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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘ideologie’

La lezione che ci viene dal passato e le ideologie che si trasformano

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 settembre 2018

Leggo sempre con interesse la pubblicistica che mi perviene da “La voce” del “nuovo” Partito comunista italiano per riprendere il discorso sul valore e la portata di un movimento che ha fatto la storia di gran parte del XX secolo ma che con l’entrata del XXI mostra segni di cedimento nel consenso delle “masse popolari”. Già ebbi modo di osservare, sommessamente, che vi sono due aspetti che i comunisti di oggi dovrebbero considerare nell’esporre le loro tesi.
Il primo è che il linguaggio va modernizzato e il secondo che le ideologie hanno perso il loro carisma e al loro posto esiste una semplificazione di fatto che vede solo due culture: quella dell’avere e quella dell’essere. Se analizziamo tali aspetti noi dovremmo convenire che esiste una stragrande maggioranza nella popolazione mondiale che ha bisogno di una guida per riscattarsi dalle violenze e dagli abusi di cui costantemente e quotidianamente è sottoposta. Pensiamo alla ricchezza di pochi, alla loro arroganza e al modo come fanno scempio delle libertà, della democrazia e dei diritti di quelli che ritengono i loro sottoposti, alias schiavi. Come si può, ad esempio, tollerare che un paese ricco come il Venezuela debba avere gente che muore di fame e di malattie, altrimenti curabili, perché la ricchezza è concentrata in poche mani? Quanti di questi esempi esistono nel mondo? Troppi. Odiosamente tanti e li troviamo persino in quella che è ritenuta la patria della democrazia come gli Usa dove solo se si hanno i soldi ci si può curare e che persino una mezza riforma assistenziale è messa in discussione dall’attuale capo di governo ritenendola troppo onerosa per le casse dello stato mentre è di tutt’altra natura spendere miliardi di dollari per gli armamenti e armare i paesi terzi per ricavarvi enormi profitti. Sulla base di queste considerazioni, e di molte altre analoghe, ci chiediamo il perché non vi sia un movimento trasversale che vada oltre i confini nazionali per risvegliare le coscienze di tutti e farci capire che non si possono avere miliardi di emarginati a fronte di poche decine di milioni di approfittatori. Non solo. Si permettono persino di scatenare guerre tra poveri nella logica del divide et impera. A questo punto possiamo anche non chiamarci “comunisti” e i nostri competitors definirli “imperialisti” perché come accadeva agli albori del XX secolo dove si insisteva per una classe operaia culturalmente evoluta oggi abbiamo bisogno di persone che riflettono e sanno distinguere la validità e la correttezza dei messaggi che recepiamo attraverso i media e la loro capacità disinformativa. E’ questa la vera lotta proletaria che distingue il chi è, e i loro lacchè, dal chi ha. (Riccardo Alfonso direttore del Centro studi politici ed economici della Fidest)

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Dalle ideologie ai valori

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 settembre 2018

Capitalismo, liberismo, finanza creativa, marxismo e libera idea del marxismo di Lenin ecc, sono i pezzi composti e scomposti delle ideologie che si sono imperniate nel XX secolo dopo averne elaborato il pensiero nei secoli precedenti. Ora siamo arrivati, a mio avviso, a un punto di non ritorno. Dobbiamo, quindi, andare avanti e trovare al tempo stesso un nuovo modello di società con cui convivere e far convivere i nostri nipoti e pronipoti.
Nello stesso tempo il passato non si cancella con un tratto di penna perché anche i pensieri seguono il principio fisico che nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma, si rimodella.
Oggi possiamo estrarre dal “culto delle ideologie” il “culto per i valori” e capire che se una società è cresciuta, a volte molto in fretta e in altri con forti ritardi da un contesto geofisico mondiale variamente espresso nelle sue particolarità, bisogna ora ricucire le varie correnti di pensiero e dare ad esse una risposta diversa e più articolata partendo dal presupposto che i cambiamenti non solo sono tecnologici, industriali, sociali e culturali, ma investono una sfera ben più intima e che si richiama al ruolo dell’essere umano nel suo rapporto con la natura e nel suo complesso con il pianeta Terra che lo ospita.
D’altra parte l’uomo rappresenta l’ultimo anello della catena alimentare e in tale fattispecie è la natura a richiamare la nostra attenzione sulla necessità di rispettare un limite demografico necessario per non alterare l’equilibrio che è stato, si può dire da sempre, sancito per evitare il collasso del sistema.
Oggi per fare un esempio pratico stiamo andando verso la stagione nella quale trovare un lavoro diventa un privilegio di pochi, così come l’istruzione universale invece di elevare cultural-mente le popolazioni le deprime poiché non offre allo studio un adeguato corrispettivo lavorativo.
Sono, a ben considerare, due aspetti dirompenti che da soli potrebbero provocare cadute rovinose nei rapporti sociali e negli equilibri istituzionali delle nazioni. Per non parlare d’altro, ovviamente. E queste cose non sono, purtroppo, rinviabili. E’ bene farsene una ragione. (Servizio Fidest)

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Il medioevo e oltre: Le ideologie alla conquista del pensiero umano

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 agosto 2018

Se esco dalla lunga parentesi medievale, posso affermare che gli scontri si sono concentrati soprattutto tra le diverse forme di civiltà nel momento in cui prendevano contatto tra loro e decidevano, ora per convenienza ora per altri motivi, di convivere o di guerreggiare per imporre un loro primato. In tutti questi casi si accompagnavano allo stridore delle armi le guide “spirituali”, il grande pensiero dei vati.
In questa congerie di passioni e di stimoli culturali posso dire che il XVIII secolo è stato quello “dei lumi”. Aprì, si fa per dire le danze “Il saggio sull’intelletto umano” del 1690 di John Locke. Esso rimarrà il libro da capezzale dei filosofi d’ogni paese fino a Kant. Locke deve le sue fortune agli scritti di Cartesio. Qualche anno dopo fa da paio a Locke lo scozzese David Hume, a sua volta grande amico di Montesquieu. Se vogliamo stare a livello di nazioni possiamo dire che la Francia, la Gran Bretagna e la Russia, dal punto di vista culturale, presero il posto dell’Italia rinascimentale. Nel suo “Trattato sul governo civile” è sempre il Locke ad alimentare il gusto per la libertà, che tende a svegliarsi un po’ ovunque in Europa. Da qui deriva anche una condanna riguardo il “diritto di conquista”. Ne consegue il singolare ragionamento dei britannici che affermavano di essersi appropriati i territori d’oltremare, non per ridurre sotto le loro regole le popolazioni primitive, ma solo per renderle partecipi dei vantaggi della civiltà. E’ un postulato valido se fosse stato conseguente. Essi, invece, si stupirono, ben presto, che questa “civiltà” da loro proclamata ed invocata in patria fosse poi reclamata a gran voce dai colonizzati. Ciò che mi preme rilevare, in quel periodo, è che si stabilì una fioritura fuori dal comune. Fu il tempo dei filosofi, dei politici e degli economisti. La scienza si fece speculativa e la letteratura risentì gli effetti nelle sue opere. La religione restò, semmai, un passo indietro offrendo il fianco a una critica laica serrata e, a volte, impietosa, sul piano sociale e dei diritti dell’uomo.
Per i prelati e i curati era ancora troppo forte il richiamo dei benefici terreni rispetto a quelli celesti. Questa crescita collettiva del pensiero umano ebbe una traumatica battuta d’arresto con la rivoluzione francese. Essa, con l’esaltazione del patriottismo, rimescolò le carte in Europa e aprì la strada agli egoismi nazionali.
Per lo storico Pierre Renouvin “Dal punto di vista internazionale, quel gran movimento di liberazione umana e di rinnovamento si trascinò, è penoso costatarlo, sulle peggiori orme del passato, soprattutto dal momento in cui il dinamismo che ne scaturì nella nazione francese, dopo la rivoluzione, contribuì a rendere possibile la grande avventura napoleonica”. (Riccardo Alfonso)

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La crisi delle ideologie

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 marzo 2018

Le ideologie in sostanza cosa sono? Un modo a volte distorto di difendere degli ideali, ma non sono poi da buttar via in assoluto. D’altra parte una politica senza ideali non è cosa accettabile, e siccome gli ideali sono legati a profondi movimenti culturali, storici, di varia natura, dobbiamo riconoscere a costoro il loro ruolo portante nella società civile di là delle ombre che pur lasciano lungo il loro tratto esistenziale. Tre, grosso modo, sono stati i filoni ideologici che hanno dominato la scena politica italiana: la presenza di un partito di cattolici impersonato dalla Dc, una forza laica di cultura liberale ed i marxisti-leninisti. Tutte queste forze si sono infrante dinanzi al crollo del muro di Berlino. Da quel momento è caduta la ragione storica che aveva richiesto l’unità politica dei cattolici, il laicismo liberale è diventato meno anticlericale assorbendo in un certo qual modo i tempi nuovi dell’ecumenismo cristiano e i comunisti marxisti sono diventati più duttili verso una società interclassista, rispetto a una più rigida impostazione classista. Purtroppo, le contraddizioni di fondo non sono venute meno. Le sfide, semmai, hanno alzato il tiro. Oggi la scienza ha fatto passi da gigante tra l’altro affrontando alla radice i problemi della vita, dalla nascita alla morte, ponendoci problemi di straordinaria importanza fino, certe volte, a deliri di onnipotenza. Basta pensare che noi attraverso il Dna possiamo stabilire il futuro genetico d’intere generazioni e possiamo provocare speculazioni spaventose su questo piano. Ora alla politica e alla società civile, nel suo complesso, spetta l’onere di indicarci le scelte da fare poiché le applicazioni della scienza propongono e richiedono un’azione politica e un’azione legislativa seria nel rispetto degli altri per evitare drammi epocali e generare implicazioni forse non facili da comprendere nella loro complessità nel corso della nostra generazione, ma tali da condurci su una strada di non ritorno e i cui effetti, per intero, ricadranno sui nostri nipoti. E questa è una responsabilità che ci deve far riflettere profondamente. (Riccardo Alfonso)

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Dalle ideologie ai valori

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 marzo 2018

Capitalismo, liberismo, finanza creativa, marxismo e libera idea del marxismo di Lenin ecc, sono i pezzi composti e scomposti delle ideologie che si sono imperniate nel XX secolo dopo averne elaborato il pensiero nei secoli precedenti. Ora siamo arrivati, a mio avviso, a un punto di non ritorno. Dobbiamo, quindi, andare avanti e trovare al tempo stesso un nuovo modello di società con cui convivere e far convivere i nostri nipoti e pronipoti.
Nello stesso tempo il passato non si cancella con un tratto di penna perché anche i pensieri seguono il principio fisico che nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma, si rimodella. Oggi possiamo estrarre dal “culto delle ideologie” il “culto per i valori” e capire che se una società è cresciuta, a volte molto in fretta e in altri con forti ritardi da un contesto geofisico mondiale variamente espresso nelle sue particolarità, bisogna ora ricucire le varie correnti di pensiero e dare ad esse una risposta diversa e più articolata partendo dal presupposto che i cambiamenti non solo sono tecnologici, industriali, sociali e culturali, ma investono una sfera ben più intima e che si richiama al ruolo dell’essere umano nel suo rapporto con la natura e nel suo complesso con il pianeta Terra che lo ospita.
D’altra parte l’uomo rappresenta l’ultimo anello della catena alimentare e in tale fattispecie è la natura a richiamare la nostra attenzione sulla necessità di rispettare un limite demografico necessario per non alterare l’equilibrio che è stato, si può dire da sempre, sancito per evitare il collasso del sistema.
Oggi per fare un esempio pratico stiamo andando verso la stagione nella quale trovare un lavoro diventa un privilegio di pochi, così come l’istruzione universale invece di elevare culturalmente le popolazioni le deprime poiché non offre allo studio un adeguato corrispettivo lavorativo.
Sono, a ben considerare, due aspetti dirompenti che da soli potrebbero provocare cadute rovinose nei rapporti sociali e negli equilibri istituzionali delle nazioni. Per non parlare d’altro, ovviamente. E queste cose non sono, purtroppo, rinviabili. E’ bene farsene una ragione. (Riccardo Alfonso)

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La lezione che ci viene dal passato e le ideologie che si trasformano

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 ottobre 2017

Gramsci AntonioLeggo sempre con interesse la pubblicistica che mi perviene da “La voce” del “nuovo” Partito comunista italiano per riprendere il discorso sul valore e la portata di un movimento che ha fatto la storia di gran parte del XX secolo ma che con l’entrata del XXI mostra segni di cedimento nel consenso delle “masse popolari”. Già ebbi modo di osservare, sommessamente, che vi sono due aspetti che i comunisti di oggi dovrebbero considerare nell’esporre le loro tesi.
Il primo è che il linguaggio va modernizzato e il secondo che le ideologie hanno perso il loro carisma e al loro posto esiste una semplificazione di fatto che vede solo due culture: quella dell’avere e quella dell’essere. Se analizziamo tali aspetti noi dovremmo convenire che esiste una stragrande maggioranza nella popolazione mondiale che ha bisogno di una guida per riscattarsi dalle violenze e dagli abusi di cui costantemente e quotidianamente è sottoposta. Pensiamo alla ricchezza di pochi, alla loro arroganza e al modo come fanno scempio delle libertà, della democrazia e dei diritti di quelli che ritengono i loro sottoposti, alias schiavi. Come si può, ad esempio, tollerare che un paese ricco come il Venezuela debba avere gente che muore di fame e di malattie, altrimenti curabili, perché la ricchezza è concentrata in poche mani? Quanti di questi esempi esistono nel mondo? Troppi. Odiosamente tanti e li troviamo persino in quella che è ritenuta la patria della democrazia come gli Usa dove solo se si hanno i soldi ci si può curare e che persino una mezza riforma assistenziale è messa in discussione dall’attuale capo di governo ritenendola troppo onerosa per le casse dello stato mentre è di tutt’altra natura spendere miliardi di dollari per gli armamenti e armare i paesi terzi per ricavarvi enormi profitti. Sulla base di queste considerazioni, e di molte altre analoghe, ci chiediamo il perché non vi sia un movimento trasversale che vada oltre i confini nazionali per risvegliare le coscienze di tutti e farci capire che non si possono avere miliardi di emarginati a fronte di poche decine di milioni di approfittatori. Non solo. Si permettono persino di scatenare guerre tra poveri nella logica del divide et impera. A questo punto possiamo anche non chiamarci “comunisti” e i nostri competitors definirli “imperialisti” perché come accadeva agli albori del XX secolo dove si insisteva per una classe operaia culturalmente evoluta oggi abbiamo bisogno di persone che riflettono e sanno distinguere la validità e la correttezza dei messaggi che recepiamo attraverso i media e la loro capacità disinformativa. E’ questa la vera lotta proletaria che distingue il chi è, e i loro lacchè, dal chi ha. (Riccardo Alfonso direttore del Centro studi politici ed economici della Fidest)

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La crisi delle ideologie

Posted by fidest press agency su martedì, 3 ottobre 2017

Haakon Gullvaag-Muro di Berlino-MemorieLe ideologie in sostanza cosa sono? Un modo a volte distorto di difendere degli ideali, ma non sono poi da buttar via in assoluto. D’altra parte una politica senza ideali non è cosa accettabile, e siccome gli ideali sono legati a profondi movimenti culturali, storici, di varia natura, dobbiamo riconoscere a costoro il loro ruolo portante nella società civile di là delle ombre che pur lasciano lungo il loro tratto esistenziale. Tre, grosso modo, sono stati i filoni ideologici che hanno dominato la scena politica italiana: la presenza di un partito di cattolici impersonato dalla Dc, una forza laica di cultura liberale ed i marxisti-leninisti. Tutte queste forze si sono infrante dinanzi al crollo del muro di Berlino. Da quel momento è caduta la ragione storica che aveva richiesto l’unità politica dei cattolici, il laicismo liberale è diventato meno anticlericale assorbendo in un certo qual modo i tempi nuovi dell’ecumenismo cristiano e i comunisti marxisti sono diventati più duttili verso una società interclassista, rispetto a una più rigida impostazione classista. Purtroppo, le contraddizioni di fondo non sono venute meno. Le sfide, semmai, hanno alzato il tiro. Oggi la scienza ha fatto passi da gigante tra l’altro affrontando alla radice i problemi della vita, dalla nascita alla morte, ponendoci questioni di straordinaria importanza fino, a volte, a deliri di onnipotenza. Ora alla politica e alla società civile, nel suo complesso, spetta l’onere di indicarci le scelte da fare poiché le applicazioni della scienza propongono e richiedono un’azione politica e un’azione legislativa seria nel rispetto degli altri per evitare drammi epocali e generare implicazioni forse non facili da com-prendere nella loro complessità nel corso della nostra generazione, ma tali da condurci su una strada di non ritorno e i cui effetti, per intero, ricadranno sui nostri nipoti. E questa è una responsabilità che ci deve far riflettere profondamente. (Riccardo Alfonso)

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Dalle ideologie ai valori

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 settembre 2017

leninCapitalismo, liberismo, finanza creativa, marxismo e libera idea del marxismo di Lenin ecc, sono i pezzi composti e scomposti delle ideologie che si sono imperniate nel XX secolo dopo averne elaborato il pensiero nei secoli precedenti. Ora siamo arrivati, a mio avviso, a un punto di non ritorno.
Dobbiamo, quindi, andare avanti e trovare al tempo stesso un nuovo modello di società con cui convivere e far convivere i nostri nipoti e pronipoti.
Nello stesso tempo il passato non si cancella con un tratto di penna perché anche i pensieri seguono il principio fisico che nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma, si rimodella.
Oggi possiamo estrarre dal “culto delle ideologie” il “culto per i valori” e capire che se una società è cresciuta, a volte molto in fretta e in altri con forti ritardi da un contesto geofisico mondiale variamente espresso nelle sue particolarità, bisogna ora ricucire le varie correnti di pensiero e dare ad esse una risposta diversa e più articolata partendo dal presupposto che i cambiamenti non solo sono tecnologici, industriali, sociali e culturali, ma investono una sfera ben più intima e che si richiama al ruolo dell’essere umano nel suo rapporto con la natura e nel suo complesso con il pianeta Terra che lo ospita. D’altra parte l’uomo rappresenta l’ultimo anello della catena alimentare e in tale fattispecie è la natura a richiamare la nostra attenzione sulla necessità di rispettare un limite demografico necessario per non alterare l’equilibrio che è stato, si può dire da sempre, sancito per evitare il collasso del sistema.
Oggi per fare un esempio pratico stiamo andando verso la stagione nella quale trovare un lavoro diventa un privilegio di pochi, così come l’istruzione universale invece di elevare culturalmente le popolazioni le deprime poiché non offre allo studio un adeguato corrispettivo lavorativo.
Sono, a ben considerare, due aspetti dirompenti che da soli potrebbero provocare cadute rovinose nei rapporti sociali e negli equilibri istituzionali delle nazioni. Per non parlare d’altro, ovviamente. E queste cose non sono, purtroppo, rinviabili. E’ bene farsene una ragione. (Riccardo Alfonso)

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Dalle ideologie ai valori

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 agosto 2017

leninCapitalismo, liberismo, finanza creativa, marxismo e libera idea del marxismo di Lenin ecc, sono i pezzi composti e scomposti delle ideologie che si sono imperniate nel XX secolo dopo averne elaborato il pensiero nei secoli precedenti. Ora siamo arrivati, a mio avviso, ad un punto di non ritorno. Dobbiamo andare avanti e trovare al tempo stesso un nuovo modello di società con cui convivere e far convivere i nostri nipoti e pronipoti. Nello stesso tempo il passato non si cancella con un tratto di penna perchè anche i pensieri seguono il principio fisico che nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma, si rimodella.
Oggi possiamo estrarre dal “culto delle ideologie” il “culto per i valori” e capire che se una società è cresciuta, a volte molto in fretta e in altri con forti ritardi da un contesto geofisico mondiale varaimente espresso nelle sue particolarità, bisogna ora ricucire le varie correnti di pensiero e dare ad esse una risposta diversa e più articolata partendo dal presupposto che i cambiamenti non solo sono tecnologici, industriali, sociali e culturali, ma investono una sfera ben più intima e che si richiama al ruolo dell’essere umano nel suo rapporto con la natura e nel suo complesso con il pianeta Terra che lo ospita.
D’altra parte l’uomo rappresenta l’ultimo anello della catena alimentare e in tale fattispecie è la natura a richiamare la nostra attenzione sulla necessità di rispettare un limite demografico necessario per non alterare l’equilibrio che è stato, si può dire da sempre, sancito per evitare il collasso del sistema. Oggi per fare un esempio pratico stiamo andando verso la stagione nella quale trovare un lavoro diventa un privilegio di pochi, così come l’istruzione universale invece di elevare culturalmente le popolazioni le deprime poichè non offre allo studio un adeguato corrispettivo lavorativo. Sono, a ben cosiderare, due aspetti dirompenti che da soli potrebbero provocare cadute rovinose nei rapporti sociali e negli equilibri istituzionali delle nazioni. Per non parlare d’altro, ovviamente. E queste cose non sono, purtroppo, rinviabili. E’ bene farsene una ragione. (Riccardo Alfonso)

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Imperi: storia, spazi, ideologie

Posted by fidest press agency su martedì, 9 maggio 2017

Roma Martedì 9 Maggio 2017, ore 11:00 Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo, Aula Matassi Via Ostiense 234 Dipartimento FilCoSpe. Ciclo di seminari su Imperi: storia, spazi, ideologie a cura di Adriano Roccucci e RiccardoChiaradonna PROGRAMMA DELLA GIORNATA DI STUDI 11.00: Giacomo Marramao: Impero, polis, civitas: tre modelli a confronto
11.45: Riccardo Chiaradonna: Imperialismi a confronto: Tra Pericle e Giuliano
12.30: Adriano Roccucci: Dall’aquila bicipite alla “falce e martello”: l’impero tra zarismo e bolscevismo.

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Dalle ideologie ai valori

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 aprile 2012

The two major economic policy makers of the US...

The two major economic policy makers of the USSR, Lenin (left) created the NEP while Stalin (right) created the planned economy (Photo credit: Wikipedia)

Capitalismo, liberismo, finanza creativa, marxismo e libera idea del marxismo di Lenin ecc, sono i pezzi composti e scomposti delle ideologie che si sono imperneate nel XX secolo dopo averne elaborato il pensiero nei secoli precedenti. Ora siamo arrivati, a mio avviso, ad un punto di non ritorno. Dobbiamo andare avanti e trovare al tempo stesso un nuovo modello di società con cui convivere e far convivere i nostri nipoti e pronipoti. Nello stesso tempo il passato non si cancella con un tratto di penna perchè anche i pensieri seguono il principio fisico che nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma, si rimodella.
Oggi possiamo estrarre dal “culto delle ideologie” il “culto per i valori” e capire che se una società è cresciuta, a volte molto in fretta e in altri con forti ritardi da un contesto geofisico mondiale varaimente espresso nelle sue particolarità, bisogna ora ricucire le varie correnti di pensiero e dare ad esse una risposta diversa e più articolata partendo dal presupposto che i cambiamenti non solo sono tecnologici, industriali, sociali e culturali, ma investono una sfera ben più intima e che si richiama al ruolo dell’essere umano nel suo rapporto con la natura e nel suo complesso con il pianeta Terra che lo ospita.
D’altra parte l’uomo rappresenta l’ultimo anello della catena alimentare e in tale fattispecie è la natura a richiamare la nostra attenzione sulla necessità di rispettare un limite demografico necessario per non alterare l’equilibrio che è stato, si può dire da sempre, sancito per evitare il collasso del sistema. Oggi per fare un esempio pratico stiamo andando verso la stagione nella quale trovare un lavoro diventa un privilegio di pochi, così come l’istruzione universale invece di elevare culturalmente le popolazioni le deprime poichè non offre allo studio un adeguato corrispettivo lavorativo. Sono, a ben cosiderare, due aspetti dirompenti che da soli potrebbero provocare cadute rovinose nei rapporti sociali e negli equilibri istituzionali delle nazioni. Per non parlare d’altro, ovviamente. E queste cose non sono, purtroppo, rinviabili. E’ bene farsene una ragione. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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No decreto scelta siti nucleare

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 marzo 2011

Elisabetta Zamparutti, deputata Radicale in Commissione Ambiente, ha così argomentato la propria posizione contraria al decreto sulla localizzazione dei siti nucleari: “Al di là delle ideologie, quella sul nucleare è una questione innanzitutto economica: 30 miliardi di euro per soddisfare appena il 4 per cento dei consumi finali di energia. La lezione che dobbiamo trarre dal Giappone è che queste risorse andrebbero riconvertite per la messa in sicurezza del patrimonio edilizio italiano, al 60% non a norma, il cui costo si aggira intorno ai 20 miliardi. Il Governo, invece, continua a procedere con arroganza sul nucleare. Lo ha imposto al di fuori di una strategia energetica nazionale, non nutre dubbi neanche dopo la tragedia del Giappone e non si confronta seriamente con il Parlamento. Discutiamo di un decreto sulla localizzazione dei siti quandoda un anno, ormai, circolano notizie relativamente a liste di siti che sarebbero già stati individuati con Sogin ed ENEL. Nessuna garanzia, neppure sui tempi necessari a valutare la sicurezza dei reattori come, ad esempio, l’EPR francese, alla base del ritorno italiano all’atomo benché messo all’indice da tre Autorità per la sicurezza nucleare: quella francese, inglese e finlandese Perché, dunque, insistere su una scelta evidentemente antieconomica, sprecando così risorse preziose per la sicurezza del nostro patrimonio edilizio?”

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I partiti e le ideologie

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 dicembre 2010

Editoriale. Ogni partito sogna una sua ideologia. Lo considera il collante necessario per aggregare correnti di pensiero considerate in “libera uscita” ma abbordabili con un progetto finalizzato a dei problemi esistenziali di una certa natura e affinabili attraverso una qualificata visione politica. Ma, a volte, i partiti sono diventati anche una sorta di longa manus delle grandi consorterie economiche, industriali, finanziarie et similia. E l’ideologia, in questi casi, è stata asservita al solo scopo di combinare l’interesse di pochi assoldando i molti dietro la bandiera dei “sogni e delle illusioni”. Sono diventati il miraggio che ha tentato di combinare l’essere e l’avere in un unico ideale riformista. Se da queste considerazioni ci caliamo nella fattispecie pratica e guardiamo gli eventi italiani di questi giorni, cercando di analizzare il supporto ideologico che i partiti in varia misura si sentono o vorrebbero sentirsi portatori di una certa ideologia, ci rendiamo conto delle forti suggestioni per le quali siamo vittime e carnefici. Ma va fatta ancora una premessa. La quasi totalità dei partiti italiani, non volendo entrare nel merito degli altri che albergano altrove, si muove entro in sistema che è definito capitalista. Cosa vuol dire? Che esso rispetta le logiche del capitale e del profitto e dalle quali la forza lavoro è subordinata. Intendiamo dire che la diversità indicata nei programmi dei singoli partiti è dentro questo sistema, non ne prospetta un altro. In questa misura tutti i partiti tendono a delle variabili formali ma prive di una proposta alternativa all’attuale andazzo. In pratica ci troviamo davanti ad una opposizione che se diventa maggioranza ben poche variabili potrà proporre se non quella di attenuare il rigore di una logica capitalistica sempre e comunque orientata verso il profitto e lo sfruttamento delle classi più deboli. In questi casi l’ideologia, che può fare la differenza, è nella ricerca di un compromesso tra le varie proposte estreme tra chi tende a rafforzare il potere del 10% della popolazione a scapito della restante parte. Da qui nasce la crisi di una democrazia che sbriciola sotto i nostri occhi la ragione di una ideologia che tutto vuole cambiare per nulla cambiare. Ma se vogliamo salvare non tanto e non solo le parole per quelle che sono nei loro valori contenutistici e culturali allora dobbiamo riscattare l’ideologia dal servaggio imposto dai poteri forti e riconoscere nella forza di chi ha i numeri la sua potenzialità a dispetto delle ideologie aberranti che appartengono alla logica delle promesse e delle illusioni. Chiediamo solo che chi ha occhi per vedere li apra bene e chi ha orecchi per sentire ne faccia tesoro perché se l’essere umano è umiliato pur rappresentando il 90% della popolazione mondiale qualcosa che non funziona ci deve pur essere. E’ tempo di ravvedersene ed esserne conseguenti. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Il merito di Berlusconi

Posted by fidest press agency su martedì, 7 dicembre 2010

Mi piace  riconoscere un merito al cavaliere (sapeste quanto mi costa !!!) che è quello di avere demolito l’idea stessa dei partiti sostenuti da una ideologia; lo ha fatto dall’alto di un predellino di automobile, casualmente di passaggio ed entrata nella storia minima di questa piccola italietta.Niente partiti perchè il “la”  alla distruzione delle idee lo ha suonato proprio il cavaliere, meritandosi il mio riconoscimento, facendone un’accozzaglia di yesmann, proni agli ordini del sultano, silenziosi (sanno bene che non si parla con la bocca piena…!); un partitononpartito che della democrazia è riuscito a fare scempio, minacciando anche di peggio. Via i partiti sono rimasti gli italiani, non più divisi da ideologie che hanno nell’800 la loro data di nascita. Lontano dai partiti che per 60 anni hanno diviso l’Italia e gli italiani, rimane indenne l’esigenza di una unità ritrovata intorno ai bisogni della nazione, a cominciare da quelli più impellenti delle classi più bisognose. L’indicazione di un eventuale premier, infatti,  non guarda ai partiti, ma al mondo civile e responsabile; si parla di Monti, Draghi o Montezemolo, ispirati dalla volontà di modificare l’andazzo disastroso seguito dalla banda Berlusconi per ricominciare daccapo, o quanto meno da dove eravamo prima  della sventurata avventura berlusconiana. I partiti torneranno a formarsi, senza accanimento,  ma nel rispetto delle leggi, della Costituzione e dei paletti che le leggi pongono a tutela dei diritti di tutti; sparirà il Pdl   e i superstiti non troveranno alloggio da nessuna parte, mentre rimarrà come unico partito dell’era berlusconiana la Lega, ridimensionata e limitata a urlare alla luna “Padania”.(Rosario Amico Roxas)

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“La contaminazione tra destra e sinistra è positiva”

Posted by fidest press agency su domenica, 28 novembre 2010

“La contaminazione tra destra e sinistra è positiva e favorisce la crescita”. Così il Presidente della Camera dei Deputati, Gianfranco Fini, ha esordito sul palco della XVI edizione della Città del Libro, per poi spiegare: “Sono ancora di destra, ma bisogna capire il significato di tale dichiarazione. Il tempo delle ideologie è finito con la caduta del muro di Berlino ed era tipico dell’ideologia vedere nell’altro il nemico. Nella fase post-ideologica l’altro, invece, è al massimo un avversario. Il mio auspicio è che  inizi una fase in cui, anziché alzare steccati, si getti qualche ponte, perché la contaminazione tra destra e sinistra è sempre positiva e favorisce la crescita”.   Ad accoglierlo nell’auditorium un folla di spettatori, che hanno assistito al dialogo tra la terza carica dello Stato e il direttore del tg-norba, Enzo Magistà. Sul palco anche la senatrice Adriana Poli Bortone e la Presidente della Fondazione, Maria Novella Guarino. A lei i complimenti della terza carica dello Stato per il successo ottenuto e per la continuità registrata: “Il fatto che in un piccolo centro del sud si arrivi alla sedicesima edizione della Citta del Libro fa giustizia ai tanti luoghi comuni. Dimostra che non occorre vivere in una grande città per fare cultura e il mediriodone dimostra di essere un piccolo scrigno”.   Un incontro per presentare il libro “Il futuro della libertà. Consigli non richiesti ai nati nel 1989”, ma con qualche deviazione su temi prettamente politici.     “Il libro è il tentativo di dare ai ragazzi dati nell’1989 alcuni consigli per guardare al futuro con maggiore fiducia – ha detto il Presidente della Camera –. Credo che il compito della politica sia di fornire ai ragazzi un progetto per l’Italia di domani e, se non lo fa, non possiamo prendercela con i ragazzi che si allontanano dalla politica”.   Poi, una battuta sulla riforma universitaria che in negli ultimi giorni ha scaldato le piazze delle principali città italiane: “La riforma non è la migliore, ma almeno parte da un principio insindacabile: quello del merito. L’invito che rivolgo ai ragazzi è quello di contestare eventualmente il modo in cui verrà applicata, ma non lo spirito stesso della riforma, perchè involontariamente significa difendere l’esistente, che viaggia all’insegna del conservatorismo”. Immancabile, un commento sul neo-approvato Piano per il Sud: “Il Piano per il Sud ha un difetto, è tardivo. Magari fosse stato fatto un po’ prima. E poi stento ad immaginare qualcuno che creda a cento miliardi di euro trovati miracolosamente”.

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La fine delle ideologie

Posted by fidest press agency su domenica, 24 ottobre 2010

Abbiamo assistito al crollo delle ideologie; con il muro di Berlino sono state abbattute quelle idee che avevano governato, nel bene o nel male, la terra; in quanto ideologie imponevano la centralità dell’uomo, era la democrazia occidentale che aveva defenestrato le velleità dittatoriali nazi-fasciste del XX secolo in Europa e il comunismo sovietico, che cercava sempre più ampi spazi dove affermare una ideologia collettivistica che non era ben accetta, per cui necessitava imporla con la forza e con il terrore. Moltissimi furono i cittadini della Berlino Est occupata dalle forze sovietiche, che fuggirono verso la Berlino Ovest libera e democratica, nel pieno dello sviluppo economico e sociale, spesso a rischio della vita, non mi risulta che un solo cittadino di Berlino Ovest abbia tentato di fuggire verso Berlino Est.   Quelle ideologie avevano creato una frattura verticale nei popoli della terra, che si identificavano in Est e Ovest. A tenere a bada le due ideologie e lontane dalle ipotesi di una terza Guerra Mondiale era la paura reciproca dell’autodistruzione, così fu la guerra, ma, per fortuna, solo una guerra fredda, senza il clamore delle armi.
Lo scrivente non è mai stato un simpatizzante comunista, pur non accettando l’etichetta di anticomunista; la logica degli anti l’ho sempre vista come una distorsione non propositiva; mi rendo conto adesso che la presenza dell’URSS comunista, che si contrapponeva al potere  imperialista, economico e militare degli USA, aveva rappresentato una garanzia per il mantenimento di un barlume di pace, o quanto meno, aveva evitato l’escalation dell’affermazione unilaterale di un’unica potenza, in grado di dominare l’intero pianeta, imponendo la propria idea di democrazia, il proprio modello di ordine nuovo, le proprie condizioni, il proprio modello di vita, il proprio esclusivo interesse, violentando le altrui volontà, gli altrui interessi, le altrui culture.
Il bipolarismo democrazia-comunismo si affievolì molto quando il mondo occidentale calcò la mano sulla logica dei consumi, sull’etica dell’economia, diventando capitalismo; l’altra parte del bipolarismo opponeva l’economia socialista, che faceva acqua da tutte le parti. Quando lo scontro tra Est e Ovest si focalizzò sui temi dell’economia, il mondo dell’URSS  ebbe la sua implosione, si consumò dall’interno con un flop che nessuno riuscì a sentire. Non fu il tipo di democrazia proposto dall’Occidente che prevalse sul comunismo, fu il capitalismo che soffocò il sistema economico socialista e cominciò a imporre la propria visione di un nuovo ordine, nello stesso tempo fu il crollo delle ideologie e della centralità dell’uomo. La parte terminale della guerra fredda non fu recitata sul palcoscenico della politica e delle ideologie, fu spostata, dagli USA, sul terreno più facile e più favorevole per vincere, quello economico e su quel terreno l’alternativa socialista alla economia di mercato  venne eliminata dalla propria implosione, distruggendosi dall’interno, lasciando lo spazio al nuovo ordine che l’America aveva già programmato.
Il concetto di ordine prevede nel suo interno tutta una serie di accordi, di  costumi, di metodi, di regole del divenire, che innanzitutto devono avere la caratteristica della reciprocità; devono essere frutto di incontri fra tutte le componenti che dovranno accettare tale ordine. Questo insieme di regole deve avere come fine quella di migliorare il livello di vita di ciascun componente e nello stesso tempo di garantire la reciproca convivenza, nell’accettazione che la libertà del singolo finisce lì dove inizia quella del suo simile, senza quelle prevaricazioni alle quali stiamo assistendo.
Il nuovo ordine  che si vuole imporre a livello planetario è quello sancito dal vincitore, in un bipolarismo forzato che si rinnova ogni qual volta viene a finire. La logica del vincitore è quella di avere sempre un nemico da combattere; deve sempre dividere in due la popolazione mondiale: “con me o contro di me”, solo in questo modo potrà proseguire nel suo itinerario di autoaffermazione, di dominio e di imposizione del  proprio nuovo ordine.
E’ il trionfo dell’anti-ideologia, dell’unica categoria culturale che gli USA riescono a esprimere: il pragmatismo, cadendo, così, nella peggiore delle contraddizioni, ritrovandosi a proporre lo stesso modello materialistico, di origine marxista, che avevano combattuto.
La scomparsa di ogni valore etico, ideale e spirituale promuove un profondo vuoto che favorisce l’affermazione del totalitarismo, della legge iniqua del più forte con il ricorso sempre più frequente alla distruzione bellica. Alla base di tutto ciò c’è la convinzione pragmatica di identificare il valore del processo storico con il progresso tecnologico, con la potenzialità militare e con l’affermazione di una perversa spirale dove il potere produce maggiore ricchezza, la quale produce maggior potere e così via senza soluzione di continuità. La maggiore ricchezza prodotta dal maggior potere è, necessariamente, sottratta alle  fasce  più  deboli  della  popolazione  mondiale, che  vengono  bastonate  ogni giorno, fino a quando non riusciranno a   mordere il loro prepotente padrone.
Recita un antico proverbio arabo: “bastona  pure  il  tuo  cammello anche tutti i giorni, ma non meravigliarti     se un giorno ti morderà” (Rosario Amico Roxas) (segue in “Post comunismo e visione di modernità”)

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Accendi la tua passione per il prossimo

Posted by fidest press agency su martedì, 31 agosto 2010

“Unisciti a noi, costruisci il tuo talento di organizzatore per una società diversa e genuinamente ispirata ai valori della nostra tradizione e della nostra cultura. Vieni a costruire con NOI il nuovo progetto alternativo al sistema politico vigente.  Nel nostro interno non c’è un padrone, non ci lasciamo condizionare dalle ideologie, non abbiamo alcuna volontà di fare la guerra degli uni contro gli altri, non intendiamo dividere, ne conquistare il paese, non abbiamo pretese di candidature, siano esse politiche o amministrative. Vogliamo, semplicemente, organizzare politicamente i cittadini. Vogliamo sostenerli, a prescindere dalla propria appartenenza politica. Vogliamo l’elezione diretta dei parlamentari come sancito dalla costituzione. Vogliamo liberare la nostra società dalle logiche dei poteri forti che hanno portato un intero popolo a soffrire per garantire la ricchezza e l’egemonia di una ristretta cerchia di privilegiati. Adesso diciamo basta.  Se vuoi saperne di più richiedici via e-mail il nostro progetto illustrato nei dettagli. girolamofoti@yahoo.it  o collegandoti al sito http://www.girolamofoti.com La lettura ti ruberà pochi minuti. Quanto basta per sentirti invogliato a riscattare il nostro paese, a migliorarlo. Decidi TU … Noi siamo  pronti! (Riccardo Alfonso e Girolamo Foti detto Mirco  fondatori e promotori del progetto ad Iniziativa e cura del Centro Studi culturali e politici Fidest  http://www.fidest.it)

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Le pietre miliari della storia

Posted by fidest press agency su domenica, 23 agosto 2009

Non è infrequente che si è portati a definire i processi storici per date precostituite partendo dall’idea che il tempo anagrafico della fine di un secolo sia automaticamente collegabile ad una svolta storica ben definita. Non è così, ovviamente. Siamo, ad esempio, entrati nel XX secolo solo nel 1918 con i problemi nuovi e vecchi che sono andati al pettine come altrettanti nodi ed ancora siamo entrati in un’era diversa dalla precedente per due ordini di motivi: la divisione bipolare nata a Yalta e le due bombe atomiche deflagrate ad Hiroshima e Nagasaki. Ed ancora nel 1989 abbiamo recitato il de profundis alle ideologie crollate contemporaneamente al muro di Berlino. Svolte ed ancora svolte che si sono maturate, ma altre che sono state accettate con ritardo o parzialmente, e alla fine hanno influito in modo diverso nella storia dell’umanità. Pensiamo al nostro modo nuovo d’intendere il ruolo dei partiti ed ancor più quello della politica intesa prima come ascolto, dialogo, meditazione ed ora in dosi sempre più massicce di efficientismo, di decisionismo e di esaltazione della figura del capo. Significati per lo più affini alla cultura d’impresa in senso capitalistico. Su questa lunghezza d’onda ci dobbiamo chiedere, guardando i partiti di casa nostra, cosa è mutato da ieri ad oggi e se l’adeguamento ai tempi nuovi degli uni e la stazionarietà degli altri non abbia finito con l’influire sui risultati elettorali che si sono susseguiti dagli anni novanta ad oggi. Ed ancora dovremmo chiederci se questa ricerca di equlibri politici più avanzati non fosse già in pectore nel 1974 allorché l’allora segretario del partito Socialista De Martino sull’Avanti aveva annunciato la scelta strategica del suo partito. In altri termini il partito socialista condizionava la sua partecipazione a governi di coalizione all’obiettivo politico di essere al tempo stesso garanti delle istituzioni di democrazia liberale ma di non voler governare senza il coinvolgimento del  Partito comunista, ovvero a quella conventio ad escludendum  che aveva caratterizzato tutta la storia politica dell’Italia repubblicana sino ad allora e nel “buon governo” della Dc e dei suoi alleati.  E’, a nostro avviso, il nesso che lega la crisi politico-istituzionale, nata dopo la decisione socialista, con le vicende politico-giudiziarie di “mani pulite”, la caduta del muro di Berlino e tutti gli effetti domino che sono derivati nelle più svariate parti del mondo.

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Siamo alla fine delle ideologie?

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 agosto 2009

Caduto il nazismo, il fascismo, il comunismo possiamo considerare esaurita la loro carica ideologica e di affiliazione che hanno permeato il tempo in cui esso sono vissute e germinate? La risposta sembra ovvia ed affermativa, ma in effetti dovremmo andarci cauti. I revanscismi cacciati dalla porta sovente rientrano dalla finestra. Questa stessa democrazia moderna che ha avuto il sopravvento sulle “barbarie” di un civiltà involuta, in effetti, mentre da un parte si sforza di instaurare un ordine umano autonomo, centrato sull’individuo, respingendo il sentimento naturale di gerarchia a guida si una necessità universale, cela dentro di sé, sotto forme patologiche, la “necessità mostruosa” del razzismo. Diventa, in pratica, la negazione dell’utopia egualitaria che proclama. Ora c’è da chiedersi se questi abiti nuovi altro non siano che la rinascita di quelle stesse ideologie sia pure sotto mentite spoglie. Ciò che si potrebbe obiettare in merito è che delle manifestazioni xenofobe, etniste, razziste erano preesistenti alle società democratiche, o, per così dire, esistevano sin dall’origine della storia umana. In verità la coesistenza pacifica delle etnie e delle nazioni, la correttezza nei dibattiti filosofici e storici, ovvero la cooperazione culturale fra i popoli sono esperienze di civiltà che appaiono fragili e persino mortali come ebbe a notare Paul Valéry.

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La sinistra italiana

Posted by fidest press agency su martedì, 14 aprile 2009

Riserviamo una particolare attenzione su tutto ciò che accade alla sinistra poiché ad essa vi rileviamo un profondo travaglio d’idee e di comportamenti non sempre conformi alle sue origini e tradizioni. La verità è che vi sono, grosso modo, due facce della stessa sinistra che vanno considerate e distinte per riconoscerne la loro stessa natura e finalità politica. E’ giusto ed opportuno, a nostro avviso, che tali atteggiamenti non siano confusi per non dare del comunista a chi non lo è e viceversa. E va anche detto, per chiarirci bene le idee, che dire comunista non è una cattiva parola o è demodé. Il comunismo è portatore di una idea che non va confusa con i mistificatori della storia, con i falsi profeti, con le aberrazioni di un sistema di guida nel socialismo reale. Il vero comunismo, a nostro avviso, è il segno di una rivolta ideologica al capitalismo inteso con le sue finalità di sfruttamento del lavoro per il profitto, per la tenuta di una società con forti differenziazioni sociali e civili, con il perdurare di uno stato di abiezione morale e materiale di miliardi di persone. E se noi rifiutiamo la violenza come strumento di lotta dobbiamo convenire sulla necessità di portare avanti un dibattito sempre più serrato ma al tempo stesso pragmatico sul modo di cambiare la società senza generare traumi e, di conseguenza, altre sofferenze, e di farlo con il ragionamento, la pacata riflessione, la ricerca continua di un equilibrio tra le opposte tendenze. Dobbiamo convincerci che la strada verso la democrazia non è solo un sentimento, ma un impegno costante e continuo che va maturato nel tempo, esercitato di continuo e la sua soluzione finale non è di oggi e nemmeno di un domani prossimo. Il marxismo è stato solo un momento, una risposta più immediata al contingente, ma le sue idee vengono da molto lontano e se non hanno trovato un terreno fertile su cui crescere e prolificare come avremmo voluto per cambiare la faccia del mondo, lo dobbiamo anche al modo sbagliato d’averle proposte e praticate, ingenerando più paure che speranze.

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