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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

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Medici ignoranti? Le accuse mediatiche di scarso aggiornamento accendono la discussione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 dicembre 2019

«Medici ignoranti? Un’accusa da rinviare al mittente senza se e senza ma». A parlare non è un medico ma il ministro della Salute Roberto Speranza, che istituzionalmente ha un ruolo “terzo” tra camici e cittadini. Alla presentazione del rapporto Pit Salute il Ministro commenta un servizio del settimanale Panorama dal titolo “i medici ignoranti danneggiano anche te” con i dati sulla formazione continua. Dati poco edificanti ma vecchi: nel triennio 2014-2016 era in regola con il fabbisogno dei crediti solo il 54% degli iscritti all’Albo, e in particolare le donne medico (60%). L’inchiesta conferma peraltro come altre professioni – infermieri, veterinari – avessero tassi di copertura del fabbisogno formativo ancora inferiori, pari a un terzo. A questo punto, la bordata. Visto che a dover verificare il raggiungimento dei crediti e a punire chi non si aggiorna ai sensi di legge sono gli Ordini, e che sono composti da medici che dovrebbero giudicare i loro colleghi, perché non creare un organismo indipendente preposto alla verifica dell’effettivo conseguimento dei crediti con potestà di punire chi non è in regola?In realtà, oltre alle sanzioni dall’avvertimento alla radiazione, il medico che non si aggiorna è più vulnerabile nei contenziosi per responsabilità, basati molto sull’uso di linee guida. E soprattutto, come spiega Massimo Tortorella, presidente del pool di avvocati Consulcesi, rischia la mancata copertura assicurativa. «Per alcuni tipi di polizza il diritto di rivalsa può essere esercitato nei confronti dell’assicurato qualora l’esercente la professione sanitaria non abbia regolarmente assolto l’obbligo formativo e di aggiornamento. Quanto riporta Panorama va a soffiare su quel clima di odio che si respira tra le corsie degli Ospedali di tutta Italia. Che sarebbe scoppiata la bomba dei crediti Ecm – aggiunge poi Tortorella – l’avevamo anticipato in una lettera chiusa al ministro della Salute Roberto Speranza e agli Ordini Professionali. Ora, mi auguro che arrivi un chiaro messaggio di rispettare l’obbligo formativo di tutti i Presidenti degli Ordini in vista della scadenza del triennio il 31 dicembre 2019». In Finanziaria, c’è da aggiungere, era stato prima proposto e poi stralciato un emendamento per conferire i compiti di controllo dei crediti- fin qui affidati al Consorzio gestione anagrafica professioni sanitarie – all’Agenas, agenzia del ministero della Salute al momento alle prese con la difficile successione al DG Nicola Bevere. In effetti, se non fosse che è l’Ordine l’ente preposto alla tutela del cittadino, il Ministero è uno dei possibili organismi “terzi” alternativi per dire la sua su come andrebbe giudicato chi non si aggiorna. Ma il ministro Speranza non ha esitazioni.«Abbiamo professionisti di grande qualità, i medici di questo paese sono purtroppo i peggio pagati in giro per l’Europa, guai ad avere un atteggiamento sbagliato verso di loro». Quanto alla formazione continua, «abbiamo una commissione ad hoc, e su questo dobbiamo continuare ad investire. Le sfide dell’informazione nel comparto salute sono per una sempre maggiore qualità, lavorerò su questo punto, sulla formazione di tutto il personale sanitario». In serata arriva la presa di posizione del presidente Fnomceo Filippo Anelli, diretto interessato alla provocazione. «Nel grande patto tra tutti gli attori della sanità – Ordini, Sindacati, imprese, Associazioni dei pazienti e dei cittadini – auspicato dal ministro Speranza per porre fine alla stagione dei tagli vogliamo esserci anche affinché si riconosca il ruolo delle professioni sanitarie a tutela del diritto alla salute. Crediamo nella qualità della Professione e dunque nella formazione, che ne è presupposto fondamentale. Non parliamo certo di ‘formazione a punti’, quella che si misura solo con i numeri, per adempiere a un obbligo formale, senza valutarne la coerenza con gli obiettivi professionali, ma di quel costante, quotidiano e prezioso aggiornamento delle competenze che ogni giorno consente ai medici di risolvere i problemi dei cittadini». (by Mauro Miserendino, Fonte: Doctor33)

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Una manovra fatta per gli ignoranti?

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 dicembre 2011

English: Bust of Cicero, Musei Capitolini, Rom...

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Se riconosco l’enfasi adottata dal prof. Mario Monti nel presentare la manovra economica che in queste ore si discute in Parlamento e la sua buona fede, mi giunge difficile spiluccare tra le sue note per riconoscere quei tratti che non gli rendono giustizia. Sono portato, semmai, a dargli ragione anche se la perplessità non mi manca e trovo arduo contenerla. Alla fine mi chiedo, prendendo a prestito le parole di Cicerone “neminem id agere ut ex alterius praedetur inscitia” (che nessuno cerchi di trarre profitto dell’ignoranza altrui). E credo sia proprio questo il punto. L’Italia è un paese nel quale la cultura ha un suo indiscusso valore e di conseguenza siamo in gran parte propensi nell’affermare: se lo dice lui… ovvero il professorone, il cattedratico. Ma se un giorno ci accorgiamo che da quel “pozzo di scienza” il suo onnisciente giudizio presenta qualche crepa, siamo pronti a trovare qualche giustificazione per lasciare sul piedistallo il nostro idolo. Ma in tutto questo vi è un limite. E’ il nostro caso. Pur non competendo alla pari negli affari economici dell’illustre personaggio, mi sono rimesso al giudizio di coloro che nel ramo ne sanno qualcosa per sostenere quanto nella mia ignoranza già ne avverto la discrasia. E mi chiedo: se questa manovra è sbagliata perchè non si cerca di assegnarle un versus diverso? Dopo tutto l’economista non è un notaio. Non può prendere per oro colato un suggerimento che gli viene da parti interessate e che non hanno, di certo, a cuore gli interessi italiani ma pensano solo a quelli che li riguardano. Qui non si tratta di tamponare un buco ma di cercare una soluzione che ci consenta un rilancio della nostra economia sia pure facendo dei sacrifici e uno sarebbe quello di fermare, ad esempio, l’acquisto degli armamenti che ci permetterebbero di recuperare diversi miliardi di euro. E invece che si fa? Si deprimono i consumi riducendo la liquidità con le tasse, con le accise sui carburanti, con le addizionali irpef, con i ticket sulla salute, ecc. Queste cose le poteva fare anche un governo che definiamo “politico”. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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La storia delle “ubriacature popolari”

Posted by fidest press agency su martedì, 12 aprile 2011

Potremmo definirla così se senza andare molto lontani ci rifacciamo alla storia del XX secolo che ha visto oceaniche folle raccolte nelle piazze del mondo da Mosca a Berlino, da Roma a Madrid per osannare i loro dittatori. Ancora oggi possiamo vedere spezzoni di filmati che riprendono un popolo plaudente che sembra ignorare quanto di brutto e di nefando hanno fatto nel frattempo i loro idoli e gli sgherri che li affiancano. Qui non parliamo, ovviamente, di un sovvenimento originato da illetterati, da ignoranti perché il tutto è stato generato da una ideologia borghese e populista, sia pure a tratti mescolata fisicamente con l’operaio moscovita o il contadino ucraino, con il figlio della gleba italiano, o spagnolo, o tedesco. Ciò che mi fa più specie è che proprio il popolo tedesco, punta di diamante della cultura europea, si ritrovò a gestire la più barbara delle dittature del XX secolo e che culminò con idee aberranti e con un genocidio di proporzioni inaudite oltre a scatenare una guerra con milioni di morti, feriti e distruzioni immense. Mai cinismo umano fu messo così alla prova. Mai crudeltà fu così scientificamente pianificata eppure l’effetto sulle popolazioni osannanti fu irrilevante. La propaganda di regime, la poca attenzione del mondo accademico, culturale, il fanatismo di segno opposto non riuscirono ad appalesare il dramma che si stava vivendo come se tutto intero un popolo si fosse abbandonato al dio Bacco e ne subisse lo stordimento collettivo. Lo stesso richiamo delle autorità religiose, gli stessi appelli di chi si rendeva conto della brutta piega che si stava prendendo, caddero miseramente nel vuoto. Con la fine della seconda guerra mondiale e la caduta del muro di Berlino l’Europa e il mondo intero sembrarono ravvedersi di quella ubriacatura tanto drammatica quanto emblematica, ma percorsero solo un breve tratto della storia dell’umanità. Altri momenti si stavano preparando per aprire nuove falle ai contrappesi che si pensavano capaci di scongiurare ulteriori sbronze. L’errore sta nel fatto che non siamo riusciti a neutralizzare quelle forze capaci d’innescare la violenza e la distruzione. Pensiamo alle fabbriche di armi, al potere che deriva dal denaro e dalle logiche consumistiche che assoggettano sempre più l’essere umano ai favori della ricchezza e del benessere in conflitto perenne con la ragione, la libertà e la giustizia. E questa sete di potere, questa logica dell’asservimento, della presunzione che il popolo si possa continuare a trattarlo con la logica della “carota e della frusta” perché è sua la vocazione d’avere un padrone sadomo-masochista che violenta le regole del comun vivere e si fa violentare da esse per esaltarsi, non ha confini, non ha regole che lo blocchino non tanto e non solo sul nascere ma, soprattutto, in corso d’opera. Abbiamo pensato che la sola parola “democrazia” avrebbe potuto esorcizzarci dalla dittatura ma questa come un’idra rigenera le sue teste mozzate e dà loro nuova forza e brutalità. Così oggi l’Italia vive la sua stagione ubriacata dalla sua stessa sete di libertà e di giustizia. A quando il suo rinsavimento? A quando? Chissà se e come. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Liberi perchè «ignoranti» e «ricchi»

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 febbraio 2010

Bologna 18 febbraio alle ore 20.00, presso la consueta sede di Casa dell’Angelo di via San Mamolo 24, la Scuola del Pensiero Liberale 2010 di Bologna ospiterà la lezione di Enzo Di Nuoscio dedicata a Liberi perchè «ignoranti» e «ricchi» perchè liberi: la libertà difesa da una prospettiva evolutiva.Enzo Di Nuoscio insegna Filosofia della scienza presso l’Università del Molise e Metodologia delle Scienze Sociali presso la LUISS. Allievo di Raymond Boudon alla Sorbona di Parigi, ha dedicato la propria ricerca soprattutto alla prospettiva dell’individualismo metodologico, al problema della spiegazione scientifica e all’evoluzionismo. Su questi temi, ha recentemente pubblicato Tucidide come Einstein? La spiegazione scientifica in storiografia (Rubbettino, 2004) e Il mestiere dello scienziato sociale. Un’introduzione all’epistemologia delle scienze sociali (Liguori, 2007).

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