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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

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Icone della femminilità dalla preistoria a Rubens, da Van Gogh ai contemporanei

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 luglio 2016

Hayez FrancescoFermo 31 luglio – 23 ottobre 2016 Palazzo dei Priori. Nelle storiche sale di Palazzo dei Priori a Fermo, una mostra presenta figure emblematiche di donne, attraverso un selezionato nucleo di opere appartenenti a diverse epoche. L’anello di Cupra. Icone della femminilità dalla preistoria a Rubens, da Van Gogh ai contemporanei, visitabile dal 31 luglio al 23 ottobre 2016, è a cura di Marcello Smarrelli e promossa dal Comune di Fermo, grazie all’iniziativa del Sindaco Paolo Calcinaro e del Vice Sindaco Francesco Trasatti. L’esposizione è realizzata con il contributo della Regione Marche, per interessamento dell’Assessore alla Cultura Moreno Pieroni, e della Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo, mentre la produzione è affidata a Sistema Museo. Partner tecnico è DACA Vetrine d’Autore.Il titolo della mostra sottende un percorso denso di suggestioni, storie e immagini attraverso reperti archeologici, opere pittoriche, sculture e installazioni di grandi artisti italiani e internazionali, tra cui Jacobello del Fiore, Rubens, Hayez, Van Gogh, Segantini, Previati, Giacomelli, Beecroft. L’esposizione, oltre a un importante nucleo di opere in prestito dalla Galleria d’Arte Moderna di Milano, attinge alle collezioni pubbliche e private di Fermo e del suo territorio, nell’ottica di valorizzazione del ricco patrimonio culturale delle Marche. Ne risulta una mostra concentrata e ricca di senso, un viaggio nella storia della rappresentazione della figura femminile, uno dei temi più cari all’arte di tutti i tempi, in cui le preziose opere della collezione permanente del Palazzo dei Priori entrano in un serrato dialogo con i capolavori provenienti dai vari prestiti.
Previati GaetanoLa mostra prende spunto dalla dea Cupra, partendo dall’anellone a nodi, un unicum nel suo genere che spicca per importanza nelle collezioni fermane, ritrovamento archeologico associato alle donne picene. L’anellone con i suoi caratteristici nodi, di cui ancora oggi non si comprende a pieno l’uso e il significato, viene assunto a icona della femminilità e nella sua simbolica circolarità diventa il punto di partenza e l’immagine stessa del percorso espositivo. La dea Cupra, per caratteristiche e iconografia, precorre la nascita di Venere, ritenuta l’anello di congiunzione tra tutte le immagini di donne – a partire dalla dea sumera Inanna e dalla babilonese Ishtar – che, a sua volta, lascerà in eredità parte dei suoi attributi iconografici alla figura monoteista e cristiana della Vergine Maria. Una vasta e consolidata bibliografia traccia il profilo di una dea-matrice, una Grande Madre o una Grande Dea che indenne attraversa il tempo e la storia di molti popoli, fino ad approdare alla concezione stessa di matriarcato di età moderna. Le teorie filologiche ed archeologiche più attuali confutano questo modello, riferendo dell’esistenza non di una, ma di numerose figure divine femminili all’interno dei pantheon antichi, ciascuna Grande e distinta dalle altre.
Per questo motivo in mostra troveremo affiancati “ritratti” e modelli di femminilità molto diversi tra loro, ognuno caratterizzato da un’idea di unicità e non convenzionalità, in una visione trasversale che abbraccia tutte le epoche fino ai giorni nostri: le Storie di Santa Lucia di Jacobello del Fiore, l’Adorazione dei Pastori di Peter Paul Rubens, La Maddalena Penitente di Francesco Hayez, Les bretonnes et le pardon de Pont Aven di Vincent Van Gogh, Le due madri di Giovanni Segantini, La quiete di Gaetano Previati, Ritratto a mia madre di Mario Giacomelli.La mostra si caratterizza come un percorso nel mondo stratificato e multiforme della femminilità, procedendo per suggestioni e salti temporali con accostamenti inediti tra diverse figure: la dea progenitrice, la vergine, la santa, la prostituta, la profetessa, la regina, la femme fatale, l’eroina, la madre… Accanto alla visione storico-

Rubens

Van Goghiconografica della donna, la mostra ne offre una più ampia e universale, legata all’idea della terra (Gea), rappresentata idealmente dal grande Mappamondo conservato nella Biblioteca di Fermo, realizzato dal cartografo Amanzio Moroncelli nel 1713.
Anche l’allestimento rispecchia la visione circolare dell’anello: il cerchio diventa punto di vista formale e visivo di unione tra opere molte conosciute ed altre da scoprire. Un segno di infinito che racconta, sotto una nuova luce, storie intense ed emozioni grazie a un insolito e rivelatore punto di vista. La mostra è arricchita da una pubblicazione con testi del curatore Marcello Smarrelli, della giornalista Alessandra Mammì, del docente universitario Lorenzo Braccesi, della curatrice e archeologa Raffaella Frascarelli. Un ricco apparato con descrizioni e immagini delle opere offre al visitatore gli strumenti per una lettura chiara e approfondita del progetto espositivo.
Orari di apertura: luglio-agosto tutti i giorni 10.30-19.30, tutti i giovedì e dal 9 al 15 agosto 10.30-24.00; settembre dal martedì alla domenica 10.30-13.00/14.30-19.00, feste e ponti orario continuato 10.30-19.30; ottobre dal martedì al venerdì 10.30-13.00/15.3018.00, sabato e domenica 10.30-13.00/15.30-18.30. È possibile prenotare l’apertura straordinaria per visite riservate.
Tariffe: intero 6,50 euro; ridotto 5,00 euro (da 14 a 25 anni, gruppi composti da più di 15 persone, Soci FAI, Touring Club, Italia Nostra); omaggio fino a 13 anni, disabili, soci ICOM, residenti (un giorno al mese), giornalisti con tesserino. Il biglietto comprende la visita anche alle Cisterne Romane, Musei di Palazzo dei Priori, Teatro dell’Aquila, Musei Scientifici di Villa Vitali.
Per informazioni e prenotazioni: Sistema Museo 199 151 123 (dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 15.00 escluso i festivi) (foto: Hayez Francesco, Previati Gaetano, Rubens,Van Gogh)

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La pietra e il leone

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 giugno 2010

Vicenza fino al 10/10/2010 Contrà S.Corona 25 Gallerie di Palazzo Leoni Montanari San Pietro e san Marco nell’Oriente cristiano Icone dalla collezione Intesa Sanpaolo Una preziosa mostra dossier, su un tema particolarmente intrigante, per invitare alla scoperta di quella che e’ la piu’ importante collezione di icone russe in occidente, ed una delle piu’ importanti al di fuori della Russia. Il tutto in un Palazzo, il Leoni Montanari di Vicenza, dal 1999 sede museale di Intesa Sanpaolo, che di per se’ meriterebbe una visita sia per la qualità architettonica dell’edificio, capolavoro del barocco europeo, sia per le collezioni d’arte che, icone a parte, offre al pubblico.
A proporre il tutto è Intesa Sanpaolo nell’ambito dei propri Progetti per la Cultura.  Le rarissime tavole esposte in questa mostra-dossier, che e’ curata da Michele Bacci, provengono dal quel tesoro rappresentato dalla Collezione di icone che Intesa Sanpaolo custodisce nel Palazzo Leoni Montanari. Qui, in un allestimento di grande suggestione, sono abitualmente esposte circa 130 delle quasi 500 icone patrimonio della raccolta. Da notare come non poche siano pezzi unici al mondo, molte di grandi dimensioni, impreziosite da rize in argento, capolavori dell’oreficeria russa.  Insieme alle icone e alla mostra temporanea dedicata ai santi Pietro e Marco, le Gallerie di Palazzo Leoni Montanari propongono un’altra preziosa collezione di Intesa Sanpaolo, quella di pittura veneta del ‘700 con la celeberrima serie di dipinti di Longhi, Canaletto e Guardi. Martin (Immagine: Trasfigurazione Russia centrale, inizio del XVIII secolo tempera su tavola, 122,6 x 92,8 x 3,0 cm Collezione Intesa Sanpaolo) http://www.museodiocesanovicenza.it

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Santiago Morilla Nidi 02

Posted by fidest press agency su martedì, 18 maggio 2010

Roma 25 maggio-15 giugno Accademia di Spagna a Roma, Piazza di San Pietro in Montorio, 3, proiezione video su Roma (visibile da via dei Pettinari, via dell’Arco del Monte e Vicolo del Cedro) ore 21-24,  a cura di Federica Forti  L’intero progetto, a cura di Federica Forti, è nato per indagare, attraverso l’arte figurativa, il rapporto tra uomo ed architettura: “gli edifici vengono sacralizzati o al contrario dissacrati, riconvertiti e riutilizzati, alcuni sono stati demoliti ed altri sono diventate icone del passato. Roma in quanto museo a cielo aperto è testimonianza eclatante di questo fenomeno, ma perché costruiamo?” (Federica Forti). Da queste considerazioni è nata la mostra Nidi che, in tre appuntamenti intervallati e scanditi nell’arco di sei mesi, si snoda in tre differenti momenti (marzo – maggio – settembre) e in tre luoghi di Roma (Fondazione Pastificio Cerere, Accademia di Spagna a Roma e galleria CO2 contemporary art), dove si potranno seguire i diversi interventi dell’artista che appartengono ad un unico filo concettuale e coronano il suo soggiorno di ricerca a Roma. In occasione della terza mostra uscirà un catalogo con testo critico del curatore ed opere grafiche dell’artista. Presso la Fondazione Pastificio Cerere l’artista ha realizzato un dipinto murale progettato site specific: partito dallo studio delle superfetazioni storico-architettoniche di Roma, l’artista è arrivato alla lettura antropologica del nido inteso come legame fisico ed affettivo in relazione alle peculiarità del luogo. Il lavoro presso l’Accademia di Spagna a Roma, dove Santiago Morilla è borsista, parte invece dalla storia dell’edificio, antico monastero francescano come ricordato dagli affreschi del chiostro con scene della vita di San Francesco d’Assisi, per connettere il suo studio e l’Accademia alla città di Roma attraverso interventi video a metà tra l’intimità privata e la fruizione pubblica. L’opera prevede una doppia lettura: diurna presso l’Accademia di Spagna dove il 25, 27, 28, 29 maggio sarà possibile accedere allo studio dell’artista, il suo “nido” temporaneo, e notturna da via dei Pettinari, via dell’Arco del Monte e Vicolo del Cedro, da cui si potranno guardare i video proiettati sulle finestre dello studio. L’intervento di Santiago Morilla presso l’Accademia di Spagna a Roma è concepito infatti come un viaggio nella soggettiva dell’artista attraverso le finestre del suo studio che dal Gianicolo permettono una visione privilegiata sulla città ma anche come collegamento simbolico tra Roma e le Accademie internazionali che ospita.

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Tornano le ragazze del Piper e le chiome da Pop Art

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 aprile 2009

ragazzeDue icone a cui ispirarsi sono Valentina, personaggio nato dalla matita di Crepax e simbolo di estrema sensualità, e Jacqueline Kennedy, emblema di raffinatezza e glamour. “Le donne hanno chi emulare quest’estate – dice Luciano Colombo – sarà possibile passare da un taglio extra liscio e provocante stile Valentina ad un classico e raffinato come Jacqueline Kennedy. Per le più sbarazzine consiglierei di ispirarsi alle ragazze del Piper e perché no ai quadri di Warhol”. Tutto rigorosamente col carrè perché facile da portare. Mette in risalto gli zigomi e gli occhi, soprattutto se portato con la frangia. Inoltre lascia scoperto il collo, una parte del corpo considerata molto sensuale dagli uomini. “La lunghezza del caschetto è affidata alle proporzioni – spiega l’hairstylist Colombo – i capelli devono arrivare alle spalle se il collo è lungo, mentre devono essere in linea con la mandibola se il collo è corto. Per la scelta della frangia spazio alla creatività”.La frangia è quindi una scelta perfetta per chi ama un look naturale, chic e facile da “indossare”. E poi è l’ideale per tutte le lunghezze e con tutti i raccolti. La scelta migliore anche per chi tinge i capelli perché, soprattutto se è ampia e scalata sulle tempie, maschera la ricrescita lungo le attaccature e il colore naturale delle sopracciglia.La frangia, sfilata, pareggiata, lunga e un po’ bombata di sicuro unita al caschetto darà quel tocco in più che renderà unica la vostra estate 2009. (ragazze)

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