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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘immuno-oncologia’

Nuove prospettive dell’immuno-oncologia

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 dicembre 2016

tumore metastaticoVienna. Ogni giorno in Italia si registrano più di 110 diagnosi di tumore del polmone, complessivamente nel 2016 sono stimati 41.300 nuovi casi nel nostro Paese. Il 60-70% è individuato in fase avanzata, oggi per questi pazienti si stanno aprendo importanti prospettive nel trattamento in prima linea grazie alla combinazione delle molecole immuno-oncologiche innovative. Lo dimostrano i risultati presentati alla 17° Conferenza mondiale sul tumore del polmone dell’International Association for the Study of Lung Cancer in corso a Vienna. “L’immuno-oncologia – sottolinea il prof. Federico Cappuzzo, direttore Oncologia all’Ospedale di Ravenna – ha già evidenziato risultati decisivi in seconda linea nella fase avanzata della malattia. La sfida ora è individuare i pazienti che possono maggiormente beneficiare di questa nuova arma in prima linea, cioè al momento della diagnosi. Sono incoraggianti i risultati aggiornati dello studio CheckMate -012, dopo un follow-up di circa 16 mesi, sulla combinazione di nivolumab e ipilimumab nella forma non a piccole cellule, la più frequente. I tassi di risposta obiettiva confermata in tutti i pazienti trattati sono pari al 43%, quasi il doppio rispetto alla percentuale registrata con nivolumab in monoterapia (23%). Inoltre, la sopravvivenza a un anno copre il 100% dei pazienti quando l’espressione tumorale di PD-L1 è superiore al 50%. Positivi anche i dati sulla sopravvivenza libera da progressione. Per questi pazienti si sta sempre più concretizzando la possibilità di evitare la chemioterapia e aver accesso a farmaci innovativi caratterizzati da una tollerabilità migliore. Nel frattempo aspettiamo i risultati di CheckMate -227, questo studio di fase III in cui l’Italia ha svolto un ruolo determinante sta valutando le combinazioni con nivolumab in prima linea: riteniamo che il futuro sia rappresentato dall’associazione delle molecole immuno-oncologiche”. Il principale fattore di rischio di questa neoplasia è rappresentato dal fumo, un vizio sempre più diffuso fra le donne: infatti il 23% delle italiane è tabagista. Con gravi conseguenze: tra il 1999 e il 2011 l’incidenza del carcinoma del polmone è diminuita del 20,4% tra gli uomini, mentre è aumentata del 34% nelle donne. La percentuale di sopravvivenza a 5 anni delle persone colpite da carcinoma del polmone in Italia è pari al 14,3%, più elevata rispetto alla media europea (13%). Le possibilità di guarigione cambiano drasticamente in relazione allo stadio in cui avviene la diagnosi. Complessivamente, la sopravvivenza a 5 anni nella forma non a piccole cellule in stadio I è compresa tra il 47% e il 50%, mentre per lo stadio IV scende al 2%. I tassi tendono a essere più bassi nel tumore del polmone a piccole cellule perché questa forma cresce più rapidamente (in stadio I sono compresi tra il 20 e il 40%, in stadio IV scendono all’1%). “Lo studio CheckMate -032 presentato a Vienna – spiega il prof. Francesco Grossi, Responsabile UOS Tumori Polmonari all’IRCCS AOU San Martino IST, Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova – ha valutato nivolumab in monoterapia e in combinazione con ipilimumab in pazienti precedentemente trattati, quindi in seconda linea, colpiti proprio da tumore del polmone a piccole cellule. Il tasso stimato di sopravvivenza a due anni è stato del 30% con nivolumab più ipilimumab e del 17% con nivolumab in monoterapia. Non solo. Il tasso di risposta obiettiva con la combinazione era pari al 25%, il doppio di quello riportato con la monoterapia (11%). È la conferma che la combinazione rappresenta la strada da seguire”.

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Pazienti trattati con l’immuno-oncologia

Posted by fidest press agency su sabato, 3 dicembre 2016

tumore metastatico2In 10 anni, dal 2006 a oggi, all’Istituto “Pascale” di Napoli sono stati trattati con l’immuno-oncologia 1.050 pazienti colpiti dal cancro: 500 nella pratica clinica quotidiana e 550 nel corso di sperimentazioni. Questa esperienza, maturata con la nuova arma che stimola il sistema immunitario contro la malattia, ha reso il centro partenopeo uno dei più importanti al mondo nella cura dei tumori. Si apre oggi proprio a Napoli il convegno internazionale “Melanoma Bridge” con 200 esperti, un ponte della ricerca che non si ferma al melanoma ma si allarga a altre neoplasie come quelle del polmone, del rene, della vescica e della testa-collo. “Dopo le prime due ‘ondate’ rappresentate dalla chemioterapia e dalle terapie mirate – afferma il prof. Paolo Ascierto, direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative del ‘Pascale’ e presidente della Fondazione Melanoma che organizza il convegno -, stiamo assistendo a un vero e proprio ‘tsunami’ nel trattamento del cancro vista la progressiva estensione dell’efficacia dell’immuno-oncologia”. Nel 2016 in Italia sono stimati 41mila nuovi casi di tumore del polmone (3.400 in Campania): una molecola immuno-oncologica innovativa, nivolumab, ha quasi raddoppiato la sopravvivenza a un anno rispetto allo standard di cura nella forma non a piccole cellule squamosa (42% rispetto al 24%). E pembrolizumab ha dimostrato di essere efficace in prima linea, quindi al momento della diagnosi, anche nell’istologia non squamosa, che rappresenta la grande maggioranza dei pazienti. Fino a oggi nel carcinoma renale (11.400 nuovi casi stimati in Italia nel 2016) il tasso di sopravvivenza a un quinquennio, nella fase metastatica, non aveva mai superato il 12%: il 34% dei pazienti trattati con l’immuno-oncologia è invece vivo a 5 anni. “Il ‘Pascale’ è stato fra i primi centri al mondo a studiare l’immunoscore, un esame innovativo che permette di capire se i pazienti risponderanno all’immunoterapia selezionandoli in anticipo – continua il prof. Ascierto -. Abbiamo istituito un gruppo di lavoro a livello globale per promuovere questo esame che facilita la prognosi, la World-Wide Immunoscore Task Force”. In Italia nel 2016 sono stimati 13.800 nuovi casi di melanoma (più di 820 in Campania nel 2015), un tumore della pelle in costante crescita. La prima molecola immuno-oncologica approvata, ipilimumab, ha dimostrato di migliorare la sopravvivenza a lungo termine nella neoplasia in fase metastatica: il 20% dei pazienti è vivo a 10 anni. “Si stanno aprendo nuove prospettive grazie alla combinazione delle terapie – sottolinea il prof. Ascierto -. I dati sull’associazione di ipilimumab e nivolumab nel melanoma sono consolidati con il 79% dei pazienti vivi a un anno e il 68% a 36 mesi. Nel 50% dei pazienti è presente la mutazione di una proteina, BRAF V600, che svolge un ruolo chiave nello sviluppo del tumore: al congresso ‘Bridge’ saranno presentati nuovi dati sulla combinazione di due molecole innovative, encorafenib e binimetinib, che ha dimostrato di migliorare la sopravvivenza libera da progressione (pari a 14,9 mesi rispetto a 7,3 mesi con la monoterapia a base di vemurafenib e a 9,6 mesi con solo encorafenib), garantendo una buona qualità di vita nei pazienti che presentano questa mutazione. Saranno presentati anche nuovi dati sulla combinazione di cobimetinib e vemurafenib che ha migliorato la sopravvivenza globale a 3 anni nei casi di mutazione del gene BRAF V600 (37,4% rispetto al 31,5% con la monoterapia a base di vemurafenib). Ottimi risultati in linea con quelli già ottenuti anche con la combinazione di dabrafenib e trametinib”. Ogni anno durante il “Bridge” viene assegnato il Premio “Natale Cascinelli” a un ricercatore che si è distinto per l’impatto del suo lavoro. L’edizione 2016 del riconoscimento va al prof. Alexander Eggermont, Direttore Generale del Cancer Institute Gustave Roussy a Villejuif (Francia) per i suoi studi sull’immuno-oncologia nel melanoma dopo l’intervento chirurgico (trattamento adiuvante).

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Immuno-oncologia e tumore al rene

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 aprile 2016

tumoreL’efficacia dell’immuno-oncologia si estende al tumore del rene, che nel nostro Paese ha fatto registrare 10.400 nuovi casi nel 2015. In poco più di un anno ben 5 studi in cui è stata sperimentata una nuova molecola immuno-oncologica, nivolumab, sono stati interrotti in anticipo perché hanno raggiunto l’obiettivo ambizioso di un aumento della sopravvivenza. Il melanoma ha aperto la strada, a seguire il tumore del polmone non a piccole cellule (nelle due istologie, squamoso e non squamoso), e, negli ultimi mesi, il carcinoma renale e i tumori del distretto testa collo. Questo approccio innovativo permette anche di migliorare la qualità di vita dei pazienti. “È la dimostrazione che il meccanismo d’azione dell’immuno-oncologia ha un’efficacia trasversale, non limitata a una sola patologia, proprio perché stimola il sistema immunitario rinforzandolo nella lotta contro la malattia – spiega il prof. Sergio Bracarda, Direttore della UOC di Oncologia Medica di Arezzo, Azienda USL Toscana SUDEST -. Nivolumab è approvato negli Stati Uniti e in Europa per il trattamento dei pazienti con carcinoma a cellule renali avanzato precedentemente trattati. Lo studio di fase III che ha portato alla registrazione della molecola ha evidenziato un aumento della sopravvivenza del 27%, pari a più di 5 mesi, rispetto allo standard di cura (25 mesi rispetto a 19,6 mesi)”. In diciassette anni (1990-2007) la sopravvivenza a cinque anni delle persone colpite da tumore del rene è aumentata del 10%. Per i casi diagnosticati più recentemente la sopravvivenza è pari al 69% per gli uomini e al 73% per le donne. Passi in avanti importanti realizzati grazie alle terapie e alla diagnosi precoce. Il 60% circa delle neoplasie renali è individuato casualmente, come diretta conseguenza dell’impiego, sempre più diffuso, della diagnostica per immagini in pazienti non sospetti in senso oncologico. “Ma circa un quarto delle diagnosi avviene in stadio avanzato, con limitate possibilità di trattamento – afferma il prof. Giacomo Cartenì, Direttore dell’Oncologia Medica dell’Ospedale Cardarelli di Napoli -. Nel cancro del rene la chemioterapia e la radioterapia si sono dimostrate, storicamente, poco efficaci. Globalmente, il tasso di sopravvivenza a cinque anni, nei pazienti che ricevono diagnosi di tumore del rene metastatico o avanzato, è del 12,1%. Pertanto la disponibilità di nuove armi come nivolumab potrà migliorare in maniera significativa la capacità di gestione complessiva di questa neoplasia. Nell’immuno-oncologia il beneficio clinico deve essere osservato in base alla sopravvivenza e può invece sfuggire se si utilizzano i parametri ‘classici’ rappresentati dalla risposta oggettiva o dalla sopravvivenza libera da progressione. Va inoltre messo in evidenza l’aumento significativo dei pazienti vivi nei diversi tempi di osservazione. In uno studio di fase 1, con un follow-up a 3 anni, è stato evidenziato il 44% di pazienti vivi”. Anche l’impatto sulla qualità di vita è importante. “Nello studio di fase III – continua il prof. Cartenì -, i pazienti trattati con nivolumab hanno manifestato un miglioramento dei sintomi correlati alla malattia e della qualità di vita rispetto allo standard di cura. I risultati hanno evidenziato che entro 20 settimane di terapia i pazienti trattati con la nuova molecola hanno manifestato un significativo miglioramento dei sintomi, mentre i pazienti trattati con lo standard di cura hanno mostrato un evidente deterioramento entro la quarta settimana”. Nel melanoma, grazie al trattamento con ipilimumab, il primo farmaco immuno-oncologico approvato, il 20% dei pazienti è vivo a 10 anni. “I dati a disposizione sono ancora poco maturi per utilizzare il termine lungosopravviventi nel carcinoma renale – conclude il prof. Bracarda – ed è necessario un follow up più lungo. Ciò che emerge è comunque l’aumento significativo di pazienti vivi nei diversi tempi di osservazione. Alla luce della tendenza già vista in precedenti studi con farmaci immuno-oncologici, è possibile che queste percentuali di sopravvivenza si mantengano anche negli anni successivi e che quindi si possa in futuro parlare di lungosopravviventi. Si stanno aprendo inoltre ulteriori prospettive molto interessanti grazie ad altri studi che stanno valutando combinazioni di farmaci, quali ipilimumab e nivolumab, atezolizumab e bevacizumab e altre ancora”.

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