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The coronavirus pandemic is a human tragedy of potentially biblical proportions

Posted by fidest press agency su sabato, 28 marzo 2020

di Donato Speroni da Newsletter ASviS. (in sintesi) Comincia così l’editoriale di Mario Draghi sul Financial Times, uscita pubblica dell’ex presidente della Banca centrale europea, l’uomo che ha salvato l’euro col suo famoso whatever it takes, citato in questi giorni come esempio di coraggio e di leadership in un momento nel quale di coraggio e leadership c’è tanto bisogno. Parlare di “tragedia di proporzioni bibliche” è più corretto, a mio avviso, rispetto alle tante metafore belliche che si sentono riecheggiare sui media. In una guerra si sa chi è il nemico da battere, si fanno sacrifici con uno scopo comune: la vittoria finale. Nei flagelli del Vecchio Testamento (pensiamo alle sette piaghe d’Egitto) c’è una Forza superiore che si abbatte sui popoli. Questa forza può essere l’Altissimo, per altri la Natura che si ribella all’uomo, o l’umanità stessa che ha aperto il vaso di Pandora e non sa più come richiuderlo.Nelle guerre (e ce ne sono state anche di giuste e necessarie come quella contro il nazismo) o si vince o si perde. In questa lotta alla Pandemia si stanno facendo miracoli, a cominciare dal sacrificio del personale sanitario e dei tanti che si devono esporre per assicurare il funzionamento minimo del sistema economico, con la complessità delle sue filiere, indispensabile alla vita di tutti. Ma siamo di fronte a un evento drammatico e globale, senza precedenti per dimensione e rapidità. Ne usciremo, certamente, ma si comincia a capire che il futuro non sarà quello che la gente fino a ieri si immaginava e che ci sono forze “invisibili” (il virus) che minacciano il genere umano. In realtà, non così invisibili alla scienza, perché tanti esperti, fin dagli avvertimenti del Club di Roma del 1972 sui limiti della crescita, hanno continuato a dircelo. Ma anche gli esperti negli ultimi tempi erano visti con sospetto, considerati parte di una “casta privilegiata” (ricordate il dibattito sulla società della post-verità?). Per fortuna abbiamo la tecnologia (anch’essa basata sulla scienza), che è un grande aiuto. Ecco, oggi la tecnologia ci consente di comunicare con grande facilità, usiamo Skype per salutare quotidianamente i nostri cari che stanno lontano, ma la comprensione tra i popoli non è aumentata. Non solo per gli egoismi nazionali e l’avidità degli interessi economici, ma perché le visioni della vita sono rimaste profondamente divergenti. In Europa siamo giustamente orgogliosi del grande successo del progetto Erasmus e speriamo che i giovani ci aiutino a costruire un futuro comune. I ragazzi che conosco ne hanno ricavato un gran bene in termini di apertura al mondo e di conoscenza delle lingue, ma quasi mai hanno stabilito amicizie durature, ponti permanenti con le altre culture. Salvo, si intende, quando hanno fatto coppia con una persona del posto o ci sono tornati per lavorare. In questa crisi da Coronavirus, gli aiuti sono arrivati all’Italia da Paesi lontani come Cina e Cuba, ma, come ha rilevato giovedì Beppe Severgnini a Otto e mezzo, “nei nostri ospedali non c’è un solo medico che ha al braccio la fascia blu con le stelle dell’Unione europea”. Nell’articolo sull’ultimo Espresso, Giovannini avanza diverse proposte sul ruolo della politica a cominciare da questa:
… mettere all’opera i migliori esperti disponibili per immaginare come far sì che l’uscita dalla crisi sia “esplosiva” in senso positivo, cioè non segua una dinamica “lineare” ma fortemente “non lineare”. Questo vuol dire pensare subito a come creare condizioni fortemente diverse rispetto a quelle che hanno caratterizzato l’evoluzione economica italiana degli ultimi anni. L’uscita dalle crisi del 2008-2009 e del 2011-2012 è stata, per l’Italia, lenta, parziale e peggiore di quelle di altri Paesi. Non possiamo permetterci un analogo percorso anche all’uscita di questa crisi. Per questo, il Governo dovrebbe creare ora, accanto all’unità di crisi, una “unità di resilienza” con esperti delle diverse materie, che propongano interventi radicali per offrire nuove opportunità, rimuovere ostacoli (nello spirito dell’art. 3 della Costituzione) e avvii un nuovo ciclo di sviluppo molto più sostenibile sul piano sociale e ambientale, oltre che economico. Insomma, si tratta di “rimbalzare avanti” e non ”indietro” dove eravamo solo poche settimane fa, quando denunciavamo disuguaglianze sociali e territoriali inaccettabili, danni gravissimi all’ambiente e alla salute delle persone. Questa ricetta può valere anche per l’Unione europea e sembra che il difficile Consiglio europeo di ieri abbia deciso di andare in questa direzione, come spiega lo stesso Giovannini a “Scegliere il futuro” su Radio radicale all’indomani della riunione, presentando una lettura meno pessimista , soprattutto in prospettiva, degli esiti dell’incontro on line tra i capi di governo.
Non è facile, anche sul piano psicologico, fare qualcosa che agli occhi di alcuni può sembrare superfluo mentre si lotta contro l’emergenza: ci vuole freddezza e coraggio per distinguere, sotto stress, le cose urgenti da quelle importanti per il futuro. Ma, come disse Tony Blair in una intervista su come aveva imparato a fare il Primo ministro, “se non dedichi tempo alle cose importanti, ma solo a quelle urgenti, quelle importanti non le farai mai”

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