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TAV, ILVA e i Sindacati Padroni

Posted by fidest press agency su domenica, 4 novembre 2018

A Torino, il presidente dell’Unione industriali, accompagnato da sindacalisti e politici complici, ha evocato la marcia dei 40.000 del 1980 come possibile risposta se si bloccasse la TAV. La ‘’grande opera” è difesa con le unghie e con i denti da quell’intreccio perverso partiti/sindacati/impresa/malaffare che si è materializzato lo scorso lunedì sotto le finestre del palazzo comunale di Torino. Poco importa che la TAV sia inutile, dal costo insostenibile, che sottragga risorse allo stato sociale, foraggi un sistema clientelare corrotto e che sia ambientalmente devastante; l’importante che sia profittevole per i loro indicibili e privatissimi interessi. Non è certo un caso che i SI TAV rievochino quella marcia che dopo 35 giorni di sciopero in Fiat, segnò la capitolazione della cgil alla volontà del padronato, trascinando nella polvere l’intero movimento operaio. I padroni hanno paura che la protesta, fortissima nel territorio, si saldi con le lotte del movimento sindacale conflittuale a cui essi tentano a loro volta di fare paura. A Taranto, da lunedì ha avuto inizio all’Ilva la nuova era della multinazionale dell’acciaio, con sede in Lussemburgo, l’ArcelorMittal. Sono infatti cominciate ad arrivare le lettere di messa in cassa integrazione agli oltre 2600 operai di cui l’Ilva vuole liberarsi . Grazie all’accordo firmato il 6 settembre da cgil,cisl,uil,ugl e usb con governo e ArcelorMittal, quest’ultima ha avuto mani completamente libere per decidere chi espellere dalla fabbrica.
Esattamente come avevamo denunciato il giorno dopo l’accordo e nei giorni del referendum truffa, durante il quale gli operai dovevano votare a scheda aperta davanti agli stessi sindacalisti che avevano firmato l’accordo.
Ora, chi ha osato tenere la testa alta e votare no, chi ha scioperato il 26 ottobre con la FLMU/CUB e SGB, chi ha lottato in questi anni per la riconversione delle fonti inquinanti e per il diritto alla salute e al lavoro; dal 1 novembre non dovrà più presentarsi al
lavoro. L’ammucchiata dei sindacati firmatari, oggi versa lacrime di coccodrillo per tentare di salvare la faccia dopo avere venduto il culo degli operai, dando dimostrazione di non curarsi minimamente dei veri interessi dei lavoratori e della classe in generale, ma esclusivamente di quelli dei padroni.
La Taranto dell’Ilva e la Torinodella TAV, sono due dei luoghi dove in questa fase emergono maggiormente le contraddizioni politiche interne ed esterne ad un governo che si definisce “del popolo” e dove allo stesso tempo si rende evidente la natura complice degli interessi padronali ed antipopolari di alcuni sindacati. Le grandi, belle e combattivemanifestazioni che il 26 ottobre hanno percorso le strade di quelle città rappresentano metaforicamente un filo rosso che come SGB, abbiamo steso in occasione dello sciopero generale del sindacalismo di base, un filo che vogliamo rafforzare a favore degli interessi dei lavoratori e dei settori popolari, contro la prepotenza del padronato, della politica e del sindacalismo complice. Sosteniamo le lotte dei lavoratori e della cittadinanza tarantina per la riconversione dell’Ilva e le lotte NOTAV della popolazione torinese per lo STOP alla “grande opera”!

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Ilva, USB: ottenuta la salvaguardia integrale dell’occupazione, ma l’Italia perde un pezzo

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 settembre 2018

Arcelor Mittal questa notte ha dovuto accettare le condizioni che come Unione Sindacale di Base abbiamo posto per la chiusura dell’accordo sindacale sull’acquisizione del gruppo Ilva.
Abbiamo ottenuto la salvaguardia integrale dell’occupazione, il mantenimento di tutti i diritti acquisiti retributivi e di legge, in particolare il mantenimento dell’articolo 18 a tutela dei licenziamenti discriminatori. Quindi a tutti i lavoratori assunti da Arcelor Mittal non verrà applicato il Jobs Act. Nessun lavoratore di Ilva verrà licenziato, nessuno uscirà dalla fabbrica contro la sua volontà.Abbiamo ottenuto un Piano di Ambientalizzazione significativamente migliorato rispetto a quello contenuto nel contratto di cessione sottoscritto dall’ex ministro Calenda per il precedente governo.Tuttavia non dobbiamo nasconderci che con la cessione del gruppo Ilva il nostro Paese perde un pezzo importante del suo patrimonio industriale, che finisce nelle mani di una multinazionale. Continuiamo a pensare che la nazionalizzazione di un settore strategico dell’economia nazionale come la produzione dell’acciaio sia l’unica strada per coniugare lavoro, diritti, salari, politiche industriali e ambientalizzazione.Per queste ragioni, se diamo un giudizio più che positivo sui contenuti dell’accordo sindacale, non possiamo che essere insoddisfatti per un’operazione di cessione dell’acciaieria più grande d’Europa, un’operazione che contribuisce alla progressiva spoliazione del nostro patrimonio industriale. La battaglia di USB per un nuovo impegno diretto dello Stato nell’economia non è finita. (Francesco Rizzo, USB Taranto, Sergio Bellavita, USB Nazionale)

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Usb sul Ilva: confermato lo sciopero

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 settembre 2018

Arcelor Mittal si è presentata alla ripresa della trattativa su Ilva, al ministero del Lavoro, senza alcuna differenza sostanziale dalle posizioni intransigenti che non hanno consentito di raggiungere un accordo nei mesi scorsi.La presunta garanzia occupazionale al termine del piano industriale è offerta solo se a costo zero per l’azienda, cioè con taglio salari, cassa integrazione o licenziamenti. Così come non vi è alcuna risposta positiva sul mantenimento dei diritti acquisiti a tutela dal licenziamento discriminatorio, il vecchio articolo 18.
Per l’Unione Sindacale di Base, con queste posizioni, non c’è pertanto alcuna condizione per concludere un accordo.Un mese dopo l’ultimo incontro, Arcelor Mittal si è dunque ripresentata nel Salone degli Arazzi in stile tre scimmiette: non vedo (la situazione), non sento (le richieste dei lavoratori), non parlo (di piani industriali). Atteggiamento che cozza clamorosamente con l’ottimismo manifestato dal ministro Di Maio ancora in apertura dell’incontro e poi fatto artatamente trapelare durante il pomeriggio.L’Unione Sindacale di Base, di fronte all’arroganza di Arcelor Mittal, ribadisce la propria linea: in assenza di novità immediate e sostanziali, procedere con l’annullamento della gara e portare Ilva sotto il controllo pubblico. Arcelor Mittal non può pensare di imporre condizioni di alcun genere, tanto meno inventando impossibili bilanciamenti tra garanzie occupazionali e tutela dei salari, oppure tra articolo 18 e assetti industriali.USB si è battuta e si batterà perché siano assicurati tutela dell’occupazione, continuità dei salari e tutela ambientale. È ora che Mittal faccia quel passo avanti che a tutt’oggi rifiuta di fare, protetta fino a pochi mesi fa dal precedente governo e dall’ex ministro Calenda, sui quali il nostro giudizio rimane molto duro. Se da questo tavolo nascerà un buon accordo, bene. Altrimenti si annulli la gara, senza esitazione alcuna.
I lavori sono proseguiti fino a tarda sera. Resta confermato lo sciopero di tutto il gruppo proclamato per martedì 11. (Francesco Rizzo – USB Taranto Sergio Bellavita – USB Nazionale)

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Ilva, USB: nessun passo avanti

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 luglio 2018

Si è concluso in tarda mattinata l’incontro promosso dal ministro Di Maio sulla cessione di Ilva ad Arcelormittal. L’azienda ha esposto il cosiddetto “addendum” ovvero le modifiche al piano ambientale apportate dietro richiesta esplicita del governo.Il piano è in sostanza quello precedente con qualche significativa accelerazione sui tempi di realizzazione delle opere. Un fatto positivo ma che non modifica nella sostanza gli impegni economici su questo terreno e non garantisce la produzione di acciaio compatibile con il diritto alla salute ed il rispetto dell’ambiente.Inoltre la stessa determinazione del governo a modificare il piano ambientale non è stata messa in campo sul terreno occupazionale per quanto a oggi è dato sapere. Ci attendiamo quindi un ruolo attivo del governo in questa vertenza. È ancora il governo il soggetto che può e deve indurre la multinazionale a modificare la sua posizione. O, parimenti, decidere una strada alternativa a quella della cessione del gruppo ai privati. (Francesco Rizzo USB Taranto Sergio Bellavita USB nazionale)

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ILVA: rischi per la salute restano a livelli non tollerabili

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 aprile 2018

Bruxelles. Anche rispettando tutti gli standard ambientali previsti, i rischi per la salute dei residenti di Taranto non si ridurrebbero sostanzialmente, affermano i deputati della commissione petizioni.
Secondo la relazione approvata martedì, sulla missione conoscitiva a Taranto effettuata lo scorso 18 e 19 luglio da una delegazione della commissione PETI (petizioni) per incontrare i vertici dell’ILVA e dell’ENI e visitare gli impianti, anche qualora le suddette aziende applicassero tutte le misure preventive previste dalla legge, i rischi per la salute dei residenti nelle zone limitrofe rimarrebbero a livelli non accettabili.Secondo i deputati, non ci sarebbero le condizioni necessarie per permettere un incremento della produzione a più di 8.5 milioni di tonnellate annue, così come proposto dall’azienda. Contrariamente, si raccomanda un limite produttivo di 6 milioni di tonnellate, limite che dovrebbe rimanere in vigore fino a che l’azienda non metterà in atto tutte le misure precauzionali per prevenire i danni ambientali.
Nel testo si sottolinea poi come l’ILVA non abbia rispettato gli obblighi ambientali né le scadenze imposte dal governo Italiano per ridurre l’impatto sul territorio, ad esempio non adottando le misure necessarie per proteggere la salute dei cittadini, come la copertura dei parchi minerali.I deputati hanno più volte denunciato come i dati esposti dai dirigenti dell’ILVA e dell’ENI siano stati spesso in contrasto con quelli presentati da cittadini firmatari della petizione, oltre alla poca trasparenza degli organi nazionali e locali, responsabili dei controlli per la salute pubblica e l’ambiente.Spetterebbe proprio a tali organi e ai dirigenti dell’ILVA e dell’ENI il dovere di rinstaurare la fiducia dei cittadini nei loro piani ambientali e nei loro progetti industriali e promuovere un dialogo per coinvolgerli in tutte le decisioni che riguarderanno la loro qualità di vita.Il testo è stato approvato con 25 voti favorevoli e 2 contrari.

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USB: facciamo chiarezza sulla vertenza Ilva

Posted by fidest press agency su martedì, 10 aprile 2018

La lunga e tortuosa vicenda della cessione del gruppo Ilva ad ArcelorMittal entra in una fase cruciale. È bene quindi fare il punto della situazione con rigore e trasparenza. ArcelorMittal si è aggiudicato il bando di gara costruito dai commissari dell’amministrazione straordinaria sotto egida del governo che, senza dubbio alcuno, ha sostanzialmente determinato le condizioni della cessione.La gara è stata costruita senza vincolo alcuno al mantenimento della piena occupazione del gruppo siderurgico. ArcelorMittal si sarebbe – usiamo il condizionale perché l’atto di cessione è tutt’ora secretato – aggiudicata Ilva con l’impegno all’assunzione di 8.500 lavoratori su un totale di 14.200, pari ad un 40% di esuberi, sino al termine del piano industriale nel 2023.Gli 8.500 lavoratori passerebbero alle dirette dipendenze di AM Investco, mentre i restanti 5.700 resterebbero in carico all’Ilva in AS.Il successivo intervento del ministro Calenda avrebbe convinto ArcelorMittal ad accettare 10.000 assunzioni anzichè le 8.500 pattuite, tuttavia questo nuovo impegno pare essere solo verbale e solo sino al 2023. In altri termini nel 2023 si paventano nuovi 1.500 esuberi.In questo passaggio è prevista la novazione del rapporto di lavoro per coloro che passeranno in AM Investco. I lavoratori verrebbero chiamati a sottoscrivere la personale rinuncia ad ogni pretesa nei confronti di Ilva ed a accettare le nuove condizioni.
Il management di ArcelorMittal ha esplicitamente detto più volte che le condizioni economiche, normative e i diritti acquisiti (anzianità, art.18 lg.300/70) vanno negoziate.
I lavoratori non assunti da AM Investco finirebbero nel vortice degli ammortizzatori sociali. Parte di loro forse impiegati dentro gli stabilimenti in “prestito” ad ArcelorMittal, i più in cassa integrazione e altri nelle operazioni di bonifica, sulle quali peraltro poco o nulla è dato sapere, in un quadro di possibile incentivazione all’esodo a gestione commissariale con ingenti risorse pubbliche.Questi lavoratori “beneficierebbero” del mantenimento di ogni diritto acquisito essendo in continuità di rapporto di lavoro.
Sin dal primo giorno, come Unione Sindacale di Base, in sostanziale sintonia con la quasi totalità della delegazione sindacale, abbiamo giudicato il piano industriale 2019-2023 incoerente con gli obiettivi ambiziosi di produzione. L’incoerenza tra livelli produttivi e occupazionali è in realtà spiegabile in parte con la scelta di ArcelorMittal di esternalizzare tutte le attività complementari degli stabilimenti ad aziende terze. Un modello di organizzazione del lavoro inaccettabile che disimpegna la multinazionale dal mantenimento di uno standard qualitativo sul terreno della sicurezza, dei salari e dei diritti per migliaia di lavoratori.
In questo quadro non è dato sapere quale sarà l’impatto dal punto di vista occupazionale ma è evidente che ci sono tante ragioni per essere preoccupati. Sono migliaia i lavoratori che quotidianamente operano negli stabilimenti del gruppo spesso in condizioni di sfruttamento intollerabili e che rischiano di pagare un ulteriore prezzo altissimo alle scelte del governo e della multinazionale. Le notizie che trapelano in merito alle decisioni dell’Antitrust in sede europea, rispetto alla concentrazione di produzione in capo ad ArcelorMittal con l’acquisizione delle quote Ilva, parlano di una compensazione imposta attraverso una dismissione di attività di ArcelorMittal in giro per l’Europa.
Il tavolo costituito tra azienda e organizzazioni sindacali è solo ospitato dal Ministero dello Sviluppo economico in quanto parte della procedura art.47 i cui termini di legge sono stati reiterati sine die.E’ del tutto evidente che in questo quadro una trattativa vera e propria non c’è in quanto il negoziato è condizionato da accordi costruiti in altre sedi ed al sindacato viene chiesto semplicemente di ratificare, mediando, questi impegni.La responsabilità che il governo si è assunta è enorme. ArcelorMittal si muove quindi nel rispetto degli impegni che si è assunta con il governo ed è comprensibile che non abbia nessuna intenzione di cambiarli.
Spetta in primo luogo al governo rimettere in discussione quell’accordo. Questa è la condizione sine qua non per avviare la trattativa.Il prossimo 11 aprile si decide se e come proseguire il confronto. Qualora il quadro fosse immutato proporremo a tutta la delegazione sindacale di prendere atto che non ci sono le condizioni per proseguire oltre. Come USB nella riunione con governo e management abbiamo dichiarato l’indisponibilità a soggiacere al ricatto che si preannuncia: “accettare queste condizioni o Ilva chiude. Siamo certi che esistono altre soluzioni per un rilancio produttivo del gruppo e per le indispensabili opere di ambientalizzazione.
(Sergio Bellavita USB nazionale, Francesco Rizzo USB Taranto – in sintesi)

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Ilva: decreto Renzi incostituzionale

Posted by fidest press agency su martedì, 27 marzo 2018

La Corte Costituzionale ha sancito l’incostituzionalità del decreto con cui il governo Renzi aggirò nel 2015 il sequestro dell’altoforno 2 disposto dalla magistratura a seguito dell’esposto di USB sull’uccisione di un operaio Ilva sul lavoro. Con quel provvedimento l’esecutivo consenti all’acciaieria tarantina di proseguire le attività dell’altoforno nonostante le evidenti gravissime carenze in termini di sicurezza di un impianto che solo poche settimane prima con un getto di ghisa aveva ucciso Alessandro Morricella. Ed è proprio grazie alle denunce di USB Taranto che oggi la Corte Costituzionale ha dichiarato l’incostituzionalità di quel decreto.
La soddisfazione nel vedere fondamento giuridico alle proprie battaglie non può ovviamente accontentare USB. In primo luogo perché oggi quella sentenza, che pure è un precedente importante per bloccare in futuro ogni deroga vergognosa al diritto alla salute ed alla sicurezza, non ha alcun effetto sulla vicenda Ilva. Sono anni che Ilva produce, uccide e avvelena fuori da ogni legalità formale. La sentenza non rende giustizia a tutti coloro che hanno pagato e pagano pesanti conseguenze grazie alle deroghe del governo Renzi e, infine, non punisce in nessun modo quel vero e proprio golpe istituzionale che destituì la magistratura dalle sue esclusive competenze.Tuttavia la sentenza deve richiamare tutti alla massima mobilitazione perché ciò che è stato consentito non lo sia più, a partire dalla vertenza contro la cessione alle brame speculative di ArcelorMittal.

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USB Ilva: cadono le minacce del governo. Il confronto prosegue

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 gennaio 2018

ilvaLe roboanti quanto inopportune minacce di spegnimento dei forni dell’Ilva di Taranto del ministro Calenda qualora il ricorso presentato dal presidente della Regione Puglia e dal Sindaco di Taranto non fosse stato ritirato sono silenziosamente scomparse, come peraltro avevamo tutti ben compreso, dal tavolo di confronto con ArcelorMittal che si è tenuto oggi presso il ministero dello sviluppo economico.La minaccia di chiudere ilva si è tramutata in una più rassicurante, ma sempre inaccettabile, indisponibilità da parte del governo a convocare le istituzioni interessate alla presenza di Gentiloni. Anche ieri l’incontro ha avuto un carattere esclusivamente interlocutorio. La direzione ArcelorMittal ha esposto il quadro della produzione dell’acciaio a livello globale e le strategie produttive della multinazionale in rapporto alla acquisizione di Ilva. Il confronto proseguirà in sessioni tematiche sui diversi stabilimenti ilva. Su questo punto abbiamo chiesto, senza risposta, di tenere nelle città interessate questi incontri tematici. Al termine dell’incontro il viceministro Bellanova ha sostenuto con vigore e passione la necessità di chiudere quanto prima l’accordo, prefigurando una fase di stretta già ai primi di febbraio. Inoltre la Bellanova ha sottolineato che il protocollo di impegni aggiuntivi, considerato punto di arrivo, firmato da Vincenti e Calenda diventerà operativo solo a fronte del ritiro del ricorso. Prosegue quindi il braccio di ferro sul futuro della città di Taranto e della più grande acciaieria d’Europa.
USB non ritiene vi siano le condizioni per una stretta del negoziato. Sono molti i temi che non solo non sono stati risolti positivamente ma nemmeno affrontati. A partire dall’inesistenza di un articolato piano industriale e dal permanere di 4200 esuberi, fatto per noi inaccettabile. inoltre tutto il percorso negoziale è comunque subordinato alle decisioni che la commissione antitrust assumerà nel mese di marzo. Per queste ragioni chiediamo nuovamente che il governo si assuma l’onere di aprire ad un tavolo con le istituzioni locali, sindacati per elaborare un piano straordinario per taranto.La salute prima di tutto. Pretendiamo soluzioni produttive che cancellino l’uso del carbone per la produzione di acciaio. Il momento di parlarne è ora.

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Alitalia, Ilva e non solo. Calenda sia l’unico esubero in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 dicembre 2017

alitalia-volo-aereoLe continue dichiarazioni rilasciate dal ministro Calenda sulla questione Alitalia, come quelle apporso su alcuni quotidiani, ribadendo la volontà di voler chiudere la trattativa tra Alitalia e Lufthansa prima delle elezioni, che seguono quelle sull’Ilva e su tante altre crisi industriali in Italia, confermano la nostra contrarietà rispetto la gestione di uno dei dicasteri più importanti del Governo del nostro Paese.Non è solo una questione di merito rispetto ad un’offerta che, partendo dal florilegio di indiscrezioni che leggiamo sui giornali, sarebbe per una compagnia dimezzata da 11.000 a 6.000 dipendenti; tanto per fare un paragone Swissair con 82 aeri oggi conta circa 9000 dipendenti.Alitalia verrebbe spezzata in più parti, con l’esternalizzazione di tutti i servizi preziosi per un’aviolinea che al contempo dirotterebbe tutto il traffico del Nord Italia verso gli hub di Monaco e Francoforte.Nei fatti, dalla corda francese che fino ad oggi ha impiccato Alitalia si passerebbe ad una di fabbricazione teutonica.Non è neanche solo una faccenda sulle solite mezze verità riguardo il pozzo di soldi pubblici che sarebbero serviti a tenere in vita Alitalia, dato che il Ministro, come molti altri sagaci osservatori peraltro, dimentica puntualmente di ricordare che questi fondi sono serviti a garantire i piani di licenziamenti di 10.000 dipendenti richiesti ed imposte dalle cordate e dagli emiri nel corso di più fasi di una privatizzazione fallimentare.Noi ci riferiamo alla funzione che un Ministro dello Sviluppo Economico dovrebbe avere nella soluzione delle infinite crisi industriali del nostro Paese.Non riusciamo infatti a concepire come si possa avere fretta di chiudere la vendita di Alitalia, ben sapendo che costerà altri migliaia di posti di lavoro, capolavoro che si aggiungerebbe ai disastri di Meridiana (1000 licenziamenti totali e nessun piano industriale ancora ilvapresentato a 18 mesi di distanza), Alitalia Maintenance System (200 tecnici di altissimo profilo tuttora a spasso) e, solo come esempi, alla trattative di Ilva (4000 esuberi) e all’accordo Almaviva (1666 licenziamenti).Questi numeri la dicono lunga sul ruolo funesto che la dottrina Calenda ha avuto nei confronti dello sviluppo economico italiano, se a questa parola si collegano industria e posti di lavoro!Dato che noi siamo convinti che, proprio partendo dai dati incoraggianti forniti dai Commissari ai sindacati e alle Commissioni Parlamentari, Alitalia può essere un esempio virtuoso di come l’intervento statale potrebbe rilanciare l’industria e salvaguardare l’occupazione e i salari dei dipendenti.Per questo USB si muoverà con tutti gli strumenti disponibili per contrastare questa deriva e lancia un appello a tutte le forze politiche che vogliano misurarsi sul tema del lavoro: smettiamola di rincorrere l’ennesima svendita e l’ennesimo disastro sociale, fermiamo Calenda e facciamo in modo che il prossimo e unico esubero in Italia sia in Via Molise a Roma, nella sede del Ministero dello Sviluppo Economico. (USB Lavoro Privato)

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Ilva, inaccettabile ricatto del ministro Calenda: Prima dei profitti c’è l’uomo

Posted by fidest press agency su sabato, 2 dicembre 2017

ilvaIl ministro Calenda ha deciso la sospensione immediata del confronto con ArcelorMittal sulla procedura di cessione del gruppo Ilva tacciando di irresponsabilità la Regione Puglia e il sindaco di Taranto, promotori di un ricorso formale contro il decreto che accoglie il piano ambientale presentato dal colosso dell’acciaio. Il tentativo è chiaro. Condizionare le scelte della magistratura e drammatizzare la vicenda al solo scopo di chiudere quanto prima la cessione ad ArcelorMittal. Era già accaduto nel passato recente che il governo, contrapponendosi alla magistratura e alle istituzioni locali, minacciasse la chiusura dell’acciaieria.Oggi viene nuovamente agitato lo spettro dello spegnimento degli altoforni sulla base del principio inaccettabile della deroga al diritto alla salute sull’altare dei profitti e della produzione di acciaio. Il ricatto sembra essere ormai strumento di governo di ogni crisi aziendale, di ogni operazione industriale che mette in gioco occupazione, salute e ambiente. A questo ricatto non ci stiamo e non ci staranno i lavoratori dell’Ilva.
Non solo. Le dure affermazioni del ministro Calenda nei confronti di chi ha avanzato il ricorso mettono in discussione uno dei pilastri della democrazia. La Regione Puglia e il comune di Taranto si muovono nella assoluta legalità del contrasto ad un piano ambientale che non corrisponde ai bisogni dei lavoratori e del territorio. Tutta l’operazione di cessione del gruppo Ilva è ammantata da un alone di non trasparenza sempre più evidente. Lo stesso decreto di assegnazione del gruppo Ilva ad ArcelorMittal firmato dal ministro Calenda non è stato reso pubblico. Per queste ragioni, nel dare il nostro sostegno al ricorso presentato, denunciamo nuovamente l’inadeguatezza del piano ambientale su tempi e interventi.Lo scorso 28 novembre siamo stati costretti a prendere atto della mancanza delle condizioni per una discussione seria su piano industriale e ambientale e abbiamo lasciato il tavolo. L’incontro con i vertici di ArcelorMittal ospitato dal ministero dello sviluppo economico vedeva una presenza abnorme e scriteriata di una miriade di organizzazioni tra le quali qualcuna rappresentativa in Ilva solo di se stessa. Un metodo di confronto poco serio che affonda nel mare magnum della confusione di una discussione assembleare il valore assoluto che invece dovrebbe avere e che attiene al presente ed al futuro di centinaia di migliaia di uomini e donne e del territorio.

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Ilva Taranto: La questione è stata affrontata sempre con superficialità

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 novembre 2017

ilvaTaranto. Lo afferma, in una nota Vincenza Labriola, deputata di Forza Italia, commentando le parole del sindaco di Taranto Riccardo Melucci che ha detto: “non riusciamo a venire a capo del piano industriale del potenziale aggiudicatario e ad avere precise garanzie sulla tematica sanitario-ambientale, come pure impegni certi in relazione alle sorti dell’indotto locale, probabilmente perché questo piano non esiste affatto”.“Se ciò fosse vero – aggiunge l’esponente azzurra – confermerebbe le preoccupazioni che da tempo esprimo e condivido i cittadini di Taranto, sempre più esposti a rischi e privi di una reale prospettiva per il futuro. La questione Ilva da sempre è stata affrontata con superficialità eppure i motivi di preoccupazione, legati all’inquinamento anche delle falde acquifere, sono sotto gli occhi di tutti. I valori di arsenico, mercurio, Ipa, diossine e Pcb presenti nel terreno di Taranto confermano quanto drammatico sia il problema che ha ripercussioni non solo sulla salute delle persone ma anche sulle attività economiche. Il guaio – continua – è che le bonifiche sono state volute e connesse al piano industriale, in un gioco da roulette russa voluto dall’allora Presidente del Consiglio Matteo Renzi”.
Per Labriola “Nulla è stato fatto né previsto per tutelare la salute e l’ambiente. Il nostro sistema sanitario è al collasso e non attrezzato a fronteggiare un’emergenza che ha iniziato a mostrare il suo aspetto peggiore. La città, la nostra economia, il nostro futuro è stato annichilito dall’arroganza del Pd. L’unica speranza per Taranto, simbolo di un Mezzogiorno da ripensare nella sua interezza, è andare il prima possibile a votare e ritornare a governare il Paese. Solo la politica ambiziosa, concreta del Presidente Silvio Berlusconi – conclude – può mettere fine all’arretratezza economica del Mezzogiorno, un territorio inespresso e fondamentale per trainare il Paese fuori dalla crisi e dalle emergenze”.

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Caso Ilva e responsabilità del governo

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 ottobre 2017

ilva“Il vaso di Pandora si è aperto mostrando tutta la sua mostruosità fatta di 12 decreti salva Ilva e di un Commissariamento esule da ogni responsabilità penale amministrativa e giuridica che ha portato a svendere l’unica azienda a ciclo integrato italiana. Nel libro dei sogni di Renzi, Boschi, Calenda, Galletti, Bellanova la vendita dell’Ilva è un successo, ma la realtà è che lascia un peso enorme in termini di occupazione, bonifiche e rilancio aziendale. Quattromila esuberi, azzeramento delle attuali condizioni contrattuali e di inquadramento, è indubbiamente un ottimo affare per chi compra ma non per le famiglie, sempre più preoccupate per il loro futuro”. Lo dichiara la deputata di Forza Italia Vincenza Labriola, che aggiunge: “L’indotto – 7603 lavoratori e lavoratrici, dipendenti di circa 346 aziende che hanno traghettato la vendita dell’Ilva senza essere retribuite – è senza liquidità. Lo Stato ha più volte disatteso gli impegni assunti con l’indotto e con i lavoratori, pur annunciato nelle sedi ministeriali, ha disatteso le norme inserite nei vari decreti solo per tutelare gli acquirenti, ma non i lavoratori. L’indotto soffre da molto tempo problemi di liquidità e senza liquidità non si può investire né aiutare a trovare soluzioni per i futuri disoccupati. Da cittadina di Taranto ho vissuto sulla mia pelle, prima di diventare deputata, il ricatto occupazionale, condizione che rende invivibile e incerto il futuro. Il Governo si dimostra irresponsabile nei confronti dei cittadini che hanno e continueranno a pagare in termini di salute. Si apra un tavolo di confronto anche con l’indotto per cercare di riuscire a gestire la partita con serietà. La questione Ilva sta sfuggendo di mano ad un Governo irresponsabile e arrogante. Forza Italia, una volta al Governo, dovrà gestire una drammatica situazione, eredità lasciata dal Partito Democratico. Noi – conclude la deputata azzurra – sapremo già cosa fare avendo per cinque anni cercato di correggere gli errori di Matteo Renzi”.

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Boschi non spacci per successo quello che è un gran fallimento del governo Renzi

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 settembre 2017

Taranto. “La sottosegretaria alla presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi, intervenuta all’assemblea annuale di Federacciao, parlando di Ilva annovera tra i successi del Governo Renzi quello di aver salvato l’acciaieria e di aver stanziato risorse per le bonifiche e lo sviluppo turistico dell’area.Taranto
Capiamo le necessità legate al ‘luogo’ dell’intervento, ma far passare come un successo quello che invece è stato un totale fallimento, quella che è stata una vera e proprio svendita di Stato, ci sembra davvero troppo. Considerando che nella sua azione l’esecutivo, di cui la Boschi faceva parte come Ministro, non ha preservato l’occupazione, l’ambiente e neanche la salute di chi nella zona di Taranto ci vive, dei tanti bambini che oggi all’inaugurazione dell’anno scolastico hanno gridato che il futuro della loro città deve essere un altro. Le bonifiche non sono neanche iniziate, 4.000 lavoratori saranno messi in cassa integrazione e nessuna azione per sviluppare il turismo è stata improntata. Ma cosa ancora più grave i nostri cittadini continuano ad ammalarsi ed il servizio sanitario nazionale non riesce a supportarli come dovrebbe. Da italiana, da tarantina, da deputata di Forza Italia, dico che così non si può andare avanti e che va bene tutto ma c’è un limite alla decenza”. Lo dichiara in una nota Vincenza Labriola, deputata di Forza Italia

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Usb: nella Ue nazionalizzare si può. La Francia lo fa per STX, l’Italia deve farlo per Alitalia e Ilva

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 luglio 2017

alitaliaIl presidente francese Macron, tra i più liberisti dei capi di stato europei, ha deciso di nazionalizzare i cantieri navali STX di Saint-Nazaire, un’azienda considerata strategica, in buona salute e con commesse importanti, aggiudicata al colosso italiano Fincantieri in occasione della messa in vendita per il fallimento della multinazionale sudcoreana STX, precedente azionista di maggioranza.
Giudicando problematico consegnare le chiavi di questo importante sito industriale a “Les Italiens”, Macron ha preso la decisione di procedere con la nazionalizzazione per tutelarne la strategicità per l’economia transalpina e i 7.000 dipendenti dei cantieri.
Dopo aver ascoltato le giaculatorie di ministri, politici e sindacalisti italiani sull’impossibilità di nazionalizzare le aziende strategiche in crisi del nostro Paese, ecco che il più europeista dei leader francesi, fresco di elezione all’Eliseo, li smentisce clamorosamente, facendo fare l’ennesima misera figura al nostro Paese, dove le aziende francesi hanno fatto shopping di aziende importanti oppure, come nel caso di Air France su Alitalia, hanno drenato enormi risorse verso l’altra parte delle Alpi.
Ciò accade, inoltre, proprio il giorno in cui Vivendi trasforma la Telecom, la più grande azienda di telecomunicazioni italiana, una delle più redditizie di Europa, in una costola del gruppo francese. Oltre al danno pure la beffa.A questo punto, dobbiamo chiederci quale sia il recondito motivo per il quale quello che è possibile in Francia è considerato impraticabile da noi. Forse che l’ILVA e l’Alitalia sono meno strategiche per il nostro Paese? Non sono forse aziende decisive in settori trainanti per l’Italia? Non sono forse in gioco migliaia di posti di lavoro, quattro volte quelle dei cantieri STX, e miliardi di oneri sociali che graveranno a carico dei cittadini italiani?Arcelor Mittal ha già quantificato gli esuberi: 4200 dovranno lasciare l’ILVA, senza contare l’indotto, mentre per Alitalia a ottobre avremo l’esatta dimensione del probabile disastro dell’ennesima svendita a vettori stranieri, con migliaia di esuberi che rischiano concretamente di avvicinarsi a quelli dell’azienda siderurgica.
Da anni ci ripetono che di nazionalizzazione non si può neppure parlare, che l’Europa ce lo vieta e incapperemmo nelle ire malefiche di qualche decina di burocrati, i famosi Commissari Europei, messi a fare i cani da guardia del capitale e della finanza.
Ora il re è nudo e Macron dimostra di essere uno dei veri padroni dell’Europa Unita. Le stesse preoccupazioni che hanno indotto la Francia a nazionalizzare: l’avvenire di interi settori industriali, il destino di migliaia di lavoratori e la cessione di sovranità, dovrebbero essere alla base delle scelte dei nostri governanti, dal liberista Calenda al democatico Gentiloni.
Anche se ci aspetteremmo un sussulto di dignità da parte loro, sappiamo che è molto difficile combattere contro l’insopprimibile voglia di farci male che da anni si è impossessata della politica italiana.
Noi in ogni caso rilanceremo la battaglia per la nazionalizzazione fino in fondo, accanto ai lavoratori dell’ILVA, dell’Alitalia e di tutte quelle aziende che uno sviluppo capitalistico distorto vuole sacrificare sull’altare della speculazione e del mero profitto.

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Eurodeputati all’Ilva di Taranto

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 luglio 2017

TarantoTaranto Dal 17 al 19 luglio 2017 una delegazione di eurodeputati della Commissione per le Petizioni (PETI) del Parlamento europeo si recherà in visita a Taranto per incontrare le autorità italiane e approfondire le problematiche e i recenti sviluppi legati all’impatto dello stabilimento industriale dell’Ilva e della raffineria dell’Eni sulla salute dei cittadini e sull’ambiente.Durante il primo giorno di visita istituzionale in Italia, 17 luglio 2017 gli eurodeputati saranno accolti presso la Prefettura di Taranto, dal Prefetto Donato Cafagna e dal sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, e incontreranno una rappresentanza di cittadini per un breve scambio di vedute.Nella mattinata del 18 luglio 2017 gli europarlamentari visiteranno gli stabilimenti dell’Ilva, dove incontreranno gli amministratori e i commissari dell’impianto. Nel pomeriggio, in Prefettura, gli eurodeputati incontreranno:
esperti dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), il direttore generale dell’Agenzia Regionale Protezione dell’Ambiente (ARPA Puglia) Vito Bruno, la Commissaria alle Bonifiche Vera Corbelli, il direttore generale dell’ASL di Taranto Stefano Rossi e i rappresentanti dei sindacati Cgil, Cisl, Uil e USB. La delegazione vedrà anche rappresentanti delle Ong locali (Legambiente, WWF, Peacelink, Taranto LIDER AIL). Nella mattinata del 19 luglio 2017 gli eurodeputati visiteranno lo stabilimento dell’ENI di Taranto e incontreranno il direttore della raffineria Remo Pasquali, l’amministratore delegato Carlo Guarrata e i rappresentanti dell’Ong Legamjonici.Alle ore 12.00 del 19 luglio 2017 è prevista una conferenza stampa presso la Prefettura di Taranto.La Delegazione sarà composta dai seguenti europarlamentari:
Cecilia WIKSTRÖM (ALDE, SV) Presidente
Angela VALLINA DE LA NOVAL (GUE/NG, ES)
Josep-Maria TERRICABRAS (Greens/EFA, ES)
Aldo PATRICIELLO (PPE, IT)
Andrea COZZOLINO (S&D, IT)
Eleonora EVI (EFDD, IT)

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Renzi su ILVA bugie senza ritegno

Posted by fidest press agency su sabato, 30 luglio 2016

ilva“Dopo l’ennesimo decreto legge sull’ ILVA, teso cocciutamente a privilegiare i grandi poteri industriali a scapito ( in ordine sparso) di lavoratori, piccole imprese e cittadini della Puglia, Renzi ha avuto la faccia tosta di svendere i suoi numeri iperbolici e iperuranei proprio a Taranto, inneggiando a mirabolanti sintesi fra lavoro e salute”. Lo afferma, in una nota, il deputato di Forza Italia Francesco Paolo Sisto. “Non è giusto approfittare del ruolo di Presidente del Consiglio – continua – per mortificare così pesantemente una città in sofferenza che proprio lui continua a far soffrire, una regione come la Puglia che paga la guerra personale di Renzi stesso con il governatore Emiliano, il Mezzogiorno intero ormai bollato dal Governo come “terra di nessuno”. La perdita del pur minimo senso di misura da parte di Renzi ha un solo antidoto: il “no” al referendum, che oggi vale doppio, perché respinge il subdolo attacco alla democrazia parlamentare e, al tempo stesso, ci libera di un leader mai eletto, mai umile, mai capace, mai sincero”.

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Unione Naz. Consumatori su Ilva

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 luglio 2016

ilvaL’Aula di palazzo Madama ha approvato il decreto Ilva, confermando il testo della Camera. “Ora il decreto rischia di provocare un aumento delle bollette elettriche di famiglie e imprese. Un fatto gravissimo” afferma Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.Secondo l’UNC, per evitare il rincaro delle bollette sarebbe stato sufficiente cambiare l’articolo 2, laddove si dice: “i predetti importi sono rimborsati nell’anno 2018, ovvero successivamente”. “Bastava togliere una parola, successivamente, ma non è stato fatto! Si è votato lo stesso testo della Camera” prosegue Dona.L’associazione di consumatori ricorda che era stata l’Authority per l’energia a lanciare l’allarme rincaro bollette, sottolineando che il prelievo di 400 milioni, prestati a Ilva dallo Stato, dalla ex Cassa conguaglio (oggi Csea), avrebbe ridotto i margini di manovra da parte di Csea e che questo avrebbe potuto “determinare la necessità di acquisire ulteriore gettito derivante dal prelievo tariffario”, gravando sulle bollette energetiche di famiglie e imprese. Un rischio di aumento tariffario che secondo l’Autorità, si sarebbe manifestato solo se il rimborso dell’importo non fosse stato effettuato nel 2018.
“Per questo avevamo chiesto una piccola modifica del testo. Quel successivamente non tolto, ora rischia di determinare l’ennesima stangata a carico delle famiglie” conclude Dona.

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Ilva, per commissione Ambiente Pe Ancora tanta strada per conformità impianto con normativa comunitaria

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 luglio 2016

ilvaAl termine della visita della delegazione di eurodeputati della Commissione Ambiente, Sanità Pubblica e Sicurezza Alimentare del Parlamento europeo all’Ilva di Taranto e dell’incontro col presidente della regione Puglia Michele Emiliano, il capo delegazione On. Giovanni la Via (PPE/IT) ha dichiarato:”C’è ancora molto da fare per rendere l’impianto rispondente alle normative europee e compatibile con gli standard più tecnologicamente avanzati. Tanti interventi sono stati effettuati ma la strada è ancora lunga.”La complessità data dalle dimensioni del sito e dalla maestosità di alcuni interventi necessari, come ad esempio la copertura dei parchi minerari, ci fanno comprendere che i tempi non saranno rapidi.”Si tratta di un sito strategico per la nostra nazione e bisogna intervenire con un obiettivo chiaro: la difesa di un binomio imprescindibile, salute e lavoro.Dobbiamo preservare la salute dei cittadini di Taranto e delle fasce più vulnerabili della popolazione, come i bambini, ma anche quei posti di lavoro che garantiscono a oltre 12.000 famiglie la possibilità di guardare al futuro.La salute dei lavoratori e dei cittadini non è negoziabile. Ci sono ancora delle mancanze gravi, nonostante l’80% di attuazione dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (Aia).Il nostro compito, come rappresentanti diretti dei cittadini, è proprio quello di fare tesoro di quanto ascoltato e visto in questi giorni, e migliorare il futuro di questa comunità, per ridare speranza alle persone che abbiamo incontrato e che hanno condiviso con noi le loro esperienze e i loro duri racconti di vita in momenti molto toccanti.”Hanno fatto parte della delegazione in visita a Roma, Taranto e Bari fra il 13 e il 15 luglio 2016 i seguenti eurodeputati:
– Giovanni La Via, Presidente della Commissione ENVI al Parlamento europeo e capo delegazione (EPP/IT);
– Massimo Paolucci, Nicola Caputo ed Elena Gentile (S&D/IT);
– Piernicola Pedicini (EFDD/IT);
– Eleonora Forenza (GUE/NGL/IT);
– Nikolay Barekov (ECR/BG);
– Jasenko Selimovic (ALDE/SV).

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Eurodeputati commissione Ambiente Parlamento europeo in visita all’Ilva di Taranto

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 luglio 2016

bariBari. Conferenza stampa domani 15 luglio 2016 a Bari presso la sede della Regione Puglia, ore 11.15Una delegazione di eurodeputati della Commissione per l’Ambiente, la Sanità Pubblica e la Sicurezza alimentare (ENVI) del Parlamento europeo è in visita oggi allo stabilimento dell’Ilva di Taranto, dove incontrerà i commissari e gli amministratori del complesso industriale.La delegazione arriva in Puglia il giorno dopo l’approvazione e la conversione in legge, alla Camera dei Deputati, del decimo decreto sull’ilva (98 del 9 giugno 2016), quindi in un momento chiave per il futuro dell’Ilva e della città di Taranto in generale.Prima della visita, nella mattinata di oggi, la delegazione del Parlamento europeo ha potuto confrontarsi con il Prefetto di Taranto Umberto Guidato, il Sindaco Stefano Ippazio, i rappresentanti dell’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale, il Direttore Generale dell’ASL locale Stefano Rossi, alcune organizzazioni non governative che operano sul territorio – Legambiente, WWF, Peacelink, Legamjonici, Taranto LIDER e Cittadini Liberi e Pensanti – e i rappresentanti dei sindacati (Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm-Uil e USB).Nella mattinata di domani, 15 luglio 2016, la delegazione sarà ricevuta a Bari dal Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano.
Seguirà una conferenza stampa nella sede della regione Puglia alle ore 11.15.La Delegazione è composta dai seguenti eurodeputati:
– Giovanni La Via, Presidente della Commissione ENVI al Parlamento europeo e capo delegazione (EPP/IT);
– Massimo Paolucci, Nicola Caputo ed Elena Gentile (S&D/IT);
– Piernicola Pedicini (EFDD/IT);
– Eleonora Forenza (GUE/NGL/IT);
– Nikolay Barekov (ECR/BG);
– Jasenko Selimovic (ALDE/SV).

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Ilva: Decreto inadeguato

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 luglio 2016

ilva“Sono 11 decreti in quattro anni: stiamo parlando dell’Ilva e di quel complicato rapporto tra ambiente e salute; tra eccellenza industriale nella produzione dell’acciaio e mancanza totale di garanzie per la qualità di vita dei lavoratori. Stiamo parlando di risorse infinite immesse per bonificare i luoghi, per curare i malati, per aggiornare gli impianti, eppure ci troviamo davanti ad un flop gigantesco. Non c’è dubbio che il governo Renzi sull’Ilva non è riuscito ad andare oltre le promesse; gli impegni a scadenza ravvicinata; la perdita secca di un’area che creava lavoro per tanti e ora si trova a fare i conti con disoccupati, malati e una dose massiccia di rabbia che potrebbe esplodere a distanza ravvicinata”. Lo afferma l’onorevole Paola Binetti di Area popolare.
“Per essere il governo del fare, bisogna riconoscere che a Taranto si è fatto poco e male. Per essere il governo del Jobs Act, bisogna dire che ai giovani tarantini non resta altro che emigrare verso altri lidi. Per essere il governo dei diritti individuali, bisogna riconoscere che non sono mai stati così calpestati. L’articolo tre della nostra Costituzione qui sembra proprio il convitato di pietra e le discriminazioni sono all’ordine del giorno, soprattutto in fatto di salute e di opportunità concrete. Per essere un governo che parla di presenza italiana in Europa come segno di cultura, di ricerca e di creatività, bisogna ammettere che i suoi esperti a Taranto non ne hanno azzeccata una”.
“Ecco lo scenario in cui noi avremmo voluto vedere riforme vere – prosegue Binetti -, riforme che nella fedeltà alla Costituzione, avessero garantito al Meridione pari opportunità con il Nord. Tutto ciò finora non c’è stato e dubitiamo fortemente che questo ennesimo decreto otterrà risultati, finora millantati, ma mai realizzati. Il Governo Renzi sa bene di essere un osservato speciale in Italia, in Europa e nel mondo intero; succede come per le banche. Per anni ci hanno assicurato che costituivano un sistema solido e sicuro, migliore del resto dell’Europa, però poi scopriamo che ogni giorno abbiamo bisogno di un decreto salva banche per sopravvivere. E’ questa è davvero l’ora dei fatti, quella dei risultati controllati, verificati, soppesati, con quella percezione di sfiducia che si va diffondendo nel Paese e che genera una cultura del sospetto”. “Troppe parole per pochi fatti – conclude Binetti -, troppo ottimismo di facciata per non poche disgrazie che ci minacciano. Varrebbe la pena che il governo ne tenesse conto, evitando i distrattori di massa con la propaganda per il referendum, che dovrebbe garantire la migliore riforma possibile, mentre si alzano dubbi e incertezze”.

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