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Crisi umanitaria a Idlib, in Siria

Posted by fidest press agency su domenica, 15 marzo 2020

Sta assumendo contorni sempre più drammatici. Preoccupa l’emergenza umanitaria per gli sfollati già stremati da 9 anni di violenze, messi a dura prova da un inverno molto rigido, in condizioni disumane. Da quando il conflitto è iniziato nel marzo 2011, 1 persona su 2 è stata costretta, spesso più di una volta, alla fuga. Oggi, quella siriana è la popolazione rifugiata di dimensioni più vaste su scala mondiale.Per accendere i riflettori sulla terribile situazione vissuta da quasi un milione di sfollati siriani, in maggioranza donne e bambini, intrappolati nel conflitto armato in corso nella area di Idlib, l’Agenzia ONU per i Rifugiati (UNHCR) si appella ai 1700 italiani che hanno un patrimonio superiore a 100 milioni di euro: “Considerate una donazione straordinaria per la drammatica escalation dell’emergenza Siria”. L’iniziativa mira, soprattutto, a generare solidarietà da parte di chi è in grado di contribuire in tempi rapidi con risorse economiche che potranno salvare tante vite umane in questa emergenza che sta oggi toccando uno dei suoi picchi più drammatici.

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Turchia/Siria: Abu-Bakr Al-Baghdadi morto ad Idlib

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 ottobre 2019

Il leader dell’IS viveva al confine con la Turchia. Dopo la morte del leader del cosiddetto Stato Islamico (IS) Abu-Bakr al-Baghdadi, l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) non può fare a meno di chiedersi come sia stato possibile che il terrorista più cercato al mondo abbia vissuto per mesi indisturbato nella regione siriana di Idlib, in una zona controllata da anni dall’esercito turco e dalle milizie islamiche sue alleate, nonché nelle dirette vicinanze della frontiera con la Turchia. Già lo scorso 25 marzo 2019 un portavoce delle Unità di Autodifesa YPG aveva dichiarato che Al-Baghdadi si trovava con molta probabilità ad Idlib.
L’esercito di Erdogan mantiene almeno dodici postazioni militari nella regione, i servizi di telefonia mobile e di internet vengono forniti perlopiù da fornitori turchi e ciò nonostante Ankara non sembra essere a conoscenza del fatto che le regioni siriane occupate e controllate dall’esercito turco si siano trasformate in luoghi sicuri per gli adepti dei formazioni estremiste di stampo islamico. Per molti siriani, in particolare per le persone appartenenti alle minoranze di Kurdi, Yezidi, Cristiani, Aleviti e Armeni, principali vittime della barbarie dell’IS nella regione, resta un mistero come un paese appartenente alla NATO possa sostenere o anche solo tollerare indisturbatamente i peggiori criminali.
Durante l’annuncio della morte di Al-Baghdadi, il presidente statunitense Donald Trump ha ringraziato le Forze democratiche siriane (SDF) a conduzione kurda per il sostegno fornito durante l’operazione. Dall’inizio dell’anno le YAT (forze speciali delle SDF) e le HAT (Forze speciali della polizia delle regioni auto-amministrate) hanno condotto 347 operazioni contro cellule dell’IS nella Siria del Nord. Durante queste operazioni sono stati arrestati 476 sospettati di appartenere all’IS, tra cui alcuni membri di alto livello dell’IS come Anwar Mohammed Hadoushi, sospettato di aver co-organizzato gli attentati a Parigi e Bruxelles. In seguito all’aggressione militare turca in Siria del Nord i combattenti kurdi e i loro alleati sono però concentrati sulla difesa del proprio territorio e hanno abbandonato la ricerca dei terroristi dell’IS. Gli attacchi mirati dell’esercito turco a prigioni e campi in cui si trovavano seguaci dell’IS ha fatto sì che centinaia di prigionieri potessero fuggire. Per le vittime dell’IS, è morto un terrorista ma centinaia di altri sono tornati liberi, come diretta conseguenza del tradimento di Trump nei confronti dei Kurdi.

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