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Posts Tagged ‘immigrazione’

Arriva il nuovo Dossier Statistico Immigrazione

Posted by fidest press agency su domenica, 10 ottobre 2021

Roma. Giovedì 28 ottobre, alle ore 10.30, il Centro Studi e Ricerche IDOS, in collaborazione con il Centro Studi Confronti e l’Istituto di Studi Politici “S. Pio V”, presenterà a Roma il Dossier Statistico Immigrazione 2021. Il convegno si svolgerà in presenza, presso il Nuovo Teatro Orione (via Tortona 7, Metro Re di Roma) e in diretta streaming sul sito e sul canale Youtube di IDOS. Interverranno autorevoli esperti del mondo sociale, istituzionale e della comunicazione, tra cui: Nello Scavo, inviato di Avvenire; Cecilia Strada, responsabile comunicazione della ong ResQ People Saving People; suor Gabriella Bottani, responsabile di Talitha Kum, Rete internazionale contro la tratta di persone; Ada Ugo Abara, fondatrice dell’associazione Arising Africans; Paolo De Nardis, presidente del “S. Pio V”; Alessandra Trotta, moderatora della Tavola Valdese. In contemporanea, il Dossier sarà presentato anche in tutte le regioni e province autonome, nei luoghi e secondo modalità che saranno comunicate prossimamente sul sito di IDOS.La 31ª edizione del Dossier è sostenuta dall’Otto per Mille della Tavola Valdese e dall’Istituto di Studi Politici “S. Pio V”. A queste due organizzazioni, quest’anno si uniscono altri enti nazionali (Assindatcolf, Cittalia – Fondazione Anci, Enasc, Federcolf, Inas Cisl, Oim, Patronato Acli, Uil) e regionali (diverse Università, sindacati e organizzazioni del terzo settore) che nei prossimi mesi collaboreranno con IDOS a una capillare campagna nazionale di disseminazione del Dossier attraverso decine di eventi pubblici (convegni, conferenze, seminari, giornate di studio, incontri, corsi, seminari, workshop ecc.). Dallo scenario internazionale ed europeo ai flussi e alle presenze in Italia, dall’inserimento sociale al quadro economico e occupazionale, più di 100 autori e organizzazioni attive nello studio delle migrazioni analizzano, con l’aiuto dei numeri, in particolare come la vita di autoctoni e immigrati è stata condizionata dal Covid-19 e dalla conseguente crisi sanitaria, sociale, economica e lavorativa.Un contributo prezioso è assicurato dai 21 capitoli di approfondimento dedicati a ciascuna regione e provincia autonoma d’Italia, curati da ricercatori e operatori della rete territoriale del Centro Studi IDOS. Ciascun capitolo è corredato da una tavola statistica sull’immigrazione in regione, da una pagina di infografiche e, per la prima volta, da un’innovativa scheda a cura di Cittalia – Fondazione Anci sugli enti titolari di progetti Sai (Sistema di accoglienza e integrazione) in ogni regione, con relativo numero di progetti e posti. Chiude il volume un’ampia appendice statistica, con tabelle dettagliate per territorio, aree di origine e caratteristiche della popolazione di cittadinanza straniera.In vista dell’evento del 28 ottobre, sulla pagina Facebook di IDOS è intanto iniziata la pubblicazione di diverse anticipazioni, infografiche e pillole video di alcuni protagonisti del Dossier (tra cui il fondatore Franco Pittau, Gianfranco Schiavone, Antonello Mangano, Franca Di Lecce, Alessio D’Angelo).Solo durante la presentazione, il Dossier sarà scaricabile in forma gratuita dal sito di IDOS, mentre il pubblico in sala riceverà la copia cartacea. Ingresso a numero limitato e fino a esaurimento posti.

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30° Dossier Statistico Immigrazione

Posted by fidest press agency su martedì, 28 settembre 2021

Il Centro Studi e Ricerche IDOS, in collaborazione e con il supporto dell’Ufficio di Coordinamento per il Mediterraneo di OIM – Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, ha pubblicato la versione inglese del Dossier Statistico Immigrazione 2020, ora disponibile in PDF insieme a un video di presentazione sul sito http://www.dossierimmigrazione.it. Con questa 30° edizione pubblicata nel 2020, il Dossier Statistico Immigrazione si conferma l’annuario socio-statistico sull’immigrazione più ampiamente distribuito in Italia. Il Rapporto raccoglie i capitoli fondamentali della versione originale in lingua italiana, appositamente selezionati e revisionati per un pubblico internazionale che intenda documentarsi, attraverso analisi dettagliate e dati aggiornati, sulla situazione dell’immigrazione in Italia. Nel 2020 5,3 milioni di cittadini stranieri risultavano regolarmente residenti in Italia (pari all’8,8% della popolazione totale), di cui 3,6 milioni erano cittadini con comunitari. Dopo la Brexit l’Italia è, perciò, diventata il secondo Paese più importante di immigrazione dopo la Germania, che accoglie a sua volta 10,1 milioni di residenti stranieri. Dalla risposta alle sfide che questo fenomeno epocale e irreversibile pone ai singoli Paesi e all’Unione europea nel suo complesso dipende il futuro delle nostre società complesse, già pluraliste e multiculturali. A causa delle connessioni strutturali che le migrazioni hanno con fenomeni planetari altrettanto importanti (come la sperequazione dei beni e delle risorse, la crisi ambientale, le guerre, le persecuzioni e le crisi politiche), le risposte dovranno necessariamente essere elaborate e discusse nel più ampio contesto globale e internazionale. “Portare all’attenzione del pubblico internazionale un’analisi approfondita della situazione migratoria in Italia, attraverso questa raccolta di capitoli significativi del Dossier Statistico Immigrazione di IDOS, permette agli analisti esteri di conoscere in maniera più approfondita le condizioni sociali, culturali e occupazionali in cui gli immigrati si trovano a vivere in uno dei Paesi di immigrazione più strategici dell’Unione europea. IDOS è particolarmente felice di poter rendere disponibile, grazie al supporto e alla collaborazione dell’OIM, questo strumento conoscitivo a tutti gli stakeholder internazionali, nella prospettiva di una consapevolezza sempre più chiara di un fenomeno decisivo per la nostra convivenza” ha commentato Luca Di Sciullo, Presidente del Centro Studi e Ricerche IDOS. A questo riguardo, il Dossier Statistico Immigrazione in lingua inglese rappresenta uno strumento di conoscenza utile a conseguire e a promuovere una comprensione più profonda delle dinamiche migratorie in Italia, anche allo scopo di contribuire a ideare e attuare politiche e azioni più efficaci. “È un piacere per l’OIM supportare IDOS nella messa a disposizione in inglese di alcuni capitoli del Dossier Statistico Immigrazione” – conferma Laurence Hart, Direttore dell’Ufficio di Coordinamento dell’OIM per il Mediterraneo. “Questo lavoro fornisce le più recenti riflessioni su temi come i flussi migratori misti nel Mediterraneo, l’importanza delle migrazioni per una ripresa inclusiva e sostenibile dalla pandemia di Covid-19, l’accoglienza e l’integrazione dei migranti neoarrivati e titolari di protezione internazionale, la cittadinanza e le nuove generazioni di italiani nel sistema educativo e nel mercato del lavoro”. “La versione inglese del Dossier Statistico Immigrazione consentirà ai lettori non italiani di mettere in diretta connessione la situazione italiana con le dinamiche europee di mobilità e migrazione, e il dibattito internazionale sulle opportunità e le sfide della migrazione a livello globale”.

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Breyer e l’immigrazione: la Corte Suprema influenzata dalla politica?

Posted by fidest press agency su domenica, 5 settembre 2021

By Domenico Maceri. “La fedeltà dei giudici sta con l’osservanza della legge, non con il partito politico che li ha aiutati a ottenere i loro incarichi”. Così Stephen Breyer, uno dei nove giudici della Corte Suprema americana nel suo nuovo libro “The Authority of the Court and the Peril of Politics” (L’autorità della Corte e il pericolo della politica), che uscirà fra pochi giorni, edito dalla Harvard University. Breyer voleva ovviamente reiterare il principio dell’indipendenza delle toghe. Non stupisce l’asserzione ma la politica nel sistema giudiziario spesso emerge almeno nella mente dei cittadini americani informati ma anche di tanti altri che seguono casualmente le sentenze della Corte Suprema. Uno di questi casi recenti serve da esempio che ci chiarisce il mix fra sistema legale e politica.In una decisione di 6-3 la Corte Suprema ha respinto il ricorso dell’amministrazione di Joe Biden di abbandonare il Migrant Protection Protocols (MPP), una misura sull’immigrazione creata da Donald Trump. Per ridurre il numero dei rifugiati centroamericani in America, il 45esimo presidente aveva concluso un accordo internazionale per mantenere i richiedenti asilo nel Messico mentre il lento sistema giudiziario americano considerava i loro casi. Trump aveva negoziato l’accordo per ridurre il numero sempre crescente di rifugiati, interpretando i continui aumenti alla frontiera come un’invasione, mantenendo la sua linea “dura” contro gli immigrati. L’accordo, MPP, “Remain in Mexico”, siglato nel 2019, era stato sospeso per 17 mesi, ma il 13 agosto dell’anno in corso, il giudice federale Matthew J. Kacsmaryk, ha ordinato il suo restauro. Kacsmaryk ha giudicato legittima la richiesta di Greg Abbott e Mike Parson, ambedue repubblicani, e governatori del Texas e Missouri rispettivamente. I due hanno giustificato la loro richiesta citando l’onere delle spese dei loro Stati per la presenza di questi rifugiati. L’amministrazione di Biden ha reagito chiedendo alla Corte Suprema di bloccare la decisione di Kacsmaryk. La Corte Suprema ha deciso di mantenere l’ordine del giudice federale e dare tempo alla Corte di Appello del Quinto Circuito di decidere il caso.Si tratta dunque di una sconfitta, almeno temporanea per Biden, che adesso si vede obbligato a riprendere le negoziazioni con le autorità messicane. Lo farà controvoglia ma la Corte Suprema ha anche dato l’incarico a Kacsmaryk di assicurarsi che Biden la prenda sul serio. In caso contrario vi potrebbero essere altre conseguenze legali, che la Corte Suprema ha conferito Kacsmaryk.Né Kacsmaryk né la Corte Suprema hanno considerato la triste situazione dei rifugiati, molti dei quali sfuggono alla violenza dell’America Centrale. Impedendogli di entrare negli Usa continua i pericoli per la loro vita poiché la sicurezza in Messico non è poi tanto migliore dei loro Paesi di origine. Dall’inizio del MPP nel 2019, i rifugiati hanno subito soprusi dentro i confini del Messico. Human Rights First, un’associazione sui diritti umani basata negli Usa, ha rilasciato un rapporto in cui si forniscono dati di 1550 casi di abusi che includono morti, stupri, sequestri contro questi migranti costretti a rimanere nel Messico.Le negoziazioni fra Biden e il Messico potrebbero facilmente andare a monte se le autorità messicane decidono di non cooperare e rifiutarsi di accettare questi rifugiati nel loro territorio. In passato, dopo la richiesta iniziale, i migranti venivano rilasciati nel territorio americano aspettando la data del loro processo. Con frequenza, però, non si presentavano ed entravano nel mercato del lavoro illegalmente. Trump voleva proprio evitare loro l’accesso per limitare o eliminare queste situazioni. La decisione temporanea della Corte Suprema sembrerebbe avere poco a che fare con la politica ma difatti si tratta proprio del contrario. A cominciare dal fatto che Kacsmaryk era stato nominato da Trump. C’è poi ovviamente il costante conflitto politico fra governatori repubblicani e un presidente democratico. Kacsmaryk ha chiarito che la necessità di restaurare il MPP era dovuta agli aumenti dei rifugiati al confine. In effetti ha usato una giustificazione politica e non legale. Ha spiegato che il Missouri e il Texas ne facevano le spese per i costi di servire questi rifugiati per quanto riguarda la sanità e l’istruzione dei loro figli. Fare ricorso al sistema giudiziario spesso è l’unico modo per risolvere i conflitti. In questo caso la Corte ha deciso di rimandare tutto e probabilmente riconsiderare il caso nei prossimi mesi. Nel frattempo, l’immigrazione, compito del governo federale e non statale, viene consegnato al volere degli Stati, mediante l’uso del giudice Kacsmaryk.La decisione della Corte Suprema sul MPP conferma la linea poco chiara che esiste fra legalità e l’influenza delle considerazioni politiche. Il giudice Breyer non vede queste acque sporche. Per lui tutto è limpido e cita l’indipendenza della Corte Suprema, facendo riferimento al fatto che, nonostante i suoi dissensi giudiziari espressi per iscritto, il sistema funziona. La richiesta di Trump alla Corte Suprema di ribaltare l’elezione del 2020 è stata respinta. Il fatto che Trump abbia nominato 3 degli attuali 6 giudici scelti da presidenti repubblicani e solo 3 da presidenti democratici non gli è servito a nulla per i suoi scopi politici. Breyer aggiunge inoltre che la Corte Suprema ha votato 3 volte per mantenere l’Obamacare, la riforma sanitaria del 2010 approvata durante la presidenza di Barack Obama.Breyer però non sembra avere captato che la politica a Washington sia divenuta tossica negli ultimi anni. Il giudice sembra essere congelato negli anni novanta quando lui fu nominato da Bill Clinton e confermato dal Senato con un voto schiacciante di 87 sì e 9 no. Un evento inconcepibile di questi giorni. Breyer non tocca neanche il tasto dell’ipocrisia di Mitch McConnell, senatore repubblicano del Kentucky e Presidente del Senato fino a gennaio del 2021, che ha “rubato” uno dei seggi alla Corte Suprema al presidente Obama. Va ricordato che con la morte di Antonin Scalia all’inizio del 2016, giudice conservatore, McConnell si rifiutò di sottoporre la nomina di Merrick Garland alla conferma perché si trattava di un anno di elezione presidenziale. Quando però poi Trump nominò Amy Coney Barrett per sostituire Ruth Bader Ginsburg, McConnell la fece confermare in tempi rapidissimi con l’elezione del 2020 già in corso, creando una maggioranza di 6 a 3 per giudici del suo partito. Breyer chiude gli occhi a queste considerazioni politiche ma Biden non lo ha fatto. Ecco perché ha istituito una commissione per studiare possibili riforme sulla Corte Suprema. Le raccomandazioni della Commissione dovrebbero arrivare fra breve. Il più presto possibile andrebbe bene per ristrutturare la Corte Suprema, che pende a destra, anche se Breyer non lo riconosce. Le ultimissime notizie ne confermano l’emergenza. La Corte Suprema, con un voto di 5-4 si è rifiutata di sospendere la nuovissima legge draconiana del Texas che proibisce l’aborto dopo sei settimane di gravidanza, anche in caso di stupro o incesto. Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California.

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Emergenza immigrazione

Posted by fidest press agency su martedì, 29 giugno 2021

“Più di 19 mila sbarchi quest’anno: la maggior parte dei migranti non ha nemmeno diritto a rimanere in Italia. Questo crea, oltre ai problemi di integrazione, anche evidenti rischi legati alla sicurezza. E il tutto si svolge durante una pandemia. C’è un’emergenza, ma c’è anche chi fa finta di non vederla”. Lo scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, dopo le parole del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese che ha definito “esagerato parlare di emergenza immigrazione”, rilasciate a Skytg24.

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Il disegno di legge sull’immigrazione di Biden: giusta strada ma successo non assicurato

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 marzo 2021

By Domenico Maceri. In una recente comunicazione della Casa Bianca per introdurre una nuova proposta di legge il presidente Joe Biden ha dichiarato di essere entusiasta di cooperare con i leader delle due Camere per correggere “le malefatte dell’amministrazione precedente e restaurare la giustizia e l’ordine” al sistema di immigrazione. Sono passati 31 anni dall’ultima riforma sull’immigrazione avvenuta nel 1986 durante l’amministrazione di Ronald Reagan che regolarizzò lo status di 3 milioni di immigrati entrati negli Usa senza autorizzazione legale, aprendo loro la porta al percorso della cittadinanza americana e l’integrazione. Poi dei piccoli tentativi di migliorare il nodo dell’immigrazione senza successi. Un altro tentativo che sfiorò il successo emerse nel 2013 mediante una riforma bipartisan guidata da un gruppo di otto senatori dei due partiti approvata dal Senato con un voto di 68 favorevoli e 32 contrari. Il disegno di legge alla fine naufragò alla Camera poiché l’allora speaker, John Boehner, cedendo alle pressioni del caucus di ultra destra dei Tea Party, non sottomise la proposta al voto.Barack Obama aveva sperato e lavorato per l’approvazione di quella legge ma dopo avere accettato la sconfitta alla Camera cercò di agire senza assistenza delle legislature con un ordine esecutivo, il cosiddetto DACA (Deferred Action on Childhood Arrivals). Il decreto diede residenza temporanea ai “dreamers”, i giovani portati negli Stati Uniti da genitori senza permessi legali. Sono stati definiti “dreamers” (sognatori) perché anelano diventare legalmente ciò che a tutti gli effetti sono già, ossia americani, poiché cresciuti negli Usa, conoscendo poco o niente del Paese di origine dei loro genitori. Donald Trump cercò di abrogare il decreto di Obama ma alla fine la Corte Suprema gli legò le mani e il programma continua tuttora.Nella campagna elettorale del 2020 Biden aveva promesso di introdurre legislazione sull’immigrazione nei primi cento giorni di amministrazione. Il disegno di legge appena annunciato mantiene la promessa, e non è molto diverso da quello della proposta di legge del 2013. Include la regolarizzazione degli undici milioni di immigrati arrivati prima del 2021 senza autorizzazione legale. In effetti, vuole evitare di incoraggiare nuovi individui ad entrare nel Paese senza documenti. I “dreamers”, i lavoratori agricoli, e quegli individui che stanno beneficiando di un TPS (Temporary Protected Status), un permesso temporaneo per stranieri la cui deportazione li metterebbe a rischio nei loro Paesi di origine, potrebbero fare domanda di cittadinanza in tre anni. Gli altri dovrebbero aspettare otto anni. Tutti dovrebbero sottomettersi a controlli e dovrebbero avere la fedina penale pulita.Non appena annunciato il programma alcuni senatori repubblicani lo hanno bollato di amnistia e quindi senza speranza del loro supporto. Questi dimenticano ovviamente che Ronald Reagan, il loro paladino repubblicano, fece la stessa cosa nel 1986. C’è anche una buona dosi di ipocrisia. Uno dei più vociferi oppositori della proposta di Biden è proprio Marco Rubio, repubblicano della Florida, il quale era stato uno degli otto senatori che aveva promosso la riforma del 2013. Adesso però il Grand Old Party (Gop) si è trasformato da un partito identificato come protettore della libera iniziativa a uno dominato dal culto all’ex presidente Donald Trump e la sua politica anti-immigrati. Recentissimi sondaggi confermano che l’ex presidente continua a dominare l’ideologia del partito nonostante le potenti voci dissidenti rappresentate da Mitch McConnell (Senato) e Liz Cheney (Camera) che hanno preso le distanze da Trump, cercando di metterlo da parte.La reazione di Rubio ci fa credere che la forma attuale della proposta di Biden avrebbe serissime difficoltà di ottenere 60 voti al Senato per potere avanzare al voto. Una soluzione parziale potrebbe fare includere alcune componenti popolari come la cittadinanza ai “dreamers” e includerla nel pacchetto di stimolo sul coronavirus. Questa strada non appare essere considerata da Biden al momento. Un’altra strada plausibile sarebbe di spacchettare il programma comprensivo dividendolo in “bocconcini” più facili da digerire. La cittadinanza ai “dreamers” sarebbe popolare poiché è supportata dal 70 percento degli americani.Nel soggetto di immigrazione Biden ha già cominciato a ribaltare le componenti più estremiste iniziate dal suo predecessore. I richiedenti asilo non devono continuare ad attendere in Messico secondo l’accordo di Trump e il presidente messicano Andrés Manuel López Obrador. La costruzione del muro alla frontiera sud è stata sospesa e persino il linguaggio di riferirsi agli immigrati è stato umanizzato. Non si parla più dei residenti senza documenti legali come “alien” (stranieri o alieni di altri pianeti), ma di “non cittadini”, “vicini”, “amici” e “membri della comunità” poiché gli 11 milioni di questi individui sono già nel Paese. Il loro contributo è notevole e la loro assenza devasterebbe l’economia e le loro famiglie, molte delle quali sono “miste” poiché includono membri nati in America e legalmente cittadini americani. Si tratta di individui con radici in America che non si auto deporteranno, come aveva suggerito Mitt Romney, candidato alla presidenza nel 2012. Non a caso, il disegno di legge proposto da Biden è stato introdotto alla Camera dalla parlamentare californiana Linda Sanchez e al Senato da Bob Melendez del New Jersey. La prima è la sesta di sei figli di immigrati messicani della California del Sud e il secondo è figlio di genitori cubani.

La strada all’approvazione della proposta di Biden sull’immigrazione è decisamente in salita considerando il bisogno di 60 consensi al Senato per avanzare al voto. Lo spostamento del Partito Repubblicano all’estrema destra con la continua influenza di idee anti-immigrati riflessi nei quattro anni di mandato di Trump non consente molte speranze. Ciononostante Biden ha il grande merito di avere giustamente riconfermato l’immigrazione come valore aggiunto al Paese invece di influenza distruttiva come la vedeva l’ex presidente degli Stati Uniti. Nel frattempo però Biden continua anche ad agire da solo. Il suo recentissimo ordine esecutivo che ha posto fine al bando di richieste di “green cards”, i permessi di ingresso legale, emanato da Trump, è stato abrogato senza bisogno di azione legislativa. Mettere in atto la riforma comprensiva sull’immigrazione sarà molto più difficile. Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California.

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“Immigrazione, serve equilibrio e discontinuità con governo Conte”

Posted by fidest press agency su martedì, 9 febbraio 2021

Immigrazione, durante le consultazioni “ne abbiamo fatto cenno, non si può far finta che il problema non esista perché alla prima occasione si riproporrà.Va quindi deciso a priori se il governo seguirà la politica migratoria definita dai decreti Lamorgese oppure tornerà alla politica migratoria definita dai decreti Salvini, e in questa seconda ipotesi non siamo disponibili”. Lo afferma Federico Fornaro, capogruppo di Liberi e Uguali alla Camera, a 24Mattino di Simone Spetia su Radio 24. “Con Pd e M5s abbiamo approvato i decreti Lamorgese, la nostra posizione è netta e distante da quella della Lega.” Per il capogruppo di Leu “è corretto porre queste questioni per rispetto del presidente incaricato e per non bruciare una delle figure più rappresentative e garante di fiducia”. Secondo Fornero “la decisione spetterà al presidente incaricato insieme al Presidente della Repubblica, se da una parte una maggioranza larga garantisce i vantaggi numerici dall’altro lato rischia di dividersi e far perdere tempo per mediare al presidente”.

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L’UNHCR accoglie con favore le nuove norme su immigrazione e asilo

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 dicembre 2020

L’UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati, esprime soddisfazione per l’approvazione delle Legge 173/2020 che converte il decreto legge 130/2020, introducendo diverse modifiche che incideranno positivamente sul sistema d’asilo italiano, facilitando l’integrazione dei rifugiati in Italia.La nuova legge, infatti, riforma il sistema esistente prevedendo l’erogazione di servizi alla persona, inclusi l’assistenza psicologica e i corsi di lingua italiana, che dovranno essere predisposti per i richiedenti asilo nei centri di prima e di straordinaria accoglienza. Inoltre, la legge, attraverso l’istituzione del Sistema d’Accoglienza e Integrazione (SAI), ritorna a proporre il modello “diffuso” che negli anni ha mostrato risultati molto positivi in termini d’inclusione sociale. Infine, viene ripristinato il diritto alla residenza per i richiedenti asilo garantendo loro l’effettivo accesso ai servizi essenziali.La nuova legge pone anche grande attenzione alla condizione delle persone più vulnerabili, portatrici di esigenze specifiche per le quali, in linea con le raccomandazioni dell’UNHCR, è stata prevista l’esclusione dalle procedure di esame della richiesta d’asilo accelerate e la predisposizione di linee guida per la loro pronta identificazione.Un significativo miglioramento è stato apportato alla definizione di protezione speciale che nella nuova formulazione garantisce una piena applicazione degli obblighi internazionali di non rinvio nel Paese di origine.Molto positiva appare anche la nuova formulazione della norma sulle limitazioni al transito delle navi nelle acque territoriali, dalla cui applicazione sono escluse quelle impegnate in operazioni di salvataggio in mare, quando in linea con le indicazioni, rispettose della normativa internazionale, delle autorità competenti.L’UNHCR continuerà nei prossimi mesi a lavorare a fianco dei rifugiati, del Governo, della società civile e del settore privato per migliorare ulteriormente il sistema d’asilo italiano e per promuovere azioni concrete volte a costruire una società inclusiva, in cui i rifugiati possano attivamente contribuire e partecipare alla vita della comunità.

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Migranti: misure di contrasto immigrazione clandestina

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 novembre 2020

“Oggi finalmente il ministro dell’Interno Lamorgese annuncia al suo omologo francese che l’Italia contrasterà gli sbarchi illegali con “il posizionamento di assetti navali o aerei che possano avvertire le autorità tunisine di eventuali partenze da quei territori in modo che possano intervenire in autonomia nelle loro acque territoriali”. Come ha giustamente fatto notare il presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni si tratta della storica proposta di FDI del “blocco navale al largo delle coste africane in accordo con le autorità locali”. Se serve aiuto, visto che il Governo italiano si ritrova solo ora a lavorare a questa ipotesi dopo anni di politiche immigrazioniste, Fratelli d’Italia si mette a disposizione per condividere le ampie conoscenze acquisite sulla materia”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Giovanbattista Fazzolari, responsabile nazionale del programma di FdI.

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Immigrazione: Netto calo dei migranti non comunitari

Posted by fidest press agency su martedì, 20 ottobre 2020

Per la prima volta, dopo diversi anni, nel 2019 è diminuito il numero degli stranieri non comunitari regolarmente soggiornanti in Italia: dai 3.717.000 dell’anno precedente a circa 3.615.000 (una quota sostanzialmente analoga a quella del 2011), per un calo di ben 101.600 unità (-2,7%). In 10 anni, l’unico altro decremento si è verificato nel 2016, a causa del contestuale boom di acquisizioni di cittadinanza (oltre 201.000): una spiegazione che però non vale per il calo del 2019, quando le acquisizioni di cittadinanza non hanno conosciuto un aumento così significativo rispetto all’anno precedente. Lo anticipa il Dossier Statistico Immigrazione 2020, 30° edizione, realizzato dal Centro studi e ricerche IDOS in partenariato con Confronti, che verrà presentato il prossimo 28 ottobre. Al forte decremento del 2019 fa da contrappeso, piuttosto, un corrispondente aumento del numero dei non comunitari scivolati nell’irregolarità: già stimati in 562.000 alla fine del 2018, quando è entrato in vigore il primo Decreto “sicurezza”, si è calcolato che, proprio per effetto di quest’ultimo, sarebbero cresciuti di 120-140.000 nei due anni successivi, arrivando a oltre 610.000 a fine 2019 e a quasi 700.000 alla fine del 2020, se nel frattempo non fosse intervenuta la regolarizzazione della scorsa estate, che ha raccolto in totale circa 220.500 domande.L’abolizione dei permessi per motivi umanitari, stabilita dal Decreto “sicurezza” del 2018, congiunta sia alla politica dei “porti chiusi” e dei respingimenti sia alla perdurante mancanza, dal 2011, di una programmazione degli ingressi stabili di lavoratori stranieri dall’estero, ha contribuito per un verso a svuotare i centri di accoglienza (i cui ospiti sono scesi da 183.800 nel 2017 a 84.400 a fine giugno 2020, per una fuoriuscita netta di quasi 100.000 migranti in appena due anni e mezzo) e per altro verso a un drastico calo della percentuale di riconoscimento delle domande di protezione presentate in Italia (dal 32,2% del 2018 ad appena il 19,7% del 2019, la metà della media europea). Due circostanze che concorrono strutturalmente a ingrossare le fila già assai nutrite degli immigrati irregolari nel paese.Nel primo caso, perché molte delle persone espulse dai centri di accoglienza, dopo il varo del Decreto del 2018, erano richiedenti asilo e titolari di protezione umanitaria che, dispersisi sul territorio, sono di lì a poco divenuti irregolari sia per le più ridotte possibilità di accedere a una forma di protezione sia per l’impossibilità di rinnovare quella umanitaria; e, nel secondo caso, perché l’aumentata quota di “diniegati”, congiunta all’alta probabilità di non poter effettuare il loro rimpatrio a causa dei limitati accordi di riammissione con i paesi d’origine (appena 7.000 rimpatri effettuati nel 2019, il 30,1% dei 23.400 migranti irregolari intercettati nell’anno, solo di poco superiori ai 6.800 rimpatri del 2018 e ai 6.500 del 2017), destina anche costoro al rilascio sul territorio nazionale in una situazione di irregolarità (dopo una inutile reclusione media di circa 60 giorni in un Cpr, su un limite massimo di 180 stabilito – raddoppiando il termine precedente – sempre dal Decreto del 2018).È noto come lo stato di irregolarità esponga gli immigrati non solo a venire sfruttati come lavoratori in nero, e quindi privi di diritti, ma anche a essere reclutati da organizzazioni criminali, che prediligono pescare nel sommerso la manodopera necessaria per le proprie attività illegali. Del resto, ancora una volta nel 2020 il Decreto flussi, appena pubblicato, destina ben i tre quinti degli appena 30.850 “ingressi” annui previsti o a lavoratori stagionali o a conversioni del permesso di soggiorno, cioè o a ingressi temporanei o a immigrati già presenti in Italia.

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«Piano immigrazione della UE: niente redistribuzione automatica in Europa”

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 ottobre 2020

Per chi entra illegalmente in Italia l’unica soluzione è quella del controllo esterno delle frontiere e per i clandestini centri sorvegliati per poter distinguere tra chi ha diritto alla protezione internazionale da chi deve essere rimpatriato. Insomma, dalla Von der Leyen una doccia gelata al governo PD-M5S e alla sua politica delle porte aperte all’immigrazione illegale di massa. Il messaggio dell’Europa è chiaro: “Cara Italia, devi difendere le tue frontiere, perché i clandestini che farai entrare te li devi tenere tu”. Cosa altro serve per fermare la furia immigrazionista della sinistra italiana?». È quanto scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Stanziati 23 miliardi per l’immigrazione

Posted by fidest press agency su sabato, 15 agosto 2020

E’ previsto nel bilancio dell’Unione europea e a questi fondi si potranno aggiungere quelli dei singoli Stati.Circa la metà dello stanziamento sarà destinato alla attività di controllo delle frontiere e l’altra metà per l’accoglienza.Tutto questo mentre il governo non riesce a regolare il flusso di migranti che proviene dalle coste tunisine. Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, come al solito, arriva in ritardo.Eppure, non ci voleva una particolare intelligenza politica per capire che, con la crisi del turismo, voce importante dell’economia tunisina, e il favorevole periodo estivo, ci sarebbe stato un aumento di migranti, con sbarchi a Lampedusa che è a “due passi” dalla Tunisia.E’ Di Maio che doveva attivare, nei mesi precedenti, l’accordo di controllo delle coste tunisine e di rimpatrio per i migranti irregolari. La ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, non può che dar seguito agli accordi politici con le autorià tunisine e, se questi non ci sono stati, poco poteva fare. Per ultimo registriamo la dichiarazione del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte: “Non possiamo tollerare che si entri in Italia in modo irregolare.” E’ caduto dal pero. Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Immigrazione, agricoltura e mercato nero

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 luglio 2020

“Il ministro Bellanova insiste nel sostenere che la sanatoria dai lei fortemente voluta possa risolvere i problemi della mancanza di manodopera in agricoltura. Inutile ripetere che la sanatoria non servirà a dare soluzione al problema che si sta, di fatto, risolvendo da solo con il rientro delle maestranze specializzate che tutti gli anni arrivano da altri paesi in un sistema ormai collaudato. Inutile ripetere che la sanatoria non farà emergere il lavoro nero, che si combatte con mezzi diversi, ma contrariamente sta creando un vero e proprio mercato ‘nero’ dei permessi. Occorre invece dire con chiarezza che bisogna aiutare e facilitare, dove possibile, gli stranieri che in Italia arrivano regolarmente rispettando le regole. Quelli sono coloro che devono essere tutelati affinché non cadano nelle maglie della malavita e dell’illegalità. Quello che va premiata è la legalità non viceversa. Il ministro si concentri sui veri problemi degli agricoltori e lasci stare la demagogia, l’unica cosa veramente invisibile sono le risorse e la mancanza di direttive chiare”. E’ quanto dichiara il senatore di Fratelli d’Italia Patrizio La Pietra.

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Immigrazione: Individuazione irregolari

Posted by fidest press agency su domenica, 10 Maggio 2020

Roma – “La regolarizzazione o emersione, che non è sanatoria , va fatta per un motivo ben preciso, in questo momento stiamo vivendo un’emergenza particolare sotto tre aspetti fondamentali: uno di tipo sanitario, uno di tipo economico e uno di tipo sociale e\o civile. Sotto l’aspetto sanitario abbiamo l’obbligo di tracciare tutti, perché abbiamo la necessità di creare le condizioni affinché il virus non torni, per fare questo dobbiamo essere anche nella condizione di individuare tutte quelle persone presenti sul territorio italiano, e mi riferisco ai c.d. irregolari. Dal lato economico dobbiamo mettere nelle condizioni chi è in Italia di rispondere alle offerte di lavoro, soprattutto in settori come quello dell’agricoltura o della collaborazione e assistenza domiciliare, dove la domanda è più bassa. Non c’è nessuna sanatoria, qua si parla di integrazione ed emersione. Dobbiamo stabilire come si emerge dal lavoro nero, dando anche una risposta all’emergenza sanitaria ed a quella sociale e civile”. Così il Sottosegretario di Stato al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Sen. Steni Di Piazza.

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“Le impietose cifre del “Rapporto 2019 sull’economia dell’immigrazione”

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 ottobre 2019

Gli studi della fondazione Leone Moressa, confermano che una delle emergenze del Paese è creare le condizioni per trattenere le migliaia di giovani che, delusi dalle prospettive professionali che l’Italia offre, varcano i confini e vanno all’estero, valorizzando il patrimonio di conoscenze che le università offrono. Non è solo una questione economica, ma di responsabilità sociale che il sistema delle imprese, l’università e la politica devono onorare, intraprendendo azioni mirate che facciano conoscere le opportunità che il sistema economico e industriale del Paese è in grado di offrire”.È questo il commento di Patrizia Fontana, Presidente di Talents in Motion, il primo progetto di Responsabilità Sociale con l’obiettivo di posizionare l’Italia come polo attrattivo nelle reti globali di circolazione del talento per migliorare l’attrattività e la competitività delle aziende attraverso l’integrazione del know-how dei talenti italiani e stranieri cui si rivolge. Persegue il suo obiettivo attraverso il primo e unico digital hub che mette in contatto talenti italiani e stranieri con le realtà italiane e con le opportunità che queste offrono. E al contempo sostiene la sinergia strategica tra aziende, università ed istituzioni in vista di un intervento concreto, efficace e di lungo raggio sui fabbisogni professionali, grazie ai tavoli tecnici del suo think tank. Il progetto conta già 30 aziende partner multinazionali, associazioni (Confindustria Digitale, per citarne una) e università.Secondo il rapporto mezzo milione di italiani ha deciso di spostarsi in altri Paesi negli ultimi 10 anni per ricercare opportunità professionali e di vita migliori. Questa “migrazione silenziosa” ha un costo per il Paese, calcolato in 1% del PIL. Tra le cause il livello di istruzione molto basso (solo il 27,6% dei giovani tra i 25 ed i 29 anni è laureato, 12 punti sotto la media UE) e le scarse opportunità occupazionali (occupazione dei 25-29enni al 54,6%, contro il 75% della media europea).In un Paese in cui gli sgravi fiscali impattano solo su chi sceglie di tornare, alla leva delle agevolazioni Talents in Motion intende affiancare alcune proposte ulteriori, improntate alla valorizzazione del capitale umano e della reputazione del Sistema Paese.
1. Realizzare un sistema di defiscalizzazione differenziato in base alla qualità delle posizioni e dei profili, oltre che alle esigenze espresse dalle imprese, e che possa applicarsi sia nell’ottica di agevolare il rientro in Italia che per trattenere i potenziali in atto di andare all’estero.
2. Contrastare i flussi in uscita favorendo la messa a regime di un sistema di valorizzazione reale per l’entry level dei giovani laureati.
3. Predisporre un secondo binario di incentivi fiscali direttamente rivolti a trattenere i talenti in Italia.
4. Procedere a una semplificazione normativa mediante creazione di visti d’ingresso specifici (modello USA) e velocizzazione delle procedure burocratiche per favorire la circolazione di capitale umano altamente qualificato in università e imprese.
5. Rispondere concretamente alla domanda di formazione e competenze garantendo un coinvolgimento paritetico, partenariale, continuativo e strategico (pianificazione strategica di breve, medio e lungo raggio) del fronte universitario e aziendale mediante una conferenza permanente filiera-formazione deputata alla diagnosi e all’intervento sui reali fabbisogni di professionalità. In questo senso, Talents in Motion ha già inaugurato lo scorso 2 ottobre a Milano i lavori del primo tavolo tecnico “Competenza VS Conoscenza” (https://www.talentsinmotion.org/it/risorse/think-tank-forum/milano-02-ottobre-competenza-vs-conoscenza.html?chId=33), nato per individuare e dar seguito ad azioni concrete per intervenire sul mismatch tra domanda aziendale e offerta universitaria.
Talents in Motion è un’associazione senza scopo di lucro, fondata e presieduta da Patrizia Fontana, nel cui consiglio direttivo siedono Salvatore Paparelli, vice president, Raffaele Fiorella, Giorgio Boggero e Simone Dominici.
https://www.talentsinmotion.org/

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Immigrazione, USB: da Malta cambi di linguaggio ma non di sostanza

Posted by fidest press agency su martedì, 24 settembre 2019

La riunione dei ministri dell’Interno svoltasi a La Valletta con la partecipazione di Francia, Italia, Malta, Germania e Finlandia, si conclude con dichiarazioni “d’intenti” partorendo un documento congiunto rispetto ai due presentati da Malta e Italia da un lato e Germania e Francia dall’altro. Il documento finale, qualificato come “accordo base”, sarò sottoposto all’approvazione di tutti i paesi dell’Unione europea in occasione del Consiglio europeo Giustizia e Affari interni che si terrà a Lussemburgo il prossimo 8 ottobre.
La realtà è che il cambio del linguaggio non porta ancora con sé un cambio nella sostanza, perché i muri restano alti sotto il cielo del Trattato di Dublino, che stabilisce che il paese di primo approdo ha la responsabilità di farsi carico del richiedente asilo fino alla definizione finale della sua procedura, trasformando lo spazio europeo in una prigione a cielo aperto.Un vero cambiamento rispetto all’attuale drammatica situazione, fatta di privazione di libertà e sfruttamento sociale e lavorativo di migliaia di persone, deve prevedere canali umanitari reali per i dannati della globalizzazione e della crisi climatica con superamento del Trattato di Dublino.Quindi l’abrogazione della legge Bossi-Fini e dei pacchetti detti di sicurezza, la regolarizzazione delle persone presenti in Italia, spesso costrette a subire sfruttamento e ricatti di ogni genere in ambito sociale e lavorativo.

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“Il contrasto all’immigrazione irregolare tra tutela della legalità e aiuti allo sviluppo economico dell’Africa”

Posted by fidest press agency su domenica, 22 settembre 2019

Roma Il 23 settembre p.v., presso l’aula del Senato dell’Istituto Santa Maria in Aquiro, a piazza Capranica 77 con inizio alle ore 15.00, è in previsione di svolgimento un importante convegno dal tema: “Il contrasto all’immigrazione irregolare tra tutela della legalità e aiuti allo sviluppo economico dell’Africa”. In pratica, istituzioni politiche, giudici e società civile si incontreranno per analizzare e porre rimedio a uno dei più grandi e tormentati problemi del secolo, che attendono soprattutto al nostro Paese che di fatto è meta e territorio di transito per le popolazioni migranti. “Le soluzioni ci sono” – spiega a il Presidente dell’associazione nazionale MigraZone, Cav. Dr. Franco Antonio Pinardi, per questo, l’associazione che presiedo è costituita da seri e qualificati professionisti che da oltre 15 anni operano sul territorio italiano mediando la soluzione dei problemi legati alla permanenza degli immigrati e dei loro famigliari con gli organi istituzionali preposti”.
“Serve” – continua il Presidente Pinardi – “una figura di riferimento qualificata e specializzata che si ponga come tratto d’unione certificato per snellire le procedure burocratiche, l’idoneità certa dei richiedenti, al fine di ottenere i visti e permessi richiesti da persone provenienti da altre nazioni che vogliono stabilirsi nel nostro Paese ricongiungendosi con le loro famiglie”. “La creazione di una sorta di Albo nazionale dei Consulenti all’immigrazione” – conclude Pinardi- “che verrà anche certificato da apposti master e titoli, potrà garantire anche il debellarsi di tutte quelle forme di sciacallaggio che, contando sull’ignoranza normativa e linguistica degli stranieri, speculano vergognosamente ai soli fini economici, lasciando spesso queste persone senza denari ma con crescenti ed irrisolti problemi. L’incontro in programma è di grande importanza, nella misura in cui pone a confronto politica, magistratura e operatori del settore in un auspicabile, concreto confronto”.

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Immigrazione, Meloni: da Gere “comparsata”

Posted by fidest press agency su martedì, 13 agosto 2019

“Secondo i dati ufficiali, il 90% di chi è sbarcato illegalmente in Italia negli ultimi anni è uomo e solo il 10% donna. Ma quando una star di Hollywood come Richard Gere decide di fare la sua comparsata a favore di telecamera su una nave ONG, guarda caso, spuntano per la foto moltissime donne. Perché per i nuovi schiavisti è più facile fare propaganda immigrazionista facendo vedere donne e bambini che non solo uomini adulti (come avviene di solito). Ci prendono per scemi? Open Arms e Richard Gere da quanto tempo hanno concordato questo spot ?” Lo scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni.

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La lezione dei socialdemocratici in Danimarca: linea dura sull’immigrazione

Posted by fidest press agency su domenica, 9 giugno 2019

Di Federico Rampini. I socialdemocratici in Danimarca hanno trionfato alle elezioni e conquistano il governo. La nuova premier sarà donna e la più giovane nella storia del paese: 41 anni. La destra è crollata. Una chiave del risultato? La leadership socialdemocratica ha adottato una linea dura sull’immigrazione. Ha vinto con un classico programma di sinistra “sociale”: più spesa pubblica, più tasse sui ricchi. E controlli rigidi sugli di stranieri; per salvaguardare un welfare state tra i più generosi del mondo. E’ stata appresa la lezione svedese. Nel vicino paese scandinavo l’elettorato premiò l’estrema destra per reazione a un flusso incontrollato di stranieri (la loro quota in Svezia è triplicata), i quali fino a un’epoca recente al varcare la frontiera acquisivano tutti i diritti sociali per i quali gli svedesi si tassano spietatamente da molte generazioni. Il ripensamento della sinistra scandinava rispecchia un fenomeno in atto negli Stati Uniti e altrove. Sull’immigrazione si è aperto un dibattito mondiale nelle sinistre: sarà uno dei temi discussi anche al Festival La Repubblica delle Idee, da di Bologna. Un segnale della riflessione autocritica sugli errori del passato è su una delle riviste più autorevoli della sinistra americana, The Atlantic. David Frum vi ha pubblicato un saggio sulle politiche migratorie con questo titolo-shock:”Se i progressisti non fanno rispettare le frontiere, ci penseranno i fascisti”. Nel lungo articolo tornava più volte: se la sinistra si ostina a dire che governare l’immigrazione è una cosa da fascisti, spinge verso l’estrema destra tanti cittadini che vogliono il rispetto delle leggi. Un’altra firma del giornalismo liberal, Thomas Friedman, ha scritto sul New York Times che il Muro al confine non va demonizzato (peraltro iniziò a costruirlo Bill Clinton): ciò che deve distinguere la sinistra da Donald Trump sono altre cose, dai percorsi di sanatoria legale per i clandestini alle misure di aiuto verso i paesi del Centramerica.
Il più radicale di tutti i candidati alla nomination democratica perla Casa Bianca, quel Bernie Sanders che non esita a proclamarsi socialista, ha sempre voluto norme rigorose sull’immigrazione. Consapevole di una legge ferrea del mercato del lavoro: l’afflusso di manodopera povera fa bene ai profitti delle imprese, riduce il potere contrattuale dei lavoratori. Non a caso il grande capitalismo americano e gli editorialisti del Wall Street Journal non perdonano a Trump la propaganda sul Muro. Sanders non è un caso isolato. Joe Biden, per ora in testa ai sondaggi fra i democratici, da senatore approvò la costruzione di pezzi di Muro sotto l’amministrazione Bush.
Una parte dei democratici americani considera sbagliato ciò che accadde prima delle legislative di mid-term. Le elezioni del novembre scorso furono precedute da atti dimostrativi contro la frontiera: alcune carovane di richiedenti asilo venuti da Guatemala e Honduras furono organizzate come delle proteste contro “l’illegittimità” del confine. Frange radicali della sinistra, facendo propria l’ideologia “no border”, proposero un referendum popolare per abolire l’Immigration and Customs Enforcement (Ice), l’agenzia federale che-gestisce la polizia di frontiera. Quel tipo di propaganda probabilmente aiutò Trump ad agguantare una sorta di pareggio elettorale: i repubblicani persero la Camera ma rafforzarono la loro maggioranza al Senato (il che allontana l’ipotesi dell’impeachment).
Il dibattito a sinistra non ha visto il prevalere di una tesi o di un’altra. Rimangono in seno al partito democratico delle tendenze molto radicali. Almeno cinque candidati restano favorevoli all’abolizione dell’Ice, tra cui Elizabeth Warren, Kamala Harris e Bill de Blasio. Sarà uno dei terni principali su cui la base democratica verrà chiamata a pronunciarsi nelle primarie. Riecheggiando la vicend scandinava, la vecchia guardia dei Biden e Sanders ricorda che l’America ebbe la sua stagione più equa e solidale nell’epoca da Franklin Roosevelt a John Kennedy: allora fu costruito il welfare, si rafforzarono i diritti dei lavoratori, la tassazione divenne fortemente redistributiva. Fu anche un periodo di restrizione dei flussi migratori. Dopo le frontiere si aprirono, e iniziò lo smantellamento di tante conquiste sociali.

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Chi vince e chi perde sull’immigrazione in Europa: un primo flash

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 Maggio 2019

Chi ha vinto e chi ha perso in queste elezioni europee? E rispetto a che cosa? Europa sì/Europa no; immigrazione sì/immigrazione no. Dal 23 al 26 maggio i cittadini dei 28 stati membri dell’Unione Europea hanno votato per eleggere i propri rappresentanti al Parlamento Europeo. Fondazione ISMU ha elaborato una prima analisi sui risultati.
Le forze più europeiste, cioè quelle che in passato hanno espresso atteggiamenti favorevoli verso l’integrazione europea e l’euro, hanno visto ridursi i loro consensi, ma solo marginalmente.Se da una parte popolari e socialdemocratici hanno perso considerevolmente, liberaldemocratici e verdi hanno, invece, incrementato i consensi, compensando in larga parte i voti persi dai primi due gruppi.Nello specifico, i partiti nazionali che hanno manifestato posizione pro-EU si raccolgono nel Parlamento Europeo nei seguenti gruppi parlamentari:
– European People’s Party (EPP), passato da 221 seggi a 165;
– Progressive Alliance of Socialists and Democrats (S&D), passato da 191 seggi a 141;
– Alliance of Liberals and Democrats for Europe (ALDE), passato da 67 seggi a 115;
– The Greens/European Free Alliance (G/EFA), passato da 50 seggi a 75.
Viceversa, le forze contrarie ad una maggiore integrazione hanno guadagnato consensi:
– Europe of Freedom and Direct Democracy (EFDD), passato da 48 seggi a 46;
– Europe of Nations and Freedom (ENF), passato da 37 seggi a 74.
I gruppi European United Left-Nordic Green Left (GUE/NGL) e European Conservatives and Reformists (ECR), moderatamente euroscettici, sono passati rispettivamente da 52 e 70 seggi a 42 e 57 seggi.
Dal punto di vista dell’immigrazione, possiamo classificare i gruppi parlamentari sulla base dell’appoggio a una politica di ricollocamento obbligatorio dei rifugiati tra i paesi membri. Sono favorevoli:
– European People’s Party (EPP),
– Progressive Alliance of Socialists and Democrats (S&D),
– Alliance of Liberals and Democrats for Europe (ALDE),
– European United Left-Nordic Green Left (GUE/NGL),
– The Greens/European Free Alliance (G/EFA).
In totale tali gruppi sono passati da 581 a 542 seggi.
Sono contrari:
– European Conservatives and Reformists (ECR),
– Europe of Freedom and Direct Democracy (EFDD),
– Europe of Nations and Freedom (ENF) .
In totale tali gruppi sono passati da 155 a 177 seggi.
Possiamo, quindi, affermare che il sostegno alla politica di ricollocamento dei rifugiati sarà più debole di quanto non lo fosse nella scorsa legislatura.
E in Italia? La Lega ha conquistato la soglia di un terzo degli elettori, attestandosi oltre il 34% dei consensi. Secondo partito il PD che supera il M5S e si attesta sopra il 22%. Fermo al 17% il Movimento 5 Stelle, principale sconfitto di queste elezioni e con delle posizioni non ben definite sull’Europa e sull’immigrazione. Sotto la soglia del 10% Forza Italia, che stenta ad arrivare al 9%. Supera lo sbarramento anche Fratelli d’Italia con il 6,5% (posizione simile alla Lega, ma da questa sovrastati). Non ce la fanno a entrare nel Parlamento Europeo +Europa, Europa verde e La sinistra. Una indubbia vittoria degli euroscettici e dei fautori dei porti chiusi. (fonte: http://www.ismu.org)

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La riforma sull’immigrazione di Trump: primo passo falso

Posted by fidest press agency su domenica, 26 Maggio 2019

By Domenico Maceri. “Si tratta di un piano grande, bello e coraggioso”. I superlativi di Donald Trump sono tipici quando parla di qualcosa associata a se stesso. In questo caso il 45esimo presidente lodava il suo piano sulla riforma dell’immigrazione che altri hanno etichettato “Dead on arrival”, ossia ricevuto in stato “non operativo”.
Il piano di Trump riformerebbe l’immigrazione da un sistema che predilige i ricongiungimenti familiari sostituendolo con uno che agevolerebbe i meriti di coloro che vogliano entrare nel Paese. Si tratta di un piano che adotta principi utilizzati da sistemi dell’Australia, Nuova Zelanda e Canada. Modificherebbe la formula attuale che distribuisce il numero di immigrati con il 66 percento riservato ai ricongiungimenti familiari e il resto per questioni di meriti, umanitari, e richiedenti asilo. Trump riserverebbe il 57 percento dei posti ai meriti, il 33 percento ai ricongiungimenti familiari e il resto a beneficio di caratteristiche umanitarie. Il numero totale di 1,1 milioni cartellini verdi rimarrebbe a essere in vigore. Il piano di Trump attirerebbe più immigrati preparati a entrare nel mondo del lavoro e richiederebbe che i nuovi arrivati imparino o conoscano già l’inglese e si sottopongano a un esame di educazione civica.
Il piano è stato annunciato da Trump ma, Jared Kushner, suo genero e consigliere speciale, lo aveva presentato a un gruppo di senatori repubblicani per cercare di ottenere il loro sostegno. Alcuni giornali hanno riportato che l’incontro non ha entusiasmato. In alcune delle sue risposte Kushner è stato interrotto da Stephen Miller, collaboratore di ultra destra del presidente, per offrire chiarimenti. Il senatore Lindsey Graham del South Carolina, grande sostenitore del presidente, ha dichiarato che il piano non mira a divenire legge ma consiste di un primo passo. Più delusa la senatrice Susan Collins del Maine poiché il piano di Trump non include una soluzione alla tragica situazione dei “dreamers”, i giovani portati illegalmente in America dai loro genitori. Buona parte di loro hanno beneficiato del DACA, un ordine esecutivo di Barack Obama che permette loro di restare negli Stati Uniti temporaneamente. Il piano di Trump non tocca nemmeno la situazione degli 11 milioni di immigrati non autorizzati già nel Paese.
L’allontanamento dai principi di ricongiungimenti familiari richiama la legge sull’immigrazione del 1924. Questa legge impose limiti al numero di immigrati basandoli su una quota del due percento secondo la nazionalità degli americani, legata al censimento del 1890. La legge causò notevoli riduzioni a immigrati provenienti dall’Europa del Sud favorendo ingressi di individui dalla Gran Bretagna e l’Europa settentrionale. Nel 1965 il Congresso ha cambiato la legge che corrisponde in grande misura a quella attuale, favorendo i ricongiungimenti familiari.
Il piano di Trump avrebbe simili effetti riducendo gli ingressi di Paesi poveri come quelli del Sud America e Africa. Si tratta di luoghi che Trump aveva dispregiato come “di m…da”, preferendo quelli del Nord Europa. Comunque sia, il piano di Trump non ha quasi nessuna possibilità di divenire legge, considerando il controllo democratico alla Camera ma soprattutto perché manca di serietà poiché esclude la situazione dei “dreamers” e degli altri immigrati non autorizzati. Perché dunque fare un annuncio sull’immigrazione?
Trump ha ripreso il tema dell’immigrazione per caldeggiare la sua base e i sentimenti anti-immigrati etichettandoli come criminali e pericolosi alla sicurezza del Paese. Secondo questa visione è stato facile affibbiare a Trump l’etichetta di essere anti-immigrazione considerando la sua aspra retorica e l’assenza quasi totale di parole che lodino gli immigrati come costruttori del Paese. Si ricordano facilmente i suoi duri attacchi agli immigrati durante la campagna politica del 2016 ma anche durante la sua presidenza. L’enfasi sul bisogno della costruzione del muro, il bando contro immigrati di parecchi Paesi musulmani, e la separazione delle famiglie di rifugiati al confine col Messico principalmente del Centro America, hanno stabilito il 45esimo presidente come interprete della visione anti-immigranti della sua base.Trump con il suo piano vuole intorbidire le acque, asserendo che si oppone solo all’immigrazione illegale. Il suo tentativo di allontanarsi dalla sua aspra retorica contro gli immigrati sarà difficilmente digerito eccetto per i suoi fedelissimi che hanno idee molto negative sui nuovi arrivati. Ann Coulter, la giornalista di ultra destra che in tempi recenti ha sostenuto Trump, adesso lo attacca persino nel suo nuovo piano ricordando che non ha mantenuto la promessa della costruzione del muro al confine e che il numero degli immigrati rimane identico a quello attuale.
Questa insoddisfazione del piano di Trump dall’estrema destra perché troppo liberal dovrebbe suggerire qualche spiraglio verso un compromesso coi democratici. Kevin McCarthy, presidente della minoranza repubblicana alla Camera, ha dichiarato che il piano di Trump consiste di un primo passo verso un disegno di legge più completo, suggerendo un tentativo bipartisan.Trump però ha messo fine a una tale prospettiva. L’attuale inquilino della Casa Bianca ha recentemente etichettato i democratici come il partito di “frontiere aperte, salari bassi, e completa illegalità”. Trump ha continuato minacciando che se i democratici non coopereranno con il suo piano per “riforme storiche” bisognerà farlo dopo l’elezione del 2020 quando, secondo lui, i repubblicani controlleranno ambedue le Camere e la Casa Bianca. Perché non ha implementato il suo piano sull’immigrazione durante i primi due anni della sua presidenza quando infatti i repubblicani controllavano ambedue le Camere e la Casa Bianca rimane un mistero. Forse perché si tratta di un piano irrealizzabile il cui vero scopo è mantenere felice la sua base?
Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.

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