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Posts Tagged ‘immobili’

Roma: In corso censimento digitale immobili e adeguamento canoni

Posted by fidest press agency su martedì, 16 maggio 2017

campidoglioDal mese di settembre 2017 i servizi di gestione tecnico-amministrativa e di riscossione relativi al Patrimonio di Roma Capitale verranno affidati ad Aequa Roma, società interamente partecipata dal Campidoglio. È quanto prevede una memoria approvata dalla Giunta Capitolina che incarica gli uffici competenti di disporre, quindi, l’internalizzazione delle attività precedentemente affidate a soggetti privati.In particolare, Aequa Roma si occuperà di completare la reingegnerizzazione, già avviata, del sistema informativo relativo al Patrimonio, digitalizzando il lacunoso archivio cartaceo ereditato dai precedenti gestori: questa operazione consentirà di avere un censimento completo degli immobili e dei rapporti con l’utenza, necessario per finalizzare il processo di adeguamento dei canoni di locazione ai valori di riferimento stabiliti dalle normative nazionali e dai regolamenti comunali.Alla società capitolina, infatti, verrà anche affidata la gestione contabile dei rapporti di locazione e concessione, nonché delle procedure di alienazione: Aequa Roma provvederà alla rendicontazione di tutti le entrate, al monitoraggio degli incassi, alla razionalizzazione dei metodi di pagamento e soprattutto alla riscossione ordinaria e coattiva dei canoni.“Con il progetto di internalizzazione della gestione degli immobili comunali – dichiara l’assessore al Bilancio e Patrimonio, Andrea Mazzillo – ci apprestiamo ad archiviare per sempre la stagione di ‘Affittopoli’. Roma si riprende il suo patrimonio, dopo decenni di confusa e in qualche caso opaca conduzione. La nostra amministrazione ripristinerà trasparenza, grazie a un censimento digitale finalmente esaustivo dei cespiti e dei rapporti in essere. Poi si rimedierà agli scandali del passato, adeguando i canoni ai prezzi di mercato e garantendo così al Campidoglio entrate adeguate alla valorizzazione di un patrimonio così importante”.

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La rivalutazione degli immobili a garanzia

Posted by fidest press agency su sabato, 18 marzo 2017

casa-vivaMilano 23 marzo 2017 – ore 15 Milano, SDA Bocconi Aula AS03 – Via Roentgen, 1 La rivalutazione degli immobili a garanzia. La rivalutazione degli immobili a garanzia delle esposizioni è a pieno titolo un tema importante relativo alla mitigazione del rischio
anche in forza della recente normativa sulla vigilanza bancaria in attuazione della Direttiva Mutui.In tale ambito l’applicazione di modelli di valutazione immobiliare automatica (AVM – Automated Valuation Model) rappresenta una prassi consolidata in molti mercati avanzati, mentre in Italia sono la nuova frontiera delle tecniche valutative.Durante il convegno verranno messi in evidenza gli aspetti normativi cui gli istituti di credito devono attenersi,i principali aspetti metodologici dei modelli di valutazione automatica e gli ambiti di applicazione, prendendo spunto dalle best practice UK e da alcuni business case di primari istituti italiani.

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Campidoglio riacquisisce 8 immobili nel piano di zona Tor Vergata

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 marzo 2017

tor vergata“Ho inviato al prefetto di Roma Paola Basilone la delibera approvata venerdì scorso dalla Giunta capitolina. Con quel provvedimento il Comune riacquisisce otto alloggi stralciandoli dal piano di zona di Tor Vergata ed evitando così di fatto gli sfratti delle famiglie che abitano in quegli appartamenti. Stiamo lavorando per rispristinare la legalità sul tema dei piani di zona che per troppo tempo non è stato affrontato”. Così l’Assessore all’Urbanistica di Roma Capitale Luca Montuori. Ripristinare legalità e trasparenza, evitando lo sgombero di otto nuclei familiari. Con questi obiettivi la Giunta ha approvato una delibera che stabilisce la riacquisizione al patrimonio capitolino di otto porzioni immobiliari residenziali realizzati nel piano di zona di Tor Vergata.Le otto strutture vengono, contestualmente, riassegnate in diritto di superficie alle famiglie. Gli alloggi sono parte integrante di un fabbricato composto da 76 unità abitative, ma le otto famiglie destinatarie del provvedimento non avevano formalizzato tutti gli atti di acquisizione in quanto ritenevano che il prezzo di compravendita eccedesse il prezzo massimo di cessione stabilito dal Comune. In sostanza il consorzio aveva chiesto loro un importo aggiuntivo rispetto alla spesa iniziale. Per questo una sentenza del Tribunale di Roma, confermata nei successivi gradi di giudizio, aveva dichiarato le otto famiglie occupanti a nessun titolo. Ma, in seguito, un intervento del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti decretava che l’applicazione di un aumento del prezzo era illegittima. Sulla base di ciò l’amministrazione ha quindi definito una soluzione finalizzata a contemperare la legalità e la tutela del diritto alla casa.

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Roma Patrimonio: delibera Giunta, priorità a sgomberi immobili non utilizzati per attività socio-culturali

Posted by fidest press agency su sabato, 25 febbraio 2017

campidoglioRoma Dare priorità all’esecuzione degli sgomberi degli immobili in concessione, attualmente privi di regolare autorizzazione, gestiti da soggetti che non svolgono attività di rilievo prevalentemente socio-culturale. Così da privilegiare la riacquisizione di quelli utilizzati da movimenti e partiti politici o da organismi che svolgono attività puramente commerciali. E’ quanto prevede la delibera approvata ieri dalla Giunta Capitolina, a integrazione della precedente delibera 140/2015 sulle “Linee guida per il riordino del patrimonio indisponibile in concessione”.Il provvedimento è stato adottato in ragione dell’effettiva sostenibilità organizzativa degli interventi di rilascio degli immobili, che spesso comportano importanti ricadute di rilievo sociale e di ordine pubblico. Pertanto, si stabilisce che l’esecuzione degli atti di sgombero, oltre a rispettare le suddette priorità, debba essere concertata tra Dipartimento Patrimonio e strutture interessate a seguito di mirate azioni di verifica sulle attività concretamente svolte all’interno degli edifici di proprietà comunale.Inoltre, la Giunta ha deliberato di dare impulso a ogni intervento finalizzato a una rapida approvazione, da parte dell’Assemblea Capitolina, del nuovo Regolamento sulle concessioni del patrimonio demaniale e indisponibile, che porterà anche un beneficio per le casse del Campidoglio.
“In attesa del nuovo Regolamento, che ripristinerà la legalità assegnando gli immobili con procedure a evidenza pubblica, bisogna evitare che venga compromessa l’esistenza di associazioni che svolgono funzioni di interesse pubblico in ausilio a quelle istituzionali dell’amministrazione capitolina – spiega l’assessore al Bilancio e Patrimonio di Roma Capitale, Andrea Mazzillo– . L’obbligo di procedere alla riacquisizione dei beni va dunque riconsiderato alla luce delle esigenze di tutela delle attività socio-culturali svolte al loro interno: posto che gli sgomberi non possono essere realizzati tutti contestualmente, decidiamo di dare priorità al rilascio degli immobili utilizzati da partiti e movimenti politici, che già godono dei contributi pubblici, o da chi svolge attività meramente commerciali”, precisa l’assessore.Il presupposto dell’atto della Giunta è infatti quello di recuperare la disponibilità degli immobili attualmente utilizzati senza un titolo valido o i cui concessionari risultino morosi, come prevede la stessa delibera 140/2015 e come ha disposto la magistratura contabile imponendo all’amministrazione di richiedere anche il pagamento dei canoni d’uso pregressi.

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Il numero delle case all’asta in Italia è aumentato del 10% in sei mesi

Posted by fidest press agency su sabato, 14 gennaio 2017

case al mareLe procedure in corso sono infatti 33.304, a fronte delle 30.215 rilevate a luglio 2016. Una crescita che conferma e, anzi, accentua la tendenza emersa la scorsa estate, quando si era registrato un incremento di oltre il 5% rispetto all’inizio dell’anno. Lo rivela il Rapporto semestrale sulle aste immobiliari del Centro Studi Sogeea, che è stato presentato in Senato.Poco meno della metà degli immobili residenziali in vendita (15.749 unità) si concentra nel Nord del Paese, macro-area in cui l’impennata delle procedure forzate è stata pari al 17% (erano 13.423). Ancora più severo il dato del Mezzogiorno, che si attesta su un aumento del 21% sia nelle Isole (4.483 contro le 3.683 del semestre precedente) sia nella parte peninsulare (7.202 a fronte delle 5.949 di luglio 2016). Unica area in controtendenza quella del Centro, in cui si è verificata una flessione pari al 18%: le procedure attuali sono 5.870, quelle di sei mesi fa erano 7.160.
Un quinto circa degli immobili oggetto dello studio, pari a 6.963 unità, è localizzato in Lombardia. A seguire ci sono il Veneto (3.984 immobili, con un clamoroso +65% rispetto a luglio 2016), la Sicilia (3.572, +25%) e la Campania (2.484, +26%), mentre il Lazio (2.424) è una delle poche regioni a vantare un saldo negativo: le case all’asta sono diminuite del 18%, come in Piemonte (2.055 quelle forzatamente in vendita ora). Sopra quota duemila immobili anche la Toscana (2.267 unità, dato in linea con il precedente di 2.321) e la Puglia (2.247, incremento del 39%). A livello di province, invece, spiccano le 1.742 case all’asta di Bergamo, con Roma a quota 1.553 davanti a Verona (1.306), Palermo (1.201) e Napoli (1.033).«Il quadro che ne scaturisce è ancora più preoccupante rispetto a quello di sei mesi fa – spiega l’ing. Sandro Simoncini, presidente di Sogeea e direttore del Centro Studi –. Innanzitutto perché si è evidentemente aggravato il numero di proprietari di immobili in difficoltà nel Mezzogiorno d’Italia, area in cui la crisi dell’ultimo decennio si è andata a sommare a una fragilità economica e sociale che sembra ormai essersi incancrenita. In secondo luogo perché, essendo il mercato delle aste la fotografia di una situazione di sofferenza venutasi a creare anni addietro, non è azzardato ipotizzare che la stagnazione di medio-lungo periodo possa accentuare il fenomeno nel prossimo futuro, condannandoci a numeri ancora più severi.Inoltre, ed è forse questo il motivo di maggiore allarme, perché anche aree storicamente più solide del panorama economico italiano, si pensi al Nord-Est o al versante ligure, sembrano a loro volta esposte a venti insidiosi: in Friuli-Venezia Giulia, per fare un esempio, le case all’asta sono passate in sei mesi da 100 a 255 e in Liguria sono quasi raddoppiate (da 592 a 913). Numeri contenuti in valore assoluto, ma decisamente pesanti in relazione al territorio di riferimento.Le regioni settentrionali – prosegue Simoncini – possono essere state più reattive nel recepire e nello sfruttare le novità normative sull’acquisto, ma ciò non ha impedito che le operazioni di vendita andate a buon fine fossero rimpiazzate da nuovi arrivi di immobili sul mercato. Tra l’altro in una fase in cui gli istituti di credito sono tendenzialmente meno aggressivi nei confronti di chi è in sofferenza visto che, mediamente, il valore delle abitazioni è drasticamente calato rispetto all’anno di concessione del mutuo e, di conseguenza, un’asta non li farebbe comunque rientrare dei capitali erogati.Altro dato assai indicativo è quello che conferma, ancora una volta, come sia sempre la fascia di reddito medio-bassa a pagare il tributo più rilevante alla crisi: il 68% delle case in vendita ha un prezzo inferiore ai 100.000 euro, percentuale che sale addirittura fino all’88% se si prendono in esame anche gli immobili appartenenti alla fascia tra 100.000 e 200.000 euro. Nella stragrande maggioranza dei casi, insomma, non si tratta certo di abitazioni di particolare pregio. Tanti impiegati, piccoli imprenditori, artigiani, commercianti, per anni capaci di fare fronte alle crescenti difficoltà, sul lungo periodo si sono trovati a versare un dazio altissimo, arrivando a intaccare anche il patrimonio più prezioso: la prima casa. Di contro, considerando il punto di vista di chi è interessato ad acquistare, la presenza sul mercato di così tante case offre notevoli opportunità d’investimento. Molti istituti bancari mettono a disposizione strumenti finanziari ad hoc per procedere all’acquisto e i meccanismi di vendita all’asta sono trasparenti e tutto sommato semplici: chi ha disponibilità di denaro può realizzare dei veri e propri affari e c’è sempre la possibilità di farsi seguire da un tecnico o da un professionista del settore per avere la sicurezza di non commettere passi falsi».

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Immobili di lusso: -3,7% i budget di spesa, il Sud Europa è la meta più ambita

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 gennaio 2017

lusso3,2 milioni di euro: è questa la cifra media che chi cerca immobili di lusso nel mondo ha intenzione di spendere. Somma elevata ma in contrazione del 3,7% rispetto al 2015. A dirlo è un’analisi di LuxuryEstate.com, portale internazionale partner di Immobiliare.it per il settore del lusso.
Nel 2016 il Sud Europa si è confermato l’area del pianeta più ambita dai Paperoni del mattone: Spagna, Francia e Portogallo occupano il podio della classifica dei Paesi che hanno attratto il maggior numero di richieste di immobili residenziali di prestigio.
Anche l’Italia si piazza bene per il numero di richieste nel 2016: con un incremento del 5% arriva al quarto posto e raccoglie l’interesse di acquirenti pronti a spendere mediamente 2,2 milioni di euro, cifra che però risulta in calo rispetto al 2015 (2,4 milioni). (foto: lusso)

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L’Italia fa tendenza grazie all’effetto Trump e nonostante la Brexit

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 novembre 2016

mercato-immobiliare“How to move to Italy”, come trasferirsi in Italia. Questa è una delle frasi più digitate dagli americani su Google, che ha rilevato un’impennata nel periodo a cavallo delle elezioni USA: immediato collegare questo picco di interesse all’effetto Trump.
“Le richieste di immobili italiani dagli Stati Uniti sono in continua crescita – spiega il direttore generale di Gate-away.com Simone Rossi, il portale immobiliare dedicato agli stranieri che vogliono comprare una seconda casa all’estero – e i risultati di Google Trends confermano questa tendenza, al di là dell’effetto Trump. Qualche settimana fa abbiamo fornito il report sugli Stati Uniti, che mostra una crescita del 50% nell’interesse per immobili italiani. Approfondendo l’analisi sulle attitudini di ricerca degli utenti, abbiamo riscontrato dei dati interessanti. Mentre la ricerca su ‘come’ trasferirsi in Italia ha avuto un andamento palesemente influenzato dalla reazione di pancia all’elezione di Trump e un successivo calo, è significativo che la stringa di ricerca ‘moving to Italy’ più diretta alla ricerca di informazioni procedurali abbia avuto un andamento meno vistoso ma costante nel tempo, con dei picchi decisi e ripetuti anche nel periodo seguente l’elezione. ‘Moving to Italy’ è una frase che suggerisce già una conoscenza pregressa delle informazioni di base – aggiunge Simone Rossi – da attribuire ad attività di ricerca più operativa e consapevole, meno dettata dall’emozione del momento e più motivata dalla volontà di valutare l’effettivo trasloco e di avere informazioni approfondite”.Lo scenario relativo alla richiesta di immobili italiani non sembra essere stato messo in crisi né dalle elezioni americani né tantomeno dalla Brexit: come Gate-away.com aveva previsto tempo fa, la passione di americani e inglesi per un posto al sole non sembra essere fiaccata dagli eventi di politica internazionale.“L’Italia rimane fra le migliori destinazioni come luogo per una seconda casa, nonostante gli italiani siano riconosciuti fra meno competenti nel parlare la lingua inglese come mostra il English Proficiency Index appena pubblicato – commenta scherzosamente Rossi – ma nonostante le difficoltà di comunicazione, noi vediamo che proprio americani e inglesi sono i più attivi nella caccia di una seconda casa in Italia. Un bella soddisfazione per il nostro Paese”. I dati post Brexit rilevati da Gate-away.com sono più che incoraggianti: le richieste sono aumentate di oltre il 22%, con Londra che si dimostra la città britannica più attiva nelle richieste di immobili italiani, e sale a 312mila euro il valore medio delle proprietà valutate nelle ricerche. Una menzione particolare va fatta alla Puglia: Carovigno e Ostuni sono fra le città preferite dai britannici nel quadrimestre successivo al referendum inglese e la regione si piazza prima nella classifica transitoria delle preferenze. “Nel report annuale che Gate-away.com diffonderà ad inizio del 2017 – conclude Simone Rossi – sarà interessante rilevare se queste tendenze si consolideranno, anche per capire come e quanto eventi di politica internazionale riescano ad influenzare l’appeal del nostro paese. Noi crediamo che la destinazione Italia abbia ampissimi margini di sviluppo in termini di domanda estera di immobili italiani. Lancio un appello, che è un incoraggiamento, ad agenti immobiliari e privati cittadini che desiderano vendere casa agli stranieri ma non parlano correntemente inglese: attirare l’interesse di acquirenti internazionali non è un’impresa impossibile”.

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Immobili: A Londra si compra al “giusto” prezzo

Posted by fidest press agency su sabato, 6 agosto 2016

daniela diottiL’esito del referendum circa la questione Brexit – ‘leave or remain’- ha portato ad un crollo della sterlina e di conseguenza ad una riduzione dei prezzi delle case nel Regno Unito in euro, e ciò accompagnato da un clima di incertezza sia per i probabili compratori e sia per i venditori. Il mercato immobiliare nel Regno Unito, dopo l’esito del referendum, ha registrato un inevitabile rallentamento delle proposte di acquisto in corso cavalcando cosi il clima di tensione venutosi a creare nel giro di poche ore.I primi dati raccolti nel Regno Unito da RE/MAX – network immobiliare internazionale in franchising – dimostrano che nei prossimi mesi il settore immobiliare vivrà, soprattutto, un clima di incertezza che causerà un rallentamento delle compravendite. Ciò nonostante i potenziali acquirenti, seguiti dai professionisti RE/MAX, risultano essere molto attenti e pronti a muoversi con nuove proposte di acquisto grazie al supporto dei loro esperti consulenti che operano quotidianamente nel mercato immobiliare inglese. Si tratta quindi di rivolgersi ad operatori che conoscono il mercato UK e sono in grado di mettere il potenziale acquirente nella condizione di effettuare l’acquisto al prezzo corretto e che sappiano gestire con molta lucidità questo inatteso risultato.
“Anche dopo la Brexit, quindi, gli stranieri, compresi gli italiani, continuano comunque a scegliere Londra come città dove acquistare una casa come investimento, ponendo nel loro acquisto una maggior accortezza verso la qualità e lo stato del building e approfittando della possibilità di una maggior negoziazione del prezzo laddove possibile. – commenta Daniela Diotti, consulente immobiliare RE/MAX UK Property Group, Notting Hill – E’ indubbiamente il momento per comprare e muoversi rapidamente seguiti da professionisti che vivono quotidianamente il mercato della locazione e della compravendita. A tal riguardo è evidente che il mercato si stia riassestando e la convenienza ai fini speculativi sarà inferiore con il passare del tempo. Notevoli i vantaggi per chi ha la possibilità di acquistare senza avvalersi di un mutuo”.Il Regno unito è la sesta più grande economia nel mondo e la seconda in Europa, una nazione con 60 milioni di consumatori e con un elevato grado di competenze e skills. Complici gli attuali prezzi calmierati, l’appoggio che l’Inghilterra offre agli studenti europei attraverso i prestiti universitari erogati da parte del Governo inglese, la solidità economica di una nazione forte e ben strutturata il Paese, anche post Brexit, mantiene alto l’appeal per gli italiani che vedono in Londra la città dove poter continuare a costruire il proprio futuro professionale.Lo scioccante impatto che la Brexit ha avuto sul Paese non ha affatto eliminato il radicato appeal che la città di Londra esercita nei confronti degli stranieri provenienti da tutto il mondo in quanto è semplicemente una città grandiosa sotto tutti i punti di vista: i quartieri, accoglienti e ben organizzati, crescono all’interno di una metropoli disciplinata da una macchina costruita alla perfezione. Proprio per tutti questi aspetti, e non solo, Londra si conferma come una delle città dove si continuerà ad investire nel real estate per business e per il mero ed ineluttabile piacere di viverci.“Nonostante la battuta di arresto delle compravendite, alcune zone della city non stanno risentendo della crisi in termini di interesse e, paradossalmente, nelle ultime settimane, risolte la questione concernente la domina del primo ministro, abbiamo notato un nuovo interesse soprattutto da investitori provenienti da dalle zone medio orientali. Ciò a ribadire che il nuovo assetto parlamentare ha influito positivamente sull’andamento del mercato conferendo una maggiore fiducia.” – continua Daniela Diotti, consulente immobiliare RE/MAX UK Property Group, Notting Hill.Con oltre 17.000 agenti e circa 1.700 agenzie affiliate in più di 33 Paesi europei, RE/MAX è la più grande rete immobiliare in franchising d’Europa. In Italia, RE/MAX conta più di 270 agenzie e 1.700 agenti immobiliari. Tra gennaio e giugno 2016, sono state eseguite più di 70.000 transazioni dal network immobiliare: ciò significa che gli agenti RE/MAX vendono o affittano una proprietà in media ogni sette minuti. (foto: daniela diotti)

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Immobili residenziali: nel primo semestre 2016 prezzi in calo del 2,1%

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 luglio 2016

Vector concept of investment in real estate like townhouse

Vector concept of investment in real estate like townhouse

Continua a rallentare la discesa dei prezzi del mercato residenziale italiano e, secondo l’Osservatorio condotto dall’Ufficio Studi di Immobiliare.it (http://www.immobiliare.it), nel primo semestre 2016 la riduzione è stata pari al 2,1%.
Si conferma quindi la tendenza evidenziata nelle rilevazioni precedenti che avevano fatto registrare, per il 2015 un -5,1% sui dodici mesi, diventato poi -2,9% nel secondo semestre dello scorso anno.
A giugno 2016 il prezzo medio di un immobile italiano è stato pari a 1.964 euro al metro quadrato, anche se con oscillazioni importanti lungo lo Stivale; al Nord il costo evidenziato dall’Osservatorio sul mercato residenziale italiano messo a punto dall’Ufficio Studi di Immobiliare.it è pari a 1.969 euro al metro quadro che diventano 1.652 euro al Sud e addirittura 2.381 euro al metro quadro al Centro.
Importante anche la differenza in termini assoluti fra grandi e piccoli centri: nelle località con oltre 250.000 abitanti il costo medio al metro quadro è pari a 2.610 euro; 1.721 euro per ciascun metro quadrato nei comuni con meno di 250.000 residenti.
Le differenze, però, diventano minime se si analizzano i valori, e le relative variazioni, in termini percentuali; tanto al Nord quanto al Sud Italia i prezzi si sono ridotti del 2% su base annua e, rispettivamente, dello 0,7% e dello 0,6% da marzo a giugno 2016. Al Centro le diminuzioni di costo sono state pari al 2,5% nei dodici mesi e allo 0,5% nell’ultimo trimestre.
La situazione varia poco anche se l’analisi viene fatta considerando come parametro la dimensione della città; nell’anno i prezzi si sono ridotti dell’1,9% nei grandi centri, del 2,2% in quelli più piccoli.
«Come avevamo previsto – dichiara Guido Lodigiani, Direttore Corporate e Ufficio Studi di Immobiliare.it – dopo anni di forte crisi il mercato immobiliare italiano tende nuovamente alla stabilità e questo non può che essere un bene anche per gli investitori che, infatti, ritornano a guardare con interesse al nostro Paese.»
Anche nel primo semestre del 2016 Firenze conserva il primato di capoluogo di regione più caro d’Italia con un prezzo al metro quadro pari a 3.418 euro, comunque inferiore dello 0,4% rispetto al 2015; seconda, nella classifica dei prezzi, è Roma che registra un calo importante nell’anno (-2,4%) e arriva ad una media di 3.381 euro al metro quadro sorpassando di un soffio Milano che si ferma a 3.255 euro (-0,3% nell’anno).Osservando la classifica dal lato opposto, il capoluogo di regione più economico è Catanzaro, dove per comprare casa si spendono mediamente 1.162 euro (-2,7% nell’anno), seguito da Campobasso (1.292 euro/mq; -6,7% rispetto al 2015) e Perugia (1.311 euro/mq; -6,5% rispetto al 2015)Il capoluogo di regione che nel corso degli scorsi dodici mesi ha subito il calo maggiore dei prezzi è Aosta: ai piedi del Monte Rosa i costi delle case sono scesi dell’8,2%. Uno solo dei venti capoluoghi di regione italiana ha visto invece crescere il prezzo degli immobili: è Potenza che con 1.693 euro al metro quadro porta la variazione al +1,8% su base annua e addirittura al +2,2% da marzo a giugno 2016.(foto: immobili)

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Italia promossa: cresce la richiesta di immobili dall’estero

Posted by fidest press agency su sabato, 16 luglio 2016

Policlinico Caserta Nov 2010Le richieste di immobili italiani da parte degli investitori esteri che cercano una seconda casa in Italia crescono del 52,4%, secondo i dati semestrali di Gate-away.com, il portale immobiliare dedicato ai potenziali acquirenti stranieri. La Germania conquista il primo posto della classifica del report dedicata alle nazionalità, ottenendo il 15,16% sul totale delle richieste in arrivo nel primo semestre del 2016. Seguono gli Stati Uniti (14,27%), stabili al secondo posto come l’anno passato, e la Gran Bretagna (13,67%). La top ten vede poi in lista la Francia (7,19%), il Belgio (6,78%), l’Olanda (5,60%), la Svizzera (4,88%), la Svezia (4,03%), il Canada (2,63%) e il Brasile (1,52%).Lo sforzo di una promozione all’estero più strutturata sembra sortire gli effetti voluti, soprattutto attenuando gli effetti potenzialmente negativi della Brexit e la sua influenza su tutti gli altri Paesi europei. “Nonostante la momentanea battuta di arresto degli inglesi dovuta all’incertezza della Brexit – commenta Simone Rossi, direttore generale di Gate-away.com – nel complesso il bilancio è positivo. Gli inglesi, notoriamente lo zoccolo duro degli investitori immobiliari in Italia, sono in crescita seppur con un tasso meno sostenuto (22,28%) rispetto a quello generale, passando dal primo al terzo posto della classifica relativa alle nazionalità, scambiandosi di posto con i tedeschi. I britannici hanno iniziato da un po’ di tempo a dirigere il loro interesse verso mete italiane alternative con budget meno impegnativi. Con l’avvento della Brexit questo trend si sta consolidando e forse rappresenta anche un’occasione per aree dell’Italia più defilate. Altro discorso invece per i tedeschi che stanno incrementando le richieste a ritmi notevoli (+119,25%)”. “Una nota particolare va dedicata a Israele e Olanda – aggiunge Simone Rossi – che crescono rispettivamente del 202,86% e del 102,59%. L’attuale situazione geopolitica ha probabilmente influito nelle scelte degli israeliani, che prima potevano essere maggiormente attratti da Grecia, Turchia o Francia. Per l’Olanda il discorso potrebbe essere simile ma in realtà i dati sono in linea con la tendenza ormai consolidata che mostra un forte interesse olandese per l’Italia”.Il report semestrale stilato da Gate-away.com restituisce l’immagine e lo stato di salute del nostro paese rispetto alla percezione estera di destinazione ideale per l’acquisto di una seconda casa. Mentre il prezzo medio delle proprietà richieste si attesta sui 435mila euro, oltre il 67% riguarda immobili che hanno un valore fino a 250mila euro e il segmento lusso si ritaglia una fetta consistente del 14,31%. Per quanto riguarda la tipologia, la scelta cade soprattutto su immobili indipendenti più che su appartamenti, e la maggioranza delle richieste è per case abitabili (63,50%). Ben il 27,07% delle istanze è per immobili da ristrutturare, in parte o completamente. Toscana, Liguria e Puglia si confermano come le regioni preferite, seguite da Lombardia e Umbria che chiudono la top five. Sempre nell’ambito delle performance per regione, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Basilicata e Molise stanno vivendo un momento d’oro rispetto all’anno precedente, con un tasso delle richieste più che raddoppiato.
Se si scende nel dettaglio del report semestrale di Gate-away.com, Imperia, Como e Brindisi risultano le prime tre province più richieste mentre Carovigno, Ostuni e Fivizzano occupano il podio delle città che attirano il maggior numero di istanze da parte dei potenziali acquirenti esteri.

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Prestiti: Tornano a salire gli importi richiesti

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 aprile 2016

Policlinico Caserta Nov 2010Se la domanda di prestiti personali in Italia è in ripresa, la notizia è che torna a fare il paio con un aumento degli importi richiesti: secondo l’Osservatorio sul credito al consumo di Prestiti.it e Facile.it, le cifre medie che si vogliono ottenere sono cresciute del 7,7% in sei mesi. L’importo a cui aspirano gli italiani ammonta a poco più di 11.000 euro da rimborsare in 66 rate contando su uno stipendio medio di 1.550 euro.
È il bisogno di ottenere liquidità da gestire in autonomia la motivazione più comune (24,4% delle richieste), seguita a stretto giro dall’acquisto di auto usate (21,7%). Al terzo posto tra le finalità troviamo la ristrutturazione di immobili, in crescita rispetto al passato e arrivata al 17,2%. L’aumento degli importi ha interessato tutte le regioni, ma il picco della risalita delle cifre medie si è registrato nel Lazio, in Molise e in Campania.

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Immobili: in dieci anni calano del 37% le ricerche di villette fuori città

Posted by fidest press agency su domenica, 3 gennaio 2016

Front view of freshly painted home in summer during evening time

Front view of freshly painted home in summer during evening time

Oltre che sull’abbigliamento, il make-up o le pettinature, i trend hanno una forte influenza anche sulle case, sulla loro struttura e perfino sul mercato e su come, al suo interno, si muovono gli acquirenti. Ad esempio, secondo uno studio di Immobiliare.it (http://www.immobiliare.it), il primo portale italiano di annunci immobiliari, anche in virtù del grande successo dei cooking show, è crollato il mito della cucina abitabile “nascosta” dal resto della casa: se nel 2011 era condizione indispensabile per il 57% degli italiani, oggi la vuole solo il 34% di chi cerca casa; il 43%, invece, pretende sia a vista e di design.
«L’acquirente è diventato un vero e proprio esperto» – dichiara Carlo Giordano, Amministratore Delegato di Immobiliare.it – «e ben l’87% degli utenti del portale alla ricerca di un immobile scarica le planimetrie, proprio per studiare le soluzioni migliori per la cucina e tutti gli altri spazi.»Quello legato alla cucina, infatti, non è l’unico cambiamento messo in luce dall’indagine di Immobiliare.it che ha evidenziato come il 37% degli annunci salvati dagli utenti si riferiscano a case costruite con planimetrie moderne, dove angoli ciechi, ad esempio, si trasformano in sontuose cabine armadio.Facile spiegare il motivo di questo cambiamento; oggi, nelle grandi città metropolitane, l’elevato costo delle abitazioni ha portato i compratori ad avere nuove sensibilità ed attenzioni a come si sviluppa l’immobile. Si evitano case con ingressi e corridoi e si ricercano appartamenti dove un angolo buio, appunto, si trasforma evitando di occupare spazi vivibili. Ma potrebbe non trattarsi soltanto di cucinauna questione di praticità e risparmio: se si pensa al successo di serie televisive, come Sex and the City, è facile immaginare quanto possano aver influito sui desideri delle donne, ma non solo, le scene in cui la protagonista è intenta a scegliere gli abiti nell’immensa cabina armadio della sua casa.
Loft: da locali industriali a vere e proprie caseAnche quello dei loft può essere inquadrato come un trend immobiliare molto probabilmente ispirato dal cinema. Negli anni ’80 l’immaginario collettivo ha imparato ad associare a questo tipo di immobili figure iconiche come quella di Richard Gere in American Gigolò o Jennifer Beals, la ballerina di Flash Dance. Non è un caso che dal 1985 al 2000 siano stati riqualificati oltre 120.000 loft che dalla categoria di laboratori (C3 per il catasto) sono passati a quella delle abitazioni. Inoltre nel tempo il loro costo si è avvicinato a quello delle soluzioni residenziali e gli sconti per questo tipo di immobili alla fine degli anni ’90 non superavano il 10%. La maggiore consapevolezza degli acquirenti, insieme allo scemare del trend cinematografico, ha portato oggi a essere meno interessati a soluzioni abitative come i loft per le quali non è possibile, fra l’altro, ottenere un mutuo prima casa: è proprio per questo che la percentuale di sconto rispetto agli immobili residenziali equivalenti è salita a circa il 25%.
Villette nell’hinterland: fine del modello Happy Days
Serie Tv come Happy Days o la Famiglia Bradford, negli anni ’70, avevano portato molte famiglie a lasciare le città per vivere nell’hinterland e costruirsi una villetta monofamiliare con un piccolo giardinetto. Questo modello, però, pare essere definitivamente tramontato; prendendo come riferimento l’hinterland dei primi dieci capoluoghi italiani, dove il trend è stato più forte, lo studio di Immobiliare.it ha evidenziato come le ricerche di questo genere di abitazioni si siano ridotte del 37% nei dieci anni dal 2005 al 2015. Con la domanda, ovviamente, è calato anche il prezzo di vendita: sulla scia della crisi del mercato immobiliare, la discesa nel decennio è stata pari a circa il 40%. Le tendenze, è evidente, valgono anche nel mondo del mattone. (foto: immobili. cucina)

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Emirati Arabi, cresce la richiesta di immobili italiani

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 ottobre 2015

emiratiUn mercato ancora poco esplorato, che nei mesi futuri potrà riservare grandi sorprese. Si tratta degli Emirati Arabi Uniti e delle richieste di immobili italiani che arrivano dal Medio
Oriente. Le premesse sono più che incoraggianti, con una crescita nei primi nove mesi dell’anno pari all’’80% rispetto al 2014.
Questi i dati rilevati da Gateaway.com , il portale dedicato agli stranieri che desiderano comprare casa nel nostro Paese. L’analisi delle informazioni sulle richieste in arrivo dagli Emirati Arabi possono fornire un quadro della situazione utile agli operatori del settore immobiliare e ai privati che vogliono vendere il proprio immobile.“Il valore medio delle proprietà prese in considerazione è di 620mila euro – spiega Simone Rossi, direttore generale di Gateaway.com -, ma quel che è sorprendente è la crescita
repentina delle istanze che arrivano al portale. Inoltre, più del 28% delle richieste supera i 500mila euro di budget, una percentuale doppia rispetto a quella riferita alle richieste complessive in arrivo dagli altri Paesi. Il dato supporta la tenuta del segmento del lusso e conferma anche l’immaginario collettivo che vede sceicchi milionari a caccia di location
sfarzose ed eleganti. Ovviamente presenti anche persone abbienti ma con budget inferiori, che richiedono immobili di emirati1alta fascia, anche al di sotto dei 500mila euro”. L’interesse per gli immobili italiani da parte degli Emiratini cade su diverse regioni italiane: “Nella classifica che abbiamo stilato commenta Walter di Martino, responsabile marketing
di Gateaway.com si aggiudica il primo posto la Lombardia , che sicuramente esercita un forte richiamo grazie alle zone del Lago di Como e alla presenza di Milano come capitale finanziaria e della moda. Meno scontato è il secondo posto dell’Abruzzo che supera anche la Toscana , al terzo posto. La top ten prosegue Di Martino include Liguria e Piemonte , separate da un minimo scarto, mentre a una distanza più significativa si piazzano Umbria, Sardegna, Puglia, Veneto e Marche . L’Italia è in una fase di ascesa e lo dimostra anche l’interesse di testate giornalistiche degli Emirati, come The National, che ci hanno contattato per avere commenti e informazioni sul nostro Paese e il suo mercato immobiliare. Seguendo questa scia, abbiamo deciso di siglare delle partnership con gli organizzatori delle fiere internazionali più importanti degli Emirati Arabi, per promuovere al meglio l’Italia e per supportare gli operatori del mercato immobiliare”.
Gate-away.com è il primo portale immobiliare dedicato agli stranieri che desiderano comprare un immobile in Italia. Il sito è multilingue: fornisce servizi che facilitano e aiutano la promozione del patrimonio immobiliare italiano verso il mercato estero. Ogni potenziale acquirente straniero può valutare le proprietà selezionate da Gate-away.com messe in vendita da agenzie immobiliari o privati, ricevendo supporto affinché il processo di acquisto divenga più semplice. http://www.gate-away.com (foto: emirati)

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Torino: immobili destinati a fini sociali e culturali

Posted by fidest press agency su domenica, 11 ottobre 2015

La Città metropolitana di Torino ha escluso dal Piano di alienazioni alcuni immobili che verranno destinati a fini sociali e culturali. Lo ha annunciato il consigliere delegato al patrimonio Mauro Carena a margine del seminario che si è tenuto oggi presso l’Auditorium della Città metropolitana di Torino dedicato alla valorizzazione del patrimonio pubblico immobiliare e ai nuovi strumenti finanziari disponibili.
Fra gli immobili esclusi dal Piano di alienazioni vi è la scuola della frazione Cudine di Corio, simbolo della lotta partigiana e sede dell’Ecomuseo minerario di Balangero e Corio e del museo etnografico. Inaugurata nel 1973 e di proprietà dell’Anpi, è stata utilizzata per cinque anni a uso scolastico. In seguito l’edificio è stato donato alla Provincia di Torino con i vincoli giuridici e morali per poter dare continuità all’opera di memoria fortemente sentita in tutta la zona. Per il suo inserimento in un percorso museale sono stati attivati accordi con associazioni locali e con la RSA, la società incaricata del risanamento e lo sviluppo ambientale dell’ex miniera di amianto di Balangero. Oltre alla scuola, esclusi anche due alloggi di corso Gramsci ad Avigliana e uno in corso Arimondi a Torino. “Dopo un’attenta analisi della situazione – ha dichiarato Carena – è stato deciso di intervenire su alcune scelte, in particolare dove sono emerse esigenze sociali, con la conseguente esclusione dall’elenco degli immobili inizialmente destinati alla vendita. La Città metropolitana è attenta ai fini etici e sociali cui il nostro ente deve far riferimento per impostare la sua azione, non solo a livello di principi ma anche nell’operare quotidianamente in modo concreto”.Il seminario sulla valorizzazione del patrimonio immobiliare, a cui ha preso parte il sindaco metropolitano Piero Fassino, è nato come approfondimento, nella logica di sostegno e sviluppo della aree omogenee della Città metropolitana e dei Comuni che ne fanno parte, di una mozione approvata a maggio dal Consiglio metropolitano e promossa dal consigliere Andrea Tronzano.Obiettivo dell’incontro, rivolto agli amministratori pubblici è affrontare la gestione del patrimonio immobiliare, tema sempre più determinante per i Comuni e per tutti gli enti pubblici che vivono una situazione di forte difficoltà finanziaria, con approcci innovativi: fra questi vi è la “gestione attiva del patrimonio”, vista non solo come strumento di risanamento dei bilanci ma come motore di sviluppo locale, anche grazie a nuovi strumenti finanziari mirati agli enti locali.

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Alienazione patrimonio immobiliare di Roma Capitale

Posted by fidest press agency su domenica, 15 febbraio 2015

campidoglioL’alienazione di una parte del patrimonio immobiliare di Roma Capitale costituisce la prima grande operazione di trasparenza dopo tanti anni di nebbia. Si fa un’attenta e dettagliata ricognizione di questo patrimonio, delle condizioni in cui si trova, delle assurde situazioni di privilegio di chi abita appartamenti a prezzi irrisori, dello scandalo di ingenti arretrati pur in presenza di affitti bassissimi. La Giunta e la maggioranza rivendicano la paternità di questa importante iniziativa.
La situazione attuale non comporta benefici, ma soprattutto spese di gestione e manutenzione, che gravano sulle casse della città e quindi sulle tasche di tutti. D’altra parte per un’amministrazione pubblica non ha alcun senso mantenere proprietà immobiliari che non abbiano una finalità strategica o sociale e per di più fino ad ora gestite in modo pessimo.
Con l’alienazione sarà invece possibile realizzare ricavi stimabili intorno ai 300 milioni di euro, che saranno utili per migliorare le infrastrutture urbane, per interventi di rigenerazione, per far partire progetti fermi per assenza di fondi, per quelle strutture che sono davvero di utilità pubblica come scuole e alloggi popolari. A chi protesta per la mancanza di dati trasparenti voglio inoltre sottolineare che i consiglieri hanno già avuto tutti gli elementi necessari per pronunciarsi sulla delibera, che sono stati forniti nel dettaglio, salvo raccomandare la massima riservatezza sui nomi e altri dati sensibili per la tutela della privacy. Mi chiedo, infine, come mai, dopo anni di silenzio, questa bagarre scoppi proprio nel momento in cui si vuol mettere in piedi un’operazione di chiarezza e trasparenza con la finalità di reperire risorse per servizi e investimenti. Quelli che ora si indignano per gli affitti da anni bassi degli immobili al centro di Roma dove erano fino ad oggi? Come mai prima che noi denunciassimo questa situazione non hanno aperto bocca? È quanto dichiara Alessandra Cattoi, assessora al Patrimonio, Politiche UE, Comunicazione e Pari Opportunità

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Immobili e nuovi contratti

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 settembre 2014

casaleIl decreto cosiddetto “sblocca Italia” ha introdotto nell’ordinamento giuridico italiano una nuova forma contrattuale che consente ai proprietari di immobili di concederli in godimento con previsione di futura vendita, computando al prezzo convenuto un certo numero di canoni. Nonostante il nome con cui sono stati subito battezzati, RENT TO BUY, non si tratta di contratti di affitto, già disciplinati con norme dedicate (leggi 392/1978 e 431/1998), ma di contratti del tutto nuovi, per i quali la legge prevede specifiche tutele.
Vediamo, brevemente, i vantaggi.Fino alla data di entrata in vigore del decreto, il 13/9/2014, per poter stipulare un contratto simile si doveva ricorrere ai classici contratti di affitto inserendo patti di futura vendita, senza una disciplina di legge specifica a cui fare riferimento.
Oggi, con questa nuova forma contrattuale che prevede la trascrizione nelle conservatorie immobiliari, le parti possono proteggersi fin da subito nei confronti di terzi con la “prenotazione” dell’immobile oggetto della reciproca promessa di vendita/acquisto, come se avessero sottoscritto un preliminare di compravendita. Le protezioni sono infatti quelle previste dal codice civile per i preliminari di compravendita, con la particolarità che gli effetti della trascrizione si mantengono, anziché solo per tre anni, per tutta la durata del contratto (massimo dieci anni), in attesa di quelli, eventuali, del rogito.
Per il proprietario/venditore, diventa possibile mettere “a reddito” l’immobile subito, in prospettiva di una vendita futura. La promessa di vendita decade per legge -e il contratto si risolve- nel caso l’utilizzatore diventi moroso di un certo numero di canoni (decisi contrattualmente), anche non consecutivi.
Per l’utilizzatore/acquirente diventa possibile poter subito godere l’immobile diluendo nel tempo l’impegno finanziario in vista di un futuro acquisto. L’acquisto inoltre può esser previsto nel contratto come “automatico” (quindi già promesso alla firma) oppure opzionale, come avviene nei contratti di leasing.
A parte alcuni aspetti disciplinati dalla legge, questi contratti sono liberi, affidati alla contrattazione delle parti. Ciò in special modo riguardo al prezzo di vendita dell’immobile, la durata di godimento anteriore alla vendita, l’importo mensile dei canoni e quanti di essi costituiranno l’”acconto” da scalare dal prezzo di vendita.
Rimangono incerti alcuni punti sui quali il decreto legge non si esprime: quali siano le procedure da seguire nel caso il proprietario voglia forzare il rilascio dell’immobile a seguito di risoluzione del contratto (probabilmente l’azione esecutiva di rilascio) e gli aspetti fiscali che riguardano essenzialmente l’Iva (quando prevista) e l’imposta di registro. Ci auguriamo che intervengano presto chiarimenti dell’Agenzia delle entrate o che le mancanze siano sanate in sede di conversione in legge. (fonte Rita Sabelli, responsabile Aduc per l’aggiornamento normativo)

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Gli italiani non pagano il condominio

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 luglio 2014

Policlinico Caserta Nov 2010Sul mercato delle locazioni si fa avvertire in modo sempre più pesante la morosità delle spese condominiali, e non più soltanto il mancato pagamento dei canoni di affitto. Un aumento che rispecchia il protrarsi del difficile momento che sta attraversando l’economia italiana e che l’osservatorio di “Affitto assicurato”, società specializzata nel rilascio di contratti a tutela delle obbligazioni derivanti da contratti di locazione, stima in un + 33% sullo stesso periodo del 2013, e che si attesta su base nazionale al 23% con un ritardo medio di 7 mesi.
«Il mancato pagamento delle spese condominiali è un’ulteriore riprova delle difficoltà in cui si dibattono molte famiglie italiane –commenta Claudio De Angelis, responsabile brand Affitto Assicurato–. Se negli ultimi anni si era assistito a un’impennata nella morosità sui canoni d’affitto, con un aumento, di conseguenza, delle procedure di sfratto, negli ultimi mesi abbiamo registrato una crescita decisa di richiesta per mancato pagamento delle spese condominiali.Questo trend ha fatto crescere l’esigenza di maggiori garanzie da parte dei proprietari degli immobili locati, perché nel caso l’inquilino non paghi, l’amministratore provvede a riscuotere le spese condominiali dal condomino, ossia dal proprietario dell’appartamento locato. Quest’ultimo, soltanto in seguito, nella sua veste di locatore, potrà richiedere all’inquilino il rimborso della quota di spese posta dalla legge a suo carico».

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Nuovo orientamento della Cassazione sulla motivazione del classamento degli immobili. È obbligatoria per gli atti catastali

Posted by fidest press agency su domenica, 9 marzo 2014

L’obbligo della motivazione si estende agli atti catastali, trattandosi di provvedimenti amministrativi che, al lume soprattutto del nuovo consolidato indirizzo della Corte di Cassazione, non possono più riportare ai fini del classamento i soli dati catastali degli immobili. Gli atti di classamento non possono più avere come motivazione la sola enunciazione degli elementi oggettivi della categoria catastale, della classe e della rendita, calcolata in base alle consistenze ricavate dagli elaborati, in quanto gli atti stessi sono incontestabilmente provvedimenti di natura valutativa e come tali devono essere adeguatamente motivati.
Questo è il nuovo principio di diritto stabilito dalla Corte di Cassazione che, con sentenza n. 2357 del 3 febbraio 2014 – che Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”segnala con una nota a commento degli avvocati tributaristi Maurizio Villani e Iolanda Pansardi – ha mutato oramai orientamento ed, in una vicenda relativa ad un riclassamento di cui all’art. 3, comma 58 della legge 662/96, ha dichiarato illecito il comportamento dell’agenzia quando, pur enfatizzando e descrivendo il rinnovato contesto urbano nel quale si trova l’immobile riclassificato, omette la precisa indicazione dell’atto. La Corte di cassazione ha affrontato quindi il delicato tema delle modalità con cui era stato operato il riclassamento, specificando che il fatto che l’agenzia avesse tenuto conto dei parametri costruttivi dell’immobile, delle sue caratteristiche edilizie e del fabbricato che la comprende, nonché del livello di capacità reddituale degli immobili della zona ma anche, appunto, dei significativi e concreti miglioramenti del contesto urbano, non è sufficiente a motivare la nuova rendita. Infatti, per quanto riguarda il contesto, occorre indicare l’atto con cui si è provveduto alla revisione dei parametri della microzona, mentre per quanto riguarda l’immobile in sé e per sé si devono indicare le trasformazioni edilizie avvenute.
Tale orientamento non fa altro che ricollegarsi al precedente indirizzo delineato con sent. n. 9629 del 13 giugno 2012 (sent. n. 4507 del 25 febbraio 2009), che ha stabilito che gli uffici, quando procedono all’attribuzione (d’ufficio) di un nuovo classamento a un’unità immobiliare a destinazione ordinaria, devono specificare se la variazione sia dovuta a trasformazioni specifiche subite dall’unità immobiliare, oppure a una risistemazione dei parametri relativi alla microzona in cui è ubicata l’unità stessa. Nella prima ipotesi gli uffici sono obbligati a indicare le trasformazioni intervenute, mentre nell’altra devono indicare gli atti con cui hanno provveduto alla revisione dei parametri relativi alla microzona, a seguito di significativi e concreti miglioramenti del contesto urbano, rendendo in tal modo chiara la conoscenza dei presupposti del nuovo classamento da parte del contribuente.
Ciò vuol dire che la motivazione del provvedimento di riclassamento di un immobile già munito di rendita catastale deve indicare con chiarezza se il nuovo classamento sia stato adottato, ai sensi dell’art. 1, comma 336, della legge 311/2004 (Finanziaria 2005), in ragione di trasformazioni edilizie subite dall’unità immobiliare, recando così l’analitica indicazione di tali trasformazioni; oppure se il nuovo classamento sia stato adottato, ai sensi del comma 335 dello stesso art. 1, nell’ambito di una revisione dei parametri catastali della microzona in cui l’immobile è situato, giustificata dal significativo scostamento del rapporto tra valore di mercato e valore catastale in tale microzona rispetto all’analogo rapporto nell’insieme delle microzone comunali, recando, in tal caso, la specifica menzione dei suddetti rapporti e del relativo scostamento; oppure se il nuovo classamento sia stato adottato, ai sensi dell’art. 3, comma 58, della legge 662/1996, in ragione della constatata manifesta incongruenza tra il precedente classamento dell’unità immobiliare e il classamento di fabbricati similari aventi caratteristiche analoghe, recando così la specifica individuazione di tali fabbricati, del loro classamento e delle caratteristiche analoghe che li renderebbero similari all’unità immobiliare oggetto di riclassamento.
Del resto, anche in tema di procedura Docfa (D.M. 19 aprile 1994, n. 701), l’orientamento della Cassazione è sempre fermo nel ribadire che tutta l’attività amministrativa deve comunque sottostare all’obbligo di esporre i “presupposti di fatto” e le “ragioni giuridiche” che hanno determinato la decisione dell’amministrazione, ovvero l’obbligo di motivazione che è alla base di qualsiasi atto impositivo e costituisce elemento centrale e qualificante attraverso cui l’Ufficio rende palese il ragionamento in base al quale è stata indotta ad adottare il provvedimento e a dargli un determinato contenuto in linea con la previsione di cui al comma 1 dell’art. 3 della legge 241/1990. Ed infatti, con sentenza n. 3394 del 13 febbraio 2014, stabilisce che il classamento di un’unità immobiliare non deve essere solo comunicato, ma occorre anche fornire gli elementi che spieghino perché la proposta del contribuente è stata rifiutata. In particolare, l’Agenzia del Territorio aveva impugnato la sentenza della Commissione tributaria regionale della Liguria, che aveva dato torto all’Amministrazione in relazione alla qualificazione di un’abitazione come A/2 (civile) invece di A/4 (popolare) come richiesto dal contribuente che aveva infatti presentato un Docfa con il quale proponeva un classamento della propria abitazione (dopo importanti lavori di ristrutturazione) come «abitazione popolare». Orbene, <<l’atto con cui l’amministrazione disattende le indicazioni del contribuente circa il classamento di un fabbricato deve contenere una adeguata – ancorchè sommaria – motivazione; che delimiti l’oggetto della successiva ed eventuale controversia giudiziaria>>.
Peraltro, già con ordinanza 20 giugno 2013, n. 15495, sempre in procedura Docfa gli Ermellini esprimono un principio di diritto che in linea con quanto stabilito, secondo il recente orientamento di cui sopra (Cass. Sez. 5, Sentenza n. 9629 del 13/06/2012; Cass. Sez. 6 – 5, Ordinanza n. 19820 del 13/11/2012), mette in risalto la specificità del procedimento volto ad attribuire un nuovo classamento per un immobile che ne sia già provvisto e per il quale si prospetti una sopravvenuta inadeguatezza: procedimento caratterizzato dall’impulso eminentemente officioso e connotato da peculiari presupposti e dettagliate procedure (differenziati per ciascuna delle varie causali “tipiche” normativamente previste) di cui non è possibile che non sia dato esplicito conto nel provvedimento terminale della procedura, onde consentire alla parte contribuente (che non vi ha preso parte attiva) “di conoscere i presupposti del riclassamento, di valutare l’opportunità di fare o meno acquiescenza al provvedimento e di approntare le proprie difese con piena cognizione di causa, nonchè per impedire all’Amministrazione, nel quadro di un rapporto di leale collaborazione, di addurre in un eventuale successivo contenzioso ragioni diverse rispetto a quelle enunciate”. Sulla stessa linea interpretativa di tali principi, in definitiva i Supremi giudici chiariscono che se il contribuente si oppone alla rettifica di classamento di un’unità immobiliare, in variazione della proposta fatta a mezzo Docfa, l’Amministrazione è tenuta a dare concretamente conto delle ragioni attributive della rendita e della classe, mentre al giudice tributario spetta valutare, con motivazione adeguata, l’idoneità dei dati forniti dall’Ufficio a sostenere la pretesa.

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Locazione immobili e certificazione energetica

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 novembre 2013

Italian houses

Italian houses (Photo credit: tristanf)

Dal 6 Giugno 2013 e’ obbligatorio allegare ai nuovi contratti di compravendita immobiliare e di locazione l’Attestazione di Prestazione Energetica (APE), un documento che certifica il fabbisogno energetico dell’immobile, ovvero i suoi consumi energetici suddivisi, come avviene per gli elettrodomestici, in categorie che vanno dalla A+ (migliore prestazione, consumi piu’ bassi) alla G (peggiore prestazione, consumi piu’ alti). La mancanza di questo allegato determina la nullità dell’atto e l’applicazione di sanzioni.
Un obbligo accolto con molte polemiche, pur se obiettivamente inevitabile perche’ prevista da dettami europei (Direttiva 2010/31/UE) a fronte dei quali l’Italia, inadempiente, è stata oggetto di una procedura europea di infrazione e di una condanna della Corte di Giustizia europea. La norma, pero’, ha lasciato scoperti alcuni aspetti pratici sui quali sono intervenuti vari chiarimenti tra cui una risoluzione dell’Agenzia delle entrate (n.83/E del 22/11/2013) che entra nel merito della registrazione dei contratti di affitto:
– l’obbligo di allegare l’APE NON riguarda il momento della registrazione del contratto, che puo’ avvenire anche senza attestazione energetica e senza che scattino le conseguenze previste dalla legge (nullita’ del contratto e sanzioni).
In realta’ una conseguenza c’e’ ed e’ di natura economica. Se si registra il contratto con tutti gli allegati, compresa l’attestazione energetica (APE), viene pagata l’imposta solo sul contratto, poiche’ gli allegati ne sono esentati per legge. Se invece si registra l’APE in un momento successivo, si dovra’ pagare l’imposta di registro in misura fissa (168 euro), non potendo piu’ parlare di allegato ma di documento a se’. Ma se la registrazione del contratto e’ avvenuta telematicamente, gli allegati, APE compresa, sarannoconsegnati in un momento successivo e quindi la loro registrazione -chiesta esibendo l’attestazione di registrazione rilasciata dal sistema telematico- e’ gratuita.
– all’atto della registrazione può essere allegata una copia semplice dell’APE senza alcun bollo. Quest’ultimo e’ dovuto, nella misura di 16 euro per ogni foglio, solo se si allega una copia dichiarata conforme da un pubblico ufficiale.
Ciò conferma che per rispettare l’obbligo di legge l’APE deve essere consegnata al locatario nel momento stesso in cui questi stipula il contratto di affitto. In caso contrario questo contratto sarebbe nullo o sanzionabile.Fatta la norma -e la circolare di chiarimenti- c’e’ sempre un’anomalia: se l’APE non viene consegnata al momento della stipula del contratto e neanche allegata alla registrazione dello stesso (registrazione valida anche se il contratto non e’ come dovrebbe essere), come emergono i contratti irregolari, l’annullabilita’ degli stessi e le relative sanzioni? Tutto cio’ ci fa sembrare la norma molto debole e incerta, e, come si sa, e’ proprio nell’incertezza che si infila la malafede. Qual è il senso di questo obbligo relativamente ai contratti di affitto? Si rinnova un andazzo italico: c’e’ la disposizione europea, siamo in ritardo e si viene “bacchettati”, si pasticcia quindi in fretta e furia una norma di adeguamento che pero’ risulta incerta nella sua applicazione. E poi, ciliegina sulla torta, si pensa subito a come modificarla (*).
Ma non era meglio fare qualcosa di piu’ chiaro e semplice? Se l’intento era una sorta di censimento dello stato energetico degli edifici, non si poteva semplicemente obbligare i proprietari a presentare la certificazione al catasto, cosi’ da renderla visionabile a chiunque fosse interessato all’immobile, potenziale compratore o inquilino che fosse? Una norma cosi’, secondo noi, avrebbe soddisfatto anche l’UE.

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Acquirenti immobili e mutui

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 settembre 2013

In base alle nuove norme approvate provvisoriamente dal Parlamento martedì, gli acquirenti d’immobili saranno informati meglio sui costi e sui rischi legati all’assunzione del mutuo, parzialmente difesi dalle oscillazioni di mercato che gonfiano le rate, ma anche meglio protetti in caso di mancato rimborso del prestito. Prima di finalizzare dette norme, i deputati desiderano perfezionarle per garantire che siano correttamente recepite in tutta l’UE.La legislazione coprirà le ipoteche su immobili residenziali, immobili residenziali che comprendono uno spazio ufficio e terreni edificabili. Alcuni requisiti saranno adattati per riflettere le differenze tra i mutui nazionali degli Stati membri e sui mercati immobiliari, ma le informazioni per gli acquirenti dovranno essere presentate in un formato coerente in tutta l’UE.
Chiunque contragga un mutuo nell’UE dovrebbe ricevere informazioni comparabili sui prodotti disponibili che comprendono il costo totale e le conseguenze finanziarie nel lungo periodo previste dal prestito. Le condizioni di credito offerte ai mutuatari dovrebbero corrispondere alla loro situazione finanziaria attuale e tener conto delle loro prospettive e delle possibili regressioni.Inoltre, gli acquirenti dovrebbero poter usufruire di un periodo di riflessione obbligatorio di 7 giorni prima della sottoscrizione del prestito, oppure di 7 giorni per esercitare il diritto di recesso dopo la conclusione del contratto.I deputati hanno inserito norme più flessibili – tra le quali il diritto del mutuatario di rimborsare il prestito iniziale – soggette a possibili modalità che saranno decise dagli Stati membri, nonché il diritto del creditore a un equo indennizzo per il rimborso anticipato. Tuttavia, sarà vietato chiedere ai mutuatari di pagare penali per il rimborso anticipato.Sulla base delle nuove norme, per i prestiti erogati in valuta estera il mutuatario deve essere informato prima della firma del contratto che l’importo delle rate da corrispondere potrebbero aumentare. In alternativa, al mutuatario potrebbe essere consentito di cambiare la valuta, a determinate condizioni e al tasso di cambio indicato nel contratto di prestito.I deputati hanno aggiunto una nuova norma che prevede che la restituzione delle garanzie, come la proprietà stessa, sarà sufficiente a rimborsare il prestito, a condizione che il creditore e il debitore lo abbiano esplicitamente accettato nel contratto di prestito.Per i deputati, qualora un beneficiario non rimborsi il prestito, la legislazione dovrebbe includere requisiti per la vendita della proprietà volte a ottenere “il miglior prezzo possibile”, per agevolare il rimborso del debito residuo, in modo da proteggere i consumatori e prevenire il loro indebitamento eccessivo per lunghi periodi.I deputati hanno adottato il testo finale, ma prima di approvare la normativa nel suo insieme, il Parlamento chiede agli Stati membri di impegnarsi a garantire che le norme siano correttamente applicate sul loro territorio, vale a dire in tutta l’UE.

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