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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Posts Tagged ‘illegale’

Il disboscamento illegale nella UE

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 gennaio 2022

Gli immigrati non c’entrano, ma i problemi rimangono. Si tratta del disboscamento illegale di alcune aree dell’Europa centrale, in particolare in Polonia, Romania e Croazia, paesi che fanno parte della Unione europea.Per questo motivo la Corte di Giustizia dell’Unione europea ha condannato la Polonia e la Commissione europea ha avviato una procedura di infrazione nei confronti della Romania. L’associazione ecologista croata Green Squad Forum, ha denunciato il Governo per la gestione non sostenibile del patrimonio forestale e ha richiesto l’intervento delle autorità europee.Il problema della deforestazione non riguarda solo i paesi asiatici o sud americani ma, anche, quelli europei, che si pensava immuni da azioni illegali che lasciano intere aree distrutte da interventi radicali. Deforestazione significa diminuzione dell’assorbimento di anidride carbonica, erosione e distruzione della biodiversità, cioè esattamente il contrario di quanto si sta cercando di fare con le politiche ambientali varate con accordi internazionali. L’UE ha avviato una modifica delle proprie direttive per rendere più incisiva l’azione di contestazione e condanna nei confronti dei governi che non intervengono contro le attività di deforestazione. Primo Mastrantoni, Aduc

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Economia illegale: 19 miliardi

Posted by fidest press agency su sabato, 23 ottobre 2021

L’Istat ci fa sapere che nel 2019 l’economia “non osservata” vale 203 miliardi di euro, 11,3% del Pil. In calo di 5 miliardi rispetto al 2018 (-2,6%). Questa “non osservata” si compone di “sommersa” per 183 miliardi e “illegale” per 19 miliardi . Secondo il rapporto 2021 (dati 202O) del Dipartimenti delle Politiche Antidroga, il business illegale legato a queste sostanze sarebbe di 16,2 miliardi, 6,3 dei quali (39%) per hashish e marijuana.Pur se i dati governativi sono del 2020 e quelli Istat del 2019, possiamo stimare che nei 19 miliardi illegali dell’Istituto di Statistica 16,2 sono per droghe illegali. Cioé: l’85% di tutto il business illegale in Italia è dovuto alle droghe illegali e il 33% per hashish e marijuana. Numeri che vanno considerati, anche se scientificamente non precisi (le statistiche su queste illegalità non possono che essere approssimative).Nel caso, far riflettere che se questo business delle droghe fosse levato dall’illegalità, quest’ultima si ridurrebbe dell’85%. E se restiamo nella stretta attualità che ci dovrebbe portare la prossima primavera a votare il referendum per la depenalizzazione della cannabis e, di conseguenza, all’uscita solo di questo mercato dalla clandestinità, la riduzione dell’economia sommersa dovrebbe essere del 33% .Le droghe illegali, per chi avesse ancora qualche dubbio, non sono solo questione di libertà personale (uso ricreativo) e sanitario (uso terapeutico), ma anche economia che, essendo quella illegale, sono da considerare i risvolti su ordine pubblico, salute e giustizia. Cioé: dalla legalizzazione l’economia ne trarrebbe vantaggi insieme ad ordine pubblico, salute e giustizia.Per comprendere meglio il fenomeno, stiamo scrivendo di un business illegale che nel mondo, dall’inizio di questo 2021, si stima che abbia fatto spendere ai consumatori più di 318 miliardi di dollari.Con questi numeri, sarebbe auspicabile, da parte dei decisori istituzionali, una maggiore attenzione alle politiche sulle droghe. Non per continuare a stigmatizzarle, visto che le politiche proibizioniste continuano a peggiorare la situazione facendo più danni di quelli che i proibizionisti vorrebbero distruggere. Ma per valutare – al pari e meglio di droghe legali come alcool e tabacco – come legalizzarle ed inserirle nella quotidianità. (fonte Aduc)

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Istat: sommerso e illegale valgono 203 mld

Posted by fidest press agency su sabato, 23 ottobre 2021

Secondo i dati resi noti oggi dall’Istat, nel 2019 l’economia non osservata vale circa 203 miliardi di euro mentre quella sommersa 183. “Dati demoralizzanti, non degni di un Paese civile. I progressi ottenuti contro l’evasione sono a dir poco deludenti. Quanto al lavoro nero, temiamo che le mille assunzione all’Ispettorato nazionale del lavoro previste nel Dl Fisco siano del tutto insufficienti sia a contrastare gli incidenti sul lavoro, una vergogna nazionale, sia la piaga sociale del lavoro nero” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Bisogna cambiare le regole, creando un contrasto di interessi tra datore di lavoro e lavoratore. Fino a che il dipendente che denuncia di aver lavorato in nero rischia di essere perseguito come evasore e di dover pagare le tasse arretrate, non si andrà da nessuna parte e la battaglia sarà persa” prosegue Dona.”Anche i termini per contestare il licenziamento illegittimo, pari ad appena 60 giorni, sono assurdi per un lavoratore in nero che deve trovare le prove di essere stato un lavoratore di quell’azienda e di certo non facilitano l’emersione del fenomeno” aggiunge Dona.Secondo i dati resi noti oggi, nel 2019 sono ancora 3 milioni e 586 mila le unità di lavoro irregolari, in calo di appena 57.000 rispetto all’anno precedente, -1,6%. Il valore aggiunto generato dal lavoro irregolare nel 2018 è pari a 78 mld e 34 mln, contro i 76 mld e 817 mln del 2019, ossia appena 1 mld e 217 mln in meno, con una flessione dell’1,56%.”Si tratta di un miglioramento sconfortante” conclude Dona.

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NAS a contrasto dell’e-commerce farmaceutico illegale

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 gennaio 2021

“Non possiamo che ringraziare i Carabinieri dei NAS e il Ministero della Salute per la loro azione di contrasto, sempre rapida ed efficace, dell’e-commerce farmaceutico illegale e della contraffazione dei medicinali” dichiara il presidente della FOFI, Andrea Mandelli, a commento dell’operazione di vigilanza telematica che ha portato all’oscuramento di 102 siti internet che vendevano illegalmente farmaci soggetti a prescrizione, molti dei quali presentati come trattamenti contro la COVID-19. “Voglio anche ricordare a tutti i cittadini” conclude Mandelli “che nessun farmaco che richieda la prescrizione medica, tanto meno per curare malattie infettive gravi, può essere venduto legalmente on-line in Italia e, più in generale, raccomandiamo di attingere informazioni sulla COVID-19, le cure e i vaccini, solo da fonti affidabili, a cominciare da Ministero della Salute, Istituto Superiore di Sanità e AIFA; e di non dimenticare che i farmacisti sono sempre pronti a fornire tutte le informazioni del caso”.

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Istat: sommerso e illegale valgono 211 mld

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 ottobre 2020

Secondo i dati resi noti oggi dall’Istat, nel 2018 l’economia non osservata, ossia illegale più sommersa, vale 211 miliardi di euro mentre quella sommersa 191,764 miliardi.”Dati sconfortanti, non degni di un Paese civile. I risultati ottenuti contro l’evasione sono a dir poco deludenti ed insignificanti ed i progressi fatti sono a passo di lumaca. Quanto al lavoro nero, è una battaglia persa, dato che nessuno ha voluto ancora combatterla” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Fino a che il lavoratore che denuncia il lavoro in nero rischia di passare per evasore e di dover pagare le tasse arretrate, non si andrà da nessuna parte. Bisogna cambiare le regole, creando un contrasto di interessi” prosegue Dona.”Anche i termini per contestare il licenziamento illegittimo, pari ad appena 60 giorni, sono troppo stringenti e di certo non facilitano l’emersione del fenomeno” conclude Dona.Secondo i dati resi noti oggi, il valore aggiunto generato dal lavoro irregolare nel 2018 è pari a 78 mld e 539 mln, contro gli 80 mld e 234 mln del 2017, ossia appena 1 mld e 695 mln in meno.

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La droga illegale nella società del coronavirus. Che fare?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 marzo 2020

A leggere i giornali ed ascoltare i media, l’informazione sul coronavirus è prevalente. A sentire i discorsi in quei luoghi pubblici in cui si trova qualcuno e questo qualcuno scambia le solite “due parole al bar”, si parla di coronavirus. Giustamente. Siamo tutti preoccupati e in attesa di qualcosa che non si sa bene cosa sia. Nel mondo, poi, succedono anche altre cose molto gravi. Tipo l’ennesima crisi dei migranti dal Medio Oriente verso l’Europa, dopo che la Turchia ha valutato che i soldi che gli ha dato l’Ue non sono più sufficienti e quindi ha deciso (come dicono al governo turco) di aprire le frontiere; le storie e le immagini dell’isola greca di Lesbo sono in merito drammatiche. Ci fermiamo con l’elenco di altre vicende che accadono nel mondo. Non è questo il luogo e, soprattutto, il modo un po’ sbrigativo di trattarle. Ma in tutto questo c’è qualcosa che accadeva, accade e continuerà ad accadere e che, sicuramente, non ha subito (e non subirà) nessuna flessione dal coronavirus del giorno: il traffico di droghe illegali.
Abbiamo già documentato come, in alcuni casi, la situazione di piccolo cabotaggio si è adeguata alla situazione:
– “arrestato per droga finge malore: sono stato a Codogno” .
– processi per droga al tempo del coronavirus (in tribunale con mascherina),
– Comprare droghe illegali al tempo del coronavirus (dallo spacciatore in mascherina).
Per quanto riguarda invece la malavita organizzata e il grande traffico, forse occorre un po’ più tempo per capire le ricadute del coronavirus sul loro business e come di conseguenza si adatteranno.

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Istat: sommerso e illegale salgono a 211 mld

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 ottobre 2019

Secondo i dati resi noti oggi dall’Istat, nel 2017 l’economia non osservata vale circa 211 miliardi di euro mentre quella sommersa 192 miliardi “Dati sconfortanti. Non c’è una sola voce che migliori rispetto al 2016. Serve una battaglia non solo contro gli evasori, ma anche contro il lavoro nero. Una guerra che nessuno ha voluto ancora iniziare” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Fino a che il lavoratore che denuncia il lavoro in nero rischia di passare per evasore e di dover pagare le tasse arretrate, non si andrà da nessuna parte. Bisogna cambiare le regole, creando un contrasto di interessi” prosegue Dona.”Anche i termini per contestare il licenziamento illegittimo, pari a 60 giorni, sono troppo stringenti” conclude Dona. Secondo i dati resi noti oggi, il valore aggiunto generato dal lavoro irregolare sale da 78 mld e 492 mln del 2016 a 78 mld e 750 mln del 2017.

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Legittimità istituzionale, quanto mi manchi

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 Maggio 2018

“E’ anticostituzionale”. “E’ illegale”. “Sei fuori dei trattati e degli accordi internazionali”. Quante volte sentiamo queste frasi, soprattutto la prima. Da tutte le parti politiche ed economiche. Tutti alla ricerca delle proprie ragioni in campo di legittimità, Una frase, che mi é stata rinfacciata l’altro giorno in un confronto pubblico in cui sostenevo che il rifiuto del presidente della Repubblica di non approvare il ministro dell’Economia propostogli dal presidente incaricato Giuseppe Conte, indipendentemente dal fatto che a qualcuno politicamente non fosse piaciuto, era legittimo e costituzionalmente ineccepibile: “E’ incostituzionale la Costituzione che ha recepito i trattati Ue”, racchiude in sé -a mio avviso- l’insieme di tutti gli elementi umani, culturali, antropologici che questa ricerca spasmodica di valorizzare i propri pensieri con un qualche paletto presunto comune, attanagli i “discussori”di politica del
nostro Paese. Mi sono sempre domandato: ma perché -senza sforare legittimita’ umana, civica e penale (tipo: “é giusto ammazzare i propri avversari”)- un “discussore” non deve dire che per lui qualcosa é giusto perché foriero di bene così e colà, ma per valorizzare debba invece sempre sostenere che se non gli fosse riconosciuta la ragione sarebbe incostituzionale, o il baratro totale economico, sociale e umano, o saremmo venduti ai tedeschi o agli americani o ai russi o agli eurocrati di Francoforte e Bruxelles? Possibile che quasi nessuno abbia voglia di interloquire come se fosse nudo davanti ad altrettanti individui nudi? Certo, il pensiero politico, economico ed istituzionale si fonda su teorie e prassi consolidate e istituzionalizzate, ma siamo sicuri che nel 2018 non abbiamo altro a cui “religiosamente” riferirci rispetto alle “religioni” degli ultimi due secoli? “Religioni”, tra l’altro, ampiamente messe in discussione e che -era globale e totale in corso (potere della comunicazione e dei trasporti)- mostrano ogni giorno di piu’ la loro vecchiaia e inadeguatezza…No, sono molto pochi quelli che ce la fanno a non farsi prendere da questo gioco alla ricerca della legittimità. I più fanno a gara a chi fa più citazioni possibili per dire che lui “é in riga”. Credo che ciò sia dovuto alla pigrizia di dover approfondire, andare alle radici e guardare i fiori che queste radici possano sviluppare, foss’anche solo per rendersi conto che gli odori di questi giorni non sono più armonici al nostro organismo. Si provi a dire ad un ragazzino di oggi che una questione é importante perché l’abbiamo letta su un giornale o sentita in tv (che chiameremo “credere alla Befana”), ci guarderà come un marziano, se questo ragazzino é stato informato perché sia onesto (soprattutto con se stesso) e non un pappagallo di “grandi” che credono ancora alla Befana. E questi pochi che mostrano di non credere alla Befana sono spesso emarginati, considerati come strani, un po’ pazzerelli, e non meritevoli di mediatizzazione; convinti -i
mediatizzatori- che loro compito sia essenzialmente vendere, e per farlo -ovviamente- bisogna proporre ciò che al presunto acquirente (o consumatore) piace. Un ghetto!!! E chi ne é fuori é irriverente, perché non sta al gioco, non contribuisce ad ungere la macchina del consenso, cioé -dicono- non é interessante. Il risultato di questa situazione é che ci si parla addosso, non si crede fermamente in ciò che si dice e per valorizzarlo -per l’appunto- ci si richiama alla legittimità. Facciamoci un pensierino e cominciamo a “sgettizzarci”, magari anche rifiutando i cookie di alcuni media che pretendono di informarci. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Traffico illegale di legno in Europa

Posted by fidest press agency su domenica, 17 luglio 2016

BoscoSenza un serio intervento di lotta alla corruzione, sarà impossibile contrastare il fenomeno del traffico illegale di legno in Europa. Tra i due fenomeni c’è infatti una sottile linea rossa: a farla emergere, le ricerche portate avanti dal progetto TREES (Timber regulation enforcement to protect European wood Sector from criminal infiltration), finanziato dalla DG Affari interni della commissione europea. Venti mesi di indagini e sondaggi in Europa e nell’area Balcanica, presentate durante un incontro pubblico a Roma.“Quello della corruzione – spiega Antonio Brunori, segretario generale del PEFC Italia, organizzatore dell’evento e tra i partner del progetto – è un problema fortemente connesso con il commercio illegale del legname ma apparentemente è un ‘reato senza vittime’. Per questo è difficile da stanare perché si basa su un accordo tra diverse parti, tutte coinvolte con reciproci vantaggi. E in più, la corruzione, almeno formalmente, produce documenti che mascherano gli illeciti: quando tutti i documenti appaiono in regola è complesso evidenziare la presenza di un reato. Eppure intervenire è essenziale se si vogliono minimizzare le attività criminali nel settore forestale e del legno, che danneggiano l’ambiente, le imprese sane e lo Stato”.Il fenomeno del traffico illegale di legno e derivati è tutt’altro che marginale. I dati Interpol indicano che esso assicura al crimine organizzato un fatturato tra i 30 e i 100 miliardi di euro ogni anno, giro d’affari secondo solo al commercio di droga e superiore anche al traffico di rifiuti e di fauna selvatica. E l’Italia è pienamente coinvolta nelle attività di importazione illegale di legno. “Basta fare l’esempio della legna da ardere” spiega Angelo Mariano, ufficiale del Corpo Forestale dello Stato e membro dell’advisory board del progetto TREES. “Il consumo nazionale annuo è di 20 milioni di tonnellate ma la produzione e importazione ufficiale si ferma a 5 milioni. Da dove arrivano le altre 15 milioni di tonnellate?”. Non un caso che il CFS nel solo 2015 abbia dovuto effettuare 36400 controlli accertando più di 800 reati penali, 4300 illeciti amministrativi, che hanno portato alla denuncia di 382 persone, 101 sequestri, 23 arresti e a sanzioni per oltre 2,5 milioni di euro.Più in generale, a livello europeo, il Parlamento europeo stima che il legno importato illegalmente si attesti attorno al 20%. E tale traffico è probabilmente favorito anche da tangenti ai funzionari che dovrebbero controllare il rispetto delle norme. Ma anche nel Vecchio continente esistono canali ormai rodati per le importazioni illegali. E il progetto TREES ha evidenziato come, ad esempio, l’area balcanica rappresenti il “ventre molle” di questo tipo di traffici. “Nell’area dei Balcani – spiega Lorenzo Segato, direttore esecutivo del Centro Ricerche e Studi su Sicurezza e Criminalità RISCC – la corruzione è un qualcosa di pervasivo e diffuso, anche a livello culturale. È quindi difficile denunciarla. Quei territori sono stati storicamente coinvolti da traffici illegali, non solo per il settore legno. Esistono organizzazioni ben oliate e ramificate che conoscono percorsi sicuri, da usare per far passare senza intoppi i prodotti illegali”.Per tentare di minimizzare il fenomeno, occorre intervenire sulle norme europee che già oggi cercano di garantire trasparenza nel settore foresta-legno. Dal 2013 nell’Unione europea è operativo il regolamento Legno, noto anche come EUTR (European Union Timber Regulation). Uno strumento utile a contrastare il fenomeno dell’illegalità ma probabilmente non sufficiente. “È ancora presto per valutarne in profondità gli effetti – prosegue Segato – ma di certo, dai sondaggi che abbiamo effettuato durante il progetto TREES tra addetti ai lavori e forze dell’Ordine, è emerso come esso sia tutt’oggi scarsamente conosciuto. Tuttavia, accanto a una sua più rigorosa applicazione, sono senza dubbio utili tre correttivi: dobbiamo coinvolgere tutti gli attori impegnati nell’importazione del legno, sfruttare gli strumenti tecnologici che rendono più difficile falsificare i documenti di trasporto e bisogna introdurre incentivi che aiutino gli operatori che vogliono lavorare in modo legale”.Il progetto TREES è stato finanziato dalla DG Affari Interni della Commissione europea nell’ambito del Programma ISEC (Prevenzione e lotta al crimine) e realizzato da cinque partner principali: Conlegno, PEFC Italia, RiSSC, CNVP Foundation e RiskMonitor, supportati dai partner associati (INTERPOL, PEFC Slovenia, PEFC United Kingdom, PEFC Council, PEFC Germany, PEFC Slovakia, PEFC Norway, Bulgarian Investigators’ Chamber).

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Cresce il gioco illegale

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 ottobre 2015

azzardo“Sono tanti i temi all’attenzione del governo tra Camera e Senato, dal diritto alla cittadinanza alle Riforme costituzionali, mentre sullo sfondo verve, ai limiti dello scontro il dibattito sulle Unioni civili, atteso a breve nell’aula del Senato. Ma c’è un tema che meriterebbe per lo meno altrettanta attenzione e che invece sta diventando il convitato di pietra nel dibattito socio-istituzionale. Non se ne parla non perché non se ne colga la gravità ma perché evidentemente non si vogliono toccare interessi economici la cui portata sta crescendo vertiginosamente. I volumi del gioco d’azzardo stanno crescendo in modo documentabile per quanto attiene al gioco legale, in modo meno direttamente quantificabile per quanto riguarda il gioco illegale. Sono dati recenti che giungono anche dai Paesi confinanti come l’Austria, dove davanti all’aumento della tassazione che grava sul gioco legale, c’è stata una vera e propria impennata del gioco illegale”. Lo afferma l’on. Paola Binetti, di Area popolare, che continua: ”Non c’è dubbio che si tratti di equilibri molto delicati, che interagiscano profondamente tra di loro: politiche fiscali, politiche educative e politiche sanitarie devono trovare il loro punto d’equilibrio in modo condiviso. Ma è altrettanto vero che il gioco d’azzardo in Italia è tutelato non si sa bene da chi e non si sa come, è lasciato senza regole chiare e precise, con una ostilità precisa contro ogni forma di regolamentazione, che ne contenga almeno lo sviluppo, se non riesce a ridurne le dimensioni. Ma l’Azzardo crescendo come volume di gioco e quindi come fonte di guadagno, anche se non è chiaro chi sia a guadagnarci realmente, cresce anche come situazione potenziale di rischio per molti giovani, per classi sociali più fragili, per persone più esposte alle illusioni e quindi alle delusioni” Conclude l’On. Binetti: “Per la regolamentazione dell’Azzardo non è mai tempo: non ne ha voglia il governo; non ne hanno voglia i concessionari; non lo desiderano i commercianti; ma neppure gli enti locali e tanto meno i giocatori. Lo vogliono però le associazioni più sensibili alla coesione e alla inclusione sociale, lo vogliono le famiglie e lo vogliono anche coloro che intendono tutelare la salute dei cittadini prima ancora che si rendano conto dei rischi che stanno correndo”.

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Stop traffico illegale specie protette

Posted by fidest press agency su domenica, 18 gennaio 2015

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Il traffico illegale di specie protette è il quarto mercato illegale dopo quelli di droga, armi ed esseri umani, con un giro d’affari di 23 miliardi di dollari l’anno, gestito spesso dalla criminalità internazionale a danno dell’ambiente, e non di rado per finanziare movimenti terroristici. In Italia il Servizio CITES del Corpo forestale dello Stato da anni opera sul territorio nazionale e in ambito doganale per assicurare i controlli necessari all’applicazione della Convenzione di Washington – CITES (Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora – Convenzione sul commercio internazionale di specie animali e vegetali minacciate di estinzione), curando al contempo il rilascio delle prescritte certificazioni e collaborando con il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare (MATTM) per le attività di gestione della Convenzione. Nel nostro Paese si consuma una violazione in materia ambientale ogni 43 minuti e i reati contro gli animali e la fauna selvatica rappresentano il 22% del totale del reati ambientali.
In occasione dell’inaugurazione dei rinnovati locali che ospitano, presso l’Ispettorato Generale, il personale del Servizio CITES Centrale del Corpo forestale dello Stato, sono stati presentati oggi gli ultimi risultati dell’attività operativa e il calendario fotografico edizione 2015 sul tema “La Convenzione di Washington e le specie italiane”. Se, da un lato, i dati più recenti sul rilascio di certificati CITES dimostrano come l’andamento delle esportazioni dei prodotti di eccellenza del Made in Italy sia in controtendenza rispetto alla crisi economica di altri settori produttivi, dall’altro, i dati sui controlli svolti negli ultimi anni dimostrano che il contrasto ai traffici illegali di specie selvatiche e il controllo di legalità sulle filiere produttive e sulle attività commerciali che impiegano tali specie restano gli obiettivi principali che il Corpo forestale dello Stato si pone, quale Autorità preposta all’applicazione della CITES e dei regolamenti europei di attuazione.
Il Servizio CITES del Corpo forestale dello Stato nel corso del 2014 ha effettuato 68.290 controlli in tutta Italia, in linea con i dati dell’anno precedente. Circa 1.500 accertamenti sono stati effettuati sul territorio nazionale e più di 66mila in ambito doganale.
Le regioni italiane in cui è stato eseguito il maggior numero di controlli sono la Lombardia con 23.774 e la Toscana con 23.529, entrambe con una significativa presenza di aziende manifatturiere del settore e al maggior transito di specie protette negli scali doganali dove sono dislocati i Nuclei Operativi CITES del Corpo forestale dello Stato.
Il Servizio CITES ha accertato nel 2014 complessivamente 174 reati, contro i 269 del 2013, riguardanti il commercio illegale delle piante e degli animali tutelati dalla Convenzione di Washington e ha contestato 140 illeciti amministrativi per un totale di oltre 400mila euro, rispetto ai 265 illeciti per un totale di circa 500mila euro notificati nell’anno precedente.
Il valore complessivo delle specie sequestrate nel corso del 2014 si aggira intorno ai 500mila euro, in aumento rispetto a quello rilevato nel 2013, pari a circa 450mila euro.
L’Italia continua ad essere ai primi posti per numero di sequestri effettuati in ambito CITES tra i Paesi membri dell’Unione Europea, nel 2014 seconda solo alla Francia. Grazie all’attività di contrasto del fenomeno svolta dal Corpo forestale dello Stato negli anni precedenti, ha subito una netta diminuzione il commercio legato ai prodotti della medicina tradizionale cinese e sono in calo anche i reati relativi al commercio illegale di caviale. Stazionano, invece, su livelli elevati il traffico di tartarughe soprattutto provenienti dall’Est Europa e dal Nord Africa e quello di rapaci, anche autoctoni, prelevati negli habitat del nostro Paese e venduti nei mercati esteri.
Tra le oltre 35.000 specie di flora e fauna tutelate dalla Convenzione internazionale di Washington sono annoverati importanti rappresentanti della biodiversità europea ed italiana, spesso considerati endemismi (come nel caso delle orchidee e di alcuni grandi mammiferi), minacciati di estinzione. Il Calendario 2015 del Servizio CITES intende presentare queste specie, spesso poco conosciute, considerate un patrimonio di biodiversità, prezioso anche a livello internazionale e pertanto tutelate dalla Convenzione di Washington, oltre che da strumenti normativi nazionali o locali. Al termine della presentazione sono stati inaugurati i nuovi uffici del Servizio CITES centrale.

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Commercio illegale di legno

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 dicembre 2009

Mentre a Copenhagen sono in corso le negoziazioni per limitare l’impatto globale della deforestazione sul clima, i Governi europei bloccano la possibilità di avere una legge severa ed efficace (FLEGT) che impedisca l’ingresso del legno illegale sui mercati europei. I ministri dell’Agricoltura europei, infatti, hanno votato contro una serie di importantissimi emendamenti proposti dal Parlamento europeo ad aprile per rendere legalmente vincolante la legge sul commercio del legno illegale in Europa.  “A Copenhagen si discutono le misure per tagliere le emissioni proteggendo le ultime foreste del pianeta e con grande nonchalanche i Governi europei cosa fanno? Si oppongono alle misure proposte dallo stesso Parlamento per ridurre fenomeni barbari come il taglio illegale e la distruzione degli ultimi polmoni del nostro pianeta – commenta stupita Chiara Campione, responsabile della campagna Foreste di Greenpeace Italia – Questo cieco sostegno dei Ministri, compreso l’italiano Luca Zaia, all’industria del legno renderà impossibile per tutti i consumatori europei sapere se il legno che acquistano non provenga da gravi fenomeni di illegalità come la deforestazione e l’ingiustizia sociale.” Il Consiglio dei Ministri dell’Agricoltura, infatti, si è rifiutato di stabilire un livello minimo di multe e sanzioni standardizzate a livello europeo per coloro che non rispettano la legge. I Ministri non hanno neanche risposto alla preoccupazione del Parlamento che chiedeva esplicitamente di definire con urgenza cosa può considerarsi legale e cosa no nella vendita del legno in Europa, di implementare una vera catena di custodia per i prodotti come il legno e la carta e fornire strumenti efficaci alle agenzie preposte ai controlli.  Paesi come Inghilterra, Belgio, Olanda, Danimarca e Spagna hanno fortemente espresso il loro dissenso sulla decisone del Consiglio e hanno richiesto l’immediato bando del legno illegale dai mercati europei. La Francia e il Lussemburgo nonostante avessero, nella discussione parlamentare, sostenuto la necessità di un regime di sanzioni dissuasive hanno votato a favore dell’accordo del Consiglio. “Il nostro Paese è, ancora oggi, uno dei porti più importanti per l’ingresso del legno illegale in Europa. Eppure l’Italia, insieme a paesi come la Finlandia e il Portogallo ha fortemente sostenuto l’indebolimento della legge favorendo platealmente l’industria e andando contro la tutela e la volontà dei consumatori. Questo dimostra la distanza tra le posizioni formali sulla deforestazione  – espresse di recente anche dal Ministro Frattini – e la realtà, quando si tratta di votare leggi e regolamenti” conclude Campione. La seconda votazione della proposta di legge a parte del Parlamento Europeo dovrebbe avere luogo nella prima metà del 2010 sotto la presidenza Europea della Spagna.

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I segreti di Stato, quelli di fatto ed i poteri occulti

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 agosto 2009

Emergono al di là delle risposte direttamente “istituzionali” dei problemi di controllo sociale, di avvicendamento generazionale e di aspetti diversi di quelli dei terrorismi patriottico-indipendentistici. Sono tutti rischi che attentano alla democrazia, nella sua incessante ricerca di equilibri tra libertà e solidarietà, tra sicurezza e vulnerabilità. Sono, d’altra parte, da sempre esistiti ed in ogni area geografica dei reati che sono rimasti impuniti siano essi di carattere privato o di delinquenza organizzata in cosche malavitose o di natura politica come è stato l’assassinio del Presidente Kennedy e in Italia di Moro. Ciò che fa specie e che questi reati si possano commettere con la complicità di quella parte delle istituzioni che con un termine un po’ ambiguo definiamo “deviate”. Ma deviate da chi e per quali fini, non è sempre del tutto chiaro. Ricordiamo, in proposito quanto è emerso dal documento ufficiale del 1988 da parte della I Commissione della Camera dei Deputati presieduta da Labriola intitolato: “Documento conclusivo dell’indagine conoscitiva relativa alla materia dei servizi di informazione e sicurezza” Un passo di questo atto ci sembra significativo là dove è scritto: “che alcune strutture sono avvolte da riservatezza particolarissima e che nemmeno un’indagine conoscitiva del Parlamento è in grado di perforare.” Sono dichiarazioni, indubbiamente, gravissime perché lasciano presupporre un potere occulto superiore alle istituzioni ma che le attraversa e le compenetra. Lo stesso documento afferma che si tratta di un “uso dei servizi che, alla luce della legge e con buona pace di certi sostenitori dello Stato etico, costituisce una vera e propria deviazione dei compiti istituzionali non meno grave di quelle più note e più esecrate. E’ questa la cornice entro la quale si stanno muovendo fatti criminosi che ci richiamano i delitti più recenti da D’Antona a Biagi. Certo è che la magistratura non è riuscita a risolvere alcuni pesanti episodi terroristici e il Parlamento rimane in merito sul vago. In effetti la stessa società, e non solo lo Stato al suo interno, può essere “doppia” pro o contra il diritto vigente, schierarsi per il rispetto di quest’ultimo o per il ricorso al sommerso illegale.

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