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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 344

Posts Tagged ‘idroelettrico’

Sfida del “mini idroelettrico”

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 luglio 2011

“Dopo i referendum, come ci si pone di fronte a temi, quali l’acqua e l’energia? I Consorzi di bonifica mettono a disposizione 180.000 chilometri di canali per la sfida del “mini idroelettrico”, così come i bacini di raccolta idrica per gli impianti fotovoltaici.” E’ questo l’obbiettivo indicato da Massimo Gargano, Presidente A.N.B.I., al termine dei due giorni del Congresso Internazionale “Acqua: irrigazione, energie rinnovabili, ambiente. La sfida dei Consorzi di bonifica” tenutosi a Roma. Prosegue Gargano: “Rappresentiamo un modello di sviluppo in sintonia con questa società, cui diamo risposte concrete come l’avvio operativo del sistema Irriframe sta a dimostrare. I Consorzi di bonifica guardano al futuro di un mondo agricolo, che abbisogna di maggiore apporto idrico e che esprime comunque forte soddisfazione verso il servizio offerto, come testimoniato dalla ricerca SWG. E’ una strada non scevra da difficoltà, come dimostra, da subito, il necessario impegno per un’interpretazione della Direttiva Europea sulle Acque, che non penalizzi ingiustamente il nostro settore primario; nel nostro cammino, però, non siamo soli ed i due giorni del Congresso Internazionale lo hanno dimostrato con i contributi di illustri docenti ed esperti.” Ai lavori sono intervenuti, tra gli altri, il Sottosegretario alle Politiche Agricole Alimentari Forestali, Roberto Rosso; il Presidente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, Paolo Russo; Gianni Alemanno, Sindaco di Roma e Presidente del Consiglio Nazionale A.N.C.I.; Sergio Marini, Presidente Coldiretti; Mario Guidi, Presidente Confagricoltura; Giuseppe Politi, Presidente Confederazione Italiana Agricoltori.

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Etiopia: impianto idroelettrico di Gibe II

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 gennaio 2010

In occasione dell’inaugurazione da parte del ministro degli Esteri Franco Frattini dell’impianto idroelettrico di Gibe II in Etiopia, la CRBM contesta senza mezzi termini il sostegno garantito dalla nostra cooperazione al progetto. Per il tunnel di 26 chilometri per la generazione di energia elettrica atto a sfruttare la differenza di altitudine tra il bacino creato dalla diga di Gilgel Gibe I e il fiume Gibe, nel 2004 il governo italiano ha concesso un finanziamento di 220 milioni di euro, il più ingente mai accordato nella storia del fondo rotativo della cooperazione.  Questo nonostante l’accordo tra l’esecutivo etiope e l’impresa di costruzione Salini sia stato firmato tramite trattativa diretta, in assenza di gara d’appalto internazionale, come invece prevedevano le procedure del ministero delle Finanze e dello Sviluppo Economico locale. I lavori di costruzione dell’impianto sono iniziati in assenza di uno studio di fattibilità, di adeguate indagini geologiche e del permesso ambientale dell’Environmental Protection Authority, necessario, in Etiopia, per l’avvio dei lavori di qualsiasi opera infrastrutturale. Il permesso è arrivato solo successivamente e in maniera funzionale all’ottenimento di un prestito di 50 milioni di euro dalla Banca Europea per gli Investimenti.  E’ molto probabile che con la sua presenza in Etiopia il nostro ministro si impegni a elargire ulteriori 250 milioni di euro, sempre in nome dello sviluppo e sempre a favore della stessa società italiana, la Salini, per completare la costruzione della mega-diga Gilgel Gibe III. Una cifra di poco inferiore all’intero stanziamento previsto nella finanziaria 2010 per la cooperazione italiana (323 milioni). Ma in questo caso, oltre a dare il ben servito ai contribuenti italiani ed etiopi, il progetto metterà a rischio la sicurezza alimentare di mezzo milione di persone e stravolgerà per sempre la bassa valle dell’Omo, una delle regioni con la più alta diversità biologica e culturale al mondo. La vita di centinaia di migliaia di persone lungo le rive dell’Omo in Etiopia dipende da un’agricoltura tradizionale basata sulle piene naturali del fiume. In Kenya, il livello del  Lago Turkana si abbasserà di 7-10 metri e l’aumento della concentrazione salina dell’acqua comprometterà la pesca, che da sola garantisce cibo a 100.000 persone, l’allevamento e l’accesso all’acqua potabile.  In realtà questo progetto si inserisce in un programma più ampio di sottrazione delle terre e delle risorse naturali alle popolazioni indigene. Lo scorso novembre il Governo Etiope ha infatti reso noto di voler cedere 180mila ettari di terra della valle dell’Omo ad investitori stranieri per progetti di agricoltura irrigua di larga scala.  “C’è ben poco da festeggiare per l’inaugurazione di Gibe II” ha dichiarato Caterina Amicucci della CRBM. “ma piuttosto c’è da preoccuparsi per il coinvolgimento italiano nella terza diga. Gibe III è un progetto devastante ed obsoleto. Quest’anno l’Etiopia ha dovuto affrontare una terribile siccità e tutti i bacini idroelettrici sono rimasti vuoti. L’Africa ha bisogno di altri progetti che sfruttino l’enorme potenziale di energia rinnovabile a disposizione e che tengano conto dell’adattamento al cambiamento climatico. Questo progetto non ha niente a che vedere con lo sviluppo e va assolutamente fermato” ha concluso la Amicucci.

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Fotovoltaico in Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 dicembre 2009

L’attività di produzione di Energia da Idroelettrico è iniziata con la costituzione, in Romania, della Sc Espe Energia Srl. A partire, dall’acquisizione iniziale nel 2004 di 5 centrali idroelettriche nella regione del Maramures, oggi pienamente rinnovate e portate ad elevati livelli di efficienza, Espe Energia ha concentrato i propri sforzi nella realizzazione di importanti i studi, progettazioni e programmi di investimento anche in altre zone, al fine di sfruttare nuove opportunità. Sono già stati avviati, ad esempio, i lavori di insediamento di una nuova centrale, con una capacità produttiva di circa 38 GWh/anno, in grado di soddisfare il fabbisogno di circa 10.000 famiglie.  D’altro canto, ESPE ha raggiunto una posizione di assoluto rilievo anche all’interno del panorama nazionale e internazionale del Fotovoltaico in virtù della completa attività che va dalla progettazione alla realizzazione di sistemi chiavi in mano e al telecontrollo finale dell’impianto.  Seppur iniziata a livello puramente sperimentale con l’installazione di un impianto da 136,4 kWp a tecnica mista sulla copertura della sede della ESPE Srl, a San Pietro in Gu (PD), la produzione di energia da fotovoltaico del Gruppo ha preso il via ufficialmente con la progettazione di due Grandi Impianti a terra, della potenza di 1 MWP ciascuno, attualmente in fase di allestimento presso Acquaviva Delle Fonti, in provincia di Bari. L’installazione, in stato molto avanzato, si concluderà con l’allacciamento in rete previsto entro gennaio 2010. Appare quindi evidente come il ruolo di ESPE nel settore energetico, e in particolare in quello delle Fonti Rinnovabili, assuma sempre più una connotazione di totale completezza sia dal punto di vista progettuale e dell’installazione che, non ultimo, sotto l’aspetto gestionale, manutentivo e del controllo dell’impianto. Attraverso la neonata ESPE CONTROL Srl, prima società in Italia nel suo genere, ESPE è infatti in grado di rispondere anche a tutte le esigenze di gestione organizzata e coordinata, sicurezza e  funzionalità delle proprie realizzazioni. Attraverso un’attività di Service che si avvale di specializzate organizzazioni tecniche periferiche, ESPE CONTROL assicura agli impianti ogni tipologia di intervento in caso di necessità. (fotovoltaico)

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Energia: Incentivi alle fonti rinnovabili

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 aprile 2009

Paolo Landi, segretario generale Adiconsum: “Necessario rimodulare gli incentivi alle fonti rinnovabili, affinché il loro costo non gravi sui consumatori e l’incentivo non costituisca un business” Gli attuali incentivi previsti per la produzione di energia da fonti rinnovabili non hanno sortito i risultati sperati e rischiano di trasformarsi in un nuovo CIP6, con cui, oggi, finanziamo per l’82% le fonti assimilate (combustibili fossili con idrocarburi, combustibili di processo e residui) e appena per il 18% le fonti rinnovabili (eolico, idroelettrico, solare, ecc.). Le proposte di Adiconsum: 1.  Necessario rimodulare il sistema di incentivazione alle fonti rinnovabili perché così articolato, ossia senza tetti, il rischio è che il peso degli incentivi sulle bollette elettriche da qui fino al 2020 sarà dell’ordine del 20%, contro l’attuale 6%. 2.  Il peso delle incentivazioni va ricondotto al sistema della fiscalità generale e non ripartito in bolletta, dove chi paga è solo il consumatore. L’attuale incentivazione non tiene conto dello sviluppo tecnologico. La rimodulazione andrà, quindi, tarata anche alla luce di tale sviluppo. Un esempio per tutti è il conto energia per il fotovoltaico che supera i 64 milioni di euro, e nonostante diminuisca nel tempo, non si adegua correttamente al rapido miglioramento delle tecnologie utilizzate, ossia ad una maggiore efficienza e un minor costo dei materiali.

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