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Posts Tagged ‘immigrazione’

“Le impietose cifre del “Rapporto 2019 sull’economia dell’immigrazione”

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 ottobre 2019

Gli studi della fondazione Leone Moressa, confermano che una delle emergenze del Paese è creare le condizioni per trattenere le migliaia di giovani che, delusi dalle prospettive professionali che l’Italia offre, varcano i confini e vanno all’estero, valorizzando il patrimonio di conoscenze che le università offrono. Non è solo una questione economica, ma di responsabilità sociale che il sistema delle imprese, l’università e la politica devono onorare, intraprendendo azioni mirate che facciano conoscere le opportunità che il sistema economico e industriale del Paese è in grado di offrire”.È questo il commento di Patrizia Fontana, Presidente di Talents in Motion, il primo progetto di Responsabilità Sociale con l’obiettivo di posizionare l’Italia come polo attrattivo nelle reti globali di circolazione del talento per migliorare l’attrattività e la competitività delle aziende attraverso l’integrazione del know-how dei talenti italiani e stranieri cui si rivolge. Persegue il suo obiettivo attraverso il primo e unico digital hub che mette in contatto talenti italiani e stranieri con le realtà italiane e con le opportunità che queste offrono. E al contempo sostiene la sinergia strategica tra aziende, università ed istituzioni in vista di un intervento concreto, efficace e di lungo raggio sui fabbisogni professionali, grazie ai tavoli tecnici del suo think tank. Il progetto conta già 30 aziende partner multinazionali, associazioni (Confindustria Digitale, per citarne una) e università.Secondo il rapporto mezzo milione di italiani ha deciso di spostarsi in altri Paesi negli ultimi 10 anni per ricercare opportunità professionali e di vita migliori. Questa “migrazione silenziosa” ha un costo per il Paese, calcolato in 1% del PIL. Tra le cause il livello di istruzione molto basso (solo il 27,6% dei giovani tra i 25 ed i 29 anni è laureato, 12 punti sotto la media UE) e le scarse opportunità occupazionali (occupazione dei 25-29enni al 54,6%, contro il 75% della media europea).In un Paese in cui gli sgravi fiscali impattano solo su chi sceglie di tornare, alla leva delle agevolazioni Talents in Motion intende affiancare alcune proposte ulteriori, improntate alla valorizzazione del capitale umano e della reputazione del Sistema Paese.
1. Realizzare un sistema di defiscalizzazione differenziato in base alla qualità delle posizioni e dei profili, oltre che alle esigenze espresse dalle imprese, e che possa applicarsi sia nell’ottica di agevolare il rientro in Italia che per trattenere i potenziali in atto di andare all’estero.
2. Contrastare i flussi in uscita favorendo la messa a regime di un sistema di valorizzazione reale per l’entry level dei giovani laureati.
3. Predisporre un secondo binario di incentivi fiscali direttamente rivolti a trattenere i talenti in Italia.
4. Procedere a una semplificazione normativa mediante creazione di visti d’ingresso specifici (modello USA) e velocizzazione delle procedure burocratiche per favorire la circolazione di capitale umano altamente qualificato in università e imprese.
5. Rispondere concretamente alla domanda di formazione e competenze garantendo un coinvolgimento paritetico, partenariale, continuativo e strategico (pianificazione strategica di breve, medio e lungo raggio) del fronte universitario e aziendale mediante una conferenza permanente filiera-formazione deputata alla diagnosi e all’intervento sui reali fabbisogni di professionalità. In questo senso, Talents in Motion ha già inaugurato lo scorso 2 ottobre a Milano i lavori del primo tavolo tecnico “Competenza VS Conoscenza” (https://www.talentsinmotion.org/it/risorse/think-tank-forum/milano-02-ottobre-competenza-vs-conoscenza.html?chId=33), nato per individuare e dar seguito ad azioni concrete per intervenire sul mismatch tra domanda aziendale e offerta universitaria.
Talents in Motion è un’associazione senza scopo di lucro, fondata e presieduta da Patrizia Fontana, nel cui consiglio direttivo siedono Salvatore Paparelli, vice president, Raffaele Fiorella, Giorgio Boggero e Simone Dominici.
https://www.talentsinmotion.org/

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Immigrazione, USB: da Malta cambi di linguaggio ma non di sostanza

Posted by fidest press agency su martedì, 24 settembre 2019

La riunione dei ministri dell’Interno svoltasi a La Valletta con la partecipazione di Francia, Italia, Malta, Germania e Finlandia, si conclude con dichiarazioni “d’intenti” partorendo un documento congiunto rispetto ai due presentati da Malta e Italia da un lato e Germania e Francia dall’altro. Il documento finale, qualificato come “accordo base”, sarò sottoposto all’approvazione di tutti i paesi dell’Unione europea in occasione del Consiglio europeo Giustizia e Affari interni che si terrà a Lussemburgo il prossimo 8 ottobre.
La realtà è che il cambio del linguaggio non porta ancora con sé un cambio nella sostanza, perché i muri restano alti sotto il cielo del Trattato di Dublino, che stabilisce che il paese di primo approdo ha la responsabilità di farsi carico del richiedente asilo fino alla definizione finale della sua procedura, trasformando lo spazio europeo in una prigione a cielo aperto.Un vero cambiamento rispetto all’attuale drammatica situazione, fatta di privazione di libertà e sfruttamento sociale e lavorativo di migliaia di persone, deve prevedere canali umanitari reali per i dannati della globalizzazione e della crisi climatica con superamento del Trattato di Dublino.Quindi l’abrogazione della legge Bossi-Fini e dei pacchetti detti di sicurezza, la regolarizzazione delle persone presenti in Italia, spesso costrette a subire sfruttamento e ricatti di ogni genere in ambito sociale e lavorativo.

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“Il contrasto all’immigrazione irregolare tra tutela della legalità e aiuti allo sviluppo economico dell’Africa”

Posted by fidest press agency su domenica, 22 settembre 2019

Roma Il 23 settembre p.v., presso l’aula del Senato dell’Istituto Santa Maria in Aquiro, a piazza Capranica 77 con inizio alle ore 15.00, è in previsione di svolgimento un importante convegno dal tema: “Il contrasto all’immigrazione irregolare tra tutela della legalità e aiuti allo sviluppo economico dell’Africa”. In pratica, istituzioni politiche, giudici e società civile si incontreranno per analizzare e porre rimedio a uno dei più grandi e tormentati problemi del secolo, che attendono soprattutto al nostro Paese che di fatto è meta e territorio di transito per le popolazioni migranti. “Le soluzioni ci sono” – spiega a il Presidente dell’associazione nazionale MigraZone, Cav. Dr. Franco Antonio Pinardi, per questo, l’associazione che presiedo è costituita da seri e qualificati professionisti che da oltre 15 anni operano sul territorio italiano mediando la soluzione dei problemi legati alla permanenza degli immigrati e dei loro famigliari con gli organi istituzionali preposti”.
“Serve” – continua il Presidente Pinardi – “una figura di riferimento qualificata e specializzata che si ponga come tratto d’unione certificato per snellire le procedure burocratiche, l’idoneità certa dei richiedenti, al fine di ottenere i visti e permessi richiesti da persone provenienti da altre nazioni che vogliono stabilirsi nel nostro Paese ricongiungendosi con le loro famiglie”. “La creazione di una sorta di Albo nazionale dei Consulenti all’immigrazione” – conclude Pinardi- “che verrà anche certificato da apposti master e titoli, potrà garantire anche il debellarsi di tutte quelle forme di sciacallaggio che, contando sull’ignoranza normativa e linguistica degli stranieri, speculano vergognosamente ai soli fini economici, lasciando spesso queste persone senza denari ma con crescenti ed irrisolti problemi. L’incontro in programma è di grande importanza, nella misura in cui pone a confronto politica, magistratura e operatori del settore in un auspicabile, concreto confronto”.

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Immigrazione, Meloni: da Gere “comparsata”

Posted by fidest press agency su martedì, 13 agosto 2019

“Secondo i dati ufficiali, il 90% di chi è sbarcato illegalmente in Italia negli ultimi anni è uomo e solo il 10% donna. Ma quando una star di Hollywood come Richard Gere decide di fare la sua comparsata a favore di telecamera su una nave ONG, guarda caso, spuntano per la foto moltissime donne. Perché per i nuovi schiavisti è più facile fare propaganda immigrazionista facendo vedere donne e bambini che non solo uomini adulti (come avviene di solito). Ci prendono per scemi? Open Arms e Richard Gere da quanto tempo hanno concordato questo spot ?” Lo scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni.

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La lezione dei socialdemocratici in Danimarca: linea dura sull’immigrazione

Posted by fidest press agency su domenica, 9 giugno 2019

Di Federico Rampini. I socialdemocratici in Danimarca hanno trionfato alle elezioni e conquistano il governo. La nuova premier sarà donna e la più giovane nella storia del paese: 41 anni. La destra è crollata. Una chiave del risultato? La leadership socialdemocratica ha adottato una linea dura sull’immigrazione. Ha vinto con un classico programma di sinistra “sociale”: più spesa pubblica, più tasse sui ricchi. E controlli rigidi sugli di stranieri; per salvaguardare un welfare state tra i più generosi del mondo. E’ stata appresa la lezione svedese. Nel vicino paese scandinavo l’elettorato premiò l’estrema destra per reazione a un flusso incontrollato di stranieri (la loro quota in Svezia è triplicata), i quali fino a un’epoca recente al varcare la frontiera acquisivano tutti i diritti sociali per i quali gli svedesi si tassano spietatamente da molte generazioni. Il ripensamento della sinistra scandinava rispecchia un fenomeno in atto negli Stati Uniti e altrove. Sull’immigrazione si è aperto un dibattito mondiale nelle sinistre: sarà uno dei temi discussi anche al Festival La Repubblica delle Idee, da di Bologna. Un segnale della riflessione autocritica sugli errori del passato è su una delle riviste più autorevoli della sinistra americana, The Atlantic. David Frum vi ha pubblicato un saggio sulle politiche migratorie con questo titolo-shock:”Se i progressisti non fanno rispettare le frontiere, ci penseranno i fascisti”. Nel lungo articolo tornava più volte: se la sinistra si ostina a dire che governare l’immigrazione è una cosa da fascisti, spinge verso l’estrema destra tanti cittadini che vogliono il rispetto delle leggi. Un’altra firma del giornalismo liberal, Thomas Friedman, ha scritto sul New York Times che il Muro al confine non va demonizzato (peraltro iniziò a costruirlo Bill Clinton): ciò che deve distinguere la sinistra da Donald Trump sono altre cose, dai percorsi di sanatoria legale per i clandestini alle misure di aiuto verso i paesi del Centramerica.
Il più radicale di tutti i candidati alla nomination democratica perla Casa Bianca, quel Bernie Sanders che non esita a proclamarsi socialista, ha sempre voluto norme rigorose sull’immigrazione. Consapevole di una legge ferrea del mercato del lavoro: l’afflusso di manodopera povera fa bene ai profitti delle imprese, riduce il potere contrattuale dei lavoratori. Non a caso il grande capitalismo americano e gli editorialisti del Wall Street Journal non perdonano a Trump la propaganda sul Muro. Sanders non è un caso isolato. Joe Biden, per ora in testa ai sondaggi fra i democratici, da senatore approvò la costruzione di pezzi di Muro sotto l’amministrazione Bush.
Una parte dei democratici americani considera sbagliato ciò che accadde prima delle legislative di mid-term. Le elezioni del novembre scorso furono precedute da atti dimostrativi contro la frontiera: alcune carovane di richiedenti asilo venuti da Guatemala e Honduras furono organizzate come delle proteste contro “l’illegittimità” del confine. Frange radicali della sinistra, facendo propria l’ideologia “no border”, proposero un referendum popolare per abolire l’Immigration and Customs Enforcement (Ice), l’agenzia federale che-gestisce la polizia di frontiera. Quel tipo di propaganda probabilmente aiutò Trump ad agguantare una sorta di pareggio elettorale: i repubblicani persero la Camera ma rafforzarono la loro maggioranza al Senato (il che allontana l’ipotesi dell’impeachment).
Il dibattito a sinistra non ha visto il prevalere di una tesi o di un’altra. Rimangono in seno al partito democratico delle tendenze molto radicali. Almeno cinque candidati restano favorevoli all’abolizione dell’Ice, tra cui Elizabeth Warren, Kamala Harris e Bill de Blasio. Sarà uno dei terni principali su cui la base democratica verrà chiamata a pronunciarsi nelle primarie. Riecheggiando la vicend scandinava, la vecchia guardia dei Biden e Sanders ricorda che l’America ebbe la sua stagione più equa e solidale nell’epoca da Franklin Roosevelt a John Kennedy: allora fu costruito il welfare, si rafforzarono i diritti dei lavoratori, la tassazione divenne fortemente redistributiva. Fu anche un periodo di restrizione dei flussi migratori. Dopo le frontiere si aprirono, e iniziò lo smantellamento di tante conquiste sociali.

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Chi vince e chi perde sull’immigrazione in Europa: un primo flash

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 Mag 2019

Chi ha vinto e chi ha perso in queste elezioni europee? E rispetto a che cosa? Europa sì/Europa no; immigrazione sì/immigrazione no. Dal 23 al 26 maggio i cittadini dei 28 stati membri dell’Unione Europea hanno votato per eleggere i propri rappresentanti al Parlamento Europeo. Fondazione ISMU ha elaborato una prima analisi sui risultati.
Le forze più europeiste, cioè quelle che in passato hanno espresso atteggiamenti favorevoli verso l’integrazione europea e l’euro, hanno visto ridursi i loro consensi, ma solo marginalmente.Se da una parte popolari e socialdemocratici hanno perso considerevolmente, liberaldemocratici e verdi hanno, invece, incrementato i consensi, compensando in larga parte i voti persi dai primi due gruppi.Nello specifico, i partiti nazionali che hanno manifestato posizione pro-EU si raccolgono nel Parlamento Europeo nei seguenti gruppi parlamentari:
– European People’s Party (EPP), passato da 221 seggi a 165;
– Progressive Alliance of Socialists and Democrats (S&D), passato da 191 seggi a 141;
– Alliance of Liberals and Democrats for Europe (ALDE), passato da 67 seggi a 115;
– The Greens/European Free Alliance (G/EFA), passato da 50 seggi a 75.
Viceversa, le forze contrarie ad una maggiore integrazione hanno guadagnato consensi:
– Europe of Freedom and Direct Democracy (EFDD), passato da 48 seggi a 46;
– Europe of Nations and Freedom (ENF), passato da 37 seggi a 74.
I gruppi European United Left-Nordic Green Left (GUE/NGL) e European Conservatives and Reformists (ECR), moderatamente euroscettici, sono passati rispettivamente da 52 e 70 seggi a 42 e 57 seggi.
Dal punto di vista dell’immigrazione, possiamo classificare i gruppi parlamentari sulla base dell’appoggio a una politica di ricollocamento obbligatorio dei rifugiati tra i paesi membri. Sono favorevoli:
– European People’s Party (EPP),
– Progressive Alliance of Socialists and Democrats (S&D),
– Alliance of Liberals and Democrats for Europe (ALDE),
– European United Left-Nordic Green Left (GUE/NGL),
– The Greens/European Free Alliance (G/EFA).
In totale tali gruppi sono passati da 581 a 542 seggi.
Sono contrari:
– European Conservatives and Reformists (ECR),
– Europe of Freedom and Direct Democracy (EFDD),
– Europe of Nations and Freedom (ENF) .
In totale tali gruppi sono passati da 155 a 177 seggi.
Possiamo, quindi, affermare che il sostegno alla politica di ricollocamento dei rifugiati sarà più debole di quanto non lo fosse nella scorsa legislatura.
E in Italia? La Lega ha conquistato la soglia di un terzo degli elettori, attestandosi oltre il 34% dei consensi. Secondo partito il PD che supera il M5S e si attesta sopra il 22%. Fermo al 17% il Movimento 5 Stelle, principale sconfitto di queste elezioni e con delle posizioni non ben definite sull’Europa e sull’immigrazione. Sotto la soglia del 10% Forza Italia, che stenta ad arrivare al 9%. Supera lo sbarramento anche Fratelli d’Italia con il 6,5% (posizione simile alla Lega, ma da questa sovrastati). Non ce la fanno a entrare nel Parlamento Europeo +Europa, Europa verde e La sinistra. Una indubbia vittoria degli euroscettici e dei fautori dei porti chiusi. (fonte: http://www.ismu.org)

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La riforma sull’immigrazione di Trump: primo passo falso

Posted by fidest press agency su domenica, 26 Mag 2019

By Domenico Maceri. “Si tratta di un piano grande, bello e coraggioso”. I superlativi di Donald Trump sono tipici quando parla di qualcosa associata a se stesso. In questo caso il 45esimo presidente lodava il suo piano sulla riforma dell’immigrazione che altri hanno etichettato “Dead on arrival”, ossia ricevuto in stato “non operativo”.
Il piano di Trump riformerebbe l’immigrazione da un sistema che predilige i ricongiungimenti familiari sostituendolo con uno che agevolerebbe i meriti di coloro che vogliano entrare nel Paese. Si tratta di un piano che adotta principi utilizzati da sistemi dell’Australia, Nuova Zelanda e Canada. Modificherebbe la formula attuale che distribuisce il numero di immigrati con il 66 percento riservato ai ricongiungimenti familiari e il resto per questioni di meriti, umanitari, e richiedenti asilo. Trump riserverebbe il 57 percento dei posti ai meriti, il 33 percento ai ricongiungimenti familiari e il resto a beneficio di caratteristiche umanitarie. Il numero totale di 1,1 milioni cartellini verdi rimarrebbe a essere in vigore. Il piano di Trump attirerebbe più immigrati preparati a entrare nel mondo del lavoro e richiederebbe che i nuovi arrivati imparino o conoscano già l’inglese e si sottopongano a un esame di educazione civica.
Il piano è stato annunciato da Trump ma, Jared Kushner, suo genero e consigliere speciale, lo aveva presentato a un gruppo di senatori repubblicani per cercare di ottenere il loro sostegno. Alcuni giornali hanno riportato che l’incontro non ha entusiasmato. In alcune delle sue risposte Kushner è stato interrotto da Stephen Miller, collaboratore di ultra destra del presidente, per offrire chiarimenti. Il senatore Lindsey Graham del South Carolina, grande sostenitore del presidente, ha dichiarato che il piano non mira a divenire legge ma consiste di un primo passo. Più delusa la senatrice Susan Collins del Maine poiché il piano di Trump non include una soluzione alla tragica situazione dei “dreamers”, i giovani portati illegalmente in America dai loro genitori. Buona parte di loro hanno beneficiato del DACA, un ordine esecutivo di Barack Obama che permette loro di restare negli Stati Uniti temporaneamente. Il piano di Trump non tocca nemmeno la situazione degli 11 milioni di immigrati non autorizzati già nel Paese.
L’allontanamento dai principi di ricongiungimenti familiari richiama la legge sull’immigrazione del 1924. Questa legge impose limiti al numero di immigrati basandoli su una quota del due percento secondo la nazionalità degli americani, legata al censimento del 1890. La legge causò notevoli riduzioni a immigrati provenienti dall’Europa del Sud favorendo ingressi di individui dalla Gran Bretagna e l’Europa settentrionale. Nel 1965 il Congresso ha cambiato la legge che corrisponde in grande misura a quella attuale, favorendo i ricongiungimenti familiari.
Il piano di Trump avrebbe simili effetti riducendo gli ingressi di Paesi poveri come quelli del Sud America e Africa. Si tratta di luoghi che Trump aveva dispregiato come “di m…da”, preferendo quelli del Nord Europa. Comunque sia, il piano di Trump non ha quasi nessuna possibilità di divenire legge, considerando il controllo democratico alla Camera ma soprattutto perché manca di serietà poiché esclude la situazione dei “dreamers” e degli altri immigrati non autorizzati. Perché dunque fare un annuncio sull’immigrazione?
Trump ha ripreso il tema dell’immigrazione per caldeggiare la sua base e i sentimenti anti-immigrati etichettandoli come criminali e pericolosi alla sicurezza del Paese. Secondo questa visione è stato facile affibbiare a Trump l’etichetta di essere anti-immigrazione considerando la sua aspra retorica e l’assenza quasi totale di parole che lodino gli immigrati come costruttori del Paese. Si ricordano facilmente i suoi duri attacchi agli immigrati durante la campagna politica del 2016 ma anche durante la sua presidenza. L’enfasi sul bisogno della costruzione del muro, il bando contro immigrati di parecchi Paesi musulmani, e la separazione delle famiglie di rifugiati al confine col Messico principalmente del Centro America, hanno stabilito il 45esimo presidente come interprete della visione anti-immigranti della sua base.Trump con il suo piano vuole intorbidire le acque, asserendo che si oppone solo all’immigrazione illegale. Il suo tentativo di allontanarsi dalla sua aspra retorica contro gli immigrati sarà difficilmente digerito eccetto per i suoi fedelissimi che hanno idee molto negative sui nuovi arrivati. Ann Coulter, la giornalista di ultra destra che in tempi recenti ha sostenuto Trump, adesso lo attacca persino nel suo nuovo piano ricordando che non ha mantenuto la promessa della costruzione del muro al confine e che il numero degli immigrati rimane identico a quello attuale.
Questa insoddisfazione del piano di Trump dall’estrema destra perché troppo liberal dovrebbe suggerire qualche spiraglio verso un compromesso coi democratici. Kevin McCarthy, presidente della minoranza repubblicana alla Camera, ha dichiarato che il piano di Trump consiste di un primo passo verso un disegno di legge più completo, suggerendo un tentativo bipartisan.Trump però ha messo fine a una tale prospettiva. L’attuale inquilino della Casa Bianca ha recentemente etichettato i democratici come il partito di “frontiere aperte, salari bassi, e completa illegalità”. Trump ha continuato minacciando che se i democratici non coopereranno con il suo piano per “riforme storiche” bisognerà farlo dopo l’elezione del 2020 quando, secondo lui, i repubblicani controlleranno ambedue le Camere e la Casa Bianca. Perché non ha implementato il suo piano sull’immigrazione durante i primi due anni della sua presidenza quando infatti i repubblicani controllavano ambedue le Camere e la Casa Bianca rimane un mistero. Forse perché si tratta di un piano irrealizzabile il cui vero scopo è mantenere felice la sua base?
Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.

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Immigrazione: Report FdI su islamizzazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 Mag 2019

Nel 2050 con l’immigrazione incontrollata degli ultimi anni l’Europa vedrebbe triplicato il numero dei musulmani in Europa. E dal 2001 in Europa sono 729 i morti in attentati, di questi 641, pari all’88 per cento delle vittime, per mano di islamici. Sono questi alcuni dei dati più significativi diffusi oggi dalla Fondazione Farefuturo e dall’Ufficio studi di Fratelli d’Italia nel corso di una conferenza stampa alla Camera, in cui è stato annunciato il Rapporto annuale sull’islamizzazione d’Europa e la costituzione di un Comitato scientifico, che sarà presieduto dal professor Francesco Alberoni e composto, tra gli altri, dallo psichiatra Alessandro Meluzzi, da Gianpaolo Rossi, componente CdA Rai e Mario Ciampi, segretario generale della Fondazione Farefuturo.”Intendiamo come Ufficio Studi di FdI e Farefuturo, presentare ogni 11 settembre un rapporto che faccia emergere l’islamizzazione in maniera scientifica attraverso indicatori ufficiali dell’Istat e di altre agenzie demoscopiche. E la scelta della data non è casuale, spiega il senatore di FdI e presidente della Fondazione Adolfo Urso, è legata al gravissimo attacco alle Torri gemelle alla data della battaglia di Vienna del 1683 che segnò la fine dell’assedio e la sconfitta dei turchi”.Tra i dati diffusi emerge che tra gli immigrati irregolari il 78 per cento sono musulmani, con un’età media di 30,4 anni rispetto ai 43,8 di chi non è musulmano. Mentre sul piano della natalità una donna musulmana in Europa ha in media 2,6 figli contro l’1,6 delle non musulmane. E riferito all’Italia il dato delle donne italiane scende fino all’1,32.”Dai dati che abbiamo elaborato – spiega il senatore di FdI Giovanbattista Fazzolari, responsabile nazionale del programma – emerge che siamo in presenza di un processo di islamizzazione, dovuto in particolare all’immigrazione illegale, e che viene amplificato dall’età più giovane dei musulmani e dalla natalità. In particolare tra Dal 2010 al 2016 la popolazione islamica è aumenta di un terzo in Europa, 32 per cento, e in Italia nello stesso periodo è aumenta del 38 per cento. E questo fenomeno con l’attuale gestione dell’immigrazione nel 2050 porterà a triplicare il numero degli immigrati islamici in Europa. Con aumenti sostenuti in Germania del 253 per cento, del 229 per cento nel Regno Unito e in Italia del 182 per cento”.Penetrazione islamica che, come ha spiegato Nicola Procaccini, dirigente di FdI e candidato alle elezioni europee, è “effettuata in modo orchestrata dalle monarchie del Golfo attraverso operazioni di soft power orizzontale, investendo in attività culturali, e verticali, iniziative popolari come il calcio. Proprio qui, infatti, è sempre più evidente il peso degli investimenti arabi”.Sul piano delle proposte, infine, la senatrice di FdI, Isabella Rauti, vicepresidente vicario del gruppo al Senato oltre ad evidenziare l’assenza di una normativa che impedisce all’Italia di contrastare l’integralismo islamico, ha ricordato che: “Fratelli d’Italia nella scorsa legislatura e in quella in corso ha presentato una proposta di legge per introdurre il reato di integralismo islamico. Siamo in una condizione di vacatio legis non solo in Italia ma anche in Europa, che si è rivelata una incubatrice di militanti estremisti, di jihadisti, di reclutatori, di predicatori, di radicalizzatori e radicalizzati. Dobbiamo impedire la diffusione ed il proselitismo estremista e allo stesso tempo tracciando i flussi di denaro vietare i finanziamenti da parte di quegli Stati che foraggiano le correnti islamiche integraliste”.

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Immigrazione. Balboni (FdI): fare chiarezza su super rimesse nigeriane

Posted by fidest press agency su sabato, 9 marzo 2019

“Fare chiarezza sulle super rimesse annue che i cittadini nigeriani versano alle loro famiglie di origine, tre volte superiori a quelle dei cittadini degli Stati subsahariani”. A chiederlo in un’interrogazione ai ministri dell’Interno e dell’Economia è il senatore di Fratelli d’Italia, Alberto Balboni, che fa notare come oggi “la stragrande maggioranza delle famiglie italiane non è in grado di risparmiare quasi 12 mila $ all’anno” e quindi come “sia possibile che stranieri a malapena integrati nel nostro Paesi siano in grado di produrre un reddito che consenta loro di risparmiare quasi 12 mila $”. Perciò, continua il senatore di FdI, “o gli stranieri residenti in Italia di origine nigeriana sono mediamente più laboriosi o godono di entrate extra che sarebbe opportuno verificare e che potrebbero provenire da attività illecite”. Da qui la richiesta di “accertare in particolare le fonti di una tale disponibilità di danaro, tenuto conto che si tratta in gran parte di richiedenti asilo, con particolare riferimento a possibili attività illecite e alla presenza ormai consolidata della mafia nigeriana in Italia” conclude il senatore Balboni.

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Le “fake news” sull’immigrazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 novembre 2018

Da alcuni anni a questa parte vi è stato un crescendo nella comunicazione che fa riferimento alle problematiche migratorie. Perché tanto chiasso per un evento che non è solo dei giorni nostri ma ha costellato tutta la storia dell’umanità sin dai suoi primordi? Se a questo punto ci limitiamo agli accadimenti più recenti dalle migrazioni italiane negli altri paesi europei e ad oltre oceano dello scorso secolo a quelle degli altri paesi del mondo, sia a livello regionale sia intercontinentale, le ragioni di tali esodi di massa non mutano nel tempo. Vi intersecano povertà e degrado, ridotti ambiti occupazionali e forte desiderio di trovare uno spazio vitale per la propria crescita culturale e professionale e soprattutto luoghi dove il merito possa essere riconosciuto e apprezzato unitamente a una gratificazione confacente. Ciò che come italiani, pensando alla parte sana del Paese, ci indigna considerando che dagli anni della ricostruzioni, dopo le macerie della seconda guerra mondiale, ci fosse stato, se ben indirizzati da una classe politica lungimirante, lo stimolo e la creatività appropriata per portare il Paese ad un livello di crescita degno del suo nome. Siamo stati invece avviluppati dalla spire dei facili arricchimenti, dalla voglia di crescere senza radici divenendo facile preda degli imbonitori di turno. Ora dobbiamo fare i conti con nuove povertà domestiche e importate con migrazioni alle quali non siamo in grado di garantire un valido sbocco lavorativo se non per fasce molto limitate. Il tutto tende ad aggravarsi perché negli anni delle “mucche grasse” non abbiamo saputo” far tesoro delle nostre disponibilità finanziarie per porre mano a riforme capaci di rinnovare alla radice il tessuto sociale, civile, economico e politico che avrebbe potuto porci al riparo dai rischi di possibili devianze. Ciò non è stato fatto e i problemi che avevamo ora si sono aggravati e con essi i costi per dirimerli e al tempo stesso siamo entrati alla grande nel tempo delle “vacche magre”. L’immigrazione in questo contesto ha accresciuto le nostre difficoltà anche perché sta diventando incontenibile e senza controlli sia a monte sia a valle. E quel che più ci addolora è che i nostri partner europei non sembrano rendersi conto delle nostre oggettive difficoltà e con essi, purtroppo, si aggiunge una classe politica che non riesce a tenere la barra dritta a fronte delle tempestose problematicità che ci stanno travolgendo. Non sono ancora consapevoli, e speriamo in buona fede, che le riforme sono diventate improcrastinabili ed urgenti come quelle della giustizia, del fisco, della salute, della scuola e del welfare e non è detto che costituiscano necessariamente un costo per le casse dello Stato, in specie se andranno a regime. Anzi. (Riccardo Alfonso Centro studi della Fidest)

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3 ottobre 2018: Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 ottobre 2018

Sono passati cinque anni dalla tragedia del 3 ottobre del 2013, quando al largo dell’isola di Lampedusa 368 migranti persero la vita in uno dei più tragici naufragi avvenuti dall’inizio delle ondate migratorie degli ultimi anni, ma nel mar Mediterraneo si continua a morire. Da gennaio 2014 al 20 settembre scorso sono stati oltre 17mila i migranti che hanno perso la vita o che risultano dispersi nelle acque del Mediterraneo nel tentativo di raggiungere l’Europa. Lo ricorda Fondazione ISMU in occasione della Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione, che si celebra il 3 ottobre. Nonostante nel corso dell’ultimo biennio ci sia stato un considerevole calo degli sbarchi di migranti sulle coste europee rispetto agli anni passati, dovuto soprattutto agli accordi con la Turchia prima e con la Libia successivamente, il tasso di mortalità è aumentato.Infatti, le traversate sono sempre più pericolose e le operazioni di ricerca e soccorso in mare ad opera delle navi delle Ong hanno subito diverse restrizioni di tipo legale e logistico.Secondo le stime dell’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite specializzata nella gestione dei rifugiati, più di 1.600 migranti hanno perso la vita nel tentativo di attraversare il Mediterraneo nei primi nove mesi del 2018, 21 persone ogni mille sbarcati.In particolare, nei primi tre mesi del 2018 il tasso di mortalità tra coloro che partono dalla Libia diretti in Italia è salito a un morto ogni 14 persone, rispetto a un decesso ogni 29 persone nello stesso periodo del 2017.

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“Altro che ora legale, serve strategia europea su immigrazione”

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 settembre 2018

“La credibilità dell’Ue è ai minimi termini, ormai ne abbiamo la prova definitiva. In un momento delicato come questo, in cui occorrerebbe trovare una soluzione europea per il problema dell’immigrazione incontrollata, la Commissione Europea appare impegnata in un dossier evidentemente ancora più importante: l’abolizione dell’ora legale. L’Ue appare lontana anni luce dalla realtà quotidiana dei suoi cittadini, dai problemi degli Stati rivieraschi come l’Italia, costretti a misurarsi con l’egoismo degli altri Stati membri in materia di accoglienza. Anziché perdere tempo in questioni inutili e marginali, l’Ue dovrebbe trovare subito una strategia europea sui migranti”.

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“Il tema dell’immigrazione va affrontato in modo concreto e senza ipocrisie”

Posted by fidest press agency su domenica, 22 luglio 2018

“Non siamo in condizione di ospitare centinaia di migliaia di persone che dall’Africa vorrebbero trasferirsi in Italia e non si può solidarizzare con i ‘penultimi’ ignorando gli ultimi, come sta facendo quel circuito dell’accoglienza che per ragioni di business guarda i primi e ignora i secondi. Lo spirito solidaristico vorrebbe che si indirizzassero attenzioni, energie, economie a coloro che in Africa non hanno soldi da dare ai trafficanti di uomini, né la forza fisica per attraversare il deserto e poi il Mediterraneo. Parliamo di donne, bambini, anziani, disabili, gli ultimi appunto. Ma molte Ong, d’accordo con le cooperative dell’accoglienza, preferiscono darsi appuntamento a poche miglia dalle coste con gli scafisti e alimentare questo esodo che impoverisce innanzitutto l’Africa. Se i 5 miliardi l’anno fossero indirizzati lì produrrebbero risultati 100 volte superiori a quelli conseguiti in Italia, ma non sarebbero utilizzati da quel circuito.Così come se, con accordi bilaterali e pattugliamento militare davanti alla Libia, riuscissimo a impedire ai barconi di salpare salveremmo migliaia di vite umane, ma non il portafoglio di coloro che dichiaravano: “si fanno più soldi con gli immigrati che con la droga”… L’unica soluzione è creare sviluppo, occupazione, salute in Africa, continente potenzialmente più ricco del pianeta e garantire il diritto a non espatriare, stroncandone lo sfruttamento da parte del mondo occidentale ” – così il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, intervenuto stamane al programma Coffee Break in onda su La7.

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Unione europea: L’Italia è uscita sconfitta dal vertice sul fronte economico e sull’immigrazione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 luglio 2018

“Ora comprendiamo perché il Presidente del Consiglio Conte sia fuggito dal confronto in Aula ed abbia lasciato al Ministro degli Esteri Moavero il difficile compito di difendere i risultati fallimentari del Consiglio Europeo in una riunione notturna delle commissioni congiunte di Camera e Senato, affinché appunto non ci fosse risalto di stampa.
L’Italia, purtroppo, è uscita sconfitta dal vertice sia sul fronte economico, come era emerso sin da subito, sia su quello dell’immigrazione, su cui maldestramente si era invece rivendicata la vittoria”.
È quanto ha rilevato il Senatore di Fratelli d’Italia Adolfo Urso intervenendo nel dibattito seguito alla relazione del Ministro Moavero, che “nella sua onestà intellettuale ha di fatto ammesso la dura realtà”.“Cosa farà a questo punto il Governo? – ha aggiunto Urso – Chiederà alla Nato, nella prossima imminente riunione, il Blocco navale del Mediterraneo? Su questo il Ministro ha escluso una richiesta in tal senso, parlando di generico impegno sul piano della informazione e contrasto al terrorismo. E come mai il Governo nel vertice è arretrato su tutte le questioni economiche, dalla proroga dei dazi alla Russia, alle decisioni sui nuovi limiti sui crediti deteriorati, che penalizzeranno le Banche e quindi i risparmiatori italiani? Purtroppo – ha concluso Urso – si tratta di una sconfitta dell’Italia, che andava nascosta a fronte delle tante parole, spesso a vanvera, declamate durante e dopo il vertice. Quanto accaduto in questi giorni peraltro dimostra che una cosa sono le dichiarazioni altra la realtà”.

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Immigrazione: problema sociale, culturale e storico

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 luglio 2018

L’Europa ha, sino ad oggi, ridotto all’osso le economie e lo stato sociale dei popoli africani. C’è stato prima il colonialismo poi il post colonialismo e varie forme di controllo compreso quello francese sulle monete delle ex colonie, assicurandosi l’aggio sulle esportazioni e depredando le risorse naturali di cui il continente nero è ricco. In Francia una lampadina su tre è accesa grazie all’uranio del Niger, mentre il 90% dei nigerini non ha nemmeno accesso all’energia elettrica. L’unico vero freno all’immigrazione verso l’Europa è la fine della “Françafrique”, ovvero della depauperazione delle nazioni africane da parte della Francia di Macron”.
Posta in questi termini la questione ragione vorrebbe che gli stati europei, che per secoli hanno depredato il continente africano, si facessero un doveroso esame di coscienza e offrissero agli africani quell’opportunità che la sete spasmodica di profitti, il disprezzo mostrato per i loro abitanti hanno ignorato e che oggi perpetuano il loro andazzo non riconoscendo il diritto a vivere di quei popoli che hanno saputo solo armare la mano dei loro dittatori e dei governi corrotti per cercare di continuare a raschiare il fondo del barile. Oggi, invece, sembrano voler fare di peggio lasciando a se stessi gli immigrati che a centinaia di migliaia bivaccano lungo le cose della Libia ed anche della Tunisia facendo pagare questo stato cose alla sola Italia con l’intento di trasformarla in via permanente in un campo profughi con centinaia di migliaia di disperati e senza la possibilità di sbocchi lavorativi e con il rischio concreto di destabilizzare l’intero paese ponendolo come un danno collaterale necessario. E’ questa l’Europa della solidarietà? E’ questa l’Europa che vorrebbe insegnare la libertà, la democrazia voltando le spalle a un continente di disperati? E’ questa l’Europa che non si fa scrupoli di trasformare l’Italia in una terra di conquista per la sopravvivenza della barbarie? E’ tempo di risvegliare le coscienze e di richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica su quella che è in realtà l’Europa dominata dai vari comitati d’affari e da mercanti senza scrupoli e che se vogliono salvare il sogno europeo dei nostri padri devono imprimere una svolta radicale a partire dalla sua leadership. (Riccardo Alfonso)

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“Il tema immigrazione ruota attorno al regolamento di Dublino”

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 giugno 2018

“Se nel 2003, prima delle ‘primavere arabe’ e prima degli attacchi terroristici, poteva avere un senso, ora risulta inadeguato e anacronistico. Non capire il carattere di eccezionalità della sfida sull’immigrazione è il più grave atto di miopia che l’Europa possa fare. Ma non meno miope sarebbe pensare non di risolvere ma di sfruttare l’emergenza per fini elettorali o di consenso. E questo è un tema che riguarda molti governi in Europa”.Lo ha detto Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, intervenendo in Aula a Montecitorio in dichiarazione di voto dopo le comunicazioni del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in vista del Consiglio europeo del 28 e 29 giugno.
“Non si può dimenticare che la questione migratoria ha rilevanza europea, ed europea non può che essere la sua soluzione. L’Europa è a un bivio: o prende il toro per le corna e affronta questo problema con una strategia a breve, medio e lungo termine o rischia di essere travolta.
Parliamoci chiaro! L’Italia da sola in questi anni si è fatta carico del soccorso, dell’identificazione e dell’integrazione non solo dei profughi ma di tanti, forse troppi, migranti economici.Possono dire lo stesso altri paesi che affacciano sul Mediterraneo? Possono dire lo stesso i governi che pretendono di dare lezioni all’Italia? Oggi con che coraggio proprio la Francia, che ha gettato nel caos la Libia, si permette di darci lezioni?
Bene ha fatto il ministro Salvini a rispedire al mittente certe affermazioni e ad aver messo di fronte alle proprie responsabilità i partner europei; e altrettanto bene ha fatto il presidente del Consiglio nel ribadire che l’Italia non accetterà soluzioni calate dall’alto”.

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Immigrazione: il cavallo di battaglia della Lega

Posted by fidest press agency su martedì, 19 giugno 2018

La domanda parte sulla base del rapporto statistico dei consensi popolari alla Lega per la sua politica di negazione all’accoglienza. Un interrogativo che in certi ambienti si cerca d’esorcizzare attaccandosi alla parola “magica” del populismo. In realtà il discorso ci porta più lontano. Da almeno quattro anni, a questa parte, i nostri governanti, in tema di accoglienza, hanno scelto un percorso oltremodo accidentato dovuto soprattutto a metodi che hanno mostrato d’essere incapaci d’avere una visione in prospettiva del problema. Alla fine tutti i nodi sono arrivati al pettine e hanno mostrato l’insostenibilità del sistema adottato. E l’inversione di rotta è oggi, senza dubbio, traumatica per tutte le parti in causa. Non dimentichiamo l’entità di questa “tragedia”: in quattro anni sono sbarcati sulle coste italiane oltre mezzo milioni di “fuggitivi”, disperati e ansiosi di trovare uno sbocco che permettesse loro di condurre una vita meno precaria. Li abbiamo soccorsi con umanità e solidarietà, al di là dell’immaginabile, perché sono stati soprattutto i poveri italiani a spezzare il loro frugale cibo con il forestiero e a mostrargli il senso della nostra ospitalità. Ma questo primo passo, legato all’emergenza, non ha avuto un adeguato supporto dalle istituzioni e le loro “distrazioni” hanno in pratica vanificato il tema dell’accoglienza per poi puntare su quello finale dell’integrazione. L’obiettivo era quello, anche se non esplicitamente dichiarato, di volerli dirottarli al più presto altrove, di là dei nostri confini. La mossa non ci è riuscita perché se noi vogliamo fare i furbi gli altri non sono stupidi. E così ci ritroviamo con una massa di diseredati che non riusciamo più a gestire e con l’aggravante di renderli nuovamente schiavi di chi senza scrupoli li sfrutta e riproduce le stesse miserie che hanno lasciato nei loro paesi d’origine. E ancora lo stato ha colpevolmente lasciato fare acuendo lo stesso rapporto tra immigrati e autoctoni. Ora ci chiediamo ci voleva proprio la Lega di Salvini per capire l’impiccio in cui ci siamo cacciati? E ancora possiamo definirli dei buoni o degli ingenui o peggio ancora i governi che hanno preceduto l’attuale nel voler ospitare tanti senza voler offrire loro un possibile sbocco di accoglienza ma anche lavorativo? Dicono che è colpa dell’Europa e si mettono l’animo in pace. E’ forse questo il modo di governare? Diciamo pure che chi è causa del suo mal pianga se stesso se non si trattasse di gente arida e che i loro dotti lacrimali si sono atrofizzati. (Riccardo Alfonso)

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Immigrati: soccorso, accoglienza, integrazione

Posted by fidest press agency su martedì, 19 giugno 2018

Sulla questione immigrazione abbiamo giocato una partita sporca che nel giro di pochi anni ci è costata arrivi incontrollati per centinaia di migliaia di persone e decine di miliardi praticamente buttati al vento. Se ci trovassimo in un paese ligio alle regole dovremmo aprire un inchiesta parlamentare per accertare le responsabilità e individuare i colpevoli perseguendoli severamente civilmente, penalmente e patrimonialmente. I disastri che siamo costretti ad assistere sono davvero tanti e poco ci è mancato nel trasformare l’Italia nel più grande campo profughi d’Europa con l’indifferenza delle autorità comunitarie se non la loro connivenza. Ma l’aspetto più grave è ancora un altro e qui davvero parliamo di cinismo di quella parte della classe politica che si è imbarcata in questa avventura non avendo predisposto a tempo debito adeguati strumenti di accoglienza e di integrazione. E allo scorno oggi si aggiunge la beffa. Gli stessi autori di questo sfacelo si permettono di scandalizzarsi se chiudiamo i porti come se non sapessero che la responsabilità deriva dall’aver messo il paese allo sbando creando delle strutture d’accoglienza fatiscenti lontani anni luce da un minimo di accoglienza e favorendo lo sfruttamento di una manodopera con lavori in nero e obbligandoli a vivere nelle bidonville senza assistenza e privandoli di ogni diritto. Alla fine sono loro a stracciarsi le vesti e ad accusare gli attuali governanti di razzismo. Ma loro dov’erano allorché a migliaia gli immigrati sbarcavano lungo le coste italiane, soprattutto in Sicilia, e lasciavano che questi poveracci venissero ghettizzati e sfruttati in maniera indecente? (Riccardo Alfonso)

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Immigrazione: un problema che risale a Renzi

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 giugno 2018

“L’atteggiamento e l’azione della sinistra sull’immigrazione, prima di Minniti, sono stati fallimentari. La sinistra è andata in Europa a chiedere più flessibilità sui conti pubblici in cambio di un’accoglienza non regolamentata nel nostro Paese”.Lo ha detto Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, intervenendo a “Radio Anch’io”, su Rai Radio1.“I toni di Salvini non sono i nostri e non abbiamo lo stesso linguaggio, però gli va dato atto, soprattutto ieri, di aver fatto una scelta simbolica che è quella di porre con decisione all’Europa il tema dell’immigrazione. Purtroppo fino ad oggi l’Europa non ha battuto un colpo, lasciando l’emergenza all’Italia: questo è un fatto oggettivo.Io che appartengo ad un partito fortemente europeista, come Forza Italia non ho argomenti per difendere l’Europa, perché l’Europa non può pensare che il tema dell’immigrazione debba essere scaricato sull’Italia o liquidato come una tensione tra Malta e l’Italia. Ieri a perdere è stata l’Unione europea”.

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Immigrazione: Soccorso, accoglienza e integrazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 giugno 2018

Sono i tre nodi che costituiscono la rete che il lavoro pubblico garantisce, attraverso l’impegno di tutti gli operatori in campo, nella gestione dei fenomeni migratori. Un fenomeno strutturale che deve e può rappresentare non solo un’opportunità ma soprattutto una risorsa per il nostro paese, a partire dal valorizzare il contributo, di pratiche e di idee, di chi lavora in questo complesso segmento che attraversa l’intero mondo dei servizi pubblici, ma servono risorse e programmazione”. Ad affermarlo è la segretaria generale della Fp Cgil, Serena Sorrentino. Ed è per questo, aggiunge, “che quanto è accaduto e sta accadendo in queste ore, a partire dalla vicenda della nave Aquarius, richiede un impegno straordinario per chi ha a cuore la dignità e il rispetto delle persone, perché nessun essere umano può essere ritenuto illegale in ragione del colore della pelle o dalla terra di nascita. Da subito abbiamo, infatti, offerto un sostegno concreto a chi, dai sindaci alle varie autorità, si è reso disponibile ad offrire un aiuto, promuovendo azioni di iniziative umanitarie e di accoglienza. Siamo con loro perché è in questi valori che ci riconosciamo e che quotidianamente pratichiamo”.Per queste ragioni infatti, fa sapere Sorrentino, “saremo domani a Melilla, l’enclave spagnola sulla costa orientale del Marocco, per un progetto condotto dal sindacato europeo Epsu, insieme alla Funzione Pubblica Cgil e al sindacato spagnolo Fsc-Ccoo, che ha come obiettivo quello di costruire una rete coordinata di solidarietà e di intervento che risponda anche alle politiche sbagliate che l’Unione Europea sta facendo sui migranti. La via maestra è dare qualità alla contrattazione e ai rapporti di lavoro di chi opera all’interno di questa vasta rete”.
Quanto alle nostre vicende, precisa la dirigente sindacale, “al Ministro dell’Interno va rimarcato il fatto che al nostro paese manchi un piano che integri accoglienza e integrazione. Il problema non sono gli sbarchi ma i lager in cui sono costretti temporaneamente i migranti, così come la tendenza a limitare il riconoscimento del diritto d’asilo insieme alle previsioni della legge Bossi-Fini. Le leggi internazionali proteggono chi migra, che sia il nostro paese a decidere di chiudere i porti è contro le radici della nostra cultura e della nostra storia, oltre ad essere una pratica disumana. In queste ore magari se il titolare del Viminale facesse un giro nei Cara (Centri di accoglienza per richiedenti asilo) e nei Cas (Centri di accoglienza straordinaria) comprenderebbe che, al di là della propaganda, ha un dovere istituzionale in quanto ministro della repubblica: riconoscere dignità a chi arriva nel nostro paese”, conclude Sorrentino.

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