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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘illusioni’

La politica continua a vivere in una bolla di grandi illusioni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 settembre 2017

Enrico Cisnetto, “Cortina InConTra”

La politica si affaccia ai riti settembrini più che mai immersa in una bolla di grandi illusioni. E, di conseguenza, gli italiani tornano dalle ferie così come erano partiti: profondamente intrisi di scetticismo. Hai voglia di sbandierare i decimali di pil in più – la ripresa c’è, ma la crescita strutturale è ben altra cosa – o sfornare qualche dato sulla maggiore occupazione – nascondendo che in due casi su tre si tratta di contratti a termine, e che la disoccupazione è altrettanto aumentata – piuttosto che agitare la carota di nuovi bonus dal chiaro sapore elettorale: il sentimento diffuso è che il Paese non sia governato e, soprattutto, che non ci siano le condizioni perché lo diventi prossimamente. D’altra parte, si tratta di un’idea difficile da confutare. Anche a chi, come noi, non batte affatto un cuore populista e disfattista, gli basta vedere, da un lato, la rinuncia codarda a mettere mano alla legge elettorale, e dall’altro la dinamica del dibattito (si fa per dire) politico solo ed esclusivamente incentrato sugli equilibri di potere (presunti), per soccombere alla irrefrenabile pulsione di alzare le mani in segno di resa. Persino il giochetto estivo sull’understatement dell’attuale premier come caratteristica gradita dagli italiani e come premessa per individuare il prossimo – che sarebbe tema serio se fosse affrontato seriamente – finisce per rendere scoraggiante la prospettiva dei prossimi mesi. Nei quali con la manovra di bilancio ci giocheremo la residuale credibilità in Europa e la possibilità di consolidare o meno la ripresa economica, e con la campagna elettorale e il voto decideremo se la prossima legislatura sarà finalmente quella buona per traghettarci nella Terza Repubblica o se sarà l’ennesima occasione sprecata a favore della transizione infinita. Il maledetto vizio di compulsare continuamente i sondaggi e, peggio ancora, di usarli per costruire trame politiche, spinge i partiti a immaginare situazioni che non esistono. Per esempio, si fantastica che il centro-destra unito possa vincere le elezioni e a questo fine si costruiscono a tavolino mediazioni politiche per rendere compatibili la posizione europeista del partito di Berlusconi e Tajani, collocata nell’alveo del partito popolare europeo e nel solco merkeliano della Dc tedesca, con quella eurodisfattista del duo Salvini-Meloni. Trascurando non solo che per vincere ci vogliono i voti – e in un contesto proporzionale questa armata brancaleone non arriverà mai al 51% – che acqua santa e diavolo non sono fatti per stare insieme e che il Cavaliere, per quanti remise en forme faccia, rimane pur sempre un ottantenne senza uno straccio di classe dirigente intorno, ma soprattutto che la cosa è già stata lungamente sperimentata nel passato con esiti disastrosi. Allo stesso modo si immagina che la gauche, spaccata non solo tra il Pd e chi sta alla sua sinistra ma anche e soprattutto dentro i Democratici in un festival dei veti incrociati che si fatica persino a censire, possa in qualche modo tornare a palazzo Chigi, tanto che si discute se ciò sia più probabile con Renzi o qualcun altro, trascurando di percepire che nella società il sentimento diffuso sia quello di voler infliggere una dura punizione a coloro – tutti, Renzi in primis ma nessuno escluso – che hanno abusato del consenso e mortificato le aspettative in modo intollerabile. Forse si fanno illusioni anche i 5stelle, fin qui candidati ad essere il primo partito ma con l’handicap di non aver costruito uno straccio di alleanze, visto che sembrano trascurare l’effetto per nulla positivo sui potenziali elettori che stanno provocando sia i disastrosi risultati degli amministratori locali arrivati alla conquista di alcune città, che le scene un po’ ridicole di sorda competizione interna in un contesto dove tutti contano uno ma due (Grillo e Casaleggio) contano più di tutti gli altri messi assieme.All’intero sistema politico, dunque, sfugge il fatto che in queste condizioni la cosa più probabile, per non dire certa – tanto più se ci si presenterà al cospetto dei cittadini senza essere riusciti ad evitare la mortificazione di doverli costringere a votare con due mozziconi di leggi elettorali rivenienti da altrettanti bocciature della Corte Costituzionale – è che le elezioni non laureino alcun vincitore. Cosa che non rappresenterebbe un dramma se le forze politiche, consce di questa probabilità, si muovessero fin d’ora a creare le condizioni per cucire, dopo, le alleanze necessarie a dare un governo al Paese. Non si dice, come noi invece abbiamo sempre auspicato e come bisognerebbe fare in un paese serio, che questo “patto di governabilità” sia sottoscritto adesso, o comunque prima del voto, ma che almeno si evitasse di parlare fin d’ora di inciucio come se le larghe intese tra moderati e riformisti fossero una lesione alla democrazia.L’unico embrione di questa discussione s’intravede in qualche analisi giornalistica circa le qualità della leadership che occorre in una fase politica come questa. Assodato che il decisio-bullismo alla Renzi è stato (giustamente) rottamato da tutti (tranne che dal suo inventore), si discetta se è meglio il piglio di Minniti – che sta facendo complessivamente molto bene il suo mestiere, come dimostra il fatto che una parte non piccola del suo partito non glielo riconosce – e di Calenda o la sorniona bonarietà di Gentiloni. Detta così pare un gioco estivo da spiaggia, e infatti quasi sempre finisce a gossip. In realtà, dietro c’è (ci sarebbe) un’analisi politica molto profonda da fare, riguardo l’eccesso di leaderismo che ha caratterizzato la nostra Seconda Repubblica (e in generale il mondo dopo il passaggio del secolo) e gli effetti dell’ubriacatura maggioritaria che non ha affatto portato maggiore governabilità. Occorre dunque ripartire dalla natura del sistema politico – e di conseguenza istituzionale – che occorre per far uscire l’Italia dal declino imboccato un quarto di secolo fa. C’è il tema dei partiti – che vanno rivalorizzati, ma senza nascondere il fatto che non possono più essere come quelli del dopoguerra – della loro capacità di rappresentanza in una società atomizzata e liquida come la nostra, e del peso che essi debbono avere rispetto alle leadership personali. E c’è il tema delle alleanze tra soggetti politici diversi, che a sua volta pone quello delle figure più adatte alla mediazione, necessariamente inclusive ma non per questo prive del necessario decisionismo.Nonostante tutto, non vogliamo arrenderci allo scoramento. Buona ripresa. (Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it)

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Le illusioni del protezionismo e del mercantilismo

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 febbraio 2017

adam-smithAdam Smith (1723–1790), filosofo ed economista, si e’ rivoltato nella tomba a sentire le proposte protezioniste e mercantiliste del presidente degli USA, Donald Trump. La teoria del vantaggio comparato non e’ pane per Trump che dichiara “Dobbiamo proteggere i nostri confini dalle devastazioni di altri Paesi che fanno i nostri prodotti, che rubano le nostre aziende e distruggendo il nostro lavoro”. Forse Trump non sa che il 40% delle aziende, censite nella classifica Fortune 500, sono state fondate da immigrati o da figli di immigrati. Insomma il presidente Trump non crede ai vantaggi reciproci della libera circolazione delle persone, dei beni e dei servizi. Anche se alcuni settori dell’economia degli Stati Uniti sono stati danneggiati da un aumento degli scambi con la Cina, gli Stati Uniti hanno anche beneficiato largamente del basso costo dei beni di consumo importati dalla Cina e della possibilita’ di esportare in un mercato di grandi dimensioni e in rapida crescita.
Sembra di sentire alcuni politici nostrani che propongono di “produrre quel che mangiamo e mangiare quello che produciamo”. In questo modo si arriverebbe alla fame perche’ meta’ del frumento lo importiamo; ma la frase e’ bella e fa effetto, soprattutto sui sovranisti che sarebbero i nazionalisti di turno. L’autarchia non serve e pare che la memoria serva ancor meno salvo, poi, far pagare il prezzo di certe scelte agli ingenui di turno. Si ricordi “l’italianita’ di Alitalia” come e’ andata a finire: 7,4 miliardi a carico dello Stato (studio Mediobanca), cioe’ del cittadino contribuente e la “compagnia di bandiera” sempre sull’orlo del precipizio. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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1943: l’anno delle illusioni

Posted by fidest press agency su sabato, 27 luglio 2013

Il 1943 può essere definito come l’anno delle illusioni: si illusero i congiurati del Gran Consiglio del Fascismo di salvare il Regime sacrificando Mussolini; si illusero il Re e Badoglio di tradire l’alleato senza pagare dazio; si illusero i ragazzi di Salò di difendere l’onore d’Italia e finirono col combattere i propri fratelli; si illusero i partigiani di sostituire la dittatura fascista con quella del proletariato, pensando di fare dell’Italia una repubblica sovietica e si ritrovarono, invece, a sostenere la monarchia e l’occupante americano; si illusero infine gli italiani convinti che la guerra fosse finita, quando invece ne stava per iniziare una seconda ben peggiore.Tutto ebbe inizio il 25 luglio 1943 quando, con una deliberazione del Gran Consiglio del Fascismo, il Regime cessò di esistere. Mussolini, pur potendo rigettare l’ordine del giorno del Ministro Grandi e far arrestare i congiurati, inspiegabilmente accettò il deliberato che lo esautorava di tutti i suoi poteri per essere trasferiti al Re.Intanto Vittorio Emanuele III con i vertici delle Forze Armate tramava per liquidare Mussolini, come primo atto per poi passare dalla parte vincente, quella degli alleati.Il responso del Gran Consiglio, contrariamente alle intenzione dei protagonisti (che di fatto si comportarono come utili idioti, per dirla alla Lenin), tornò utile al Re per dare una insperata veste istituzionale a quello che fu a tutti gli effetti un Colpo di Stato.L’indomani Mussolini, rispettoso delle regole e convinto della correttezza di Vittorio Emanuele III, si presentò al monarca per rassegnare le proprie dimissione da Capo del Governo. Il Re, il cui unico scopo era quella di salvare la corona e se stesso dal tracollo bellico, con un atto inconcepibile dal punto di vista istituzionale, lo fece sequestrare (e non arrestare in quanto ne mancavano i presupposti giuridici).Tutti i poteri furono affidati ai vertici dell’esercito che instaurarono una dittatura militare con a capo il Maresciallo Badoglio. Del nuovo esecutivo nessun esponente politico ne faceva parte in quanto i partiti rimanevano fuori legge al pari del partito fascista nel frattempo sciolto.A parte qualche spontanea manifestazione di giubilo, derivante dall’equivoco che con la caduta del regime sarebbe finita la guerra, degli antifascisti e dei partigiani neanche l’ombra, li avremmo visti solo dopo al seguito delle vittoriose truppe alleate.Il nuovo governo si affrettò a rassicurare l’alleato tedesco circa la fedeltà dell’Italia e il proseguimento della guerra al suo fianco e nel contempo avviò segreti contatti con gli angloamericani per passare armi e bagagli dalla parte del nemico, nella patetica illusione di uscire indenni da una guerra che volgeva al peggio.L’8 settembre del 1943 arrivò l’annuncio di Badoglio che chiamò armistizio quello che in realtà fu tradimento: nel volgere di 24 ore i tedeschi divennero improvvisamente nemici e gli invasori americani alleati.Questo atto scellerato non mutò le sorti del conflitto, non servì a lenire le sofferenze della popolazione civile che continuò a lungo a morire sotto i bombardamenti terroristici dell’aviazione angloamericana. Servì solo a scatenare l’ira vendicativa di Hitler, in quel momento padrone assoluto del nostro Paese.
Con il rovesciamento del fronte e il passaggio dell’Italia dalla parte degli angloamericani (che faceva presagire una rapida e vittoriosa conclusione del conflitto), si riorganizzarono i vecchi partiti che seppero, soprattutto quello comunista che aveva mantenuto una sua struttura clandestina, cogliere al volo quella insperata opportunità di tornare ad essere protagonisti della vita politica italiana. La guerra invece continuò per altri 18 mesi e nel conflitto tra eserciti si inserirono i partigiani, alcuni smaniosi di ricostruirsi una verginità politica dopo essersi affermati grazie al regime, altri per attribuirsi delle onorificenze da spendere al tavole della spartizione del potere alla fine del conflitto. E fu guerra civile.Questi sono i fatti che ognuno può giudicare, ma che dubito si possano contestare. (Gianfredo Ruggiero, presidente Circolo Culturale Excalibur – Varese)

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Illusioni e sogni

Posted by fidest press agency su domenica, 3 luglio 2011

Torino 10 Luglio – ore 10-23 Il mondo di Joele, via Saluzzo 30, Illusioni e sogni Secondo appuntamento della rassegna “Illusioni a corte” con esposizione di abiti, tele e sculture africane; performance “ArteCiboAfrica” con tecniche d’improvvisazione teatrale tra arte e cibo della gastronoma-coreografa-danzatrice Rosa Cerritelli; proiezione di “Benvenuto in San Salvario” di e con Enrico Verra, “Appunti per un’Orestiade africana” di Pier Paolo Pasolini. Programma:
• Ore 10 – esposizione di pitture, sculture e fotografie sul tema “Africa”, affiancate e accompagnate dagli abiti dello stilista senegalese Niass, che ha aperto un atelier in via Galliari e ha recitato in “Benvenuto in San Salvario”.
• Ore 18,30 – performance musicale con djembe e strumenti africani.
• Ore 19,30 – “ARTECIBOAFRICA” con tecniche d’improvvisazione teatrale tra arte e cibo della gastronoma-coreografa-danzatrice Rosa Cerritelli.
• Ore 21 – in collaborazione con Piemonte Movie, proiezione di “Benvenuto in San Salvario”, presentato dal regista Enrico Verra e, a seguire, “Appunti per un’Orestiade africana” (Pier Paolo Pasolini, 63′, 1968-69). Ingresso libero

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Alla vigilia dei ballottaggi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 Mag 2011

“Berlusconi si rassegni: ha finito il suo tempo anche a Trieste”. Lo ha affermato l’europarlamentare del Pd Debora Serracchiani, commentando le parole del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il quale in un videomessaggio ha detto che ‘i ballottaggi del 29 maggio sono una nuova sfida, a Milano come a Napoli, a Trieste come a Cagliari’. Secondo Serracchiani, che è segretaria regionale del Pd in Friuli Venezia Giulia, “in particolare nelle città del nord, dopo anni di illusioni è caduto il velo e la gente non si fida più di Berlusconi e tantomeno delle sue promesse. Per questo si sbriciolano i feudi del Pdl come Trieste, dove i cittadini stanno per sciogliersi dalla grigia cappa del Cavaliere e dei suoi valvassini locali”. “La più penosa ammissione di fallimento di Berlusconi – ha aggiunto Serracchiani – è l’appello ai moderati, proprio a coloro che gli hanno girato le spalle perché stufi dei suoi eccessi, schiamazzi e fallimenti, persone che chiedono alla politica di cambiare tono e di fare il suo dovere, cioè buon governo e – ha concluso – buona amministrazione”. (Giancarlo Lancellotti)

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Musical “The last five years”

Posted by fidest press agency su domenica, 7 marzo 2010

Bologna 9 e mercoledì 10 Marzo, alle ore 21, al Teatro Dehon, Pino Insegno e Artisti Associati presentano Francesca Taverni e Cristian Ruiz in “Questi 5 anni”, versione italiana del musical “The last five years”, su licenza esclusiva di Musical Theatre International (MTI). Regia Piero Di Blasio, musiche Jason Robert Brown, adattamento italiano Simone Leonardi. Aiuto regia Alessandro Palmieri, costumi Simona Giorgi, arrangiamenti musicali Primiano Di Biase. Pino Insegno &  La tensione emotiva e la giusta dose di ironia che il musical contiene, sono nelle mani dei due interpreti che con grande maestria trasportano lo spettatore all’interno della storia d’amore, raccontata con tutte le caratteristiche che ognuno di noi vive e ha vissuto nel suo quotidiano: gioia, eccitazione, innamoramento, ma anche illusione, paura e rabbia, tutti gli aspetti  di una grande storia d’amore! La vicenda vissuta e raccontata dai due attori viene proposta da diverse angolazioni temporali, lei parte dalla fine del loro sodalizio amoroso a ritroso nel tempo, lui invece racconta tutto cominciando dal loro primo incontro fino al giorno in cui il loro matrimonio avrà fine. Questa è la peculiarità che fa di questo musical uno spettacolo di prosa completamente cantato. (pino insegno)

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Campagna elettorale e untori della sicurezza

Posted by fidest press agency su martedì, 3 novembre 2009

“In concomitanza dell’apertura della campagna elettorale – afferma Carmine Abagnale – si ricomincia con il balletto della sicurezza e, stando alle dichiarazioni sentite in questi giorni, molti si illudono di avere una ricetta pronta per risolvere questo problema. Persone che fino ad oggi si sono interessate di tutt’altro, improvvisamente sembra che, come  maghi, abbiano trovato la ricetta miracolosa. Queste forme di illusioni per i cittadini, vengono alla luce ogni volta che si avvicinano le campagne elettorali: infatti tra pochi mesi si aprirà “la battaglia” delle elezioni regionali e così, puntuale, incomincia il tam –tam sulla sicurezza. Assistiamo alla parata delle proposte più assurde. C’è chi propone di utilizzare i vicini per vigilare la propria casa, chi propone di instaurare un colloquio con le prostitute per eliminare il fenomeno oppure chi si preoccupa del flop delle ronde.” “Vediamo, osserva Abbagnale, invece da vicino altri temi. La questione ronde: si è fatto intorno a questo tema un gran baccano, ignorando quello che dice realmente la legge. Prima ci si è allarmati senza ragione, poi si è gridato al “flop” del progetto ronde. Non c’è stato nessun “flop”, ma solo una fisiologica scrematura in base alla legge. La spiegazione insomma è molto semplice: il decreto sulle ronde prevede delle caratteristiche precise e molto stringenti (che eliminano anche il rischio “fai da te”), per cui è successo che molte associazioni non avendo nè i titoli né tantomeno le caratteristiche per affrontare questa sfida, invece di adeguarsi, hanno preferito continuare a fare attività sociali. Attività in cui, fra parentesi, le istituzioni investono molte più risorse rispetto al settore sicurezza, dove si rischia di più e per giunta bisogna fare volontariato puro.”  “Infine – conclude Abagnale – si fa un gran parlare di “sicurezza partecipata”, tema in cui sono molto ferrato, data la mia esperienza di poliziotto. Bisogna essere realisti: oggi come oggi è quasi impossibile coinvolgere i cittadini perché nel momento in cui il cittadino riferisce direttamente alle forze dell’ordine un fatto criminoso, il nostro sistema giudiziario prevede l’identificazione del cittadino, la testimonianza al processo e tutte le conseguenze “sgradevoli” che ne possono derivare. Ecco su cosa si basa l’idea delle “ronde”: è un sistema che serve a fare da filtro tra i cittadini e gli atti criminosi, di degrado e di ricezione di suggerimenti.. Per conoscere i risultati positivi di questo tipo di attività basta chiedere al settore sicurezza del comune di Milano: ci si renderà conto di quante confidenze sono state fatte dai cittadini alle cosiddette “ronde” e quanti interventi sono stati fatti. Inoltre, queste persone stanno raccogliendo numerosi dati di ogni strada del milanese i quali, inseriti in un apposito database, stanno contribuendo a costruire la mappa del rischio di Milano. Una mappa che il sindaco, di volta in volta, utilizza e riferisce al comitato di Ordine e sicurezza pubblica per gli interventi da effettuare dalle forze dell’Ordine.”

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A Rimini la potenza nomade

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 ottobre 2009

Dal 23 al 25 ottobre il Grand Hotel di Rimini ospita decine di protagonisti che parleranno dei valori, delle illusioni, della speranze della gioventù errante. “La potenza nomade. Valori, illusioni, speranze della gioventù errante” è il titolo della XXXV edizione delle Giornate Internazionali di Studio promosse da Eni, organizzate dal Centro Pio Manzù e Intesa San Paolo. Sul palcoscenico del teatro Novelli sfileranno volti di giovani artisti, che hanno rivoluzionato la musica e l’arte, da quello di Giovanni Allevi, a quello di Morgan, passando per la più giovane direttrice dell’orchestra del Festival di Sanremo, Federica Fornabaio. “Le vere protagoniste di quest’anno – spiega Gerardo Filiberto Dasi – saranno le donne. Io credo da sempre molto nel genere femminile, perché capisce prima, e agisce per cambiare con buon senso e umiltà”. Ecco perché a Rimini arriveranno Suzanne Mubarak, la first lady dell’Egitto, Margarita Cedeno De Fernandez, first lady della Repubblica domenicana, che in ottobre diventerà ambasciatrice speciale della Fao, ma anche la giovane ministra del commercio estero degli Emirati Arabi Uniti,  Lubna Al Qasimi. Accanto a loro ci saranno anche l’atleta e modella statunitense Almee Mullins, la fondatrice di Friend of Africa International, Onyeka Obasi e l’artista hip hop americana Tony Blackman. Non mancheranno poi sociologi, politologi, giornalisti, economisti e politici. Hanno già confermato la loro presenza il ministro della gioventù, Giorgia Meloni, il ministro per la cooperazione economica e per lo sviluppo tedesca, Heidemarie Wieczorek-Zeul, il presidente del Parlamento Europeo dei giovani, Guillame Borie e altri rappresentanti governativi dei principali Paesi dell’Ue. “Il tema di quest’anno – aggiunge Dasi – è una sfida, l’ennesima. In questi anni i giovani hanno dimostrato di essere in grado di rispondere con intelligenza e passione ai grandi cambiamenti subiti dalla società. E dall’arte e dalla cultura arrivano risposte interessanti. Risposte che vanno oltre la crisi, la depressione, la paura del futuro”. Sono i giovani che lottano per trovare lavoro e per ritrovarsi in una società nella quale le grandi narrazioni (partiti, credi religiosi e sociali) si sono sbriciolati irrimediabilmente ad inventare giorno dopo giorno quel lampo veloce che inizia ora e che si chiama futuro. E qualcosa in più potranno dirlo giovani come il grafittaro italiano Bros o il fondatore di Vitaminic e DPxel, Gianluca Dettori, ma anche studiosi, come l’esperto di media Manuele Castells, alla sua prima volta in Italia. I seminari sono aperti al pubblico e gratuiti. Info e iscrizioni: http://www.piomanzu.org

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Collettiva Summertime

Posted by fidest press agency su domenica, 14 giugno 2009

matteo clementiTeramo fino al 31 Luglio 2009, presso la Galleria Piziarte in Viale Francesco Crucioli 75a Manuela e Patrizia Cucinella , , presentano “Summertime” collettiva dedicata a giovani artisti della nuova figurazione italiana: Angelo Barile, Matteo Clementi, Constantin, Danilo Di Nenno, GianLuca Doretto, Sam Punzina.  La forza creativa dell’esposizione esprime costante interdisciplinarietà, ricerca di differenti modi espressivi, ettenzione all’estetica delle forme e in un gioco di continui rimandi, sfoga il suo bisogno esplosivo di contestualità e contemporaneità. E’ questo un avvincente viaggio nell’arte che intinge” il femminile” nel margine tra realtà e sogno, distorce volti e altera fisionomie, cattura spiriti inquieti per proiettarci in un mondo fontastico “di alchimie ed illusioni” quale momento vitale, esodo senza finzione, fatto di fughe, colori accesi e forme fiabesche mettendo a dura prova l’immaginazione plastica del visitatore che senza rendersene conto, vive nell’opera la sua capacito’ di esplorare quel mondo intorno e davanti a se che nella realtà difficilmente riesce a vedere.  (Immagine: Matteo Clementi)

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La Cigl in piazza: esplode la guerra dei numeri

Posted by fidest press agency su domenica, 5 aprile 2009

Editoriale fidest.Roma ha vissuto un’altra giornata con un bagno di folla lungo le strade che hanno convogliato i manifestanti al grande raduno al Circo Massimo. Ma prima ancora di parlare di contenuti è esplosa la polemica dei numeri. Gli organizzatori parlano di oltre due milioni di persone e la Questura di appena duecentomila. Sembra quasi che il successo debba solo dipendere da quanti sono scesi in piazza e accolti, per altro, con ironia dal ministro Brunetta che parla di “scampagnata”. Se da una parte non dobbiamo enfatizzare l’evento dandogli significati che vanno oltre le buone intenzioni dei promotori dall’altra non prenderei sottoganmba una protesta che, probabilmente, va oltre la presenza fisica dei convenuti. Quanti sono rimasti a casa? Quanti hanno seguito i cortei alla televisione? Quanti hanno solidarizzato, sia pure restando comodamente seduti in poltrona? Non è facile quantificarli, ovviamente. Presumo siano stati milioni. Questo perché? E’ un perché arduo da rispondere anche da parte degli  addetti ai lavori. Il fatto è che questa crisi ha messo a nudo tutte le nostre fragilità come italiani, in primis, e  come europei e cittadini del mondo. E’ la logica perversa del consumismo che ha inaridito gli animi e ci ha resi più  egosti e opportunisti. E’ la logica disumanizzante di un arrivismo, di una lotta per il primato che va oltre una  sana competizione e ci fa giocare sporco. Il rischio è quello di tutti contro tutti o, se vogliamo, del “divide et impera” da parte di chi oggi ci comanda. Ma il pericolo, a mio avviso, non è tanto la crisi quanto il rischio che i soliti opportunisti si facciano vivi speculando sulle miserie altrui per venderci altre illusioni, per sfruttarci più di quanto non lo hanno già fatto. Possibile che non ci rendiamo conto che respiriamo l’aria delle facili promesse dove regna incontrastata la logica gattopardesca: del tutto cambiare per nulla cambiare. La verità è che due terzi della popolazione italiana, per quel che ci tocca da vicino, ma la proporzione potrebbe valere per tutti gli altri nel mondo, se non di più,vive in provertà da quella estrema a condizioni meno traumatiche ma pur sempre modeste restando ben lontani dal pio desiderio dei benpensanti, ma solo a parole, di un’equa ridistribuzione delle risorse. Usque tandem?… (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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