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Posts Tagged ‘imbroglio’

Referendum: Finalmente vien fuori l’imbroglio di Renzi sulla data del referendum

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 agosto 2016

costituzione1Il premier mai eletto dal popolo ha preso in giro persino il presidente della Repubblica (e il portavoce quirinalizio del ‘Corsera’, Marzio Breda, ci è cascato con tutte le scarpe, scrivendo, la scorsa settimana, una ricostruzione fuori da ogni logica), raccontandogli che il governo con la data di celebrazione del referendum non c’entra niente, non ha alcun potere, che tutto è in mano alla Cassazione. Balle!”.Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.
“È vero che la Cassazione avvierà l’iter, dando, entro il 15 agosto, il primo via libera alla consultazione. Ma dopo questo primo passaggio formale la palla passerà completamente tra le mani del governo. Fabio Martini oggi su ‘La Stampa’ (quotidiano di strettissima osservanza renziana) ricostruisce bene la vicenda relativa alla data del referendum.
Renzi dapprima voleva celebrarlo il prima possibile (il 2 ottobre), in un secondo momento aveva ipotizzato le date del 9 e del 16 ottobre, infine, dopo la scoppola subita alle amministrative, venne fuori l’idea di un posticipo più corposo (23 o 30 ottobre). Adesso, da quanto raccontano le cronache giornalistiche, il premier sarebbe orientato alla data del 27 novembre. Di questo passo finirà per far votare gli italiani la domenica di Natale: il 25 dicembre.
Interessante anche il riferimento che fa Martini al consiglio del Capo dello Stato, che concorderebbe nello spostare la data più in là. Adesso chi gioca a Pokémon go? La realtà è che Renzi ha una paura folle di questo appuntamento con le urne, che il governo ha un margine decisionale di circa 70 giorni in merito alla scelta della data e che a Palazzo Chigi tremano alla vista di tutti i sondaggi che (come riporta oggi per la prima volta anche ‘La Stampa’) danno il ‘no’ costantemente e nettamente in vantaggio, e il ‘sì’ in permanente caduta libera. #matteostaisereno”, conclude Brunetta.

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Jobs act: Un imbroglio

Posted by fidest press agency su martedì, 23 febbraio 2016

il fatto quotidianoDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “Noi l’avevamo detto, oggi sul Fatto Quotidiano lo conferma Luca Ricolfi, che è il maggiore esperto di analisi dei dati: il Jobs act è stato un imbroglio, costoso e dannoso. Il Jobs act doveva ridurre la precarietà e invece, secondo l’analisi di Ricolfi, durante il 2015 il tasso di occupazione precaria, ossia la quota dei lavoratori dipendenti con contratti temporanei, ha raggiunto il massimo storico da quando esiste questa statistica (2004), superando il 14%. Quanto ai 764.000 posti stabili in più del 2015 decantati da Renzi, questi sono la somma fra il numero delle trasformazioni (578.000) e il saldo fra assunzioni e cessazioni (186.000). Per quanto riguarda le trasformazioni, secondo Ricolfi è vero che quelle del 2015 sono state di più di quelle del 2013 e del 2014, ma se risaliamo anche solo al 2012 (l’anno di Monti) le trasformazioni erano state oltre 600.000, ossia un po’ di più di quelle vantate dal governo per il miracoloso 2015. E questo nonostante quello di Monti sia stato un anno di recessione. Resterebbe il saldo di 186.000 contratti stabili in più, ma, dice Ricolfi, sono dovuti alla decontribuzione e non al contratto a tutele crescenti del Jobs act. Inoltre, la modesta ripresa occupazionale si deve al fatto che anche il Pil è tornato a crescere, ancorché poco, più che a specifiche norme volte a favorire l’occupazione. E poi non bisogna dimenticare, sempre secondo Ricolfi, il decreto Poletti del marzo 2014, che liberalizzava le assunzioni a termine, permettendo molteplici rinnovi. Una misura in direzione opposta a quella del Jobs Act, perché incentiva le assunzioni a tempo determinato. Tutto sommato, conclude Ricolfi e noi siamo d’accordo, non è valsa la pena di spendere i 2 miliardi per la decontribuzione delle nuove assunzioni nel 2015, che tra l’altro ha un ulteriore costo di 5 miliardi nel 2016 e 5 miliardi nel 2017, per un totale di 12 miliardi, oltre ad aver drogato il mercato del lavoro. E quella del 2015, quindi, potrebbe rivelarsi una “bolla occupazionale”. Renzi e Poletti, invece di esultare, si vergognino”.

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L’imbroglio delle liberalizzazioni all’italiana

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 agosto 2013

A seguire l’editoriale della rivista settimanale dell’Aduc “Avvertenze, che esce domani. Un titolo per dire che le liberalizzazioni non fanno bene al mercato ed e’ meglio una sorta di monopolio, oligopolio o comunque un qualcosa dove il controllo dello Stato potrebbe garantire qualita’, economicita’ e disponibilita’ per il consumatore finale? No! Noi crediamo proprio il contrario. E cioe’ che qualita’, economicita’ e disponibilita’ non possono essere figlie di mercati statali, ma solo del libero mercato. Per cui c’e’ solo da capire che cosa sia questo libero mercato. Una cosa e’ certa: non e’ quello attualmente vigente in Italia dove, la liberta’ economica si e’ al momento tradotta solo nella liberta’ di una imprenditoria statale, parastatale, privata ma con capitale pubblico, di fare gli interessi delle varie caste e corporazioni da difendere, facendo pagare il tutto al consumatore finale. Un contesto in cui le piccole realta’ realmente private annaspano, per il semplice motivo che il complesso delle regole per la partecipazione fiscale e normativa alla comunita’ civica, non sono concepite perche’ ognuno abbia un suo rispettabile posto conquistato a suon di qualita’, ma solo per chi fa finta di esser privato o ruba ad altri o allo Stato. La recente indagine dell’Autorita’ per l’Energia (AEEG) in cui e’ emerso che il mercato libero di luce e gas offre prezzi piu’ alti del mercato protetto (1) e’ una sorta di cartina al tornasole di questa liberalizzazione. Infatti i grandi del settore energetico (Enel ed Eni, per eccellenza), usando i medesimi loghi pubblicitari, sono contemporaneamente attori principali del mercato libero e di quello protetto. Il risultato e’ che, oltre all’utente che non puo’ leggere nei sottotitoli per capire con chi ha a che fare, il condizionamento di queste presenze nel mercato libero e’ stato tale da portare lo stesso ad un guazzabuglio di offerte che brillano per mancanza di chiarezza e di onesta’. Guazzabuglio che vede coinvolti tutti gli operatori… col risultato che -da manuale dei principi elementari del libero mercato- non puo’ che portare ad effetti contrari di quelli per cui si e’ perseguita l’apertura dei mercati: crescita dei prezzi, illeciti e truffe diffuse, utenti in balia dei piu’ furbi. Una situazione che e’ tale -e non potrebbe essere altrimenti- perche’ il nostro Belpaese e’ marcio. Un marciume che coinvolge tutti gli aspetti della nostra comunita’, per cui, anche le iniziative nate con le piu’ buone intenzioni, non possono che annegare nella melma diffusa, grazie -e soprattutto- ai numerosi traghettatori che con leggi e managerialita’ dovrebbe portarci sulla riva opposta dei monopoli, ma che in realta’ remano al contrario defecando nel fiume gli escrementi delle loro abbuffate fatte coi nostri soldi.
A questa immagine da mitologia greca, per riportare il tutto in politica e fare un parallelo a nostro avviso calzante, aggiungiamo il pensiero di Julio Calzada, segretario nazionale sulle droghe dell’Uruguay, che per meglio far capire la legalizzazione sulle droghe che il Parlamento del suo Paese sta mettendo in essere, dice che la legge rappresenta una soluzione possibile per l’Uruguay e la sua realta’, non in generale: “Un Paese che ha questo Stato, che ha una legittimita’ del sistema giudiziario, un Paese che risolve il 95% dei crimini che vi sono. Non crediamo che sia una realta’ possibile per il Guatemala, che non risolve il 98% dei crimini, per Honduras o Venezuela”.
Cosa ci insegna Calzada? Che se un Paese e’ marcio, anche le iniziative piu’ assennate ne risentono e provocano effetti indesiderati. Che, riguardo al contesto normativo ed economico dell’Italia, significa:
– demotivazioni ad investimenti stranieri per la faragginosita’ e vessatorieta’ delle normative;
– demotivazioni ad investimenti ed iniziative senza previsioni di illegalita’ (essenzialmente fiscale e di corruzione), perche’ il sistema giudiziario civile ed amministrativo non funziona, e quelle poche volte che funziona e’ soggetto a questo o quell’altro potere locale o nazionale;
– demotivazione ad investimenti ed iniziative per un mercato del lavoro ingabbiato dallo strabordamento del potere sindacale o dal malaffare di un finto libero mercato o dai costi troppo onerosi.
Cioe’, c’e’ da ricostruire tutto e cambiare tutti coloro che fino ad oggi, in modo diretto o indiretto, hanno dato il loro contributo all’edificazione e al mantenimento di questo marcio.

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Referendum sul nucleare

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 giugno 2011

La Corte di Cassazione con la sua decisione ha sventato l’imbroglio tentato dal Governo e restituito la parola ai cittadini sulla scelta del ritorno al nucleare. Con il trucco della moratoria Berlusconi ha cercato inutilmente di far fallire l’appuntamento referendario. Il 12 giugno gli italiani invece potranno, votando sì, fermare definitivamente un nucleare obsoleto, costoso e pericoloso come quello che il centrodestra vorrebbe imporre al nostro Paese. Ma il sì al referendum per i vercellesi vale doppio visto che la nostra è la Provincia più nuclearizzata d’Italia per la presenza delle scorie: votare sì significherà dire chiaramente che le scorie a Saluggia non devono più rimanere e che bisogna quanto prima individuare il sito del deposito unico nazionale dove poterle collocare in tutta sicurezza. Lo dichiara l’On. Luigi Bobba.

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L’imbroglio continua

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 dicembre 2009

Lettera al direttore. Il sindaco di Milano, Letizia Moratti, ha deciso di dedicare una via, una piazza, o un giardino a Bettino Craxi. Sconsiglierei la via, perché è difficile poi costruirvi nel mezzo un bel monumento, sul quale scrivere, magari:”Politico, perseguitato dalla giustizia”. Per tale, infatti, lo fece passare con un piccolo evangelico imbroglio il vescovo di Tunisi nel dicembre del 1999. Celebrando i funerali nella cattedrale Saint Louis, lesse dal Vangelo: «Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli», ed esplose un fragoroso applauso. E i giornali riportarono la notizia. E nessuno si accorse del sottile inganno. L’ottava beatitudine, infatti, come ben doveva sapere il vescovo, non allude ai perseguitati dalla “giustizia”, ma ai perseguitati in quanto difensori della giustizia. Fa preciso riferimento alle persecuzioni religiose, e significa: beati coloro che saranno perseguitati a causa dell’impegno e del desiderio di attuare e far attuare, in sé e nel mondo, il piano salvifico di Dio. In qualche modo il piccolo imbroglio continua. (Renato Pierri)

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