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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

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L’UNHCR sottolinea l’urgente necessità che gli Stati pongano fine alla detenzione illegittima di rifugiati e richiedenti asilo, durante la pandemia da COVID-19

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 luglio 2020

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, oggi rivolge un appello agli Stati affinché rilascino con urgenza i rifugiati e i richiedenti asilo in stato di detenzione illegittima e arbitraria. È necessario che gli Stati si assicurino che i propri interventi siano in linea col diritto internazionale e che, nel corso della pandemia da coronavirus, i rifugiati vulnerabili non siano esposti a situazioni di rischio maggiore e non necessario.“I rifugiati in fuga da guerre e persecuzioni non devono essere puniti o penalizzati per il semplice fatto di esercitare il loro diritto fondamentale di cercare asilo”, ha dichiarato Gillian Triggs, Assistente Alto Commissario UNHCR per la Protezione. “L’imposizione di misure volte a contrastare il COVID19 non ne giustifica la detenzione arbitraria all’arrivo, la quale non solo aggrava il dolore di persone che hanno già sofferto, ma mina anche gli sforzi volti a limitare la diffusione del virus”. Nell’ambito del ruolo ricoperto in seno al Comitato Esecutivo del Network ONU sulle Migrazioni, e in qualità di co-leader del Gruppo di lavoro sulle alternative alla detenzione (Working Group on Alternatives to Detention), l’UNHCR rilancia l’appello del Network agli Stati affinché riaffermino il proprio impegno ad adottare un approccio alla detenzione di rifugiati e migranti nuovi arrivati basato sui diritti umani e dare priorità a misure alternative che non privino delle libertà.L’UNHCR accoglie con favore gli sforzi positivi finora profusi da alcuni Stati che hanno rilasciato rifugiati e richiedenti asilo durante la pandemia. Tali sforzi dimostrano l’applicabilità di alternative comunitarie e forniscono una traccia per lo sviluppo di nuovi approcci a lungo termine basati sui diritti umani in materia di accoglienza di rifugiati e richiedenti asilo.

L’adeguatezza degli approcci varierà a seconda dei contesti, ma essi dovrebbero includere, tra gli altri, il deposito o la restituzione della documentazione; osservanza di obblighi ragionevoli e proporzionati; domicilio presso un luogo specifico; soggiorno presso centri di accoglienza aperti o semi-aperti o accordi di presa in carico in seno alla comunità.Tuttavia, alcuni Stati utilizzano la pandemia per giustificare il ricorso a misure sempre più regressive, tra cui la detenzione di numeri elevati di rifugiati e richiedenti asilo per periodi arbitrari o più lunghi di quanto previsto, o senza accesso a un processo imparziale.L’UNHCR esprime preoccupazione per i numerosi rifugiati e richiedenti asilo in stato di detenzione che spesso sono costretti a vivere in spazi segnati da condizioni di sovraffollamento e precarietà igienica nei quali è impossibile praticare misure di distanziamento sociale e fisico e che dispongono di accesso limitato o nullo a servizi adeguati di assistenza sanitaria e acqua potabile. In una fase in cui i motivi di ansia correlati alle condizioni di salute e benessere sono in aumento, in alcuni centri di detenzione le tensioni stanno per raggiungere un punto di non ritorno.Ai sensi del diritto internazionale e in linea con le indicazioni dell’UNHCR, il ricorso alla detenzione di rifugiati e richiedenti asilo a fini amministrativi deve costituire un’ultima spiaggia, in assenza di alternative praticabili, e per uno scopo legittimo, per esempio, per verificare l’identità di una persona, condurre un colloquio preliminare alla procedura di asilo, laddove vi siano motivi di preoccupazione significativi sul piano della sicurezza o laddove vi siano forti motivi di credere che probabilmente una persona si darà alla latitanza.Il ricorso alla detenzione deve basarsi su valutazioni individuali, essere soggetto a tutele procedurali, e avvenire conformemente a e con l’autorizzazione di normative e limiti chiaramente definiti. I periodi di massima detenzione dovrebbero essere definiti e i richiedenti asilo immediatamente rilasciati una volta che i motivi che ne giustificano la detenzione non sono più validi. In nessun caso i minori devono essere trattenuti in centri di detenzione per migranti. Si tratta di una misura che non può mai essere considerata nell’interesse superiore del minore, il quale deve rappresentare una considerazione di primaria importanza ai sensi della Convenzione sui diritti dell’infanzia.L’adozione di misure temporanee da parte degli Stati per gestire gli ingressi dei nuovi arrivati, quali l’imposizione di periodi di quarantena o di restrizioni agli spostamenti, a causa della pandemia da COVID19, è comprensibile. Tuttavia, le restrizioni imposte su tali basi dovrebbero durare solo per i periodi strettamente necessari ad assicurare lo stato di salute dell’individuo interessato.L’UNHCR si rivolge agli Stati affinché adottino le seguenti misure immediate volte a scongiurare l’insorgere di una catastrofica epidemia da COVID19 nei centri di detenzione:
Rilasciare immediatamente tutti i rifugiati e i richiedenti asilo detenuti in condizioni arbitrarie e illegittime, compresi coloro che si trovano in stato di detenzione pre-espulsione laddove le deportazioni siano state sospese.
Sviluppare e implementare alternative comunitarie alla detenzione, anche in relazione a quella di rifugiati e richiedenti asilo nuovi arrivati.Migliorare le condizioni nei luoghi di detenzione mentre si preparano misure alternative, e assicurare che l’UNHCR continui ad aver accesso a richiedenti asilo e rifugiati trattenuti al loro interno.

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Marò: Detenzione illegittima?

Posted by fidest press agency su sabato, 12 settembre 2015

marò“Il governo non è stato deciso quanto avrebbe dovuto nel pretendere in tempi brevi e certi dall’India la natura dei proiettili che sono il primo elemento attraverso cui stabilire l’innocenza o la colpevolezza di chi ha sparato. Se quanto affermato dall’ambasciatore ed ex ministro Terzi, sarà ufficializzato dal Tribunale di Amburgo, sarà oltremodo certificata l’ingiusta detenzione per ben tre anni e mezzo dei due servitori dello Stato, i fucilieri Girone e Latorre. Conseguentemente, ci aspettiamo- un minuto dopo – le dimissioni di Renzi e la revoca dalla carica di senatore a vita di Mario Monti”. È quanto dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Fabio Rampelli.

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Illegittima tassa sui cellulari

Posted by fidest press agency su martedì, 22 marzo 2011

La Tassa Di Concessione Governativa (TCG) sui cellulari – dichiara Pietro Giordano, Segretario nazionale Adiconsum – è illegittima, perché essendo stata abrogata la norma che prevedeva la licenza di esercizio è venuta meno anche la tassazione del suo documento sostitutivo e cioè l’abbonamento all’utenza telefonica. Di conseguenza i versamenti della Tassa di concessione governativa eseguiti in virtù del contratto di abbonamento al servizio di telefonia mobile sono indebiti. L’applicazione della TCG viola inoltre i principi contenuti nella Direttiva 2002/21/CE, poiché determina un incremento dei costi da parte di chi sottoscrive contratti di abbonamento, impedendo la formazione di un mercato concorrenziale Adiconsum è consapevole che non bastano le sentenze delle Commissioni Tributarie Regionali e le richieste di rimborso dei cittadini per far abolire una tassa. Adiconsum mette a disposizione dei consumatori un modulo per la richiesta di rimborso della tassa di concessione governativa versata indebitamente negli ultimi 3 anni, consapevole delle difficoltà di accoglimento della richiesta, ma altrettanto consapevole che sia ingiusto rinunciare a priori alle legittime richieste di abolizione della TCG e ai relativi rimborsi. Il modulo e’ disponibile presso ogni sede territoriale dell’associazione, i cui indirizzi sono reperibili presso il sito http://www.adiconsum.it. Adiconsum precisa che l’invio della richiesta di rimborso della TCG non esonera il consumatore dal continuare a pagare la tassa sui propri abbonamenti di telefonia mobile ancora attivi.

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Multa autovelox illegittima

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 novembre 2010

Non sempre le Prefetture si dimostrano attente alle doglianze dei cittadini che abbiano fatto ricorso ad un verbale per via amministrativa secondo l’articolo 204 del Codice della Strada ed anzi dobbiamo purtroppo constatare che spesso si limitino a confermare pedissequamente le sanzioni ivi contenute dando in prima istanza ragione agli enti accertatori, ma che poi spesso vengono annullati dai Giudice di Pace perché palesemente illegittimi. Ecco perché  a Giovanni D’Agata componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di IDV e fondatore dello “Sportello Dei Diritti” pare opportuno segnalare un recente decreto di archiviazione della Prefettura di Brindisi a seguito di un ricorso predisposto dai consulenti dello Sportello Dei Diritti avverso un verbale elevato a seguito di un infrazione per superamento del limite di velocità rilevato con apparecchiatura elettronica, in particolare quando non vi sia stata la contestazione immediata della violazione. Nel caso di specie, la Prefettura ha motivato l’archiviazione ritenendo che “la velocità del veicolo del ricorrente, pur avendo superato il limite consentito di 15 km/h, non può essere considerata talmente elevata da non consentire che il veicolo stesso potesse essere raggiunto per la contestazione immediata dell’infrazione”. Gli uffici amministrativi riportandosi alla copiosa giurisprudenza in materia di obbligo di contestazione immediata concludono che quando la stessa sia oggettivamente e concretamente possibile l’accertamento dell’infrazione debba considerarsi illegittimo ed infatti riportandosi al caso in questione “in considerazione del lieve eccesso di velocità suddetto ben può ritenersi che la contestazione immediata potesse essere effettuata, né le motivazioni addotte nel verbale appaiono confacenti al caso in esame, anche in considerazione della mancata specificazione di oggettive difficoltà (maltempo, velocità eccesia in senso oggettivo) ritenute dalla giurisprudenza impeditive della contestazione”.

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Iscrizione ipotecaria illegittima

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 novembre 2010

Equitalia e qualunque soggetto che iscriva un’’ipoteca illegittima su di un immobile rischia il risarcimento del danno per iscrizione illegittima e imprudente di un’ipoteca giudiziale per la possibile compromissione della “commerciabilità” dell’immobile.  La Suprema Corte ha infatti confermato la condanna al risarcimento del danno da parte della corte di appello di Genova di un avvocato che aveva fatto iscrivere su di un immobile un’ipoteca poi rivelatasi illegittima. La corte di merito di secondo grado aveva condannato il professionista al risarcimento del danno subito dalla proprietaria di un immobile per la mancata disponibilità della somma costituente fondo fiduciario per la cancellazione della garanzia, dal 2001 al 2005, anno in cui il Tribunale di Savona aveva dichiarato l’illegittimità dell’iscrizione.  Gli ermellini nel rigettare il ricorso presentato dall’avvocato, hanno sostenuto che “l’iscrizione illegittima dell’ipoteca giudiziale su un immobile,” a causa della pregiudizialità che reca su bene e sul proprietario dello stesso, per mancata o ridotta commerciabilità dell’immobile “dà diritto al proprietario di ottenere il risarcimento del danno (c.d. danno conseguenza) subito a causa della non disponibilità della somma di denaro sottoposta a garanzia”.  Ma i Giudici di piazza Cavour inoltre affermano che “ove risulti accertata la illegittimità dell’iscrizione e, quindi, venga meno la sua fattispecie costitutiva, si deve rilevare anzitutto che tale danno evento non risulta automaticamente eliminato, perché, se è vero che dal punto di vista del proprietario del bene ipotecato, è possibile far valere il venir meno di quella fattispecie, finché dura la presenza dell’iscrizione ipotecaria, sussiste … una situazione apparente che può creare difficoltà alla commerciabilità del bene, sia scongiurando eventuali proposte di acquisto di terzi sia imponendo un onere di dimostrazione al terzo che voglia acquistare il bene o un diritto su di esso che l’ipoteca non ha più effettività. Ne discende che la permanenza dell’iscrizione pur dopo che sia acclarata l’insussistenza della sua fattispecie costituiva rende ancora configurabile il danno evento derivante da essa e semmai si tratta di valutare se in concreto si sono prodotti danni conseguenza successivamente”. E ancora, “in dipendenza del danno evento costituito dalla permanenza dell’iscrizione che poi sia risultata illegittima, danni risarcibili sub specie di danno c.d. conseguenza originante dalla situazione costituente il danno evento, si possono verificare tanto se si perde una o più occasioni di commerciare il bene (perché il possibile acquirente non stima conveniente acquistare il bene), sia se il bene si riesca a commerciare e, tuttavia, subendo una qualche diminuzione delle utilitates che si sarebbero conseguite se il bene fosse stato libero, cioè conseguendo una diminuzione del prezzo o conseguendo un prezzo vile, oppure un qualche diverso pregiudizio”.

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