Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

Posts Tagged ‘idrogeologico’

Il rischio idrogeologico in Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 28 luglio 2018

«Il Rapporto annuale sul rischio idrogeologico dell’Ispra fotografa con la nitidezza e la precisione dei numeri le enormi criticità che riguardano la quasi totalità dei Comuni italiani. Gli allagamenti, le frane, gli smottamenti che anche in questi giorni hanno colpito diverse zone della Penisola sono effetti non riconducibili esclusivamente a fenomeni meteorologici di particolare intensità, ma più spesso il risultato impietoso degli sciagurati interventi dell’uomo. Anche una precipitazione di media intensità, infatti, può causare enormi problemi quando si abbatte su territori incapaci di assorbirla, impermeabilizzati e cementificati all’eccesso, in cui fiumi e torrenti sono stati costretti in letti troppo ristretti per far posto alla speculazione edilizia, dove manca la piantumazione o è assente qualsiasi attività di cura e manutenzione dell’esistente».Lo dichiara l’ing. Sandro Simoncini, docente a contratto di Urbanistica e Legislazione Ambientale presso l’università Sapienza di Roma e presidente di Sogeea SpA.«Pochi territori come quello italiano sono stati sfruttati, manomessi e sfregiati in nome di una cementificazione sregolata che ha generato e alimentato, ad esempio, il fenomeno della dispersione urbana. Le grandi città, ma anche realtà abitative di dimensioni assai più contenute, non hanno perseguito serie politiche di riqualificazione dell’esistente, ma hanno teso senza sosta ad abbandonare i centri storici e a svilupparsi verso l’esterno, creando periferie e frazioni prive dei necessari requisiti di sicurezza come adeguati argini per fiumi e torrenti, canali di scolo per la pioggia, impianti idrovori, zone dove far esondare in sicurezza i corsi d’acqua in caso di precipitazioni sovrabbondanti.Mentre la legge sul consumo di suolo è finita nel dimenticatoio dopo oltre quattro anni di lavori tra Camera e Senato, ci si riempie la bocca, spesso a sproposito, con il tema della rigenerazione urbana: trova fieramente posto nei programmi di qualsiasi forza politica, spesso si erge suo malgrado a protagonista nei dibattiti televisivi, a volte lo si tira fuori tanto per assicurarsi uno scontato gradimento. Almeno se ne parla, certo, e già è qualcosa. Ma in assenza di un’architettura legislativa nazionale, troppo spesso si lascia fare agli enti locali, che in nome della rigenerazione si spingono a varare provvedimenti e norme che rischiano di assumere i connotati di condoni edilizi mascherati».

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Rapporto sul rischio idrogeologico a Roma

Posted by fidest press agency su martedì, 10 aprile 2018

«La presentazione del Primo rapporto sul rischio idrogeologico a Roma ha il grande merito di accendere i riflettori su un tema troppo spesso sottovalutato e lasciato ai margini. Decoro, sicurezza, trasporti, turismo vengono costantemente indicati come le priorità, dimenticandosi che nella Capitale centinaia di migliaia di persone convivono quotidianamente con il rischio di frane, voragini, alluvioni. Le cronache degli ultimi mesi sono costellate di episodi che ci hanno impietosamente messo di fronte alle fragilità di una città in cui vengono mangiati 3 metri quadrati di suolo al minuto, che presenta un patrimonio infrastrutturale ed edilizio mediamente scadente, che avrebbe assoluto bisogno di un progetto organico di rigenerazione urbana e di inaugurare una stagione di profondi interventi di messa in sicurezza e riqualificazione».
Lo dichiara l’ing. Sandro Simoncini, docente a contratto di Urbanistica e Legislazione Ambientale presso l’università Sapienza di Roma e presidente di Sogeea SpA.
«Accanto a un salto di qualità dal punto di vista dell’approccio e della sensibilità, non c’è dubbio che servano risorse adeguate. Imprescindibile un intervento diretto dello Stato centrale, ma anche il Comune di Roma può e deve fare la sua parte. L’ufficio condono, ad esempio, deve smaltire ancora poco meno di 200.000 richieste di sanatoria edilizia: ciò vuol dire un potenziale incasso stimabile in circa 800 milioni di euro tra oneri concessori, oblazioni, diritti di segreteria e di istruttoria, sanzioni per danno ambientale. L’evasione delle istanze, tra l’altro, permetterebbe una volta per tutte di individuare edifici e manufatti totalmente insanabili e di avviare una efficace campagna di abbattimenti.La prima legge sul condono edilizio è vecchia di oltre 30 anni – prosegue Simoncini – ed è intollerabile che a Roma un terzo delle domande rimanga ancora in attesa di essere lavorato. In questo modo non solo si continuano a tollerare situazioni di opacità, se non di conclamata illegalità, ma si rinuncia a sfruttare risorse finanziarie che risulterebbero preziosissime per la messa in sicurezza del territorio».

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Roma: Rischio idrogeologico e fondi europei

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 luglio 2017

regione-lazio“Il Comune di Roma ha chiesto alla Regione Lazio di accedere alla procedura regionale di finanziamento con fondi europei, POR – FESR 2014/2010 per gli interventi contro il dissesto idrogeologico per il Lazio. L’assessorato all’Urbanistica ha ritenuto opportuno, chiedere alla Regione di considerare prioritari gli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico nelle aree certificate a rischio dal P.A.I..
L’accesso a questi fondi garantirà a Roma Capitale parecchi milioni di euro ripartiti tra:
– la messa in sicurezza idraulica dell’influente M del canale Palocco in località Infernetto;
– la sistemazione idraulica dei canali Bagnolo e Pantano;
– l’adeguamento idraulico dei fossi Pietra Pertusa e Monte Oliviero;
– la ricalibratura della rete scolante consortile (II stralcio del canale Dragoncello);
– Roma Ostia – intervento di ricalibratura e inversione di pendenza del canale Ostiense.
Ottimo lavoro dell’assessore Montuori e dell’amministrazione che hanno dato un forte impulso alla mitigazione del rischio idraulico presente in varie situazioni del territorio di Roma Capitale con varie iniziative di studio e predisposizione di interventi specifici con particolare riguardo al X Municipio.Un’importante opera di contrasto alle frane e alle alluvioni con una progressiva riduzione del rischio idrogeologico in tutto il territorio”.
E’ quanto dichiara in una nota Paolo Ferrara, Capogruppo M5S di Roma Capitale.

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Cabina di regia sul dissesto idrogeologico

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 novembre 2016

campidoglioRoma. Al via una Cabina di regia che si occuperà a 360 gradi di tutti gli aspetti legati al dissesto del territorio di Roma Capitale. E’ la novità introdotta da una memoria approvata in Giunta Capitolina con l’obiettivo di ottimizzare la gestione di un’area esposta, con sempre maggior frequenza, a rischi per l’incolumità pubblica a causa di dinamiche geologiche, idrogeologiche, idrauliche e sismiche. Il quadro delle competenze in materia sconta una notevole frammentazione, con diritti e doveri distribuiti tra numerosi enti e organismi collocati a diversi livelli di governo. La mancanza di una governance unica si configura, quindi, come principale punto di debolezza del sistema. Allo stato attuale, infatti, il lavoro è suddiviso tra Dipartimento Sviluppo Infrastrutture e Manutenzione Urbana, Dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica, Dipartimento Tutela Ambientale, Ufficio Extradipartimentale Protezione Civile. Ed è proprio per colmare questa lacuna che la Giunta ha stabilito l’istituzione della Cabina di regia. Alla nuova struttura spetterà il compito di garantire coordinamento e sinergia tecnico-gestionale tra gli uffici di Roma Capitale e gli enti esterni all’amministrazione. Un centro di raccordo che fungerà da fulcro operativo dotato di precise linee guida: efficientare la spesa, implementare i profili operativi, reperire nuove fonti di finanziamento anche su scala internazionale, pianificare e favorire la manutenzione ordinaria, promuovere
best practice gestionali. Nel complesso verrà messo a punto un oculato riordino delle funzioni che migliorerà, progressivamente, le opere di prevenzione e protezione. Prosegue, così, l’impegno di questa amministrazione nell’ottica di uno snellimento della burocrazia, di un abbassamento dei costi e di uno sguardo più attento verso il territorio e i processi della natura.

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Rischio Idrogeologico:anniversario alluvioni

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 maggio 2016

rovigoRovigo. Le due alluvioni che sconvolsero il Polesine nel 1951 e nel 1966 sono ancora vive nella memoria di chi visse quei momenti drammatici. Soprattutto la catastrofe del 1951, che ebbe ripercussioni enormi non solo per il Polesine, è ancora un pesante monito che ci obbliga a guardare al futuro con una rinnovata consapevolezza sull’importanza fondamentale della difesa del nostro territorio.
Ed è proprio in occasione di questo duplice anniversario che gli Ingegneri vogliono mettere al centro della discussione pubblica la tutela del territorio e il problema del consumo di suolo, temi ancora oggi attualissimi e che vedono gli ingegneri impegnati in prima linea.“Gli ingegneri sono da sempre particolarmente attivi nella difesa e nella tutela del territorio – sottolinea Gian Pietro Napol, Presidente FOIV Veneto -. Basti dire che, sulla scorta di un protocollo d’intesa sottoscritto tra il CNI ed il Dipartimento Nazionale della Protezione Civile e di un analogo documento sottoscritto tra la FOIV ed il Nucleo di Protezione Civile Regionale, anche nel Veneto abbiamo costituito una “Task Force” di tecnici adeguatamente formati per il pronto intervento in caso di emergenza. Abbiamo già iniziato a formare i primi 46 ingegneri che, a titolo volontario e gratuito, presteranno la loro opera nel Nucleo Tecnico Nazionale e Regionale di protezione civile. Il primo corso è terminato da poco, in autunno comincerà il secondo”.L’Ordine degli Ingegneri della provincia di Rovigo, in collaborazione con FOIV Veneto e con il Consiglio Nazionale Ingegneri, ha organizzato dunque per il 27 maggio un “Seminario Commemorativo degli eventi alluvionali nel Polesine del 1951 e 1996, nella ricorrenza del 65° e 50° anniversario”.
L’evento, che è patrocinato dalla Regione Veneto, da AIPo (Agenzia Interregionale per il Fiume Po) e dall’Autorità di bacino del fiume Po, si terrà al Museo Regionale della Bonifica di Ca’ Vendramin a Taglio di Po (Rovigo) dalle ore 9.00 fino alle 19.30.Un’intera giornata ricca di eventi, tavole rotonde, approfondimenti e discussioni per ricordare sì quei momenti drammatici, ma soprattutto per rilanciare il tema della difesa del territorio, come sottolinea l’Ing. Riccardo Zoppellaro, del Gruppo di Lavoro Ingegneria Geotecnica CNI – Ordine Ingegneri Rovigo: “In questi anni è stato fatto moltissimo per la difesa del nostro territorio, penso ad esempio ai bacini di laminazione che sono essenziali per garantire l’invarianza idraulica e per prevenire quindi le alluvioni. Ma la cementificazione selvaggia che ha investito la nostra regione non ha certo aiutato, anzi, in molti casi ha peggiorato l’equilibrio di un territorio che presenta molte criticità. Non dimentichiamo che il Polesine è stretto a nord dall’Adige e a sud dal Po e, di conseguenza, è una zona particolarmente a rischio. Un tempo gli argini erano più bassi, quindi le alluvioni più frequenti ma meno gravi, oggi che gli argini sono più alti anche a causa delle intense estrazioni metanifere ci sono meno rischi, ma quando poi si verificano episodi alluvionali i risultati sono peggiori. La gente del Polesine però ha una consapevolezza che l’ha portata ad imparare a reagire a questi fenomeni”.
Durante il seminario del 27 maggio verranno approfondite dunque le articolate tematiche del rischio idrogeologico della nostra regione e le peculiarità di un territorio particolarmente fragile come il Polesine di Rovigo, attraverso svariati contributi tra cui quelli dell’Ing. Carlo Rizzieri (Presidente Ordine Ing. Rovigo), dell’Ing. Gian Pietro Napol (Presidente FOIV), dell’Ing. Fabio Bonfà (Vice Presidente Vicario CNI Consiglio Nazionale Ingegneri) e di tanti altre ospiti e personalità del mondo accademico.

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In Italia aumenta in maniera consistente il rischio idrogeologico

Posted by fidest press agency su sabato, 16 aprile 2016

alluvione Soave Monteforte 045“In Italia è in aumento il rischio idrogeologico . L’esposizione al rischio idro-geomorfologico dal 2008 ad oggi è aumentata: la superficie delle aree definite a pericolosità geomorfologica/idraulica è passata dal 9,8% al 15,8% del territorio nazionale. Un dato preoccupante che scaturisce dal confronto tra le elaborazioni del Ministero ambiente 2008 e ISPRA 2016”. Lo ha denunciato Carlo Malgarotto, Segretario dell’Ordine dei Geologi della Liguria e Coordinatore del Gruppo di Lavoro su Dissesti ed Alluvioni del Congresso Nazionale dei Geologi in programma a Napoli dal 28 al 30 Aprile .
“L’incremento è dovuto anche all’errore di considerare “in sicurezza” zone nelle quali sono stati realizzati interventi di difesa del suolo – ha proseguito Malgarotto – e per questo aumentare il carico urbanistico, mentre il rischio zero non esiste, come dimostrano gli eventi recenti”. “Per fare prevenzione è necessario istituire il “geologo di zona” ed al congresso illustreremo il progetto per farlo a “costo zero. Questa azione serve a garantire un monitoraggio continuativo ed esperto del rischio idrogeomorfologico – ha dichiarato Lorenzo Benedetto , Consigliere Nazionale dei Geologi – a mobilitare anche in «tempo di pace» le competenze tecniche e gli strumenti di sorveglianza che l’ordinamento riserva oggi agli organismi funzionanti solo per il tempo dell’emergenza, in modo da dare efficacia alle misure non strutturali di previsione e prevenzione del rischio idro-geomorfologico contenute nella Direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri 27/02/2004, attraverso nuovi e più vincolanti obblighi di ottemperanza a carico degli enti territoriali interessati. Un ulteriore elemento importante è senza dubbio la necessità di migliorare la qualità delle opere di consolidamento e di sistemazione dei dissesti. L’esperienza ci indica che per fare questo è necessario prevedere anche la presenza del geologo nelle commissioni di gara, di collaudo e nell’Ufficio di Direzione Lavori delle opere di mitigazione del rischio idro-geomorfologico e di difesa del suolo”.

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Napolitano e il dissesto idrogeologico

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 marzo 2012

Un profondo plauso alle parole del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano arriva dai geologi italiani presenti ieri a Vernazza. “Il Presidente Napolitano ha indicato nella lotta al dissesto idrogeologico una priorità per questo Paese. Pur consapevole del momento di grandissima difficoltà economica, il non intervenire per mettere in sicurezza il territorio significa aumentare il debito pubblico. Solo attraverso investimenti sul territorio si può creare sviluppo”. Lo ha affermato Gian Vito Graziano, Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi. Graziano ha ricordato la straordinaria apertura di Napolitano “dal quale siamo stati ricevuti in udienza al Quirinale nello scorso mese di Febbraio, circostanza quella in cui consegnammo al Presidente un appello – ha proseguito il Presidente dei geologi italiani – firmato da moltissimi esponenti della comunità scientifica, ma anche da semplici cittadini, per un nuovo Risorgimento delle Scienze della Terra. In quella sede il Presidente Napolitano ha voluto che i geologi fossero presenti all’incontro, svoltosi ieri a Vernazza, uno dei tanti luoghi in Italia duramente colpiti dalle alluvioni.
Condividiamo le parole del Presidente Napoletano- ha continuato Graziano – quando egli ha afferma che il nostro è uno Stato che fa sentire la sua presenza nell’ora dell’emergenza, dove tutti quanti a vario titolo collaboriamo con abnegazione – dai cittadini ai professionisti, ai giovani, alle istituzioni, ai sindaci, alle Forze dell’ordine, con un sistema operativo ben rodato e che nel futuro funzionerà sempre meglio, ma non è uno Stato all’altezza della situazione nelle situazioni ordinarie, quando promette risorse ed invece poi le taglia e quando dimentica di affrontare e cercare di risolvere un problema così grave quale il dissesto idrogeologico”. Graziano è stato chiaro nel sottolineare che “assistiamo invece ad una preoccupante scarsa sensibilità da parte di un Parlamento, che troppo spesso dimentica di dover affrontare con decisione il tema della prevenzione e della difesa del suolo.

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Recupero della cultura del territorio

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 dicembre 2011

“Mentre appare scontato che l’annuale Conferenza Mondiale sui Cambiamenti Climatici, in corso di svolgimento a Durban, non approderà a sostanziali risultati concreti, le conseguenze meteorologiche di un disequilibrato sviluppo sul Pianeta sono ormai evidenti a tutti, anche in Italia, ormai sede di ripetuti e tragici eventi alluvionali. Di fronte alla estremizzazione degli eventi atmosferici, i consorzi di bonifica, in attesa del più volte richiesto Piano Straordinario Nazionale di Manutenzione del Territorio, mettono la loro, concreta esperienza a disposizione delle comunità.” A ricordarlo è stato Massimo Gargano, Presidente ANBI (Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni).“L’opportunità – ha proseguito Gargano – sono le carte del rischio idrogeologico, patrimonio di ciascun ente di bonifica e la cui consultazione deve diventare indispensabile pri-ma dell’acquisto di un immobile o della individuazione del proprio domicilio: si possono così evitare le zone critiche. Un altro aspetto importante è la conoscenza delle antiche toponomastiche, oggi spesso abbandonate. Aree tradizionalmente denominate “Basse”, “Palu’ ”, “Laghi”, “Melma”, “Pantano”, “Acquette” e via dicendo, secondo le più diverse accezioni locali, indicavano zone di conclamata criticità, dimenticata in nome di un’irresponsa-bile urbanizzazione, di cui oggi sono evidenti le conseguenze. Recuperare la “cultura del territorio” – ha concluso il Presidente A.N.B.I. – dovrà essere ulteriore oggetto di confronto fra consorzi di bonifica ed Amministrazioni locali, in nome della positiva collaborazione in atto, sancita, a livello nazionale, dai Protocolli d’Intesa con ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) e U.P.I. (Unione Province Italiane).”

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Dissesto idrogeologico in Calabria

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 novembre 2011

Quanto è accaduto in queste ultime ore ha mostrato ancora una volta la fragilità idrogeologica del territorio calabrese. Questo evento segue quelli che hanno colpito in maniera drammatica la Calabria per tre inverni consecutivi dal 2008 al 2011, con perdita di vite umane e danni che hanno superato il miliardo di euro”. Interviene sugli ultimi eventi Francesco Violo , Presidente dell’Ordine dei Geologi della Calabria.
“Tale condizione segna pesantemente questo territorio in termini di impatto sociale ed economico. La frequenza crescente con cui si susseguono questi tipi di eventi – ha proseguito Violo – determina la necessità di affrontare la materia senza perdere altro tempo, con un approccio decisionista che apra davvero una stagione nuova con l’attuazione di un piano straordinario di difesa del suolo che predisponga con urgenza, tutti gli strumenti capaci di mitigare gli effetti devastanti di questi fenomeni naturali”.E duro è il Presidente Nazionale , Gian Vito Graziano che da oggi sarà a Bruxelles per partecipare al vertice di tutti i consigli nazionali dei geologi dei vari Paesi europei“Oramai siamo in guerra contro il dissesto idrogeologico e continuiamo a non fare assolutamente nulla . E’ una lotta impari . Per fronteggiare e vincere questa guerra dobbiamo assolutamente puntare sulla prevenzione e dobbiamo farlo presto. A Bruxelles affronteremo anche il problema del dissesto idrogeologico – ha affermato Gian Vito Graziano – e dei cambiamenti climatici che non riguardano solo l’Italia . Porteremo l’esperienza del Presidio Territoriale in Sicilia per uno scambio di buone pratiche . Nonostante i morti, nel messinese è stato evitato il peggio perché in questa situazione drammatica i geologi dei presidi territoriali sono riusciti a mettere in salvo famiglie che non volevano inizialmente lasciare le loro abitazioni. Ringrazio questi geologi e non da Presidente ma proprio da cittadino italiano, siciliano quale sono, perché stanno veramente facendo un’opera meritoria.

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In Liguria 470 chilometri ad elevato rischio idrogeologico”

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 ottobre 2011

“Ben 470 chilometri quadrati sono ad elevato rischio idrogeologico e manca un Servizio Geologico. Ancora una volta la Liguria e’ in ginocchio. Bisogna rendersi conto che questo territorio fragile non e’ più in grado di sopportare eventi meteorici di una certa portata. La tutela del territorio deve essere una priorità e dunque bisogna cambiare l’approccio, la prospettiva. La tutela del territorio è una questione culturale e bisogna essere consapevoli del fatto che il dissesto idrogeologico ha un costo enorme”. Affermazioni dure quelle del geologo ligure, Giuliano Antonielli , oggi Consigliere Nazionale dei Geologi . Ugualmente duro il Presidente Nazionale Gian Vito Graziano
“Nonostante tutte le emergenze in questo momento nessuna legge organica di governo del territorio vige sul territorio italiano. Oggi in Italia – ha affermato Graziano – sentiamo un ritardo politico-istituzionale, conseguenza del forte ritardo culturale, che si traduce nel rincorrere le emergenze, una dopo l’altra, ponendoci solo l’obiettivo di reperire le risorse economiche necessarie per ricostruire la zona colpita, dopo aver fatto il conteggio dei danni e purtroppo spesso anche quello dei morti”. I numeri parlano chiaro.
“Dal 1944 ad oggi in Italia sono stati spesi più di 213 MLD di Euro per dissesto idrogeologico e terremoti, di cui ben 27 MLD solo dal 1996 al 2008 . Oltre al fatto che 6 milioni di italiani abitano nei 29.500 chilometri quadrati del territorio considerati ad elevato rischio idrogeologico e ben 1.260.000 gli edifici a rischio frane e alluvioni. Di questi sono 6000 le scuole e 531 gli ospedali . Questi sono dati proprio del Consiglio Nazionale dei Geologi. Chiediamo dunque allo Stato italiano, una legge organica di governo del territorio – ha continuato Graziano – che ricostruisca lafiliera delle competenze, metta in campo azioni di manutenzione ordinaria e straordinaria dei nostri bacini idrografici, ponga le base di una riforma urbanistica e che faccia tesoro di quelle esperienze positive che in alcuni casi hanno visto il geologo impegnato a fronteggiare la difesa del suolo accanto alle istituzioni governative.Mi riferisco a quelle attività di presidio territoriale che hanno portato a fronteggiare situazioni di rischio idrogeologico prima del verificarsi dell’eventuale evento calamitoso, che poi spesso non si è verificato, e quindi non sempre e soltanto in fase emergenziale. Il problema investe, lo abbiamo visto, l’intero territorio nazionale ed anche Roma non è esente da rischi idrogeologici e da fenomeni di dissesto idrogeologico come le frane, anche se meno eclatanti, localizzate soprattutto lungo i margini occidentali dell’alto di Monte Mario – Gianicolo , o interessanti i versanti più acclini delle valli , approfondite dal reticolo fluviale , anche queste innescate spesso dall’intervento dell’uomo”.
Investire in prevenzione significa anche creare lavoro. “In un momento di crisi economica come questo non bisogna cedere alla tentazione di tagliare fondi, ma investire in un settore che e’ vitale per il Paese e che puo’ diventare una risorsa. Roosvelt – ha concluso il ligure Giuliano Antonielli – che non era sicuramente un ambientalista ma certamente un grande Presidente, rilancio’ gli USA dopo il ’29 con il New Deal passando dalla sistemazione idrogeologica del territorio in cui trovarono lavoro 300.000 disoccupati”.

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Morti per dissesto idrogeologico

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 agosto 2011

“Dal 1853 al 2003 sono decedute oltre 11.000 persone in Italia a causa del dissesto idrogeologico. Di queste ben 4000 sono morte per inondazioni e 7000 per frane e fenomeni torrentizi. Questo solo in Italia”. Lo ha affermato Rodolfo Coccioni , Vice – Presidente della Federazione Italiana Scienze della Terra . Di frane , di alluvioni, di terremoti, di calamità naturali e non solo quelle avvenute in Italia ma anche nel resto del Mondo , si parlerà a Geoitalia 2011, la biennale delle geoscienze, organizzata dalla Federazione Italiana Scienze della Terra ed in programma dal 19 al 23 Settembre al Lingotto di Torino con la partecipazione di 1500 scienziati provenienti da tutto il Mondo. Non solo numeri e tragedie perché Geoitalia 2011 darà spazio a proposte ,progetti, ricerche , condotte su scala internazionale . Dunque tra i temi ci sarà anche quello del dissesto idrogeologico. “Dal 1853 al 2003 – ha proseguito Coccioni – abbiamo avuto una media di ben 75 morti all’anno per frane , inondazioni , fenomeni torrentizi. Dal 1955 al 2000 il Ministero dei Lavori Pubblici ha elargito circa 4500 MLN di Euro mentre le Regioni , da quando esistono , hanno speso annualmente poco più di 700 MLN di Euro . E’ chiaro che a Torino approfondiremo la situazione attuale esistente in tutto il Mondo, ma credo che i soli dati italiani siano già significativi”

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Dissesto Idrogeologico nelle Marche

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 aprile 2011

“Le piogge e quanto è accaduto in Italia e nelle Marche negli ultimi tempi, non possono dare l’alibi ad una inesistente pianificazione e programmazione territoriale. Stiamo pagando perché da anni, sul fronte dissesto idrogeologico non è stato fatto nulla di serio e programmatico”. Duro , il Cosigliere Nazionale dei Geologi , Piero Farabollini , intervenuto questa mattina alla conferenza dal tema : Dissesto Idrogeologico Italia sott’acqua. Geologia: se non ora quando?” organizzata dalla Scuola  di Scienze Ambientali dell’Università di Camerino con il patrocinio del Consiglio Nazionale dei Geologi e svoltasi presso la Sala Consiliare del Comune di Camerino. “Ancona, 1972: due giorni di pioggia – ha proseguito il consigliere Nazionale dei Geologi – e si stacca la grande frana di Ancona che risulterà uno degli eventi più disastrosi della storia geologica d’Italia; Marche centrali, 1976; Tronto, 1992: 370mm in 24 ore che causarono il più imponente evento alluvionale delle Marche; Potenza, Chienti, Ete morto e Tenna, 1998; Marche centro-meridionali, 1999, 2000 e 2001; Aspio, 2006: in circa due ore caddero 80 millimetri di pioggia. Ed allora “la domanda viene spontanea: perché non si parla più di prevenzione? La risposta è altrettanto spontanea: l’emergenza permette di gestire una gran mole di fondi – ha dichiarato Farabollini – che altrimenti non sarebbero disponibili, a scapito però anche di perdite di vite umane”. E dai geologi arriva una proposta concreta : “creare un coordinamento tra Regione Marche,  Università, Consiglio Nazionale dei Geologi e Ordine Regionale dei Geologi che favorisca la qualità e l’efficacia degli interventi di prevenzione – ha concluso Farabollini – e mitigazione del rischio idrogeologico, favorendo anche la diffusione del ruolo chiave che la geologia ha nella mitigazione dei rischi e  nella salvaguardia delle vite umane”

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Rischio idrogeologico

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 febbraio 2011

Roma 15 febbraio p.v. con inizio alle ore 10.30,  nella Sala delle Conferenze di piazza Monte Citorio 123/a, l’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni illustrerà, nel corso di una conferenza stampa, il Report 2011 “Ad un anno dalla presentazione del Piano per la Mitigazione del Rischio Idrogeologico in Italia. La fotografia di un territorio in crescente pericolo.” Nel corso dell’incontro non solo saranno illustrati i dati aggiornati, forniti dalla quotidiana esperienza dei Consorzi di bonifica, sugli interventi necessari per la riduzione del rischio idrogeologico, ma saranno presentati reportage video su aree colpite, nei mesi scorsi, da calamità naturali: qual è oggi la situazione? Saranno inoltre fornite due particolari chiavi di lettura del fenomeno alluvionale, partendo da quanto accaduto nel Veneto, lo scorso novembre: oltre ai danni materiali, quanto ha inciso un simile evento in termini produttivi ed occupazionali, nonché quanto condiziona la serenità psicologica di una comunità? Al proposito sarà anche presentata una nuova e specifica indagine demoscopica sulla percezione del rischio idrogeologico e sul ruolo svolto dai Consorzi di bonifica per la difesa idraulica. A partire da questi dati è previsto un confronto a più voci: Governo, Regioni, Enti Locali, associazioni ambientaliste. Contiamo possa essere un ulteriore tassello nella costruzione di nuove sensibilità verso i temi della sicurezza territoriale, condizione indispensabile a qualsiasi modello di sviluppo ed ancor più ad un Paese come l’Italia, che fa, del proprio territorio, elemento di promozione nel mondo.

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Rischio Idrogeologico in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 febbraio 2011

Roma 15 febbraio p.v. con inizio alle ore 10.30, Sala delle Conferenze di piazza Monte Citorio 123/a, l’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni illustrerà, nel corso di una conferenza stampa, il Report 2011 “Ad un anno dalla presentazione del Piano per la Mitigazione del Rischio Idrogeologico in Italia. La fotografia di un territorio in crescente pericolo.” Nel corso dell’incontro non solo saranno illustrati i dati aggiornati, forniti dalla quotidiana esperienza dei Consorzi di bonifica, sugli interventi necessari per la riduzione del rischio idrogeologico, ma saranno presentati reportage video su aree colpite, nei mesi scorsi, da calamità naturali: qual è oggi la situazione? Saranno inoltre fornite due particolari chiavi di lettura del fenomeno alluvionale, partendo da quanto accaduto nel Veneto, lo scorso novembre: oltre ai danni materiali, quanto ha inciso un simile evento in termini produttivi ed occupazionali, nonché quanto condiziona la serenità psicologica di una comunità? Al proposito sarà anche presentata una nuova e specifica indagine demoscopica sulla percezione del rischio idrogeologico e sul ruolo svolto dai Consorzi di bonifica per la difesa idraulica. A partire da questi dati è previsto un confronto a più voci: Governo, Regioni, Enti Locali, associazioni ambientaliste.

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Anbi Veneto: salvaguardia idrogeologica

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 novembre 2010

“L’attenzione richiamata dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ai temi della salvaguardia idrogeologica ed in particolare della manutenzione del territorio, ci conferma nell’impegno, che i Consorzi di bonifica quotidianamente esprimono sul territorio.” È quanto dichiara Massimo Gargano Presidente dell’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni (ANBI).
La cultura del fare è  un patrimonio comune a questi enti che, responsabilmente, hanno da tempo redatto un Piano straordinario per la riduzione del rischio idrogeologico. Saremmo onorati ed orgogliosi di poterlo presentare al Capo dello Stato.

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Dissesto idrogeologico

Posted by fidest press agency su sabato, 23 ottobre 2010

“La Prestigiacomo  ha rivendicato come un successo lo stanziamento di 1 miliardo circa di euro per il dissesto idrogeologico  presentandolo come un’inversione di tendenza rispetto a quelle stime che hanno finora visto lo Stato spendere per le attività di emergenza tra 2 e 3 miliardi di euro all’anno mentre per la prevenzione solo una media di 250 milioni l’anno.” Ma la deputata Radicale ha precisato : “Peccato che quel miliardo, per ammissione della stessa Prestigiacomo che ne va parlando da un anno, non risulti neppure ancora assegnato ad un apposito capitolo di spesa e deve servire per tre anni. Dunque si conferma l’assoluto disinteresse di questa maggioranza per i problemi del dissesto idrogeologico.” Per Elisabetta Zamparutti: “E’ un fatto grave anche perché il Governo si era impegnato di fronte all’unanimità della Camera dei Deputati (mozione 1-00324) a “presentare e dotare delle opportune risorse pluriennali un piano di azione nazionale straordinario per il rischio idrogeologico”. Invece di ottemperare ai propri dovere, si falsifica solo la realtà di un Governo e di un Ministro che non stanno facendo nulla sul fronte delle politiche ambientali e meno che mai per contrastare il dissesto idrogeologico.”

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“Il dissesto Idrogeologico è una priorità nazionale”

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 ottobre 2010

“Continuiamo a denunciare con forza l’inerzia e l’inettitudine delle istituzioni a tutti i livelli. Continuiamo ad evidenziare che il dissesto idrogeologico è una priorità nazionale e come tale andrebbe affrontata . Dopo Sarno furono emanate norme che dovevano  sancire il passaggio da un’impostazione di base incentrata sulla riparazione dei danni ad una cultura di previsione e prevenzione . Norme che sancivano ed includevano misure ed azioni quali il presidio territoriale , piani di emergenza, sistemi di allerta e di allarme , delocalizzazione delle attività produttive e di abitazioni edificate all’interno delle aree a rischio , potenziamento degli uffici geologici regionali. Oggi a distanza di 10 anni dall’emanazione di queste norme, nulla ancora è stato fatto. La stessa esperienza dei presidi territoriali, iniziata in Campania dopo Sarno ed esportata in altre regioni italiane ed anche all’estero, da noi è andata completamente nel dimenticatoio. Non ci rassegniamo” . Lo ha affermato Francesco Peduto nuovo Presidente dell’Ordine dei Geologi della Campania. “Il sacrificio di Francesca Mansi – ha proseguito Peduto  – potrebbe non essere stato inutile se servirà a salvare altre vite umane”.
“Come Ordine Regionale dei Geologi  della Campania – ha proseguito il neo presidente Peduto – stiamo portando avanti con un gruppo di parlamentari un disegno di legge nazionale riguardante la difesa del suolo e Protezione Civile.  A livello  regionale stiamo perfezionando un’intesa con la Protezione Civile per costituire la short – list dei geologi da affiancare alla Regione ” .   Campania e Sicilia sulla stessa linea : “ Nulla è cambiato dopo i 37 morti di Giampilieri e Scaletta Zanclea – ha affermato Gianvito Graziano , Presidente dell’Ordine dei Geologi della Sicilia – e credo debba esserci un cambio di rotta che sia fondamentalmente culturale , avere consapevolezza del problema e dei costi . I costi stimati dalla Protezione Civile per 6 ore di pioggia a Giampilieri sono 550 MLN di Euro. In questo momento sono stati spesi a Gampilieri 139 MLN di Euro ne occorrono per riparare i danni dello scorso anno, altri 181 . Solo per 6 ore di pioggia. Si è ancora lontani dalla messa in sicurezza ed infatti la gente non rientra nelle case. Oggi mentre parlo ci sono 12 presidi territoriali grazie ad una convenzione stipulata tra Ordine Regionale della Sicilia e Protezione Civile” . La convenzione prevede che appena scatta l’allerta meteo vengano chiamati i geologi del luogo per controllare il territorio . Questa è azione sociale e di affermazione di un ruolo quale quello del geologo conoscitore e sentinella. Dunque di un geologo che cammina sui luoghi e capisce il territorio”.
E’ necessario “ fare sistema tra le componenti – ha concluso Gianvito Graziano – e non chiediamo posti di lavoro ma di sfruttare i bravi geologi, i bravi ingegneri, i bravi architetti della pubblica amministrazione e farli lavorare tra loro. Ma quanto la classe   politica sente questo problema del dissesto?  il Piano Casa in cui all’articolo 1 , tra le finalità della legge , viene detto che serve per la mitigazione del rischio idrogeologico e nei quattordici articoli successivi hanno dimenticato che la finalità era appunto quella. Non c’è nulla che riguardasse il rischio idrogeologico”.

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Salvaguardia idrogeologica tra parole e fatti

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 settembre 2010

<Gravi sono le parole del Ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, che, riferendosi alla sciagura di Atrani, ha affermato, come riportato dagli organi di informazione: “Andiamo verso la stagione delle piogge e temo che tanti altri saranno gli incidenti nel nostro Paese.”> Il Presidente dell’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni, Massimo Gargano, ricorda al Ministro che, da oltre un decennio, l’ANBI chiede un Piano straordinario di manutenzione del territorio e che, nello scorso gennaio, ha presentato un “Piano pluriennale di interventi per la riduzione del rischio idrogeologico” da eseguire nei comprensori di bonifica per un importo complessivo di 4.183 milioni di euro. Occorre individuare soluzioni idonee per il reperimento di tali risorse, anche attraverso una proiezione quindicennale dell’impegno di spesa, che potrebbe realizzarsi mediante mutui, secondo una soluzione già adottata nel recente passato. Finora, però, non si è riusciti ad avere alcuna garanzia per il conseguimento delle necessarie risorse finanziarie. > Si ricorda che il fabbisogno per la realizzazione degli interventi per la sistemazione complessiva delle situazioni di dissesto sull’intero territorio nazionale è stato indicato dal Governo in complessivi 44 miliardi di euro, di cui 27 per il Centro-Nord, 13 per il Mezzogiorno e 4 per il settore del patrimonio costiero. L’Italia ha un territorio fragile: secondo lo stesso Ministero dell’Ambiente, il 68,6% dei comuni ricade in aree classificate ad alto rischio idrogeologico, interessanti il 7,1% della superficie territoriale (2.150.410 ettari). La fragilità del territorio risulta certamente aggravata dalla intensa urbanizzazione: il consumo del suolo si stima in ha 3.665.261 nel periodo 1990-2005; nello stesso periodo ai fabbricati già esistenti si sarebbero aggiunti oltre 3 miliardi di metri cubi di capannoni industriali e lottizzazioni residenziali. Limitandosi al solo rischio idrogeologico, negli ultimi 80 anni, si sono verificati 5.400 alluvioni e 11.000 frane; secondo il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, oltre la metà degli italiani vive in aree soggette ad alluvioni, frane, smottamenti, terremoti, fenomeni vulcanici e persino maremoti. Secondo una dettagliata tabella elaborata dal Cineas, il Consorzio universitario del Politecnico di Milano che si occupa della cultura del rischio, nel solo decennio 1994-2004, per tamponare i danni di alluvioni, terremoti e frane più gravi, lo Stato ha avuto un esborso complessivo pari a 20.946 milioni di euro: vale a dire oltre due miliardi l’anno, ai quali va aggiunto un altro miliardo e mezzo per gli interventi minori. <La tutela ed il risanamento idrogeologico del territorio, tramite la prevenzione dei fenomeni di dissesto e la messa in sicurezza delle situazioni a rischio – insiste Gargano – sono conseguibili solo se uniti ad una azione volta a far rispettare le regole per l’uso del suolo.> Recenti indagini indicano che, dal 1973 al 2001, si sono registrate ben 700 vittime a causa delle frane e delle piene, senza considerare che le ripercussioni su strade, territorio agricolo,  infrastrutture pubbliche e private sono state considerevoli. Risulta ormai non più rinviabile: ammodernare e adeguare la rete di canali esistente; sostituire una notevole parte degli impianti di sollevamento idraulico; intervenire sui piccoli corsi d’acqua naturali e sui territori con sistemazioni idraulico-forestali; ricostituire e rimpinguare le falde sia in funzione idrologica che ambientale; realizzare sistemi di monitoraggio per la tutela ed il risanamento dell’ambiente. Il piano proposto dall’ANBI riguarda le azioni rientranti nell’ambito delle competenze dei Consorzi ma che hanno bisogno, per un più efficiente risultato, degli interventi e delle azioni di competenza delle altre istituzioni locali (Regioni, Province, Comuni, Comunità Montane), realizzando il tanto auspicato federalismo cooperativo, che si basa su interventi concertati e condivisi con una forte cooperazione istituzionale tra i diversi soggetti, ciascuno per le proprie competenze. <In questo – conclude il Presidente A.N.B.I. – non possiamo che condividere ed auspicare la concretizzazione di quanto affermato dal Presidente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, Paolo Russo: “Le zone a rischio di dissesto idrogeologico possono essere salvaguardate anche con il rilancio delle colture tradizionali. Per ogni euro speso in agricoltura se ne risparmiano cento dopo i disastri, le alluvioni e le frane. L’agricoltura non ha solo un valore produttivo ma anche una vocazione che va verso la tutela paesaggistica ed ambientale.”>.

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Assemblea A.N.B.I.

Posted by fidest press agency su domenica, 11 luglio 2010

Roma 14 luglio p.v. con inizio alle ore 9.30 Hotel Parco Dei Principi (in via Frescobaldi,5) Centro Congressi Assemblea A.N.B.I. (Associazione Nazionale Bonifiche Irrigazioni) 2010 Eventi meteorologici violenti evidenziano la drammatica situazione di vulnerabilità per il territorio italiano (negli scorsi 9 mesi, le situazioni più gravi in Sicilia, Calabria, Toscana, Campania), cui non è garantito un’adeguata sicurezza idrogeologica; nei più recenti 80 anni si sono registrate ben 5.400 alluvioni e 11.000 frane. Secondo il Ministero dell’Ambiente, il 68,6% dei comuni  (in Valle d’Aosta, Umbria, Molise, Calabria e Basilicata è il 100%) ricade in aree classificate ad alto rischio idrogeologico, che interessano il 7,1% della superficie del Paese (ha. 2.150.410); ci sono ben 3458 scuole e 89 ospedali minacciati da frane o inondazioni! Ciò nonostante si registra, anche quest’anno nel Documento di Programmazione Economico-Finanziaria (D.P.E.F.), un’assoluta mancanza di attenzione per i problemi concernenti la manutenzione del territorio. Eppure si calcola che, annualmente, l’Italia spenda, in media, oltre un miliardo di euro per le emergenze, che vedono coinvolte circa 5.000 persone. Prevenire o quantomeno ridurre il rischio idrogeologico sarebbe possibile: infatti il 25% delle località, colpite da frana, è recidiva ed il 40% delle alluvioni si ripetono nei medesimi siti. Lo stesso Governo ha indicato in 44 miliardi di euro (27 per il Centro Nord, 13 per il Sud, 4 per il patrimonio costiero) il fabbisogno necessario per la sistemazione complessiva delle situazioni di dissesto sul territorio nazionale. A fronte di ciò l’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni ha redatto e presentato un Piano pluriennale per la riduzione del rischio idrogeologico: gli interventi, elaborati dai consorzi di bonifica ammontano a 4.183 milioni di euro da realizzarsi attraverso mutui quindicennali: è una cifra importante pari, però, solo al 20% di quanto speso, nel decennio 1994-2004, per riparare i danni da catastrofi idrogeologiche.  In tempi di ripensamento della spesa pubblica, non è questo un modo virtuoso di allocare le risorse per poter risparmiare nell’immediato futuro (senza contare le vittime, che i disastri naturali comportano)? E’ questa una delle domande, che saranno al centro del meeting congressuale.

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Dissesto idrogeologico nel Lazio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 giugno 2010

“Nel Lazio ben 372 comuni, ovvero il 98,4% del totale, presenta almeno un’area a rischio o pericolosità elevata (per esondazione dei fiumi o per versanti interessati frane). Complessivamente le aree in dissesto idraulico o geomorfologico interessano una superficie pari a circa 1.309 km2 che costituisce il 7,6% della superficie regionale, di cui il 5,1% è relativo solo alle frane che, in diverse situazioni, coinvolgono direttamente anche i centri abitati i quali vengono dichiarati da consolidare e/o da trasferire”. Lo ha dichiarato il Presidente dell’Ordine dei Geologi del Lazio, Eugenio Di Loreto a pochi giorni dall’importante Forum Nazionale sul Dissesto Idrogeologico in Italia dal tema “Le Frane in Casa” in programma il 16 Giugno a Roma presso il Centro Congressi “Frentani” in via dei Frentani 4.“Questa drammatica situazione – ha proseguito Di Loreto – è inoltre confermata dall’analisi dei dati contenuti nel Progetto IFFI dell’ISPRA del Servizio Geologico d’Italia per cui risulta che nel Lazio sono state censite ben 5530 Frane, che coinvolgono una superficie di 237 kmq, con 299 Comuni a rischio su 477, compresa anche la Capitale dove, anche di recente, sono avvenute sia frane (una parte del costone della collina dei Parioli che affaccia su via Flaminia, è crollata sulla strada sottostante investendo tre auto posteggiate e una in transito. Non sono state segnalate vittime, ma solo tre feriti) che eventi alluvionali (Dicembre 2008) i quali hanno causato ingenti danni alle strutture pubbliche e private, per cui è stato firmato un Decreto Presidenziale, in cui è stato dichiarato lo stato di calamità naturale per alcuni comuni della Regione Lazio”. Dunque “queste calamità naturali mettono in evidenza come sia necessario che sia perseguita urgentemente un’azione per la riduzione del rischio che preveda la realizzazione di interventi -strutturali preventivi – ha continuato Di Loreto – ma soprattutto un uso del suolo adeguato alle caratteristiche dei bacini idrografici in grado di non aggravare e, anzi, di migliorare l’assetto idrogeologico del territorio, con il ricorso a vincoli alle trasformazioni, calibrati sulla specifica situazione. Oggi è  necessario garantire coperture finanziarie costanti ed adeguate per la difesa del suolo così da non vanificare gli importanti risultati già raggiunti nella conoscenza delle situazioni di criticità e nelle azioni individuate per la loro messa in sicurezza: solo in tal modo sarà possibile dare reale efficacia e permanenza a strategie di gestione e uso del territorio che ottemperino alle esigenze di sviluppo economico e di tutela dell’ambiente e valorizzazione delle risorse naturali”.  “L’attività di controllo sul territorio – ha concluso Di Loreto – finalizzata a garantire l’incolumità dei cittadini ricade senz’altro tra i compiti istituzionali delle amministrazioni comunali che, attraverso l’ausilio dei geologi, devono individuare le aree a rischio di frana, per destinarle a particolari prescrizioni urbanistiche, volte a garantire la sicurezza delle infrastrutture e delle costruzioni esistenti.

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