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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

Posts Tagged ‘ici’

“Serve revisione fiscalità urbana per rilancio investimenti Comuni”

Posted by fidest press agency su sabato, 16 settembre 2017

roberto morassut‎”Negli ultimi dieci anni il livello della spesa pubblica per investimenti in opere e servizi da parte dei comuni italiani è sceso notevolmente, quasi il 40 per cento in meno. Questo ha avuto un effetto negativo sulle periferie e in quelle zone della città dove il degrado urbano e le situazioni di marginalità sono più accentuate, come a Genova”. Lo ha detto Roberto Morassut, deputato del Pd e vicepresidente della commissione parlamentare di inchiesta sulle periferie, durante la conferenza stampa al termine delle tre giorni a Genova della commissione.”Ciò è avvenuto certamente per i vincoli generali di finanza pubblica legati al fiscal compact ‎ma anche per due fattori combinati: la possibilità di utilizzare gli oneri di urbanizzazione per la spesa corrente e non solo per gli investimenti e la cancellazione dell’Ici che ha tolto ai entrate comuni” ha spiegato.”Per questo, dopo dieci anni dall’approvazione del dl 42 del 2009, è venuto il momento di riflettere su una ricalibratura degli indirizzi del federalismo fiscale e della fiscalità urbana e di farlo in modo organico, per rilanciare gli investimenti dei comuni e favorire processi di recupero e riqualificazione delle periferie urbane” ha concluso Morassut.

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Enit e Ice: accorpamenti che non convincono

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 Mag 2015

enitRenzi lo ha annunciato a gran voce, un accorpamento di due Enti che hanno mission vicine e analoghe strutture organizzative. L’operazione potrebbe far risparmiare alle casse dello stato fino a 15 milioni di euro l’anno, senza considerare gli effetti positivi a medio-lungo termine legati al consolidarsi di stretegie sinergiche.
ENIT (Angezia Nazionale del Turismo) e ICE (Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane) operano in settori che, da soli, valgono quasi il 40% del PIL nazionale, ossia 28,4% le esportazioni di beni e servizi (dato ISTAT 2011) e 10,3% il settore turistico allargato (stime WTTC – Travel & Tourism Economic Impact 2014 Italy).
Turismo e Made in Italy non esprimono solo numeri ragguardevoli in termini di ricchezza generata e ricadute occupazionali. Integrare la promozione dei territori italiani con la contestuale valorizzazione dei punti forti dell’Italian style (e le sue icone indiscusse di eccellenza in svariati comparti, che impattano sull’immaginario collettivo mondiale) costituirebbe infatti un incalcolabile quanto evidente vantaggio competitivo per le nostre imprese.
Tuttavia, mentre sulla stampa viene data pubblicità all’accorpamento, in realtà si va in direzione opposta. Si sta infatti operando una trasformazione dell’ENIT in ente pubblico economico, primo passo verso una privatizzazione che – proprio per il tipo di attività svolta dall’Agenzia italiana nei vari Paesi del mondo – causerebbe un indebolimento della sua azione, facendo venire meno quelle garanzie di terzietà, equidistanza e credibilità a livello internazionale che si pongono a sostegno degli operatori e gli imprenditori turistici del sistema-Italia, senza il rischio di entrare in competizione con loro.
A che scopo, quindi, iniziare questo processo su ENIT quando è già in programma il suo accorpamento con ICE? Accorpamento che oggi sarebbe facilmente realizzabile, vista l’identica natura giuridica degli Enti coinvolti, ma che dopo la trasformazione porrebbe seri problemi di ordine giuridico, organizzativo e non ultimo economico, rallentando o peggio vanificando l’intero progetto.
Allora la domanda è: qual è il vantaggio di tenere separati due Enti, duplicando i costi? Davvero è conveniente la trasformazione di ENIT in Ente pubblico economico?
Per la CISL la logica di questa scelta non è chiara, sicuramente non in termini di efficienza, efficacia ed economicità; inoltre si disperderebbero le competenze acquisite dai lavoratori che hanno sostenuto con professionalità l’immagine turistica nazionale nonostante i tagli intervenuti negli anni. Questo Governo, alla prova dei fatti, avrà la forza di portare a termine riforme razionali e di facile realizzabilità?

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Farmacie: Dall’Ici all’Imu, conto salato per i titolari

Posted by fidest press agency su martedì, 22 Mag 2012

Il passaggio dall’Ici all’Imu dovrebbe comportare per le farmacie aumenti d’imposta compresi mediamente tra il 70 e il 100%. Un po’ più di quello che si attendono i negozi (che calcolano incrementi medi di quasi il 62%) e un po’ meno di quanto dovrebbero essere costretti a pagare bar e ristoranti, per i quali la Federazione dei pubblici esercizi stima aumenti attorno al 92%.
Rischia di essere salato il conto che arriverà dall’imposta introdotta dal Governo Monti per arrivare al pareggio di bilancio nel 2013. Questo al meno è quello che dicono le stime degli esperti, da prendere con la dovuta cautela a causa delle numerose variabili in gioco e del fatto che i comuni devono ancora fissare gli incrementi d’aliquota di loro spettanza. In ogni caso, un’idea dell’esborso che aspetta i titolari è già possibile farsela: «Da un’analisi effettuata su un campione di farmacie ubicate in immobili di categoria catastale C1» spiega Marcello Tarabusi, commercialista «si evince che in media le farmacie si troveranno a pagare un’Imu il cui valore si aggirerà tra il 170 e il 200% della vecchia Ici. In alcuni casi però ci saranno esborsi anche maggiori: una farmacia con immobile la cui rendita catastale si aggira sui 4mila euro, per esempio, potrà pagare anche il 300% della vecchia Ici. È vero però che la nuova Imposta sostituisce anche la tassazione sulla rendita catastale, quindi nei fatti il peso del prelievo potrebbe risultare inferiore».
Resta in og ni caso confermato quello che già altri giornali, dal Corriere della Sera al Sole-24 Ore, scrivevano nei giorni scorsi per il più generale comparto del commercio: l’Imu rischia di riscaldare l’inflazione, perché gli incrementi di costo si riverseranno sui prezzi. E i farmacisti, con la fascia A dal prezzo unico e la C che invoca sconti, dove si rivarranno? (fonte: farmacista33)

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Strutture ecclesiastiche: esenzione ici

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 dicembre 2011

Marco Cappato in una conferenza stampa

Image via Wikipedia

Nell’articolo di Umberto Folena su Avvenire di ieri si afferma che una delle strutture ricettive oggetto della nostra video inchiesta dello scorso settembre, la Casa del clero San Tommaso, paga l’Ici e si mostra una ricevuta di pagamento. Come sanno ad Avvenire, perché pubblicato online nelle settimane passate dal Consigliere milanese Marco Cappato, il Comune di Milano con nota del 30 agosto 2011 prot n. 5274900 ha risposto alla specifica richiesta di Cappato certificando che la Casa del clero risulta esente Ici, così come altre 39 strutture. Questa mattina Cappato ha chiesto agli uffici comunali di verificare quanto risposto in agosto con le ricevute pubblicate da Avvenire.
In attesa di avere chiarimenti dal Comune, ricordo a Folena e a chi vi si accoda, che sono stati proprio Bagnasco e Bertone – non solo preti “di strada” come don Gallo e don Farinella – ad aver ammesso che sull’esenzione ICI qualcosa non funziona. Per quanto ci riguarda, non saremo certo noi ad avere paura della verità. Anzi, faccio una proposta: così come noi pubblichiamo i risultati delle nostre ricerche, proprio per consentirne la confutazione, perché non fanno lo stesso anche le migliaia di enti ecclesiastici con il loro immenso patrimonio immobiliare?

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Ici per gli italiani ma non per la Chiesa cattolica

Posted by fidest press agency su martedì, 6 dicembre 2011

Dichiarazione di Mario Staderini, segretario di Radicali Italiani “Ha davvero una gran faccia tosta la CEI a obiettare che la manovra avrebbe potuto essere più equa. Purché a pagare siano gli altri e non la Chiesa, evidentemente. Tanto per cominciare, infatti, sarebbe stata più equa se avesse abolito l’esenzione dell’Ici anche per le attività commerciali degli enti ecclesiastici e similari, piuttosto che fare cassa sulle prime case degli italiani. Da un primo esame delle misure risulta ancora troppo timido pure il ridimensionamento della spesa pubblica, che avrebbe dovuto costituire il
nucleo centrale dell’intervento di emergenza e che invece vede ancora prevalere le nuove tassazioni. Non prevedere l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti, il dimezzamento dell’otto per mille e la riduzione delle spese per armamenti, che avrebbero permesso di tagliare gravi sprechi di cui si giovano le tante corporazioni italiane, è un errore da correggere. Va dato atto al governo di aver affrontato il nodo delle pensioni con soluzioni immediatamente operative. Positivo il passaggio al contributivo per tutti; da verificare l’impatto del blocco degli aggiornamenti che in pochi anni abbasserà notevolmente il valore reale anche delle pensioni medie, mentre mancano risposte sui contributi silenti e sulle pensioni da fame che attendono milioni di precari e parasubordinati. Rispetto alle liberalizzazioni, se avvero ci si limiterà a farmacie e negozi, il bilancio sarà insoddisfacente. Solo aprendo il mercato in settori strategici come quello postale, bancario, assicurativo e dei servizi pubblici locali si potranno restituire ai consumatori servizi più efficienti ed economici. Ed è questo il fronte su cui si gioca la vera partita della ripresa economica. Da Radicali, assicureremo anche in questi giorni quel contributo di proposte che garantiamo al Paese da oltre trent’anni e che abbiamo saputo organizzare in tante lotte referendarie sabotate dalla antidemocrazia partitocratica”.

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Ici furto di stato?

Posted by fidest press agency su sabato, 26 novembre 2011

«Chi si ricorda quanto pagava di ICI sulla prima casa prima che fosse cancellata? La reintroduzione dell’Imposta Comunale sugli Immobili (o come verrà chiamata) viene data per certa tra i primi provvedimenti del governo guidato da Mario Monti. Come una clava che già pende sulla testa delle famiglie italiane. La UIL si è presa la briga di andare a spulciare tra i dati catastali in tutti i capoluoghi di provincia e ha calcolato quanto ciascun proprietario dovrà versare al fisco. Ciò che emerge è che a Perugia e a Terni si pagherebbe meno che negli altri capoluoghi.
Secondo l’indagine del Servizio politiche territoriali del sindacato la ‘nuova Ici’, qualora venisse realmente reintrodotta, costerebbe mediamente 136 euro l’anno ad ogni famiglia italiana (185,40 euro per un casa accatastata in A/2 e 86,62 euro per una casa in A/3). L’indagine ha preso a campione il costo annuo dell’imposta riferita alla media di un appartamento di 80 mq., di categoria A/2 (abitazione civile) e A/3 (abitazione economica e popolare) che è il taglio medio delle città capoluogo, analizzandone le rendite catastali rapportate a 5 vani e siti in zona censuaria semiperiferica. Le aliquote e la detrazione sulla prima casa, prese in considerazione, sono quelle deliberate dai Comuni per il 2011» (Monti: ipotesi Ici sulla prima casa, costerà 80 euro a famiglia, a Perugia, e 65 a Terni).Per anni le famiglie italiane sono state costrette a versare questo contributo a dir poco illegittimo. Il governo Prodi, prima, ed il governo Berlusconi, poi, e definitivamente, hanno eliminato l’imposta comunale gravante su terreni ed immobili. Ora, la sua inevitabile reintroduzione. appiamo dai tagli operati che gli Enti pubblici territoriali non avranno le solite sovvenzioni di Stato. Buon modo per recuperare liquidità è pertanto quella di spremere limoni già secchi. L’ICI prima casa costituisce tuttavia un atto immorale – uno dei tanti – dei poteri forti volti a disintegrare sempre più i nuclei famigliari e a penalizzare il fulcro ed il centro della vita.considerazioni sui contenuti delle disposizioni normative facenti parte della costituzione italiana, ci possono aiutare a riflettere sulla portata di tale continua reiterata illegittimità. Il secondo comma dell’articolo 1 della carta costituzionale afferma: «La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della costituzione». Affermazione dal sapore tautologico e beffardo, se si confronta con la realtà attuale della politica e dell’economia globale che ci investe.
Al governo, un tizio da nessuno eletto, ossequiante dei poteri forti che decidono le sorti di popoli e di nazioni, nella disgregazione sociale ed economica funzionale ad intereressi superiori ed oscuri, fautrice di una vera schiavitù, per lo più inconsapevole e mascherata di democrazia ilare ed illusa, di ingenti masse.All’articolo 2 si legge: «La repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale», da leggersi in combinato disposto con l’articolo 29 e con il 31: «La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio», da cui «La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose».Ebbene, chiunque volesse leggere il dettato normativo disegnato dai costituenti alla luce delle vere e volute necessità e difficoltà economiche che una famiglia ordinaria incontra nel cammino della propria esistenza, soltanto per cercare di ottenere il luogo della propria dimora, si potrebbe facilmente rendere conto della disapplicazione di fatto dei princìpi fondamentali dell’ordinamento giuridico.Non occorre l’atteggiamento del censore per accorgersi come la finanza (italiana ed estera) abbia operato nel dettaglio contro la famiglia a 360 gradi: il costo degli immobili, i relativi mutui per l’acquisto. Frenare le speculazioni finanziarie sull’immobile e sull’usura praticata dalle banche con la veste di legittimo prestito ad interesse, dovrebbe essere il primo còmpito di qualunque governo, se volesse davvero tradurre in realtà il pletorico asserto costituzionale favorevole alla famiglia.Dove risiede invece questa sbandierata tutela?Le necessità primarie dell’essere umano sono quelle di mangiare (e bere), dormire, vestirsi degnamente ed avere un tetto sotto cui stare e nel quale vivere. Un individuo che formi una famiglia abbisogna che quest’ultimo aspetto venga tutelato con ancora maggior vigore, viste le contingenti fragilità della giovane prole. Anche gli uccelli del cielo nidificano per accudire e far crescere i propri piccoli. Dimenticare questo è pura barbarie. Sulla carta, nessuno lo nega; anzi, ci si riempie la bocca di slogan elettorali e promesse di battaglie chimeriche mai intraprese. I fatti smentiscono i proclami. Le banche lucrano su mutui, prestando soldi che effettivamente non hanno (riserva frazionaria, si presta dieci volte l’ammontare del depositato) ottenendo di solito quasi il doppio del prestato, proporzioni di guadagno a dir poco immorali, ma che costituiscono l’unica via possibile (per la comune famiglia, senza redditi berlusconiani o proprietà ereditate) per riuscire a comprare una dimora recente, che dovrebbe costituire un diritto. Lo è per diritto naturale; dovrebbe esserlo per la costituzione.In questo quadro, si incardina l’imposta sull’immobile. L’ICI è un appropriarsi di un bene primario, tassandone la proprietà. Se l’abitazione, la prima casa (ossia quella destinata a dimora abituale) deve essere oggetto di imposta, allora il diritto di proprietà a tutela della famiglia, ne subisce uno svilimento ed un impoverimento concettuale, che va ben al di là dell’importo oggetto di pagamento.

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No all’Ici sul fotovoltaico

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 febbraio 2011

Sarà un gruppo di lavoro istituito dall’Agenzia del Territorio e dall’Agenzia delle Entrate a stabilire se gli impianti fotovoltaici a terra siano o meno assoggettabili al pagamento dell’imposta comunale sugli immobili (Ici). Lo ha detto il sottosegretario all’economia e alle finanze, Sonia Viale, rispondendo a un’interrogazione dei deputati del Pd Franco Ceccuzzi e Carlo Emanuele Trappolino in commissione Finanze. Il ministero non solo ha riconosciuto la pertinenza del quesito, ma ha anche ravvisato l’urgenza di giungere ad un atto di indirizzo privo di ambiguità, su una materia nella quale ci sono ad oggi orientamenti contraddittori fra le due agenzie. Secondo l’Agenzia del Territorio gli impianti fotovoltaici a terra sono assimilabili ad opifici e quindi assoggettabili alla tassazione sugli immobili; è di parere diverso l’Agenzia delle Entrate.  “Fatto è che l’incertezza regna sovrana – affermano i deputati del PD Ceccuzzi e Trappolino – rendendo quanto mai malfermi i notevoli investimenti che si stanno effettuando oggi in Italia, che hanno contribuito alla creazione di 15mila nuovi posti di lavoro. Sul settore delle energie rinnovabili non possiamo permetterci incertezze. Un’eventuale applicazione dell’Ici sugli impianti potrebbe vanificare l’attrattività oggi rappresentata dagli incentivi. E non si può nemmeno demandare la soluzione ad eventuali pronunciamenti di sedi territoriali o di altri soggetti. È bene risolvere la questione con urgenza. La notizia di un lavoro congiunto tra le Agenzie del Territorio e delle Entrate per affrontare e risolvere la questione in tempi rapidi va nelle giusta direzione, così come le dichiarazioni del sottosegretario rispetto alla disponibilità di preparare una norma ‘ad hoc’. Speriamo che si giunga in tempi stretti ad un orientamento chiaro – concludono i deputati democratici – e che sia finalmente consentito all’industria italiana legata alle energie rinnovabili di procedere spedita nella direzione di uno sviluppo crescente”.

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Aggiornamento catastale e ICI

Posted by fidest press agency su martedì, 26 ottobre 2010

Il Comune di Lecce, tramite la SO.G.E.T. spa, sta chiedendo ai propri cittadini il pagamento dell’ICI già prescritta. La legge finanziaria per il 2004 consente ai Comuni, nell’ambito delle loro attivita’ d’aggiornamento delle rendite catastali ed in deroga alle disposizioni fiscali vigenti, di applicare a ritroso l’eventuale maggiorazione del tributo, a partire dall’anno in cui la nuova rendita catastale doveva essere denunciata. Cio’, tuttavia, non vuol dire che all’applicazione della rendita per gli anni precedenti corrisponda la possibilità di esigere il tributo coì aggiornato senza limiti di tempo. La prescrizione, infatti, resta sempre ferma a 5 anni.  Il comune di Lecce, invece, richiede anche i tributi per l’anno 2003 e per quelli precedenti fino ad arrivare, come c’e’ stato detto dalla SO.G.ET., al 1997. Una negligenza imperdonabile per un amministrazione comunale evidentemente sempre piu’ intenta a fare cassa spremendo il cittadino, ormai considerato solo come un suddito al quale chiedere la gabella di turno, piuttosto che un utente con diritti e doveri. Contro questo abuso e’ comunque possibile reagire impugnando l’avviso di accertamento notificato. Nei prossimi giorni provvederemo a depositare i primi ricorsi per quei cittadini che si sono visti avanzare la richiesta illegittima. Il termine per impugnare l’avviso di accertamento e’ 60 giorni. E’ importante ricordare che i termini processuali sono sospesi dall’1 di agosto al 15 di settembre. E’ probabile quindi che chi ha ricevuto l’avviso prima della pausa estiva sia ancora in tempo per opporsi. (Alessandro Gallucci, delegato Aduc-Lecce)

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Esenzioni Ici alla Chiesa

Posted by fidest press agency su domenica, 26 settembre 2010

La Commissione Europea aprirà a metà ottobre un’indagine formale contro lo Stato Italiano per gli aiuti concessi alla Chiesa. Verranno analizzate le esenzioni fiscali accordate agli enti ecclesiastici in settori come scuole private, case di cura, strutture commerciali e turistico – alberghiere, che beneficiano dell’esenzione totale dal pagamento Ici e del 50% su quello Ires. Tali esoneri garantiscono alle strutture cattoliche un risparmio di due miliardi di euro annuali e un vantaggio notevole sulla concorrenza laica.
Entro 18 mesi Bruxelles dovrà decidere circa le sorti dell’Italia, la cui condanna appare difficilmente evitabile scorrendo le “conclusioni preliminari” all’interno dei documento redatto  dal commissario alla Concorrenza Joaquin Almunia , nel quale sono denunciate una violazione di alcune norme e un aiuto di Stato realmente in atto, azioni incompatibili con le regole dell’Unione Europea.
“Bisogna distinguere – sottolinea l’esponente di Italia dei diritti Antonello De Pierro – i luoghi di culto, quelli deputati all’assistenza e alle opere caritatevoli, dalle attività che pur essendo del Vaticano, producono reddito. Abbiamo assistito anche a vicende spiacevoli, allo sfratto di disabili per il riaffitto della casa, in centro, a 2000 euro al mese. È necessario pertanto – chiosa Soldà – un approfondimento accurato su beni immobili e proventi al fine di  non creare squilibri tra i cittadini ed evitare le disuguaglianze”.

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