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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Posts Tagged ‘idriche’

Le risorse idriche in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 19 ottobre 2021

A Settembre, la zona centrale del Veneto tra le province di Padova, Treviso e Vicenza è stata classificata, secondo l’indice SPI (Standardised Precipitation Evapotranspiration Index), in una condizione di siccità estrema, mentre siccità severa è invece indicata, su base trimestrale , per la provincia di Venezia ed il medio-basso Polesine: a renderlo noto è il report settimanale dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche, che indica anche come le precipitazioni settembrine siano calate del 54% sulla regione, toccando -69% sul bacino del fiume Sile (fonte: ARPA Veneto). A Settembre, le portate dei corsi d’acqua veneti sono state inferiori del 40% a quanto registrato negli ultimi vent’anni con l’eccezione del 2003.Per il resto, le precipitazioni del periodo hanno sostanzialmente normalizzato la situazione idrica del Paese, dando respiro a territori in stato di siccità da circa 6 mesi; nonostante alcuni disagi locali, l’ondata di maltempo di questo inizio d’autunno non è fortunatamente paragonabile a quella, copiosa dell’anno scorso e che fu preludio ad un autunno particolarmente piovoso.I livelli dei grandi laghi del Nord sono sopra media con il Maggiore al 92% del riempimento.Come prevedibile, dopo l’innalzamento dovuto alle abbondanti precipitazioni, calano le portate dei corsi d’acqua ad iniziare da quelli valdostani col torrente Lys che scende al di sotto dei flussi di periodo; lo stesso accade in Liguria con i torrenti che, dopo un paio di giorni a rischio, sono rientrati nei valori normali.Il Po, come gli altri fiumi della regione (unica eccezione, la Stura di Lanzo passata in 24 ore da 9,2 metri cubi al secondo a mc/sec 490,00!), è in calo nel tratto piemontese mentre, grazie agli apporti pluviali, raddoppia la portata in Emilia Romagna, pur restando abbondantemente al di sotto dell’anno scorso, quando in questo periodo stava transitando una “piena” morbida. Nella stessa regione non si registra alcun picco di portata (cresce significativamente solo il Savio ); anzi tutti i corsi d’acqua restano ampiamente sotto le medie del periodo ed il Nure rimane al di sotto del minimo storico.Andamento analogo si evidenzia in Toscana, dove tutti i fiumi ritornano ampiamente sotto la media mensile ed i valori degli anni più recenti; l’Ombrone, come la Sieve, non riesce addirittura ad abbandonare una situazione di grave criticità.Diversa è la situazione nelle Marche, dove il forte maltempo, accanto a notevoli disagi, ha comportato evidenti crescite nelle portate dei corsi d’acqua dopo settimane di palese insufficienza.In Abruzzo permane idricamente preoccupante la condizione del bacino della diga di Penne.Nel Lazio, il fiume Liri si mantiene nella media del periodo, mentre il Sacco ha portata inferiore rispetto agli anni scorsi.In Campania, i livelli idrometrici dei fiumi Sele, Garigliano e Volturno risultano in aumento grazie alla ripresa delle precipitazioni, mentre i volumi del lago di Conza e degli invasi del Cilento sono invece in ulteriore calo.In Basilicata, i bacini continuano ad assolvere alla loro determinante funzione, distribuendo al territorio in una settimana ancora 7 milioni di metri cubi d’acqua, mentre in Puglia tale apporto è pari ad 1 milione di metri cubi. Infine, i dati della Sicilia certificano ulteriormente come il 2021 sia da considerare il secondo anno più siccitoso del decennio dopo il 2016.

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Finanziamenti opere idriche

Posted by fidest press agency su martedì, 12 ottobre 2021

“L’Italia, soprattutto nelle regioni più indietro specie al Sud, e la filiera agroalimentare nazionale non possono perdere il treno degli ingenti investimenti previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). È il caso del bando per le infrastrutture idriche, cruciale per lo sviluppo e il rilancio del comparto primario, appena approvato dal Ministero delle Politiche Agricole e che punta a finanziare 149 progetti per oltre 1,5 miliardi di euro. Di questi, pochissimi riguardano opere di Regioni del Mezzogiorno, in particolare Basilicata e Puglia, nessuno in Sicilia. Ringraziamo il ministro Patuanelli per aver fatto chiarezza sull’iter procedurale, ampiamente condiviso con le amministrazioni locali, e per aver teso la mano affinché nessuno rimanga indietro”. Lo dichiara i deputati Luciano Cillis e Gianpaolo Cassese, esponenti M5S in commissione Agricoltura, a margine del question time a Montecitorio sui progetti per l’ammodernamento delle reti irrigue nell’ambito del Pnnr. “Ci siamo battuti in Europa per ottenere questi fondi e in Parlamento per destinare parte di queste al Sud. Oggi sono emerse chiaramente, però, le responsabilità di una classe dirigente locale non in grado di redigere e programmare investimenti adeguati – aggiungono -. Il PNRR serve a crescere, a creare redditività e valore aggiunto. Occorre, dunque, qualità della spesa e progetti che portino ricchezza ai nostri territori. L’agricoltura senza acqua è impensabile, soprattutto quando dobbiamo scontrarci con la desertificazione e i cambiamenti climatici”.“Sarà necessario, dunque – proseguono -, cogliere le prossime occasioni di finanziamento, come i 440 milioni di euro previsti in Legge di Bilancio. Da parte nostra lavoreremo affinché si stanzino sempre più risorse per l’ammodernamento delle opere irrigue, ma è necessario che le Regioni cambino passo e redigano progetti all’altezza. Ma, soprattutto, si finisca di fare volutamente confusione attribuendo a decisioni politiche scelte che hanno carattere meramente tecnico. E’ necessario, inoltre, un bagno di umiltà. Emblematico, in tal senso, il caso siciliano dove dei progetti presentati nessuno rispondeva ai parametri del PNRR, spesso andando oltre il periodo di fine investimenti previsto per il 2026” concludono.

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Risorse idriche e agricoltura biologica

Posted by fidest press agency su sabato, 9 ottobre 2021

Le ultime critiche della Corte dei conti Ue alla gestione delle risorse idriche nel Vecchio continente assestano un altro colpo all’impostazione della Pac e alle politiche che ha promosso finora – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. Il verdetto dei magistrati contabili di Bruxelles è chiaro: l’Ue ha certamente finanziato aziende agricole e progetti che minano l’uso sostenibile dell’acqua. La bocciatura del programma di sovvenzioni agricole europee, fondata su un’attenta analisi dei risultati, è dunque netta e dovrebbe indurre tutti i decisori politici a riflettere sulla direzione da prendere nel prossimo futuro.Tra le conclusioni più rilevanti della Corte dei conti europea, c’è il riconoscimento del ruolo dell’agricoltura biologica che, scrivono i magistrati, “tende ad avere un impatto ambientale limitato, in quanto incoraggia, tra l’altro, a mantenere la biodiversità e la qualità delle acque e a migliorare la fertilità del suolo” – continua Tiso. La portata della questione, naturalmente, va oltre il settore agricolo per abbracciare l’emergenza ambientale nel suo complesso. L’agricoltura è infatti responsabile di un quarto di tutta l’estrazione di acqua nell’Unione europea e incide sulla sua qualità a causa dei fertilizzanti e dei pesticidi.Nel Pnrr sono 4,3 i miliardi di euro stanziati per potenziare l’approvvigionamento idrico e ridurre le perdite della rete di distribuzione, che arrivano oggi al 42%. L’ammodernamento della rete è indispensabile, ma senza misure volte a ridurre i consumi idrici non sarà sufficiente a permettere una gestione davvero sostenibile dell’acqua e la tutela di questa preziosa risorsa.

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Risorse idriche e aree in deficit

Posted by fidest press agency su sabato, 4 settembre 2021

Secondo i dati dell’European Drought Observatory (E.D.O.), sono le province di Pescara e Chieti, quelle maggiormente in sofferenza idrica al termine di un Agosto meteorologicamente “estremo” sull’Italia (dalle temperature tropicali alle disastrose grandinate): oltre che in Abruzzo, grave siccità si registra in Molise e Marche, ma c’è forte crisi idrica anche nel Sud del Piemonte fino ad arrivare al crescente rischio desertificazione in alcune zone della Sicilia ed al preoccupante, progressivo inaridimento delle coste di Romagna.A “fotografare” le disponibilità d’acqua sui territori italiani è il report dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche, che segnala come i grandi laghi del Nord siano al di sotto dei livelli 2020 e tendano a scendere, ad eccezione del Garda, sotto la media del periodo. Se in Val d’Aosta, pur confermandosi il poco conosciuto andamento siccitoso d’Agosto (caduti circa 30 millimetri di pioggia), i fiumi non paiono risentirne, assai diversa è la situazione nel confinante Piemonte, dove le portate dei fiumi sono inferiori al 2020: le situazioni più evidenti sono quelle di Tanaro, Sesia, Stura di Demonte, Varaita, mentre nel Cuneese mancano all’appello oltre 300 millimetri di pioggia da inizio anno (caduti finora mm. 328 contro una media di mm. 635).A risentire delle scarse piogge piemontesi è anche il primo tratto del fiume Po, che recupera però in Emilia Romagna, dove registra portate superiori allo scorso anno, attestandosi a livelli di “normale siccità idrologica”, seppur inferiori alla media del periodo.Gli altri fiumi emiliani continuano ad essere deficitari, in particolare quelli piacentini (la Trebbia è addirittura in secca), che sprofondano sotto i minimi storici seppur, nella stessa area, il bacino di Mignano registra la migliore performance del recente triennio. Sul fronte pluviometrico, in Agosto, i territori romagnoli a Nord del fiume Reno hanno visto cadere solo mm. 13,6, sfiorando il minimo storico di precipitazioni, mentre a Sud dell’asta fluviale sono caduti mm. 15,7 di pioggia. In Lombardia, il fiume Adda presenta una portata inferiore di oltre 200 metri cubi al secondo rispetto dell’anno scorso, mentre è buona, seppur inferiore al 2020, la condizione dei corsi d’acqua del Veneto, grazie alle precipitazioni d’Agosto.Le piogge estive hanno beneficato anche i fiumi della Toscana, tutti in crescita dopo settimane di grande sofferenza e con l’Arno tornato sopra la media mensile. Restano altresì in grave deficit idrico i fiumi delle Marche con il Sentino, che ha toccato il minimo storico nell’ altezza idrometrica (cm. -37); altrettanto dicasi per i bacini marchigiani, i cui volumi trattenuti sono la metà della capacità disponibile e lontanissimi dalle quote degli anni scorsi, complici una temperatura media regionale, superiore di oltre 2 gradi rispetto al passato e precipitazioni calate del 25,5%. Piogge estive scarse anche sull’Umbria, mentre nel Lazio la situazione delle risorse idriche è complessivamente nella media (fiume Liri in crescita, Sacco in calo, lago di Bracciano in decrescita fisiologica stagionale); buona è la condizione dei corsi d’acqua della Campania con Liri Garigliano e Sele al record di portata del quinquennio. Al Sud, le disponibilità idriche, accumulate in Basilicata e Puglia durante i mesi scorsi, stanno permettendo una regolare stagione irrigua, nonostante le riserve in Agosto siano calate di circa 60 milioni di metri cubi in Lucania e di 40 milioni di metri cubi nella confinante regione, pur garantendo ancora un confortante surplus sulle disponibilità dell’anno scorso. Se in Sardegna la situazione è in linea con il positivo 2020, diversa e negativa è la situazione delle disponibilità idriche in Calabria (territorio di ripetuti contrasti fra necessità agricole ed esigenze idroelettriche) ed in Sicilia, i cui bacini registrano uno dei dati peggiori del recente decennio.

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Osservatorio Anbi sulle risorse idriche in Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 12 giugno 2021

Anche le aree dell’Asta Tanaro, nell’astigiano e dell’Agogna-Terdoppio, tra le province di Novara e Vercelli, entrano nell’elenco delle zone a rischio aridità, secondo l’EDO (European Drought Observatory), in un Piemonte caratterizzato, nonostante un incremento complessivo delle piogge, da ampie aree di siccità (indice S.P.I. – Standardized Precipitation Index), da cui si salvano solo i bacini idrografici di Toce, Ticino, Sesia ed Orco; dall’inizio dell’anno permangono, invece, sotto media le portate dei fiumi Stura di Lanzo, Tanaro, Sesia (fonte A.R.P.A.Piemonte). E’ quanto segnala il report settimanale dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche in linea con il monitoraggio dell’Autorità di Bacino Distrettuale del fiume Po, che indica anche il delta del più grande corso d’acqua italiano , tra le province di Ferrara e Rovigo, nell’elenco delle zone, che evidenziano potenziali criticità causate soprattutto da un prolungato deficit nelle precipitazioni. Oltre a ciò, un mese di maggio, tra i più freddi del decennio, ha rallentato la fusione del manto nevoso ancora presente sull’arco alpino, impedendo la contestuale crescita delle portate del Grande Fiume, che comunque si mantiene sostanzialmente nella media del periodo, caratterizzata, però, da peculiarità a seconda dell’area presa in esame. In questo quadro resta un sorvegliato speciale, l’Emilia Romagna dove, soprattutto l’area costiera è a forte rischio siccità, contrastato dalla fondamentale funzione del canale C.E.R.; gli altri corsi d’acqua non se la passano bene: Secchia ed Enza sono vicine al minimo storico; Reno, Savio e Trebbia registrano portate in calo e sono sotto media. Sono altresì quasi al massimo autorizzato i bacini piacentini di Molato (99,9%) e Mignano (97,6%).Continuando a parlare di invasi, è buona la situazione dei grandi laghi con quote prossime o superiori alle medie: il Maggiore si attesta al 94,6% di riempimento, il Lario è al 74,7%, l’Iseo al 97,1 % (vicino al massimo storico), il Garda al 95%, Idro al 43,9%.“Sarà interessante verificare, se lo scioglimento delle nevi arriverà in tempi utili a garantire l’equilibrio idrico nel bacino padano a fronte dell’incipiente stagione estiva o se sarà necessario rilasciare più acqua dai bacini naturali del Nord” commenta il Segretario Generale dell’ Autorità di Bacino Distrettuale del fiume Po, Meuccio Berselli.I fiumi valdostani sono in forte ripresa, mentre tra quelli piemontesi crescono il Pesio e la Dora Baltea; in Lombardia è in leggerissima ripresa il fiume Adda, che rimane però al minimo dal 2017.In Veneto, le portate dei fiumi sono in forte recupero dopo un Maggio ricco di precipitazioni.In Toscana sono sopra la media le portate dei fiumi Arno, Ombrone e Serchio, mentre resta deficitaria la Sieve.Come previsto dai rapporti dell’EDO, nelle Marche permane una situazione difficile con fiumi (praticamente dimezzate le portate di Potenza, Esino e Tronto) ed invasi (mancano circa 5 milioni di metri cubi rispetto all’anno scorso, ma oltre Mmc. 10 verso 2019 e 2918) lontani dai valori degli anni precedenti; in Umbria si registrano precipitazioni più scarse rispetto agli anni scorsi, ma la diga Maroggia si conserva in linea con la media.Restano pressochè invariate le condizioni dei corpi idrici del Lazio.In Campania, i fiumi Sele e Garigliano risultano in calo, mentre resta sostanzialmente stabile il Sarno; in calo sono il lago di Conza e gli invasi del Cilento.Forti di una buona condizione generale (+ 103,1 milioni di metri cubi sul 2020), gli invasi della Basilicata calano di 9 milioni di metri cubi in una settimana, mentre un alert arriva dalla Calabria, dove l’invaso Sant’Anna (Mmc. 10,15) è al livello minimo dal 2017.Analogamente alla Lucania, i bacini della Puglia calano di circa 8 milioni di metri cubi per la piena attività irrigua, ma è il Salento a fare notizia, perché entra e nel report di Maggio dell’EDO come una tra le zone in maggiore sofferenza idrica. Ne è esempio, l’incompiuta diga di Pappadai, in provincia di Taranto, che una volta ultimata andrebbe a servire quella parte dell’Alto Salento, che ora irriga soltanto grazie a pozzi e autobotti: i volumi invasati (Maggio 2021: 4,42 milioni di metri cubi; Maggio 2020: Mmc. 5,04) testimoniano una condizione peggiore dell’anno scorso, quando una forte siccità condizionò pesantemente l’economia agricola della Puglia.

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Osservatorio Anbi sulle risorse idriche in Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 aprile 2021

Non accenna a diminuire la sofferenza idrica dei fiumi dell’Emilia Romagna con Enza e Secchia al di sotto dei minimi mensili, mentre Savio e Reno si avviano a seguirli; analogo è l’andamento del Trebbia, la cui portata (7,1 metri cubi al secondo) è meno del 30% della media storica di Aprile (mc/sec 23,8): è questa la principale indicazione rilevata dal report settimanale dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche. Causa prima di questa preoccupante situazione è il crollo nelle precipitazioni che, nel bacino del fiume Po, ha registrato -92% in Marzo con il 1 Aprile risultato il più caldo di sempre. La portata del Grande Fiume è ben al di sotto delle medie di periodo (-48%).Seppur in calo, rimangono in linea con le medie del periodo le altezze idrometriche dei grandi laghi Maggiore e Benaco, mentre recuperano parzialmente il deficit idrico sia il Lario che l’Iseo. Il positivo trend è conseguenza della fusione del manto nevoso alpino, dovuta a temperature sopra la media nelle scorse settimane; il totale della riserva idrica trattenuta nei grandi laghi, negli invasi artificiali e sotto forma di neve è diminuito rispetto ad una settimana fa (-5.2%), ma continua a risultare superiore alla media del periodo 2006-2020 (+9.2%).I dati confermano il crescente rischio aridità anche lungo la dorsale adriatica, dove gli invasi marchigiani (Mercatale, Castreccioni, San Ruffino, Comunanza, Rio Canale), con poco più di 46 milioni di metri cubi d’acqua, segnano la peggiore performance dal 2017.Non va meglio in Toscana, dove sono dimezzate le portate dei fiumi Ombrone e Sieve, ma anche Arno e Serchio sono largamente sotto media. Tornando al Nord, registrano una ripresa i fiumi del Piemonte (Pesio, Tanaro, Dora Baltea, Sesia, Stura di Lanzo), dove le piogge marzoline sono calate di oltre il 90%; restano ottime le performance dei corsi d’acqua valdostani. Risale anche la portata dell’ Adda in Lombardia, mentre sostanzialmente reggono i fiumi veneti (solo la Livenza registra un calo significativo), nonostante -88% nelle precipitazioni di Marzo.In Lazio, la portata del fiume Tevere è inferiore a quelle degli anni recenti, mentre migliorano le condizioni idriche di Sacco e Liri-Garigliano, così come sono stabili le altezze dei laghi di Bracciano e Nemi.I principali fiumi della Campania (Volturno e Sele) si mantengono su livelli superiori allo scorso anno; continuano a crescere le riserve idriche negli invasi della Basilicata (quasi 132 milioni di metri cubi in più rispetto al 2020), mentre sono sostanzialmente stabili quelle pugliesi, attestate comunque a + 129,69 milioni di metri cubi sull’anno scorso.

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Aumentare le riserve idriche è una necessità

Posted by fidest press agency su domenica, 7 marzo 2021

Dotarsi di adeguati sistemi di riserva idrica in vista della prossima estate: l’invito arriva dalla Campania, dove crescono, come nel resto d’Italia, le esigenze idriche a fronte di un andamento climatico ormai imprevedibile. L’appello, senza allarmismi ma frutto di sano realismo a fronte delle criticità dello scorso anno e del progressivo ridursi delle disponibilità idriche, è del Consorzio di bonifica Paestum, il cui presidente, Roberto Ciuccio, scrive che “l’esigenza di una sempre maggiore fornitura idrica sul territorio consortile pone in evidenza la necessità, soprattutto per gli esercizi commerciali e pubblici, di dotarsi, prima dell’arrivo della stagione estiva, di idonei serbatoi di riserva idrica.”“E’ questo l’esempio di una comunità chiamata responsabilmente ad attrezzarsi di fronte alla crisi climatica – commenta Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) – Le emergenze vanno prevenute anche attraverso una cultura diffusa ed il bilancio idrico va sempre tenuto in equilibrio; è questo l’obbiettivo alla base del principio di invarianza idraulica, affermato negli anni dai Consorzi di bonifica: qualsiasi intervento sul territorio deve mantenere le precedenti condizioni di gestione delle acque.” “Nel comprensorio del Sinistra Sele si suggerisce quanto stiamo proponendo, su scala ben più ampia, con il Piano Nazionale Invasi, mirato ad aumentare l’acqua meteorica, che attualmente riusciamo a trattenere come riserva e quantificata nell’11% dei 1000 millimetri di pioggia, che mediamente cadono ogni anno sull’Italia, seppur in maniera sempre più localizzata – aggiunge Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – Nel Piano di Efficientamento della Rete Idraulica del Paese sono previsti, per il Sud, 4 nuovi bacini ed il completamento di altri 6 per un investimento complessivo di 954 milioni di euro, con cui incrementare la capacità complessiva di oltre 231 milioni di metri cubi, garantendo al contempo quasi 4.800 posti di lavoro. Ci sono inoltre 45 invasi, che necessitano di una profonda manutenzione dall’interrimento, che oggi ammonta a quasi 69 milioni di metri cubi, cioè oltre il 10% della capacità; il costo stimato è di circa 275 milioni di euro, dando occupazione a 1372 persone. I progetti sono definitivi ed esecutivi in grado, quindi, di rispettare i cronoprogrammi europei; per questo, chiediamo il loro inserimento nel Piano di Rilancio e Resilienza. Aumentare le riserve idriche – conclude Gargano – non rappresenta più un’opzione, ma è diventata una necessità.”

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Osservatorio Anbi sulle risorse idriche

Posted by fidest press agency su martedì, 11 agosto 2020

Calo drastico dei livelli nei grandi bacini settentrionali e portate del fiume Po sotto quelle del 2019, mentre continua la difficile stagione idrica di Puglia e Basilicata: è questa la sintesi del bollettino settimanale dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche.
Al Nord, crollano le altezze idrometriche dei laghi Maggiore (cm.7,1 contro una media di cm. 68,7) e Lario (cm.4,0 contro una media di cm. 71,7); restano, invece, in media l’Iseo ed il Garda, che continua a godere di ottima salute idrica.Del progressivo deflusso dai grandi invasi beneficiano i fiumi della Lombardia, dove solo l’Oglio è in leggero calo; nel Veneto, tengono le portate dell’Adige e dei principali corsi con il Piave in ottima salute, grazie al ripetersi di copiosi fenomeni temporaleschi sull’area dolomitica.Le portate del fiume Po, da tempo sotto media, sono ora, però, scese sotto quelle registrate un anno fa (a Pontelagoscuro: 738 metri cubi al secondo, mentre erano mc/sec 807 nel 2019 e contro una media di mc/sec 1.140).
“Situazione da tenere sotto controllo – commenta Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) -L’Osservatorio dell’Autorità di Distretto è già stato opportunamente convocato per il 6 Agosto.”
In Piemonte, i principali fiumi (Dora Baltea, Sesia, Stura di Lanzo) sono in ripresa mentre l’ Emilia Romagna si conferma fortemente condizionata dall’andamento pluviometrico territoriale: se sorridono Reno e Trebbia (mc/sec 24,29 contro una media mensile di mc/sec 4,63!), sono praticamente dimezzate le già sofferenti portate di Secchia e soprattutto Savio (mc/sec 0,26 contro una media mensile di mc/sec 0,5).
In Centro Italia, in una situazione di sostanziale stabilità idrica, si segnala il trend negativo degli invasi marchigiani, che in una settimana calano di 2 milioni di metri cubi d’acqua, avvicinandosi ai livelli del siccitoso 2017 (oggi trattengono 41,28 milioni di metri cubi contro i 40 milioni di allora); nel Lazio, l’altezza idrometrica del lago di Bracciano scende a quote vicine al 2019 ed il fiume Liri Garigliano segna un altezza idrometrica dimezzata rispetto all’anno scorso.In Campania è buona la condizione dei fiumi Volturno e Sele, entrambi con livelli superiori allo scorso anno.Al Sud prosegue la discesa delle riserve idriche trattenute negli invasi di Puglia e Basilicata. Nella prima regione il calo è stato di 12 milioni di metri cubi in una settimana (il deficit idrico rispetto al 2019 è ora di oltre 54 milioni di metri cubi), con un prelievo medio quotidiano di 1 milione di metri cubi dal solo bacino di Occhito. Nei 10 giorni scorsi, gli invasi lucani sono calati di 18 milioni di metri cubi, toccando un deficit di 60,72 milioni di metri cubi rispetto al 2019.Infine, rimane confortante la situazione idrica dei bacini calabresi, mentre resta siccitosa la condizione di gran parte delle campagne siciliane.

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Risorse idriche in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 agosto 2020

Si stanno inaridendo i territori adriatici dell’Emilia Romagna. La preoccupante conferma, primo segnale di un crescente rischio desertificazione, arriva dal settimanale bollettino dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche, che ha analizzato l’andamento pluviometrico sulla regione: dal 1° Ottobre 2019 al 26 Luglio 2020, sui bacini occidentali tra i fiumi Parma e Trebbia, sono caduti 1.301 millimetri di pioggia, in crescita rispetto agli anni scorsi; sulla macroarea sudadriatica, dal fiume Reno fino al confine con le Marche, sono invece piovuti solo 463 millimetri, quantità inferiore agli anni scorsi, ma soprattutto analoga (mm.456) al siccitosissimo 2017.“Questi dati confermano quanto previsto dagli enti di ricerca sul rischio desertificazione per la dorsale adriatica del Paese. Bisogna averne coscienza, ora che il Paese sarà chiamato a ridisegnare il proprio modello di sviluppo verso un’economia più green – afferma Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) – Un primo segnale arriverà già il 30 Luglio prossimo, quando sarà inaugurato il cantiere dei lavori di estensione della rete irrigua dell’impianto San Leonardo nei comuni di Forlimpopoli e Forlì, ampliando la distribuzione delle acque del Canale Emiliano Romagnolo nell’area Ronco-Bevano.” Rimanendo in Emilia Romagna, le portate dei fiumi sono in ripresa con Trebbia, Savio e Reno superiori alla media del periodo, mentre resta deficitaria la situazione del Secchia; negli invasi piacentini (Molato e Mignano) sono attualmente custoditi quasi 13 milioni di metri cubi d’acqua, una riserva rassicurante, comunque in calo ed inferiore agli anni più recenti (ad eccezione del sitibondo 2017). In ripresa sono anche le portate del fiume Po (916 metri cubi al secondo al rilevamento ferrarese di Pontelagoscuro), inferiori tuttavia alla media mensile e che destano qualche preoccupazione per il prosieguo della stagione irrigua; l’Autorità di Distretto ha già convocato l’Osservatorio per il 6 Agosto.“Nell’occasione, in assenza di significative precipitazioni, sarà necessario assumere qualche provvedimento, affinchè sia assicurato l’apporto di risorsa idrica, indispensabile alla conclusione di alcuni cicli colturali irrigui” anticipa Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI.Al Nord continua l’abbassamento dei livelli dei grandi laghi, tra i quali solo il Garda è sopra la media mensile ed il Lario scende a circa il 26% del riempimento. A beneficiare dei rilasci dai bacini lacustri sono soprattutto i fiumi lombardi (Adda, Mincio, Brembo, Chiese, Ticino), i cui livelli poco si discostano dagli anni scorsi, così come sostanzialmente nella media resta il fiume Adige, in Veneto, dove invece gli altri, principali fiumi (Bacchiglione, Piave, Livenza, Brenta) segnano altezze idrometriche inferiori al 2019.In discesa ed inferiori allo scorso anno sono anche le portate dei fiumi (Dora Baltea, Stura di Lanzo, Sesia) in Piemonte, le cui dighe (Ingagna, Ravasanella, Ostola), nella Baraggia, trattengono ancora quasi 16 milioni di metri cubi d’acqua (volume massimo autorizzato: Mmc. 17,20 ), record del più recente quadriennio.
In Centro Italia, cresce la sete delle Marche, i cui bacini hanno perso 1 milione di metri cubi d’acqua in una settimana, scendendo a circa 43 milioni, quantità superiore solo al 2017 nel recente quinquennio; resta invece confortante la situazione idrica in Lazio, Abruzzo, Sardegna mentre, in Campania, i fiumi Sele e Volturno registrano livelli superiori allo scorso anno. Analogamente deve dirsi degli invasi Sant’Anna e Monte Marello in Calabria, mentre resta deficitaria la situazione idrica in Sicilia.Continuano, infine, a diminuire le riserve idriche, trattenute negli invasi di Puglia e Basilicata: nella prima regione (utilizzati 10 milioni di metri cubi in una settimana) sono scese sotto i 118 milioni di metri cubi (-91 milioni rispetto all’anno scorso); in Lucania, invece, al ritmo di 2 milioni di metri cubi in meno al giorno, sono rimasti circa 291 milioni (-64,26 milioni rispetto al 2019).

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Osservatorio Anbi sullo stato delle risorse idriche

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 luglio 2020

E’ ancora lunga la stagione calda in Puglia e Basilicata, dove si guarda con crescente preoccupazione il diminuire delle scorte idriche nei bacini: indicativamente stanno calando di un milione e mezzo di metri cubi al giorno, segnando un deficit, rispetto al 2019, di oltre 60 milioni in Lucania e di oltre 70 milioni nella regione del Tavoliere; continuando questo trend ed in assenza di piogge significative pare inevitabile una contrazione negli apporti irrigui, ormai indispensabili per produrre agricoltura di qualità in regioni, altrimenti vittime della siccità e, in alcune zone, anche del crescente rischio desertificazione come la Sicilia, i cui bacini contengono circa 70 milioni di metri cubi d’acqua in meno rispetto all’anno scorso. Nel Meridione, rimane un’oasi la Calabria (con circa 11 milioni di metri cubi, la diga Sant’Anna è al top del recente quadriennio), mentre in Campania scendono i livelli dei fiumi Volturno e Sele. A rendere noti questi trend è l’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche, che indica anche come le portate del fiume Po siano praticamente dimezzate in una settimana, pur rimanendo ancora superiori allo scorso anno.
Nel Nord Italia, a fungere da calmiere, sono solo i grandi laghi, i cui livelli sono tutti in discesa e solo il Garda rimane superiore alla media del periodo. Restano, per ora, costanti i fiumi lombardi (Adda, Mincio, Brembo, Chiese, Ticino), così come l’Adige, mentre calano gli altri, principali fiumi veneti (Brenta, Piave, Livenza), ad eccezione del Bacchiglione. Rimane “a macchia di leopardo” la situazione dei corsi d’acqua in Emilia Romagna con Savio, Panaro, Reno, Nure, Enza sopra la media del periodo, ma Secchia, Taro e Trebbia largamente deficitari anche rispetto all’anno scorso. Nel Centro Italia, nonostante le cospicue piogge di Giugno sull’Umbria (117 millimetri), il livello della diga Maroggia (3,90 milioni di metri cubi su una capacità di Mmc 5,80) resta inferiore a quello dei due anni precedenti. Analogo è il trend degli invasi marchigiani (attualmente trattengono circa 46 milioni di metri cubi su una capacità di oltre 65 milioni) ed anche del bacino del Bilancino, in Toscana, dove Giugno è risultato più piovoso della media, soprattutto su Massa, Pisa e Livorno con precipitazioni addirittura raddoppiate (sul grossetano e sul fiorentino, però, è piovuto meno del solito). In Sardegna, infine, i bacini segnano un confortante 77,68% della capienza, ma era 80,27% un anno fa.

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Osservatorio Anbi sulle risorse idriche

Posted by fidest press agency su domenica, 12 luglio 2020

A cura di Riccardo Porro, Chief Operations Officer di Cariplo Factory. E’ la Basilicata la regione più assetata d’Italia: lo si evince dal bollettino settimanale dell’Osservatorio ANBI sullo Stato delle Risorse Idriche; la disponibilità d’acqua nei bacini lucani si sta riducendo, infatti, di circa 2 milioni di metri cubi al giorno, segnando un deficit complessivo di oltre 65 milioni rispetto al 2019. Situazione analoga in Puglia, dove il deficit sul 2019 è di circa 64 milioni e le riserve si assottigliano di circa 1 milione di metri cubi a settimana.Restando al Sud, il deficit idrico siciliano è di circa 70 milioni di metri cubi rispetto ad un anno fa; nel mese di Giugno, la disponibilità negli invasi dell’isola è calata di oltre 21 milioni di metri cubi.È in controtendenza, invece, la situazione in Calabria, dove l’importante diga di Sant’Anna, sul fiume Tacina, segna la maggiore disponibilità idrica (oltre 11 milioni di metri cubi) del recente quadriennio. Risalendo l’Italia, l’invaso di Penne, in Abruzzo, è quasi al limite della capacità così come l’altezza delle acque del lago di Bracciano, nel Lazio, segna + 27 centimetri rispetto all’anno scorso.In Campania, invece, è di 50 centimetri l’altezza idrometrica del fiume Volturno, in ripresa,mentre crolla a soli 2 centimetri, quella del fiume Sele.Record di pioggia in Umbria, dove il mese di Giugno, con 117 millimetri, è il più piovoso dal 2016; è interessante segnalare che le precipitazioni si sono concentrate nell’arco di pochi giorni, lasciando il territorio all’asciutto per il resto del mese.“E’ l’ennesima conferma della estremizzazione degli eventi atmosferici, per rispondere ai quali i Consorzi di bonifica ed irrigazione hanno approntato un Piano Nazionale di interventi per la sistemazione del territorio ed il contrasto al dissesto idrogeologico: sono 3.869 progetti, perlopiù definitivi ed esecutivi, bisognosi di un investimento pari a 10.945milioni di euro” commenta Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI).Nelle Marche, l’acqua contenuta nei principali bacini è pari a 46,62 milioni di metri cubi: quantità superiore al 2017, ma inferiore al resto del quinquennio. Pur in calo, restano confortanti le riserve idriche della Sardegna, ora circa al 77% della complessiva capacità d’invaso.Al Nord, continua il progressivo calo dei livelli dei grandi laghi, che comunque rimangono, ad eccezione del lago di Como, al di sopra della media storica. Restano sostanzialmente in media e comunque superiori allo scorso anno, le portate del fiume Po, così come quelle dei principali fiumi lombardi (Adda, Brembo, Ticino, Mincio, Chiese). Le piogge più che dimezzate (46,3%) rispetto alla media storica non favoriscono la ripresa dei fiumi piemontesi e, infatti, Dora Baltea e Stura di Lanzo registrano livelli inferiori allo scorso anno. Singolare l’andamento delle portate dei fiumi veneti: nel mese di Giugno, sostenuti da copiose piogge (+70%sulla media mensile), avevano inizialmente registrato ottime performances per scendere sotto le medie storiche a fine mese ed ora cominciare a riprendersi (ad eccezione dell’anomalo Piave e, in parte, del Bacchiglione). Migliora la situazione anche dei fiumi dell’Emilia Romagna che, ad eccezione del Savio, sono, però, al di sotto delle medie storiche; da segnalare, infine che le dighe piacentine, dopo aver sfiorato la capacità massima, contengono ora 12,76 milioni di metri cubi, cioè il dato più basso del recente quinquennio (ad eccezione del siccitoso 2017) a testimonianza della maggiore richiesta d’acqua, proveniente dal territorio.“In vista dei mesi più caldi, la situazione idrica va monitorata soprattutto nelle regioni del Centro Nord, soggette a forti e repentini sbalzi nelle disponibilità idriche, pregiudizievoli per gli andamenti colturali –conclude Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – Ulteriori indicazioni arriveranno dagli Osservatori distrettuali, convocati in questi giorni.

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Osservatorio Anbi sulle risorse idriche

Posted by fidest press agency su domenica, 7 giugno 2020

Portate dei fiumi in forte calo nel bacino padano mentre, seppur in diminuzione, restano sopra le medie stagionali (ad eccezione del lago di Como) le quantità idriche, trattenute nei grandi laghi del Nord (Maggiore, Garda ed Iseo): è questa la tendenza più significativa, segnalata dal monitoraggio settimanale dell’Osservatorio ANBI sullo Stato delle Risorse Idriche.A preoccupare maggiormente è il flusso del fiume Po che, in poco più di una settimana, ha perso quasi 900 metri cubi al secondo toccando, a Pontelagoscuro nel ferrarese, quota mc/sec 1.147, più che dimezzata rispetto all’anno scorso (mc/sec 2.522) ed abbondantemente sotto la media storica del periodo (mc/sec 1.999). In assenza di precipitazioni e considerato l’andamento climatico stanno confermandosi le fosche previsioni su un crescente stato di criticità idrica da monitorare con attenzione.
Non va meglio al fiume Adige, i cui livelli, a Boara Pisani, sono inferiori anche alla stagione 2017 caratterizzata da forte siccità, toccando il minimo dal 2014.Analoga situazione si registra in Piemonte (le portate di Dora Baltea, Tanaro e Stura di Lanzo sono in calo ed inferiori ad un anno fa) così come in Emilia Romagna, dove il fiume Secchia (portata: mc/sec 2,96) è vicino al minimo storico (mc/sec 2,01, ma l’anno scorso: mc/sec 77,15!), ma sotto media sono anche i flussi del Taro e del Trebbia. Migliore la situazione di Panaro, Nure, Enza, Savio così come dei fiumi lombardi (Adda, Mincio, Brembo, Ticino, Chiese): tutti in media.“E’ la conferma del carattere torrentizio, assunto anche dai corsi fluviali, fortemente condizionato dall’ andamento delle piogge, le cui precipitazioni dovrebbero essere maggiormente trattenute sul territorio grazie ad una rete di invasi, che deve diventare un asset strategico per il rilancio del Paese” commenta Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI).“Stanti le attuali condizioni climatiche è presumibile che, nonostante la buona dotazione idrica finora presente nei laghi, ci si avvii ad una stagione complicata nella gestione dell’acqua – anticipa Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – Un ulteriore punto sarà fatto l’11 Giugno prossimo, in occasione della convocazione dell’Osservatorio Permanente sulle Crisi Idriche, già annunciata dall’Autorità Distrettuale del Fiume Po.” Per quanto riguarda il resto d’Italia, al Centro risulta idricamente deficitaria solo la situazione delle Marche, mentre nel Sud siccitoso permane grave, in particolare, la condizione di Puglia e Basilicata che, nella recente settimana, hanno visto ridursi di ulteriori 3 e 6 milioni di metri cubi le già carenti riserve idriche (mancano rispettivamente circa 96 milioni e 73 milioni di metri cubi d’acqua rispetto all’anno scorso).

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Osservatorio Anbi sullo stato delle risorse idriche

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 Maggio 2020

Le piogge dei giorni scorsi, accompagnate dal progressivo scioglimento delle nevi in quota, non sono cadute in maniera omogenea sull’Italia, ma hanno accentuato le differenze idrologiche fra regioni in una stagione complicata: a rilevarlo è l’Osservatorio ANBI sullo Stato delle Risorse Idriche.Il dato più evidente è l’accentuarsi di una situazione critica per i principali fiumi dell’Emilia Romagna: Savio, Taro e Trebbia sono abbondantemente sotto la media storica ed i livelli dello scorso anno; il Secchia è addirittura vicino al minimo storico (attuale portata: circa 3 metri cubi al secondo; media: mc/sec 19,5; l’anno scorso: mc/sec 36,35!).“Ciò dimostra il crescente andamento torrentizio, che caratterizza i nostri fiumi; basti pensare al rischio idrogeologico rappresentato in altri momenti dal Secchia, oggi in grande sofferenza idrica. Ciò conferma la necessità di un Piano Nazionale Invasi, fatto anche di bacini di laminazione per rallentare le piene, trattenendo quelle acque per utilizzarle nei momenti di bisogno come l’attuale – sottolinea il modenese Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio della Acque Irrigue (ANBI) – Investire nella sistemazione del territorio è un asset strategico per la ripartenza economica dell’Italia.”Non va meglio per i flussi dal fiume Po che, dopo le confortanti portate superiori allo scorso anno, raggiunte in Piemonte (al pari degli altri fiumi della regione: Dora Baltea, Tanaro, Stura di Lanzo), perde potenza man mano che si avvicina alla foce, segnando un deficit di oltre 720 metri cubi al secondo, rispetto a 12 mesi fa, al rilevamento ferrarese di Pontelagoscuro.Per quanto riguarda i grandi laghi del Nord, il lago di Como (riempimento: 43,5%) è pressoché rientrato in media ed a beneficiarne è soprattutto il fiume Adda, tornato alle portate stagionali; permane sotto media il lago Maggiore (riempimento: 61,6%), mentre si abbassa, ma non preoccupa, il livello del lago di Garda (riempimento: 82,9%); abbondantemente sopra media si posiziona, infine, il lago d’Iseo (riempimento: 85%).In Centro Italia continua a migliorare la situazione del lago di Bracciano, nel Lazio, mentre si mantengono su livelli superiori all’anno scorso gli invasi della Sardegna (ad oltre l’88% della capacità complessiva); anche i bacini marchigiani si mantengono sui livelli dello scorso anno, comunque i più bassi del recente quinquennio.In Puglia, pur essendo leggermente migliorata la situazione negli invasi, si accentua il deficit rispetto allo scorso (–122 milioni di metri cubi), obbligando ad un’irrigazione razionata e senza sicurezza di continuità.Migliora decisamente, invece, lo stato delle risorse idriche in Basilicata, le cui disponibilità, pur rimanendo deficitarie rispetto al 2019, sono aumentate di quasi 9 milioni di metri cubi in una sola settimana.

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Osservatorio Anbi sulle risorse idriche

Posted by fidest press agency su martedì, 7 aprile 2020

“La mancanza di certezza sull’avvio dell’irrigazione, a causa della crisi idrica, in una parte del Tavoliere delle Puglie è preoccupante non solo per l’economia agricola locale, ma perché colpisce uno dei giacimenti dell’agroalimentare italiano in un momento, in cui l’emergenza Covid-19 dimostra l’importanza della produzione nazionale di cibo.” E’ questo il commento di Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI), di fronte all’attuale decisione del Consorzio per la bonifica della Capitanata di rinviare l’avvio dell’irrigazione nel comprensorio del Fortore, perché dipendente dalle disponibilità idriche dei bacini di Occhito e Capaccio fortemente deficitari, nonostante qualche recente pioggia, che ha ristorato le campagne senza incidere significativamente, però, sulle riserve d’acqua, che segnano nella regione un deficit di quasi 124 milioni di metri cubi rispetto allo scorso anno; lo stesso ente consortile aprirà invece, dal 15 Aprile, l’irrigazione nel comprensorio dell’Ofanto, seppur in misura ridotta e “fino all’esaurimento delle risorse disponibili”.I dati dell’Osservatorio ANBI sullo Stato delle Risorse Idriche segnalano che resta grave anche la situazione in Calabria; ne è significativo esempio, il bacino Sant’Anna (capacità: 16 milioni di metri cubi): a fine Marzo, ci sono solo 7,59 milioni di metri cubi; erano 10,19 l’anno scorso; 12,21 nel 2017; addirittura 15,70 cioè più del doppio, nel 2010.Le piogge dei giorni scorsi hanno alleggerito il deficit idrico in Basilicata, le cui riserve d’acqua trattenute negli invasi, a fine Maggio, sono salite ad oltre 313 milioni di metri cubi (erano circa mmc. 260 a fine Febbraio), rimanendo, comunque, il livello più basso del recente decennio: ad esempio, nel Marzo 2019 si registravano mmc. 428,25; nel 2017, mmc. 413,53; addirittura più del doppio nel 2010, mmc. 705,10.In Sicilia, mancano attualmente all’appello circa 110 milioni di metri cubi d’acqua; nel solo mese di marzo le riserve idriche nei bacini dell’isola sono calate di quasi 7 milioni di metri cubi.“Questi dati, registrati a Marzo, preannunciano una stagione irrigua particolarmente difficile, soprattutto al Sud, nonostante la maggiore presenza di invasi rispetto alle regioni settentrionali – aggiunge Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – È la prova, comunque, della necessità di continuare ad investire, anche al Sud, nella infrastrutturazione idraulica del territorio per aumentare la resilienza a prolungati periodi in assenza di piogge, ma anche la sicurezza idrogeologica.”La situazione appare meno grave nel Nord Italia, stanti le riserve di neve ed i buoni livelli dei bacini alpini, seppur i laghi di Como e d’Iseo permangano sotto le medie stagionali.Le portate del fiume Po permangono sotto la media, ma superiori a quelle dello scorso anno.In Piemonte sono in ripresa, seppur inferiori allo scorso anno, le portate dei fiumi Tanaro e Stura di Lanzo; inverso è l’andamento della Dora Baltea: portate in leggero calo, ma maggiori del 2019. Considerato l’anticipo nei processi colturali, dovuto a temperature invernali superiori alla media, ma anche il rischio di improvvise gelate notturne, impianti irrigui sono già stati localmente avviati, soprattutto in Emilia Romagna, dove le portate dei fiumi Savio e Secchia sono in ripresa, seppur sotto media stagionale ed i bacini piacentini hanno livelli confortanti. Qualche preoccupazione arriva dal Veneto in vista dell’apertura ufficiale della stagione irrigua, prevista il 15 Aprile: i principali fiumi della regione (Adige, Piave, Brenta) hanno livelli vicini al minimo deflusso vitale; da qui l’invito a consultare, prima di bagnare i campi, sistemi per il miglior consiglio irriguo come Irriframe.“Nonostante l’emergenza coronavirus – conclude il Presidente di ANBI – i Consorzi di bonifica ed irrigazione sono impegnati a garantire, nel rispetto delle disposizioni sanitarie, le migliori condizioni per la gestione dell’irrigazione in Italia, dove la produzione di cibo è strettamente legata alla disponibilità d’acqua per le colture e l’ambiente.”

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Riserve idriche in Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 febbraio 2020

Dopo un anno, caratterizzato da un’Italia “idricamente rovesciata” con bacini in sofferenza soprattutto al Nord, sono Puglia e Basilicata a destare le maggiori preoccupazioni in questo avvio d’anno. Lo attestano i dati resi noti dall’Osservatorio ANBI sullo Stato delle Risorse Idriche del Paese, che certificano la progressiva discesa delle disponibilità d’acqua nei bacini meridionali. In Puglia le riserve idriche sono addirittura dimezzate in 12 mesi: circa 140 milioni di metri cubi contro i 280 di un anno fa con un calo di circa 35 milioni di metri cubi nei soli 14 giorni scorsi (21 Gennaio – 3 Febbraio 2020); la diga di Occhito, principale invaso della regione, segna un – 95 milioni di metri cubi ca. In Basilicata, invece, manca all’appello circa 1/3 delle risorse idriche disponibili a Febbraio 2019: oggi sono quasi 258 milioni di metri cubi con un – 144 milioni ca. rispetto a 12 mesi fa, ma – 43 milioni rispetto solo a 14 giorni fa; l’invaso di monte Cotugno, il più capiente della Lucania, registra quasi 102 milioni di metri cubi in meno.C’è, invece, una situazione “a macchia di leopardo” in Emilia-Romagna: se sono confortanti le riserve idriche nei principali invasi e le portate del fiume Po, sono invece largamente sotto la media i flussi nei corsi d’acqua regionali: il fiume Savio segna una portata di 4,11 metri cubi al secondo contro una media di 20 ed il fiume Secchia registra mc/sec 3,46 invece di mc/sec 24,1. Se confrontiamo tali dati con quanto evidenziato nella rivelazione di 14 giorni fa (21 Gennaio u.s.) si segnala un progressivo calo nella portata del Savio, mentre il Secchia registra una leggera crescita a conferma della tendenza degli eventi meteo ad essere più concentrati nel tempo e nello spazio. È quanto si evidenzia anche nel Meridione dove, alla carenza idrica nei bacini di Puglia e Basilicata, si contrappone la confortante situazione degli invasi di Calabria e Sicilia.“Sono dati utili ad analizzare tendenze, su cui indirizzare gli interventi infrastrutturali nell’ambito del New Green Deal e per i quali avremo un primo momento di confronto in occasione dell’Assemblea dello S.N.E.B.I., il sindacato d’impresa di ANBI, giovedì 6 Febbraio prossimo, a Roma – ricorda Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue – Per quanto ci compete, non possiamo che ribadire la necessità di nuovi invasi per raccogliere l’acqua, quando arriva, aumentando la resilienza dei territori e la capacità di riserva di un Paese, che oggi riesce a trattenere solo l’11% della pioggia che, se non adeguatamente gestita, da risorsa si trasforma in pericolo.”

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“Investire sulle infrastrutture idriche del nostro Paese”

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 ottobre 2018

Significa non solo garantire a tutti accesso universale all’acqua, ma anche stimolare la crescita economica in termini di occupazione e ricchezza prodotta e migliorare la qualità ambientale”. Lo ha detto oggi Alessandro Marangoni, coordinatore di Top Utility e Water Strategy, il think tank sull’idrico italiano, nel suo intervento al convegno su “Infrastrutture idriche, un patrimonio da valorizzare” che si è tenuto a Bologna Fiere nell’ambito di AccadueO.“A differenza di quanto avviene in altri Paesi, il dibattito in Italia è focalizzato da oltre un decennio sulla contrapposizione pubblico-privato, quando dovrebbe concentrarsi sui problemi veri che sottopongono il nostro Paese a pesanti sanzioni da parte della Corte di giustizia UE per i ritardi nella depurazione e nelle fognature. Per colmare i nostri ritardi occorre investire in manutenzione, nuovi impianti e reti, considerando che oltre un quarto delle infrastrutture ha più di 50 anni. Dobbiamo alimentare quel trend crescente di investimenti innescato dall’avvio della regolazione indipendente, da quando l’Autorità ha preso la competenza sul sistema idrico”. L’economista, citando i dati sulle utility idriche, ha ricordato che sulla scia della regolazione dell’Authority negli ultimi anni si è assistito ad una ripresa degli investimenti: solo per le maggiori 30 imprese, gli investimenti nel settore valgono lo 0,1% del PIL; nel Nord Italia se ne sono registrati nel 2017 quasi 600 milioni di euro (+15,7% sull’anno precedente), meglio ancora nel Centro Italia, dove si sono avuti i livelli più alti rispetto al valore della produzione (32%) e anche le aziende del Meridione hanno fatto segnare investimenti in linea con quelli delle imprese del Nord.Negli ultimi anni le utility idriche hanno tuttavia già cambiato le proprie strategie, avviando un processo di trasformazione, in particolare di M&A, ben dimostrato dai dati del Top Utility: i migliori risultati sono quelli delle aziende di maggiori dimensioni, che risultano più efficienti ed efficaci nell’erogazione dei servizi. Lo confermano anche i dati sulle performance in termini di perdite di rete, che sono migliori proprio tra le utility con le dimensioni maggiori.Dalla discussione è emerso tra l’altro che il problema italiano, vista anche la assai diffusa presenza di soci pubblici, non è quello di contrapporre governance pubblica o privata, ma di saper gestire impianti e reti in maniera efficiente, in modo tale da assicurare da un lato sicurezza ai cittadini nelle forniture anche nei periodi più siccitosi, e dall’altro alle aziende di investire sugli asset per non perdere, tra l’altro, quasi il 40% del fatturato a causa di perdite di rete.

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Umbria Water Festival 2012

Posted by fidest press agency su martedì, 27 marzo 2012

Cascata

Cascata (Photo credit: Davide "Dodo" Oliva)

Umbria, regione d’acqua, luogo magico ed incantato dove l’acqua, elemento principale della vita assume la plus valenza dello spettacolo meraviglioso della natura. In questo contesto si inserisce l’Umbria Water Festival, in programma dal 17 al 20 maggio prossimo sull’intero territorio della regione. L’appuntamento è organizzato da un apposito Comitato Promotore costituito dalla Provincia di Terni nel ruolo di capofila, dalla Regione Umbria, dalla Provincia di Perugia, dalle rispettive Camere di Commercio, con il contributo operativo dell’Associazione Mente Locale e di molti altri soggetti pubblici e privati, tra cui, in particolare l’UNESCO-WWAP, il Programma delle Nazioni Unite per la Valutazione delle Risorse Idriche Mondiali che ha sede proprio a Perugia.
L’Umbria Water Festival sarà presentato alla BMT di Napoli il prossimo 31 marzo alle ore 12 presso la Sala Tirreno. La mission del grande evento è quella di portare all’attenzione nazionale e non solo, la regione Umbria, la sua storia, cultura, enogastronomia, paesaggio e, ovviamente, le formidabili attrazioni acquatiche che fanno dell’intero territorio, ed in particolare la Cascata delle Mormore, una delle più importanti risorse idriche.  Per “P acque tti” turistici a tariffe speciali: http://www.umbriaexperience.it

 

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Giornate della bonifica e dell’acqua

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 marzo 2012

Cividale del Friuli, Friuli-Venezia Giulia, Italy

Cividale del Friuli, Friuli-Venezia Giulia, Italy (Photo credit: Wikipedia)

“Se le sporadiche piogge dei giorni scorsi hanno leggermente ristorato le campagne dell’ Italia settentrionale, restano irrisolte le grandi incognite sulle disponibilità idriche per l’ormai prossimo avvio delle irrigazioni, anticipate anche dalle temperature superiori alle medie.” Lo conferma l’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni (A.N.B.I.), segnalando che le situazioni più preoccupanti si registrano a Nordest dove, da settimane, le Unioni Regionali Bonifiche hanno lanciato preoccupate segnalazioni.
In Friuli Venezia Giulia, il fiume Tagliamento è sotto la media stagionale e non si segnalano riserve di neve sulle montagne; la falda si è notevolmente abbassata rispetto allo scorso anno: – 16 metri nella zona di Remanzacco e – 14 metri nel territorio di Cividale. Permanendo le attuali condizioni, sono state già preventivate riduzioni nel servizio irriguo con inevitabili ricadute sulle produzioni agricole.
Analoga la situazione nel Veneto, dove “mancano all’appello” oltre 140 millimetri di pioggia, cioè circa 140 litri d’acqua per metro quadrato. La falda nell’area centrale delle risorgive si abbassa di oltre un centimetro al giorno, vale a dire di circa mezzo metro al mese. Sulle Prealpi non c’è neve e in quota si registra un deficit del 67% nello spessore medio del manto nevoso, dato peggiore rispetto a quello di altri inverni con poca neve (1990, 2000, 2007). Le portate di tutti i principali corsi d’acqua della pianura veneta risultano nettamente inferiori ai valori medi mensili di lungo periodo. Le condizioni di magra più evidenti si osservano lungo i fiumi Brenta e Bacchiglione con una riduzione dei deflussi di oltre il 60%.
Giunta Regionale ed Autorità di Bacino Alto Adriatico hanno già attivato una struttura tecnica per individuare le linee guida atte a contemperare i molti interessi gravitanti sulla risorsa acqua.
“Ma va ricordato – precisa Massimo Gargano, Presidente A.N.B.I.– che la legge stabilisce che, dopo l’uso umano, la priorità compete all’uso agricolo. Oggi è la festa di San Benedetto, patrono dei bonificatori: se, come tradizione, arriveranno le rondini è anche perché i consorzi di bonifica contribuiscono all’equilibrio ambientale del territorio.” Preoccupante è pure la situazione del fiume Adige, la cui portata si è dimostrata insufficiente ad impedire la risalita del cuneo salino, la cui azione mina la fertilità dei terreni; in ansia sono anche i risicoltori veronesi, giunti ormai alla vigilia dell’indispensabile pratica agronomica della sommersione dei campi.
Preoccupazione si registra anche in Piemonte e in Lombardia, soprattutto nelle zone vocate a riso e bisognose di grandi quantità d’acqua: il lago Maggiore, il cui livello è risalito di una ventina di centimetri a seguito di piogge, rimane infatti 60 centimetri sotto la media stagionale; ciò significa una carenza di 120 milioni di metri cubi d’acqua, cioè un terzo della capacità d’invaso. Tutti i grandi laghi del Nord Italia, pur in leggera ripresa, restano abbondantemente sotto le medie stagionali: lago di Garda: -30 centimetri; lago di Como: – 15 centimetri; lago d’Iseo: -30 centimetri. Meno allarmante, allo stato attuale, è la condizione del fiume Po, le cui portate, ancorchè fluttuanti, stanno godendo dello scioglimento delle “nevi basse”; il loro effetto, non essendo copiose quest’anno le riserve nivose montane, si esaurirà però nell’arco di un paio di mesi e poi ci si dovrà affidare solo a “Giove Pluvio”.
Situazione a rischio anche in Emilia Romagna dove, nell’area centrale, la falda ipodermica è scesa a tre metri dal piano campagna; la situazione idrica complessiva è inferiore alle medie stagionali.
Seppur in maniera non omogenea, ma le riserve idriche preoccupano anche in Toscana: le situazioni più gravi si registrano nelle zone centro meridionali dove, ad esempio, l’invaso del Bilancino, nell’area di Firenze, è ai minimi storici.
La situazione, invece, migliora man mano che si scende verso Sud per la presenza di invasi, che registrano un crescente accumulo idrico.

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Risorse idriche ed energetiche

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 giugno 2010

Roma 3 e 4 Giugno presso l’Area Archeologica Città dell’Acqua Federutility zona Fontana di Trevi la federazione che riunisce le imprese di servizi pubblici locali di questi settori – con il supporto dell’ANSA, il patrocinio della FERPI e del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, offre gratuitamente ai giornalisti  un corso di formazione mirato ad approfondire conoscenza e competenze tecniche in materia di risorse idriche, energia, nucleare, fonti rinnovabili e l’analisi dell’informazione su questi temi nei mass media. L’intento è quello di fornire elementi corretti – sia ai comunicatori che ai giornalisti – sulle filiere dell’acqua e dell’energia, materie sulle quali spesso vengono diffuse informazioni discordanti sia da parte delle testate giornalistiche che delle stesse aziende.  La partecipazione è a numero chiuso per 90 partecipanti. I relatori sono di alto livello istituzionale, universitario e tecnico:  Fabrizio De Feo (portavoce del ministro Andrea Ronchi); Stefano Rolando (prof Iulm, ex Dipartimento Informazione editoria presidenza del Consiglio); Jacopo Giliberto (“il Sole 24 ore”); Ugo Spezia (segretario AIN comunicatore e divulgatore delle tematiche nucleari) Antonio Massarutto (prof. Università di Udine); Luca Spoletini (portavoce di Guido Bertolaso e capo uff. stampa Protezione Civile); Cristina Corazza (responsabile comunicazione Autorità dell’Energia Elettrica e Gas); Luigi Grimaldi (presidente Yoo+); Giuseppe Altamore (“Famiglia cristiana”); Claudio Velardi (esperto di comunicazione politica) e Paolo Torchetti (“Flumen Communication Companies”).

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All’italiana Sgi il progetto risorse idriche dell’iraq

Posted by fidest press agency su sabato, 1 Maggio 2010

Il progetto che pianificherà  fino al 2030 l’uso delle risorse idriche dell’Iraq ed in particolare del Tigri e dell’Eufrate, i suoi principali corsi d’acqua, è stato affidato alla SGI Studio Galli Ingegneria Spa di Sarmeola di Rubano (Pd) capogruppo di un consorzio italo-giordano con Med Ingeneria e El Concorde. L’accordo è stato siglato ieri a Bagdad alla presenza del Vice Ambasciatore d’Italia Renato di Porcia, del Primo Segretario Nicola Bazzani e del Ministro delle Risorse Idriche dell’Iraq Latif Raschid. La SGI si è aggiudicata un appalto del valore di oltre 35 milioni di dollari concorrendo in una gara alla quale sono invitate  le 14 maggiori società internazionali di consulenza.Nei prossimi anni la realizzazione di alcuni progetti di dighe in Turchia, Siria e Iran, stando ai risultati di alcuni modelli previsionali, potrebbero portare a un dimezzamento della portata d’acqua disponibile per l’Iraq. Nella zona e in altre parti del mondo la disputa sull’utilizzo delle risorse idriche sta alimentando conflitti sempre più gravi e pericolosamente espandibili.  È proprio per questi motivi che il progetto di pianificazione affidato a SGI è strategico anche per la pacificazione e lo sviluppo dell’area.  Questa iniziativa avvia la fase II della SWRLI – Strategy for water and land resources in Iraq del Ministero delle Risorse Idriche iracheno. Entro il 2013 sarà presentato il progetto definitivo della pianificazione delle risorse, l’archivio completo delle risorse disponibili, la presentazione degli strumenti di valutazione con l’elaborazione di modelli idrogeologici e di qualità delle acque su scala nazionale, lo sviluppo dei progetti per la realizzazione delle opere. Sarà inoltre messo a punto con i tecnici del Ministero Iracheno un sistema avanzato di supporto alle decisioni e di ottimizzazione della gestione,  per fronteggiare le siccità e le piene nel Paese.

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