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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 15

Posts Tagged ‘immigrato’

Morto dopo arresto

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 gennaio 2019

“Sono vicino ai miei uomini. Li conosco bene e sono tutte persone perbene, e poliziotti dalla grande preparazione. Aspettiamo quindi con totale serenità che investigatori e magistratura facciano il proprio lavoro”.“Sono le parole che ci ha detto il Dirigente del Commissariato di Empoli, Francesco Zunino, a proposito della tragica vicenda conclusasi con la morte di un arrestato. E noi non possiamo che unirci a questi sentimenti di fiducia, perché condividiamo la consapevolezza della correttezza e della professionalità dei colleghi” afferma Valter Mazzetti, Segretario generale Fsp Polizia di Stato, Federazione sindacale di Polizia, a proposito del decesso dell’uomo arrestato a Empoli che, all’improvviso, ha dato in escandescenze aggredendo gli agenti intervenuti anche con morsi e calci.“I poliziotti italiani sono un modello per l’intera Europa e sono certamente i più preparati al mondo a gestire le situazioni limitando al minimo l’utilizzo della forza a costo di pagarne le conseguenze sulla propria pelle, come purtroppo è accaduto molto spesso. Eppure – aggiunge Mazzetti – temiamo che adesso parta la solita campagna di delegittimazione della divisa da parte di coloro i quali quasi attendono con ansia vicende del genere pur di poter crocifiggere chi appartiene alle Forze dell’ordine. Quel che va detto, invece, è che i poliziotti non sono medici, non possono essere lasciati da soli di fronte a situazioni in cui è palese la necessità di una gestione da parte di personale sanitario. Senza contare, poi, che ancora migliaia di Appartenenti al Comparto non possono contare su strumenti indispensabili a svolgere ancor meglio il proprio lavoro, e quindi non possiamo che auspicare che al più presto sia fatto tutto quanto indispensabile per ampliare le dotazioni, con taser, spray urticanti, telecamere, microfoni per le comunicazioni fra squadre e tutto quanto è indispensabile. Sappiamo bene che tutto ha un costo, ma la sicurezza è un investimento, e fare tutto il possibile per garantire la sicurezza è una priorità”.

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Immigrato ferisce poliziotto e il collega gli spara

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 agosto 2018

«Ancora una volta sarebbe stato indispensabile il taser, poiché l’unico strumento in dotazione ai due agenti della Polfer, era la pistola di ordinanza». Commenta così Stefano Paoloni, Segretario Generale del Sindacato Autonomo di Polizia (Sap), quanto avvenuto ieri sera all’esterno della stazione ferroviaria di Torino Porta Nuova. Per sottrarsi ad un controllo di Polizia, un cittadino somalo di 20 anni, ha ferito uno dei due poliziotti alle spalle con un oggetto contundente. L’altro agente, per difendere il collega dall’improvvisa aggressione, ha aperto il fuoco ferendo l’extracomunitario ad una gamba.
«Se il cittadino somalo, che stava attentando alla vita di un poliziotto, è stato solo ferito senza ulteriori conseguenze, lo si deve alla bravura del collega e alla buona sorte, poiché il colpo poteva recidere organi vitali. Il collega ora rischia anche un “atto dovuto” da parte della Magistratura e di rispondere personalmente, anche dal punto di vista economico, nei confronti dell’Autorità Giudiziaria. Questo, oggi – spiega Paoloni -, risulta maggiormente inaccettabile, perché è stato previsto per tutte le Forze dell’Ordine, l’utilizzo del taser. Ad oggi ci risulta che il Capo della Polizia Gabrielli, non abbia ancora impartito alcuna disposizione sulla sperimentazione nelle città in cui è prevista e, tra queste, vi è appunto Torino. Non è arrivato nessun taser, non sono stati individuati né formatori né operatori per l’utilizzo. E’ inaccettabile pensare – prosegue – che su un bilancio di 8 miliardi non sia possibile in via d’urgenza acquistare l’apparecchio per somme fino a 40mila euro senza procedere al bando Europeo, snellendo i tempi e dando avvio alla sperimentazione. Purtroppo, la sensazione – conclude – è che l’eccesso di burocrazia che ha bloccato l’introduzione delle telecamere sulle divise, oramai in sperimentazione da tre anni in quattro città, stia bloccando anche la sperimentazione della pistola taser».

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Poliziotto aggredito con il coltello, immigrato subito in libertà

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 luglio 2017

pianese“Un sistema in cui la vita di un Servitore dello Stato vale poco o nulla, in cui chi si aggira armato in mezzo alla strada menando fendenti e aggredendo un poliziotto torna tranquillamente in libertà, in cui una persona che non ha i requisiti per restare in Italia viene espulsa sulla carta ma rimane nel paese ancora e ancora senza che si riesca ad ottemperare ai provvedimenti dell’Autorità, con ciò dimostrando che ancora una volta alle parole non seguono i fatti per chi delinque, è un sistema che davvero dimostra di non meritare i nostri quotidiani sacrifici. Si aspetta con assoluta nonchalance che ci scappi il morto ammazzato dall’ennesimo soggetto già ben noto alle Forze dell’Ordine che non si trova in carcere o non è stato espulso, cosa che si è già verificata in Italia. E’ davvero vergognoso”. Domenico Pianese, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, commenta indignato la decisione di scarcerare con il solo obbligo di firma il 31enne della Guinea che tre giorni fa ha aggredito con un coltello un poliziotto all’esterno della Stazione Centrale mentre con altri agenti tentava di bloccarlo. Dell’uomo dovrà ora occuparsi l’ufficio Immigrazione della Questura di Milano, in quanto è irregolare sul territorio italiano e già destinatario di un provvedimento di espulsione.
“Ogni volta che un irregolare non viene espulso come dovrebbe, tornando di fatto libero di andare esattamente dove vuole e di tramutarsi in uno dei tanti ‘fantasmi’ che si aggirano per il Paese – aggiunge Pianese -, oppure che un condannato non viene mandato in carcere come dovrebbe o che un soggetto pericoloso non viene ‘neutralizzato’ per garantire la sicurezza altrui, non si fa altro che vanificare totalmente il nostro lavoro, che già è delicato e difficile e che comporta rischi continui e gravissimi per noi. E’ indispensabile ripensare alcuni meccanismi che, di fatto, contrastano con l’esigenza di garantire sicurezza e legalità ai cittadini che ne hanno un sacrosanto diritto, e che aumentano esponenzialmente i rischi che dobbiamo fronteggiare esponendoci continuamente a pericoli che non di rado potrebbero essere evitati o ridimensionati. Noi continuiamo a compiere il nostro dovere irremovibili, ma è impossibile fare sicurezza se il sistema Stato non garantisce serietà, coerenza, fermezza e severità alla sua azione complessiva”.
(n.r. Non crediamo che si sia trattato di una decisione “cervellotica” del magistrato. Propendiamo per una circostanza legata ad anni di garantismo fine a se stesso e alla mancata cultura del rispetto che ha snaturato la figura del poliziotto garante delle istituzioni. E come si sa chi semina vento raccoglie tempesta) (foto: pianese)

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Immigrato morto a Rosarno

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 giugno 2016

polizia e immigrati

La tendopoli di San Ferdinando (Reggio Calabria), dove un extracomunitario ha accoltellato un carabiniere che ha reagito sparandogli con la pistola di ordinanza ed uccidendolo, 8 giugno 2016. ANSA/ MARCO COSTANTINO

“Non avremmo mai voluto che arrivasse ancora un altro maledetto giorno per dire che l’avevamo profetizzato: certe sciagure come quella di Rosarno sono il frutto dell’irresponsabilità di chi non fa abbastanza per noi, di chi non ci da quel che ci serve per lavorare, di chi non ci mette in condizioni di operare in sicurezza, di chi abbandona sulle nostre sole e dimenticate spalle problemi di proporzioni titaniche come certamente è la gestione del fenomeno dell’immigrazione e tutto ciò che ne consegue. Un’altra vita grava sulle coscienze di chi governa continuando spudoratamente a tagliare sulla sicurezza, e che in cuor suo sa perfettamente che, ad esempio, uno spray antiaggressione o un taser avrebbero evitato una morte, oggi a Rosarno, come ieri in altri posti d’Italia e domani altrove”.
Così Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, commenta la notizia della morte di un extracomunitario che è rimasto ucciso oggi a Rosarno dopo aver accoltellato un Carabiniere. La tragedia è avvenuta nella tarda mattinata nelle tendopoli di San Ferdinando, alle porte di Rosarno, baraccopoli di braccianti che nel periodo invernale ospita migliaia di immigrati impegnati nella raccolta delle arance nella piana di Gioia Tauro. Il militare è intervenuto insieme ad un collega per sedare una lite tra due ospiti del campo, ma alla loro vista uno dei due stranieri, secondo la primissima ricostruzione, ha estratto un coltello e si è scagliato contro un Carabiniere, colpendolo una prima volta. Questi però ha reagito, esplodendo un colpo di pistola che ha raggiunto l’extracomunitario.
“Ma nessuno deve azzardarsi, adesso, a scatenare le solite indegne e vergognose accuse contro il collega dei Carabinieri – tuona Maccari -. E’ una vita che ripetiamo che situazioni come quelle delle baraccopoli occupate dagli immigrati sono vere polveriere pronte a esplodere. E’ una vita che ripetiamo che quando ci si trova in due, in una situazione di gravissimo pericolo in circostanze di assoluta inferiorità numerica e con un carico di ansia alle stelle la tragedia è in agguato. E’ una vita che ripetiamo quanto siano indispensabili strumenti sia pur banali ed economici come spray e taser per evitare al massimo l’uso di strumenti di difesa come l’arma di ordinanza. E’ una vita che insorgiamo quando vediamo che determinati servizi vengono affidati e svolti da due colleghi quando ce ne vorrebbero venti. E’ una vita che tentiamo disperatamente di spiegare quanto sia ingiusto mettere gli Appartenenti alle Forze dell’Ordine nell’assurda situazione di dover scegliere fra la propria vita o conseguenze nefaste. E’ una vita che tentiamo di chiamare a responsabilità chi sa che certe cose si potrebbero evitare e non lo fa, politica e istituzioni in primis. Se atti di accusa si devono scatenare, lo si faccia contro questi ultimi indegni irresponsabili menefreghisti che si occupano di sicurezza solo nelle loro infinitamente vuote chiacchiere”.

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L’immigrato che ha il figlio adolescente integrato in Italia non può essere allontanato

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 giugno 2013

Non solo in circostanze eccezionali dev’essere rilasciata l’autorizzazione all’ingresso o alla permanenza del familiare del minore
Con la sentenza 15676 del 21 giugno 2013, la Corte di Cassazione ha stabilito un importante principio in materia di diritti degli immigrati. Secondo la Suprema Corte, rileva Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, non può essere allontanato dal territorio italiano l’immigrato che ha il figlio adolescente ben integrato in Italia, nell’ambiente dov’è cresciuto, perché devono essere valutate le conseguenze dell’allontanamento improvviso del minore da tale contesto. Il provvedimento che autorizza la permanenza in Italia non richiede necessariamente l’esistenza di situazioni di emergenza o di circostanze contingenti ed eccezionali strettamente collegate alla sua salute. Nel caso di specie, i giudici della prima sezione civile hanno accolto il ricorso di una coppia di stranieri contro la decisione della Corte d’appello di Napoli che aveva confermato un precedente provvedimento del Tribunale dei minorenni di allontanamento dal territorio nazionale. Gli ermellini hanno così ribaltato la decisione della Corte di merito che sosteneva che i gravi motivi connessi allo sviluppo psicofisico del minore straniero presente nel territorio italiano, che, ai sensi dell’art. 31 del d.lgs. n. 286 del 1998, consentono il rilascio dell’autorizzazione alla permanenza in Italia per un determinato periodo del suo familiare, anche se colpito da provvedimento di espulsione, devono essere correlati esclusivamente alla sussistenza di condizioni di emergenza, o di circostanze contingenti ed eccezionali che pongano in grave pericolo lo sviluppo normale della personalità del minore. La Corte partenopea aveva, infatti, fondato la propria decisione sull’assunto che nella fattispecie nessun particolare pregiudizio psicofisico dei minori era stato dedotto se non un generico disagio determinato dal fatto di doverli trasferire in altro Stato con la conseguente interruzione di quel processo educativo già iniziato in Italia. Ma i giudici del Palazzaccio, hanno ritenuto fondati i motivi dedotti dai ricorrenti nel caso di richiesta di autorizzazione alla permanenza sul territorio dello Stato del cittadino straniero genitore di minori nati in Italia e perfettamente inseriti nel contesto sociale e scolastico: i gravi motivi che consentono di derogare alla disciplina della immigrazione devono essere rilevati nelle conseguenze dell’allontanamento improvviso dei minori dal contesto ambientale in cui sono vissuti e hanno radicato significative relazioni sociali, e cioè in una situazione anche non in atto ma solo in potenza, con forti probabilità di verificazione. I giudici di piazza Cavour sulla scia di un autorevole precedente giurisprudenziale hanno evidenziato che: «le Sezioni Unite di questa Corte, con la sentenza n. 21799 del 2010, hanno affermato che la temporanea autorizzazione alla permanenza in Italia del familiare del minore, prevista dall’art. 31 del d.lgs. n. 286 del 1998 in presenza di gravi motivi connessi al suo sviluppo psicofisico, non richiede necessariamente l’esistenza di situazioni di emergenza o di circostanze contingenti ed eccezionali strettamente collegate alla sua salute, potendo comprendere qualsiasi danno effettivo, concreto, percepibile e obiettivamente grave che, in considerazione dell’età o delle condizioni di salute ricollegabili al complessivo equilibrio psico-fisico, deriva o deriverà al minore dall’allontanamento del familiare o dal suo definitivo sradicamento dall’ambiente in cui è cresciuto, sempre che si tratti di situazioni che si concretino in eventi traumatici che trascendano il normale disagio dovuto al proprio rimpatrio o a quello di un familiare». Alla luce di tali principi, essendo mancata la valutazione dell’eventuale grave pregiudizio derivante ai minori di cui si tratta dall’allontanamento del genitore convivente o dal loro stesso allontanamento dall’ambiente in cui erano fin a quel momento vissuti, il decreto deve essere annullato e sottoposto a nuovo giudizio.
Sequestro conservativo e ipoteca da parte dell’Agenzia delle Entrate
Lo è stato a carico di una società fermati per non ripetibilità sine die delle misure cautelari. La CTP di Lecce da ragione all’ITALGEST Energia S.p.A. su una richiesta di sequestro di quasi 40 milioni di euro. La sentenza 210/02/13 della Commissione Tributaria Provinciale di Lecce pubblicata lo scorso 04 giugno ha dichiarato inammissibile la richiesta di misure cautelari dell’Agenzia delle Entrate di Lecce nei confronti della ITALGEST ENERGIA S.P.A., legale rappresentante Dott. Paride De Masi.In sostanza, l’Agenzia delle Entrate aveva chiesto in un primo momento di adottare le misure cautelari che però non erano state eseguite nei tassativi termini previsti dalla legge. Per sanare l’iniziale inerzia processuale, l’Agenzia provvedeva, quindi alla rinotifica della richiesta di misure cautelari per un importo pari ad € 39.374.456,98. A questo punto, la società difesa dall’avvocato Maurizio Villani, ha depositato memorie difensive, contestando, preliminarmente, l’impossibilità di richiedere più volte la misura cautelare quando i primi giudici, in un primo momento, l’avevano autorizzata e l’Ufficio, però, non aveva rispettato il termine perentorio previsto dalla legge per agire.
Con la sentenza in questione, rileva Giovanni D’Agata presidente e fondatore dello “Sportello dei Diritti, la Commissione Tributaria Provinciale di Lecce (Presidente e Relatore dott. Alfredo Lamorgese), per la prima volta in Italia, ha stabilito l’importante principio della non ripetibilità sine die delle misure cautelari, soprattutto per non mettere in crisi l’azienda, ed inoltre ha condannato l’Ufficio a pagare le spese da liquidare nei confronti del difensore della società, in quanto sono state totalmente accolte le eccezioni preliminari da questi dedotte.

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L’Imprenditore Immigrato dell’Anno

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 giugno 2011

Il MoneyGram Award, prestigioso riconoscimento ai migliori imprenditori stranieri che hanno creato imprese in Italia (circa 400mila a inizio 2011), giunto quest’anno alla sua terza edizione, ha eletto Jean Paul Pougala Imprenditore Immigrato dell’Anno. Pougala, 49 anni nato a Bafang (Camerun), è risultato vincitore ottenendo il miglior risultato complessivo sulle cinque categorie del concorso: crescita, occupazione, innovazione, giovane imprenditoria e responsabilità sociale. I premi di categoria sono stati assegnati a Nelu Mega (Romania, categoria “crescita”), Hussan Lai (India, categoria “occupazione”), Kahinda Katirisa (Congo, categoria “innovazione”), Maria Angelica Echeveriia Munoz (Colombia, categoria “giovane imprenditoria”), Thomas Myladoor (India, categoria “responsabilità sociale”). La premiazione dei vincitori, selezionati da una giuria composta da noti esperti nel campo dell’economia, della finanza, dell’informazione e del sociale, presieduta da Vincenzo Boccia (presidente di Piccola Industria Confindustria) , si è svolta a Roma. Pougala, ha dedicato il premio “al bambino che ero” ricordando la prima volta che ha rassegnato le dimissioni, all’età di undici anni, perchè sfruttato e umiliato da suo fratello che era anche il suo datore di lavoro. E’ iniziata quel giorno la sua “ribellione” contro le ingiustizie e la determinazione per il proprio riscatto: Pougala lascia il suo paese, viene in Italia per studiare, si laurea in Economia e Commercio a Perugia, e poi va oltre… dimostrando, non solo a se stesso, la bellezza del suo carattere: tenacia e altruismo.
Lavora soprattutto in Africa (nel 2011 ha partecipato a 8 delle 11 campagne elettorali) ma ha già avviato importanti collaborazioni in altre parti del mondo (presidenziali del Perù, elezioni amministrative di Berlino, presidenziali di Francia 2012). Attualmente, dà lavoro a 20 persone e prevede una crescita nel 2011 del 11% (Rossella Lorenzotti)

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Una storia surreale: si nasce ma si resta invisibili

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 febbraio 2011

Roma 4 Febbraio 2011 ore 12.00 Via Bixio 12 l’Associazione Dhuumcatu intende esporre  in una conferenza stampa il menefreghismo delle istituzioni verso gli immigrati. Si tratta di questo: “In data 11-01-2011 è nato un bambino immigrato con la pelle di colore “NERO”. Successivamente il padre richiede alla Questura di Roma un permesso di soggiorno per motivi di salute sia per la mamma, per il bambino appena nato, e per sé stesso. La Questura di Roma non accetta il certificato rilasciato dall’ospedale che attesta la nascita del bambino insieme alla paternità e maternità dei genitori. Secondo la Questura di Roma per ottenere il rilascio del permesso di soggiorno serve un certificato del Comune di Roma.
In data 01-02-2011 il padre si reca presso il Comune di Roma con testimoni, ma allo sportello si rifiutano di registrare il bambino perché il padre è privo del permesso di soggiorno. Alle insistenze del padre, il funzionario risponde che la nascita del bambino non è stata registrata dall’ospedale.
In data 02-02-2011 il disperato padre domanda all’ospedale Sandro Pertini per quale ragione non è stata registrata la nascita del suo bambino. L’operatore immediatamente si mette in contatto con il Comune, ma di quello che si sono detti al telefono il padre non è riuscito a sentire né a capire; gli è stato solo chiesto oralmente di ripresentarsi”. All’associazione si chiedono il perché:
•    alla Questura di Roma lo sportello non può rilasciare un permesso di soggiorno ai genitori dal momento in cui erano presenti davanti allo sportello il padre, la madre e il neonato?
•    come mai al Comune non esiste il registro delle nascite del bambino?
•    perché c’è stato all’ospedale questo disguido?
•    ai cittadini italiani: vi interessa sapere dove e come sta adesso questo bambino?
•    alla magistratura: perché non aprite un indagine?
“Durante la conferenza stampa – assicurano i promotori – vi racconteremo un’altra vicenda simile avvenuta nel Municipio VIII: non è stata registrata la residenza di un bambino immigrato pur essendo in possesso di permesso di soggiorno. Alla conferenza stampa saranno presenti i genitori dei bambini coinvolti”. E ora una raccomandazione ai giornalisti: “Siete vivamente pregati di partecipare alla conferenza stampa, per ripagare la buona fede del padre, che continua ad avere fiducia nei giornalisti, nella stampa, nella TV, e in tutti gli organi che vogliono tutelare i diritti dei bambini senza discriminazione in base al colore della pelle”.

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Riformulazione del concetto della cittadinanza

Posted by fidest press agency su sabato, 26 dicembre 2009

“Oggi siamo chiamati a dare delle risposte normative ad una società che cambia e che ci induce a proporre una riformulazione del concetto della cittadinanza, capace di identificarsi come un modo ampio e corretto di intendere la titolarità dei diritti fondamentali in un ordinamento democratico”. Non ha dubbi Aldo Di Biagio, Responsabile Italiani nel Mondo del PdL nonché promotore di una proposta di legge in materia di cittadinanza, intervenendo nell’aula di Monte Citorio.“In Italia – aggiunge Di Biagio – non esiste al momento una cornice normativa chiara e all’avanguardia capace di creare le condizioni per una integrazione reale dell’immigrato, con il suo bagaglio di oneri ed onori. Purtroppo questo aspetto oggettivo dell’analisi, appare strettamente connesso ad un altro aspetto di natura politica che sembra condizionare il dialogo a monte e l’operatività legislativa”. “Quando si parla di nuova cittadinanza – rilancia – spesso si è tentati di nascondersi dietro trincee, credendo di parlare di posizioni ideologiche o espressioni di partito, non è così, perché quando ci si trova dinanzi ai problemi reali della società, dei più piccoli, delle migliaia di stranieri integrati ma che non possono esserlo pienamente, non deve esserci spazio per posizioni politiche predefinite né per presunte priorità di programma. C’è bisogno di pragmatismo e di dare risposte anche perché fino ad ora ci si è limitati a creare delle barriere, senza neanche mai soffermarsi sulla natura del problema e sull’esigenza di trovare delle soluzioni”. “Appartenere ad una nazione, – ha chiarito Di Biagio – non significa necessariamente viverci da più generazioni ed essere figlio del suo substrato culturale ed etnico. Piuttosto significa qualcosa di più profondo, vuol dire anche aver fatto una scelta, quella di diventare parte di una collettività e di lavorare e vivere per questa”. “Da questo rinnovato concetto di appartenenza che dobbiamo ripartire”. Ha concluso Di Biagio precisando: “siamo noi chiamati a sostenere questo, a creare le condizioni più opportune per facilitarne la completa realizzazione, senza creare ostacoli o vincoli che rischiano di creare maggiore frammentazione sociale e culturale nel nostro paese”.

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