Italia senza ideologie, sebbene rappresentassero la Repubblica Sociale, questi italiani perbene, oggi dimenticati, riuscirono a impedire che i militari delle divisioni Littorio e Italia fossero inviati quale forza lavoro a farsi macellare sul fronte orientale; a strappare alla forca i condannati a morte per aver rubato una saponetta e a tutelare i 70 mila soldati e ufficiali italiani che continuavano a manifestare una netta opposizione al nazismo. Grazie anche all’inedita testimonianza di Renzo Morera, Prisca Bettoni e Oreste Foppiani, Alfio Caruso fa finalmente luce su una pagina eroica e sconosciuta della Seconda guerra mondiale. 224 pagine Neri Pozza Editore.
Alfio Caruso (Catania, 1950), una laurea, una moglie, tre figli, una nuora, due nipotini, dopo quattro romanzi con Leonardo e Rizzoli si è dedicato con Longanesi alla storia italiana del Ventesimo secolo. Ne ha narrato l’escalation mafiosa (Da Cosa nasce Cosa, Perché non possiamo non dirci mafiosi, Io che da morto vi parlo, Milano ordina: uccidete Borsellino), l’abbondanza di misteri (Il lungo intrigo), i più importanti episodi della seconda guerra mondiale (Italiani dovete morire, Tutti i vivi all’assalto, Arrivano i nostri, In cerca di una Patria, Noi moriamo a Stalingrado, L’onore d’Italia). Con Einaudi ha pubblicato due romanzi, Willy Melodia e L’arte di una vita inutile, con Salani Breve storia d’Italia.

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I diritti del popolo ariano, degli stalinisti e dei fascisti

Posted by fidest press agency su domenica, 8 settembre 2019

Per Hitler la libertà era un diritto del popolo ariano e per Stalin dei comunisti, ma non si poteva estenderla agli altri. La democrazia, a sua volta, stava nell’assecondare la volontà del dittatore come supremo maestro e arbitro e, a lui, spettava concedere o non accordare le libertà individuali lasciando cadere nel privato, nella concezione intimistica della vita vissuta da ciascuno di noi, i valori che altri rendevano corali. Lo stesso criterio era concepito da Stalin. Nel mezzo ci troviamo altre dittature di stampo europeo quali furono il fascismo e il franchismo in Spagna. Tutto incominciò anni prima, rispetto alla data dell’effettiva conquista del potere da parte dei rispettivi movimenti politici.
Il fascismo, ad esempio, trasse la sua origine il 23 marzo del 1919, in Piazza S. Sepolcro a Milano quando, alla presenza di una cinquantina di persone, Mussolini fondò il suo movimento che presto trasformò in partito fascista. Egli agiva da antimarxista, per compiacere i capitalisti, e da dittatore populista per tentare di catturare qualche frangia della sinistra. Nel 1921 il liberale Giovanni Giolitti accolse, nel suo listone, il partito fascista con la segreta speranza di indebolire gli altri partiti d’opposizione. In quell’occasione Mussolini conquistò solo 35 seggi, in altre parole il 7% dell’intera forza rappresentata in Parlamento, mentre i socialisti n’ebbero 122 e i “popolari” di Sturzo 107. Il 16 ottobre del 1922 i fascisti decisero di tentare una prova di forza incominciando a occupare, nella notte tra il 27 e il 28 ottobre, con le loro camicie nere, gli uffici governativi. Il governo rispose alla provocazione invitando il Re a mobilitare l’esercito. Fu così dichiarato lo stato d’assedio, ma non s’intervenne con l’esercito per evitare che si scatenasse una guerra civile.
Data la caoticità della situazione alla fine non si trovò di meglio che nominare primo ministro Mussolini. Gli toccò, in questo modo, il 29 ottobre a soli 39 anni, di prendere in mano le redini del governo del Paese.
Ma non ebbe fretta nell’assumersi l’incarico preferendo far marciare prima, su Roma, le sue camicie nere. In questo modo se da una parte si svelenì il clima politico trasformando le carovane fasciste in una semplice passeggiata, dall’altra Mussolini trasse un’indicativa dimostrazione di forza, spuntata dalle “piazze” italiane, e volta a rafforzare il prestigio popolare del Capo.
Subito dopo la maggioranza dei posti chiave del governo fu assegnata ai fascisti. Il Duce colse a volo l’occasione imponendo una legge elettorale che attribuiva i due terzi dei seggi alla lista che otteneva la maggioranza relativa. Le elezioni si svolsero il 6 aprile 1924. In quel periodo avvenne il delitto Matteotti. In questo modo Mussolini si vendicò del suo maggiore oppositore, tra i banchi del Parlamento, per il varo della sua legge elettorale. (Riccardo Alfonso)

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La guerra lampo

Posted by fidest press agency su domenica, 18 agosto 2019

La vera forza di Hitler e dei suoi generali è stata quella di aver “inventato” la guerra lampo. La caratteristica della prima guerra mondiale fu quella di impostare, per la massima parte, la sua strategia in una guerra di “posizione” e gli stati maggiori degli eserciti vittoriosi, in particolare, erano propensi nel credere che questa sarebbe rimasta la carta vincente anche per il futuro. Ciò spiega il motivo dell’enorme spesa militare affrontata dai francesi (circa 250 miliardi di franchi di allora) per costruire la “Linea Maginot” dalla Svizzera al Belgio.
La consideravano una forma di “assicurazione” contro un’invasione che venisse dalla Germania. I tedeschi, invece, che furono gli sconfitti da tale “guerra di posizione” furono i primi a rendersi conto delle potenzialità militari offerte dai mezzi meccanici e dalla loro capacità di movimentare il fronte bellico.
Quindi meno divisioni ippotrasportate, ma più autocarri con artiglierie d’accompagnamento alla fanteria e alle divisioni corazzate con strutture leggere su carri motorizzati e molto mobili. Da qui emerge la logica di un sostanziale rafforzamento dei mezzi d’offesa rendendoli anch’essi “veloci” e, possibilmente, autonomi rispetto a quei reparti che tradizionalmente sono più lenti: fanterie e artiglierie da campo.
Lo stesso dicasi per l’aviazione per la sua capacità di trasportare grossi carichi di bombe e di poter recare scompiglio tra le colonne di militari che si dirigevano al fronte o danneggiando seriamente le fabbriche d’armi o indebolendo la capacità di resistenza delle popolazioni con bombardamenti a tappeto sulle città.
L’aviazione poteva anche servire al trasporto delle truppe e, all’occorrenza, paracadutarle per la rapida conquista dei punti ritenuti strategici e per creare scompiglio nelle retrovie del nemico. Nonostante ciò ci siamo trovati alla vigilia del secondo conflitto mondiale con una preponderanza delle flotte aeree anglo-francesi costituite da velivoli da ricognizione, da bombardieri a breve e medio raggio (i maggiori potevano attaccare obiettivi posti non oltre i 1000 Km. di distanza dalle basi di partenza) e con carichi distruttivi modesti. La Luftwaffe invece, aveva messo a punto un efficacissimo tipo di bombardiere in picchiata la cui funzione d’appoggio ebbe valore decisivo nelle prime fasi della guerra, specie in funzione anticarro, antinave e per la sistematica distruzione a terra degli aerei nemici. Il che avvenne puntualmente durante l’attacco alla Polonia dove gran parte dei suoi mille aerei furono distrutti prima che volassero. Il tutto lasciava presagire che queste nuove dottrine d’intervento militare, in specie quella messa a punto dai tedeschi, portassero ad un grande successo gli eserciti che le avessero adottate per primi. Divenne così una forma di guerra che andò con il nome di “Blitzkrieg” (guerra lampo). Il suo punto di forza era costituito dalle divisioni corazzate (Panzerdivisionen), essenzialmente celeri, con carri leggeri e medi (tra le 6 e le 16 tonnellate) e soprattutto veloci e con un armamento efficace, ma non imponente. Questa tecnica fu ideata dal generale Guderian, teorico della guerra dei carri. Lo stesso risultato poteva verificarsi con l’uso in mare di una potente flotta di sommergibili e ancor più combinandola con gli aerei-siluranti in partenza dalle porta-aerei e l’utilizzo di truppe speciali d’assalto paracadutate o trasportate con alianti. (Oggi sostituiti con gli elicotteri da combattimento).
Si aggiunse, poi, una tecnica di combattimento, affidata a specialisti “superdotati”, che nata all’inizio della seconda guerra mondiale si è poi, man mano, affinata a tal punto che i britannici ne fecero largo uso per combattere contro l’Afrikakorps, con il loro 22° Special Air Service Re-giment. Questo contingente, costituito con quel nome di copertura dalla ditta di spedizioni da David Stirling, fu poi collaudato in decine di campagne dalla Malesia alle Falkland, dall’Irak all’Ulster. Tali reparti possono operare, con estrema efficacia e alta professionalità, in team di quattro uomini (capo pattuglia, artificiere, radiotelegrafista e infermiere). Essi sono in grado di coprire 60 Km., in 20 ore con uno zaino da 25 chili. Sulla meticolosità del loro addestramento basti affermare che durante le infiltrazioni in Irak portavano via le proprie feci perché troppo diverse da quel-le della popolazione della zona. A sua volta la Francia può ricorrere sia ai Crap (Commandos de Recherche et Action dans la Profondeur) sia al 13° reggimento paracadutisti. Sono forze nate per infiltrarsi in territorio nemico e guidare attacchi nucleari, distruggere comandi e centri nodali.
Non si trattò, ovviamente, solo di operazioni militari terrestri. Per mare, infatti, le iniziative non mancarono e alcune furono casuali, ma di grande effetto. Ricordo quanto avvenne il 31 ottobre del 1940 quando gli inglesi rintracciarono lungo la costa spagnola un famoso mezzo d’assalto italiano chiamato “maiale” e riuscirono a riprodurlo chiamandolo “chariot” (carretto) per poi utilizzarlo da supporto per favorire l’opera dei sommozzatori nei loro raid contro le munite difese dei porti nemici. Un altro intelligente impiego, per merito degli inglesi, fu realizzato con i sommergibili nani con un equipaggio di quattro uomini e dotato di cariche esplosive fissate esternamente. Con questo mezzo nel settembre del 1943 i britannici danneggiarono nell’alto fiord la Torpitz. I giapponesi non furono da meno costruendo un siluro, il kaiteu, con un uomo al suo interno incaricato di dirigere l’arma contro un vascello nemico. I tedeschi, a loro volta, prepararono un mezzo navale denominato “bruco” formato da due siluri uno sull’altro. In uno di essi vi era un uomo che lo guidava e appena raggiunto il bersaglio, liberava l’altro siluro permettendogli di seguire la sua corsa finale verso l’obiettivo. Altri impieghi bellici furono offerti dal-le cosiddette “lenticchie” costituite da tre motoscafi di cui il primo guidato da un equipaggio e gli altri due con cariche esplosive. In prossimità del bersaglio i due motoscafi imbottiti di esplosivo erano fatti proseguire radiocomandati. Il “diavolo marino” a sua volta era un sommergibile capace di navigare ad altissima velocità (28-30 nodi) ed essendo munito di cingoli poteva avventurarsi anche sulla terra ferma utilizzando un lanciafiamme. Un altro piccolo sottomarino “il delfino” era capace di superare i trenta nodi sott’acqua. Era attivato da una turbina Walter a perossido d’idrogeno e manovrato esclusivamente per effetto dei timoni senza casse d’immersione perciò capace di guizzare sotto e sotto la superficie del mare proprio come un delfino.

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WJC appeals for pan-European stand against neo-Nazi gatherings planned for Hitler’s birthday

Posted by fidest press agency su sabato, 20 aprile 2019

NEW YORK – As neo-Nazis and extremists prepare to gather in Sofia and elsewhere in Europe this weekend on the date of Adolf Hitler’s 130th birthday, the World Jewish Congress is calling on governments across the continent to condemn and oppose neo-Nazi movements. In addition to the conference of fascists who refer to themselves as European nationalists in Sofia, other planned events include meetings in various locations across France, a hiking trip and picnic in Ukraine, a rock concert in Italy and another two conventions in separate locations in Germany.The WJC, under the leadership of President Ronald S. Lauder, has embarked on a widespread social media campaign to raise awareness about the proliferation of neo-Nazi gatherings across Europe, with an array of informational and visual content, calling on users everywhere to share employing the hashtags #NazisOut and #NazisRaus (a current anti-fascist slogan being used in Europe). The content will be posted on the World Jewish Congress’ Twitter page, http://www.twitter.com/worldjewishcong, throughout the weekend, highlighting the connection between pre-WWII era Nazi gatherings and contemporary neo-Nazi movements.
WJC CEO and Executive Vice President Robert Singer appealed directly to Bulgarian Interior Minister Mladen Marinov ahead the Bulgarian National Union’s three-day conference in Sofia, urging him to speak out against the extremist gathering. “Bulgaria should not be seen as a legitimate meeting place for those seeking to promote such hateful and destructive politics,” Singer wrote.In his letter, Singer expressed his gratitude to the Bulgarian government for the productive and warm relationship developed in recent years and noted that the WJC was deeply encouraged by the government’s efforts to combat antisemitism and promote tolerance in Bulgaria as part of its “long tradition of being a bastion of ethnic and cultural diversity and tolerance.”. That said, Singer wrote, “we are strongly opposed to the pan-European neo-Nazi conference scheduled to take place under the auspices of an extremist Bulgarian political movement. We urge you do to strongly denounce this event, as well as to do all in your power to prevent this odious meeting from occurring, in keeping with the Bulgarian values of tolerance. The spirit of this conference is part and parcel with the inciting and violent nature of the annual [neo-Nazi] Lukov march and should be met with the same condemnation and denunciation.”

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La pace desiderata dai tedeschi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 agosto 2018

Una pace che fu desiderata, durante gli anni di guerra, non solo dagli italiani ma da una parte dei tedeschi se pensiamo a tanti tentativi per spezzare il corso degli eventi drammatici con un delitto “eccellente.” Ancora sussulti di battaglie e di congiure quando il 20 luglio del 1944 alle 12,42 un ordigno esplose nel bunker (la lagebaracke della wolfsschanze = tana del lupo) di Hitler mentre era in riunione con alcuni alti ufficiali. Molti morirono ma Hitler rimase solo lievemente ferito. Mussolini arrivato a Rastenburg, verso le quattro del pomeriggio di quel fatidico giorno, si vide venire incontro un Hitler allucinato e seppe direttamente da lui cosa era successo.
Sia Shirer, sia Wheeler-Bennet, i due massimi storiografi della caduta del terzo Reich, descrivono il Duce prima sbigottito, poi convinto di scorgere nello scampato pericolo del Fuhrer, un segno della provvidenza la quale stava dalla loro parte. In privato, ad Anfuso, lasciò capire come in fondo non gli dispiacesse la faccenda: anche i tedeschi, questo popolo senza “traditori”, avevano avuto il loro 25 luglio. Venne così alla luce il terzo attentato al Fuhrer. Tutti e tre gli eventi puntavano alla realizzazione di un solo risultato.
Nei progetti delle alte gerarchie militari tedesche tali tentativi, se fossero andati a buon segno, avrebbero potuto portare l’Europa alla pace. In quest’ultima circostanza la bomba fu piazzata dal colonnello Klaus Philip Schenk, conte di Stauffenberg, trentasettenne e con uno splendido passato militare. Egli non era nuovo a queste iniziative e già altre due volte ci aveva provato, ma in entrambe Hitler si era sottratto, per un puro caso, e all’ultimo momento.
La reazione nazista non si fece attendere. Nel processo “lampo” celebrato il 7 agosto dello stesso anno ci furono otto condanne a morte eseguite con l’impiccagione dei colpevoli ai ganci da macellaio e strozzati con corde di violino. In aula erano stati costretti a presentarsi senza cinture e bretelle in modo da doversi reggere i calzoni con le mani, rendendosi ridicoli. Difficile, in questa circostanza, sapere quanti fossero, nel complesso, le vittime della brutale reazione nazista all’attentato. Si parla, comunque, di 16/20mila uccisioni. Ultimi a morire furono quelli che sembravano ormai salvi, dimenticati nei campi di sterminio come Canaris, assassinato il 9 aprile del 1945, un mese prima della resa tedesca.
Tra il settembre del 1943 e il gennaio del 1944 fallirono almeno una mezza dozzina d’attentati contro Hitler. Ricordiamo, ad esempio, quello del 13 marzo del 1943 a-lorché il generale Schlabrendorff, con uno stratagemma, riuscì a piazzare una bomba ad orologeria sull’aereo in cui viaggiava il Fuhrer. Ma l’ingranaggio non funzionò. Ci riprovò nel novembre del 1943 il capitano Axel Von dem Bossche con un gesto da “kamikaze” portandosi in tasca del pastrano due bombe a mano e deciso di lanciarsi addosso al dittatore. Per sua sfortuna l’incontro fu rinviato sine die. Lo stesso tentativo avvenne nel febbraio successivo per opera del tenente Heinrich von Kleist e nuovamente fallì. Questi episodi non furono casuali. C’era stato a Monaco il movimento studentesco della “rosa bianca” finito il 18 aprile del 1943 con la barbara decapitazione, con la scure, dei fratelli Hans e Sophie Scholl e di altri martiri.
Tra le file della stessa Luftwaffe vi era una centrale di spionaggio denominata “Orchestra rossa” a favore dei sovietici e diretta dall’aristocratico conte Harold Schulze-Boysen. C’erano gli intellettuali del circolo di Kreisau, fautori non di attentati ma di resistenza passiva ai nazisti e capeggiati da un nome illustre della nobiltà tedesca: il conte Helmuth von Moltke. C’erano i politici come l’ex sindaco di Lipsia Carl Goerdeler e altri e c’era persino il capo dello spionaggio ammiraglio Canaris con i suoi agenti e pure due religiosi protestanti. Lo stato maggiore, scrive Silvio Bertoldi, in questo fermentare d’inquietudini, era stato il primo a opporsi ai nazisti in ordine di tempo.
Lo Stato Maggiore doveva vendicare tra l’altro, alcuni dei suoi capi più rappresentativi, caduti sotto i colpi di Hitler: dal generale Kurt von Schleicher, cancelliere del Reich al generale Kurt von Bredow, e più tardi, al capo di stato maggiore Werner von Blomberg, tolto di mezzo per avere sposato una ragazza di piccola virtù, per finire al generale Wilheim Fritsch, capo di stato maggiore dell’esercito, ignobilmente ricattato con la falsa accusa di intrattenere rapporti omosessuali. (Riccardo Alfonso)

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Casa natale di Hitler: farne una Pinacoteca della Shoah

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 novembre 2009

Il Gruppo EveryOne propone al governo dello Stato di Israele di acquistare la casa in cui nacque Adolf Hitler – messa in vendita nei giorni scorsi dalla proprietà – per farne una Pinacoteca dell’Olocausto, nel luogo-simbolo in cui ebbe origine “la banalità del male” ed ebbero inizio i germi dello sterminio. “La nostra organizzazione è pronta a donare allo Stato di Israele,” dichiarano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti dell’organizzazione antirazzista, “circa 200 quadri realizzati da pittori ebrei scomparsi nei lager o sopravvissuti alla Shoah, una collezione di inestimabile valore creata negli anni dai nostri esperti dell’Olocausto, dopo meticolose ricerche in tutto il mondo sulle tracce degli artisti assassinati dai nazisti o entrando in contatto con i sopravvissuti”. Il costo della casa, che si trova nella cittadina austriaca di Braunau am Inn, è di circa 2 milioni di euro: un costo che potrà essere ammortizzato rapidamente attraverso biglietti di ingresso, pubblicazioni, documentari, opere audiovisive, film e sponsorizzazioni. “Riteniamo di grande importanza che la cultura della Memoria e della tolleranza razziale,” concludono gli attivisti, “possa sostituire la cultura dell’odio e del male, in un luogo che è emblematico almeno come Auschwitz, offrendo frutti di pace e uguaglianza alle generazioni future”. I fondatori e leader del Gruppo EveryOne, che sono artisti e uomini di cultura, oltre che attivisti per i Diritti Umani, hanno realizzato diverse opere e iniziative per la Memoria dell’Olocausto: il documentario sostenuto dal Museo Yad Vashem di Gerusalemme “In viaggio con Anne Frank”, che ricostruisce la vicenda della giovane vittima dell’odio razziale; i libri “Le 100 Anne Frank”, “Poesie dell’Olocausto” e  “Insegnare l’Olocausto”; l’opera teatrale “Anne in the sky”, con la regista israeliana Angelica Calò; i cortometraggi “Binario 21” e “Grune Rose”. Alcune delle opere d’arte che il Gruppo EveryOne intende donare al progetto sono state esposte con grande successo di pubblico durante il Giorno della Memoria 2009 in provincia di Milano.

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