Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

Posts Tagged ‘immigrate’

Libertà di culto o libertà di insulto?

Posted by fidest press agency su martedì, 19 aprile 2011

Roma 22 Aprile 2011, ore 14.00 Piazza Venezia. E’ la prima volta che in Italia si organizza pubblicamente una preghiera del venerdì Sacro agli islamici in piazza. La prima volta in cui unimam si raccoglie in preghiera per invocare la protezione per tutta l’umanità. La prima soprattutto in cui saranno le donne a gestire una conferenza stampa pubblica per provare che nell’islam donne e uomini hanno uguale valore sociale. Infine, la prima volta in cui interverranno diverse nazionalità immigrate e istituzionali italiani per chiedere all’amministrazione un intervento e un supporto economico (saldare le bollette di luce e dell’acqua per tutte le sale di preghiera di ogni minoranza religiosa, un spazio cimiteriale e il riconoscimento delle festività religiose). Dove le associazioni che prenderanno la parola in difesa dei diritti alla libertà di culto e per denunciare la repressione subita dalle sale di preghiera dedicate ai culti minoritari.

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Le immigrate viste dalle colleghe italiane

Posted by fidest press agency su domenica, 15 agosto 2010

Quale è la percezione che le donne italiane hanno delle proprie colleghe straniere? Come vedono il loro ingresso nel mondo del lavoro? Quali sono le cause più frequenti di disagio delle donne immigrate? E a cosa possiamo ricondurle?  Noi per il Sociale, la Federazione per l’Agire e la Cultura del Sociale con la collaborazione della  Uil ed il patronato Ital, ha tentato di dare una risposta a queste domande attraverso uno studio pilota sulla base di un questionario somministrato a 600 donne italiane che lavorano a stretto contatto con colleghe straniere. Dallo studio realizzato emergono atteggiamenti principalmente favorevoli nei confronti delle donne straniere. Le italiane affermano per più dell’80% di non aver riscontrato, conseguentemente all’assunzione di donne immigrate, un aumento del carico lavorativo, delle relazioni conflittuali (79%)  e delle incertezze sugli scopi da perseguire (85%) e sui mezzi da utilizzare (95%). La principale difficoltà riscontrata riguarda la comunicazione (55%).  La difficoltà di comunicazione sul luogo di lavoro determina problematiche relative alla capacità per le immigrate di instaurare relazioni con colleghi e ciò riflettendosi anche al di fuori del contesto lavorativo comporta  difficoltà nell’accesso alle informazioni e ai servizi. Tutto questo relega la donna immigrata in uno stato di isolamento all’interno del mondo del lavoro.  Lo studio è stato poi focalizzato sulle informazioni provenienti dalle operaie (settore metalmeccanico), dalle operatrici socio-sanitarie e dalle braccianti agricole. Si sono registrati atteggiamenti e opinioni differenziate a seconda della categoria di appartenenza.
Le operaie, rispetto alle altre categorie prese in analisi, riscontrano meno il problema della comunicazione in ambito lavorativo, lasciando ipotizzare atteggiamenti completamente favorevoli nei confronti delle colleghe immigrate. Tale fenomeno si registra in misura maggiore nel Nord Italia e nel settore industriale. Le operatrici socio-sanitarie e le braccianti agricole, invece, considerano la comunicazione e la difficoltà delle immigrate di relazionarsi con i colleghi come causa di disagio interno al lavoro, oltre ad essere vista come una difficoltà nelle relazioni sociali esterne e  per l’accesso ai servizi. Gli  stessi atteggiamenti si osservano per le italiane intervistate nel centro e nel sud Italia nel settore dei servizi e dell’agricoltura.

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Ru486. Garantire il diritto ad abortire

Posted by fidest press agency su martedì, 4 agosto 2009

Vista la “caciara” a-ntiscientifica che continua a far rumore inseguito alla decisione dell’Aifa sulla commercializzazione della pillola abortiva Ru486, sara’ bene che le autorità svolgano uno dei loro principali compiti: garantire l’applicazione della legge 194 sull’interruzione della gravidanza. Visto che: – le percentuali di medici obiettori sono sempre molto alte (quasi sempre dovute all’effetto trascinamento carrieristico causato dai primari obiettori); – i recenti dati diffusi dal ministero le danno anche in aumento; – ci sono zone del nostro Paese in cui abortire (con o senza Ru486 e’ irrilevante) e’ impossibile e chi vuole farlo e’ costretta a lunghi viaggi; – gli aborti sono si’ in calo nelle donne italiane, ma non in quelle immigrate. Le recenti norme che hanno introdotto il reato di clandestinità non potranno che far aumentare il numero degli aborti fra le immigrate e soprattutto effettuato fuori delle strutture ospedaliere e con gravi pericoli per la loro salute; e l’assenza di una diffusa presenza territoriale non potrà che incrementare questa situazione; Ci domandiamo cosa verrà fatto per far si’ che ciò che la legge garantisce, il diritto ad abortire, non sia vanificato dall’assenza di strutture. Crediamo che debba essere preciso compito dell’autorita’ far si’ che ogni ospedale, così come avviene per operazioni semplici che non richiedono particolari professionalità, in presenza di un reparto di ginecologia debba far sì che in quel reparto possa essere praticato l’aborto. La caciara sulla Ru486 non deve far perdere di vista questo problema che esisteva prima dell’introduzione dell’aborto farmacologico e che, in questo contesto di totale a-scientificità mascherata da morale, corre il rischio di subire un nuovo incoraggiamento. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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