Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n°159

Posts Tagged ‘hiv’

A second person has probably been cured of HIV

Posted by fidest press agency su martedì, 5 marzo 2019

ESTABLISHED HIV infection is easy to control but impossible to cure. Or almost impossible. The exception seems to be Timothy Brown, a man often referred to as the Berlin patient. In 2006, after a decade of successfully suppressing his infection with anti-retroviral drugs, Mr Brown developed an unrelated blood cancer, acute myeloid leukaemia. To treat this life-threatening condition he opted, the following year, for a blood-stem-cell transplant. And, at the same time, he volunteered as a guinea pig for an experimental anti-HIV treatment, which worked. Now, a team of doctors in London have reported a similar case.Blood-stem-cell transplantation is a normal, though radical, treatment for various sorts of blood cancer. Stem cells are the precursors from which particular tissues grow. Blood-stem-cell transplantation involves using drugs (backed up, in Mr Brown’s case, by radiotherapy) to kill a patient’s natural blood-producing tissue, the bone marrow, and then transfusing in new stem cells from a donor. (font: The Economist)

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Some good news and some bad, in the fight against HIV

Posted by fidest press agency su domenica, 23 luglio 2017

hivTHE latest progress report from UNAIDS, the United Nations body charged with combating HIV and AIDS, brings mixed news. On the positive side, as the chart shows, the death rate from AIDS continues to fall. In 2016 there were 1m AIDS-related fatalities, down from 1.9m in 2005, the year of peak mortality. This reflects the successful promulgation of antiretroviral drugs in almost all parts of the world to those already infected. Such drugs can keep symptoms at bay indefinitely, prolonging lifespans to those enjoyed by the uninfected.As the chart also shows, the death rate among women and girls is both lower than that for men and boys, and is also falling faster. This is despite both sexes having similar rates of infection (indeed, at 51% of the infected population, females carry a slightly higher burden of the disease). This inequality probably reflects both earlier diagnosis of women, whose HIV status is checked routinely at antenatal clinics, and a more responsible female attitude towards taking any drugs prescribed. It also suggests that consideration should be given as to how campaigns can be designed more effectively to reach and penetrate the brains of men.As to the idea of a cure for AIDS, namely a medication that will clear the virus from someone’s body completely, that also remains a distant prospect. For now, UNAIDS’s goal of 90/90/90—that 90% of those who are infected will know the fact, that 90% of those who know the fact will be on treatment and that in 90% of those being treated, the treatment will be effective—remains ambitious enough to be taxing (in 2016 the figures were 70%, 77% and 82% respectively), but realistic enough to be achievable. (by The Economist) (photo: hiv)

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Nuova iniziativa di prevenzione e cura per l’infezione da HIV

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 gennaio 2017

Ospedale Spallanzani, RomaIl 50% delle persone scopre di essere HIV positiva con una diagnosi tardiva, in una fase di malattia avanzata, quando l’immunità è già fortemente compromessa, e per di più con il timore di aver inconsapevolmente trasmesso l’infezione ad altre persone.“Facciamolo Rapido” è il titolo del nuovo Progetto che vede, ancora una volta, la stretta collaborazione tra l’Istituto Nazionale Malattie Infettive-INMI Spallanzani e Anlaids Lazio sul tema prevenzione dell’infezione da HIV. Si offre la possibilità di eseguire il test gratuito salivare anche presso la sede Anlaids vicino alla Stazione Termini e in 20 minuti avere una risposta ed eliminare ogni dubbio. Un iniziativa per sensibilizzare ed educare a fare il test periodicamente anche in un luogo non “sanitario”. Lo spot “Svegliati e fai il test” presentato all’ultima giornata mondiale contro l’HIV, curato da Anlaids e girato allo Spallanzani, continua a ribadire l’importanza della diagnosi precoce: un gesto semplice grazie ad un test anonimo, accurato e rapido oltre che gratuito. Il video ha ottenuto in un mese oltre 60.000 visualizzazioni sui social https://www.youtube.com/watch?v=SHF06oyGvFg
“Facciamolo rapido” promosso da INMI Spallanzani e Anlaids Lazio Onlus è un nuovo progetto per dare un’ulteriore opportunità di accesso al test HIV. Sarà infatti possibile effettuare gratuitamente e in forma riservata un test rapido su fluido orale presso la sede di Anlaids Lazio, in Via Giovanni Giolitti, 42 (zona Termini/Laziali) il secondo e il quarto giovedi di ogni mese a partire dal 19 Gennaio.
Il risultato del test sarà comunicato da un medico dello INMI L. Spallanzani dopo 20 minuti. Per info: dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle ore 16.00 allo 06 4746031.Verrà inoltre offerta una consulenza individuale e fornite le informazioni sul rischio di trasmissione, sulle misure di prevenzione dal contagio da HIV e di altre infezioni trasmesse sessualmente, ma non sarà rilasciato il referto dell’esame. Se necessario, si potranno svolgere ulteriori esami presso lo Spallanzani.
“Prevenzione ed informazione sono rilevanti quanto clinica e ricerca per debellare la patologia- evidenzia Marta Branca, direttore generale dell’INMI Spallanzani. Il numero di malati affetti da HIV/AIDS e dei sieropositivi che vengono seguiti nel nostro Istituto è considerevole, pertanto ci impegniamo con sempre maggior determinazione in tutte le iniziative utili a prevenire la trasmissione del virus oltre che curare una patologia diventata cronica-degenerativa. ”Si stima che circa il 15% della popolazione con infezione da HIV non sia a conoscenza del proprio stato, e che da questo gruppo di persone abbia origine circa la metà dei nuovi casi di infezione. “Fare il test – sottolinea il Presidente Anlaids Lazio, Massimo Ghenzer – è il più grande gesto di responsabilità nei confronti di se stessi e degli altri. Permettere di poterlo eseguire non solo nelle strutture ospedaliere è sicuramente un mezzo per incrementarne gli accessi rispettandone i requisiti scientifici grazie alla presenza dei medici dello Spallanzani”.

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Forbici Molecolari per fermare l’HIV

Posted by fidest press agency su sabato, 8 ottobre 2016

philadelphiaDa più di tre decenni, in seguito alla scoperta del virus HIV-1, l’AIDS rappresenta un gravissimo problema di salute pubblica, che coinvolge più di 35 milioni di persone nel mondo. Le attuali terapie antiretrovirali, pur essendo clinicamente efficaci, non sono in grado di eliminare l’infezione da HIV-1, sia per l’elevata variabilità genomica del virus che a causa della sua persistenza all’interno di diversi reservoir cellulari. Per questo motivo le ricerche in questo ambito si sono orientate verso lo sviluppo di nuove strategie che permettano di eradicare il DNA provirale che si integra durante la replicazione dell’HIV stabilmente nel genoma delle cellule infettate. Il gruppo di ricerca del Department of Neuroscience della Temple University di Philadelphia, guidato dal professor Kamel Khalili, in collaborazione con il professor Pasquale Ferrante del Dipartimento di Scienze Biomediche, Chirurgiche ed Odontoiatriche dell’Università degli Studi di Milano, ha sfruttato la tecnologia Cas9/guide RNA (gRNA) per separare specificamente il genoma di HIV-1 dalle cellule infettate persistentemente, sopprimendo così l’espressione genica e la replicazione virale nelle cellule della microglia, nei promonociti e nelle cellule T. In questo modo il professor Khalili, lavorando su cellule infette provenienti da pazienti HIV positivi, ha dimostrato la possibilità di eradicare il genoma del virus dalle cellule infette.
Nello studio recentemente pubblicato su Gene Therapy (2016, 23: 690-695) è stata adottata una versione modificata della tecnologia, denominata saCas9: l’endonucleasi Cas9, insieme a diverse gRNAs è stata utilizzata per rimuovere segmenti clinicamente importanti del progenoma di HIV-1, ossia le sequenze comprese tra l’estremità LTR al 5’ e il gene Gag. Il sistema saCAs9/gRNA è stato veicolato grazie ad un vettore ricombinante adenovirale, iniettato nella coda di topi transgenici ed il risultato ottenuto è stato soddisfacente, dal momento che si è ottenuta l’asportazione delle 978 paia di basi di HIV-1, che rappresentavano il target genomico prescelto, in tutti i tessuti murini analizzati: milza, fegato, cuore, polmoni, reni e linfociti circolanti. In questo modo, per la prima volta, è stato dimostrato che è possibile togliere in vivo il genoma provirale di HIV-1, mediante il sistema CRISPR/Cas9 veicolato da un vettore adenovirale, in grado di raggiungere tutti i distretti corporei infetti.
In pratica i ricercatori Khalili e Ferrante, attraverso una specifica tecnologia, cercano di eliminare il genoma del virus HIV-1 dalle cellule infettate, sopprimendo così la replicazione virale nei luoghi in cui il virus si nasconde anche quando non è identificabile nel sangue (le già citate cellule della microglia, promonociti e cellule T del sangue). Nei topi, grazie ad un adenovirus che ha portato le informazioni, si sono eliminate le basi chiave del patrimonio genetico per la replicazione del virus. I nuovi risultati degli studi Khalili – Ferrante pubblicati dalla rivista Scientific Reports.
Il professor Kamel Khalili ha illustrato oggi i nuovi risultati raggiunti dal suo gruppo di ricercatori dei quali fa parte anche la dottoressa Ramona Bella, dottoranda di Medicina Molecolare e Traslazionale presso l’Università degli Studi di Milano. Il team che in Italia conta sul lavoro del professor Ferrante ha raggiunto nuovi considerevoli risultati nella lotta contro l’infezione da HIV-1.
La tecnologia gene editing, basata sull’attività del complesso molecolare CRISPR/Cas9, già messa a punto per l’asportazione del genoma del virus HIV-1 dall’ospite, è stata ulteriormente migliorata, permettendo lo sviluppo di una strategia che induca l’attivazione dell’enzima Cas9 solo in concomitanza con le prime fasi della replicazione virale. Questo è stato possibile facendo in modo che sia una proteina del virus stesso, la proteina Tat, a promuovere l’esclusione del genoma virale, attivando l’intervento di Cas9. La conseguenza di questa innovazione è il blocco della replicazione virale, ancora prima che essa diventi produttiva, oltre alla diminuzione dei possibili effetti collaterali, dovuti all’espressione continua di Cas9.
Il professor Pasquale Ferrante del Dipartimento di Scienze Biomediche, Chirurgiche ed Odontoiatriche dell’Università degli Studi di Milano e Direttore Scientifico dell’Istituto Clinico Città Studi ha sottolineato che: “i risultati di questi studi, a differenza di altre terapie che riducono o bloccano la replicazione senza però eliminare il virus, mirano all’eradicazione dell’HIV. Ciò comporterà una diminuzione dei costi per le terapie a fronte di esiti sicuramente positivi nella cura dei pazienti. Va ricordato che questi risultati sono stati resi possibili dopo i fondamentali studi realizzati da diversi ricercatori tra il 2007 e il 2012 che hanno portato all’utilizzo mirato di Cas9, le cosidette forbici molecolari.
Nel prossimo futuro, evidenzia il professor Ferrante, continueremo la ricerca per perfezionare i risultati al fine di ottenere l’autorizzazione della FDA per iniziare il percorso verso la sperimentazione sull’uomo che speriamo possa essere avviata tra pochi anni. Ricordo infine, che questo convegno è stato reso possibile grazie all’intervento dell’Istituto Clinico Città Studi, ospedale che dedica forte attenzione alla ricerca in diverse aree mediche. ICCS, che ha finanziato un posto di Ricercatore Universitario a Tempo Determinato, a favore della dottoressa Serena Delbue, relatrice al convegno odierno, patrocina numerose pubblicazioni e congressi scientifici e finanzia Borse di Studio a favore degli specializzandi dell’Università degli Studi di Milano”.

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Hiv, pubblicate le linee guida 2016 sul trattamento e la prevenzione. Novità nell’uso degli antiretrovirali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 luglio 2016

Senior woman tipping pills from prescription bottle, close-up of hands

Senior woman tipping pills from prescription bottle, close-up of hands

Giornata mondiale Aids, Brignoli (Simg): Mmg fondamentali per sorveglianza e prevenzione. In un articolo pubblicato su Jama, Huldrych Gunthard, dell’Ospedale universitario di Zurigo in Svizzera, e i colleghi dell’International Antiviral Society-USA (Ias-Usa) hanno aggiornato le indicazioni sulla terapia antiretrovirale negli adulti con infezione da Hiv«Dall’ultima versione, pubblicata nel 2014, ci sono stati progressi sostanziali nell’uso dei farmaci antiretrovirali (Arv) per il trattamento e la prevenzione dell’infezione da HIV che hanno reso necessario l’aggiornamento» esordisce il ricercatore, spiegando che la terapia antiretrovirale va avviata in tutti gli individui con infezione da Hiv e viremia rilevabile a prescindere dalla conta delle cellule CD4. I regimi iniziali consigliati per la maggior parte dei pazienti sono a base di due inibitori nucleosidici della trascrittasi inversa (Nrti) più un inibitore dell’integrasi strand transfer (InSTI). Altri regimi efficaci includono gli inibitori non-nucleosidici della trascrittasi inversa o gli inibitori potenziati della proteasi associati a due Nrti.«Tra i motivi per modificare la terapia ricordiamo la tollerabilità, la necessità di semplificare la cura, le interazioni farmacologiche, la tossicità e la gravidanza» scrivono gli esperti, consigliando una valutazione di laboratorio prima del trattamento, e un monitoraggio durante la cura per valutare la risposta, gli effetti collaterali e l’aderenza alla terapia. In tema di profilassi, la somministrazione quotidiana di tenofovir disoproxil fumarato/emtricitabina è raccomandata per prevenire l’infezione da HIV in persone ad alto rischio, mentre la profilassi post-esposizione deve essere iniziata al più presto dopo l’esposizione. «Gli antiretrovirali rimangono la pietra angolare del trattamento e della prevenzione, in quanto sopprimono la carica virale e prevengono nuove infezioni, garantendo tassi di sopravvivenza tra gli adulti infetti vicini a quelli dei coetanei non infetti» conclude Gunthard. E in un editoriale di commento Douglas Krakower di Fenway Health, Boston, scrive: «Le attuali linee guida Ias-Usa riflettono il faticoso successo di 35 anni di ricerca clinica e i successi di una terapia antiretrovirale altamente efficace. Nessuno può mettere in dubbio i risultati degli studi fin qui svolti, né l’impegno della comunità scientifica nel mettere a punto una strategia comune per affrontare questa pandemia globale, che continuerà a porre nuove sfide». (fonte doctor33) (foto: antivirali)

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UNICEF/ HIV e AIDS: Nel 2015, ogni ora 29 nuovi contagi da HIV erano tra giovani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 luglio 2016

africa7Per l’UNICEF un numero allarmante di adolescenti sta morendo per AIDS. “Dopo tutte le vite salvate grazie a prevenzione, cure e trattamenti, dopo tutte le battaglie vinte contro il pregiudizio e l’ignoranza verso questa malattia, dopo tutti i grandi traguardi raggiunti, a livello globale l’AIDS è ancora la seconda causa di morte per tutte le persone tra i 10 e i 19 anni – la prima in Africa”, ha dichiarato Anthony Lake, Direttore generale dell’UNICEF.Dal 2000, Il numero di morti di adolescenti tra i 15 e i 19 anni collegate all’AIDS è molto più che duplicato. A livello globale nel 2015, ci sono state in media ogni ora 29 nuovi contagi tra giovani in questa fascia di età. Anche se i tassi di nuovi contagi tra gli adolescenti si sono stabilizzate, l’UNICEF teme che possano tornare ad aumentare nei prossimi anni, il che significherebbe un incremento generale del numero di contagi.
Le ragazze sono particolarmente vulnerabili, rappresentando a livello globale il 65% di nuovi contagi tra gli adolescenti. In Africa Sub Sahariana, in cui si trova il 70% delle persone che nel mondo vivono con HIV, 3 su 5 dei nuovi contagiati tra gli adolescenti nel 2015 sono state ragazze.La paura di fare il test tiene molti adolescenti all’oscuro del proprio status. Tra gli adolescenti, solo il 13% delle ragazze e il 9% dei ragazzi l’anno scorso hanno fatto il test. Una nuova indagine condotta su U-report, strumento dell’UNICEF basato su tecnologia mobile, mostra che circa il 68% dei 52.000 giovani a cui è stato somministrato il questionario in 16 paesi hanno detto di non voler fare il test perché spaventati da un risultato positivo all’HIV e dallo stigma sociale.
Dal 2000 sono diminuite drasticamente (del 70%) le nuove infezioni tra i bambini dovute alla trasmissione materno infantile alla nascita o durante l’allattamento. L’UNICEF continua a chiedere di predisporre nuovi impegni per eliminare la trasmissione materno infantile del virus dell’HIV. A livello globale, dal 2000, attraverso azioni mirate per prevenire la trasmissione materno infantile nei paesi con alto tasso di contagi da HIV/AIDS, il tasso di trasmissione del virus è diminuito di circa il 70%. In questo dato è compresa anche l’Africa Sub Sahariana, la regione con il più alto tasso di contagi e morte a causa dell’HIV/AIDS. A livello globale, negli ultimi 15 anni, il programma per prevenire la trasmissione materno infantile del virus ha evitato circa 1,6 milioni di nuovi contagi da HIV tra i bambini, mentre attraverso la distribuzione di cure antiretrovirali sono state salvate le vite di 8,8 milioni di persone.Alla vigilia della 21° Conferenza Internazionale sull’AIDS che avrà luogo a Durban questa settimana, l’UNICEF ricorda che nonostante i grandi progressi realizzati nell’affrontare la pandemia dell’HIV/AIDS, c’è ancora tanto lavoro da svolgere per proteggere i bambini e gli adolescenti dall’infezione, dalle malattie e dalla morte.
A seguito di una visita presso il Prince Mshiyeni Memorial Hospital nella provincia di Kwa Zulu Natal, in Sud Africa, Lake ha ribadito che sono necessarie politiche innovative per raggiungere i bambini che sono ancora lasciati indietro. Nel 2015, la metà delle nuove infezioni di bambini e giovani tra 0 e 14 anni è avvenuta in solo 6 paesi: Nigeria, india, Kenya, Mozambico, Tanzania e Sud Africa.“I progressi fatti negli ultimi 30 anni non significano che la nostra lotta sia terminata,” ha continuato Lake. “La battaglia contro l’AIDS non sarà terminata fino a quando non rinnoveremo gli impegni per la prevenzione e le cure, fino a quando non raggiungeremo tutti i giovani che non possono ricevere i benefici a cui milioni di persone prima di loro hanno avuto accesso, fino a quando lo stigma sociale e la paura non saranno stati eliminati affinché molti più giovani vorranno finalmente sottoporsi al test.”

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Progressi su HIV e sifilide in 4 paesi

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 giugno 2016

unicefLe Agenzie delle Nazioni Unite si congratulano con la Bielorussia per aver eliminato la trasmissione materno infantile del virus dell’HIV e della sifilide, e con l’Armenia e la Repubblica Moldova per aver eliminato rispettivamente la trasmissione materno infantile del virus dell’HIV e della sifilide. In una cerimonia tenutasi a New York, nell’ambito della Conferenza di Alto Livello dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sull’AIDS, sono stati presentati ai Ministri della Salute dei tre paesi europei i certificati che attestano le eliminazioni.
“Far nascere un bambino in salute significa garantirgli il miglior inizio di vita possibile. E’ molto incoraggiante vedere dei paesi riuscire ad eliminare la trasmissione materno infantile di queste due malattie,” ha dichiarato Margaret Chan, Direttore generale dell’OMS. “E’ un importante traguardo – un chiaro segnale che altri paesi possono eliminare queste malattie e che il mondo potrebbe avere in futuro una generazione libera dall’AIDS.” Porre fine alla trasmissione dell’AIDS entro il 2030 è uno degli traguardi fondamentali degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile sulla salute e sul benessere.
“Dopo vent’anni di sforzi intensi nella Regione, adesso abbiamo avuto la prova che è possibile realizzare il diritto di tutti i bambini a nascere liberi da HIV. E’ importante che i bambini abbiano uguale accesso ai servizi che possono aiutarli a crescere e svilupparsi in un ambiente familiari che li sostenga, con le loro madri vive e in grado di assicurare il loro benessere,” ha dichiarato Marie Pierre Poirier – Direttore Regionale UNICEF per l’Europa e l’Asia Centrale.
La Thailandia è stata ufficialmente dichiarata libera dalla trasmissione materno infantile dell’HIV e della sifilide. La Thailandia è il primo paese in Asia, e tra i primi al mondo in cui il tasso di trasmissione dell’HIV tra madri e neonati è arrivato al di sotto del 2%.Secondo il Ministero della Salute, in Thailandia il tasso di trasmissione materno infantile dell’HIV è diminuito dal 10,3% nel 2003, al 1,91% nel 2015. Seguendo le linee guida globali dell’OMS, la trasmissione materno infantile dell’HIV è considerata realmente eliminata quando il tasso di trasmissione scende al di sotto del 2%. Secondo un gruppo di coordinamento e di verifica composto da una squadra di esperti indipendenti della regione convocata dall’OMS e supportata dall’UNICEF, l’UNAIDS e l’U.S. Centre for Disease Control and Prevention (CDC), la Thailandia ha raggiunto tutti i criteri per l’eliminazione della trasmissione materno infantile dell’HIV e della sifilide secondo gli obiettivi globali. Questo processo di verifica è durato da dicembre 2014 ad aprile 2016.
“Questo importante traguardo è la dimostrazione degli straordinari impegni della Thailandia nel rispondere a queste malattie a diffusione globale,” ha dichiarato Thomas Davin, Rappresentante dell’UNICEF in Thailandia. “La Thailandia rappresenta un esempio che ispirerà tanti altri paesi dell’Asia nell’impegno ad avere una generazione libera da AIDS e sifilide. Oggi, i bambini della Thailandia e i figli dei migranti che possono accedere alla copertura sanitaria non corrono il rischio di essere contagiati da questi virus attraverso le loro madri grazie all’accesso ai servizi per prevenire la trasmissione materno-infantile.”

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Nuova classe di molecole attive contro il virus HIV

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 aprile 2016

biblio università parmaParma. I risultati delle ricerche sono stati oggetto di un brevetto congiunto con gli altri Atenei che partecipano al lavoro di ricerca. L’Università di Parma è il principale soggetto, con la partecipazione al 40 per cento. Il gruppo di ricerca coordinato dal dott. Nicola Della Ca’ del Dipartimento di Chimica dell’Università di Parma ha messo a punto un’efficace strategia per la preparazione di nuove molecole attive nei confronti del virus HIV, responsabile dell’AIDS. L’importante risultato del gruppo di ricercatori del nostro Ateneo è giunto a coronamento di anni di studi condotti dal dott. Della Ca’ nel campo della catalisi sotto la guida del prof. Mirco Costa, da poco ritirato in pensione. Il lavoro è stato condotto in collaborazione con altri Istituti di Ricerca italiani, in particolare con il gruppo di ricerca dell’Università della Calabria (prof. Bartolo Gabriele), dell’Università di Roma Tor Vergata (dott.ssa Beatrice Macchi), dell’Istituto di Farmacologia Traslazionale del CNR di Roma (dott. Antonio Mastino) e dell’Università di Messina (prof. Roberto Romeo). I risultati delle ricerche fin qui ottenuti sono stati oggetto di un brevetto congiunto dell’Università di Parma, dell’Università della Calabria, dell’Università di Roma “Tor Vergata”, del CNR di Roma e dell’Università di Messina, depositato in data 4/3/2016. Il brevetto depositato, che vede come principale soggetto (40%) proprio il nostro Ateneo, sancisce la proficua collaborazione dei gruppi di ricerca implicati e sarà il trampolino di lancio sia per iniziare i test in vivo sulle molecole ottenute, sia per individuare molecole ancora più attive per il trattamento dell’AIDS. Attualmente, l’assenza di una terapia profilattica e la mancanza di vaccini in grado di trattare o di prevenire lo sviluppo dell’AIDS accrescono l’esigenza di nuovi farmaci anti-HIV che siano efficaci, poco tossici e non concorrano alla formazione di forme resistenti. Le ricerche condotte hanno permesso di individuare una nuova classe di principi attivi caratterizzati da una specifica attività anti-HIV e da un grado di tossicità particolarmente basso, che potrà pertanto consentire di effettuare trattamenti anche prolungati, minimizzando gli effetti collaterali sul paziente. I test farmacologici condotti in vitro hanno dimostrato come le nuove molecole presentino un rapporto tra attività anti-HIV e tossicità molto favorevole, anche superiore a quello di molecole antivirali attualmente presenti in commercio come Etravirina e Ripilvirina.

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Trattamento dell’infezione da HIV

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 gennaio 2015

Foster-CityFoster City, CA. Gilead Sciences, Inc. (Nasdaq: GILD) ha annunciato che il regime sperimentale sviluppato dall’azienda e costituito da una singola compressa contenente elvitegravir 150 mg, cobicistat 150 mg, emtricitabina 200 mg e tenofovir alafenamide (TAF) 10 mg (E/C/F/TAF), da somministrare una volta al giorno per il trattamento dell’infezione da HIV-1 nei pazienti adulti e adolescenti, è stato definitivamente convalidato ed è ora sottoposto a valutazione da parte dell’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA). Se venisse approvato, E/C/F/TAF sarebbe il primo regime a singola compressa di Gilead a contenere TAF.I dati inclusi nella domanda supportano l’uso del regime in una vasta gamma di pazienti affetti da HIV, inclusi gli adulti e gli adolescenti mai trattati in precedenza, i pazienti con soppressione virologica provenienti da un altro regime terapeutico e quelli con compromissione della funzionalità renale.“Questo regime basato su TAF è il primo di una nuova generazione di terapie contro l’HIV, che per una vasta gamma di pazienti affetti potrebbe rappresentare un’opzione terapeutica nuova e altamente efficace.”- ha dichiarato Giovanni Di Perri, Professore ordinario di Malattie Infettive dell’Università degli Studi di Torino, intervistato sulla tematica – “Oltre a semplificare la terapia dell’HIV grazie al regime in singola compressa giornaliera, TAF rappresenta un progresso fondamentale verso la “pillola perfetta” poiché, grazie alla sua formula innovativa che la distingue dalle terapie precedenti, riduce al minimo il rischio di tossicità renale, confermando quindi il profilo di sicurezza e tollerabilità del farmaco”.TAF è un nuovo nucleotide inibitore della trascrittasi inversa, che ha dimostrato un’elevata efficacia antivirale a un dosaggio 10 volte inferiore a quello di Viread® (tenofovir disoproxil fumarato) di Gilead, nonché un migliore profilo di sicurezza a livello renale e osseo.
La Domanda di Autorizzazione all’Immissione in Commercio per E/C/F/TAF è supportata dai dati a 48 settimane di due studi registrativi di Fase III (GS-US-292-0104 e GS-US-292-0111), nei quali E/C/F/TAF è risultato non inferiore a Stribild® di Gilead (elvitegravir 150 mg/cobicistat 150 mg/emtricitabina 200 mg/tenofovir disoproxil fumarato 300 mg) nella soppressione dell’HIV tra i pazienti naïve al trattamento antivirale. Nel corso di questi studi, E/C/F/TAF ha dimostrato una maggiore sicurezza a livello renale e osseo rispetto a Stribild. La domanda è anche supportata dai dati di altri studi di Fase III che hanno valutato il regime a base di TAF negli adolescenti, nei pazienti con compromissione della funzionalità renale (velocità stimata di filtrazione glomerulare [GFR] secondo la formula di Cockroft-Gault pari a 30-69 ml/min) e nei pazienti con soppressione virologica (<50 copie/ml di HIV nel sangue), senza anamnesi di fallimento virologico, che sono passati a E/C/F/TAF da tutte e tre le classi di trattamenti antiretrovirali (NNRTI, inibitori della proteasi e inibitori dell’integrasi). TAF e i regimi a base di TAF sono prodotti sperimentali e la loro sicurezza o efficacia non sono ancora state confermate.
Gilead Sciences è una società biofarmaceutica impegnata nella scoperta, sviluppo e commercializzazione di terapie innovative in aree caratterizzate da necessità mediche insoddisfatte. La mission dell’azienda è quella di migliorare in tutto il mondo le terapie per i pazienti che soffrono a causa di patologie potenzialmente letali. Gilead ha sede a Foster City, in California, e opera in oltre 30 Paesi del mondo.

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A Copenaghen si è conclusa la Conference HIV in Europe

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 marzo 2012

OraQuick HIV test

OraQuick HIV test (Photo credit: Wikipedia)

Clinici ed esperti da tutta Europa si sono riuniti per fare il punto sullo stato dell’arte della malattia AIDS, dopo la recente richiesta fatta dall’Unione Europea, che faceva seguito ad una precedente del Luglio 2008, ad ogni Stato affiliato di intervenire per regolamentare e redigere delle proprie Linee Guida sull’HIV. L’Italia è il primo Stato membro dell’Unione Europea ad aver da poco redatto una propria legislazione che ha riguardato la riaffermazione della necessità di eseguire il test, proposto specifiche modalità di erogazione del test e della consegna dei risultati sul territorio nazionale e individuato i destinatari sensibili ai quali rivolgere l’offerta del test: infatti circa un terzo delle persone in Italia non sa di essere sieropositivo. Il ‘Documento di consenso sulle politiche di offerta e le modalità di esecuzione del test per HIV in Italia’ è stato redatto dalla Commissione Nazionale per i diritti di lotta contro l’AIDS con il contributo di tutti i livelli Politico-istituzionali, Società Scientifiche e soprattutto delle Associazioni di Pazienti. La realizzazione del Documento, ora che è stato approvato dalla Conferenza Stato-Regioni, sarà obbligatoria per le Regioni. Questo Documento, che è il maggiore risultato per un ‘Progetto’ portato avanti dai pazienti in prima persona, è stato avviato grazie all’impegno del Parlamento Italiano che ha approvato all’unanimità una serie di mozioni in soli 2 mesi, quando di norma in Italia, per redigere documentazioni del genere c’è bisogno di iter burocratici di almeno 18 mesi.
Rosaria Iardino, Presidente Onorario Network Persone Sieropositive (NPS) ha spiegato: “L’Italia è stato il primo Paese europeo nel fare un passo importante su come e quando incentivare l’esecuzione del test HIV: partendo dal presupposto che sono sempre gli Ospedali pubblici i luoghi naturalmente adibiti per l’offerta di un servizio di sanità pubblica e ovviamente l’HIV ne è ‘regina’. L’unico aspetto che noi non condividiamo, e lo abbiamo fatto presente alla Commissione AIDS e all’ex Ministro della Salute il Professor Ferruccio Fazio, è la questione dei grandi minori: cioè quei ragazzi che vanno dai 16 ai 18 anni. Oggi il Documento non permette di poter accedere al test a questa fascia di età senza il consenso dei genitori, mentre prima era previsto solo dai 16 anni in giù. In questo modo andremo a perdere una delle fasce più fragili e che ha una percezione dell’HIV del tutto irreale dei numeri e delle problematiche.” “Sull’HIV in Italia c’è una situazione di sommerso estremamente importante (pari al 25%) sovrapponibile a molti altri Paesi europei e simile a quella degli Stati Uniti, che favorisce il perpetuarsi della trasmissione del virus. L’implementazione di politiche per l’offerta del test sono estremamente importanti (in questo senso l’Italia si sta facendo e si è fatta parte attiva), anche nell’ottica, come recenti studi hanno evidenziato, di come a seguito del riscontro di positività l’offerta e l’esecuzione del test sia ad oggi il miglior mezzo di prevenzione contro la diffusione del virus dell’HIV.” Ha detto Giuliano Rizzardini, Direttore Dipartimento Malattie Infettive, Azienda Ospedaliera Luigi Sacco di Milano.

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Manca tutela salute per tutti i cittadini

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 luglio 2011

Si sta svolgendo in queste ore a Roma la 6th IAS Conference on HIV Pathogenesis, Treatment and Prevention (IAS 2011), evento che affronta il problema HIV/AIDS da un punto di vista di sanità pubblica internazionale. All’ organizzazione di questa importante iniziativa partecipa l’Istituto Superiore di Sanità. “Ancora una volta, e nonostante tutto, l’Istituto Superiore di Sanità è in prima linea nell’affrontare un problema di salute mondiale”, afferma Gabriele Buttinelli, del Comitato di difesa della Ricerca Pubblica promosso dall’Unione Sindacale di Base. “In un panorama di tagli indiscriminati, di riduzione di fondi per la Ricerca Pubblica, di impiego massiccio di personale precario, di attacco ai diritti acquisiti da tutti i lavoratori, l’Istituto – continua l’esponente del Comitato – è riuscito a mantenere il suo ruolo di principale organo tecnico-scientifico del Servizio Sanitario Nazionale, coniugando attività di ricerca, consulenza, formazione e controllo a tutela della salute di tutti i cittadini”. “Secondo il Comitato di Difesa della Ricerca Pubblica – aggiunge Buttinelli – tutto questo non sarà più possibile se continuerà l’attacco distruttivo agli Enti Pubblici di Ricerca e alla Sanità pubblica. Sosteniamo invece l’urgente bisogno di una inversione di tendenza, che miri a riqualificare la Ricerca Pubblica come bene comune per garantire un futuro al nostro paese. Chiediamo pertanto un piano straordinario di investimenti nel settore, al pari di altri settori pubblici strategici per la qualità della vita dei cittadini, e la soppressione di tutte le norme che prevedono tagli indiscriminati alle strutture, alle risorse e al personale ”, conclude il rappresentante del Comitato.

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AIDS: Parte da Roma la rivoluzione

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 luglio 2011

Roma fino al 20 luglio circa 7.000 specialisti di tutto il mondo sono chiamati a confrontarsi sulla prima “patologia globale”. a 30 anni esatti dall’inizio dell’epidemia. A 30 anni dall’esplosione dell’AIDS, per la prima volta si vede all’orizzonte la possibilità di “spegnere” l’epidemia: parte da Roma, dove comincia oggi IAS (International AIDS Society – Conference on Pathogenesis, Treatment and Prevention of HIV Infection) 2011, il più importante appuntamento scientifico a livello mondiale dedicato all’AIDS, la rivoluzione che, unendo insieme farmaci e prevenzione, con un impiego più precoce delle terapie antiretrovirali, permette di abbattere la carica virale delle persone infette, ridurre la carica complessiva di virus circolante all’interno delle comunità e diminuire drasticamente il rischio di trasmissione del virus. E grazie all’avvento di terapie antiretrovirali sempre più potenti, torna d’attualità anche l’obiettivo dell’eradicazione completa dell’HIV.
Era infatti il 5 giugno 1981 quando dagli USA arrivarono le prime informazioni su alcuni insoliti casi di polmonite in giovani bianchi americani: da allora, l’HIV ha infettato oltre 60 milioni di persone in tutto il mondo, oltre 25 milioni di persone sono morte di AIDS e circa 33 milioni convivono attualmente con l’HIV.Quindici anni fa l’avvento delle terapie antiretrovirali di combinazione ha modificato il corso della malattia e oggi, almeno nei Paesi a economia avanzata, l’aspettativa di vita di un paziente in terapia è comparabile a quella del resto della popolazione.
In Italia sono stimate da 143.000 a 165.000 persone HIV positive e di queste oltre 22.000 con AIDS. “L’AIDS non è affatto sotto controllo” – afferma Massimo Andreoni, Professore Ordinario di Malattie Infettive dell’Università di Roma Tor Vergata È il fenomeno dei late presenters, ovvero persone che si percepiscono immuni e non fanno il test. “Nell’agenda della comunicazione l’AIDS ha subito negli ultimi anni un black-out che ha contribuito a dare forma all’attuale aspetto epidemiologico con cui si presenta l’infezione da HIV” – afferma Marco Borderi, Dirigente Medico I livello U.O. Malattie Infettive dell’A.O. Policlinico S. Orsola-Malpighi di Bologna e Direttore HAART. Ma insieme ai problemi legati alla diagnosi tardiva, i medici devono confrontarsi anche con quelli legati all’aumento della sopravvivenza. La cronicizzazione della malattia ne ha fatto emergere anche aspetti prima poco valutati, come quello infiammatorio. Le numerose terapie antiretrovirali oggi disponibili permettono di gestire le comorbilità e di affrontare le diverse tipologie di pazienti, adattando la combinazione migliore al paziente a seconda che arrivi alla diagnosi in fase avanzata o precoce. Inoltre la terapia precoce, con l’uso anticipato dei farmaci antiretrovirali, si sta rivelando parte integrante della prevenzione. Proprio nel corso di IAS 2011 vengono presentati nuovi dati di efficacia a lungo termine (5 anni) di raltegravir in confronto con efavirenz, che dimostrano come il 69% dei pazienti in terapia con raltegravir abbia mantenuto la soppressione dei livelli di carica virale al di sotto di 50 copie/mL e abbiano inoltre registrato un aumento maggiore dei CD4. Nelle giornate romane in definitiva si celebra il grande mutamento di prospettiva avvenuto nell’arco di questi 30 anni anche grazie al contributo e all’impegno di aziende come la MSD, che ha plasmato l’approccio terapeutico contro l’infezione dell’HIV, mettendo a disposizione dei pazienti i capostipiti di tre delle classi di farmaci antiretrovirali: il primo inibitore della proteasi, il primo inibitore della transcrittasi inversa e – con raltegravir – il primo inibitore dell’integrasi.

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Conferenza internazionale sull’Aids a Roma

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 luglio 2011

Anche durante la cerimonia di apertura della Sesta Conferenza internazionale della International Aids Society le associazioni di lotta contro l’Aids e le persone che vivono con l’Hiv hanno protestato per il disimpegno dell’Italia nella lotta nazionale e globale contro l’Aids. I temi della protesta sono quelli lanciati nei giorni scorsi dal Forum della società civile italiana sull’Hiv/Aids con la lettera aperta a Berlusconi, firmata da 125 associazioni di 40 Paesi di 5 continenti, e con la Dichiarazione di Roma, sottoscritta in pochi giorni già da oltre un centinaio di associazioni italiane: il mancato finanziamento del Fondo Globale di lotta a Aids, Tubercolosi e Malaria e le carenze istituzionali del nostro Paese nel contrasto all’Hiv. La protesta è stata silenziosa, vista la completa assenza di ogni possibile interlocutore, ovvero la mancata presenza di un qualsiasi rappresentante del governo. Solo il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ringraziamo, ha voluto inviare un messaggio. I manifestanti, provenienti da tutto il mondo, hanno srotolato uno striscione: “Berlusconi liar: fund the Global Fund!” (Berlusconi bugiardo, finanzia il Fondo Globale!), indossando magliette con lo slogan, in inglese e in italiano: “Italia mantieni le promesse! Finanzia il Fondo Globale! Aids, Tubercolosi e malaria non aspettano!”. La situazione italiana è stata illustrata dal podio da Filippo Von Schloesser, responsabile per la International Aids Society della community (associazioni di lotta contro l’Aids e persone sieropositive). Durante il suo intervento sono state proiettate, in inglese, delle slide il cui testo è riportato in calce al comunicato.

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Lotta globale all’Aids

Posted by fidest press agency su martedì, 14 giugno 2011

Si è concluso a New York il Vertice delle Nazioni Unite per la lotta contro l’Aids. I Paesi membri, Italia compresa, hanno sottoscritto una Dichiarazione che li impegna, entro il 2015, a dimezzare la trasmissione per via sessuale dell’HIV, dimezzare la trasmissione dell’HIV tra le persone che si iniettano droghe, garantire che nessun bambino nascerà sieropositivo e portare a 15 milioni il numero delle persone in trattamento antiretrovirale (dai poco più di 6 milioni attuali). Questa Dichiarazione arriva in un momento in cui l’assistenza internazionale per la lotta contro l’Aids è drasticamente calata, nonostante la maggior parte dei Paesi più duramente colpiti dalla pandemia dipenda ancora largamente dal sostegno dei paesi donatori. Gli Stati membri si sono quindi impegnati a colmare entro 4 anni il deficit finanziario per combattere l’Aids, che ammonta secondo l’UNAIDS a circa 6 miliardi di dollari l’anno. Al vertice l’Italia ha presentato una relazione, per bocca del nostro ambasciatore presso le Nazioni Unite. Che dice che la lotta all’Aids è una delle priorità del nostro Paese, enfatizzando il ruolo del Fondo Globale per la lotta a Aids, Tubercolosi e Malaria. Riconosciuto come “essenziale” per l’attuazione della Dichiarazione delle Nazioni Unite e per il conseguimento degli Obiettivi del Millennio”, che comprendono il debellamento dell’Aids. In quanto alle modiche richieste dall’Italia al Documento conclusivo del Meeting di Alto Livello su Hiv/Aids delle Nazioni Unite, un ringraziamento va al ministero degli Esteri, per l’attività di mediazione che ha portato alla correzione della proposta avanzata dal Dipartimento delle Politiche Antidroga di cancellazione della dicitura “Harm Reduction”, successivamente modificata nella sola richiesta di aggiungere la parola “Risk”. La definizione di Riduzione del Danno, adottata da sempre da tutti gli organismi delle Nazioni Unite (UNAIDS, WHO, UNODC) per descrivere un insieme di pratiche essenzialmente sanitarie e fondamentali nella prevenzione della trasmissione dell’Hiv e altre patologie tra gli assuntori di droghe per via iniettiva, risulta quindi immodificata. Così come richiesto, a fronte della proposta italiana, dalle associazioni di lotta all’Aids italiane e internazionali.
Il Forum della società civile italiana su Hiv/Aids è promosso da: Actionaid, ANLAIDS, Arcigay, Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute, Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza, Gruppo Abele, LILA, Nadir, NPS Italia Onlus, Osservatorio Italiano sull’Azione Globale contro l’AIDS, Movimento Identità Transessuale, Villa Maraini

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Il Papa e il preservativo per prevenzione Hiv

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 novembre 2010

“Non gridiamo al miracolo. Il Papa, che un anno fa affermava che il preservativo aiutava la diffusione dell’Hiv, ha dovuto semplicemente arrendersi alla realtà. L’uso del preservativo nella Chiesa solleva questioni morali, ma anche salvare vite umane è una questione morale” ha affermato Alessandra Cerioli, presidente della Lega Italiana per la Lotta all’Aids.  “Ci preoccupano invece le dichiarazioni del direttore del dipartimento di Epidemiologia dell’Istituto Superiore di Sanità Gianni Rezza”, ha proseguito la presidente Cerioli, “che si è affrettato a sminuire l’efficacia dell’uso del preservativo, in contrasto con le affermazioni delle agenzie internazionali e della comunità scientifica. A Rezza, che afferma che il preservativo non è efficace al 100 per cento per errate “modalità di utiizzo” e “resistenze psicologiche”, ricordiamo che infatti prevenzione non significa solo diffusione dei preservativi, ma anche informazione sul loro uso corretto e sulla necessità del loro utilizzo, a cominciare dalle scuole. Cose che in Italia, a differenza del resto d’Europa solo per restare vicini a noi, non si sono mai fatte. Se l’Istituto Superiore di Sanità ritiene che le persone non sanno usare i profilattici, dovrebbe lavorare per farsì che questa situazione cambi, non disincentivare ulteriormente l’utilizzo dell’unica barriera efficace contro la trasmissione del virus, attardandosi in inutili distinguo”. “Ci sono oltre 7mila infezioni al giorno nel mondo”, ha concluso la presidente Cerioli, “una ogni due ore avviene in Italia, per oltre il 70 per cento come conseguenza di sesso non protetto, e non sono certo dovute alla prostituzione. La prevenzione riguarda tutti, non solo chi usa il sesso per lavorare, il rischio ha a che fare con i rapporti sessuali non protetti, che siano a pagamento o meno non ha alcuna importanza. Tutte le donne e tutti gli uomini hanno il diritto di proteggersi, indipendentemente dal lavoro che fanno e dal loro status sociale, anche con i preservativi. Che finalmente anche il Papa ha riconosciuto efficaci nella prevenzione dell’Hiv”.

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Vaccino anti-aids

Posted by fidest press agency su sabato, 13 novembre 2010

“Accogliamo con soddisfazione la notizia del successo della sperimentazione del vaccino terapeutico anti AIDS”. E’ quanto afferma Massimiliano Dona, Segreteria Generale dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC),  commentando i risultati positivi riscontrati negli ottantasette pazienti che si sono sottoposti alla fase II della sperimentazione del Centro nazionale AIDS. “E’ un notevole passo avanti nella lotta al virus dell’hiv -prosegue Dona- che ci inorgoglisce maggiormente perché, oltre ad essere un successo italiano, è il risultato di uno sforzo tutto pubblico compiuto dagli esperti dell’Istituto superiore di Sanità con il sostegno del Ministero della Salute”. “Per ora il vaccino riesce solo a migliorare la qualità della vita dei malati -conclude il Segretario generale dell’UNC- ma l’ambizione è di valutare l’effetto in pazienti sintomatici e bloccare la malattia. Per questo motivo è fondamentale che il Governo punti sulla ricerca, destinando nuovi fondi per non tarpare le ali a coloro che dedicano la loro vita allo studio e alla sperimentazione”.

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Hiv e… gravidanza

Posted by fidest press agency su sabato, 12 giugno 2010

È adesso disponibile “Hiv e… gravidanza”, una guida dedicata ai vari aspetti del problema, realizzata dall’Associazione Nadir e distribuita attraverso i centri clinici di malattie infettive e le associazioni che si occupano di Hiv. La guida sarà anche scaricabile dal sito http://www.nadironlus.org in versione PDF. Oggi la donna con Hiv può intraprendere una gravidanza con prospettive per sé e il nascituro completamente diverse rispetto a un decennio fa: le misure preventive, ossia la somministrazione di regimi antiretrovirali, il parto cesareo e l’allattamento artificiale, consentono di portare al di sotto del 2-4% le probabilità di trasmissione del virus da madre a figlio.  L’obiettivo che Nadir si propone con questa guida non è solo quello di dare informazioni aggiornate e sensibilizzare sul tema, ma anche di facilitare la comunicazione con i medici e il personale sanitario che seguiranno la donna e/o la coppia in questo percorso.  La guida è stata concepita a due livelli: uno semplice e diretto per chi necessita di informazioni più immediate, l’altro più articolato per chi desidera più dettagli.
“La terapia antiretrovirale per la donna in gravidanza e soprattutto il tempo d’inizio sono fattori cruciali per salvaguardare la salute della donna e del nascituro” – afferma Simone Marcotullio, Vice-Presidente di Nadir – “fattori quali, ad esempio, le coinfezioni con Hbv o Hcv e le modalità del parto, necessitano di ampia e approfondita informazione al paziente. Ecco perché ci auguriamo che questa guida possa essere utilizzata il più possibile anche dagli operatori sanitari nella comunicazione e nell’informazione ai propri assistiti”.
Nadir Onlus è un’associazione di pazienti nata nel 1998 per colmare il gap di informazione sulla terapia per l’Hiv con l’avvento dell’era HAART: pubblica la rivista Delta e numerosi testi sulle patologie legate all’Hiv. Il suo sito web registra circa 700.000 accessi all’anno e contiene tutte le pubblicazioni in formato PDF.

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Give children with HIV a chance

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 novembre 2009

Cardinal Oscar Andrés Rodríguez Maradiaga, President of Caritas Internationalis, has called for immediate action to prevent the deaths of children with HIV in poor countries.  Speaking about the theme of World AIDS Day, 1 December “Universal access and human rights”, the Caritas Internationalis President said that it is a basic human right that children with HIV are allowed to grow up and become adults.  Cardinal Rodríguez said, “On World Aids Day 2009, we turn our thoughts to the theme of “Universal access and human rights”. It’s a basic human right that children grow up to become adults and yet half of children with HIV die before their second birthday because they live in poor countries where access to adequate care is limited.  “Caritas works in communities across the world where HIV is devastating families. Through our “Haart for Children” campaign we are urging governments, pharmaceutical companies and the global community to ensure children have early access to HIV and TB testing and treatment. In 2009, Caritas Internationalis launched the “Haart for children” campaign to urge governments, pharmaceutical firms and the global community to provide better testing and treatment for children with HIV and TB. Caritas is also campaigning to improve efforts to prevent HIV from being passed on from mothers to their children. Caritas runs HIV and AIDS programmes in over a hundred countries and has been engaged in tackling the pandemic for over 20 years.

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Donne & HIV: quando il genere fa la differenza

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 novembre 2009

Colonia, Germania. Trentatrè milioni di individui affetti da HIV/AIDS nel mondo tra i quali 17 milioni di donne tra i 15 e i 49 anni: l’HIV si sta trasformando in un problema critico di diseguaglianza di genere. Le giovani donne, infatti, rappresentano ormai oltre il 60% delle persone, di età compresa tra i 15 e 24 anni, che convivono con l’HIV/AIDS. E non è soltanto una prerogativa dei Paesi in via di sviluppo: nel 2007, oltre il 30% degli individui che hanno contratto l’HIV-1 nell’Europa Occidentale è costituito da donne.  Per affrontare la sfida del prossimo futuro, ovvero l’impatto di genere sul trattamento, l’assistenza e il sociale, i massimi esperti europei, riuniti a Colonia, hanno preso parte oggi alla tavola rotonda “Gender Perspective – HIV and Women”, promossa da Bristol Myers Squibb nell’ambito del 12° Annual European AIDS Conference (EACS). Tra gli argomenti affrontati, la ricerca di nuovi trattamenti, la gestione dell’HIV/AIDS durante la gravidanza, gli effetti delle terapie sulla contraccezione, gli aspetti psicosociali della cura e l’impatto dell’HIV/AIDS sulle famiglie.  La differenza di genere è evidente anche nella risposta alla malattia: le donne hanno dimostrato differenze nella carica virale dell’HIV, nella farmacocinetica dei medicinali e negli effetti collaterali dei farmaci, come gravi episodi di rash, lipodistrofia e sintomi depressivi. “Se la risposta delle donne al trattamento è paragonabile a quella degli uomini, non si può dire altrettanto per gli effetti collaterali, molto più pesanti. C’è ancora molto da fare per trovare il trattamento più adeguato per le donne” – sottolinea D’Arminio Monforte. Uno dei fattori di rischio per molte donne che sviluppano l’HIV è spesso costituito dai comportamenti a rischio praticati dai loro partner. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) esiste una vulnerabilità fisica più accentuata rispetto all’uomo: la trasmissione dell’HIV da uomo a donna nel corso di un rapporto sessuale ha una possibilità due volte superiore di verificarsi rispetto alla trasmissione da donna a uomo. E le donne più giovani sono ancora più a rischio. La presenza di una malattia a trasmissione sessuale aumenta il rischio di infezione da HIV, ma il 50-80% di queste malattie nelle donne sono asintomatiche e spesso passano inosservate. Comunicando i progressi nel campo della ricerca e le scoperte sul rapporto tra la malattia e il genere femminile, la comunità medica potrà comprendere meglio i dati di cui ha bisogno per decidere in modo più informato il trattamento e occuparsi con maggiore cura delle pazienti donne. L’obiettivo è che una maggiore comprensione della dinamica tra HIV/AIDS e donne si traduca in una diminuzione della mortalità e in un miglioramento della qualità della vita dei molti milioni di donne colpite da questa malattia mortale.

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