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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘ideologia’

Democrazia e fascismo. Confondere l’ideologia col museo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 agosto 2020

Alcuni consiglieri della città di Roma avevano paventato la costruzione di un museo del fascismo. E’ subito partita un’onda di disgusto e dissenso cosiddetto antifascista che, anche la Sindaca della Capitale (dello stesso partito dei proponenti) è intervenuta per far ritirare la richiesta. Tutto in nome dei valori dell’antifascismo. Il rischio paventato da più parti è che il museo porti ad una sorta di celebrazione di questo periodo storico che il nostro Paese ha vissuto nel secolo scorso.Per capire di cosa stiamo parlando.Prima di tutto riportiamo la definizione della Treccani per la parola museo:
“Raccolta di opere d’arte, o di oggetti aventi interesse storico-scientifico, etno-antropologico e culturale; anche, l’edificio destinato a ospitarli, a conservarli e a valorizzarli per la fruizione pubblica, spesso dotato di apposito corredo didattico…..” e nella definizione dei vari tipo di museo: “.. musei storici, contenenti documenti e cimelî d’interesse per la storia civile e politica;..”. Poi facciamo un salto a Berlino, dove è nato il nazismo, ispiratore, fratello e commilitone del fascismo italiano. E’ notorio che il nazismo fu decisamente più truce e tragico del fascismo, e la sua eliminazione comportò sostanzialmente l’eliminazione di un Paese, anche in senso fisico, e il passaggio da due Germanie, DDR e RFT, fino alla caduta del muro di Berlino per arrivare alla Germania odierna, motore determinante della nostra democrazia ed economia in Ue e non solo.A Berlino ci sono musei sul nazismo di tutti i tipi: da quelli che mostrano le atrocità, a quelli puramente storici. Tutti fatti con dovizia di particolari e informazioni che calano il visitatore dentro la realtà storica e politica. Alcuni dei più famosi: Museo Storico tedesco, Museo della storia di Berlino, lo Schwerbelastungskörper, il Museo delle Spie, i vari bunker in tutta la città compreso il giardino dove sorgeva quello di Hitler. Musei a cui si affiancano quello ebraico, delle varie vittime del nazismo come omosessuali e rom e sinti e tutti i musei dei vari campi di sterminio raggiungibili anche con la metropolitana dal centro della città. Insomma sono stati quello che sono stati e se lo raccontano e lo raccontano al resto del mondo.
Torniamo al nostro paventato museo romano sul fascismo.
Cosa c’è da non far sapere? Immaginiamo che tutti, pure i più virulenti antifascisti che si oppongono alla sua realizzazione, risponderanno: niente. Il problema sorge quando si deve capir come far conoscere questi fatti. Virtù culturale indica che dovrebbe essere il metodo museale con cui si parla della storia: che quando ha a che fare con narrazioni tragiche, non richiede necessariamente la condanna continua di queste tragedie, ma sono i fatti tragici in sé che dovrebbero stimolare il giudizio dell’osservatore. Ma questo metodo non piace alla Sindaca di Roma e a tutti quelli che, in diverse occasioni anche istituzionali, ci ricordano che siamo una repubblica antifascista, anche quando apostrofano i deliri anti-immigrati e sovranisti di alcuni esponenti di alcune destre. Metodo che induce a dire che del diavolo non se ne deve parlare, non bisogna farlo conoscere, anche se tutto il nostro Paese fino al 1943 andava a braccetto con questo diavolo. Un colpo di spugna e tutti
allegri e contenti? Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Gli effetti di un’ideologia: capitalismo

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 luglio 2020

Scrivono, tra l’altro, Mario Lettieri e Paolo Raimondi su ItaliaOggi: “È l’ultima ideologia morente dell’Ottocento che sta facendo danni enormi. Un liberismo economico e un monetarismo nati nella vecchia Inghilterra dove l’economia poteva contare non su uno Stato ma su un impero che raccoglieva ricchezze a man bassa dalle sue colonie. Noi crediamo che la ripresa debba essere al centro delle decisioni della manovra economica in discussione. Non basta il risanamento del bilancio. Gli enti locali hanno un patrimonio immobiliare di circa 350 miliardi. La parte inutilizzata è di 20-40 miliardi. Il 60% del totale riguarda l’edilizia residenziale pubblica che potrebbe in parte essere venduta ai residenti. Venduta, non svenduta. Adesso gli enti locali hanno un debito complessivo di 111 miliardi dei quali settantotto nei confronti della Cassa Depositi e Prestiti. “Alla quale, ovviamente, pagano gli interessi dovuti”. E’ un particolare di un quadro con il quale gli autori hanno preferito usare colori a tinte fosche. E’ anche un limite che ci siamo imposti con eccessiva passività poiché ai domini inglesi abbiamo fatto spazio al colonialismo selvaggio e poi ancora alla logica del “re travicello” facendo salire al potere i corrotti e i corruttibili dei paesi ricchi di materie prime, ma in compenso le loro popolazioni erano sfruttate e sono rimaste tali.
Intanto ben più gravi delle bombe dei nostri arsenali atomici, si stanno profilando all’orizzonte: sono le bombe demografiche, le intolleranze, la voglia di emergere, di entrare nella stanza dei bottoni, e ancora conflitti etnici, tribali, razziali, migratori. Un insieme di situazioni che ci rende consapevoli di un disagio esistenziale che difficilmente, come in passato, si può in qualche modo calmierare con la tolleranza, la rassegnazione, la vocazione al martirio per la conquista della felicità in un altro mondo.
Oggi cresce la voglia di essere presenti, protagonisti, arbitri del nostro futuro e l’idea del possesso come status symbol non fa che aggravare l’evidenza dettata dalla scarsità di risorse e benessere che sette miliardi di abitanti richiedono all’unisono. Occorre voltare pagina e di farlo in fretta prima che queste bombe ci scoppino tra le mani.
Ecco cosa ci attende il presente che allunga la sua ombra nel nostro futuro, un futuro dove i giovani di oggi saranno i protagonisti del domani e saranno ancora più insofferenti dei loro padri e forse anche più cinici. E’ una svolta che non implica solo l’economia e la finanza, ma anche i costumi, la fede, il concetto stesso di esistere e di morire. (Riccardo Alfonso)

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Thomas Piketty: Capitale e ideologia

Posted by fidest press agency su sabato, 30 maggio 2020

Collana i Fari, trad. Lorenzo Matteoli e Andrea Terranova, 1.200 pagine, 25€. Arriva finalmente il seguito del best-seller mondiale Il capitale nel XXI secolo. Ogni comunità ha bisogno di giustificare le proprie disuguaglianze: l’uomo deve trovare le ragioni di queste disparità per non rischiare di vedere crollare l’intero edificio politico e sociale. In questa chiave, anche molte ideologie del passato non appaiono più così irragionevoli, se paragonate al nostro presente. Conoscere la molteplicità delle traiettorie e delle biforcazioni della storia può infatti aiutarci a interrogare le fondamenta delle nostre istituzioni e a intuire le loro trasformazioni.
Questo libro, fondato sull’analisi di dati comparativi di inedita ampiezza, traccia il percorso dei regimi basati sulla disuguaglianza e ne immagina il futuro in una prospettiva economica, sociale, intellettuale e politica: dalle antiche società schiavistiche fino alla modernità ipercapitalista, passando per le esperienze comuniste e socialdemocratiche, e per il racconto inegualitario che si è imposto negli anni ottanta e novanta. Con lo sguardo rivolto ai temi più caldi della nostra contemporaneità, Thomas Piketty dimostra come l’elemento decisivo per il progresso umano e lo sviluppo economico sia la lotta per l’uguaglianza e l’educazione, ridiscutendo il mito della proprietà a tutti i costi. Ispirati dalle lezioni della storia, possiamo affrontare il fatalismo che ha nutrito le derive identitarie in Europa e nel resto del mondo, e immaginare un nuovo orizzonte partecipativo per il XXI secolo, basato sull’uguaglianza, la proprietà sociale, l’educazione e la condivisione dei saperi e dei poteri.
Nell’atteso seguito di Il capitale nel XXI secolo, best seller mondiale tradotto in 40 lingue e venduto in 2,5 milioni di copie, Piketty lancia la sfida di un nuovo modello economico e culturale, un’autorevole e illuminante chiave di lettura per interpretare il nostro tempo.
THOMAS PIKETTY, professore dell’École des Hautes Études en Sciences Sociales (EHESS) e dell’École d’Économie de Paris, è autore di numerosi studi storici e teorici, che gli hanno fatto meritare nel 2013 il Prix Yrjö Jahnsson, assegnato dalla European Economic Association. Scrive per Libération e Le Monde. Il suo libro Il capitale nel XXI secolo (2014) è stato tradotto in 40 lingue e ha venduto 2,5 milioni di copie. Ha inoltre pubblicato Si può salvare l’Europa? (2015), Capitale e disuguaglianza (2017) e suoi contributi sono inclusi nei volumi Democratizzare l’Europa! (La nave di Teseo, 2017) e Rapporto sulle disuguaglianze nel mondo (La nave di Teseo, 2019).

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L’ideologia tra aberrazioni e virtuosismi

Posted by fidest press agency su martedì, 27 agosto 2019

L’ideologia è un vestito che ci ritagliamo addosso mentalmente e la facciamo circolare nel bene e nel male, lo facciamo addolcendo e avvelenando la nostra vita per altri frangenti, per altre illusioni, per altre vite che bruciamo sul sacro fuoco di un ideale non sempre sereno e dettato dalla forza di una ragione illuminante.
Oggi mi chiedo cosa intendevo per guerra, quali sentimenti un bimbo potesse provare, mentre il clima stava mutando, la famiglia si stava sfaldando, il pane era razionato e il rombo dei cannoni e l’esplosione delle bombe sganciate dagli aerei si facevano sentire sempre più vicini e con gran fragore?
Oggi posso analizzare i fatti di allora con maggiori elementi di giudizio e corredare quei momenti con talune letture scritte non solo da chi mi è stato coevo, ma da altri che ai tempi erano più grandicelli di me o di chi oggi può avere l’età di mio figlio e si sente tanto sicuro di poter fermare sulla carta le tragedie vissute da altri, per i morti che vi sono stati, per le distruzioni che hanno lasciato per le ferite che sono state inferte sulle carni di tanti giovani ora vecchi e dolenti anche in conseguenza di quel male antico.
Mi sembra giusto che a questo punto anch’io mi faccio carico di questo pezzo di storia che mi ha visto dentro i fatti, sebbene mi sia stata data la ventura di averli sfiorati appena e mi sia stato restituito mio padre reduce ma non ferito, ma solo tanto amareggiato. Vi è in tutto questo un inizio, per così dire “formale” quando la seconda guerra mondiale incominciò con la dichiarazione di guerra anglo-francese alla Germania, il tre settembre del 1939, e terminò, con la firma della capitolazione giapponese, il 2 settembre 1945. La cerimonia avvenne a bordo della “Missouri”, nella rada di Tokio.
Sull’altro versante la firma della resa incondizionata di tutte le forze tedesche, si celebrò a Reims, quartier generale di Einsenhower, il 7 maggio 1945. A Berlino, Il giorno dopo, fu poi ratificata in forma più solenne. L’undici maggio, invece, avvenne la capitolazione delle forze tedesche, ancora combattenti, nella Francia occidentale.
In questo modo iniziò e si concluse, nell’arco di sei anni, in Europa prima e nel mondo intero poi, uno dei più gravi disastri che potevano colpire la vita, le fortune individuali e collettive d’intere nazioni e la ricchezza dei loro patrimoni architettonici, paesaggistici e culturali.
Che cosa può servire oggi riandare a quel tempo, porsi delle domande, ricercare nei “cassettini della nostra memoria” talune sensazioni che pensavamo cancellate del tutto e che, invece, riaffiorano, sia pure vaghe e quasi indistinte, ma reali.
Significa un qualcosa che noi abbiamo depositato nella nostra scatola nera, in quella dove i fatti più indicativi lasciano una memoria che definiamo ricordo e che serve a renderci consapevoli del come abbiamo condotto la nostra esistenza e del come l’abbiamo interfacciata con i nostri simili dagli affetti familiari, alle prime amicizie e amori e per finire ai tradimenti e alle delusioni più cocenti e ai dolori più struggenti. (Riccardo Alfonso)

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La forma dell’ideologia: Praga: 1948-1989

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 maggio 2019

Parma. Dal 25 maggio al 28 luglio 2019 sarà ospitata a Parma la più grande mostra italiana dedicata all’arte cecoslovacca. “La Forma dell’Ideologia. Praga: 1948-1989” porterà nella storica sede del Palazzo del Governatore oltre 200 opere tra dipinti, disegni, acquerelli, lavori di grafica e di stampa, fotografie, oggetti di design e proiezioni cinematografiche.Promossa da Fondazione Eleutheria, Collezione Ferrarini-Nicoli e Comune di Parma, in collaborazione con il Museo di Arte Decorative di Praga, la mostra è curata da Gloria Bianchino, FrancescoAugusto e Ottaviano Maria Razetto.
L’esposizione, allestita su entrambi i piani del Palazzo, proporrà al pubblico un percorso temporale, a partire dagli anni ’20 del Novecento fino agli anni ’80, in cui verrà approfondita l’atmosfera culturale di Praga e dell’intera nazione cecoslovacca, altamente influenzata dalle vicende storico-politiche, che portò a una particolarissima produzione artistica, parte della quale trovò espressione nella pittura realista di artisti di primo piano come Josef Štolovský (1879-1936), Josef Brož (1904-1980), Adolf Žábranský (1909-1981), Jaromír Schoř (1912-1987), Sauro Ballardini (1925-2010) ed Alena Čermáková (1926-2009). Dalla pittura alla scultura, dalla fotografia al cinema fino al design, l’arte di quel periodo è declinata nelle sue variegate sfaccettature sottolineando, in particolare, l’impatto che ebbe lo “stato di regime”, dal ’48 in poi, sulla cultura della città e dell’intera nazione.
La mostra è realizzata con il patrocinio di: Ambasciata della Repubblica Ceca a Roma, Ambasciata d’Italia a Praga, Ministero per i Beni e le Attività Culturali della Repubblica Italiana, Ministero della Cultura della Repubblica Ceca, Regione Emilia-Romagna, Praga Città Capitale, Provincia di Parma, Municipio di Praga 1, Istituto Italiano di Cultura di Praga, Centro Ceco di Roma, Archivio di Stato di Parma, Museo delle Arti Decorative di Praga, Camera di Commercio e dell’Industria italo-ceca, Famu (Film and TV School of the Academy of Performing Arts in Prague). Main sponsor: UniCredit bank, Architectural Consulting, s.r.o., Opem, Ferrarini porte blindate. Sponsor: Carebo, Terra d’Ombra. Partner: Rufa, GVERDI Eccellenze Italiane, Art Cafè, Ceci, Hotel Farnese.
Il Palazzo del Governatore (Piazza Garibaldi, 19) è aperto al pubblico con i seguenti orari: dal martedì al venerdì: 10,00-19,00, sabato e domenica: 10,30-19,30, primo e ultimo sabato del mese aperto fino alle ore 24.00. Biglietto intero € 7, biglietto famiglia € 10, ridotto € 5, ridotto speciale € 4, scolaresche e gruppi € 3. Catalogo edito da Eleutheria e a cura di FrancescoAugusto Razetto e Ottaviano Maria Razetto, con testi di Gloria Bianchino, FrancescoAugusto Razetto, Vittorio Sgarbi, Magdalena Kracik Storkanova e ricco apparato iconografico.

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Gli effetti di un’ideologia: capitalismo

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 settembre 2018

Hanno scritto, tra l’altro, Mario Lettieri e Paolo Raimondi su Italiaoggi: “È l’ultima ideologia morente dell’Ottocento che sta facendo danni enormi. Un liberismo economico e un monetarismo nati nella vecchia Inghilterra dove l’economia poteva contare non su uno Stato ma su un impero che raccoglieva ricchezze a man bassa dalla sue colonie. Noi crediamo che la ripresa debba essere al centro delle decisioni della manovra economica in discussione. Non basta il risanamento del bilancio. Gli enti locali hanno un patrimonio immobiliare di circa 350 miliardi. La parte inutilizzata è di 20-40 miliardi. Il 60% del totale riguarda l’edilizia residenziale pubblica che potrebbe in parte essere venduta ai residenti. Venduta, non svenduta. Adesso gli enti locali hanno un debito complessivo di 111 miliardi dei quali settantotto nei confronti della Cassa Depositi e Prestiti. “Alla quale, ovviamente, pagano gli interessi dovuti”. E’ un particolare di un quadro con il quale gli autori hanno preferito usare colori a tinte fosche. E’ anche un limite che ci siamo imposti con eccessiva passività poiché ai domini inglesi abbiamo fatto spazio al colonialismo selvaggio e poi ancora alla logica del “re travicello” facendo salire al potere i corrotti e i corruttibili dei paesi ricchi di materie prime, ma in compenso le loro popolazioni erano sfruttate e sono rimaste tali.
Intanto ben più gravi delle bombe dei nostri arsenali atomici, si stanno profilando all’orizzonte: sono le bombe demografiche, le intolleranze, la voglia di emergere, di entrare nella stanza dei bottoni, e ancora conflitti etnici, tribali, razziali, migratori. Un insieme di situazioni che ci rende consapevoli di un disagio esistenziale che difficilmente, come in passato, si può in qualche modo calmierare con la tolleranza, la rassegnazione, la vocazione al martirio per la conquista della felicità in un altro mondo.
Oggi cresce la voglia di essere presenti, protagonisti, arbitri del nostro futuro e l’idea del possesso come status symbol non fa che aggravare l’evidenza dettata dalla scarsità di risorse e benessere che sette miliardi di abitanti richiedono all’unisono. Occorre voltare pagina e di farlo in fretta prima che queste bombe ci scoppino tra le mani.
Ecco cosa ci attende il presente che allunga la sua ombra nel nostro futuro, un futuro dove i giovani di oggi saranno i protagonisti del domani e saranno ancora più insofferenti dei loro padri e forse anche più cinici. E’ una svolta che non implica solo l’economia e la finanza, ma anche i costumi, la fede, il concetto stesso di esistere e di morire. (Riccardo Alfonso)

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L’ideologia tra aberrazioni e virtuosismi

Posted by fidest press agency su sabato, 18 agosto 2018

L’ideologia è un vestito che ci ritagliamo addosso mentalmente e la facciamo circolare nel bene e nel male, la facciamo addolcendo e avvelenando la nostra vita per altri frangenti, per altre illusioni, per altre vite che bruciamo sul sacro fuoco di un ideale non sempre sereno e dettato dalla forza di una ragione illuminante.
Oggi mi chiedo cosa intendevo per guerra, quali sentimenti un bimbo potesse provare, mentre il clima stava mutando, la famiglia si stava sfaldando, il pane era razionato e il rombo dei cannoni e l’esplosione delle bombe sganciate dagli aerei si facevano sentire sempre più vicini e con gran fragore?
Oggi posso analizzare i fatti di allora con maggiori elementi di giudizio e corredare quei momenti con talune letture scritte non solo da chi mi è stato coevo, ma da altri che ai tempi erano più grandicelli di me o di chi oggi può avere l’età di mio figlio e si sente tanto sicuro di poter fermare sulla carta le tragedie vissute da altri, per i morti che vi sono stati, per le distruzioni che hanno lasciato per le ferite che sono state inferte sulle carni di tanti giovani ora vecchi e dolenti anche in conseguenza di quel male antico.
Mi sembra giusto che a questo punto anch’io mi faccio carico di questo pezzo di storia che mi ha visto dentro i fatti, sebbene mi sia stata data la ventura di averli sfiorati appena e mi sia stato restituito mio padre reduce ma non ferito, ma solo tanto amareggiato. Vi è in tutto questo un inizio, per così dire “formale” quando la seconda guerra mondiale incominciò con la dichiarazione di guerra anglo-francese alla Germania, il tre settembre del 1939, e terminò, con la firma della capitolazione giapponese, il 2 settembre 1945. La cerimonia avvenne a bordo della “Missouri”, nella rada di Tokio.
Sull’altro versante la firma della resa incondizionata di tutte le forze tedesche, si celebrò a Reims, quartier generale di Einsenhower, il 7 maggio 1945. A Berlino, Il giorno dopo, fu poi ratificata in forma più solenne. L’undici maggio, invece, avvenne la capitolazione delle forze tedesche, ancora combattenti, nella Francia occidentale.
In questo modo iniziò e si concluse, nell’arco di sei anni, in Europa prima e nel mondo intero poi, uno dei più gravi disastri che potevano colpire la vita, le fortune individuali e collettive d’intere nazioni e la ricchezza dei loro patrimoni architettonici, paesaggistici e culturali.
Che cosa può servire oggi riandare a quel tempo, porsi delle domande, ricercare nei “cassettini della nostra memoria” talune sensazioni che pensavamo cancellate del tutto e che, invece, riaffiorano, sia pure vaghe e quasi indistinte, ma reali.
Significa un qualcosa che noi abbiamo depositato nella nostra scatola nera, in quella dove i fatti più indicativi lasciano una memoria che definiamo ricordo e che serve a renderci consapevoli del come abbiamo condotto la nostra esistenza e del come l’abbiamo interfacciata con i nostri simili dagli affetti familiari, alle prime amicizie e amori e per finire ai tradimenti e alle delusioni più cocenti e ai dolori più struggenti. (Riccardo Alfonso)

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Gli effetti di un’ideologia: capitalismo

Posted by fidest press agency su sabato, 3 marzo 2018

Scrivono, tra l’altro, Mario Lettieri e Paolo Raimondi su Italiaoggi: “È l’ultima ideologia morente dell’Ottocento che sta facendo danni enormi. Un liberismo economico e un monetarismo nati nella vecchia Inghilterra dove l’economia poteva contare non su uno Stato ma su un impero che raccoglieva ricchezze a man bassa dalla sue colonie. Noi crediamo che la ripresa debba essere al centro delle decisioni di tutte le manovre economiche. Non basta il risanamento del bilancio. Gli enti locali hanno un patrimonio immobiliare di circa 350 miliardi. La parte inutilizzata è di 20-40 miliardi. Il 60% del totale riguarda l’edilizia residenziale pubblica che potrebbe in parte essere venduta ai residenti. Venduta, non svenduta. Adesso gli enti locali hanno un debito complessivo di 111 miliardi dei quali settantotto nei confronti della Cassa Depositi e Prestiti. “Alla quale, ovviamente, pagano gli interessi dovuti”. E’ un particolare di un quadro con il quale gli autori hanno preferito usare colori a tinte fosche. E’ anche un limite che ci siamo imposti con eccessiva passività poiché ai domini inglesi abbiamo fatto spazio al colonialismo selvaggio e poi ancora alla logica del “re travicello” facendo salire al potere i corrotti e i corruttibili dei paesi ricchi di materie prime, ma in compenso le loro popolazioni erano sfruttate e sono rimaste tali.
Intanto ben più gravi delle bombe dei nostri arsenali atomici, si stanno profilando all’orizzonte: sono le bombe demografiche, le intolleranze, la voglia di emergere, di entrare nella stanza dei bottoni, e ancora conflitti etnici, tribali, razziali, migratori. Un insieme di situazioni che ci rende consapevoli di un disagio esistenziale che difficilmente, come in passato, si può in qualche modo calmierare con la tolleranza, la rassegnazione, la vocazione al martirio per la conquista della felicità in un altro mondo. Oggi cresce la voglia di essere presenti, protagonisti, arbitri del nostro futuro e l’idea del possesso come status symbol non fa che aggravare l’evidenza dettata dalla scarsità di risorse e benessere che sette miliardi di abitanti richiedono all’unisono. Occorre voltare pagina e di farlo in fretta prima che queste bombe ci scoppino tra le mani. Ecco cosa ci attende il presente che allunga la sua ombra nel nostro futuro, un futuro dove i giovani di oggi saranno i protagonisti del domani e saranno ancora più insofferenti dei loro padri e forse anche più cinici. E’ una svolta che non implica solo l’economia e la finanza, ma anche i costumi, la fede, il concetto stesso di esistere e di morire. (Riccardo Alfonso)

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Il Presidente Grasso alla guida della sinistra italiana

Posted by fidest press agency su martedì, 5 dicembre 2017

pietro grassoDopo l’intervento di ieri l’altro alla convention della sinistra italiana che non si riconosce nel PD renziano il presidente del senato Grasso non sembra ci voglia lasciare dubbi sulla sua scelta di campo. Il suo compito non è agevole. Siamo al cospetto di partiti che pur avendo una comune matrice ideologica sono attraversati da faide interne e distinguo di metodo e di azioni che li hanno tenuti separati e diffidenti a lungo rispetto ai gruppi fratelli. L’ambizione, ci sembra di credere, è anche quella di ricostituire il centro sinistra dopo il tsunami che ha investito un partito che pur lacerato al suo interno pensava di aver ritrovato il suo equilibrio con il nuovo segretario Matteo Renzi. Purtroppo non è stato così. Il suo disegno è stato quello di distruggerlo per lasciare campo libero al centro destra berlusconiano e con la possibilità, essendosi liberato dell’area che si richiama alla sinistra storica, di potersi alleare senza patemi d’animo, con il centro destra e raggiungere la maggioranza per governare il Paese. E’ stata per Renzi un’operazione studiata a tavolino per consentirgli di realizzare un’alleanza che già era nell’aria e che ora si può concretizzare con la benedizione dei potentati europei.
E’ questo lo scenario che si prospetta per alcuni osservatori politici in nome della continuità di un impianto di governo politico-economico-finanziario ben consolidato dalle logiche della globalità e del liberismo creativo dove il profitto la fa da padrone al prezzo della cinica violazione dei diritti delle classi sociali meno abbienti. A questo punto è necessaria una rottura profonda tra il passato e il futuro che può determinarla solo chi è meno compromesso, politicamente parlando, con il vecchio establishment. (Centro studi politici e sociali della Fidest)

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Gli effetti di un’ideologia: capitalismo

Posted by fidest press agency su martedì, 26 settembre 2017

cassa depositi e prestitiHanno scritto, tra l’altro, Mario Lettieri e Paolo Raimondi su Italiaoggi: “È l’ultima ideologia morente dell’Ottocento che sta facendo danni enormi. Un liberismo economico e un monetarismo nati nella vecchia Inghilterra dove l’economia poteva contare non su uno Stato ma su un impero che raccoglieva ricchezze a man bassa dalla sue colonie. Noi crediamo che la ripresa debba essere al centro delle decisioni della manovra economica in discussione. Non basta il risanamento del bilancio. Gli enti locali hanno un patrimonio immobiliare di circa 350 miliardi. La parte inutilizzata è di 20-40 miliardi. Il 60% del totale riguarda l’edilizia residenziale pubblica che potrebbe in parte essere venduta ai residenti. Venduta, non svenduta. Adesso gli enti locali hanno un debito complessivo di 111 miliardi dei quali settantotto nei confronti della Cassa Depositi e Prestiti. “Alla quale, ovviamente, pagano gli interessi dovuti”. E’ un particolare di un quadro con il quale gli autori hanno preferito usare colori a tinte fosche. E’ anche un limite che ci siamo imposti con eccessiva passività poiché ai domini inglesi abbiamo fatto spazio al colonialismo selvaggio e poi ancora alla logica del “re travicello” facendo salire al potere i corrotti e i corruttibili dei paesi ricchi di materie prime, ma in compenso le loro popolazioni erano sfruttate e sono rimaste tali.
Intanto ben più gravi delle bombe dei nostri arsenali atomici, si stanno profilando all’orizzonte: sono le bombe demografiche, le intolleranze, la voglia di emergere, di entrare nella stanza dei bottoni, e ancora conflitti etnici, tribali, razziali, migratori. Un insieme di situazioni che ci rende consapevoli di un disagio esistenziale che difficilmente, come in passato, si può in qualche modo calmierare con la tolleranza, la rassegnazione, la vocazione al martirio per la conquista della felicità in un altro mondo.
Oggi cresce la voglia di essere presenti, protagonisti, arbitri del nostro futuro e l’idea del possesso come status symbol non fa che aggravare l’evidenza dettata dalla scarsità di risorse e benessere che sette miliardi di abitanti richiedono all’unisono. Occorre voltare pagina e di farlo in fretta prima che queste bombe ci scoppino tra le mani.
Ecco cosa ci attende il presente che allunga la sua ombra nel nostro futuro, un futuro dove i giovani di oggi saranno i protagonisti del domani e saranno ancora più insofferenti dei loro padri e forse anche più cinici. E’ una svolta che non implica solo l’economia e la finanza, ma anche i costumi, la fede, il concetto stesso di esistere e di morire. (Riccardo Alfonso)

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La “sinistra” che ha perso per strada la sua ideologia

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 agosto 2017

carlo marx“Ennio Flaiano diceva: ‘Io non sono comunista perché non me lo posso permettere’”. Lo afferma l’On. di Forza Italia Sandra Savino. “È la storia che si ripete – prosegue la parlamentare -: da un lato la sinistra salottiera e miliardaria dei vari “Giangi” che lava il senso di colpa per la propria ricchezza con umanitarismi tanto improvvisati quanto radicali e pericolosi; dall’altro la gente che vive ogni giorno quelle periferie che i compagni dalla erre moscia guardano solo nei documentari e che è costretta a subire sulla propria pelle i disastri di una classe politica lontana anni luce dalla realtà profonda del Paese”. “In Italia come in Europa, la sinistra sarà sempre più isolata nella propria torre d’avorio, forte dei suoi soldi e delle sue semplici convinzioni, ignara del fatto che di sotto la tensione continua a salire”, conclude Sandra Savino.

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La preistoria della Gelmini

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 marzo 2013

“Bersani non comprende l’esito elettorale, il Pd ha perso voti quando ha indugiato nell’antiberlusconismo e non ha dato risposta ai problemi concreti del paese. Si è illuso in un accordo con Grillo che ha respinto al mittente ogni disponibilità e siamo lontani da una soluzione”. Lo dice a Radio 24 Maria Stella Gelmini commentando l’ennesimo no del Pd al Pdl. Maria Stella Gelmini promette che “il Pdl non starà con le mani in mano, darà battaglia in Parlamento, su abolizione dell’Imu sulla prima casa, riduzione cuneo fiscale, riforma fiscale, quoziente familiare, abolizione del finanziamento pubblico ai partiti”.Riguardo al M5S e ai grillini, Gelmini precisa: “Credo che sia sbagliato ironizzare su chi è stato eletto e magari non ha una conoscenza approfondita delle istituzioni, nel tempo l’esperienza si fa”. Ma boccia completamente l’ideologia. “Mi preoccupa di più il contenuto del programma M5S simile a quello di rifondazione comunista, il no alle grandi opere, no alle infrastrutture, lo statalismo, l’approccio ideologico alla scuola mi pare un programma che forse viene presentato in modo moderno sul web ma nei contenuti è veramente preistorico”.

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Criminalità, ideologia, follia?

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 maggio 2012

Quanto accaduto a Brindisi, in quella scuola, potrà avere i colori, i connotati, l’identità che la storia sarà capace do fornire, ma rimane il fatto che il valore della vita umana è inalienabile, il ruolo delle persone è incancellabile, come l’omicidio è imperdonabile.
Più ancora il comando affinchè i bambini, le donne, gli anziani, non si toccano, non si debbono toccare mai.
Chi ha commesso questa nuova strage, ha messo in atto l’infamia più grande, che non avrà un solo rigo di dimenticanza, di indifferenza, di colpevole disattenzione, è infamia più miserabile della propria miserabilità, è infamia che disintegra i sogni, le speranze, la fiducia nel mondo di bambini innocenti, dieci, cento, mille volte innocenti, di più ancora, perché donne bambine dallo sguardo in alto all’inizio della salita, piccole donne con il sorriso alla discesa.
Bambine che camminano nel luogo che è di tutti, nello spazio dove ci vanno tutti a scuola, nel tempio del conoscere e del sapere cos’è il rispetto per se stessi e per gli altri.
Piccole donne nuovamente tradite, ma stavolta non ci saranno foglie di fico sparse qua e là per coprire, mimetizzare, l’infamia più inaccettabile, stavolta non c’è possibilità di licenziare questa tragedia con una scrollata di spalle a breve termine, stavolta se ne deve parlare di questo dolore insopportabile per non scordare, per non spostare il baricentro, per non attenuare ulteriormente quel senso di comunità e di condivisione che nel nostro paese va consumandosi. (Vincenzo Andraous)

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È uscito il numero 27 di Aurora

Posted by fidest press agency su sabato, 26 febbraio 2011

E’ il Periodico di informazione e cultura degli emigrati per l’unità comunista. Questo numero affronta principalmente l’attacco alle condizioni di vita e ai diritti dei lavoratori. Partendo dall’industria italiana considerata il simbolo del lavoro e delle lotte operaie: la FIAT. Dove oggi la penetrazione della logica finanziaria all’interno di quella industriale e l’erosione dei confini tra profitto e rendita segnano l’affievolirsi delle logiche e delle scelte legate alla produzione industriale. La mancanza di consapevolezza e l’egemonia dell’ideologia neoliberista, lascia spazio a pesanti ridimensionamenti del welfare ereditato dalle battaglie dopoguerra. La ricchezza socialmente prodotta, è sempre più spostata dai salari e dai beni e servizi comuni (formazione, sanità, sicurezza sociale, infrastrutture) ai profitti e alle rendite, aumentando la divaricazione fra i redditi più alti e quelli più bassi. Questa condizione, comune in tutta Europa, è ancora più drammatica in Italia, dove non si è investito in formazione e infrastrutture e si è smantellato il tessuto produttivo. Dove i partiti comunisti e di sinistra sono deboli e frammentati e quello che si autodefinisce “maggiore partito di opposizione” non denuncia questo stato di cose e tantomeno osa battersi per la ridistribuzione dei redditi e per la tassazione di capitali, rendite e transazioni finanziarie. In questo scenario, a partire dalle lotte della FIOM e dei centri sociali, si sta creando un polo di sinistra di classe, con l’unione delle lotte di giovani, studenti, operai, immigrati, analisi condivise e rivendicazioni comuni. In questo numero, tra l’altro, vi appaiono sviluppati I seguenti argomenti:
• Si smontano diritti e contratti nazionali: e Mirafiori fa da battistrada
• Necessità di cambiare modello: nell’Auto e nell’economia
• Disoccupazione in Italia e nuova emigrazione in Belgio• Il movimento contro il ddl Gelmini
• I lavoratori autonomi di seconda generazione prendono coscienza
• la stagione della caccia all’uomo aperta in UK
• Le nuvole dell’Internet del futuro: Fra estrazione del lavoro degli utenti e oligopoli USA

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Altraeconomia: teoria, utopia o nuova ideologia?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 febbraio 2011

Roma 12 febbraio, ore 17 – Padiglione 31 S.Maria della Pietà Seminario a cura di Chiara Cavallaro Di fronte alla crisi economica mondiale, ai cambiamenti climatici globali, alle guerre e alle altre situazioni di violenza e di conflitto vengono date tante risposte, anche tra loro  diverse. In questo seminario viene presentato un possibile percorso di ricerca.
Si partira’ dall’analisi di indicatori “complessi” (impronta ecologica, indice di benessere umano, QUARS, per esempio) per passare poi ad esaminare una delle possibili risposte, la decrescita conviviale. Ci si chiedera’ sulle orme di alcuni economisti (Mance, Vanek in partuicolare) se ci sono modelli anche teorici di economie diverse e con quali presupposti. Si presentaranno infine quei luoghi, in Italia in particolare, che stanno provando a costruire questi elementi di un’altra economia (distretti di economia solidale soprattutto, ma anche esperienze storiche, come la cooperazione, o spazi anche virtuali di elaborazione).

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La tecnologia degli antidoti

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 gennaio 2011

Dopo la tecnologia del potere, del terrore e della dissipazione, si attende una tecnologia degli antidoti.”  “Lo scienziato del nostro secolo è sceso dentro le particelle elementari della materia, sono spicchi apparentemente di nulla, centinaia di miliardi di volte più piccoli di un granello di sabbia. Eppure un protone vive almeno diecimila miliardi di miliardi di miliardi di anni. La nostra vita breve, dentro un Universo destinato a durare tanto più di noi, è insidiata proprio dallo sfruttamento che la tecnologia di guerra può fare dell’esplorazione di quel mondo infinitesimale. E’ necessario risalire da questo errore alla nostra dimensione di realtà, per restituire la tecnologia ai suoi campi di pace, contro le malattie per molto tempo ancora non sconfitte, contro le piaghe antiche ed ancora aperte della scarsi¬tà.”In questo coacervo di stati d’animo è insito anche un nuovo e più forte messaggio sociale e religioso per la salvaguardia di quei valori tradizionali che fanno parte integrante della vita dell’uomo. In tale contesto, é necessario un fermo richiamo per imporre una “sociologia alternativa” “capace di colmare le insufficienze della nuova legittimità industriale nel senso che mentre la tendenza produttivistica spinge al parossismo e controlla le modalità delle operazioni tecniche, a sua volta si arresta di fronte al problema del “perché” della produzione, vale a dire del suo fine sociale e della sua corri¬spondenza ai bisogni umani effet¬tivi.”(Franco Ferrarotti). E’ un discorso che vede, in primo luogo, riscritta la storia dei rapporti tra fede e Stato e del suo più ampio confronto tra Fe¬de e ragione umana. Emanuele Severino osservava a questo proposito: “ Cesare non è soltanto lo Stato, ma è la stessa natura dell’uomo e quindi è la ragione, che di tale natura è l’aspetto centrale. An¬he se la cir¬costanza è lasciata quasi sempre in ombra, la tesi tomistica tra l’armonia, la ragione e la fede non fa che rendere esplicita questa più ampia valenza del Cesare evangelico. La veri¬à della ragione umana, sostiene questa tesi, non può essere in contrasto con la verità rivelata da Dio, giacché solo l’errore può opporsi alla verità. Se tale contrasto si produce, è segno che l’uomo ha fatto un uso improprio della ragione. In contrasto con la fede non può essere quindi la vera ragione, ma solo una ragione apparente.” Sulla scorta di siffatte considerazioni deriva che il com¬portamento della Chiesa è fondamentalmente determinato dal principio dell’armonia di fede e ragione. Ma, si chiede Severino, quale è il valore di tale principio? Esso sottostà ad un dilemma sul quale oramai da molto tempo si cerca una soluzione.
In effetti l’affermazione che esiste armonia tra ragione e fede è, inevitabilmente, o un principio della ragione o un principio della fede. Nel primo caso è da ultimo la ragione umana che stabilisce la verità della fede e quindi la rivelazione di Gesù perde quel carattere soprannaturale che essa intende avere e al quale la Chiesa non intende rinunciare: la rivelazione del Cristo non è più la grazia di Dio, ma semplicemente una verità razionalmente di¬mostrabile. Nel secondo caso, che ci sia armonia tra ragione e fede, e cioè una delle tante cose in cui la fede cristiana crede, ma che potrebbero essere smentite dalla ragione.  E come la Chiesa non può ammettere che il messaggio di Cristo possa diventare una verità razionalmente dimostrabile, così non può ammettere che la ragione umana abbia la capacità di smentire tale messaggio. “Se cioè la Chiesa – incalza Severino – ha di fatto trattato il principio dell’armonia di fede e ragione  come una verità che non può essere smentita dalla ragione, d’altra parte la Chiesa ha evitato di qualificare come verità di ragione quel principio.  E’ cioè rimasta nell’ambiguità. E ancora, poiché tale principio è in effetti solo un atto di fede, ossia una delle convinzioni possedute dal credente, la Chiesa di fatto implicitamente tratta, come una verità di ragione, ciò che è invece soltanto un articolo di fede.  Con la conseguenza che l’autonomia della ragione, e dello Stato razionale, costantemente proclamata dalla Chiesa, è una pura apparenza; perché è la fede cristiana, interpretata dalla Chiesa, a stabilire da ultimo quali sono i limiti che la ragione non può oltrepassare.” Tutto questo “chiosare”, sulla natura della ragione e le verità della fede, non ha nulla a che vedere ad una sorta di rivendicazione laica dei diritti della ragione e dello Stato. Oggi la ragione e lo stato razionale non possono avanzare alcun vero diritto rispetto alla fede in senso lato, perché la ragione è divenuta a sua volta una fede e la legittimità dello Stato non ha altra base che la fede dei  sudditi in tale legittimità.  Nella nostra civiltà il rapporto tra ragione e fede è lo scontro tra due contrapposte volontà di potenza che mirano a distruggersi. “Ma la verità della ragione – per Severino – non si esaurisce nelle sue forme storiche.  Ed è appunto ciò che merita di essere chiamato verità ad escludere che il rapporto tra ragione e fede possa essere regolato dal principio che, secondo la Chiesa, afferma la loro armonia, ma che in effetti è la maschera che tenta di nascondere il loro antagonismo mortale.”  Da qui risale il richiamo all’armonia della fede e alle disarmonie della Chiesa che riverberano negli scritti della prima edizione de “L’Ultima frontiera” ed allungano la loro “riflessione” nelle pagine de “Le Ombre” e in quelle del “Dittatore” dello stesso autore.  La qualità della vita si esprime nel valore che riusciamo a conferire alla verità. Essa è alternativa tra logica e retorica. Essa non ha mai cessato di assillare il pensiero in generale e quello moderno e contemporaneo in particolare da Vico a Perelman, da Croce a Gentile. Il filosofo e il sofista sono animali della stessa razza e del medesimo sangue. “E se l’uno dice – afferma Carlo Sini – di volere la scienza del vero e del falso, e l’altro la tecnica della persuasione, in realtà vogliono entrambi una sola cosa: il potere politico e il governo delle menti degli uomini. (dal libro di Riccardo Alfonso “L’ultima frontiera” Edizioni fidest)

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Editoriale. Il pensiero unico e le scuole di partito

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 settembre 2010

Editoriale fidest. Ricordo anni fa quando D’Alema era capo del Governo e Berlusconi lo bollava a sangue come “comunista” e per rincarare la dose asseriva che aveva frequentato la scuola di partito del Pci a Frattocchie come se si trattasse di un’aggravante. Ora mi accorgo che le scuole di partito fanno parte anche del suo movimento e ne trae vanto. Come dire: se le fanno gli altri è un male se lo faccio io è un bene. Ma la tentazione di avere un partito con una classe di dirigenti educati da un’apposita scuola per rafforzare il “pensiero unico” del capo è forse un po’ diverso che averla per una ideologia come poteva essere quella del partito comunista e della stessa Democrazia Cristiana? Certamente. A mio avviso, la differenza c’è ed è evidente. Da una parte ci troviamo al cospetto di una scuola di pensiero e, dall’altra, a qualcosa di più privato e personale. E’ un discorso che potrebbe portarci molto lontano per capire, se non altro, i rischi di un indottrinamento tipo “lavaggio del cervello” che in nome di una filosofia di vita diventa una massificazione del pensiero per scopi avulsi da un interesse generale, per trasformarsi nella ricerca di un potere fine a se stesso che trasformi gli esseri umani in una sorta di automi capaci solo di servire da claque al capo e di riconoscerlo tale acriticamente. E’ una involuzione del pensiero che molte menti nobili hanno cercato di contrastare e, a volte, pagandone un prezzo altissimo con la vita. Oggi, forse, la loro condizione può apparire meno traumatica ma è lo stesso efficace poiché in luogo del rogo subiscono l’onta della calunnia, del discredito e dell’isolamento. Diventano una sorta di vox clamans in deserto. Così si rafforza una leadership e si umiliano le intelligenze, il libero arbitrio, la stessa libertà nella sua accezione più ampia. Così si deforma la realtà e si dà uno schiaffo alla verità asservendola agli interessi di bottega. Così la democrazia si svuota di contenuti e diventa una farsa. Questo è il rischio. Questo è il limite che ci condanna ad essere servus servorum d’un padrone come se fosse un dio. Questa è la barbarie del XX secolo che riverbera i suoi sinistri bagliori ai giorni nostri. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Editoriale. La filosofia del “MoVimento On”

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 settembre 2010

Editoriale Fidest. La prima domanda che potremmo porci è quale contenuto intendiamo dare a questo “MoVimento” e l’obiettivo che ci prefiggiamo. Partiamo, per rendere chiaro il concetto, da una riflessione più generale. Ci riferiamo alla grande idea scaturita dalla mente di Carlo Marx nel XIX secolo per riscattare la classe lavoratrice dal giogo del capitalismo. Nacque così una ideologia e quel che ne seguì è storia dei nostri tempi. Da allora ad oggi vi furono diverse varianti ivi compresa quella socialdemocratica che intendeva “modificare senza cambiare” il sistema. Ma in tutto ciò ci rendemmo ben presto consapevoli di essere rimasti prigionieri di una ideologia che per il suo assolutismo non offriva molto spazio ai compromessi. Tanto è vero che i compagni di qua della “Cortina di ferro” e quelli di là di essa, che erano costretti a convivere con le logiche capitalistiche, alla fine si trovarono gli uni a sognare il socialismo reale dalla tribuna dell’occidente e, gli altri, il mondo capitalistico. Ora che ci troviamo nel primo decennio del XXI secolo dovremmo essere meno ideologicamente asserviti all’idea e più critici nel praticare una certa filosofia di vita. Questo perché entrambi i sistemi (quello comunista e quello capitalistico) che i nostri padri hanno concorso a costruire e a contrastare hanno mostrato tutti i loro limiti e hanno fatto nascere la convinzione di oggi che non esiste ancora un modello di società capace di superare le divisioni e gli interessi corporativi e la logica del potere attraverso facili arricchimenti, sfruttamento dei propri simili e uso sconsiderato della forza. Ma su tutto, dobbiamo aggiungere, predomina l’ipocrisia di quanti predicano bene e razzolano male. E la situazione tende a complicarsi perché la diffusione della comunicazione porta, spesso, una informazione duale: una è la verità e l’altra è il suo contrario ma capace di giocare la stessa partita con lo scambio sistematico delle casacche a gioco avviato. Vi sono poi tante varianti come quella degli annunci, che generano speranze, e acquetano in tal modo le legittime aspirazioni per poi sperare nell’oblio da parte degli interessati. Tutto ciò determina confusione, sospetto, diffidenza e fa la parte di chi intorbidando le acque cerca di mettere sullo stesso piano i “figli del falso con quelli della verità”. A questo punto noi non diciamo di predicare il vero ma ci limitiamo a fissare dei paletti. Se tutti sono d’accordo sul diritto alla vita allora dovremmo anche esserne conseguenti garantendo a tutti il diritto: alla salute, all’istruzione, alla casa, al lavoro, alla sicurezza e al libero accesso alle fonti di sostentamento. Da qui parte il nostro ragionamento. Da qui dobbiamo misurarci con il nostro presente e proiettarci nel futuro. Il resto è fatto di sole parole in libertà che valgono meno di niente. (Riccardo Alfonso direttore dei Centri studi della Fidest http://www.fidest.it)

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Libro: Adolf Hitler

Posted by fidest press agency su domenica, 8 agosto 2010

Di Johnathan Prescott Negli ultimi cinquant’anni gli storici hanno analizzato ogni dettaglio della vita di Adolf Hitler e del regime nazista: tutto ormai sembra chiarito. In realtà esiste un lato oscuro del Fuehrer che finora è stato poco esplorato: magia nera, astrologia, esoterismo, riti satanici e spiritismo sono ormai considerati da moltissimi studiosi parte integrante dell’ideologia nazista.
In pochi anni uomini dall’aspetto insignificante e tutt’altro che ariano come Hitler, Goebbles e Himmler sono stati capaci prima di stregare e poi di schiacciare sotto il loro folle giogo un’intera nazione, scatenando l’inferno in terra: come è stato possibile tutto questo. A questa ed ad altre domande ancora cercheremo di dare una risposta in quest’opera, ripercorrendo le fasi salienti della vita di Adolf Hitler dalla nascita fino alla data della sua presunta morte. L’audiolibro è già disponibile sul sito di Good Mood Edizioni e, dalla settimana prossima, anche su iTunes Store.

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Le balle di Darwin

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 febbraio 2010

Guida politicamente scorretta al darwinismo e al disegno intelligente. Jonathan Wells – Rubbettino – 2009 – pp. 272 – € 16,00 Un libro che vi racconterà quello che il vostro insegnante di scienze probabilmente non vi ha mai detto. Lo sapevate che molte prove che sono state finora addotte a supporto della teoria darwiniana sono state accettate acriticamente da tutti gli scienziati evoluzionisti senza verificarne l’attendibilità? Lo sapevate che i fossili non ci consentono di trarre alcuna conclusione certa sull’evoluzione delle specie? Perché l’evoluzionismo non ha trovato finora applicazione nel campo della medicina? E se il darwinismo fosse diventato una mera ideologia e strenuamente difeso proprio in quanto ideologia indiscutibile e da accettare quasi come verità di fede? E se il disegno intelligente fosse molto di più che un’ipotesi utile agli uomini di fede? E se fosse una teoria che riesce a spiegare le complessità del mondo vivente, anche a livello molecolare, meglio delle “mutazioni casuali” postulate dall’evoluzionismo?

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